(a)mo.ti.con (te)
La realtà incollata di questi primi giorni di vera estate non riesco a lavarla neanche con due docce al giorno;
neanche indossando pensieri più leggeri, sorrisi meno affettati e affrettati.
Resta un adesivo permanente che vela i miei occhi e troppo spesso mi impedisce di vedere la fine.
forse odio l'estate perché appare silenziosa e pacifica, quasi un traguardo al termine di una lunga e faticosa maratona.
detesto l'insulsa sceneggiata del ferragosto che intorta le menti fingendosi una brezza climatizzata sulle sponde del mare, e invece è fatto di sedili sudati e canzonette impoverite, in attesa di qualcosa che non arriva perché è già qui, ed era anche a casa tua senza bisogno di andare a cercarlo come coglioni in coda verso una località marittima.
ma odio l'estate anche perché regala celebrità agli ottusi, oscurandogli la pelle con lo stesso fumo che aspiriamo dai giornali vuoti di pagine bianche tutte uguali.
odio l'estate perché mi rende emo-tivo ma in maniera fastidiosamente liceale. preferisco l'inverno che strozza i respiri gelidi dentro una sciarpa.
preferisco l'inverno perché non pretende di essere niente: è solo freddo e qualche volta neve. E allora puoi costruirlo come preferisci, farlo scivoloso e sciistico, farlo fantasiosamente romantico e naif.
persino il disordine, in inverno, è un delizioso e shakespeariano caos di forme belle.
In estate il disordine é disordine.
A luglio il disordine è sciatteria.
Così raffreddo l'aria e spero che si raffreddino i pensieri, per spingere il mio cervello a riscaldarsi di più.
perché l'afa mi rende astioso ed emotivo.
e luglio è l'araldo della mia astiosità.
fortunatamente non vado a cercarla in coda verso la sabbia nelle scarpe: mi basta allungare la mano e ritrovarti accanto.
mi basta un tuo sorriso. mi basta anche solo il tuo viso.
per essere un sorriso. per essere dicembre.
mi fai nevicare la testa.
mi fai nevicare i pensieri fino a renderli dolomitiche certezze di ghiaccio.
per il sudore della pelle c'è sempre il climatizzatore.
e se la meccanica non basta, vuol dire che sono bagnato di te.
il ché rende persino i miei pensieri offuscati una nitida certezza.
neanche indossando pensieri più leggeri, sorrisi meno affettati e affrettati.
Resta un adesivo permanente che vela i miei occhi e troppo spesso mi impedisce di vedere la fine.
forse odio l'estate perché appare silenziosa e pacifica, quasi un traguardo al termine di una lunga e faticosa maratona.
detesto l'insulsa sceneggiata del ferragosto che intorta le menti fingendosi una brezza climatizzata sulle sponde del mare, e invece è fatto di sedili sudati e canzonette impoverite, in attesa di qualcosa che non arriva perché è già qui, ed era anche a casa tua senza bisogno di andare a cercarlo come coglioni in coda verso una località marittima.
ma odio l'estate anche perché regala celebrità agli ottusi, oscurandogli la pelle con lo stesso fumo che aspiriamo dai giornali vuoti di pagine bianche tutte uguali.
odio l'estate perché mi rende emo-tivo ma in maniera fastidiosamente liceale. preferisco l'inverno che strozza i respiri gelidi dentro una sciarpa.
preferisco l'inverno perché non pretende di essere niente: è solo freddo e qualche volta neve. E allora puoi costruirlo come preferisci, farlo scivoloso e sciistico, farlo fantasiosamente romantico e naif.
persino il disordine, in inverno, è un delizioso e shakespeariano caos di forme belle.
In estate il disordine é disordine.
A luglio il disordine è sciatteria.
Così raffreddo l'aria e spero che si raffreddino i pensieri, per spingere il mio cervello a riscaldarsi di più.
perché l'afa mi rende astioso ed emotivo.
e luglio è l'araldo della mia astiosità.
fortunatamente non vado a cercarla in coda verso la sabbia nelle scarpe: mi basta allungare la mano e ritrovarti accanto.
mi basta un tuo sorriso. mi basta anche solo il tuo viso.
per essere un sorriso. per essere dicembre.
mi fai nevicare la testa.
mi fai nevicare i pensieri fino a renderli dolomitiche certezze di ghiaccio.
per il sudore della pelle c'è sempre il climatizzatore.
e se la meccanica non basta, vuol dire che sono bagnato di te.
il ché rende persino i miei pensieri offuscati una nitida certezza.
Simone, minimal 22:13 | commenti:
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