mercoledì, 31 maggio 2006 in:
Padri a Confronto


Vorrei risparmiarvelo.
Dico davvero.

Vorrei adesso virare verso qualcosa di molesto, ridanciano, simpaticamente inutile. Qualcosa che piace più per come è scritto che per cosa dice.

Vorrei. Ma se ti batte qualcosa dentro, se un cuore solo ci sono giorni in cui forse non ti basta, se vorresti rinchiudere certe canzoni nella scatola toracica e farle risuonare al ritmo di una serata illuminata qua e là da lampade a olio, ecco se tutto questo gira così, ti è difficile pensare a roba ridanciana.

Roba sorridente.

Questo sicuramente.

Ché sorridere ormai è un'abitudine. QUalcosa di più. E' un vizio a cui non rinuncerei.

Ieri sera, una seratina silenziosa, priva della metà di me, viene mio padre nella mia stanza.
Ci entra in punta di piedi da quando non è più solo mia.

Ci entra, si guarda attorno, si congratula di scelte cromatiche, di quadri nuovi, perfino della musica.

Ci entra e si siede con cautela al bordo del letto, ingurgitandosi parole su parole.

E io che lo guardo da un lato sinistro del mio cuore, l'altro impegnato a convertirsi (ché a destra non ci stai, non se ne parla) e ad ascoltare battiti lontani di Lei, già ho capito dove vuole andare a parare.

Ma nonostante ciò devo seguire il suo "rito" (buffo, dopo aver rotto tutte le tradizioni, ancora seguo i riti; degli altri): ti comincia a parlare dell'armadio, di come si potrebbe sistemare, della gatta e di quanto è strana, dei suoi progetti di viaggio, delle sue vacanze, delle sue cene.

Te lo racconta in generale, senza ficcarci dentro il naso con convinzione. A volte l'ho etichettato con la brutta parola: superficiale.
In realtà è solo leggero. Tiene lontani i discorsi pesanti, li evita, li affronta solo quando ci sbatte contro.
Alla fine il suo modo di vivere è a tratti un pregio.
Non lo comprendo ma lo rispetto.

E mentre ci gira attorno diventa rosso.

Non ci si immagina mai il proprio padre, quello strano tipo che ti leggeva i fumetti a sei anni, seduto di fronte a me che arrossisce.

"sai.. sto con una.."

sorrido.

E in quel momento penso a mio figlio, a quando mi confesserà di avere la fidanzatina, a cosa penserò (su mia figlia meglio non ci pensi troppo, sarei impegnato ad assoldare il KuKluxKlan per sterminare la famiglia dell'importunatore).

che poi sai da quanto lo sapevo?

"babbo, ma si era capito.."
e gli sorrido.

che in effetti ne ha bisogno, di sorrisi. Strano che dai suoi sessantadue anni abbia timore a dire a me che ha una persona vicino.

e come c'è entrato ci rotola attorno, ti snocciola particolari, pregi, simpatie della sua metà.

"sai.. è poco che ci sto insieme.."

"babbo mio, saranno mesi.."

"in effetti due mesi.."

"babbo mio, a me quattro mesi son bastati per volerla sposare.. due mesi sono tutta una tua seconda vita.."

Sorrido di nuovo.

E lui dopo un po' mi abbraccia e trotterella via felice, carezzando la gatta.

Si sente più leggero.

E io mi sento più padre di lui, a tratti.

Tanto che, da lontano, lo richiamo e nell'ingresso gli urlo: "ehi, ma secondo me fumi troppo.. sarà ora di smettere?"

Eccolo.. sono già un padre rompipalle..

Ai miei tempi sì che le cose erano fatte per bene.
Simone, minimal 22:27 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 31 maggio 2006 in:
Neve, Viaggi e pelo di gatto

Questa casa è cazzosamente pelosa.

A parte il fascino indiscusso della citazione sottile e la felice novità del "rigorizzontaleseparatoredaltitolo", resto inchiodato a metà tra il commento e il post molesto.
Non so a voi ma a me di alzarmi la mattina alle 9, all'improvviso, dopo aver programmato di poter restare a letto fino alle 9:30 (30 minuti di sonno stracazzutissimo porco mondo)(qualcuno pagherà per questo..), non fa girare le balle. No
Trasforma questa splendida cameretta nella dimora di un 747 colle gambe.

Lo scopo nobile della levata albeggiante era naturalmente un altro "giorno in pretura". Che fa tanto simpatia e Perry Mason, ma poi fatevele voi due ore due di coda per chiedere ad un giudice un rinvio.


Sapete cos'è un rinvio? Ve lo spiega il tato. Dicesi rinvio quando si chiede al Giudice di spostare l'udienza di oggi (e con essa qualunque argomento di trattazione fissato) ad una data successiva.
Il giudice concede spesso e volentieri. E rinvia di mesi, ma anche anni.


Tempo previsto: 2 minuti di redazione di un verbale (foglio a protocollo a righe) oltre firma del giudice.


Rinvio, ma te lo gabbano per "udienza". "vai all'udienza di domani, caro". Vacci tu, con tanti vaffanculo..

(e con questo siamo pari a parolacce, il fine settimana tutti a confessarsi da Don Giorgio o lo dico alle rispettive mamme)


Poi se penso che per il "rinvio" (per cortesia almeno voi leggete "udienza in tribunale e con la toga") mi son alzato presto e non ho potuto stringere le mani e preparare la camomilla per la mia metà (ormai in piena dipendenza da tale fiorellino.. ma dico sniffare coca come tutti non va più di moda?) ecco allora la cosa mi fa davvero incazzare.

Così eccomi in vena di altrettanta malcelata molestia, che oltretutto non ho potuto neanche trasformare in una seduta di interessanti bacini sottocoperta, di cui tanto si parlava ieri sera (e qui la smEtto, altrimenti i bambini si scandalizzano).


Bene eccomi qui, con la camicia spiegazzata e la pancia rumoreggiante di famina, a leggerti e pensare di commentarti. Ma poi c'è pure il piccì che si ribella.


Così invece del commento mi ritrovo a scrivere qui. Con i peli di Nedo che volano tipo sesto canto dell'inferno, abbracciandosi in un turbinio di starnuti. Grazie Nedo, bel troiaio che sei..


Ci vediamo stasera. Cascasse il mondo o anche la Firenze Bologna.
Simone, minimal 13:54 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 31 maggio 2006 in:
Archive - lights
It hurts to feel
It hurts to hear
It hurts to face it
It hurts to hide
It hurts to touch
It hurts to wake up
It hurts to remember
It hurts to hold on

Turn my head

The hurt's relentless
The hurt of emptiness
The hurt of wanting
The hurt of going on
The hurt of missing
The hurt is killing me

Turn my head
Off
Forever
Turn it off
Forever
Off forever
Turn it off forever

Ever blind
Simone, minimal 01:54 | commenti: commenti (popup)

martedì, 30 maggio 2006 in:
Tra un anno, un anno fa

I
n una fredda giornata di un Maggio non ancora in fondo al vialone, riapproprio il mio Io di un sacco di "se", per conservarli in un Giugno che spero di nuovo assolato, privo di questo freddo improvviso, arrivato a tradimento.

Se mi avessero detto tutto questo un anno fa.

Se mi avessero detto è una frase banale e scontata ma ti fa l'effetto di una predizione non ancora annunciata.

Alle soglie della fine di questo mio maggio, l'ultimo maggio da "celibe", mi riscopro la voglia di essere fiducioso nella neve tutto l'anno.

Basta un treno che ti parte sotto al naso, il nervosismo di un biglietto già pagato, ma che ti portava e sottraeva ad una serata di noidue.

Basta un sacco di oggetti che genera ora confusione e disordine, ora armonia e sintonia in camera nostra.

Commuove persino la scritta "medicinali", con quella faccina sorridente disegnata, la carta usata e tutto il tuo tratto del pennarello rosso, rosso di Te che lo hai disegnato.

Commuove scoprire che servirà un cappotto stasera, quando ieri eravamo in maglietta.

Commuove saperti di nuovo lontana, di nuovo per poche ore, di nuovo ma sempre una volta in meno rispetto al resto della vita.

E mi scopro e (ri)trovo a pensarti bambina e madre, amante e moglie, fragile sulle scarpe bianche lucide di un giorno come tanti, con tanti parente e un evento.

Un evento come quel vetro che ci deve essere davanti al lettino, un cartello di metallo, un viso imbronciato assonnato perplesso di essere al mondo forse ancora non conscio.

Una certezza che potrebbe essere domani o chissà.

Una voglia prepotente di paternità, di essere tre o quattro.

Famiglia lo siamo di già. Domani saremo uno in più.

E perdonatemi le rime non volute ma forse inconsciamente cercate a priori
.
Simone, minimal 19:35 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 29 maggio 2006 in:
Vorrei
No, buoni. Niente riferimenti molesti ad una canzone che ovviamente non conosco neanche sotto tortura. (tranne in una simpatica versione pornosoft dei GemBoy).

Parlavo di un Vorrei pensato in questi giorni, una di quelle cose che ti viene in mente senza che tu lo richieda in modo particolare.

Non mi interessa la ragione di questo vorrei, forse una canzone, forse l'instabilità subita sabato, in modo inaspettato.

Non lo so e come detto, non mi interessa.

Ma Vorrei.

Vorrei dire che sono cambiato. Che certe scelte un tempo le avrei derise, oggi le difendo a spada tratta.

Vorrei dire che sono cambiato in meglio. Diciamo che mi piaccio indiscutibilmente di più.

Vorrei dire che adesso apprezzo di più ogni singolo pomeriggio che mi viene concesso (dire giorno, dati i nostri bioritmi mi pare eccessivo e compromettente).

Vorrei dire che 4 mesi possono segnare la vita di due persone veramente tanto. Che non servono anni o decenni. Davvero, cretemi, bastano 4 mesi.

Vorrei dire che Nedo dorme con le zampine incrociate. Vorrei dirlo io, ma me lo ha fatto notare la mia metà in questo istante. A voi non importerà granchè, ma è carina.

Vorrei dire che oggi mi sento la quadratura del cerchio di NoiStessi.

Ho una fidanzata perfetta, una camera come la volevo da prima di nascere, un lavoro che prima o poi imparerò a fare ma che so già come impostare e che così impostato mi piace, una stabilità sicura, una felicità solo felice.

Ora, capisco. Di solito i post che la gente legge sono sempre quelli tristi. QUelli dove sei sfigato, senza una donna/uomo, ti senti in diritto di fare quella sorta di pungente ironia senza dover rendere conto a nessuno delle tue protoaffermazioni maschiliste/femministe. Fai simpatia, attiri la gente che, come te, si piange addosso senza soluzioni ma è pronta a batterti la mano sulla spalla.

Beh, questa è la mia mano sulla spalla del mondo.

Vi dico che anche se tutto vi sembra voltarsi a destra e voi invece (ovviamente) andate a sinistra, prima o poi ritroverete la via. Non importa nascere col navigatore. Non serve chiedere informazioni.
Fate il pieno di ottimismo, quella carica sincera e vitale che albergava anche dentro la Rettore quando si voleva tagliare le vene e continuate per la vostra strada.

E fanculo ai compromessi, alle restrizioni della vostra libertà. Troverete.
Ne sono sicuro.
Non perchè io sono caduto bene, non fraintendetemi.

Ma perchè ognuno di noi è solo la metà di se stesso.
Da qualche parte c'è una metà che vi attende. Che sta percorrendo la vostra medesima strada. Se voi cambiate, provate da qualche altra parte, non la troverete mai.
Non cambiate strada. Dritto davanti ai vostri occhi.

Poi per carità, continuate a scrivere che tutto va male e a piangervi sopra le belle canzoni di una volta.
Che in fondo non è quello che ci ferisce. E' quello che si vuole.
Perchè, diciamolo, fare il poeta maledetto di Noistessi è figo. Piace soprattutto a Noi.

Però non siate ingabbiati da questa maschera di attrazioni convulse verso le canzoni acustiche.
Lo dico perchè io per primo sono caduto nella rete.
E ora le ascolto con le mani intrecciate in quattro.

Un giorno. Attendetelo con fiducia, perchè potrebbe essere domani il vostro 25 gennaio.
Potrebbe essere oggi, magari tra pochi minuti e voi rischiate di perdervelo cantando nella vostra camera con lo sguardo perso nel vuoto.

In piedi.

Vorrei, veramente vorrei, che questo fosse accettato. Non è una ballata triste. E' un destino comune.

So che non mi ascolterà nessuno.

Vorrei.

Perchè da qualche parte, dentro il vostro cielo, c'è l'origine di tutti i vostri Wow.

Cercatela.
Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (popup)

venerdì, 26 maggio 2006 in:
Comete non c'è Nessuno
Ahia, il post molesto.
Sarà l'ora che vi debbo dire, sarà il caldo di questa giornatina ferrarese, cominciata in centro a Firenze, tra la polvere di una città che quasi non sento mia quando la abito da solo, scivolata in un paio di album verso il cibo tipico ferrarese, ovvero quelle specialità pugliesi che a Gravina manco a parlarne, ma qui basta girare l'angolo.

E mi perdo a contarli tutti questi tetti, ora rossi di mattoni, ora bianchi di un caldo sudato che ti devi lavare per sentirne di nuovo il piacere sulla pelle.

Giornata di un respiro ritrovato, come sempre quando si torna ad essere un NoiDue tanto così.

Ritrovarsi ad odiarli, quei biglietti da treno di sola andata per direzione ostinata e contraria. Tanto da abbandonarli nella pattumiera di un locale da leccarsi i baffi, noi gatti ce ne laviamo le zampe.

Per poi ripercorrere vie che si scuotono misteriose ancora ai miei occhi disattenti, desiderosi solo di ritrovare i tuoi sguardi di sempre e incuranti di angoli perlopiù già affrontati (ma non con il rischio di sbatterci contro).
Ritrovarsi all'origine di Noi, in una libreria che suona una chitarra da musicanti di strada, che chissà come ritroveremo. Una libreria che mi frustra per la mia incapacità di apprezzare libri scritti bene ma contenuti di scarso interesse; con la coscienza un po' lucida di aver fatto incetta per troppo tempo di libriminchia. Le mie adorate Cagate Pazzesche.

E mentre costeggi questa idea con un certo snob da Eco, ti ritrovi a carezzare la finta pecora di una sovracoperta da giallo leggero.
Neanche a parlarne di lasciarlo sullo scaffale: ho salvato un orso in un autogrill, che ti lascio solo in balia di qualche idearegalo da scaffale alto - e chissà se ti leggerebbero mai - ?

Per cui, tra mancati soffitti con travi, indubbiamente fighi, rieccoci con le mani tra le mura di una frescura delle 19:30, a pensarci obiettori di noi stessi, creatori del nostro mondo, pittori dei nostri tramonti.
Un gioco così reale da farmi dimenticare la realtà da operetta cui ero abituato.

Una realtà che non mi appartiene, una realtà che non è reale.

Da quando non ebbi bisogno di buttar fuori fratelli molesti dalla mia cameretta, quel 10 Agosto passato in silenzio a fissare il notturno stellato di Firenze.
Sperando nella stella cadente.
Nella mia Cometa.

Molestamente Tuo.

ComeTeNonC'eNessuno
Simone, minimal 20:20 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 25 maggio 2006 in:

NOTHING ELSE OUT THERE..

Only this moment
Holds us together
Close to perfection
Nothing else out there
No one to guide us
Lost in our senses
Deep down inside I know our love will die

Only this moment
Holds us together
Lost in confusion
Feelings are out there
Scared of devotion
Doubting intentions
Deep down inside I know our love will die

Stay or forever go
Play or you'll never know
What heaven decided
You can't deny it's
All you've been waiting for

Stay or forever go
Play or you'll never know
Your spirit's devided
You will decide if i'm
All you've been waiting for

Clouds in my head have been parted with grace
By the voices of an angel revealing her face
and her words they make sense 'n' I do understand
Falling in love isn't part of a plan

Forces within me mix reason with lust, but
I'll try to accept it and not make it worse
'cause I know I might loose it by taking the chance,
(But) love without pain isn't really romance

Only this moment
Holds us together
Close to perfection
Nothing else out there
Always beside her
Trusting my senses
Deep down inside I know love will survive

Only this moment
Holds us together
Close to the other
Nothing else out there
Always beside her
Trusting my senses
Deep down inside I know love will survive

Notte senza te. Anche se non è detto. Mi serve qualcosa per scaricarmi. Ora vado a correre. Ci vediamo laggiù, sospesi tra l'azzurro e l'amaranto.

Simone, minimal 17:41 | commenti: commenti (1)(popup)

mercoledì, 24 maggio 2006 in:

Tutto strappato come piace a Te

Passano i giorni, mi rendo conto di cambiare.

E' difficile star qui a sfiorare ogni moto diverso dell'animo, anche perchè risulterei incerto.

Sto cambiando. Forse è vero quel che mi dici, che mi sono bastati tre giorni di Te per cambiarmi lo sguardo.

Mi osservo la mattina allo specchio. Ogni mattina in cui ti lascio riposare sotto le coperte.

Mi osservo e vedo un volto che mi piace. Un volto che è sempre più ricoperto di Te.

La cosa più sorprendente di questo cambiamento è che accarezza tutti i miei toni preesistenti.

Riesco a rivedere ogni singolarità di me stesso migliore da quando sto con Te.

Tutto rientra in questa nuova Vita, nuova in ogni mio movimento, in ogni battuta, abitudine, frase chiave, tutto.

E mentre mi fisso specchiato mi ricordo il tuo volto sul letto.

Lo ritrovo adagiato sul cuscino, la testa dal Mio lato. Il braccio lungo la mia parte.

Lo ritrovo felice. Assonnato, ocnfunso, magari rovistante ancora tra sogni belli o brutti. Mi sorride e con gli occhi chiusi, stretti, mi cerca ugualmente. Mi bacia.

L'esigenza di unirmi ogni volta con te
E ogni volta mostrare la mia vanità
Come dolce follia
S'interessa di me
Ma se è amore perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà
Forse è un angelo che si diverte così

Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L'indifferenza ti fa
Altissima

E chiamai disordine
Quelle armonie in me
Credevo all'abitudine
Le parole amore mio
Serviranno a fingere
Che voglia non ho più di te
I discorsi che faccio quando sto con me
Sono esempi perfetti di banalità
Se non parlo con te
Se non parlo di te

Ogni istante decidere
Ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé
E' una sete che so
Non mi lascerà più

Miele nel vino tu sei
Piccola venere
L'indifferenza ti fa
Altissima

Te ne dedico ogni singola sillaba. Te ne dedico ogni pensiero che ti ritorna in mente quando percorri le sue note. Te ne dedico ogni respiro di mare che ne emerge. Te ne dedico tutti i 25 che ci accompagneranno.

Banale o futile. Una ricorrenza che non festeggiamo, eco di una festa che è sempre tale, ogni mattina in cui non devo andare di fronte allo specchio. In cui mi specchio di Te.

Tu

Lo

Sai

Simone, minimal 18:54 | commenti: commenti (popup)

martedì, 23 maggio 2006 in:

Meglio Mosca

piccolo prologo. tentativo vano e doppio. Da un lato di saziare la smania di scrivere degli ultimi giorni. Dall'altro di buttar giù qualcosa che abbia la pretesa di essere un racconto.

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Cucina chiara.

Stanza rettangolare, 4 metri per 2.

Un lato lungo occupato da Cucina mod. Aspasia, composizione tipo IKEA, 632 Euro.

Un lato lungo occupato da un mobile bianco. Pentole e Libri di cucina mai letti.

I lati brevi hanno ingresso e uscita.

Ingresso in giardino, uscita verso il soggiorno, anticamera della porta. E arrivederci, tante cose.

Nel mezzo, con un tavolo grigio reso policromatico da una tovaglia rossa il sottoscritto.

Ripegato quasi su me stesso.

Fisso un punto, uno dei pochi punti vuoti della stanza. Uno spazio indefinito di pittura bianca.

C'è un punto nello spazio. Un punto in movimento. Un bestio ansiogeno.

Una mosca. Una di quelle cose nere che si muovono ronzando. Senza alcuna sosta, come in preda ad un panico. Di cosa non si sa.

Il massimo che possa capitare alla mosca è sbattere una bella sera su un vetro pulito di fresco. Svenire e scendere lieve giù sul pavimento di cotto. Un punto sul cotto. Carino. Forse scenderei lo sguardo sul punto di cotto.

Sono quattro giorni che fisso il punto nel bianco.

Quattro giorni.

Un punto nel soffitto.

Bella roba, potevo starmene sul letto. Quel letto blu rifatto di fresco. Tutto un mondo su quel letto a due piazze da 299 Euro.

Oddio, anche sdraiato tra i cuscini non è che fosse il paradiso, ma perlomeno avevo attorno una consistenza affine.

La porta.

Ora, non mi giro, ma giuro di aver sentito la porta.

la porta ha un vetro smerigliato. Quando si apre provoca un suono simile ad un gong tibetano.

Almeno credo che i gong facciano quel suono. Il Tibet è troppo lontano per una verifica.

Accanto al suono però niente. Forse è stato il riscontro.

La mosca mi si agita tutta, fa un voletto. Contenta te.

Mi pizzica il naso. Credo di non essermi mai ripreso dall'incidente. Ancora temo gli spazi aperti. Quell'odore di asfalto, di quando la macchina mi incrociò sulle sue ruote. Oddio, non fatemici pensare.

Faceva un male cane. Ancora mi pizzica il naso per la sensazione di asfalto lungo il mio viso.

Da restarci un po' così.

Ma.

Non sono solo, questo è certo. La cucina IKEA non sarà lo spazio confort ideale, ma è indubbio non sono solo.

La sedia metallica dietro a me. Cigola. Poco, è nuova. Ma cigola.

Capito.

Lei è arrivata.

Che poi uno si domanda, un po' come per la mosca: cosa te ne farai tutto il giorno di me.

Ti sei affezionata, mi cerchi di continuo, ti strofini, mi guardi con quegli occhi grandi.

Senti, preferisco il muro e la mosca, mi hai stufato.

Si, perchè lo sappiamo entrambi come andrà a finire.

Tu non puoi stare qui, non puoi salire qui. Poi te ne penti.

Figurati, questa non ascolta mai.

Speriamo mi si strofini al naso, perlomeno passa il prurito.

E poi mi dà fastidio quando mi si morde l'orecchio. Sarai sensuale, sarai un po' maliarda, ma a me la storia dell'orecchio mi irrita.

Eccola.

No, aspetta che fai.. va bene mordermi l'orecchio, ma trascinarmi no. CAZZO!

MOLLAMI SUBITO BRUTTA STREGA!

mi trascina via. E tanti saluti alla cucina IKEA. Mosca di merda, ti invidio.

mi trascina via.

Sotto le risate divertite dei cuochi, dei distesi sul letto, di quelli che si muovono ansiosi come la mosca.

porca miseria.

Che schifo essere nato orso. La prossima volta scelgo l'aspirapolvere.

Poi ce la giochiamo, gatta insolente.

Simone, minimal 18:26 | commenti: commenti (popup)

martedì, 23 maggio 2006 in:

"io porto la Neve. Tu porta Maggio"

Scende lieve questo Maggio.

A fiocchi grossi, pensieri di cristallo, nuvole di acqua rappresa.

L'acqua riunita e densa: comprimerla in un solo, solido consistente pensiero. Così forte, così compatto da risultare grano bianco ad occhi nudi. Un piccolo miracolo di alchimie riunite.

Mi rimprovero da solo il mio scrivere ermetico.

Mi rimprovero la mancata comprensione di ciò che scrivo anche in me stesso.

Ma un Maggio nevicato così non capiterà prima di un altro anno.

Così, qui racchiuso nel mio lavoro di una mattina un po' afosa, ripercorro la strada verdeggiante che conduce a quelle quattro mura così belle.

Quelle mura definitive. Quella parete di rose.

Nevica pesante questo piccolo Maggio di carta virtuale.

Nevica sottile, attraversando la stoffa dei colletti e insinuandosi a brividi leggeri lungo la schiena.

Un brivido alto, poi altri, poi scende e si trasforma.

Quel Maggio ritorna acqua, si spande lento sul torace.

Mi ritrovo cosparso di Maggio e il profumo di strani fiorellini bianchi dietro la panchina.

Con quel muretto in pietra a nascondere l'orizzonte dei colli attorno a Firenze.

Una discesa nel nostro prossimo Viaggio. Un lungo viaggio di promesse.

Questo Maggio ti farà dono di ogni Maggio successivo.

Questo Maggio ti renderà il cuore ogni volta che ti sentirai un po' meno metà di me.

Ti accudirà con piccole solette nelle scarpe, anche fossero le più confortevoli. Per la ricerca di una perfezione unica e sincera.

Un respiro e ritorno dalle tue parti.

Nella stanza buia che, sono certo, ti accoglie ancora dormiente nelle Nostre coperte blu o rosse.

Ritorno come ogni Maggio.

Ritorno come ogni fiocco di Neve prosegue il suo volo verso lo specchio di acqua da cui proviene.

Simone, minimal 11:44 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 22 maggio 2006 in:

Fattene un concetto..

ora potrei tranquillamente star qui a raccontare di circa duemila chilometri di strada e musica.

potrei elencarvi portata per portata i pranzi e le cene.

potrei cercare un goffo tentativo di descrizione dei singoli parenti (anche acquisiti), cugini, nonni e animali.

potrei parlare di una messa discutibile.

insomma, farvi un riassunto di questa tregiorni pugliese non è affatto semplice

per cui, visto che è impossibile infilare uno straccio di trama nei miei post, come al solito mi insinuo nella descrizione di un attimo. Magari di due o tre.

Se chiudo gli occhi e respiro ancora lo sento: sento il profumo di quel tramonto con il mare a sinistra e l'autostrada al centro.

Sento il profumo del tuo corpo che si attorciglia, macchina fotografica alla mano, nel tentativo ingegnoso di fotografarlo, quel tramonto rosso mattone.

Il nostro primo tramonto pugliese.

Giunto dopo sette ore di viaggio, di autogrill, di "bubblegum" uno dietro l'altro, di mani che si carezzano.

Se chiudo gli occhi e faccio scorrere i fotogrammi con un avanti piano, per non rischiare di far sfuggire dettagli importanti, arrivo al primo incontro.

La prima cosa che ora mi viene da dire è che mi avevi preparato veramente bene, perchè l'impatto è stato decisamente più morbido di qualunque aspettativa.

Persone deliziose.

Ma, ad essere sinceri, nella mia rivisitazione di questi giorni, oltre gli zii e cugini vedo i nostri letti sconnessi. Vedo il tuo volto che mi cerca la notte, il tuo braccio che mi sfiora a rassicurarmi. O forse a rassicurarti.

Andava tutto meravigliosamente bene, ma devo dire che ti sei presa cura di me in maniera superba.

Se chiudo gli occhi e scorro sento la voce di tua madre che ci risveglia al mattino e poi, di colpo, i tuoi capelli perfettamente in ordine.

Charlie Brown si è preso una vacanza.

Vorrei scorrere i dettagli, ma mi colpisce il contrasto tra i paesi e la terra.

Tra il beige chiaro, polveroso dei palazzi uno diverso dall'altro e la Gravina, che si affacciava come un terrazzo su Narnia, inaspettato e sorprendente.

Così come tutto il verde, le valli e i campi coltivati, che ci facevano perdere, ma era un perdersi rilassante e piacevole.

Se scorro il tempo vedo i nostri pollici in chiesa, e il tuo che decisamente, alla lunga delle 2 ore e trenta di messa agile agile, prevale.

C'era un tempo in cui si diceva che se vinci tu comunque io non perdo. Vale sempre.

Quindi una persona mi ha detto: "questa è tutta la famiglia. fattene un concetto".

Un concetto, fosse facile.

Un concetto per me che ho vissuto uno spazio familiare grande 4 stanze è come vivere di gelato alla vaniglia e poi trovarsi in una gelateria.

Trovi colori e suoni di mille sfumature. Trovi un'accoglienza assolutamente congeniale ma a cui non sono abituato.

E se chiudo gli occhi sento il profumo di mille voci che si sforzavano di rendermi chiare le parole. Che mi hanno fatto sentire parte di un qualcosa.

Non credo di essermi mai sentito parte di qualcosa come da quando Ti conosco.

Forse abbiamo toccato due estremi, ma c'è una poesia in tutto questo, anche nella molestia dello zio gayo che non potevo non apprezzare.

In questo momento vorrei un criptex.

Lo preparerei lentamente, con cura.

Con la sua bella fiala di aceto all'interno.

La pergamena, arrotolata stretta e una frase, un codice, all'esterno.

"Gersolè"

cosa recita la mia pergamena?

"Le distanze non comprendono le persone. Le persone non comportano le differenze. Le differenze non compromettono i rapporti. Ma essere uguali è il miracolo maggiore."

Riposto con attenzione.

L'ultima immagine, se chiudo gli occhi è una foto: noi due in un prato verde, in un qualche posto sospeso tra l'irlanda e la puglia.. il mio occhio indugia dentro al mirino:

Sto fotografando la mia Famiglia.

Simone, minimal 17:03 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 18 maggio 2006 in:

Dopo il 18 viene il 19

Di qui a 365 giorni credo che la missione di domani mi sembrerà una passeggiatina lungomare.

Di qui a 365 giorni credo che sarò un caffè con la ciccia intorno.

Di qui a 365 giorni mancheranno poche ore al "meu amigu charlie brown party".

Di qui a 365 giorni sarai la mia meringa per tutta la vita.

Ma, nel mentre, c'è comunque domani.

E dopo domani ci sarà (presumo e spero) un fine settimana fatto di sorrisi, strette di mano, incontri, volti che diverranno familiari in due giorni.

Questo è quanto mi aspetto.

Questo e niente di meno.

Oltre ad un viaggio, un bel Viaggio di 730km verso e attraverso. Un Viaggio di musica, di mano nella mano, di te che mi guardi guidare, di soste all'autogrill senza ritrovamento di nuovi orsi (quello che abbiamo credo basti per considerarci animalisti).

La mia vita ha 365 giorni di carta di identità con su scritto celibe.

Roba che farebbe riflettere. Che fa solo sperare di azzerare questi 365 giorni.

Un tempo mi imposi, come fioretto per l'anno venturo (questo) che sarei stato maggiormente sintetico.

Niente da fare, non ci riesco.

Continuo a descrivere gli attimi come interi mesi di fatti/emozioni. Come un bagno in vasca, calda a puntino, che dà i brividi e fuma verso il soffitto.

Mancano 365 giorni al Nostro Matrimonio.

Eccola là. Volevo scriverlo.

Wow.

Fa un bellissimo effetto nero su bianco. (anzi, blu su beige). Insomma fa un effetto da brividi.

E tu, che in questo momento sei sotto le coperte, con un po' di nausea, cosa ne pensi?

Penso che, tra 365 giorni, non avrò tempo di aggiornare questo blog. E forse neanche la voglia. Ma potrei smentirmi.

domani 364.

dopodomani 363.

domenica 362..

Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 17 maggio 2006 in:

Mi Oppongo Vostro Onore

Mi era venuta l'idea bizzarra di trascrivere qui una cosa che mi sono segnato sul mio piccolo e tascabile Moleskine, questa mattina, in attesa di una udienza ma soprattutto in attesa del Giudice.

Però confesso di essere assolutamente incapace a ricopiare i testi.

Con il copia/incolla magari lo avrei fatto, ma la trascrizione con un occhio al monitor e uno alla paginetta mi è impossibile.

Finisco per cambiare, ritoccare, modificare, rivedere.

Oddio stai a vedere che ho lo spirito revisionista (e dopo la scoperta che di notte sono Democristiano potrei avere seri problemi di vita coniugale)..

Bah, meglio non pensarci.

Stamani ero in quello stanzone scarsamente ammobiliato che tecnicamente chiamano Aula 1 del Tribunale, per un'udienza.

Il Giudice aveva giusto quell'oretta di agile ritardo per consentirci di pensare ai fatti nostri.

A me e a quella ventina di miei quasi colleghi che, come me, era felicissima di passarsi la mattinata nella stanza scarsamente ammobiliata.

Bella fregatura.

No, per carità, questo lavoro da avvocato ha i suoi vantaggi indiscutibili: tanto tempo libero, un reddito decente (dicono, a me non danno una lira nè tantomeno euro), sei autonomo.

Però dove stà tutto quel bel fascino che ti gabellano all'università?

Ora, non dico la storia delle toghe che si sa sono in mano ai penalisti e guai a sfilargliele.

Credo mio Zio trombi con la toga. Anzi ne sono quasi certo.

Quando tromba.

Io parlo comunque di quel senso di aiutare la giustizia, il diritto, i diritti della gente, che si sente oppressa e angariata..

Per quello credo fosse meglio il corso da ecoterrorista che tenevano in Aula sei.

Qui ti fai code in tribunale infinite per cavilli burocratici ridicoli, per giudici che si lamentano che la giustizia è lenta (ma non sei tu la giustizia? e io chi sarei? Gion Uein?); alla fine i ritardi si accumulano e il cliente comincia a tempestarti di telefonate perchè dopo 6 anni forse vorrebbe riavere quelle seicentomilalire che lo stato gli aveva promesso con una raccomandata.

E tu cominci a negarti, braccato dalla giustizia che ti mette un rinvio all'anno successivo anche solo per depositare una cartolina che sta rientrando dalle poste, assediato dal cliente che -è sicuro come la scoliosi al liceo- non ti pagherà mai.

Il lavoro è così.

Divertente come pochi.

Ma devo essere onesto, qualche soddisfazione la concede.

Concede la possibilità di sapere come funziona un contratto di affitto. Di riconoscere ad occhio nudo un contratto strapieno di clausole vessatorie e non poter dire altro se non "lo hai firmato, mi spiace non ci possiamo fare nulla".

Io non volevo fare l'avvocato.

Volevo fare il texas ranger.

Andarmene in giro col fucile a raddrizzare i torti. Il giustiziere della notte, magari senza la licenza di uccidere; mi accontentavo del potere di persuadere le persone con le cattive.

No sono troppo eccessivo, non volevo un gran stipendio, la macchina e la casa. Mi sarei fatto il mio cazzosissimo mutuo (ho detto cazzo in due post. questo blog lo devo vietare ai minori di 14 anni), lo avrei scontato fino alla pensione che non avrei mai avuto ma ALMENO LA GIUSTIZIA ERA RAPIDA.

Non volevo la legge del taglione, perchè sono democratico. Avrei voluto il giusto processo in tempi brevi.

Ma per seicentomilalire non puoi rinviarmi al 2007. Dopo sei anni.

E arrivare con un'ora di ritardo.

Cavolo, tra questo e la perdita della Cina c'è veramente da essere depressi oggi.

Simone, minimal 18:03 | commenti: commenti (1)(popup)

mercoledì, 17 maggio 2006 in:
Mai Andare in Germania Paolo..
All'inizio avevo la Cina.
Si sa, la CIna fa gola a molti, anche perchè son diversi milioni di abitanti, tutti uguali, che non li distingui e soprattutto sono un popolo operaio, rosso e con una sfrenata passione per la fotografia.

Tutta roba di un certo interesse per il mio essere moderno anni settanta (Settanta, la gallina canta, anche questo fa parte del mio nuovo look, ma mi sa che Ale non l'ha presa questa..).

Insomma, stavo là, con la mia Cina bella arroccata e nel frattempo gestivo con una moderata diplomazia certi affarucci in Africa che è un po' un troiaio, con tutte quelle etnie diverse e il casino generato dai colonizzatori, però confidavo assai nella mia visione illuminata ed in una pesante ridistribuzione della ricchezza.

Certo, alcune guerre intestine andavano purtroppo affrontate, ma è il sacrificio di pochi, contro il bene di molti.

Non pago di questo, fiutavo mire espansionistiche su certi staterelli sperduti dell'america Meridionale, quali Argentina, Colombia e Brasile, perchè la roba buona vien da quei posti e meglio tenerseli buoni chè i sudamericani son popoli fumini, metti s'incazzano poi come la faccio la revolucion?

No, diciamolo: lo facevo solo per i sigari e il tabacco.

E poi Fidel a me sta simpatico, si sappia.

Insomma, mentre curavo questi piccoli interessi senza troppi colpi di sole, ecco una armata infida, sospetto rifornita da certi maledetti occidentali capitalisti, che mi entra in Cina.

Oh!

La Cina è mia cazzo! (oddio ho detto cazzo.. insomma, in Cina lo si dice in 53 modi diversi.. da noi purtroppo resta la variante più efficace e di sicuro impatto).

Insomma, la mia Africa (pardon!) era a posto, il sudamerica ormai era tutto un concentrato di rinnovato comunismo.. e mi fottono la Cina.

Si vabbè..

Ho digrignato i denti e alla fine, dopo birre e cioccolato e tanto culo (sospetto un tantino di questa dose inaspettata di fortuna al gioco.. dovrò chiedere spiegazioni stasera..) son riuscito a vincere la mia prima partita di Risiko dai tempi delle medie.

Però purtroppo ora in Cina ci sono le fabbriche di Coca cola e Bush è diventato vice presidente.
Se viene pure Bruce Springsteen e ci incide un disco soffrirò troppo.

Devo convocare il consiglio di stato maggiore e decidere una rivolta, dal basso.

Comunque c'è chi stava peggio di me.

Vero Paolo?
Simone, minimal 01:23 | commenti: commenti (popup)

martedì, 16 maggio 2006 in:

Ci sono volte che occorre un titolo, un qualcosa in cui racchiudere tutto il significato delle righe sparse e sconclusionate successive.

Ci sono volte in cui uso una frase, un verso di una canzone, una parola particolarmente significativa della giornata.

Ci sono volte in cui mi trovo senza idee in proposito

C'erano volte in cui decidevo il titolo successivamente, dopo l'intero post. Ma erano altri tempi.

Oggi, ora preferisco restare in blu. Questo sobrio colore e basta.

Si perchè è una di quelle giornate che non sai mai se deve concludere la precedente oppure far voce da sola.

Questo perchè son giorni densi di significato e momenti belli, come la neve sul Po di Volano e comunque sparsa a fiocchi caldi, primaverili, su Ferrara.

Densi dicevo, come quella cosa enorme chiamata pizza finita a stento sul Bar Cone (adoro chiamarlo così).

Giorni di festa e conferme, le solite, quelle che trovano cuscini ovunque e materassi in completo caos, complice una stanza che ci sopporta a malapena.

Giorni densi, giorni in cui invece di un viaggio preferiamo restare distesi a leggere un libro, sul prato di cui non vedevo la fine.

Infine la partenza, con ritorno in orari ragionevoli per i Noi di un tempo, quando eravamo giovani e forti, ma discutibili per i Noi di Oggi, sempre a sognare la voce di un figlio o la paura che possa volere un cano brutto (soprattutto la temibile reazione del GattoTigre che credo si coprirebbe gli occhi facendo segno di disgusto).

Partenza e Arrivo, risveglio lento, come nostro solito, tra le coperte conosciute e di cui accarezziamo il cotone leggero.

Risveglio alla luce di un Sole di Primavera (ri)conosciuto su un altro prato, sull'erba fresca con limiti ben delineati, del Giardino.

Con la piccola nostalgia di non poter restare distesi anche stavolta, assieme, su quel prato a leggere.

Giorni e Giorno così densi che darvi un titolo è impossibile.

Ma certi sogni mi fanno ben sperare.

e forse, chissà, cadrà la Neve, a Breve..

Simone, minimal 18:12 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 15 maggio 2006 in:
THE GROUND BENEATH HER FEET

All my life, I worshipped her.
Her golden voice, her beauty's beat.
How she made us feel, how she made me real.
And the ground beneath her feet.
And the ground beneath her feet.

And now I can't be sure of anything.
Black is white and cold is heat.
For what I worshipped stole my love away.
It was the ground beneath her feet.
It was the ground beneath her feet

Go lightly down your darkened way.
Go lightly underground. I'll be down there in another day.
I won't rest until you're found.
Let me love you, let me rescue you.
Let me bring you where two roads meet. Oh come back above.
Where there is only love. Only love...
Let me love you true, let me rescue you.
Let me bring you to where two roads meet

Let me love you true, let me rescue you.
Let me bring you to where two roads meet
Simone, minimal 19:42 | commenti: commenti (popup)

domenica, 14 maggio 2006 in:

L'Era Glaciale: il disgelo

Ferrara sta finalmente cedendo al disgelo.

E anche se nevica, ma nevica polline, e tutto è color sposa (!) è piacevole percorrerla con abiti leggeri, sentendo il tuo braccio nudo a contatto col mio.

Poche righe, giusto un assaggio di pensieri fatti di progetti, come sempre, di sonno, così tanto che potremmo aprire un centro consulenza per l'insonnia, di notti con le mani nelle mani.

Così il disgelo, annunciato un 25 Gennaio dolorante e senza aspettative, oggi è una realtà.

Forse sarò un po' più opossum ogni giorno, accanto a te.

Indubbiamente siamo entrambi gatti.

Simone, minimal 00:52 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 11 maggio 2006 in:

Undici Maggio Duemilasei

Nelle librerie ben fornite, vicino alla cassa, si trova un libro.

Uno di quelli che non comprerai mai.

"Il Libro delle Risposte"

Voi lo tenete tra le mani, pensando intensamente alla domanda; scorrete con le dita i bordi frastagliati delle pagine e quando sentite quella giusta aprite e leggete la risposta.

Inutile e oltretutto con rilegatura da Bibbia dei testimoni di Geova.

Ma ci finiamo tutti a giocare.

Poi, alla fine delle risposte incerte cui cerchiamo di dare un significato, si scopre che è l'undici Maggio.

Che non c'è risposta per le domande che fanno commuovere e ti immagini di correre da Lei, perchè il matrimonio non l'avrebbe potuto vedere

Ti immagini correre attraverso stanze note e la voce conosciuta che ti sorride.

Te lo immagini così forte che quasi ti sembra vero.

E anche ora, con le sue mani e un anello al posto giusto, al posto importante, senti un brivido a percorrere idealmente quella strada, a fantasticare di tre anni in più, solo tre anni..

Adesso, qui, non c'è libro delle risposte che, per quanto vacue, sappia darTi conforto.

Così, rientrato in camera tua, in punta di piedi, ho preso un Libro che forse una risposta potrebbe averla.

L'ho afferrato tra le mani, ho pensato alla domanda e si è aperto tra i palmi:

"come ci avresti visto?"

"ascolta il passo breve delle cose - assai più breve delle tue finestre - quel respiro che esce dal tuo sguardo chiama un nome immediato: la tua donna. E' fatta di Ombra e Ciclamini, ti chiede il tuo mistero e tu non lo sai dare. Con le mani sfiori profili di una lunga serie di segni che si chiamano rime. Sotto, credi, c'è presenza vera di foglie; Un incredibile cammino che diventa una meta di coraggio"

Il tramonto che non c'è in Trentino.

A volte non ci si pensa, poi capita per caso un fugace sguardo e ti ricordi e ti emozioni ancora come se tutto fosse come prima.

Non avrei saputo rispondere meglio.

Silenziosamente, Grazie.

Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 10 maggio 2006 in:

Mattoni

Roba solida, quella di una volta.

Mattoni che si muovono, pesanti e definitivi. Piacevole scoprirsi carpentieri della propria esistenza.

Piacevole scoprire che la Casa non è ancora in mano agli egiziani.

Temono il sacro gatto della vendetta, credo.

Così la giornata, cominciata prestissimo o forse frutto di una Ieri mai terminata di fronte ad un caffè e un succo alla stazione delle sei e trenta, dopo notti (quasi) insonni, ci trova mano nella mano, direzione cuscini conosciuti e coperte che a doppio riscaldano meglio.

O forse il caldo è dovuto al contatto con Te. O magari entrambe le cose.

Inevitabile e retorico dire che il calduccio sul cuore lo hai messo Tu.

Stasera ancora progetti: visita importante e inevitabile cominciare a far dueconti: costi, lavori e sicuramente entro il dopocena rimetteremo mano ai nostri progetti, improbabili e non.

I nostri progetti un po' trascurati in questo periodo così denso.

Maggio in preparazione del Maggio prossimo.

Con incontri e viaggi, sempre a quattromani.

Mattoni, uno sull'altro.

Costruire.

Simone, minimal 15:39 | commenti: commenti (popup)

martedì, 09 maggio 2006 in:

Occhi di Pioggia

E venne così.

Prima un rumore sordo, come una pila di libri che pendeva da un pezzo.

Poi la luce: quella luminosità chiara, da neon, fredda.

La prima goccia non la senti, magari sei fortunato e non ti coglie, la eviti.

Eviti la prima e forse le dieci successive, ma se la luce fredda persiste e i libri continuano a crollare esausti sul pavimento, è solo questione di tempo.

Bastano, quanto? Direi trenta secondi.

nei primi ti infastidisce soprattutto l'effetto maculato sui vestiti. Accelleri il passo verso un tetto.

i secondi passano e senti la testa appesantita. L'errore che fanno tutti: ti passi la mano tra i capelli.

Loro, i capelli, che si erano stratificati di pioggia in superficie, di colpo si impastano.

Ti ritrovi a camminare lungo muro, dove però son tutte villette col giardino e nessuna grondaia a proteggerti.

Attorno solo gente che si muove veloce e il rumore: quel rumore sordo, incessante, nato (magari fosse così) da una di quelle canne ricolme di sassetti che tanto ti divertivi a rovesciare alla fiera dell'artigianato locale.

La senti che domina tutto e rende il tuo momento più scomodo, coi vestiti incollati, di colpo triste.

Triste sarebbe poco.

Sarebbe poco se si trattasse di un temporale primaverile, con quell'odore che rilascia l'erba appena smette: come di fieno fresco, che ti solletica le narici e ti ricorda campi in cui non sei mai stato.

Purtroppo è una tristezza diversa la tua. L'ennesima partenza.

Una tristezza che non ascolta il rumore sordo delle gocce. Neanche lo sfiora.

La tristezza generata dalla coscienza che ogni giorno così è uno in meno.

Che ormai praticamente sei a Firenze.

Lo so e lo sai.

Ma intanto c'è pure lei, la pioggia. Che non smette, che ti assiste.

Come un compagno che asseconda i tuoi lamenti di innamorato.

Gli chiederesti altro a questo cielo: un sole che riscaldi le ore, che ti faccia immaginare gite a mani giunte, foto all'insù e piedini che solcano ogni terreno.

Ora potrei pensare, finalmente, all'Irlanda. A quelle vallate di erba umida e a NoiDue sotto la tenda, che attendiamo fiduciosi la fine dell'ennesimo acquazzone.

Ma sono immagini da fare mentre ti strofino le guancie, al caldo di una trapunta che da sola non basterà stanotte.

La mia mongolfiera nelle nebbie di vapore acqueo vacilla. Getto la zavorra e salgo le spire di questo cielo di nubi.

Ti vengo a cercare nel sole di domani.

Ti trovo.

Simone, minimal 16:51 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 08 maggio 2006 in:

Conoscerti e sapere

Quando qualcuno ti conosce senza sapere tutto, perchè quello che c'è da sapere si è detto e il resto non qualifica, ti ritrovi nudo.

Quando Qualcuno che ti conosce ti denuda così ti accorgi che nessun altra persona potrebbe denudarti così piacevolmente.

Vengono pertanto le importanti ricorrenze, anche se con un retrogusto melanconico, come il compleanno.

Un momento di confronto diretto con il Tuo passato.

Come sei ora?

Come eri allora?

Scopri che non ti aspetti un colpo in pancia, dopo il doppio colpo di pochi giorni prima.

Rossa in volto e tenera dentro.

Con la pressione bassa, con l'imbarazzo e una gioia inaspettata.

Spero che il confronto con il passato abbia reso giustizia alla tua crescita. Al tuo essere ogni giorno indiscutibilmente Pru.

Confronti inutili e feste vecchie e divertenti in passato che si rinnovano a breve: come sarà vivere una festa con la certezza che chi ti accompagna ti porterà a tutte le tue prossime feste future?

Un'emozione da sei piedini. 

Simone, minimal 15:32 | commenti: commenti (1)(popup)

venerdì, 05 maggio 2006 in:

"Qui senza Te io sbatto in Aria i miei Cioè"

Due post in uno.

Sto diventando assiduo frequentatore del mio Blog.

Ma avevo un debito con Lui.

In più sospetto che i toni dei miei interventi risultino troppo criptici.

---------

L'altra sera in macchina, dopo giga e giga di musica di un certo spessore a casa, di cd del Manifesto di un certo sentimento, siamo finiti a parlare di Malgioglio.

Fermi, non è il caso di segnalarmi all'ONU, già Bush sospetta che sia in combutta con Bin Laden (è solo un mio lontano cugino di secondo grado che vedo a capodanno per i botti. questa è così cattiva che ora temo veramente in una incursione della CIA in casa. Nell'ipotesi, adoro le arance rosse, grazie.)

Si cioè, ma anche CIOE', tutti bravi a denigrare "sbucciami".

Ma voi lo capite il testo. Intendo, Veramente?

In ipotesi e sotto una luna che voleva implodere, mentre lo stereo cantava, abbiamo affrontato la canzone con occhio clinico.

Ne emergono due differenti analisi.

Una generata dalla sensazione classica che Cristiano si rivolga direttamente ad un bel maschione nordico (lori non ti gasare tanto sei piccina).

L'altra spuntata dalla sottile voglia, tutta femminile, che in fondo potesse invece parlare di una femme fatale.

Dicevo tutti bravi.

Forza, ecco il testo:

Coglimi
Frutto fresco tuo sarò
Mangiami
Fino a che ti sazierò
Scioglimi
È un veleno dolce il mio
Cacciami
Tanto ormai lo voglio io
Usami
Fino a che ti servirò
Bevimi
La tua sete asciugherò
Portami
Dove mi nasconderai
Giocami
Ma i miei punti non avrai
Qui senza te io sbatto in aria i miei cioè
Ti salverò almeno un pò ci proverò
Ti schiaccerò alle tue notti mi darò
Completerò ci riuscirò ma che ne so
Tu senza me rispogli a terra i miei se
Ti straccerò ti sfascerò ti sfinirò
Contratterò nella tua lista ci entrerò
Su via dai con calma dai basta così
Lo voglio io completo io
E se ti basta un'ora
Sbucciami e la tua bocca addolcirò
Coglimi
Frutto fresco tuo sarò
Mangiami
Fino a che ti sazierò
Scioglimi
È un veleno dolce il mio
Cacciami
Prima che ti cacci io
Coglimi
Mangiami
Scioglimi
Cacciami
Sbucciami
Usami
Bevimi
Coglimi
Mangiami
Sbucciami
Scioglimi
Sbucciami
Frutto fresco tuo sarò
Mangiami
Fino a che ti sazierò
Cacciami

Si comincia.

"ANALISI 1" (pare un libro di ingegneria. mi faccio paura da solo)

Il testo parla di uomo affamato d'amore (ma ritengo che abbia anche un certo appetito alimentare, tutte queste allusioni generano la presunzione psicologica che desideri con uguale cupidigia maccheroni all bolognese e Freddy Mercury).

A leggerlo bene par d'essere in un quadro, una natura morta, una mela verde con il viso di Malgioglio. (vomito e mi faccio paura da solo, ma l'ho promesso, si va avanti).

Il ritornello invece avrebbe fatto godere (forse anche sessualmente, non conosco i gusti del caro artista) perfino Magritte.

"Qui senza te io sbatto in aria i miei cioè
Ti salverò almeno un pò ci proverò
Ti schiaccerò alle tue notti mi darò
Completerò ci riuscirò ma che ne so
Tu senza me rispogli a terra i miei se
Ti straccerò ti sfascerò ti sfinirò
Contratterò nella tua lista ci entrerò
Su via dai con calma dai basta così
"

Cosa avrà voluto dire? Lui si fa mangiare, bere, frustare, cogliere e quant'altro, ma solo per salvare questa figura maschile (o femminile non si sa).

Beh, salvare neanche poi tanto, perchè poi lo vuole schiacciare, sfasciare e sfinire.

Non si capisce se è Attivo o Passivo il ragazzo.

Perfino i messaggi porno degli autogrill sono più chiari. La gente oggi vuole certezze.

Tra l'altro quindi sfugge se voglia mettersi in lista per essere inchiappettato dal marito di Carmen Russo (che sta bene, ma non divago), oppure voglia sfondare di bastonate il PR della discoteca arcichiappe di Fregene che non lo ha riconosciuto e fatto entrare, facendogli spendere la bellezza di trentotto euri (quel troiaio) per vedere agitarsi Nemo e il suo Pellicano.

Misteriosa e insidiosa è la frase "completerò, ci riuscirò ma che ne so".

Credo sia la traduzione di una poesia di Suor Bruno quando usava finirsi di grappa sul sagrato di Santa Maria delle Brocche Unte.

Ma soprattutto, spiegatemi Voi in cosa consista l'azione, fisica, di "sbattere in aria i miei cioè"..

La prima impressione è di dire: "Una cazzata". Si certo, tutti bravi, ora. Inventatevela voi una frase ad effetto e poi paragonatela con questa. Avete perso in partenza.

in aria si sbatte il cencio che si è dato per terra, il tappeto con la polvere del '75; si sbattono le carte quando si è puntato anche la mamma e ci s'aveva solo due coppie (di 2).

Ma I CIOE' ? Come si fa a sbatterli? che io poi, manco so cosa sono..

AHAHAHAH.

Per un attimo avete creduto che non avessi la risposta neanche io. Puah.

Il cioè è una nota rivista per teenagers. lui li colleziona per capire come mai a 72 anni ancora non gli è mai venuto il ciclo, nonostante gli facciano male le tette ogni 28 giorni precisi (perchè prende la pillola, vuole stare al sicuro).

Li sbatte in aria, prova suprema di sacrificio. 1250 numeri in aria generano un moto di vento paragonabile ad un Rutto di tutta la curva est dello stadio.

questa però è solo una prospettiva, perlatro crudele, vista al Maschile.

vediamo in "ANALISI 2" (propedeutico e di sbarramento, mo son cazzi) cosa cambierebbe.

Permangono sinceri confronti gastronomici, in cui però Cristiano si sacrifica per l'amata. Lei ci pare se la tiri un tantino.

Si perchè se a lei basta un'ora, si limita a sbucciarlo. In un'ora ci sono sessanta minuti. Non so lui, ma io torno come mamma mi ha fatto, se ho i giusti stimoli, in tempo per riprendere la moneta che ho lanciato in aria.

Lei ci mette un'ora, lui a quel punto sembra un cavatappi di traverso (oddio cosa non ho fatto saltar fuori.. scusate me la rido da solo questa..) solo che poi niente, l'ora è finita, lei deve tornare a casa che stasera danno l'opera omnia di Bobi, il caimano antidroga delle isole figi.

Allora lui, giustamente, s'incazza e la sfascia. Ma non in senso sessuale, che darebbe orgoglio e lustro a quel bel ciuffo argentato che si trova spalmato in fronte.

No, lui prende il cric della Punto Multijet e glielo pianta diretto tra le scapole (tra parentesi, ho un dubbio che mi lacera su queste ultime.. no via.. questa è veramente molesta).

Che poi, si scopre, lei oltre che avere un fascino per il sadomaso, è pure un troione. C'ha una lista e bisogna mettersi in fila, prenotare per tempo come al Dorsia, chiamare al numero verde.

Insomma, uno aspetta, fa la coda e poi lei in un'ora al massimo gli cala i calzini? Povero Cristiano, fai bene ad incazzarti.

Detto questo.

-----------

Vi credevate saputelloni a parlare delle canzoni perdute di Charles Manson eh?

Siete dei dilettanti, ecco. Oggi la gente chic si vanta di conoscere L'ipertesto di Cristiano.

E poi, diciamo, tolto lui,

"Tutto il resto, è noia"


 

Simone, minimal 20:16 | commenti: commenti (popup)

venerdì, 05 maggio 2006 in:

"Io ti stringo le mani, rimani qui, cadrà la NEVE, a breve"

Venerdì 5 maggio.

Venerdì 5 MAGGIO.

di un duemilasei nato senza ideali, consacrato per scelta del destino alla massima esperienza.

un giorno qualunque per molti, un giorno importante per alcuni, un giorno unico per DUE.

una promessa, che detta tante e tante volte suona come un ritmo lento e incessante.

ma poi, questa promessa, questo significato profondo che ci portiamo dentro e ci scambiamo ad ogni bacio, ha bisogno di confini.

Non parlo di banali delimitazioni, spazi entro cui muoversi e senza i quali si sentirebbe indebolita.

Parlo di confini di materia, la materia magica con cui da un cucchiaio di cristalli nasce una bolla di zucchero filato.

Sai come funziona?

E se lo sapessi, lo zucchero filato cambierebbe forse gusto?

Hai un dubbio, una incertezza, una tristezza di vento?

Ora ti ho dato qualcosa che resti con te, che tu possa toccare ad ogni cedimento, ancorchè minimo.

Questo non aumenta nulla, non amplifica, non conferma.

Come avere i biglietti in mano per un viaggio e poi Farlo.

Ecco, avevi i biglietti. Ora sei in volo.

Siamo in volo su questa terra che tanto amiamo, con i suoi prati che ci guardano la nuca, mentre noi guardiamo il cielo attraverso l'occhio della tua macchina fotografica.

Qualcuno mi ha aiutato, lo sai.

E non è Nedo.

Qualcuno mi ha sostenuto, qualcuno che non c'è ma ci sarà.

E adesso dovrei dire una di quelle cose sdolcinate e festose, ma se comprimo tutto rientra nelle parole più antiche del mondo.

"Ti Amo"

Simone, minimal 19:37 | commenti: commenti (popup)

venerdì, 05 maggio 2006 in:

"Io posso morire, ma le idee sono immortali"

Questo vizio voyeuristico di inserire una citazione in frontespizio mi fa sospettare che ultimamente leggo roba di pessima qualità.

Dovrei tornare a leggere i classici, recuperare qualche autore italiano che lo si snobba per paura di volerlo successivamente imitare, di scoprirsi incapaci di scrivere come lui.

Vi ho fregato.

Avevo promesso Malgioglio e Sbucciami, invece stamani, complice risveglio particolarmente ansiogeno, ho virato il tutto sulla citazione protocomunista.

Che poi, diciamolo, funziona un po' per tutto.

Nono, non la butto sulla politica.

Giornata strana.

Una di quelle giornate in cui attendi. Non puoi fare altro.

Attendi di tornare ad essere Te.

perchè essere me ora non è tutto questo granchè.

le attese generano stati d'animo controversi.

man mano che il momento si avvicina oltrepassi la mancanza, sfiori l'emozione dell'incontro, pianifichi mentalmente il colore del cielo al momento dell'abbraccio.

attese disattese, perlopiù.

il che non è necessariamente un male.

a volte le attese e le aspettative non sono tutto questo granchè.

ma l'incontro di stasera ha un profumo particolare.

il profumo lo porto io.

e saperti con una piccola rosa in braccio mette tristezza.

vorresti cullarla a 4 mani.

quando ti immagini una gioia, quando pensi all'odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, ti capita di rincorrere un sorriso immaginato.

un sorriso che hai visto già cento volte su quel volto ma che ogni volta esplode come un sole di cartone.

il tragitto che ci separa e percorrerlo ora.

questo sarebbe un bel salto.

ma il difetto invece rimane.

ti scopri incapace di respirare senza il dolce peso della sua testa sul petto.

(piccole frasi, piccoli sostegni, un contatto. questo rimane, questo rimane. Per ora)

e vorresti sentire la sua voce ma per un verso o per un altro ora non si può.

Svegliarsi ansiogeni e bloccati da questo stato di respiro insoddisfatto ti fa correre fuori.

Corri e corri per chilometri, fino a ritrovare il sostegno di NoiDue.

il sostegno che adesso mi manca.

Ma stasera sarai di nuovo Io.

questo ti fa sorridere.

quanto vedere l'adesivo di Bebè a Bordo e pensare a dove attaccarlo.

a dove comprarlo.

ma c'è tempo per tutto.

Prendo fiato, il singhiozzo dell'emozione mi frega sempre.

Prendo fiato.

Poche ore ancora.

Forse meno.

Simone, minimal 10:41 | commenti: commenti (1)(popup)

giovedì, 04 maggio 2006 in:

"anche Noi, anche Noi, con gli occhi controvento al cielo, abbiamo Cercato e Perso le tracce del loro Volo"

non è semplice.

citare Testa, citare qualcosa di scritto da altri ma Tuo, anzi Nostro.

Paura di citar male, di non ricordare correttamente, ed ecco che il Significato scivola dalle labbra precise, perfette e incollate.

Ma cosa si cerca, cosa si vuole da una frase, da una melodia, da un verso?

Si cerca NoiStessi, Si trova un sentiero, tracciato da ManiAltrui, ma familiare.

Nasce così questo Blog.

Con la voglia e il desiderio di essere NoiStessi ogniGiorno.

Con il desiderio e la fermezza di imprimere nelle parole, nei battiti di questo cuore pieghevole, tutta una sinfonia di Emozioni, per poi costruirci Altari di legno e pannelli colorati, ricordi di viaggi e memorie di Impressioni simmetriche che ancora oggi nascono e si ripetono.

E' difficile e invidio chi, in questi casi, sa essere leggero come una nuvola. Chi riesce a Parlare senza premere sui tasti come faccio io; mi ritrovo i polpastrelli sudati e mi rendo conto, con sconcerto, che dopo anni passati a pigiare ancora non conosco l'esatta ubicazione delle lettere.

Un tempo o forse solo poche ore fa, mi ricordo Qualcuno che citava l'emozione di trovare la sua bella fetta di cetriolo dentro al panino (solo citarlo mi mette i brividi, ma è l'omaggio migliore che potessi regalarTi oggi, devi ammetterlo). Quel qualcuno sapeva della fetta di cetriolo. Poichè è sempre stata lì, in ogni suo panino di ogni suo pranzo.

Eppure che emozione ritrovarla ogni volta.

Ecco, le mie lettere su questa tastiera sono ogni volta un piacevole ritrovo.

Riscopro la possibilità di scivolarci sopra e l'emozione di fissare quei gruppi di tasti che tanto mi hanno permesso.

Scopro di non aver mai ringraziato abbastanza questi tasti e questo rettangolo grigio ricco di pulsanti.

Flusso di pensiero. A volte neanche io so dove mi porta.

Anche questa volta, in cui avevo mille buone ragioni per essere presente a me stesso, per scrivere ordinato e compatto, mi sono lasciato ingannare da questa mia smania di descrivere l'attimo nel momento della sua Genesi.

Dio com'è bello quando scopri che quella frase racchiude veramente tutto il tuo respiro di un istante!

(ho sdoganato i punti esclamativi)(al primo post è veramente imbarazzante).

Ora faccio un'altra cosa che non si dovrebbe fare, nell'etichetta dei BloggersPerBene.

Mi rivolgo ai lettori.

Perchè qualcuno che ti legge c'è sempre. Ma in questo momento non sto parlando con Te.

Incoraggio la lettura di questo filamento di emozioni di bit perchè farà ridere o piangere, farà star bene, farà riflettere, farà annoiare, farà incuriosire, farà cambiare sito.

Perchè farà.

Dio come sono contento che questo pigolio ininterrotto faccia fare qualcosa agli altri.

(oddio, ora sembro uno di Emergency.. tranquilli le balene potete non salvarle. Da Me, intendo)

(e vi ho risparmiato il secondo punto esclamativo, anche se a forza ho iniziato a vomitare puntini di sospensione)

A questo punto il battito si sospende, la narrazione si fa confusa e complessa, direi semplicemente che il discorso è concluso per ora.

Direi tanto e finirei con il NonDire.

C'è chi ci perde giornate a non dire e lo dice male.

Io ci perdo qualche minuto, con una certa malcelata soddisfazione.

Anche se poi chi NonDice ma dice qualcosa da dire ce l'ha.

(la pianto qui).

tranquilli, dopo questa piaga di post scriverò di Malgioglio e di Sbucciami, quindi forse potrete tornare a leggere con curiosità.

(leggete già il blog di Platinette, che vi perdete..)

Sospesi tra l'azzurro e l'amaranto

Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)