Belfast

giovedì, 29 giugno 2006 in:

Madimmité

ottoequarantaALivorno.

e chi sono? la freccia del padule?

Signori cari, siamo a venerdì, capitemi. Uno a questo punto è già con una scarpa in un piede e una ciabattona nell'altro.
Con l'infradito nel cervello e la sabbia nelle mutande.

Il venerdì lo stress maggiore dovrebbe essere non dimenticarsi della crema solare, del lettino, del frigoverre, dello zuegg alla pera.

A Livorno, per lavoro.
Aggratis.

Che sia di monito a tutti coloro che, di fronte ad un fresco condizionatore o ventilatore a pale e bibita ghiacciata, stanno ripetendo Diritto privato: OCCHIO.

Un giorno, quando un tipo con la camicia azzurrina e le maniche sbottonate, abbronzatissimo, verrà da voi con vocina suadente a darvi il prezioso incarico di sfrattare povere famiglie il venerdì mattina con trentasei gradi se tutto va bene, quel giorno: saranno cazzi vostri.

Io vi avviso.

Siete ancora in tempo a prendere la vostra fedele vespina duetempi ma con le marce, quella rossa con lo specchietto ciondolante e l'adesivo di Schillaci.

Dargli una sonora pedalata e rombare fin verso il confine, diretti in quella verde terra di libertà chiamata Irlanda.

Sembro uno spot della Costa.

Manca solo il berretto a quadri di Lillie Connolly e lo stemma dell'IRA: Benvenuti in Irlanda.

Si vede parecchio che ho bisogno di una vacanza?

Vostro UomocheSorvegliaIlcielo, con una molotov in tasca, di fronte a Whitechapel.

Simone, minimal 16:57 | commenti: commenti (popup)

martedì, 27 giugno 2006 in:

GialloCanarinoSuVerdeSalice

 


 

Un giorno adulto
Il successivo Bambino

GialloCanarino

Un giorno foglia
Il successivo Ramo

VerdeSalice

Incontri fatti di vento
Al riparo dei primi rovesci di settembre

Quando i rami sono dispiegati verso terra
e le ali puntano dritte al cielo

Tutto si scuote armonico

Sopra un cielo di conferme

Simone, minimal 17:36 | commenti: commenti (popup)

martedì, 27 giugno 2006 in:

Lunàtico


Tu sei come questo disco.

Non vieni mai a noia, per quanto tenerosa e dolcissima.
Anzi.
Ogni volta, ad ogni cambio di ritmo, ad ogni accordo, Ti riscopro con le stesse emozioni della prima volta.

Si potrebbe dire: sei come il gelato.

No guarda.
Sono al mio secondo gelato di oggi: un favoloso nocciolato a casa, un cornetto adesso.
Buoni nelle loro singolarità, ma sarei favoleggiante se dicessi che li ho adorati entrambi.

Dopo un po', pure il gelato stucca.

Si potrebbe dire: sei come il cioccolato..

Uhm, neanche questa metafora convince parecchio.
si, certo, il cioccolato è buono e non si sente mai dire: "ehi? c'è il cioccolato. Chi lo vuole?" "Io no, non mi piace il cioccolato"(citazionicina rapida).
Però poi c'è il cioccolato amaro, che non ti piace. Si sa.
E poi d'estate.. il cioccolato fa sudare.

Insomma no.

Che poi, ad onor del vero, neanche il paragone con la musica che non annoia mica mi convince poi tanto.  Bah, magari tra un mese o un anno l'album non lo ascoltiamo più parecchio. Ne scopriamo uno nuovo. (e io non ho voglia di scoprire altro. Sia ben chiaro. Sono a posto così).

Sarò lunàtico?

Simone, minimal 17:17 | commenti: commenti (3)(popup)

Scatti

lunedì, 26 giugno 2006 in:

 


 

click - click - click

S: guarda che tu vieni sempre bene in foto..

P: non è vero. Sei tu quello che viene sempre bene in foto..

S: assolutamente no, ci sono varie foto che non mi piacciono di me

P: e quali..

S: una del mare e anche alcune di questi giorni, sul lago.. No è come dico io, sei tu quella che viene bene in foto..

P: ma figurati! tu sei sempre bellissimo in foto..

S: see vabbè, la pensiamo allo stesso modo. Siamo poco oggettivi: io penso che tu venga sempre bene e tu lo pensi di me.

P: si ma io ho ragione.

S: avevi sempre ragione. adesso sei diventata sentimentale.


click - click - click

Simone, minimal 17:07 | commenti: commenti (1)(popup)

domenica, 25 giugno 2006 in:
Gemelli

Niente astrologia.

Che tanto da quando ho smesso di leggere Branco per un verso e vedere l'oroscopo di fox per un altro, sono ormai fuori tempo.
Semplicemente Gemelli.


Curioso, si pensa sempre all'effetto che fa sulla tua donna l'Anello.
Come sarà mai quel battito irregolare che le prende quando capisce che non le avete regalato il solito libro o l'ennesimo profumo.

Nessuno descrive mai l'effetto che fa su di noi ricevere l'equivalente.
E non l'ha capito quell'acqua di lago, che pareva acqua di mare.
Non l'ha potuto comprendere il vento tra le fronde del salice, sopra, sotto e accanto a noi.

Ci potrei perdere ore per descrivere quell'attimo.
Lo specializzato nella "descrizione di attimi" getta la spugna stavolta.

Non c'è niente da dire, nessuna parola o frase che riporta con una scala decente il rapporto tra l'evento e il narrato.

Ti prende un rossore e tutto è caldo; più di quanto non lo sia già.
Il vento si ferma, i passi della gente si fanno pieni di cotone; le risate o le grida diventano suoni vaghi come ricordi di una vita precedente.

Sei solo li. Con Lei. Con il tuo pacchetto.

Con il brivido di fronte a cose nuove.

Mi commuovo per la tradizione. Il tradizionale Simone.
Roba da non crederci.

Incredibile.
Come resta un mistero il piantino sommesso, a due, di Noi piccoli sentimentaloni, di fronte alla consapevolezza che siamo sulla nave, e la rotta è stabilita.
e la rotta è stabilità. Incrollabili, come sempre.

i fronte a tutto, di fronte a quell'acqua di lago che non era acqua di mare, le mancava solo il sale.
Ma ribolliva come un oceano mentre ero sospeso tra questo mondo reale e il mondo delle emozioni profonde.


L'unico suono indistinto proveniva dale Nostre risate. Dal nostro essere sempre NoiDUe.


Sinceramente Tuo,

Yodash
(il Jedi forte con lo sporco ma delicato con i colori)
Simone, minimal 23:03 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 22 giugno 2006 in:



Postilla:

"AllaStazioneVacciAPrendereIlBudelloDiTuMa'"

quel tegame..
Simone, minimal 17:01 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 22 giugno 2006 in:

Piccoli e grandi miracoli quotidiani


Forse sarà colpa del caldo. Anche se mi torna poco, dal momento che di solito le alte temperature rendono anzi maggiormente insofferenti.

Forse sarà stata la pizza. Quella pizza perfetta, con quella mozzarella sopra che veramente gridava "mangiami subito!".

Mah. Sto diventando feticista del cibo. E la mia linea ne sta risentendo pesantemente.

Mia nonna era fissata con il cibo.
Non si alzava di notte a svuotare il frigo.

Però si svegliava alle cinque e cucinava. Lei viveva per preparare da mangiare.

Sapeva cucinare praticamente di tutto. Come la maggior parte delle nonne, del resto.
Lei si svegliava, si infilava la vestaglia, e andava in cucina.
Con ancora la retina tirata sui capelli.

Per mia nonna aprire il frigo non voleva dire "prendere qualcosa da mangiare".
Il frigorifero stava a mia nonna come il coltellino svizzero stava a MC Giver.

Ci tirava fuori di tutto. Anche quello che non c'era. Lei mischiava, impastava, infornava. E poi c'era.

Io passavo le mie mattinate, specie la domenica, su in casa con lei. Era un divertimento vederla cucinare.

Ecco. Mi son scoperto come mia nonna.

Anche io mi alzo la mattina alle 5 (see, vabbè. del pomeriggio). E penso al cibo.
Mi arrovello su cosa cucinare a pranzo. a cena.

Mi alzo, corro in cucina facendo poco rumore e apro il frigo.
Il frigo sta a me come una pistola sta a Mc Giver.
Quanto avrebbe voluto averne una!

E invece nisba, doveva accontentarsi del suo maledetto coltellino ginevrino, un rocchetto di filo interdentale e un paio di cerotti.
Certo, aveva anche quattordici lauree tra chimica, fisica e scuola RadioElettra.

Io apro il frigo e citrovo tutto, tranne quell'unica cosa indispensabile per fare quello che vorrei.
Il mio pranzo è solitamente un ripiego.
Non che ci si lamenti, per carità.

La cosa fantastica è che, come mia nonna, anche io ho la smania di cucinare per gli altri.
Mica lo faccio per me. Anzi,
fosse per il sottoscritto un panino al tonno sarebbe già perfetto.

Ma un momento..
Mica stavo parlando di questo all'inizio però. mannaggia, mi son di nuovo perso per strada.

in effetti il piccolo miracolo di ieri era la visione di un film di Almodovar.
Volver.

per la prima volta ci è piaciuto un film di Pedro.
L'amore fa veramente miracoli.

Questo buffo amore di piedini doloranti e fasciature improvvisate.
Stupisce sempre. (qeusta frase è un po' abusata nel mio blog; pazienza)

Simone, minimal 16:05 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 21 giugno 2006 in:
Alla fine dei sogni c'è un giardino

C'era un volta è una storia un po' vecchia.

Alla fine dei sogni.

Alla fine dei sogni c'è un giardino.

Guardo oltre e vedo un piccolo signore, seduto sulla panchina di un parco.
Cipressi e abeti. Si perchè se si vuole, stanno assieme anche cipressi e abeti.

Un parco da qualche parte nella Firenze del domani.
Magari dove prima sorgeva Piazza signoria. Magari proprio dove prima si gustava il caffè alle soglie di Palazzo Vecchio.

Un prato verde che copre morbidamente il porfido, perchè di gente che lo sappia intagliare, non ne esisterà più.

Un giardino. In fin dei conti direi anche piccolo.

Tre o Quattro panchine.

Quasi vuote.

Perchè uscire di casa sarà uno svago per i vecchi.

E insomma, seduto su una panchina il piccolo signore sorride.
Non so cosa pensa, cosa starà pensando.
Lui se ne sta seduto a sorridere, con in mano un libro, un segnalibro tra le dita.
Quelle mani poco curate, tipiche di noi uomini poco avvezzi a rispettare le unghie in gioventù.

Nel prato non ci sono animali.

Niente scoiattoli o sorci di alcun genere. Niente uccellini.

Il cinguettare viene trasmesso dai microfoni posti agli angoli delle strade.
Un cip cip sommesso, gracchiante di certi grammofoni vecchi già oggi.

Il rumore di animali che non ci sono più.

Che avrai mai da sorridere, vecchio signore!

Lui guarda.. ma cosa guardi con tanta felicità?

Un punto.

Ecco, il giardino di Piazza Signoria, con quella targa in marmo al lato della piazza, "Giardino dei Medici (già Piazza Signoria)", ha poco sole.

Sono le cinque e comincia a rinfrescare.

Marzo sta per finire.
Primavera, ma ormai non esistone le mezze stagioni. Qui esiste solo inverno/estate/inverno.
Bisogna accontentarsi.

Per le altre due c'è casa. C'è il climatizzatore, le finestre che mostrano foglie ingiallite posarsi a terra.

Triste vero?

Già oggi, quando queste cose le vediamo in un film ci scoraggiano.

Eppure.

Oh, quello sorride.

In fondo alla strada. Non sei solo vecchio signore?

C'è una figura.

Piccola.

Uhm.. con tutta questa polvere mica la vedo tanto bene sai?
Però.. mi pare..
Ecco si, direi di averla già vista.

Una piccola, anziana signora.

Piccola, carina. Di quelle signore un po' curve, con i capelli raccolti e le mani curate.
Le mani che sembrano di una giovane ragazza.
Mani piccole.

La piccola signora si avvicina.
Si avvicina e sorride.

Si avvicina e il piccolo signore le sorride. Sorrideva a lei, dunque.

Passi e il cinguettio sommesso dei microfoni dà un spolverata di antico a questa foto di altri tempi.
Prossimi o passati.

Passi nel giardino dei medici (già piazza Signoria). La panchina col piccolo signore sorridente e il suo libro. L'indice posato sul segnalibro.

Il libro si chiude.
Il rumore delle pagine di carta è impagabile. Il suo fruscio resterà. Non lo possono duplicare.

Il libro si posa.
La sua copertina colorata ha stampato il segno, le righe ampie della panchina di ferro.

Il libro scivola giù.

Sorrisi.
Il piccolo signore sorride e chiude gli occhi. Lentamente.

La signora, la piccola e carina vecchietta fa un viso un po' confuso.
Si avvicina.

dapprima brevi passi. poi accellera.
una voce.

nessuna risposta dal sorriso ad occhi chiusi.

una voce. un grido.
ma il sorriso resta immobile. quella felicità solo felice eternamente stampata sul volto.

Lei le prende il volto, con le mani, lo scuote.
lo bacia e lacrime le rigano il volto.

<<oh bischera, ci sei cascata, eh?>>

il piccolo signore la fissa felice.
Con quell'aria molesta di quando, secoli prima, la scuoteva sul letto.

La piccola signora si asciuga in fretta le lacrime e tira su con il naso.
<<sei impossibile!>>

<<sono impossibile si. si sa.>>
<<dai sciocchina, si va a casa>>
Simone, minimal 20:04 | commenti: commenti (popup)

domenica, 18 giugno 2006 in:
...






Simone, minimal 15:08 | commenti: commenti (popup)

sabato, 17 giugno 2006 in:
Cronache di Una mente in Disuso

Adoro il fatto che tu abbia freddo quando fuori ci sono 25 gradi.
Adoro il fatto che tu ci metta un'ora e mezza per ordinare un panino.
Adoro la piccola ruga che si forma sul tuo naso quando mi guardi come se fossi matto.
Adoro il fatto che, dopo aver passato l'intera giornata con Te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti.
E adoro il fatto che Tu sia l'ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte.
Non è che mi senta solo, e non c'entra il fatto che sia capodanno.
Sono venuto qui, stasera, perchè quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita cominci il prima possibile.
When Harry meet Sally

Una lunga passeggiata cominciata male.
Avevo appena perso un lungo post, qui su questa maledetta piattaforma che non ricomincerò ad amare prima di domani.

Lungo i sentieri dell'esigenza, con un moleskine di san valentino e una stilo che non scrive sempre.
Lungo i sentieri stretti e acciottolati santamente di questa Ferrara dalle luci diseguali.

La via che illumina il mignon, chiesa sconsacrata adibita a cinema porno, oggi "a prezzi popolari", ha le lampade bianche.
Un netto contrasto con il resto delle strade, tutte gialle o arancio.
Quasi un ospedale.

Passeggiata strana, in cui ogni passo aveva suoni diseguali. Un tombino poteva rimbalzarmi un acuto metallico; Una pietra sconnessa darmi un tonfo sordo.

Da soli si passeggia e non ci facciamo mai caso al resto.
Si fissa tutto intorno, in cerca di VEDERE. Si finisce solo per notare quando, d'un tratto, la via si fa buia.
Le luci, per un paio di istanti, si erano spente.
Poi è tornata la vista e mi sono accorto di una enorme banalità: non si nota la LUCE se non quando MANCA.
Ho capito che il BIANCO E NERO è un'invenzione cinematografica.
Un limite della fotografia divenuto arte.
Ma non è reale.
Passeggiavo, moleskine di me stesso, seduto su una panchina, sdraiato sulle assi di legno di un parco che doveva chiudere alle venti.
Alle ventitre era aperto, vuoto e silenzioso.
Il moleskine di me stesso, un braciere confuso di idee in sommossa, in lotta con la birra trangugiata in fretta, fintanto che restava fredda e conseguentemente piacevole.
Scrivevo.
Come adesso, sconnesso, ineguale, impercettibile.
Scrivevo di sognarmi otturatore.
Contribuire alla miglior riuscita di una copia.
La luce che filtra, i colori reali che mi attraversano per macchiare la plastica della pellicola.
Scrivere tutto questo e sognarsi otturatori, moleskine, viaggiatori di luci bianche o colorate, scoprirsi in bianco e nero.

Alla fine tutto questo dove porta?

Porta a due isolati da Te.

Inutile girarci attorno.

La mancanza è desiderio che il resto della mia vita cominci al più presto.

E non importa se è capodanno. E non importa se sono ubriaco.

Ti mao.

Simone, minimal 00:46 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 14 giugno 2006 in:

E non è un'invenzione, o soltanto un gioco di parole


..quella sensazione di voglia.

..voglia di uscire o di stare ferma     ..voglia di respirare o di stare in apnea   

..voglia di aprire i libri o chiuderli     ..voglia di parlare o stare zitta

Tutto avvolge una serata, una tranquilla serata di irrequietezza.

Perfino il piede, stretto fino a ieri in cotonate scarpe da ginnastica oggi vuole la sua parte.

Vuole sentirsi libero. Libero di camminare aperto, nell'infradito, fino a farti di nuovo male il tallone, fuori allenamento.

Alleniamolo allora!

Ti porto a conoscere Firenze.

Sai? Quei luoghi da "non vedo l'ora di tornarci con il caldo, con Te".

E non è un'invenzione, Firenze sta proprio qui, girato l'angolo, attraversato un vialone.

Un attimo prima credi di essere lontana dalle sue case con i soffitti di travi che respirano i secoli.
Un attimo dopo, un passo dopo, ci sei dentro.

Ti ritrovi a fissarla, a guardare tutto con gli occhi di chi non la vede da un sacco di tempo.

Pensarla in cartolina non gli rende giustizia. Non rende giustizia ai suoi colori, al porfido scivoloso delle strade, alle logge del porcellino, ai suoi ambulanti veloci ad offrirti, veloci a chiudere il lenzuolo dlele offerte.

Quattro mani, lenti ma curiosi. Finisci a scoprire il ponte vecchio.

Riscoprirlo.

Sotto di noi, silenzioso. L'olio dell'Arno.
Quel fiume che non è un fiume.

Colori vecchi che tornano a sorriderti il volto.

E canzoni.

Una volta su quel ponte di ori, impossibile non baciarti. Impossibile non guardarti negli occhi.

Impossibile guardare l'ora: adesso, le 16:49. tra dieci minuti sarai fuori casa.

E mi maledirai per non essere riuscita a leggere questo.

Ti riporterò a casa, se non sai dov'è.

..seconda stella a destra e poi dritto, fino al mattino.

Simone, minimal 16:48 | commenti: commenti (popup)

martedì, 13 giugno 2006 in:

Sette e non più di Sette(r)


Degenerazione molesta.

Complice la recente settimanaPotter, con visione dei primi due capitoli, mi ritrovo a sorseggiare l'idea di come finirà questa fantasmagorica saga.

Devo avvertire tutti i mancati lettori del sesto libro che me ne frego e quindi provvederò a spoilerare tutto il necessario. Liberi di interrompere qui la visione del mio Blog.

(questo è uno dei vantaggi ad avere un Blog semideserto)

Riassunto delle puntate precedenti.

Harry con Silente ha tentato di recuperare uno degli Horcrux racchiuso nel medaglione.

Trova il medaglione inspiegabilmente vuoto (biglietto al suo interno con la misteriosa scritta "Puppa!", antico anatema dei Maghi di Praga).

Al loro ritorno vengono accolti dai Mangiamorte in assetto da Battaglia. Piton accoppa Silente.

Harry decide di partire, dopo il funerale del Preside, alla caccia di Voldemort.

Saluta la sua ragazza, Ginny, e si volta.

Fin qui, nulla di nuovo.

Nel settimo libro..

C'era una volta, in una galassia lontana lontana..

Voldemort e il Ritorno di Harry Potter

Si beh, diciamolo, il vero protagonista di Harry Potter è, come in tutte le fiabe dai tempi di Bambi, il Cattivo.

Voldemort, Draco e la famiglia Malfoy, loro si che fanno simpatia. Personaggi a tutto tondo, gente come andava di moda una volta.

Per il resto oramai siamo in clima da soap. Ron e Hermione vorranno seguire Harry nelle sue scorribande senza alcun senso a giro per il mondo.

Harry - si sà - ha il fiuto da investigatore di una cipolla con i peletti; troverà Voldemort solo e soltanto per caso.

E i due accompagnatori si pentiranno presto di doverlo seguire, avendo già grossi problemi con i loro squilibri ormonali. Chissà quali contraccettivi useranno i maghi.. Forse con un giro di bacchetta si crea una sorta di barriera invisibile che previene le malattie veneree.

"Primex Hatù" o qualcosa del genere. Magari nella iridiscente variante "Primex FragolaBanana".

Tutto molto divertente, se non sei in una grotta umida circondato da orsi giganti in compagnia di un onanista occhialuto.

E Ginny? Si rifarà una nuova vita o andrà in cerca di Harry pure lei?

Qui mi sà che l'unico furbo è il bel Bill Weasley, sfigurato ma sposato e contento. Chiamalo scemo.

Comunque, figurandoci la storia, dopo inutili giri sicuramente avverrà il prevedibile faccia a faccia.

All'angolo destro, con il peso di 62 kg e 4 diottrie per lato in meno, Harry Potter. Famoso per la cicatrice, i capelli improbabili e un vizioso gusto per orientali e piccole sfere che si infilano dappertutto.

All'angolo sinistro, con il peso incorporeo di 75 kg e l'aria mefistofelica, Tom Riddle, detto anche Lord Voldemort, Mago cattivissimo, con grossi complessi familiari alle spalle. Pervaso dal desiderio di vendetta e da una sfiga assurda che gli impedisce di avere la meglio su tre bambocci impacciati.

Ora, dal momento che per sei libri quell'onanista di Harry Potter se l'è sempre cavata, vuoi per i suoi genitori, vuoi per Cedric che si sacrifica, vuoi per il caro vecchio culo, tutti vorremmo che stavolta Voldemort avesse la meglio.

Tutti.

Così sarebbe, se non ci fosse di mezzo l'odioso fattore P.

Si, proprio lui. L'unto di cipolla, il mago del TriangoloNoNonLAvevoConsiderato.

Piton da che parte sta?

Da un lato son sette libri che passa per un cattivo sfigato e rancoroso nei confronti di culopotter.

Dall'altro però son sette libri che Silente ce la mena sulla sua redenzione. Certo, poi è morto il vegliardo, ma magari..

Il fattore P rischia di rovinare tutto.

Personalmente preferirei una degna morte di Potterino, con Hermione che chiama il primo figlio "Harry".
Aspettate, questo è il finale di Pearl harbor.

Però.. cavolo c'è pure tutta la famiglia dei mesciati da considerare..
Lucius sicuramente vorrà vendicarsi di quel tegamello sotuttoio della Granger..dopotutto è Renè, è un artista..

Mah, che dire, speriamo bene.

Speriamo che non tornino pure Sirius e Silente, sennò dovremmo sorbirci una guerra stile Le Due Torri. E senza neanche il nano simpatia e l'elfo sborone.

Qualcuno dice che la Rowling forse farà pure un ottavo libro.
In cui il figlio di Hermione trova il mantello di Harry, il tremendo mantello dell'oscuro signore, che però va gettato nel vulcano prima che.. uhm.. mi pare una storia già sentita questa..

The End

P.S. Ma secondo voi il fratello furbo di silente, quello che si ubriaca felice alla Testa di Porco, sarà mai giustamente glorificato per la sua incredibile putenza magica? O i rutti sono tutti farina del suo sacco?

Simone, minimal 17:37 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 12 giugno 2006 in:

My Beloved Monster


Solo due righe e già vari strappi alla regola. Titolo in Inglese e Comunque Ripreso da Canzone degli Eels.

Quella contenuta in Shrek, per la precisione.

Solo due righe.

Sono maledettamente fuori dagli schemi classici del post.

Ma facilmente verrebbe da pensare al mio bellissimo rapporto con mia Moglie.

Beh, capisco la simpatia, ma preferirei comunque evitare di chiamarla "monster". Per quanto, credo, mi amerebbe in ugual misura.

Diversamente mi riferisco alla belva feroce che dimora in casa nostra.

Una specie di gatto. Non che gli somigli molto.

Diciamo che ha un "chè" da gatto. Molto grosso, molto peloso.

All'anagrafe ha un nome assurdo, lunghissimo, pomposo e credo se la tiri un bel po': Lorelain di AnnieHoods LoverBoy dell'Aurora del Nord.

All'anagrafe però - si sà - son tutti ubriachi dalle 5 del mattino e con il peggiore tavernello.

A casa, quando va bene e di lusso la chiamiamo Lory. Quando le va male - nella stragrande maggioranza dei casi - viene chiamata Nedo.

Perchè Nedo? Perchè è tutta colpa di Nedo, quel Troiaio, si sà.

Nedo è feroce.

Non sembra. Al contrario, si atteggia a timido cucciolino di nove mesi. Miagola a malapena, anzi, "cigola".

Gioca con tutto quello che si muove. Anche con ciò che non si muove.

Comunque anche se si muoveva, dopo essere passato sotto di lei non si muove nulla. A parte qualche reazione galvanica di scarso interesse scientifico.

Nedo - o Lory - non ama restarsene sola. In questi casi sfodera la sua irresistibile faccia da schiaffi, stimolando sentimenti di pietà anche negli animi più rudi.

Festosa, facendo fusa, sale felice sul letto, si distende nel lato accostato al muro e riposa acciambellata.
Questo se fosse un gatto normale.

Nedo è un mostriciattolo che si allunga per tutto il letto, incrociando le zampe in pose assurde e chiude gli occhi. Ma ci vede.

Ci vede, vi giuro.
Provate a muovervi, provate a tirare un solo muscolo, un piede, un braccio, un sopracciglio.
Lory - o Nedo - starà già masticando le ostre ossa.

Non ha unghie normali. Ha delle lame che se le vedesse lo chef Tony le brevetterebbe.
Miracle Nedo, Serie Perfetta.

Altro che lattine. Nedo affetta le botti di rovere.

L'unica persona con cui va d'accordo è la mia "Beloved Metà".
Si, oddio, ogni tanto la sforacchia. Ma con amore e simpatia. Non arriva mai all'osso ed evita organi vitali.

Starei ore a parlarvi di lei, di Lei, del riccetto e del cano brutto, suoi degni compari.

Ma a breve mi operano al polmone destro, perforato in simpatia stamani mentre giocava sulla sedia.

Se non esco vivo fossi in voi non entrerei a cuor leggero in casa Nostra.

Nedo vi osserva. Voi leggete e non sapete di essere già morti.

Simone, minimal 16:24 | commenti: commenti (popup)

domenica, 11 giugno 2006 in:
Alba sulla Baia

Alba.
E' quasi l'alba sulla Baia dei Sogni Sbagliati.

Sulle assurde vestigia di questa notte senza stelle, fatta di silenzi senza riposo, cala la stanchezza degli ultimi gesti senza Te.

Cala leggera, al pensiero di chiavi che rientrano stanche, di un volto corrucciato che qui, sulla sabbia, si riposa.

Sdraiati al mio fianco.


Attendiamo il sole alto per raccontarci di queste ore senza minuti. Ché i minuti son roba che corre, mentre qui tutto si era come paralizzato.

Nella fossa della Baia giace agonizzante questo Sogno Sbagliato, questa marea che non sa se salire alta, restare calma, virare nelle pagine scure di un incubo o sospendersi in un soave e romantico risveglio del giorno.


E' questo il senso, intimo, dei Sogni Sbagliati.

Ti ritrovi a sognare ma non sei nel riposo, sei nella sensazione di stasi. Un limbo di scogli.

Con l'acqua che assorbe le poche onde del mio umore serale. Non le concilia. Le impasta di grigio.

In attesa. Ancora e Sempre in Attesa.

A volte si sorride di un "Hello Spang"
e ci ritroviamo a baciarci col letto al contrario.
Altre si resta a un palmo dal telefono, col pensiero all'orologio scaduto.

Sorge l'alba su questa notte. Questione di poco
Simone, minimal 02:40 | commenti: commenti (1)(popup)

giovedì, 08 giugno 2006 in:

Neanche Stavolta


Una di quelle volte in cui non mi sento pronto a gettarmi a capofitto nel titolo.

Una di quelle volte in cui il titolo mi sembra superfluo e secondario.

Riscopro e degusto il sapore intenso del contenuto.

Di quelle parole scritte sul muro, parole che restano e che ritroverò tra diversi anni. Leggerle allora sarà come ribattere i colpi del cuore, di quando ero più giovane (ma ugualmente scalcinato, dolorante)(magari invecchiando miglioro, come il vino. Spero di non diventare aceto).

Il mio Io di Oggi è serissimo, niente molestia nelle lettere. Con queste mani mi permetto di essere molesto solo con Te.

Il mio Io di Oggi si sente a casa. Sinceramente a casa.

Ventisette anni e mai, mai sono stato veramente dentro quattro mura come adesso.

All'asilo odiavo quella perfida direttrice che mi voleva far ingoiare a forza i pomodori crudi. I miei primi accidenti di fanciullo. Spero siano arrivati tutti.

Alle elementari non legavo. Era più forte di me. Ero timido, chiuso, irascibile, testardo. Si, vagamente esibizionista e creatore di discrete malefatte, ma comunque in gabbia.

Quattro mura pessime, che adesso rileggo con nostalgia solo per una infanzia forse giocata male. Come una mano servita di Poker se sai solo le regole della briscola.

Quattro mura pessime quelle dove dormivo la sera. Quelle che oggi sfondano i muratori, da giorni.

Vorrei crollassero. Certi momenti proprio lo vorrei.

Parenti. Pochi e litigiosissimi.

Sempre vissutousato, trascinato dall'una all'altra parte, impedendomi una mia identità.

Ecco mi ritrovo così.

Niente mura se non di cartone.

Poi trovo Lei. Sai, quando sai che anche se luccica non è mai oro, sei molto diffidente.

Ma ora apro gli occhi e penso. Non c'è complemento oggetto.

Non c'è un posto, una musica, un film, un quadro, una sola immagine che non abbia la tua voce.

Non c'è niente che non sappia di Te.

Mi guardo indietro e scopro che "indietro" è un termine privo di significato.

E d'improvviso attorno a me ci sono Quattro mura. C'è qualcuno che (ri)conosco.

Non lo è stata mia madre, non lo è stato mio padre. Non lo è stato alcun amico o vita precedente.

Niente come questo.

Tossisco un piccolo "grazie". Lo tossisco perchè uno ci prova a scrivere, tenta. Ma le parole sono sempre troppo strette, troppo piccole, troppo singolari.

Niente potrebbe esprimere le mie emozioni di oggi. Niente potrebbe disegnare il sorriso del mattino, la tua mano sulla mia guancia, il tuo sguardo corrucciato, la tua bocca che sorseggia la camomilla alle 3 di notte.

Niente potrebbe veramente significare "ti amo". Neanche queste due paroline.

Ci sono giorni in cui credo di riuscire a dirlo, altri che mi limito a osservarti, a fissare i tuoi occhi che mi leggono dentro, che mi carezzano con le ciglia.

Respiro. Respiro profondo.

Rileggo. Ancora non c'è titolo.

Rileggo e capisco che neanche stavolta ci sono riuscito. Neanche stavolta.

Simone, minimal 17:15 | commenti: commenti (popup)

mercoledì, 07 giugno 2006 in:

Libertàààààààààà
(o pisa merda non ricordo..) 

 

 

bah.

Sarà l'ennesima partenza, sarà il caldo che orac'è/oranonc'è, mi sento in vena di post molesti e anche un tantino cattivi.

Ce l'ho con quel leghista d'un controllore del treno. Quel baffone canuto che mi guarda di sghembo mentre bacio la mia ragazza che sta partendo.

Oh, sarò libero di essere sdolcinato quanto casso mi pare?

Si sono libero di esserlo, almeno quanto sono libero di dire che il sig. Controllore canuto del cisalpino mi sta sui maroni.

E non mi fate dire di più perchè le mie arrivano. Sempre.

Però.

Sembra che in giro ci sia qualcuno ancora convinto che non si abbia su queste piattaforme la libertà di dire/pensare/scrivere quel che ci pare e piace.

Sicuramente molti di voi già lo sopranno, ma visto che il mio blog lo leggono si e nò in due (e uno sono io) lo riporto fedelmente:

AVVISO AI DIFFAMATORI

Chiunque abbia divulgato notizie diffamatorie nei confronti dell’on.Cuffaro a mezzo internet, è diffidato a rimuoverle dal proprio sito web. Ricorrendo infatti gli estremi di reato, i colpevoli saranno perseguiti in via giudiziaria, tanto sul piano penale quanto su quello civile per il risarcimento dei danni.
In tale direzione, la rete internet è sottoposta ad un attento monitoraggio e sono già state avviate le prime denunce, sia nei confronti dei titolari dei domini, sia nei confronti dei rispettivi internet-provider responsabili in solido.
Le somme recuperate saranno integralmente devolute in favore delle famiglie delle vittime di mafia e di altre opere di utilità sociale e caritativa.

Questo simpatico avviso è apparso sul sito dell'on. Cuffaro, esponente di un "certo" partito, nonchè presidente della Regione Sicilia dal 2001.

L'onorevole avvisa i simpatici utenti di tutta la rete (!) che se, disgraziatamente, nei loro blog, su un forum, nel loro sito, hanno avuto la pessima idea di parlare dei suoi guai giudiziari, essi saranno perseguiti per diffamazione.

Addirittura annuncia che "le prime denunce sono già in viaggio".

Addirittura.

Così, imbattutomi per curiosità nella notiziola, ho voluto fare un giro nella vita del simpatico Onorevole.

Il Presidente della Regione Sicilia risulta indagato, come riporta il quotidiano "La Repubblica" per Mafia.

Il Presidente è tuttora sotto processo.

Come altri illustri Presidenti, resta in carica, in Sicilia e anzi, diffida chiunque dal discuterne.

Chiede il sequestro del DVD "La Mafia Bianca" che, parzialmente, lo riguarda.

Chiede che Sky non trasmetta un servizio con il medesimo titolo.

Dice che inquinerebbe la libera scelta degli elettori in Sicilia. Siamo in periodo elettorale.

Ma visto che vuole fare le cose per bene, intima anche le voci scatenate, sciolte e magari un tantino sgrammaticate dei Bloggers.

Come possa farlo, come possa "attaccare" e "minacciare" l'intera rete, resta un malidettu misteru.

Però, visto che lui può farlo, forse un giorno mi posso trovare contro pure il Controllore canuto del Cisalpino, incazzato per essermi risentito con lui.

(forse).

Ora vado a casa e mi barrico. Non mi avrete mai.


Simone, minimal 18:20 | commenti: commenti (popup)

martedì, 06 giugno 2006 in:

Nigeria - Svezia 0-1


Spiacente signorina ma ho vinto io.

Si, cara la mia giornatina di merda infida, è inutile che fai la vaga e guardi a destra e sinistra.

Gnegnegne, cara mia, ci hai provato, lo ammetto, ma hai perso.

Ci hai provato stamattina a non farmi partire la sveglia, sperando di farmi arrivare in ritardo. Bel tentativo ragazza.

Ma il sottoscritto era già vigile come una roccia. Mi fai ridere.

Ci hai provato stamani a farmi star male con la triste storia delle mie finanze.

Bah, al massimo Callisto Tanzi saprà che c'è qualcuno che se la passa come lui. Badalì (badalì è notevole, dovresti provarlo).

Ci hai provato perfino da poco, prima con un cliente molesto, poi a farmi sorprendere dalla pioggia.

Spiacente signorina ventiquattrore, non ce la fai con me.

Sai qual'è il mio segreto?

C'ho i poteri.

No, non intendo la storia delle canzoni che partono a comando dalla radio (anche se ammetto che fa sempre un certo effetto).

Parlo della possibilità, in qualunque momento, di allungare un braccio verso il lato opposto del letto. E di trovare uno di quei sorrisi che te, bella giornatina da quattro soldi, neanche ti immagini.

A volte, pensa, non è neanche necessario stenderlo tutto il braccio. Con questo fresco capace me lo ritrovo già a pochi centimetri dal viso.

E neanche ora riesci a far granchè. E' inutile che cerchi di bloccarmi il pc impedendomi di postare.

E' inutile che cerchi di far impazzire la tastiera (facendola scrivere le lettere in greco).

Spiacente.

Guarda, giornatina ridicola, ti sfido.

Mi son pure giocato mezza partita a Sonic, sotto lo sguardo attonito della mia Metà.

E tu che hai fatto? nulla. Cara la mia giornatina, guarda oggi puoi pure arrenderti. Non c'è gioco quando si è così, dolcemente, in due.

(eddai, sii sportiva, Nigeria - Svezia 0-1)®

Simone, minimal 17:09 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 05 giugno 2006 in:

***


entrando ti colpirà il soffitto. un muro di pietra, una volta un po' bassa per dirsi elevarsi verso le nuvole.

entrando, con ancora un piccolo singhiozzo se sei allergico alle rose appena sbocciate, resterai a fissare le panche.

Ordinate, distribuite su due file, con al centro un passaggio stretto. Ci passerrano giusto due persone.

Ti apparirò come un piccolo locale fresco, come certe cantine di una volta, dove il vino, quello buono, riposa. Per anni. Quel vino buono che avrai timore a stappare, dall'alto dei bottiglioni da grande Occasione protetti dalla lacca rossa.

E mentre ripensi alla lacca rossa della busta, quella carta di un impercettibile bianco caldo, alla luce di una alogena allungata verso terra, alle iniziali di due consonanti vicine, sorriderai.

Una piccola cattedrale.

Sono un po' così. Un rifugio distante dai rumori della vicina autostrada.

Un rifugio separato pochi passi da case moderne, con viste orgogliose sulla mia campagna.

Sono un po' così. Sono minuta ma sincera.

Non nascondo la mia età sotto un intonaco rifatto di fresco, dietro alla calce bianca e ruvida di un qualche artista maniaco di plastiche facciali.

Una signora minuta, una di quelle simpatiche vecchiette che dici "oh, alla sua età guarda come corre ancora!".

Una ragazzina con le rughe. In fondo i bimbi son tutti ragazzini con le rughe.

Cerchi con lo sguardo lo spazio di quelle pareti. Forse vorresti contarmi i mattoni, le mie pietre sgualcite di fresco, ravvivate dai gelsomini portati la mattina presto da un fioraio zelante con la sua ape.

Cerchi i miei piccoli altari sinceri. Niente di colossale.

Troverai solo quello che realmente appare. Vedrai solo quello che realmente sono.

Vedrai che non offro tanta luce dalle mie vetratine opache. Vedrai che tutto appare soffuso e che le candele giocano da protagoniste come in una notte senza elettricità.

Mi curverò silenziosa sotto il peso delle persone, che faranno brusio entrando, disponendosi lungo le panche, alla ricerca del posto migliore, da cui osservare la mia testa centrale.

Magari nell'unico giorno di singolare importanza, preso forse da qualche sudore per le prime temperature un po' sopra la media, cercherai il sollievo di copro e spirito in poche gocce di fonte battesimale. Acqua fresca, tenuta costante dalla poca luce e dalla pietra.

Entrerai e penserai che non vi terrò tutti. Forse dovrai restartene in piedi, appoggiarti e farti sostenere da me.

Ti incuriosirà l'organo sopra la porta centrale.

Ti incuriosirà sapere se lo faranno cantare quest'oggi.

Seduto resterai in ascolto.

Quel "la" che di solito dà inizio alla camminata della vita di Due persone.

Sarà allora che, inaspettata, scenderà una piccola lacrima da quel viso indeciso. Tu che fingevi superiorità verso di me, Tu che deridevi il mio timido aspetto, un po' burbero di campagna, ti sentirai più a casa che in un centro affollato.

Ti sentirai a tuo agio e un sorriso si farà largo tra i vecchi dubbi.

Qual'è il rumore di una scarpa sulla pietra serena? quel tacco di cuio, quel ticchettio sordo, lo conosci?

Oh, io lo so bene. Sai quante scarpe dalle fogge curiose hanno varcato il mio ingresso?

Quella piccola scarpa farà un passo dopo l'altro, accompagnata da un piede sicuro. Da un braccio che la tiene come la teneva, nei suoi primi passi scalzi lungo il corridoio di casa.

Un passo dopo l'altro.

Io sarò una piccola cattedrale commossa, una piccola signora anziana e sorriderò della scena.

E le mie rose saranno fuori ad attenderti, assieme al rumore delle foglie di primavera.

Mi ringrazierai.

Simone, minimal 17:53 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 05 giugno 2006 in:

Notte prima degli esami


Ci sono piccole gioie nella vita che rischiano di passare quasi inosservate. Anzi, non rischiano. Passano proprio.

Un po' come beccare quella dannata ronzante zanzara alle tre di notte, sul muro.

Dopo che ti ha tormentato le mani e le braccia.

Una piccola soddisfazione.

O forse cercare di sedare l'ansia di un momento, la mancanza di sonno con una lettura fotocopiata farcita di art nouveau ed echi spagnoleggianti provenienti dal pc acceso.

Ci sono gioie che vanno oltre la normale percezione di felicità. Poi, sottilmente si sommano.

E riscopro un mattino di mezzogiorno col sorriso sulle tue labbra, con tante cose da fare ma soprattutto da VOLER fare.

Di gusto.

Scivolati soavi, plananti sul weekend di incontri, sempre con lo sguardo nelle mani, sempre attenti uno nell'altro.

Attenti a qualunque tensione potenziale possibile.

E tutto, anche la carta vetrata più ruvida si liquefà al sole di questi piccoli sguardi complici.

Li dai per scontati, ma poi li sommi e fanno il perchè del 19 Maggio.

Pochi giorni e speranze, sogni paure alla base di scelte.

Così devo scrivere e incoraggiarti.

Scrivere e spronarti.

Spronare il tuo essere libera in tutto.

Libera nelle tue scelte di oggi, di domani, di settembre e di Maggio.

Libera di rimettere ogni volta in discussione tali scelte, di parlarne quando e come vuoi, di affrontarle e di evitarle se il giorno non è quello giusto.

Libera di sentirti a un bivio e aver la sensazione di non arrivarci preparata. Libera di dirmi ogni momento, sempre: parliamone.

Libera perchè solo così si arriva alla vera unione.

Dal completo consapevole percorso assieme, mano nella mano ma non tirati.

Solo così.

Ed io ci sono per sostenerti, non per trascinarti. Mai.

Respira tranquilla, anche alle 5 del mattino con il libro aperto se vuoi. Respira e non preoccuparti, non sentirti unico individuo.

Si è due in ogni circostanza o banalmente ma sinceramente,

nella buona e nella cattiva sorte..

 

Simone, minimal 16:18 | commenti: commenti (popup)

domenica, 04 giugno 2006 in:
Primo Round


Parte uno.

Si perchè per conoscere i miei genitori purtroppo non possiamo fare un'infornata unica.

Porca miseria, due ne ho, pure pochi parenti mi son rimasti.

E invece domani ti dovrai subire un pranzo numero due.

Ora ricordo quando mi volevi preparare mentalmente all'incontro con i tuoi mille mila zii cugini nonni.

Ora ricordo e rido.

E ricordo pure stasera. E rido lo stesso.

Alla fine la parte più impegnativa è mangiare. Se riesci a digerire tutta la due giorni di primi, secondi, dolci contorni caffè/ammazzacaffè, sei un pezzo avanti ragazza mia.

Anzi, sono ottimista, sei già un piede dentro questo matrimonio.

E rido, pensado a noi due su qeull'altarino minuto, circondato dalle pietre di quella chisena che ci ha accolti nevicando. Ci ha accolti in bianco.
Imprescindibile, da non dimenticare.

Così, mentre rido ancora (perchè rientri a sorpresa e dovevi scrivere tu) ripenso a tutto.

Ripenso ai noi di quattromesifa. Ripenso a noi due. Al primo incontro.

Anzi. Ripenso a quello che ci scrivemmo a proposito di come ci saremmo immaginati. Con i nostri scudi un po' alti, all'inizio. CHé dal vivo fa semrpe paura.
E poi, un sorriso dopo l'altro ci saremmo ritrovati mani nelle mani, alla comunione di tua cugina, e pronti per la cena incontro tra madri/suocere.

Mammamia. Mohammed Alì doveva picchiare parecchio ma noi due su questo ring della vita ci battiamo proprio come leoni.. Ne abbiamo stesi più noi in pochi mesi..

Per cui rieccomi a stringerti le mani, sotto le nostre copertte un po' disordinate. Stringerti e pensare a domani.

secondo round.

see.. l'avversario è già KO..

troppo facile così.

(cercherò di inventarmi qualcosa per il tavolo dei molesti al pranzo di nozze, tranquilla..)
Simone, minimal 00:02 | commenti: commenti (popup)

giovedì, 01 giugno 2006 in:
Italo - Spagnolo


Ore 22:48, da qualche parte vicino ad MTV, c'è un tizio che pare Fabio Volo dalla voce ma con la barba incolta che fa molto cuba.

Sorrido, perchè stanno suonando un vecchio successo di Jannacci, con Pacifico e Frankie Hi-NRG che pare abbia ingoiato un chilo di bicarbonato e perso i reni per strada.

Sembra minimo dieci chili meno.

Sorrido perchè la televisione da piccolo era una manna. Manco ce l'avevo in camera e la desideravo da matti.

A dirla tutta mica volevo infiltrarmi nel letto dei miei per la loro compagnia. Anzi. Mi facevano caldo e occupavano la maggior parte delle due piazze.
No.
Io lo facevo per la televisione.

E da qui a passare pomeriggi con la tele accesa in cucina, fingendo di studiare, il passo è breve.
Mi rincorrerei le risate della faccia ripensando ai cartoni animati, oggi roba da Flashback veramente, e a quanto ci stavo dietro.

Poi, con la fase adolescenziale, venne la passione per il cinema.
Intendiamoci, mai stato il tipo da sala esse.
Avrei voluto ma mi addormentavo di fronte alla locandina appesa fuori. Non me ne vogliate.
Insomma, in breve quella scatolona mi ha seguito per parecchi anni, fino all'avvento del modem.

Con il modem ti ritrovi in questo spazio indefinito, patrimonio del peggio e del meglio. Oggi più che mai.
Ti ritrovo la voglia di cinema, la voglia di musica, la voglia della scrittura, del ballo, della pittura.

Qui riscopro spunti, poi magari esco e riscopro le librerie e provo a dormire in prima fila ad un bel film d'essai. Cavolo, almeno ho pagato il biglietto, ci metto la volontà.
E la tv piano piano me la dimentico.
Manco gli dico grazie.
Piuttosto guardate, riscopro la radio. Si la radio in macchina.
E ora, in una serata di Ferrara un po' fredda per essere giugno, mi risalta fuori la voglia di tv.
Come il bimbo di 4 anni che si infilava nel lettone. Solo che adesso almeno metà del lettone è mio (AHRAHRHAR) e ci sto più comodo.
Ascolto un programma vagamente disinteressato di se stesso come Italo-Spagnolo, ci ritrovo Frankie dimagrito che mi canta Jannacci e sorrido.

Sorriderei meglio con l'altra metà del mio letto, così lo scrivo qui.
Perlomeno, quando stanca e magari con quel viso un po' così torna in punta di piedi nella stanza, ritrova questa emozione.

Questa emozione delle 22:48 rinchiusa tra pochi tasti blu.

Buonanotte
Simone, minimal 23:00 | commenti: commenti (popup)