Programmatico

mercoledì, 26 luglio 2006 in:
Inutile girarci attorno, facendo finta che non se ne possa parlare.

Firenze è su tutti i telegiornali da settimane.

Fa caldo. Quando la colonnina sale palazzo vecchio diventa la ripresa simbolo di questa estate torrida.
La gente vicino alla fontana a cercare un refrigerio inesistente e illusorio.

Fa caldo.
Ci si scotta con la portiera della macchina, si soffre di fronte alla pizza calda a pranzo, con il viso rosso e accaldati, tra la volontà di mangiarla e la sofferenza del vapore che ci innaffia i volti.

Per cui il rifugio è uno.
I pochi giorni che ci separano dal Viaggio.

L'Irlanda è a poche ore da noi. Con la sua media stagionale sui 18 gradi. Devo toccarli con mano per esserne sicuro.
La sciarpa. Oddio forse ci vuole la sciarpa quando piove e tira vento.
Quasi non ricordo come è fatta quella striscia di lana che si avvolge attorno al collo.

E mi viene da ridere. Pensando ai letti e ai tetti. Alla tenda sferzata da un piccolo temporale preserale.
Noi sotto che rivediamo le foto della giornata.

Sembra uno di quei post che possiamo leggere in milioni di blog.
Anzi, direi che è proprio uno di quelli.

Questo spazio diventa ogni giorno meno letterario e più profano.
Un tempo me ne rammaricavo.

Oggi invece sorrido alla variante. Meglio così.

Come ogni stagione, si accetta il cambiamento con un sorriso.
Sapendo che al ritorno ci saranno altri e nuovi preparativi.
Verso un viaggio di una vita assieme.

Ecco come stendo il post di oggi: in modo programmatico.

Per punti e numeri. Dall'1 alla Z.
Così, rileggendomi, saprò che tutto è ancora e sempre in ordine. Al posto giusto.
Come tutto torna in ordine da quando siamo assieme.
Dal risveglio confuso e sfocato delle letture mattiniere, Al sonno degli occhi chiusi sulle pagine aperte della sera.

Così è qui, così sarà ovunque.
A Firenze, in Irlanda, sotto la tenda o al caldo di un Ostello, nella nostra nuova casa, nella tua cameretta in mansarda.

Ovunque.

Questo ordine delle cose mi rinfresca lo spirito.

Sei l'aria condizionata della mia vita afosa.

(sarà poco poetico, ma a trentasei gradi questo mi viene in mente. I frusci di serpi li lascio a Eugenio che magari il caldo non lo soffriva)
Simone, minimal 14:35 | commenti: commenti (1)(popup)

Cavaliere dei Draghi Mancati

lunedì, 24 luglio 2006 in:
Ci giriamo attorno da diversi giorni.
Di rientro da gite fuoriporta, concerti accaldati, visite lampo al trentino di Thun, si passa a fissarla e ci si pensa.

Ci si pensa che, come ogni anno, in città, in questo periodo, c'è lei.

Il periodo sfigato, quello della gente che non c'ha i soldi per starsene tre mesi al mare.

Il periodo sfigato di coloro che rimangono a lavorare o semplicemente a prendersi l'umido fastidioso e inquinato della città.

Il periodo sfigato in cui comunque non ci sono neanche grosse opportunità di uscita.

E così come un enorme imbuto della sfiga, la sinistra inaugura puntuale e nel centro di FIrenze, la sua Festa dell'Unità.

Dal 13 Luglio all'8 Agosto Firenze è teatro di una cassonata di roba incernierata da bandiere di sinistra.

E la fierina di paese, quella con la ruota della fortuna fatta lasciando storpio un vecchio carretto, ridipinta di un  rosso fuoco, che ti promette prosciutti e salamini, o ceste di olio e vino, dov'è?

C'è anche questo nella Festa del'Unità di Firenze.

Solo che il tutto viene inesorabilmente soffocato dall'etnia, la moderna tendenza che fa molto socialforum di commistionare il tutto con roba afroasiatica. Al più inventata sul momento, improvvisazione sociale.

Anche nel mangiare improvvisato e fintamente radical-chic si dinstingue la sinistra.

Tra kebap e specialità indiane, tra mercatini di cotoni colorati di ogni paese e maglie del Che (che ci stanno sempre ovunque), c'è pure il gruppo impegnato, che canta canzoni di guerra e pace, tra ritmi arabi e vecchie melodie della resistenza.

Mentre sfogliamo gli album di Radiodervish e Modena, coi loro appunti partigiani, in cerca di dischi da Manifesto di un certo spessore, mi sale la malinconia per l'ingiustificata assenza della bandiera che un tempo era principe di tutto questo.

Non si è vista. La bandiera di Rifondazione.

Triste, non vi pare? Nella fiera del Che, dei suoi ideali, della resistenza, di ciarpame fintamente russo che solo noi idealisti da 5 euro riusciamo ancora a comprare, proprio Lei si è fatta da parte.

Magari Fausto ha una festa tutta sua.
Senza consumismo della sfiga, senza cibarie da asporto rinate in ricette dell'altro mondo, dell'altro mercato.

Magari Fausto è in una bella piazzola di paese.
Di quelle coi covoni di fieno attorno e il calcinculo basso, per i bambini.
Con la sua bella ruota rossa e i prosciutti in bellavista.

Se ne sta lì su uno sgabellino di plastica e il microfono che fischia quando incita i paesani.
Ma perlomeno li incita.
Con una bella camicia a quadretti e le maniche arrotolate.
Li incita a svegliarsi, a pensare, a riflettere su quanto stiamo diventando parodia di tutto questo essere di sinistra.
Tanto che quasi non ci si crede neanche noi.

A volte mi viene da pensare che per essere così, dobbiamo proprio parere i peggiori berlusconiani di tutti i tempi.

E Fausto urla, ché gli tremani le mezzelune di vetro.
Trafelato mentre stringe il portaocchiali.

Urla al vento, al calcinculo che gira la musica dance, al barista che spina rosso antico nei bicchieri di carta.

Un cavaliere dei Draghi Mancati.

In un medioevo dell'autoironia.

Mentre i paesani si sforzano di capire Fausto, i cittadini accaldati di fine luglio si sforzano di sentirsi intelligenti ascoltando canzoni di resistenza araba.

.. tutto questo per giustificare il duplice acquisto di Eragon e Eldest, pagati dieci euri in tutto alla Festa dell'unità..
Simone, minimal 02:01 | commenti: commenti (popup)

Siamo alla frutta

mercoledì, 19 luglio 2006 in:

Mentre sorseggio succo di pesca di incerta provenienza e ironizzo con questo titolino furbacchione ai recenti eventi che i più aggiornati quotidiani lasciano in disparte (chissà perchè.. sarà sempre meglio che il solito servizio sul caldo, o no?), mi soffermo su questi ultimi istanti di intensa attività lavorativa.

Ci sono notti in cui sogno di stare al sole tra i campi, novello uomodelmonte, ad assaporare gli agi della vita agreste.

Poi, sarà il caldo, sarà il freddo dell'aria condizionata, finisco sempre con il risvegliarmi non prima delle 10.

E penso che quindi le mie braccia sono state strappate all'agricoltura per un buon motivo.

L'unica cosa che cresce rigogliosa in giardino è la salvia. E credo sia una mutazione rampicante che non morirebbe neanche sputandoci fuoco sopra.

Il basilico stenta. Non mi attivo molto per averlo bello verdone, ma lo innaffio tutti i giorni.

Niente, non ci sono tagliato.
Chissà, magari nella prossima vita spruzzo ordini sintetici che dicono alle piante di fare frutti. Niente foglie.

Che poi in effetti, che ci si fa con le foglie? No, ve lo dico io.. le foglie non sono sane.. sono il male.

Fonderò un movimento per abolire le foglie.
Già mi viene l'acquolina in bocca pensando ad un ciliegio carico solo di ciliegie.

Oddio, più che altro mi viene il mal di pancia pensado a quante ne mangerei così..

Ma i miei son solo sogni.. resto maledettamente cittadino. Legato all'asfalto ed ai supermercati.

Ce l'ho di fronte il supermercato, figuratevi un po'.

E mi compro il succo alla pesca confezionato nelle bottiglie di plastica. Vivrò una settimana meno per questo.
Ma pioverà a dirotto, per cui, chissenefrega. (citazione del piccolo Woody Allen, sia mai che finga di averla inventata su due piedi)

Mi sento proprio la fiacca di fine luglio. Ci vuole una vacanza, altrochè.
D'altronde, se perfino il buon Dio si sta riposando dopo sette giorni di altalenanti costruzioni terracque, potrò io farmi un bagno di relax fino a fine Agosto?

Nel frattempo il succo di finta pesca è finito. Vado a comprarne ancora.
Prosit.

p.s. doverosi ringraziamenti a Greenwich per il bottone di blogghè toscano, nonchè per essermi, fin dagli albori, di ispirazione.
Lo so, non c'entra una mazza con quanto detto finora, ma glielo devo. Anche perchè come Lui stesso aveva predetto, mi sono dimenticato gli auguri per il compleanno.
Visto che non avrei mai aperto un blog senza il suo, almeno un grazie ci stava bene.

Simone, minimal 16:49 | commenti: commenti (popup)

Matriagio perfetto

martedì, 18 luglio 2006 in:

Siamo decisamente a buon punto. Onestamente non credo che il temibile e molesto organizzatore di matrimoni de "Il Padre della Sposa" avrebbe saputo far meglio.

Lui, con quell'accento improbabile, e quell'aria da saccentone sotuttoio..

Qui siamo avanti, altrochè.

Oggi, con un colpo di frusta, ci siamo accaparrati il luogo del ricevimento.
Dovrei essere discreto, magari non gufarla troppo, ma l'emozione è tale che tutto il resto è noia.

Oltretutto siamo ad un bel giro di boa, dopo gli ultimi acquisti per l'Irlanda.

E tutto si tinge, lento, di verde. Perfino la pioggia, quella fina, appare un miraggio concreto e piacevole.

Non per il caldo, ma per l'atmosfera che si respira al mattino in casa, tra odori di briosche calde e latte e cheerios.

Tutto ovattato e rilassato, perfino se c'è bisogno di preparare una camomilla nel cuore della notte, a chi ha mangiato troppo e ha la nausea.

Questa aria vacanziera, prefestiva direi, ci rende anche un po' molesti. Piacevolmente molesti aggiungerei.

(il post più lungo della storia quanto a tempo di redazione. Interrotto da lavoro per quasi un'ora)

Credo sia tutto. Rileggo.

Per la cara vecchia CIA che comunque è sempre in agguato, nei blog comunisti come questo.

Andata.

Simone, minimal 17:21 | commenti: commenti (popup)

Outlet

domenica, 16 luglio 2006 in:
Avete presente la scena finale dell'Arca perduta?

Quella in cui l'arca, una volta recuperata, viene messa "al sicuro" nello scantinato pieno di misteri e grande quanto l'IKEA reparto giardinaggio?

Ecco.

Esistono misteri assai più complessi nel mondo, alla portata di tutti.
Senza dover aprire quei polverosi scatoloni dell'area 51.

Uno di essi è l'OUTLET.

Vicino a Firenze, precisamente a Barberino del Mugello, sorge una sorta di Disneyland del consumismo.

Un borgo medievale (sta scritto così) completamente creato per soddisfare uno dei bisogni più intensi dell'animo umano: Lo Shopping.

L'OUTLET svolge il suo compito conducendo la famigliola nell'allegra gita domenicale fuoriporta tra un negozio e l'altro.

Grandi firme. Centinaia di capi di vestiario diversi, dal calzino al calzone. Dalle scarpe al berretto.
Ogni capo ha su tre prezzi.

Il primo è il prezzo che pagheremmo se fossimo in un negozio normale.

Il secondo è, in neretto, il prezzo OUTLET.

Il terzo è il prezzo più infido: il prezzo a saldo.

Dal 15 Luglio Barberino OUTLET è entrato nei saldi.

cosa vuol dire?

Vuol dire che il parcheggio di duemila auto era completo alle prime ore del pomeriggio e venivano allestite aree di sosta alternative da cui raggiungere il borgo medievale con bus navetta.

Ora dovrei aggiungere, da buon marito caduto nella trappola domenicale, che tutto questo cela la più bieca delle fregature.

Niente di tutto questo.

Vorrei davvero dire che è una trappolona per il vostro bancomat. Ma la verità è che ci si fanno ottimi affari.
Questo è il vero mistero, altro che Fatima.

Come mai una tuta dell'ADIDAS che a dicembre ho pagato quanto una mercedes adesso costa meno di quella tarocca al mercato?

Quando, esattamente, l'ho preso in culo? (oddio cara, ho detto culo.. domani vado a confessarmi)

Questo mistero dal fascino orientale (è tutto made in thailandia) andrebbe studiato dal dott. Jones a colpi di frusta.
Qui ci viene fuori un Indy 4 con i controcazzi (ahi.. ho detto cazzi..) ve lo dico io.

Aspettando la soluzione del nostro Harrison Ford, che salva i bambini thailandesi chiusi nelle miniere a cucire le tute che qui pago 15 euri, io da bravo capitalista filo occidentale, continuo a comprare.

Quasi mi strapperei la tessera del partito da solo. Se l'avessi.
Simone, minimal 23:22 | commenti: commenti (popup)

Diamoci un taglio

venerdì, 14 luglio 2006 in:
Sembro una di quelle personalità confuse che sfociano ogni istante di vita dentro queste righe di pessimo italiano.

A volte le cose semplici sono le più sincere.

Così eccomi qui, con la testa leggera. Leggera anche per il lavoro che va sfumando verso le inevitabili vacanze.

Perso a pensare al verde musicale dei prati di Irlanda.

Come ieri, quando fissavamo quello strano sig. E che rimescolava le nostre certe musicali su di lui con tono eccessivo da pop star.

Torno logorroioco, maniacale scrittore di istanti, di attimi. Come il lungo attimo di quotidianità concesso dalla mia metà che sfoglia il giornale in camera, con i pantaloncini del pigiama e la maglia con cui abbiamo visto l'ennesima casa.

Ed io, con ancora su il gel (o pasta) di quelli del parrucchiere, che come te li sistema lui non c'è storia.
Tanto che stavo per comprarlo quell'impasto miracoloso. Ma tanto si sa, non avrei tempo o costanza di impiastricciarmi i capelli.

Meglio così oltretutto.

Siamo ritornati con gioia e tripudio alle letture minchia.
Possiamo ritrovare la profondità in ogni sguardo del nostro primo risveglio, in ogni immagine della nostra perfetta quotidianità.

Il mondo in bianco e nero dei libri seri non ci offrirebbe panorama maggiore. A parte una estensione delle tempie e un po' di snobbismo letterario.

Ma quello lo si può anche fingere nei circolini meno pretenziosi.

Così si legge fumetti, si discute del caro vecchio DYD (quando ancora somigliava a Rupert Everett).
E lo si fa per intellettualismo anni 90 e per non addormentarsi in autostrada.
Due nobili intenti.
Si discute di ampi vani e del vago concetto che hanno gli agenti immobiliari di questa affermazione.
Per i crudi del toscano (sembra una battuta ma cela intatta tutta una verità da ridere che non vi dico), ampio vano è uno spreco di tempo tra il mercato di sant'Ambrogio e la piazza di Santa Croce.
Un open space grande quanto la gabbia di Nedo.

Buffo. basta una veloce pedalata e in un'ora torno con i capelli corti.
Bisio deve aver osato un giro d'Italia.

Detto questo ed esaurito il mio pessimo umorismo preserale, scappo e saluto.

Ho un appuntamento.
Simone, minimal 23:25 | commenti: commenti (popup)

Pedalando in Bicicletta

giovedì, 13 luglio 2006 in:
Sera.

Direzione centro.

Mi appoggio al tuo mento e premo sui pedali.
Davanti la strada, poi la gente, poi i piccoli banchi in esposizione di Borgo la Croce, BOrgo in festa per queste sere.

Il centro è stranamente sereno, calmo.

Caldo ma non umido. Non troppo.

Pedaliamo, camminiamo, leggiamo libri alla ricerca di Libri, come un tempo.

Poi tutto scivola di nuovo verso casa. Verso il nostro letto rosso dentro e fuori.

Tutto scivola verso oggi.

E stasera Eels.

Alla fine di tutto questo pedalare rimangono sempre suoni e colori. Il rosso e la canzone di neffa.
I tuoi capelli scuri, le luci di camera nostra e il loro riflettersi sulla porta a vetri.

Colori e suoni.

Aspettando il sole d'Irlanda. O la sua pioggia fina.

Certi momenti andrebbero fumati, ma con questo mal di gola meglio soprassedere.
Simone, minimal 12:21 | commenti: commenti (popup)

Put Your Lights On

martedì, 11 luglio 2006 in:


Era Pasqua.

Era Aprile, stavamo insieme da neanche tre mesi.

Ma avevamo le idee così chiare, da scegliere già le luci di casa nostra.
E comprarle.

Certo, montarle è un'altra storia.
Non so se si legge quella piccola lettera, girata via mail un po' di tempo fa, dove si rinvanga tutti i pregi di essere la generazione degli anni '80.

A leggerla, manca un dettaglio.

Noi, di quella generazione, sappiamo la differenza tra un cavo Eide e un Sata, con tutta probabilità.

Ma ignoriamo le basilari leggi dell'elettricità.

Fase, Serie, Terra, cavi colorati (spesso con colori spenti agghiaccianti).

Buio totale. (questa è veramente orribile)

Ci sono volute cinque ore. Con interruzione cena.

Alla fine, dopo mesi dall'acquisto, abbiamo la Nostra Luce.

Questi colori caldi che tanto adoriamo.

Ha ragione Giannini. Quella storia dell'energia è un mistero. Io già avrei avuto problemi ad inventare la cera per i candelabri.

Della lampadina so solo che quando si brucia va cambiata.
E fa "pof!".

(e non come il papero di gomma, che faceva "phhhr")
Simone, minimal 01:42 | commenti: commenti (popup)

Campioni del Mondo! (reprise)

domenica, 09 luglio 2006 in:

Oh, prima ero un po' preso dall'evento, capiamoci.

Adesso sono calmo, tranquillo, rilassato.

Siamo stati più forti. Siamo stati correttissimi.

Zidane si è rovinato la reputazione per sempre. Fossi un francese mi vergognerei soprattutto di lui.

Sono passati vent'anni. Allora, nell'ottantadue, voci dalla regia mi dicono che mio nonno fece il giro del centro in bici, con me nel cestino.

Vorrei ripetere la cosa.

Vorrei davvero prendere la bici, quella con i manubri torti e il cestino.

Vorrei metterci mio figlio e portarlo in giro a festeggiare.

Poi, tra vent'anni, raccontargli della nostra "pedalata".
Simone, minimal 23:21 | commenti: commenti (popup)

Campioni del Mondo!

domenica, 09 luglio 2006 in:

Che dire..

Puppa!
Simone, minimal 22:45 | commenti: commenti (popup)

Deliri

domenica, 09 luglio 2006 in:

Mal di testa e febbre.
Un divertimento che non vi dico.

Antibiotici, sciroppi, spray, gargarismi.

Mi senbra non manchi nulla.

A parte la salute.
Simone, minimal 19:53 | commenti: commenti (popup)

Come ti cambio i connotati..

sabato, 08 luglio 2006 in:

Era uno sporco lavoro, ma prima o poi dovevo farlo.

E così eccomi a scrivere su una nuova pagina bianca. tuttominuscolo, ché la vera PAGINA BIANCA, dopo un insolito risveglio alle 8 del mattino, adesso giace sul fondo del nostro letto, con la testa rivolta verso il muro.

In realtà ho fatto ben poco, a parte scegliere un diverso template e adattarlo alle mie esigenze.

Lo trovo in effetti più pulito. Sarà una delizia sporcarlo.

E' tempo di avvicinarsi al muro.
Simone, minimal 12:01 | commenti: commenti (popup)

Facciamo un gioco..

giovedì, 06 luglio 2006 in:

Ciao Simone, facciamo un gioco.
Per tutta la vita non hai avuto grosse sofferenze.

E non conta la varicella di terza elementare. Non ti ha lasciato alcun segno, sebbene di nascosto, lo so, ti grattavi le bollicine.

Quella casomai ha inciso su tuo padre, che non l'aveva mai preso e se n'è rimasto a letto per tre settimane, quando gliel'hai attaccata.

E non contano le febbri del liceo. La febbre del termosifone.
Te ne stavi a casa a guardarti i cartoni.

No, diciamolo te la sei passata piuttosto bene.
Finora.

Ora è tempo di far quadrare i conti.

L'altra notte, mentre dormivi, un virus putentissimo è entrato nella stanza, contagiandoti. L'ebola al confronto è una dermatite.

Da allora sono passati quasi tre giorni.

Te ne sei forse accorto al concerto dei Sigur Ros.
Stavi seduto sul muretto e pensavi a quella strana sensazione di fastidio in bocca.

Stavi seduto e intanto il putente virus intaccava il tuo organismo.

Ora è tardi.

Ti fa tutto male, fai fatica a mangiare, a bere.
Perfino respirare è diventato un problema.

Ora è tardi, dovevi pensarci prima.

Tu e quell'aria condizionata di merda.

Ora te lo tieni, il mal di gola.

Il gioco è finito.

(miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii)
Simone, minimal 22:26 | commenti: commenti (popup)

Huppapuppa

mercoledì, 05 luglio 2006 in:

Non sforzatevi di capirne il significato.

Neanche io a dire il vero conosco bene l'islandese, ma credo che una traduzione esatta del termine non esista o comunque potrebbe urtare la vostra sensibilità.

Però è un dato di fatto.

Si perchè quando aprono le danze, la prima canzone che intonano è proprio "Hoppipolla" (o huppapuppa non ricordo).

Una piazza illuminata da Dio, tanto da sentirmi uno stupido: quando serve la fotocamera non ce l'ho mai dietro.
Forse dovrei comprarmi lo zaino Seven anche io come nella pubblicità.



Mani giunte tutta sera.
Fino all'inevitabile epilogo, appena usciti dal turbine musicale.

Crucchi mangiacrauti, spiacente per voi, ve la siete gufata.
Simone, minimal 18:20 | commenti: commenti (1)(popup)

CercoCasa.it

lunedì, 03 luglio 2006 in:


duevani. duevani e mezzo termosingolo. trevani se conti anche mia zia.

Incredibile come cercare qualcosa di così grosso come una casa sia più difficile che rintracciare le ciglia nel lavandino. Specie quando il lavandino è nero.

Stiamo cercando, contemporaneamente, due cose: casa e il luogo dove fare il ricevimento di nozze.

Ora, per il secondo c'è internet. Ci sforna diversi castelli,ville,palazzi,garagebelligrandini. Si chiama, ti fanno sapere che per l'anno prossimo è tutto preso, ma perlomeno è una realtà.

Capisco perchè Liz Taylor ha alle spalle 7 matriàgi: avendo già il castello, perchè non sfruttarlo almeno una volta l'anno con un bel ricevimento?

Ma parlavo di case, roba per esseri viventi che non suonano la chitarra di fronte ad una folla urlante (dalla regia mi si comunica che neanche la Liz sia brava con la vecchia seicorde. Quindi la sua fortuna è un mistero. Come quella di Berlusconi del resto.)

Dicevo che trovare casa è difficile. E questo argomento potrebbe veramente generare il post più banale della storia del web.
Ho diverse riviste specializzate. Contengono miriadi di annunci.
Non capisco perchè la stessa casa, nella stessa via, con gli stessi metriquadri costi almeno tre prezzi diversi. E intendo molto diversi.

Devo vederle queste case, devo rendermi conto cosa vuol dire comprare casa nel 2006.
Tra gli impegni di questo anno ci metto anche questo: diventare buono e gentile con gli agenti immobiliari.

Soprattutto, in alcun caso devo pensare male di loro. Niente accidenti simo, ricordati che sei peggio di un x-men per queste cose.

Bene, ora che mi son tolto questo peso, posso tornare al mio tranquillo tran-tran quotidiano.

Simone, minimal 16:49 | commenti: commenti (2)(popup)

Siamo alle patate..

domenica, 02 luglio 2006 in:

Mi curi le bruciature con le patate, il rimedio della nonna.

Lo sapevo certo, ma ora ne ho la certezza:

E' amore vero.

(lacasasullagodeltempononèmale.quilodicoequilonego)
Simone, minimal 20:13 | commenti: commenti (popup)

Rifugi Antiatomici

sabato, 01 luglio 2006 in:

Dipende tutto dalla costola.
E' la copertina che fa la differenza tra un librominchia e un librofurbo.

Siamo tutti inevitabilmente attratti dalla copertina rigida. E' un messaggio subliminale che attraverso la lucida pellicola semovente, con immagini colorate o quadri d'autore, si insinua nel vostro cervello con queste due definizioni:

1) Chissà come starà nello scaffale di casa.
2) Chissà come è scritto bene.

Invece no.

Siamo ancora caduti nel vortice minaccioso del librominchia, o cagata paurosa, come solevo chiamarla tempo fa.

La confezione, se sei uno scrittore con le palle, sta a zero.
Se sei Baricco o Tabucchi o Hornby te ne freghi. Potresti scrivere sui kleenex e farti vendere dai supermercati biologici.
Venderesti uguale.

Ma gli scrittori del circolo librominchia no.

Hanno bisogno di una serie di rituali, di elementi imprescindibili. Senza i quali, spiacente dirlo, sono condannati all'oblio dei retrobottega.

Il perfetto scrittore di libriminchia deve:

1) Fare il libro cartonatissimo. La copertina deve essere rigida, con una sovracoperta salvapolvere che contenga sul davanti una riproduzione Rembrant, anche se poi parla di armi atomiche. Sul retro deve essere presente una sua foto. In bianco e nero. Con gli occhiali su e la barba incolta se uomo. Vestita da hippy mancata e capelli raccolti, niente trucco, se donna.
Non importa se la foto è di un cugino morto nel lago ontario.

2) Fare un libro grosso. Rendiamoci conto che questi libri li compriamo per riempire velocemente una libreria (con 4 o cinque facciamo uno scaffale; avete idea di quanti libri adelphi ci vogliano per uno scaffale? no? beh, più o meno lo stesso numero di "topolino"), quindi non si scende mai sotto le 500 pagine. La quantità annebbia il lettore, che dimentica la trama e il fatto che ogni tanto vi dimenticate le basi della consecutio.

3) Fare un titolo che sia alla moda. Oggi non esiste librominchia che non abbia per incipit "il codice.." "il mistero.." "Annibale alle Crociate". Questa è la parte cui si deve prestare massima attenzione. Il titolo serve per il punto 4 e deve ricordare le vostre precedenti opere. Se avete scritto già "il codice dei 7 samurai nani" ora è tempo di scrivere "Il mistero del nano ninja". Effetto garantito.

4) Farsi pubblicità a vicenda. Onde per cui occorrono titoli alla moda. Ieri ho letto una cosa incredibile: Dan Brown fa il critico verso gli altri libri minchia. E' qui che ho avuto la rivelazione:
Sono tutti parte di una setta, altro che Opus Dei.
Immaginate l'effetto del vostro tomo di 900 paginette, "Il mistero del papero nel frullatore" con su scritto: <<ho tremato fino all'ultima riga>>, Dan Brown.
Ci fate la prima ristampa, ve lo dico io.

Si perchè noi poveri vagabondi di libreria siamo terribilmente attratti dal librone col titolo banalone che pesa due chili. Ci sembra un buon acquisto, perchè ancora ragioniamo in termini di rapporto prezzo/quantità.

Perchè mai dovremmo pagare 18 euro per l'ultimo Brizzi quando per la stessa cifra possiamo avere questo tomo a quattro ante?

Gli scrittori di qualità lo sanno e allora si distinguono al contrario.

Lo scrittore intelligente è di sinistra. Questo non è mistero per nessuno.
Siamo una razza (quelli di sinistra intendo, non gli scrittori ché io so a malapena la condizionale del 3° tipo) ingenua, come dice Bisio. Ci facciamo fregare subito.

Se il figo è il tomo da 500 pagine con la copertina in lamiera e la cornice zincata, lo scrittore vero scrive al massimo 200 pagine, le fa rilegare alla piccola biblioteca o a sellerio, ci mette il disegno del figlio in copertina (se va bene, altrimenti nulla), e imbusta il tutto in un libro delle dimensioni di un pacchetto di Malboro rosse.

Niente copertina grossa.
Niente disegni intellettuali.
Niente libro enorme.

E cosa ben più grave, nessuno di questa elìte si recensisce a vicenda.
Ditemi voi se avete mai letto, su Oceano Mare, un commento <<fa cagare sotto da quanto è bello>>, Enrico Licalzi.

Questa è la fregatura. Loro credono nel passaparola, nella bona fide degli avventori.
Sfido che poi pochi assurgono all'olimpo della porche e villa a Montecarlo.
Ma la sinistra è così. Gioiscono di un divano intellettuale su reteItalia. Anzi, ne vanno fieri.

Con questi pensieri nel cuore, oggi come ieri è un'impresa disperata entrare in una libreria e scegliere qualcosa.

Secondo me oggi il vero centro intellettuale è l'erboristeria. Meglio: la sala da thè.
E' la, dove consumando un delicato estratto di tiglio e cardamomo che possono emergere le vere intelligenze interiori. Per poi entrare in libreria a colpo sicuro, senza brancolare tra le pile di carta.

Pensateci: nelle sale da thè il meglio è quello senza busta figa, confezionato nel sacchetto del pane, sigillato con la riga di scotch e i segni dei denti sopra.
Ce ne vantiamo di quel piccolo pacchetto.

Le erboristerie e sale da thè sono l'ultimo baluardo della nostra intelligenza comunista.
Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (popup)