Programmatico
Firenze è su tutti i telegiornali da settimane.
Fa caldo. Quando la colonnina sale palazzo vecchio diventa la ripresa simbolo di questa estate torrida.
La gente vicino alla fontana a cercare un refrigerio inesistente e illusorio.
Fa caldo.
Ci si scotta con la portiera della macchina, si soffre di fronte alla pizza calda a pranzo, con il viso rosso e accaldati, tra la volontà di mangiarla e la sofferenza del vapore che ci innaffia i volti.
Per cui il rifugio è uno.
I pochi giorni che ci separano dal Viaggio.
L'Irlanda è a poche ore da noi. Con la sua media stagionale sui 18 gradi. Devo toccarli con mano per esserne sicuro.
La sciarpa. Oddio forse ci vuole la sciarpa quando piove e tira vento.
Quasi non ricordo come è fatta quella striscia di lana che si avvolge attorno al collo.
E mi viene da ridere. Pensando ai letti e ai tetti. Alla tenda sferzata da un piccolo temporale preserale.
Noi sotto che rivediamo le foto della giornata.
Sembra uno di quei post che possiamo leggere in milioni di blog.
Anzi, direi che è proprio uno di quelli.
Questo spazio diventa ogni giorno meno letterario e più profano.
Un tempo me ne rammaricavo.
Oggi invece sorrido alla variante. Meglio così.
Come ogni stagione, si accetta il cambiamento con un sorriso.
Sapendo che al ritorno ci saranno altri e nuovi preparativi.
Verso un viaggio di una vita assieme.
Ecco come stendo il post di oggi: in modo programmatico.
Per punti e numeri. Dall'1 alla Z.
Così, rileggendomi, saprò che tutto è ancora e sempre in ordine. Al posto giusto.
Come tutto torna in ordine da quando siamo assieme.
Dal risveglio confuso e sfocato delle letture mattiniere, Al sonno degli occhi chiusi sulle pagine aperte della sera.
Così è qui, così sarà ovunque.
A Firenze, in Irlanda, sotto la tenda o al caldo di un Ostello, nella nostra nuova casa, nella tua cameretta in mansarda.
Ovunque.
Questo ordine delle cose mi rinfresca lo spirito.
Sei l'aria condizionata della mia vita afosa.
(sarà poco poetico, ma a trentasei gradi questo mi viene in mente. I frusci di serpi li lascio a Eugenio che magari il caldo non lo soffriva)

















