C'è da dire

giovedì, 31 agosto 2006 in:
che ascolto anche Badly Drawn Boy, un ragazzo disegnato male che scrive la colonna sonora di About a Boy.

che il cd di Music at The Crossroads è fantastico. E' piaciuto così tanto che si è incastrato nel lettore dvd in auto, minacciando di rimanerci fino a Natale. Non so di che anno.

che mancano 9 mesi. non al mio diventare padre (per quello forse meno, forse di più). ma c'è da dire un sacco di cose a tante persone per organizzare tutto e 9 mesi volano.

che l'Irlanda è proprio come nella canzone dei Modena: fatta di gente con i modi un po' rudi, un po' marinai ecco. Non sono scortesi, sono solo burberi. Ci piacciono così.

C'è da dire che non s'è rimpianto la reflex. Certo, avrebbe fatto un lavoro eccellente, ma la schiena (di entrambi) ringrazia. E la digitale ha comunque dato il massimo. Grazie digitale.

Dovrei dire che non c'è un vero motivo per cui cambio ogni mese il template del blog. Forse perchè è un po' il giochino nuovo, saper modificare la piattaforma a comando. Forse perchè il template è come un bel vestito che si deve adattare al copro ogni mese che passa (ogni chilo in più o in meno) (per ora in più, ma vabbè).

C'è da dire che l'aria di casa ha un odore tutto suo. L'aria tersa dell'oceano è una sensazione da capogiro, ma le quattro mura di camera hanno tutto un giro di entusiasmo che nello zaino 45litri invicta non c'entrava.
C'è da dire che l'invicta all'estero è come cantare "sono un italiano" in continuo.

Ma vabbè, fa parte del gioco.

C'è da dire che gli ostelli più fighi spesso sono quelli piccoli. Quelli da 200 posti con carta magnetica per entrare in camera perdono molto fascino dietro i corridoi o alla reception.

C'è da dire che quelli della reception parlano un inglese incomprensibile. E anzi si sforzano di essere impenetrabili soprattutto al telefono, soprattutto se non c'è campo.

C'è da dire che vedersi l'anteprima dei Pirati dei Caraibi in un multisala a Galway è veramente un'esperienza turistica: eravamo perlopiù italiani, ridevamo solo alle scene prive di dialoghi, abbiamo capito il 70% della storia, ci siamo spoilerati il finale.
Ma vuoi mettere il sottile gusto di rientrare in patria con un bagaglio di conoscenza che nessun altro può vantare?
Come aver letto nel 2000 il codice da vinci. E bisbigliare a tutti che.. insomma.. quel tipo accanto a Gesù nel quadro in effetti ha un'aria vagamente effemminata..

C'è da dire che lo zaino fa molto routard, ma il trolley è parecchio comodo, specie se ti trascini dietro anche la casa con i mobili.

E si deve aggiungere che le pecore d'Irlanda le lavano pochissimo, se poi i maglioni sembrano caciotte di Pienza stagionatissime anche dopo un bagno di ore nel Coccolino.

C'è da dire che forse sono fatti di Cacio di Pienza perdavvero.Ma l'etichetta in gaelico rende il tutto confuso.

C'è da dire che io l'applauso per l'atterraggio al pilota della Ryan Air non l'ho fatto. Non capisco perchè devo congratularmi.
E' il minimo. Credo.
E poi non credo che chi invece ammara nell'oceano vada poi a lamentarsi dal comandante e dica: "oh ma chi ti ha dato il brevetto? Kennedy?"
(questa in effetti è di cattivo gusto. devo smetterla di addormentarmi con i Griffin.)

C'è da dire che la tentazione di fare le foto dal finestrino dell'aereo, sopra le nuvole sia paragonabile a quella di fissare il water prima di tirare lo scarico. Subito dopo ce ne pentiamo, ma sul momento nessuno resiste.

Beh, stavolta ho resistito. (niente foto dall'aereo, volevo dire).

C'è da dire che, se svuotare una stanza e ricostruirla altrove comporta questo lavoro, capisco i soldi che pretendono i traslocatori professionisti. Soldi spesi bene, aggiungerei.

C'è da dire che non ho idea di dove mettere il pianoforte. Ma questo è meglio dirlo solo qui.

E poi credo sia tutto. O magari no, ma per ora basta così.
Simone, minimal 14:09 | commenti: commenti (popup)

I Lepricani me l'hanno fatto fare!

mercoledì, 30 agosto 2006 in:
tendo la mano.

Ancora nel sonno, ad occhi chiusi, tendo la mano per controllare a che punto siamo.
Della notte intendo.

Cerco il telo della tenda per sentire la condensa e capire se è piovuto.
Tendo la mano e trovo Doolin.
Quella chiazza di prato fiorita di tende e camper. Gente che ride attorno al fuoco dopo la birra della sera, all' O'Connors.

Quella chiazza che bagna il mare dopo i traumi delle onde frantumate sul muro di pietra chiamato Cliff of Moher.

Cerco la tenda e trovo la prima pioggia. Notturna.
Un incubo da mal di pancia.

Ci torneremo, a Doolin. Giocheremo a golf contro il vento che spazza la pallina verso traiettorie impercettibili.
Tendo il braccio a palmo teso: sento gli spruzzi della nave che si arrampica come una funicolare verso le Aran.

La più piccola, Inis Oìrr, tempio di pedalate da riscoprire.
Col timore di colpire i passanti e l'emozione dei freni stretti sulla prima discesa.
Tendo la mano e inquadro il faro. Senza giri di luce.
Unico guardiano dei nostri abbracci, quando tu fissavi le mie ali da angelo ed io la tua schiena con un sorriso sorridente.
Il medesimo.

La mano tesa a catturare le immagini  di case colorate e autentico, fanciullesco shopping.
Mentre sorseggiavamo Galway.
Gente, Studenti, Mille Voci.
E Musica Live Tonight ogni sera. A Pagamento.
(che disdegnavamo per il vivido ricordo della nostra serata in compagnia del vecchio che cantava in piedi, del giovane chitarrista e dei bambini comperti di fango che gli correvano appresso. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti con in mano un boccale di scura e tutti amici)

Tendo la mano sul finestrino, scorrendo la campagna dell'ovest, verso sud.

Di Cork avremo solo una foto.
Lo stabilimento della Guinness, con i vapori di malto che scivolavano lungo il fiume Lee.
Seguendolo fino a Clonakilty.

Tendo la mano e la tenda è umida anche se non ha piovuto.
Anzi, serata di stelle, 10 Agosto.
Ma la nostra doveva ancora cadere.

Ci siamo consolati con dolci, calzini e zuppa di pesce. Un menù da disegnare.
E la foto della marea che affannava le alghe.

Scivolati via nella natura, tra mucchi che ci fissavano (se invocati) e cani piccoli che scodinzolavano al nostro passaggio.
La ruota del mulino accanto alla nostra camera di Skibbereen.

Tendo la mano.
Per prendere il Porridge, la nostra colazione dei campioni.

Tempo di finirlo che scompariamo.
Per riapparire in nave. Di nuovo in Mare.
Per diventare anche noi un po' pirati.

Da Skull verso l'isola dei bucanieri, Cape Clear.
Serata di musica e scacchi.
Tendo la mano e scopro che ogni mossa, anche la più sbagliata, è quella giusta.

Tendo la mano e ti fermo. e fissiamo nel buio il cielo, come in cerca di qualcosa.
Silenzio.
Poi un brivido e una fiamma attraversa le nostre menti. Il desiderio già esaudito.
Ma l'immagine vale tutte le speranze nascoste.
La nostra stella.
Ci specchiamo nel lago e ci tuffiamo.

Riemergiamo in un piccolo nulla di colori chiamato Ballydehob. Rifugio di persone tristi che sentono sempre il the amaro.

Velata malinconia alle spalle; ci manca il mare.
Lo cerchiamo a Baltimore.
che ci saluta con un gattino e ci conduce a Kinsale.
con i campi di grano sopra le maree che mettono in secca le navi.

Ritorno a Galway. Riscopriamo Galway e la sua musica. Riscopriamo il gusto di una serata a teatro o al cinema.
Semplici gesti rituali, prima di essere di nuovo noi, a Casa.
Casa e case da montare e smontare.
Roma con le sue luci di notte.
Firenze con i suoi gatti che amano l'acqua.
Ferrara con il ritmo dei Baskers.

Tendo la mano e incontro la stoffa sintetica della tenda.
La notte è lontana, il tetto è asciutto.
Lei dorme, ripiegata nella sua custodia.
Con qualche filo d'erba catturato nei prati d'Irlanda.
Quando li hai presi?
Forse mentre farcivamo gli Scones di Nutella; forse mentre mangiavamo un dolce al the.
La tenda trattiene ogni stralcio di verde, da Doolin a Galway.
Non cede.

Ma chi te lo fa fare?

(sincera e libera trascrizione. cominciata sulle strade d'Irlanda)
Simone, minimal 21:40 | commenti: commenti (popup)

Galway Tea Time

mercoledì, 09 agosto 2006 in:

Eccoci a Galway.

Eccoci in Irlanda.

Con i maglioni maffi delle Aran e l-ennesimo tea di questa vacanza. In un internet point che (credo) ci ha fottuto un po' di soldi).

Mah.

Tutto e' ben oltre le previsioni, comunque. Il verde delle campagne e delle isole e l-affollata chiassosa piazza delle citta', con i pub tipici per finta.

Il vero pub, si sa, resta il nostro di Inis Oirr (maledetta tastiera senza accenti).

Posterei una foto ma non si puo'. Peccato.

Vi sareste persi due facce rosse, sorridenti e felici.

E soprattutto, very Irish.

Simone, minimal 19:22 | commenti: commenti (popup)