Il lato scuro della forza

giovedì, 28 settembre 2006 in: divertissement, scatti, cinemini

Luke è incestuoso.

Ma avete visto come la guarda, Laila? No ditemi. Ma che schifo.. sono gemelli..

Non mi fido di quelli del lato chiaro. Ipercontrollati, sempre ammodo, e niente donne.

Perlomeno i preti possono incazzarsi, di tanto in tanto. (questa mi sta costando la mia prima scomunica).
E perchè ce l'hanno poi tanto con i sith?

Ve lo dico io. Perchè i sith fanno quello che gli pare.
Uno gli ha fatto uno sgarbo?
via il braccio.
Gli fai i gestacci dalla macchina?
Ti fondono il motore con le scariche elettriche
Gli trombi la moglie?
Ti ipnotizzano convincendoti che sei Giorg Maicol.

E ti mandano ad un raduno di camionisti.

I sith si sposano, hanno bambini, partecipano alla vita politica, hanno la spada laser rossa (i jedi non possono averla di quel colore, e si sa, questo gli rode), sono tamarri, piacciono al popolo.

Ecco appunto. I sith piacciono al popolo.
Il capo del governo è il signore dei sith. Sto parlando di Star Wars.
E i jedi lo invidiano.
Yoda lo invidia perchè perlomeno lui quando è al distributore può prendere il caffè.
Il nano verde, invece, può solo prendere "tanto zucchero".

Difatti muore di diabete.

Insomma quindi il lato scuro della forza è più simpatico. E' per questo che Lucas, ben sapendo che uno come Luke alla lunga sarebbe stato sull'anima a tutti, ha inserito i droidi e Indiana Jones.

Sono le spalle comiche.

I sith non hanno bisogno della spalla comica. Sono perfetti così.
Perchè dovremmo odiarli? Ci sta forse sul cazzo Fonzie quando fa partire il Juke-box a schiaffi? (è un sith, sapete?)

Per cui unitevi anche voi nella campagna a favore dei sith. Liberiamoli da questa nomea di malfattori.

Sono rossi e sono grandi politici. Ditemi voi se non è un sogno ad occhi aperti.


Simone, minimal 18:02 | commenti: commenti (popup)

Della Coop, Degli Honey Ciuffy e Dell'Inno nazionale

mercoledì, 27 settembre 2006 in: divertissement, scatti, musicalmente, toghe in delirio

Si insomma, se questi sono gli special, dove sono i "K" normali?

Se lo chiedeva giusto qualche tempo fa Peter Griffin, a ragion veduta.

In effetti me lo chiedevo anche io. Poi ho scoperto gli Honey Ciuffy, che costano meno e sono più buoni.

E quindi mi appare in un lampo come l'alternativa italica in alcuni casi sia valida. Si perchè gli Honey Ciuffy sono italiani. Li fa l'Esselunga. Non si dovrebbe dire troppo che faccio la spesa all'Esselunga anziché alla Coop, ma che ci volete fare?
I punti Fidaty danno più regali di quelli da socio Coop. E anche se la Coop sono io mentre l'Esselunga è qualcun'altro mi va bene così.

Eppoi è sotto casa e i prodotti economici si chiamano Fidel. Ora finiamola o devo pure mettere il faccione di Ernesto a suggello di questo post.

Secondo voi perchè l'inno dell'italia che vince i mondiali di calcio è Seven Nation Army dei White Stripes?

Ma soprattutto: loro lo sanno che noi cantiamo PO-PO-Poroppò e via discorrendo da mattina a sera?

Perchè non ci fanno causa. Uno passa una vita a farsi fama di gruppo un po' da dietro le quinte, ricercato e poi, alla prima che sfonda nelle charts, subito ti inculano e la fanno diventare la suoneria del cellulare di ogni italiano.

Mica è normale.

Io come suoneria adesso c'ho la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi. E insomma mi suona il telefono a studio, manco fosse partito l'arrembaggio; si gira un avvocato e fa: come mai non hai il Po-po-porompopò (ocomeminchiasidice)?

Come?

Si dai, ce l'hanno tutti.. e mi squadra come se avessi su la maglietta della germania con su scritto "io odio gli ebrei".

Io balbetto e sorrido. Nessuna risposta pronta. Essì che quando l'ho messa nel cellulare, la sigla dei Pirati, pensavo chissà che figata quando suona..
Invece no. Mi si girano tutti e dicono: perchè non hai il Po-po-porompopò?

Allora ci ho pensato bene. Ora vado a casa e mi scarico la sigla della Coop. Si, quella anni 80 che faceva "la Coop sei tu.."

Quella deve funzionare. Evito di beccarmi un'accidente dai White Stripes e al tempo stesso resto fedele alla linea.

Si direi che così ci siamo. Va talmente bene che posso rimandare a dopo la consueta immagine in bianco e nero.

Parlerei anche di scuole materne del futuro, ma rischio che il progetto venga rubato, magari dai Francesi e poi ci ritroviamo, chessò, un multisala dalle sinuose corporature legno/vetro dove proiettano solo i grandi classici di Belmondò. Per cui acquainbocca.

 

Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (2)(popup)

Oddio sono diventato radical-chic!

martedì, 26 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, cinemini, roba da bloggers, astruse astrazioni
Ora, con questo bello sfondino grigio parquet tutti-dico-tutti s'aspetterebbero la fine di ogni seppur malcelata molestia.

Guardate, me l'aspettavo anche io.

Mi aspettavo di starmene serio e (scusate, destrutturo winamp, che ha rotto il c@zzo) postare simpatiche e argute riflessioni corredate anche e spesso da foto in biancoenero oppure virate a seppia.

E la cosa funzionava pure. Figurarsi, dopo la disintossicazione da libriminchia, da musicaminchia, da qualsiasicosaminchia, ero diventato radical-chic (oh, non lo dico mica io, sapete?).

Il che mi inorgoglisce, sebbene ignori il significato del termine e mi faccia fatica andare a ravanare nel dizionario Devoto-Oli.

C'ho un libro serioso e intrigante da leggere. Lo vedete in basso a sinistra, si chiama casa di foglie.
L'ha scritto un tizio dal cognome impronunciabile e intrascrivibile, mapperò di nome fa Mark.

E insomma Mark scrive questo libro in cui (cito la costola e non vi svelo nullanulla)(o quasi) a proposito di una casa che è più grande dentro che fuori.
Questo sogno erotico di ogni costruttore edile in realtà genera un rifrullo di terrore et raccapriccio in ogni suo ignavo abitante.
Indi per cui il nostro Mark scrive a proposito un sacco di pagine con rapidi cambi di font, dimensione di carattere e voci narranti sparse.
Il risultato è che lo apro in libreria e rimango attratto dalla multiforme varietà della lettura.
No, a dirla tutta vedo un librone bello alto ma senza costolaminchiona e perdipiù con un sacco di pagine bianche dentro.

Insomma già qui si capisce che il radica-chic in me è tutto fumo e niente arrosto. oggiù ,magari la salsiccia. (ché poi io l'ho sempre chiamata salciccia, per la gioia e il riso di grandi e piccini. e perchè fa più gola)
Ma dyvago.

Allora ad esplorare bene la situazione aggiungo che non sto più ascoltando i ragazzi di Galway, anche perchè sono rimasti incastonati nel vecchio lettore dvd della mia auto.
E chi riesce ad estrarli diventa re Artù.

No ascolto un sacco di Trip-hop. sapete,no? quella roba che dice l'ha inventata Tricky, anche se poi MTV.it attribuisce tutto agli Archive.

Insomma, come argutamente osservava la mia dolcissima metà, casa nostra pare la succursale di B-side.

Allora segnalo per i musicofili un gruppo notevole che risponde al nome di Blockhead.
Nonchè l'evento scoperto da settimane che gli Archive saranno a Milano a Novembre.

Tanto di questo non frega praticamente a nessuno.

Insomma essere radical-chic significa solo che non canto più le canzoni di nek in macchina.

Non importa se mi vedo il film degli Articolo 31 (si lo so. pareva incredibile anche a me. e invece è tutto vero. Gli articolo 31 hanno fatto un film che si chiama senza filtro. Quello che invece non è incredibile è che faccia veramente schifo): Resto radical-chic.

Pannella con una bella giacca di Armani è radical-chic? Mah.

Ma soprattutto Armani con una canna di Pannella che roba è?

Forse è meglio se vado perdavvero sul vocabolario a controllare.

E adesso? No via, la foto virata o in bianco e nero la metto da costituzione. Così poi posso vantarmi di quanto è radical-chic il blog.

Tiè
Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (1)(popup)

Del bucato e del Palio. Forse proprio in quest'ordine..

lunedì, 25 settembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari, valigie in tasca
Cosa vedete?

Vediamo Una città. Antica. Alte mura e una torre che dice ci fanno il palio attorno.

No, non attorno. Di fronte. Sul tufo.

Tufo? Che roba è?

Un terriccio per non far scivolare i cavalli.

Cavalli? Ci corrono i cavalli?

Si. Questo vedete, dunque.

Perchè, tu che ci vedi?

Io la guardo e vedo passi silenziosi, per le strade in salita e il cuore emozionato.
La guardo e vedo il bucato steso. Sono anni che non si vede.
La guardo e vedo il silenzio della vera quiete. Quella che magari cerchi tutta una vita e ti passa sotto il naso mentre sei stressato e incavolato perchè magari non la trovi.
La guardo e vedo tutto in prospettiva. Come la prospettiva di viverci, tanto da pensare che il motorino non lo saprei mandare, tra quelle strade strette.
La guardo e vedo le travi nelle case che sbirciamo sempre.

Ah.

Oh, io la vedo così.

E il palio? La torre? il Tu..terriccio?

Si ci sono anche quelli. Ma sono minuti in una vita di anni. Non trovate?
Simone, minimal 20:36 | commenti: commenti (2)(popup)

Non è un giorno delizioso?

domenica, 24 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, romance, fiorentinismi
Passeggiare un sabato pomeriggio per il centro.

Senza pretese di vedere, di viaggiare, di crescerci tra quelle mura.

Senza alcun desiderio di niente che non sia il passeggiare stesso.

Vita di un sabato qualunque, quando anche entrare in un negozio e trovare il "cappotto di Ottobre" rende tutti e due più molesti e felici.

Vita di un sabato saltellando da un locale all'altro, magari con uno sguardo imprescindibile a quel duomo Duomo, che ci guarda silenzioso, calpestato dal turismo settembrino.

Riprendersi semplicemente i nostri spazi, gli spazi di un NoiDue un po' separato questa settimana.

Distesi su questo letto ad ascoltare Diana Krall, per esempio.

Distesa a leggere "Il Profumo", magari immaginando la controparte cinematografica di quelle pagine.

Oppure con la borsa a tracolla e destinazione Siena.

Senza pretesa alcuna che non sia la mia mano nella tua. la tua nella mia.

Isn't this a lovely day
To be caught in the rain?
You were going on your way
Now you've got to remain


Let the rain pitter patter

But it really doesn't matter
If the skies are gray
As long as I can be with you
As long as I can be with you
As long as I can be with you
It's a lovely day
Simone, minimal 16:16 | commenti: commenti (popup)

Mi guardi, Ti guardo.

giovedì, 21 settembre 2006 in: scatti, romance, valigie in tasca
Il tema è la partenza.

quella partenza con pochi bagagli, quella per lavoro, quella che non avrà foto al suo ritorno per i bei momenti.

il tema è la partenza.

quella partenza che non vedi l'ora di essere di nuovo al ritorno, col tema del ritono che mette allegria e progetti nella testa.

dovremmo insegnare ai treni a mettere le ali.

dovremmo imporre alle stazioni a togliere i binari.

dovremmo progettare solo partenze assieme.

non guardarmi così.
Simone, minimal 18:50 | commenti: commenti (popup)

Settembre

martedì, 19 settembre 2006 in: scatti, esperimenti letterari
tempo di quelle lunghe gocciole di acqua pesante.

quando scivola sui bordi del marciapiede e si accumula ai lati delle strade.

acqua che ti bagni ben più delle suole, da dover ridisegnare le traiettorie.

così, ridisegnando le traiettorie nel grigio torpore di questo inizio autunno, mi ritrovo con il pensiero a quell'ombrello che riposa nell'ingresso della tua nuova cameretta.

quell'ombrello con cui mi hai riportato alla macchina. Sotto il rumore incessante del temporale.

Ha lavato via l'estate, riponendola nei tombini, riportandoci dentro ai calzini;

Reclama le coperte questo Settembre. Coperte calde per coprirsi quando non si può stare così vicini da scaldarsi con il solo suono delle labbra incollate.

Reclama il bisogno dei ricordi nelle foto, nel nostro viaggio d'Irlanda, nel nostro passaggio breve sul mare.

Si sente nell'aria questo prfumo di foglie secche, quel colore ocra che si aggira, che accerchia i campi per invaderli con i toni pastello del Novembre, della stagione un po' grigia.

Quella stagione che ci vorrebbe accoccolati sulla medesima poltrona a sorridere di piccole cose: di Nedo che scivola dal mobile e tenta la salvezza aggrappata alla poltrona, dei Griffin in seconda serata con puntate che finalmente possiamo (ri) vedere in Italiano, magari dietro a qualche diagnosi folle di Greg lo zoppo.

sorridere di piccole cose.

E mentre batte sulle finestre goccia dopo goccia e l'aria profuma di tabacco acceso, mi ritrovo a pensarti, mi ritrovo a cantarti come vento sulla faccia, che sconvolge le sabbie delle spiagge bianche o che risale la china delle colline, che schianta a ondate l'acqua lungo le scogliere di Inìs Oìrr.

Settembre e un bacio. Settembre e la pioggia. Settembre e il vento.

Simone, minimal 00:06 | commenti: commenti (popup)

...

venerdì, 15 settembre 2006 in: divertissement, teledipendenze

Già metterli nel testo, sparsi, è poco professionale. Inserirli nel titolo non ha praticamente scusanti.
A meno di non dover citare sottilmente Pennac.

Non è questo il caso.

C'è questa cosa, come si chiama, questa sottospecie di reality chiamato "la pupa e il secchione".

C'è a condurlo Papi senza basettoni e la Panicucci tirata a lucido (letteralmente "tirata" e "lucida").
Già questo dovrebbe giustificare i tre puntini di sospensione.

Potevo chiamarlo "senza parole" ma poi i fan di Vasco mi avrebbero dato del Criminale. E gli altri mi avrebbero preso per un fan di Vasco. brr.. (duepunti sono ammessi).

Allora c'è una schiera di tizi che sembrano nerds, salvo poi ricordarsi che i veri nerds sono a Stoccolma a ritirare il premio nobel con il portatile sulle gambe ché il loro Orco sciamano sta facendo strage a Wow.

Insomma questi presunti nerds, geni dell'enigmistica (ma si può!), ingegneri al 18esimo anno fuoricorso, e via discorrendo sono accomunati da un unico problema:
Unanimous.

Essì perchè la De Filippi gli ha chiuso omini e donne (non so se li avrebbe lasciati entrare). E loro non possono più passarsi il pomeriggio con la mano destra a risolvere sciarade e la sinistra nei calzoni.

Un dramma.

Sicchè han deciso di venire a questa sorta di Putan Tour mediatico nella speranza che la mano nei calzoni sia di qualcun altro. Magari possibilmente non Papi.

Insomma i finti nerds vengono accoppiati a delle Pupe.

Ora, mentre i primi sono al massimo simpatici nelle forme, magrissimi o cicciottelli, nella mente, con madri apprensive che non li lasciano uscire il sabato neanche a trentacinque anni (salvo poi dichiararne dieci di meno per apparire più fighi)(sic!), le seconde sono veramente il fulcro del programma.

Il regista forse pensava che avrebbero fatto da contorno, sapendo solo agitare i fianchi mostrando i miracoli di madre natura (celebre dott.ssa di Nip/Tuc).

Invece le tizie fanno a gara nel  provare come la scuola dell'obbligo possa essere facilmente aggirata.

Finito il linguistico o con le magistrali alle spalle ignorano le tabelline, si stupiscono dell'esistenza di una regione chiamata "Abruzzo", salvo poi riconoscere fieramente i confini della "Padania", scambiano Hitler per Mussolini e Andreotti per Prodi.

Si incazzano se vengono chiamate "pigne". Probabilmente perchè ignorano il significato e pensano alla forma della pigna, tipicamente larga di fianchi.
Si incazzano perchè credono di essere chiamate culone, insomma.

Il programma fa audience.

Tutti sperano che i finti nerds trombino con le pupe. Soprattutto ci sperano i finti nerds.

Io spero che ad un certo punto le tipe, che sono tutte finite in questo programma per la chiusura (mortacci sua) di omini e donne in favore di Unanimous - De Filippi maledetta -, cedano allo show business e decidano di concedersi ai nerds.

apoteosi: i nerds, intelligenti per contratto, comprendono che, da trombanti, non faranno più audience.

Monti è fantastico finchè resta vergine a vita.

Pertanto in massa si rifiutano di cedere alla tentazione.

Andrebbe così, se fossero veramente Nerds. Ma è tutto finto.

Finiranno in un'orgia spaventosa.

Applausi a scena aperta per un sms strisciato durante la puntata:

Mio marito ha il corpo di Monti e L'intelligenza di Silvia. Voglio Morire.

Simone, minimal 11:43 | commenti: commenti (popup)

Storie di giornate semplici

mercoledì, 13 settembre 2006 in: romance, esperimenti letterari

C'era una volta una giornata semplice.

si svegliava la mattina alle nove. Niente colazione se non nel bar sotto l'ufficio.
alle una o quasi usciva dal lavoro per andare in palestra.

pranzo per modo di dire e poi di nuovo lavoro, fino alle sette di sera.
usciva e tornava a casa/tornava in palestra.

c'era una volta una giornata semplice. sdraiata nel sanarium (ibrido di una sauna, sdegnato da tutti perchè, appunto, sauna non era) si dettava pensieri.
A volte li incideva. supporti virtuali di questa giornata semplice.

C'è questa volta una Giornata Semplice.
Da ricordarla quando Semplice sembrerà Banale.
Da ricordarla quando Semplice sembrerà Normale.

Me la ricordo Semplice come Felice.

Questa Giornata Semplice si alza se suona la sveglia.
Si alza a metà, solo il busto si issa sul bordo del cuscino.
Il lato del letto giusto per alzarsi è a sinistra. La Giornata Semplice si piega a destra e guarda la Semplice Metà.
Sorride. la giornata semplice non sorrideva. La Giornata Semplice sorride.
Come una piccola magia la Metà apre gli occhi. socchiude un attimo. e sorride.

La Giornata Semplice bacia con trasporto ogni suo inizio di giornata.
Si veste in silenzio per non far troppo rumore, salvo poi sbattere la porta a vetri - puntualmente ci ricade dimenticandosi - e va in cucina.

A volte non mangia, si limita ad un veloce caffè.
Se mangia la Giornata Semplice si siede con la sua Metà, rubata al sonno per pochi passi: brioche (salvo scoprire che è rimasta solo la scatola vuota), marmellata, yoghurt, caffè, latte.

Bacio prima di ogni pasto. La Giornata Semplice vive di semplici riti.

Esce e va a lavoro. Si siede e pensa a Lei e scrive. Ne esce la strana storia di una vecchia polverosa giornata semplice, che si sentiva a posto anche quando era solo una giornata semplicemente triste.

Per cui, scrivendone, sente l'abisso tra l'allora e l'adesso. La Giornata Semplice si sofferma, le dita sui tasti caldi, e sorride. Ripensa all'ultimo bacio della mattinata.
E sorride.

L'orologio muto gli comunica che è già ora di tornare a casa. La Giornata Semplice riparte e riarriva. Entra in casa con aspettativa.
E difatti Lei è sdraiata sul letto, la luce accesa dal suo lato, ché le piace prendere il suo posto quando non c'è.
La Metà sorride e bacia. La Giornata Semplice ricambia.
Il Pranzo è presente nella nuova versione di quella sbiadita giornata semplice di fine dicembre.

E c'è pure la palestra, con tanto di sanarium (quello che tutti sdegnavano e sdegnano anche adesso. Ma che la Giornata Semplice continua ad apprezzare). Solo che la Giornata Semplice si sdraia sul lettino e tende la mano al lettino accanto.

la sua Metà la stringe e sorride da sotto il cappuccio.

Questo è quanto: ci sono giornate semplici e Giornate Semplici.
Le prime resteranno impresse come banali giornate semplici.
Le altre saranno dolci routine, forse, conservando intatto quel trasporto e spirito che trattengono in ogni loro quotidiano gesto.

Possiamo porre attenzione alle nostre Giornate Semplici e scoprirle Perfette così.
Poi una mattina come tante, raccontarle.

- C'era una volta una Giornata Semplice.
- Mi piace questa storia, papà.

Simone, minimal 12:08 | commenti: commenti (popup)

Appendice

martedì, 12 settembre 2006 in: esperimenti letterari

Come i romanzi.

l'attimo prima va descritto all'occhio dietro la macchina.

l'attimo prima va descritto allo spettatore distratto, al passeggero diretto, al ciclista interdetto, al sole calato, al fiume malato, al lampione chinato a guardarsi le impronte di polvere d'altri.

poveri altri.

l'interesse del protagonista dell'attimo prima.

del momento prima del Mal di Firenze.

del momento in cui nessuno badava al momento stesso.

forse folle. forse innocentemente presente. sbagliato al momento sbagliato.

curioso invano.

l'attimo prima sedeva sul lampione adagiato a far luce a chi non sa cosa farsene. a chi si accontenta dell'ombra.

passeggero silenzioso. andato per rincorrere il sole.

passeggero silenzioso.

un gatto di nome Balzac.

diluisisa:

che era prima davanti al lampione, poi no.
che ora invece non si vede più.
che forse è ancora dietro al lampione.
che ha visto l'istante in cui l'immagine della foto si infrangeva in dettagli reali.
l'immagine a fuoco e la decisione.
non lo scatto.
non il click.

diluisisaprà:

niente di nuovo.
solo il passato.

o forse no.

Simone, minimal 18:01 | commenti: commenti (popup)

Un titolo qualunque

martedì, 12 settembre 2006 in: esperimenti letterari
Simone, minimal 14:12 | commenti: commenti (popup)

Qualcosa di deliziosamente scorretto

lunedì, 11 settembre 2006 in: scatti, termopolitica, scelte di campo

Salve.

Dolente avvertirvi che non sarò buono oggi.

Dolente sottolineare che se la cosa vi disturba ne sarò perfino deliziato.

Dolente fino ad un certo punto, badate.

Oggi è l'undici settembre. Non ci giro attorno.

5 anni fa succedeva quello che tutti sanno.

Non c'è TG o canale satellitare che eviterà di parlarne.

5 anni fa è stata posta la pietra miliare che giustifica (?) quel gran casino che va avanti in Afghanistan.

La caccia a Bin Laden e al terrorismo.

grazie a quel duplice crollo cantanti hanno ritrovato l'ispirazione, registi si sono piegati (a 90°) per un bell'assegno e commozione facile.

Quanti film? Quante canzoni?

Quante foto? (oh, non so se avete notato ma 5 anni fa chi non si preoccupava di morire aveva una macchina fotografica e scattava come un forsennato)

Ecco solo questo.

Sono 5 anni che non si può parlare altro che di quei poveri americani innocenti morti nelle torri gemelle.

Ma ve l'avevo detto, no? L'avete letto il titolo?

Ecco la verità è semplice: Mi sono rotto i coglioni di questa pagliacciata mediatica.
Semplice e lineare. Polveroso ma lineare.

Mi sono rotto i coglioni di questa ridicola guerriglia in Afghanistan. Mi vergogno del fatto che questo governo ancora non abbia tirato fuori le palle, oltrechè i nostri soldati da questa gita organizzata da Bush jr.

Mi sono rotto i coglioni degli americani che ormai hanno la scusa per tutto. Come se il terrorismo ce l'avessero avuto solo loro.
Gli spagnoli hanno avuto il loro bel daffare. Eppure son già tutti a casa i loro soldati.

VERGOGNA.

Mi sono rotto i coglioni di questo show business da quattro soldi. Mi rifiuto di guardare uno solo di questi filmetti che ci fanno vedere il palazzo che crolla e la gente che scappa.

Ecco cosa sono questi americani: squallidi profittatori. Pure sulle carcasse dei vostri "presunti" compatrioti volete lucrare. E siete così miseri da volerla passare come una "rievocazione".

Sono passati 5 anni. Tutte le teorie che sostenevano una presunta complicuità della politica interna americana, dei loro serrvizi segreti, che fine ha fatto?

Dunque, son passati 5 anni e c'è uno spiazzo chiamato Ground Zero. Per non dimenticare, dicono.

Perchè ora torna comodo, aggiungo.
Dategli dieci anni a questi bifolchi col cappellone, ci faranno un multisala.
O magari altre due belle torri.

Quell'evento ha solo dimostrato una cosa: Quel cretino del presidente americano, se vuole, può far guerra a chi gli pare.
Avrà sempre al seguito qualche deficiente che gli va dietro.

Come noi.

Oggi festeggio i 5 anni dell'ipocrisia mondiale.
EVVIVA.

Simone, minimal 16:39 | commenti: commenti (popup)

Sigilli

domenica, 10 settembre 2006 in: romance, fiorentinismi
E non lo so perchè dice "una ragazza bruna ma carina"

Ma è roba vecchia, eh. Saranno passati quarantanni. Il mito delle ragazze bionde perchè allora mica potevi tingerti a comando.

Oggi che son tutte bionde magari direbbe "una ragazza bionda ma tinta", che ne so?

Forse divago leggermente. Il tema è un'altro. Semplice come quella bottiglia di vino rosso senza etichetta.
Altrettanto buona.

C'è che ci sono giri da finire che uno pensa non si finiranno mai.

Invece metti una serata qualunque, dopo un pomeriggio di allenamento e relax, dopo una cena sana.
Ti ritrovi in centro a pensare: "oddio, finiamo il giro del Duomo?"

Sono passati mesi. Avevo il cappotto di velluto e mettevi la tua mano nella mia tasca.

Quando il freddo ci arrese e ci fece tornare in casa.

E oggi niente freddo a darci contro, ma anzi un piacevole vento dell'ovest, che soffiava gentile come sotto quei cieli stellati dell'isola verde.

E oggi niente chiasso. Solo noi, silenziosi emozionati. Naturale e semplice, un passo davanti all'altro.

Fine del giro.

"simo abbiamo fatto il giro.. adesso?"
"ne faremo altri"

E' un po' chiudere il cerchio su una promessa. C'è, resta ferma, ma ce ne sono altre per il sigillo.

Il sigillo della serata:


"..CON QUESTA MANO IO DISSIPERO’
I TUOI AFFANNI,
IL TUO CALICE NON SARA’ MAI VUOTO
PERCHE’ IO SARO’ IL TUO VINO,
CON QUESTA CANDELA ILLUMINERO’
IL TUO CAMMINO NELLE TENEBRE,
CON QUESTO ANELLO
IO TI CHIEDO DI ESSERE MIA..
"
Simone, minimal 00:17 | commenti: commenti (popup)

Pensiero (continuato) Stupendo

giovedì, 07 settembre 2006 in: romance, esperimenti letterari

Perchè?

perchè cosa, scusa?

In effetti non ne ho idea. Ho un'idea su tante cose e opinioni che esprimo quando mi vengono richieste.

La mattina mi alzo e vengo qui, a sudare perchè l'aria condizionata ce l'abbiamo ma manca la corrente. Riceviamo i clienti al buio perchè non si paga la bolletta.

Roba che se la racconto mica mi credono.

E poi che domanda è scusa?

Quale?

No, dico. Perchè?

Perchè ci sono giornate che vorresti scrivere bene e non ci riesci. Neanche se inforchi la penna stilo con la punta larga, che fa i baffi alle vocali e irrobustisce le consonanti.

E perchè ci sono giornate in cui scrivi bene o pensi sia così. Ma non sai di cosa.
Non hai un programma, non hai niente da dire se non che le cose vanno così, punto. (e poi il punto ce lo metto perdavvero).

Allora perchè?

Non mi stressare. Sai com'è cominciata.

Era Gennaio. Era freddo.
Quel freddo che fa scivolare gli anelli dalle mani;
quel freddo che vorresti la copertina sulle spalle ma la copertina non c'è.
Quel freddo che ti viene voglia di lasciar perdere per oggi, di riposare sotto al piumone;

Ma non si lascia perdere qui.
Qui se c'è qualcosa da dire la si dice.

Era Gennaio.
Stavo fissando il monitor ricordando il freddo della sera prima sulla poltrona girevole blu.
Quella col gas che la fa andare su e giù. E bascula pure.
Uno di questi giorni ci casco, mi dicevo.

Era Gennaio e fissavo il monitor pensando a quello che scrivevo.
Scrivevo ed ero io. Eppure non capivo.

Un Pensiero Stupendo, a pensarci bene.
Ci trovi una stella cadente dentro se lo osservi da vicino.
E le stelle ti scaldano l'anima. Magari gli anelli scivolano, ma l'anima sta calda.
Un ottimo compromesso.

Era Gennaio. E il freddo tornava la sera sulla sedia basculante che un giorno ci cado.
Era Gennaio e avevo ancora l'alberino di natale sulla porta. E parlo del 25 Gennaio.
Uno di quei cosi con le fibre ottiche. Carino percarità. Ma diamine.. il 25 Gennaio..
Non volevamo lasciar andar via il natale.

Il freddo poteva andarsene. Ma il natale se rimaneva ci faceva piacere. Avevamo mangiato bene con lui.

Ma invece il freddo restava e il Natale ci aveva solo lasciato le lucette scivolose sulle punte dell'alberello.

Ma se c'è un pensiero stupendo è bene dirlo. E se a dirlo non ti ascolta nessuno, è bene scriverlo.

Era Gennaio. E siamo a Settembre.

Perchè?

Ora fa caldo e vorremmo che il caldo uscisse e tornasse il freddo.
Non siamo mai contenti.
Invece no. Si cioè il caldo può andarsene e venire il freddo dei cappotti e delle mani strette nelle tasche a pugno mentre tentiamo il giro del Duomo.

Di solito i pensieri vivono di istanti. Anche gli Stupendi.

Di solito.

Il solito per me era il White Russian. E non lo bevo più da quasi 7 mesi.

E sapete una cosa? Non mi manca.

E il solito ora è il Pensiero Stupendo, che dura 24 ore al giorno, che si addormenta sul mio cuscino (perchè il suo è troppo morbido.. o perchè preferisce dormirmi addosso), che mi bacia prima di ogni pranzo ed ogni cena.

Perchè?

Perchè, caro il mio dubbioso, il White Russian sarà anche buono, con quella cremina di panna sopra. Ma son 7 euri per circa 15 minuti di piacere.
E' come se la strega che vive nella casa di marzapane rimpiangesse il suo monolocale di Prato e vivesse di Oro Saiwa.

Simone, minimal 18:07 | commenti: commenti (popup)

gatto!

mercoledì, 06 settembre 2006 in: divertissement

ho una foto di me al mare.

veramente non si capisce bene che è il mare. Ci sono io nella mia maglia a righe rosse e bianche. Piccola, molto piccola.
Beh avevo 4, forse 5 anni, che pretendete?

La cosa che salta all'occhio, guardando dietro al vetro è un bel graffio sulla gota sinistra, appena sotto l'occhio.
La seconda cosa che colpisce nella foto è un bel gattone grigio che tento disperatamente di inserire nel mirino della Olympus di mio padre, tirandolo su come un coniglio.

E poi ci sono pure io, come detto, con la maglietta piccola (ma piccola) a rigoni bianchi e rossi.

Visto che si campa di deduzioni, la prima idea che salta alla mente è che il mio compagno di avventura sia anche l'autore dello sfregio che mi fa molto capitano Achab da piccino (ma piccino).

Difatti sono andato sbandierando a tutti gli sfortunati che hanno potuto osservare l'immagine l'infame accusa che il gatto, Pippo, mi avesse aggredito per tentare di farmi pure l'cchio da pirata. Oltre la maglietta a rigoni bianchi e rossi.

L'ho detto perchè ci credevo, mica vovelo infangare la sua memoria. Ci mancherebbe.

Anzi ho un bel rapporto con i gatti io. Mi piacciono. E tanto.

Prendete la gatta di mio zio ad esempio. Una siamese.
Chi la conosceva poco la chiamava "la killer".
Chi la conosceva bene, "Ebola".

In realtà si chiamava Biba. Morta a 17 anni.
Mengele diceva di lei: "E' la mia musa"

Si dilettava a colpire alla giugulare i cani lupo. Mio zio era spesso in tribunale a causa sua.

Non è bello vantarsi della ferocia del proprio animale; rivela insicurezza.
Riporto solo i fatti.

Beh dicevo che io con lei non ho mai avuto problemi. Docile come un agnellino.
Mi ubbidiva e andavamo molto daccordo.

Pure successivamente, i miei gatti sono sempre stati buoni con me.

Quindi, ogni volta che fissavo quella foto il ricordo del gatto Pippo assumeva un preciso significato:
Rivalsa.

Tutto questo senza tenere conto la belva che adesso gira per casa.
Non fa molta statistica, dato che di gatto (nel senso felino del termine) non ha molto.

Poi un giorno la svolta: a casa, cena da mia madre.
Salta fuori il discorso della foto e dello sfregio.

<<Eri andato a sbattere contro un banano>>
<<cosa? non era stato il gatto?>>
<<scherzi? eri tu con la bici a quattro anni che ti sei schiantato contro il banano>>
<<ah>>

potevo vederlo in quel momento.
In purgatorio il gatto grigio riabilitato. Convocato presso le alte sfere.
<<Pippo, allora non sei stato tu a sfregiare il bambino con la maglietta a bande rosse e bianche>>
<<no certo. Ma lo dico da quando sono qui e..>>
<<silenzio. see va bene. Allora ci siamo sbagliati e.. ehmm.. puoi andare in Paradiso.>>
<<uh che bello!>>
<<anzi, visto che siamo in vena puoi chiedere un altro favore. Così, per sdebitarsi di questa..mm.. svista>>
<<oh, forte. Voglio fare uno scherzo nel paradiso del gatti. Mi fai essere.. un cane lupo per un giorno?>>
<<strana richiesta.. contento te. Va bene>>

<<Evvai!>>

Chissà la Biba che fine ha fatto..

postilla: ho una bella foto sul tavolo. ho una bella foto di Te sul tavolo. ho una bella foto di Te sul tavolo che mi sorridi. niente graffi o sfregi. solo ricordi puliti e felici. E' un mondo migliore.

Simone, minimal 17:18 | commenti: commenti (popup)

martedì, 05 settembre 2006 in: scatti, teledipendenze

Come diceva mia nonna?
<<non dovrebbero darla certa roba in tivvù!>>

certo lei parlava di Goldrake e Mazinga che guai a toccarli. Mostri sacri in tutti i sensi.

e poi loro salvavano il pianeta.

però, però.. insomma io da quando guardo Dr. House M.D. mica mi sento più tanto bene, sapete?

beh, la tosse magari l'ho presa in Irlanda, perchè con il freddo e il vento mi ostinavo a stare in maglioncino per fare il figo.

o forse è la polvere respirata a Ferrara.

magari i peli della gatta.

però, però.. insomma c'è il mal di stomaco, e il mal di testa che ci prende la sera e non si sa dove sbattere la testa.

ci vuole un check-up, altrochè.

<<Sintomi?>>
<<mah.. tosse e qualche volta mal di stomaco..>>

<<Non mi dica! e magari qualche volta la febbre? In certe zone la chiamano influenza ma è meglio andarci cauti. La saluto>>
<<Aspetti.. guardi la febbre non c'è..>>
<<E si lamenta?>>
<<Beh magari non è influenza.. e poi dura da un po' e anche la mia fidanzata..>>
<<Non facciamo sconti per comitive. Mi spiace, provi all'agenzia all'angolo>>

<<Senta ma io pago, sa?>>
<<Pure io. Ma non credo rientri in una sintomatologia precisa, mi spiace.>>
<<Per cortesia, almeno ci dia un occhio..>>

<<uff.. va bene, vi facciamo qualche analisi. Ma da oggi in poi mi deve chiamare "Babbo Natale">>

<<dunque, hanno mal di testa frequenti e mal di stomaco la sera. Idee?>>
<<Meningite allo stomaco>>
<<E dove l'avete letta? Sulla settimana enigmistica?>>
<<Vi aiuto: la sera mangiano formaggi spesso cotti. In vacanza si facevano fuori anche sei uova in 24 ore>>
<<Indigestione?>>
<<Dopo 20 giorni? Sono umani, non mucche>>
<<senza contare la storia della tosse. E del sonno la mattina>>

<<Chi c'è in casa con loro?>>
<<mah.. il padre di lui..>>
<<nessun altro?>>
<<ehm si.. ci sarebbe un gatto..>> <<per la precisione una gatta!>>

<<ma allora..>> <<allora?>>

<<Ma sono tutti dei TROIAI!>>

Ecco siamo dei troiai. Vabbene? 

Simone, minimal 10:22 | commenti: commenti (popup)

Non ricordi gli Anni 90 perchè stavi in vacanza?

sabato, 02 settembre 2006 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze
Mi sfugge perdavvero.
Per buona parte degli anni 80 avevo solo una cifra a significare la mia età, scarsa interattività con il mondo esterno.
Eppure quando si parla del glorioso passato si finisce sempre per ricordare gli anni 80.

Negli anni 90 avevamo il raziocinio sufficiente per appassionarci alle serie televisive, il potere decisionale per imporre o quantomeno giustificare un certo abbigliamento.

Negli anni 90 abbiamo finalmente scoperto i nostri veri gusti musicali (anche se non ce ne vantiamo troppo).

Eppure gli anni 90 non se li incula nessuno.

Oh ma c'era X-Files!

Oh ma c'era Beverly Hills 90210!

Oh ma c'erano le Dr.Martens! (che non me le hanno mai comprate e le metterei ora, se non fosse che quasi non le vendono più).

Oh ma c'era Dylan Dog!

Oh ma c'erano i Jalisse! (vabbè.. era per riempire lo spazio musica.. casomai quasta frase la taglio in post produzione) (e, mi spiace, non ho foto al riguardo. No, non mi ringraziate)

Niente via, tutto inutile.

E non importa se abbiam passato serate a registrare le puntate di Baywatch o Melrose Place, a star dietro alle mille mila supposizioni aliene di Mulder e socia nella sola speranza che facessero una puntata intera di sesso selvaggio.

E non conta neanche l'aver comprato il primo cd, chè ce lo si dimentica perchè nella maggior parte dei casi è un Masini delle "ragazze serie".

E nella peggiore delle ipotesi è peggio: è Paolo Vallesi.

Ecco il perchè: ci si dimentica degli anni 90 perchè li abbiamo rinnegati.

Ci siamo scordati di aver visto e cantato Sanremo con i Pooh che erano Uomini Soli; aver apprezzato i Neri per Caso che cantavano a cappella (e tutti i maschietti che ghignavano in sordina per il ridicolo doppiosenso).

Abbiamo asportato il lobo frontale nella speranza di non rievocare Non è la Rai e Paolo Bonolis lo vogliamo solo associare a Bim Bum Bam.
Urka non se lo fila nessuno.

Ci siamo dimenticati il Bomber! Ma scherziamo??

Avrei ucciso mia sorella (se ne avessi avuta una) per quel giacchetto con l'interno disegnato dal C.I.S. viaggiare informati.

Ecco come stiamo messi. La verità è che gli anni 90 comportano ricordi troppo ignobili per riportarli con gloria alla mente.

Meglio gli 80. Così, alla peggio, si potrà dire che l'età della ragione ancora non ci aveva catturati;

Io negli anni 90 dormivo.

Con il Bomber e la sigla di Beverly Hills di sottofondo.
Ma non ricordo nulla.
Simone, minimal 13:12 | commenti: commenti (1)(popup)

Da vicino

venerdì, 01 settembre 2006 in: scatti, esperimenti letterari, valigie in tasca
Da vicino le lunghe distanze non contano.

si fanno chilometri in pochi metri, miglia in poche bracciate di mare, e tutto è aperto. Tutto è irrimediabilmente vicino. Anche le distanze temporali risultano assottigliarsi e i giorni si riducono in spazi di pochi, intensi minuti.

Così, fissare questa foto rende tutto il senso di ciò che è al di là del lo spiraglio di roccia. Senza bisogno di metterlo a fuoco. Sai che c'è, so che è là. E nient'altro occorre. Bastano pochi passi e sono oltre ma non serve.

Così è il tempo. Passano mesi come fossero minuti  e in lontananza si scorge un piccolo traguardo. Qualcosa di importante ancora sfocato.
Non importa.

Sappiamo entrambi che è in fondo a questa strada. Non serve correre perchè viene comunque con quella lenta velocità che in un batter d'occhio ci avvolge in nuvole di seta bianca e confetti.

Anche se la scritta è sfocata. Non è un problema.
Magari, però, una visita dall'oculista la si fa. Per scrupolo.
Simone, minimal 19:50 | commenti: commenti (popup)