STREGHE

martedì, 31 ottobre 2006 in: divertissement, scatti, toghe in delirio
"dolcetto o scherzetto"?

stavo addentando qualcosa con molta rucola e poco salmone.

In realtà lo facevo più per Federico che per me. La sua dieta gli impone pasti regolari ogni tre ore.
Così mi trascina al bar e offre lui.
Beh, mica male.

Insomma stavo ingollando l'erbetta deniminata rucola (si decisamente ero in fase molesta/legalese) quando entrano le streghe.

Il capo delle tre era assai temibile: guance fintamente rosate e sguardo assassino. Vanna Marchi al confronto pareva una puntata moscia di Marzullo.

Era addobbata in nero e oro. Con un cappellone a punta che la faceva arrivare così all'altezza di 1 metro e cinquanta.

Dolcetto o scherzetto non significava alternativa giocosa. Significava "hai mai ballato col diavolo nel pallido plenilunio?"
E Batman chissà dov'era. Magari a letto con Robin.

Le altre due erano un passo indietro. Ma armate di diaboliche bacchette color amaranto da cui potevano sprigionare silenziose fatture.

Ci guardammo perplessi.

"Bei Costumi.."
"Dolcetto o Scherzetto?"
"Fede fanno sul serio.. "
"Simpatiche bambine lo volete un bacio perugina?"
"No. Vogliamo i Ferrero Roche!"
"Fai come dicono.."
"E va bene. Allora tre ferrero Roche per le streghe, via"

La benevola (ma terrorizzata) commessa del bar fece scivolare impietrita i tre cioccolatini nelle piccole e perfide mani delle malvagie fattucchiere.

Le quali, a dirla tutta, di fronte ad una resa così incondizionata, quasi si erano pentite di aver avanzato richieste così misere.
Potevano provare a intimarci la consegna del dolce di gianduja che troneggiava nella vetrina.

Ma ormai avevano suggellato il patto. E con il bottino in mano sono corse via ridendo e gridando frasi dal contenuto sicuramente nefasto.

Siamo usciti scossi dal bar. Eppure la caccia della Santa Inquisizione aveva ripulito le strade da quasta minaccia. I poveri contadini potevano tornare la sera alle loro case sicuri.
Invece, a distanza di secoli, il pericolo di nuovo incombeva.

"Sai, stasera mi hanno invitato ad una festa"
"Devi andarci vestito in maschera?"
"Si. Dovrei vestirmi da Diavolo. Mi ci vedi tutto rosso e con la coda?"
"No. Faresti un po' ridere, più che paura"
"ecco appunto"
"Fai così: rimani vestito così. Le streghe fanno paura oggi come tre secoli fa. Ma nell'età moderna poche persone terrorizzano più degli avvocati"
"E' vero."
"Scappa! C'è un commercialista che ci fissa!"
"AHHHHHHH"

Simone, minimal 19:48 | commenti: commenti (popup)

Carlo e i suoi piccoli amici

lunedì, 30 ottobre 2006 in: divertissement, il grande giorno

TUTTOSPOSI2006

Fortezza da Basso.

E' uno di quei caldi pomeriggi d'ottobre. Uno di quelli che ogni anno ci restiamo male perchè ormai il cambio di stagione l'abbimo fatto. E girare col maglione e venticinque gradi è un troiaio.

E' uno di quei caldi popmeriggi di Ottobre, anzi un sabato.
Avevamo sonno prima del caffè.

poi, CAFFE'.

E scopriamo che la fortezza da basso, circondata di giardini, è molto bella anche di giorno.

Troviamo facilmente parcheggio e osserviamo in silenzio il richiamo. E' sabato pomeriggio e attorno alla fortezza non c'è troppa gente.

Sono tutte coppie. Tutti mano nella mano.

Nessuno si vergogna di esternare quella paciosa felicità molesta di andare a vedere una vera fiera degli sposi.

Un enorme confetto bianco su cui poggia la fortezza, in uno sfondo rosa. Il logo.

Entriamo grazie ai passa gratuiti di Carlo.

In effetti, Tuttosposi è un po' la sua festa. Passeggiando per i corridoi della fiera si respira quell'aria da sabato del villaggio.

Sono tutti in attesa della festa.

La domanda del giorno non è "se", ma "quando".

Gli operatori del matrimonio dalla A alla Z offrono tutto: abito - confetti - partecipazioni - chiesa - viaggio - ricevimento. Non necessariamente in quest'ordine.

Ti fermano. Ci fermano. E chiedono.

"Quando"?

Scopriamo che la nostra "location" è molto conosciuta e apprezzata. Non ha neanche il bisogno di avere uno stand tutto suo.

Villa Montalto è negli stand di ogni operatore. Tra gli scatti dei fotografi, tra le pagine degli organizzatori di matriagi.

Poi ti fermano per il viaggio: l'agenzia turistica dietro casa, mai entrati, la troviamo qui.

E infine ci troviamo in un sacchetto con tanti biglietti/opuscoli/depliant/caramellegommose.

Ci offrono un Confetto al cacao bianco.

Propongono perfino la musica tradizionale irlandese. Uau.

ma parlo solo di metà di TUTTOSPOSI se non cito lui.

Carlo. Non aveva uno stand. No.
Aveva un campo da basket regolamentare. Lui, Carlo Pignatelli e tutti i suoi aiutanti che si chiamano come lui

C'era la sarta, quell'adorabile donnona che risponde al nome di Carlo Pignatelli. C'erano le standiste, le gemelle Carlo & carlo Pignatelli. L'addetto alle bomboniere, il cortese sig. Carlo Pignatelli.

E poi lui. Carlo. Simpatico come sempre nelle sue giacche improbabili.

Purtroppo mancava Carlo, ma aveva avuto un impegno all'ultimo. Al suo posto era venuto Carlo dicendo che ci teneva tanto.

La nostra Prima Fiera Sposi. Uau.

Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (1)(popup)

-1

giovedì, 26 ottobre 2006 in: scatti, romance
Manco a dirlo che mi ritrovo seduto, incapace di adeguarmi ad un letto vuoto, fissando il monitor per troppo, lungo tempo.

Questo unico sole in camera, privata senza senso da altre fonti di luce, mi trattiene sveglio e vigile.

In attesa.

In attesa di un volo, forse.

Migrare verso questa luna quadra fissandone i distorti contorni dal cuscino mi riporta come sempre tra le pagine chiare di questi ultimi mesi.

Quasi non mi ricordo. Quanto tempo?
Perchè si deve, si richiede sempre il bisogno di contare? Il vero fascino dela matematica non risiede nella precisa pochezza di una addizione;
piuttosto si annida tra le segrete virgole, le cose non dette o appena accennate.
O magari ha ragione Smilla: il senso di mancanza, il desiderio, dato dai numeri negativi.

Ne scriverei in dettaglio, ci rifletterei tuttanotte, cercando di tradurre in sensazioni l'algebra e in decisioni la geometria.
Consumando prese di tabacco dal delicato contorno di vaniglia.

Ma la mia condizione di mancanza, di desiderio contagia anche queste mura.

Le fisso e ricordo esattamente il punto del tavolo in cui ho poggiato l'anello, quella sera di un inverno passato: mi scivolava di continuo per il freddo mentre scrivevo frenetico le lettere di un'altra tastiera.

E pensare. vedi il quanto? il quanto non ha senso. Ha senso il quando, magari. Il dove, il come.
Certo se lo puoi spiegare.

Si può spiegare il miracolo di due sconosciuti innamorati in tre giorni?

Non credo. Neanche la matematica potrebbe, finendo per inalzare ascissa e coordinata verso sottili angoli di piani infiniti.

Fisso tutto questo e una sola cosa resta: un letto vuoto e la mancanza.

E' tempo di volare verso la vera luce.

Simone, minimal 01:05 | commenti: commenti (popup)

ventidue

domenica, 22 ottobre 2006 in: scatti, romance, il grande giorno
è un po' come alzarsi presto al mattino e invece scoprire  che sono le due e mezzo.
del pomeriggio.

è un po' come restare tra le coperte al caldo, consapevoli della voglia di uscire. Restare sospesi tra una lunga giornata dentro al letto o una breve, fugace e intensa visita fuori dal nostro mondo.

è un po' ricordarsi di TIrrenia, di com'era quando la passeggiavo sempre tenuto per mano e avevo quattro anni.
Me la ricordavo lucente e vitale, un po' come Marina era silenziosa e profonda.

stupisce come addormentarsi nella scena più movimentata di Miami Vice, complici gli antibiotici, ma anche complice la noia di vedere un film da solo.

attraversa tutta una giornata come una nuvola di vento e sole, nel clima perfetto di Firenze, quando la città si fa sentire, ti ricorda che lei è li e non la si può ignorare solo perchè ci si vive.
Si deve fare i conti con le sue immagini, con la sua impetuosa presenza.
E vince, c'è poco da compattere.

ti resta nel cuore come ogni metro di strada fatta l'ultima volta a luglio. quando eravamo colmi di pensieri confusi e ancora poche concretezze; tranne una, tranne quella:

"mi sposi?"

"ti sposo"


Ti resta tutto dentro, ti piace da morire il solo pensiero e trascina via gli eventi. Mentre ci svegliamo coperti di lana e da una giostra di riviste di case, piene di cerchi blu, pronti a vederne e vederle.

Come per tutto anche questo è straordinariamente semplice. Il biscotto era già fatto.
Il genio sta nel glassarlo.

E la perfezione di vedere la nostra Data confermata su quell'agenda della chiesa è la glassatura che mancava.
Credo che in tutto ci sia una fiaba.

Le fiabe sono intrecci di magici eventi a cui diamo la fiducia concessa ai sogni.
Salvo restarne sempre ogni volta stupiti quando scopriamo che "E' tutto vero"

Lo dico da mesi. I sogni danno meno soddisfazioni di questa perfetta realtà.

(buon riposo, piccola mia..)


Al troiaio, quello vero, ci penso io.
E' il mio turno, se non erro.

Simone, minimal 19:00 | commenti: commenti (popup)

Casa di fogli

martedì, 17 ottobre 2006 in: per una sberla di libri

Al punto in cui sono credo che casa di foglie non lo finirò mai.

Occorrerebbero treni lunghi, lenti, in ritardo. E soprattutto niente ansia o fretta di arrivare a destinazione.

Forse, se andassimo ad oslo in calesse avrei una speranza.

Ringrazio l'autore, di cuore.
Per avermi permesso di ammortizzare il costo del libro in comode rate mensili.
Per avermi sfidato a singolare tenzone, consapevole di una sfida da lui vinta in partenza.

Ma lo ringrazio anche per avermi dato il lusso di sfoggiarlo in libreria, fingendo di averlo letto (oh, si. tutto due volte. un CA-PO-LA-VO-RO).
Te lo consiglio tanto.

Devo ringraziarlo per aver irrobustito la mia schiena mentre lo cullavo nella mia borsa a tracolla: ne ha viste tante (la borsa, non il libro), ma questa mattonata se la ricorderà per un pezzo.

Occorre ringraziarlo per il nuovo ottimismo nella nostra ricerca immobiliare: l'ampiezza dei vani assume inquietanti prospettive adesso, e non siamo così sdegnosi di fronte ai bilocali. A volte.

Devo ringrazialro perchè credevo di essere io quello ampolloso. E pensare che lui lo pubblicano.

E comunque è un libro che va letto. Perchè è un cult e se vuoi essere di tendenza, nei circolini del dopolavoro devi parlare di Casa di Foglie.

Devo aggiungere che se penso a cosa avrei potuto fare con ventidue euri mi vengono in mente solo cazzate: un paio di pizze da Pizzaman, un po' di benzina per la macchina, che così mi avrebbe portato quasi fino a ponte a Ema (forse), 3 whiterussian.

Beh, sto rivalutando le cazzate.

In compenso avrei potuto evitare: di urlarTi nell'orecchio. di pestarti le estremità. E senza neanche intaccare i 22 euri.

uhm. più ci penso e più credo che Casa di Foglie sia un acquisto inquietante in sè.

Però avrei potuto prendere la lonely planet della scandinavia.
Uhm.

ok, ho fatto una cazzata.

Simone, minimal 18:32 | commenti: commenti (popup)

So Few Words

domenica, 15 ottobre 2006 in: divertissement, scatti
Alla fine della giornata fai il riassunto di quella dopo.

Perchè la giornata è troppo lunga e noiosa da doverla per forza ripetere. Come le tabelline.
Si sa che le sai, non vedo il motivo per ricordare a me stesso che 7x7 fa 49.

Poi il giorno dopo la maestra mi bacchetta le dita con veemenza per averle detto "54". Averlo bisbigliato, a dire il vero.

Ci vuole un capro espiatorio. Sono troppo lontano da Belville per infliggere una lavata di testa al povero Malaussène.

Fisso il calendario nella speranza di trovare una data, anche prossima, che mi renda il senso della brutta giornata storta. Me la giustifichi.

E scopro di aver appena trascorso un tranquillo venerdì tredici di merda. Ecco.
Già sorrido.

Tutta la spiegazione stava li.
Stava nel venerdì la levataccia verso Prato, verso le code interminabili della cancelleria.
Rintanato tra le pagine della superstizione, al riparo dai cornetti e dalle code di coniglio che mai possederò, si scatenava provocando incidenti a catena e distrazioni parzialmente involontarie.

Fino al tragico epilogo.
"devo alzarmi presto anche sabato" "devo tornare a Prato"

"Il Diavolo veste Prato" (questa mi faceva ridere l'altra sera. Adesso l'effetto è passato. Magari giusto un sorriso, ecco).

Non solo. Il mio sabato, riassunto sapientemente dal venerdì sera, mi vedeva in auto, con gli occhi celati da una montatura copiosa e lenti scure, direzione uscita prato est.

Ancora a vedermela con ufficiali giudiziari. Ahimé.

Magari pioveva, nel riassunto. Oddiomio. Qualcuno spenga questo temporale

La sveglia suona. La spengo.
La sveglia insiste. La spengo.
La sveglia infierisce. Hai vinto tu cubica giallona!

Solo che stavolta siamo in Due. Ecco, il sabato ha già una prospettiva migliore.
E il tribunale pratese pare simpatico.

Evidente montatura. Perlomeno non piove. E gli occhiali scuri sono tutti per te.
Che scopri il perchè delle lenti scure la mattina.

Poi Case. Una di quelle che ora vorrei scrivere l'indirizzo e dire (forse).
Ma non serve. Quando sarà quella giusta lo sapremo.

Ero nervoso, ancora postumi della sfiga del tredici.

Alle quattro. Alle quattro eravamo persi sul ponte all'indiano, in ritardo.
Appuntamento.

Ecco, il sabato è quell'appuntamento. Dove si incastona un'altra pietra di quell'anello. QUello che non cadrà nel tombino sotto ai nostri piedi.
Niente tombini.

Ti ho pure preso in giro per il vestito. Perchè ci pensavi dalla mattina alla sera. E la notte dormivi e parlavi nel sonno, descrivendo drappeggi di organza su cuciture di seta. Leggero e colore. Toni e dettagli.
Non risparmiavi nulla e sorridevo.

Mi vedo tutto blu che paio un puffo. Un puffo piuttosto elegante.
E poi tutti a commuoversi fuori davanti alla vetrina.

Son cose che ti fanno pensare.

Venerdì tredici è stato un discreto contrappasso. Ma c'era un buon motivo.

Sono proprio un sacco di parole. .
Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (popup)

Solo un altro post (acoustic)

giovedì, 12 ottobre 2006 in: scatti, musicalmente, romance
 ..Does anybody want to take me on
..Does anybody want to hear the things i have to say
..I fear today
    ..Does anybody want to see me cry
..If i'm the only one i'd rather die


Mi sorride pensarci nel mese delle foglie cadute, a camminare tra le vie del centro.
Confusi nella folla saremo solo un numero, un microcosmo racchiuso tra due cappotti e un ombrello, quando i tavolini scoperti dei ristoranti si scopriranno rigati d'acqua e di pioggia.

Saremo uguali ad ogni altra coppia, ogni altra copia di questo astratto essere chiamato "famiglia".
Avremo i nostri sorrisi e i nostri pensieri tristi.
Terremo nelle tasche le isolate paure e consoleremo la nostra malinconia a lunghi sorsi di affetto e carezze.
 
Saremo capaci di essere ancora noi stessi.
Con l'aria vagamente superiore, soddisfatti dentro ad ogni vestito, appagati nel giro di note di ogni canzone, rilassati nelle frasi trascritte e sottolineate di vivaci racconti d'intelletto.

Saremo questo e mentre tutto starà fissando se stesso, saremo ancora capaci di sorridere per il conformismo delle scelte degli altri. Complici nel saper scegliere, per primi, lo stesso simpatico conformismo.

Saremo silenziosi nelle grosse chiacchere e parleremo a sfinimento nei piccoli discorsi dal significato troppo profondo per esserci.

E non perderemo di vista niente, così come niente vorrà perderci di vista.

Forse saremo invidiati. E magari invidieremo.
..Does anybody want to see me smile
..Does anybody want to open up and see what's vile
..Sometimes its like it's said
..Sometimes it's throw away

Poi, tornati dal lungo giro, allo spegnersi delicato delle luci celesti, riposeremo gli occhi sui primi striscioni di natale. Ci siederemo sul letto e mi chiederai di non buttarti "giù".
Ma sai che lo farò comunque.
Pronto a raccogliere i tuoi capelli un attimo prima del loro caldo atterraggio tra le piume del cuscino.
Pronto a raccogliere il tuo respiro e spingerlo tra i miei prima di farlo ricadere nel tuo cuore.

E saremo una cosa sola.

Forse banali e distratti, e magari privi del fascino di chi cicaleggia con l'interesse comune e fa dell'impatto visivo il suo marchio di fabbrica.

Forse così, semplicemente innamorati da non suscitare che sguardi perforanti di gente interessata alla vetrina alle nostre spalle.

Si, senza dubbio saremo così.
Così, alla fine, non credo vi sia nessuno che abbia la voglia di ascoltare quanto sto dicendo, che non sia Tu.


..Thoughtless baby
..I'd rather live
Simone, minimal 00:58 | commenti: commenti (popup)

Ottobre

lunedì, 09 ottobre 2006 in: scatti, esperimenti letterari, valigie in tasca

Una penna, presa in Irlanda, scrive a punta larga.

Una stilografica usata dai giovani isolani per imparare la scrittura celtica.

La uso per il mio nero moleskine. La uso per tatuarlo di frasi, per spazzarlo di tutto quel bianco e di tutte quelle righe musicali.

Ottobre spazza via gli ultimi grumi d'estate. Li ripone nei cassetti con le magliette corte e i sandali ancora polverosi di sabbia.

Un tempo questo lavoro era compito ingrato del settembre, della prima foglia gialla caduta a terra.
Oggi il settembre porta con sè solo la pioggia e l'odore di natale, ma mischia ancora questa atmosfera con la solarità delle ultime ore lunghe estive. Tiene ancora aperte le finestre e attira le ultime, irriducibili zanzare.

Ottobre, con calma, riporta i binari del tempo sulle giuste traiettorie.
Le stesse, impercettibili che seguo da quando vive e vegeta (soprattutto la seconda) questo blog.

E' impressionante come piccoli passi indistinguibili traccino infine rotte così grandi.
Poche ore fa un altro, importante tassello, è stato aggiunto al viaggio. Quel viaggio di una vita assieme.

Nato così, in un giorno di sonno, mentre ancora contorcevo il cuscino facendolo sprizzare di piume (quelle che non volano, inutile tentare). Mi siedi vicino, mi carezzi per svegliarmi, mi sussurri.
Semplice come un bacio.
"ho trovato il vestito"

Nel dormiveglia sospeso realizzo a fatica. lento.
E mentre Ottobre comincia il suo passaggio all'inverno, intimando di coprirmi, già tracci i contorni, sul foglio, del tuo "Abito".
Ed ogni volta che la parola attraversa la stanza è un brivido, un passo subito prima della commozione. Un movimento delle mani e ti ritrovi a carezzarne la gonna. E' solo un sogno ma è reale.

Ottobre è così. Passa veloce, neanche te ne accorgi che c'è. Passa, correndo in bici e lo intravedi dalla cima delle scale.
Nell'attimo in cui scompare dietro l'angolo tutto è diverso.
L'autunno è reale come l'anno passato. Ti regala la gioia di vestire i maglioni e di costruire. L'emozione da prima volta, quando tutto ti sorprende ancora.

Chiudo gli occhi e me lo immagino, Ottobre. Mentre colora di vernice fresca i contorni di queste serate. le taglia, le accorcia. Le copre con la lana e le piume che non volano, che riscaldano.

E mentre tutto questo passa, mentre ancora ci sei dentro come le foglie che cadono e spazzano via il rumore del mare, sei un gradino più in alto.
Sei silenziosa eppure gridi.

Come quel grido, silenzioso. Solo mimato.
Ma forte da farti piangere.

(------)

Simone, minimal 12:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Movimento Contro Le Metafore e Le Premesse (M.C.M.E.P.)(si pronuncia Emmecimèpi)

giovedì, 05 ottobre 2006 in: divertissement, astruse astrazioni

"Devo fare una premessa. Odio le metafore.

Mi fanno sentire come un truffatore che vende biglietti falsi al concerto dei Pooh"

La gente non sa mai in cosa identificarsi. C'è bisogno di un simbolo, di un ideale. Qualcosa che ti spinga a pensare "oggi sono migliore di ieri" ma non solo.
Anche qualcosa che ti spinga a rivalutare il passato. A guardarsi in faccia e dire "però pure ieri non ero malaccio.."

Ma chi vogliamo prendere in giro. Finchè Del Debbio continuerà a fissarsi con i suoi ridicoli sondaggi da ceto medio a 2800euri al mese (che ancora ci rido. al di sotto siamo la povertà, sapete? sono povero. da fare schifo da quanto sono povero. non guardate me. lo ha detto Del Debbio) noi saremo ammanettati e soli.

Allora sembra che da una ricerca scientifica condotta in Inghilterra, in una qualche università dove di lavoro fanno gare di canottaggio e per hobby intervistano la gente con domande inutili, il modo migliore per unire le persone è un simbolo.

Una bandiera, un dio, un nemico comune.

Difatti la religione funzionava con questo metodo. Perfino alcune dittature e ideologie politiche.

Ora, la solita università, in anni differenti, aveva elaborato un sistema per aumentare la superficie della pagaia senza che i giudici se ne accorgessero.
Felici delle loro truffaldine vittorie hanno quindi acclamato con gioia l'esito del loro nuovo e sconcertante sondaggio: E' impossibile identificare tutti sotto un nemico comune.
Il nemico - lo dicono loro, non io - non può essere nemico di se stesso, altrimenti, distruggendosi, eliminerebbe l'elemento di coesione sociale.

Del Debbio è corso ai ripari con un sondaggio in cui finge che il presidente del consiglio che oggi vorrebbe rimettere le tasse di successione sia il medesimo che ieri - vestito da Diabolik - vi aveva lucrato sopra: un nome che tutti conosciamo, un magnate della finanza.
Prodi.

E tutti si sono indignati. Soprattutto quelli iscritti a Forza Nuova. Anche se ignorano il termine "indignati".

L'unione è forse impossibile? Ci saranno guerre in eterno? Del Debbio vivrà altri 20 anni? Una di queste domande ha una risposta che mi toglie il sonno.

Perciò ho colto la palla al balzo (fuori in giardino, e ora i vicini dovranno richiedermela in ginocchio), fondando un movimento che, senza tema, ci affratellerà tutti.

Si, avete capito bene.

Esiste un nemico comune, anzi ne esistono due. (così siamo a posto in caso di defezione).

Il primo è chiaro come il sole. La PREMESSA

Siamo silenziosi a leggerci il nostro bel libro giallo. La soluzione è vicina.
Il killer suda freddo fingendo tranquillità nella sala dove tutti sono riuniti.
Il detective osserva gli sguardi di ogni presente, ciascuno silenziosamente colpevole.
E poi accende la sua pipa.
<<devo fare una premessa..>>

Mannò! Macchè premessa d'Egitto! Dicci "bam, è stato Carl!" ah, lo sapevo io, che era lui, non mi piaceva per nulla col suo fare lascivo e vacuo (a quelli di Forza Nuova: è stato Karl, quello che tagliava l'erba con la falce e leggeva di nascosto il quotidiano di informazione della Coop).

La premessa rovina tutto, accumula tensione e stordisce il lettore con fatti di cui non interessa a nessuno.

Proiezione dei grandi successi di Rocco Siffredi: si alza e vuole introdurre con una breve premessa, la visione.
Questa non la commento neanche, ché si commenta da sola. (e in maniera piuttosto volgare, peraltro)

Ecco, la premessa va combattuta, in una battaglia senza regole o religioni (oddio, l'ho sentita in qualche canzone, tessera stile american express platinum al primo che me la riporta). Non importa quanti dovrano cadere.

Ora, c'è l'evenienza che un giorno la premessa venga sconfitta. Magari uno di noi (ganzo, vedete? mi sento già solidale verso il nuovo "gruppo") sconfigge l'ultimo baluardo, ne interrompe la genesi.

O magari semplicemente muore Umberto Eco.

Ho già un piano. Un altro nemico verso cui fondersi come una sola anima. La Metafora

La metafora è un raggiro lessicale volto a visualizzare un'immagine in luogo di un'altra. Forse. Mi faceva fatica sfogliare wikipedia.

Insomma, quella robaccia là (la metafora, non la la magia, che esiste eccome) va combattuta per il trionfo della schiettezza.
Poi, se è il caso, combatteremo anche quest'ultima.

Non voglio porre limiti alla Provvidenza.

Certo, per combattere quest'ultima saremo costretti a sacrificare molti libri intelligenti. Ma dall'altro lato ci sarà un mondo intero, tutto unito e compatto.
Niente più distinzioni di razze o colore della pelle. Niente più contrasti per il petrolio e guerre sante.

Sarà la pace eterna, in luogo al massimo avremo una guerra dialettica. Assolutamente pacifica.

Il tesseramento è aperto. Vi regalo pure il laccetto di Caucciù con su inciso "Premessa e Metafora BUUU" oppure "Io dico no alla droga" a seconda della disponibilità.

Allora cosa aspettate? Iscrivetevi e combattete per "LA GIUSTA CAUSA".

(per quelli di forza nuova: può darsi che ci sia da mangiare gratis. iscrivetevi).

Clapclapclap.

 

 

Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (popup)

HoVintoUnViaggio

mercoledì, 04 ottobre 2006 in: valigie in tasca

see, ti piacerebbe.

magari un bel volo, andata e ritorno per un paese caldo, mari azzurri, pesci incontaminati, frutta fresca e cocktail di benvenuto.

magari un bel bungalow senza i terroristi dentro che ti vogliono sequestrare scambiandoti per Gattuso (oddioodddiooddio..) sulla spiaggia.

vestiti col bikini (io) e con un paio di shorts (tu) a vedere tramontare il sole mentre gli squali si mangiano i giovani autoctoni.

ahhh, si che vita sarebbe.

Magari per capodanno, mentre qui, in Italia, scende la neve, lieve, mentre nevicanevicanevica, noi ci rosoliamo cosparsi di crema fattore di protezione "mancoperideavogliobruciarecomeunarostinciana".

Essì, ci vorrebbe una vacanza, via da tutti i rumori soffocanti e dal lavoro.
Mentre ripetiamo con cura punto per punto ogni passo verso l'Evento di maggio.

Poi capita.

Sii, una di quelle robe che mica te lo aspetti: apri un pacchetto di patatine scadute (neanche Fonzies, no, proprio le sancarlo normali; no, neanche un po' grilled, proprio normali e pure un po' ammosciate..sai, l'età..) e dentro c'è lui.

Il viaggio.

Non tanti giorni dacchè la Sancarlo non si può permettere chissacosa.

Periodo di Gennaio. Uh che bello, vi saluto cappottini di piuma, arrivo pareo.

poi rileggo bene. Oslo.

Figo, deve essere una di quelle isole come CaioCucinotto, quello dell'isola dei famosi.

Chissà dove si trova, magari un qualche arcipelago sperduto in polinesia. Io la polinesia l'ho vista solo sul risiko, figuriamoci.

Beh, c'è sempre Google. Batto con solerte eccitazione i tastini.

E scopro. Scopro che Oslo è in Norvegia. Che la Norvegia è parecchio a nord. Perfino più a Nord di noi.

Che d'inverno ci sono punti della Norvegia in cui la temperatura scende a -51. (oh, io ho freddo a 2 gradi.. a -51 sono uno stoccafisso).

Difatti fanno il baccalà.

5 giorni a Oslo. Il pareo rassegnato è già finito sotto il letto, in attesa che lo si trovi in ritardo nelle partenze estive.

Oslo. Patria dei gatti delle foreste norvegesi. Magari ci portiamo pure la Lory.

Per farci da Interprete. mentre ce ne stiamo imbacuccati a fissare il mare e l'aurora boreale (dice almeno quella c'è). fissare è il termine esatto.

Beh, poteva andare peggio. Miamilostessovero?

Simone, minimal 17:42 | commenti: commenti (popup)

La Buona Novella

martedì, 03 ottobre 2006 in: esperimenti letterari

C'era una fiaba narrata tanti anni fa.
Diceva di paesi lontani, di strade sterrate e case di petre al posto dei mattoni.

C'era una bella fanciulla, col vestito blu.
Passava lungo la strada e tutti si voltavano a guardarla, con aria ammirata, stupita.

Leggeva ogni libro che le si parasse dinnanzi, con la voracità di un affamato, la sete di un uomo che ha passato settimane nel deserto.

E si immaginava di aver vita nelle fiabe che leggeva, nelle storie in cui correvano su cavalli bianchi e tutti erano principi, anche chi ignorava le proprie origini, salvo scoprirle giusto in tempo per il bacio da lieto fine.

Leggeva, mentre svolazzi di blu del vestito circondavano le strade sterrate, sollevando la polvere e gli sguardi perplessi di gente affacciata per caso o per diletto.

E in ogni sua storia finita non cessava la voglia di quell'essere sempre, costantemente il centro di questo piccolo universo di fiaba.

Oggi si chiamano fiabe perchè la realtà di cemento e mattoni non si armonizza con cavalli bianchi e principesse dalle lunghe trecce.

Oggi si chiamano fiabe per ricordare la loro vera natura di finzione e disincanto.

ma c'è una storia, di una ragazza che leggeva romanzi d'amore, che alla fine si risolve un po' in vita vissuta.

Come nel finale di Big Fish, quando poi il gigante esiste davvero e il figlio resta un po' perplesso, tra il "lo sapevo, in fondo lo sapevo" e il "ma no, incredibile!".

E questa è un po' la lieta, buona novella: quella fiaba un po' vera che ogni giorno si sveglia e sorride.
Ogni giorno ripete che è felice. Di una felicità solo felice.

Felice di tutto e un po' di niente, come far due carezze ad un gatto per la strada e sentirlo rispondere con le fusa.

Questo non rende forse la giornata un po' meno grigia?

A me fa questo effetto. Un piccolo sorriso che squarcia questo caldo rumoroso di città e ci riporta un po' tutti nel vecchio villaggio, affacciati alla finestra, ammirati di quel viso perso tra le righe di una nuova avventura. 

Simone, minimal 16:47 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 02 ottobre 2006 in: musicalmente, fiorentinismi, il grande giorno

"fatti un giro nel quartiere, viene a vedere la situazione reale"

ogiùdili.

solo che loro (gli A31), intendevano parlare del degrado, della pessima influenza che droghe e alcool hanno su noi gioVini moderni.

Guardate JAx nel video della sua ultima canzone, ironicamente chiamata "ti amo o ti ammazzo" poi mi dite..

Ma dyvago.

Insomma ci facciamo un giro nel quartiere (si).
E si vedono casine.

Perchè l'amore va bene e cura tutto, ma due cuori esigono una capanna. No, non va bene neanche "sotto i ponti", anche perchè ho un amico sotto ogni ponte, e dovremmo pagargli l'affitto.

E poi ci sono le Nutrie che si passano ore in bagno al mattino e non mi piace.

Allora ci facciamo un giro nella speranza di trovare casa. Una roba tipo tetto e camere, anche da ristrutturare, ma che non sia grande quanto la cuccia del cane della vicina.

Avevo scritto un post un po' di tempo fa. Stesso argomento.

Giriamo e ci facciamo idee, meditando soppalchi e fienili, bilo-trilo, basta siano anche cali, meglio se in buone condizioni.

Non ci facciamo ingannare dalle distanze, vigiliamo anche sui borghetti limitrofi e pure meno limitrofi.

Non abbiamo fretta, sappiamo ciò che vogliamo.

Sono ottimista (che, come profumo, ha "vita", per un tragico contrappasso)..

Abbiamo trovato il posto dove fare il ricevimento, figuriamoci trovar casa. Una passeggiata di salute.

Simone, minimal 18:00 | commenti: commenti (1)(popup)