La Minaccia Fantasma

giovedì, 30 novembre 2006 in: divertissement, tecnologie, roba da bloggers, astruse astrazioni

E' un animale strano.
Alla nascita è spesso insignificante, indistinguibile dalle migliaia di esemplari presenti in natura.
Non riesce mai a parlare, emettere suoni comporta una difficoltà notevole.

In compenso scrive.

Come tutti, nei suoi primi versi c'è tutta la semplice e genuina spontaneità che caratterizza gli infanti: non articola bene e allora soppianta con immagini ricalcate da altri.

Superata la prima fase, entra in un tumulto ormonale che lo trasforma rapidamente, cambiano i colori della pelle e il tratto si fa spesso più intenso, più deciso.
In questa fase conosce il desiderio di aggregazione: spesso si incontra con altri coetanei, condividendo la passione per una grammatica alternativa e reazionaria, costellata di k e puntini di sospensione.
Narra di serate passate in discoteca o anche di compiti da fare al mattino;

Non è raro, in questa fase, trovarlo in pose da bel dannato, citando testi di canzoni tristi spesso in contesti di forti delusioni amorose.

Il contatto con i coetanei lo aiuta nei rapporti sociali, ma di rovescio, lo inaridisce lessicamente.

La prima maturità avviene con la conoscenza degli adulti.
Quando il giovane scopre la passione per i testi letterari, per le poesie e il fascino che impregna questa nuova forma di cultura , avviene la seconda trasformazione:

si ripulisce di tutto il grasso da militari con cui si era imbrattato, diventa chiaro, luminoso.
Elimina i toni ripetitivi, attenua l'uso lessicale improprio, appoggiandosi a sistemi altrettanto alternativi, ma di impatto letterario decisamente superiore.

Comincia una fase creativa, in cui spersonalizza tutto e scrive semplici storie, allegorie talvolta goffe.
Continua a citare testi musicali, ma li rende affini al suo animo.
Non più la canzonicina leggera. Comincia in lui il fascino dello sconosciuto.

Per essere di moda, diventa alternativo.

Ricorre sempre ad immagini, ma spesso sono farina del suo stesso sacco.

A questo punto, ormai pronto a fare il suo ingresso nell'età matura, si trova di fronte ad un bivio: da un lato la facile via della tristezza, conscio che è molto più semplice scrivere cose tristi e belle, piuttosto che cose simpatiche e belle.
Dall'altra la purezza artistica, dove la parola prende il posto della trama.
Può quindi nascere un adulto con ramificati contatti, ma perennemente esiliato nella sua torre d'avorio di versioni acustiche e film dove tutto quello che può finire male lo farà;
Oppure può evolversi a scrittore di vario genere, con risultati altalenanti e spesso assolutamente ignorato dai coetanei, che lo ritengono poco affidabile, incostante.

In rari, rarissimi casi, diventa fenomeno artistico: allora suscita il fascino discreto di molti che lo osservano da lontano, in parte invidiosi, in parte solamente incapaci di instaurare un dialogo con lui, ormai troppo lontano dalla realtà.

Oggi ne esistono vari milioni e nessuno fa niente per fermarli.
Continuiamo a preoccuparci dei cinesi, bravi.

E intanto i blog spopolano.

 

 

Simone, minimal 11:51 | commenti: commenti (popup)

La cura del tempo

mercoledì, 29 novembre 2006 in: romance, casini di casa
Sono le dieci e diciotto.
Capisco che sono adulto e vaccinato quando mi sveglio senza l'artiglio acustico della cubica gialla.

Apro gli occhi e non è un caso, non è stato un lontano rumore a tirarmi via le lenzuola.
Semplicemente sono riposato. E posso alzarmi.

Mi sveglio con tutto il tempo necessario per farmi la barba , per vestirmi con calma, senza infilare i mocassini dentro i pantaloni (mai successo in realtà, non ho mocassini); avrei avuto anche dieci minuti buoni per fare colazione.
Da bravo adulto avrei scelto il tiggì.

E adesso sono qui, seduto sulla sghemba poltroncina da lavoro in petrolio-catrame-piume di lontra-petrolio a scrivere di una normale mattinata, senza darkness dreams notturni.

Devo il risveglio perfetto alla serata meravigliosa.
Non so quanto ero vestito, dopo un pomeriggio di relax sotto le coperte; entrando in cucina (dopo i lavori di questi giorni fa più luce dello stadio Artemio Franchi, complice la mia ironia che da oltre un anno canzona mio padre e le lampade a risparmio energetico da 20watt. Adesso ci vogliono gli occhiali da sole. Di notte) mi ritrovo a volerla a luci basse.
Tecnicamente "lume di candela"

La nostra cena, talmente semplice da risultare perfetta, era incorniciata da tre candele che bruciavano sopra un piattino da dolce.
Ho resistito molto alla tentazione naturale di intaccarle fino a farle capitolare sulla tovaglia.
Sono adulto, non si fa.

Il tragitto tavolo da cucina letto non è mai stato così breve.
Ci siamo ritrovati sotto il piumone ancora. Luci di candela e qualche sottofondo, come quell'algido Black Dhalia in sottofondo al pomeriggio, di cui ricordo forse il motivetto iniziale.

Un lungo tuffo. Ma non gelido, non alto, niente mare burrascoso.
Tutto il resto era soltanto sfondo. E mentre fissavo l'unica cosa che è a colori, mentre il resto è in bianco e nero, chiudevo gli occhi e mi addormentavo.

Mattina, ore 9:20 apro gli occhi e tutto il sottile piacere di starti accanto è riposto sotto queste lenzuola.
apro gli occhi e rifletto per un lungo istante sulla cura del tempo. Non esiste rimedio migliore contro incubi, mal di testa, nervi a fior di pelle.
apro gli occhi e vado a lavoro.

mi volto e ti vedo, nascosta bene dal copripiumino. E sorrido.
Simone, minimal 10:32 | commenti: commenti (popup)

Darkest Dreaming

martedì, 28 novembre 2006 in: scatti, musicalmente
Stay tonight
We'll watch the full moon rising
Hold on tight
The sky is breaking
I don't ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking..

Simone, minimal 11:59 | commenti: commenti (popup)

Dissapori

lunedì, 27 novembre 2006 in: scatti, casini di casa, valigie in tasca
Da qualche tempo abbiamo dei problemi con i treni.

Siamo sempre stati piuttosto rispettosi di quei bizzarri cosi lunghi che sbuffano trangugiando binari per miglia e miglia, perdonandogli qualche momentanea defalliance dovuta ad una indigestione di ferro.

Anzi più di una volta mi sono mostrato conciliante verso gli omini verdi (non quelli che popolano il mio cervello), che si danno aria da capostazioni e controllori. Hanno molto da fare, dicevo. E' un gran brutto lavoro.

Però però (però) il sistema ci è contro.

Prima ci rallenta, poi ci fa perdere le coincidenze, infine ci multa senza causa.

Per andare da Firenze a Riccione, cambiando a Bologna, si impiega 2:43
Lo dice Trenitalia, mica io.

E costa poco: 10 euro e spiccioli.

Il viaggio comprende l'onore di salire sulla leggendaria freccia del sud, diabolica mangiafumo che si inerpica verso nord dalle profondità della Sicilia.

La signora è anziana, ha i suoi anni. Gli si perdona un po' di affanno.
ma alla voce affanno non è menzionato "ritardo di 2:20".
Quello è coma etilico.

La povera tossica quando tutti la attendono con i fazzoletti a Firenze, si è presa un po' di respiro all'altezza di Salerno.
Noi, alzati di buon'ora per essere sabato, ci ritroviamo ad attendere fiduciosi a casa.
Plauso per le ferrovie, che finalmente su Internet comunicano i ritardi (approssimativi).

La freccia del sud arriva e parte da Firenze alle 12:30.
Questo ci permette di perdere la coincidenza a Bologna con l'espresso per Riccione.

E incide pesantemente sulla nostra alimentazione, costringendoci a McDonald (oddio, costringerci mi pare grossa..) e un'ora di attesa.

La mangia binari delle 14:40 finalmente ci riprende, portandoci alfine a Riccione che ormai è buio.

Le ferrovie ci hanno fatto incontrare, quindi io non ce la voglio avere con loro.
Però a Babbo Natale quest'anno il trenino non lo chiedo.

Trenitalia farà a meno dei miei soldi per un po'.
Rimettetevi in pari
.
Simone, minimal 17:58 | commenti: commenti (1)(popup)

Aria

giovedì, 23 novembre 2006 in: esperimenti letterari, astruse astrazioni
respiriamo principalmente azoto.

una volta ho visto in lontanaza una cosa, tipo l'aurora boreale.
L'ho indicata e mi è stato detto: "è la chimica. se fai una corsa la raggiungi"

Mi è venuto il fiatone solo all'idea.

Sono seduto da oltre due ore su questa sedia. Verde petrolio, senza un bracciolo.
Se sono sbilenco lo devo a lei. Un sentito grazie. al cazzo.

Un sentito grazie anche all'acqua, stamani assente da casa per via di certi lavori che dicono andavano fatti.
Dicono.

Un sentito e caloroso grazie alla cucina sottosopra. Ed al conseguente digiuno.
Grazie mille.

In pratica è rimasta l'aria. Quel 72 per cento di azoto che mi fa tossire due volte su tre.

Le percentuali minori sono sempre le migliori (questa, giuro, me la segno.)
Quel piccolo 20 percento di ossigeno, che mi capita quindi una volta su tre e non mi fa tossire. Mi rianima.

fissi un punto e sei imbronciata. L'autunno ha questa faccia?

L'autunno è due terzi di azoto.

attendo le sei. poi anche a me spetterà il magico terzo di ossigeno.
All in all there's something to give,
All in all there's something to do,
All in all there's something to live,
With you ...
Simone, minimal 17:36 | commenti: commenti (popup)

agua

martedì, 21 novembre 2006 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Mi sveglio al di là della finestra.
lungo la strada, nel bordo tra il marciapiede e l'asfalto.

E piove sui vestiti sbagliati, quelli nati apposta per le giornate di sole d'inverno.
A loro non piace.

E piove sui miei capelli, ma soprattutto sul viso, scorrono gocce ai lati delle guance.
Ancora non mi sono svegliato del tutto. E questa doccia fredda mi sveglia male.

E poi il vetro della macchina. ma non è la stessa cosa.

Al di qua della finestra è tutto bello: l'inverno e la neve; l'autunno e la pioggia; Sono caldi, sono belli, sono silenziosi.
Fissi scendere la neve (anche finta, anche di sapone) e intanto aloni di vapore si disegnano sul vetro, a tempo con il respiro.
(acceso/ spento o soffuso, come il battito del cuore o come il respiro. Grande insegnamento. Semplice, come tutte le intuizioni di genio)
Al di qua del vetro è tutto splendido.

Al di qua del vetro della macchina, mentre si raggelano (fingendo di asciugarsi) le gocce pesanti su capelli e cappotto, l'unica cosa che si nota è il tempo sospeso, dilatato dalla fretta, dai clacson, e dall'inesorabile tuttofermo delle code di pioggia.

E ai lati della strada gradirei anche il tappeto di foglie secche incollate all'asfalto. Invece sono occupate da altre auto, ferme, in movimento (ma ferme).

Al di qua della finestra si fanno discorsi. Si parla si discute. E tutto gratifica, anche le piccole cose (soprattutto le piccole cose, le cose piccine).

Tutto questo non era in palinsesto, stamani.
Solo dozzinali parlottii con gente che usa le parole per lavoro. E non scrive.

Resisto molto, quindi. Fino alle 10:30.
Poi non ce la faccio più e Ti chiamo.

Al di là della finestra - Al di qua della finestra.
Attesa.

Ti svegli molti squilli più tardi.
E ancora piove.

Ma nel preciso istante in cui sollevi la cornetti, nel medesimo istante in cui il suono della Tua voce si propaga, fisso la pioggia e sorrido: sono di nuovo al di qua del vetro.
E tutta quest'acqua è una maledetta figata.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti darìa la vida,
si
confundo tu sonrisa
por camelo si me miras.
Razòn y
piel, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti mi perderia,
si
confundo tus caricias
por camelo si me mimas.
Pasiòn y
ley, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema…

Cuando uno tiene sed
Pero el agua no està cerca,
cuando uno quiere beber
pero el agua no està cerca.

Què hacer, tù lo sabes,
conservar la distancia,
renunciar a lo natural,
y dejar que el agua corra.

Còmo quieres ser mi amiga
cuando esta carta
recibas,
un mensaje hay entre lìneas,
còmo quieres ser
mi amiga
Simone, minimal 18:32 | commenti: commenti (popup)

Fuoco

domenica, 19 novembre 2006 in: romance, astruse astrazioni
Da subito, fin dalla mia prima pipa,
la maggiore difficoltà è sempre stata tenere accesa la fiamma.
O meglio, tenere acceso il tabacco.

Ma non vorrei cominciare da metà.

Fin da piccolo ero inesorabilmente attirato dal fuoco, da ciò che lo genera.
Non dalla smania di generarlo grande e alto nelle foreste e nei parchi naturali, di talchè risulto membro esterno della setta dei piromani.

Semplicemente scuotevo la legna nel camino, la giravo e vedevo le scintille scoppiettare, magari alzarsi alte e vivide; oppure spegnersi in un alone di fumo, con coro di bestemmie di mio padre che già c'aveva pronte le salsicce e la brace stava andando ai maiali (anzi, "non" stava andando ai maiali).

Poi appunto negli anni venne la pipa, che si spegne spesso ma non è mai un problema, è uno scotto piccolo del mio usare tabacco aromatico. Più umido del normale.

Infine le candele.

Le candele hanno due componenti di gioco: la fiamma e la cera.
Ora, mentre la fiamma della candela mi riesce tenerla su anche per un'ora buona, con la cera i problemi sono molti.
La spargo, la rovescio, ci glasso la roba.
Spesso causando disagio nei preesenti che mi credevano uno ammodo.

La cera e le candele più son grosse più fanno troiaio in mano mia.
La candela che arde felice in alto, sulla sinistra, davanti allo sguardo curiosamente sornione della mia orsetta norvegeeese oggi ha rischiato più di una volta di sciogliersi sul vellutino del tavolo.

Ce l'ho messa tutta ma è ancora in piedi. Entro sera, vi garantisco, collasserà sul letto.

Di tutte le fiamme, dalla mia prima infanzia alla mia moderna molestia, l'unica che riesco a tener su, regolare e costante da quasi dieci mesi, sei Tu.

Ti stuzzico di continuo a dire il vero, roba che la brace era bell'è giocata ai tempi.
TI accendo e ti aspiro, il tuo essere così, il tuo fissarmi e imbarazzarmi, il tuo sonno di intere giornate.
Sei la mia cera, il mio piccolo fuoco segreto,
il mio fiammifero personale.
Guardarti curiosamente sornione mentre agiti i piedini in aria, sul letto, scivolando pagine di riviste, in cerca di hotel norvegesi.

La mia Fiamma.

E bruci.

E brucio
Simone, minimal 22:00 | commenti: commenti (popup)

Terra

sabato, 18 novembre 2006 in: scatti, esperimenti letterari, valigie in tasca
Giorni di navigazione.

Quando vedi mare ovunque attorno a te.
La nave prosegue silenziosa tra onde appassite e cielo senza vento.

Tace ogni passo sul ponte, ogni porta che scorre non la senti con l'udito, ma con il battito irregolare del cuore.

Ferma in posa a lato della vela fissi un punto uguale ad ogni altro punto. Fissi un punto e rifletti.

Giorni di navigazione in cui la terra ferma sarebbe quasi uno scarabocchio sul ritratto.
Una riga tirata lungo un orizzonte che non vuole interruzioni.

Fissi il punto e rifletti. Ogni cosa si ferma ad attendere un cenno del tuo cuore.

Le coperte accartocciate in fondo al letto in cabina sono ancora calde di noi. E quel tuo vestito leggero neanche si solleva.

Trasportata lungo l'oceano, giorni di navigazione e la terra forse l'hai dimenticata. Forse è meglio.

Nessun pensiero di fango. Nessuna ombra di polvere, nessuna traccia di macchie e il vestito leggero si appoggia e attende.

Tutto questo è malinconia, forse.

Batte il cuore come in un sabato pomeriggio, quando la musica è delicata e ti circonda restando a distanza.
Ti carezza mentre ti culli e le coperte accartocciate riscaldano qualcosa di più profondo della tua pelle.

Neanche ti accorgi che piove. Batte lungo le mura, abbraccia le onde e le riempie.
Non lo senti.

Solo il tuo battito e il mio.
Giorni di navigazione.

E mi riprendo le parole, le mie.
Mi riprendo la cura del tempo, l'emozione di sentirti accanto e non toccarti fino a quando il desiderio si fa così intenso da non risultare mai banale.
In ogni singolo gesto c'è amore.
In ogni singolo sguardo, anche verso il punto fisso nel mare calmo. 
Intriso di amore resto a pensarti e pensare che i giorni di navigazione sono dolci e a volte si vorrebbe restare sospesi nel tempo.

Occorre curarlo, invece. Fino a fissare un giorno diverso l'orizzonte e vedere la terra accartocciata in fondo al mare.

E gridare.

E' maggio. E ti amo.

Semplicemente. Senza spiegazioni. Senza  il bisogno di apparire. Solo essere innamorato di te.
 
Simone, minimal 17:12 | commenti: commenti (popup)

Di me in tre atti (con prologo)(ed epilogo in corsivo)

mercoledì, 15 novembre 2006 in: romance, per una sberla di libri
Prologo:
Ci sono cascato.
Intendo nella trappola del libro scritto bene. E parlo di Nick Hornby.

Mi ha fregato la copertina miniimalista, il prezzo adeguato, l'ironia e la assenza di pretese in merito ad una trama avvincente.

Ero entrato con l'idea di un libro che mi catturasse ma non fosse un romanzo. E ci ho preso in pieno.
Certo, avrei potuto essere più accorto. Più radical-chic di così. Potevo scegliere "Io sono un gatto" di quell'autoree giapponese, scritto nel 1905.
Effettivamente avrei fatto un figurone.

Invece no ed ora eccomi qui.

Con tre cose che devo segnarmi e venire a rileggere nei momenti luminosi. (bui credo ce ne saranno pochi, al massimo lici soffuse, ma sono comunque un buon compromesso)

1) Ora mi sento intrappolato in qualcosa tipo: ogni parola, ogni frase che scrivo è una sottile citazione al libro letto. E comunque imito pericolosamente e male il modo di scrivere di quel tomo.
Uno passa una vita a cercare e credere di essere originale e poi invece è tutta una bolla di sapone. Il segreto è letture intelligenti scritte male.
(ogni volta il segreto lo affino, questa è un'ottima incarnazione)
Il vernacoliere è intelligente ma non scriverei mai in vernacolo livornese.

Altrimenti libriminchia. Mica mi viene la tentazione di scrivere un giallo o un thriller solo perchè leggo roba inglese con la copertina pesante e la recensione di Dan Brown in culo al volumone, giusto?

E' una dannazione sottile, la stessa che oggi mi ha riportato alla Melbook Store d Firenze per prenderne un altro. AHHHHH

E invece si. Una vita da lettore. Tra l'altro qui si sfora veramente nel pericoloso: non solo compro un secondo libro di un autore che mi piace, ma addirittura prendo l'ultimo volume, così da fare il disinnvolto modaiolo nelle occasioni mondane.

<<ho appena finito l'ultimo Faletti e guarda, te lo consiglio>> (risposta infida che da un lato nega la deficienza di Faletti dopo il primo libro e dall'altro rivela che la tua passione per le librerie si limita al primo tratto, quello delle "novità" accaatastate subito accanto alle casse)

<<io invece ho letto l'ultimo Hornby, sai quello di febbre a 90°..>> (che invece rivela una lettura solida, ma ugualmete legata alla smania di leggere qualcosa che gli altri ancora non hanno letto, di poter dire per primo la tua senza timore di venire smentito)(capite il pericolo?)

2) Sono dannatamente seriale. Cioè io comincio una cosa con un entusiasmo veramente pernicioso. E per non sbagliare finisco col leggere tutto lo scibile sull'autore in questione.
Il che è orribile se penso che di calcio non mi frega nulla, non me ne è mai fregato nulla.

Invece adesso inaugurerò con lancio di chinotto il piano libreria dedicato a Nick Hornby.

Quando c'è qualcsa di nuovo vogio sapere ogni dettaglio. Questo fa di me un soggetto pericoloso. Assimilo, ma dubito di saper veramente rielaborare.
E conseguentemente sono una voce autorevole del coro che però canta completamente fuori tempo.

Nick Hornby scrive da anni e io lo leggo solo adesso. Figo sarebbe averlo scoperto su una qualche mensola di un sobborgo di Londra alle sue prime stampe.
Magnifico sarebbe stato leggerlo in lingua originale e tenere banco alle cene preparando gli italici all'evento della stagione: <<Quell'Hornby sarà una bomba, ve lo dico io..>>

Leggere Hornby adesso è come arraparsi su certi passi del Decamerone. (lo vedete?? questo non lo volevo diree e invece.. no davvero, mi ci vorranno mesi di Dylan Dog scadenti per riprendermi e riprendere in mano le parole come le voglio usare veramente)

3) Tutta questa fissa oltretutto è perrniciosa e mi porta ad essere diverso in ogni cosa. Mesi fa non indossavo mai la cravatta. Mi si diceva che andare a studio in jeans e maglione non era proprio l'ideale.
Ma me ne fregavo.
Semplicemente non faceva per me.

Questa mattina sono uscito di casa, da Ferrara e mi sono stretto la sciarpa attorno al collo. Non per il freddo (o non solo).
Per sentire qualcosa che mi stringe in modo vagamente simile.

Questo è grave. E' sintomo di qualcosa. Quando vai su un sito di nodi alla cravatta e lo metti tra i preferiti vuol dire che ti sei brindato il cervello con dello stravecchio annacquato.

Che vita di stenti e privazioni.

Se è questo quel che sono, beh allora sono un bluff: non so scrivere veramente, sono una arrangiatura di libri. E quando rileggerò questo post mi sentirò soddisfatto perchè è venuto esattamente come lo volevo.
Caotico e poco funzionale.

Parla di me ma con una voce che non riconosco. Non è molesto, non è poetico, non è incisivo.
Ma è quello che volevo scrivere.

Per tutto il resto, per ogni momento in cui io sono io e non questa rilettura di pagine già stampate, il blog non serve.
Incido su ben altri supporti.

La carne, il profumo, Un bacio, un letto grande che occupiamo sempre e rigorosamente a metà.
E non scriverò mai abbastanza quanto sia dannatamente perfetto tutto questo "me e te".

Posso sottolineare frasi di libri celebri ma saranno belle in quanto tali. Per questee descrizioni dei nostri attimi preferisco scrivere male, balbettare parole, fingere di non sapere la grammatica e ignorare le basi dell'analisi logica.
Ma essere ogni giorno me stesso.
Simone, minimal 13:08 | commenti: commenti (1)(popup)

Altra Fedeltà

Le porte scorrevoli di Melbook Storee di Ferrara mi mettono ansia.

Fanno un sinistro rumore, un soffio. Pare sia entrato L'uomo nero di guerre stellari (ho provato a scrivere il suo nome tre volte. Darth Vader. Lord Fhener. Lord Fehner. E potrebbero essere tutti e tre giusti. Ma non mi andava di passare per uno culturalmente a posto. L'uomo nero lascia spazio a dubbi sulla mia serietà cineculturale. Ammesso che tale parola esista).
Invece no.

Ero entrato io.

Vestito da Irlandese. Con il maglione bianco e il cappello. Non c'è niente che non vada quando sono vestito da Irlandese.
Anzi.

Avevo appena mangiato un menù medio da MacDonald e mentre il mio cervello rilasciava silezioso endorfine per farmi venire sonno, fissavo un libro.
Ero nella Mel che fissavo questo libro.

Se volete scrivo il titolo, ma visto che poi non l'ho comprato, che forse non lo leggerò mai, non ha molto senso dirvi che libro fosse.

Va bene, si trattava dell'ultimo libro di Nick Hornby. E questo include simpatya, ironia e tutte quelle cose che ho imparato guardando i film tratti dai libri.
(anche questo non dovrei dirlo. Dovrei fingere la sua collezione completa, leggermente grattata lungo la costola, sullo scaffale a portata di mano della libreria, quello delle letture frequenti. Ma oggi mi sento straordinariamente sincero.)

Ora, avevo una lunga serata di fronte. Per farmela passare avevo pensato a:

1) Visione di tutta la prima serie di House. Lo zoppo che ha finito le lamette del gillette nel 72'

2) Tentativo di sbronzarmi in solitario e poi vomitare su uno dei leoni del duomo ferrarese, magari fingendomi giovane cantante folk (ero pure vestito irlandese, in tema insomma)

3) Comprare un libro e impormi la sua lettura completa nella serata, accompagnata da musica adeguata

Mentre le prime due opzioni comportavano tutto sommato uno sforzo minimo, solo la terza comprendeva la mia presenza in libreria e dava un senso al mio vagare tra le pile di carta.
Ammettiamolo: Nick poteva essere un rifugio discretamente notevole. (e dagli.. vabbè entro fine anno gli avverbi li taglio. Giuro)

Le mie finanze mi hanno concesso una ristampa di un classico. Quello del tizio col negozio di dischi.

Ora, per completare l'opera, salivo le scale che portano alla sezione musica.

Mi trastullo per la restante ora con in mano due dischi:
Radiodervish - Amara Terra mia;
Niccolò Fabi - Dischi Volanti.

E anche questo potevo non dirlo, dal momento che, come per il primo libro (quello dell'ingresso), non se n'è fatto di nulla.

Avevo con me l'hard disk portatile, quello da 250 giga. E dentro c'erano i Badly Drawn Boy, che è come dire: Nick Hornby sceglie per me.
Insomma, una spesa in meno.

La serata costa 8 euro. Se non considero il Chicken Premiére (e anche qui non saprei dove vada di preciso l'accento). Altrimenti 14 euro.

Quindi entro in camera, accendo le casse e alzo il volume.

Pagina uno: classifica delle 5 peggiori fregature subite dal protagonista.

Stop. Il volume era troppo alto e finivo per ricordare Hugh Grant che fa il nullafacente in About a Boy.

Abbasso e riparto.

Verso le 2 e 40 faccio una pausa. Occhistanchi forse.

Metto su Superman Returns (forse non dovrei dichiarare così ai quattro venti il contenuto del mio Hd portatile). Penso: è Brian Singer, lo stesso di House. Diamogli una chance.

La Chance dura 17 minuti. Quando appare Marlon Brando tra i ghiacci del palazzo della solitudine decido che se volevo guardare la gente morta perlomeno Chaplin fa ridere.

Morte di Superman. Esco.

Sono le tre e fa freddo. La mia tenuta irlandese è estiva. Per l'estate irlandese. Un po' scarsa sull'inverno ferrarese.

Ma passeggio ostinato fino alla statua dello stregone. Fisso le vetrine e comincio a provare frustrazione perchè la mia idea primaria, la fine del libro è solo a metà strada.

Stavo dyvagando. Così torno spedito a casa e riprendo da quando Laura minaccia di chiamare la polizia e lui se ne frega.

No via, non si riesce ad andare avanti. Sono le 4 e venti.
Uhm. E' un po' tardi.

Comincio a chiamare. Segreteria.

Esco e metto quel disco di trip hop che in pratica gira in macchina ormai da diverse settimane.
Mio padre dice che ci dorme e preferisce Battiato. A me sveglia.
Mi pare verso Carnivores Unite scopro che non so dove sono.

E' così bello vagare per le strade senza macchine. Sento perfino la mancanza di qualcosa di tamarro, tipo i neon sotto le ruote.

Però la verità è un'altra: mi sto annioiando. Vivere tutto questo niente senza poterlo parlare con qualcuno alla lunga è noioso.

E mi ritrovo esattamente come da piccolo, quando mi invitavano ad una festa.
Una settimana di dstanza: ero felice ed elettrizzato.
Il giorno prima: mi prendeva il panico. tutta quella gente.. che vuole da me? sto bene da solo ,io.. nono, non se ne fa di nulla
E durante la festa mi rosicavo per aver voluto rimanere a casa.

Avevo 4 anni. E a 27 vivo questa cosa nello stesso modo.

Sono praticamente le sei quando rientro a casa e ripartiamo.

All'altezza di Bologna, mentre percorro lo svincolo che dalla A13 porta alla A1, albeggia.
Tre kilometri prima era buio. Tre kilometri dopo i fari non servivano più.

E ho visto le luci per le strade spegnersi. Senza uno sbadiglio. Mentre accanto a me riposava la mia piccola caballera.
Che dall'odio verso i ratti aveva già perso la coda di coniglio.

Tutto questo mi insegna due cose:
1) la prossima volta vinco le mie ataviche rimostranze e vado alla festa. Risultato: niente post e nulla da leggere per voi. Mica male.

2) Nick Hornby ne sa a pacchi. Ma neanche lui lo leggo in una serata, come facevo un tempo. E quindi, vino o no, anche io sto invecchiando.
Simone, minimal 15:26 | commenti: commenti (popup)

C'è Pesto per Te

venerdì, 10 novembre 2006 in: divertissement, musicalmente, per una sberla di libri
ecco me la gioco così.

tutti a dire che bello che figo uscire il sabato sera, vestirsi in tiro, giro di bevute e discomusic.

parenti di Disco Stu.

E poi in settimana via a prendere lezioni di ballo rumba bachata salsa e chachacha o come minchia si chiama.

Ecco sono pantofolaio. Lo dovevo dire? L'ho detto.
No per carità bellobello girare fino alle tre di notte per locali e poi fare mattina sbronzi davanti al Duomo.

Farlo l'ho fatto. C'avevo il fisico, si vede.
A momenti mi addormento alla televisione.
E ancora danno il tiggì.

Roba che mio nonno morto a 103 anni scenderebbe (o salirebbe) a darmene due. Ché lui figurati, sveglio fino alle una a tirar tardi.
E guai a schiodarlo. Mordeva.

Ora mi pianto davanti al piccì (tiggì, piccì.. ecco c'ho pure lo slang da vecchio madonnamia), piazzo la playlist con Doc House e via di lamborghini. (intendo il roboante russare di un bel 10 cilindri).

Questa è la vita: il giorno prima denigri gli anzianotti che si impigiamano alle 10. Il giorno dopo cerchi un bel completino di flanella.
Oddio ancora alla flanella non ci sono arrivato, ma i trentanni incombono come macigni.

Parrò vecchio come Daniel Radcliffe. Come chi è.. E' quello che in Harry Potter e l'ordine della Fenice sembra un  pluriripetente  cresciutello.

no come Potterino no. Ché mi sta sul cazzo per via che pare uno a posto, pure un po' bamboccino, salvo rivelare una vena maligna e nascosta, ma mai eccessiva.
E' uno stronzo senza palle. Si.
Pura Poesia.

Piton invece è il perfetto viscidone. (notare come dyvago..), sempre in vestaglia da notte pure a mezzogiorno. Ma canaglione fino alla punta del naso adunco.
Si lui è il mio modello comportamentale preferito.

Così, mentre mi immagino con la camicia da notte rosa della mia dolce metà (oddio l'ho detto.. cara sono ubriaco. Uhm.. forse è presto per essere ubriaco. Allora diciamo che sono fatto di coca. Certo che anche così.. Beh forse è melgio che la cancello questa parte), a scorrazzare per i corridoi del castello a seminare orrore e raccapriccio, già sbadiglio e penso ad una dolce serata in compagnia del centauro zoppo che cura la gente dal raffreddore, facendogli credere che si tratta di lupus.
o neurofibromatosi multipla.
o kushin.
o tuttettré.

Ma tutto questo che c'incastra con il titolo? Il sublime tytolo, gentilmente offerto da Tigullio, serve a ricordarmi che domani non potrò vedere Maria De Filippi vestito da donna che prende per il culo i poveri commedianti del sabato sera.
Ed è un peccato.

Spero almeno in un invito a cena. Perlomeno mi sbronzo e posso giustificare la quantità immonda di cazzate contenute in questo post. (che, diciamolo, è anche un po' volgarotto e di nessun luogo*)

Nessun luogo: trattasi di arguta metafora (cui resto e sono profondamente contrario) che colloca geograficamente su terra di nessuno i contenuti qui sopra trascritti. Ovvero il nulla assoluto e la camicia da notte rosa.

Queste notizie sono state accuratamente scelte per voi dalla redazione di Traiettorie delle Mongolfiere.
In alternativa potevo parlare di:
-politica
-guerra
-lupus
-crociera figa
-scatti in bianco e nero
-sadomaso ai danni della libreria
-Padre Pio
-la Madonna
-Gesù (al terzo posto nella classifica dei più pregati)

E invece no. Puppa.
Simone, minimal 17:40 | commenti: commenti (popup)

Black(more?) Night

martedì, 07 novembre 2006 in: scatti, musicalmente, casini di casa
Silenzio.

Silenzio e poi suoni.

Don't shed a tear for me
I stand alone
This path of destiny
Is all my own
Once in the hands of fate
There is no choice
An echo on the wind
You'll hear my voice...

La senti? C'è aria di cambiamenti. Così salgono le alte scale ai bordi delle strade e tendono i fili di questo luminoso inverno. I suonatori diventano silenziosamente loro.

Prima una canzone distratta in fondo al pc. Poi due. Anzi tre.

Sfoglio riviste di agenzie immobiliari.
Carico (e non lo facevo da tempo, segno inequivocabile che non c'è vizio nel mio piacere) la mia canadese con dell'aromatico inglese.
Oserei il latakia stasera, tanto sono in vena di sentire l'autentico sapore del tabacco.

Sfoglio questa giornata al termine di un lunedì nato alle 8:30, con la fuga della mia gatta in cerca di non so quale libertà, salvo preferire un lungo riposo ai margini del letto nelle ore immediatamente successive.

(nota per simo: cessare, con quest'anno, l'uso e l'abuso degli avverbi)

Mio padre che miracconta entusiastico del matrimonio, dovendomi fare, da buon genitore quale è (l'ho assunto per questo, non mi aspetto nulla di meno), i conti in tasca e impormi un rigido controllo della mia gestione finanziaria.

Il denaro è un casino. Lo ammetto per me è ingestibile.

Ho dato solo due consigli finanziari nella mia vita.
a Callisto Tanzi.

E poi ho dovuto cambiare il numero di cellulare.

Non spendo eppure spendo.

Ma la cosa più soprendete è che non riesco più a percepire alcuna ansia da crack economico. ( non erogherò bond fiorentini pericolosissimi, nè tenterò la scalata della Parmalat dalle finestre sul retro)

Resto tranquillo a fissare la nuvola sottile di tabacco che si vaporizza per la stanza lasciando il delicato retrogusto di vaniglia e mango, forse un vago sentore di uvetta (ma devo leggerci proprio gli ingredienti nel retro della latta, per indicarli con attenzione).
Il massimo dell'ansia è un sospirone.
Che potrebbe benissimo essere generato da questa salubre aria di neve.

Ecco, la neve. Comincia adesso a mancarmi.
Appena ne viene anche solo la potenziale possibità.

Mi giro e vedo Neve ovunque. Seduta ai fianchi del letto o distesa sul pavimento a fissare la mia feroce gatta norvegese.
Sfidarla e correre in bagno a leccarsi le ferite.

La mia gatta adora la neve (non potrei aspettarmi niente di meno).

nevicanevicanevica?

non ancora, ma sarebbe ora di metterci mano, non credi?

Now at the journey's end
We've traveled far
And all we have to show
Are battle scars
But in the love we shared
We will transcend
And in that love, our journey never ends...
Simone, minimal 00:25 | commenti: commenti (popup)

4 novembre

Quarant'anni fa un'ondata improvvisa cambiava la vita di una città.

Un fatto cui nessuno voleva credere, fin quando non è piombato giù dai monti una fredda mattina d'autunno.

Silenzioso, senza preavviso.
Tutti, in un attimo, hanno visto la loro realtà presa e strappata, accartocciata, inzuppata di fango e gettata dentro una cascata.
Tutti oggi ricordano l'altezza dell'Arno nelle varie vie, le auto trascinate dalle ondate, i primi soccorsi, le catene umane.

Perfino chi, come me, non era ancora neanche in cantiere.
Vissuto di racconti.

Di come il negozio dei miei nonni fosse finito sommerso, in via del corso, con tutti i maglioni invasi di fango.

Mia madre era a Pisa in quei giorni, nella casa al mare, bloccata a Pistoia sulla via del ritorno.

4 Novembre.
Una fermata obbligata.
Rallenti il passo e rifletti perchè Firenze te lo impone.

E chissenefrega se è freddo.
Non importa se non c'eri. Sei Firenze quanto me, ormai. Sei Firenze quanto Firenze stessa.

Ti fermi e rifletti.

Un'ondata al mattino può cambiarti la vita, oggi come quarant'anni fa.

Può travolgere i destini.

Oggi è un bel sabato mattina.
Non si dorme perchè ci montano la porta della dispensa, dopo mesi di attesa, fin dalle 8:00.
Abbiamo un appuntamento alle 11:30, in centro.

Vestiti pesanti, ed io per eccesso di zelo, perfino con i guanti.
In bici. Un mondo nuovo. In bici, in due, in centro.
Solo conferme, solo per sapere che quello che abbiamo scelto è meglio di qualunque alternativa.

E foto. Foto.

Il mondo in bianco e nero, il mondo ritratto in un giorno, la vita di due persone in un Giorno che qualunque proprio non è.
Scatti, click, fotolibri, album.
Album. E immaginarsi le vecchie lastre di vetro e il fotografo che mette tutti in posa, settanta e passa anni fa;
magnesio e puf. (teneva il braccio col "flash" alto per non bruciarsi)

Il fascinoso mondo della pellicola, del vecchietto che stampa ancora a mano.
Scatti in grigio.

Un'ondata, ecco tutto.
Fissi a fissare le vetrine, ed ogni negozio espone scatti di quel 4 novembre.
Tutto collegato.

Un po' come fermarsi e non rendersi conto, non voler credere, di stare per cadere.
Ma se mi fermo col piede sbagliato si cade, c'è poco da fare.
Salvo ridersela su, perchè a parte una chiappetta dolorante l'orgoglio non è ben troppo ferito.
Il mondo in grigio, la vita che ti cambia e neanche te lo aspetti.

Sembrano frasi gettate così, non credete? Il vecchio Simone che sparla e mischia sacro e profano, con una punta di sacrilego, aggiungerei.
Può darsi, può darsi che tutto non si possa sempre riassumere in 4 righe, tanti punti e a capo.
Bah.

Sarà l'aria di natale, sarà il pensiero buttato agli addobbi. Sarà stato Arezzo. Tutto satinato dall'odore di caldarroste e da noi che andiamo sempre controcorrente.

Una giornata per ricordare che tutto può cambiare, ma che si può sempre e comunque costruire.

Costruire.

Forse, alla fine di questo 4 novembre ho capito una piccola cosa (non crediate chissacchè..):
L'inizio è sempre bellissimo.
L'odore di libro nuovo, una matita intera e la Primavera sono bellssimi non crediate.
Ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c'è tutto il resto.
E tutto il resto è giorno dopo giorno. La vera vita è Costruire, silenziosamente,

Costruire

Simone, minimal 20:58 | commenti: commenti (popup)