Fine.

domenica, 31 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero
Fine di un anno.

365 giorni non sono stati. sono stati un po' meno.

Sono stati intensi come 7 anni.

Come tutta una vita, come tutto un sogno, come un viaggio in Irlanda che duecento foto non ce la fanno a descriverlo tutto.

Ho imparato a sorridere con tutta la faccia.
Ho tentato di smettere con gli agguatini sotto le coperte (senza speranza; ma si sappia, ce l'ho messa tutta)
Ho tentato di smettere con gli avverbi e ci sono riuscito (finalmente)

Ho imparato frasi dei Griffin a memoria. Ho imparato frasi di dott.House a memoria.

Ho capito che una vita sola non basta se si è in due.
Che batte il cuore da tenerti sveglio la notte, anche se si dà la colpa alla cena.

Che tutto può essere riassunto nei pugnetti chiusi col pollice dentro. E che senza pollice non c'è storia.

Che è stato un maledetto, stupendo, meraviglioso anno.

Un anno del gatto. Si (dice)va.

Ma un anno del gatto vale 7 anni nostri. Per cui sono passati appena due mesi del gatto.

Va bene così.

E Damien Rice mi fa sorridere.

L'ultimo messaggio in bottiglia, l'ultima descrizione del'ultimo giorno dell'anno: Ci vediamo domattina.
Stesso letto. Stesse coperte. Stesso sorriso.
Magari verso mezzogiorno.
Simone, minimal 15:22 | commenti: commenti (popup)

9 crimes. 11 months

giovedì, 28 dicembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari, fiorentinismi
Passi attraverso una città che non conosco.

Incontri di tutto: le mura ruvide che ti parlano, ti sgridano perchè non le hai degnate fino a quel momento di attenzione.
Palazzi interi senza una facciata, senza una vera identità, senza un'anima.

Palazzi che ce l'hanno ma la via è troppo stretta e non si alza mai la testa, nelle strade strette.

Forse la cosa che meglio conosco è il porfido, quegli infidi ciottoli che fanno traballare la mia bici ad ogni pedalata.
Ecco, una cosa così e la disprezzo.

Firenze non mi merita.

Forse è il motivo per cui avevo deciso di lasciarla; Magari una fredda mattina di Gennaio, quando ancora le persiane stavano chiuse e nessuno avrebbe badato a me.
E i miei passi sarebbero stati ascoltati? Nessuno avrebbe sollevato la testa per vedere l'ennesima facciata scolorita di un palazzo in una strada stretta.

Soprattutto questa facciata.

Avrei potuto abbandonarla sul ciglio dell'Arno dentro un pomeriggio estivo.
Le avrei raccontato una storiella sui pescatori di pesci fatti col fango, ci avrebbe sorriso su e si sarebbe sentita screpolare un po' le vecchie mura di palazzo vecchio.

Avrei percorso i giardini ingialliti dal sole di Piazzale Michelangiolo, in cerca dell'ombra.

Nessuno avrebbe badato a me, alle mura ruvide di poco conto, troppo giovani per sentirne la mancanza.

Sarei sopravvissuto al rimpianto, sarei stato meglio.

11 mesi fa ci credevo davvero.
E ci ho creduto per molti anni, prima di quegli undici mesi.

Adesso il porfido ha un sapore diverso. Fa ancora un po' male alle giunture e i sobbalzi li digerisco poco, ma ad ogni minimo sussulto sorrido (almeno dentro): siete qui. Sono ancora qui.

Sono ancora qui per scivolare le mani sui vostri muri, per fissare la facciata di palazzi che non nota nessuno e sentire il brivido di una scoperta nascosta, della "X", del tesoro dei pirati.

Sono ancora qui.

Avrei commesso molti delitti e molti ne commetto oggi.
Peccati di gola, soprattutto.

Ma ti sono grato, anche per questo.
Simone, minimal 18:35 | commenti: commenti (popup)

Natale 01

lunedì, 25 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Il giorno di Natale è in fondo il più malinconico.
L'attesa è la vera, trascinante slitta delle feste, quella in cui si parte vuoti e man mano, di fermata in fermata, si raccoglie pacchi e pacchetti, dolci e scherzetti (tutti e due), baci e ferrrero roche, fino al gran finale.

Un po' come nei fuochi d'artificio, che partono lenti, per poi esplodere in un una miriade di stelle filanti, bellissime. Ma sono la fine.

Preludio ad un filo di malinconia.

O FORSE NO?

E in effetti è tutto così impeccabile da far sembrare perfetto il pranzo di natale, quello con i tizi molesti che avevano da ridire sulla nostra forma della felicità.
Invidiosi.

Siamo rotondamente felici, siamo glassati e confettosi come si conviene. Siamo zampognari con White Christmas e pure "alla scoperta di babbo natale". Che mi ha fatto venire i singhiozzini mentre guidavo.

Con le nostre letterine uguali, con le nostre fiabe moleste, molestamente felici di un nulla che a conti fatti è un sacco di roba.

E oggi, un giorno qualunque che però fa sorridere e mangiare a cuor contenti un po' tutti, sono 11 mesi.

A Gennaio si prova duramente il nostro diametro. Forse metteremo giudizio.
Forse no.

Siamo al Natale delle tisane, al tripudio del caffè.

Siamo al miglior caffè della nostra vita.

E il caffè è come l'amore. Quello perfetto non ha bisognodi zuccheri aggiunti. E' cremoso e dolce di suo.
Senza compromessi.

Un natale senza compromessi.

Il primo.

(uffauffa)
(uffa)
Simone, minimal 21:39 | commenti: commenti (popup)

Christmas is all around You

venerdì, 22 dicembre 2006 in: sotto lalbero, per una sberla di libri, fiorentinismi
Passeggiavo in bici lungo le vie del centro.
Sotto i festoni a pioggia, l mille luci natalizie di Firenze.

Mentre sfilavo accanto al nostro albero, di una giunta così povera da farlo sponsorizzare, pensavo ai libri.

Ieri dentro la Edison si è detto che un libro è forse il regalo più personale che si possa fare.

"Si è detto" nel senso che tu lo dicevi e io annuivo.

Nel regalare un libro si deve tener conto del gusto dell'altro o scegliere qualcosa che leggeresti tu?
O qualcosa che hai letto e che quindi, implicitamente, consigli?

Di colpo un regalo così semplice si è trasformato in una faccenda complessa.

Se il destinatario del libro legge solo Donna Moderna o Quattroruote (o, terribile, entrambi) cosa è meglio: Baricco o la Litizzetto?

Il primo ha dalla sua un recente scritto sulla mille miglia, la seconda una quarta di copertina in abito da cresima con occhi furbetti.

E, diciamolo, la seconda forse è un approccio alla lettura un tantino più lieve.

Però magari mister DonnaRuote ha la casa piena di Barzellette su Totti e quindi perfino la Littizzetto farebbe un'Eco terribile (è un carpiato, ma arriva).

Dunque niente per entrambe.

E io il libro "le barzellette spiegate ai calciatori" mi rifiuto di portarlo alla cassa, a meno di non portare un collant sulla faccia.

Certo che anche nel caso opposto non va molto meglio.

Il libro regalato al lettore appassionato risulta soggetto a gravi rischi.
Il primo, banale, è che ce l'abbia già. Lo conosca a memoria e anzi, non gli sia piaciuto poi molto. AAARGH.

Non te lo confesserà mai comunque.

(piccolaparentesi: non c'è cosa che mi faccia più incazzare delle prolungate interruzioni mentre scrivo)

Dov'ero rimasto? Ah si, i libri.

E precisamente i libri intelligenti.

Il succo è che ho capito nell'arco di una notte che non è quasi mai un'ottima idea regalare un libro.
Può anche sembrare un bell'oggetto sul momento, ma il più delle volte finisce non letto in fondo a qualche tavolo. ( o nella seconda fila della libreria, quella invisibile)

Ma perchè ho dato un titolo natalizio a quest'angolo della lettura che pare narrato con la voce di Neri Marcorè?

Uhm.. forse un motivo c'è.
(forse)
Simone, minimal 14:58 | commenti: commenti (popup)

canzone senza melodia

giovedì, 21 dicembre 2006 in: romance, esperimenti letterari, suono io
La prima volta che ascoltai una canzone senza melodia avevo tre anni.
Almeno credo. A tre anni non sapevo contare, quindi forse ne avevo 4 o 2.

Non cambia il succo della storia, però.

La canzone senza melodia proveniva da un lettino accanto al mio, durante la pennica pomeridiana imposta a tutti noi dall'asilo nido.
L'asilo nido "il girotondo" cui mia mamma fece carte false per farmi entrare.
Credo fosse un centro sperimentale pidduista o qualcosa del genere.

Non erano talebani, questo lo so per certo: erano tutte donne coi baffi, è vero. Ma appunto, i baffi si vedevano.
Quindi no, decisamente erano europei.

Peccato, oggi vorrei poter vantare un'infanzia antiamericana.

Insomma durante la pennica sentivo questa vocina, una sorta di gorgoglio inarticolato. L'autore credo dormisse o sognasse qualcosa.
Il mio registro cerebrale, simile ad una cassetta usata del commodore64 registrò il suono come "canzone".

Da allora, durante il sonno o nell'immediata vicinanza, ho il vezzo di cantare una canzoncina inarticolata.
Faceva simpatia a 5 anni.
E i miei si risparmiavano un sacco di ninnenanne. Me le dicevo da solo.

A diciotto anni mi rimproveravano le presunte sbronze che mi facevano canticchiare la notte.

A ventisette invece credo sia un danno cerebrale.
Un virus a lento sviluppo, trasmesso all'asilo dal gigi d'alessio del lettino accanto.
Il pidduista malavitoso oggi magari fa una vita serena, dormendo e magari russando da gomitate.
Ma niente di strano.

Io canticchio.

La cosa più strana è che nel dormiveglia in cui mi trovo le canzoni, avulse da una vera e propria melodia, riescono perfino ad avere un senso.

Se trovate un senso ad un papero di gomma che faceva "prr". Io lo trovo.

Vi dirò che quest'ultima vicenda, quella del papero di gomma, sommata ad un impressionante storia di una gatta che dice solo "gna" e terrorizza chiunque incontri, è diventata un piacevole quadretto famililare cui ricorro perfino da sveglio, ormai.

Insomma è una vicenda da fanciullino che è in me, faccio tenerezza, la trovo una cosa carina.
Il fatto che in realtà sia il sintomo che tre quarti del mio cervello siano panati e fritti in qualche self service attorno a viale dei mille invece significa solo che "il girotondo" come asilo non era un granchè.

Ma come take away ve lo consiglio.
Simone, minimal 16:30 | commenti: commenti (popup)

Alla scoperta di Babbo Natale

lunedì, 18 dicembre 2006 in: sotto lalbero, astruse astrazioni

Girano tanti racconti su Babbo Natale.

Si dice che abiti al polo nord, che viva con gli elfi, una moglie (?), le renne e una slitta.

Fatti non pugnette. Di certo si sa che:
- Ha la barba bianca da sempre. Piuttosto folta.
- Indossa sempre i soliti abiti.
- Non è mai stato bambino. Ha questa indefinibile età sulla settantacinquina da sempre.
- Gli elfi di babbo natale non sono come quelli del signore degli anelli: sono dei nani verdi che passano le giornate ad intagliare il legno.
- Dal punto precedente se ne deduce che Babbo non abita al polo nord, dove non c'è neanche un palo del telegrafo da tagliare. Se non sta al Polo nord, per tradizione sta in Norvegia.
- Non è sposato con la befana. In tutte le icone in cui è raffigurato con la moglie (?) ella è pacioccosa e colle gote rosse. La befana è una laida dalle scarpe rotte e il naso aquilino. Forse è un'antica fiamma ma ora è tutto finito.
- Babbo Natale non ha figli. E gli elfi non hanno genitori. Non ci sono villaggi attorno alla casa di Babbo Natale. Ergo, anche gli elfi nani sono nani tutta la vita, per sempre.
- Pur non guadagnando una lira per ciò che fa da sempre, in casa respira un'aria di rarefatto benessere

Da queste poche deduzioni emerge che Babbo Natale:
- Non ha mai ricevuto regali per natale;
- Ha la pancia da Coca-cola, ovvero gassosa e potenzialmente instabile.
- Non tromba (mai avuto meno di settantacinque anni, così come la moglie paffuta; non hanno figli);
- Non si rende conto di averla presa in culo quando ha accettato questo mestiere;
- E' isolato dal mondo per 364 giorni l'anno e il giorno di Natale se lo passa a lavorare;
- Lavora da sempre, niente pensione e non lo pagano;
- Anche gli elfi lavorano da sempre, e non li paga nessuno;

In pratica è il fenotipo di un operaio della FIAT che avesse votato FORZA ITALIA ed è pure contento e gentile coi bambini.

Se permettete, preferisco credere a Babbo Natale.

Simone, minimal 12:08 | commenti: commenti (popup)

Link

venerdì, 15 dicembre 2006 in: teledipendenze, roba da bloggers

ammettiamolo subito: questo post si regge in piedi solo grazie al link che lo conclude.

quindi passiamo alla frase eclatante di oggi:

le mutande sono fatte per essere tolte, mentre i calzini per essere messi.

va bene, va bene non state più nella pelle. Ecco il link: http://www.americandadvsfamilyguy.com

adoratemi, diventerò più famoso di gesù cristo (e dei beatles)

Simone, minimal 16:45 | commenti: commenti (popup)

Del perchè sono qui

martedì, 12 dicembre 2006 in: toghe in delirio, astruse astrazioni

Sono qui perchè mi piaceva questo lavoro.

No, forse sono qui perchè fin da neonato mi leggevano libri di diritto, invece di BaNbi. Sono qui comunque e sempre per colpa del babbo cattivo e cornuto di BaNbi.

Sicuramente non sono qui per colpa di fiorellino. Mai stato a catechismo.

Sono qui perchè non ho valutato attentamente le alternative. E la matematica non sarà un'opinione, ma in proposito il mio parere è che non ho opinioni in merito.
Anzi forse sono qui proprio per questo.

Sono qui perchè se fossi da un'altra parte adesso mi dovrei svegliare presto la mattina. O meglio, resto qui perchè non ci si deve svegliare presto la mattina. Non sempre.

Sono qui perchè ci offrono la colazione la mattina. Se arrivo presto. Ma se voglio dormire allora devo scendere al bar da solo e mangiare a spese mie.
E visto che non mi danno una lira alla fine del mese sono soldi.

Sono qui perchè mio zio fa l'avvocato penalista, e pure mio nonno lo faceva. E credo pure il mio bisnonno.
Di fatti io non faccio diritto penale. Lo evito come l'ebola o una cacca per strada.

Sono qui perchè l'anello che-cambia-colore-con-l'umore non diventa rosso (rabbia) se non per poche ore.
Predominano il blu (calmo) e il verde (sentimentale).

Sono qui perchè c'è la connessione ad internet. Sono qui perchè lo studio è vicino a casa, perchè ci posso venire con la bici, salvo avere freddo e cercare al buio della mia stanza alle 10 di mattina i guanti.
Anche a marzo.

Sono qui perchè c'è il riscaldamento che funziona mentre a casa mia delle volte ci sono sedici gradi.

E invece. E invece ci sono giorni in cui vorrei essere ovunque tanne che tra queste calde mura di mansarda.
Vorrei essere disteso sul pavimento di marmo-susine-muschio-marmo di casa mia a provocare lorelein.
Vorrei essere in bagno a lavarmi le ferite causate dall'aver provocato troppo lorelein.
Vorrei essere sul letto con il cuscino poggiato al muro senza il bisogno di avere una sveglia che indichi l'ora.
Vorrei non avere il bisogno di sapere l'ora.

Insomma, come tutte le persone di buon senso, non faccio un cazzo da mane a sera e mi lamento.
Bella roba

Simone, minimal 11:23 | commenti: commenti (popup)

Dicembre

lunedì, 11 dicembre 2006 in: scatti, romance, sotto lalbero, esperimenti letterari, fantashopping

La bislacca temperatura che ci infila i cappotti per poi farci sudare nelle mani guantate non mi fa dimenticare che siamo a Dicembre.

E tutto sembra neve, perfino i petali che riscopro ogni mattina al bordo della macchina.
Assenza ingiustificata della brina, quella che dovevo grattare via se volevo vederci qualcosa, dal vetro.
Ma Dicembre è unico, stavolta.

E' un mese candito (anche nell'era in cui i canditi - è fatto nazionale - non piacciono più a nessuno); E' un mese croccante di zucchero e macchiato di vaniglia sui vestiti.
E' un mese di scoperte, un mese fatto di piccole cose.

Piccole come i biscotti dell'esselunga, ma dalla forma Plasmon; con il bambino sul cartone azzurro della confezione)

Piccole come le luci di natale, bianche (e fashion), che danzano sul nostro letto, poggiate al pannello rosso.

Piccole come una gatta (chenonèunagatta) (invece si) che stranamente si finge accomodante e soffice ogni giorno che passa, complice il timore che Gatto Natale (il babbo natale dei gatti, si sa) si rifiuti di portargli il tonno pinne gialle da 18 chili che ha chiesto nella letterina.

Piccole come il nostro primo albero. Quello verde, quello vero, quello che buca e dai chiapponi pesanti pure lui.
Quello che ci vorrebbe la moquette come da bimbi per riempirlo di palline colorate e fasciarlo nel suo abito di luci.

Insomma una roba che a dirlo ci vuole una parola sola: Natale.

Tempo di neve e di Romeo And Juliet, all'IKEA.
Tempo di scaldasonno e avventure mysteriose che poi ci sognamo un'isola deserta con casa figa e maggiordomi mysteriosi.

Tempo di sospirare che un passo e poi siamo a Gennaio. E Gennaio e Maggio sono non dico fratelli, ma cugini si.

E insomma un dicembre che non conosco. Io, quel freddo pessimista di sempre, che rideva alla conversione di scrooge (quel vecchio sentimentale finirà in rovina per colpa di un ridicolo bambino zoppo, che delusione!), che insomma a Natale bisogna divertirsi a tutti i costi e quindi non ci si diverte mai.

Un dicembre coi piedini. Balzato all'improvviso da sotto un cappellino bianco.

salto sulla prima altalena e sorrido.

Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (popup)

Riassumi la tua vita in base a ciò che ascolti.

giovedì, 07 dicembre 2006 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni

Dunque ascoltavo i beach boys mentre innalzavo i libri su una perfetta verticale in vista del campionato regionale a squadre, sezione terza B, di Battaglia Navale.
I bagnini californiani mi mettevano di buon umore e mi aiutavano anche nei momenti di sconforto, quando durante l'ora di letteratura greca venivo chiamato a sorpresa alla cattedra, interrompendo la mia ora di "settimana enigmistica".

Sono le cattive compagnie che mi hanno rovinato.

Io al massimo sarei riuscito ad apprezzare Nek. E a trovare orecchibile Gigi D'alessio. Poi con la maturità li avrei derisi, ma fino a giovedì scorso potevo anche permettermi di canticchirli in bici.

Dapprima c'era lorenzo. Lui parlava quasi solo di musica.
Andavamo in gita e lui si fiondava nei negozi di dischi. Mi ha fatto comprare i dischi deegli U2 a Budapest, quando avevo già portato alla cassa il mio cd dei Kelly Family.

<<posa quella schifezza>>
<<ma, lorè.. a me piacciono..>>

<<a te non piacciono. tu non lo sai ma tra cinque anni al massimo ti pentirai del folle gesto che ti evito oggi. posa quella roba>>
<<e cosa compro?>>

<<Zooropa>>
<<si mangia?>>

<<farò finta di non aver sentito. e tu fai finta di averlo scelto consapevolmente>>
<<Ci provo maestro>>
<<la forza scorre potente. E ti evita accuratamente>>

Oggi lorenzo suona in una cover band degli U2 piuttosto famosa in toscana.

Quindi insomma di nascosto ascoltavo i kelly family, per poi mettere nel walkman gli u2, sting e the police e i queen.
Lorenzo al massimo mi passaava i fool's garden (anzi me li ha suggeriti lui a dirla tutta..)

Insomma la mia dolce metà ha trovato un terreno ancora tutto da sminare.
E' stata un'opera indescrivibile la mia rieducazione. A tutt'oggi un mistero.

Si è partiti con roba facile, tipo silvestri.
A dirla tutta qualche freccia al mio arco ce l'avevo. Avevo i Dire Straits.
Me li sono giocati la prima sera.

Già con De Andrè annaspavo. Me lo ricordavo mentre girava nei vecchi mangianastri di mio padre, il quale però, infame, mi aveva tappato le ali basandosi solo su bocca di rosa e carlo martello.
Insomma ne sapevo quanto prima.

Poi è venuto il Trip-hop.
Deve essere scivolato sotto la porta mentre ero voltato. Ma insomma un giorno sulla Firenze Bologna ho seriamente pensato che a questi Archive andava data una chance.
Di li la strada è stata tutta in discesa.

Sono seriale e faccio i compiti condiligenza se l'argomento mi piace. O almeno così diceva la mia maestra alle elementari.

Comunque diciamo che è un mistero insondabile come oggi riesca a sfoggiare una minima competenza musicale.
Fondamentalmente adotto la stessa inossidabile tecnica che funziona egregiamente da anni nei libri.

I libri che non leggo sostengo di averli letti lo stesso.

<<ehi senti qui se non assomigliano agli Smith>>
<<orco è vero.. d'altronde quando un gruppo c'ha un cantante come freddy mercury non può che sfondare..>>
<<come hai detto?>>
<<nulla. ruttavo>>

E poi la seconda tecnica.
Ascoltare roba che non ascolta nessun'altro.

<<l'hai sentito il nuovo dei Kooks?>>
<<chi? No però ti consiglio Isobell Campbell.. sai quella di Belle e Sebastien..>>
<<Eh? il cane?>>
<<Ma no.. vabbè lascia perdere.. non te ne intendi..>>

Il discorso qui si fa complesso, ma al momento in effetti non ascolto praticamente nulla che sia presente nelle web charts.
La qual cosa da un lato mi inorgoglisce.

E comunque l'ultimo nek non è poi nulla di che..
Simone, minimal 20:41 | commenti: commenti (popup)

Il ciclo della vita

martedì, 05 dicembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari

Seduto sulla sbarra, mentre il treno passa.

E fisso in ogni finestrino, cercando lo sguardo, cercando anche solo un contorno, una linea.

E fisso i binari che si allontanano.

E mentre tutto scorre, mentre l'inverno resta caldo e le luci di natale si accendono lungo le vie del centro, resto in attesa.

Attesa che il treno torni.

Attesa di fissare ogni finestrino, ritrovando anche solo una linea, un contorno, cercando lo sguardo.

Attesa dei binari che ritornano.

Ritornano sempre. Come i libri.

Simone, minimal 11:11 | commenti: commenti (popup)

It's a wonderful life

domenica, 03 dicembre 2006 in: scatti, tecnologie, musicalmente
Esplosero così.

Erano le 23:30 ora di firenze.

Era l'auditorium flog (www.flog.it)

Erano (e sono) i Blubeaters. Con the king, Giuliano Palma.

Una specie di collettivo del divertimento, dove tutto si somma, niente si sottrae.
E se sommi il fanta raggae dei signori dagli occhiali scuri, con la sinistra dalla meno estrema (quella di Fausto) proseguendo verso est, il risultato è che ti trovi a ridere con tutta la faccia.
Un'espressione che mi si è tatuata sulle labbra, in uno dei tanti, mille baci dela nottata.
Quando sembra che neanche so dov'è la Flog; invece c'è eccome, scherzi?

Un posto dove neanche sanno che è vietato fumare. Non gliel'ha detto nessuno.
E se anche qualcuno lo facesse notare, lo guarderemmo con occhi stupiti, come a dirci che babbo natale non esiste.
Non scherziamo, il caro Babbo di natale c'è eccome, anche se si deve vestire con i colori della coca-cola per fare scena.

E gridare tutta sera "che cosa c'è? C'è che mi sono innamorato di te.."

Esplosero così, nella nostra wonderful life fatta di cioccolato bianco, di schiacciata della Consuma e di pecorino quello che sembra l'abbiano munto dai pecori giusto stamanE

Sono ricordi confusi, forse.
Forse tutto questo piccolo sogno, questo silenzio di musica e ballare seminudi in camera non dovrei stare qui a riportarlo in lettere.

Ma il dono è quello. La parola, il significato dietro ogni preposizione.
Significa che sono vivo, che sono qui, che ci sono con Te.

"Boia deh, come ci sta bene un bonjo dopo cena.
Ti dà una cARICA diocristo!
"

E son parole di un dottore, per cui fidatevi.
Simone, minimal 19:15 | commenti: commenti (popup)

Segni che la logica c'è (manonsivede)

venerdì, 01 dicembre 2006 in: astruse astrazioni

Se via masaccio ha duecentocinquantanumeri civici come mai piazzale michelangelo ne ha sono cinque?

Masaccio era meno bravo. Però ce l'aveva più lungo.
Non lo insegna la storia, lo dice l'urbanistica della mia città.

E in via del porcellone c'è una casetta che ristrutturata verrebbe proprio bene. Anche con venti minuti di ritardo per via dello sciopero.
Direi che può bastare.

Simone, minimal 16:30 | commenti: commenti (1)(popup)

..

venerdì, 01 dicembre 2006 in: esperimenti letterari

Si narra che un giorno fu scritta una poesia.

venne su da sola,
verso dopo verso, strofa dopo strofa.

Si narra che quel giorno, nessuno la lesse.

Si legò ad un muro.
A centinaia sfilarono accanto a lei, per andare a lavoro.
Ma nessuno la lesse

Si legò ad un albero.
Tanti si fermarono a incidere i loro cuori di legno.
Ma nessuno la lesse.

Si sdraiò, infine su una panchina.
Due amanti seduti si baciarono a lungo.
Ma nessuno la lesse.

Cominciò a piovere e le rime colarono dal foglio.
Ed erano le rime più belle del mondo.

Ai raggi della prima luna, la poesia morì.
Si staccò leggera dalla carta e soffiata dal vento cominciò a danzare.

Nessuno la lesse, nessuno la vide.
Ma ora è ovunque e in nessun luogo. 

Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (popup)