Verso i dodici anni venni intervistato per una rete locale senese.
Non ho mai visto il mio volto in tv, al contrario di molti conoscenti di mia madre, tutti residenti a Siena, ed evidentemente tutti sintonizzati a bella posta proprio sulla maledetta rete locale senese.
Ero seduto nello studio di questo programma, di cui non ricordo il nome.
La conduttrice mi faceva domande con una certa apprensione, temendo qualche mia risposta poco appropriata, o semplicemente un mio improvviso mutismo di fronte alla telecamera.
Fui invece molto loquace.
Parlavamo di cosa voleva fare da grande; o meglio, di cosa avrei fatto da grande in relazione alle professioni dei miei rispettivi genitori.
<<Mi piacerebbe fare l’astronauta, >>dissi
La conduttrice rise alla terribile banalità della mia risposta.
<<Scherzo, a dirla tutta non mi piacerebbe affatto stare nello spazio>>
A quel punto la conduttrice cominciò a temere le mie frasi.
<<Non vorrei fare il cantante, il pilota di formula uno o il calciatore>>
<<E non vorrei farlo perché già un sacco di gente vuole farlo al posto mio. Ed essere conformato a tutta quella massa di gente mi nausea>>
Devo ammetterlo, mi davo un certo tono che pareva un tantino ridicolo in un bambino di dodici anni.
<< Vorrei scrivere canzoni>>
L’idea mi era venuta sul momento. Non ci avevo realmente pensato prima di quell’istante.
<< Beh, lo scrittore prende la percentuale sugli album come il cantante, ma senza l’impegno di apparire, di farsi i concerti tutte le sante sere, di drogarsi e di fumare per sentirsi importante>>
La conduttrice voleva interrompere immediatamente la questione con un “va bene caro grazie e arrivederci semmai ti si chiama noi.”
Ma avevo tirato fuori un’idea buona all’improvviso e volevo sostenerla a spada tratta.
Ci voleva un’argomentazione forte, una roba che ponesse il punto, definitivo. E tutti avrebbero avuto la sensazione che avevo ragione e loro si sarebbero sentiti stupidi per non averci pensato prima.
<<Voglio il sabato libero perché alle 8 ci sono i Muppets>>
<< I cantanti non hanno mai un sabato libero>>
Era un giovedì.
Mia mamma mi attendeva appena fuori dalle inquadrature dello studio, per riportarmi a Firenze.
La conduttrice salutò lei e la mia follia. Ed io ero sicuro che non avrebbero mai trasmesso i miei deliri.
Come ho detto non ho mai visto quella performance, al contrario degli abbonati di telesienalibera o come si chiamava allora.
In compenso, due giorni dopo, di sabato, alle 8 in punto, Gabriella Golia con la sua vocetta stridula annunciò che al posto dei Muppet sarebbe andato in onda un altro cartone animato, di cui ricordo solo dei cani fastidiosi che vivevano dentro ai tombini per sfuggire ad una vecchia megera.
E non erano Dalmata.
Al liceo quindi sognavo di cantare canzoni e di sballarmi come Iggy Pop.
Sono sicuro che Mogol non si è mai perso una puntata dei Muppet. Maledetto.
Simone, minimal 15:55 | commenti:
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