Spiriti

sabato, 28 aprile 2007 in: roba da bloggers, per una sberla di libri
Allora due minuti fa stavo tranquillamente scrivendo di niente di importante, quando qualcuno ha avuto la bella pensata di venire a visitare il mio profilo.

Sono socievole di natura, quindi porte aperte.

In alto a destra mi è apparsa l'icona "ciao sono nonricordochi, clicca per chattare!"

Ero tutto preso a parlare di luoghi e libri, quindi ho proseguito dritto per la mia strada.

Finisco la frase, quella in cui parlavo di mancanza di radici e di case vecchie e nuove. Punto. Invio per andare a capo.

Splinder pensa che abbia voglia di parlare col tizio e interpreta il mio "a capo" con "via si va!".

Chiude la mia finestra di scrittura e mi riporta in home page. Perdo tutto.

Ora, scrivo cazzate, scrivo poco, mi leggono giusto tre o quattro persone. Per cui poco importa, ho perso un post.

Invece no. Stavo scrivendo una cosa carina. Almeno credo.

Perso tutto.

Sto leggendo un tale che si chiama David Madsen per finta. Ma che insegna letteratura inglese per davvero.

Ieri a Ferrara ho comprato due suoi libri. Amnesie di un Viaggiatore involontario e Memorie di un cuoco eretico.

Ora i libri riposano nella mia borsa. Ma sono sicuro che se corro a prenderli, se recupero il cuoco eretico, ci trovo tranquillo il suo bel segnalibro fermo.

Nessuno che me lo sposti. E se si sposta il punto lo ritrovo io. Sono al capitolo sull'anatra condita.

Qui invece è un troiaio, basta un invio di troppo.

Cazzo.
Simone, minimal 21:39 | commenti: commenti (popup)

come mi sento

martedì, 24 aprile 2007 in: il grande giorno
Tra i sedici e i ventidue anni ho praticato equitazione. Salto ostacoli.

Ho fatto diversi concorsi, anche nazionali. Ogni volta che dal campo di prova passavo al prato erboso mi prendeva una gran fitta allo stomaco.

Mi sentivo tremendamente solo in mezzo al silenzio. Tutti tacciono in quel minuto.

Si sente solo il rumore delle falcate.

E nel silenzio assoluto, con gli sguardi tutti fissi su di te, qualsiasi errore finisce in un "ohhhhh" collettivo.

Uscivo dal campo di gara completamente sottovuoto.

Allora, per spiegare a me stesso questa enorme tensione, mi ripetevo che era colpa della mancanza di collettività.

I calciatori sono undici. I pallavolisti sei.

Si confondono. Perfino dentro ad uno stadio colmo di striscioni.

Così mi dicevo.

Mancano 4 sabati. Simone, come ti senti?

..

Credo sia impossibile rispondere a questa domanda. Mia Mamma ieri, mentre mi provavo l'abito, mi vedeva con il sacconanna, sdraiato nell'ingresso di marmo a dormire.

Simone, come ti senti?

Le persone continuano a ripeterci che è un attimo. Ci ritroveremo ai bordi del letto, la sera.
Con il vestito da sfilare e il cerchio di un anello.

Ci fisseremo, ricorderemo quando lo zio di turno ha dato spettacolo di sé, quando l'amico al decimo bicchiere ha reclamato la villa come suo possedimento;

Saremo polemici con quella frase che forse qualcuno poteva risparmiarsi e mi dirai che sono un troiaio perché non si ride di fronte al Parroco. Almeno oggi potevi essere serio.

In effetti la bestemmia quando ho picchiato violento sull'inginocchiatoio potevo evitarla.

E diremo che è stato tutto buono, con una buona parola per l'organizzatore della Villa.

Ti prederai i piedini, stanchi per l'intera giornata sui tacchi, ed io mi sfilerò il cravattone.

Ci verrà incontro la Lory, sbuffando per essere rimasta sola un'intera serata.

E le racconteremo tutto.

Poi saremo solo io e te.

Simone, come ci si sente?

Bene. Ci si sente incredibilmente bene.
Simone, minimal 17:07 | commenti: commenti (popup)

19 Aprile

giovedì, 19 aprile 2007 in: il grande giorno
Si può fare i distaccati quanto si vuole.

Si può dire che siamo pronti, che tutto è in ordine, che non manca altro.

Si può rispondere in ciclostile alle mille domande, tutte uguali: "allora come ci si sente?"

Mancano trenta giorni. E non trentuno, come ipotezzivo nella mia distorta visione di Aprile lungo.

Tempo di fermarsi. Di sedersi al lato del letto, noncuranti dei vestiti ovunque, delle mille carte sparse, dei capelli scompigliati.

Tempo di fermarsi.

Un bel respiro. Magari due.

Da qui in poi è tutta discesa. Non che prima fosse salita. Prima era piana.

Ora siamo sul vertice alto delle montagne russe. Nell'attimo in cui la carrozza si ferma.

Nell'attimo in cui ti godi l'altezza e deglutisci per l'ultima volta.

Perché l'istante successivo è frenesia. L'istante successivo è così intenso, così denso che ti travolge.

Quindi seduti, rilassati. Respiro.

19 Aprile - 19 Maggio.

Sai contare? Sai camminare? Contare.. Camminare insieme lo sai fare?

Contiamo.

(Perché cito i cento passi rivisto a breve? Forse per non dimenticare. )
Simone, minimal 17:38 | commenti: commenti (popup)

Accenti e Punti (Esclamativi)

sabato, 14 aprile 2007 in: scatti, romance, malanni, il grande giorno
MI sono svegliato da circa venti minuti

Una pausa della giornata di lenzuola, coricato su un fianco. Il tuo fianco seduto a sussurrare tasticol timore di far troppo rumore.

La torre di pisa sul telefono nuovo dice che è buio. Almeno a Pisa è buio e coperto. Qui non mi pare.

Filtra ancora sole dalle finestre, e senza le tende non passa un'ora intera senza che la gatta appoggi il suo musino al vetro. Sente l'aria, fissa fuori in cerca di qualcosa. Poi devia lungo muro verso il letto e si acciambella nell'angolo opposto.

Una pausa per tirare su con il naso.

Non è una bella visione, me ne rendo conto. Ma i fazzoletti hanno bisogno delle due mani, in questo momento impegnate a pigiare i tasti (sono rumoroso, non riesco a sussurrare con le dita. Mi applico)

Un piccolo (o grande) raffreddore che ci siamo scambiati in questi giorni.

Giorni di condivisione, impegnati a scegliere come terminare il nostro ciclo da Nubile/Celibe e cominciare una vita insieme.

Sfogliamo un piccolo opuscolo. Dentro, tra un "oppure" ed un altro, ci sono le frasi ed il rito. Un rito antico, forse poco in sintonia con noi, con le nostre domande, con la nostra comune avversità nell'istituzione.

Eppure, tra un "oppure" ed un altro, le spuntature ci sono.

Questo si. Questo è bello. Questo è molto romantico, mi piace.

Ci sono frasi che cominciano con N. e N. (dove N e N siamo noi).
Non si può non sorridere.

E poi ieri, dentro un centro commerciale dal nome impronunciabile per chi mangia pane e consonanti (da ieri però Yogurt e consonanti), il desiderio di dirti come sempre che Ti amo.

Che ti amo e sei tutto per me.
Una piccola frase, forse un gesto più forte con il braccio che ti stringe la schiena, ti schiaccia il seno contro di me.

Si certo.

Eppure sentire tutto questo, ogni giorno, ha un gran valore.

Ecco mi giro su un fianco. E di fianco c'è un vassoio, due tazze e tre bustine di varie tisane.

Come non sorridere?

Non ci sono grandi domande o risposte. E il silenzio è senza accenti.

Ma nel silenzio è pieno di punti. Esclamativi.

(!)

Simone, minimal 19:25 | commenti: commenti (popup)

Tutti parlano di auto e io no

giovedì, 12 aprile 2007 in: divertissement, il grande giorno
Perché il 13 febbraio, mentre dico ti faccio vedere un bel posto (Certaldo), ci viene incontro senza troppi convenevoli un signore sulla settantina.

Che così neanche mi sarei preoccupato troppo, se non fosse stato per via della Lada Niva glassata in ghisa e cerata di piombo che pilotava selvaggiamente.

Lui e la sua Lada Niva ci sono venuti incontro, ci hanno fatto la fiancatina, e tanti saluti a "ti faccio vedere un bel posto (sempre Certaldo).

E poi la Pulizia Municipale, il verbale, e lui che continuava a dire che era colpa mia.

Il Decreto Bersani(che dio l'abbia in gloria, mentre a me lo ha messo in culo) mi ha garantito una pronta risarcibilità in pochi mesi, difatti ad oggi neanche il perito s'è visto.

Così, mentre tutti si lamentano e fanno almeno un post per dire che la loro auto soffre, piange olio o fuma come l'arrosto della nonna (bell'immagine di controkarma), voglio unirmi nel coro delle anime pie ingiustamente vessate nel loro punto debole: la quattroruote.

La poverina mi guarda con l'occhio destro bendato, che ci ho dovuto pure cambiare il faro e mi sono tagliato un dito perché lei voleva usare il mio pollice come anabbagliante e io a dirgli "no, non funziona, non sono alogeno neanche un pochino".

La poverina è tutta ammaccata e procede a rilento. La porto a giro lo stretto indispensabile, in attesa che qualcuno si decida a venire a valutare i danni.

Il signore della gippona in Ghisa e Uranio impoverito, che per amore di sintesi chiamerò "LA MERDA", si è nel frattempo fatto vivo chiedendo a sua volta i danni.

Nello scontro infatti la merda dice di aver riscontrato una lieve breccia di qualche micron sul paraurti anteriore, e considerato che l'uranio costa e la ghisa è ormai un materiale storico, dice vuole soldi da me per il danno.

la merda (così chiamata assolutamente non per offendere, ma perché è la prima immagine che riconduco al soggetto quando cerco di ricordarlo nei lineamenti) insiste per aver ragione, e anzi si oppone fieramente al risarcimento.

E sempre grazie al Decreto Bersani che comunque secondo me tutta Europa ci invidia (stiamo attenti perché la prossima fuga di cervelli potrebbe comprendereil suo; e sarebbero cazzi) non posso neanche fargli causa.

Sfoglio così tristemente le foto dell'occhio rotto della mia macchina. Tutti a fotografarla nel momento del dolore. Io col cellulare, la pula, il carrozziere.
Tutti.

E nonostante tutto non ce l'ho con la merda. No.

Spero anzi che lui e quel caro autocarro rosso dell'est possano percorrere lieti ancora diversi chilometri.

In discesa a 90 gradi meglio.

(e arrivano tutte. tutte.)
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Due punti di sospensione

mercoledì, 11 aprile 2007 in: il grande giorno
Oggi è l'undici di Aprile.

Mancano 38 Giorni al Matrimonio.

Oggi, 11 aprile, siamo saliti verso la chiesa per parlare con il Parroco.

Si chiama Don Mario. Uno che sorride, con modi garbati e gentili; basta che lo si affronti dopo pranzo.
Magari non proprio nella pausa caffè.

L'incontro ideale si verifica circa un'ora dopo i pasti.

Oggi, 11 Aprile, eravamo seduti all'interno di una stanzetta dai soffitti bassi, a cassettoncini, decorata con simboli celtici (a me parevano celtici).

Fuori un bel sole primaverile.

Eravamo seduti a luci basse, intenti a sfogliare un opuscolo che la chiesa preparara per la celebrazione dei Matrimoni.

Vi sono raccolte le varie formule, le letture consigliate, i riti anche meno tradizionali.

..

Sapevate che in chiesa, con il consenso del Parroco, si potrebbe cingersi di una coroncina d'argento o di fiori come rito per le nozze?

Sapevatelo!

E' una pratica orientale molto diffusa (in Oriente, appunto).
Don Mario, riposato dalla digestione tranquilla, ci rispondeva tranquillamente che si può fare anche qua.

Disilludetevi. Non ci saranno coroncine.

Anche perchè, mentre Don Mario è disponibile e simpatico perlomeno dopo i pasti, la Perpetua, tale temibile Pina, è diffidente 24 ore al giorno.

Dubito che ci farebbe entrare con roselline che cingono il capo della sposa.
Scuoterebbe la testa, direbbe no, guardi, non è il caso.

Don Mario è stato accomodante e gentile sulle musiche. Certo, da evitare Kiss e Iron Maden.
Ma secondo me un Jimi Hendrix ci poteva pure stare.
Certo, a patto che suoni "musica di chiesa".

Forse sarebbe un problema anche Jimi. E non tanto perché è morto.

La Perpetua credo voglia solo gregoriani. Diffida persino di Amedeo Minghi.

Il nostro tentativo di introdurre violinisti pazzi secondo me riuscirà, ma sull'altare ci fisTierà un orecchio e sarà la Pina che getta su di noi anatemi.

E poi ci sono i fiori. Don Mario dopo il ruttino accoglie di buon grado ornamenti alle panche e sull'altare.
Secondo me, se portavamo una cuccuma di caffettino ci concedeva pure una treccia di rose a cingere il crocifisso.

La Pina no.
La Pina non vuole ornamenti. Niente fronzoli. Fiori? Al massimo un po' di margherite di campo.
Tipo due o tre.

Quando vedrà il letto di fiori ientrare in chiesa dovremo tenerla lontana, altrimenti ci s'incatena alla Pala e poi ci passiamo un'ora e mezzo a sentire l'indemoniata gridare Pisa Merda.
Ruotando la testa di trecentosessanta gradi.

..

Così, tra malanni vari e acconciature anni 80 attraversiamo queste giornate di sole. Ogni giorno è uno meno.

Ogni giorno è uno in più.
Simone, minimal 18:57 | commenti: commenti (popup)

Old Boy

martedì, 03 aprile 2007 in: divertissement, musicalmente, goliardie
Sono ufficialmente vecchio.

Non è stata l'anagrafe a colpirmi, in un freddo 9 gennaio. No.

Ero riuscito ad evitarla radendomi costantemente e facendomi passare per "la mamma" quando fissavo la pizzeria al telefono.

"signora, per quanti?"
"due"

"a posto signora"

Purtroppo non basta.

Neanche sfoderare le vecchie felpe della fruit of the loom, fingendo che i favolosi 80 siano ancora qui, è sufficiente.

Fingo di non conoscere la canzone del tempo delle mele. E che i miei esami di maturità siano diversi da quelli narrati in "notte prima degli esami".

Tutte storie.

Oggi mi danno del lei tutti. Bei tempi quando entravo in un negozio del centro, al mattino, e mi chiedevano con aria complice "hai fatto sega, eh?" (termine che sta per "non sei andato a scuola", certe cose mica si notano così da una prima occhiata..)

Oggi mi chiedono "carta o bancomat?"

Perfino il blog è adulto. Luci soffuse, una foto artistica della gatta norvegese, parquet ai lati..
Sembro un redattore di CasaBella.

Fingo di esserlo mentre arredo le case dei Sim.
Ecco vedete? Mica gioco più a quel gioco violento "che tutti censurano ma noi ggiovani ci vogliamo giocare lo stesso non ci fermerete mai".
Mi annoia.

Terribile.

Sono uno dei pochi esseri viventi a non aver subito il fascino di World of Warcraft.

Sono vecchio.

Vesto le mie giornate in giacca e cravatta, la sera a letto alle 22. Col filmino.
Pantofole e giornale.

Delle volte perfino il nesquik dopo cena.

Sono così vecchio che sto regredendo allo stadio dell'infante.
Divento rievocativo.

Compro il formaggino mio da mettere segretamente nella minestra.

Ascolto Johnny Dorelli. E mi piace.

Così l'altra sera, mentre giocavo all'infiltrato tra 140 persone venute da tutta italia per festeggiare il compleanno dell'Ordine (sono così vecchio che non sto neanche più a nascondere le cose.. le dico e basta..) mi sono ritrovato a parlare di lavoro.

Potevo parlare di tutto. E invece sono finito a parlare di assicurazioni e cause.

Alla prossima cena potrei essere io quello che si incazza perchè non si rispettano le gerarchie mentre si serve a tavola.
E potrei farmi venire un'emorragia nasale per questo motivo.

Che schifo.

A casa ho un paio di AirWalk nuove. Molto fighe.
Le metto e vado a sbronzarmi. 2 birre e sono sbronzo.
Sono Vecchio.
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)