Harry potter e i dedli ollows

lunedì, 30 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa, per una sberla di libri
Da una settimana stiamo leggendo l'ultimo Harry Potter in stereofonia.

Un po' per tirarcela e molto per curiosità.

Harry tutto in inglese è un ostacolo molto duro per chi, come il sottoscritto, deve pensarci un po' a visualizzare che il gatto sul tavolo quando un inglese glielo fa notare.
Nondimeno vado avanti, tengo il passo e divoro capitoli su capitoli.

In questo sono aiutato dal costante confronto con l'altra lettrice, alla quale mi rivolgo non soltanto per condividere ogni punto della trama, ma anche (e soprattutto) perché così integro le mie pesanti lacune.

Al capitolo due sospettavo che Harry fosse un travestito bisessuale e che Ron fosse suo figlio.

Già immaginavo Almodovar alla guida dell'ultimo capitolo cinematografico della saga.

In realtà avevo confuso un paio di avverbi.

La cosa positiva è che potete tranquillamente leggere questo post senza il rischio di incappare in dolorosi spoiler sulla trama: infatti sono assolutamente inaffidabile come traduttore, per cui potrei (come in effetti faccio) confondere eventifatticose;
Sembra però che la nostra lettura stereofonica non sia passata inosservata, tanto da diventare argomento di conversazione in nostra assenza.

Torniamo e tutti sanno che stiamo leggendo un libro in due.
E poi ci dicono che siamo scialoni: questa si che è prova di oculatezza.
Simone, minimal 17:14 | commenti: commenti (popup)

Tutti hanno un piano. Noi, due

Sicché dal 25 siamo possidenti, come dice mio papà.
Il notaio, cortese amico di studio e quindi benevolo e ragionevole nei prezzi come uno scozzese con le braccia corte, ci ha confermato che siamo proprietari di un due piani.

Dal 25 sera la mia fantastica moglie vive nel nostro due piani, con il suo amico mocio e il fratello di questi, secchio.
A completare il trio c'è il frizzante Fabuloso, un tizio liquido ma perlomeno profumato (non come il vicino).

Ieri dopo svariati viaggi, siamo tornati dall'IKEA locale con svariati pacchi, ognuno dei quali contenente un oggetto (almeno potenziale).

Abbiamo preso:

Un sottolavello in ferrobattuto
Un comodino in ferrobattuto bianco
Un cassettone stramega.

A casa ci attendeva mio cugino, BOSCH TAVVITOANCHEISASSI.

BOSCH TAVVITO si è dato molto da fare e verso la mezzanotte era praticamente tutto montato.
Purtroppo, a causa dell'assenza di compare martello, prima di oggi non s'è potuto vedere il mobilio finito.

La nostra famiglia di oggi ha ufficialmente ampliato la gamma delle conversazioni.
Non ci limitiamo più a profonde dissertazioni sulla musica e sull'arte.

In auto:
<< La scala in bianco è magnifica, dà molta luce alla casa>>
<<Vero, con un paio di mani sarà pronta>>
<<Certo che la letteratura di oggi è molto diversa..>>
<<In che senso?>>
<<Beh, gli scrittori nati negli anni sessanta l'hanno stravolta..>>
<<E i Bloggers le hanno dato il colpo di grazia>>
<<Già.. e comunque ci vuole un aspiratore>>
<<In che senso?>>
<< L'aspirapolvere normale non basta, ci sono i calcinacci>>
<<Lo prendiamo>>
<<Già. I bloggers sono proprio i figli di questa generazione di scrittori. E praticamente tutti sanno scrivere bene>>
<<Beh, non esageriamo>>
<<E comunque mi sa che la tinta per la scala non ci basta>>
<<Domani si va da Leroi Merlin>>
<<Ah, volevo dirtelo. Harry Potter Muore>>
Simone, minimal 20:09 | commenti: commenti (2)(popup)

WhiteKen

martedì, 24 luglio 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Un bel giorno, coi miei soldini nascosti nel porcello di terracotta, mi sono comprato un modem.

Era un coso che faceva suoni strani, come se sgozzassero un vitello nel retrobottega: un suono sinistro e ovattato.

Come Dinamite Bla con la doccia all'impiedi (episodio di cui parlerò in un secondo momento, forse), attaccai il modem al piccì e senza colpo ferire, avviai internet explorer.

Non successe nulla.
Oggi pare ovvio, ma al secolo non sapevo esattamente come "entrare in internet".

Feci allora il mio primo gesto da anziano: lessi le istruzioni del modem.

Le istruzioni dicevano che necessitavo di un provider, ovvero di un numero di telefono a cui collegarmi.
Tramite il numero, era evidente, sarei stato "in internet".

Figo.

Chiamai immediatamente il numero dell'ufficio di mio papà.
Rispose una signorina, a cui il mio modem confidò: FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII MIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII VIIIIIIIIIIIIIIIIII BIIIIIIIIIIIIIIIII

La signorina interdetta riappese.

Il sistema andava affinato.

Dopo vari tentativi, mi registrai a telecom.

E finalmente, fui in internet.

Fin da subito era chiaro che si doveva usare un "username".
Tutti i macellatori di vitelli ne hanno almeno uno, per non rischiare l'aggressione di qualche associzione animalista.

A quel tempo il mio gioco preferito era Street Fighter. Anche questa è una roba anziana, che ci volete fare.
Pigliavo le mille lire, le convertivo in 5 pezzi da duecento lire e ci facevo cinque partite.
Poi arrivava mia mamma, mi prendeva per un orecchio e mi riportava a casa.

Il nome WhiteKen era dovuto al personaggio di Ken, un tipo biondo amante delle belle auto, che quando combatteva contro se stesso, indossava la tunichetta bianca.

Ora, senza addentrarci sullo sdoppiamento di personalità del povero biondo, che non mi riguarda, il nick: WhiteKen è diventato il mio username(questa frase ancora per me non ha molto senso).

L'ho usato per la prima volta in un forum. Quello di TGMOnline.

Da allora uso questo nick per registrarmi a qualunque cosa.
Anche su splinder ho questo account.

Oggi, sono entrato nel sito di Enel.it e mi sono registrato per farmi allacciare la corrente elettrica nella casa nuova.
E mi sono registrato: WhiteKen.

Mentre aprivo la mia posta elettronica per confermare l'avvenuta registrazione, dentro la testa suonava un FIIIIIIIIIII MIIIIIIII VIIIIIIII.

Il mio vecchio modem mi stava parlando. Quel pazzo sanguinario sterminatore di bovini.
Simone, minimal 11:21 | commenti: commenti (1)(popup)

Sleep, don't weep, my sweet love

venerdì, 20 luglio 2007 in: musicalmente, romance
Mi sento citazionista, di quelli molestamente britannici (anglosassi) che non resistono alla tentazione di prendere un verso e scriverlo come se fosse venuto in mente adesso.

E' mattina già da un po'.

E' caldo già da un po' o non ha mai smesso di esserlo, tutta la notte.

A breve rientro a casa. A breve saremo a Casa.

Buon riposo.
Simone, minimal 11:10 | commenti: commenti (3)(popup)

L'uomo di cristallo

giovedì, 19 luglio 2007 in: scatti, musicalmente, romance
L'uomo di cristallo sale sul palco verso le 22.

Sale tranquillo, quasi imbarazzato. Raccoglie la sua chitarra, si mette la tracolla.

E suona.

Dall'uomo di cristallo ti aspetti un leggero arpeggio, tasti fragili sul pianoforte e sussurri.

L'uomo di cristallo ti stupisce e dal suo plettro di vetro esce un suono melodioso ma potente. Riprende i pezzi magari più deboli di "9" e li graffia con lunghissimi riff che stremano il bassista e fanno ansimare il batterista.

In silenzio accanto a lui, la timida violoncellista, lo accompagna senza mai guardare il pubblico, di continuo incoraggiata dal suo presunto amante, il chitarrista elettrico. Sorrisi complici e baci sulle guance.

E' tutto tenero. Poi parte "Eskimo", e scende la neve.
Nessuno sente più la morsa di caldo. Ovunque le luci disegnano soffici gigli di neve che compiono circoli al tempo della chitarra dell'uomo di cristallo.

Quando si ascolta l'uomo di cristallo il tempo si ferma (il mio orologio si era già fermato, durante il tragitto Firenze-Ferrara); poi si ferma anche lui.
E così, senza ingigantire l'attesa, senza farselo chiedere, arpeggia "The Blower's Daughter".

Tutti applaudono commossi.
Ma lui è timido, passa la maggior parte del tempo sul palco a fissare la sua chitarra e i pedali sotto al microfono.
Damien è il classico ragazzo perbene, l'artista per caso, il piccolo genio che non ti suona dall'alto.
Il palco quasi non si vede.

Ci sono candele elettriche e un piccolo effetto che colora i pini dietro di lui. Non ha bisogno di altro per rendere magico tutto.
Perché non c'è niente di sbagliato. E' perfetto.

Si siede al piano e dentro una luce azzurra, l'uomo di cristallo suona una versione di Accidental Babies da svenire.
Davvero, ho i brividi solo a ripensarci.

Poi saluta e prepara un bis. Non aspetta che la gente urli a gran voce di ritornare sul palco.
Lui vuole tornarci, perchè gli piace suonare.
Si vede dalla sua band, un gruppo di amici che sembra a casa in salotto: scherzano tra loro, sorridono, si divertono quanto noi.

Dentro una luce rossa suona "9 crimes" e il tempo già sospeso, comincia a tornare indietro.
Allora insiste e conclude con una versione di "Sleep, Dont Weep" che sembra cantata da un padre al figlio, dopo avergli rimboccato le coperte.
Con le note ancora nell'aria, l'uomo di cristallo poggia la sua chitarra, si volta e cammina via.

Avremmo potuto applaudire tuttanotte.

La realtà è che l'uomo di cristallo è stato indimenticabile.


Oggi, sono due mesi che siamo sposati.
Un tempo avrei cercato parole nuove, per descrivere le sfumature della perfezione.
Di una felicità solo felice.

Oggi non ne sento il bisogno. L'amore ha un nome.
Non c'è bisogno di trovarne altri.

Pru.
Simone, minimal 13:34 | commenti: commenti (popup)

Arredare

mercoledì, 18 luglio 2007 in: casini di casa, fantashopping
Il parroco della mia chiesa ci dice: il matrimonio è una questione che coinvolge l'intera comunità.

Sorridiamo, ci alziamo, diciamo grazie, casomai ti si chiama noi.

Arredare casa è una questione che coinvolge l'intera comunità.
Questo non ce lo dice il parroco.

I fatti parlano da soli.

Tutti sanno tutto in materia di arredamento. Tutti convinti di possedere la perla di saggezza.

Diciamo le cose come stanno: i nostri genitori non hanno la benché minima idea di come si arreda una casa moderna.

Non è assolutamente colpa loro.

Nei tempi passati non esisteva il mobile su misura, se non presso costosi mobilifici che ti facevano pagare un armadio quanto un'auto sportiva.

A questo si aggiunga che le case di una volta erano diverse.

Il monolocale non esisteva neanche, come parola sul devoto oli.

Avevi una stanza piccola? era almeno 10 o 12 metriquadrati.
Avevi una stanza grande? era almeno 20.

Arredare con un armadio grande quanto un jumbo e capiente quanto una borsa della spesa era all'ordine del giorno.
Che problema c'è? Al massimo si compra un cassettone, o una cassettiera. Un secondo armadio.
Tanto lo spazio c'è.

Ecco perché i nostri genitori sono incapaci di arredare una casa moderna.
Non ne conoscono gli spazi.

In una casa moderna tra una libreria spessa 18cm e una spessa 30 c'è una differenza enorme.
Loro neanche ci fanno caso.

Questo è il primo problema.
Il secondo problema riguarda i costi.

Oggi, arredare completamente una casa di media grandezza (sto parlando di 60mq, non del loft di Mike Bongiorno a Cervinia), costa poco.

Una libreria che prima costava svariati milioni, oggi non costa più di 600 euro.

Solo che i genitori non lo sanno. E quando proponi un nuovo acquisto, sono pronti a rifilarti mobili già presenti in casa.
E questo è un circolo vizioso.
I mobili presenti in casa non sono compatibili con le case moderne.

Mio padre mi dice: spendi poco, riutilizza. Gli armadi costano cari.
Gli dico: ho trovato un armadio sei ante molto bello a 480 euro.
Mi dice: costa troppo poco..deve essere una fregatura.

Poi confessa che il suo armadio è costato quanto tutta casa mia.

Questo è quantomeno frustrante.

Proporre in casa di un architetto consigli su come organizzare i locali fa ridere pure me.

L'architetto studia e dice: in bagno si potrebbe mettere una porta scorrevole.
Risposta corale: no dai è brutta, no non serve, spreca spazio..

Il giorno dopo: ragazzi, mi è venuta un'idea: e se metteste una bella porta scorrevole in bagno?
L'architetto perde i sensi.

Arredare poi è una delle cose più divertenti che si possa fare nella vita matrimoniale.
Cavolo, lasciatecela fare in pace.
Simone, minimal 12:14 | commenti: commenti (1)(popup)

Nuove Frontiere di Design

domenica, 15 luglio 2007 in: astruse astrazioni, fantashopping
A due passi da Uppsala c'è un'area commerciale molto grande.
Ci sono grandi prefabbricati, c'è la sede della Skoda e della Smart, che è piccina e s'infila dappertutto.
C'è il negozio di divani, che da noi si chiama Divani & Divani.
Ad Uppsala c'è Divini Indovini, mentre provi il sofà il venditore ti predice il futuro.

Poi c'è un centro commerciale tutto BiancoRosso&Verde.
Si chiama Tégamè, è il maggior negozio di mobili e cianfrusaglie della Svezia.

Vengono pure da Stoccolma.

E' domenica e una coppia di allegri svedesi, freschi sposini, parte da Uppsala alla volta del famoso Tégamè.

Non è difficile trovarlo: la strada è tappezzata di cartelli (bianchirossieverdi) con la scritta Tégamè di qua, Tégamè di là.

C'è un grande parcheggio, dove un signore si fa dare mezza corona per dirti dove mettere la macchina.
Se non glielo dai, fa lo stesso.
Troverai posto comunque.

Fuori la Svezia di luglio è immersa in una frizzante arietta primaverile: dentro il Tégamè ci sono 35 gradi e un tasso di umidità del 95%.

Gli svedesi ci vanno apposta, stanchi della solita perfetta temperatura.
Dentro il Tégamè non ci sono corridoi. E' colmo di banchi, dietro ai quali uomini in canotta sudata e signore sovrappeso strillano la loro mercanzia.

C'è uno studio di design veramente impressionante al Tégamè.

Vendono la Lampada Torino, di vera calcina e sassi.
Ai saldi oggi c'è pure la coperta di lana sarda, la Cagliari.

Vari colori: bianca, grigia, nera.

I colori che vanno adesso.

In un banco, per poche corone (in svezia ci sono le corone svedesi), svendono porta cd Napulé, con dentro le copie artigianali dei principali successi del momento.

Ma Tégamè è soprattutto living innovation: camere da letto, in tek e sughero, in ghisa e terracotta. Materiali innovativi.
GLi svedesi adorano poi l'eccesso: stanchi del minimalismo che da secoli li opprime, cercano rifugio nella madonna con bambino e pomodori, in lastra di vetro colorato, da appendere in camera.
Adorano gli armadi sei ante col tricolore e la foto di Cannavaro colla coppa, special edition 2006.

Tutti gli svedesi, o comunque quelli vicino ad Uppsala, hanno la PadellàCard, una carta di fidelizzazione che ti permette sconti vantaggiosi e una corsia preferenziale quando si fa la coda alle casse.

La nostra coppia svedese ha tutta una casa nuova da arredare.
E hanno deciso: tutto italiano, il marchio di lusso dell'estate 2007.

C'è il letto roma, a baldacchino in turchese e verde Fiuggi, con i comodini fatti di pastina barilla e colla.
La bella scrivania Piersilvio, con il modellino della nuova 500 da usare come fermacarte.

I nostri sposini sono indecisi.

Perfino lo zerbino con le maschere è carino: si piglia Pantalone e Pulcinella?

Nel frattempo c'è venuta fame: beh, Tégamè sa come coccolare i propri clienti.
A disposizione un bel self service dove ti fanno la pizza espressa e gli spaghetti allo scoglio.

In offerta anche una bella napoletana di caffé.

Si esce da Tégamè soddisfatti. Gli sposini sognano una casa arredata in perfetto stile Tégamè.

Gli svedesi stanno cambiando.
Alla macchina una sorpresa: qualcuno ha sfondato il finestrino e si è fregato l'autoradio.

Forse sarebbe stato meglio dargliela, la mezza corona al parcheggiatore.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (1)(popup)

La fregola della settimana - parte seconda

martedì, 10 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri, dopo un'attesa di circa quindici minuti, seduti in auto sfogliando la rivista del nido del cuculo, si è sollevato il bandone del Music Rama di Sesto FIorentino.

Ieri, dopo altri quindici minuti, siamo usciti dal Music Rama di Sesto con una Chitarra Acustica della Eko.
Un modello tranquillo, economico e esteticamente gradevole.

Tornati a casa, dopo essermi dato malato o quasi, al lavoro, ci mettiamo all'opera.

Dopo circa venti minuti, Pru mi dice: "simo ti serve perlomeno un Diapason per accordare la chitarra"

Lista per la spesa in mano, bici sotto il sedere, pedalo fino al Ricordi Mediastore, dove compro:

n.1 Diapason

n.1 Metodo per Chitarra

n.2 Plettri (ne avevo preso uno al Music Rama, perso immediatamente dopo

n.1 Canzoniere di De Andrè

Torno a casa e accordo la chitarra, non senza aver trovato su internet migliaia di programmi gratuiti che ti aiutano senza il diapason.

Cominciano prove e sessioni.

Dopo un'ora ho le punta delle dita della mano destra, tenute in un quantomeno dignitoso "martelletto", in fiamme.

Letto, Sonno.

Stamani mi sveglio verso le 10.

Di soppiatto prendo chitarra e plettri. Vado in cucina.

Di soppiatto rientro in camera. Mi ero dimenticato il diapason.

Mi alleno per un'oretta stamani. Ora le dita a martelletto fanno proprio male.
Non nascondo una certa fierezza in questo.

Nel primo pomeriggio, mia moglie, presa benissimo per questa nuova aspirazione, mi rivela segretamente che si potrebbe pure prendere un basso.

Le rispondo che da Ricordi avevo visto un Basso Acustico a 89 euro.

Alle 15.00 siamo sul Bus n.6, direzione ricordi mediastore.

Già sognamo stupendi duetti e applausi della Lory e del cano.
Il cano con la bandana legata al polso.

Da Ricordi c'è il basso acustico. Un magnifico basso acustico.
Costa però 150,00 euri.

Decidiamo di dare a questo basso blu il volto e il suono della nostra prossima fregola.

In silenzio torniamo verso casa.

Simone, minimal 17:32 | commenti: commenti (1)(popup)

La fregola della settimana

sabato, 07 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
E' già trascorsa un'intera settimana da quando abbiamo comprato la Wii.

Siamo già a buon punto con Zelda e Rayman.

Il mio cervello, dopo aver sfogliato tutto o quasi lo scibile sull'algida consolle di casa Nintendo, ha deciso di prendere un po' di riposo.

E dedicarsi ad una nuova fregola (neanche troppo nuova, a dirla tutta).

Oggi mi sono (ri)svegliato con la fregola della musica.

Voglio comprarmi una chitarra e imparare a suonarla.

Mi sto trattenendo per svariati motivi. Vediamo di affrontarli con la logica che da sempre ci contraddistingue e superarli con l'irrazionalità del nostro amore.

1) Non devo assecondare tutte le fregole.

Perfettamente concorde. Dobbiamo fare i bravi e oculati sposini, che investono nel futuro e non inseguono desideri effimeri e passeggeri.
Fase logica conclusa.

A dirla tutta è una fregola sana. La musica non è un banale passatempo. Dopotutto è una forma d'arte.
Poi vuoi mettere suonare la chitarrina la sera, magari in duo col clarinetto per formare un'inedita coppia di musicisti?
Romanticismo e arte. Un connubio che sfonda ogni porta.

2) La Chitarra occupa posto.
Vero. Abbiamo la stanza che collassa su di sé da tempo. Ci muoviamo secondo binari precisi, per non far crollare le colonne di roba, le scatole, i regali di nozze, le mille scartoffie che non riusciamo a deciderci a buttare.
E la logica ha fatto il suo.

Certo che inserendo un elemento ingombrante come una chitarra, sicuramente saremo spronati a riordinare finalmente questo piccolo caos (oggi per esempio è bastata la fregola, senza cassa e corde, a farci rimettere tutto a posto).
Meglio tenere un solo oggetto ingombrante che cento fogli e scatoline inutili.
La stanza ne guadagnerebbe anche in stile. Ditemi voi se non è vero.

3) Non ho mai suonato uno strumento in vita mia. Magari neanche mi riesce suonare la pianola e voglio suonare la chitarra.
E certo! Simone, diciamoci la verità: sei sempre stato una chiavica con le note musicali. Gli spartiti sono cose da colorare e non sai distinguere il Do da un Fa.
Oltretutto in casa c'è già un pianoforte e non ti è mai riuscito finire Oh Susanna.
Chitarre.. sei matto!

Però ora hai la maturità. Una scelta ponderata, non come quelle che facevi da bambino, con la nonna che ti chiedeva se preferivi Commander dei Transformers o Goldrake (cavolo, non saprei decidere oggi.. figurati a dieci anni..)
Sulla soglia dei trentanni (usiamo la vecchiaia come arma di seduzione di massa per convincere) sei in grado di apprezzare la buona musica. Forse hai anche un orecchio diverso (tipo uno bianco e uno nero).
Secondo me oggi ce la puoi fare pure con Red Ronnie che ti parla dai filmatini di Youtube (confido che esistano ancora i video di Red che ti spiega l'abc della chitarra).

A questo punto vediamo: se la fregola avrà la meglio, a breve tenterò di far entrare una Chitarra (acustica) in casa.

In caso contrario, da qui ad una settimana ci sarà sicuramente un'altra fregola.
Simone, minimal 14:36 | commenti: commenti (1)(popup)

Incubi Immobiliari

venerdì, 06 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa
Pensavo di fare un lavoro di merda.

Non che non mi piaccia, beninteso. Mi riferivo all'immaginario collettivo che descrive questa professione di cialtroni arraffasoldi e rubatasse (in effetti fin qui torna) con una impressionante differenza dagli allegri e leali avvocati delle serie americane.

Questa settimana finalmente ho scoperto che la vera nemesi del cittadino è ben diversa.

L'Agente Immobiliare.

Con le case alle stelle e prospettive di vita minate dall'estinzione, l'agente immobiliare diventa infido come la buccia di banana sul marciapiede di Galway.

Svolgimento degli eventi:

Troviamo una casa su rivista specializzata o su casa.it
"Zona Piazza Duomo, 55mq, luminosissimo, camera bagno, cameretta, studio,cucina, resede privato"

Riferimento e numero di telefono dell'agenzia "MetroSardo". Chiamo.

MetroSardo: "Pronto, prosciutto ne vuoi?"
Simo: "Ehm no grazie siamo a posto. Chiamavo per quell'annuncio di una casa vicino al Duomo.."
MS: "Ahhhhh si, certo. Bellissima, luminosissima, fantastica"
Simo: "Ecco magari se potesse descriverla un po'.."
MS: "E' un vano grande di circa 50mq, c'è un cucinotto modello retrò a legna e un bel tavolino di una scuola da usare come studio.. una camera fantastica con una finestra un po' cieca ma comunque ariosa"
Simo: "Ah.. scusi cosa intende per cucinotto retrò?"
MS: "Beh ci vogliono degli intenditori veri.. roba di una volta, col fuoco e la legna.."
Simo: "Capisco.. e scusi quanto ha detto che era la casa?"
MS: "Mah.. sarà 40mq, 45 calpestabili.."
Simo: "Ma che piano è?"
MS: "Eh.. difficile dirlo.."
Simo: "Ci provi.."
MS: "diciamo che è un po' più basso del primo, ma solo di cinque scalini.."
Simo: "E' un seminterrato?"
MS: "Noi preferiamo non parlare di seminterrato. Trattasi piuttosto di un piano rialzato ma non troppo. In crescita.. eheh"
Simo: "Senta, c'è scritto che è vicino al Duomo. Dove di preciso?"
MS: "Si una parallela, una strada.. guardi giusto dietro, saranno dieci o quindici fermate di bus. A esagerare proprio.. al capolinea poi prosegue dritto per un trecento metri e praticamente è arrivato.."
Simo: "Capisco. Forse era meglio se prendevo subito il prosciutto. Arrivederci"

In realtà questa conversazione sarebbe già un grande passo avanti.
La realtà è ancora più subdola e meschina.
L'agenzia MetroSardo avrebbe confermato le indubbie qualità della casa, per fissarci un appuntamento al più presto.

All'orario prestabilito, troviamo di fronte alla porta il simpatico sig. Nerda (anagramma di un autentico leader del mercato immobiliare fiorentino..) che ci illustra i pregi di questa cantina riadattata con le volte in pietra e un ciocco di rovere venduto come forno retrò.
Ovviamente poi ci chiede l'equivalente in Euro della Svizzera.

Ci sono agenzie invece che lavorano con veri immobili, gente seria, che sa di avere per le mani l'affare del secolo.
Annuncio: "80mq dietro casa tua (sanno dove abiti) solo più luminosa, più bella e meno cara"

Stavolta il sig. Nerda non c'è.
Al suo posto c'è il rampante giovine con la camicia aperta che sorridendo ci mostra una bellissima casa, ci promette planimetrie e ampia trattabilità del prezzo.

Richiamiamo circa un'ora dopo la visione, interessati e pronti a fare un'offerta:
Pru: "salve chiamo per quella casa bellissimissia e praticamente gratis"
Agenzia Truffix
: "ah. siamo spiacenti ma è venduta"
Pru: "scusi come è possibile, l'abbiamo vista un'ora fa.."
Truffix: "hanno ricevuto un'offerta che non si può rifiutare.. (parte la musica del Padrino) farebbe meglio a non richiamare.."
Pru: "ehm.. bene arrivederci"

Contattiamo per vie traverse il proprietario, il quale parla balbettando e in preda ad evidenti tic nervosi dovuti alla tensione.
Pru: "pronto salve chiamo per la casa stramega che vende a uno sputo"
Sig. Gonzoni: "La linea è s-sicura??"
Pru: "non capisco.."
G. : "ahhhhh SONO OVUNQUE!!! senta, non so chi sia lei ma io non posso vendere. Non a lei. Solo a chi dicono loro. Arrivederci"
Pru: "loro chi?"
G. "sanno dove abito, quante volte vado in bagno.. quanti soldi ha in banca il mio cane.. mi spiace.."
Riattacca.

L'agenzia richiama un secondo dopo.

Un minuto di attesa, musica del padrino e urla di giovani trucidati.
Agenzia Truffix: " E così avete cercato di contattare il sig. Gonzoni per conto vostro, eh?" (la voce è quella di Jafar di Aladdin. Solo più cattiva)
Pru: "ehm si. volevamo fare un'offerta.."
Jafar: "la casa è venduta. Siamo noi che decidiamo tutto. Vero Gonzoni? (si sente la voce tremolante e disperata del Gonzoni che dice sisi,lasci stare la mia bambina la prego)"
Pru: "avete mica altre case come questa?"
Jafar: "uhm. forse. Chiami questo numero"

Richiamiamo fiduciosi e tenaci.

"Pronto, sono il sig. Nerda. Desidera?"
Simone, minimal 11:31 | commenti: commenti (popup)

Non sono fissato

martedì, 03 luglio 2007 in: tecnologie, orsa norvegese, fantashopping
C'è voluto qualche giorno.
Eravamo stanchi e stressati per vari motivi, un po' la fuga dell'orso norvegese, un po' lo stress di varie intrusioni nella nostra vita familiare.

Alla fine di questo breve tunnel di malessere, siamo ritornati alla serenità; non senza una breve ma intensa sessione di shopping compulsivo.

Ora so che insieme siamo un temibile pericolo per il nostro portafogli: ci lasciamo tentare facilmente e ci appassoniamo rapidamente ad un oggetto.

Lo abbiamo sperimentato appena sposati, di ritorno dal viaggio di nozze, all'aereoporto di Amsterdam.

Un simpatico venditore ci ha stregati e siamo usciti dal negozio con la nostra prima reflex digitale, una Nikon D40.

Un acquisto comunque sensato, visto il prezzo e vista la macchina: le prime foto ci hanno subito confermato che noi siamo ottimi fotografi (sborone mode on) ma lei sa fare veramente il suo dovere.

E poi ci serviva una macchina che fosse solamente nostra e che cercasse di unire il fascino irresistibile della reflex con la semplicità della digitale (oddio sembro una pubblicità di Mediaworld.. ).

L'altro giorno s'è detto: andiamo ai Gigli (Centro Commerciale vicino a Prato) per comprare uno smacchiatore.
Siamo tornati con: uno smacchiatore, un mousepad per la mia scrivania in ufficio, una presa multipla contro gli sbalzi della tensione e una Wii.

A dirla tutta ci giravo attorno da diverso tempo.. complice un amico di vecchia data che mi aveva preannunciato un divertimento unico, specie giocando in due.

Il nostro shopping compulsivo ci ha subito riportato all'allegria, tanto che perfino la Lory ora è tornata molestina.

In due giorni abbiamo provveduto (ho provveduto.. diamo le colpe a chi ce l'ha) a comprare i gusci per i nostri Wiimote e per i Nunchak, oltre a possedere tre giochi.

Ma non voglio parlare solo della Wii (da noi si chiama Bii) (ma si pronuncia W2, non so perché).

Invece si, parliamo della Wii, tipo che c'è Zelda che ora si prende ma mica per noi.. E' la lory che vuole imparare a pescare i tonni.

Come dite? parlo solo della Wii?

No non è vero, lo dicevo pure sul forum di Wii Italia dove mi sono iscritto ieri. Non sono fissato con la Wii.

Per niente.

Ora per esempio sono a lavoro e ho solo altre due finestre di firefox aperte a pagine che parlano della Wii.

Come vedete sto bene.

Simone, minimal 10:58 | commenti: commenti (popup)