disturbia mi disturba

mercoledì, 29 agosto 2007 in: musicalmente, romance, cinemini, fiorentinismi
L'altra sera siamo andati a mangiare la paranza in piazza Sant'Ambrogio.

C'è una sorta di ristorante improvvisato, con diversi tavoli e tavolini posti di fronte ad un palco.
Sul palco c'erano un paio di chitarre elettriche, una chitarra acustica, una batteria e un paio di tastiere.

Ci siamo seduti ad un tavolo proprio sotto al palco, come due fan accaniti (di chi, non era dato saperlo).

Una cameriera paziente ci ha consegnato tre cartocci di pesce fritto e una brocca di vino bianco ghiacciato.

(non dovevo scrivere vino ghiacciato.. mi sta venendo una sete dannata)

Al primo anello di totano, un gruppetto sale sul palco.
Sfoderano anche il basso. lo suona uno basso e pelato.

Il tastierista sembra uscito da Vivere e tenta di accattivarsi le simpatie del pubblico con uno strumento nuovo, una sorta di antennina in grado di captare le vibrazioni attorno e trasformarle in fischi parecchio fastidiosi.

Un artista.

Il gruppo suona bene, c'è da dire.

Ma noi, al terzo cartoccio, decidiamo di rifugiarci nel cinema trash, ovvero nella proiezione di Disturbia.

In tutta la sala c'erano 6 persone.

Disturbia è un filmetto girato nei tempi morti da Transformers. Stesso protagonista, stessa casa.

Il film si basa sui luoghi comuni del 2007: Ipod video da 60gb, Cellulari con suonerie mp3, Scaricare la musica, Fotografie digitali e Youtube per i filmatini amatoriali.

A parte questo c'è un serial killer parecchio disturbato dall'essere finito in questa mattonata estiva di basso livello.

Dimenticavo, c'è pure Trinity, quella che in Matrix sparava dentro una tutina nera di latex.
Volete sapere dove è finita?

Fa l'agente immobiliare a Disturbia e ha un figlio problematico che spia le ragazzette col binocolo.

Non fosse stato per Disturbia, sarebbe stata una magnifica serata.
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (popup)

Riepilogo

martedì, 28 agosto 2007 in: casini di casa, suono io
Circa un mese e mezzo fa ho comprato, in preda ad una incontrollabile fregola, una chitarra.

Ricordate?

Io si.

Per i primi tre giorni ero assolutamente inabile nell'estrarre anche solo un suono passabile.

E, ora si può dire, mi ero un po' sconfortato.

Mi vedevo già con una chitarra piena di polvere, nello stanzino dei mostri (ogni casa ne ha almeno uno); sarebbe rimasta a scordarsi per molti anni, per poi saltare fuori con i figli già grandi a chiedermi spiegazioni:
<<Ehi non ci avevi mai detto che sapevi suonare la chitarra!>>

Il quarto giorno, invece, qualcosa è cambiato.

Ieri ho suonato Blowers Daughter.

So che sembra retorico, ma riuscire a fare una cosa del genere con lo stesso strumento che un mese prima emetteva solo l'imitazione del Tirannosauro in calore, beh, è una bella sensazione.

La nostra casa ha un mese di vita, circa.

E dopo solo un mese è già casa.
Ha già preso le sue abitudini, tipo lo stanzino dei mostri, che si è generato autonomamente dentro un'anta dell'armadio.

Ha già i suoi riti, come l'accensione della ruota di candele per la cena.

Ha i suoi peccati, come i panni che cadono inspiegabilmente dai fili, per finire nel pozzo senza fondo e disabitato del piano terra.

Ha i suoi ricordi.

Domani tornerò a lavoro.
Solo un assaggio, visto che il rientro vero è previsto per lunedì.

Ho portato qui i vestiti, ho comprato pure qualche camicia e cravatta nuova.

Ho stirato per quasi due ore, mentre mia moglie sperimentava un nuovo parrucchiere.

E domani partirò da qui.

Un nuovo inizio, forse.

O solo un altro passo.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (popup)

Ordinary Day

lunedì, 20 agosto 2007 in: scatti, malanni, casini di casa, fantashopping
Sono due giorni che mi sveglio sotto una tenda ricamata di rosso.

La tenda, secondo precise istruzioni di mia moglie (che sa quel che fa anche se gli altri sul momento non capiscono) appoggia su due bastoni di fintoferrobattutto, a loro volta arpionati a due travi sopra al nostro letto.

La tenda copre delicatamente la velux, impedendo al sole mattutino di svegliarmi alle sei, con successivo coro di bestemmie.

Sono due giorni che mi addormento sotto questa tenda.

La prima notte, comprensibilmente emozionati, non abbiamo riposato granché.

Si, è vero, la nostra tisana "sogni d'oro" che la moglie ritiene possa contenere sostanze vietate in molti stati, ci fa piombare in uno stato catatonico dopo pochi sorsi.

Però il materasso provvisorio, che poi diventerà la base del nostro divano letto, è quel che è: un nome incomprensibile dell'Ikea.

In attesa (impaziente) di un materasso cazzutissimo con 400 molle per cm cubo, la tisana "sogni d'oro" è una panacea.

La seconda notte, dopo un giorno passato a far diagnosi sul mio malessere (nella migliore tradizione da Dott. House, tutte rigorosamente sbagliate), abbiamo imparato dove si trova la farmacia che fa il turno serale.

Termometro e tachipirina.

Il 19 Agosto, dopo tre mesi di matrimonio, abbiamo festeggiato con un Simone delirante, coperto fino al naso e una Pru versione Candy Candy che mi curava e mi faceva misurare la temperatura ogni dieci minuti.

Alle sei del mattino, dopo un temporale irlandese che batteva forte sul tetto, ci siamo ritrovati a fare colazione: latte e cereali per la moglie, tortino ai fichi per il marito che fingeva salute.
La moglie Candy Candy mi ha però imposto una seconda tachipirina.

Sonno catatonico fino a mezzogiorno.

Mi sono svegliato iperattivo e gioviale. E anche parecchio affamato.

Dopo la consueta girata all'Ikea e una sosta ai Gigli, per mangiare dal Lupo (mangia sano, mangia Toscano, recita il lupo), siamo tornati tra queste deliziose quattro mura.

Ci attendeva il padrone di casa.

Quello perfido dei film, quello che vuole l'affitto oppure ti caccia.

E l'affitto andava saldato in tonno.


This is the beginning of our day..
Simone, minimal 20:33 | commenti: commenti (popup)

La Canzone del Padre

martedì, 14 agosto 2007 in: romance, casini di casa, fantashopping
Ristrutturazioni.

Besta. Che nome cazzuto.

Ma non solo.

Domani appendiamo una colonna idromassaggio nella doccia. Col seggiolino.
E con la speranza che ci regga, quel seggiolino.

Stiamo appendendo applique in bagno e ho pure preso un abat-jour con la lampada a risparmio energetico, ma che si accende subito.

Prenderemo una scrivania bianca. Ne siamo certi, e per mettere il punto finale, abbiamo già comprato un piano in cuoio nero per la scrivania.
In coordinato con il cestino e con un portacarte che non so se le porterà mai (le carte). Nè dove.

Dalla nostra camera si vedono le stelle.
La nostra camera non fa rumore, tranne un respiro lontano, ad intervalli regolari.
E' il treno che rallenta e si ferma nella stazione di Rifredi.

Ogni tanto, nel boato di silenzio che lascia il trapano a percussione dopo aver percorso i suoi 5-6 centimetri di muro, tendo l'orecchio.

E ogni tanto sento il treno che rallenta.

E ogni tanto, quel treno che rallenta, è proprio lo stesso treno che ti ha portato qui, la prima volta.

Tutto questo accade ogni tanto di ogni tanto. Ma, sempre, sorrido.

Siamo ad un passo dall'inizio.

E domani, mentre un anno fa noi stavamo giocando a scacchi su un'isoletta sconosciuta ai margini dell'Irlanda, e  i suoceri ci mandavano messaggi di favolose grigliate, tenteremo di svegliarci presto per montare e trapanare.
Ogni giorno un frammento di casa che si monta.

Pensavo fosse più semplice, il mestiere di padre.
Invece, oltre alla semplice assistenza, tra un bullone e un fischer da muro con la punta del 10, penso di dover immagazzinare questo piccolo bagaglio culturale.

Una sorta di "dote".

Mia moglie impara a pulire i rosoni, la raffinata tecnica del restauro.
Oltre a smacchiare le scale granitiche dalle macchie di bianco.

Ed io imparo a costruire muri di carton gesso, rimpiangendo i vecchi mattoni.

Un domani dovrò insegnare mio figlio come si fa.

Con il trapano e con lo stucco.

Sperando non si distragga troppo, ascoltando il suo treno che arriva in stazione ogni cinque minuti.
Simone, minimal 23:49 | commenti: commenti (popup)

La scelta

venerdì, 03 agosto 2007 in: casini di casa, fantashopping
Siamo entrati e ci aspettava, educatamente.

Sembrava una parata militare: tutti impettiti sull'attenti, neanche un fiato.

Li ho fissati a lungo, erano perfettamente allineati, erano sobri eppure vagamente eleganti.
Qualcuno eccessivo, tanto da occupare uno spazio doppio rispetto ai compagni.

Quelli bassi li abbiamo subito scartati. Sono rimasti in file scomposte, sulla sinistra.

Come in qualunque altra compagnia, i migliori stanno coi migliori: gli elementi più validi erano praticamente tutti fianco a fianco.
Si spalleggiavano silenziosamente.

L'europeo stava più in disparte; era tra gli ultimi baluardi alti, prima dei compagni bassi già rifiutati.
Solo per questo e poco altro, meritevole di simpatia.

Il Giapponese era decisamente eccessivo. Oltre alle medaglie degli altri schierati, aveva una menzione speciale a lui rilasciata per il 2007.
Era stiloso, ma aveva l'aria di tirarsela.

Scartato.

Fin da subito le nostre attenzioni erano per il coreano.
Non ho indagato se fosse coreano nordista o sudista.

Impeccabile.
Erano in realtà due fratelli - nota realistica e non razzista, credetemi - uno bianco e uno mulatto.

Quello marmoreo era più votato alla resistenza: fisico asciutto che consuma poco e rende molto.
lo scuro aveva il tocco esotico che lo rendeva un must have senza molto da aggiungere.

Nell'indecisione contattiamo uno specialista: un pisano grassoccio e col codino; poco militare ma allegro ed esperto.
Lo specialista simpatizza per l'europeo sinistrorso, non ne dubitavo e non ne dubito.

Ma il coreano ha un'arma segreta: sfodera una tecnologia superiore (maledetti orientali!!) che ci permette di stare tranquilli e senza acquose sorprese.

Un sorriso l'europeo lo strappa, ma é il coreano la nostra scelta definitiva.

Lui, con il suo display tecnologico e le maniglie ondulate. Lui, il mulatto.
Perché il marmoreo fa troppo Canova.

Lui.

Il nostro nuovo, fiammante, frigorifero.
Simone, minimal 00:18 | commenti: commenti (2)(popup)