Milagros

mercoledì, 31 ottobre 2007 in: divertissement, teledipendenze
Da quando zelig ci ha fregato il nostro pittore feticcio, tappezzando italia uno dei suoi quadri (si tratta di Francesco Musante) mi stanno un po' sulle balle.

E' difficilissimo parlare male di Zelig:

non si poteva farlo prima, quando recitavano da un capanno con le assi di legno rialzate a far da palco.

ora che sembra una puntata sontuosa di SanRemo è ancora più difficile.

sfoderano la musica di Roi Paci, hanno i comici migliori e sempre nuovi (tra tutti, l'inquietante Mivar, e il poeta scalzo).

Mi sono dovuto ingegnare molto.

Sono finalmente giunto a Pablo, protagonista di leggendarie telenovelas argentine.

Me lo sento nella testa, quando si lagna della sua amata, che lo seduce e poi abbandona.

Mi sono tornate in mente le vecchie "novele" di una volta, quando i ricchi piangevano e Jei Ar poteva andare a lavorare con un cappello fuori ordinanza.

Oggi ci siamo dati una calmata.

Gli americani hanno Beautiful, contortissima vicenda familiare in cui c'è una donna ben oltre la cinquantina che scopa pure i mobili (questa fa quasi ridere) e figlia come i conigli di campagna.

I tedeschi gestiscono un hotel lussuosissimo in mezzo alla foresta nera, raggiungibile solo in elicottero ma ugualmente stracolmo di gente.

I francesi vivono a Saint Tropez, (ora non sono molto aggiornato) e ai tempi c'era una quarantenne che ancora tentava di fare la ballerina, anche se aveva un'ernia del disco grossa quanto Istambul.

Gli italiani stanno un po' a Como, ma è un'esperienza fallimentare, con la solita società che un po' va male un po' va bene. Siamo ossessionati dai consigli di amministrazione.
Perfino nel centro commerciale di CentoVetrine fanno dozzine di C.d.a. (l'ultimo in un bar con le spogliarelliste)

E non voglio ancora parlare della figlia di Elisa di Rivombrosa.
Come se facessero il cugino di un fratello del Commissario Rex. Un incrocio che cerca tartufi nelle langhe.

Quindi vedendo Pablo (pensavate avessi perso il filo, dite la verità?) e la sua Milagros, mi viene una gran noia. Non ha alle spalle quattro matrimoni e dodici figli, non è Dirigente d'azienda indagato dalla finanza, non balla in duetto con una cassa di legno.

Lui è rimasto al passato.
Quando le telenovelas si svolgevano nei campi, tra possidenti e contadini che raccoglievano il caffé.

Un quesito: ma anche a voi, immaginando le scene di "anche i ricchi piangono", viene improvvisamente voglia di stirare le lenzuola?
Simone, minimal 14:03 | commenti: commenti (4)(popup)

in cui parlo dei cazzi altrui

martedì, 30 ottobre 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Il trio medusa in una mattinata allegra d'estate aveva tentato il tormentone su Linus.

una roba unzunzunz in cui Linus con voce robotica descriveva la sua vita in radio.

in pratica, parla di jogging, dei cazzi suoi, poi di jogging, poi delle sue scarpe da jogging e in fine ancora di lui che fa jogging.

che poi è quello che facciamo tutti.

Tutti noi vanesi, sicuri che il mondo non attenda altro se non i cazzi nostri, ordinati in file di parole su blog dal facile accesso.

Splinder ha una home piuttosto caotica, ma dalla quale si può passare con scioltezza all'elenco delle persone online, ai loro media, ai loro ultimi post.

Confesso di farlo spesso.

Di solito faccio prima il logout, ché se per caso finisco sul blog del maniaco delle manette non voglio che mi rintracci per propormi gatto a nove code e palle di gomma giù per la gola.
Che diamine, ho pure la tracheite.

Gli utenti di splinder hanno un modo estremamente banale di descriversi.

Tutti partono dal presupposto di non interessare a nessuno, per cui la loro descrizione mira a smentire questo assunto.

Utenti online: 1818
Descrizione base:

"sono indescrivibile" (sic)

"Difficile dirlo, eclettico, perverso, sempre in cerca di qualcosa di nuovo"

"sono pazza, ke cazzo"

"ciao, non so scrivere"

L'effetto è opposto. Si scartano tutti quelli convinti di essere strani o diversi.
Chissenefrega se sei diverso. Diceva uno "se sei buco dillo" non ci giriamo attorno.

Ci sono le strane ragazze convinte di essere imprevedibili e imperscrutabili: il ché è pure vero, per circa 6 giorni al mese.
Gli altri giorni semplicemente hanno la comune difficoltà a scrivere in italiano corrente.

Ci sono i tizi in cerca di figa. Si volevo scrivere un termine più carino, ma la realtà è pulp.
Pure troppo.
Questi postano la foto di quando avevano tutti i capelli, al primo anno di scuola media.

Sono pericolosi perché non appena li commenti ti si attaccano come Centofanti, la figurina della panini.
Che non riuscivo mai a mettere nell'album: mi aderiva ai polpastrelli e ci voleva l'acetone.

La sezione media è più interessante.
Ho notato che la maggior parte delle persone utilizza metodi alternativi per inserire foto nei post.

Io per esempio mi appoggio a Imageshack.

Altri invece usano i media di splinder per attirare gente.

(ecco ora ho fatto una prova, da loggato)

la stragrande maggioranza inserisce immagini pornografiche, difatti a pagina uno un certo raffaelemilite posta una tizia convinta che il reggicalze basti e avanzi per entrare dalle orsoline.

Allora insisto e apro il suo blog, dove il primo post propone una foto semiartistica e una citazione di una canzone.

Niente tette, niente roba oscena.

In buona sostanza, col trucco che tira più un pelo che i soliti carri, raffaele tenta di attirare suoi simili dentro al vortice delle personali dissertazioni.

Tornando ai media, non mancano quelle "strane sempre diverse pazze imprevedibili" e con mostruose lacune in analisi grammaticale, con le famose foto "amici/amiche", in cui si fotografano descrivendo capo per capo la provenienza dei propri indumenti.

(apro di nuovo i media a mio rischio e pericolo)
(lo devo riaggiornare perché è pieno di cosce lunghe del solito raffaele)

ok ci siamo.
Becco una certa margot che intitola con coraggio il proprio spazio "semplicemente me..".
Alla terza riga ha già scritto varie volte centinaia di punti esclamativi e "xché" (ne conto un numero impressionante solo al primo post)

però la foto da cui sono partito era di (penso) lei e di una sua amica al Dams.
Imbarazzante.
Per il dams.

Torno indietro e scopro che una tale (o uno non si capisce bene) chiccadi ha fotografato il proprio armadio.
aperto e colle camicie.

Nel suo blog si dispera per la cancellazione di "Hereos".
Onestamente non so di cosa si tratti ma presumo abbia a che fare con sistemi operativi (appunto, os) dai poteri strabilianti.
Beh, sono anni che Microsoft boicotta Apple, non vedo di che stupirsi.

Aggiorno i media, solo per scoprire che chiccadi ha fatto nuove foto del suo armadio e che raffaele si sta giocando la sua visita medica per entrare in Alitalia come pilota.
No, mi imbatto nella foto di un bambino.

Un bebé, che tenero. Diamogli una chance.

Apro e scopro che trattasi del mediablog di una certa Melina2007.
Sarà una della valdinon.

Apro il blog e scopro che si tratta di una mamma della val di non alle prese con la piccola e la sua mania per le foto.

Devo ammettere che è carina, specie con una sciarpina rosa e cappellino.

La mamma in un post grida ai suoi tre mesi.

In buona sostanza qui tutti parlano dei cazzi propri. E il numero di accessi ai blog di questo genere parla chiaro: al mondo facciamo due cose:
1. parliamo dei cazzo propri.
2. ci facciamo i cazzi degli altri.

Splinder funziona alla perfezione, collegando domanda e offerta in un vero mercato globale di scambio.

A questo punto il tormentone di Linus potrebbe applicarsi benissimo a tutti noi.
Non mi fa più ridere.
Simone, minimal 16:39 | commenti: commenti (6)(popup)

Pecorino e Miele al Tartufo

lunedì, 29 ottobre 2007 in: scatti, romance, valigie in tasca
L'autunno è una stagione decisamente sottovalutata.

le città poi, non l'esaltano come andrebbe fatto.
troppi pochi alberi e la maledetta abitudine di piantare i sempreverdi.

I sempreverdi impediscono agli occhi di vedere i colori dell'autunno.

Il giallo e il rosso.

così, per riempire le tempere, si deve uscire fuori dai contorni di case di mattoni e strade di semafori.

Abbiamo percorso la Milano-Napoli in direzione Roma.
Dopo una sosta all'autogrill per mangiare, convinti che fossero già le due del pomeriggio, abbiamo raggiunto la ValdiChiana.

La Val di Chiana e la sorella Val D'orcia sono piene di rosso e giallo.
Sono l'autunno.

Quello che profuma di castagne, ma senza brina.

Sosta a Pienza. Su un colle.
Città dal bucato fresco.

Si percorrono vie dai nomi romantici: via del Bacio, via dell'Amore, via della Fortuna, via Buia (davvero tenebrosa), vicolo cieco (davvero cieco).

Le case traboccano di fiori e di edera, la gente lascia i propri vasi agli angoli delle strade.
Sopra le piante, le mille terrazze e finestre con il bucato steso, a rapire i raggi del sole.

Con gli occhi fissi tra lenzuola e calzini, si scopre che è bello: i fili coi panni sono simbolo di vita.
In città non piacciono.

In campagna decorano.

Pienza dista pochi chilometri da Monticchiello: un paesino di duecento anime in rapida diminuzione.
Non s'è capito perché, forse per la tremenda salita (rigorosamente da affrontare a piedi) per raggiungerlo.

Poi ancora Montepulciano.
Dal castello della piazza grande tutta la vallata cambiava colore e mille foglie invadevano l'aria, impastandosi con l'azzurro del cielo.

E la terra pareva velluto.

Abbiamo passeggiato fino ad un piccolo giardino, dove le foglie secche riposavano sulle panchine e una suora si dondolava a bordo di un'altalena.

abbiamo scattato cento foto. E' così semplice fare foto all'autunno.

Sulla strada verso casa non s'è resistito: da una bottega siamo usciti con triangoli di pecorino e un vasetto di miele al tartufo.
La sera, nel tepore ritrovato di casa, bolliva una pasta strana, condita con burro e fiocchetti di pecorino.
Il miele in tavola sembrava una di quelle candele profumate.

Seduti abbiamo gustato l'autunno nella sua forma migliore.
La perfezione.

Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (8)(popup)

Conversazioni Notturne

domenica, 28 ottobre 2007 in: divertissement, romance
..proprio non capisco perché non ti sia piaciuto ratatoile..

..mannò pru era carino..

..io ero sicura che ti avrebbe fatto impazzire..

..beh sai.. i ratti..

..si ma sono decontestualizzati, sono carini..

..daccordo, però insomma.. le scene dei ratti di massa.. bleaw..

..certo quelle fanno un po' senso..

..

..i ratti di massa..

.. con il loro orribile accento..

..pfffff..

..simo, andiamo a dormire che è tardi, và..
Simone, minimal 01:55 | commenti: commenti (2)(popup)

Giorni Lontani di Noi domani

giovedì, 25 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
19,5 gradi.

Il termometro di camera segna 19,5 gradi.
Più caldo non s'è mai avuto, anche considerando le fonti di energia alternativa quali fornello per le zanzare e tisane bollenti.

La doccia calda.
Bollente da ogni singolo foro.

Sotto l'acqua abbiamo sperimentato tutte le posizioni.
La doccia ne ha 3. Il soffione centrale snodabile, la cupola di sanpietro (così detta per la sua ampia circonferenza e non per i sacramenti che ci ho cantato dentro nelle precedenti docce gelate) e infine gli otto augelli laterali.
Col tempo forse si potranno trovare altre interessanti posizioni, ma come base queste tre partono decisamente bene.

Al termine della sessione umida il nostro bagno è stato dichiarato nuovo polmone della Terra.
Dovremo chiedere l'autorizzazione per dragare la palude.

La lory per l'occasione ha indossato i suoi calzoncini da Crocodile Dundee.

Poi distesi sul divano di pelle, incapaci perfino di fissare la tivvù.
Cena frugale e "marandini" per dessert.

Con la giusta temperatura mi viene l'estro di riordinare un po', così faccio scoperte interessanti:

1. in ogni stanza è passato almeno un kinder-fetta-al-latte. in alcune ha stazionato più volte
2. il progetto della nostra terrazza a tasca è a buon punto. Dietro il tecnigrafo c'è balsa sufficiente per coprire l'Artemio Franchi.
3. Le scarpe (che, lo ricordo, coprono anche sotto) sono ovunque. Hanno figliato.
Dall'unione tra le mie airwalk blu e le nere di Pignatelli sono nate le Tiger verdi e gialle.
4. Le scarpe non rientrano nelle scatole d'origine. Mai.
5. in compenso, dentro una scatola di stivaletti, c'era un kinder-fetta-al-latte.

Ecco, sento che mi sto dimenticando qualcosa.
Merito dell'actigrip, medicinale a base di tutto che non fa niente per il raffreddore, però rincretinisce e anestetizza..
Quindi in effetti qualcosa per il raffreddore fa.

La chiudo qui, mentre ancora riesco a leggere distintamente la tastiera.

(e ora via la caccia all'uomo per la citazione del titolo)
Simone, minimal 22:30 | commenti: commenti (2)(popup)

L'immagine di te

mercoledì, 24 ottobre 2007 in: musicalmente, romance, per una sberla di libri
La Feltrinelli ha una vasta sala, circondata da pareti di libri, affrescata agli angoli del soffitto.
Una vetrata scura, sotto la quale stavano ordinate file di sedie. Tutte direzionate verso un palco improvvisato.

Ore 7:30. nel gelido silenzio di casa, vibra un cellulare.
Vibra un cellulare e non è il mio.

Pru si avvicina a tentoni e legge il nome di una carissima parente acquisita.
Ma le fatiche e le malattie ci hanno resi incapaci di alcun rapporto socievole prima delle 9:00

Quando scendo per aprire la porta all'idraulico (l'ennesimo tour al nostro impianto di futuro riscaldamento), scopro che la parente acquisita non demorde.

Una vocina gentile mi saluta, si scusa per l'ora della chiamata precedente.
E mi parla della Feltrinelli.

Sicché tra quelle sedie, ordinate in file e dirette verso un palco improvvisato, c'eravamo anche noi.
Seduti fissiamo il palco, le persone che lo popolano.
Una di esse ci avvicina, ci saluta.

Ci sentiamo molto artisti, e sento la carezza di invidia della gente.
Michele è venuto a salutarci. Michele ha visto le foto delle nostre nozze.
Occacchio.

Siamo emozionati come due bambini.
E loro, Michele e Nabil, si piazzano sul palco improvvisato e suonano.
Suonano la loro musica migliore.

L'Immagine di Te è un album straordinario.
Al primo ascolto ti strega.

Durante l'esecuzione ci hanno raggiunto altri parenti.
Con loro e con Michele abbiamo inscenato una piccola rimpatriata, con tanto di dedica sul cd e promessa che al prossimo passaggio dei Radiodervish, sicuramente saremo presenti.

Abbiamo terminato il preserale nell'involocro storico di Firenze, le Giubbe Rosse.
Tanto antico fuori quanto sgradevole dentro.

E Pru si è ricordata di prendere il decaffeinato.

Infine, dopo molta acqua e impronte umide di piedini sulle scale di casa, di nuovo sul nostro piumone.
Ultima sera di freddo.
A parlare dell'Ordine, di quel piccolo mondo che abbiamo lasciato a Ferrara.
E che, in due modi diversi, ci manca.

Ora sono sul divano, con la coperta di lana sulle ginocchia.
E il pc sulla coperta di lana.

Dopo la pizza al volo, dopo mille starnuti, è tempo di chiudere la serata.
Una magnifica serata, come piace a noi.
Musica, vecchi amici, nuovi parenti e una cena calda.
Simone, minimal 22:23 | commenti: commenti (1)(popup)

martedì, 23 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
C'è un tempo per tutto, pure per il raffreddore.

Questo è il tempo del raffreddore, quello dei fazzoletti che finiscono appallottolati ovunque, quello delle notti insonni, quello delle medicine (di qualunque tipo, tanto nulla serve a curare il raffreddore).

Scrivo dall'ufficio. Si sono un fottuto stacanovista.

..

Manneanche per idea. In casa abbiamo 17 gradi quando va di lusso.
Perlomeno in ufficio c'è il riscaldamento.

Oggi è venuto IL TECNICO. E quando dico IL TECNICO, tutti dritti impettiti: parlo dell'omino del gas.

I veri centri nevralgici del potere.

IL TECNICO, con aria snob, ha dubitato di tutto e poi, con estrema calma, ha montato il contatore.

E' fatta!

Si, ti piacerebbe.

No, domani viene l'idraulico. Mi porta i documenti che attestano la sua qualifica per attaccare il tubo del gas al mio tubo del gas.

Con i documenti (e con l'attacco) devo tornare all'azienda del gas, la quale mi invierà un tecnico (stavolta uno generico) ad aprire la valvola del contatore.

A quel punto dovremo solo firmare un contratto e poi potremmo fare il primo collaudo della caldaia.
Ovvero la caldaia non posso accenderla fino a che non arriva Il Tecnico (che è una via di mezzo tra IL TECNICO e il tecnico) che provvederà a scongiurare la presenza di fastidiosi coccodrilli nella caldaia.

Infine potremmo godere anche noi di una doccia calda.

Fino a quel leggendario momento, continuiamo ad avere 17 gradi in casa, la cucina fatta di assi di legno e il raffreddore.

Ieri ci siamo dati malati, abbiamo vissuto sotto il piumone, visto praticamente tutta la seconda serie di millennium, cucinato il baccalà con le patate al forno.

Oggi, dopo la venuta del TECNICO, siamo tornati al lavoro, in cerca di un po' di tepore.

Pru, stordita dal freddo, ha dimenticato la balsa per il laboratorio di oggi nel vano posteriore dell'auto.

Quando l'ho vista, il primo istinto è stato cercare un bidone in cui bruciarla.
Al semaforo di piazza della libertà si è avvicinato il simpatico clochard che mi pulisce i fari e a cui ho promesso un pacchetto di marlboro rosse da mesi;
Domani giuro, a costo di fregarle di nascosto a Greenwich, gliele porto.

Con questo freddo fumerei anche io.

Vostro Simone, con in bocca una tachipirina rossa
ETCHI'
Simone, minimal 15:34 | commenti: commenti (popup)

Perché certe sere è meglio appendere quadri

sabato, 20 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
Ci sono sere in cui perfino 5 mesi di matrimonio sono perfetti in un McDonald.

Non importa se hai comprato tutto per la cena da Dio. (a proposito, la scusa "sai Dio.. coffcoff.. fa freddo e poi l'altitudine mi tappa le orecchie" secondo me non l'ha bevuta).

Alla fine contano due persone. Di solito sono il marito e la moglie.
Contano loro e due panini, uguali.
Uno magari sarebbe stato meglio senza la salsa piccante.
L'altro senza il pomodoro.

Ma chissenefrega.
Ci sono sere in cui è delizioso tutto, con facilità.

Perché poi ci sono sere in cui si prende il martello e a dispetto del vicino puzzone si fa sbamsbamsbam.
E il nostro ingresso diventa l'anticamera di un fumoso locale jazz.

Per cui, in queste sere, diventa naturale riaccendere le casse del pc, mettere su Cammariere,
immaginarselo a casablanca, mentre suona il piano dentro un pub con le luci da biliardo.

E mentre lui è seduto e strofina quei tasti, in queste sere di livelle e cornici chiare, viene da pensare come tutto sia perfetto.

Quasi mi vergogno a lamentarmi dell'ennesima doccia fredda, o della cucina che ora è formata da assi d'abete su caprette di legno.

Abbiamo veramente tutto.
Una casa.
Una famiglia.
Un gatto norvegese.

E i più famosi fotografi del mondo, nell'ingresso.

(grazie amore, siamo bravi, ma non ci conosce mica nessuno..)

(parlavo di Doisnau e Cartier-Bresson -_-)

(ahh.. si li conosco. Di nome.)
Simone, minimal 20:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Era un semplice 19 Maggio

venerdì, 19 ottobre 2007 in: romance
Era un semplice 19 Maggio.
Un sabato che sapeva di primavera, uno di quelli in cui ti svegli e come prima cosa pensi che oggi, perdavvero, la macchina si lava.
Sono sei mesi che lo dici e non lo fai mai.

Era un semplice 19 Maggio.
Un sabato da cambio di stagione, ché ormai è inutile tenere gli sci appoggiati in salotto, rassegnati.
Piuttosto è tempo di tirare giù gli scatoloni e ripiegare le maglie di lana.
Non si può rimandare.

Era un semplice 19 Maggio e la famiglia si impigliava in un ambizioso pic.nic sui prati dell'Olmo.
C'era il cestino,  i panini al lampredotto e il vinello di quel tuo amico dell'ufficio, che fa schifo ma non potevi dirgli di no.

Era un semplice 19 Maggio, il momento di fare nuove foto al pupo.
Lo vestivi come un piccolo Shumacher, colla tutina rossa e un cavallino giallo sulla schiena che pareva uno di una banda del Bronx.
C'era una scheda da 4gb sulla tua nuova digitale che non sapevi neanche accendere.
Ma ti eri dimenticato di programmare il passeggino, fermo in modalità "ruote bloccate".

Era un semplice 19 Maggio.
Tutti indaffarati con pic-nic e code all'autolavaggio,
con scatoloni gonfi di calzoni di velluto,
alle prese con il passeggino intelligente,
tutti tranne noi.

Era un semplice 19 Maggio per tutti, tranne che per noi.
Noi ci si alzava col fiatone, ci si svegliava alla fine di ogni progetto.

Era un semplice 19 Maggio e nella chiesa sommersa di fiori mi hai detto "si".
Di quel profumo di primavera, di quel cambio di stagione, di quel profumo di pulito, oggi si celebra tutto.
Perfino quel meraviglioso album fotografico,
frutto di una scelta accurata,
che non faremo mai.

Le migliori foto le abbiamo scattate col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
Simone, minimal 13:07 | commenti: commenti (2)(popup)

Il Divano Wi-Fi

giovedì, 18 ottobre 2007 in: divertissement, casini di casa
Il Divano Wi-Fi è l'ultimo ritrovato della tecnologia, gente.
Si, fate i ganzi coi conigli nababbiz, fate, fate.

Noi stiamo sdraiati nel divano di pelle chiara, con il portatile che naviga su internet.
Da solo.

Si certo, noi siamo spanciatissimi, mica si può sfogliare pagine e pagine di internet, aggiornarsi sui vari blogghi, commentare qualcuno, scrivere questo post.

Ah già, non ve l'ho detto: sono il Divano.

Si il Divano è comodo (gli sto dettando le cose da dire e lui.. bip bip)

Certo è un po' criticone, si sofferma su certi bloggoni famosi e critica.. dice questo mica scrive bene, questa mica disegna bene, questo mica è veramente nuda (divano.. ma che sito è? Beppe Grillo non ha mai avuto quelle tette).
Beh insomma il Divano interagisce.

E mica solo con internet.

No, lui accende la tv, cambia canale, si collega al digitale terrestre.
Poi, se vi trovate la lepre nabazza che canta storielle sconce non ci date la colpa, eh?
Ora per esempio vuole vedersi il calcio su mediaset premium.

Oh, a me fa schifo il calcio, ma lui è così (e tifa Livorno. Povero Divano amaranto).
Si però la carta di credito non gliela dò. Mica sono scemo.

Divano che fai su Paypal? Oh cazzo, divano no, quella poltrona non te la puoi comprare.
Pruuu, il divano si compra la moglie, manco fosse un cammello.. fai qualcosa, interagisci.

Troppo tardi, il divano compra e nel frattempo c'è il grande calcio sullo schermo piatto.

Divano, si fa che per stasera la connessione finisce qui. Per me sei ancora troppo interattivo.
Per carità, bella la Casa Digitale, ma io preferisco l'imbottitura di penne d'anatra.

Sicché forse domani il Divano Wi-Fi lo riporto indietro. Lui e quella troia di una poltrona.
E poi cancello i cookie.. che secondo me beppe grillo maggiorato ci rifila pure i vaffanculo-dialer.
Simone, minimal 20:36 | commenti: commenti (popup)

Il Cliente

martedì, 16 ottobre 2007 in: toghe in delirio
In sala ricevimento clienti, un signore anziano sta sbraitando.

Urla in faccia alla segretaria le colpe del nostro sistema giudiziario.

Urla perché è sordo. E anche perché è incazzato.

La segretaria si impietosisce. La conosco.

La prima regola di ogni studio legale è identificare il proprio nemico.

Non si parla della controparte. Con quella si tratta, si beve un caffé.

Ci si manda i fax e quando sono raccomandate, ci si scusa.

Il vero nemico di ogni avvocato è il cliente.

Purtroppo gli italiani si stanno ingegnerizzando, termine che sta per "pretendo di sapere di un po' di tutto".
Colpa degli allegati alle riviste.

Se al corriere della sera si comincia ad allegare i codici, la gente comincerà a leggerli.
Per carità, non che sia un male. Se si avesse il buon senso di non interpretarli.
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<<Avv. Buongiorno, senta io avrei un problema con una società.. occupano il mio stabile, non pagano.. >>

<<Vediamo se si può fare qualcosa>>

<<No, aspetti, in base al codice ho letto che>> BANG

<<Avanti un altro>>

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<<Avv. Buongiorno, ieri passeggiavo per strada e un tizio mi ha sputato addosso>>

<<Lo conosceva?>>

<<Mai visto prima>>

<<Beh, magari uno scambio di persona..>>

<<No, guardi, in base alla recente Giurisprudenza, potrebbero essere percosse..>>

<<E' in errore. Queste (TUMPTUMPTUMP) sono percosse. E le ecchimosi evidenti sono lesioni volontarie>>
<<Avanti il prossimo>>

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<<Avv. Buongiorno, ma quanto mi costerà questa causa?>>

<<Eh beh.. intanto si tratta di piccoli acconti.. per coprire le spese. Poi in caso di vittoria il Giudice potrebbe condannare la controparte alla refusione di tutte le spese legali>>

<<Senta, ma l'avv. Shimano mi regala pure la Muntain Baike.>>

<<Capisco. Io mi limito a slegare i cani>>

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<<Avv. Buongiorno, posso chiamarla Mike?>>

<<No. Ma può chiamare un Taxi>>

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Il Cliente è infido. Non dare loro il tuo numero di cellulare, o ti chimeranno alle 4 di notte per sapere come è andata l'udienza delle 10.
Si perché tanto loro fanno i giornalai, a quell'ora sono già al secondo cornetto caldo.

Il Cliente è pronto a qualsiasi causa, anche contro le multinazionali della droga.
Basta che sia gratis e che ci sia la matematica sicurezza di vincere.

Il Cliente è la carie che gli avvocati si meritano per tutte le caramelle ingurgitate.
E quando perderò tutti i denti, con la mia dentiera nuova, mi gusterò di nuovo il piacere del gelato.
Come me lo gustavo una volta.
Simone, minimal 10:26 | commenti: commenti (10)(popup)

Metti un pomeriggio con la febbre (e con i cubi da forare)

mercoledì, 10 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
Quando la mattina ci si alza
e si sta male
é già pomeriggio.

Succede a tutti, perfino a chi buca cubi forati per far entrare la luce nel cubo, restando però affascinato dalle zone d'ombra restanti.

Luci ed ombre.

E'  innegabile il nostro interesse per il lato oscuro delle cose: sono sinceramente curioso di sapere come funziona la Fiorentinagas, ad esempio:
cosa impedisce, quale vincolo ineludibile è presente tra noi e il gas.

Ma è solo un esempio, oltretutto banale.

Non nego che i cubi forati rappresentino senza dubbio una visione più artistica del problema.

Così, al mattino, ma un mattino di quelli che ancora la luce non c'è, ti trovi a star male.
Febbre, sudori freddi, pesantezza.

Non si è più bambini quando si smette di essere anche solo un po' felici per questi sintomi.

Oggi mia moglie si è svegliata così: si è girata, ha mugugnato qualcosa a proposito di malesseri vari e poi si è rigirata.

Gli ho proposto di restare a casa, di rinunciare alla lezione di matematica in favore di un Tachiflù e di una coperta spessa.

Lei, sulle prime, non aveva la forza di controbattere: si è lasciata curare, ha bevuto il Tachiflù col biscotto e si è rimessa in posizione fetale.

Poi, mentre stavo bevendo il caffé solitario, me la sono vista comparire in jeans e coltre di lana: libri e quaderni in mano.

Ammetto che sono rimasto sinceramente stupito: permettetemi di essere orgoglioso di mia moglie (in attesa di poter coltivare orgoglio verso nani simiglianti) che se ne fregava di due linee del termometro.
Lei voleva davvero andarci, a quella lezione di matematica.

E' stata necessaria un'intensa sessione argomentativa, con previsioni di giorni persi per poter salvare queste ore di corso.

Alla fine l'ho rimandata a letto.

E poi di colpo è pomeriggio.

Si perché la febbre funziona così: polverizza ogni attività della giornata, la sgretola fino a formare pochi istanti di coscienza.
Anche la mia.

Di oggi ricordo bene il risveglio, la colazione semisolitaria, l'interruzione argomentativa, il pranzo.
Ed ora attendo il ritorno a casa.

Mi sfilerò le scarpe, mi cambierò.

E tutto quello che resta fuori dalla porta sarà dimenticato.

Ora capisco che forare i cubi è bellissimo: ti permette di filtrare ciò che vogliamo vedere da dentro, da ciò che realmente ci affascina.
La sicurezza dell'ombra.
Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Il commediante

sabato, 06 ottobre 2007 in: scatti, esperimenti letterari
E' una semplice ventiquattrore.

Un vecchio modello, una di quelle rettangolari, cartonate, che forse ho trovato vicino ad un cestone di rifiuti.

Non si butta nulla, mi dicevano. Tutto. E'. Arte.

La valigetta è sporca di vernice blu. Non ricordo se lo fosse anche allora, quando la presi.
Mi piace pensare di averla sporcata in giro, cantando su di un palco improvvisato,
sopra una sedia da cucina, con la paglia a sorreggere tutto il peso delle mie scenette.

Dentro è un cumulo di oggetti, polvere da trucco, guanti di pelle, dall'aspetto elegante e appariscente.
Poi c'è un foulard verde, con un bel fiore disegnato.

L'ho disegnato io, ho preso i pastelli e ho pigiato sul foulard fino a riempire le trame di colori.

Quel foulard lo indosso per primo.

Faccio un nodo vistoso, un po' come fosse un cravattino dell'ottocento.
Dentro un taschino c'è un frammento di vetro, uno specchietto pieno di ditate: sono bellissimo.

Svito una coppetta da gelato, una coppa del nonno piena di crema.
mi rigo le guance e lo specchio si rattrista.
Lo fisso con il volto corrugato, poi lo consolo con un largo sorriso.
E' un sorriso amaro, ma è pur sempre un sorriso.

Proseguo con le dita a coprire il mio volto di crema.
Lentamente scompaio.

Dove prima ero io. Dove prima ero qualcuno con un nome e un cognome.
Dove avevo un lavoro.

Ora c'è un volto bianco.
E due occhi notturni e nuvolosi.

Lo specchio mi riconosce. Mi saluta.
Un cenno, solo un cenno con la mano bianca.

<<buonasera viandante, sei ancora qui?>>

<<sono sempre qui>>

<<non è vero. sei qui. non sempre>>

<<stasera sarò un pittore francese>>
<<dipingerò con un pennello largo i volti della gente, dicendo loro che i ritratti veri non sono le tele.>>
<<i telai sono per chi non ha più nulla da disegnare>>
<<farò loro la bocca rossa e gli occhi turchesi>>

<<se ne andranno presto>> mi dice lo specchio
<<e anche stasera frugherai nel cestino in cerca di una cena>>

<<canterò canzoni senza voce. sarò un cantante muto. dirò loro di venirmi dietro, se conoscono le parole. e accompagnerò i versi con una chitarra senza corde, o un flauto senza fori>>

<<credi che riderebbero per questo?>>

<<rideranno, ne sono sicuro>>

<<è triste, è tristissimo>>

<<le cose buffe sono sempre tristi. e un po' malvagie. prenderò una manciata di sassi e li lancerò in aria come coriandoli. e dirò loro che è carnevale. e dirò loro che, se anche i coriandoli fanno male, allora non resta che vivere senza feste>>

<<ti trucchi tutte le sere, per dire la verità?>>

<<mi strucco ogni notte, per dimenticarla>>

la gente si fa intorno. richiudo la ventiquattrore di cartone.

Mi giro e faccio un inchino. Un largo sorriso.
Poi metto le scarpe buone,
li fisso,

Simone, minimal 20:47 | commenti: commenti (popup)

I miei Maestri

giovedì, 04 ottobre 2007 in: esperimenti letterari
Maestro: persona che apparentemente sembra non darti nulla, ma che, voltandoti, scopri a te somigliante.

Al momento della propria nascita si ha grandi aspettative sui propri maestri.

La mente spugnosa è pronta e ricettiva a qualunque messaggio.

Perciò si ritiene che i maestri siano numerosi da bambini; e che, per contrasto, vadano a ridursi con l'età adulta.

Io preferisco classificare e distinguere le varie forme d'apprendimento, distinguendo le persone in amici, istruttori e infine maestri.

Per diventare amici basta poco, per smettere di esserlo, a volte, ancora meno.

Gli amici sono quelle persone da cui apprendi, più o meno inconsapevolmente, ed alle quali contemporaneamente doni un po' della tua sapienza.

Banale è il concetto di sapienza: preferirei parlare di essenza.

Amici sono stati, per me, i miei genitori.
Persone dalle quali ho avuto un sostegno (e ce l'ho tutt'oggi) ed alle quali ho donato parte della mia essenza, tanto che, presuntuosamente, ritengo siano loro a somigliarmi; non il contrario.

Gli istruttori sono persone che insegnano a te come farebbero con chiunque altro.
E dalle quali ricevi un insegnamento identico a quello ricevuto da chiunque altro.

Istruttori sono stati, per me, tutti gli insegnanti scolastici.
Non li ricordo per il loro carattere; li rammento per la materia di loro competenza.

Può sembrare triste, ma non sono qui per elargire doni.

Maestri.

Sicuramente "Maestro" è stato Orlando:

Orlando mi ha trasmesso la passione per uno sport tanto assurdo come l'equitazione; insegnandomelo anche; ma soprattutto facendomi capire cosa vuol dire "passione" per qualcosa.
Oggi non avrei mai avuto il coraggio di suonare una chitarra, senza la sua passione.
E' stato un maestro, perché prima di lui non avevo passione per nulla e dopo di lui si.
Anche se non si trattava dell'equitazione.

Gaetano è stato il mio maestro oscuro.
Lui mi ha trasmesso la sfiducia nel prossimo; non nella forma più acuta, bensì una sorta di "attenzione" a chi ti sta attorno, poiché chiunque potrebbe essere il tuo assassino.
E' stato anche un maestro mio malgrado; ha deciso lui che lo sarebbe stato, ha dettato ogni regola del gioco, compresa la fine.
Oggi, dopo vent'anni di lezioni, ho capito che non è più il mio maestro: non provo per lui alcuna forma di emulazione; Forse, finalmente, sto cominciando a vederlo per quello che è all'anagrafe: mio zio.

Federico è il mio maestro socratico. Non voglio far nascere simpatiche voci su cosa intendesse socrate per rapporto maestro-allievo.
Da lui ho imparato, veramente, un mestiere.
Ed è stato un maestro poiché ha pensato bene di non insegnarmi assolutamente nulla; si è limitato a sottolineare i miei errori (anche quelli non miei, ma che ha ritenuto opportuno far ricadere su di me).
In realtà per molti aspetti potrei considerarlo un amico; invece è un maestro perché lui da me non ha preso nulla.
Ed è l'unica persona a me estranea su questa terra che mi abbia chiesto scusa per primo, dopo una litigata.

In ventotto anni di vita, ho avuto solo tre maestri.

Non mi lamento, anche perché avere un maestro è faticoso, frustrante, a tratti semplicemente terribile.
Anzi.
Penso che potrei averne ancora altrettanti, pronti ad incrociare il mio cammino.
E tremo. E rido.
Simone, minimal 21:04 | commenti: commenti (popup)

La Segretaria

martedì, 02 ottobre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
Ho provato (credetemi!) a scrivere qualcosa di simpatico e divertente circa questi due giorni di scuola.
Mi sono concentrato e ho scritto diverse frasi sconnesse a proposito di sveglie mattutine, di colazioni da mulino bianco e di fugaci incontri da McDonald.
Si perché sia io che la consorte abbiamo rispettivamente cominciato a studiare: lei certamente più di me; io, nel mio piccolo, seguo il corso di redazione atti e pareri, in buona sostanza una sorta di scuola radioelettra per sostenere l'esame di avvocato.

Insomma, mentre provavo (disperatamente) a mettere insieme almeno quattro pensieri degni di nota, sul retro del mio monitor una pazza continuava a violentare la fotocopiatrice.

Ora, piccolo preambolo: a me non piace parlare male delle persone.
Se uno nasce impedito, chi sono io per doverlo sottolineare?

Appunto per questo motivo vi ho taciuto uno dei fondamentali motivi di stress e di conversazione dell'ultimo anno.

Presso questo studio lavora una segretaria completamente fuori di testa.

Per cortesia non crediate ai soliti cliché che parlano di maschilismo e di presunzione.

Qui si tratta di veri problemi.

Ma con ordine, torniamo al mio post, alle mie simpatiche trovate.

Durante i quindici minuti di redazione, rilettura e stampa del post, ho dovuto assistere:

a) sproloquio prolungato, nel quale erano presenti domande rivolte ad un ipotetico auditore (ci sono solo io in questa stanza):
<< ma come si apre la fotocopiatrice?>>
<<oggi non è giornata.. se solo ci fosse qualcuno che si occupasse di questa fotocopiatrice..>>
<<certo che è un problema: anche questa della fotocopiatrice..tu che faresti con la fotocopiatrice che non va?>> (domanda non rivolta a me, ma a se stessa, fissando sempre la fotocopiatrice)

b) violenza privata
Thud (calcio alla fotocopiatrice) <<scusa sai.. (alla fotocopiatrice) ma, o io o te.. >> Thud (calcio alla fotocopiatrice)
Toc Toc (fotocopiatrice pungolata con un cacciavite, in un generico punto privo di giunture o direttamente sulla lastra aperta)

c) crolli emotivi
<< Non basta che sono sola come un cane! pure la fotocopiatrice contro di me!>>
(segue momento di isterica ilarità)
Suona il telefono, la segretaria risponde: <<Pronto? No guardi non è giornata, la fotocopiatrice poi.. non ne parliamo.. no certo a lei non frega nulla di questo.. certo.. e comunque guardi che è un dramma.. non poter fotocopiare.. si, certo, le passo l'avvocato>> (abbassa la cornetta con uno schianto)
<<Oh, ho riattaccato>>

Io nel frattempo cercavo di isolarmi in una sfera di silenzio, una sorta di mondo superiore dove la segretaria è di ceramica e va solo regolarmente innaffiata. E ad innaffiarla ci pensa una volta a settimana l'omino che pulisce le scale.

A questo punto, la disperazione cresce e mentre sono sul più bello, lei irrompe con le mani sul mio monitor: <<insomma! la fotocopiatrice è rotta!>>

Simulo autocontrollo immaginando il rumore di una sparachiodi.

<<Ne abbiamo un'altra, ti ricordo. Nell'altra stanza>>

<<Ma io ho bisogno di questa!>>

Mi sforzo di capire le ragioni mentre penso che gli spartani facevano bene a buttare qualcuno dalla rupe tarpea.

<<E perché, di grazia?>>

<<C'è un foglio incastrato! Devo farne una copia>>

<<Di cosa si tratta?>>

<<Di un foglio di una memoria, devo depositarla lunedì>>

Cercando di comprendere l'urgenza con un filo spinato, resto fermo e sorpreso:
<<Ma scusa, non puoi semplicemente ristamparlo dal PC?>>

Silenzio gelido.
Mi guarda come se un fulmine l'avesse attraversata, ma purtroppo avesse scaricato sui tacchi.

<<In effetti..>>

Trotta fino alla sua postazione e con un paio di gesti, stampa il documento mancante.

Ora, la questione della fotocopiatrice è partita questa mattina verso le 10:00, terminando verso le 17.

Sette ore di tormenti.

A cui sono sottoposto praticamente ogni giorno.

Questa follia ha avuto la meglio sul mio bel post.
Ed è un vero peccato, perché questo, di post, fa schifo.
Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (3)(popup)