I Comunisti Mangiano i Bambini: ecco come

venerdì, 30 novembre 2007 in: termopolitica, astruse astrazioni
Ieri mi stavo chiedendo come mai c'è questa leggenda popolare dei comunisti che mangiano i bambini.

Senza voler considerare psicotici russi, un motivo per temere il comunismo si potrebbe vedere in altre cose, come l'estremo annullamento della proprietà privata.

E invece, quando meno te l'aspetti, c'è qualcuno che teorizza il cannibalismo degli infanti.

Berlusconi teme l'avvento di questa nuova e superiore razza, che, come i visitor (che però mangiavano i ratti se ben ricordo), si nutre di giovani menti rubate ai circhi della libertà.

Se l'italia fosse comunista, (ma sul serio, eh) cosa accadrebbe?

a. Su Raiuno, all'ora di pranzo, la Clerici trasmetterebbe "L'asilo del Cuoco", dove il Pomodoro Rosso e il Peperone verde hanno a disposizione venti minuti, una cipolla, un dado e un nano di 5 anni.
Il voto, come sempre, alla giuria popolare.

b. Gusto, la famosa rubrica su canale cinque, avrebbe il macabro macellaio romano verace che vi spiega come mai i fegatini, si chiamano proprio fegatini.

c. Il Cucchiaio d'Argento sarebbe diviso in fasce di età.

d. Il maiale presto sarebbe un piatto della cucina povera e la Fiorentina si venderebbe a un'euro al chilo.

e. Bossi bestemmierebbe contro l'importazione illegale di bimbi cinesi.

f. I Vicentini non sarebbero poi così strani a mangiare i gatti.

Beh, queste le prime cose che saltano all'occhio.

Poi ovviamente il Brunello all'Esselunga sarebbe l'ideale con formaggi stagionati e ragazzini del sud (quelli piccantini dalla calabria)

Ci sarebbe la sinistra estrema, quella che alle sagre di paese appende i bimbi per un piede e se alzi il tappo giusto te lo porti a casa;

Ci sarebbe la sinistra finta, che alle feste dell'Unità ti propina nani da circo per non fare brutte figure con quelli del centro;

E ci sarebbe Forza Italia, con SIlvio che rema contro e mangia solo i vecchi come Dell'Utri.

Luttazzi farebbe comunque ridere solo quando parla di sesso e Beppe Grillo continuerebbe a farci risparmiare, da buon genovese.

Saremmo di meno e forse potremmo aspirare ad un lavoro e perfino alla pensione.

Certo, a mangiare il kebab non ci si andrebbe più a cuor leggero, (chissà cosa ci infilano in quello spiedone) però con le patate e la salsa ai ceci passa tutto, dicono.
E casomai c'è sempre la crusca.

Mah.
Alla fine di questo post non so se sia più rilassante ridere di questo macabro quadro o dell'ultima enciclica del pastore tedesco.

Proprio non lo so.
Simone, minimal 22:28 | commenti: commenti (popup)

L'oroscopo ci piglia

giovedì, 29 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Una roba assurda.

Il mio oroscopo di Igoogle diceva che oggi un collega mi avrebbe fatto fare affari (supperggiù)(che non è un supereroe con lo scaldaorecchie)

see.. dopo l'acconto di ieri lo ritenevo improbabile e improponobile.

Invece all'Asppi il tenero Lio mi ha presentato un cliente, a cui ho potuto dare uno dei miei biglietti da visita col nome in rilievo.

Per ora sono in perdita, visto il costo di tali biglietti, però conto di rifarmi presto.

Insomma, l'oroscopo ci piglia. Perfino mia moglie me lo conferma.

Stasera torno e mi faccio fare i tarocchi, che ci vuole una bella spruzzata di vitamina C.

E poi ci dormo su.
Simone, minimal 19:21 | commenti: commenti (4)(popup)

Ampli e Stronzi

mercoledì, 28 novembre 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri pomeriggio me lo sono preso libero.

Così, il bello del fancazzista professionista.

Verso le quattro, dopo il riposino, ho incontrato Lorenzo alla flog, da cui siamo partiti alla ricerca dell'amplificatore.

Lorè stava organizzando una data del suo gruppo per il cinque gennaio. Spero questa volta di andare a vederlo, anche perché è veramente una vita che non sento suonare un po' di U2 dal vivo.

Da quando Bono è morto, circa. (come, non è morto? ah me pareva.. l'ho letto.. )

Beh questo era per dare una spiegazione circa "perché ogni volta che compro qualcosa di musicale mi porto dietro Lorè.

Siamo andati fino a Nicolai, enorme negozione ai bordi di scandicci, un posto dove volano la spazzatura direttamente dal terrazzo (a momento un sacco bianco di pattume mi centrava il cofano).

Entro e ci saranno tipo duecento chitarre appese. Inghiotto forte sperando di non vedere la mia chitarra a tipo la metà di quanto l'ho pagata io.

Sul bancone c'è una gibson les paul lasciata così, quasi fosse uno scarto.

Inghiotto ancora.

Facciamo il giro e noto che l'ampli più piccolo è grande quanto il divano di casa.
Se fosse stato anche comodo potevo pure farci un pensierino.

Alla fine proviamo un Marshall da 15w con un po' di effettini e un Fender, il fratello minore di quello che Lorè mi aveva prestato.

Il Marshall suona molto bene e gli effetti sono gradevoli. La mia chitarra che tira guori il nu metal mi fa un po' paura però.

Oltretutto in mano a lorenzo non pare nanche la mia chitarra. Per questo, dopo che lui ci ha suonato di tutto e abbiamo già il capannello intorno di gente, quando me la porge io a momenti non riesco neanche ad inforcare un mi.
Allora vado sul sicuro e suono l'intro di more than words.

tipo al primo accordo non c'è più nessuno. e il commesso sbadiglia.
Inghiotto forte e proviamo il fenderino.

Ora, io faccio parecchio schifo, ma il fenderino mi batteva di parecchie lunghezze.
Usciva fuori una roba gracchiante orribile, peggio di quando ho provato ad attaccare le casse al televisore.

Non se n'è fatto di nulla e siamo ripartiti, sotto il lancio gioioso di sacchetti della nettezza.

Tappa successiva il solito Checcacci, dove ho preso la chitarra, come sempre ospitale e gentile.
"senta, le lasciamo un attimo la macchina davanti alla vetrina, tanto veniamo dentro a provare un po' di ampli.."

"no"

"scusi, ho comprato da lei roba sufficiente per rifarle l'arredamento, vengo a comprarne altra.. su, un minuto"

"..mmm"

"allora?"

"no"

indecisi se parcheggiare direttamente tra i suoi pianoforti, la accostiamo momentaneamente sul viale, sicuri che al primo carro attrezzi in transito saremmo dovuti tornare a piedi.

Proviamo per primo un ampli ipertecnosuper, dal nome spider 6, che fa praticamente tutto e poi su strumenti musicali punto net è al 40%.

Un motivo ci sarà.

Difatti suona come una diamonica scordata, quelle di plastica con cui si faceva fra martino campanaro dindondan.

Piuttosto delusi stiamo per abbandonare il campo, quando arrivano le supporter di lorè, due tizie che dice suonano e cantano anche loro.
Lorè, nei panni di mentore sente di dover andare in fondo al suo compito e cominciamo a frugare fino a trovare un bizzarro Vox da 5watt, che pare uscito dalla guerra del golfo.

E' mimetico. Assomiglia più ad una radio dei marines.

Per di più va anche a batteria.

Lo guardo scettico, Lorè invece pare molto interessato.

Comincia a suonarlo e devo ammettere che ne rimango colpito, soprattutto perché lo suona lui.
Ha diversi effettini, combinabili tra di loro e comunque quanto a volume va piuttosto bene.

Decido di prenderlo.
Il tizio di Checcacci comincia a diventare simpatico solo quando esce lo scontrino della carta di credito e solo dopo aver letto che la transazione era andata a buon fine.
Allora si prodiga anche in un giudizio positivo sulla mia chitarra, definendola un ottimo acquisto.

Usciamo, non prima che lorè abbiamo comunicato le date del suo tour e io abbia più volte sottolineato che siamo amici da sempre, che insomma conosco un divo, evviva.

Torno a casa verso le 19:30, e fino alle una metto a dura prova il nuovo bambino verde.

Stamani alle 7:30 suona la sveglia, non la sento.

Arrivo in tragico ritardo alle notifiche, dove Il mio collega anziano ma non troppo di studio mi aspetta visibilmente incazzato.
Tento una maldestra scusa, che però mi viene malissimo.

Dopo due ore tutto lo studio sa della mia figura.

E dopo due ore e trenta, all'arrivo del mio cliente che mi paga, Federico decide che "in questo studio si condivide tutto"

Inghiotto tre volte.

e il mio incasso si riduce del 45%

Qui ci starebbe una bestemmia. Ma bene, eh.
Simone, minimal 12:25 | commenti: commenti (popup)

Gli smemorati del Bounty

martedì, 27 novembre 2007 in: goliardie, astruse astrazioni
Ho una leggera difficoltà ad allinearmi col mondo moderno.

Come i modem di una volta, che facevano fiiifiiiifiii e poi però ti dicevano che era impossibile connettersi.
C'è tipo l'errore 45674534 (che sono numeri generati automaticamente e di cui nessuno si cura).

Allora ieri ero a Ferrara, che ormai è come andare all'Ikea, ma con i nomi più strani.

Ero ai contrari, che sarebbe un posto dove si beve, perlappuunto in via dei contrari.

Come ci sono arrivato chissà, visto che il mio virgilio personale al telefono mi aveva detto "vai alla mel e gira a destra".

E poi era a sinistra.

Magari, visto che sono i contrari dovevo capirlo e.. boh non lo so.

Insomma arrivo e faccio il mio bagno di folla giovine, così giovine che una tizia mi guarda stupita quando parlo del bounty (non la nave che si rivolta, bensì il trito di cocco avvolto dal cioccolato fondente).

Che sarebbe?

E io in quel momento pensavo alle giacche fantasiose di Ezio Greggio al Drive In, a Carmen Russo e a quanto sta bene, a Gigi Sabani che faceva le imitazioni.

Poi viene la parte seria: c'è nonna papera feticista che dopo aver usato il suo bel fiocco per legarsi i polsi, mima i detti di alcuni grandi vecchi conestabili.

Quando però si mette una sfera in bocca e urla frustatemi capisco che forse dovevo perdavvero girare a destra e sono finito di nuovo in un bordello messicano.

Però senza neanche un goccio di mescal.

In compenso ho recuperato un'usanza giovine, quella della pasta a mezzanotte e dintorni, per la precisione gnocchi.

Poi, come se nulla fosse, siamo ripartiti e tornati a Firenze verso le quattro.

Alle 10:30 sveglio come una rosa sono entrato in ufficio, per uscirne a breve.

Ma ancora mi chiedo come sia possibile non conoscere il bounty.
Simone, minimal 13:04 | commenti: commenti (popup)

NevicaNevicaNevica

domenica, 25 novembre 2007 in: romance
Al mio risveglio di ogni giorno nevica.

Nevica sapone, quello delicato e innocente che sparano in silenzio, sotto gli occhi estasiati di piccoli troiai col cappotto bianco.

Nevica sui babbi natale che ricevono letterine portate da complesse carrucole, coi bambini che le timbrano, una ad una.

Nevica sulla renna Rudolph, quella dal nasone rosso che tutti vogliono accarezzare (anche a chi manca il coraggio).

Nevica sul trenino che ruota attorno a padri in panchina e padri disperati coi nani che non ne vogliono sapere di rimettersi il giacchetto, e piangono (padri e nani).

Nevica sulle olive pugliesi, quelle che non sai mai dirgli di no, sulla cioccolata calda alla cannella, sul pecorino al tartufo.

Nevica sui cuori di latta, che gli basta una candelina dentro, per scaldarsi.

Nevica sui baci, quelli di un pomeriggio al Florence Noel. Il nostro venticinque novembre.

NevicaNevicaNevica.
Simone, minimal 20:20 | commenti: commenti (popup)

Vigilie

sabato, 24 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Il natale è fatto di un albero, di luci da attorcigliarvi intorno, e di sfere di plastica colorata che si appendono ai suoi rami.

Il natale è fatto di pacchetti multiforme, con i loghi di negozi o case di moda, di librerie e antiche e rinomate erboristerie, con su grossi nastri rossi o dorati arricciati con le forbici.

Il natale è fatto di bambini in attesa e babbi natali fintamente veri, di lunghe code al supermercato e di pubblicità in cui, immancabilmente, nevica.

Si perché il natale è fatto di neve.

Certo, non nevica quasi mai in questi luoghi e quando, inaspettatamente, spruzza di bianco i comignoli di Firenze, è sempre a Gennaio.

Il natale è spesso piovoso, quasi sempre caldo e chi ha programmato la vacanza con gli sci si sente sempre fregato dall'agenzia.

Tutto questo è triste.

E' questo che ci piglia in un ventiquattro che non vigila sul vero venticinque.

Siamo al ventiquattro di novembre. Tra pochi minuti sarà il venticinque.

Ora si accantonano i falsi sillogismi, le finte confezioni e i pacchetti troppo grandi con dentro regali non voluti.

Il Natale è un desiderio. Come sopra le candeline, quelle sulla torta.
Si soffia, e un velo di zucchero ricopre il sogno.

Spesso non accade nulla.

Ma a volte, in circostanze che sanno di zucchero a velo, si finisce col trovarsi in un villaggio di carta, come quello di Jack, quello della zucca e di babbo nachele.

A volte ci si sveglia il venticinque e non succede nulla.
E si odia il natale.

Ma i desideri ci mettono tempo, ci vuole pazienza, ci vuole speranza.

Se vi annoiate, se il post vi pare un gran polpettone smelenso, ci sono tanti blog dolce & gabbana là fuori.
Andate pure.

Io resto qui, col mio Natale biondo, con la mia gatta che sale sul divano e medita di accolarsi vicino a noi, stupita e commossa del suo nuovo alberone zeppo di lucine e palline.

Per non parlare di un calendario di stoffa che indica i giorni che mancano.
Al prossimo venticinque.

Soffio le candeline, stendo lo zucchero: quel che resta è il miglior desiderio che potevo esaudire, un ventiquattro novembre di un lontanissimo 2005.

E attendo la neve. Che verrà, da qualche parte. Io la attendo.

Tutto qui.

Jack bacia la sua amata.
Il Natale è salvo.

Fine.

anzi no, parte il miracolo sulla 34sima strada.. sarà una lunga notte (lo spero..)
Simone, minimal 23:56 | commenti: commenti (popup)

Il Manto del Mattino (la nuova rivista satirica tutta per voi)

venerdì, 23 novembre 2007 in: teledipendenze, goliardie, casini di casa
Dove s'era rimasti?

Ah, ce l'ho: ieri sera accoccolati sul divano, con il sottoscritto che fingeva di suonare la linea melodica (ma come sono fintamente professionale, eh? eh??) di Ice Dance di Elfman, incrinando le difese avversarie nella lotta per l'albero di natale.

C'è voluto parecchio, mica uno stornello e via.

Ci siamo alzati dal divano verso le 1:00, giusto in tempo per gustarsi la nuova fiammante puntata di Dr. House in cui levano le mutande alla Cuddy.

E' stato il mormone. Tiè

Dopo solo l'oblio.

Invece no.

5:00 del mattino.

Nelle nubi di un sogno che non ricorderò mai più, suona il telefono.

Sulle prime penso sia di nuovo l'allarme automatico di quelli in via della Robbia, detti anche "stronzi dovete farvi rubare anche un rene" che ci fanno la burla di aver impostato male la centralina.

Quindi alzo la cornetta (see.. questa è preistoria. Diciamo che premo il pulsante verde del cordless) e resto in attesa della voce preregistrata.

"Pru... Pru..."

Cazzo, gli stronzi ci hanno aggiunto pure i nostri nomi.. domani vado sotto casa loro a tiragli le palline di stucco colla cerbottana; sui vetri gliele lancio, bastardi.

"Pru.. sono Giulia"

La mia mente decide di accantonare definitivamente il sogno, o incubo, in cui probabilmente House usava il defibrillatore più volte sugli abitanti di via della Robbia e io lo incitavo con la mano tesa, a bordo ring a darci il cambio.

"Ciao Giulia" riprendo il mio autocontrollo, fingendo malamente che si sia tutti svegli a giocare al videopoker alle cinque di mattina.

"Qual buon vento" azzardo con simpatia.

"Sono diventata cavaliere!"

"alle cinque del mattino? forse è un sogno giulia.. rigirati dall'altra parte e dormici su.."

"nono, perdavvero, fidipù mi ha fatto cavaliere stasera"

ormai sono sveglio.
Mi rallegro di questa cosa, sicuro che non sia una cazzata  e  mi spertico in lodi ubriache.

Poi, quel che è giusto è giusto, sveglio  del tutto mia moglie e gli passo il terzo pedone (al momento ancora non lo sapevo ma - via! -  era chiaro).

"Pronto Giù.. se è una cazzata ti raso a zero e brucio la cute, garantito" sono amiche del cuore.. è il loro modo di volersi benebene

Il resto della conversazione non lo ricordo, sono sceso in cucina e al mio ritorno Giulia aveva salutato e riappeso.

Beh insomma.. le cinque.. siamo svegli..

Oh.. a conti fatti.. grazie di averci svegliato.

Stamani ero un mezzo straccio, ma vuoi mettere la soddisfazione di sentirsi ancora giovini?

E stasera si addobba l'albero, quant'è vero che per rubarlo dal giardino di quelli di via della robbia mi sono dovuto veramente ingegnare..
Simone, minimal 10:42 | commenti: commenti (1)(popup)

Cose da Fare

mercoledì, 21 novembre 2007 in: divertissement, casini di casa
A distanza di poco più di sei mesi, ancora non abbiamo trovato un giorno libero in cui andare dal parroco, ringraziarlo per la cerimonia e dargli quella benedetta pala d'altare in abete massello che raffigura la madonna col bambino a peso naturale.

Quando e se mai ci andremo, troveremo la perpetua che non voleva farci addobbare neanche le panche, corrucciata perché Don Mario si è trasferito tipo a Chiesina Uzzanese e ora fa messa agli Uzzanesi e ai Chiesini.

Oppure hanno scoperto che fornicava con la vedova del paesello e ora guida il camion pure lui.

O infine c'è, ma quando ci vede manco si ricorda di noi: Don Mario si ricorda? Ci siamo sposati qui il diciannove maggio!

..

Di che anno?

Beh la pala gliela scarico qui, eh.. le sospensioni della polo me le hanno cambiate ora..

Poi c'è il fotografo. Ghedina.

Ogni tanto lo sento via mail. Mi ricorda che uno di questi giorni, forse, dovremmo mandargli l'elenco delle foto che vogliamo dentro l'album.

Magari entro l'anno.

Non so, sto seriamente pensando di fargli rispondere dalla segretaria di Gmail (ammesso che ve ne sia una) con una frase pomposa tipo "l'avvocato è in riunione" "l'avvocato è impegnato all'estero" "l'avvocato è in aula bunker a difendere un parroco fuggito con una vedova di Pozzolatico.. sà.. la sacra rota.. no, non l'ordine dei camionisti.."

Abbiamo circa mille e passa foto.

Dopo una rilettura ed una censura pesante siamo giunti a tipo 500.

Direi che arrivare a cinquanta non dovrebbe impiegare molto tempo. Per il 2009 dovremmo essere pronti.

Poi c'è il tappeto.
La moglie vuole un tappeto tra il divano e la televisione, in salotto.
C'ha anche ragione.

Ora mi ricatta: dice che senza il tappeto l'albero di natale non si fa.
Per cui stasera ho fissato con mia madre per andare a vedere questo benedetto tappeto.
Se poi ci fa stracacare, si va a comprarne uno.

Poi sabato c'è una cena dell'ordine direttamente qui, a Firenze;
In contemporanea al concerto dei BlueBeaters;
In contemporanea all'apertura di Florence Noel;

E io voglio fare tutto.
Simone, minimal 16:52 | commenti: commenti (1)(popup)

Ovvie Conclusioni

martedì, 20 novembre 2007 in: teledipendenze, roba da bloggers, astruse astrazioni
Siamo tragicamente telematici.

Pensavo sfogliando le fotografie lasciate da simpatici edonisti su flickr, una sorta di mostra fotografica in cui non importa se sei bravo, ma se sei bravo è meglio.

Siamo tragicamente telematici, e questo a conti fatti ci migliora.

Prima per vedere un film si doveva uscire, andare al cinema assieme ad altre persone.
Spesso c'è chi non voleva vedere il tuo stesso film, così anche se volevi vedere Antonioni finiva a seguire le comiche con Pozzetto e Villaggio.

Oggi sei seduto davanti al tuo pc, in attesa che la Finanza sfondi la porta di casa: la vera tv on demand.

Litigo con quelli che tardano ad inserire i sottotitoli della seconda serie di Heroes.

Siamo tragicamente telematici e questo accresce la nostra cultura.

Non c'è bisogno di Silvio che ci ripete "la cultura è di sinistra".

E' un dato di fatto. Dai alle masse il libero e incondizionato accesso alla cultura, rendilo illegalmente gratuito, e di colpo l'intellettuale che è in noi sboccerà.

Si diventa improvvisamente discreti fotografi, discreti scrittori, perfino passabili musicisti o comunque estimatori della buona musica.

Pensateci bene: i blog di buona fattura sono esponenzialmente migliorati; credete sia merito della lettura cartacea?

Le macchine fotografiche digitali permettono di scattare cento foto dove prima ti finiva il rullino da 32.
Chiaro che siamo migliorati: fai una foto, fa schifo, correggi, cancelli, migliori.

Il 14 Febbraio del 2007 mia moglie acquista in un fornito negozio musicale l'ultimo cd dei Ratti della Sabina.
Lo acquista sulla parola, visto che è in attesa di tornare sugli scaffali.

Passano nove mesi.

Il cd di un gruppo romano (non australiano che suona dentro l'Ayers Rock) ancora non è disponibile.

Lo conosco a memoria ormai, e mi pento di non averlo comprato la prima volta che sono venuti a Firenze.

Questo è il popolo della cultura.

Tutti coloro che invece osteggiano questi principi si radunano nei circhi della libertà.
Dove ognuno fa quel cazzo che gli va.

Ma intanto si rigirano nella loro goffa ignoranza.
E non hanno gli occhi rossi alla fine della giornata.
Simone, minimal 18:08 | commenti: commenti (popup)

Per fortuna che c'è Bing

lunedì, 19 novembre 2007 in: sotto lalbero, orsa norvegese
(e no pic che scassa le balle)

una stramegacompilascion di natale, coi più grandi successi del natale ammerigano (diciamolo, gli americani non sono boni a un cazzo, ma col natale ci sanno fare.. bastardi).

E' pure accorsa la gatta norvegese col cappello a punta e ora siede con me sul lettino della camerina (si abbiamo un lettino e una camerina, si sa mai arrivasse la neve...) e canta Nat King Cole..

Oh Oh Oh
Simone, minimal 21:40 | commenti: commenti (1)(popup)

Neve

lunedì, 19 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Scendiamo dalla macchina di mio padre.
Sotto casa c'è odore di legna che brucia, e respirarlo provoca nuvole di fumo freddo.

E' innegabilmente inverno, perfino dentro ai guanti rossi di lana, quelli di una volta che paiono da neonati e poi si estendono per tutto il prolungamento delle dita.

Le dita rosse che vogliono restare rosse. Neanche l'acetone le cancella.

E a me piace, come adoro i fiocchi azzurri di neve sul copripiumino bianco, e dormirci sotto le travi mentre la velux si appanna. (è un difetto. Non dovrebbe appannarsi, la condensa non va bene. E' adorabile la condensa, perché ci scrivo le parole e poi basta un alito e si rileggono, anche dopo mesi. Certo vuol dire che non si puliscono spesso i vetri. Chissenefrega, voglio rileggere le parole)

Poi c'è una scatola di cartone che contiene il natale. Quel natale di plastica che ormai non possiamo permetterci un natale di legno e aghi d'abete per la casa.
Non tanto per la mancanza di un giardino, quanto per il desiderio compulsivo dell'orso norvegese di dormire nel terriccio.

Il natale è una scatola di cartone, ancora chiusa.
Ed io, come da piccolo, non passo giorno senza tentare una spallata e convincere mia moglie a farlo, quell'albero.

Già mi vedo la scala decorata di mille luci intermittenti, e l'albero con il cotone e le palle rosse.

E poi il calendario dell'avvento, i pacchetti ordinati sotto l'abetefinto e la sigla di "alla scoperta di babbo natale"

Questo solo perché ancora non so suonare "Christmas is all around".

Sono un sentimentale, uno di quelli che da giovini odiava il consumistico venticinque dicembre.

Sono un romantico consumista che si emoziona all'outlet di barberino perché ci sono gli alberi colle lucine.
Perché venerdì apre il Florence Noel, il mercatino di natale.

Perché nevica. Poco, ma nevica.

Firenze sotto la neve è magnifica, vorrei vederla con i tuoi occhi.

I feel it in my fingers,
I feel it in my toes,
Christmas is all around me,
and so the feeling grows

It's written in the wind,
It's everywhere I go,
So if you really love Christmas,
C'mon and let it snow?

You know I love Christmas
I always will
My mind's made up
The way that I feel
There's no beginning
There'll be no end
Cuz on Christmas,
You can depend

You gave your presents to me
And I gave mine to you
I need Santa beside me
In everything I do

Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Resoconto confusionario

venerdì, 16 novembre 2007 in: divertissement, goliardie, casini di casa, suono io
Sicché ieri, nonostante avessi a casa la Bambina (termine assolutamente tecnico che indica una Chitarra nuovanuova) e il Figlioadottivo (letteralmente tradotto in "amplificatore fender" in prestito), ho preso la macchina e sono andato fino a Ferrara, a fare lo splendido tra i ragazzi delle fanterie.

Che poi mi riesce anche bene, devo dirlo.
Cioé ci sono giorni in cui litigherei pure col bonsai, quello stronzo che vive sulla libreria nutrendosi della mia acqua senza apportare il suo contributo di foglie.
E poi giorni in cui sono molestamente litigioso, e questo mi rende pure simpatico, tipo che c'è uno alto due metri che magari oggi va in un bar e ordina una spritz invernale.
Come cos'è?
E' una bevanda calda, in bustina. Alcolica, ci mancherebbe.
Che con una spruzzatina di panna e un velo di cacao è una bomba, ve lo dice il pupo.

Si insomma ieri due ore per arrivare a Ferrara e avevo pure nella stiva questa bodda (altro termine tecnico, qui si mangia pane e devoto, mica sfinferli) che gracidava quanto sono avanti i pisani.
Ora è universalmente risaputo che, se c'è un popolo notoriamente indietro, quelli sono gli abitanti di Pisa e dintorni.
Dal ché se ne deduce che la bodda è più indietro di loro.
Forse è per questo che ci sono volute due ore per arrivare a Ferrara.

Nel frattempo, oltre a scoppiare bolle di plastica contenitiva nella mente (plop-plop-plop), ed a cercare di ricordare l'esatta sequenza degli accordi di Rootless Three, mi sono inventato un contrordine tutto mio.
Di cui però parlerò in un'altra sede.

Poi, lasciati i mantellati in via bolognese (ribattezzata così per l'occasione) e cercato a quel punto invano "panini d'autore" ma erano tutti laidi piadinari, ho raggiunto le fanterie in piazza.
Tra parentesi, con largo anticipo io o con grande ritardo loro, ancora devo decifrarlo.

Il resto della serata l'ho passato al freddo e al gelo, senza neanche il bue e l'asinello.

C'era la profe di educazione fisica (che se cercate bene ci deve essere il video su youtubedifalloppio dove gli palpano pure l'intestino tenue) che ci ha fatto fare i giri di corsa; a nulla è valso dirgli che non avevo la tuta.

Ho corso fianco a fianco con un tizio che si chiama tipo filo sganga della disney.
Siamo arrivati ultimi però c'è stata una falsa partenza secondo me.

Quando finalmente avevo imbastito un remake del gioco delle coppie all'aperto me l'hanno soffiato sotto la naso perché si poteva entrare dentro, al caldo.

Il caldo c'era, pure il vino. Quello che è finito subito sui miei pantaloni, ad esempio.
E' stato filo sganga, ma per la prossima volta conto di rovesciargli un secchio di cera bollente nelle orecchie.
In Germania va parecchio di moda tra i giovini liceali e si ammazzano dalle risate.

Poi pfff, c'erano un sacco di vecchi con problemi d'udito (ora dico, la sera, prima di andare a letto metti in carica l'amplifon, ti pare?) (io lo faccio) e pure Gangi con un diavolo per capello (difatti se n'è stato tranquillo tutta la serata).

Ora ne racconterei di cose, ma ad un certo punto ho trovato nel cervello una bustona ancora tutta da scoppiare.
Plop-plop-plop

Ma degli accordi di Rootless Thrre nemeno l'ombra.
Simone, minimal 11:57 | commenti: commenti (1)(popup)

Ballo Ballo

martedì, 13 novembre 2007 in: divertissement, musicalmente
Da un po' di tempo è tornato di moda ballare.

Io me ne stavo sempre al bar quando andavo in discoteca, a bere succo di pera (perché gli alcolici li servivano solo ai maggiorenni.
Pure a vent'anni, l'ultima volta che ho messo piede in una discoteca (che poi hanno chiuso perché abusivissima) ero al bar a bere succo di pera.
Perché mi ero dimenticato la carta d'identità e parevo uno scolaretto del ginnasio.

Poi il nulla.

Un salto temporale lunghissimo, durante il quale, silenziosamente, il latinoamericano germogliava.

La mattina di un settembre piovoso accendo la radio. C'è uno che dice quanto sono figo perché ho indosso una camicia nera.
Vai.. il revisionismo è arrivato, cazzo.

Invece poi vedo il video, dove lo squinternato suona in mezzo alla strada e la gente balla il latinoamericano.

Era meglio il revisionismo, cazzo.

Accosto al semaforo, abbasso il finestrino perché pure l'umido è meglio del tizio con indosso la camicia nera che balla il latinoamericano.
Dall'auto accanto proviene la stessa musica.
Dentro l'abitacolo, un signore di quarantanni o poco più fa dei brevi cenni di assenso con la testa.

Lo guardo come se avessi visto Freddy Kruger.

Esco dalla macchina e mi arriva un sms.

"vuoi ricevere gratis la suoneria della camisa negra?"

Spengo il cellulare con le mani sudate.

Ma è troppo tardi e il latinoamericano imperversa.

Durante i preparativi del matrimonio, tutti i parenti sono morsi da questo veleno: mio padre mette su dischi di salsa e merenghe e una roba che si chiama bachata.

Il sabato sera casa mia è invasa da una folla di nongiovani che sgombra il salotto dalle poltrone, si allinea ordinatamente e agita le mani.

Tutti credono che tutti vadano a scuola di latinoamericano.
Lo danno per scontato.

"ieri ho imparato un passo nuovo"
"dante?"
"chi? no Iglesias"
"tullio? è ancora vivo?"
"il figlio! ma dico mi prendi per il culo? non c'eri anche tu dalla signorina Dolores?"

La signorina Dolores me la immagino con un cesto di ananassi in testa e un vestito a fiori e boccoli.
Un vistoso rossetto e tacchi del dodici.

Sono trascorsi molti mesi.
Vivo in una casa dove si ascolta solo musica degna di questo nome.

tranne quando suono io.

Poi un guasto alla macchina. Arriva il pronto soccorso, mio padre.
Che riprende la macchina e dice per questa settimana usa la mia.

grazie pa'.

accendo, il sommesso motore diesel mi saluta.
Ma non è il solo.

si accende la radio..

"...tengo la camisa negra
 porque negra tengo el alma
 yo por ti perdí la calma.."
Simone, minimal 10:46 | commenti: commenti (popup)

Ma il cielo è sempre più blu

domenica, 11 novembre 2007 in: musicalmente, teledipendenze
Stasera il solito Santamaria Claudio, ormai una muffa (di quelle buone, eh) della televisione italiana che una volta piantata ha fatto il presepe, si è infilato i panni e la tuba di Rino Gaetano.

Che poi molti si chiedono: chi cazzo sia questo Rino. Quello di GIanna che aveva il coccodrillo e un dottore.

E si fermano a lei.

Rino è stato molto di più.

Purtroppo però si chiama tipo Mino Reitano (ma è anche vero il contrario) e Mino perdavvero non se lo ricorda nessuno.

E per fortuna.

Beh, insomma c'era Rino che, corna alla moglie a parte, ha scritto un pezzo della canzone italiana. E non un pezzo qualunque.
Una bistecca nel filetto.
Simone, minimal 23:40 | commenti: commenti (4)(popup)

Buona Domenica

domenica, 11 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, casini di casa
Seduto sul divano wi-fi, con il portatile sulle ginocchia e l'acqua che bolle.

La tv trasmette un programma condotta da una che si chiama come il mio asse da stiro.

Perego.

Il mio asse fa capolino da dietro la stufa, dice è sua cugina.
Lo ripongo al suo posto, tra le scope e i detersivi.

Il programma, di cui non voglio fare il nome sennò paio classista, è al suo culmine con un confronto mai affrontato.

Roba che Bonolis sta chiamando i suoi legali per fargli causa.

Il valore artistico del personaggi televisivi "minori".

Vorrei dire una battuta spiritosa, ma quando vedo che l'opinionista è Gegia capisco che l'umorismo di Zelig è lontano anni luce.

Tra i processati c'è il cugino piccolo di costantino, una tizia che dice di aver fatto un grande fratello (oggi se non ti conosce nessuno hai fatto un grande fratello; sempre meglio che dire "sono stato in galera per vent'anni") (anche perché di solito gli ergastolani sono famosi perdavvero..)

C'è un critico che tenta di provocarli con la recitazione di Totò, un'altro (che finge di essere giornalista di mediaset, mentre si vede il cartellino del prezzo che gli pende dalla giacca) che dice "siete il peggio della tv".

Ecco ora c'è pure Raffaello, l'uomo che ha comprato dalla strega dei mari la voce di Sandro Ciotti.

Guardo questo programma e dopo un po' mi sento di poter dire la mia.

Quando mi accorgo che mi sale la polemica, che potrei dire anche io qualcosa di intelligente come Gegia, spengo la tv.

(sento ora che c'è "l'intellettuale di un due tre stalla". Una manza con le tettone. Chiamata anche la Pupa secchiona. Ma non ce l'hanno un nome e un cognome pure loro??)
 
Il mio lcd merita di meglio. tipo uno schermo nero.
Simone, minimal 14:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Dieci Novembre

sabato, 10 novembre 2007 in: romance, per una sberla di libri, fiorentinismi
Ho voglia di scrivere da un paio di giorni, di aggiornare queste paginette da quattro soldi con idee e immagini.
Suoni, certe volte.

Eppure, ogni tentativo si riduce in volute di fumo che vorrei uscissero dalla mia pipa accesa e da un buon tabacco invernale.

Oggi rompo la teca e scarto la tastiera.

Da ieri abbiamo un libro in più dentro la nostra libreria virtuale (quella reale è già soffocata da troppi concetti): al momento riposa sul divano.

Trattasi della Grammatica di Dio, di un certo Stefano Benni che chi lo conosce si sdegna se lo chiamo "un certo"; e chi non lo conosce.. non esiste qualcuno che non conosce Stefano Benni.

E' un libro di racconti.

Da ieri ho di nuovo la moglie bionda.

Mi correggo, da ieri ho la moglie bionda. Avevo una fidanzata bionda.
Ma poi ho sposato la mora.

La bionda trasgressiva che scrive sul blog e che mi provoca con il suo cappottino rosso è tornata ieri sera, dopo diverse ore nelle mani di una parrucchiera.

L'ho accompagnata verso le tre e sono tornato a riprenderla per le sei.
Con un sms mi ha spiegato che aveva ancora quaranta minuti di tempo.

Ma io avevo già parcheggiato la macchina (che, lo avrei scoperto più tardi, sarebbe ripartita a fatica).

Ho percorso Borgo Ognissanti, pensando a chi canta canzoni fintamente fiorentine a proposito di "Borgo le croci" (durante questo episodio il mio spirito ghibellino voleva ribellarsi e dire che non esiste nessun borgolecroci).
Lascinado perdere le croci, Ognissanti è una via che da Porta al Prato conduce in centro, popolata di ristorantini turistici, finte salumerie dove il prosciutto costa quanto un visone e ambiziosi negozi di modernariato.
E' una via tutto sommato piacevole da percorrere, specie se tutto è un'attesa per la calda serata con la bionda.
E' una via ambiziosa ma non come via Tornabuoni coi suoi Cartier e Ferragamo ad ogni civico.

Arrivato all'istituto francese mi sono spostato sull'Arno, per respirare Firenze.
Un tizio sopravento fumava un toscano.
Non mi sono goduto molto quest'arietta frizzante.

Poi il cellulare mi ha riportato ai miei doveri. E una voce gentile ai miei piaceri.

Ora ho la moglie bionda.
E la macchina in panne.

Una casa calda e nessun posto dove andare.

Il primo regalo di natale è arrivato il Dieci di Novembre.
Simone, minimal 14:57 | commenti: commenti (popup)

Studio Illegale

giovedì, 08 novembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio, roba da bloggers
Lo studio è in cerca di un nuovo praticante.

In realtà il 100% dell'interesse su un potenziale nuovo oggetto di vessazioni è suddiviso così:

il 70% è appannaggio della segretaria, che ogni giorno dice sarà l'ultimo se non gli danno un facchino che faccia il suo sporco lavoro tra cancellerie e ufficiali giudiziari.

il restante 30% è dell'avvocato anziano, che rischia di dover andare per sbaglio a qualche udienza, a causa dei miei molteplici impegni.

Quindi l'altro giorno la segretaria nevrotica è rientrata a studio con una lista prelevata presso il consiglio dell'ordine, contenente nome, cognome e telefono di potenziali candidati.

Tra i pretendenti è stata scartata (non so ancora perché) tutta la crema, ovvero chiunque solo si avvicinasse ad un 110 come voto di laurea.

Monito per i futuri praticanti: a meno che non vogliate entrare in un brillante studio di top manager come quello di Duchesne, dove gli avvocati indossano tacchi a spillo solo per il gusto di bucarvi quando siete distesi di fronte alla porta di ingresso, evitate di indicare il vostro voto.
E' paradossale ma gli studi normali sono spaventati dai voti alti.

Almeno quelli che possiedono una segretaria con grossi complessi di inferiorità.

Dicevo, dopo la prima scrematura, sono stati estratti due nomi, uno per sesso, ed invitati ad un colloquio.

Vorrei raccontarvi di abili domande e test d'intelligenza per poter entrare a far parte di questo brillante studio.

Il colloquio verte su un solo punto: non pretendi nulla (in termini monetari) e sei pronto a fare di tutto.
Se il praticante non risponde affermativamente ad entrambe le domande, la porta è in fondo al corridoio.

Lei arriva per prima: ha un sospetto voto sul 103 (la segretaria già la teme); è del sud.
Fa una discreta figura, tanto che al termine del colloquio già gli viene detto di cominciare martedì.

Lui arriva dopo: fa un'anticamera di oltre 40 minuti, mostra disappunto, viene segato.
Non importa se ha la faccia intelligente.
Compie inoltre l'errore fatale: chiede la grana.

Io vorrei sapere chi diavolo ha messo in giro l'assurda voce che negli studi legali ti pagano.

Lunedì sera la segretaria è in preda all'agitazione: chiama due volte il cellulare della volenterosa giovine.
Non risponde.

Comincia ad agitarsi.

Martedì la ragazza richiama e dice che impegni urgenti non le consentono di venire.
Il ché tradotto significa "ci ho pensato bene e prima di farmelo mettere nel baugigi da sconosciuti consulto il mio ragazzo"
Siamo di nuovo senza praticanti.

La segretaria disperata ferma i mendicanti per strada chiedendogli di andare perlomeno a fare qualche notifica.

In coscienza gli ho suggerito l'alcolico di piazza Libertà, quello a cui devo ancora un pacchetto di sigarette.
Non so quale sia la sua preparazione ma mi pare volenteroso e si presenta bene (per lo standard qualitativo medio dei tribunali fiorentini potrebbe anche essere un po' eccessivo).

Nel frattempo vorrei prendere le misure per creare una parete di cartongesso che mi permetta di isolarmi da questa follia.

Ho l'esame tra poco più di un mese e voglio silenzio.
Simone, minimal 10:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Fregolissima

martedì, 06 novembre 2007 in: romance, suono io
L'altra sera, mentre corteggiavo la bionda al piano di sopra, ho ripreso in mano la silent acustica e mi sono detto:
" stasera si impara shape of my heart "

sicché mi sono preso la tablatura e ho preso ad esercitarmi con rinnovata passione.

e' molto bello scoprire che se sospendo il mio strimpellare per qualche settimana, mi ritrovo a suonare meglio di prima.

non lo dico io ovviamente, lo dice mia moglie (se non ne potesse più troverebbe un modo carino per dirmelo, quindi presumo lo pensi sul serio).

in modo automatico, la rinnovata passione porta con sé la fregola.
questa volta cattiva e costosa.



Oh, non sono andato a scomodare chissà quale marca.. si tratta di una epiphone as73, una chitarra semiacustica.

è una fregola da trecento euri.

ora un bel respirone: passiamo oltre senza pensarci troppo, altrimenti non so come mi trovo in negozio con la carta di credito.
Simone, minimal 16:05 | commenti: commenti (1)(popup)

Di Prima Mattina

martedì, 06 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Adoro essere in ufficio al mattino.

Soprattutto quando la segretaria è assente, probabilmente rinchiusa in qualche stanza della corte d'appello a parlare dei cazzi suoi con il primo sconosciuto.

Stamani dovevo essere in udienza alle nove.

Ma il Giudice ha pensato di prendersi una pausa caffé, rimandando il tutto ad Aprile 2008.

Così mi sono fatto due passi, mi sono regolato due volte le bretelle nuove, ho tossito un polmone e sono rientrato a studio.

Ho dato io le mandate, l'attico era deserto.

Ahh.. fantastico.

Ho acceso il pc, attaccato la penna usb che tengo in macchina.
Casse a medio volume e un nuovo album da ascoltare.
(The Good, The Bad and The Queen, per i feticisti)

Dopo aver fissato per un paio di minuti la scrivania, sono passato all'iperattività.

Da tempo volevo riorganizzare la mia postazione, renderla più funzionale e far sparire un chilo e mezzo di fogli inutilizzati.

Vuotata la scrivania, l'ho ruotata di novanta gradi. E la musica si è zittita.
Ho sbarbato la presa elettrica dal muro.

Il silenzio ha confermato la mia solitudine.
Con estrema tranquillità ho coperto la falla facendo scorrere di alcuni centimetri l'archivio ed ho spostato la spina ad un'altra presa.

Terminate alcune prove ho concluso con una piccola modifica, spostando il mio classificatore alle mie spalle.

Poi ho pulito il piano con una sottomarca del vetril trovata in bagno e l'ho quindi ricomposto con l'agenda aperta al giorno (e pure al mese) giusto, la foto di mia moglie in crociera e i miei biglietti da visita in bella mostra.

Ho quindi fatto ripartire il nuovo gruppo di Damon Albarn, con la loro History Song.

Sono le 10:31, ancora nessuno in studio.

Coffe Time!

Come the day
You see the sun
Hit the arch
A history song

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A ship across
The estuary
Sundays lost
In melancholy

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A storm of strings
Far away
The hangers on
Saved the day

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do
And if you don't feel it now then you will do
Simone, minimal 10:29 | commenti: commenti (popup)

Cosine segrete

lunedì, 05 novembre 2007 in: romance, casini di casa
C'erano sedici gradi in casa e avevo il piumone singolo.

Non si parla di quando avevo dodici anni.

Si parla del duemilasei, di un freddo Gennaio del duemilasei.

La Lory era ancora grande quanto un pugno e io stavo prendendo confidenza con msn.

Pagavo ancora la palestra per uno scopo.

Conversavo con questa bella figliola bionda, con la quale progettavo di andare a vivere insieme.
Si pensava di riarredare casa in modo da avere un computer praticamente in ogni stanza, pure in bagno.

In questa maniera si poteva continuare a tenere msn acceso e scambiarsi frasi sdolcinate e moleste dalla cucina alla camera da letto.

Ehehe.

Certo se ne dicono di cazzate da giovani.

Oggi vivo in una casina di due piani.
A volte, mentre mia moglie armeggia tranquilla col portatile sulle ginocchia, stesa sul divano, salgo al piano superiore.

Accendo il pc fisso, apro il blog della bionda (che nel frattempo aveva pure un blog, pensate voi..) e la commento.

Lei mi risponde sempre felice, sdolcinata e molesta come un tempo.

Poi ogni tanto, facendo finta di niente, mi affaccio dalle scale e mi lamento:

< che fai laggiù? >

< le cosine.. e tu? >

<mm.. niente.. ti aspetto >

< allora? sali o no? >

< si, rispondo a uno sdolcinato che mi fa la corte e arrivo >
Simone, minimal 12:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Il catalogo e Bimbumbam

domenica, 04 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, sotto lalbero
A me manca bimbumbam.

Ma proprio tutto, non solo Holly e Benji o Mila e Shiro.

Pure Manuela e Paolo.
Uan e .. Uan e basta.

Che bello, il contenitore per bambini dove si faceva tutto in coppia.

Paolo a quei tempi ancora non aveva inghiottito un dizionario di italiano e la sua collezione di vhs di Albertone: si limitava a fare le facce disperate per le continue angherie di Brandolin, un cugino di berlusconi che anche lui deve lavorare, sicché era finito a dirigere bimbumbam.
Oltretutto lo faceva con la stessa voce di M'arrabbio di Kissmelicia: quindi tutto il pomeriggio di italia uno sapeva di involtini primavera.

Perfino i cartoni nipponici erano in coppia: Holli e Benji giocavano in un campo dove ora si corre la maratona di new york; non si incontravano mai perché uno stava in porta e l'altro correva per ore ed ore con la speranza di trovare la fine del campo.
Però si volevano tanto bene, eh.

Perfino Mila e Shiro si vedevano pochissimo. Un po' perché il babbo di Mila mi pareva uno di quei padri padroni di una volta, che se vuoi continuare a non fare un cazzo tranne che fare il bager e le alzate a rete non trombi fino a novantanni.
Ah e ti porti dietro pure il fratellino biondonordico (frutto di una fuga in norvegia della fu mamma di Mila).
Difatti pure mila si chiama come una marca di latte del trentino, un motivo ci sarà..

Poi c'erano le disgraziate.

Un'intero gruppetto di cartoni animati con protagoniste ragazze orfane e povere insultate e offese da figli di papà che la pssavano sempre liscia.
Tipo CandyCandy, l'animalista abusiva; oppure Pollianna e quell'altra del giardino segreto.
Da ultimo c'era pure quella che scappava di casa per stare con i ragazzini di colore nei campi di cotone.

Erano i messaggi di una volta: storie di amore e amicizia, anche contro il razzismo.

In questi primi giorni di Novembre Bimbumbam cominciava a fare la pubblicità ai giochi della Mattel, o di GIocheria.

Era il fatidico momento del "catalogo".

tale era un opuscolo, spesso diviso a metà, contenente tutti i giochi delle varie ditte, illustrati e descritti.
Una sorta di vademecum che io da bambino collezionavo e da cui prendevo spunto per le mie folli richieste a Babbo Nachele.

E Uan affermava di divertirsi moltissimo con quei giochi.

Io credevo a Uan, mentre sospettavo di Ambrogio, con quel suo fare da lecchino.
Four non lo nomino, mi faceva paura coi suoi occhi rossi.

Oggi di Bimbumbam neanche l'ombra. Quasi rimpiangerei BatRoberto.
Ho detto quasi.
Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (popup)

Riassunto delle puntate precedenti e mai trasmesse

sabato, 03 novembre 2007 in: goliardie, casini di casa
Il Bon-Roll è nel forno.

Ci deve restare per altri 50 minuti, quindi mi siedo comodo e scrivo.

Mercoledì sera siamo partiti alla volta di Ferrara. Cena di abdicazione.

E anche la mia prima cena da scudierino.

Gli unici brevi istanti che cito:
1. Batana che mi scambia per una matricola e quando gli dico che potrei essere il suo bisnonno putativo si rende conto che lui (a differenza di me) può ancora permettersi di portare il codino alla fiorello degli anni d'oro.

2. Strapega che interrompe il suo riscaldamento di lotta grecoromana con tre pisani per venire a salutarmi. Il tutto è molto plateale, con la mano destra sulla mia spalla e la sinistra sul collo di un tizio che poi non ho più rivisto.

3. Buddha che mi fa vedere il suo euroconvertitore, calcolatrice avanzatissima che converte il suo 740 in insegne e spilline degli anni trenta. E' l'unico genovese scialone che conosco.

Fine del resoconto.

Dopo aver fatto tardi in una maniera irragionevole, tipo le sei del mattino, alle 10:30, orario di partenza da Ferrara, eravamo ridotti a due cartocci borbottini e silenziosi.

Con questo spirto guerrier siamo giunti a Padova.

Pranzo e cena parentale, a base di pesce e castagne.

Il giorno dopo (ovvero venerdì) mattinata nel centro di Padova.
Visita a piazza delle Erbe, dove (l'avresti mai detto) vendono la verdura.
Acquisti importanti.
Bretelle.

Siamo tornati a Firenze giusto in tempo per chiudere il contratto sulla nostra cucina.
Dopo il fallimento della ditta che ce la doveva consegnare ai primi di Ottobre, ci siamo affidati ad una azienda solida e sicura.
Se pure la Snaidero fallisce è merda.

Se vi siete letti questa sbobba devo starvi parecchio simpatico. L'ho scritta solo per scusarmi dell'assenza e per distrarmi da questo profumo devastante del Bon Roll.
Che è crudo, ancora.
Però profuma.
Simone, minimal 21:12 | commenti: commenti (5)(popup)