Nei Botti piccoli ci sta il cano buono

lunedì, 31 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, il cano
Ci si prepara pure da queste parti a festeggiare la fine di questo 2007.

Il 2007 a me personalmente è garbato molto: ci ha dato una moglie, ci ha dato una casa, ci ha dato le bollette e il mutuo.

Ci ha resi normali.

Questa roba al giorno d'oggi è sottovalutata. No, invece è una cosa ganza e merita di essere festeggiata adeguatamente.

Il cano, noto terrorista e trafficante rifugiato politico in casa nostra, è stato sorpreso, stamani e dal sottoscritto, con tutta una varietà di botti illegali.
A domanda risponde che lui non ne sa niente, era un regalo, li stava buttando via e che la scatola da mille di fiammiferi era solo un'offertona dell'esselunga.

Nel sacco vi ho trovato:

Er Cipolla: noto anche come cicciolo-unto, è un petardo che detona cipolline sott'olio in un raggio di quindici/venti metri.

L'Urlo: versione riveduta del Fischione, è una testa ritratta secondo lo stilema di Munch, che appena la carezzi si mette a urlare oscenità invereconde con la tua voce; i vicini chiameranno l'esorcista; e l'esorcista chiamerà gli acchiappafantasmi.

Il naso di BinLaden: forse il botto più terrificante di tutti. esplode in un enorme starnutone, diffondendo virus influenzali per tutto il quartiere. Guerra batteriologica.

La carezza del soldato: botto inusuale che, dopo la detonazione, crea quattro soldati immaginari pronti a prenderti a ceffoni e calci. Il tutto su una coreografia viennese niente male.


Il cano ora sta espiando le sue colpe in una cella contenitiva di massima sicurezza, denominata: il cassetto del lettino.

Vedremo se farlo uscire stasera: forse giusti giusti per lo sciampagnino delle 23 e 59.
Simone, minimal 10:13 | commenti: commenti (popup)

Di Ieri e Di Oggi

sabato, 29 dicembre 2007 in: scatti, romance, sotto lalbero, astruse astrazioni
Nelle sere di soggiorno trentino vedevamo filmati di cene natalizie degli anni 80.

Negli anni 80 la tivvù festeggiava il nuovo anno con il discosamba e con gli spallini dei tailleur di cotonatissime ballerine.

Negli anni 80 c'era già Raf che pensava a cosa ne sarebbe restato.

C'era il tartufone motta di cui ricordo ancora la sigla e il povero cristo a cui lo scippavano regolarmente.

C'era quel brav'uomo dei biscotti Bistefani, che non era babbo natale, però ci somigliava parecchio.

C'era il vero Babbo Natale pianista che cantava la sigla del Pandoro Bauli.

E c'erano le tavole imbandite attorno a cui si sedevano decine di parenti/amici a festeggiare.

Oggi sto lottando da due ore per riprogrammare il navigatore.
La voce orrenda epperò alcune volte utile non si sente più e tutte le volte che lo connetto al pc mi dice che questa connessione non s'ha da fare.

Negli anni 80 c'erano le guide del touring: se le sapevi leggere bene, altrimenti andava avanti uno e gli altri lo seguivano.
Al massimo si abbassava il finestrino e si chiedeva.

Oggi nessuno sa più neanche dove abita: c'è il navigatore.
Io non sto in via taldeitali. Sto a Casamia. E' tra i preferiti.
Ci clicco, ci vado.

Dietro casa mia c'è piazza del mercato?
Non ne ho idea: fammi vedere tra i punti di interesse.

Andiamo al cinema?
eh.
Ok a quale?
al più vicino.
perfetto. quale?
aspetta che vedo sul navigatore.
ce n'è uno a 1km.
fico.
andiamo.

I parenti degli anni 80 con le spalline sovrastimate non avevano il telefonino.

In una ripresa si vedeva chiaramente una tizia cotonatissima con la mano vicino all'orecchio: è al cellulare.
No. E' impossibile.
Infatti si sta riaggiustando un orecchino delle dimensioni di un limone.

Oggi non si portano orecchini perché impedirebbero di parlare al telefonino.

In compenso abbiamo le fotocamere digitali.
Scattiamo, guardiamo.
Fa sempre schifo, ma perlomeno si sa e ce ne facciamo una ragione.

Ieri abbiamo mangiato ostriche, aperte con un coltello da ostriche, tenute ferme con un guanto da ostriche.
Poi abbiamo scartato un pecorino tartufato che lévati.

Negli anni 80 il Brie si chiamava camoscio d'oro e la buccia bianca la si credeva cattiva.

Difficile fare un paragone serio. Difficile.

Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (4)(popup)

il natalone

giovedì, 27 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Niente piagnistei: sui monti non c'è la connessione, quindi niente post natalizi, prenatalizi, postnatalizi.
Anche per questo ho insistito nel fare l'albero a Novembre.

Ricapitolando, sabato siamo partiti per i monti, dai suoceri, per festeggiare il Natale sulla neve.
La neve all'ultimo non è potuta venire, ci ha mandato al massimo un sms.
Pazienza, tanto ormai la conosco: parlaparla e poi..

In compenso abbiamo visto i veri mercatini di natale, che non so quali avete visto voi ma i nostri sono meglio a Prescindere.
Pure a Bolzano e a Trento però non erano male.
A Trento sono tutti trentini, mangiano uno stinco di maiale che lévati, bevono birra Forst nelle birrerie Forst (guai a chiedergli una Nastro Azzurro, ti spediscono a pedate in America) e hanno negozi di casalinghi della Madonna.

Difatti, ad uno di questi (per l'appunto "casalinghi della Madonna: tutto per la vostra umile stalla") ci eravamo imbambolati dietro a insalatiere a forma di pallone d'oro e calici dalla forma missilistica.

I mercatini di Trento sono tutti trentini, con tanto miele, tanti wurstel e tanti crauti (non necessariamente, ma anche, in quest'ordine).

Abbiamo scoperto che in montagna esistono befane moleste, che se gli tocchi il braccio si mettono ad urlare con gli occhi rossi agitando la ramazza.
Tranquilli, non ho scippato nessuno: diamine, siamo a Natale!

Poi ho fatto la polenta col formaggio, che, caso strano, i Trentini non mangiano.
Tutte quelle baite in val badia mi hanno preso per il culo nei miei anni migliori, bastardi.

Vabbé, occorre visitare l'altra faccia della medaglia.

Bolzano non è trentina e ci abitano i crucchi. E' tipo un'enorme puntata di Tempesta d'Amore, che io ovviamente fingo solamente di conoscere.
C'è un enorme parcheggio sotterraneo, a più livelli e stanze segrete: sembra un livello di Doom (questa l'ho scritta perché non si dica che non ho giocato mai col pc.. ).

Purtroppo mercatini chiusi perché i crucchi erano troppo impegnati a bere come spugne in una stradina stretta, tra banchi di peperoncini dolomitici e olive della valdiNon.

In compenso regali inattesi, come il mitico aspirapolverino di Alessi che ogni essere vivente vorrebbe almeno una volta nella vita accendere, o il leggendario Zelten, dolce per il quale il caro suocero ha sguinzagliato perfino le spie russe, in cerca di una pasticceria aperta.

Ma come dimenticare la spasmodica ricerca della tovaglia di Natale, che a momenti ci faceva perdere anche la giornata del venticinque (epperò per la befana vedevi che ricami!).

Non manca la tappa obbligatoria al negozio cinquepianidipresepiinlegno, dove Gesù è quotato un millino e (sorpresa!) il bue sta sui millecinque.
La carne costa cara, il pesce si regala.

Occhei, per il "prenatal" (che ha tanti significati, ma lasciamogli quello di prima del natale, per ora) siamo a posto.

Poi c'è stato il ventiquattro, con una cena pantagruelica, a metà strada tra il trentino (con un capriolo che diceva mangiaBambimangiaBambi) e il pugliese.
Dopo, per giungere svegli e saggi alla mezzanotte, visione di Pru formato tascabile che si incazza (sacrosanto) per quella befana bastarda che gli aveva portato il carbone.
Pure dolce, ma sempre carbone.
Pru però si è anche scusata per aver pensato male della befana (che gli accidenti ad una con le scarpe rotte e uno scialle di quarta mano è un po' sparare alla croce rossa).

Mezzanotte: scartare montagna di regali, set di pentole di Alessi (mica fuffa!) completi di vestiti, pigiami e libri di ricette veloci, scìc e da cambusa.
Delirio di carta da regalo ovunque.

Nanna.

Il venticinque verso le dieci trovo un post.it stellare sull'armadio che mi augura buon natale.
Doccia, barba e vestiti da inaugurare (sia mai che tenga vestiti nuovi.. non scherziamo!)

Pranzo enorme, con un capretto che dice tantoBambiémorta, mangiapureme.
E lo dice con gran gusto.

Dolce caffé e ammazzacaffé.

Pomeriggio passato a dormire, dormire sodo.
Sera leggera, con tentativo di cinema poi svanito nel nulla.

Il ventisei caricare la macchina è stata un'impresa: pacchi, pacchetti, pacchettoni.
Come una gigantesca lumaca, ci siamo portati dietro mezza casa.
Tessuti fesciòn divenuti cuscini, tende, copriletto.

Cibo per diverse generazioni.

Il mio adorato Roccolo (non un parente del protagonista di film di successo vietati ai minori), speciale rotolo pugliese che contiene combustibile per navette spaziali.
Fritto.

Viaggio tranquillo e rapido.
Ritorno con una lory pelosissima, causa riscaldamento spento e riacceso in ritardo (cenere sul capo al marito che calcola male. segnarsi in agenda: fidati dell'architetto).
Cena a lume di candela, sonno.

Sveglia del ventisette, vestiti nuovi (rigorosamente tutti) e lavoro (per modo di dire..)

Post che ho impegato tre ore a scrivere, ma con pause lunghissime.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Canzoniere Italico

venerdì, 21 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, suono io
Da quando ho questa assurda pretesa della chitarra (di suonarla intendo) mi circondo di canzonieri.

Fortunatamente il villaggio virtuale offre il cartaceo modello pdf, che semplifica le cose ed evita che casa mia assomigli a quella del chitarrista dei Village People.

Il canzoniere è una raccolta di testi con gli accordi disegnati sopra le parole.
E' comodo e regala pure soddisfazioni.
A chi lo scrive.

Nel canzoniere italico non manca mai Ligabue. Non dovrei dirlo, che poi ho pure il live di verona in dvd.
Però Ligabue mi sta sul cazzo.

Non facciamone un dramma. Mi sta sul cazzo pure vasco, dopotutto.

Ecco Ligabue pare un suo cugino.

Solo coi capelli più lunghi e una voce da transessuale bolognese.

La cosa che mi infastidisce di più di Ligabue è proprio che scrive degli accordi carini. Poi li canta e sembra sempre che stia cambiando l'olio alla macchina.

Io melo vedo con la latta da un litro in mano e la tuta unta a cambiare l'olio, tutto zozzo.
Poi piglia la latta, la batte con un chiodo e, così, ti suona un suo pezzo.

Vi dirò, almeno si fermasse qui, poco male. Insomma, l'olio si cambia una volta l'anno.
Ce la posso fare.

Però poi lui con l'olio vecchio ci scrive un libro.
E il libro lo apri e sa di sottiletta.
Come il terribile formaggio olandese.

Lui ci mette pure il titolo accattivante. Tipo "La neve se ne frega".
Si chiama così uno dei suoi libretti, no?

"il Sole si fa un mazzo così"

"il Carciofo fa il presuntuoso"

"il Salame è un pressapochista"

Ligabue non può scrivere libri. Ma l'avete sentito come parla?
Qui c'è di mezzo una roba alla Faust, ve lo dico io.

Luciano stava mangiando la sua piada al fritto di sugna, quando gli è apparso il diavolo, fuggito da un peperone ripieno.

"ciao untone, vuoi diventare ricco e famoso?"

"ghi? io? sgherzi?"

"no giovine distrutto dall'acne. mi vendi la tua anima e io ti faccio diventare ricco e famoso"

"fiiigo. gi sto. ehi berò brima finisgo la biada che mi si sguaglia"

"fai con comodo"

Poi il diavolo gli porge un canzoniere, con tanti testi e accordi.

Il Liga prende il canzoniere e una chitarra magica, che funziona a cipolle. (come la carrozza di cenerentola)
Il diavolo gli regala anche due libri e già che c'è (non sapevo a chi rifilarli) pure un paio di sceneggiature da film che non si sa mai.
Poi si sarebbe pentito dopo il primo film di Muccino

"cazzo.. potevo dare a lui perlomeno Radiofreccia" (dichiarazione resa di recente da Belfagor a "Porta a Porta")
Simone, minimal 22:27 | commenti: commenti (popup)

Feste di Natale

venerdì, 21 dicembre 2007 in: sotto lalbero, toghe in delirio, astruse astrazioni
Siamo a venerdì.

Fine della settimana, quattro giorni al Natale.

Perfino Harry Potter, a quest'ora, si metteva la sciarpa del natale.

Oggi è tutto un pacchetti/pacchettini, regali/regalini, d'ogni sorta.

Perfino la segretaria ha preso la tredicesima.

Postuma.

Mi sfugge qualcosa.
Simone, minimal 15:56 | commenti: commenti (2)(popup)

L'angolo di Babbo Bastardo

giovedì, 20 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
"Mi ha preso per la gola mezz'ora fa, dice mi voleva ammazzare perché non mi sopporta più.. parlo di continuo sono una rompiballe, sono lagnosa.. mi ha urlato.."

Caro Babbo Natale, la segretaria ha rischiato la vita neanche un'ora fa..

Cazzo, le raccomandate 1 funzionano sul serio!

Grazie posteitaliane.
Simone, minimal 17:37 | commenti: commenti (popup)

Il mensilversario

mercoledì, 19 dicembre 2007 in: romance, roba da bloggers
durante la mia giornata capita di soffermarmi su alcuni blog di successo: li trovo ironici, divertenti e divertiti.
quando non lo sono, perlomeno scrivono bene.

per un qualche istinto finisco poi a scrivere a mia volta divertito o letterario.

tranne che in questi casi, il mio blog scrive per circostanze personali: dopotutto è una sorta di diario virtuale.

una di queste, direi anzi la migliore, è un "mensilversario".

termine molto carino, coniato da mio suocero questa mattina, con un sms di auguri.

stamani sorridevamo, in macchina, al pensiero del "mensilversario": ciascuno a suo modo.

Pru pensava a suo padre, romantico, in una vecchia foto che lo faceva parere Che Guevara (e che Pru non manca mai di farmi vedere, quando andiamo su a casa sua).

Io penso a mio suocero, quell'adorabile personcina che mi offre sempre il vino rosso a tavola mentre ride sotto la barba per un qualche strano marchingegno attivato di nascosto in giardino.

Pensieri felici.

Ecco, ora sapete: dopo una giornata di fatica, di fatica vera, non è un cazzo facile venire qui e scrivere una cosa simpatica e ironica.

Non sarò mai pubblicato da frittomisto su carta oleata.

E' in giorni come questi che si deve prendere e pretendere di tirare dritte le spalle e il collo.

Perché non permetterò che qualche compito o quache atto dell'ultima ora rovinino il nostro "mensilversario".

No.

E allora farò come mio suocero: metto un rospo di cartone in giardino, con un sensore, che gracida al nostro passaggio.

Magari non serve a nulla (anche perché siamo carenti di giardino);
Perlomeno avrò di che ridere sotto i baffi, pensando a qualche distratto che ci passa vicino e salta per aria.

E farò anche un po' a modo mio: accendo l'albero, accendo le luci e le candele.
Che sia una serata deliziosa contro tutto e tutti.
Simone, minimal 20:47 | commenti: commenti (4)(popup)

Il lato schifo della forza

martedì, 18 dicembre 2007 in: divertissement, cinemini, astruse astrazioni
Anakin è un giovine bimbo, biondo e orfano come hansel e gretel, ma senza gretel.
Lo trovano su un pianeta con tanta sabbia e punto mare, tipo le spiagge bianche di Vada.

Fa il meccanico a sei anni, e sogna di correre tra le dune e morire insieme a tanti mostriciattoli.
Ha un amico robot, che manco ha un nome vero, tipo teddy. si chiama C1P8, come il codice delle mie spazzole tergicristallo della Polo.

C1P8 è, diciamolo, un gran rompiballe.

Anakin viene prelevato dai Jedi e conoscerà Amidala, la regina di Naboo.
Lei ha già trent'anni e quattordici figli, se lo fa buttare nel caapranzi dal sig. Organa, un tizio di colore nerboruto.
E quando si trucca usa un cofanetto della Pupa intero.
Lo ingoia.

Chiaramente Anakin se ne innamora subito. a sei anni.
E gli regala C1P8.

I Jedi però gli dicono che se lui fa pensieri strani e qualche volta si sfiora poi diventa come Yoda.
Fa pure rima e se c'è una cosa di cui Anakin ha paurissima sono le rime.

Sicché diventa apprendista di Obi-Wan, un giovane di belle speranze che fa carriera approfittando del casco d'oro.

Anakin cresce in un clima di merda: tutti lo odiano. Il lato oscuro se ne frega, il lato chiaro lo teme e il Maestro Windu fa pensieri strani su di lui.

Poi il colpo di scena: Anakin ritrova la mamma creduta morta.
E' stata rapita e seviziata da un branco di nomadi del deserto per diversi anni.

Ormai è truccatissima, ha altri quattordici figli e conosce molto da vicino un certo senatore Organa.

Il solito complesso edipico che per questioni col Moige, Lucas decide di abbandonare facendo schiattare la povera donna.

Anakin la prende bene, si limita a sterminare la razza dei nomadi e a guardare torto il senatore Organa, soprattutto sotto le docce, con una punta di invidia.

Da qui in avanti si dipana una storia smelenza tra lui e la regina Amidala, ormai non più regina (Naboo è l'unico posto dell'universo in cui viene eletta democraticamente una regina. D'altronde Lucas ha imparato l'educazione civica sul Sapientino) e libera di fornicare anche con Anakin.

Lui nel frattempo ha di colpo quarantacinque anni, li porta discretamente di merda, tanto che tutti si preoccupano che è sempre pallido, ci vorrebbe un ricostituente, ma lo pigli il guaranà?

Obi-Wan gli è sempre a fianco, Windu lo odia, Yoda lo odia, Dooku lo odia.

Anakin cresce felice e spensierato fino al giorno in cui Amidala fa un test di gravidanza e scopre che può avere figli pure se lei è di Naboo e lui di Tatooine.
Basta il sudore, gli dice il ginecologo interstellare, sul tapiroulant.

Lui è disperato perché Obi-Wan è stato chiaro: tromba e la forza ti fa cadere il pisello.

Il Lato oscuro lo avvicina proprio in questa difficile circostanza, seducendolo con parole ricolme di significato come otorinolaringoiatra e abbecedario.
Anakin diventa cattivissimo.

Epperò Obi-Wan gli mozza gambe, braccia e lo lascia bruciare nella lava.
In ricordo dei vecchi tempi e degli scherzi che, da sempre, si facevano nelle loro scorribande.

La morale è che non sempre se da bambino sei orfano e poverello poi ti va tutto di lusso.
Quello succede solo nelle fiabe dei fratelli Grimm, dove la monarchia è una cosa seria.
Simone, minimal 12:15 | commenti: commenti (1)(popup)

A Feast for me

venerdì, 14 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Well there's a party for me,
the last thing I wanted from you
I close the door behind me and there you are
you seem relaxed and quiet
but under yuor shirt you sweat
and these balloons around make me feel so sad.

A volte non so proprio da che parte cominciare.
Ci sono sensazioni, emozioni, o semplicemente espressioni del volto che non è sempre possibile codificare in lettere o parole.

vorrei una lunga parola onomatopeica per questa giornata.
qualcosa di pomposo e semplice, che in un attimo descrivesse un risveglio mattutino improvviso.

visto che non c'è, mi resta solo la fiaba, e visto che siamo a Natale o comunque nei pressi, non mi resta che fare come il vecchio Peter Falk ne "La storia fantastica".
inforcare gli occhialini stretti, aprire il libro polveroso dei ricordi più belli, e schiarirmi la voce.
giusto un po'.

era una dolce mattina, da qualche parte intorno al Natale.
le foglie erano tutte in cerca di neve, che però temporeggiava.

in compenso, il freddo, quello secco e pungente che fa evaporare i cappotti, beh, quello c'era.
era arrivato anche quella dolce mattina, assieme ad un sole azzurro e pulito.

suonavano le note di una canzone d'amore, da un prosaico cellulare impostato alle 7:45.
sulle prime, il protagonista, credette ad un errore, dal momento che per quella dolce mattina non era previsto alcun risveglio fino a ben oltre le dieci.

di non pari avviso era la moglie.
scesa dal letto con insolita lena, si mise a frugare tra i vestiti in cerca di qualcosa da infilarsi. e in fretta.

inutile dire che il protagonista rispose al meglio delle sue forze.
sprimacciò ben bene il cuscino e si girò dall'altro lato.

a nulla valse il tentativo, visto che la moglie fece ritorno in un baleno con caffé e decisione.

in breve si trovarono per la strada, senza che il protagonista potesse capire il perché, il dove e il come.
la macchina non suggerì nulla al marito, per molti chilometri; e a nulla valse il navigatore che indicava solo la strada prossima, ma mai la definitiva.

solo quando ormai mancavano pochi minuti si cominciò a schiarire le idee..
parcheggiarono verso le dieci in una piazzola assolata di un piccolo paesino del senese, abitata solo da un banco con formaggi e salumi; e da una donna che ne voleva due etti.

il marito prese costume e ciabatte, con un certo scetticismo.
la moglie lo accompagnò dentro a questo silenzioso casolare, dove lo stavano aspettando.
una signora, al loro ingresso, non lasciò loro neanche il tempo di presentarsi.
li condusse gentilmente ad una porta, al di là della quale stava uno spogliatoio.
i due si cambiarono in fretta.
il protagonista capì finalmente la natura della sorpresa.
la faccenda fu chiara quando si spalancò una porta piccola, con candele ai lati della stanza e una vasca quadrata, ricolma di acqua fumante.
dopo trenta minuti di coccole (e qui mi gratto il naso con imbarazzo, per non scandalizzare i più piccini)(ma rassicurando i maggiorenni che non successe niente di interessante da leggere sui giornaletti scandalistici) la signora venne a recuperarli, per portarli all'ingresso di una piccola sauna.
anche qui trascorsero trenta minuti, intervallati da docce ed effusioni.
infine, la solita signora presentò una sua amica, ed insieme fecero stendere la coppia su due caldi lettini affiancati, preparandoli per un lungo massaggio a base di cioccolata e sguardi complici.
fine.

forse ai più queste poche righe parranno poco favolistiche: dov'è l'elemento incrinante che poi fa gustare meglio il lieto fine?
non c'è.

a volte le favole migliori a raccontarsi non sono le più belle da vivere.
buona serata.
Simone, minimal 20:16 | commenti: commenti (1)(popup)

Fine dei giochi

giovedì, 13 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
mai avuta la vera passione della bicicletta.

avevo un compagno di banco, al liceo, vero fissato col Giro e col Tour.

io no.

certo so pedalare, ma di salite e discese per i monti proprio non ne volevo sentir parlare.

Poi arriva questa lunga tregiorni di esami.

è un po' come fare due anni di bici leggera, magari giusto per andare in centro, la sera, con la moglie "in canna"; poi impazzire e decidere di fare il Tour.

si, per carità, il fiato magari te lo sei fatto e pedalare sai pedalare.. e per l'occasione ti compri pure la bici ultraleggera col cambio shimano.

però resti il panzotto di sempre, mica ti vengono i polpacci da rana solo perché ti sei iscritto.

la tregiorin di esami è uguale: una massa di panzotti, alcuni anche un po' ingrigiti, con la pretesa di scalare la vetta con tempi da velocista.

tra questi, pure il mio vecchio compagno di banco: quello fissato. e ingrigito precocemente in maniera impressionante.

beh, oggi è finita. quasi sono triste, se penso a queste mattinate fumose in duemila dentro il padiglione spadolini, al panico durante la lettura dei temi, agli urli quando qualcuno diceva "HO TROVATO LA SENTENZA!" e non era mai né risolutiva, né giusta.

beh, oggi è finita. un peccato.
anche perché in questi giorin sono stato coccolato come un orso di pezza da mia moglie, concedendomi il lusso di non piegare nulla, di lasciare i calzini spaiati uno sul divano e l'altro sotto il lavello di cucina; e poi farmi cucinare a cena (un leggendario coniglio divenuto subito suo cavallo di battaglia) e dormire alle otto.

beh, oggi è finita. ora sono sonno.
sicché dormo, il sonno dei giusti.

e la bici la ripongo in libreria, pronta ad un nuovo utilizzo, un giorno.

Fine dei Giochi.
Simone, minimal 21:12 | commenti: commenti (popup)

Un attimo di aggreggazione sociale

mercoledì, 12 dicembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Per la maggior parte delle volte sono uno stronzo asociale che non commenta nulla.
C'è solo una cosa a cui non so resistere: le rivolte sociali.

E il mio avatar sull'unghia del dito medio.

gna.

Splinder 
festeggia i suoi 500.000 utenti con un mega mosaico:



 Gli esclusi non ci stanno:

fuckyou

...e che non si dica che non abbiamo alzato un dito!

by Scatterhead
Simone, minimal 21:37 | commenti: commenti (1)(popup)

Via via, vieni via di qui (reprise)

mercoledì, 12 dicembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
Siccome ieri ero stanco, splinder mi ha fatto lo splendido regalo di cancellare un post lunghissimo serale, con il quale, tra l'altro, mi sfilavo l'incombenza della magnifica catena di san qualcosa passatami dalla moglie.

Oggi comincio presto, con la speranza di non dover fare tre versioni dello stesso post. Anche perché, vi avviso, dopo due pareri domani faccio l'atto.
Non so cosa possa venire fuori.

Allora, ricomincio dal copia/incolla.

Chiuderei il blog per:

Per farne un libro con tante figure colorate da colorare coi miei pennarelli  tecnocolor
Per un milione di dollari col ditino mignolo tra i denti e la giacca argento improponibile
Perché Mastella è SanRemo. ovvero un viale colle palme e i fiori. E canta. Si, potrei smettere dall'orrore.
Per un anno sabbatico no, ma per un anno di domeniche si.
Per fuggire alle tue fans neanche. mi farei fare una donazione per ogni commento e avrei due milioni di dollari. sempre col ditino tra i denti.
Perché stai con un VIP ed è un casino: no ma se stessi al casinò con un VIP gli chiederei un prestito. se fosse Lippi, un prestitò.
Per disintossicarti neanche, ma forse per intossicarmi potrei passare su una bella piattaforma olandese, piena di lucine colorate
Perché ti hanno preso per Grande Fratello: non mi prenderanno mai. sono troppo veloce.
Per causa di difffamazione: l'ho aperto per questo...
Per farti suora/prete, neanche. al massimo cambierei il template.
Per amore: solo per amoreeee..
Per odio, o per iodio o per sodio. (ma temo di averla già bruciata questa battuta..)
Per poter finire la tesi. di qualcun altro.
Per ospitarlo all’estero: chi? il blog? lo mando in Cina così parla mandarino. No, poi mi schizza i semi nell'cchio e bestemmio. non sarebbe bello.
Per darti alla macchia si potrebbe essere. delle volte neanche il vanish le toglie del tutto.
Per scrivere su Gioia Grazia Donna: la posta del cuore. no non lo farei. oltretutto non mi pagherebbero e i suicidi tra le donne in menopausa aumenterebbe in modo rapido e disarmante.
Perché splinder ha rotto il cazzo. certe notti fa un po' di cagnara, ma è un buon figlio
Per fare il vampiro su facebook: che cazzo è?
Per gravi impedimenti fisici. Mastella ha chiuso il blog? non mi pare..
Perché ormai sei grande, ehhh.. sarò uno e sessantacinque a starci larghi..
Perché è diventato troppo OUT.non lo so ma in compenso ad 1 contro 100 per me il mecenate era un politico
Perché … sono fatti miei. è il suo bello.

Allora a conti fatti chiuderei il blog solo per i soldi, per quella bella valanga di soldi che tanto eccita Richard Fish, il mio ideale di avvocato da sempre.

Visto che sono ganzo, metto un bel lucchetto tipo Moccia a questa catena e non la passo a nessuno. tiè tiè
Simone, minimal 19:10 | commenti: commenti (popup)

Dal pane di Pepo

lunedì, 10 dicembre 2007 in: divertissement, fiorentinismi
<<buongiorno signora, come la và? >>

<<mah, che vuole.. siamo sempre qui, si tira avanti..>>

<<certo, al giorno d'oggi si deve accontentassi.. si potrebbe essere tutti morti, o colle bombe tomiche, o col gàsse nirvino che dice i russi ce l'hanno, malidetti loro>>

<<sèè a me m'importa na sega dei russi, a me mi fanno paura i figlioli.. oh un li legge i giornali?>>

<<certo signora, questi ragazzi di oggi che s'ammazzano..  poi la polizia un ci capisce nulla.. io, per esempio, quella Merendit, si vede che è una c'ha il grullàio>>

<<lo scrissero: e poi gli uomini ammazzeranno gli altri uomini>>

<<ah, sulla Repubblica un c'era.. dove lo hanno scritto?>>

<<La Bibbia, signora>>

<<con tutti questi allegati ci riempio la casa..>>

<<comunque io, seddiovole sono zitella, così, niente figlioli! che poi mi doventano grandi e mi trucidano per la droga>>

<<io c'ho due nipoti grandi.. vedesse come vanno in giro.. ho una paura..>>

<<fossi in lei li ammazzerei nel sonno, brutti troiai>>

<<...>>

<< Guarda Paolina, questo giovine alla cassa.. son due ore che si gratta.. che schifo..>>
Simone, minimal 10:07 | commenti: commenti (2)(popup)

si fa l'albero!!!

domenica, 09 dicembre 2007 in: divertissement, sotto lalbero
Ora fo l'albero.

Chiaramente chi non regala nulla è parecchio ma parecchio merda.
Simone, minimal 00:33 | commenti: commenti (1)(popup)

sogno o son pesto?

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, astruse astrazioni
Vi faccio partecipi del mio sogno notturno.

Non abituatevici.

Ero insieme ad una task force di varia umanità, tra cui un parroco tipo l'esorcista e una tizia coi calzoncini e le pistole tipo lara croft.
C'era anche Fabio Canino, quello di cronache marziane (probabilmente convocato nel sogno perché ieri sera se n'è parlato a letto).

Dovevamo fermare un tizio chiamato "il risolutore", che io credevo avesse la faccia da bowling di Vin Diesel e invece pareva Guy Fawkes.

Lo inseguiamo fino ad una casa, la tipica casa di legno scuro un po' decadente e con il giardino in abbandono.

Mi immagino così New Orleans, ma Mivar, un altro della task force presente, con la voce di Bisio, mi dice che siamo vicino a Cosenza.

(tra parentesi, non ho la benché minima idea di dove sia Cosenza, quindi per me era New Orleans)

Entriamo furtivi, Lara Con le pistole in pugno e Fabio Canino con una guida tv arrotolata e le ciabatte da piscina ai piedi.
Il risolutore non è grosso ma è molto veloce; spara e scompare nella porta accanto.

Lara risponde al fuoco e io, impavido, mi tuffo fuori dalla prima finestra.
Sento la voce di Neo (in realtà Mivar) che dice di poter fermare le pallottole.

Mivar è il primo a morire.

Giro attorno alla casa e rientro dalla tipica porta sul retro, quella con la doppia anta e la zanzariera, che immette in cucina.

In cucina c'è fabio canino che si fa un caffé e mi chiede se ne voglio uno.
Faccio per rispondere ma con un urlo assatanato entra il prete, coperto di sangue.

Lo soccorriamo (anche se canino è visibilmente schifato): Don Lurio (io lo chiamo così) sta bene ed è convinto di aver ucciso il risolutore con una pistola di Lara.

Lara non si vede.

Improvvisamente torno coraggioso e vado a cercarla.
Varco numerose stanze: il salotto buono, uno studiolo verde e comincio a salire per una scala a chiocciola.

Finalmente apro la porta della camera da letto, dove siede il povero Guy Fawkes ferito.
Di fronte a lui c'è Lara, con l'altra sua pistola e il colpo in canna.

Li fisso e tento di dire una roba divertente, tipo scusate, cercavo il bagno.
Lara mi punta contro la pistola e mi spara.
Chiudo gli occhi e sento che è finita perdavvero.

Non c'è dolore e le mie gambe tremano ancora, quindi riapro gli occhi.

La pallottola è ferma a mezz'aria. Dietro di me, con le mani tese e tremanti, c'è Mivar.

Allora non scherzava, brutto figlio di un telefunken.

Lara, ormai allo scpoerto, si getta dalla finestra e si schianta su un leccio.

Salgono anche Fabio Canino e il Parroco, ormai più che semplici amici.

Guy Fawkes si toglie la maschera e si distende sul letto. Il Parroco gli fa il segno della croce e tutto finisce.

Mi risveglio turbato. E ripenso a Fabio Canino, con la sua guida tv arrotolata.

Era Teletutto, ne sono certo. Che ci faceva Canino con Teletutto arrotolato in mano??

Maledetti sogni, stanno già preparando un sequel..
Simone, minimal 14:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Fantastico (superfantastico)

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, roba da bloggers
oggi abbiamo riorganizzato la cucina.

no, niente "ri".

oggi abbiamo organizzato la cucina.

in pratica la teoria dei vasi comunicanti è stata applicata a mobili e pensili, permettendoci di far defluire cibo e tegami, carta igienica e piccoli elettrodomestici, da luoghi assurdi tipo il bagno, ai più congeniali spazi della cucina.

così facendo abbiamo rinvenuto buste e pacchi di companatico vario, sufficiente a sfamare le truppe nascoste nelle boscaglie del libero stato di Bananas per svariati mesi e con tutta probabilità di poterlo rivendere per armi e munizioni sufficienti a superare le barriere del messico, diventando davvero pericolosi per gli Stati Uniti.

Dopo aver svuotato le casse di gallette, siamo passato al settore carta.

Subito dopo il rogito abbiamo comprato l'indispensabile per la casa, a luglio.

Come insegna il manuale del risparmiatore, si deve prendere la roba a sconto ed a offerta.

a sconto vuol dire che è una marca famosa, tipo i rotoloni regina e che però costa meno.

a offerta vuol dire che è carta già usata, dipinta di giallo perché la candeggina per scolorirla costava troppo.

Sicché a luglio si prese tanta carta igienica. E poi i rispettivi genitori pensarono che noi potessimo aver bisogno di beni di prima necessità.
(è noto che i genitori ritengono i figli capaci di acquistare due sole cose all'Esselunga: l'ovino kinder e la coca-cola)
Sicché, sempre a luglio, casa nostra aveva due materassi di carta igienica.

Nonostante una corretta igiene, ad oggi abbiamo ancora carta sufficiente per impacchettare il duomo e spedirlo col DHL in spagna.

Lo stesso dicasi per i detergenti intimi: c'è quello mentolato, (di questo ce ne sono altre due confezioni), che dopo averlo provato credevo mi costruissero una seggiovia dai piedi al sedere per fare le discese con lo snowboard.
Ci sono quelli delicatissimi. Al PH neutrino.

Abbiamo un certo numero di barattoli e casse intere di tonno e simmenthal, quando è chiaro che qui il tonno piace solo alla gatta e lei lo mangia vivo, ancora supplicante di restituire il corpo alla famiglia (cosa che la Lory non ha mai fatto, per terrorismo, dice)
La simmenthal ci ha nutrito quando la protocucina era pure priva di assi e caprette.
Ora però ne sono rimaste una dozzina di scatole, che muggiscono nell'angoliera della cucina.

Abbiamo tisane di ogni genere.
Così tante che posso fatturare anche a nome dell'Erbolario.

Abbiamo diverse libbre di the inglese; potremmo giocare alla guerra di indipendenza americana e gettarlo nella doccia.

Ci sono volute svariate ore di fatica per riorganizzare tutto: ora casa nostra appare pericolosamente vuota.
Il nostro senso estetico è appagato; il nostro senso consumistico però ci attira verso l'Esselunga.
E verso quintali di ovini kinder e litri di coca-cola.

La stanchezza ci ha regalato l'esenzione dalla cena, risolta alla vecchia maniera dell'est: ordinando il kebab a domicilio.

Ora ho una piantagione di cipolla in bocca e mi sono addormentato sul lato del divano proprio alla fine di zelig.

In vent'anni non sono cambiato: ancora non riesco a vedere la fine dei varietà.

Ma Fantastico che cazzo c'aveva di fantastico? (o di superfantastico?)

p.s. questo post supera le due facciate. non lo leggerà nessuno.

...

pisa merda.
Simone, minimal 00:20 | commenti: commenti (4)(popup)

'un si frigge miha coll'acqua

giovedì, 06 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
che però apparte il titolo parecchio toscano con l'idioma la smetterei.

primo perché certe robe le lascio volentieri alle profe con manie di grandezza, che allegano il dizionario stilistico in calce;

secondo perché io il dialetto lo pronuncio bene (sarà perché ci sono nato dentro? forse) ma a scriverlo è difficile.

per esempio io l'acca non so di preciso dove metterla e gli apostrofi mi sembrano sempre o troppi o ptroppo pochi.

il titolo richiama invece la cucina, quella cosa che tutti hanno e danno per scontata da piccoli, ma che si scopre per davvero da adulti, quando te la montano sotto gli occhi per nove ore circa.

ieri l'omone con l'orecchino al naso (di qui in avanti denominato "il montatore") e il suo collega filippino (non era Ariel, il tuttofare di Bisio; di qui in avanti però chiamato Ariel, perché non mi ricordo come si chiama perdavvero) sono arrivati alle noveettrenta con un camion pienopieno di roba.

Tanto che pensavo ci fosse un'offerta tipo tre per due e ci montassero una cucina in ogni stanza.

Invece no: il venditore (di qui in avanti chiamato Dino; perché si chiama così) mi dice che è tutta la nostra cucina.

Una volta sballata avrà le dimensioni di un tavolino da bambini: ma con l'imballo pare lo stadio meazza.

Tutti fermi perché senza l'idraulico non si toglie nemmeno il cellophan: arriva il duo trombaio, che predispone tutto perfettamente (a parte l'dore di gas che ora si propaga per casa e che ci farà morire tutti entro sabato) in pochi miunti e si allontana.

A mezzogiorno non siamo praticamrente a nulla: Alle una si va tutti a mangiare fuori.

Si ricomincia alle due: il montatore fora tutta la cucina, percorsa da una trave di ferro e per questo motivo, inforabile.

Dopo aver trovato una soluzione empirica di cui non conosco il percorso, ma che comprende l'uso di scotch e abbondante colla vinilica, finalmente si appendono i pensili.

L'angolo della cucina viene completamente ridisegnato perché il muro sembra un quadro astratto e va per i cazzi suoi ogni due cm (sento la voce del Geometra "muri perfetti.. ormai col laser.. sa.. tutto a novanta gradi"; ecco cosa intendeva per novanta gradi.. ancora frizza).

Con la pialla il fido Ariel riprogetta il ripiano, adattandolo perfettamente. Il montatore ringrazia Ariel con una maledizione irripetibile, ma capace di far inghiottire il popolo filippino dentro un maelstrom.

Verso le cinque di sera torna Dino, ci offre un crodino (dovevo dirla per contratto) e si unisce alle operazioni.

Montano i cassetti con l'ABS, capace di rallentare la corsa in maniera intelligente e sicura per le dita dei furbi;
Riallineano le ante facendole combaciare perfettamente e Arile lentamente rimette i ferri nelle scatole.

Si accendono i faretti, che consumano quanto il CERN, ma irradiano la stanza di una luce magnifica (merito dei protoni accellerati, mi spiega Ariel, smentito dal montatore che gli nomina Dio a più riprese).

E infine le cucina finita, come si può vedere in foto nel blog di mia moglie: una snaidero da esposizione.

Difatti, come nelle esposizioni, non funziona nulla: il gas puzza e basta, il lavello e la lavastoviglie non sono collegati, il forno manco si accende.

L'indomani (che poi è oggi) ritorna l'idraulico che deve colegare tutto: (ieri: basteranno dieci minuti, non si preoccupi).

Due ore di lavori.

Alla fine parte tutto. Epperò il gas continua la sua fuga. Comincio a preoccuparmi quando il numero dell'idraulico suona a babbo morto.

"L'utente da lei chiamato non è raggiungibile"

"L'utente non è al momento disponibile"

"L'utente non è un idraulico"

"L'utente se ne fotte"

Noi ce ne freghiamo e coi punti di circa dodicimila euri di spesa abbiamo quasi in regalo una bella pentola dell'Alessi.

Si torna a casa e ci facciamo i tortelli come Dio comanda (da ora denominato Snaidero)

Arrivederci.
Simone, minimal 16:25 | commenti: commenti (popup)

Delicate

martedì, 04 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze, toghe in delirio
Sono sveglio dalle 7:40, quando una sveglia, né cubica, né gialla, mi ha riportato alla realtà dominata dalla perdita completa del valore sociale dell'intellettuale.

Decisamente Passepartout mi fa male.
Credo si debba vietarne la visione a coloro che hanno irriso (come me) la cultura infilzata con lo spiedo da carne del liceo.
Si perché il popolo di finti istruiti, convinti che aver letto Jack Frusciante basti a definirsi letterati, (notare che non parlo degli estimatori di Moccia, che paragono ai pisani di comacchio) arriva un giorno e riscopre il gusto per i classici.
Come una spugna si impregnano di quel mastrolindo concentrato che è la nostra cultura in pillole di Passepartout, senza lasciarne scivolare via una sola goccia.
E diventa fastidioso, pesante nello scrivere e stupidamente saccente.

Terminata questa piccola parentesi, ritornerei al trillo della sveglia ed ai miei compiti di questo giorno campale, fatto di udienze, pasti frugali e una serata lunga come i dieci comandamenti visti senza audio.

Stamani ho raggiunto il mio record in Tribunale, con la mia presenza ininterrotta dalle 8.55 fino alle 12:15.
In Tribunale si ha un sacco di tempo per riflettere sulla piccola società degli avvocati, un popolo sulla carta numerosissimo, ma che si dimostra casta solo quando si varca le porte della giustizia terrena.

Ho cambiato tre diversi giudici ed ho ritrovato sei avvocati. Erano a tutte le solite udienze.
Ma gli altri millemila che cazzo fanno dalla mattina alla sera?
(ho una rispostina nella testa, che mi dice viareggio, coi piedi a bagnomaria)

Sono riuscito anche a trovare il tempo per ritirare il contratto di casa dal notaio, rimasto in giacenza da settembre.
Perfino mio padre aveva perso le speranze di riaverlo.

Dopo aver mangiato un panino in compagnia di mia moglie, anche lei distrutta per la replica di Pontedera e per la presenza nella leadership di un pisano con manie di grandezza, sono rientrato a studio con la convinzione di porre, finalmente, un punto di arresto alla mia attività forense.

Martedì cominciano gli esami di avvocato ed io, da sborone quale sono e rimango, non ho studiato una cippa.
I rimorsi mi spingono a chiedere ai membri anziani un breve congedo per motivi di studio.

Leonardo ovviamente è concorde, mi sorride e dice che dovevo pensarci prima.
Federico casca dalle nuvole: a momenti dubito che si ricordi dell'esame.
Mormora che ai suoi tempi lui dava lo scritto e poi via di corsa a ricevere i clienti alle sette di sera.
Poi i clienti non venivano perché erano stati divorati da un coccodrillo emerso dalle fogne.
Finge di aver compreso però, lasciandomi, con comodo, fare tutto il lavoro che avrei altrimenti fatto nei prossimi dieci giorni.

Alle 20:00 stacco, e comincio il giro di saluti.
Leonardo mi saluta e mi augura un in bocca al lupo sincero.
Federico ha improvvisamente dimenticato tutto e mi liquida con "tanto ci si vede domani"
Sottolineo che invece non sarà così, anche perché domani arrivano quelli a montarci la cucina.
Ah già. Ha un dono invidiabile della sintesi.
Sicché ci si vede Giovedì.
Forse non sono stato spiegato, io studio.
Studia qui.
Lotto per un compromesso sindacale e firmo per una udienza venerdì mattina "facilissima, una cazzata" che però necessita di istruzioni il giovedì pomeriggio.
Vabbè.

Torno alla macchina, al piano terzo sotto terra del Parterre di Piazza Libertà. Nove Euri di parcheggio.
Era meglio la multa, perlomeno ho il brivido dell'imprevisto.

In auto, c'è Damien Rice che canta e io mi sento nella testa la storia di questa giornata, epperò con la fastidiosa voce di Grace di Grace' Anatomy.
E mi vedo col camice imbrattato di sangue, con i capelli incollati e lo sguardo distrutto, fissare quella chirurga di colore obesa che mangia una ciambella trovata dentro l'intestino di giocatore di Hockey.
E la sento che gli dice qualcosa a proposito di un congedo per motivi di studio, anche breve.
Per l'esame.
La buzzicona con le gote zuccherate dice certo, ci mancherebbe.
Però domani vieni.
No, buzzicona, almeno fino a venerdì prossimo.
Ah, ok.
E Grace si allontana, con Delicate di sottofondo.

...

"Dopodomani però si, vero?"
Simone, minimal 21:03 | commenti: commenti (popup)

Causa / Effetto

domenica, 02 dicembre 2007 in: casini di casa, fantashopping
Ieri sera, mentre riponevo le stoviglie nella lava-medesime, mi sono accoltellato.

Lo so, leggerlo così fa un certo effetto.
Beh, non ero trapassato da parte a parte,
non mi è fuoriuscito il pancreas,
epperò la punta del coltello a seghetto (che Dio lo abbia in gloria perché io invece no) sotto l'unghia dell'indice fa malissimissimo.

E andavo a capo dopo le virgole per dare un senso di leggerezza alla narrazione.

Così, mentre la moglie mi diceva di porre il dito sotto l'acqua fredda ed io pensavo a Philippe Daverio che bestemmia per aver preso a martellate il proprio alluce nel tentativo di appendere un Tiziano (quello col cano rosso e bianco), si è rotto un bicchiere.

La nostra lava-medesime (le stoviglie di inizio post) si richiude da sola, con un rumore da mannaia, e stavolta ne fa le spese un bicchiere nero.

Così la spaiatura del servito ci ha costretti oggi a prendere la macchina e scendere nel girone dantesco degli Outlet.

Per la precisione quello di Barberino.

Il bicchiere costa 2,50 Euri, ma Barberino e i suoi diavoli ne pretendono non meno di duecento, con le offerte assolutamente irresistibili e l'aria natalizia.

Lo so, l'ironia sembra sempre sarcasmo e pentimento; invece no.

Abbiamo fatto bene a prvvedere ai primi regali di natale, occupandoci di suocere vere o presunte.
E parimenti è stato figo costringere la moglie ad un acquisto vezzoso da Pupa (è una roba da manuale del marito perfetto, pagina 13, se non erro, in cui si sorride interessati all'apertura di quei cubi di rubik ripieni di microciotoli contenenti creminidi multicolori,
C'è la trottola, il grande puffo, il dinosauro che apre la bocca e dentro c'è il fard; e dietro la coda lo specchio.
Ci sono le trousse da borsetta, fatte a forma di borsa pure loro.
Ci sono i profumi a forma di fiori e i fiori a forma di profumo.

Uscire da un negozio della Pupa è bellissimo, a patto di non avere un negozio della Bottega verde di fronte.
I prodotti della Bottega di Hulk sono concatenati da un filo invisibile, per cui anche se vuoi un campioncino da 2,49 euri ti ritrovi a comprare uno scaffale di creme da uomo per rinvigorire i seni.

Il capitolo successivo è l'acquisto di due trolley da viaggio, anche per contenere le creme per il seno che dice no alla gravità (si gonfia con l'elio).
Comodi se hai un esame da avvocato a breve o meglio se devi imbarcarti per un viaggio ai primi di Gennaio.

E poi vuoi non comprare quel paio di pantaloni di velluto color ruggine che cercavo dai tempi della quinta elementare?
Finalmente li prendo (anche se, senza le toppe degli exogini sulle tasche fanno meno effetto).

E poi si va via.

No cazzo, il bicchiere!

Torniamo da Bormioli e ci sono pure le insalatiere in coordinato che paiono perfette per mangiarci il gelato.
Che fai non le prendi?
E poi via a casa, immersi in un incubo musicale generato da un temibile cd-raccolta di one shot 80.

Per aperitivo, ci siamo fatti dieci fette di pane e nutella. E ora via, a cena dalla suocera.

I bicchieri però ora li impacchetto nel cellophan a tre strati: sarà impossibile berci, però si risparmia una sacco di soldi.
Si beve a boccia.
Simone, minimal 19:56 | commenti: commenti (1)(popup)