IndieSimo

lunedì, 31 marzo 2008 in: divertissement, musicalmente
Il termine musica indie (neologismo della lingua inglese derivato dalla contrazione del termine independent) è riferibile ad un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza, reale oppure percepita, dalla musica pop commerciale e da una cultura cosiddetta mainstream (cultura di massa), nonché da un approccio personale alla musica stessa.


Quando non so le cose mi documento.
Non abituatevici, eh.
Delle volte improvviso, invento, sparo nel mucchio: ve lo dico per non crearvi false illusioni. Sono, in certune occasioni, così abilmente cazzaro da risultare convincente persino per me stesso.

Detto questo, quando l'altro giorno davo l'anitra wc sull'hard-disk, ho scovato questa incrostazione indie di cui non ero a conoscenza.

E siccome io con le macchie non sono pratico, per usare lo smacchiatore giusto o anche solo per capire se era un'infezione benigna, sono dovuto andare sulla solita wikipedia, alla voce indie.

Si perché mica l'ho capito, così al volo, cosa volesse dire.

Parecchi si limitano a dire che tutto quello che non è commerciale, o supportato dalle grandi case di musica, è indie.

Una sorta di consolazione per tutti quei poveri cristi che non vendono (Frankie, coraggio! sei indie! è un sms che Zampaglione ha mandato al suo amico Di Gesù)(per sfotterlo, s'intende).

In realtà la definizione di wikipedia è migliore: se non sei riconducibile ad un genere predefinito, allora sei indie.

Poi su un blog ho scoperto che esiste l'indie pop, l'indie rock, l'indie folk, l'indie salsa e merengue.
Sicché a ben guardare siamo sempre dentro un genere. Anzi, parecchi generi.

Non che voglia per forza appioppargli un'etichetta, ma allora cosa deve fare uno per essere veramente indie?

Ecco il decalogo del vero artista indie:

1. Non aver mai collaborato con una casa discografica; neanche quella sotto casa gestita dal carrozziere che ti truccava il motorino.

2. Non amare visceralmente biagio antonacci, non volersi trombare la moglie di Paolo Conte, non invidiare i gran soldi di Toto Cutugno, non scrivere lettere di protesta al mucchio selvaggio per le due stelle date all'ultimo album di Tony Dallara.

3. Suonare strumenti classici, anzi pure vecchi, tipo la diamonica o il flauto di plastica arancio che sta dentro la collana "Anch'io come Van Halen" della De Agostini.

4. Gli strumenti di cui sopra suonarli in maniera anticonformista, tipo battere i tasti frustandoli col calzino o scoreggiare nel flauto (questo solo per i più esperti, o se si è almeno un duo e l'altro copre i fori).

5. Avere un abbigliamento tipo la roba dismessa di Ciaociao, usare la lavatrice a gettoni una volta l'anno per i calzini da frustata.

6. Scrivere canzoni in un linguaggio incomprensibile. Spesso inventato. In questo le flatulenze di cui sopra aiutano una cifra.

7. Essere politicamente impegnato. Dalla parte sbagliata.

8. Avere una recensione fantastica del tuo primo album, con tanto di plausi e grida al miracolo, nel blog di una vecchia conoscenza della polizia postale di vari stati europei. Che in realtà non lo ha mai sentito.

9. Fare "concerti" a casa di nonna, a casa di zia e comunque ogni qualvolta viene gente a cena.

10. Collaborare con altri grandi del tuo genere, l'amico sordo, il cane lillo, Loredana Berté. Ricevere assurde proposte da chi, come te, non sa suonare niente di diverso dalle posate sui calici.

Oh cazzo. Sono Indie.

Cara preparati, se Silvio vince si emigra in Islanda.
Simone, minimal 18:28 | commenti: commenti (7)(popup)

come ogni volta

sabato, 29 marzo 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Tu sei l'inverno in fondo al cuore
Sei l'estate che non c'è
Tu sei la via che passa dentro me

Simone, minimal 19:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Il voto è segreto (si, come no)

sabato, 29 marzo 2008 in:
Simone, minimal 17:13 | commenti: commenti (2)(popup)

Asleep on a train

venerdì, 28 marzo 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, toghe in delirio
In viaggio.

Un piccolo viaggio a dire il vero.

Verso una piccola cittadina al confine tra il mare e la terra.
Una rassegna di case basse con l'intonaco sbriciolato e la gente goffa.
Così goffa da non sapere dove sono, da non riuscire ad indicarmi la piazza principale.

"Guardi è proprio questa"
"Scusi, ma il cartello dice che si chiama in un'altro modo"
"Beh, non so cosa dirle, è questa"
"Ma anche l'altro cartello dice che si chiama piazza Garibaldi. Io cerco Piazza Curtatone"
"Senta, se non si fida.. io sono di qui e questa ha pure la scuola media Curtatone.. voglio dire"
"Si, concordo ma la piazza è un'altra"
"Faccia come crede"

Un piccolo viaggio, su un trenino a due piani e pochi vagoncini.
Col mio calvino aperto a ficcarci il naso, con gli occhiali scuri calati, ché se mi addormento non voglio si noti troppo.

Poi per le dieci e trenta ero di nuovo tornato a Rifredi.
E ora in camera riordino la musica, in cerca di qualcosa di nuovo o di molto vecchio.

Scovo Radical Face - Ghost.

Un album di gabbiani e legno che si frantuma.
Un album di silenzi e vento.
Un album che sembra un concerto in lontananza.

Colonna sonora da viaggio. Magari di quelli lunghi.

Simone, minimal 11:47 | commenti: commenti (2)(popup)

Chiude il caffé

Ci sono entrato tante volte.
E lui puntuale mi offriva queste paste assurde, tipo quell'infamissima sfoglia con la fetta di limone dentro che aveva l'aria di una punizione.

Parlava di calcio, di scommesse, di giocatori forti: parlava e mi fissava a cercare un consenso, una bella risposta argomentativa;
Ignorava la mia ignoranza in fatto di palloni di cuoio.

Eppure lui non mollava e insisteva con le sue paste al glengrant e pesto, per concludere con i pronostici (tutti) del sabato, del lunedì, del martedì di coppa, del mercoledì da leoni, del giovedì grasso, del venerdì tredici.

Tanto che alle volte, devo  confessarlo, ero sollevato quando entravo e non c'era.
Oh, seddiovole riesco a scegliermi una brioche normale, a bermi un cappuccio tranquillo senza fingere di sfogliare la gazzetta.

I primi tempi ci si fermava a pranzo, coi soci dello studio. Faceva certi spaghettini colle vongole da limonare pure il piatto.
Ma il suo granbiscotto erano le penne all'arrabbiata (sarebbero stati spaghetti, ma il popolo dei cravattati ha paura della pasta lunga): ci si inginocchiava chiedendo la mano leggera sul piccante, ma lui si sentiva lo shumacher del peperoncino.

Dopo ci voleva una bottiglia di acqua a testa, per sciogliere il bruciore.

E certe altre sere aveva voglia di fartelo lui, il caffé: era una sorta di laureato in espressologia, per cui estraeva un nettare da quella macchina che non si beveva mai.

Quasi meglio di quello che si beve a casina (quasi).

E poi stasera si scende, io e il leo (il fede aveva da fare), si ordina il solito espresso con due acque, si passa alla cassa per pagare e lui ci stringe la mano.

"ragazzi, vi saluto"

ci guardiamo interdetti.

"tra un'ora sono dal notaio, se tutto va bene, lunedì non mi vedete più"

ma poi ci tranquillizza, ci dice che riapre una locanda fuori Firenze, uno di quei posti per amici, una vecchia stalla riadattata.
E già mi immagino l'inaugurazione, con quella feroce arrabbiata fumante nei piatti o le sue vongole vischiosamente legate alla pasta.

Ti saluto così, senza un cenno alle partite: seddiovole, da lunedì niente paste al limone.

Evvai!
Simone, minimal 18:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Questa mattina

mercoledì, 26 marzo 2008 in: divertissement, fiorentinismi, fantashopping
Questa mattina ero a spasso per il centro.

Non era propriamente una giornata di ferie.
Anzi, a ben guardare ho lavorato parecchio, solo che era un lavoro frammentato, un po' come fare il parrucchiere con i cocci di uno specchio rotto.

Un frammento era alle dieci ed uno alle tredici.

Avevo tre ore di niente intorno.

Questa mattina, per tre ore, ero a spasso per il centro.

Il centro di Firenze sembra piccolo. Figurarsi gli occhi di uno straniero che ha visto Firenze solo in cartolina o sulla cartella immagini di Google.

Uno se la immagina grande, tipo, piazza SIgnoria.

Ti immagini questa piazzona enorme, tipo piazza Navona con un sacco di turisti e le monetine in una vasca di marmo a fare pozza riflettente di Palazzo Vecchio.

In effetti la Piazza è piccina. Diciamolo, e parlo da campanilista, Firenze ha un centro piccino, per un turista.

No, spezziamo una lancia, non è affatto vero.

La realtà è che i Turisti vedono il centro come un quadrilatero, da un lato gli uffizi, dall'altro piazza santa maria novella, poi il Duomo e infine Santa Croce.

Su pianta non viene proprio un quadrato perfetto, a ben vedere, ma chissenefrega: la geometria m'è sempre venuta male.

Dicevo che invece c'è un sacco di Centro che i turisti non considerano.
Prendiamo San Frediano, per esempio.
Oppure Palazzo Pitti e Boboli.

Certo, tanti turisti vedranno pure quello e il ponte vecchio, ma sembrerà qualcosa da qualche parte un po' fuori dal quadrilatero.

Una roba smontata alla rinfusa.

Ero a spasso per Piazza della Repubblica, con una borsa pesante e poca voglia di fargli vedere quanta coda c'era all'ingresso del Duomo, così sono entrato alla Edison.

Tre ore davanti e niente da fare generano inventiva.
Così, mentre ieri ero a Prato a comprare Guide per Parigi (che serviranno, molto presto) oggi ero alla Edison a comprare Calvino.

Tra l'altro Calvino costa molto meno.

L'altra sera ero sul divano e mia moglie mi descrive questo libro di Calvino. Con lei non posso fingere di averlo letto, specie se si tratta di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

Non posso mica dire che conosco il finale, che il protagonista è figo o roba simile.

Sicché aspetto il momento bono, che per l'appunto era stamani.

Mi sono seduto sulla panchina libera di piazza della Repubblica, mentre orde di turisti consideravano che anche questa è tutto sommato una piazza piccina, e l'ho aperto.

Questa mattina, dentro una Firenze piccina e compressa di turisti, mentre il sole faceva finta di esserci, io sedevo sulla panchina a leggermi Calvino.

Ora posso dire di aver fatto anche questa.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (5)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Fratelli Fornelli

Sono nato e vissuto in una casa il cui centro, il cui polo magnetico, era senza dubbio la cucina.

Mia nonna era, come nella migliore tradizione "nonnesca", una vera maestra cuoca, una di quelle che poteva fare di tutto e farlo bene.

E, come ogni maestra cuoca, cucinava tutto e non mangiava nulla.

Mia mamma ha fatto una scuola durissima sotto mia nonna: basti pensare che io ero già ventenne quando mia nonna decise che per lei era venuto il momento di poter cucinare "qualcosa" durante i suoi pranzi.

Ciò nonostante hanno tutti imparato a cucinare in tarda età.

Un segreto che mia nonna narrava solo ai poveri sconsolati incapaci di cucinare anche un panino al prosciutto, era che lei aveva imparato l'arte dei fornelli solamente dopo il matrimonio.

Sua suocera (altro Topos) sancì che il figlio non potesse giacere nello stesso talamo di una donna incapace a cucinare un flàn come si deve.

Mia nonna a stento sapeva distinguere il sale dallo zucchero, e solo dopo ripetuti assaggi.
(almeno questa è la sua versione romanzata).

Sicché la suocera indossò la divisa d'ordinanza e la condusse, otto ore al giorno, all'interno dei meandri di impasti, tempi di cottura, forni a gas, elettrici, primi secondi e antipasti, passando dai dolci.

Dopo due anni mia nonna era diventata una "discreta apprendista" (grado inventato per dare corpo al romanzo);

Il disappunto nel veder nascere un unico figlio maschio a mia madre fu quindi presto colmato da mia nonna, che aveva la vista lunga in fatto di femminismo d'autore, invitandomi a casa sua, per pranzo, con largo anticipo rispetto all'ora della scodella.

Questo mi ha permesso (oppure era un metodo usato a suo tempo dalla suocera gestapo, non è dato saperlo) di incuriosirmi per le preparazioni, per la meravigliosa magia che si nasconde dietro la farina che diventa una schiacciata alla fiorentina, per dirne una.

Gli anni passavano e i lavoretti da universitario presso un ristorante piuttosto snob mi fecero intuire che forse, sebbene la Giurisprudenza sia la seconda grande passione familiare (trasmessa però dal sangue maschile, per la maggior parte), anche tra i fornelli avrei potuto offrire qualche possibilità di sostentamento familiare.

In ogni caso aveva ragione mia nonna: la tendenza di oggi dell'uomo figo che cucina è un asso nella manica che sfoggio con sincerità, anche se, nel caso di mia moglie, non è servito a molto.

La prima cena con lei ho voluto strafare improvvisando troppo, tanto che lei, inizialmente stupita dalla mia abilità col mattarello, discretamente decise che la salvia sarebbe stata bandita dalla nostra dispensa.

La morale di questo sproloquio dai toni vagamente edonistici risiede nella tre giorni di cene e pranzi che ci attende per pasqua.

Abbiamo già cominciato le danze, scaldato il forno, predisposto gli ingredienti all'interno di ciotole anonime, neanche fossimo alla prova del cuoco, e impostato menù e modalità di presentazione dei piatti.

I meravigliosi consigli di mia moglie arricchiscono l'estetica dei piatti e colmano eventuali eccessi d'estro.

Il risultato  lo vedremo al termine della terna pasquale.

Auguri
Simone, minimal 14:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Ricominciamo

venerdì, 21 marzo 2008 in: divertissement, tecnologie, wii
E' sempre la stessa scena, quella che scorre davanti ai miei occhi negli ultimi due giorni.

Un piazzale sospeso a mezz'aria o ancorato a malapena ad una spina di roccia sperduta in qualche continente pseudoasiatico.

Un tizio vestito da torero del settecento, o una tizia con un perizoma ascellare e due cosce da Mr. Olimpia che lo farebbe dichiarare estinto persino al vecchio Holmes (e non parlo del pipaiolo, parlo di quello che preferiva l'azione);

E un ragazzotto con un bastone e l'aria di chi lo sa usare parecchio bene.

Ok, diamoci una calmata, non mi sono abbonato ad uno di quei canali satellitari zozzi.

I due sono sul piazzale volante per darsele di santa ragione; calci, mozzichi, pugni, schiaffoni.

Tutto fa brodo.

Alla fine uno dei due vince e l'altro perde.

Se va bene torna a casuccia sua pieno di lividi, se va male cade di sotto e rimbalza sul corpo di Patrick de Gagliardon.

Ma anche su questo potrei soprassedere.

Il problema è che dopo una serie infinita di botte e mazzate, date ad una serie di illustri sconosciuti con i quali perlomeno potrebbe starci, che so, un dialogo, una birretta, una partita di coppa, si arriva alla fine, si gusta la vittoria, si festeggia con gli amici (non so quali siano e nel dubbio due legnate le vogliamo dare pure a loro?) e insomma ci si gode l'happy ending.

Invece no.

Il sipario cala e il giorno dopo tutto ricomincia da zero.
Quel simpatico signore grossissimo con l'ascia si è completamente ripreso dalla caduta, mastica il femore di patrick come fosse tabacco da sputo ed è forse più incazzato di prima.

E si riprende a rotear bastoni e calci e pugni e bambambam.

ora, mi domando: sarà il caso di comprarla questa benedetta memorycard per il Gamecube o no?
Simone, minimal 10:47 | commenti: commenti (4)(popup)

Ho voglia

Ho voglia delle spiagge bianche.

Di quella sabbia fine che si fessura tra i calzini, ché dopo tocca metterci MastroLindo per lavarla via;

Ho voglia del silenzio di quei rami secchi, di qualche bottiglietta vuota che rotola sul bagnoasciuga;

Ho voglia di stenderci il cappotto, sulle spiagge bianche, di sedermi sul cappuccio in qualche modo;
Non riesco a stare con le gambe incrociate, che volete farci;

Ho voglia di respirare i tuoi capelli, quelle mani bianche che toccano tutto come fosse un clarinetto;

Di prendere la tua vecchia reflex, quella che lo scatto non lo finge;
E di stamparti su carta opaca, dentro la cornice bianca vista in Borgo La Croce l'altro ieri;

Ho voglia di prendere le ciambelle alla Coop di Rosignano, di riempirmi le mani e la bocca di granella zuccherosa;

Ho voglia di vederti leccare le dita come un'ancia del clarinetto;

Di togliermi le scarpe e poggiarle ai piedi di quei rami secchi, per poi ripensarci e correre a riprenderle prima che un gabbiano le indossi e me le porti in mezzo al mare;

Ho voglia di quel tramonto, di berlo tutto fino all'ultima gozzata, di fissarlo riflesso nei tuoi occhi, verdi come la schiuma delle onde;

Ho voglia di ridere per l'arrivo di qualche strano turista pasquale, convinto che oggi si sarebbe fatto il bagno;
Di quelli che ormai l'avevano dato per certo e ora non si vogliono tirare indietro;

E perlomeno ammollano i piedi, sorridendo spacconi agli amici più pavidi;

Ho voglia di ridere pensando al lavoro del loro otorinolaringoiatra l'indomani;

Ho voglia di ascoltare vecchie canzoni in macchina e di sentirti cantare "Le traiettorie delle mongolfiere"o "Le cose in comune";

Ho voglia di ascoltare il tuo respiro emozionato, mentre parte "Romeo and Juliet" e ripensi a quella chiesetta a San Gersolè, al mese di maggio, al profumo delle rose bianche e di quelle rosse;

Ho voglia di tornare indietro, sulla superstrada, verso casa: di sentirti parlare a sfinimento delle nostre gattine, di quanto ti piace ogni singola piega del loro volto, ogni singolo atteggiamento;

Ho voglia del tuo stupore continuo;
dei tuoi occhi spalancati e di come li socchiudi lenta, mentre mi guardi;
del tuo fissarmi, del mio imbarazzo;

Ho voglia di leggerti quel rossore che mi pervade le gote e mi fa dimenticare le pareti delle cose;

Ho voglia di rientrare a casa, dopo una giornata come questa, di sentirti cadere sul divano, di vederti incrociare le gambe in quella posizione che io non riesco a tenere;

Ho voglia di sentirti sussurrare che hai fame, che hai sonno ,che hai freddo, che farai una doccia, magari più tardi, magari domani mattina alzandoti presto, magari subito ché non ne puoi più della sabbia delle spiagge bianche, magari con me, magari senza di me che in due l'acqua è sempre troppo calda, magari.

Ho voglia di te che ti infili sotto le coperte senza metterti il pigiama, o al massimo solo i pantaloni, che giuri di toglierti tra poco il maglione e la sciarpa e i guanti, che poi ti svegli alle tre con la sciarpa i guanti e il maglione e mi racconti che sognavi di essere un pupazzo di neve dentro una sauna svizzera;

Ho voglia di sentire le gatte placarsi dopo ore di rincorsini sopra sotto e attorno al letto, di chiudere la porta di camera nostra, di sentirti sul mio petto, di carezzarti piano;

Ho voglia di chiudere gli occhi dopo averti visto girare dal lato fresco del cuscino, dopo il bacio della buonanotte, dopo la promessa di svegliarsi presto l'indomani, per fare colazione assieme con il plumcake al cioccolato del mulino bianco;

Sicuro che al mattino ti lascerò riposare sotto la trapunta bianca, quella con le rose rosse;
Con il loro profumo.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Scoperte scientifiche

mercoledì, 19 marzo 2008 in: tecnologie, roba da bloggers, astruse astrazioni
Secondo l'autorevole Prof. Pinetti, creatore del rivoluzionario macchinario reperibile presso il sito www.nonnaginoeilsuopingone.liv
Il sottoscritto sarebbe associato al Nick Ancestrale di "Caos Assassino", come documenta il certificato ivi riportato:



Ora, mentre le note di Malcom McLaren e dell'intera colonna sonora di Kill Bill mi risuona nella testa, posso affrontare più serenamente questo pomeriggio di lavoro.

(peraltro, segno del destino, ai piedi calzo proprio le onizuka tiger)
Simone, minimal 15:50 | commenti: commenti (popup)

Io non credevo che questa sera

martedì, 18 marzo 2008 in: musicalmente, romance
Al mattino, sopra un affollato autobus direzione centro, sfoglio il giornaletto di quattro pagine che mi ha donato un ragazzo mentre attendevo alla fermata.

E' una cosa carina l'esistenza di questi piccoli quotidiani gratuiti, pieni di informazioni compresse e perlopiù approssimative: a volte inutili, a volte sufficienti ad incuriosire per poi pretendere informazione vera quando la giornata volge a sera.

Tra le piccole finestre sul mondo, una nota triste, di quelle che non ti aspetti, di quelle cui non pensavo.

Un gruppo si scioglie. Un duo che cantava proprio di sere piovose e illuminazioni elettriche.

I La Crus sono arrivati al Crocevia.

Dopo l'ultimo tour, verso Natale, ognuno con il suo zaino di ricordi e le sue foto imbustate (magari alcune ancora appiccicose di nastro adesivo o colla) prenderà congedo;

Una di quelle notizie cui non rifletti, sul momento: oltretutto è parecchio tempo che non rientrano nel lettore della macchina.

E mi sono fermato a pensare che potevo guardarli di più quella sera alla stazione leopolda, quando accelleravano Paolo Conte;

E mi sono immaginato un dialogo con loro, che a momenti non li riconoscerei in viso: domande, perché, come diamine hanno imparato a suonare e perché fanno quel che fanno (facevano quel che facevano).

E mi viene voglia di rivederli, un'ultima volta.

Di applaudirli, almeno una volta.

Per poi fissare il pavimento del dopo concerto, quel letto di coriandoli e impronte umide;
Per dire che mi mancheranno.

Per sperare che tutti questi applausi li facciano risalire sul palco, almeno un'altra volta.


It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful
good luck my baby, it’s wonderful,
it’s wonderful, it’s wonderful, I dream of you…
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (5)(popup)

Insegnamo ai parlamenti a mettere le ali

Io non devo rivedere i film reazionari.

No, dico sul serio: vorrei una bella polverina che mi rincretinisce e mi rende uno di quei polemici da osteria, un borbottino, come li chiamava mia nonna.

Se la polverina costa meno di cinquanta euri a pizzico, sarei anche grato, che tengo famiglia.

Ero sul divano della cameretta, mentre mia moglie intagliava l'intero San Frediano dai piedi di balsa, quando abbiamo messo in visione "V per vendemmia", un film dove L'inghilterra domina e un tizio con la maschera e i miracle blade sotto la cintola minaccia di riportarla all'anarchia.

Che, diciamolo, è una bella cosa: forse un filino romanzato (da noi c'è chi vuole fare lo stesso, ma io Beppe Grillo con il mantello di Zorro non ce lo vedo bene, anche perché ha quell'accentone genovese che lo sgami subito) però di sicuro impatto.

Al punto che, all'esplosione della statua della giustizia, quasi mi commuovevo e volevo comprarmi i biglietti per un concerto di Silvestri.

Poi però sono sceso a bermi il caffé e sul terzo canale c'era il mago Walter che sputava fuoco sul circolo della libertà;
E c'era il circolo della libertà che ora ha organizzato le Feste dell'unità dei circoli della libertà, in cui si canta il folk della libertà e si mostra il pugno chiuso della libertà (sono tutti marchi registrati, non sapete che prezzi alla SIAE per riportarli in questo post..);

Al terzo sorso di Manaresi oro già mi era passata la voglia del vendicatore mascherato (e anche di quello mascarato).

Cerco i prezzi di un buon volo verso un'isola lontana, che vorrei si conoscesse almeno un po'.

E intanto penso a Fabi, ché lui la polvere deve averla trovata a buon mercato: quella sana magia che gli permette di scrivere canzoni leggere come una meringa.

Buon per lui.
Simone, minimal 15:52 | commenti: commenti (4)(popup)

Alpha & Omega

Alpha è seria, precisa, pulita.
Impassibile.
Poche coccole, cibo e acqua sempre pronti a disposizione, cano da lancio pronto.
Le piace essere spazzolata, con la messa in piega.

Omega è curiosa, provocatrice, un filino leccaculo, diciamolo.
Omega mangia: non importa cosa, basta quanto.
Omega non vuole essere spazzolata.

Alpha & Omega convivono da due giorni.

Sotto gli occhi stuporosi degli altri abitanti di questa casa.

Simone, minimal 12:45 | commenti: commenti (12)(popup)

Discovery Catz

Invece di fare l'abbonamento a sky, per vedere da vicino il comportamento degli orsi e dei camion dei pompieri, abbiamo deciso di prendere un secondo felino in casa;

Intendiamoci, la decisione mia moglie l'aveva presa settimane fa ed ha poi usato i suoi poteri Jedi per farmela accettare passivamente;

Così oggi abbiamo risposto ad un annuncio (non esageratamente strappalacrime, però) e siamo andati a prelevare questa gattina piccola (in realtà parecchio chiappona, ma non dovrei parlar male delle signorine)(specie in loro presenza) in un paesino vicino;

La signorina si presenta molto bene: è assai socievole, coccolona e tranquilla: in macchina, al chilometro due, già l'adoravamo;

Al nostro arrivo lei era un trattore a benzina agricola ingolfato: ronfava tantissimo, ma non faceva un metro da sola.

Il discorso difficile è però partito col nostro ingresso in casa: eravamo fiduciosi che la nostra orsa prendesse bene una compagna per passarsi le serate a sorseggiare Thé al tonno (anche perché il cano brutto, animalo di pezza, in gonnellina e cappellone fiorito sembrava un trans invadente);

L'accoglienza è stata "TI SPIEZZO IN DUE": Lorelein si è gonfiata come uno Zeppelin e le ha ripassato il pelo a zampate (e, credetemi, Ivan Drago si sarebbe nascosto sotto la gonna della grandemadrerussia..);

Di talché la martire, con l'aria di "chi cazzo me l'ha fatto fare di venire qui, ma perdavvero" si è rifugiata nella nostra cameretta, sotto ad una libreria metallica, dove vive tutt'ora, vigilata da CaronDimonio in tenuta anti-sommossa;

Abbiamo contattato l'allevamento che ci ha venduto il grizzly norvegese, la quale ci ha rassicurato: ci ha detto, prendete panini e bibite e godetevi le botte.

Ho approntato una pozza col fango, ché se due donne devono menarsi, perlomeno che sia in un ambiente idoneo.

Tutto questo non ha prezzo.
Altro che parabola.
Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (6)(popup)

Rieducational Channel

martedì, 11 marzo 2008 in: divertissement, scelte di campo, fiorentinismi
Dopo il diluvio, lentamente, riemergono tra le pozze d'acqua.

Drizzano le antenne, puntano il calore delle macchine parcheggiate da poco.

E, come le lumache, tornano a infestarle di foglietti verdi.

Maledetti ausiliari!!!!
Simone, minimal 14:29 | commenti: commenti (6)(popup)

Mii (non è Aldo Baglio)

Questi nipponici sono veramente perversi.

Non parlo di quelle cose zozzissime che disegnano nei loro fumetti, guarda.

Che pure, se pubblicassero loro Topolino, lui colerebbe sangue dal naso ogni volta che vede Minni.
E Clarabella sarebbe una sadomaso cui piace essere sellata.

No, la loro perversione è ben più sottile.

Prendiamo la Wii, ad esempio.

Tutti si logorano la vita ciucciando silicone per delle schede grafiche grandi come la Bielorussia, per sentire l'odore del Napalm durante una partitella a Call of Duty;

La wii invece è minimal.

Sulla wii spopola un gioco che si chiama Cookin' Mama. Dove non ci sono mitra, bensì padelle e battutini di carote e cipolle.

Così i giovini si avvicinano al simpatico mondo del "E' il momento di cucinare da solo, cazzo, che hai trentotto anni e la tua specialità è il pane imburrato!"

Difatti, Cookin' Mama, in giapponese, vuol dire proprio questo.

Poi c'è lo sport.
I Giappi, è arcinoto, non praticano alcun tipo di sport che non comporti dolore fisico.

A loro la fatica non basta.
Loro vogliono il sangue.

Li eccita (vedi topolino, poco sopra).

Sicché fanno il WiiSport, che ti fa durare fatica e sudare come un lama perfino nel salotto di casa tua.

Tutti che sognano il computer intuitivo, quello che non serve neanche usare il mouse o battere i tastini della qwerty.

Loro no.
Vuoi giocare a Tennis?
Devi impugnare il Wiimote e dare ceffoni ai tuoi vicini.

Perfino a panariello piace.

Ma la vera perversione erutta con la creazione dei Mii.

Il Mii è l'alterego virtuale della tua console.
Te lo puoi portare dietro, lo puoi far sfilare, lo puoi far frustare da Clarabella.
Quello che ti pare.

Dopo esserti affezionato, i cugini di Mazinga mettono su il canale concorsi; in pratica iscrivi il tuo Mii ad un concorso a tema (il MII viene appositamente creato per il concorso) e lui viene votato dagli altri utenti.

TIpo il concorso a Tema di Platone, pieno di omini con la Barba e la faccia sapiente.

Oppure, una roba veramente zozza, puoi fare il Mii che vuoi e farlo sfilare liberamente e la gente lo vede e lo riconosce.
TIpo che fai gli attori, i personaggi di South Park, Clarabella..

Ecco, detta così parrebbe una cazzata.
Invece gli infami riescono a generare dipendenza negli Artigiani Mii, che sfornano migliaia di ometti e donnette  al giorno.

Io ho creato De Niro.
Lui non cucina.
Neanche ce l'ha, una cucina, a casa sua.
Casa sua è un'armeria.
Non ha mai giocato a Call of Duty.
Si annoia.
Lo sport gli fa senso.
L'ultima volta che ha impugnato una racchetta era di quelle elettrificate estive.
La sua fulmina i bufali.
Ora lo mando a dare due o tre mazzate a Clarabella, che ci piace tantotantotanto.

Ovvediamo!
Simone, minimal 16:45 | commenti: commenti (6)(popup)

Cordata Meucci

Finalmente avere TrentaMarlboro tra i miei link serve a qualcosa!

Grazie ad una segnalazione scopro l'ingiusta ingiustizia fatta Meucci (peraltro, condoglianze alla moglie di Meucci: ho scoperto su wikipedia che è morto) da parte di quella manica di affogatori di the di Google.

Quindi mi unisco alla Cordata promossa da Corona e linko la verità storica quella vera.

Simone, minimal 14:56 | commenti: commenti (popup)

Pagherò

venerdì, 07 marzo 2008 in: divertissement, toghe in delirio
Per cominciare una giornata serena, niente di meglio di una promessa di pagamento.
Specie se la somma è consistente e proviene da personaggi con liquidità sicura.

Per terminare una giornata cominciata serena, niente di meglio che i soldi promessi in busta chiusa.
Specie se la somma proviene da uno sguardo spaventato per le tue dita protese sotto la tasca della giacca.

Adoro questo lavoro.
Quando mi pagano.
Simone, minimal 12:38 | commenti: commenti (2)(popup)

Big Brain e Dune Buggy

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, teledipendenze
un buon dieci per cento del mio cervello è in letargo.

si, sapete.. per le emergenze. tipo che mi sveglio di notte e vado in bagno, non sto a riavviare tutto il sistema.
basta quel 10% che mi consenta di scendere le scale e accendere la luce.
a volte uso solo il 7% e la luce la tengo spenta.
risparmio energetico.

poi c'è un cervello attivo, diciamo un buon 60%, che gestisce gli affetti, il lavoro, le patate in forno, l'uso di un touchpad, la forza da dosare in un gioco di golf, le marce della macchina, la frizione.

diciamo che lui è anche il cervello evoluto: quello che era bimbo, poi ragazzo, infine me stesso.
cioè un ibrido dei primi due con la memoria per le bollette da pagare.

il restante 30% è un antro cavernoso di cui non mi preoccupo, tipo l'anta del guardaroba piena di sacchi e ciabatte della doccia.
c'è, si sa. ma non occorre aprirla tutte le volte.

nel 30% si nascondono ricordi ed emozioni dimenticate.

a volte basta pochissimo per farlo ripartire.

tipo la sigla di superpiedi quasi piatti.

il cervello adulto pensa a Brecht.
ma nel restante antro cavernoso, si sente un grido: esce un ometto saltellante, con una vezzosa camicia hawaiana e un berretto da marinaio arrotolato in mano.
Canta Dune Buggy.
E dice: figofigofigofigofigofigofigofigofigofigo.

Poi, tutta la stanza profuma di toast a pizza, la mia merencena preferita del venerdì sera.
Quando avevo sopportato il bagno, lo sciampo (tre) ed erano finiti i muppets.

Come with me for fun in my buggy
Come along let's go for the hell of it
See the faces round they're all looking
Wonder if they'd like to come for a ride.

I'lI bet you anything now she's with me
There'll be no trouble
troubles around
Bet you'll never ever get away
Simone, minimal 22:01 | commenti: commenti (2)(popup)

500 pezzi

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, casini di casa, astruse astrazioni
Lunedì a Pistoia erano 21°.
Era giorno di mercato e si girava con la giacchetta all'indice e poggiata sulla spalla.

Oggi ci sono circa 5°, un vento astioso spazza le strade, ribalta i cassonetti, trita i parabrezza dei motorini e scompiglia i capelli, pure quelli impastati di gel.

Un bel giorno per cominciare un puzzle.
Simone, minimal 10:36 | commenti: commenti (popup)

Dio c'è ed è di sinistra

lunedì, 03 marzo 2008 in: musicalmente, astruse astrazioni, fantashopping
come quando tiene chiusi i negozi di articoli musicali grossi quanto il louvre, con chitarre scontate invitanti.

grazie Dio, per aver permesso a questa famiglia di arrivare, non dico a fine mese, ma perlomeno a fine di questa settimana.
Simone, minimal 13:46 | commenti: commenti (2)(popup)

Vita tranquilla

Certe serate vanno mangiate.

Come le verdure.
Passi un'infanzia a lottare contro le melanzane, poi non appena hai la patente vai al ristorante dove fanno la parmigiana migliore della zona.

Certe serate vanno mangiate, perché se rimandi ti parranno sempre più amare.

Rimandi e pensi che tanto anche le patate sono buone.

Si può vivere senza verdure, no?

Un vegetariano all'incontrario.

No è una cazzata.

Certe serate di ribollita e pappa al pomodoro vanno mangiate.
E' come il lampredotto.
Mangiatelo.

Non sapete cosa vi state perdendo.
Simone, minimal 00:57 | commenti: commenti (popup)

SanScemo

domenica, 02 marzo 2008 in: teledipendenze, astruse astrazioni
seddiovòle è finito Sanremo.

posso tornare a vedere Lost, a scoprire chi cazzo se ne va dall'isola.

perlomeno Lost è sincero: si sa che gli autori non hanno la minima idea del perché delle cose.

SanRemo si è chiuso con la solita pantomima.

Tricarico, cantando da ultimo (perché lui scoperchia la bara dopo la mezzanotte), ha rimediato il premio della critica.
Un bel metodo per tirarglielo nel groppone.

Il suo umile servo, Federico "Aigor" Moro gli ha così fottuto il terzo posto.

La Tatangelo ha fatto vedere le tette a mezza giuria (demoscopica) pur di farsi votare.

Gigi ha comprato tutti i telefonini rubati di napoli, con circa 100.000 euri di ricarica e ha passato la serata accanto a DelNoce con un sacchetto della Conad pieno di motorola V3.

In questa maniera la canzone itagliana ha trionfato in un misterioso secondo posto.

Al primo posto Giò di Tonno e Lola Ponce (il primo votatissimo dalla nostra gatta, che mi ha scaricato il telefono) che hanno fatto felicissima la Nannini.
E anche Cocciante, che così medita di fare un altro tour da 900 repliche di Notre Dame.

Grandi assenti.
Max Gazzè, simpatico, con una canzone sicuramente da podio (che risentiremo frullare in radio, sicuramente).
Tricarico (che ho già citato, ma ricito perché l'oscuro signore merita uno spazio tutto suo)(Francesco, ricordati degli amici!) che meritava la vittoria.

Vorrei dire due parole per Toto Cutugno quarto. Ma non ne trovo il coraggio.

E ora, il celebrity deathmatch tra Tiromancino e Frankie Hi-Nrg.
Segno che la sinistra italiana, se non litiga e ci ricava una figura di merda, non è contenta.

Che tristezza.
(comunque l'ingresso del disco di De André sul palco è stato un colpo di classe, poco da dire)

Plauso agli Eli, signori del festival.
Plauso a Lucilla, forse la più bella delle tre.
Certamente la più simpatica.

A breve nei negozi: Mina canta il Barbiere di Siviglia meglio di Elio e le storie tese
Prenotatelo
Simone, minimal 01:38 | commenti: commenti (3)(popup)

La vendetta dell'omino di pane ninja

sabato, 01 marzo 2008 in: divertissement, wii , casini di casa
ieri mi scadevano i punti del marcopoloexpert.
avevo 12 euri di sconto.

allora andiamo da marcopoloexpert a comprarci qualcosa, una cazzata qualunque tipo un ipod touch da 32gb, che non vuoi prenderlo con ben 12 euro di sconto?

abbiamo preso uno spremiagrumi, perdipiù neanche wireless.

poi però ci siamo lasciati sedurre da lui.
affascinante.
con la sua fascia rossa attorno alla fronte.
lui.
seduttivo.
con la sua katana a tracolla  e lo sguardo di sfida.

trasforma i nemici in marmellata.
e compie salti da mal di testa.

tremate gente.

c'è ninjabread man.
Simone, minimal 15:00 | commenti: commenti (2)(popup)