IndieSimo
lunedì, 31 marzo 2008 in: divertissement, musicalmente
Il termine musica indie (neologismo della lingua inglese derivato dalla contrazione del termine independent) è riferibile ad un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza, reale oppure percepita, dalla musica pop commerciale e da una cultura cosiddetta mainstream (cultura di massa), nonché da un approccio personale alla musica stessa.
Quando non so le cose mi documento.
Non abituatevici, eh.
Delle volte improvviso, invento, sparo nel mucchio: ve lo dico per non crearvi false illusioni. Sono, in certune occasioni, così abilmente cazzaro da risultare convincente persino per me stesso.
Detto questo, quando l'altro giorno davo l'anitra wc sull'hard-disk, ho scovato questa incrostazione indie di cui non ero a conoscenza.
E siccome io con le macchie non sono pratico, per usare lo smacchiatore giusto o anche solo per capire se era un'infezione benigna, sono dovuto andare sulla solita wikipedia, alla voce indie.
Si perché mica l'ho capito, così al volo, cosa volesse dire.
Parecchi si limitano a dire che tutto quello che non è commerciale, o supportato dalle grandi case di musica, è indie.
Una sorta di consolazione per tutti quei poveri cristi che non vendono (Frankie, coraggio! sei indie! è un sms che Zampaglione ha mandato al suo amico Di Gesù)(per sfotterlo, s'intende).
In realtà la definizione di wikipedia è migliore: se non sei riconducibile ad un genere predefinito, allora sei indie.
Poi su un blog ho scoperto che esiste l'indie pop, l'indie rock, l'indie folk, l'indie salsa e merengue.
Sicché a ben guardare siamo sempre dentro un genere. Anzi, parecchi generi.
Non che voglia per forza appioppargli un'etichetta, ma allora cosa deve fare uno per essere veramente indie?
Ecco il decalogo del vero artista indie:
1. Non aver mai collaborato con una casa discografica; neanche quella sotto casa gestita dal carrozziere che ti truccava il motorino.
2. Non amare visceralmente biagio antonacci, non volersi trombare la moglie di Paolo Conte, non invidiare i gran soldi di Toto Cutugno, non scrivere lettere di protesta al mucchio selvaggio per le due stelle date all'ultimo album di Tony Dallara.
3. Suonare strumenti classici, anzi pure vecchi, tipo la diamonica o il flauto di plastica arancio che sta dentro la collana "Anch'io come Van Halen" della De Agostini.
4. Gli strumenti di cui sopra suonarli in maniera anticonformista, tipo battere i tasti frustandoli col calzino o scoreggiare nel flauto (questo solo per i più esperti, o se si è almeno un duo e l'altro copre i fori).
5. Avere un abbigliamento tipo la roba dismessa di Ciaociao, usare la lavatrice a gettoni una volta l'anno per i calzini da frustata.
6. Scrivere canzoni in un linguaggio incomprensibile. Spesso inventato. In questo le flatulenze di cui sopra aiutano una cifra.
7. Essere politicamente impegnato. Dalla parte sbagliata.
8. Avere una recensione fantastica del tuo primo album, con tanto di plausi e grida al miracolo, nel blog di una vecchia conoscenza della polizia postale di vari stati europei. Che in realtà non lo ha mai sentito.
9. Fare "concerti" a casa di nonna, a casa di zia e comunque ogni qualvolta viene gente a cena.
10. Collaborare con altri grandi del tuo genere, l'amico sordo, il cane lillo, Loredana Berté. Ricevere assurde proposte da chi, come te, non sa suonare niente di diverso dalle posate sui calici.
Oh cazzo. Sono Indie.
Cara preparati, se Silvio vince si emigra in Islanda.
Quando non so le cose mi documento.
Non abituatevici, eh.
Delle volte improvviso, invento, sparo nel mucchio: ve lo dico per non crearvi false illusioni. Sono, in certune occasioni, così abilmente cazzaro da risultare convincente persino per me stesso.
Detto questo, quando l'altro giorno davo l'anitra wc sull'hard-disk, ho scovato questa incrostazione indie di cui non ero a conoscenza.
E siccome io con le macchie non sono pratico, per usare lo smacchiatore giusto o anche solo per capire se era un'infezione benigna, sono dovuto andare sulla solita wikipedia, alla voce indie.
Si perché mica l'ho capito, così al volo, cosa volesse dire.
Parecchi si limitano a dire che tutto quello che non è commerciale, o supportato dalle grandi case di musica, è indie.
Una sorta di consolazione per tutti quei poveri cristi che non vendono (Frankie, coraggio! sei indie! è un sms che Zampaglione ha mandato al suo amico Di Gesù)(per sfotterlo, s'intende).
In realtà la definizione di wikipedia è migliore: se non sei riconducibile ad un genere predefinito, allora sei indie.
Poi su un blog ho scoperto che esiste l'indie pop, l'indie rock, l'indie folk, l'indie salsa e merengue.
Sicché a ben guardare siamo sempre dentro un genere. Anzi, parecchi generi.
Non che voglia per forza appioppargli un'etichetta, ma allora cosa deve fare uno per essere veramente indie?
Ecco il decalogo del vero artista indie:
1. Non aver mai collaborato con una casa discografica; neanche quella sotto casa gestita dal carrozziere che ti truccava il motorino.
2. Non amare visceralmente biagio antonacci, non volersi trombare la moglie di Paolo Conte, non invidiare i gran soldi di Toto Cutugno, non scrivere lettere di protesta al mucchio selvaggio per le due stelle date all'ultimo album di Tony Dallara.
3. Suonare strumenti classici, anzi pure vecchi, tipo la diamonica o il flauto di plastica arancio che sta dentro la collana "Anch'io come Van Halen" della De Agostini.
4. Gli strumenti di cui sopra suonarli in maniera anticonformista, tipo battere i tasti frustandoli col calzino o scoreggiare nel flauto (questo solo per i più esperti, o se si è almeno un duo e l'altro copre i fori).
5. Avere un abbigliamento tipo la roba dismessa di Ciaociao, usare la lavatrice a gettoni una volta l'anno per i calzini da frustata.
6. Scrivere canzoni in un linguaggio incomprensibile. Spesso inventato. In questo le flatulenze di cui sopra aiutano una cifra.
7. Essere politicamente impegnato. Dalla parte sbagliata.
8. Avere una recensione fantastica del tuo primo album, con tanto di plausi e grida al miracolo, nel blog di una vecchia conoscenza della polizia postale di vari stati europei. Che in realtà non lo ha mai sentito.
9. Fare "concerti" a casa di nonna, a casa di zia e comunque ogni qualvolta viene gente a cena.
10. Collaborare con altri grandi del tuo genere, l'amico sordo, il cane lillo, Loredana Berté. Ricevere assurde proposte da chi, come te, non sa suonare niente di diverso dalle posate sui calici.
Oh cazzo. Sono Indie.
Cara preparati, se Silvio vince si emigra in Islanda.
Simone, minimal 18:28 | commenti:
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