umidità e ritardi

si sente respirare, questa umidità.

se ascolti puoi udire quel rimbalzare lieve di piccole onde, di piccole, tantissime onde.

le onde rimbalzano tra le particelle di ossigeno e un sacco di altra roba che forse non dovrebbe esserci, nell'aria.

e le onde divengono gocce sulla fronte. sono gocce piatte, scivolose.

le sfiori e si infrangono. le sfiori e si moltiplicano.

scendono, seguono il contorno degli occhi, diventano valanghe.

poi si radunano, si ritrovano sull'alto labbro, alle pendici del naso.

le togli, si riformano.

le togli anche dal mento. rinascono.

ed ascolti.

si sente respirare questa umidità.

la chiamano estate.

arriva in anticipo.

il condizionatore no: l'abbiamo ordinato il 2 di Maggio.

arriva in ritardo.

stronzi.
Simone, minimal 22:34 | commenti: commenti (6)(popup)

Sunday afternoon

domenica, 25 maggio 2008 in: scatti, musicalmente, romance
here are times that walk from you like some passing afternoon
Summer warmed the open window of her honeymoon
And she chose a yard to burn but the ground remembers her
Wooden spoons, her children stir her Bougainvillea blooms

There are things that drift away like our endless, numbered days
Autumn blew the quilt right off the perfect bed she made
And she's chosen to believe in the hymns her mother sings
Sunday pulls its children from their piles of fallen leaves

There are sailing ships that pass all our bodies in the grass
Springtime calls her children 'till she let's them go at last
And she's chosen where to be, though she's lost her wedding ring
Somewhere near her misplaced jar of Bougainvillea seeds

There are things we can't recall, blind as night that finds us all
Winter tucks her children in, her fragile china dolls
But my hands remember hers, rolling 'round the shaded ferns
Naked arms, her secrets still like songs I'd never learned

There are names across the sea, only now I do believe
Sometimes, with the windows closed, she'll sit and think of me
But she'll mend his tattered clothes and they'll kiss as if they know
A baby sleeps in all our bones, so scared to be alone

(Iron & Wine - Passing Afternoon)

Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (2)(popup)

MontMartre

Alle ore 10:21, con 9 minuti di anticipo, l'aereo proveniente da Pisa atterrava all'aeroporto D'Orly, a 14 chilometri da Parigi.

Pochi minuti dopo i passeggeri ingombravano lo stretto corridoio tra le file dei sedili per scendere ordinatamente.

Nello stesso istante, in Rue De Trois Féres, al 18eme arrondissement, un gruppo di turisti si fermava all'angolo con Rue de Tholozé.
La guida indicava una casa bianca, con vetri puliti e senza tende.
Il gruppo di turisti con la bocca ovale per lo stupore, scattava furiosamente foto prive di significato.

Sono le ore 11:00 mentre due passeggeri del volo che da Pisa è atterrato ad Orly con 9 minuti di anticipo entrano all'hotel Confort, un due stelle afoso.
Il receptionist, pizzettato francese dalle gote rubiconde e il sorriso distorto dice di lasciare i bagagli in una stanzetta afosa quanto la hall.
La stanza sarà pronta verso le 14:00.

I due passeggeri, neanche 15 minuti più tardi, escono dal Confort Hotel, transitano sotto la casa bianca dai vetri puliti e passano oltre.

Nello stesso istante tre giovani ragazze francesi, con alcuni palloncini colorati bianchi e arancio, stendono tovaglie e vettovaglie sull'erba in declivio al centro della scalinata del Sacre Coeur.
E attendono qualcuno.

I due passeggeri del volo Pisa-Orly, Simo e Pru, giungono sulla Butte, la collina di Montmartre.
Dopo un Croque Madame (un toast con uovo in allegato) si stendono al sole del prato in declivio sotto al Sacre Coeur, felici di questo primo giorno a Montmartre.

Pochi minuti più tardi, tre giovani ragazze con palloncini legati agli spallacci dei propri zaini, raggiungono la tovaglia e le vettovaglie, salutano chi le stava attendendo e si stendono tra il verde di Montmartree i palloncini bianchi/arancioni.

Poco sopra di loro, Simo e Pru riposavano scattando foto bianche/arancioni di Montmartre.

E' la sera del 18 maggio, a Parigi c'è un fresco vento e odore di pioggia.

Sono da poco passate le nove, sono da poco passati dei turisti sotto la casa bianca dai vetri puliti.
Simo li vede, dal terrazzo del quinto piano della camera numero 54 del confort hotel.

Sono da poco passate le nove: Simo e Pru lasciano il Confort Hotel per salire sulla Butte.

Nello stesso istante un pianista squattrinato attacca a suonare al Tir Bouchon, piccola creperie dietro Place Du Tertre.

Pochi minuti più tardi, attirati dalle note squattrinate del pianista, Simo e Pru entrano nel locale rosso, avvolto di pareti di biglietti dei vari clienti, chiamato Tir Bouchon.

Un cameriere cordiale ricorda a Pru come si chiamano "Forchetta e Coltello" in francese.

Pru sorride e Simo ordina una Crepe ai tre formaggi. Anche una Leffe.

Fuori dal locale, poco distante, un capellone rossiccio verga un contrabbasso.
Ne esce Sound of Silence.

Dopo la delusione della cena del diciassette,  in cui un  locale ingrato li aveva respinti, Simo e Pru decidono che il giorno successivo avrebbero mangiato Fondue a la Bourgugon.
Non sicuri di come si scriva, ma abbastanza certi di come si prepari.

Il giorno dopo, alla stessa ora, Simo e Pru sono dentro la Butte de Ville; all'ingresso vengono accolti da tre generazioni differenti: una giovane cameriera di origini campane, sua madre e sua nonna, una tenera vecchina che spilucca prugne senza nocciolo, nativa di Montmartre.

Venti minuti più tardi, Pru frigge il suo primo pezzetto di carne nell'olio bollente della Fondue.

Venti minuti più tardi Pru scopre "la cottura perfetta" del pezzettino di carne.

E' il giorno 20.

E' martedì.

Sono le 16:10 mentre Pru e Simo escono con il loro bagaglio a mano dal numero 16 di Rue Tholozé, fissando con sospetto la casa bianca dai vetri puliti.
Pochi minuti più tardi il sospetto finisce dentro una fetta di Tatìn ed una di Flan.

Consapevoli di essere sulla rotta di rientro, Simo e Pru salutano la Butte, ci lasciano un foglietto, appeso ad una trave del Tir Bouchon.

E si dicono: torneremo presto.

Sono le 16:15 mentre MontMartre saluta i due strani abitanti del quinto piano del num.16 di Rue Tholozé: quelli che non conoscevano il significato della casa bianca dai vetri puliti.

Ma conoscevano ben altro.

Simone, minimal 17:19 | commenti: commenti (3)(popup)

In volo

venerdì, 16 maggio 2008 in: romance, valigie in tasca
pochi giorni dopo il matrimonio, con ancora il riso tra le coperte (colorato, oltretutto..) scrivevamo da un improvvisato internet point dell'aereoporto di Firenze.
direzione Amsterdam.

beh, sapete, la cosa ci è piaciuta. A me poi è sempre garbato parecchio quando si rulla sulla pista e poi l'aereo butta tutto il carbone nei motori.

anche questo ci ha spinti a insaccare tutti i vestiti e svolazzare sui tetti di Parigi per qualche giorno.

giusto il tempo per vedere Montmartre, per sfuggire agli improvvisabili pittori, per mangiare baguette senza scopo, deridendo les italiens.

o magari travestendoci da turisti infrattati ad Eurodisney.

insomma, tra alcune ore (non troppe) decolliamo per festeggiare il nostro primo anno di Matrimonio.

stasera metto riso tra le coperte (non colorato, magari..)

e attendo di buttare tutto il carbone nel mio cuore.
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (6)(popup)

Adulte Adolescenze

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Dice che è una cosa strana: ha atteggiamenti adolescenti su questioni "cresciute".

Le chiedo di spiegarsi e mi risponde che in adolescenza si estremizza tutto: un'amicizia è fondamentale, il primo amore è imprescindibile, una canzone pare sia il fulcro del nostro universo, fatto di scadenze fisse, di scuola, di dopo-scuola e di genitori.

Poi si cresce e passa, ma resta la tendenza all'estremizzazione, per cui è un dramma non avere la scarpiera (penso, non le ho chiesto un esempio preciso..) è un dramma avere la casa che esplode di roba e metterci due giorni a renderla appena presentabile, e metterci tipo un'ora a farla esplodere di nuovo.

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Lei parla e sullo schermo c'è una puntata di "Gigì" (credo si pronunci sgisgì), una bambina con un cane blu e un pupazzo rosa, figlia dell'ennesima principessa di un qualche pianeta lontano, con i capelli rosa e una bacchetta che la fa diventare adulta in un lampo.

Sgisgì con una giravolta e una magia salta a piè pari l'adolescenza inquieta e si trasforma in una ventenne.
Di colpo è posata, intelligente, matura e responsabile.

Sgisgì però tenta di risolvere grandi problemi con la magia: il cartone animato  ha funzione educativa e la narrazione ci fa comprendere che la magia è bella, ma per far girare il mondo occorrono altri valori e olio di gomito.

Allora Sgisgì torna bambina, e la principessa che la spia come una telecamera del Grande Fratello è contenta perché ha imparato un'altra lezione di vita.

Nessuno si preoccupa che a dieci anni la bambina dai capelli rosa parli con un cane blu.

Nessuno si preoccupa che il cane blu risponda.

Sono sul divano e, mentre Pru mi confessa le sue adulte adolescenze, guardo Sgisgì e penso che magari è così per tutti.

Magari la gente non lo dice, però, quando cresce, le inquietudini adolescenziali restano.

Magari diventano adulte, ma restano.

Solo a Sgisgì non resteranno. Lei passerà dall'infanzia alla menopausa in un baleno.
Lei e quel cane blu con l'aria saccente.

Chissà cosa è meglio: avere adulte adolescenze o essere adulti e basta.

Stasera ne parlerò col cano brutto.

E magari faremo una magia.
Simone, minimal 12:16 | commenti: commenti (6)(popup)

Visioni

lunedì, 12 maggio 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, astruse astrazioni
Abbiamo visto, di notte, quasi tutto Heima.

Heima, in islandese, significa "a casa".

E' una parola molto versatile, tipo che se ti chiedono "dove vai?" "Heima" "EH???" "Puppa!"

Si è una parola versatile e confortante.

Heima è un film, ma soprattutto una srie di concerti che i Sigur Ros hanno dato nel loro paesello natio dopo il tour mondiale del 2006 (tour con tappa a Ferrara, noi c'eravamo).

Heima è un film pieno di Islandesi che si radunano nei campi, accendono i fuochi e cantano le canzoni islandesi.

Tra l'altro deve essere bellissimo capire cosa dicono i Sigur Ros.

Gii islandesi sono biondi e coi capelli lunghi.

Uomini, donne, bambini, gatti, cani, alci.

Tutti biondi e con i capelli lunghi.

Pure quelli con i capelli corti hanno in realtà i capelli lunghi. Solo che a Settembre loro hanno caldo e li lasciano a casa.

Heima.

Di notte, con la velux di camera aperta e queste immagini scolpite nel vento e questo suono infinito, ci si sentiva anche noi un po' con i capelli lunghi e biondi.

Pru di più per via che lei ce li ha perdavvero, i capelli lunghi e biondi.

Voglia di Islanda.

Voglia di chiamarla casa.

Heima.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Un piccolo minuto di silenzio

venerdì, 09 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, termopolitica, scelte di campo
29 anni fa, esploso vicini ai binari di un treno, moriva un giovane che aveva dedicato la sua cultura, la sua intelligenza ed il suo amore per la libertà alla lotta contro una ipocrisia.

Questo ragazzo infatti non era giudice, non era un poliziotto incorruttibile o un vendicatore mascherato.

Era solo uno che vedeva le cose per come erano e non per come si dovevano vedere.

29 anni fa moriva Peppino Impastato.

Alla notizia, il ministro Calderoli ha detto: "chi?"

Simone, minimal 15:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Gite Domenicali

domenica, 04 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, fiorentinismi
Ci sono posti a Firenze in cui non sono mai stato.

Non me ne faccio certo un cruccio, tipo che non ci si dorme la notte e ci si sente in imbarazzo con i cinesi, ché loro magari li hanno visti tutti, i posti a Firenze.

Ci sono posti a Firenze che so. So che stanno a Firenze, li conosco.
Li ho visti in qualche film ad esempio.

Tipo che non sono mai stato in cima al campanile di Giotto, ecco.
E magari invece mezza Cina c'ha una foto con tutta la famiglia sulla torre.

Io no, non ci sono mai stato.

Dei giorni penso: oggi salgo sulla torre. Poi mi fa una gran fatica, vedo tutti quei cinesi in coda.
No, via. Mi passa la voglia.

Ci vadano loro, in cima alla torre. Poi semmai vado sui myspace cinesi e mi scarico le foto.
Però ci sono altri posti che è un peccato non vederli mai.

Allora aspetti il momento giusto, la giornata non troppo calda, quella in cui un po' fa fatica e un po' no.
Più no.

Sicché stamani, verso il tocco (ho scoperto su un blog che solo da noi si dice "il tocco" per dire "le una del pomeriggio") prendo Pru, gli dico "vestiti".
Lei non aveva tanta voglia di uscire; stava con le pantofole (io no e anzi gliele rubavo per non girare scalzo per casa) sul divano a guardare la tv.

Però sono stato particolarmente convincente stavolta.
Quindi ci siamo ritrovati in macchina, con la Nikon carica.

Oh, io non lo sapevo dove portarla, sul momento.
Volevo improvvisare.
Senza sfigurare, ché Pru è esigente: se la frego e la porto in un posto sfigato è carina, non mi dice "che schifo" però si capisce perché dopo un po' è subito stanca.

Allora mi è venuto in mente Amici miei.
L'atto secondo, quando il povero Mascetti, dopo una litigata con i suoi compagni di zingarata, usciva da un parco e si sentiva male.

Quel parco, a pochi passi da casa nostra io non l'ho mai visto.
Vai, ganzo.

Siamo atterrati in cima a via Trieste quasi per magia, incastrando la macchina davanti a un SUV grosso come la Cina (non me ne vogliano i cinesi, oggi mi vengono in mente solo loro..).

Ho portato Pru al Giardino dell'Orticultura. Io credevo lo avessero fatto i medici.
Di solito a Firenze è così: se una cosa è bella, l'hanno fatta i Medici.

Invece Pru, a cazzotto, dice "guarda, la serra sarà al massimo del 1870".
La didascalia infatti riporta "costruita nel 1860". Ha sbagliato di 10 anni.

Come farà, mi domando.

Abbiamo passeggiato in mezzo al verde, al silenzio, alle famiglie con il telo steso ed il libro aperto, a persone in cerca della tintarella cittadina, a bambini che ridevano.

C'è un drago in testa a questo parco.
Un drago di pietra con la barba di edera.

Ho fatto le foto, c'è perdavvero.

Ci siamo inseguiti a colpi di scatti.

Ad un certo punto Pru ha detto "non mi sento tanto bene" ed io ho pensato di averla portata in un posto un po' così..
Ma poi è rimasta, si è sentita meglio; le piaceva così tanto che vuole tornarci.
Magari con la sua amica GIulia, se viene il fine settimana; O forse da sola, con i suoi libri sottobraccio.

A fissare il drago e la serra dei Medici fatta nel 1860.

Prima di andare, all'ombra, ho scattato una foto verso il campanile di Giotto.
Ciao cinesi. Stiamo qua.

Italia - Cina 1-1
Simone, minimal 22:54 | commenti: commenti (6)(popup)

L'amore stupisce

venerdì, 02 maggio 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Perché l'amore è un segreto,

ma io non ve lo dirò.

Perché l'amore è un segreto

ed essendo un segreto io non lo so..


Simone, minimal 11:30 | commenti: commenti (popup)

Primo Maggio

Aria di musica in casa.

Dopo il pranzo del Primo Maggio a casa della suocera di mia moglie (che quindi, tecnicamente, è mia madre) siamo usciti pieni di entusiasmo, con la voglia di camminare, di respirare la primavera, di sentire il respiro dell'erba, di ballare nelle piazze e gridare w fernandez.

"Simo, secondo me piove.."

".. mm.. tra quindici minuti comincia il concerto.. andiamo a casa e ce lo registriamo?"

"presa!"

sul divano, ballando e cantando, con i bluebeaters che abbiamo visto da pochi metri di palco, trenino con Piero Pelù che canta Revolution, emozionciona quando Santamaria intona "While My Guitar Gently Weeps".

Pru strofina il clarinetto, riportando a galla emozioni e ricordi.

Io strofino la chitarra, o meglio la strimpello, dietro al variegato palco del primo maggio.

Festa insolita. Non siamo in piazza, coi fazzoletti.

Ma siamo col cuore dentro questa giornata dei lavoratori.
Più di molte altre volte.

Ed ho incollato la mia busta di corde sul moleskine.

Ricomincia.
Simone, minimal 19:32 | commenti: commenti (2)(popup)