Sanremo 59

sabato, 21 febbraio 2009 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni
Gli autori si devono essere sbagliati.
Bisogna capirli, la matematica è arte astratta in un mondo che non conosce tutte le consonanti e ha perso l'uso di svariate coniugazioni.

Sicché quando hanno letto 59, han pensato di dover chiamare quelli del '59.. di Sanremo.
Fortunatamente la maggior parte è schiattata sennò la scala del palco dovevano attrezzarla con la poltroncina per disabili.

Nonostante tutto Al Bano è riuscito a venire: non è bastato recintare tutta la puglia e picchettarla con la guardia di finanza: deve essere uscito da un trullo, a notte fonda.

E' venuta pure la Zanicchi: le avevano dato un posto da Europarlamentare apposta, per disperazione; stai all'estero e restaci.
Ma lei nulla.

Oh, pure la Patty Pravo hanno riesumato: (il termine è perfetto visto che canta di lei che tra poco morirà e raggiungerà il suo amato nel Piper del paradiso) la patty che ormai sembra uscita dall'area 51, a forza di allungarle gli occhi arriveranno dietro la testa e ci fermerà i capelli.
La patty con le sue camicie vedo-non vedo-ocazzovedocheschifocopriti.
Va bene bruciare i reggiseni, ma fai scorta prima.

E il trio Ghinazzi-belli-Dour? ce lo volevamo infliggere proprio?
Questa è politica scorretta, ve lo dico io: dopo il primo ascolto ero un po' più d'accordo con Maroni.
Per non dire che sembravano una confezione scaduta di Ringo-Boys.

Fausto Leali. Ora, fausto porta una canzone in cui parla dei suoi litigi col figlio (che ormai avrà quarant'anni portati male); pensarci prima no?

Vabbé, uno dice c'è sempre una fetta nostalgica di Sanremo, ma poi ci sono i nostri autori attuali.

Ovviamente non consideriamo i musicisti bravi, tipo gli Afterhours. Quelli fate finta che non ci siano.
Difatti li hanno tolti subito; pareva un errore, un refuso di stampa.

Non consideriamo Tricarico, che hanno preso perché ancora non hanno capito se è di Al-Quaeda oppure no.
Nel dubbio lo prendono, per tenerselo buono.

Masini: considerare Masini giovane è come dire che il Parmigiano è un formaggio fresco.
Si è presentato con un look alla Homer Simpson, doppiato da Tonino Accolla e la pancia di birra.
Carriera musicale insolita: Le ragazze sono tutte puttane, vaffanculo tutti, l'unica decente ce l'avevo ma poi si è messa con uno stronzo (anche perché io mi drogo), l'unica amica è una che il babbo la pesta e io al massimo la porto al pronto soccorso.
Questo è Masini.
Oggi viene a Sanremo e cosa dice: è colpa dell'Italia. Mica sua che è un pirlone. No, è l'Italia che è una merda.
Piove governo ladro.
Non è una canzone: è un consiglio del suo terapista; Marco non è colpa tua, è colpa di tutto il resto del mondo.

E arriviamo alla nota dolente del festival numero 59 (quello presentato da Raimondo vianello): Povia.
Tanto per cominciare basta con la polemica su questo Luca: diciamo chiaramente che Luca ne ha fatte di peggio.
Faceva i festini con la Silvia Salemi a casa sua, si drogava, picchiava la gente.
Diciamolo: da quando era Gay si era fatto più garbato; puliva casa, si vestiva elegante e organizzava cene culturalmente interessanti.
Poi è arrivato il terapista di Masini a dirgli che invece era tutta colpa della Mamma e del Babbo che beveva.
Sicché Luca ha ricominciato coi festini, dove ha conosciuto una ragazza del Moige e ora vivono felici e contenti.
La canzone non è fastidiosa: E' Povia che non si tollera; lui con le faccette e la gestualità di un venditore di tappeti.

Chiudiamo con due note dolenti: Sal Da Vinci e i Gemelli Diversi.

Il primo, a dimostrazione che la camorra è ancora potente e ha in mano il televoto (i quadretti che scorrevano dietro Povia non erano suoi.. erano le foto dei familiari della giuria con un cartellone: serenità è meglio di felicità; vota Sal e stai sereno.)
Non a caso è intervenuto D'Alessio: lui non ci mette neanche più la faccia ormai, basta che si senta il suo nome, come Al Capone.

I Gemelli Diversi mi han fatto tristezza: Il fratello di J.Ax che tutti pensano sia quello biondo e invece è quello che ha 82 anni e canta col cappellino di Jovanotti degli esordi.
Ieri sono venuti con la banda di paese.
Guardate io, se fosse passato il loro numero di conto corrente, qualcosa gliel'avrei dato.

No, questo Sanremo si è retto solo sulle nuove proposte, che hanno osteggiato in tutti i modi, facendole cantare alle due di notte, in versione ridotta, con degli sponsor che volevano fare i presenzialisti a tutti i costi.
Ha vinto una svitata incredibile quale Arisa con sincerità.
ecco siamo sinceri: sotto quel trucco c'era il terapista di Masini.
Simone, minimal 12:13 | commenti: commenti (3)(popup)

giorno perfetto

tiriamo le tende più scure,
vivendo nel tepore artigianale che l'oscurità regala alle coperte di lana.

indossiamo i calzini più caldi, quelli con la gomma per non scivolare anche in assenza di pantofole migliori.

leggiamo romanzi intelligenti,
guardiamo film musicalmente appaganti,
serie televisive coinvolgenti che regalano numerose pause da biscotto.

mangiamo cibo improvvisato, che si regge su un tovagliolo di carta e si prepara da solo.

ridiamo delle giostre feline che ruotano senza fine per la casa,
tra nuvole di pelo e lo sfrigolio dei tessuti attraversati dai loro passi felpati.

sbirciamo da una finestra il sole, e compiaciamoci immaginando di girare per le campagne a coglier girasoli.

facciamo un raccolti di tulipani con la mente,
in attesa che la tisana diventi tiepida.

facciamo scivolare il miele dal cucchiaio e ipnotizziamoci col suo lento movimento gravitazionale.

baciamo le nostre labbra ogni volta che ci va, senza alcuna interruzione.

facciamo l'amore con il massimo piacere, mordendoci le labbra senza farsi troppo male, ma soffrendo abbastanza da ricordare.

e dimentichiamoci l'ora e il mondo esterno, fino a domani, fino a lunedì.

anzi, scordiamo i giorni della settimana.

dilatare il tempo fino a privarlo di significato, se non l'astratta scadenzialità dei bisogni fisici e dei desideri imperativi.

e amiamo ogni giorno come questo, perché sono sempre troppo pochi.
e sempre più rari.
Simone, minimal 12:44 | commenti: commenti (popup)

un malato di cuore

venerdì, 13 febbraio 2009 in: romance, esperimenti letterari
oltre i silenzi di un mattino comune, si annida un malato di cuore.

E' un uomo come tanti, potresti essere tu, o un amico, un conoscente.
Quel simpatico vecchietto che ti sorride sul marciapiede.
Un venditore di rose tascabili.
L'uomo d'affari vestito coi suoi guadagni.

Lo immagini giovane e povero, sul traballante motociclo dei primi anni 90.
Coi capelli confusi come le sue idee.

Ma poi gli anni passano e lui cambia i vestiti e il barbiere: resta sempre un malato di cuore.

lui ti sorride e dentro ha una foresta di emozioni che ricorda talvolta, o che ha in testa troppo spesso per dar loro il giusto peso.

Il malato di cuore ha bisogno di un rituale.

A tutti i malati di cuore hanno regalato un giorno dell'anno.

Lo hanno reso chiassoso come la carta da regalo: musicalmente arrogante e forse pure pretestuoso.

Ma il malato di cuore è il vecchietto che ti sorride dal marciapiede, sordo allo stropiccio del pacchetto e malato del suo contenuto.

Persino l'uomo d'affari non bada al pacchetto, ricordando quando il tessuto del suo portamonete era ben più costoso del suo contenuto.

E il venditore di rose, beh.. lui vende la sua stessa malattia, ogni giorno.

Il malato di cuore vive tutti i giorni come quello stropicciante giorno di febbraio: li ama tutti e poi ripensa al suo motociclo scassato di desideri e sorride come un vecchietto sul marciapiede.
ti vende una rosa, ti vende la sua malattia, il suo stesso vestito: come un amico.

il malato di cuore non lo riconosci mai.

perché sei malato come lui.
Simone, minimal 18:45 | commenti: commenti (popup)

Aperitivo con Peppone

martedì, 03 febbraio 2009 in: divertissement, scelte di campo, astruse astrazioni
Non sono mai stato un virtuoso dell'aperitivo, io.
Ale per esempio è un maratoneta della nocciolina: riesce a raggiungere l'arachide anche nei locali di soli dinosauri carnivori (sospetto sia una rotula di talpone-nano, ma lui dice è saporitissima, provala daidai)

Io al massimo ingollavo una patatina pai di quelle classiche, col solo 10% di patata e l'olio cristallizzato.

anche per questo ho sempre tenuto a bada questi incontri cerimoniali che avevano l'unico fine di rovinare la cena.

ammetto di aver dato una svolta rapida con l'innovazione (oggi la regola) di trasformare l'aperitivo in una vera e propria cena sontuosa.

la prima volta al Kitch (locale nei pressi di piazza beccaria) rimasi scioccato: c'era il branzino ai ferri e le melanzane sottolio.

pareva una comunione in Calabria.

questa scoperta ha trasformato i miei ultimi rintocchi universitari, unti con l'introduzione del White Russian (mescolone fantastico molto pubblicizzato da "The Big Lebowsky"): l'aericena era un must, un modo di aggirare la fastidiosa convenzione sociale della tavola apparecchiata.

poi, col senno del lavoratore e con la tipica pigrizia dell'alcova familiare, sono ritornato al piacere della tavola per due con la candela ad illuminare piatti piani.

Quindi ero scettico di fronte all'aperitivo di stasera, per la presentazione di un candidato a Sindaco di Firenze.

Sono però nella fase in cui gli incontri sociali vanno ripresi, foss'altro per portare a casa la pagnotta.
Discorso forse immorale, ma almeno commestibile.

La vera sorpresa è stato l'ambiente: un appartamento all'interno di un grosso condominio poco fuori dal centro, utilizzato da un sindacato lavoratori.

Dentro la stanza più grande (tipo trenta metri quadri) stipati come nel 14b la mattina, c'era il fior fiore della "vera" sinistra italica.

Gente che urlava perché ormai loro, un partito, non ce l'hanno neanche più.

Gente che festeggiava a pane casereccio e prosciutto crudo, presi colle mani.

Uno aveva pure il fazoletto al collo e cantava canzoni patriottiche.

Di fronte a questa folla di altri tempi, un giovanile candidato sciorinava frasi ad effetto (con l'amico che lo stemperava.. "è un po' democristiano.. capitelo..") sul valore che questa città deve ritornare ad avere.

Ed io, tra un bicchiere di vino versato dal fiasco e una fetta di salame buono, mi sentivo un po' a brescello.. e temevo arrivasse Don Camillo a farci una tirata d'orecchi.

Ma poi ho pensato ai miei aperitivi:
da quelli con le noccioline perdute a quelli con l'ammazzacaffé tuttoincluso.

oggi sono da pane e salame in un circolo arci.

cazzo se sono vecchio.
Simone, minimal 23:12 | commenti: commenti (1)(popup)

Il Gioco Dell'angelo

lunedì, 02 febbraio 2009 in: per una sberla di libri
casomai mi scordassi.

il gioco dell'angelo, Carlos Ruiz Zafon.

se non l'avete compratelo, prendetelo in prestito, rubatelo.

se l'avete leggetelo.

se l'avete letto, avete fatto bene.

tutto qui.
Simone, minimal 13:54 | commenti: commenti (2)(popup)

Cose da fare (domani)

lunedì, 02 febbraio 2009 in: tecnologie, casini di casa
urge manutenzione di questo blocco bianco.

a lato si è accumulata una serie di icone che non porta più a niente.

ci penso e mi gratto.

scat misteriosamente scomparso.

swan che trasloca in un nonluogo che anche il Dottor Who avrebbe paura a metterci piede.

green con infiniti problemi informatici.

shiny che deve aver smarrito la password del blog, rimasto fermo agli anni 80.

il link a Ligeia vaporizzato in una nube di pixel.

se leggete questo post, vuol dire che sono vivo. che va ancora tutto bene.

domani metto tutto a posto.

domani.
Simone, minimal 13:53 | commenti: commenti (popup)