Dove sono finito?
Un piccolo personaggio immaginario, seduto nello sportello del mio frigo, mi sussurra che ogni, tanto, oltre a fissarlo immaginando insenature nordiche allagate da ghiacciai perenni, dovrei anche venire qui a scrivere due righe.
Così, giusto per rassicurare me stesso che si può scrivere di niente ancora piuttosto bene.
Abbiamo trascorso le vacanze attraversando un paese che non conoscevo: l'Italia.
I doveri parentali hanno infilato un numero imprecisato e piuttosto alto di magliette e calzini all'interno della borsa viola; abbiamo anche costretto il trolley rosa a trasformarsi in scarpiera ambulante, poiché, se proprio dobbiamo farlo, voglio potermi cambiare calzatura con la stessa frequenza delle mutande.
Dopo un breve allenamento al nord, nel trentino dei suoceri, di cui ricordo soprattutto una terrazza architettonicamente impeccabile sulla quale abbiamo visto "Si può fare" applaudendo sul finale, e dopo anche un allenamento virtualmente faticoso correndo sul posto innanzi alla Wii balance board, con la speranza di attutire il colpo di una settimana consecutiva pugliese, siamo partiti in una tarda mattinata strattonati dalla nostra navigatora satellitara.
Parentesi per la nostra navigatora satellitara: nell'era del digitale a queste macchine si concede un potere troppo ampio;
poi finisce che ti trascinano per paesini, attraverso viuzze in cui passano le galline ma i capponi si incagliano.
Il nostro navigatore (anzi, la nostra navigatora) è zingaro.
o forse solo le strade non le conosce.
potrebbe anche essere, non ci trovo niente di male, basta confessarlo: "alla rotonda, girare a destra. anzi no, a sinistra. no via, meglio chiedere"
Nel satellitare abbiamo trasmesso l'irriducibile resistenza ad ammettere che ci siamo persi e stiamo andando affanculo.
Quindi, dopo 500km in quasi 9 ore, siamo approdati ad una goletta (cala molinella, per i sospettosi che credono ci si sia inventato tutto) nei pressi di Vieste.
Camping. quello vecchia maniera, con la piazzola e la tenda con cui siamo quasi affogati in Irlanda.
Quella comprata all'Ipercoop.
Stavolta però c'era anche il materasso gonfiabile, i cuscini di casa e la macchina parcheggiata a mezzo metro: questa incredibile comodità ci ha permesso di trascorrere due giorni bellissimi, facendoci persino tentare dal sole, cui siamo vampirescamente refrattari da sempre.
Al terzo giorno abbiamo smontato tutto e siamo ripartiti in rotta verso Castellaneta Marina, pineta con villette nei pressi di Taranto, ospiti degli Zii.
Qui abbiamo messo le radici e soprattutto il trolley rosa portascarpe ha trovato respiro perché le abbiamo indossate tutte.
Non contemporaneamente, ma quasi.
Il soggiorno marittimo è stato una pioggia di cugini, parenti, mozzarelle e parmigiane di melanzane.
Abbiamo visitato Matera di notte, correndo tra i sassi (che ho scoperto non essere, come inganna il termine, solo delle banali formazioni di roccia; bensì delle casine tutte collegate tra loro) e mangiando cornetti anabolizzati e farciti di crema o nutella.
Abbiamo scoperto dove finisce l'italia: Che i leghisti ci credano o no, dopo il po' prosegue ancora per svariate centinaia di chilometri, fino a Leuca, dove c'è il santuario che era abbastanza in disuso, ma poi è arrivato il Papa e allora l'hanno rimesso a nuovo (altro che Silvio che va un giorno si e l'altro no a L'Aquila e non succede mai un cazzo.. mandateci Paparatzinger e state sicuri ricostruiscono tutto. Ovviamente dopo sembrerà un'enorme Oktoberfest..).
A Leuca abbiamo scoperto che lo Ionio incontra l'Adriatico ma non succede nulla, anche se tutti giurano di vederci gorghi incredibili e le colonne d'ercole.
Invece è la casa abusiva di un amico di Dollaro che dice ci hanno anche fatto i fuochi per il suo compleanno.
Abbiamo mangiato i ricci di mare appena pescati, mentre ancora si muovevano. La cosa incredibile: hanno continuato a muoversi anche da vuoti.
Cosa abbiamo mangiato?
Meglio non saperlo.
Siamo poi tornati a Castellaneta giusto in tempo per sentire Neffa cantare sbiadito da lontano: giunti in piazza c'era già il vecchio J-ax che faceva oh e ballava come Mauro Repetto.
Rincasati nell'afa fiorentina, concludiamo questa nostra vacanza e questo riassunto delle puntate precedenti confessando che ieri, il bastardo parassita immaginario che vive nel frigo è stato cestinato.
Ho pulito tutto ed eliminato quel gene mutato uscito da una cipolla.
Altro che peletti: quella infame si faceva la barba tutte le mattine occupandomi il bagno per ore e consumandomi il dopobarba.
Così, giusto per rassicurare me stesso che si può scrivere di niente ancora piuttosto bene.
Abbiamo trascorso le vacanze attraversando un paese che non conoscevo: l'Italia.
I doveri parentali hanno infilato un numero imprecisato e piuttosto alto di magliette e calzini all'interno della borsa viola; abbiamo anche costretto il trolley rosa a trasformarsi in scarpiera ambulante, poiché, se proprio dobbiamo farlo, voglio potermi cambiare calzatura con la stessa frequenza delle mutande.
Dopo un breve allenamento al nord, nel trentino dei suoceri, di cui ricordo soprattutto una terrazza architettonicamente impeccabile sulla quale abbiamo visto "Si può fare" applaudendo sul finale, e dopo anche un allenamento virtualmente faticoso correndo sul posto innanzi alla Wii balance board, con la speranza di attutire il colpo di una settimana consecutiva pugliese, siamo partiti in una tarda mattinata strattonati dalla nostra navigatora satellitara.
Parentesi per la nostra navigatora satellitara: nell'era del digitale a queste macchine si concede un potere troppo ampio;
poi finisce che ti trascinano per paesini, attraverso viuzze in cui passano le galline ma i capponi si incagliano.
Il nostro navigatore (anzi, la nostra navigatora) è zingaro.
o forse solo le strade non le conosce.
potrebbe anche essere, non ci trovo niente di male, basta confessarlo: "alla rotonda, girare a destra. anzi no, a sinistra. no via, meglio chiedere"
Nel satellitare abbiamo trasmesso l'irriducibile resistenza ad ammettere che ci siamo persi e stiamo andando affanculo.
Quindi, dopo 500km in quasi 9 ore, siamo approdati ad una goletta (cala molinella, per i sospettosi che credono ci si sia inventato tutto) nei pressi di Vieste.
Camping. quello vecchia maniera, con la piazzola e la tenda con cui siamo quasi affogati in Irlanda.
Quella comprata all'Ipercoop.
Stavolta però c'era anche il materasso gonfiabile, i cuscini di casa e la macchina parcheggiata a mezzo metro: questa incredibile comodità ci ha permesso di trascorrere due giorni bellissimi, facendoci persino tentare dal sole, cui siamo vampirescamente refrattari da sempre.
Al terzo giorno abbiamo smontato tutto e siamo ripartiti in rotta verso Castellaneta Marina, pineta con villette nei pressi di Taranto, ospiti degli Zii.
Qui abbiamo messo le radici e soprattutto il trolley rosa portascarpe ha trovato respiro perché le abbiamo indossate tutte.
Non contemporaneamente, ma quasi.
Il soggiorno marittimo è stato una pioggia di cugini, parenti, mozzarelle e parmigiane di melanzane.
Abbiamo visitato Matera di notte, correndo tra i sassi (che ho scoperto non essere, come inganna il termine, solo delle banali formazioni di roccia; bensì delle casine tutte collegate tra loro) e mangiando cornetti anabolizzati e farciti di crema o nutella.
Abbiamo scoperto dove finisce l'italia: Che i leghisti ci credano o no, dopo il po' prosegue ancora per svariate centinaia di chilometri, fino a Leuca, dove c'è il santuario che era abbastanza in disuso, ma poi è arrivato il Papa e allora l'hanno rimesso a nuovo (altro che Silvio che va un giorno si e l'altro no a L'Aquila e non succede mai un cazzo.. mandateci Paparatzinger e state sicuri ricostruiscono tutto. Ovviamente dopo sembrerà un'enorme Oktoberfest..).
A Leuca abbiamo scoperto che lo Ionio incontra l'Adriatico ma non succede nulla, anche se tutti giurano di vederci gorghi incredibili e le colonne d'ercole.
Invece è la casa abusiva di un amico di Dollaro che dice ci hanno anche fatto i fuochi per il suo compleanno.
Abbiamo mangiato i ricci di mare appena pescati, mentre ancora si muovevano. La cosa incredibile: hanno continuato a muoversi anche da vuoti.
Cosa abbiamo mangiato?
Meglio non saperlo.
Siamo poi tornati a Castellaneta giusto in tempo per sentire Neffa cantare sbiadito da lontano: giunti in piazza c'era già il vecchio J-ax che faceva oh e ballava come Mauro Repetto.
Rincasati nell'afa fiorentina, concludiamo questa nostra vacanza e questo riassunto delle puntate precedenti confessando che ieri, il bastardo parassita immaginario che vive nel frigo è stato cestinato.
Ho pulito tutto ed eliminato quel gene mutato uscito da una cipolla.
Altro che peletti: quella infame si faceva la barba tutte le mattine occupandomi il bagno per ore e consumandomi il dopobarba.
Simone, minimal 21:44 | commenti:
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