Didesideri

sabato, 07 novembre 2009 in: musicalmente, casini di casa, astruse astrazioni, suono io
Pru l'ha chiamata Tennant, perché ho tentennato come non mai,
indeciso se prenderla, come prenderla,
se comprare una sacca, se non comprarla,
se pagarla in contanti o offrendo in cambio il mio corpo alla scienza.

Pru l'ha chiamata Tennant, perché il Dottore un nome non ce l'ha, si chiama solo "Il Dottore".
E la mia potrebbe chiamarsi "La Chitarra", ma sarebbe inesatto visto che ce ne sono già 3 in casa e rischierei di fare confusione.

Così Pru l'ha chiamata Tennant, ma al posto del gusto vagamente british che ti aspetteresti da un nome così, Tennant è nera, suona volentieri anche qualcosa di rock tradizionale.
Occorrerà un po' di sana disciplina per convincerla a dedicarsi al folk e all'indie.

Quando gliel'ho proposto, ieri, mi ha suonato qualcosa come "WHat?!?" e si è richiusa dentro un riff di Angel of Harlem.

Oggi mi è parsa però già più ambientata e, come tutti qui dentro, ha cominciato a vagare per casa, in camera da letto, in salotto, in cucina (che poi sono la stessa stanza) e davanti, ovviamente al computer.

Tennant, a dispetto del nome maschile è femmina. Per urlare ha bisogno di un jack e un ampli.
E anche se può sembrare una volgarità gratuita, non lo è.

Per rendere giustizia alla mia elettrica, ho ribattezzato lei Rose. E' femmina pure lei.

Quindi in casa siamo 5 contro 1.

Altro che quote rosa.


p.s. il Basso Acustico, quello è omo. Si chiama Jack. Ma lo amplifico di rado, o ci prende gusto.
E questa, si. E' una volgarità gratuita.
Simone, minimal 14:26 | commenti: commenti (popup)

Accoppiare i calzini

giovedì, 03 settembre 2009 in: casini di casa, il cano, astruse astrazioni, lisa dagli occhi bleu
Disteso sul tappeto rosso di camera appaiavo i calzini.

Ad ogni lavaggio, infatti, emerge un numero imprecisato di calzini spaiati che affonda dentro alcuni sacchetti di carta, tipo erboristeria, in attesa di ritrovare il gemello.

La sistematicità di questo evento mi spinge a credere che sia la stessa lavatrice a trasformare il dna delle calze per spaiare anche le irriducibili, dal momento che ad oggi siamo fieri padroni di almeno tre sacchetti da erboristeria ricolmi.

Calzini di lana, calzini corti, calzini dei pokemon, calze grosse con la gomma sotto, calzini grigi da lavoro che sembrano tutti uguali e non lo sono mai.

Ho rovesciato le buste sul tappeto rosso cominciando a dividere i calzini per colore, per tipo, per sesso, per ideologia politica e per gusti musicali.

Se, a prima vista, i calzini da donna appaiono di semplice e rapida identificazione, vuoi per la foggia singolare o per i disegni colorati sempre diversi, in realtà proprio questi mi hanno dato del filo da tocere notevole.

Calzini grigi con delle buffe faccette disegnate, ma facce diverse tra loro e quindi non gemelli; al massimo lontani cugini.

Calzini dei Pokemon e calzini di gattini che sembrano pokemon e invece sono solo felini indifesi che non passano gran parte della loro esistenza chiusi nelle uova colorate.

Calzini a righe: righe grosse, righe strette, arancioni e gialli: sono tantissimi e tutti diversi. Diversi per insignificanti particolari, tanto che dubito qualcuno si accorga della differenza; oltretutto sono corti, stanno dentro la scarpa..
Ma no, decido di non voler forzare i legami parentali inesistenti.

I calzini da uomo invece sono divisi in due semplici categorie: quelli sportivi, facili e agili perché sono di spugna e spesso bianchi; e quelli grigi.

La coloreria del grigio genera ogni anno almeno 100 grigi diversi, assolutamente incompatibili tra loro e quindi destinati all'orfanotrofio delle calze dopo il primo utilizzo.

Dopo alcune decine di minuti trascorsi a passare in minuziosa rassegna 20 calzini grigi, appaiandone ben due (con alcuni dubbi), invoco a gran voce il garante del calzino grigio, organo che stabilisca una volta per tutte l'unico grigio, il colore definitivo quale nuovo standard cui tutte le case devono adeguarsi.

Purtroppo la lobby dei calzini voterà sicuramente contro alla proposta; calzino spaiato, calzino ricomprato.

Al termine della raccolta ho comunque riavvicinato diverse famiglie, rimettendo i singhiozzanti e infelici gemelli diversi nel sacchetto di cartone tipo erboristeria: verrà anche il voltro momento, non temete.

La Guendalina per tutto il tempo mi guardava assorta, indecisa tra rincorrere i calzini appaiati (che lanciavo in una palla unica sul letto) e mordere gli orfanelli che ancora giacevano sul tappeto.
Il tutto con aria indifferente, frutto inevitabile del suo passaggio all'adolescenza. Il fatto ha suscitato la reazione immediata di Pru: "prendiamo un altro gatto piccino!".
L'adolescenza felina è una fase della crescita che non l'attira, è evidente.

Ritengo invece che, ora, si abbia finalmente la possibilità di dimostrare che genitori siamo, ora che il gioco si fa duro e il cano è misteriosamente scomparso dalla vita della Lory: dobbiamo dare loro un'istruzione adeguata e instradarle nel mondo dei felini adulti e vaccinati.

L'ultimo baluardo infantile, perciò, resta racchiuso sotto le coperte, quando, a tarda notte, Pru invoca a gran voce una "storia del cano" (marchio registrato) per dormire sonni piccini.
E chi sono io per negarla?


P.S. taluni fatti storici, seppur verissimi, possono aver subito piccole varianti per venire incontro alla sensibilità del lettore ed alla querela fatta nei confronti di questo Blog dal Cano, a suo dire reo di averlo messo in cattiva luce agli occhi dei lettori.
Simone, minimal 17:20 | commenti: commenti (popup)

Settembre cadono le foglie, otto risuonano di già..

La segretaria bis, quella assunta per eliminare con il tempo e fisicamente la segretaria in carica, non è stata riconfermata.

Per cui sono rientrato al lavoro solo per scoprire che ancora dobbiamo subire la dimostrazione vivente che la fuga dei cervelli all'estero non provoca diminuzione della popolazione.

Oltretutto a quest'ora il cervello sarà un qualche bracciante dell'Illinois ed avrà giurato sulla bandiera.

Pace, almeno lui ora ha un presidente di cui non c'è bisogno di vergognarsi per sentirsi anche solo persone normali.

La sera rientro a casa e guardo una nuova serie chiamata Brothers & Sisters, storia di una famiglia di Los Angeles con problemi di alcolismo.

La sceneggiatura parla ampiamente della corsa di un senatore alla casa bianca. E' un repubblicano, quindi la sua fine è nota, ma l'interessante è vedere che anche un'unghia incarnita, un'ombra sul suo passato, tipo quando ha mentito riguardo all'avere un labrador, provoca un disastro sul suo elettorato.

Da noi la serie è classificata Fanta-fiction, ovviamente.

Ieri all'Esselunga una signora insisteva a dire che Berlusconi rimane comunque un bell'uomo. Beh, anche Provenzano non è male. Sono amici, magari potrebbe organizzare un'uscita a quattro con una sua compagna di ramino.
Ah, no.
Uno di loro è in galera.
No, sto parlando di Provenzano. Lo so, è incredibile, chi l'avrebbe detto.. sembrava una brava persona.

Di colpo penso che la parodia dei Soprano fu un enorme spreco di energie: che bisogno c'era di pagare sceneggiatori per inventare storie italiane inventate e paradossali, quando bastava un abbonamento a "Il giornale"?
Dal call center mi dicono che gli americano non si bevono mica tutto. Sono di bocca buona, ma non esageriamo.

Così mi ritrovo a scrivere di questo inizio settembre, in cui finalmente tutti dicono di essere usciti dalla crisi.
Siamo così bravi a raccontare cazzate che ora le esportiamo.

..una marcetta stupida.. 
Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (popup)

Dove sono finito?

Un piccolo personaggio immaginario, seduto nello sportello del mio frigo, mi sussurra che ogni, tanto, oltre a fissarlo immaginando insenature nordiche allagate da ghiacciai perenni, dovrei anche venire qui a scrivere due righe.
Così, giusto per rassicurare me stesso che si può scrivere di niente ancora piuttosto bene.

Abbiamo trascorso le vacanze attraversando un paese che non conoscevo: l'Italia.

I doveri parentali hanno infilato un numero imprecisato e piuttosto alto di magliette e calzini all'interno della borsa viola; abbiamo anche costretto il trolley rosa a trasformarsi in scarpiera ambulante, poiché, se proprio dobbiamo farlo, voglio potermi cambiare calzatura con la stessa frequenza delle mutande.

Dopo un breve allenamento al nord, nel trentino dei suoceri, di cui ricordo soprattutto una terrazza architettonicamente impeccabile sulla quale abbiamo visto "Si può fare" applaudendo sul finale, e dopo anche un allenamento virtualmente faticoso correndo sul posto innanzi alla Wii balance board, con la speranza di attutire il colpo di una settimana consecutiva pugliese, siamo partiti in una tarda mattinata strattonati dalla nostra navigatora satellitara.

Parentesi per la nostra navigatora satellitara: nell'era del digitale a queste macchine si concede un potere troppo ampio;
poi finisce che ti trascinano per paesini, attraverso viuzze in cui passano le galline ma i capponi si incagliano.

Il nostro navigatore (anzi, la nostra navigatora) è zingaro.

o forse solo le strade non le conosce.

potrebbe anche essere, non ci trovo niente di male, basta confessarlo: "alla rotonda, girare a destra. anzi no, a sinistra. no via, meglio chiedere"

Nel satellitare abbiamo trasmesso l'irriducibile resistenza ad ammettere che ci siamo persi e stiamo andando affanculo.

Quindi, dopo 500km in quasi 9 ore, siamo approdati ad una goletta (cala molinella, per i sospettosi che credono ci si sia inventato tutto) nei pressi di Vieste.

Camping. quello vecchia maniera, con la piazzola e la tenda con cui siamo quasi affogati in Irlanda.
Quella comprata all'Ipercoop.

Stavolta però c'era anche il materasso gonfiabile, i cuscini di casa e la macchina parcheggiata a mezzo metro: questa incredibile comodità ci ha permesso di trascorrere due giorni bellissimi, facendoci persino tentare dal sole, cui siamo vampirescamente refrattari da sempre.

Al terzo giorno abbiamo smontato tutto e siamo ripartiti in rotta verso Castellaneta Marina, pineta con villette nei pressi di Taranto, ospiti degli Zii.

Qui abbiamo messo le radici e soprattutto il trolley rosa portascarpe ha trovato respiro perché le abbiamo indossate tutte.
Non contemporaneamente, ma quasi.

Il soggiorno marittimo è stato una pioggia di cugini, parenti, mozzarelle e parmigiane di melanzane.

Abbiamo visitato Matera di notte, correndo tra i sassi (che ho scoperto non essere, come inganna il termine, solo delle banali formazioni di roccia; bensì delle casine tutte collegate tra loro) e mangiando cornetti anabolizzati e farciti di crema o nutella.

Abbiamo scoperto dove finisce l'italia: Che i leghisti ci credano o no, dopo il po' prosegue ancora per svariate centinaia di chilometri, fino a Leuca, dove c'è il santuario che era abbastanza in disuso, ma poi è arrivato il Papa e allora l'hanno rimesso a nuovo (altro che Silvio che va un giorno si e l'altro no a L'Aquila e non succede mai un cazzo.. mandateci Paparatzinger e state sicuri ricostruiscono tutto. Ovviamente dopo sembrerà un'enorme Oktoberfest..).

A Leuca abbiamo scoperto che lo Ionio incontra l'Adriatico ma non succede nulla, anche se tutti giurano di vederci gorghi incredibili e le colonne d'ercole.
Invece è la casa abusiva di un amico di Dollaro che dice ci hanno anche fatto i fuochi per il suo compleanno.

Abbiamo mangiato i ricci di mare appena pescati, mentre ancora si muovevano. La cosa incredibile: hanno continuato a muoversi anche da vuoti.
Cosa abbiamo mangiato?
Meglio non saperlo.

Siamo poi tornati a Castellaneta giusto in tempo per sentire Neffa cantare sbiadito da lontano: giunti in piazza c'era già il vecchio J-ax che faceva oh e ballava come Mauro Repetto.

Rincasati nell'afa fiorentina, concludiamo questa nostra vacanza e questo riassunto delle puntate precedenti confessando che ieri, il bastardo parassita immaginario che vive nel frigo è stato cestinato.
Ho pulito tutto ed eliminato quel gene mutato uscito da una cipolla.
Altro che peletti: quella infame si faceva la barba tutte le mattine occupandomi il bagno per ore e consumandomi il dopobarba.
Simone, minimal 21:44 | commenti: commenti (3)(popup)

(a)mo.ti.con (te)

mercoledì, 01 luglio 2009 in: divertissement, romance, astruse astrazioni
La realtà incollata di questi primi giorni di vera estate non riesco a lavarla neanche con due docce al giorno;

neanche indossando pensieri più leggeri, sorrisi meno affettati e affrettati.

Resta un adesivo permanente che vela i miei occhi e troppo spesso mi impedisce di vedere la fine.

forse odio l'estate perché appare silenziosa e pacifica, quasi un traguardo al termine di una lunga e faticosa maratona.
detesto l'insulsa sceneggiata del ferragosto che intorta le menti fingendosi una brezza climatizzata sulle sponde del mare, e invece è fatto di sedili sudati e canzonette impoverite, in attesa di qualcosa che non arriva perché è già qui, ed era anche a casa tua senza bisogno di andare a cercarlo come coglioni in coda verso una località marittima.

ma odio l'estate anche perché regala celebrità agli ottusi, oscurandogli la pelle con lo stesso fumo che aspiriamo dai giornali vuoti di pagine bianche tutte uguali.

odio l'estate perché mi rende emo-tivo ma in maniera fastidiosamente liceale. preferisco l'inverno che strozza i respiri gelidi dentro una sciarpa.

preferisco l'inverno perché non pretende di essere niente: è solo freddo e qualche volta neve. E allora puoi costruirlo come preferisci, farlo scivoloso e sciistico, farlo fantasiosamente romantico e naif.

persino il disordine, in inverno, è un delizioso e shakespeariano caos di forme belle.
In estate il disordine é disordine.

A luglio il disordine è sciatteria.

Così raffreddo l'aria e spero che si raffreddino i pensieri, per spingere il mio cervello a riscaldarsi di più.

perché l'afa mi rende astioso ed emotivo.

e luglio è l'araldo della mia astiosità.

fortunatamente non vado a cercarla in coda verso la sabbia nelle scarpe: mi basta allungare la mano e ritrovarti accanto.

mi basta un tuo sorriso. mi basta anche solo il tuo viso.

per essere un sorriso. per essere dicembre.

mi fai nevicare la testa.

mi fai nevicare i pensieri fino a renderli dolomitiche certezze di ghiaccio.

per il sudore della pelle c'è sempre il climatizzatore.

e se la meccanica non basta, vuol dire che sono bagnato di te.
il ché rende persino i miei pensieri offuscati una nitida certezza.
Simone, minimal 22:13 | commenti: commenti (popup)

Eroi, nani, avvocati e critici d'arte

L'altra notte stranamente avevo meno sonno di Pru, il che mi ha permesso di vedere la puntata finale di Heroes.

Da allora il mio cervello registra un costante, impercettibile disagio nell'accostarmi agli orologi, per paura di sentire che sono in ritardo di pochi minuti, qualche ora o diversi giorni.

Disagio amplificato dalle costanti tempeste elettriche che investono casa provocando, veramente, il dirottamento delle lancette verso minuti e ore cui l'uomo non era mai giunto prima.

Così, rischiavamo di far tardi, ieri, alla serata in piazza santissima annunziata condotta da Philippe Daverio (neanche sto a spiegare a chi non lo conosce la sua identità: non è realmente importante; sappiate solo che non potrete mai essermi veramente amici).

Dall'alto del suo cravattino giallo su camicia rosa e imburrandosi continuamente la lingua di Vodka per darsi un contegno, Passepartout ci ha condotti attraverso le epoche in cui gli uomini ricchi pagavano gli artisti per dipingere il futuro: alcuni compiacevano i ricchi, ed erano artigiani; altri facevano qualcosa di assolutamente geniale ed incomprensibile, ed erano i guru; altri infine ritraevano realmente il futuro, ed erano sciamani.

Oggi a nessun ricco frega nulla di sciamani e guru (sicuramente comunisti e comunque perlopiù extracomunitari clandestini), cercando solo il compiacimento dal sapore unicamente artigiano.

Non si sottrae a questo assioma il nano divoratore di mondi, sopravvissuto grazie alle sue stesse forze ed alla sua ingegneria giuridica alla condanna dei Giudici di Milano sul processo Mills.

I Giudici hanno accertato che l'avvocato inglese avrebbe preso mazzette da Berlusconi (no, non è un omonimo, proprio dal nano) per testimoniare il falso; e l'hanno incarcerato.
Avrebbero incarcerato pure il nano e credo anzi vogliano farlo, non appena la Corte Costituzionale avrà detto che il Lodo Alfano è una scoreggia legislativa inaspirabile.

Silviolo si difende a modo suo: chi è contro è comunista. Lo ammiro molto perché ha il potere di vedere i comunisti laddove io non ne vedo (purtroppo) più da tempo immemorabile.

E così, mentre Daverio si dichiara fiducioso in una rivoluzione artistica e sociale (con l'Italia di oggi è già pure troppo avanguardista una puntata di Teletubbies, figuriamoci i Macchiaioli) e quindi in una nuova sinistra culturale, il Nano mostra a tutti il tagliauovo all'ingresso dei supermercati: la gente si ferma, si stupisce delle fette perfette pronte per l'insalata, e lo compra contenta.

In tutto questo non dimentichiamoci di Heroes: Nathan è Sylar, solo che non sa di esserlo. Ha i suoi poteri ma non i suoi ricordi.
Qualcosa affiora in prossimità degli orologi, come una vaga reminiscenza.

Così, mentre fisso la pendola che batte le 10:20 mentre sono (almeno credo) le 23:27, penso a Daverio, che magari un tempo era Porco Rosso (personaggio bellissimo di Miyazaki) che sorvolava l'adriatico lottando contro i pirati e oggi ha il cravattino e ci dice di aver fiducia nell'arte e nei suoi sciamani.

  Provo a crederci, perché la sinistra è fatta di gente che spera che le cose accadano, mentre la destra è fatta di gente che dirotta le cose perché vadano nel verso che dicono loro. quello sbagliato.
Simone, minimal 23:31 | commenti: commenti (2)(popup)

Il Mare

lunedì, 18 maggio 2009 in: valigie in tasca, astruse astrazioni
Domenica mattina ho visto il mare del sud.

Non sono un appassionato di mare e neppure di estate. Una stagione che fa sudare di felicità molti, a me fa sudare e basta.

Credo possa essere cinismo il negarmi una giornata tra sabbia e acqua salata in compagnia di altri duemila individui vestiti di occhiali da sole e tessuti sintetici.

Mi sforzo di pensare che in realtà mi piaccia il mare, ma detesti le persone. Tornerebbe in effetti, dal momento che queste ultime mi infastidiscono anche in coda per la seggiovia sul monte Bianco.

Eppure, domenica mattina, quando il mare l'ho visto dall'alto, quando l'ho riconosciuto dal beccheggio leggero delle barche nel porto, mi è piaciuto.

Ho pensato, per un momento, che passare la vita appoggiato alle rive di un mare deve essere tutto sommato molto bello. Molto ricco.

Mi sono visto con una camicia di lino e gli infradito; un largo cappello e le braccia abbrustolite da mesi di sole e di sale.

Mi sono visto pranzare in terrazza, con il vento fresco che viene dalle isole lontane, mentre si sentono i gabbiani e le voci dialettali sommesse della gente che già sorseggia il caffé.

Ho pensato, per un momento, che in fondo mi sbagliavo e il mare mi piaceva.

Ho pensato di riprovarci, di passare un'estate al mare e vedere come va.

Mi sono preso un appunto, per il 2015 posso provarci.

Scrivo qui il mio intento, così,se il mondo finisce nel 2012, posso dire di averci quantomeno provato.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (popup)

Sanremo 59

sabato, 21 febbraio 2009 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni
Gli autori si devono essere sbagliati.
Bisogna capirli, la matematica è arte astratta in un mondo che non conosce tutte le consonanti e ha perso l'uso di svariate coniugazioni.

Sicché quando hanno letto 59, han pensato di dover chiamare quelli del '59.. di Sanremo.
Fortunatamente la maggior parte è schiattata sennò la scala del palco dovevano attrezzarla con la poltroncina per disabili.

Nonostante tutto Al Bano è riuscito a venire: non è bastato recintare tutta la puglia e picchettarla con la guardia di finanza: deve essere uscito da un trullo, a notte fonda.

E' venuta pure la Zanicchi: le avevano dato un posto da Europarlamentare apposta, per disperazione; stai all'estero e restaci.
Ma lei nulla.

Oh, pure la Patty Pravo hanno riesumato: (il termine è perfetto visto che canta di lei che tra poco morirà e raggiungerà il suo amato nel Piper del paradiso) la patty che ormai sembra uscita dall'area 51, a forza di allungarle gli occhi arriveranno dietro la testa e ci fermerà i capelli.
La patty con le sue camicie vedo-non vedo-ocazzovedocheschifocopriti.
Va bene bruciare i reggiseni, ma fai scorta prima.

E il trio Ghinazzi-belli-Dour? ce lo volevamo infliggere proprio?
Questa è politica scorretta, ve lo dico io: dopo il primo ascolto ero un po' più d'accordo con Maroni.
Per non dire che sembravano una confezione scaduta di Ringo-Boys.

Fausto Leali. Ora, fausto porta una canzone in cui parla dei suoi litigi col figlio (che ormai avrà quarant'anni portati male); pensarci prima no?

Vabbé, uno dice c'è sempre una fetta nostalgica di Sanremo, ma poi ci sono i nostri autori attuali.

Ovviamente non consideriamo i musicisti bravi, tipo gli Afterhours. Quelli fate finta che non ci siano.
Difatti li hanno tolti subito; pareva un errore, un refuso di stampa.

Non consideriamo Tricarico, che hanno preso perché ancora non hanno capito se è di Al-Quaeda oppure no.
Nel dubbio lo prendono, per tenerselo buono.

Masini: considerare Masini giovane è come dire che il Parmigiano è un formaggio fresco.
Si è presentato con un look alla Homer Simpson, doppiato da Tonino Accolla e la pancia di birra.
Carriera musicale insolita: Le ragazze sono tutte puttane, vaffanculo tutti, l'unica decente ce l'avevo ma poi si è messa con uno stronzo (anche perché io mi drogo), l'unica amica è una che il babbo la pesta e io al massimo la porto al pronto soccorso.
Questo è Masini.
Oggi viene a Sanremo e cosa dice: è colpa dell'Italia. Mica sua che è un pirlone. No, è l'Italia che è una merda.
Piove governo ladro.
Non è una canzone: è un consiglio del suo terapista; Marco non è colpa tua, è colpa di tutto il resto del mondo.

E arriviamo alla nota dolente del festival numero 59 (quello presentato da Raimondo vianello): Povia.
Tanto per cominciare basta con la polemica su questo Luca: diciamo chiaramente che Luca ne ha fatte di peggio.
Faceva i festini con la Silvia Salemi a casa sua, si drogava, picchiava la gente.
Diciamolo: da quando era Gay si era fatto più garbato; puliva casa, si vestiva elegante e organizzava cene culturalmente interessanti.
Poi è arrivato il terapista di Masini a dirgli che invece era tutta colpa della Mamma e del Babbo che beveva.
Sicché Luca ha ricominciato coi festini, dove ha conosciuto una ragazza del Moige e ora vivono felici e contenti.
La canzone non è fastidiosa: E' Povia che non si tollera; lui con le faccette e la gestualità di un venditore di tappeti.

Chiudiamo con due note dolenti: Sal Da Vinci e i Gemelli Diversi.

Il primo, a dimostrazione che la camorra è ancora potente e ha in mano il televoto (i quadretti che scorrevano dietro Povia non erano suoi.. erano le foto dei familiari della giuria con un cartellone: serenità è meglio di felicità; vota Sal e stai sereno.)
Non a caso è intervenuto D'Alessio: lui non ci mette neanche più la faccia ormai, basta che si senta il suo nome, come Al Capone.

I Gemelli Diversi mi han fatto tristezza: Il fratello di J.Ax che tutti pensano sia quello biondo e invece è quello che ha 82 anni e canta col cappellino di Jovanotti degli esordi.
Ieri sono venuti con la banda di paese.
Guardate io, se fosse passato il loro numero di conto corrente, qualcosa gliel'avrei dato.

No, questo Sanremo si è retto solo sulle nuove proposte, che hanno osteggiato in tutti i modi, facendole cantare alle due di notte, in versione ridotta, con degli sponsor che volevano fare i presenzialisti a tutti i costi.
Ha vinto una svitata incredibile quale Arisa con sincerità.
ecco siamo sinceri: sotto quel trucco c'era il terapista di Masini.
Simone, minimal 12:13 | commenti: commenti (3)(popup)

Aperitivo con Peppone

martedì, 03 febbraio 2009 in: divertissement, scelte di campo, astruse astrazioni
Non sono mai stato un virtuoso dell'aperitivo, io.
Ale per esempio è un maratoneta della nocciolina: riesce a raggiungere l'arachide anche nei locali di soli dinosauri carnivori (sospetto sia una rotula di talpone-nano, ma lui dice è saporitissima, provala daidai)

Io al massimo ingollavo una patatina pai di quelle classiche, col solo 10% di patata e l'olio cristallizzato.

anche per questo ho sempre tenuto a bada questi incontri cerimoniali che avevano l'unico fine di rovinare la cena.

ammetto di aver dato una svolta rapida con l'innovazione (oggi la regola) di trasformare l'aperitivo in una vera e propria cena sontuosa.

la prima volta al Kitch (locale nei pressi di piazza beccaria) rimasi scioccato: c'era il branzino ai ferri e le melanzane sottolio.

pareva una comunione in Calabria.

questa scoperta ha trasformato i miei ultimi rintocchi universitari, unti con l'introduzione del White Russian (mescolone fantastico molto pubblicizzato da "The Big Lebowsky"): l'aericena era un must, un modo di aggirare la fastidiosa convenzione sociale della tavola apparecchiata.

poi, col senno del lavoratore e con la tipica pigrizia dell'alcova familiare, sono ritornato al piacere della tavola per due con la candela ad illuminare piatti piani.

Quindi ero scettico di fronte all'aperitivo di stasera, per la presentazione di un candidato a Sindaco di Firenze.

Sono però nella fase in cui gli incontri sociali vanno ripresi, foss'altro per portare a casa la pagnotta.
Discorso forse immorale, ma almeno commestibile.

La vera sorpresa è stato l'ambiente: un appartamento all'interno di un grosso condominio poco fuori dal centro, utilizzato da un sindacato lavoratori.

Dentro la stanza più grande (tipo trenta metri quadri) stipati come nel 14b la mattina, c'era il fior fiore della "vera" sinistra italica.

Gente che urlava perché ormai loro, un partito, non ce l'hanno neanche più.

Gente che festeggiava a pane casereccio e prosciutto crudo, presi colle mani.

Uno aveva pure il fazoletto al collo e cantava canzoni patriottiche.

Di fronte a questa folla di altri tempi, un giovanile candidato sciorinava frasi ad effetto (con l'amico che lo stemperava.. "è un po' democristiano.. capitelo..") sul valore che questa città deve ritornare ad avere.

Ed io, tra un bicchiere di vino versato dal fiasco e una fetta di salame buono, mi sentivo un po' a brescello.. e temevo arrivasse Don Camillo a farci una tirata d'orecchi.

Ma poi ho pensato ai miei aperitivi:
da quelli con le noccioline perdute a quelli con l'ammazzacaffé tuttoincluso.

oggi sono da pane e salame in un circolo arci.

cazzo se sono vecchio.
Simone, minimal 23:12 | commenti: commenti (1)(popup)

Natale Toscano

Ormai è il ventisette e si può tirare un respiro di sollievo.

anche due.

si perché il Natale Toscano 1.0 (si legge uno-punto-zero tipo le versioni di winamp) è un esperimento riuscito.

non ci ha fermato l'impresa colossale di trasformare il sacchetto di un bidoneaspiratutto in casa nostra, dopo mesi di inedia assoluta in cui anche solo piegare il pigiama era un'impresa eroica festeggiata da scoppi di petardini e urla in sala.

non ci ha fermato la station-wagon dei suoceri, carica a festa di cibi e un masso di 2x2 metri di lastre di polistirolo espanso usato per isolare una intera parete di camera.

non ci ha rallentato la messa in posa del sopracitato polistirolo con solo pochi chilogrammi di silicone, ché poi la camera aveva il profumo di una segheria polacca.

neanche il cano brutto, pronto per scalare la parete con piccozza e occhiali rubati a MI:2 ci ha impedito di arrivare indenni al 24 sera.

24 sera: vigilia di Natale in casa di mia mamma, con duo temibile di vecchine impreviste cui nessuno aveva fatto il regalo (e ci si sentiva tutti degli elfi bastardi perché loro, le dannate anziane, l'avevano fatto a noi!).

cena enorme, cui siamo giunti con solo un'oretta di ritardo causa preparazione dei doni natalizi (che necessitavano cottura a 180°).

cena condita da filmati improvvisati e imbarazzanti, flash impazziti anche quando la stanza era invasa da migliaia di watt di luce alogena al plutonio e grappa di cabernet.

siamo poi sopravvissuti scartando la "messa diabolica di Natale", che comincia il 24 sera verso le 22 e finisce in un giorno imprecisato del 2015. Con sermone di un prete catto-comunista che viene sostituito verso le 24 da una raffica di coteghini e lenticchie bollenti.

per non parlare (ma invece se ne parla) del 25, con pranzo qui a casa nostra (si, la sacca dell'aspiratutto del quarto paragrafo) a piatto unico e cucina tipica trentina, cui ha fatto seguito la scomparsa di suoceri e padri e l'improvvisa desertificazione della zona soggiorno.

festa grande a due, nell'oasi di silenzio che si chiama Animal Crossing, cui tutt'ora siamo fagocitati.

e festa ancor maggiore per tutta la notte con visione di imprecisati potter undicenni (e rancore per il potter adulto e vaccinato che avremmo potuto già vedere se non fosse per la Warner-Stronzi).

ventisei all'insegna dell'allegro fancazzo assoluto, mentre fuori c'era il vento che tirava di sotto gli armadi dalle terrazze (unica volta in cui sono contento di non avercela, la terrazza).

scoperta che il trentuno saremo una marea di gente e nessuno ha prenotato un albergo a ore, sicché gonfieremo anche i canotti per dormire comodi nei nostri dieci metri quadri.

Ora si pensa al pranzo e si tira un respiro di sollievo.

anche due.
Simone, minimal 12:27 | commenti: commenti (popup)

Inverno

L'inverno di ieri si è poggiato alle pareti di casa.

è scivolato lungo tutto il perimetro, sopra il tetto, scuotendo l'antenna di pasta di sale e stecchi che ci permette di vedere solo rainettuno.

è penetrato in cameretta, complice la mancanza di intonaco di una delle due finestre (di nuovo grazie all'impresa edile che aveva finito la malta e l'ha prontamente sostituita con il torrone agli asparagi, di sicura tenuta): la nostra belva norvegese ha trovato l'inverno sopra la sua coda ed è subito esplosa in una miriade di ciuffi bianchi.

poi la Guendalina dagli occhi blu ha protestato, perché lei è un gatto (quasi) normale e aveva freddo. e pure fame. e anche sonno.

in realtà protesta sempre. l'inverno è stata una scusa.

L'inverno ha trasformato i doni in regali. le scatole in nastri dorati.

persino andare a far la spesa sembra un regalo: ieri mi sono fatto incartare i mandarini al Carrefour.

ho ceduto anche al mio lato oscuro acquistando Animal Crossing per la Wii. L'inverno presto tornerà a farmi visita. sotto forma di ufficiale giudiziario.

un abbraccio a questo inverno. un po' semplice. un po' complice. un po' come sempre.
inatteso.
Simone, minimal 17:11 | commenti: commenti (popup)

Volare Informati

Ieri all'esselunga ho preso il catalogo dei punti per farmi un'idea di quale sia il nostro posto nella scala sociale.

sapete bene, infatti (ve lo dico più per me che per voi) che, con la crisi delle banche, il crollo del denaro, i rincari della benzina, ormai solo due cose contano per essere uno che conta:

- la tessera

- i punti

di cosa sia la tessera non è importante: basta che si possano caricarci i punti. e, ovvio, più punti hai, meglio stai messo e puoi anche vantarti con gli amici.

allora prendevo il catalogo esselunga per dare un volto ai miei punti e scoprivo che c'è ancora la promozione delle Millemiglia Alitalia. Anzi, è a proprio a portata di punti..

L'alitalia è una questioncina spinosa che non so proprio come prendere.. a mio modesto parere direi che se un'azienda va male è perché qualcosa l'ha fatta andare male.

Non è una malattia che dici "oh, poteva capitare a chiunque.."

no, se fai un buco di svariati milioni di euro è perché, magari, da qualche parte hai toppato.

e poi, da viaggiatore medio, mi viene anche da pensare che anni di compagnie low-cost prima o poi ti fottono, c'è poco da dire.

allora la compagnia fallisce e si riparte da zero. cavolo, durissima per chi ci lavora: d'accordo.
ma sempre meglio che restare assunti con lo stipendio ridotto (poi voglio vedere tipo tra un anno o due, quanti ci restano e quanti vanno a volare per altre compagnie).

invece no.

Alitalia è la compagnia di bandiera e va salvata. PoPorompopopo.

Poi ieri, in sordina, scopri che la legge che ha salvato alitalia contiene una inezia, un comma, una frasetta che chissà come ci è finita, che in buona sostanza permetterebbe a Callisto Tanzi di evitare la galera per aver messo in ginocchio la Parmalat.

E con lui un sacco di altri amici.

in buona sostanza l'articolino dice che, per essere perseguito penalmente per reati fallimentari, bisogna che l'azienda fallisca.

se l'azienda non fallisce, anche se sei scappato coi milioni all'estero ed hai falsificato i bilanci per anni, pacche sulle spalle e camparino al bar del tribunale.

ovviamente per fare le cose per bene bisogna che la legge abbia effetto retroattivo, sennò povero Callisto e soci resterebbero comunque fregati.

Nessuno se n'è accorto, a sinistra quando votavano questo decreto alitalia erano impegnati in un difficilissimo Sudoku che prepara appositamente Fassino per intrattenere i democratici.

Alitalia salva, Callisto scappa coi nostri soldi (Poporompopopo) e da domani ho il terrore di qualunque amministratore delegato.

Pure quelli di Centovetrine. (a questo punto faranno ricorso quelli di Vivere per tornare in onda).

Ho circa 7000 punti sulla Fidaty. Se la manometto e riesco a caricarla di 700.000 punti mi mettono dentro per truffa.

Perché, a cazzotto, avrei causato un danno a Esselunga di qualche migliaio di Euro.

Se l'amministratore delegato di Esselunga chiude il bilancio con 10 milioni di passivo e comincia il 2009 con 10 milioni di attivo (un banale errore contabile, poverino) invece non succede niente.

Allacciate le cinture di sicurezza.
Simone, minimal 08:49 | commenti: commenti (1)(popup)

(non) è un paese per vecchi

All'interno di un qualche format mattutino (avete notato che ora i programmi mattutini terminano all'ora di pranzo? ai tempi "UnoMattina" io lo usavo come sveglia per andare a scuola: la sigla di chiusura era tipo alle 8:10..) emerge un sondaggio inquietante:

alla domanda: "i giovani di oggi stanno meglio dei giovani di ieri?" il 70% degli italiani ha risposto di no.

un dato inquietante e imprevedibile.

almeno quanto il sondaggio "il Papa è cattolico o usa solo troppo candeggio?".

peraltro, le stesse percentuali.

Dobbiamo confrontarci con questa drammatica realtà: i giovani stanno messi malino.

Ieri a Roma in tremila hanno fatto la coda per i provini di Xfactor. 300 erano convinti che dessero anche le tessere per comprare il pane.

Seduto sul divano ho fissato per un minuto e trenta la Carrà che parlava con Flavio Insinna: lei voleva fargli ballare il Tuca Tuca; lui si è negato perché gli ricorda quando guardava la Raffa in televisione e giocava coi cubetti colorati sul tappeto.

E sono passati appena cinque anni.

Su canale cinque c'è il "Ballo delle Debuttanti"; gioco di cui ancora non ho capito bene il senso, che ha un nome per vecchi appunto.
Chiamarlo "Sciampiste contro Troniste" sarebbe stato più chiaro.

La Maria De Filippi si è concessa una (meno) pausa ritardando la partenza di "amici della maria" a Ottobre; passa il suo tempo a fare gargarismi di acetone per stingersi le corde vocali intossicate dal Toscano Riserva che fuma nei minuti di pubblicità.

Mi sono consolato vedendo che siamo comunque rappresentati, se non in governo, perlomeno all'Isola del Famosi: c'è Vladimir Luzzuria in pantaloncini da calciatore e reggiseno che suggerisce metodi bolscevici per dividere la porchetta cotta dalla Marini (non ci vedete anche voi una forma di cannibalismo?).

Attendo l'inizio del Grande Fratello, sperando che Fausto vinca le selezioni.

Ma quest'anno sarà durissima, anche perché le prostitute tolte dalle strade di Alemanno da qualche parte devono pur lavorare.

O no?
Simone, minimal 11:05 | commenti: commenti (3)(popup)

FaceCook

mercoledì, 10 settembre 2008 in: divertissement, tecnologie, astruse astrazioni
Ho serie difficoltà in questo periodo ad aggiornare la mia vita virtuale.

Avrei bisogno di ore aggiuntive (virtuali) in cui studiare (magari meno virtualmente) senza la costante distrazione del mondo esterno (virtuale e non).

Al contrario, cerco nuovi ed elettrizzanti pagliativi per imbrigliare la mia coscienza e convincerla che lo studio è soprattutto sedimentazione.

Recenti e professionalissimi esperimenti scientifici svolti in regno unito hanno provato che per studiare è essenziale distrarsi. (lo guardo anche io studio aperto, cosa credete?)

Ecco, semplicemente punto tutto sul distrarmi.

Per esempio ieri mi sono iscritto su FaceCook, nuovo sito dedicato al mondo della cucina.

Mi ha pure addato Suor Germana.

Per i più tradizionalisti, invece, mi sono registrato anche a FaceBook.

Pensavo fosse un circolo culturale; non mi fidavo.

Metti poi che mi invitano ad una serata-discussione sul Bernini.

Poi invece mia moglie ci ha trovato tutta la banda del liceo e allora mi è venuta la curiosità.

Ho scoperto con piacere che io praticamente non conosco nessuno.

Oppure li conosco, ma non ne sono sicuro (alcuni non li vedo da decenni) e hanno quelle foto striminzite che non mi dicono niente.

Va a finire che aggiungo uno di Brindisi convinto che sia il mio compagno di banco delle medie.

Allora ho contattato solo quelli sicuri. Quelli con la foto grandegrande e che ancora non si sono rifatti zigomi naso e gomiti.

Scoprendo che, dopo il riconoscimento, puoi andare nei loro profili e vedere le foto, i commenti.

Quanti ricordi! I tempi del liceo a Pescara!

Ehi ma quale Pescara?

Oddio e questo chi lo conosce?!?
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (4)(popup)

Sguardi

martedì, 02 settembre 2008 in: scatti, esperimenti letterari, orsa norvegese, astruse astrazioni
Ciascuno ha dentro sé due sguardi.

uno (f)utile, attirato dal movimento.

perfetto col digitale terrestre e il mercoledì di coppa.

salvifico durante gli attraversamenti pedonali.

lo sguardo che non coglie i dettagli ma valuta l'insieme.

lo sguardo che si annoia dentro gli uffizi.

quello che sbadiglia.

quello che ci fa sentire in colpa e ci ingiunge di deglutire.

Siamo ben più orgogliosi dello sguardo adorante.

quello che ti fissi su una cosa, non sai perché e la tua mente vaga e vaga fino a giungere lontanissimo.

e però la cosa fissata è immobile.

magari è la zampa del comodino.

non si muove.

se lo facesse, il nostro volo sarebbe imbrigliato nel movimento.

e addio pensieri grandiosi.

pessimo durante l'anticipo del sabato.

ti fissi sulla luce azzurra del televisore e ti perdi il gol del portiere di testa.

da calcio d'angolo.

per non parlare delle vittime sulla strada.

è lo sguardo che non sbadiglia all'ingresso della sala trentadue, piano secondo.

al piano di sotto nota lo sbadiglio e prova disgusto per il futile.

adorante e futile. Due sguardi.

non è una prerogativa degli esseri umani. anzi, per noi è solo un dono.

Simone, minimal 23:38 | commenti: commenti (popup)

Dis/tensione

sabato, 28 giugno 2008 in: romance, cinemini, casini di casa, astruse astrazioni
le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

io con lo sguardo fisso sul monitor.

tu con lo sguardo fisso su tavole e fogli trasparenti del tecnigrafo.

sottofondo: Short song for a short mind.

Distensione.

siamo da poco rientrati in casa dopo la visione del film: il Divo.

sorrentino non si smentisce mai e riesce a mettere una gran paura senza una goccia di sangue.

un lavoro pulito.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

oggi non sono andato in ufficio, complice il rilassato clima che accomuna studi legali e aule dei tribunali.

oggi, in accordo con i consigli dei telegiornali, a fine pasto abbiamo bevuto un integratore di magnesio e potassio.

Distensione.

poi Pru, su testimoniosa ricetta, ha preparato un caffé shakerato.

la miscela ha prodotto strabilianti resistenze al caldo.

il resto è merito del condizionatore.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.

è il momento di ammettere che il caffé shakerato unito ai sali di magnesio e potassio stanno avendo un effetto dopante senza limiti.

ascolto i girls in hawaii, ma in testa mi suona DaDaDa, capolavoro trash anni ottanta.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.
Simone, minimal 01:24 | commenti: commenti (popup)

Giornata piena

Oggi è stato un giorno pieno.
Io temo i giorni pieni perché nel più c'è sempre il rischio di trovarci il meno, ovvero quella porzione di più che non vorrei avere tra i piedi e che, nei giorni normali, non c'è proprio.

Oggi è stato un giorno pieno ed è cominciato alle 7:30.
Capisco di apparire banale, ma per me le 7:30 e tutto il giorno davanti mi mettono una grande agitazione.
Così grande che non ho preso il caffé, che già stavo agitato di mio senza bisogno di macinare chicchi tostati fatti apposta per eccitarmi.

Oggi alle nove stavo già in Tribunale e alle nove e cinque stavo già fuori dal Tribunale; alla faccia di chi dice che i processi sono lenti.

Sicché ho pensato di comprare il giornale, cosa che non faccio mai di solito; ma oggi l'ho fatta perché se deve essere una giornata piena anche di cose un po' brutte voglio leggere tutti i dettagli.

Difatti ho letto i dettagli di questo governo del ridicolo.
Così ridicolo che adesso pure loro si sentono un po' delle merde ad averlo fatto e non c'hanno il coraggio di parlare;
tutti tranne gasparri che non sa cos'è il coraggio: ché lui parla come i bambini che hanno imparato a parlare da poco e sono tutti eccitati e anche se ti ripetono caccacacca in continuazione sono felici;
difatti Gasparri è felice di saper perlomeno parlare e parlaparlaparla e dice caccacaccacacca ma sempre col sorriso.

E dopo aver letto di Silvio che vuole ricusare pure il suo cane perché una volta gli ha sotterrato il parrucchino (e lui certe cose se le ricorda, quando vuole) sono andato in banca con rinnovata fiducia.

Il giorno pieno è continuato con me che firmavo il mutuo per la casa.
Il notaio, un notaio afono che leggeva il contratto ma non lo sentiva nessuno, ha detto che fino al 2038 devo pagare ogni mese una somma.
Il notaio afono ha fatto due conti (e pure io) e ora so che quando avrò 59 anni avrò estinto il mio debito.

La bella notizia però è che si comincia a pagarlo dal 31 agosto.

Di talché ho ripreso a braccetto la mia mogliettina e s'è fatto shopping alla feltrinelli e poi pure da Promod.
Fino al 31 agosto si può, osiamo.

Poi lei è andata ad un appuntamento al buio, nel senso che aveva fissato per un caffé con una sua amica ma non sapeva di preciso chi pervia che non aveva registrato bene il suo numero sul cellulare nuovo (quello cinesissimo che, per gli invidiosi, non è ancora esploso).

Io invece sono tornato a studio a lavorare e poi a parlare di goliardia con gli altri fanti, specie con Riga che magari mi legge (ciao Riga, ricordati le borchie).
Già perché Venerdì sono stato fatto Fante.

Con i miei nuovi poteri da Fante, progetto leggi ad personam e un decreto salva-fanti.
Se passa, bene.

Altrimenti ricuso il connestabile.

E tu, cano: tira fuori il mio parrucchino o ti metto in una buca assieme al cane di Berlusconi.
Simone, minimal 00:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Appunti per un blog 2.0

All'uscita della feltrinelli ci sta un simpatico ometto di colore che cerca di vendermi piccoli libretti.

Io dico sempre di no, che ho fretta, che non mi interessano.

Neanche lo so io cosa ci sta scritto dentro questi libretti. Sai mai possano essere vivaci e interessanti.

Ma il conformismo e la fretta che tutto macinano mi spingono sempre via, come mia mamma da piccino quando mi appropinquavo a banchi di giocattoli potenzialmente interessanti.

All'uscita dalla feltrinelli ci sta anche il caldo, oggi in formato afa/sole/sudore prendi 3 ti disidrati 5.
Tanto che lo sbalzo aria condizionata/aria normale ha provocato seri stordimenti in Pru, già provata dall'acquisto selvaggio di libri variopinti.

Già perché abbiamo comprato il libro della Profe (quello nuovo), tre libri da architetti e "la mano sinistra di Dio".

Insomma, fino a che non ci montano il condizionatore, sappiamo come sventolarci (le riviste da architetto in questo sono perfette poiché grandi e quadrate) e come distrarci.

Come sempre, all'uscita dalla feltrinelli, ripenso a cosa potrei fare per migliorare questo piccolo spazio virtuale.

Tanti hanno un sacco di idee carine e ironiche. Io nulla.

Tipo che potrei cominciare a dare dei nomignoli a tutte le persone che conosco: magari mio padre diventa El vecio, mia mamma la rinomino SudAmerica e il cano lo chiamo Il Cano.

E poi potrei parlare in terza persona. Ganzo.
Potrei smetterla di dire io io io e passare a:

All'uscita dalla feltrinelli Simone pensa sia ora di cominciare a parlare in terza persona.
Pensa sia una cosa molto avveneristica e decide di parlarne con Il Cano.
In quel mentre, giunge una chiamata di El Vecio per una grigliata in giardino.

Non pare male.
Potrei riuscirci.

Oppure potrei cominciare a disegnare fumetti, una mia versione cartoonesca e furbetta, un tipo con le bretelle e l'aria professorale ma che poi ne combina di cotte e crude.

Questa idea la scarto subito, ripensando all'ultimo mio disegno: una casa col sole e l'albero.
A cinque anni.

Potrei darmi al fotoblog e postare solo scatti con commenti surreali e ricolmi di concetti densi a tal punto da risultare incomprensibili.
Cavolo questo si potrebbe fare! Ora mi prendo il dizionario, scelgo cinque parole a caso e scrivo due righe usando solo le cinque parole.

INAVVERTITAMENTE il NUCLEO si è messo a BALLARE: tutt i contorni di un LUCIDO divenire mi paiono DISCRETI e fascinosi. BALLARE è DISCRETO, LUCIDO, INAVVERTITAMENTE NUCLEO.

non funziona. mi manca qualcosa.
e non conosco i giri dei pusher di Firenze.

All'uscita dalla Feltrinelli ora ricordo di aver comprato anche il libro+dvd di Ascanio Celestini "Parole Sante".

Ecco, uno come Ascanio è veramente da invidiare: ho visto alcune sue opere teatrali, in cui lui si siede, ti guarda e comincia a parlare.
Parla per due ore e non te ne accorgi.

Racconta cose allucinanti, tipo la strage delle fosse ardeatine, con lucidità ed una impercettibile ironia, senza apparire mai inopportuno.

Diamine potrei scrivere come Ascanio. Come parla, intendo. Cioè scrivere come parla lui.
Però con l'accento toscano, perché io l'accento romano proprio non sono capace a farlo.
Al massimo dico "aò". Si ma non mi viene bene come a lui.

All'uscita dalla Feltrinelli mi fermo, mentre l'ometto di colore tenta di vendermi un libretto e ripenso a cosa cambiare di questo spazio virtuale.
Mi fermo anche per riprendere fiato e acclimatarmi nell'afa fiorentina.

Poi ripongo tutti gli appunti per un blog 2.0 in un cassetto.

Va già bene così.
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (3)(popup)

umidità e ritardi

si sente respirare, questa umidità.

se ascolti puoi udire quel rimbalzare lieve di piccole onde, di piccole, tantissime onde.

le onde rimbalzano tra le particelle di ossigeno e un sacco di altra roba che forse non dovrebbe esserci, nell'aria.

e le onde divengono gocce sulla fronte. sono gocce piatte, scivolose.

le sfiori e si infrangono. le sfiori e si moltiplicano.

scendono, seguono il contorno degli occhi, diventano valanghe.

poi si radunano, si ritrovano sull'alto labbro, alle pendici del naso.

le togli, si riformano.

le togli anche dal mento. rinascono.

ed ascolti.

si sente respirare questa umidità.

la chiamano estate.

arriva in anticipo.

il condizionatore no: l'abbiamo ordinato il 2 di Maggio.

arriva in ritardo.

stronzi.
Simone, minimal 22:34 | commenti: commenti (6)(popup)

Adulte Adolescenze

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Dice che è una cosa strana: ha atteggiamenti adolescenti su questioni "cresciute".

Le chiedo di spiegarsi e mi risponde che in adolescenza si estremizza tutto: un'amicizia è fondamentale, il primo amore è imprescindibile, una canzone pare sia il fulcro del nostro universo, fatto di scadenze fisse, di scuola, di dopo-scuola e di genitori.

Poi si cresce e passa, ma resta la tendenza all'estremizzazione, per cui è un dramma non avere la scarpiera (penso, non le ho chiesto un esempio preciso..) è un dramma avere la casa che esplode di roba e metterci due giorni a renderla appena presentabile, e metterci tipo un'ora a farla esplodere di nuovo.

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Lei parla e sullo schermo c'è una puntata di "Gigì" (credo si pronunci sgisgì), una bambina con un cane blu e un pupazzo rosa, figlia dell'ennesima principessa di un qualche pianeta lontano, con i capelli rosa e una bacchetta che la fa diventare adulta in un lampo.

Sgisgì con una giravolta e una magia salta a piè pari l'adolescenza inquieta e si trasforma in una ventenne.
Di colpo è posata, intelligente, matura e responsabile.

Sgisgì però tenta di risolvere grandi problemi con la magia: il cartone animato  ha funzione educativa e la narrazione ci fa comprendere che la magia è bella, ma per far girare il mondo occorrono altri valori e olio di gomito.

Allora Sgisgì torna bambina, e la principessa che la spia come una telecamera del Grande Fratello è contenta perché ha imparato un'altra lezione di vita.

Nessuno si preoccupa che a dieci anni la bambina dai capelli rosa parli con un cane blu.

Nessuno si preoccupa che il cane blu risponda.

Sono sul divano e, mentre Pru mi confessa le sue adulte adolescenze, guardo Sgisgì e penso che magari è così per tutti.

Magari la gente non lo dice, però, quando cresce, le inquietudini adolescenziali restano.

Magari diventano adulte, ma restano.

Solo a Sgisgì non resteranno. Lei passerà dall'infanzia alla menopausa in un baleno.
Lei e quel cane blu con l'aria saccente.

Chissà cosa è meglio: avere adulte adolescenze o essere adulti e basta.

Stasera ne parlerò col cano brutto.

E magari faremo una magia.
Simone, minimal 12:16 | commenti: commenti (6)(popup)

Visioni

lunedì, 12 maggio 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, astruse astrazioni
Abbiamo visto, di notte, quasi tutto Heima.

Heima, in islandese, significa "a casa".

E' una parola molto versatile, tipo che se ti chiedono "dove vai?" "Heima" "EH???" "Puppa!"

Si è una parola versatile e confortante.

Heima è un film, ma soprattutto una srie di concerti che i Sigur Ros hanno dato nel loro paesello natio dopo il tour mondiale del 2006 (tour con tappa a Ferrara, noi c'eravamo).

Heima è un film pieno di Islandesi che si radunano nei campi, accendono i fuochi e cantano le canzoni islandesi.

Tra l'altro deve essere bellissimo capire cosa dicono i Sigur Ros.

Gii islandesi sono biondi e coi capelli lunghi.

Uomini, donne, bambini, gatti, cani, alci.

Tutti biondi e con i capelli lunghi.

Pure quelli con i capelli corti hanno in realtà i capelli lunghi. Solo che a Settembre loro hanno caldo e li lasciano a casa.

Heima.

Di notte, con la velux di camera aperta e queste immagini scolpite nel vento e questo suono infinito, ci si sentiva anche noi un po' con i capelli lunghi e biondi.

Pru di più per via che lei ce li ha perdavvero, i capelli lunghi e biondi.

Voglia di Islanda.

Voglia di chiamarla casa.

Heima.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Scoperte scientifiche

mercoledì, 19 marzo 2008 in: tecnologie, roba da bloggers, astruse astrazioni
Secondo l'autorevole Prof. Pinetti, creatore del rivoluzionario macchinario reperibile presso il sito www.nonnaginoeilsuopingone.liv
Il sottoscritto sarebbe associato al Nick Ancestrale di "Caos Assassino", come documenta il certificato ivi riportato:



Ora, mentre le note di Malcom McLaren e dell'intera colonna sonora di Kill Bill mi risuona nella testa, posso affrontare più serenamente questo pomeriggio di lavoro.

(peraltro, segno del destino, ai piedi calzo proprio le onizuka tiger)
Simone, minimal 15:50 | commenti: commenti (popup)

Insegnamo ai parlamenti a mettere le ali

Io non devo rivedere i film reazionari.

No, dico sul serio: vorrei una bella polverina che mi rincretinisce e mi rende uno di quei polemici da osteria, un borbottino, come li chiamava mia nonna.

Se la polverina costa meno di cinquanta euri a pizzico, sarei anche grato, che tengo famiglia.

Ero sul divano della cameretta, mentre mia moglie intagliava l'intero San Frediano dai piedi di balsa, quando abbiamo messo in visione "V per vendemmia", un film dove L'inghilterra domina e un tizio con la maschera e i miracle blade sotto la cintola minaccia di riportarla all'anarchia.

Che, diciamolo, è una bella cosa: forse un filino romanzato (da noi c'è chi vuole fare lo stesso, ma io Beppe Grillo con il mantello di Zorro non ce lo vedo bene, anche perché ha quell'accentone genovese che lo sgami subito) però di sicuro impatto.

Al punto che, all'esplosione della statua della giustizia, quasi mi commuovevo e volevo comprarmi i biglietti per un concerto di Silvestri.

Poi però sono sceso a bermi il caffé e sul terzo canale c'era il mago Walter che sputava fuoco sul circolo della libertà;
E c'era il circolo della libertà che ora ha organizzato le Feste dell'unità dei circoli della libertà, in cui si canta il folk della libertà e si mostra il pugno chiuso della libertà (sono tutti marchi registrati, non sapete che prezzi alla SIAE per riportarli in questo post..);

Al terzo sorso di Manaresi oro già mi era passata la voglia del vendicatore mascherato (e anche di quello mascarato).

Cerco i prezzi di un buon volo verso un'isola lontana, che vorrei si conoscesse almeno un po'.

E intanto penso a Fabi, ché lui la polvere deve averla trovata a buon mercato: quella sana magia che gli permette di scrivere canzoni leggere come una meringa.

Buon per lui.
Simone, minimal 15:52 | commenti: commenti (4)(popup)

500 pezzi

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, casini di casa, astruse astrazioni
Lunedì a Pistoia erano 21°.
Era giorno di mercato e si girava con la giacchetta all'indice e poggiata sulla spalla.

Oggi ci sono circa 5°, un vento astioso spazza le strade, ribalta i cassonetti, trita i parabrezza dei motorini e scompiglia i capelli, pure quelli impastati di gel.

Un bel giorno per cominciare un puzzle.
Simone, minimal 10:36 | commenti: commenti (popup)

Dio c'è ed è di sinistra

lunedì, 03 marzo 2008 in: musicalmente, astruse astrazioni, fantashopping
come quando tiene chiusi i negozi di articoli musicali grossi quanto il louvre, con chitarre scontate invitanti.

grazie Dio, per aver permesso a questa famiglia di arrivare, non dico a fine mese, ma perlomeno a fine di questa settimana.
Simone, minimal 13:46 | commenti: commenti (2)(popup)

SanScemo

domenica, 02 marzo 2008 in: teledipendenze, astruse astrazioni
seddiovòle è finito Sanremo.

posso tornare a vedere Lost, a scoprire chi cazzo se ne va dall'isola.

perlomeno Lost è sincero: si sa che gli autori non hanno la minima idea del perché delle cose.

SanRemo si è chiuso con la solita pantomima.

Tricarico, cantando da ultimo (perché lui scoperchia la bara dopo la mezzanotte), ha rimediato il premio della critica.
Un bel metodo per tirarglielo nel groppone.

Il suo umile servo, Federico "Aigor" Moro gli ha così fottuto il terzo posto.

La Tatangelo ha fatto vedere le tette a mezza giuria (demoscopica) pur di farsi votare.

Gigi ha comprato tutti i telefonini rubati di napoli, con circa 100.000 euri di ricarica e ha passato la serata accanto a DelNoce con un sacchetto della Conad pieno di motorola V3.

In questa maniera la canzone itagliana ha trionfato in un misterioso secondo posto.

Al primo posto Giò di Tonno e Lola Ponce (il primo votatissimo dalla nostra gatta, che mi ha scaricato il telefono) che hanno fatto felicissima la Nannini.
E anche Cocciante, che così medita di fare un altro tour da 900 repliche di Notre Dame.

Grandi assenti.
Max Gazzè, simpatico, con una canzone sicuramente da podio (che risentiremo frullare in radio, sicuramente).
Tricarico (che ho già citato, ma ricito perché l'oscuro signore merita uno spazio tutto suo)(Francesco, ricordati degli amici!) che meritava la vittoria.

Vorrei dire due parole per Toto Cutugno quarto. Ma non ne trovo il coraggio.

E ora, il celebrity deathmatch tra Tiromancino e Frankie Hi-Nrg.
Segno che la sinistra italiana, se non litiga e ci ricava una figura di merda, non è contenta.

Che tristezza.
(comunque l'ingresso del disco di De André sul palco è stato un colpo di classe, poco da dire)

Plauso agli Eli, signori del festival.
Plauso a Lucilla, forse la più bella delle tre.
Certamente la più simpatica.

A breve nei negozi: Mina canta il Barbiere di Siviglia meglio di Elio e le storie tese
Prenotatelo
Simone, minimal 01:38 | commenti: commenti (3)(popup)

Digitare Terrestre

è un po' di tempo che la tivvù mi sta stretta.

non so, forse i programmi non riescono più ad appassionarmi come un tempo: una volta biutiful mi piaceva, lo trovavo rilassante come può esserlo il video di un'orgia all'ora di pranzo (perdipiù annunciato da Mastrotta e dai suoi materassi); mi stavano simpatici gli amici di maria de filippi, tutti, pure Gherrison che pare la maschera di V per vendetta.

Ora invece è tutto scialbo.
Doman l'altro comincia sanremo e già mi ha stufato.
Dice vince la tatangelo.

Sicché mi sono preso bene col digitale terrestre. Lo voglio comprare per vedermi tutti i canali tipo quelli con le serie tv.

E poi Raidue ha sempre fatto i bruscoli e il martedì non riesco a capire mai chi è il fantasma di ghostwhisper.

Invece il digitale mette in gioco tutta la risoluzione del nostro hdtv da salotto, e in più se voglio mi compro le partite.
Come Moggi.

A convincermi c'è quella pubblicità di premium gallery con la Thurman e il Hugh Laurie.

Sono forti.

Una cosa vorrei sapere però, giusto per non buttare il denaro: MA LI AVETE PRESI OPPURE NO?
Sono dodici mesi che li state provinando, neanche la Celentano è così fiscale!!
Simone, minimal 22:48 | commenti: commenti (popup)

Once Upon a time

Pescando a caso, tra le carte, si srotolano storie diverse.

A tratti divertenti, a tratti affascinanti.

Spesso senza un senso e con passaggi logici imprevedibili e inverosimili.

Capita, ad esempio, un cane, che vive in una grotta, con una strega che poi è una fata.
Durante una tempesta, si ritrova di fronte ad una porta, con un medaglione per collare.

All'interno, un mago brutto lo trasforma in un pupazzo di pezza, con il nasone.

O c'è la gatta pelosona, che dorme tutto il dì tra cuscini bianchi, svegliandosi la sera al tintinnio di campanelli e croccantini, che rincorre un cane di pezza, che a volte riporta e a volte no.

Un gatta che prima scappava, fuggiva nel giardino dei commercialisti dove un canone gridava e lei mangiava l'erbetta e si arruffava.

Poi piangeva e due ragazzi la venivano a recuperare con una scala.

L'imprevedibilità e l'inverosimiglianza sono due caratteristiche di favole improvvisate e di vite reali.

I personaggi scomodi, le liti inaspettate, un tesoro nascosto, un'amicizia improvvisa.
Un telefono.

Una bottiglia di vino e parole a fiumi.

O grandi silenzi.

Pescare una carta.

Sembra un gioco. E invece è la vita.
Che pare non si sappia dove porta.
E invece c'è sempre una carta.
un personaggio.
un luogo.
un evento.

La storia va avanti.

Come nel gioco, il bello non è esaurire la propria mano prima dell'avversario.

Il bello è disegnare, con carte difficili, una favola meravigliosa.
Simone, minimal 21:01 | commenti: commenti (popup)

Di tutti i colori

venerdì, 08 febbraio 2008 in: romance, goliardie, astruse astrazioni, fantashopping
La primavera è alle porte, i saldi sono saldati, è tempo di pensare alla collezione estiva, mandando in tintoria i maglioni, da recuperare imbustati e riscoprire a ottobre, dopo il primo temporale.

A marzo andrà di moda il blu, affondato nei mari del sud in un assolato pomeriggio di fine millennio.

Dopo la riscoperta dei colori da caccia, con i toni del marrone e il verde Fiuggi (che depura e fa sentire più vicini ai fringuelli) è tempo di riscoprire l'arancio e una strana tonalità di rosa antico.

E soprattutto un blu smorto che fa molto mar adriatico con grosse navi alla deriva.

Mi spiace soprattutto per il viola, grande favorito di questo dicembre, ma purtroppo rimasto indietro.
L'avrei dato per favorito.

Resta ancora il sabbia, che non passa mai  e che tutti preferiscono agli scogli perché è più facile scendere in mare.

Uscendo, questa mattina, è arrivata una ventata di ventuno marzo che ha stupito un po' tutti.

Fatevene una ragione, gli uccelli migratori torneranno presto a cagare sulle auto posteggiate, per la gioia degli autolavaggi.

E nonostante qualcuno continui ad apprezzare solo il caro vecchio bianco e nero, è bello sapere che c'è tutta una tavolozza di colori da cui attingere, per rallegrare le serate non trascorse sotto le coperte a fare l'amore.

Continuo a preferire le seconde, però.
Simone, minimal 16:50 | commenti: commenti (popup)

Colorado Cafè

giovedì, 07 febbraio 2008 in: teledipendenze, astruse astrazioni
Ho riso ai fichi d'india.

Ventinove anni da meno di un mese e sto già rincoglionendo.
Simone, minimal 21:32 | commenti: commenti (2)(popup)

Golconda Golconda ! ! !

sabato, 02 febbraio 2008 in: scatti, musicalmente, astruse astrazioni


Night was black was no use holding back
'Cause I just had to see was someone watching me
In the mist dark figures move and twist
was all this for real or just some kind of hell
666 the Number of the Beast
Hell and fire was spawned to be released


Quando un domani la polizia giungerà al mio blog, magari attraverso misteriosi canali pedofili, questo post occuperà un'intera puntata di Verissimo.
Simone, minimal 12:40 | commenti: commenti (popup)

Progresso

martedì, 15 gennaio 2008 in: roba da bloggers, astruse astrazioni
Ve lo ricordate 2001?

il film, quello dove due astronauti dovevano vedersela con l'isteria di Hal9000, il supercomputer con un occhio solo?
alla fine uno dei due riusciva a smontare le piastre di memoria nelle quali era registrata la loro partita a scacchi (nella quale i due palesemente baravano grazie ad un programmino che  diceva in anticipo le mosse di Hal) e il computer si spegneva.

Purtroppo il 2001 è passato e pare che ancora non esista un metodo sicuro per bloccare l'isteria di un computer.
A parte l'acido muriatico, intendo.

Il nostro futuro lo vedo poco roseo.

Nel 2020 l'umanità continuerà imperterrita a svegliarsi ogni mattina con quell'odioso suono che ogni radiosveglia produce, di qualunque marca o modello si tratti.

beeee beeeE beeEE beEEE BEEEE

Avete presente?

Sicuramente viaggeremo nel tempo.
Ma le sveglie faranno sempre quell'odiosissimo

beeee beeeE beeEE beEEE BEEEE

Avremo la mappa dei geni nel portachiavi della Golf, la inseriremo come una secure digital nel navigatore e lui ci condurrà nei posti più adatti alle nostre esigenze.

Epperò..

beeee beeeE beeEE beEEE BEEEE

Ora, direi che è il caso, per il mondo, di fermarsi a riflettere: è veramente necessario creare la cipolla che sa di susina, quando ancora non riusciamo a trovare un modo meno doloroso per alzarsi la mattina?

Ma soprattutto, alle soglie del nuovo millennio, mi dite chi ha avuto l'idea di mettere la stessa suoneria della sveglia in questo CAZZO DI TELEFONO DELLO STUDIOOOO?!?!?!?!
Simone, minimal 19:09 | commenti: commenti (2)(popup)

2008

mercoledì, 02 gennaio 2008 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
Alla fine del 1999 tutti stavano con l'intestino peso pervia del famigerato millennium bug.

Per chi è nato dopo (e oramai è fuoricorso a ingegneria), il baco del millennio era un difetto per il quale i computer di mezzomondo non erano in grado di contare fino a 2000.
Dopo il 1999 avrebbero deciso che la data sarebbe stata l'anno Zero, che Gesù era nato da cinque giorni e che i Re Magi avevano la maggior quota azionaria di Google.com

Purtroppo i computer hanno dimostrato di avr imparato le tabelline e allo scoccare della mezzanotte nessuno ha potuto intascarsi tutti i milioni di miliardi delle banche svizzere.
No, rassegnatevi, neanche Sean Connery c'è riuscito.

E pure i Re Magi sono stati arrestati per via di certe rivelazioni fatte sotto natale nei loro Blog.

Il nuovo millennio ha comunque provocato danni ingenti: Chris Carter, l'inventore di X-files, si è ritrovato in mezzo ad una strada per via del fallimento di Millennium, serie che si poggiava gambe, braccia e pisello sul baco del 2000.

E il protagonista ha dovuto firmare un nuovo contratto per sfamare i suoi figli: "Alien contro Predator" con Raul Bova.

Solo per questo si potrebbe dire che il nuovo millennio ha provocato disastri enormi.

Di positivo c'è il fatto che, passato quell'anno, tutti i successivi sono un po' più leggeri.

Anzi, diciamolo: la gente questi ultimi capodanni li ha presi un po' sottogamba.
Che sarà mai festeggiare il 2002?
E il 2003?

Persino i botti si sono sgonfiati.
Nel 200 andava di moda un petardo chiamato Millennium Bug (si, erano fissati, lo capisco da solo): una sorta di bomba atomica familiare.
Distruggeva un quartiere e lo rendeva inabitabile per 10000 anni.

Ridete.

A Campi non ridono per un cazzo.

Quest'anno al massimo ce l'avevano con gli occhi di BinLaden, che, se non lo sapevate, è pure mezzo miope.
Difatti è una bomba carta nascosta dentro un portaocchiali.

Con questo clima calmo e sereno siamo arrivati a festeggiare il 31 Dicembre.
(prendete nota: da qui comincio a parlare dei cazzi miei)

Abbiamo invitato due coppie di amici, i quali hanno portato mangiare sufficiente a sfamare l'angola e lasciare qualcosa anche per il giorno dopo.

Ci siamo seduti ai bordi di una sciccosa tavola imbandita, per l'occasione, col servito buono della nonna.
Abbiamo scolato una bottiglia a testa di vino.

Non abbiamo sentito la necessità di sparare con la pistola al vicino.
Non ci siamo sentiti in dovere di gettare qualcosa dalla finestra (e poi non so come avremmo fatto, visto che non trovo più le chiavi delle sbarre)

Un fine anno tranquillo e, aggiugiamo, estremamente garbato.

Poi il primo dell'anno rigorosamente a letto. Abbiamo visto film leggeri e film pesanti.

E infine un ritorno leggero alla normalità quotidiana.
Oggi siamo tornati al lavoro.

Con la cravatta e il vestito buono sono arrivato con calma a studio, verso le dieci.
Ho acceso il computer e riavviato la caldaia perché c'erano circa 12 gradi.

La caldaia non è ripartita.
Il computer mi ha detto che oggi è il primo giorno del 1900.

E che il mio Blog, adesso, è su www.uomochesorvegliailcielo.Melchiorre.com
Simone, minimal 21:20 | commenti: commenti (popup)

Di Ieri e Di Oggi

sabato, 29 dicembre 2007 in: scatti, romance, sotto lalbero, astruse astrazioni
Nelle sere di soggiorno trentino vedevamo filmati di cene natalizie degli anni 80.

Negli anni 80 la tivvù festeggiava il nuovo anno con il discosamba e con gli spallini dei tailleur di cotonatissime ballerine.

Negli anni 80 c'era già Raf che pensava a cosa ne sarebbe restato.

C'era il tartufone motta di cui ricordo ancora la sigla e il povero cristo a cui lo scippavano regolarmente.

C'era quel brav'uomo dei biscotti Bistefani, che non era babbo natale, però ci somigliava parecchio.

C'era il vero Babbo Natale pianista che cantava la sigla del Pandoro Bauli.

E c'erano le tavole imbandite attorno a cui si sedevano decine di parenti/amici a festeggiare.

Oggi sto lottando da due ore per riprogrammare il navigatore.
La voce orrenda epperò alcune volte utile non si sente più e tutte le volte che lo connetto al pc mi dice che questa connessione non s'ha da fare.

Negli anni 80 c'erano le guide del touring: se le sapevi leggere bene, altrimenti andava avanti uno e gli altri lo seguivano.
Al massimo si abbassava il finestrino e si chiedeva.

Oggi nessuno sa più neanche dove abita: c'è il navigatore.
Io non sto in via taldeitali. Sto a Casamia. E' tra i preferiti.
Ci clicco, ci vado.

Dietro casa mia c'è piazza del mercato?
Non ne ho idea: fammi vedere tra i punti di interesse.

Andiamo al cinema?
eh.
Ok a quale?
al più vicino.
perfetto. quale?
aspetta che vedo sul navigatore.
ce n'è uno a 1km.
fico.
andiamo.

I parenti degli anni 80 con le spalline sovrastimate non avevano il telefonino.

In una ripresa si vedeva chiaramente una tizia cotonatissima con la mano vicino all'orecchio: è al cellulare.
No. E' impossibile.
Infatti si sta riaggiustando un orecchino delle dimensioni di un limone.

Oggi non si portano orecchini perché impedirebbero di parlare al telefonino.

In compenso abbiamo le fotocamere digitali.
Scattiamo, guardiamo.
Fa sempre schifo, ma perlomeno si sa e ce ne facciamo una ragione.

Ieri abbiamo mangiato ostriche, aperte con un coltello da ostriche, tenute ferme con un guanto da ostriche.
Poi abbiamo scartato un pecorino tartufato che lévati.

Negli anni 80 il Brie si chiamava camoscio d'oro e la buccia bianca la si credeva cattiva.

Difficile fare un paragone serio. Difficile.

Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (4)(popup)

Feste di Natale

venerdì, 21 dicembre 2007 in: sotto lalbero, toghe in delirio, astruse astrazioni
Siamo a venerdì.

Fine della settimana, quattro giorni al Natale.

Perfino Harry Potter, a quest'ora, si metteva la sciarpa del natale.

Oggi è tutto un pacchetti/pacchettini, regali/regalini, d'ogni sorta.

Perfino la segretaria ha preso la tredicesima.

Postuma.

Mi sfugge qualcosa.
Simone, minimal 15:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Il lato schifo della forza

martedì, 18 dicembre 2007 in: divertissement, cinemini, astruse astrazioni
Anakin è un giovine bimbo, biondo e orfano come hansel e gretel, ma senza gretel.
Lo trovano su un pianeta con tanta sabbia e punto mare, tipo le spiagge bianche di Vada.

Fa il meccanico a sei anni, e sogna di correre tra le dune e morire insieme a tanti mostriciattoli.
Ha un amico robot, che manco ha un nome vero, tipo teddy. si chiama C1P8, come il codice delle mie spazzole tergicristallo della Polo.

C1P8 è, diciamolo, un gran rompiballe.

Anakin viene prelevato dai Jedi e conoscerà Amidala, la regina di Naboo.
Lei ha già trent'anni e quattordici figli, se lo fa buttare nel caapranzi dal sig. Organa, un tizio di colore nerboruto.
E quando si trucca usa un cofanetto della Pupa intero.
Lo ingoia.

Chiaramente Anakin se ne innamora subito. a sei anni.
E gli regala C1P8.

I Jedi però gli dicono che se lui fa pensieri strani e qualche volta si sfiora poi diventa come Yoda.
Fa pure rima e se c'è una cosa di cui Anakin ha paurissima sono le rime.

Sicché diventa apprendista di Obi-Wan, un giovane di belle speranze che fa carriera approfittando del casco d'oro.

Anakin cresce in un clima di merda: tutti lo odiano. Il lato oscuro se ne frega, il lato chiaro lo teme e il Maestro Windu fa pensieri strani su di lui.

Poi il colpo di scena: Anakin ritrova la mamma creduta morta.
E' stata rapita e seviziata da un branco di nomadi del deserto per diversi anni.

Ormai è truccatissima, ha altri quattordici figli e conosce molto da vicino un certo senatore Organa.

Il solito complesso edipico che per questioni col Moige, Lucas decide di abbandonare facendo schiattare la povera donna.

Anakin la prende bene, si limita a sterminare la razza dei nomadi e a guardare torto il senatore Organa, soprattutto sotto le docce, con una punta di invidia.

Da qui in avanti si dipana una storia smelenza tra lui e la regina Amidala, ormai non più regina (Naboo è l'unico posto dell'universo in cui viene eletta democraticamente una regina. D'altronde Lucas ha imparato l'educazione civica sul Sapientino) e libera di fornicare anche con Anakin.

Lui nel frattempo ha di colpo quarantacinque anni, li porta discretamente di merda, tanto che tutti si preoccupano che è sempre pallido, ci vorrebbe un ricostituente, ma lo pigli il guaranà?

Obi-Wan gli è sempre a fianco, Windu lo odia, Yoda lo odia, Dooku lo odia.

Anakin cresce felice e spensierato fino al giorno in cui Amidala fa un test di gravidanza e scopre che può avere figli pure se lei è di Naboo e lui di Tatooine.
Basta il sudore, gli dice il ginecologo interstellare, sul tapiroulant.

Lui è disperato perché Obi-Wan è stato chiaro: tromba e la forza ti fa cadere il pisello.

Il Lato oscuro lo avvicina proprio in questa difficile circostanza, seducendolo con parole ricolme di significato come otorinolaringoiatra e abbecedario.
Anakin diventa cattivissimo.

Epperò Obi-Wan gli mozza gambe, braccia e lo lascia bruciare nella lava.
In ricordo dei vecchi tempi e degli scherzi che, da sempre, si facevano nelle loro scorribande.

La morale è che non sempre se da bambino sei orfano e poverello poi ti va tutto di lusso.
Quello succede solo nelle fiabe dei fratelli Grimm, dove la monarchia è una cosa seria.
Simone, minimal 12:15 | commenti: commenti (1)(popup)

Via via, vieni via di qui (reprise)

mercoledì, 12 dicembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
Siccome ieri ero stanco, splinder mi ha fatto lo splendido regalo di cancellare un post lunghissimo serale, con il quale, tra l'altro, mi sfilavo l'incombenza della magnifica catena di san qualcosa passatami dalla moglie.

Oggi comincio presto, con la speranza di non dover fare tre versioni dello stesso post. Anche perché, vi avviso, dopo due pareri domani faccio l'atto.
Non so cosa possa venire fuori.

Allora, ricomincio dal copia/incolla.

Chiuderei il blog per:

Per farne un libro con tante figure colorate da colorare coi miei pennarelli  tecnocolor
Per un milione di dollari col ditino mignolo tra i denti e la giacca argento improponibile
Perché Mastella è SanRemo. ovvero un viale colle palme e i fiori. E canta. Si, potrei smettere dall'orrore.
Per un anno sabbatico no, ma per un anno di domeniche si.
Per fuggire alle tue fans neanche. mi farei fare una donazione per ogni commento e avrei due milioni di dollari. sempre col ditino tra i denti.
Perché stai con un VIP ed è un casino: no ma se stessi al casinò con un VIP gli chiederei un prestito. se fosse Lippi, un prestitò.
Per disintossicarti neanche, ma forse per intossicarmi potrei passare su una bella piattaforma olandese, piena di lucine colorate
Perché ti hanno preso per Grande Fratello: non mi prenderanno mai. sono troppo veloce.
Per causa di difffamazione: l'ho aperto per questo...
Per farti suora/prete, neanche. al massimo cambierei il template.
Per amore: solo per amoreeee..
Per odio, o per iodio o per sodio. (ma temo di averla già bruciata questa battuta..)
Per poter finire la tesi. di qualcun altro.
Per ospitarlo all’estero: chi? il blog? lo mando in Cina così parla mandarino. No, poi mi schizza i semi nell'cchio e bestemmio. non sarebbe bello.
Per darti alla macchia si potrebbe essere. delle volte neanche il vanish le toglie del tutto.
Per scrivere su Gioia Grazia Donna: la posta del cuore. no non lo farei. oltretutto non mi pagherebbero e i suicidi tra le donne in menopausa aumenterebbe in modo rapido e disarmante.
Perché splinder ha rotto il cazzo. certe notti fa un po' di cagnara, ma è un buon figlio
Per fare il vampiro su facebook: che cazzo è?
Per gravi impedimenti fisici. Mastella ha chiuso il blog? non mi pare..
Perché ormai sei grande, ehhh.. sarò uno e sessantacinque a starci larghi..
Perché è diventato troppo OUT.non lo so ma in compenso ad 1 contro 100 per me il mecenate era un politico
Perché … sono fatti miei. è il suo bello.

Allora a conti fatti chiuderei il blog solo per i soldi, per quella bella valanga di soldi che tanto eccita Richard Fish, il mio ideale di avvocato da sempre.

Visto che sono ganzo, metto un bel lucchetto tipo Moccia a questa catena e non la passo a nessuno. tiè tiè
Simone, minimal 19:10 | commenti: commenti (popup)

sogno o son pesto?

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, astruse astrazioni
Vi faccio partecipi del mio sogno notturno.

Non abituatevici.

Ero insieme ad una task force di varia umanità, tra cui un parroco tipo l'esorcista e una tizia coi calzoncini e le pistole tipo lara croft.
C'era anche Fabio Canino, quello di cronache marziane (probabilmente convocato nel sogno perché ieri sera se n'è parlato a letto).

Dovevamo fermare un tizio chiamato "il risolutore", che io credevo avesse la faccia da bowling di Vin Diesel e invece pareva Guy Fawkes.

Lo inseguiamo fino ad una casa, la tipica casa di legno scuro un po' decadente e con il giardino in abbandono.

Mi immagino così New Orleans, ma Mivar, un altro della task force presente, con la voce di Bisio, mi dice che siamo vicino a Cosenza.

(tra parentesi, non ho la benché minima idea di dove sia Cosenza, quindi per me era New Orleans)

Entriamo furtivi, Lara Con le pistole in pugno e Fabio Canino con una guida tv arrotolata e le ciabatte da piscina ai piedi.
Il risolutore non è grosso ma è molto veloce; spara e scompare nella porta accanto.

Lara risponde al fuoco e io, impavido, mi tuffo fuori dalla prima finestra.
Sento la voce di Neo (in realtà Mivar) che dice di poter fermare le pallottole.

Mivar è il primo a morire.

Giro attorno alla casa e rientro dalla tipica porta sul retro, quella con la doppia anta e la zanzariera, che immette in cucina.

In cucina c'è fabio canino che si fa un caffé e mi chiede se ne voglio uno.
Faccio per rispondere ma con un urlo assatanato entra il prete, coperto di sangue.

Lo soccorriamo (anche se canino è visibilmente schifato): Don Lurio (io lo chiamo così) sta bene ed è convinto di aver ucciso il risolutore con una pistola di Lara.

Lara non si vede.

Improvvisamente torno coraggioso e vado a cercarla.
Varco numerose stanze: il salotto buono, uno studiolo verde e comincio a salire per una scala a chiocciola.

Finalmente apro la porta della camera da letto, dove siede il povero Guy Fawkes ferito.
Di fronte a lui c'è Lara, con l'altra sua pistola e il colpo in canna.

Li fisso e tento di dire una roba divertente, tipo scusate, cercavo il bagno.
Lara mi punta contro la pistola e mi spara.
Chiudo gli occhi e sento che è finita perdavvero.

Non c'è dolore e le mie gambe tremano ancora, quindi riapro gli occhi.

La pallottola è ferma a mezz'aria. Dietro di me, con le mani tese e tremanti, c'è Mivar.

Allora non scherzava, brutto figlio di un telefunken.

Lara, ormai allo scpoerto, si getta dalla finestra e si schianta su un leccio.

Salgono anche Fabio Canino e il Parroco, ormai più che semplici amici.

Guy Fawkes si toglie la maschera e si distende sul letto. Il Parroco gli fa il segno della croce e tutto finisce.

Mi risveglio turbato. E ripenso a Fabio Canino, con la sua guida tv arrotolata.

Era Teletutto, ne sono certo. Che ci faceva Canino con Teletutto arrotolato in mano??

Maledetti sogni, stanno già preparando un sequel..
Simone, minimal 14:22 | commenti: commenti (1)(popup)

I Comunisti Mangiano i Bambini: ecco come

venerdì, 30 novembre 2007 in: termopolitica, astruse astrazioni
Ieri mi stavo chiedendo come mai c'è questa leggenda popolare dei comunisti che mangiano i bambini.

Senza voler considerare psicotici russi, un motivo per temere il comunismo si potrebbe vedere in altre cose, come l'estremo annullamento della proprietà privata.

E invece, quando meno te l'aspetti, c'è qualcuno che teorizza il cannibalismo degli infanti.

Berlusconi teme l'avvento di questa nuova e superiore razza, che, come i visitor (che però mangiavano i ratti se ben ricordo), si nutre di giovani menti rubate ai circhi della libertà.

Se l'italia fosse comunista, (ma sul serio, eh) cosa accadrebbe?

a. Su Raiuno, all'ora di pranzo, la Clerici trasmetterebbe "L'asilo del Cuoco", dove il Pomodoro Rosso e il Peperone verde hanno a disposizione venti minuti, una cipolla, un dado e un nano di 5 anni.
Il voto, come sempre, alla giuria popolare.

b. Gusto, la famosa rubrica su canale cinque, avrebbe il macabro macellaio romano verace che vi spiega come mai i fegatini, si chiamano proprio fegatini.

c. Il Cucchiaio d'Argento sarebbe diviso in fasce di età.

d. Il maiale presto sarebbe un piatto della cucina povera e la Fiorentina si venderebbe a un'euro al chilo.

e. Bossi bestemmierebbe contro l'importazione illegale di bimbi cinesi.

f. I Vicentini non sarebbero poi così strani a mangiare i gatti.

Beh, queste le prime cose che saltano all'occhio.

Poi ovviamente il Brunello all'Esselunga sarebbe l'ideale con formaggi stagionati e ragazzini del sud (quelli piccantini dalla calabria)

Ci sarebbe la sinistra estrema, quella che alle sagre di paese appende i bimbi per un piede e se alzi il tappo giusto te lo porti a casa;

Ci sarebbe la sinistra finta, che alle feste dell'Unità ti propina nani da circo per non fare brutte figure con quelli del centro;

E ci sarebbe Forza Italia, con SIlvio che rema contro e mangia solo i vecchi come Dell'Utri.

Luttazzi farebbe comunque ridere solo quando parla di sesso e Beppe Grillo continuerebbe a farci risparmiare, da buon genovese.

Saremmo di meno e forse potremmo aspirare ad un lavoro e perfino alla pensione.

Certo, a mangiare il kebab non ci si andrebbe più a cuor leggero, (chissà cosa ci infilano in quello spiedone) però con le patate e la salsa ai ceci passa tutto, dicono.
E casomai c'è sempre la crusca.

Mah.
Alla fine di questo post non so se sia più rilassante ridere di questo macabro quadro o dell'ultima enciclica del pastore tedesco.

Proprio non lo so.
Simone, minimal 22:28 | commenti: commenti (popup)

L'oroscopo ci piglia

giovedì, 29 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Una roba assurda.

Il mio oroscopo di Igoogle diceva che oggi un collega mi avrebbe fatto fare affari (supperggiù)(che non è un supereroe con lo scaldaorecchie)

see.. dopo l'acconto di ieri lo ritenevo improbabile e improponobile.

Invece all'Asppi il tenero Lio mi ha presentato un cliente, a cui ho potuto dare uno dei miei biglietti da visita col nome in rilievo.

Per ora sono in perdita, visto il costo di tali biglietti, però conto di rifarmi presto.

Insomma, l'oroscopo ci piglia. Perfino mia moglie me lo conferma.

Stasera torno e mi faccio fare i tarocchi, che ci vuole una bella spruzzata di vitamina C.

E poi ci dormo su.
Simone, minimal 19:21 | commenti: commenti (4)(popup)

Gli smemorati del Bounty

martedì, 27 novembre 2007 in: goliardie, astruse astrazioni
Ho una leggera difficoltà ad allinearmi col mondo moderno.

Come i modem di una volta, che facevano fiiifiiiifiii e poi però ti dicevano che era impossibile connettersi.
C'è tipo l'errore 45674534 (che sono numeri generati automaticamente e di cui nessuno si cura).

Allora ieri ero a Ferrara, che ormai è come andare all'Ikea, ma con i nomi più strani.

Ero ai contrari, che sarebbe un posto dove si beve, perlappuunto in via dei contrari.

Come ci sono arrivato chissà, visto che il mio virgilio personale al telefono mi aveva detto "vai alla mel e gira a destra".

E poi era a sinistra.

Magari, visto che sono i contrari dovevo capirlo e.. boh non lo so.

Insomma arrivo e faccio il mio bagno di folla giovine, così giovine che una tizia mi guarda stupita quando parlo del bounty (non la nave che si rivolta, bensì il trito di cocco avvolto dal cioccolato fondente).

Che sarebbe?

E io in quel momento pensavo alle giacche fantasiose di Ezio Greggio al Drive In, a Carmen Russo e a quanto sta bene, a Gigi Sabani che faceva le imitazioni.

Poi viene la parte seria: c'è nonna papera feticista che dopo aver usato il suo bel fiocco per legarsi i polsi, mima i detti di alcuni grandi vecchi conestabili.

Quando però si mette una sfera in bocca e urla frustatemi capisco che forse dovevo perdavvero girare a destra e sono finito di nuovo in un bordello messicano.

Però senza neanche un goccio di mescal.

In compenso ho recuperato un'usanza giovine, quella della pasta a mezzanotte e dintorni, per la precisione gnocchi.

Poi, come se nulla fosse, siamo ripartiti e tornati a Firenze verso le quattro.

Alle 10:30 sveglio come una rosa sono entrato in ufficio, per uscirne a breve.

Ma ancora mi chiedo come sia possibile non conoscere il bounty.
Simone, minimal 13:04 | commenti: commenti (popup)

Ovvie Conclusioni

martedì, 20 novembre 2007 in: teledipendenze, roba da bloggers, astruse astrazioni
Siamo tragicamente telematici.

Pensavo sfogliando le fotografie lasciate da simpatici edonisti su flickr, una sorta di mostra fotografica in cui non importa se sei bravo, ma se sei bravo è meglio.

Siamo tragicamente telematici, e questo a conti fatti ci migliora.

Prima per vedere un film si doveva uscire, andare al cinema assieme ad altre persone.
Spesso c'è chi non voleva vedere il tuo stesso film, così anche se volevi vedere Antonioni finiva a seguire le comiche con Pozzetto e Villaggio.

Oggi sei seduto davanti al tuo pc, in attesa che la Finanza sfondi la porta di casa: la vera tv on demand.

Litigo con quelli che tardano ad inserire i sottotitoli della seconda serie di Heroes.

Siamo tragicamente telematici e questo accresce la nostra cultura.

Non c'è bisogno di Silvio che ci ripete "la cultura è di sinistra".

E' un dato di fatto. Dai alle masse il libero e incondizionato accesso alla cultura, rendilo illegalmente gratuito, e di colpo l'intellettuale che è in noi sboccerà.

Si diventa improvvisamente discreti fotografi, discreti scrittori, perfino passabili musicisti o comunque estimatori della buona musica.

Pensateci bene: i blog di buona fattura sono esponenzialmente migliorati; credete sia merito della lettura cartacea?

Le macchine fotografiche digitali permettono di scattare cento foto dove prima ti finiva il rullino da 32.
Chiaro che siamo migliorati: fai una foto, fa schifo, correggi, cancelli, migliori.

Il 14 Febbraio del 2007 mia moglie acquista in un fornito negozio musicale l'ultimo cd dei Ratti della Sabina.
Lo acquista sulla parola, visto che è in attesa di tornare sugli scaffali.

Passano nove mesi.

Il cd di un gruppo romano (non australiano che suona dentro l'Ayers Rock) ancora non è disponibile.

Lo conosco a memoria ormai, e mi pento di non averlo comprato la prima volta che sono venuti a Firenze.

Questo è il popolo della cultura.

Tutti coloro che invece osteggiano questi principi si radunano nei circhi della libertà.
Dove ognuno fa quel cazzo che gli va.

Ma intanto si rigirano nella loro goffa ignoranza.
E non hanno gli occhi rossi alla fine della giornata.
Simone, minimal 18:08 | commenti: commenti (popup)

Di Prima Mattina

martedì, 06 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Adoro essere in ufficio al mattino.

Soprattutto quando la segretaria è assente, probabilmente rinchiusa in qualche stanza della corte d'appello a parlare dei cazzi suoi con il primo sconosciuto.

Stamani dovevo essere in udienza alle nove.

Ma il Giudice ha pensato di prendersi una pausa caffé, rimandando il tutto ad Aprile 2008.

Così mi sono fatto due passi, mi sono regolato due volte le bretelle nuove, ho tossito un polmone e sono rientrato a studio.

Ho dato io le mandate, l'attico era deserto.

Ahh.. fantastico.

Ho acceso il pc, attaccato la penna usb che tengo in macchina.
Casse a medio volume e un nuovo album da ascoltare.
(The Good, The Bad and The Queen, per i feticisti)

Dopo aver fissato per un paio di minuti la scrivania, sono passato all'iperattività.

Da tempo volevo riorganizzare la mia postazione, renderla più funzionale e far sparire un chilo e mezzo di fogli inutilizzati.

Vuotata la scrivania, l'ho ruotata di novanta gradi. E la musica si è zittita.
Ho sbarbato la presa elettrica dal muro.

Il silenzio ha confermato la mia solitudine.
Con estrema tranquillità ho coperto la falla facendo scorrere di alcuni centimetri l'archivio ed ho spostato la spina ad un'altra presa.

Terminate alcune prove ho concluso con una piccola modifica, spostando il mio classificatore alle mie spalle.

Poi ho pulito il piano con una sottomarca del vetril trovata in bagno e l'ho quindi ricomposto con l'agenda aperta al giorno (e pure al mese) giusto, la foto di mia moglie in crociera e i miei biglietti da visita in bella mostra.

Ho quindi fatto ripartire il nuovo gruppo di Damon Albarn, con la loro History Song.

Sono le 10:31, ancora nessuno in studio.

Coffe Time!

Come the day
You see the sun
Hit the arch
A history song

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A ship across
The estuary
Sundays lost
In melancholy

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A storm of strings
Far away
The hangers on
Saved the day

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do
And if you don't feel it now then you will do
Simone, minimal 10:29 | commenti: commenti (popup)

martedì, 25 settembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
.. Mi hanno trovato su Google con "Turiste Troie".

ora, va bene tutto, ma credo che stasera dovrò farmi due chiacchiere con Puccettino.
Simone, minimal 18:48 | commenti: commenti (1)(popup)

Da grande voglio fare il barrè

martedì, 25 settembre 2007 in: astruse astrazioni, suono io
Ero a casa di lorenzo e aveva due grossi bulldog.

Visto che lui ha preso in mano la prima chitarra a cinque anni, ho pensato "beh, magari posso scroccare qualche dritta!"

Alla mia richiesta, mi chiede, come ogni buon maestro, una verifica delle mie attuali capacità.

Mi propone uno strumento suo, dal momento che ancora non giro con la chitarra a tracolla dalla mattina alla sera.

Lorenzo, quello coi due bulldog, ha tutte chitarre strane.

Mi propone un basso a due corde, che mi pare insuonabile e oltretutto ha una forma assurda.
Ovviamente, con disgusto, in mano sua il basso a due corde va che è una meraviglia.

Non si arrende e stacca dalla parete una fantastica chitarra a sei corde: solo che ce ne sono tre per ogni lato.
Di fronte al mio dubbio, lui mi mostra come usarla, impugnandola a tracolla e capovolgendola alla bisogna.
Al volo.

"Lore, non è che ne hai una normale?"

Lorenzo, con evidente aria di superiorità, mi sfodera una chitarra assolutamente normale.
Ha solo un difetto: è fatta di stoffa, con le corde di cotone grigio.
La cassa è un cuscino a fiori, da cui, ovviamente, non esce nessun suono udibile dall'uomo (ma i bulldog si agitano).

Garbatamente la restituisco al proprietario, che ci suona "Get up Stand up" e poi la ripone al suo gancio.

In evidente imbarazzo, faccio cenno a mia moglie, nel frattempo anche lei coinvolta con quel primo basso a due corde e anche lei in estrema difficoltà, che è tempo di andare.

Salutiamo e ci accomodiamo alla porta.

Sul pianerottolo, con noi, ci sono anche i due bulldog che tentano di rientrare nell'appartamento a testate.

In silenzio, scendiamo le scale, sperando di non essere seguiti dai botoli.

Fortunatamente dopo il secondo gradino, suona la sveglia.

Apro gli occhi e non ci sono bulldog (se si eccettua il cano tristo, ma ritengo possa essere una specie di Beagle venuto male);
In cameretta ci sono chitarre normali. Per sicurezza controllo: nessuna corda di cotone o bassi strani.

La Lory che gioca con le ombre cinesi, generate a mia insaputa.

Quel tomino con pancetta di ieri ha dato risultati devastanti.
Simone, minimal 10:29 | commenti: commenti (3)(popup)

Rete Spot

lunedì, 24 settembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, astruse astrazioni
Nasce in Italia, finalmente, un nuovo canale tematico, dedicato solo agli spazi pubblicitari.

La pubblicità ha finalmente guadagnato il podio, dopo una vita di stenti che, per sommi capi, si desidera ripercorrere: (parte filmato tipo bianco/e/nero, con il countdown cerchiato)

Sulle reti fintamente gestite dallo stato, lo spot soffriva, compreso tra il primo ed il secondo tempo di un film di cui, a memoria d'uomo, nessuno ricorda titolo, attori, spettatori.
Non importa di quale film si stia parlando, sia esso Casablanca o 007-Moonraker.
Tutti ricordano quel patinato silenzio, rotto da fiochi bisbigli.
Una tavola imbandita e mani che impugnano forchette del servito buono.
Silenzio. Parla Agnesi.

Ci sono voluti anni prima che venisse sdoganata l'usanza barbara di limitare lo spazio pubblicitario.
Le reti mediaset, che comunque con lo spot ci campano, lo hanno dapprima liberato, regalandogli le fantastiche televendite (indimenticabile Mike Buongiorno che - all'interno della ruota della fortuna - si appartava per parlare dei piselli finissimi o dei sughi pronti)(tutti a guardarli, con la speranza di poter ricavare un'altra splendida gaffé del bisnonno di Fiorello)
<<Oggi ho proprio voglia di piselli!>>
<<Facciamoci questa pisellata!>>
<<Vieni cara Angela, ho qui il sugo che ti piace tanto!>>

Ma mediaset guardava oltre: Un programma interamente dedicato alla pubblicità come Ok il Prezzo è Giusto!
Tutti oggi credono che questo programma sia stato condotto solo da Iva Zanicchi.
E' il risultato di una speciale polverina che ogni italiano ha ingerito e che fa dimenticare qualunque apparizione televisiva di Gigi Sabani, perfino quelle grazie a cui ha vinto 2 telegatti.

E veniamo ai giorni nostri, in cui le poltrone Global Relax sponsorizzano praticamente il 40% dei programmi di canale cinque, retequattro e italiauno (pure qualche TG).
Gente come Mastrotta finalmente sarà ricordato per sempre. Non per aver fatto entrare clandestinamente in Italia quel gran tegame della Estrada; bensì per la sua incipiente calvizie causata dalle ripetute promozioni dei materassi Eminflex.
Che, è fatto noto, provocano il cancro.
Ma fanno riposare benissimo.

Ma è tempo di dire basta: perché la pubblicità, quella di classe, dei registi affermati, di musiche importanti e grandi talenti, deve sottomettersi alla fiction, ai varietà, ai "bellissimi" di retequattro?

Quindi è con grande onore che vengo ad illustrare Rete Spot, il nuovo canale interamente dedicato agli spazi pubblicitari.

Al mattino, dalle 8 alle 10 largo agli spot dedicati ai più piccoli:
dalla Chicco alla Foppapedretti (con i suoi lettini a doghe di porcellana e pasta di pane)
passando ai Gormiti (spot singoli per ciascun Gormita, che, si sappia, sono in totale due milioni e trecentomila) e ai cuccioli di gomma per le bambine.

Dalle 10 fino all'ora di pranzo, è indispensabile una lunga carrellata (mi si passi il termine ironico) sui prodotti per la tavola; brodi e sughi, pasta e riso, panatine e sofficini, contorni, caffé e ammazzacaffé.
Il pomeriggio è equamente diviso tra elettrodomestici da massaie e anticipazioni delle grandi serate, dedicate ai principi tra gli spot: le pubblicità delle auto.

Già dopo le quattro, infatti, passeranno le utilitarie, le macchine che ogni massaia vorrebbe guidare.
E dopo qualche caldaia a vapore e la lavatrice che lava,stira,piega e ripone nei cassetti fino a trenta chili di cenci, proveniente direttamente dalle filippine, è tempo del ritorno a casa dell'uomo che lavora.
Per lui, dopo una giornata di sforzi, niente di meglio che un mix raffinato di raccolte della DeAgostini sui grandi successi dell'Inter, vistosi Notebook in comode rate ventennali e poi loro: i SUV.
Le fantastiche auto che sfrecciano nel deserto, tra le dolomiti, dentro la ZTL; se ne fregano del traffico, dei pedoni, del Codice della strada.
Musiche Chill Out ed effetti speciali per un degno bacio della buonanotte.

E domani è un'altro giorno, nel patinato mondo dello spot
Simone, minimal 15:14 | commenti: commenti (popup)

Nuove Frontiere di Design

domenica, 15 luglio 2007 in: astruse astrazioni, fantashopping
A due passi da Uppsala c'è un'area commerciale molto grande.
Ci sono grandi prefabbricati, c'è la sede della Skoda e della Smart, che è piccina e s'infila dappertutto.
C'è il negozio di divani, che da noi si chiama Divani & Divani.
Ad Uppsala c'è Divini Indovini, mentre provi il sofà il venditore ti predice il futuro.

Poi c'è un centro commerciale tutto BiancoRosso&Verde.
Si chiama Tégamè, è il maggior negozio di mobili e cianfrusaglie della Svezia.

Vengono pure da Stoccolma.

E' domenica e una coppia di allegri svedesi, freschi sposini, parte da Uppsala alla volta del famoso Tégamè.

Non è difficile trovarlo: la strada è tappezzata di cartelli (bianchirossieverdi) con la scritta Tégamè di qua, Tégamè di là.

C'è un grande parcheggio, dove un signore si fa dare mezza corona per dirti dove mettere la macchina.
Se non glielo dai, fa lo stesso.
Troverai posto comunque.

Fuori la Svezia di luglio è immersa in una frizzante arietta primaverile: dentro il Tégamè ci sono 35 gradi e un tasso di umidità del 95%.

Gli svedesi ci vanno apposta, stanchi della solita perfetta temperatura.
Dentro il Tégamè non ci sono corridoi. E' colmo di banchi, dietro ai quali uomini in canotta sudata e signore sovrappeso strillano la loro mercanzia.

C'è uno studio di design veramente impressionante al Tégamè.

Vendono la Lampada Torino, di vera calcina e sassi.
Ai saldi oggi c'è pure la coperta di lana sarda, la Cagliari.

Vari colori: bianca, grigia, nera.

I colori che vanno adesso.

In un banco, per poche corone (in svezia ci sono le corone svedesi), svendono porta cd Napulé, con dentro le copie artigianali dei principali successi del momento.

Ma Tégamè è soprattutto living innovation: camere da letto, in tek e sughero, in ghisa e terracotta. Materiali innovativi.
GLi svedesi adorano poi l'eccesso: stanchi del minimalismo che da secoli li opprime, cercano rifugio nella madonna con bambino e pomodori, in lastra di vetro colorato, da appendere in camera.
Adorano gli armadi sei ante col tricolore e la foto di Cannavaro colla coppa, special edition 2006.

Tutti gli svedesi, o comunque quelli vicino ad Uppsala, hanno la PadellàCard, una carta di fidelizzazione che ti permette sconti vantaggiosi e una corsia preferenziale quando si fa la coda alle casse.

La nostra coppia svedese ha tutta una casa nuova da arredare.
E hanno deciso: tutto italiano, il marchio di lusso dell'estate 2007.

C'è il letto roma, a baldacchino in turchese e verde Fiuggi, con i comodini fatti di pastina barilla e colla.
La bella scrivania Piersilvio, con il modellino della nuova 500 da usare come fermacarte.

I nostri sposini sono indecisi.

Perfino lo zerbino con le maschere è carino: si piglia Pantalone e Pulcinella?

Nel frattempo c'è venuta fame: beh, Tégamè sa come coccolare i propri clienti.
A disposizione un bel self service dove ti fanno la pizza espressa e gli spaghetti allo scoglio.

In offerta anche una bella napoletana di caffé.

Si esce da Tégamè soddisfatti. Gli sposini sognano una casa arredata in perfetto stile Tégamè.

Gli svedesi stanno cambiando.
Alla macchina una sorpresa: qualcuno ha sfondato il finestrino e si è fregato l'autoradio.

Forse sarebbe stato meglio dargliela, la mezza corona al parcheggiatore.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (1)(popup)

...

venerdì, 16 marzo 2007 in: romance, astruse astrazioni
E' venerdì. Un altro venerdì.

Ci sono pochi venerdì. Dovrebbero essere di più.

Vorrei almeno due venerdì alla settimana.

Che poi neanche lo voglio tutto. Non sono così smanioso di ore in più.

Mi accontento di un pomeriggio di venerdì in più.

Sarei col pensiero ai fornelli del sabato. Alle meraviglie piumose della domenica mattina, trascorsa rincorrendo sogni alla ricerca della posizione perfetta.
Il delizioso incastro di piedi, mani e collo tra le federe e il lenzuolo.

La domenica mattina il lenzuolo e il cuscino sono ormai note estremità irrinunciabili, come un braccio o un'orecchio.

Ci svegliamo assieme.

Vorrei un venerdì pomeriggio in più per questa sensazione di lenta felicità. Scorre piano, un minuto davanti all'altro ma ogni volta più disteso.

Ci sono respiri ansiosi ma diventano uno ogni tre. talvolta quattro.

Già cambia la musica. Non ricerco per forza il relax autoimposto, il chillout subliminale.

Anzi, occhieggio felice una canzone molesta. Penso al rock, alle sere in discoteca, ai Mojito.
Mi limito a pensarci, sicuro che questo mi basta.
Poi saremo solo cuscino e pantofole. Neppure il giornale.
Ma chissenefrega.

Si perchè il venerdì non c'è preoccupazione che non possa aspettare il lunedì successivo.

Allentiamo le cinture fino a farle penzolare dai pantaloni. Fino a farle sfilare in terra.

E pancia gonfia. Si.

Chissenefrega.

Oh.

Forse è una sorta di autoimposizione anche questa, immersi come siamo nelle mille frenesie che anche il più grande dei piaceri, comunque, ci consegna.

Forse il venerdì è un'anfora di speranze. Forse si.

Chissenefrega.

Adoro il venerdì. Perchè è l'inizio di tutto il resto. E tutto il resto, si sa.

E' giorno dopo giorno.

Silenziosamente.

Costruire.
Simone, minimal 18:33 | commenti: commenti (popup)

Cieli di Cobalto

venerdì, 09 marzo 2007 in: romance, esperimenti letterari, astruse astrazioni
Sera di pioggia, sera senza luce.

Avvolto dalle tenebre della camera, comunque, ti sento.

C'è un senso di te, c'è un senso di neve e primavera.

"c'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve;
e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.
Ma tanto, qui sotto,
nulla è peccato..
"
Simone, minimal 01:11 | commenti: commenti (1)(popup)

Tre metri sotto il culo

lunedì, 05 marzo 2007 in: termopolitica, scelte di campo, astruse astrazioni
Devo scavare dentro, devo capire se veramente il mio pensiero è di irriducibile comunista straconvinto e radicale oppure in realtà è "oscurato" da quella infettante malattia di centrismo che sembra contaminare tutta la politica italiana moderna.

Questo perchè non riesco a capire il ruolo di vladimir luxuria.

Sarò omofobo? A me Vladimir Luxuria sta sul cazzo.

E' una ridicola esibizionista, non va in televisione per portare avanti i valori e le idee della classe politica cui (dice) appartiene.

Da questa riflessione mi domando se la mia idiosincrasia nasca da un irriducibile comunismo che mi porta ad essere serio a 360° (calippo is back), oppure se sia l'unto che ancora mi bacia la fronte da Sabato.

Già mi vedo al convegno della dc. E non sono quelli che pubblicano Batman, cazzo.

(ho detto cazzo due volte.)

Poi però c'è quel pancione biondo di Platinette, la suor bruno della radio che ascolto con un certo sorriso la mattina in auto.

Leggo distrattamente sul suo blog che si candiderà alle elezioni per un partito di destra (forse pure Forza Italia).

Sulle prime non ci credevo: Silvio non li fa entrare i froci in parlamento, non dalla sua parte perlomeno.
Però adesso ho il dubbio che possa essere veramente così, che quindi sia uno scontro al vertice e che mentre le donne lottavano per il potere e gli uomini si difendevano nella torre d'avorio, i culattoni avanzavano silenziosi.
Il potere sarà loro.

Mi rendo conto che il post è offensivo, oltreché provocatorio.

In realtà non ce l'ho con i gay e sono pure a favore dei Dico.

Mi domando solo una cosa: Vladimir, Platinette, ma non potevate fare il grande fratello come tutti gli altri? Proprio la politica per avere maggiore visibilità?
(che poi la plati manco ne avrebbe bisogno.. è ovunque. (sospetto sia il cugino di maria de filippi..)) (si, c'erano due parentesi, contatele).

Il post è finito.

due appunti: solo perchè non farei certo un post apposta per dirlo, "notte prima degli esami oggi" è uno schifo. Perfino i venti minuti che mi ci sono voluti per scaricarlo sono tempo perso.
E ovviamente  i libri di Moccia fan cagare.
Simone, minimal 17:43 | commenti: commenti (popup)

Malbo Gentile

venerdì, 23 febbraio 2007 in: esperimenti letterari, roba da bloggers, astruse astrazioni
Perchè talvolta mi siedo (anzi, sono già seduto), apro l'editor di questo Splinder-MareMagnum e dico: qui bisogna scrivere qualcosa.

Ed ogni volta scrivo una sorta di flusso mentale che un minuto prima non c'era e il minuto successivo è già un vecchio manoscritto di pergamena, da ritrovare in un baule della soffitta.

Anche questa volta non è diversa.

Mi siedo, accendo la sigaretta (per poi spegnerla subito dopo, ricordandomi che non fumo), mi giustifico con Leonardo che chiede perchè gli inculo le sigarette di nascosto, non fumandole oltretutto, e fisso lo schermo.

Di colpo mi scorrono davanti le immagini della mia vita, l'infanzia difficile, la misera paga delle navi da crociera per cantare, le turiste tedesche, il mio primo miliardo con il sudore e il sangue di un sacco di gente che manco conoscevo.

Poi mi passa, anche perchè lo schermo proietta la biografia di Berlusconi.

E allora è il vuoto.

Il vuoto dello scrittore è come il fondo dell'oceano. Magari è pieno di calamari giganti che vivono nelle grotte di pastella fritta, ma il buio ti impedisce di vedere.

Per cui il vuoto dello scrittore è fondamentalmente pieno, ma non si sa di cosa.

E se il vuoto dello scrittore è così, figuratevi il mio, di vuoto.

Credo sia il motivo per cui la maggior parte dei bloggers finisce per scrivere roba triste.

Come quando ci si siede a tavola, ad una certa età e la pagina del giornale è aperta sui necrologi.
Il giorno prima discutevi della formazione dell'Inter. Il giorno dopo fai l'appello dei tuoi compagni di scuola assieme ai figli e nipoti addolorati.

Dissacrante? Mah, a leggere in giro questa è la gran moda del momento.

E mentre parlo degli altri, deridendoli della loro decadenza, vi distraggo dal vero motivo che vi ha condotti qui.

"Malbo+Gentile" digitato erroneamente su Google.

Fate finta di aver sbagliato. Di non essere giunti qui con la consapevolezza di non trovare niente di interessante sul "Malbo Gentile".

Tornate indietro e cercate ancora.

Fatto?

Ecco, ora che si sono tolti dalle palle gli estimatori del Malbo Gentile, posso tornare a parlare dei cazzi miei.

Una splendida serata, quella di ieri.

Tra vecchie bottigle consunte e tavoli di legno. Semplicità e ricercatezza.
Oltre il gusto tutto italico di parlare ostinatamente di cibo. Sempre.

Ma soprattutto i tuoi occhi, che scrivono più di un romanzo e con la delicatezza di una piuma.

Una serata dai piccoli sorsi, una serata che avrei preferito dormire meno.

A volte organizziamo e abbiamo aspettative. E poi ci piovono tra le ginocchia questi cuscini dal ricamo perfetto, caldi e soffici.

E, naturalmente, il "Malbo Gentile".

No, cazzo, ancora quelli del "malbo Gentile"! (ma perchè non usate internet per guardare le troie, come fanno tutti?)
Simone, minimal 12:49 | commenti: commenti (popup)

Alla scoperta di Babbo Natale

lunedì, 18 dicembre 2006 in: sotto lalbero, astruse astrazioni

Girano tanti racconti su Babbo Natale.

Si dice che abiti al polo nord, che viva con gli elfi, una moglie (?), le renne e una slitta.

Fatti non pugnette. Di certo si sa che:
- Ha la barba bianca da sempre. Piuttosto folta.
- Indossa sempre i soliti abiti.
- Non è mai stato bambino. Ha questa indefinibile età sulla settantacinquina da sempre.
- Gli elfi di babbo natale non sono come quelli del signore degli anelli: sono dei nani verdi che passano le giornate ad intagliare il legno.
- Dal punto precedente se ne deduce che Babbo non abita al polo nord, dove non c'è neanche un palo del telegrafo da tagliare. Se non sta al Polo nord, per tradizione sta in Norvegia.
- Non è sposato con la befana. In tutte le icone in cui è raffigurato con la moglie (?) ella è pacioccosa e colle gote rosse. La befana è una laida dalle scarpe rotte e il naso aquilino. Forse è un'antica fiamma ma ora è tutto finito.
- Babbo Natale non ha figli. E gli elfi non hanno genitori. Non ci sono villaggi attorno alla casa di Babbo Natale. Ergo, anche gli elfi nani sono nani tutta la vita, per sempre.
- Pur non guadagnando una lira per ciò che fa da sempre, in casa respira un'aria di rarefatto benessere

Da queste poche deduzioni emerge che Babbo Natale:
- Non ha mai ricevuto regali per natale;
- Ha la pancia da Coca-cola, ovvero gassosa e potenzialmente instabile.
- Non tromba (mai avuto meno di settantacinque anni, così come la moglie paffuta; non hanno figli);
- Non si rende conto di averla presa in culo quando ha accettato questo mestiere;
- E' isolato dal mondo per 364 giorni l'anno e il giorno di Natale se lo passa a lavorare;
- Lavora da sempre, niente pensione e non lo pagano;
- Anche gli elfi lavorano da sempre, e non li paga nessuno;

In pratica è il fenotipo di un operaio della FIAT che avesse votato FORZA ITALIA ed è pure contento e gentile coi bambini.

Se permettete, preferisco credere a Babbo Natale.

Simone, minimal 12:08 | commenti: commenti (popup)

Del perchè sono qui

martedì, 12 dicembre 2006 in: toghe in delirio, astruse astrazioni

Sono qui perchè mi piaceva questo lavoro.

No, forse sono qui perchè fin da neonato mi leggevano libri di diritto, invece di BaNbi. Sono qui comunque e sempre per colpa del babbo cattivo e cornuto di BaNbi.

Sicuramente non sono qui per colpa di fiorellino. Mai stato a catechismo.

Sono qui perchè non ho valutato attentamente le alternative. E la matematica non sarà un'opinione, ma in proposito il mio parere è che non ho opinioni in merito.
Anzi forse sono qui proprio per questo.

Sono qui perchè se fossi da un'altra parte adesso mi dovrei svegliare presto la mattina. O meglio, resto qui perchè non ci si deve svegliare presto la mattina. Non sempre.

Sono qui perchè ci offrono la colazione la mattina. Se arrivo presto. Ma se voglio dormire allora devo scendere al bar da solo e mangiare a spese mie.
E visto che non mi danno una lira alla fine del mese sono soldi.

Sono qui perchè mio zio fa l'avvocato penalista, e pure mio nonno lo faceva. E credo pure il mio bisnonno.
Di fatti io non faccio diritto penale. Lo evito come l'ebola o una cacca per strada.

Sono qui perchè l'anello che-cambia-colore-con-l'umore non diventa rosso (rabbia) se non per poche ore.
Predominano il blu (calmo) e il verde (sentimentale).

Sono qui perchè c'è la connessione ad internet. Sono qui perchè lo studio è vicino a casa, perchè ci posso venire con la bici, salvo avere freddo e cercare al buio della mia stanza alle 10 di mattina i guanti.
Anche a marzo.

Sono qui perchè c'è il riscaldamento che funziona mentre a casa mia delle volte ci sono sedici gradi.

E invece. E invece ci sono giorni in cui vorrei essere ovunque tanne che tra queste calde mura di mansarda.
Vorrei essere disteso sul pavimento di marmo-susine-muschio-marmo di casa mia a provocare lorelein.
Vorrei essere in bagno a lavarmi le ferite causate dall'aver provocato troppo lorelein.
Vorrei essere sul letto con il cuscino poggiato al muro senza il bisogno di avere una sveglia che indichi l'ora.
Vorrei non avere il bisogno di sapere l'ora.

Insomma, come tutte le persone di buon senso, non faccio un cazzo da mane a sera e mi lamento.
Bella roba

Simone, minimal 11:23 | commenti: commenti (popup)

Riassumi la tua vita in base a ciò che ascolti.

giovedì, 07 dicembre 2006 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni

Dunque ascoltavo i beach boys mentre innalzavo i libri su una perfetta verticale in vista del campionato regionale a squadre, sezione terza B, di Battaglia Navale.
I bagnini californiani mi mettevano di buon umore e mi aiutavano anche nei momenti di sconforto, quando durante l'ora di letteratura greca venivo chiamato a sorpresa alla cattedra, interrompendo la mia ora di "settimana enigmistica".

Sono le cattive compagnie che mi hanno rovinato.

Io al massimo sarei riuscito ad apprezzare Nek. E a trovare orecchibile Gigi D'alessio. Poi con la maturità li avrei derisi, ma fino a giovedì scorso potevo anche permettermi di canticchirli in bici.

Dapprima c'era lorenzo. Lui parlava quasi solo di musica.
Andavamo in gita e lui si fiondava nei negozi di dischi. Mi ha fatto comprare i dischi deegli U2 a Budapest, quando avevo già portato alla cassa il mio cd dei Kelly Family.

<<posa quella schifezza>>
<<ma, lorè.. a me piacciono..>>

<<a te non piacciono. tu non lo sai ma tra cinque anni al massimo ti pentirai del folle gesto che ti evito oggi. posa quella roba>>
<<e cosa compro?>>

<<Zooropa>>
<<si mangia?>>

<<farò finta di non aver sentito. e tu fai finta di averlo scelto consapevolmente>>
<<Ci provo maestro>>
<<la forza scorre potente. E ti evita accuratamente>>

Oggi lorenzo suona in una cover band degli U2 piuttosto famosa in toscana.

Quindi insomma di nascosto ascoltavo i kelly family, per poi mettere nel walkman gli u2, sting e the police e i queen.
Lorenzo al massimo mi passaava i fool's garden (anzi me li ha suggeriti lui a dirla tutta..)

Insomma la mia dolce metà ha trovato un terreno ancora tutto da sminare.
E' stata un'opera indescrivibile la mia rieducazione. A tutt'oggi un mistero.

Si è partiti con roba facile, tipo silvestri.
A dirla tutta qualche freccia al mio arco ce l'avevo. Avevo i Dire Straits.
Me li sono giocati la prima sera.

Già con De Andrè annaspavo. Me lo ricordavo mentre girava nei vecchi mangianastri di mio padre, il quale però, infame, mi aveva tappato le ali basandosi solo su bocca di rosa e carlo martello.
Insomma ne sapevo quanto prima.

Poi è venuto il Trip-hop.
Deve essere scivolato sotto la porta mentre ero voltato. Ma insomma un giorno sulla Firenze Bologna ho seriamente pensato che a questi Archive andava data una chance.
Di li la strada è stata tutta in discesa.

Sono seriale e faccio i compiti condiligenza se l'argomento mi piace. O almeno così diceva la mia maestra alle elementari.

Comunque diciamo che è un mistero insondabile come oggi riesca a sfoggiare una minima competenza musicale.
Fondamentalmente adotto la stessa inossidabile tecnica che funziona egregiamente da anni nei libri.

I libri che non leggo sostengo di averli letti lo stesso.

<<ehi senti qui se non assomigliano agli Smith>>
<<orco è vero.. d'altronde quando un gruppo c'ha un cantante come freddy mercury non può che sfondare..>>
<<come hai detto?>>
<<nulla. ruttavo>>

E poi la seconda tecnica.
Ascoltare roba che non ascolta nessun'altro.

<<l'hai sentito il nuovo dei Kooks?>>
<<chi? No però ti consiglio Isobell Campbell.. sai quella di Belle e Sebastien..>>
<<Eh? il cane?>>
<<Ma no.. vabbè lascia perdere.. non te ne intendi..>>

Il discorso qui si fa complesso, ma al momento in effetti non ascolto praticamente nulla che sia presente nelle web charts.
La qual cosa da un lato mi inorgoglisce.

E comunque l'ultimo nek non è poi nulla di che..
Simone, minimal 20:41 | commenti: commenti (popup)

Segni che la logica c'è (manonsivede)

venerdì, 01 dicembre 2006 in: astruse astrazioni

Se via masaccio ha duecentocinquantanumeri civici come mai piazzale michelangelo ne ha sono cinque?

Masaccio era meno bravo. Però ce l'aveva più lungo.
Non lo insegna la storia, lo dice l'urbanistica della mia città.

E in via del porcellone c'è una casetta che ristrutturata verrebbe proprio bene. Anche con venti minuti di ritardo per via dello sciopero.
Direi che può bastare.

Simone, minimal 16:30 | commenti: commenti (1)(popup)

La Minaccia Fantasma

giovedì, 30 novembre 2006 in: divertissement, tecnologie, roba da bloggers, astruse astrazioni

E' un animale strano.
Alla nascita è spesso insignificante, indistinguibile dalle migliaia di esemplari presenti in natura.
Non riesce mai a parlare, emettere suoni comporta una difficoltà notevole.

In compenso scrive.

Come tutti, nei suoi primi versi c'è tutta la semplice e genuina spontaneità che caratterizza gli infanti: non articola bene e allora soppianta con immagini ricalcate da altri.

Superata la prima fase, entra in un tumulto ormonale che lo trasforma rapidamente, cambiano i colori della pelle e il tratto si fa spesso più intenso, più deciso.
In questa fase conosce il desiderio di aggregazione: spesso si incontra con altri coetanei, condividendo la passione per una grammatica alternativa e reazionaria, costellata di k e puntini di sospensione.
Narra di serate passate in discoteca o anche di compiti da fare al mattino;

Non è raro, in questa fase, trovarlo in pose da bel dannato, citando testi di canzoni tristi spesso in contesti di forti delusioni amorose.

Il contatto con i coetanei lo aiuta nei rapporti sociali, ma di rovescio, lo inaridisce lessicamente.

La prima maturità avviene con la conoscenza degli adulti.
Quando il giovane scopre la passione per i testi letterari, per le poesie e il fascino che impregna questa nuova forma di cultura , avviene la seconda trasformazione:

si ripulisce di tutto il grasso da militari con cui si era imbrattato, diventa chiaro, luminoso.
Elimina i toni ripetitivi, attenua l'uso lessicale improprio, appoggiandosi a sistemi altrettanto alternativi, ma di impatto letterario decisamente superiore.

Comincia una fase creativa, in cui spersonalizza tutto e scrive semplici storie, allegorie talvolta goffe.
Continua a citare testi musicali, ma li rende affini al suo animo.
Non più la canzonicina leggera. Comincia in lui il fascino dello sconosciuto.

Per essere di moda, diventa alternativo.

Ricorre sempre ad immagini, ma spesso sono farina del suo stesso sacco.

A questo punto, ormai pronto a fare il suo ingresso nell'età matura, si trova di fronte ad un bivio: da un lato la facile via della tristezza, conscio che è molto più semplice scrivere cose tristi e belle, piuttosto che cose simpatiche e belle.
Dall'altra la purezza artistica, dove la parola prende il posto della trama.
Può quindi nascere un adulto con ramificati contatti, ma perennemente esiliato nella sua torre d'avorio di versioni acustiche e film dove tutto quello che può finire male lo farà;
Oppure può evolversi a scrittore di vario genere, con risultati altalenanti e spesso assolutamente ignorato dai coetanei, che lo ritengono poco affidabile, incostante.

In rari, rarissimi casi, diventa fenomeno artistico: allora suscita il fascino discreto di molti che lo osservano da lontano, in parte invidiosi, in parte solamente incapaci di instaurare un dialogo con lui, ormai troppo lontano dalla realtà.

Oggi ne esistono vari milioni e nessuno fa niente per fermarli.
Continuiamo a preoccuparci dei cinesi, bravi.

E intanto i blog spopolano.

 

 

Simone, minimal 11:51 | commenti: commenti (popup)

Aria

giovedì, 23 novembre 2006 in: esperimenti letterari, astruse astrazioni
respiriamo principalmente azoto.

una volta ho visto in lontanaza una cosa, tipo l'aurora boreale.
L'ho indicata e mi è stato detto: "è la chimica. se fai una corsa la raggiungi"

Mi è venuto il fiatone solo all'idea.

Sono seduto da oltre due ore su questa sedia. Verde petrolio, senza un bracciolo.
Se sono sbilenco lo devo a lei. Un sentito grazie. al cazzo.

Un sentito grazie anche all'acqua, stamani assente da casa per via di certi lavori che dicono andavano fatti.
Dicono.

Un sentito e caloroso grazie alla cucina sottosopra. Ed al conseguente digiuno.
Grazie mille.

In pratica è rimasta l'aria. Quel 72 per cento di azoto che mi fa tossire due volte su tre.

Le percentuali minori sono sempre le migliori (questa, giuro, me la segno.)
Quel piccolo 20 percento di ossigeno, che mi capita quindi una volta su tre e non mi fa tossire. Mi rianima.

fissi un punto e sei imbronciata. L'autunno ha questa faccia?

L'autunno è due terzi di azoto.

attendo le sei. poi anche a me spetterà il magico terzo di ossigeno.
All in all there's something to give,
All in all there's something to do,
All in all there's something to live,
With you ...
Simone, minimal 17:36 | commenti: commenti (popup)

Fuoco

domenica, 19 novembre 2006 in: romance, astruse astrazioni
Da subito, fin dalla mia prima pipa,
la maggiore difficoltà è sempre stata tenere accesa la fiamma.
O meglio, tenere acceso il tabacco.

Ma non vorrei cominciare da metà.

Fin da piccolo ero inesorabilmente attirato dal fuoco, da ciò che lo genera.
Non dalla smania di generarlo grande e alto nelle foreste e nei parchi naturali, di talchè risulto membro esterno della setta dei piromani.

Semplicemente scuotevo la legna nel camino, la giravo e vedevo le scintille scoppiettare, magari alzarsi alte e vivide; oppure spegnersi in un alone di fumo, con coro di bestemmie di mio padre che già c'aveva pronte le salsicce e la brace stava andando ai maiali (anzi, "non" stava andando ai maiali).

Poi appunto negli anni venne la pipa, che si spegne spesso ma non è mai un problema, è uno scotto piccolo del mio usare tabacco aromatico. Più umido del normale.

Infine le candele.

Le candele hanno due componenti di gioco: la fiamma e la cera.
Ora, mentre la fiamma della candela mi riesce tenerla su anche per un'ora buona, con la cera i problemi sono molti.
La spargo, la rovescio, ci glasso la roba.
Spesso causando disagio nei preesenti che mi credevano uno ammodo.

La cera e le candele più son grosse più fanno troiaio in mano mia.
La candela che arde felice in alto, sulla sinistra, davanti allo sguardo curiosamente sornione della mia orsetta norvegeeese oggi ha rischiato più di una volta di sciogliersi sul vellutino del tavolo.

Ce l'ho messa tutta ma è ancora in piedi. Entro sera, vi garantisco, collasserà sul letto.

Di tutte le fiamme, dalla mia prima infanzia alla mia moderna molestia, l'unica che riesco a tener su, regolare e costante da quasi dieci mesi, sei Tu.

Ti stuzzico di continuo a dire il vero, roba che la brace era bell'è giocata ai tempi.
TI accendo e ti aspiro, il tuo essere così, il tuo fissarmi e imbarazzarmi, il tuo sonno di intere giornate.
Sei la mia cera, il mio piccolo fuoco segreto,
il mio fiammifero personale.
Guardarti curiosamente sornione mentre agiti i piedini in aria, sul letto, scivolando pagine di riviste, in cerca di hotel norvegesi.

La mia Fiamma.

E bruci.

E brucio
Simone, minimal 22:00 | commenti: commenti (popup)

4 novembre

Quarant'anni fa un'ondata improvvisa cambiava la vita di una città.

Un fatto cui nessuno voleva credere, fin quando non è piombato giù dai monti una fredda mattina d'autunno.

Silenzioso, senza preavviso.
Tutti, in un attimo, hanno visto la loro realtà presa e strappata, accartocciata, inzuppata di fango e gettata dentro una cascata.
Tutti oggi ricordano l'altezza dell'Arno nelle varie vie, le auto trascinate dalle ondate, i primi soccorsi, le catene umane.

Perfino chi, come me, non era ancora neanche in cantiere.
Vissuto di racconti.

Di come il negozio dei miei nonni fosse finito sommerso, in via del corso, con tutti i maglioni invasi di fango.

Mia madre era a Pisa in quei giorni, nella casa al mare, bloccata a Pistoia sulla via del ritorno.

4 Novembre.
Una fermata obbligata.
Rallenti il passo e rifletti perchè Firenze te lo impone.

E chissenefrega se è freddo.
Non importa se non c'eri. Sei Firenze quanto me, ormai. Sei Firenze quanto Firenze stessa.

Ti fermi e rifletti.

Un'ondata al mattino può cambiarti la vita, oggi come quarant'anni fa.

Può travolgere i destini.

Oggi è un bel sabato mattina.
Non si dorme perchè ci montano la porta della dispensa, dopo mesi di attesa, fin dalle 8:00.
Abbiamo un appuntamento alle 11:30, in centro.

Vestiti pesanti, ed io per eccesso di zelo, perfino con i guanti.
In bici. Un mondo nuovo. In bici, in due, in centro.
Solo conferme, solo per sapere che quello che abbiamo scelto è meglio di qualunque alternativa.

E foto. Foto.

Il mondo in bianco e nero, il mondo ritratto in un giorno, la vita di due persone in un Giorno che qualunque proprio non è.
Scatti, click, fotolibri, album.
Album. E immaginarsi le vecchie lastre di vetro e il fotografo che mette tutti in posa, settanta e passa anni fa;
magnesio e puf. (teneva il braccio col "flash" alto per non bruciarsi)

Il fascinoso mondo della pellicola, del vecchietto che stampa ancora a mano.
Scatti in grigio.

Un'ondata, ecco tutto.
Fissi a fissare le vetrine, ed ogni negozio espone scatti di quel 4 novembre.
Tutto collegato.

Un po' come fermarsi e non rendersi conto, non voler credere, di stare per cadere.
Ma se mi fermo col piede sbagliato si cade, c'è poco da fare.
Salvo ridersela su, perchè a parte una chiappetta dolorante l'orgoglio non è ben troppo ferito.
Il mondo in grigio, la vita che ti cambia e neanche te lo aspetti.

Sembrano frasi gettate così, non credete? Il vecchio Simone che sparla e mischia sacro e profano, con una punta di sacrilego, aggiungerei.
Può darsi, può darsi che tutto non si possa sempre riassumere in 4 righe, tanti punti e a capo.
Bah.

Sarà l'aria di natale, sarà il pensiero buttato agli addobbi. Sarà stato Arezzo. Tutto satinato dall'odore di caldarroste e da noi che andiamo sempre controcorrente.

Una giornata per ricordare che tutto può cambiare, ma che si può sempre e comunque costruire.

Costruire.

Forse, alla fine di questo 4 novembre ho capito una piccola cosa (non crediate chissacchè..):
L'inizio è sempre bellissimo.
L'odore di libro nuovo, una matita intera e la Primavera sono bellssimi non crediate.
Ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c'è tutto il resto.
E tutto il resto è giorno dopo giorno. La vera vita è Costruire, silenziosamente,

Costruire

Simone, minimal 20:58 | commenti: commenti (popup)

Movimento Contro Le Metafore e Le Premesse (M.C.M.E.P.)(si pronuncia Emmecimèpi)

giovedì, 05 ottobre 2006 in: divertissement, astruse astrazioni

"Devo fare una premessa. Odio le metafore.

Mi fanno sentire come un truffatore che vende biglietti falsi al concerto dei Pooh"

La gente non sa mai in cosa identificarsi. C'è bisogno di un simbolo, di un ideale. Qualcosa che ti spinga a pensare "oggi sono migliore di ieri" ma non solo.
Anche qualcosa che ti spinga a rivalutare il passato. A guardarsi in faccia e dire "però pure ieri non ero malaccio.."

Ma chi vogliamo prendere in giro. Finchè Del Debbio continuerà a fissarsi con i suoi ridicoli sondaggi da ceto medio a 2800euri al mese (che ancora ci rido. al di sotto siamo la povertà, sapete? sono povero. da fare schifo da quanto sono povero. non guardate me. lo ha detto Del Debbio) noi saremo ammanettati e soli.

Allora sembra che da una ricerca scientifica condotta in Inghilterra, in una qualche università dove di lavoro fanno gare di canottaggio e per hobby intervistano la gente con domande inutili, il modo migliore per unire le persone è un simbolo.

Una bandiera, un dio, un nemico comune.

Difatti la religione funzionava con questo metodo. Perfino alcune dittature e ideologie politiche.

Ora, la solita università, in anni differenti, aveva elaborato un sistema per aumentare la superficie della pagaia senza che i giudici se ne accorgessero.
Felici delle loro truffaldine vittorie hanno quindi acclamato con gioia l'esito del loro nuovo e sconcertante sondaggio: E' impossibile identificare tutti sotto un nemico comune.
Il nemico - lo dicono loro, non io - non può essere nemico di se stesso, altrimenti, distruggendosi, eliminerebbe l'elemento di coesione sociale.

Del Debbio è corso ai ripari con un sondaggio in cui finge che il presidente del consiglio che oggi vorrebbe rimettere le tasse di successione sia il medesimo che ieri - vestito da Diabolik - vi aveva lucrato sopra: un nome che tutti conosciamo, un magnate della finanza.
Prodi.

E tutti si sono indignati. Soprattutto quelli iscritti a Forza Nuova. Anche se ignorano il termine "indignati".

L'unione è forse impossibile? Ci saranno guerre in eterno? Del Debbio vivrà altri 20 anni? Una di queste domande ha una risposta che mi toglie il sonno.

Perciò ho colto la palla al balzo (fuori in giardino, e ora i vicini dovranno richiedermela in ginocchio), fondando un movimento che, senza tema, ci affratellerà tutti.

Si, avete capito bene.

Esiste un nemico comune, anzi ne esistono due. (così siamo a posto in caso di defezione).

Il primo è chiaro come il sole. La PREMESSA

Siamo silenziosi a leggerci il nostro bel libro giallo. La soluzione è vicina.
Il killer suda freddo fingendo tranquillità nella sala dove tutti sono riuniti.
Il detective osserva gli sguardi di ogni presente, ciascuno silenziosamente colpevole.
E poi accende la sua pipa.
<<devo fare una premessa..>>

Mannò! Macchè premessa d'Egitto! Dicci "bam, è stato Carl!" ah, lo sapevo io, che era lui, non mi piaceva per nulla col suo fare lascivo e vacuo (a quelli di Forza Nuova: è stato Karl, quello che tagliava l'erba con la falce e leggeva di nascosto il quotidiano di informazione della Coop).

La premessa rovina tutto, accumula tensione e stordisce il lettore con fatti di cui non interessa a nessuno.

Proiezione dei grandi successi di Rocco Siffredi: si alza e vuole introdurre con una breve premessa, la visione.
Questa non la commento neanche, ché si commenta da sola. (e in maniera piuttosto volgare, peraltro)

Ecco, la premessa va combattuta, in una battaglia senza regole o religioni (oddio, l'ho sentita in qualche canzone, tessera stile american express platinum al primo che me la riporta). Non importa quanti dovrano cadere.

Ora, c'è l'evenienza che un giorno la premessa venga sconfitta. Magari uno di noi (ganzo, vedete? mi sento già solidale verso il nuovo "gruppo") sconfigge l'ultimo baluardo, ne interrompe la genesi.

O magari semplicemente muore Umberto Eco.

Ho già un piano. Un altro nemico verso cui fondersi come una sola anima. La Metafora

La metafora è un raggiro lessicale volto a visualizzare un'immagine in luogo di un'altra. Forse. Mi faceva fatica sfogliare wikipedia.

Insomma, quella robaccia là (la metafora, non la la magia, che esiste eccome) va combattuta per il trionfo della schiettezza.
Poi, se è il caso, combatteremo anche quest'ultima.

Non voglio porre limiti alla Provvidenza.

Certo, per combattere quest'ultima saremo costretti a sacrificare molti libri intelligenti. Ma dall'altro lato ci sarà un mondo intero, tutto unito e compatto.
Niente più distinzioni di razze o colore della pelle. Niente più contrasti per il petrolio e guerre sante.

Sarà la pace eterna, in luogo al massimo avremo una guerra dialettica. Assolutamente pacifica.

Il tesseramento è aperto. Vi regalo pure il laccetto di Caucciù con su inciso "Premessa e Metafora BUUU" oppure "Io dico no alla droga" a seconda della disponibilità.

Allora cosa aspettate? Iscrivetevi e combattete per "LA GIUSTA CAUSA".

(per quelli di forza nuova: può darsi che ci sia da mangiare gratis. iscrivetevi).

Clapclapclap.

 

 

Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (popup)

Oddio sono diventato radical-chic!

martedì, 26 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, cinemini, roba da bloggers, astruse astrazioni
Ora, con questo bello sfondino grigio parquet tutti-dico-tutti s'aspetterebbero la fine di ogni seppur malcelata molestia.

Guardate, me l'aspettavo anche io.

Mi aspettavo di starmene serio e (scusate, destrutturo winamp, che ha rotto il c@zzo) postare simpatiche e argute riflessioni corredate anche e spesso da foto in biancoenero oppure virate a seppia.

E la cosa funzionava pure. Figurarsi, dopo la disintossicazione da libriminchia, da musicaminchia, da qualsiasicosaminchia, ero diventato radical-chic (oh, non lo dico mica io, sapete?).

Il che mi inorgoglisce, sebbene ignori il significato del termine e mi faccia fatica andare a ravanare nel dizionario Devoto-Oli.

C'ho un libro serioso e intrigante da leggere. Lo vedete in basso a sinistra, si chiama casa di foglie.
L'ha scritto un tizio dal cognome impronunciabile e intrascrivibile, mapperò di nome fa Mark.

E insomma Mark scrive questo libro in cui (cito la costola e non vi svelo nullanulla)(o quasi) a proposito di una casa che è più grande dentro che fuori.
Questo sogno erotico di ogni costruttore edile in realtà genera un rifrullo di terrore et raccapriccio in ogni suo ignavo abitante.
Indi per cui il nostro Mark scrive a proposito un sacco di pagine con rapidi cambi di font, dimensione di carattere e voci narranti sparse.
Il risultato è che lo apro in libreria e rimango attratto dalla multiforme varietà della lettura.
No, a dirla tutta vedo un librone bello alto ma senza costolaminchiona e perdipiù con un sacco di pagine bianche dentro.

Insomma già qui si capisce che il radica-chic in me è tutto fumo e niente arrosto. oggiù ,magari la salsiccia. (ché poi io l'ho sempre chiamata salciccia, per la gioia e il riso di grandi e piccini. e perchè fa più gola)
Ma dyvago.

Allora ad esplorare bene la situazione aggiungo che non sto più ascoltando i ragazzi di Galway, anche perchè sono rimasti incastonati nel vecchio lettore dvd della mia auto.
E chi riesce ad estrarli diventa re Artù.

No ascolto un sacco di Trip-hop. sapete,no? quella roba che dice l'ha inventata Tricky, anche se poi MTV.it attribuisce tutto agli Archive.

Insomma, come argutamente osservava la mia dolcissima metà, casa nostra pare la succursale di B-side.

Allora segnalo per i musicofili un gruppo notevole che risponde al nome di Blockhead.
Nonchè l'evento scoperto da settimane che gli Archive saranno a Milano a Novembre.

Tanto di questo non frega praticamente a nessuno.

Insomma essere radical-chic significa solo che non canto più le canzoni di nek in macchina.

Non importa se mi vedo il film degli Articolo 31 (si lo so. pareva incredibile anche a me. e invece è tutto vero. Gli articolo 31 hanno fatto un film che si chiama senza filtro. Quello che invece non è incredibile è che faccia veramente schifo): Resto radical-chic.

Pannella con una bella giacca di Armani è radical-chic? Mah.

Ma soprattutto Armani con una canna di Pannella che roba è?

Forse è meglio se vado perdavvero sul vocabolario a controllare.

E adesso? No via, la foto virata o in bianco e nero la metto da costituzione. Così poi posso vantarmi di quanto è radical-chic il blog.

Tiè
Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (1)(popup)