una neve che commuove

venerdì, 18 dicembre 2009 in: scatti, romance, sotto lalbero, casini di casa, orsa norvegese
doveva scendere prima o poi,

come una lacrima del mattino, imprigionata da ansie notturne, si libera in messaggi deliranti e misteriosi.

doveva scendere la sera, al termine di una giornata pesante, fisicamente e mentalmente.

doveva scendere leggera, annunciata e non creduta al telefono, di una telefonata infinita in coda dietro centinaia di auto stressate da giornate pesanti.

doveva scendere ed è caduta come solo lei sa fare.
prima un breve sospiro, di quelli che non ci credi e pensi sia il solito miraggio che ogni dicembre fa credere ad un Natale norvegese ed invece si rivela una palla di fango.
poi però, presa la spinta giusta, si allarga la falda e la tesa ne rallenta la discesa, così da ingolfare l'aria e renderla glassa delicata. doveva scendere, come certe lacrime che, altrimenti, se aspetti molto, ti ritrovi i capelli bianchi. ammesso e non concesso di averli già.

fuori tutti (meno la Lory, spavalda a parole ma pavidissima nei fatti e ripescata a grattare la porta di casa.. per rientrarci) a provare il cigolio delle scarpe sul velo di panna che si stendeva in strada, circondati da altri come noi, increduli di fronte a questo piccolo miracolo dicembrino.

Noi siamo gente di città, poco avvezzi a questa caligine delle vette: ci meravigliamo di tutto.
Ed è bellissimo sapersi stupire di pochi tenui palpiti che ricoprono la notte e i nostri sogni.

sogni leggeri, di una notte silenziosa. una Neve che commuove, come da tanto volevo viverla con te.

Oggi posso scriverne e fissarla scendere dalla stessa finestra.

Fissarne la danza, e tu con lei..
Simone, minimal 22:36 | commenti: commenti (popup)

Didesideri

sabato, 07 novembre 2009 in: musicalmente, casini di casa, astruse astrazioni, suono io
Pru l'ha chiamata Tennant, perché ho tentennato come non mai,
indeciso se prenderla, come prenderla,
se comprare una sacca, se non comprarla,
se pagarla in contanti o offrendo in cambio il mio corpo alla scienza.

Pru l'ha chiamata Tennant, perché il Dottore un nome non ce l'ha, si chiama solo "Il Dottore".
E la mia potrebbe chiamarsi "La Chitarra", ma sarebbe inesatto visto che ce ne sono già 3 in casa e rischierei di fare confusione.

Così Pru l'ha chiamata Tennant, ma al posto del gusto vagamente british che ti aspetteresti da un nome così, Tennant è nera, suona volentieri anche qualcosa di rock tradizionale.
Occorrerà un po' di sana disciplina per convincerla a dedicarsi al folk e all'indie.

Quando gliel'ho proposto, ieri, mi ha suonato qualcosa come "WHat?!?" e si è richiusa dentro un riff di Angel of Harlem.

Oggi mi è parsa però già più ambientata e, come tutti qui dentro, ha cominciato a vagare per casa, in camera da letto, in salotto, in cucina (che poi sono la stessa stanza) e davanti, ovviamente al computer.

Tennant, a dispetto del nome maschile è femmina. Per urlare ha bisogno di un jack e un ampli.
E anche se può sembrare una volgarità gratuita, non lo è.

Per rendere giustizia alla mia elettrica, ho ribattezzato lei Rose. E' femmina pure lei.

Quindi in casa siamo 5 contro 1.

Altro che quote rosa.


p.s. il Basso Acustico, quello è omo. Si chiama Jack. Ma lo amplifico di rado, o ci prende gusto.
E questa, si. E' una volgarità gratuita.
Simone, minimal 14:26 | commenti: commenti (popup)

Accoppiare i calzini

giovedì, 03 settembre 2009 in: casini di casa, il cano, astruse astrazioni, lisa dagli occhi bleu
Disteso sul tappeto rosso di camera appaiavo i calzini.

Ad ogni lavaggio, infatti, emerge un numero imprecisato di calzini spaiati che affonda dentro alcuni sacchetti di carta, tipo erboristeria, in attesa di ritrovare il gemello.

La sistematicità di questo evento mi spinge a credere che sia la stessa lavatrice a trasformare il dna delle calze per spaiare anche le irriducibili, dal momento che ad oggi siamo fieri padroni di almeno tre sacchetti da erboristeria ricolmi.

Calzini di lana, calzini corti, calzini dei pokemon, calze grosse con la gomma sotto, calzini grigi da lavoro che sembrano tutti uguali e non lo sono mai.

Ho rovesciato le buste sul tappeto rosso cominciando a dividere i calzini per colore, per tipo, per sesso, per ideologia politica e per gusti musicali.

Se, a prima vista, i calzini da donna appaiono di semplice e rapida identificazione, vuoi per la foggia singolare o per i disegni colorati sempre diversi, in realtà proprio questi mi hanno dato del filo da tocere notevole.

Calzini grigi con delle buffe faccette disegnate, ma facce diverse tra loro e quindi non gemelli; al massimo lontani cugini.

Calzini dei Pokemon e calzini di gattini che sembrano pokemon e invece sono solo felini indifesi che non passano gran parte della loro esistenza chiusi nelle uova colorate.

Calzini a righe: righe grosse, righe strette, arancioni e gialli: sono tantissimi e tutti diversi. Diversi per insignificanti particolari, tanto che dubito qualcuno si accorga della differenza; oltretutto sono corti, stanno dentro la scarpa..
Ma no, decido di non voler forzare i legami parentali inesistenti.

I calzini da uomo invece sono divisi in due semplici categorie: quelli sportivi, facili e agili perché sono di spugna e spesso bianchi; e quelli grigi.

La coloreria del grigio genera ogni anno almeno 100 grigi diversi, assolutamente incompatibili tra loro e quindi destinati all'orfanotrofio delle calze dopo il primo utilizzo.

Dopo alcune decine di minuti trascorsi a passare in minuziosa rassegna 20 calzini grigi, appaiandone ben due (con alcuni dubbi), invoco a gran voce il garante del calzino grigio, organo che stabilisca una volta per tutte l'unico grigio, il colore definitivo quale nuovo standard cui tutte le case devono adeguarsi.

Purtroppo la lobby dei calzini voterà sicuramente contro alla proposta; calzino spaiato, calzino ricomprato.

Al termine della raccolta ho comunque riavvicinato diverse famiglie, rimettendo i singhiozzanti e infelici gemelli diversi nel sacchetto di cartone tipo erboristeria: verrà anche il voltro momento, non temete.

La Guendalina per tutto il tempo mi guardava assorta, indecisa tra rincorrere i calzini appaiati (che lanciavo in una palla unica sul letto) e mordere gli orfanelli che ancora giacevano sul tappeto.
Il tutto con aria indifferente, frutto inevitabile del suo passaggio all'adolescenza. Il fatto ha suscitato la reazione immediata di Pru: "prendiamo un altro gatto piccino!".
L'adolescenza felina è una fase della crescita che non l'attira, è evidente.

Ritengo invece che, ora, si abbia finalmente la possibilità di dimostrare che genitori siamo, ora che il gioco si fa duro e il cano è misteriosamente scomparso dalla vita della Lory: dobbiamo dare loro un'istruzione adeguata e instradarle nel mondo dei felini adulti e vaccinati.

L'ultimo baluardo infantile, perciò, resta racchiuso sotto le coperte, quando, a tarda notte, Pru invoca a gran voce una "storia del cano" (marchio registrato) per dormire sonni piccini.
E chi sono io per negarla?


P.S. taluni fatti storici, seppur verissimi, possono aver subito piccole varianti per venire incontro alla sensibilità del lettore ed alla querela fatta nei confronti di questo Blog dal Cano, a suo dire reo di averlo messo in cattiva luce agli occhi dei lettori.
Simone, minimal 17:20 | commenti: commenti (popup)

Dove sono finito?

Un piccolo personaggio immaginario, seduto nello sportello del mio frigo, mi sussurra che ogni, tanto, oltre a fissarlo immaginando insenature nordiche allagate da ghiacciai perenni, dovrei anche venire qui a scrivere due righe.
Così, giusto per rassicurare me stesso che si può scrivere di niente ancora piuttosto bene.

Abbiamo trascorso le vacanze attraversando un paese che non conoscevo: l'Italia.

I doveri parentali hanno infilato un numero imprecisato e piuttosto alto di magliette e calzini all'interno della borsa viola; abbiamo anche costretto il trolley rosa a trasformarsi in scarpiera ambulante, poiché, se proprio dobbiamo farlo, voglio potermi cambiare calzatura con la stessa frequenza delle mutande.

Dopo un breve allenamento al nord, nel trentino dei suoceri, di cui ricordo soprattutto una terrazza architettonicamente impeccabile sulla quale abbiamo visto "Si può fare" applaudendo sul finale, e dopo anche un allenamento virtualmente faticoso correndo sul posto innanzi alla Wii balance board, con la speranza di attutire il colpo di una settimana consecutiva pugliese, siamo partiti in una tarda mattinata strattonati dalla nostra navigatora satellitara.

Parentesi per la nostra navigatora satellitara: nell'era del digitale a queste macchine si concede un potere troppo ampio;
poi finisce che ti trascinano per paesini, attraverso viuzze in cui passano le galline ma i capponi si incagliano.

Il nostro navigatore (anzi, la nostra navigatora) è zingaro.

o forse solo le strade non le conosce.

potrebbe anche essere, non ci trovo niente di male, basta confessarlo: "alla rotonda, girare a destra. anzi no, a sinistra. no via, meglio chiedere"

Nel satellitare abbiamo trasmesso l'irriducibile resistenza ad ammettere che ci siamo persi e stiamo andando affanculo.

Quindi, dopo 500km in quasi 9 ore, siamo approdati ad una goletta (cala molinella, per i sospettosi che credono ci si sia inventato tutto) nei pressi di Vieste.

Camping. quello vecchia maniera, con la piazzola e la tenda con cui siamo quasi affogati in Irlanda.
Quella comprata all'Ipercoop.

Stavolta però c'era anche il materasso gonfiabile, i cuscini di casa e la macchina parcheggiata a mezzo metro: questa incredibile comodità ci ha permesso di trascorrere due giorni bellissimi, facendoci persino tentare dal sole, cui siamo vampirescamente refrattari da sempre.

Al terzo giorno abbiamo smontato tutto e siamo ripartiti in rotta verso Castellaneta Marina, pineta con villette nei pressi di Taranto, ospiti degli Zii.

Qui abbiamo messo le radici e soprattutto il trolley rosa portascarpe ha trovato respiro perché le abbiamo indossate tutte.
Non contemporaneamente, ma quasi.

Il soggiorno marittimo è stato una pioggia di cugini, parenti, mozzarelle e parmigiane di melanzane.

Abbiamo visitato Matera di notte, correndo tra i sassi (che ho scoperto non essere, come inganna il termine, solo delle banali formazioni di roccia; bensì delle casine tutte collegate tra loro) e mangiando cornetti anabolizzati e farciti di crema o nutella.

Abbiamo scoperto dove finisce l'italia: Che i leghisti ci credano o no, dopo il po' prosegue ancora per svariate centinaia di chilometri, fino a Leuca, dove c'è il santuario che era abbastanza in disuso, ma poi è arrivato il Papa e allora l'hanno rimesso a nuovo (altro che Silvio che va un giorno si e l'altro no a L'Aquila e non succede mai un cazzo.. mandateci Paparatzinger e state sicuri ricostruiscono tutto. Ovviamente dopo sembrerà un'enorme Oktoberfest..).

A Leuca abbiamo scoperto che lo Ionio incontra l'Adriatico ma non succede nulla, anche se tutti giurano di vederci gorghi incredibili e le colonne d'ercole.
Invece è la casa abusiva di un amico di Dollaro che dice ci hanno anche fatto i fuochi per il suo compleanno.

Abbiamo mangiato i ricci di mare appena pescati, mentre ancora si muovevano. La cosa incredibile: hanno continuato a muoversi anche da vuoti.
Cosa abbiamo mangiato?
Meglio non saperlo.

Siamo poi tornati a Castellaneta giusto in tempo per sentire Neffa cantare sbiadito da lontano: giunti in piazza c'era già il vecchio J-ax che faceva oh e ballava come Mauro Repetto.

Rincasati nell'afa fiorentina, concludiamo questa nostra vacanza e questo riassunto delle puntate precedenti confessando che ieri, il bastardo parassita immaginario che vive nel frigo è stato cestinato.
Ho pulito tutto ed eliminato quel gene mutato uscito da una cipolla.
Altro che peletti: quella infame si faceva la barba tutte le mattine occupandomi il bagno per ore e consumandomi il dopobarba.
Simone, minimal 21:44 | commenti: commenti (3)(popup)

giorno perfetto

tiriamo le tende più scure,
vivendo nel tepore artigianale che l'oscurità regala alle coperte di lana.

indossiamo i calzini più caldi, quelli con la gomma per non scivolare anche in assenza di pantofole migliori.

leggiamo romanzi intelligenti,
guardiamo film musicalmente appaganti,
serie televisive coinvolgenti che regalano numerose pause da biscotto.

mangiamo cibo improvvisato, che si regge su un tovagliolo di carta e si prepara da solo.

ridiamo delle giostre feline che ruotano senza fine per la casa,
tra nuvole di pelo e lo sfrigolio dei tessuti attraversati dai loro passi felpati.

sbirciamo da una finestra il sole, e compiaciamoci immaginando di girare per le campagne a coglier girasoli.

facciamo un raccolti di tulipani con la mente,
in attesa che la tisana diventi tiepida.

facciamo scivolare il miele dal cucchiaio e ipnotizziamoci col suo lento movimento gravitazionale.

baciamo le nostre labbra ogni volta che ci va, senza alcuna interruzione.

facciamo l'amore con il massimo piacere, mordendoci le labbra senza farsi troppo male, ma soffrendo abbastanza da ricordare.

e dimentichiamoci l'ora e il mondo esterno, fino a domani, fino a lunedì.

anzi, scordiamo i giorni della settimana.

dilatare il tempo fino a privarlo di significato, se non l'astratta scadenzialità dei bisogni fisici e dei desideri imperativi.

e amiamo ogni giorno come questo, perché sono sempre troppo pochi.
e sempre più rari.
Simone, minimal 12:44 | commenti: commenti (popup)

Cose da fare (domani)

lunedì, 02 febbraio 2009 in: tecnologie, casini di casa
urge manutenzione di questo blocco bianco.

a lato si è accumulata una serie di icone che non porta più a niente.

ci penso e mi gratto.

scat misteriosamente scomparso.

swan che trasloca in un nonluogo che anche il Dottor Who avrebbe paura a metterci piede.

green con infiniti problemi informatici.

shiny che deve aver smarrito la password del blog, rimasto fermo agli anni 80.

il link a Ligeia vaporizzato in una nube di pixel.

se leggete questo post, vuol dire che sono vivo. che va ancora tutto bene.

domani metto tutto a posto.

domani.
Simone, minimal 13:53 | commenti: commenti (popup)

Natale Toscano

Ormai è il ventisette e si può tirare un respiro di sollievo.

anche due.

si perché il Natale Toscano 1.0 (si legge uno-punto-zero tipo le versioni di winamp) è un esperimento riuscito.

non ci ha fermato l'impresa colossale di trasformare il sacchetto di un bidoneaspiratutto in casa nostra, dopo mesi di inedia assoluta in cui anche solo piegare il pigiama era un'impresa eroica festeggiata da scoppi di petardini e urla in sala.

non ci ha fermato la station-wagon dei suoceri, carica a festa di cibi e un masso di 2x2 metri di lastre di polistirolo espanso usato per isolare una intera parete di camera.

non ci ha rallentato la messa in posa del sopracitato polistirolo con solo pochi chilogrammi di silicone, ché poi la camera aveva il profumo di una segheria polacca.

neanche il cano brutto, pronto per scalare la parete con piccozza e occhiali rubati a MI:2 ci ha impedito di arrivare indenni al 24 sera.

24 sera: vigilia di Natale in casa di mia mamma, con duo temibile di vecchine impreviste cui nessuno aveva fatto il regalo (e ci si sentiva tutti degli elfi bastardi perché loro, le dannate anziane, l'avevano fatto a noi!).

cena enorme, cui siamo giunti con solo un'oretta di ritardo causa preparazione dei doni natalizi (che necessitavano cottura a 180°).

cena condita da filmati improvvisati e imbarazzanti, flash impazziti anche quando la stanza era invasa da migliaia di watt di luce alogena al plutonio e grappa di cabernet.

siamo poi sopravvissuti scartando la "messa diabolica di Natale", che comincia il 24 sera verso le 22 e finisce in un giorno imprecisato del 2015. Con sermone di un prete catto-comunista che viene sostituito verso le 24 da una raffica di coteghini e lenticchie bollenti.

per non parlare (ma invece se ne parla) del 25, con pranzo qui a casa nostra (si, la sacca dell'aspiratutto del quarto paragrafo) a piatto unico e cucina tipica trentina, cui ha fatto seguito la scomparsa di suoceri e padri e l'improvvisa desertificazione della zona soggiorno.

festa grande a due, nell'oasi di silenzio che si chiama Animal Crossing, cui tutt'ora siamo fagocitati.

e festa ancor maggiore per tutta la notte con visione di imprecisati potter undicenni (e rancore per il potter adulto e vaccinato che avremmo potuto già vedere se non fosse per la Warner-Stronzi).

ventisei all'insegna dell'allegro fancazzo assoluto, mentre fuori c'era il vento che tirava di sotto gli armadi dalle terrazze (unica volta in cui sono contento di non avercela, la terrazza).

scoperta che il trentuno saremo una marea di gente e nessuno ha prenotato un albergo a ore, sicché gonfieremo anche i canotti per dormire comodi nei nostri dieci metri quadri.

Ora si pensa al pranzo e si tira un respiro di sollievo.

anche due.
Simone, minimal 12:27 | commenti: commenti (popup)

Inverno

L'inverno di ieri si è poggiato alle pareti di casa.

è scivolato lungo tutto il perimetro, sopra il tetto, scuotendo l'antenna di pasta di sale e stecchi che ci permette di vedere solo rainettuno.

è penetrato in cameretta, complice la mancanza di intonaco di una delle due finestre (di nuovo grazie all'impresa edile che aveva finito la malta e l'ha prontamente sostituita con il torrone agli asparagi, di sicura tenuta): la nostra belva norvegese ha trovato l'inverno sopra la sua coda ed è subito esplosa in una miriade di ciuffi bianchi.

poi la Guendalina dagli occhi blu ha protestato, perché lei è un gatto (quasi) normale e aveva freddo. e pure fame. e anche sonno.

in realtà protesta sempre. l'inverno è stata una scusa.

L'inverno ha trasformato i doni in regali. le scatole in nastri dorati.

persino andare a far la spesa sembra un regalo: ieri mi sono fatto incartare i mandarini al Carrefour.

ho ceduto anche al mio lato oscuro acquistando Animal Crossing per la Wii. L'inverno presto tornerà a farmi visita. sotto forma di ufficiale giudiziario.

un abbraccio a questo inverno. un po' semplice. un po' complice. un po' come sempre.
inatteso.
Simone, minimal 17:11 | commenti: commenti (popup)

Today is the day

giovedì, 11 dicembre 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
se non lo scrivo adesso non lo scrivo più.

adesso che sono incredulo.

adesso che sono stanco e distrutto.

adesso che fatico a crederci.

adesso che finalmente posso dirlo (eccerto, prima era impossibile).

adesso che è successo, contro tutti gli eventi, contro tutti i pronostici.

adesso. finalmente.

posso gridare ai quattro venti:

"ho perso due chili per questo esame"

altro che figurella.
Simone, minimal 19:08 | commenti: commenti (popup)

Natale nel sottoscala

domenica, 30 novembre 2008 in: romance, sotto lalbero, casini di casa, lisa dagli occhi bleu
Fedeli alla linea e anzi un po' in ritardo, anche quest'anno ci siamo adoperati alla costruzione dell'albero di Natale.

Alle sette, dopo lo studio pomeridiano e dopo aver masterizzato per tipo la diciassettesima volta un cd di musiche natalizie (che, credo, si smaterializzi subito dopo la befana), abbiamo cominciato le nostre feste di Natale.

Così mentre Maraia Cheri gorgheggiava in un inglese tutto suo (si capisce che erano canzoni natalizie perché una parola su tre era "Christmas"..) abbiamo montato il nostro albero di acciaio e plastica, aprendo ogni rametto metallico per dargli le sembianze di un vero abetino nordico.

Poi, dopo averlo legato bene bene con sette giri di luci, ciascuno con una pallina a testa (totale due; no ma poi se n'è riprese altre..) abbiamo cominciato il vero e proprio addobbo.

Due le novità di quest'anno: la prima è la Guendalina che, al suo primo Natale nel sottoscala, era letteralmente esaltata da questo ben diddio di roba da tirare e tirare e mordere e mordere e.. (non so, qualunque verbo che provochi danni va bene);
La seconda è il posizionamento diabolico del tubone colorato tutto attorno alla cucina, in basso.

Ora la nostra Snaidero sembra più una Toyota Supra. E ogni volta che accendo il gas sento uno strano rombo nei tubi..

Cena con sottofondo Love Actually.

Appeso anche il calendario dell'avvento, stavolta sopra al divano.

E da domani, Countdown.
Simone, minimal 23:46 | commenti: commenti (1)(popup)

Tempus Fugit

Tic Tac Tic Tac

L'orologio oscilla secondi, in un orario compreso tra le 10 del mattino e le 14:30 del pomeriggio.

una sinistra tempesta magnetica si è infiltrata dal sottotetto alterando la linea temporale di questa casa.

così, mentre i suoi abitanti impostano le giornate su rituali precostituiti e pizzichi di immaginazione, gli orologi tentano di distrarli, di sedurli con albe di mezzogiorno e tramonti notturni.

questa atmosfera contro cui neanche ci sforziamo di combattere dilata le sessioni di studio in vista di un esame ormai prossimo.
il magnetismo inganna anche il natale, il freddo e l'aspettativa della neve, sviando canzoncine americane tradizionali che - è la regola non scritta - di questi tempi cominciano a ballare per casa.

Inzuppate dentro questa follia bilocale mansardata, anche le gatte di casa si sono dovute adattare: la Guendalina, raggiunta una precoce adolescenza, improvvisa pessimi accenti del Nord-passo di calé (andate a vedere "Giù al nord"), accenti fatti di urletti acuti e immotivati, accompagnati da repentini balzi sul posto.

La norvegese, abitudinaria come da zodiaco, pare immune a questa frenesia alternativa: da tempo ha indossato il suo pellicciotto di Bergen, con tanto di barbona bianca: con il Cano sta mettendo su uno spettacolo musicale: "High School Cano".
Il cano con la Frangia Emo è una visione riservata ad un pubblico adulto e possibilmente non vedente.

Falananna è passato dall'aprile dolce dormire, all'estate del sonno, fino al letargo invernale: tranne rarissime eccezioni staziona in via permanente sul comodino di Pru, svegliato soltanto dal rumore di tazze che devono raffreddarsi.

Miffi, la coniglietta olandese un po' larga nei fianchi, è diventata rumorosissima da quando ha riscoperto i suoi zoccoli di legno.
Con il temperamatite ha pure appuntito due spietati tacchi da 12cm.

Il Pecoro è in comunità: ci scrive spesso ma in celtico; bella la cultura,eh. ma io non ci capisco nulla.

L'elettromagnetismo ha però giovato sulla qualità delle nostre visioni cinematografiche: oltre al nostro seriale filone di fiction importate USA (in proposito, ringraziamo quei santi di ITASA) si sono aggiunti i film francesi che fanno ridere (quelli che sono tristi dovranno attendere l'inverno) e gli acquerelli di Miyakazy.

La pendola dice che è ora di mangiare. non so se sia colazione, pranzo, merenda o cena.
Però ho fame.

E il tempo fugge.

Tic Tac Tic Tac

Simone, minimal 12:07 | commenti: commenti (popup)

Ponti di fine mese

venerdì, 31 ottobre 2008 in: scatti, goliardie, sotto lalbero, casini di casa, valigie in tasca
Gite o gitarelle (non oltre considerate tali) a cavallo tra Ferrara ed una riscoperta Venezia.

Complici impegni goliardici, anche giornalistici, e lauree cinematografiche.

Lunedì siamo partiti in direzione Città delle Biciclette (senza il fumo, quindi non era Amsterdam) per la mia seconda Riunione da Fante e anche per sfruttare la nostra base d'appoggio in direzione Venezia.

Infatti il giorno dopo, con poche ore di sonno sulle spalle, abbiamo preso l'agile regionale per la città lagunosa.

Nel tratto finale il treno ha planato sull'acqua con effetto Miyazaky "Città Incantata" (tanto che Pru adesso sostiene che tutta la Città del film sia ripresa paro paro da Venezia) (e però il Giappone è tutto isolette e fiumi.. non per rovinare l'immagine poeticamente campanilista, ma ne dubito).

Scesi dal treno ci siamo presentati al Ponte Calatrava, il Ponte dello scandalo, quello dove si scivola facilmente.

Già pregustavo risarcimenti in denaro e soggiorni dal Comune di Venezia.

Ma, come al solito, i giornali gonfiano le notizie: per scivolare sul ponte probabilmente si deve prima ungerlo come il pollo fritto e camminarci con le banane ai piedi.

Oh, sarò blasfemo ma a me è piaciuto.

(commento di un amico veneziano: "ma vuoi mettere col Ponte di Rialto?"; si grazie al.. volevo dirgli: "vuoi mettere col Ponte all'indiano di FIrenze?")

Poi, a suon di ponti e pontificazioni sulla vita degli autoctoni, siamo arrivati in Facoltà, giusto in tempo per la..

No, siamo arrivati in ritardo, Rob aveva già l'alloro calato: siamo giunti in tempo per infiltrarci nella foto finale.

E poi siamo anche giunti in tempo per il rinfresco. Bellissimo posto, tanto che pochi metri più giù ci stavano girando un film con la Gaia de Laurentiis.
(lo so, non fa molto curriculum. ma questo c'era..)

Ho sfogliato la tesi su Pupi Avati animato da sincero interesse.

Dopo le due ci siamo congedati per ritornare al treno di corsa, passando per tutti i punti di interesse di un ipotetico navigatore satellitare.

Ponti, Ponti, Ponti, Ponti.

E tanti negozi artistici (in proposito, dall'ultima volta Venezia è migliorata di qualità)
(anche vero che l'ultima volta avevo forse dieci anni)

Abbiamo litigato con il controllore (ti pareva) e preso il treno successivo.

A Ferrara pioveva sotto i portici di Mc Donald's; così abiamo fatto ritorno alla nostra dimora pelosa, fatta di gatti e calzini.

Oggi è il trentuno e dovremmo metterci le maschere di paiura per carpire i dolcetti dai vicini.
Io mi accontenterei di costringerli a risistemare l'antenna, ché si vede solo Boing ormai.
E la Talpa.

(in proposito è imbarazzante non capire in alcun modo i meccanismi di quel gioco..)

Oggi è il trentuno. Finalmente comincia a fare freddo.

Da sopra l'armadio sbuca il sintetico abetino verde. E ammicca.

Dai, tra poco ti si fa scendere.
Simone, minimal 11:15 | commenti: commenti (1)(popup)

Compiti a casa

La mia reclusione per motivi di studio, o il prolungamento delle mie ferie estive, a seconda dei punti di vista, ha qualcosa di grottesco.

Da quando resto a casa mi alzo prima, verso le 8:30.

Una roba inconcepibile per uno studio legale. Neanche la puntavo una sveglia, io.
Si, beh: non considero certo le udienze, cui preferivo presentarmi vestito di tutto punto e con le pantofole ancora fresche di bucato.

Dicevo quindi che mi alzo presto e poi vado in cameretta e accendo il computer.

Accanto al computer ho il libro o i libri con un lapis abbastanza appuntito nella metà di una pagina.

(nota: puoi capire quanto ho studiato il giorno prima dalla punta del lapis. praticamente finita, ho studiato parecchio; appena smussata, ho fatto giusto il minimo sindacale; nuova, ieri era domenica.)

Con la scusa pessima di dover comunque restare in contatto con il mio studio legale, accendo tutti i nuovi sistemi di comunicazione esistenti: telefono cellulare, msn, skype, accesso alla mia posta elettronica, google calendar, il solitario di windows, il poker online.

Attendo circa due minuti per accertarmi che nessuno, alle 8:35 si è ancora seduto alla scrivania.

Perfetto: coffe time.

Scendo in cucina e mi preparo il caffé; giusto per non perdere il ritmo con le mie abitudini lavorative, ordino ad una delle mie gatte di prepararmelo mentre sfoglio il giornale (vecchio di due settimane);

"ah, anche un cornettino grazie" recito

"gnagnagna"

"beh, se sono finiti basta dirlo.."

"e un bicchiere di naturale"

"°:°:;;;:::()"

"Cano sei di gran conforto a quest'ora del mattino"

sorseggio il mio caffé, poso la tazzina sul tavolo e me ne vado senza pagare.

torno al piano di sopra sicuro che qualcuno mi abbia contattato.

e infatti..

no, niente.

non riuscendo a trovare altre scuse, intorno alle nove mi metto a studiare.
studio bello duro fino alle dieci, quando lo studio comincia ad affollarsi.

il primo è ovviamente il dominus, che mi contatta subito per urgenti affari

"Simone, emergenza"

eh, lo sapevo. come faranno senza di me, dico io.
Ho il controllo di tutti i fascicoli, la gestione di cause scottanti e rapporti delicati con clienti scomodi: sono l'unico che può trattare queste cose..

"Devo aggiornare l'autovelox del tomtom e non trovo i file"
Simone, minimal 10:10 | commenti: commenti (1)(popup)

Cold Perfection

Sono uscito con la giacca.
E' tutto il giorno che, quando esco, metto la giacca.
Sono uscito con la giacca stamani alle 8:50. Avete capito benissimo, non ridete.
Era la mia giacca chiara, di quelle da penna nel taschino.
Quindi lavoro.
Alle nove in ufficio, per cominciare bene questo mio settembre.
Invece no.

Gnegnegne.

Si, certo. Ci sono stato, in ufficio.
Ho comunicato che devo ritirarmi per studiare. (stavolta seriamente)
Leo, manco a dirlo, mi ha capito al volo.
La segretaria matta, ma che velo dico a fare.
Ecco invece Federico.. Non so. Credo di avere seri problemi di comunicazione con il mio dominus.
Ma sono stato garbato e disponibile quel tanto che basta per far ritorno a casa entro le dieci e venti.
E con la spesa.

Mica male.

Alle dieci e ventuno sul portone mi attendeva "lo straordinario": la mia vicina di casa (l'unica, se non si conta il vicino "puzzone", che però è suo inquilino) voleva doveva assolutamente non poteva fare a meno di.

Parlarmi della pulizia per le scale.
Parlarmi del vetro rotto.
Parlarmi delle bici nell'androne.

Mettermi l'ansia per la bolletta dell'acqua.

Alle dieci e trenta con l'Haagen Dasz quasi sciolto sono entrato nel congelatore.
Alle dieci e quaranta ero in bermuda e infradito a riprendere i libri lasciati in auto.
La vicina mi ha squadrato come un prima e dopo la cura.

La seconda volta che sono uscito con la giacca era stasera.
Una giacca blu con il cappuccio abbottonato di cotone che ha fatto il mio stesso viaggio di nozze.
Con lei siamo andati prima a vedere quanto potevo spendere in un centro commerciale.
Ho scoperto di avere risorse limitate, ma ho la moglie oculata (molto più di me) e quindi abbiamo fatto un MacMenù con Cinema.
Kung Fu Panda.

Sono uscito col giacchetto e in macchina Pru mi chiede se abbiamo questa canzone anche a casa.

Come quale?
Questa.(e certo se poi uno il titolo manco lo legge..)

Simo in serata polemica. Con i Giardini di Mirò in sottofondo.
Simone, minimal 00:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Settembre

sabato, 30 agosto 2008 in: casini di casa, fiorentinismi
Sono le 12:09.

Secondo il mio fuso orario è mattina. Non tardissimo, diciamo le nove e trenta.

Da lunedì ricomincia una dura routine fatta di sveglie, di studio e anche di lavoro.

L'avvocato "minor" del mio studio mi ha inviato una mail in cui mi incoraggia per l'esame e si dichiara disposto a serate di dure interrogazioni.

Ho ancora i brividi su per la schiena.

La nostra realtà sociale di Ragnarok si è diradata leggermente.

Questi server poco ufficiali innegabilmente alla lunga stancano.

Una benedizione.

Attendo Settembre, con le camicie tutte stirate per il mese di assoluto inutilizzo.

Attendo il fresco naturale che mi sostituisca l'artificiosa aria condizionata di casa (e il suo carovita).

Attendo le prime foglie gialle che scricchiolano sotto le suole delle scarpe di cuoio.

Attendo i cappotti.

Attendo le sciarpe.

Ecco lo sapevo. Gìà ho voglia di Natale.
Simone, minimal 12:18 | commenti: commenti (2)(popup)

Mari del Sud

Protagonisti inconsapevoli del remake di "Mari del Sud", viviamo di notte, dormiamo di giorno.

Fingiamo di essere in vacanza ai tropici, sotto un ombrellone a bere latte di cocco e a suonare i bonghi fino a che il vicino ci minaccia in malo modo.

Fingiamo di essere in meditazione su un eremo tibetano, a difendere i diritti di coloro che muoiono mentre altri corrono veloci come proiettili soltanto per una manciata di medaglie.

Fingiamo di camminare sotto la pioggia torrenziale su un prato erboso di Irlanda, con la tenda sotto braccio e lo zaino sotto al violino (e gli scones alla nutella, ovviamente).

In realtà, anche se il postino lo ignora,
anche se non si risponde al telefono,
anche se non si apre la porta a nessuno,

siamo in casa.

ci svegliamo come i vampiri, verso le cinque.
del pomeriggio.

spuntino sano con yogurt e un frutto.

ci sentiamo allegri e allora ci vuole un po' di moto.

attraversiamo spiagge e bonghi assordanti con pinguini che ci bevono beffardi il latte di cocco sotto al naso.

passeggiamo su boschetti infidi dove si aggirano falsi angioletti e cecchine col silenziatore.

scaliamo montagne ed entriamo in pertugi dimenticati da tutti, alla scoeprta di mostri e segreti vecchi di milioni di anni.

e facciamo tutto senza uscire di casa.

di notte.

di notte, quando, dopo la cena/pranzo delle nove a base di pesce e verdura lessa, ci viene voglia di uno spuntino..

allora, i vampiri, certi di non essere uditi da nessuno, accendono i fuochi e si preparano un doppio hamburger con la pancetta fritta e tutte le salse del creato.

poi, felici e festanti (e dopo aver ricordato vecchi animali domestici tra cui il fedele Nandrolone e il caro Birillo) torniamo alle nostre normali occupazioni: spiagge coi bonghi, lande desolate, montagne impervie.

oh, e zitti zitti, ierlaltro, ci siamo pure sposati.

Simone, minimal 05:21 | commenti: commenti (6)(popup)

Not (wii) st

Lista di cose da fare e fatte:

1. andati, tornati, andati e ritornati (varie volte) in una settimana a Ferrara.

fatto. sabato scorso per un matrimonio a tre e il sabato precedente per la partecipazione straordinaria al mio primo addio ad un nubilato (in veste rigorosamente femminile.. ero a mio avviso il miglior donnino della piazza)

2. visto concerto dei Notwist.

fatto. martedì in piazza Castello a Ferrara doppio concerto dei crucchi elettronici (i notwist) e degli italiano Yuppi Flu. I secondi mi sono piaciuti anche di più, come testimonia l'acquisto di maglietta e cd in loco.

3. Giocato alla wii.

strafatto. con partner Riga, venuto a casa con la scusa dei corsi di recupero goliardico organizzati dalla moglie ma con la segreta volontà di nerdizzare tutti, ivi compreso il cano che ora è un putentissimo stratega di Travian (sospetto acquisti milioni di punti con la mia carta di credito). Le freccette non hanno più segreti.

4. Andato agli Uffizi.

mi manca. però ci ho spedito il resto della ciurma (la moglie, che si è vantata del suo libretto di architettura entrando gratis; Riga che aveva la carta di identità da studente e Giulia che non ce l'aveva però grazie a Riga è entrata lo stesso; il Cano che invece ha atteso fuori)

5. Andato in braghe durante un durissimo scontro di boxe sempre alla wii.

fatto. con tanto di foto in possesso dei cavalieri. prossimamente nel prossimo numero del "Goliardia" con la nuovizzima sezione "Quando gli scacchi erano tanti" (facts pungenti sugli scacchi tra cui "quando gli scacchi erano tanti l'inno italiano era il bianche e nere casacche" e altre facezie)

6. Partecipato ad un matrimonio romantico.

fatto. con la sposa che arriva sulla due cavalli (e non su due cavalli..) con il pancione e il fratello della sposa commossissimo.
con lo sposo che abbraccia tutti stritolandoli di gioia. e un ricevimento in una delle migliori tavolate possibili.

7. Appassionato e drogato per due giorni da un server gratuito di Ragnarok.

fatto. con la complicità della moglie che ha accettato un mio riavvicinamento al mondo dei mmorpg solo a patto che fosse Ragnarok, abbiamo vissuto due giorni interi (senza alcuna interruzione neanche per mangiare) tra Prontera e altri allegri dungeon con il Monaco Fra anche lui attirato come un'ape col miele.

8. preparato le valigie in un'ora e già in ritardo per il Trentino.

fatto. ci aspettano alle due a Verona alla melablu. non so come arrivarci senza usare la Batmobile.

9. visto il cavaliere oscuro.

a momenti dimenticavo. visione fantastica del Batman moderno, alle prese con il terrorista Joker.

10. moglie sbuffante alla porta che dice "siamo in ritardo simo".

vado, via.

arrivedorci.
Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Bluetooth

<< ciao Guendalina, sono Simone, c'è Pru?>>

<< gnagnagna>>

<<si, sei affamata. capisco il tuo turbamento. ora mi passi pru?>>

<<gnagnagna>>

<<hai perso una pallina sotto al divano. una tragedia. ti sono vicino. ehm.. Pru?>>

<<gnagnagna>>

<< .*/,.*/.,*/..,,/.*,>>

<<oh ciao Cano. ora potrei parlare con Pru?>>

<<*/....,*/,*/.,,;;,.,.,>>

<<cano sei scurrile oltremodo e anche inopportuno. fermo restando che, alla faccia tua, non ho nessuna sorella>>

<<....:;,,:>>

<<questa conversazione poi prosegue a casa, ora basta: passami Pru>>

<<ciao amore, a che punto sei?>>

<<vicino. la Guendalina ha fame, ha perso una pallina sotto al divano>>

<<si, me l'ha detto. devi recuperargliela appena torni>>

<<e il Cano ha imparato una bestemmia che offende almeno quattro religioni in meno di tre parole>>

<<lo so: falananna che è buddista da quando ha sentito è in meditazione trascendentale>>

<<russa?>>

<<un pochino, ma poi lo spintono e si gira>>

<<sono quasi arrivato.. stasera cinemino?>>

<<siamo andati ieri a vedere Hellboy.. casomai aspetterei Batman..>>

<<see.. se aspettiamo lui si fa notte.. non può mai la sera..>>

<<.....>>

<<pfff...>>

<<simo, torno a stirare che è meglio.. finiamola qua>>
Simone, minimal 20:11 | commenti: commenti (7)(popup)

Discovering Merito

Due giorni di caldaia e ferro da stiro.

La terribile alleanza di panni ancora da stirare e panni appena lavati ha prodotto una palla di tessuti misto cotone/sintetico grande pressappoco come la Turchia.

e mentre stiravo le guglie di Ankara (notoriamente dure e refrattarie alla piega), mi è apparsa in sogno un'immagine della mia vecchia tata, la Dina, che irrorava tutto col Merito.

Allora pensavo che il Merito fosse un gas nervino progettato per uccidere gli acari e allontanare i bimbi-infami che ti staccano di nascosto il ferro solo per farti il dispetto.

tutto invogliato dall'idea di stirare le gatte con l'appretto, sono corso negli scaffali alti del salotto, quelli deputati al contenimento di materiale geneticamente modificato, radioattivo e comunque di provenienza sconosciuta.

nell'anta 51, assieme all'astronave dell'omino bianco e ai manubri di MastroLindo c'era il Merito.

Il Merito ha la forma di un normale insetticida, salvo per un manico più ergonomico, modello Colt Navy.
L'impugnatura permette di spruzzare il temibile gas con una mano e tenere il ferro con l'altra.

Col Merito sono tornato alle guglie di Ankara, beffarde e grinzose sull'asse da stiro Firenze-Istanbul.

Ho vaporizzato le torri ma niente. Non cadevano.
Poi ho fatto partire le truppe aeree.

Il Merito crea una nube tossica con un gradevole profumo di Meritonia (sostanza presente in numerosi pianeti della Confederazione di Star Trek, ma assente sulla terra); la nube si deposita sul tessuto e lo paralizza, costringendolo al volere del Ferro.

In poche ore la sfera turca era stata detronizzata e noi siamo tornati padroni della casa.

Per gli animalisti: tranquilli, non ho provato l'appretto sugli animali.
E comunque le nostre gatte hanno le pistole a ioni che davano col Dash (poi smisero quando gli Alieni, proprietari dell'azienda, reputarono pericolosi i gadget solitamente allegati negli altri pianeti).
Simone, minimal 23:33 | commenti: commenti (3)(popup)

Dis/tensione

sabato, 28 giugno 2008 in: romance, cinemini, casini di casa, astruse astrazioni
le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

io con lo sguardo fisso sul monitor.

tu con lo sguardo fisso su tavole e fogli trasparenti del tecnigrafo.

sottofondo: Short song for a short mind.

Distensione.

siamo da poco rientrati in casa dopo la visione del film: il Divo.

sorrentino non si smentisce mai e riesce a mettere una gran paura senza una goccia di sangue.

un lavoro pulito.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

oggi non sono andato in ufficio, complice il rilassato clima che accomuna studi legali e aule dei tribunali.

oggi, in accordo con i consigli dei telegiornali, a fine pasto abbiamo bevuto un integratore di magnesio e potassio.

Distensione.

poi Pru, su testimoniosa ricetta, ha preparato un caffé shakerato.

la miscela ha prodotto strabilianti resistenze al caldo.

il resto è merito del condizionatore.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.

è il momento di ammettere che il caffé shakerato unito ai sali di magnesio e potassio stanno avendo un effetto dopante senza limiti.

ascolto i girls in hawaii, ma in testa mi suona DaDaDa, capolavoro trash anni ottanta.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.
Simone, minimal 01:24 | commenti: commenti (popup)

L'amore stupisce

venerdì, 02 maggio 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Perché l'amore è un segreto,

ma io non ve lo dirò.

Perché l'amore è un segreto

ed essendo un segreto io non lo so..


Simone, minimal 11:30 | commenti: commenti (popup)

cucine

lunedì, 21 aprile 2008 in: casini di casa, la cucina di suor bruno
l'altra sera cenavamo a casa di un mio vecchio compagno di liceo (ero l'unico classe '79.. quindi tecnicamente "vecchio" è proprio lui): lui e la sua compagna ci facevano vedere una casa molto bella e gustare un'ottima cena.

e mentre lui mi parlava del fegato alla veneziana, me lo ricordavo col suo giubbino da eschimese mentre a Praga tentavamo di sventare rapine in metropolitana.

Quindi gli narravamo proprio di Praga, dei nostri giorni alle pendici di Gennaio, e lei ci diceva di essersi fissata coi Pancakes in america, con lo sciroppo d'acero.

Eravamo in un sacco di paesi, ma restavamo in cucina, di fronte a fette di melone e prosciutto.

Oggi ho comprato il fegato, per farlo alla veneziana, sotto lo scetticismo di Pru, che, è noto, diffida delle cose amare.

"ti piace?"

"mm.. sisi, buono"

"pensaci bene.. sei davvero sicura che ti piaccia?"

"mmassì, mi piace.."

"ne è rimasta una fetta, facciamo a metà?"

"mm..  no, grazie, mangiala tu"

"ah-ah! sgamata!"
Simone, minimal 14:01 | commenti: commenti (1)(popup)

La Clinica dell'amore

Portiamo le nostre gattine presso una clinica veterinaria 24su24.

Una piccola squadra di medici senza frontiere che aprono, ricuciono, affettano, diagnosticano.

Come referente abbiamo il dott. Ross, un simpatico dottore che fa un po' il piacione con l'orsa norvegese.

Il cano non si fidava del bellimbusto, sicché ieri, quando l'ho portata per la sua liposuzione all'inguine (questa pazza adolescente fissata con il fisico di certe modelle anoressiche senz'anima) è voluto andare anche lui, nascosto dentro la gabbia.

Verso mezzogiorno la lascio in clinica. L'operazione è prevista per le una.

I genitori a casa mangiano con apprensione, mentre lisa dagli occhi blu cerca in ogni dove l'orsa, convinta che si stia preparando per l'agguato del secolo.

Poco prima dell'inizio di Biutiful (giusto per avere riferimenti temporali sensati, mollando la pratica abusata di lancette minuti e secondi) squilla il telefono.

<<Pronto? Salve sono il Dott. Ross>>
<<Oh, salve; com'è andata l'operazione?>>
<<Benissimo, ehm.. si tutto bene, la piccola si sta svegliando adesso dall'anestesia>>
<<mm.. la sento dubbioso.. c'è qualcosa che non va?>>
<<nono, stia.. tranquillo. solo.. no, via nulla>>
<<Dottore mi dica, forza!>>
<<beh.. si tratta.. del cano>>
<<il.. chi?>>
<<il cano, sa quell'animaletto di pezza con la maglia di mcDonald.. che era venuto insieme alla Lory..>>
<<ah.. sisi.. che è successo?>>
<<beh, il silicone ha avuto un rigetto>>
<<il.. COSA?? che silicone??>>
<<mah come, non sapeva nulla.. il cano mi ha detto che era tutto concordato..>>
<<concordato un egitto! ma tu guarda.. ah ma quando torna.. no scusi ma che è successo?>>
<<beh.. niente di troppo grave, sa.. solo che l'imbottitura col silicone non funziona.. e quindi il Saratoga è andato a giro per tutto il corpo>>
<<ci mancava solo questa.. il Cano equivoco.. e cosa avrebbe, le tette?>>
<<nono, ahah.. anzi.. è piuttosto fisicato ora.. in pratica gli è venuto un corpo plasticissimo>>
<< vabbé li vengo a prendere>>

Tra il preoccupato e l'incazzato vado a ritirare la modella e il nuovo lou ferrigno del canile.

La clinica del Dott. Ross è abbastanza distante e si entra da una stradella privata.
Nel piazzale, mentre lascio la macchina, una scena agghiacciante:

Il Dott. Ross in abitino pizzatissimo su una scala di alluminio, con tanto di pennello in mano.
La Lory, scosciata e magrissima, sopra un'altra scala, che spennella seduttiva un cancello verde con la coda vaporosa.

Tra i due, con indosso una vestaglia di seta blu, il cano, che pare una controfigura di Siffredi nelle scene pericolose.

<< Cano, che minchia sta succedendo??>>

<<oh,>> risponde ammiccante <<la Lory stende il colore.. e il dott. Ross usa il pennello>>
conclude malizioso

Poi si rivolge alla Lory: << Brava Lory, brava!>>
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (3)(popup)

come ogni volta

sabato, 29 marzo 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Tu sei l'inverno in fondo al cuore
Sei l'estate che non c'è
Tu sei la via che passa dentro me

Simone, minimal 19:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Chiude il caffé

Ci sono entrato tante volte.
E lui puntuale mi offriva queste paste assurde, tipo quell'infamissima sfoglia con la fetta di limone dentro che aveva l'aria di una punizione.

Parlava di calcio, di scommesse, di giocatori forti: parlava e mi fissava a cercare un consenso, una bella risposta argomentativa;
Ignorava la mia ignoranza in fatto di palloni di cuoio.

Eppure lui non mollava e insisteva con le sue paste al glengrant e pesto, per concludere con i pronostici (tutti) del sabato, del lunedì, del martedì di coppa, del mercoledì da leoni, del giovedì grasso, del venerdì tredici.

Tanto che alle volte, devo  confessarlo, ero sollevato quando entravo e non c'era.
Oh, seddiovole riesco a scegliermi una brioche normale, a bermi un cappuccio tranquillo senza fingere di sfogliare la gazzetta.

I primi tempi ci si fermava a pranzo, coi soci dello studio. Faceva certi spaghettini colle vongole da limonare pure il piatto.
Ma il suo granbiscotto erano le penne all'arrabbiata (sarebbero stati spaghetti, ma il popolo dei cravattati ha paura della pasta lunga): ci si inginocchiava chiedendo la mano leggera sul piccante, ma lui si sentiva lo shumacher del peperoncino.

Dopo ci voleva una bottiglia di acqua a testa, per sciogliere il bruciore.

E certe altre sere aveva voglia di fartelo lui, il caffé: era una sorta di laureato in espressologia, per cui estraeva un nettare da quella macchina che non si beveva mai.

Quasi meglio di quello che si beve a casina (quasi).

E poi stasera si scende, io e il leo (il fede aveva da fare), si ordina il solito espresso con due acque, si passa alla cassa per pagare e lui ci stringe la mano.

"ragazzi, vi saluto"

ci guardiamo interdetti.

"tra un'ora sono dal notaio, se tutto va bene, lunedì non mi vedete più"

ma poi ci tranquillizza, ci dice che riapre una locanda fuori Firenze, uno di quei posti per amici, una vecchia stalla riadattata.
E già mi immagino l'inaugurazione, con quella feroce arrabbiata fumante nei piatti o le sue vongole vischiosamente legate alla pasta.

Ti saluto così, senza un cenno alle partite: seddiovole, da lunedì niente paste al limone.

Evvai!
Simone, minimal 18:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Fratelli Fornelli

Sono nato e vissuto in una casa il cui centro, il cui polo magnetico, era senza dubbio la cucina.

Mia nonna era, come nella migliore tradizione "nonnesca", una vera maestra cuoca, una di quelle che poteva fare di tutto e farlo bene.

E, come ogni maestra cuoca, cucinava tutto e non mangiava nulla.

Mia mamma ha fatto una scuola durissima sotto mia nonna: basti pensare che io ero già ventenne quando mia nonna decise che per lei era venuto il momento di poter cucinare "qualcosa" durante i suoi pranzi.

Ciò nonostante hanno tutti imparato a cucinare in tarda età.

Un segreto che mia nonna narrava solo ai poveri sconsolati incapaci di cucinare anche un panino al prosciutto, era che lei aveva imparato l'arte dei fornelli solamente dopo il matrimonio.

Sua suocera (altro Topos) sancì che il figlio non potesse giacere nello stesso talamo di una donna incapace a cucinare un flàn come si deve.

Mia nonna a stento sapeva distinguere il sale dallo zucchero, e solo dopo ripetuti assaggi.
(almeno questa è la sua versione romanzata).

Sicché la suocera indossò la divisa d'ordinanza e la condusse, otto ore al giorno, all'interno dei meandri di impasti, tempi di cottura, forni a gas, elettrici, primi secondi e antipasti, passando dai dolci.

Dopo due anni mia nonna era diventata una "discreta apprendista" (grado inventato per dare corpo al romanzo);

Il disappunto nel veder nascere un unico figlio maschio a mia madre fu quindi presto colmato da mia nonna, che aveva la vista lunga in fatto di femminismo d'autore, invitandomi a casa sua, per pranzo, con largo anticipo rispetto all'ora della scodella.

Questo mi ha permesso (oppure era un metodo usato a suo tempo dalla suocera gestapo, non è dato saperlo) di incuriosirmi per le preparazioni, per la meravigliosa magia che si nasconde dietro la farina che diventa una schiacciata alla fiorentina, per dirne una.

Gli anni passavano e i lavoretti da universitario presso un ristorante piuttosto snob mi fecero intuire che forse, sebbene la Giurisprudenza sia la seconda grande passione familiare (trasmessa però dal sangue maschile, per la maggior parte), anche tra i fornelli avrei potuto offrire qualche possibilità di sostentamento familiare.

In ogni caso aveva ragione mia nonna: la tendenza di oggi dell'uomo figo che cucina è un asso nella manica che sfoggio con sincerità, anche se, nel caso di mia moglie, non è servito a molto.

La prima cena con lei ho voluto strafare improvvisando troppo, tanto che lei, inizialmente stupita dalla mia abilità col mattarello, discretamente decise che la salvia sarebbe stata bandita dalla nostra dispensa.

La morale di questo sproloquio dai toni vagamente edonistici risiede nella tre giorni di cene e pranzi che ci attende per pasqua.

Abbiamo già cominciato le danze, scaldato il forno, predisposto gli ingredienti all'interno di ciotole anonime, neanche fossimo alla prova del cuoco, e impostato menù e modalità di presentazione dei piatti.

I meravigliosi consigli di mia moglie arricchiscono l'estetica dei piatti e colmano eventuali eccessi d'estro.

Il risultato  lo vedremo al termine della terna pasquale.

Auguri
Simone, minimal 14:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Ho voglia

Ho voglia delle spiagge bianche.

Di quella sabbia fine che si fessura tra i calzini, ché dopo tocca metterci MastroLindo per lavarla via;

Ho voglia del silenzio di quei rami secchi, di qualche bottiglietta vuota che rotola sul bagnoasciuga;

Ho voglia di stenderci il cappotto, sulle spiagge bianche, di sedermi sul cappuccio in qualche modo;
Non riesco a stare con le gambe incrociate, che volete farci;

Ho voglia di respirare i tuoi capelli, quelle mani bianche che toccano tutto come fosse un clarinetto;

Di prendere la tua vecchia reflex, quella che lo scatto non lo finge;
E di stamparti su carta opaca, dentro la cornice bianca vista in Borgo La Croce l'altro ieri;

Ho voglia di prendere le ciambelle alla Coop di Rosignano, di riempirmi le mani e la bocca di granella zuccherosa;

Ho voglia di vederti leccare le dita come un'ancia del clarinetto;

Di togliermi le scarpe e poggiarle ai piedi di quei rami secchi, per poi ripensarci e correre a riprenderle prima che un gabbiano le indossi e me le porti in mezzo al mare;

Ho voglia di quel tramonto, di berlo tutto fino all'ultima gozzata, di fissarlo riflesso nei tuoi occhi, verdi come la schiuma delle onde;

Ho voglia di ridere per l'arrivo di qualche strano turista pasquale, convinto che oggi si sarebbe fatto il bagno;
Di quelli che ormai l'avevano dato per certo e ora non si vogliono tirare indietro;

E perlomeno ammollano i piedi, sorridendo spacconi agli amici più pavidi;

Ho voglia di ridere pensando al lavoro del loro otorinolaringoiatra l'indomani;

Ho voglia di ascoltare vecchie canzoni in macchina e di sentirti cantare "Le traiettorie delle mongolfiere"o "Le cose in comune";

Ho voglia di ascoltare il tuo respiro emozionato, mentre parte "Romeo and Juliet" e ripensi a quella chiesetta a San Gersolè, al mese di maggio, al profumo delle rose bianche e di quelle rosse;

Ho voglia di tornare indietro, sulla superstrada, verso casa: di sentirti parlare a sfinimento delle nostre gattine, di quanto ti piace ogni singola piega del loro volto, ogni singolo atteggiamento;

Ho voglia del tuo stupore continuo;
dei tuoi occhi spalancati e di come li socchiudi lenta, mentre mi guardi;
del tuo fissarmi, del mio imbarazzo;

Ho voglia di leggerti quel rossore che mi pervade le gote e mi fa dimenticare le pareti delle cose;

Ho voglia di rientrare a casa, dopo una giornata come questa, di sentirti cadere sul divano, di vederti incrociare le gambe in quella posizione che io non riesco a tenere;

Ho voglia di sentirti sussurrare che hai fame, che hai sonno ,che hai freddo, che farai una doccia, magari più tardi, magari domani mattina alzandoti presto, magari subito ché non ne puoi più della sabbia delle spiagge bianche, magari con me, magari senza di me che in due l'acqua è sempre troppo calda, magari.

Ho voglia di te che ti infili sotto le coperte senza metterti il pigiama, o al massimo solo i pantaloni, che giuri di toglierti tra poco il maglione e la sciarpa e i guanti, che poi ti svegli alle tre con la sciarpa i guanti e il maglione e mi racconti che sognavi di essere un pupazzo di neve dentro una sauna svizzera;

Ho voglia di sentire le gatte placarsi dopo ore di rincorsini sopra sotto e attorno al letto, di chiudere la porta di camera nostra, di sentirti sul mio petto, di carezzarti piano;

Ho voglia di chiudere gli occhi dopo averti visto girare dal lato fresco del cuscino, dopo il bacio della buonanotte, dopo la promessa di svegliarsi presto l'indomani, per fare colazione assieme con il plumcake al cioccolato del mulino bianco;

Sicuro che al mattino ti lascerò riposare sotto la trapunta bianca, quella con le rose rosse;
Con il loro profumo.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Alpha & Omega

Alpha è seria, precisa, pulita.
Impassibile.
Poche coccole, cibo e acqua sempre pronti a disposizione, cano da lancio pronto.
Le piace essere spazzolata, con la messa in piega.

Omega è curiosa, provocatrice, un filino leccaculo, diciamolo.
Omega mangia: non importa cosa, basta quanto.
Omega non vuole essere spazzolata.

Alpha & Omega convivono da due giorni.

Sotto gli occhi stuporosi degli altri abitanti di questa casa.

Simone, minimal 12:45 | commenti: commenti (12)(popup)

Discovery Catz

Invece di fare l'abbonamento a sky, per vedere da vicino il comportamento degli orsi e dei camion dei pompieri, abbiamo deciso di prendere un secondo felino in casa;

Intendiamoci, la decisione mia moglie l'aveva presa settimane fa ed ha poi usato i suoi poteri Jedi per farmela accettare passivamente;

Così oggi abbiamo risposto ad un annuncio (non esageratamente strappalacrime, però) e siamo andati a prelevare questa gattina piccola (in realtà parecchio chiappona, ma non dovrei parlar male delle signorine)(specie in loro presenza) in un paesino vicino;

La signorina si presenta molto bene: è assai socievole, coccolona e tranquilla: in macchina, al chilometro due, già l'adoravamo;

Al nostro arrivo lei era un trattore a benzina agricola ingolfato: ronfava tantissimo, ma non faceva un metro da sola.

Il discorso difficile è però partito col nostro ingresso in casa: eravamo fiduciosi che la nostra orsa prendesse bene una compagna per passarsi le serate a sorseggiare Thé al tonno (anche perché il cano brutto, animalo di pezza, in gonnellina e cappellone fiorito sembrava un trans invadente);

L'accoglienza è stata "TI SPIEZZO IN DUE": Lorelein si è gonfiata come uno Zeppelin e le ha ripassato il pelo a zampate (e, credetemi, Ivan Drago si sarebbe nascosto sotto la gonna della grandemadrerussia..);

Di talché la martire, con l'aria di "chi cazzo me l'ha fatto fare di venire qui, ma perdavvero" si è rifugiata nella nostra cameretta, sotto ad una libreria metallica, dove vive tutt'ora, vigilata da CaronDimonio in tenuta anti-sommossa;

Abbiamo contattato l'allevamento che ci ha venduto il grizzly norvegese, la quale ci ha rassicurato: ci ha detto, prendete panini e bibite e godetevi le botte.

Ho approntato una pozza col fango, ché se due donne devono menarsi, perlomeno che sia in un ambiente idoneo.

Tutto questo non ha prezzo.
Altro che parabola.
Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (6)(popup)

Mii (non è Aldo Baglio)

Questi nipponici sono veramente perversi.

Non parlo di quelle cose zozzissime che disegnano nei loro fumetti, guarda.

Che pure, se pubblicassero loro Topolino, lui colerebbe sangue dal naso ogni volta che vede Minni.
E Clarabella sarebbe una sadomaso cui piace essere sellata.

No, la loro perversione è ben più sottile.

Prendiamo la Wii, ad esempio.

Tutti si logorano la vita ciucciando silicone per delle schede grafiche grandi come la Bielorussia, per sentire l'odore del Napalm durante una partitella a Call of Duty;

La wii invece è minimal.

Sulla wii spopola un gioco che si chiama Cookin' Mama. Dove non ci sono mitra, bensì padelle e battutini di carote e cipolle.

Così i giovini si avvicinano al simpatico mondo del "E' il momento di cucinare da solo, cazzo, che hai trentotto anni e la tua specialità è il pane imburrato!"

Difatti, Cookin' Mama, in giapponese, vuol dire proprio questo.

Poi c'è lo sport.
I Giappi, è arcinoto, non praticano alcun tipo di sport che non comporti dolore fisico.

A loro la fatica non basta.
Loro vogliono il sangue.

Li eccita (vedi topolino, poco sopra).

Sicché fanno il WiiSport, che ti fa durare fatica e sudare come un lama perfino nel salotto di casa tua.

Tutti che sognano il computer intuitivo, quello che non serve neanche usare il mouse o battere i tastini della qwerty.

Loro no.
Vuoi giocare a Tennis?
Devi impugnare il Wiimote e dare ceffoni ai tuoi vicini.

Perfino a panariello piace.

Ma la vera perversione erutta con la creazione dei Mii.

Il Mii è l'alterego virtuale della tua console.
Te lo puoi portare dietro, lo puoi far sfilare, lo puoi far frustare da Clarabella.
Quello che ti pare.

Dopo esserti affezionato, i cugini di Mazinga mettono su il canale concorsi; in pratica iscrivi il tuo Mii ad un concorso a tema (il MII viene appositamente creato per il concorso) e lui viene votato dagli altri utenti.

TIpo il concorso a Tema di Platone, pieno di omini con la Barba e la faccia sapiente.

Oppure, una roba veramente zozza, puoi fare il Mii che vuoi e farlo sfilare liberamente e la gente lo vede e lo riconosce.
TIpo che fai gli attori, i personaggi di South Park, Clarabella..

Ecco, detta così parrebbe una cazzata.
Invece gli infami riescono a generare dipendenza negli Artigiani Mii, che sfornano migliaia di ometti e donnette  al giorno.

Io ho creato De Niro.
Lui non cucina.
Neanche ce l'ha, una cucina, a casa sua.
Casa sua è un'armeria.
Non ha mai giocato a Call of Duty.
Si annoia.
Lo sport gli fa senso.
L'ultima volta che ha impugnato una racchetta era di quelle elettrificate estive.
La sua fulmina i bufali.
Ora lo mando a dare due o tre mazzate a Clarabella, che ci piace tantotantotanto.

Ovvediamo!
Simone, minimal 16:45 | commenti: commenti (6)(popup)

500 pezzi

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, casini di casa, astruse astrazioni
Lunedì a Pistoia erano 21°.
Era giorno di mercato e si girava con la giacchetta all'indice e poggiata sulla spalla.

Oggi ci sono circa 5°, un vento astioso spazza le strade, ribalta i cassonetti, trita i parabrezza dei motorini e scompiglia i capelli, pure quelli impastati di gel.

Un bel giorno per cominciare un puzzle.
Simone, minimal 10:36 | commenti: commenti (popup)

Vita tranquilla

Certe serate vanno mangiate.

Come le verdure.
Passi un'infanzia a lottare contro le melanzane, poi non appena hai la patente vai al ristorante dove fanno la parmigiana migliore della zona.

Certe serate vanno mangiate, perché se rimandi ti parranno sempre più amare.

Rimandi e pensi che tanto anche le patate sono buone.

Si può vivere senza verdure, no?

Un vegetariano all'incontrario.

No è una cazzata.

Certe serate di ribollita e pappa al pomodoro vanno mangiate.
E' come il lampredotto.
Mangiatelo.

Non sapete cosa vi state perdendo.
Simone, minimal 00:57 | commenti: commenti (popup)

La vendetta dell'omino di pane ninja

sabato, 01 marzo 2008 in: divertissement, wii , casini di casa
ieri mi scadevano i punti del marcopoloexpert.
avevo 12 euri di sconto.

allora andiamo da marcopoloexpert a comprarci qualcosa, una cazzata qualunque tipo un ipod touch da 32gb, che non vuoi prenderlo con ben 12 euro di sconto?

abbiamo preso uno spremiagrumi, perdipiù neanche wireless.

poi però ci siamo lasciati sedurre da lui.
affascinante.
con la sua fascia rossa attorno alla fronte.
lui.
seduttivo.
con la sua katana a tracolla  e lo sguardo di sfida.

trasforma i nemici in marmellata.
e compie salti da mal di testa.

tremate gente.

c'è ninjabread man.
Simone, minimal 15:00 | commenti: commenti (2)(popup)

Crescere

lunedì, 25 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, orsa norvegese
Crescere è dare nuova funzione alle cose.

La palla da piccoli è un orso, un amico paffuto, un compagno di giochi.

Cresci e la palla è Holly e Benji, Mila e Shiro, il calcetto con i giacconi in terra a far da pali.

Cresci e la palla è l'abbonamento di sky.

Il comodone è una poltroncina da letto che serve a star seduti senza sforzare la schiena.

Cresci e il comodone diventa un truccone per avere un sacco di accessi sul blog.

Cresci e il comodone diventa il tetto della norvegese, eletto a rifugio naturale e nascondiglio supersegreto.

Anche le date cambiano di funzione.

Il venticinque è Natale.

Cresci e il venticinque è un Gennaio con le dita fredde e la passione per msn.

Cresci e il venticinque è il rogito dal notaio in una assolata giornata di fine luglio.

Ora sono qui, con un comodone come tetto, una casa, un troiaio peloso e una gatta che vuole un altro gattino.

E' il momento di fare l'abbonamento a SKY.
Simone, minimal 13:15 | commenti: commenti (3)(popup)

Sai tenere un segreto?

lunedì, 18 febbraio 2008 in: divertissement, casini di casa, valigie in tasca
Sui monti si fa un gioco simpatico.

Si tiene i segreti.

Non ci deve essere un motivo specifico, lo si fa e basta. Per puro divertimento.

Così, tipo mentre siamo a far la spesa, passa il suocero e dice: "ehi, non dire a Pru che ho comprato le patate"

"..?"

"vaivai"

E poi

"ehi, non dire a Simone che ho cambiato la macchina"

"ma ci siamo sopra"

"vaivai"

E via discorrendo.

Spesso il divertimento è suddiviso tra la fase uno: tieni il segreto;
e la fase due: il segreto viene rivelato.

In mezzo ci sta la fase uno e tre quarti: perché ci deve essere un segreto?

Ma è un divertimento per pochi eletti.

Alcuni segreti poi non hanno un perché.

"ehi, non dire al gatto che la vicina coglie le pere"

"perché?"

"vaivai"

Altri segreti hanno scopi peregrini.

"stiamo andando a Trento"

"ma se siete a Mantova"

"non è vero"

"siamo in macchina con voi"

"ah si? e che macchina abbiamo?"

"la.. ah già, non lo so"

"vaivai"

Questa faccenda è simpatica, una sorta di twister in cui, dai oggi, dai domani, ci si intriga.

I miei suoceri hanno fatto una dieta segretissima prematrimoniale.
Di cui nessuno sapeva niente.

Neanche loro, che infatti continuavano a comprarsi vestiti di due o tre taglie sopra, salvo poi scoprire che gli stavano enormi.

Il giorno del matrimonio il segreto in realtà lo sapevano tutti, ma lo stupore c'era lo stesso.

Sono partito con la macchina piena, e un carico di segreti.

"al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere"

"e neanche al gatto"

"al gatto? ma se campa di tonno.."

"vaivai"
Simone, minimal 12:54 | commenti: commenti (popup)

Once Upon a time

Pescando a caso, tra le carte, si srotolano storie diverse.

A tratti divertenti, a tratti affascinanti.

Spesso senza un senso e con passaggi logici imprevedibili e inverosimili.

Capita, ad esempio, un cane, che vive in una grotta, con una strega che poi è una fata.
Durante una tempesta, si ritrova di fronte ad una porta, con un medaglione per collare.

All'interno, un mago brutto lo trasforma in un pupazzo di pezza, con il nasone.

O c'è la gatta pelosona, che dorme tutto il dì tra cuscini bianchi, svegliandosi la sera al tintinnio di campanelli e croccantini, che rincorre un cane di pezza, che a volte riporta e a volte no.

Un gatta che prima scappava, fuggiva nel giardino dei commercialisti dove un canone gridava e lei mangiava l'erbetta e si arruffava.

Poi piangeva e due ragazzi la venivano a recuperare con una scala.

L'imprevedibilità e l'inverosimiglianza sono due caratteristiche di favole improvvisate e di vite reali.

I personaggi scomodi, le liti inaspettate, un tesoro nascosto, un'amicizia improvvisa.
Un telefono.

Una bottiglia di vino e parole a fiumi.

O grandi silenzi.

Pescare una carta.

Sembra un gioco. E invece è la vita.
Che pare non si sappia dove porta.
E invece c'è sempre una carta.
un personaggio.
un luogo.
un evento.

La storia va avanti.

Come nel gioco, il bello non è esaurire la propria mano prima dell'avversario.

Il bello è disegnare, con carte difficili, una favola meravigliosa.
Simone, minimal 21:01 | commenti: commenti (popup)

Giochi in scatola

lunedì, 11 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, fantashopping
quando suonano il campanello al mattino ci sono due alternative:

o mi sono beccato l'ennesima multa.

o hanno sbagliato a suonare.

in entrambi i casi mi alzo malvolentieri e rispondo sgarbato.

se poi al citofono una voce mi parla di verità circa Gesubambino, divento scurrile.

e invece oggi ero festoso, perché in attesa di un pacco dalla TNT, proveniente da Giochinscatola.

ci sono tre scatole e un pacchetto di carte.

e stasera, dopo la cena-troiaio, è tempo di buttarci nella mischia.

alegria
Simone, minimal 21:07 | commenti: commenti (2)(popup)

Regali

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
E' quasi un mese che cerco di evitare questo momento.

Prendo tempo, fingo impegni, ritardi, problemi.

Dico che ci sarò, magari domani; però sentiamoci prima.

Oggi purtroppo era l'ultimo giorno disponibile.

Oggi dovevo farlo.

Così, dopo un riposo prolungato in pausa pranzo, mi sono fatto coraggio.

Ho guidato nervoso fino alla mia vecchia casa e suonato il campanello.

Mio padre mi ha aperto in vestaglia, visibilmente assonnato.

Un abbraccio e poi i regali.

Due pacchetti: uno anonimo, bianco, bustoidale.

L'altro infiocchettato con carta eccessivamente vistosa.

Apro il primo: dentro solo fogli e bollettini.

Tre multe da pagare.

Mio padre mi appoggia la mano sulla spalla: coraggio, vuoi fare il guappo in auto? ecco il conto

Scarto il secondo: contiene una cintura.

Una orrenda cintura finta e finta male.

Ma così brutta che per un attimo ho pensato di scendere in campania e barattarla con un sacco di pattume: così, per avere ancora il brivido dell'incertezza.

Saluto brevemente e risalgo in macchina.

Metto le multe sul sedile del passeggero.

La cintura vola dietro, nel caos dei sedili posteriori.

Avvio il motore, poi lancio uno sguardo alle multe imbustate: le carezzo lievi.

E sgommo di felicità.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (4)(popup)

Acqua e vino

Un tranquillo fine settimana.

E' piovuto venerdì.

E' piovuto sabato.

E' piovuto domenica.

E mentre fuori c'era l'acqua, in casa s'è vuotato diverse bottiglie di buon vino.

Complice un'amica e la solita ottima cucina di famiglia.
Simone, minimal 17:23 | commenti: commenti (popup)

Nuovi acquisti

venerdì, 01 febbraio 2008 in: casini di casa, il cano, orsa norvegese
oggi la ricerca della cassettina ha dato i suoi frutti.

oggi siamo andati da Zoolandia (per i dubbiosi, non è un pornoshop perverso) ed abbiamo acquistato una cassettina enorme ed un grattatoio nuovo.

La cassettona, così ribattezzata e in attesa di condono, è piaciuta molto all'orsa polare.
soprattutto da vuota.

ha fatto basculare con maestria lo sportellino di plastica e si è rifugiata all'interno.

dopo averle fatto prendere confidenza con il nuovo oggetto, abbiamo provveduto a rimuovere il contenuto (la belva aveva preso residenza e cominciava a pavimentare con mattonelle di dubbio gusto) ed a riempirla con un sacco nuovo di sabbietta nucleare.

A quel punto l'orsa se n'è avuta parecchio a male: aveva capito che le avevamo preso una depandance, non un bagno nuovo.

A lei il bagno vecchio piaceva.

Con sommo rancore si è rifugiata in cima al grattatoio rosso sangue, modello "Vlad" con tanto di terrazzo coperto.

Ha chiamato il suo legale, l'avv. Cano, tramite il quale ci ha fatto sapere che non ha intenzione di avere un bagno coperto.
Lei vuole fare i suoi bisogni nel naturo, all'aperto.

E' una esibizionista.

E quel maniaco voyeurista dell'avv. Cano ci ha pesantemente redarguiti.

Tu vai a far del bene alla gente.
Simone, minimal 19:55 | commenti: commenti (popup)

La Cassettina

giovedì, 31 gennaio 2008 in: casini di casa, orsa norvegese
Da una settimana cerco una cassetta coperta per l'orso norvegese.

Non si tratta di un problema di odore: abbiamo la sabbia al silicio e plutonio che genera piccole reazioni nucleari polverizzando i lasciti della belva.

Non si tratta di estetica: la nostra cassetta è carina, in tinta con le tende, e di notte emette un lieve bagliore azzurrino agli ultravioletti.

No, è colpa della tigre, che agita la sabbia plutonica come se fosse una ruspa, lanciandola in ogni angolo del salotto.

Mi ha nuclearizzato la chitarra acustica, che adesso suona come la tastiera di Satomi;

Mi ha riprogrammato il portatile sul divano, che ora fa girare quattordici sistemi operativi (tutti della Microsoft, che si bloccano all'avvio);

E' tempo di porre un rimedio.
Simone, minimal 18:21 | commenti: commenti (7)(popup)

La fruttiera a scogliera

sabato, 26 gennaio 2008 in: casini di casa
Verso le sette e trenta è arrivata mia madre, preceduta dal suono del campanello.

Ha portato un voluminoso bustone di vestiti stirati (pietà generata dalla prolungata degenza influenzale) e una macchinetta per l'aereosol.
Apparecchio che serve, in volo, per affrontare meglio il jet-lag.

Dentro c'erano già delle fialette di fluimucil.
Diserbante delle vie orali.

Ha poi scartato una fruttiera.
Ci aveva comprato, nei giorni passati, tanta frutta.
Ovviamente ha notato il mio imbarazzo nel non sapere dove riporla.
E ha provveduto.

"Se non vi piace, ci potete mettere le cozze, farci uno scoglio" ha aggiunto

Ho fissato la fruttiera, immaginandola colma di spaghetti, in mezzo al mare.

Ma mi sono distratto riempiendo un'altra sacca di panni da lavare.
Simone, minimal 00:05 | commenti: commenti (popup)

Ho fatto la lavatrice

lunedì, 21 gennaio 2008 in: casini di casa
.. con l'ammorbidente al posto del detersivo.

e l'ammorbidente al posto dell'ammorbidente.

il bucato è venuto bene.

ma le mie camicie hanno la consistenza del pongo.
Simone, minimal 23:29 | commenti: commenti (popup)

Nei Botti piccoli ci sta il cano buono

lunedì, 31 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, il cano
Ci si prepara pure da queste parti a festeggiare la fine di questo 2007.

Il 2007 a me personalmente è garbato molto: ci ha dato una moglie, ci ha dato una casa, ci ha dato le bollette e il mutuo.

Ci ha resi normali.

Questa roba al giorno d'oggi è sottovalutata. No, invece è una cosa ganza e merita di essere festeggiata adeguatamente.

Il cano, noto terrorista e trafficante rifugiato politico in casa nostra, è stato sorpreso, stamani e dal sottoscritto, con tutta una varietà di botti illegali.
A domanda risponde che lui non ne sa niente, era un regalo, li stava buttando via e che la scatola da mille di fiammiferi era solo un'offertona dell'esselunga.

Nel sacco vi ho trovato:

Er Cipolla: noto anche come cicciolo-unto, è un petardo che detona cipolline sott'olio in un raggio di quindici/venti metri.

L'Urlo: versione riveduta del Fischione, è una testa ritratta secondo lo stilema di Munch, che appena la carezzi si mette a urlare oscenità invereconde con la tua voce; i vicini chiameranno l'esorcista; e l'esorcista chiamerà gli acchiappafantasmi.

Il naso di BinLaden: forse il botto più terrificante di tutti. esplode in un enorme starnutone, diffondendo virus influenzali per tutto il quartiere. Guerra batteriologica.

La carezza del soldato: botto inusuale che, dopo la detonazione, crea quattro soldati immaginari pronti a prenderti a ceffoni e calci. Il tutto su una coreografia viennese niente male.


Il cano ora sta espiando le sue colpe in una cella contenitiva di massima sicurezza, denominata: il cassetto del lettino.

Vedremo se farlo uscire stasera: forse giusti giusti per lo sciampagnino delle 23 e 59.
Simone, minimal 10:13 | commenti: commenti (popup)

Fantastico (superfantastico)

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, roba da bloggers
oggi abbiamo riorganizzato la cucina.

no, niente "ri".

oggi abbiamo organizzato la cucina.

in pratica la teoria dei vasi comunicanti è stata applicata a mobili e pensili, permettendoci di far defluire cibo e tegami, carta igienica e piccoli elettrodomestici, da luoghi assurdi tipo il bagno, ai più congeniali spazi della cucina.

così facendo abbiamo rinvenuto buste e pacchi di companatico vario, sufficiente a sfamare le truppe nascoste nelle boscaglie del libero stato di Bananas per svariati mesi e con tutta probabilità di poterlo rivendere per armi e munizioni sufficienti a superare le barriere del messico, diventando davvero pericolosi per gli Stati Uniti.

Dopo aver svuotato le casse di gallette, siamo passato al settore carta.

Subito dopo il rogito abbiamo comprato l'indispensabile per la casa, a luglio.

Come insegna il manuale del risparmiatore, si deve prendere la roba a sconto ed a offerta.

a sconto vuol dire che è una marca famosa, tipo i rotoloni regina e che però costa meno.

a offerta vuol dire che è carta già usata, dipinta di giallo perché la candeggina per scolorirla costava troppo.

Sicché a luglio si prese tanta carta igienica. E poi i rispettivi genitori pensarono che noi potessimo aver bisogno di beni di prima necessità.
(è noto che i genitori ritengono i figli capaci di acquistare due sole cose all'Esselunga: l'ovino kinder e la coca-cola)
Sicché, sempre a luglio, casa nostra aveva due materassi di carta igienica.

Nonostante una corretta igiene, ad oggi abbiamo ancora carta sufficiente per impacchettare il duomo e spedirlo col DHL in spagna.

Lo stesso dicasi per i detergenti intimi: c'è quello mentolato, (di questo ce ne sono altre due confezioni), che dopo averlo provato credevo mi costruissero una seggiovia dai piedi al sedere per fare le discese con lo snowboard.
Ci sono quelli delicatissimi. Al PH neutrino.

Abbiamo un certo numero di barattoli e casse intere di tonno e simmenthal, quando è chiaro che qui il tonno piace solo alla gatta e lei lo mangia vivo, ancora supplicante di restituire il corpo alla famiglia (cosa che la Lory non ha mai fatto, per terrorismo, dice)
La simmenthal ci ha nutrito quando la protocucina era pure priva di assi e caprette.
Ora però ne sono rimaste una dozzina di scatole, che muggiscono nell'angoliera della cucina.

Abbiamo tisane di ogni genere.
Così tante che posso fatturare anche a nome dell'Erbolario.

Abbiamo diverse libbre di the inglese; potremmo giocare alla guerra di indipendenza americana e gettarlo nella doccia.

Ci sono volute svariate ore di fatica per riorganizzare tutto: ora casa nostra appare pericolosamente vuota.
Il nostro senso estetico è appagato; il nostro senso consumistico però ci attira verso l'Esselunga.
E verso quintali di ovini kinder e litri di coca-cola.

La stanchezza ci ha regalato l'esenzione dalla cena, risolta alla vecchia maniera dell'est: ordinando il kebab a domicilio.

Ora ho una piantagione di cipolla in bocca e mi sono addormentato sul lato del divano proprio alla fine di zelig.

In vent'anni non sono cambiato: ancora non riesco a vedere la fine dei varietà.

Ma Fantastico che cazzo c'aveva di fantastico? (o di superfantastico?)

p.s. questo post supera le due facciate. non lo leggerà nessuno.

...

pisa merda.
Simone, minimal 00:20 | commenti: commenti (4)(popup)

'un si frigge miha coll'acqua

giovedì, 06 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
che però apparte il titolo parecchio toscano con l'idioma la smetterei.

primo perché certe robe le lascio volentieri alle profe con manie di grandezza, che allegano il dizionario stilistico in calce;

secondo perché io il dialetto lo pronuncio bene (sarà perché ci sono nato dentro? forse) ma a scriverlo è difficile.

per esempio io l'acca non so di preciso dove metterla e gli apostrofi mi sembrano sempre o troppi o ptroppo pochi.

il titolo richiama invece la cucina, quella cosa che tutti hanno e danno per scontata da piccoli, ma che si scopre per davvero da adulti, quando te la montano sotto gli occhi per nove ore circa.

ieri l'omone con l'orecchino al naso (di qui in avanti denominato "il montatore") e il suo collega filippino (non era Ariel, il tuttofare di Bisio; di qui in avanti però chiamato Ariel, perché non mi ricordo come si chiama perdavvero) sono arrivati alle noveettrenta con un camion pienopieno di roba.

Tanto che pensavo ci fosse un'offerta tipo tre per due e ci montassero una cucina in ogni stanza.

Invece no: il venditore (di qui in avanti chiamato Dino; perché si chiama così) mi dice che è tutta la nostra cucina.

Una volta sballata avrà le dimensioni di un tavolino da bambini: ma con l'imballo pare lo stadio meazza.

Tutti fermi perché senza l'idraulico non si toglie nemmeno il cellophan: arriva il duo trombaio, che predispone tutto perfettamente (a parte l'dore di gas che ora si propaga per casa e che ci farà morire tutti entro sabato) in pochi miunti e si allontana.

A mezzogiorno non siamo praticamrente a nulla: Alle una si va tutti a mangiare fuori.

Si ricomincia alle due: il montatore fora tutta la cucina, percorsa da una trave di ferro e per questo motivo, inforabile.

Dopo aver trovato una soluzione empirica di cui non conosco il percorso, ma che comprende l'uso di scotch e abbondante colla vinilica, finalmente si appendono i pensili.

L'angolo della cucina viene completamente ridisegnato perché il muro sembra un quadro astratto e va per i cazzi suoi ogni due cm (sento la voce del Geometra "muri perfetti.. ormai col laser.. sa.. tutto a novanta gradi"; ecco cosa intendeva per novanta gradi.. ancora frizza).

Con la pialla il fido Ariel riprogetta il ripiano, adattandolo perfettamente. Il montatore ringrazia Ariel con una maledizione irripetibile, ma capace di far inghiottire il popolo filippino dentro un maelstrom.

Verso le cinque di sera torna Dino, ci offre un crodino (dovevo dirla per contratto) e si unisce alle operazioni.

Montano i cassetti con l'ABS, capace di rallentare la corsa in maniera intelligente e sicura per le dita dei furbi;
Riallineano le ante facendole combaciare perfettamente e Arile lentamente rimette i ferri nelle scatole.

Si accendono i faretti, che consumano quanto il CERN, ma irradiano la stanza di una luce magnifica (merito dei protoni accellerati, mi spiega Ariel, smentito dal montatore che gli nomina Dio a più riprese).

E infine le cucina finita, come si può vedere in foto nel blog di mia moglie: una snaidero da esposizione.

Difatti, come nelle esposizioni, non funziona nulla: il gas puzza e basta, il lavello e la lavastoviglie non sono collegati, il forno manco si accende.

L'indomani (che poi è oggi) ritorna l'idraulico che deve colegare tutto: (ieri: basteranno dieci minuti, non si preoccupi).

Due ore di lavori.

Alla fine parte tutto. Epperò il gas continua la sua fuga. Comincio a preoccuparmi quando il numero dell'idraulico suona a babbo morto.

"L'utente da lei chiamato non è raggiungibile"

"L'utente non è al momento disponibile"

"L'utente non è un idraulico"

"L'utente se ne fotte"

Noi ce ne freghiamo e coi punti di circa dodicimila euri di spesa abbiamo quasi in regalo una bella pentola dell'Alessi.

Si torna a casa e ci facciamo i tortelli come Dio comanda (da ora denominato Snaidero)

Arrivederci.
Simone, minimal 16:25 | commenti: commenti (popup)

Causa / Effetto

domenica, 02 dicembre 2007 in: casini di casa, fantashopping
Ieri sera, mentre riponevo le stoviglie nella lava-medesime, mi sono accoltellato.

Lo so, leggerlo così fa un certo effetto.
Beh, non ero trapassato da parte a parte,
non mi è fuoriuscito il pancreas,
epperò la punta del coltello a seghetto (che Dio lo abbia in gloria perché io invece no) sotto l'unghia dell'indice fa malissimissimo.

E andavo a capo dopo le virgole per dare un senso di leggerezza alla narrazione.

Così, mentre la moglie mi diceva di porre il dito sotto l'acqua fredda ed io pensavo a Philippe Daverio che bestemmia per aver preso a martellate il proprio alluce nel tentativo di appendere un Tiziano (quello col cano rosso e bianco), si è rotto un bicchiere.

La nostra lava-medesime (le stoviglie di inizio post) si richiude da sola, con un rumore da mannaia, e stavolta ne fa le spese un bicchiere nero.

Così la spaiatura del servito ci ha costretti oggi a prendere la macchina e scendere nel girone dantesco degli Outlet.

Per la precisione quello di Barberino.

Il bicchiere costa 2,50 Euri, ma Barberino e i suoi diavoli ne pretendono non meno di duecento, con le offerte assolutamente irresistibili e l'aria natalizia.

Lo so, l'ironia sembra sempre sarcasmo e pentimento; invece no.

Abbiamo fatto bene a prvvedere ai primi regali di natale, occupandoci di suocere vere o presunte.
E parimenti è stato figo costringere la moglie ad un acquisto vezzoso da Pupa (è una roba da manuale del marito perfetto, pagina 13, se non erro, in cui si sorride interessati all'apertura di quei cubi di rubik ripieni di microciotoli contenenti creminidi multicolori,
C'è la trottola, il grande puffo, il dinosauro che apre la bocca e dentro c'è il fard; e dietro la coda lo specchio.
Ci sono le trousse da borsetta, fatte a forma di borsa pure loro.
Ci sono i profumi a forma di fiori e i fiori a forma di profumo.

Uscire da un negozio della Pupa è bellissimo, a patto di non avere un negozio della Bottega verde di fronte.
I prodotti della Bottega di Hulk sono concatenati da un filo invisibile, per cui anche se vuoi un campioncino da 2,49 euri ti ritrovi a comprare uno scaffale di creme da uomo per rinvigorire i seni.

Il capitolo successivo è l'acquisto di due trolley da viaggio, anche per contenere le creme per il seno che dice no alla gravità (si gonfia con l'elio).
Comodi se hai un esame da avvocato a breve o meglio se devi imbarcarti per un viaggio ai primi di Gennaio.

E poi vuoi non comprare quel paio di pantaloni di velluto color ruggine che cercavo dai tempi della quinta elementare?
Finalmente li prendo (anche se, senza le toppe degli exogini sulle tasche fanno meno effetto).

E poi si va via.

No cazzo, il bicchiere!

Torniamo da Bormioli e ci sono pure le insalatiere in coordinato che paiono perfette per mangiarci il gelato.
Che fai non le prendi?
E poi via a casa, immersi in un incubo musicale generato da un temibile cd-raccolta di one shot 80.

Per aperitivo, ci siamo fatti dieci fette di pane e nutella. E ora via, a cena dalla suocera.

I bicchieri però ora li impacchetto nel cellophan a tre strati: sarà impossibile berci, però si risparmia una sacco di soldi.
Si beve a boccia.
Simone, minimal 19:56 | commenti: commenti (1)(popup)

Il Manto del Mattino (la nuova rivista satirica tutta per voi)

venerdì, 23 novembre 2007 in: teledipendenze, goliardie, casini di casa
Dove s'era rimasti?

Ah, ce l'ho: ieri sera accoccolati sul divano, con il sottoscritto che fingeva di suonare la linea melodica (ma come sono fintamente professionale, eh? eh??) di Ice Dance di Elfman, incrinando le difese avversarie nella lotta per l'albero di natale.

C'è voluto parecchio, mica uno stornello e via.

Ci siamo alzati dal divano verso le 1:00, giusto in tempo per gustarsi la nuova fiammante puntata di Dr. House in cui levano le mutande alla Cuddy.

E' stato il mormone. Tiè

Dopo solo l'oblio.

Invece no.

5:00 del mattino.

Nelle nubi di un sogno che non ricorderò mai più, suona il telefono.

Sulle prime penso sia di nuovo l'allarme automatico di quelli in via della Robbia, detti anche "stronzi dovete farvi rubare anche un rene" che ci fanno la burla di aver impostato male la centralina.

Quindi alzo la cornetta (see.. questa è preistoria. Diciamo che premo il pulsante verde del cordless) e resto in attesa della voce preregistrata.

"Pru... Pru..."

Cazzo, gli stronzi ci hanno aggiunto pure i nostri nomi.. domani vado sotto casa loro a tiragli le palline di stucco colla cerbottana; sui vetri gliele lancio, bastardi.

"Pru.. sono Giulia"

La mia mente decide di accantonare definitivamente il sogno, o incubo, in cui probabilmente House usava il defibrillatore più volte sugli abitanti di via della Robbia e io lo incitavo con la mano tesa, a bordo ring a darci il cambio.

"Ciao Giulia" riprendo il mio autocontrollo, fingendo malamente che si sia tutti svegli a giocare al videopoker alle cinque di mattina.

"Qual buon vento" azzardo con simpatia.

"Sono diventata cavaliere!"

"alle cinque del mattino? forse è un sogno giulia.. rigirati dall'altra parte e dormici su.."

"nono, perdavvero, fidipù mi ha fatto cavaliere stasera"

ormai sono sveglio.
Mi rallegro di questa cosa, sicuro che non sia una cazzata  e  mi spertico in lodi ubriache.

Poi, quel che è giusto è giusto, sveglio  del tutto mia moglie e gli passo il terzo pedone (al momento ancora non lo sapevo ma - via! -  era chiaro).

"Pronto Giù.. se è una cazzata ti raso a zero e brucio la cute, garantito" sono amiche del cuore.. è il loro modo di volersi benebene

Il resto della conversazione non lo ricordo, sono sceso in cucina e al mio ritorno Giulia aveva salutato e riappeso.

Beh insomma.. le cinque.. siamo svegli..

Oh.. a conti fatti.. grazie di averci svegliato.

Stamani ero un mezzo straccio, ma vuoi mettere la soddisfazione di sentirsi ancora giovini?

E stasera si addobba l'albero, quant'è vero che per rubarlo dal giardino di quelli di via della robbia mi sono dovuto veramente ingegnare..
Simone, minimal 10:42 | commenti: commenti (1)(popup)

Cose da Fare

mercoledì, 21 novembre 2007 in: divertissement, casini di casa
A distanza di poco più di sei mesi, ancora non abbiamo trovato un giorno libero in cui andare dal parroco, ringraziarlo per la cerimonia e dargli quella benedetta pala d'altare in abete massello che raffigura la madonna col bambino a peso naturale.

Quando e se mai ci andremo, troveremo la perpetua che non voleva farci addobbare neanche le panche, corrucciata perché Don Mario si è trasferito tipo a Chiesina Uzzanese e ora fa messa agli Uzzanesi e ai Chiesini.

Oppure hanno scoperto che fornicava con la vedova del paesello e ora guida il camion pure lui.

O infine c'è, ma quando ci vede manco si ricorda di noi: Don Mario si ricorda? Ci siamo sposati qui il diciannove maggio!

..

Di che anno?

Beh la pala gliela scarico qui, eh.. le sospensioni della polo me le hanno cambiate ora..

Poi c'è il fotografo. Ghedina.

Ogni tanto lo sento via mail. Mi ricorda che uno di questi giorni, forse, dovremmo mandargli l'elenco delle foto che vogliamo dentro l'album.

Magari entro l'anno.

Non so, sto seriamente pensando di fargli rispondere dalla segretaria di Gmail (ammesso che ve ne sia una) con una frase pomposa tipo "l'avvocato è in riunione" "l'avvocato è impegnato all'estero" "l'avvocato è in aula bunker a difendere un parroco fuggito con una vedova di Pozzolatico.. sà.. la sacra rota.. no, non l'ordine dei camionisti.."

Abbiamo circa mille e passa foto.

Dopo una rilettura ed una censura pesante siamo giunti a tipo 500.

Direi che arrivare a cinquanta non dovrebbe impiegare molto tempo. Per il 2009 dovremmo essere pronti.

Poi c'è il tappeto.
La moglie vuole un tappeto tra il divano e la televisione, in salotto.
C'ha anche ragione.

Ora mi ricatta: dice che senza il tappeto l'albero di natale non si fa.
Per cui stasera ho fissato con mia madre per andare a vedere questo benedetto tappeto.
Se poi ci fa stracacare, si va a comprarne uno.

Poi sabato c'è una cena dell'ordine direttamente qui, a Firenze;
In contemporanea al concerto dei BlueBeaters;
In contemporanea all'apertura di Florence Noel;

E io voglio fare tutto.
Simone, minimal 16:52 | commenti: commenti (1)(popup)

Resoconto confusionario

venerdì, 16 novembre 2007 in: divertissement, goliardie, casini di casa, suono io
Sicché ieri, nonostante avessi a casa la Bambina (termine assolutamente tecnico che indica una Chitarra nuovanuova) e il Figlioadottivo (letteralmente tradotto in "amplificatore fender" in prestito), ho preso la macchina e sono andato fino a Ferrara, a fare lo splendido tra i ragazzi delle fanterie.

Che poi mi riesce anche bene, devo dirlo.
Cioé ci sono giorni in cui litigherei pure col bonsai, quello stronzo che vive sulla libreria nutrendosi della mia acqua senza apportare il suo contributo di foglie.
E poi giorni in cui sono molestamente litigioso, e questo mi rende pure simpatico, tipo che c'è uno alto due metri che magari oggi va in un bar e ordina una spritz invernale.
Come cos'è?
E' una bevanda calda, in bustina. Alcolica, ci mancherebbe.
Che con una spruzzatina di panna e un velo di cacao è una bomba, ve lo dice il pupo.

Si insomma ieri due ore per arrivare a Ferrara e avevo pure nella stiva questa bodda (altro termine tecnico, qui si mangia pane e devoto, mica sfinferli) che gracidava quanto sono avanti i pisani.
Ora è universalmente risaputo che, se c'è un popolo notoriamente indietro, quelli sono gli abitanti di Pisa e dintorni.
Dal ché se ne deduce che la bodda è più indietro di loro.
Forse è per questo che ci sono volute due ore per arrivare a Ferrara.

Nel frattempo, oltre a scoppiare bolle di plastica contenitiva nella mente (plop-plop-plop), ed a cercare di ricordare l'esatta sequenza degli accordi di Rootless Three, mi sono inventato un contrordine tutto mio.
Di cui però parlerò in un'altra sede.

Poi, lasciati i mantellati in via bolognese (ribattezzata così per l'occasione) e cercato a quel punto invano "panini d'autore" ma erano tutti laidi piadinari, ho raggiunto le fanterie in piazza.
Tra parentesi, con largo anticipo io o con grande ritardo loro, ancora devo decifrarlo.

Il resto della serata l'ho passato al freddo e al gelo, senza neanche il bue e l'asinello.

C'era la profe di educazione fisica (che se cercate bene ci deve essere il video su youtubedifalloppio dove gli palpano pure l'intestino tenue) che ci ha fatto fare i giri di corsa; a nulla è valso dirgli che non avevo la tuta.

Ho corso fianco a fianco con un tizio che si chiama tipo filo sganga della disney.
Siamo arrivati ultimi però c'è stata una falsa partenza secondo me.

Quando finalmente avevo imbastito un remake del gioco delle coppie all'aperto me l'hanno soffiato sotto la naso perché si poteva entrare dentro, al caldo.

Il caldo c'era, pure il vino. Quello che è finito subito sui miei pantaloni, ad esempio.
E' stato filo sganga, ma per la prossima volta conto di rovesciargli un secchio di cera bollente nelle orecchie.
In Germania va parecchio di moda tra i giovini liceali e si ammazzano dalle risate.

Poi pfff, c'erano un sacco di vecchi con problemi d'udito (ora dico, la sera, prima di andare a letto metti in carica l'amplifon, ti pare?) (io lo faccio) e pure Gangi con un diavolo per capello (difatti se n'è stato tranquillo tutta la serata).

Ora ne racconterei di cose, ma ad un certo punto ho trovato nel cervello una bustona ancora tutta da scoppiare.
Plop-plop-plop

Ma degli accordi di Rootless Thrre nemeno l'ombra.
Simone, minimal 11:57 | commenti: commenti (1)(popup)

Buona Domenica

domenica, 11 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, casini di casa
Seduto sul divano wi-fi, con il portatile sulle ginocchia e l'acqua che bolle.

La tv trasmette un programma condotta da una che si chiama come il mio asse da stiro.

Perego.

Il mio asse fa capolino da dietro la stufa, dice è sua cugina.
Lo ripongo al suo posto, tra le scope e i detersivi.

Il programma, di cui non voglio fare il nome sennò paio classista, è al suo culmine con un confronto mai affrontato.

Roba che Bonolis sta chiamando i suoi legali per fargli causa.

Il valore artistico del personaggi televisivi "minori".

Vorrei dire una battuta spiritosa, ma quando vedo che l'opinionista è Gegia capisco che l'umorismo di Zelig è lontano anni luce.

Tra i processati c'è il cugino piccolo di costantino, una tizia che dice di aver fatto un grande fratello (oggi se non ti conosce nessuno hai fatto un grande fratello; sempre meglio che dire "sono stato in galera per vent'anni") (anche perché di solito gli ergastolani sono famosi perdavvero..)

C'è un critico che tenta di provocarli con la recitazione di Totò, un'altro (che finge di essere giornalista di mediaset, mentre si vede il cartellino del prezzo che gli pende dalla giacca) che dice "siete il peggio della tv".

Ecco ora c'è pure Raffaello, l'uomo che ha comprato dalla strega dei mari la voce di Sandro Ciotti.

Guardo questo programma e dopo un po' mi sento di poter dire la mia.

Quando mi accorgo che mi sale la polemica, che potrei dire anche io qualcosa di intelligente come Gegia, spengo la tv.

(sento ora che c'è "l'intellettuale di un due tre stalla". Una manza con le tettone. Chiamata anche la Pupa secchiona. Ma non ce l'hanno un nome e un cognome pure loro??)
 
Il mio lcd merita di meglio. tipo uno schermo nero.
Simone, minimal 14:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Cosine segrete

lunedì, 05 novembre 2007 in: romance, casini di casa
C'erano sedici gradi in casa e avevo il piumone singolo.

Non si parla di quando avevo dodici anni.

Si parla del duemilasei, di un freddo Gennaio del duemilasei.

La Lory era ancora grande quanto un pugno e io stavo prendendo confidenza con msn.

Pagavo ancora la palestra per uno scopo.

Conversavo con questa bella figliola bionda, con la quale progettavo di andare a vivere insieme.
Si pensava di riarredare casa in modo da avere un computer praticamente in ogni stanza, pure in bagno.

In questa maniera si poteva continuare a tenere msn acceso e scambiarsi frasi sdolcinate e moleste dalla cucina alla camera da letto.

Ehehe.

Certo se ne dicono di cazzate da giovani.

Oggi vivo in una casina di due piani.
A volte, mentre mia moglie armeggia tranquilla col portatile sulle ginocchia, stesa sul divano, salgo al piano superiore.

Accendo il pc fisso, apro il blog della bionda (che nel frattempo aveva pure un blog, pensate voi..) e la commento.

Lei mi risponde sempre felice, sdolcinata e molesta come un tempo.

Poi ogni tanto, facendo finta di niente, mi affaccio dalle scale e mi lamento:

< che fai laggiù? >

< le cosine.. e tu? >

<mm.. niente.. ti aspetto >

< allora? sali o no? >

< si, rispondo a uno sdolcinato che mi fa la corte e arrivo >
Simone, minimal 12:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Riassunto delle puntate precedenti e mai trasmesse

sabato, 03 novembre 2007 in: goliardie, casini di casa
Il Bon-Roll è nel forno.

Ci deve restare per altri 50 minuti, quindi mi siedo comodo e scrivo.

Mercoledì sera siamo partiti alla volta di Ferrara. Cena di abdicazione.

E anche la mia prima cena da scudierino.

Gli unici brevi istanti che cito:
1. Batana che mi scambia per una matricola e quando gli dico che potrei essere il suo bisnonno putativo si rende conto che lui (a differenza di me) può ancora permettersi di portare il codino alla fiorello degli anni d'oro.

2. Strapega che interrompe il suo riscaldamento di lotta grecoromana con tre pisani per venire a salutarmi. Il tutto è molto plateale, con la mano destra sulla mia spalla e la sinistra sul collo di un tizio che poi non ho più rivisto.

3. Buddha che mi fa vedere il suo euroconvertitore, calcolatrice avanzatissima che converte il suo 740 in insegne e spilline degli anni trenta. E' l'unico genovese scialone che conosco.

Fine del resoconto.

Dopo aver fatto tardi in una maniera irragionevole, tipo le sei del mattino, alle 10:30, orario di partenza da Ferrara, eravamo ridotti a due cartocci borbottini e silenziosi.

Con questo spirto guerrier siamo giunti a Padova.

Pranzo e cena parentale, a base di pesce e castagne.

Il giorno dopo (ovvero venerdì) mattinata nel centro di Padova.
Visita a piazza delle Erbe, dove (l'avresti mai detto) vendono la verdura.
Acquisti importanti.
Bretelle.

Siamo tornati a Firenze giusto in tempo per chiudere il contratto sulla nostra cucina.
Dopo il fallimento della ditta che ce la doveva consegnare ai primi di Ottobre, ci siamo affidati ad una azienda solida e sicura.
Se pure la Snaidero fallisce è merda.

Se vi siete letti questa sbobba devo starvi parecchio simpatico. L'ho scritta solo per scusarmi dell'assenza e per distrarmi da questo profumo devastante del Bon Roll.
Che è crudo, ancora.
Però profuma.
Simone, minimal 21:12 | commenti: commenti (5)(popup)

Giorni Lontani di Noi domani

giovedì, 25 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
19,5 gradi.

Il termometro di camera segna 19,5 gradi.
Più caldo non s'è mai avuto, anche considerando le fonti di energia alternativa quali fornello per le zanzare e tisane bollenti.

La doccia calda.
Bollente da ogni singolo foro.

Sotto l'acqua abbiamo sperimentato tutte le posizioni.
La doccia ne ha 3. Il soffione centrale snodabile, la cupola di sanpietro (così detta per la sua ampia circonferenza e non per i sacramenti che ci ho cantato dentro nelle precedenti docce gelate) e infine gli otto augelli laterali.
Col tempo forse si potranno trovare altre interessanti posizioni, ma come base queste tre partono decisamente bene.

Al termine della sessione umida il nostro bagno è stato dichiarato nuovo polmone della Terra.
Dovremo chiedere l'autorizzazione per dragare la palude.

La lory per l'occasione ha indossato i suoi calzoncini da Crocodile Dundee.

Poi distesi sul divano di pelle, incapaci perfino di fissare la tivvù.
Cena frugale e "marandini" per dessert.

Con la giusta temperatura mi viene l'estro di riordinare un po', così faccio scoperte interessanti:

1. in ogni stanza è passato almeno un kinder-fetta-al-latte. in alcune ha stazionato più volte
2. il progetto della nostra terrazza a tasca è a buon punto. Dietro il tecnigrafo c'è balsa sufficiente per coprire l'Artemio Franchi.
3. Le scarpe (che, lo ricordo, coprono anche sotto) sono ovunque. Hanno figliato.
Dall'unione tra le mie airwalk blu e le nere di Pignatelli sono nate le Tiger verdi e gialle.
4. Le scarpe non rientrano nelle scatole d'origine. Mai.
5. in compenso, dentro una scatola di stivaletti, c'era un kinder-fetta-al-latte.

Ecco, sento che mi sto dimenticando qualcosa.
Merito dell'actigrip, medicinale a base di tutto che non fa niente per il raffreddore, però rincretinisce e anestetizza..
Quindi in effetti qualcosa per il raffreddore fa.

La chiudo qui, mentre ancora riesco a leggere distintamente la tastiera.

(e ora via la caccia all'uomo per la citazione del titolo)
Simone, minimal 22:30 | commenti: commenti (2)(popup)

martedì, 23 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
C'è un tempo per tutto, pure per il raffreddore.

Questo è il tempo del raffreddore, quello dei fazzoletti che finiscono appallottolati ovunque, quello delle notti insonni, quello delle medicine (di qualunque tipo, tanto nulla serve a curare il raffreddore).

Scrivo dall'ufficio. Si sono un fottuto stacanovista.

..

Manneanche per idea. In casa abbiamo 17 gradi quando va di lusso.
Perlomeno in ufficio c'è il riscaldamento.

Oggi è venuto IL TECNICO. E quando dico IL TECNICO, tutti dritti impettiti: parlo dell'omino del gas.

I veri centri nevralgici del potere.

IL TECNICO, con aria snob, ha dubitato di tutto e poi, con estrema calma, ha montato il contatore.

E' fatta!

Si, ti piacerebbe.

No, domani viene l'idraulico. Mi porta i documenti che attestano la sua qualifica per attaccare il tubo del gas al mio tubo del gas.

Con i documenti (e con l'attacco) devo tornare all'azienda del gas, la quale mi invierà un tecnico (stavolta uno generico) ad aprire la valvola del contatore.

A quel punto dovremo solo firmare un contratto e poi potremmo fare il primo collaudo della caldaia.
Ovvero la caldaia non posso accenderla fino a che non arriva Il Tecnico (che è una via di mezzo tra IL TECNICO e il tecnico) che provvederà a scongiurare la presenza di fastidiosi coccodrilli nella caldaia.

Infine potremmo godere anche noi di una doccia calda.

Fino a quel leggendario momento, continuiamo ad avere 17 gradi in casa, la cucina fatta di assi di legno e il raffreddore.

Ieri ci siamo dati malati, abbiamo vissuto sotto il piumone, visto praticamente tutta la seconda serie di millennium, cucinato il baccalà con le patate al forno.

Oggi, dopo la venuta del TECNICO, siamo tornati al lavoro, in cerca di un po' di tepore.

Pru, stordita dal freddo, ha dimenticato la balsa per il laboratorio di oggi nel vano posteriore dell'auto.

Quando l'ho vista, il primo istinto è stato cercare un bidone in cui bruciarla.
Al semaforo di piazza della libertà si è avvicinato il simpatico clochard che mi pulisce i fari e a cui ho promesso un pacchetto di marlboro rosse da mesi;
Domani giuro, a costo di fregarle di nascosto a Greenwich, gliele porto.

Con questo freddo fumerei anche io.

Vostro Simone, con in bocca una tachipirina rossa
ETCHI'
Simone, minimal 15:34 | commenti: commenti (popup)

Perché certe sere è meglio appendere quadri

sabato, 20 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
Ci sono sere in cui perfino 5 mesi di matrimonio sono perfetti in un McDonald.

Non importa se hai comprato tutto per la cena da Dio. (a proposito, la scusa "sai Dio.. coffcoff.. fa freddo e poi l'altitudine mi tappa le orecchie" secondo me non l'ha bevuta).

Alla fine contano due persone. Di solito sono il marito e la moglie.
Contano loro e due panini, uguali.
Uno magari sarebbe stato meglio senza la salsa piccante.
L'altro senza il pomodoro.

Ma chissenefrega.
Ci sono sere in cui è delizioso tutto, con facilità.

Perché poi ci sono sere in cui si prende il martello e a dispetto del vicino puzzone si fa sbamsbamsbam.
E il nostro ingresso diventa l'anticamera di un fumoso locale jazz.

Per cui, in queste sere, diventa naturale riaccendere le casse del pc, mettere su Cammariere,
immaginarselo a casablanca, mentre suona il piano dentro un pub con le luci da biliardo.

E mentre lui è seduto e strofina quei tasti, in queste sere di livelle e cornici chiare, viene da pensare come tutto sia perfetto.

Quasi mi vergogno a lamentarmi dell'ennesima doccia fredda, o della cucina che ora è formata da assi d'abete su caprette di legno.

Abbiamo veramente tutto.
Una casa.
Una famiglia.
Un gatto norvegese.

E i più famosi fotografi del mondo, nell'ingresso.

(grazie amore, siamo bravi, ma non ci conosce mica nessuno..)

(parlavo di Doisnau e Cartier-Bresson -_-)

(ahh.. si li conosco. Di nome.)
Simone, minimal 20:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Il Divano Wi-Fi

giovedì, 18 ottobre 2007 in: divertissement, casini di casa
Il Divano Wi-Fi è l'ultimo ritrovato della tecnologia, gente.
Si, fate i ganzi coi conigli nababbiz, fate, fate.

Noi stiamo sdraiati nel divano di pelle chiara, con il portatile che naviga su internet.
Da solo.

Si certo, noi siamo spanciatissimi, mica si può sfogliare pagine e pagine di internet, aggiornarsi sui vari blogghi, commentare qualcuno, scrivere questo post.

Ah già, non ve l'ho detto: sono il Divano.

Si il Divano è comodo (gli sto dettando le cose da dire e lui.. bip bip)

Certo è un po' criticone, si sofferma su certi bloggoni famosi e critica.. dice questo mica scrive bene, questa mica disegna bene, questo mica è veramente nuda (divano.. ma che sito è? Beppe Grillo non ha mai avuto quelle tette).
Beh insomma il Divano interagisce.

E mica solo con internet.

No, lui accende la tv, cambia canale, si collega al digitale terrestre.
Poi, se vi trovate la lepre nabazza che canta storielle sconce non ci date la colpa, eh?
Ora per esempio vuole vedersi il calcio su mediaset premium.

Oh, a me fa schifo il calcio, ma lui è così (e tifa Livorno. Povero Divano amaranto).
Si però la carta di credito non gliela dò. Mica sono scemo.

Divano che fai su Paypal? Oh cazzo, divano no, quella poltrona non te la puoi comprare.
Pruuu, il divano si compra la moglie, manco fosse un cammello.. fai qualcosa, interagisci.

Troppo tardi, il divano compra e nel frattempo c'è il grande calcio sullo schermo piatto.

Divano, si fa che per stasera la connessione finisce qui. Per me sei ancora troppo interattivo.
Per carità, bella la Casa Digitale, ma io preferisco l'imbottitura di penne d'anatra.

Sicché forse domani il Divano Wi-Fi lo riporto indietro. Lui e quella troia di una poltrona.
E poi cancello i cookie.. che secondo me beppe grillo maggiorato ci rifila pure i vaffanculo-dialer.
Simone, minimal 20:36 | commenti: commenti (popup)

Metti un pomeriggio con la febbre (e con i cubi da forare)

mercoledì, 10 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
Quando la mattina ci si alza
e si sta male
é già pomeriggio.

Succede a tutti, perfino a chi buca cubi forati per far entrare la luce nel cubo, restando però affascinato dalle zone d'ombra restanti.

Luci ed ombre.

E'  innegabile il nostro interesse per il lato oscuro delle cose: sono sinceramente curioso di sapere come funziona la Fiorentinagas, ad esempio:
cosa impedisce, quale vincolo ineludibile è presente tra noi e il gas.

Ma è solo un esempio, oltretutto banale.

Non nego che i cubi forati rappresentino senza dubbio una visione più artistica del problema.

Così, al mattino, ma un mattino di quelli che ancora la luce non c'è, ti trovi a star male.
Febbre, sudori freddi, pesantezza.

Non si è più bambini quando si smette di essere anche solo un po' felici per questi sintomi.

Oggi mia moglie si è svegliata così: si è girata, ha mugugnato qualcosa a proposito di malesseri vari e poi si è rigirata.

Gli ho proposto di restare a casa, di rinunciare alla lezione di matematica in favore di un Tachiflù e di una coperta spessa.

Lei, sulle prime, non aveva la forza di controbattere: si è lasciata curare, ha bevuto il Tachiflù col biscotto e si è rimessa in posizione fetale.

Poi, mentre stavo bevendo il caffé solitario, me la sono vista comparire in jeans e coltre di lana: libri e quaderni in mano.

Ammetto che sono rimasto sinceramente stupito: permettetemi di essere orgoglioso di mia moglie (in attesa di poter coltivare orgoglio verso nani simiglianti) che se ne fregava di due linee del termometro.
Lei voleva davvero andarci, a quella lezione di matematica.

E' stata necessaria un'intensa sessione argomentativa, con previsioni di giorni persi per poter salvare queste ore di corso.

Alla fine l'ho rimandata a letto.

E poi di colpo è pomeriggio.

Si perché la febbre funziona così: polverizza ogni attività della giornata, la sgretola fino a formare pochi istanti di coscienza.
Anche la mia.

Di oggi ricordo bene il risveglio, la colazione semisolitaria, l'interruzione argomentativa, il pranzo.
Ed ora attendo il ritorno a casa.

Mi sfilerò le scarpe, mi cambierò.

E tutto quello che resta fuori dalla porta sarà dimenticato.

Ora capisco che forare i cubi è bellissimo: ti permette di filtrare ciò che vogliamo vedere da dentro, da ciò che realmente ci affascina.
La sicurezza dell'ombra.
Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Snow (ehi oh.. oh cazzo!)

giovedì, 27 settembre 2007 in: divertissement, casini di casa, toghe in delirio
Allora ieri, quasi come un presagio o una percezione, sono andato nella vecchia casa ed ho caricato sulla macchina la bici.

Si perché, dalla casa nuova, per andare in centro, la macchina è comoda come una manta.
Dicevo che è stato un presagio, perché difatti, non appena sono rientrato a studio, l'estrazione sulla ruota dei praticanti di Firenze mi ha sorteggiato per un'udienza alle 9:00 in Piazza San Firenze.

Sicché mi sono sentito parecchio ganzo.

E mi sono sentito ganzo fino alla sera, quando invece il destino bastardo porco ha deciso che era un po' che non pioveva.

Durante la cena, lampi, toni (see magari.. ma questa la capiscono veramente in pochi) e fulmini.

La Gatta impazzita si è infilata con un salto nella scatola vuota del tritatutto (per fortuna, vuota).
Poi è uscita, ha preso il cano e ha portato in salvo pure lui.

Mi sono detto che vabbé piovi (si, proprio, "piovi") quanto ti pare, tanto non resisterai e domani mattina hai già finito l'acqua.

E mentre lo dicevo ridevo.

Lui ha piovuto tuttanotte. Peraltro facendoci pure dormire un po' di merda, per via della velux a tipo un metro e mezzo dal letto che suona come una batteria ad ogni goccia.

Però stamani (eheh) si apre il cielo e torna il sereno.

Mi vesto bello festoso e scendo con un paio di strappi di scottex per asciugare il sellino.

Dopo dieci minuti ero già in piazza Duomo; ho festeggiato l'evento inforcando gli occhiali da sole più scuri che tengo in casa.

Fatta l'udienza, esco e mi dico che è tempo di esagerare: si va pure all'ordine degli avvocati ad informarsi per l'esame.

E anche qui tranquillo come l'olio.

Rientro a Studio e dopo pochi attimi, ricomincia il diluvio.

Ma sono all'asciutto e il diluvio ci fa una pippa, tié.

Verso le 12:30 esco e rientro verso casa. Nel frattempo è smesso di piovere, per cui diciamolo: è culo.

A questo punto strafaccio: arrivato in Piazza Dalmazia, a poche centinaia di metri da casa, mi fermo all'Oviesse.
Massì, mi prendo pure il golfino di lana merino, così, in dispregio del clima (che comunque dopo pioggia e vento è decisamente diaccio).
Due minuti dopo, giusto all'estrazione dello scontrino fiscale, scoppia il finimondo.

L'acqua pare venire dalla Vodafone: è tutta intorno a me.
Pozze grosse come il Titicaca ospitano tornei di pallanuoto a squadre.

Ma io me ne frego.

Ho la bici, casa è a trecento metri.

Monto sulla dueruote, spavaldo. Tiro pure su il bavero della giacca, alla Cantonà.
E via di pedale.

Puttana miseria...LA CATENA.. questa è merda.. (comincio a pedalare come un forsennato, con la folla sapientemente in fila sotto il cornicione dell'Oviesse a deridermi).

CAZZOCAZZOSTRACAZZO.. (e pedalo ingranando le marce.. nella speranza di ripartire prima dell'onda perfetta, che poi mi arrotano i surfisti)

Dopo diverse bestemmione e mentre ormai sono umido financo tra alluce e indice la catena decide di riprendere il suo corso eterno.

Riparto a razzo, per poco non finisco contro un corriere Bartolini (fermo).

Rientro a casa con il maglioncino di lana merino che nel frattempo si è infeltrito e ora è grande quanto un ditale.

Mentre lego la bici, vedo il mio vicino: tranquillo e sereno, a dorso della sua manta domestica.
Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (3)(popup)

Ammazza la vecchia.. (forse ci siamo)

mercoledì, 26 settembre 2007 in: casini di casa
Venerdì, una voce petulante (in realtà ci ha parlato Pru, però mi piace immaginarla petulante o un qualsiasi altro aggettivo fastidioso, tipo "garrula") ci annunciava che il sopralluogo da noi richiesto in realtà era bloccato.

Peggio.

Non risultava alcuna richiesta di sopralluogo.
Quindi Pru, facendo appello alla pazienza che forniscono ad ogni moglie, in dote, (e che sopporta perfino un barattolo di sottaceti usato come svuotapipe, nascosto nel fondo della scrivania in camera da letto) ha gentilmente sollecitato la pratica, facendo presente che siamo senza acqua calda ormai da oltre due mesi.

In realtà credo abbia bestemmiato con voce cupa da Esorcista, ma io non c'ero. Ma la figuro tranquilla, come una di quelle simpatiche assassine di paese, che non diresti mai e poi invece il postino è nel loro congelatore.

Comunque alla fine è riuscita nell'impresa di fissare un nuovo sopralluogo, per mercoledì 26 settembre.
Oggi.

Come in ogni fiction, per coloro che si sono persi le puntate precedenti, ecco un brevissimo riassunto:
"Previously, on TroiaiHome..

La FiorentinaGas non ci vuole dare il lusso sfrenato dell'acqua calda e di poter cucinare la pasta sui fornelli.
Con un primo sopralluogo all'inizio di Agosto ci hanno depistato, costringendoci a docce fredde anticoncezionali.

La Vecchia del titolo, condannata dalla filastrocca a morire col gas, è nel mentre deceduta a colpi di cric.
In paese nessuna sospetta della simpatica coppia di sposini, così gioviali e sinistramente felici.
Nonché con un congelatore a pozzo grande quanto una Subaru.

E ora, TroiaiHome continua..
"

Stamani alle 8:10 si è presentato un simpatico addetto di "Toscana Energia", che ha visto i lavori da fare e che dice in un paio di settimane al massimo ci donerà il piacere di una doccia ammodo.

Mi ha fatto firmare un foglio (sospetto - nel quale c'è scritto che invece rinunciamo per sempre al Metano) che io non ho neanche letto; ma, si sà, il ciabattino ha le scarpe rotte.

Tempo tre giorni e ci arriva il preventivo.
Una trafila incomprensibile, visto che non abbiamo scelta se non pagare qualunque somma.

Sinceramente mi auguro che non ci siamo nuove emozionanti puntate di questa Fiction.
Al più un episodio speciale in cui i protagonisti sono tutti riuniti vicino al camino, degustando carne alla brace.
(perché ovviamente, di riscaldamento normale e spaghetti, per natale, neppure l'ombra)
Simone, minimal 10:56 | commenti: commenti (2)(popup)

4 volte Diciannove

mercoledì, 19 settembre 2007 in: romance, casini di casa
Mi sveglio molto presto.

Saranno al massimo le 8:00

Per i miei standard è molto presto.

Ti guardo. Il primo sguardo, il primo da cosciente, è verso di te.

Dormi con le coperte tirate su anche d'agosto. Hai caldo, ma dormi con le coperte tirate su.
Anche d'agosto.

E dentro questo settembre d'agosto, ti guardo.
Sorridi.

Dormi e sorridi.

Se ti fisso, ti svegli. Se ti fisso mi guardi.

Dopo il mio primo sguardo, hai anche il mio primo bacio.

Mi abbracci. Anche solo una tua mano che afferra il mio indice è un abbraccio.
Vorrei restare con l'indice nella tua mano.

Mi alzo.

Esco piano in silenzio e sul pianerottolo mi giro: è tuo anche il secondo sguardo.
Pochi minuti e già piccoli ricordi.

Mi vesto nella cameretta, dove una gatta coccolosa si struscia.

Scendo piano le scale e accendo la macchina del caffè.

Poi vado in bagno.

Il terzo sguardo è per il mio viso.
Ho i capelli più lunghi.

E magari qualche chilo in più.

Mi sveglio per la seconda volta.

E nella cucina ancora provvisoria preparo la colazione.

Sono le 8:30 e coraggiosamente dispongo due tovagliette sul tavolo.

Preparo il caffè e bevo un succo di frutta.

C'è pure una fetta di torta.

C'era pure una fetta di torta.

Il quarto sguardo è di nuovo su di te.

Ancora con le coperte.

E ti guardo guardarmi. Ed è ogni volta come la prima volta.

4 sguardi.

Potrei elencarne mille di ogni giorno.

Ma ne bastano quattro.

Per descrivere il senso. Per ogni rintocco. Per i chicchi di riso.

Per sempre.
Simone, minimal 12:11 | commenti: commenti (popup)

Ammazza la Vecchia

venerdì, 14 settembre 2007 in: divertissement, casini di casa
Ecco la vecchia col gas non c'è versi di farla morire.

E non perché ormai è diventata refrattaria al caro metano, che in un modo o nell'altro riesce sempre a compiere il suo dovere.

No.

Il problema è che il gas qui non c'è.

Ma cominciamo con ordine.

Dopo neanche due giorni dal rogito, ci siamo attivati con l'azienda del gas per fare un sopralluogo e venire a fornirci perlomeno la possibilità di usare l'acqua calda.

Agosto è un tempo meraviglioso per fare queste richieste: tutti in vacanza tranne gli addetti del gas, che per l'appunto si presentano praticamente subito al portone.

Il signor Gas, con ai piedi le pinne e un vistoso boccaglio a fargli da collana, se la sbriga in tipo due minuti, farfugliando frasi prive di verbi e congiunzioni.

"Idraulico" "Muratore" "Certificazione"

Mi lascia due fogli, ne firma uno con lo pseudonimo "Alpitour", prende il trolley e si dilegua sgommando.

Traduciamo con l'aiuto dell'accademia della Crusca On-line il significato delle sue parole.
C'è bisogno di un idraulico che sostituisca la tubatura in piombo e piccioni morti con una nuova fiammante di rame e colla di pesce (che tiene tutto).
Il muratore serve per la tubatura incassata nel muro, ed entrambi devono rilasciarmi una certificazione di conformità.

Mentre spiego tutto questo sento la vecchia sghignazzare e prenotare le terme fino a ferragosto.

Gli idraulici sono sempre in vacanza, perché guadagnano quanto un killer venezuelano; hanno solo una cassetta degli attrezzi più pesante.

Fino a settembre non c'è speranza di vederne uno.

Il primo di settembre mi attivo con le famose "conoscenze" e contatto una ditta che mi promette di farmi avere l'idraulico in giornata.

In realtà non si vede nessuno per giorni, nonostante le ripetute chiamate.

Nel fratttempo la vecchia è tornata e sta benissimo: a conoscenza delle nostre disavventure metanoiche (che c'è? quelli di Forza Italia inventano una parola nuova al giorno e io non posso farlo??) è corsa a comprarsi gomitoli di lana per un'intero set di copriletti matrimoniali.

Alla fine e dopo ripetute minacce (ho pure mandato loro un video l'11 settembre con Bin Laden che diceva: Nemici di Allah, se non mi attaccate il gas, mando io qualcuno ad attaccarlo a voi") stamani con solo trenta minuti di ritardo si presenta un "collaboratore dell'idraulico".

Il collaboratore si scusa a nome del suo capo, che è rimasto in Venezuela a sbrigare delle commissioni per la Yakuza e dichiara che l'intervento si può fare senza problemi.
Non oggi però.

Torna lunedì.

Vabbè, la vecchia è comunque al suo ultimo Week-end di pasticcini.

Invece no.

Dopo neanche un'ora ricevo una chiamata da numero anonimo, con la quale l'idraulico in persona, con un forte accento colombiano, mi comunica che loro questo lavoro non lo possono fare: "E' di competenza dell'azienda del gas".

Riaggancio e contatto immediatamente quelli che erano venuti d'agosto con pinne fucile e occhiali.
Dopo un'attesa paragonabile ad una omelia di Ratzinger non sottotitolata, mi si risponde che c'è bisogno di un altro sopralluogo.

Solo che a settembre, vista la mole di lavoro e i tecnici tornati con l'insolazione, si deve aspettare minimo una settimana.

Chiedo lumi sui tempi globali di attesa.

Mi dicono che non si sa con precisione, ma almeno due settimane, prima di vedere la fine del tunnel, "salvo complicazioni".

Riaggancio, bestemmio ripetutamente ad alta voce, mi scuso con i clienti dello studio di cui mi ero dimenticato, richiamo mia moglie per avvertirla del ritardo ulteriore.

Lei è pacata e tranquilla: sicuramente lo fa per tenere comunque in preallarme la vecchia, privandola del suo senso di sicurezza.

Morale della favola: appena torno a casa smonto il cric dalla macchina, sfondo il cranio della vecchia e la derubo delle coperte di lana merinos.

Resteremo senza gas, ma perlomeno una soddisfazione ce la saremo tolta.
Simone, minimal 12:19 | commenti: commenti (1)(popup)

la fregola terza

giovedì, 06 settembre 2007 in: casini di casa, suono io
Era un pomeriggio piovoso. Era una piccola isola irlandese.

Cape Clear.

Io e Pru stavamo giocando a scacchi (quelli bianchi e neri che non sono la dama né il backgammon)

Ad un certo punto a lei viene in mente di fare un puzzle.
Uno di quei cosi coi pezzi che si incastrano per far venire fuori un disegno.

C'era un puzzle da 100 pezzi.

Per me già dieci erano un'impresa, ma lei, stoica, mi dice che sono simpatici dal migliaio in su.

La guardo sbalordito e la assecondo.

In breve terminiamo l'opera e io provo una grande soddisfazione.
Ammetto che neanche la laurea mi ha provocato una sensazione simile.

L'altra sera Pru mi dice che io sono metodico e che porto in fondo tutti i miei progetti.

Che adorabile moglie!

Poi mi dice che invece lei non porta in fondo le cose, ha sempre la sensazione di lasciarle a metà.

Ci ho pensato e mi è tornato in mente quel piovoso pomeriggio irlandese e tutti quei pezzettini del puzzle.

Questo conferma la mia tesi: le cose si finiscono quando per noi sono finite.
Non alla loro fine oggettiva.

Per esempio non si smette mai di imparare a suonare: però viene un momento in cui non si suona più.
Quel momento si chiama fine.

Semplice, chiaro. Minimal.

Un enorme preambolo per scanzarvi la fregola del titolo.

Come ho detto ieri a Pru: "Non guardare nel sedile posteriore, ti prego"
Simone, minimal 19:10 | commenti: commenti (popup)

Riepilogo

martedì, 28 agosto 2007 in: casini di casa, suono io
Circa un mese e mezzo fa ho comprato, in preda ad una incontrollabile fregola, una chitarra.

Ricordate?

Io si.

Per i primi tre giorni ero assolutamente inabile nell'estrarre anche solo un suono passabile.

E, ora si può dire, mi ero un po' sconfortato.

Mi vedevo già con una chitarra piena di polvere, nello stanzino dei mostri (ogni casa ne ha almeno uno); sarebbe rimasta a scordarsi per molti anni, per poi saltare fuori con i figli già grandi a chiedermi spiegazioni:
<<Ehi non ci avevi mai detto che sapevi suonare la chitarra!>>

Il quarto giorno, invece, qualcosa è cambiato.

Ieri ho suonato Blowers Daughter.

So che sembra retorico, ma riuscire a fare una cosa del genere con lo stesso strumento che un mese prima emetteva solo l'imitazione del Tirannosauro in calore, beh, è una bella sensazione.

La nostra casa ha un mese di vita, circa.

E dopo solo un mese è già casa.
Ha già preso le sue abitudini, tipo lo stanzino dei mostri, che si è generato autonomamente dentro un'anta dell'armadio.

Ha già i suoi riti, come l'accensione della ruota di candele per la cena.

Ha i suoi peccati, come i panni che cadono inspiegabilmente dai fili, per finire nel pozzo senza fondo e disabitato del piano terra.

Ha i suoi ricordi.

Domani tornerò a lavoro.
Solo un assaggio, visto che il rientro vero è previsto per lunedì.

Ho portato qui i vestiti, ho comprato pure qualche camicia e cravatta nuova.

Ho stirato per quasi due ore, mentre mia moglie sperimentava un nuovo parrucchiere.

E domani partirò da qui.

Un nuovo inizio, forse.

O solo un altro passo.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (popup)

Ordinary Day

lunedì, 20 agosto 2007 in: scatti, malanni, casini di casa, fantashopping
Sono due giorni che mi sveglio sotto una tenda ricamata di rosso.

La tenda, secondo precise istruzioni di mia moglie (che sa quel che fa anche se gli altri sul momento non capiscono) appoggia su due bastoni di fintoferrobattutto, a loro volta arpionati a due travi sopra al nostro letto.

La tenda copre delicatamente la velux, impedendo al sole mattutino di svegliarmi alle sei, con successivo coro di bestemmie.

Sono due giorni che mi addormento sotto questa tenda.

La prima notte, comprensibilmente emozionati, non abbiamo riposato granché.

Si, è vero, la nostra tisana "sogni d'oro" che la moglie ritiene possa contenere sostanze vietate in molti stati, ci fa piombare in uno stato catatonico dopo pochi sorsi.

Però il materasso provvisorio, che poi diventerà la base del nostro divano letto, è quel che è: un nome incomprensibile dell'Ikea.

In attesa (impaziente) di un materasso cazzutissimo con 400 molle per cm cubo, la tisana "sogni d'oro" è una panacea.

La seconda notte, dopo un giorno passato a far diagnosi sul mio malessere (nella migliore tradizione da Dott. House, tutte rigorosamente sbagliate), abbiamo imparato dove si trova la farmacia che fa il turno serale.

Termometro e tachipirina.

Il 19 Agosto, dopo tre mesi di matrimonio, abbiamo festeggiato con un Simone delirante, coperto fino al naso e una Pru versione Candy Candy che mi curava e mi faceva misurare la temperatura ogni dieci minuti.

Alle sei del mattino, dopo un temporale irlandese che batteva forte sul tetto, ci siamo ritrovati a fare colazione: latte e cereali per la moglie, tortino ai fichi per il marito che fingeva salute.
La moglie Candy Candy mi ha però imposto una seconda tachipirina.

Sonno catatonico fino a mezzogiorno.

Mi sono svegliato iperattivo e gioviale. E anche parecchio affamato.

Dopo la consueta girata all'Ikea e una sosta ai Gigli, per mangiare dal Lupo (mangia sano, mangia Toscano, recita il lupo), siamo tornati tra queste deliziose quattro mura.

Ci attendeva il padrone di casa.

Quello perfido dei film, quello che vuole l'affitto oppure ti caccia.

E l'affitto andava saldato in tonno.


This is the beginning of our day..
Simone, minimal 20:33 | commenti: commenti (popup)

La Canzone del Padre

martedì, 14 agosto 2007 in: romance, casini di casa, fantashopping
Ristrutturazioni.

Besta. Che nome cazzuto.

Ma non solo.

Domani appendiamo una colonna idromassaggio nella doccia. Col seggiolino.
E con la speranza che ci regga, quel seggiolino.

Stiamo appendendo applique in bagno e ho pure preso un abat-jour con la lampada a risparmio energetico, ma che si accende subito.

Prenderemo una scrivania bianca. Ne siamo certi, e per mettere il punto finale, abbiamo già comprato un piano in cuoio nero per la scrivania.
In coordinato con il cestino e con un portacarte che non so se le porterà mai (le carte). Nè dove.

Dalla nostra camera si vedono le stelle.
La nostra camera non fa rumore, tranne un respiro lontano, ad intervalli regolari.
E' il treno che rallenta e si ferma nella stazione di Rifredi.

Ogni tanto, nel boato di silenzio che lascia il trapano a percussione dopo aver percorso i suoi 5-6 centimetri di muro, tendo l'orecchio.

E ogni tanto sento il treno che rallenta.

E ogni tanto, quel treno che rallenta, è proprio lo stesso treno che ti ha portato qui, la prima volta.

Tutto questo accade ogni tanto di ogni tanto. Ma, sempre, sorrido.

Siamo ad un passo dall'inizio.

E domani, mentre un anno fa noi stavamo giocando a scacchi su un'isoletta sconosciuta ai margini dell'Irlanda, e  i suoceri ci mandavano messaggi di favolose grigliate, tenteremo di svegliarci presto per montare e trapanare.
Ogni giorno un frammento di casa che si monta.

Pensavo fosse più semplice, il mestiere di padre.
Invece, oltre alla semplice assistenza, tra un bullone e un fischer da muro con la punta del 10, penso di dover immagazzinare questo piccolo bagaglio culturale.

Una sorta di "dote".

Mia moglie impara a pulire i rosoni, la raffinata tecnica del restauro.
Oltre a smacchiare le scale granitiche dalle macchie di bianco.

Ed io imparo a costruire muri di carton gesso, rimpiangendo i vecchi mattoni.

Un domani dovrò insegnare mio figlio come si fa.

Con il trapano e con lo stucco.

Sperando non si distragga troppo, ascoltando il suo treno che arriva in stazione ogni cinque minuti.
Simone, minimal 23:49 | commenti: commenti (popup)

La scelta

venerdì, 03 agosto 2007 in: casini di casa, fantashopping
Siamo entrati e ci aspettava, educatamente.

Sembrava una parata militare: tutti impettiti sull'attenti, neanche un fiato.

Li ho fissati a lungo, erano perfettamente allineati, erano sobri eppure vagamente eleganti.
Qualcuno eccessivo, tanto da occupare uno spazio doppio rispetto ai compagni.

Quelli bassi li abbiamo subito scartati. Sono rimasti in file scomposte, sulla sinistra.

Come in qualunque altra compagnia, i migliori stanno coi migliori: gli elementi più validi erano praticamente tutti fianco a fianco.
Si spalleggiavano silenziosamente.

L'europeo stava più in disparte; era tra gli ultimi baluardi alti, prima dei compagni bassi già rifiutati.
Solo per questo e poco altro, meritevole di simpatia.

Il Giapponese era decisamente eccessivo. Oltre alle medaglie degli altri schierati, aveva una menzione speciale a lui rilasciata per il 2007.
Era stiloso, ma aveva l'aria di tirarsela.

Scartato.

Fin da subito le nostre attenzioni erano per il coreano.
Non ho indagato se fosse coreano nordista o sudista.

Impeccabile.
Erano in realtà due fratelli - nota realistica e non razzista, credetemi - uno bianco e uno mulatto.

Quello marmoreo era più votato alla resistenza: fisico asciutto che consuma poco e rende molto.
lo scuro aveva il tocco esotico che lo rendeva un must have senza molto da aggiungere.

Nell'indecisione contattiamo uno specialista: un pisano grassoccio e col codino; poco militare ma allegro ed esperto.
Lo specialista simpatizza per l'europeo sinistrorso, non ne dubitavo e non ne dubito.

Ma il coreano ha un'arma segreta: sfodera una tecnologia superiore (maledetti orientali!!) che ci permette di stare tranquilli e senza acquose sorprese.

Un sorriso l'europeo lo strappa, ma é il coreano la nostra scelta definitiva.

Lui, con il suo display tecnologico e le maniglie ondulate. Lui, il mulatto.
Perché il marmoreo fa troppo Canova.

Lui.

Il nostro nuovo, fiammante, frigorifero.
Simone, minimal 00:18 | commenti: commenti (2)(popup)

Harry potter e i dedli ollows

lunedì, 30 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa, per una sberla di libri
Da una settimana stiamo leggendo l'ultimo Harry Potter in stereofonia.

Un po' per tirarcela e molto per curiosità.

Harry tutto in inglese è un ostacolo molto duro per chi, come il sottoscritto, deve pensarci un po' a visualizzare che il gatto sul tavolo quando un inglese glielo fa notare.
Nondimeno vado avanti, tengo il passo e divoro capitoli su capitoli.

In questo sono aiutato dal costante confronto con l'altra lettrice, alla quale mi rivolgo non soltanto per condividere ogni punto della trama, ma anche (e soprattutto) perché così integro le mie pesanti lacune.

Al capitolo due sospettavo che Harry fosse un travestito bisessuale e che Ron fosse suo figlio.

Già immaginavo Almodovar alla guida dell'ultimo capitolo cinematografico della saga.

In realtà avevo confuso un paio di avverbi.

La cosa positiva è che potete tranquillamente leggere questo post senza il rischio di incappare in dolorosi spoiler sulla trama: infatti sono assolutamente inaffidabile come traduttore, per cui potrei (come in effetti faccio) confondere eventifatticose;
Sembra però che la nostra lettura stereofonica non sia passata inosservata, tanto da diventare argomento di conversazione in nostra assenza.

Torniamo e tutti sanno che stiamo leggendo un libro in due.
E poi ci dicono che siamo scialoni: questa si che è prova di oculatezza.
Simone, minimal 17:14 | commenti: commenti (popup)

Tutti hanno un piano. Noi, due

Sicché dal 25 siamo possidenti, come dice mio papà.
Il notaio, cortese amico di studio e quindi benevolo e ragionevole nei prezzi come uno scozzese con le braccia corte, ci ha confermato che siamo proprietari di un due piani.

Dal 25 sera la mia fantastica moglie vive nel nostro due piani, con il suo amico mocio e il fratello di questi, secchio.
A completare il trio c'è il frizzante Fabuloso, un tizio liquido ma perlomeno profumato (non come il vicino).

Ieri dopo svariati viaggi, siamo tornati dall'IKEA locale con svariati pacchi, ognuno dei quali contenente un oggetto (almeno potenziale).

Abbiamo preso:

Un sottolavello in ferrobattuto
Un comodino in ferrobattuto bianco
Un cassettone stramega.

A casa ci attendeva mio cugino, BOSCH TAVVITOANCHEISASSI.

BOSCH TAVVITO si è dato molto da fare e verso la mezzanotte era praticamente tutto montato.
Purtroppo, a causa dell'assenza di compare martello, prima di oggi non s'è potuto vedere il mobilio finito.

La nostra famiglia di oggi ha ufficialmente ampliato la gamma delle conversazioni.
Non ci limitiamo più a profonde dissertazioni sulla musica e sull'arte.

In auto:
<< La scala in bianco è magnifica, dà molta luce alla casa>>
<<Vero, con un paio di mani sarà pronta>>
<<Certo che la letteratura di oggi è molto diversa..>>
<<In che senso?>>
<<Beh, gli scrittori nati negli anni sessanta l'hanno stravolta..>>
<<E i Bloggers le hanno dato il colpo di grazia>>
<<Già.. e comunque ci vuole un aspiratore>>
<<In che senso?>>
<< L'aspirapolvere normale non basta, ci sono i calcinacci>>
<<Lo prendiamo>>
<<Già. I bloggers sono proprio i figli di questa generazione di scrittori. E praticamente tutti sanno scrivere bene>>
<<Beh, non esageriamo>>
<<E comunque mi sa che la tinta per la scala non ci basta>>
<<Domani si va da Leroi Merlin>>
<<Ah, volevo dirtelo. Harry Potter Muore>>
Simone, minimal 20:09 | commenti: commenti (2)(popup)

Arredare

mercoledì, 18 luglio 2007 in: casini di casa, fantashopping
Il parroco della mia chiesa ci dice: il matrimonio è una questione che coinvolge l'intera comunità.

Sorridiamo, ci alziamo, diciamo grazie, casomai ti si chiama noi.

Arredare casa è una questione che coinvolge l'intera comunità.
Questo non ce lo dice il parroco.

I fatti parlano da soli.

Tutti sanno tutto in materia di arredamento. Tutti convinti di possedere la perla di saggezza.

Diciamo le cose come stanno: i nostri genitori non hanno la benché minima idea di come si arreda una casa moderna.

Non è assolutamente colpa loro.

Nei tempi passati non esisteva il mobile su misura, se non presso costosi mobilifici che ti facevano pagare un armadio quanto un'auto sportiva.

A questo si aggiunga che le case di una volta erano diverse.

Il monolocale non esisteva neanche, come parola sul devoto oli.

Avevi una stanza piccola? era almeno 10 o 12 metriquadrati.
Avevi una stanza grande? era almeno 20.

Arredare con un armadio grande quanto un jumbo e capiente quanto una borsa della spesa era all'ordine del giorno.
Che problema c'è? Al massimo si compra un cassettone, o una cassettiera. Un secondo armadio.
Tanto lo spazio c'è.

Ecco perché i nostri genitori sono incapaci di arredare una casa moderna.
Non ne conoscono gli spazi.

In una casa moderna tra una libreria spessa 18cm e una spessa 30 c'è una differenza enorme.
Loro neanche ci fanno caso.

Questo è il primo problema.
Il secondo problema riguarda i costi.

Oggi, arredare completamente una casa di media grandezza (sto parlando di 60mq, non del loft di Mike Bongiorno a Cervinia), costa poco.

Una libreria che prima costava svariati milioni, oggi non costa più di 600 euro.

Solo che i genitori non lo sanno. E quando proponi un nuovo acquisto, sono pronti a rifilarti mobili già presenti in casa.
E questo è un circolo vizioso.
I mobili presenti in casa non sono compatibili con le case moderne.

Mio padre mi dice: spendi poco, riutilizza. Gli armadi costano cari.
Gli dico: ho trovato un armadio sei ante molto bello a 480 euro.
Mi dice: costa troppo poco..deve essere una fregatura.

Poi confessa che il suo armadio è costato quanto tutta casa mia.

Questo è quantomeno frustrante.

Proporre in casa di un architetto consigli su come organizzare i locali fa ridere pure me.

L'architetto studia e dice: in bagno si potrebbe mettere una porta scorrevole.
Risposta corale: no dai è brutta, no non serve, spreca spazio..

Il giorno dopo: ragazzi, mi è venuta un'idea: e se metteste una bella porta scorrevole in bagno?
L'architetto perde i sensi.

Arredare poi è una delle cose più divertenti che si possa fare nella vita matrimoniale.
Cavolo, lasciatecela fare in pace.
Simone, minimal 12:14 | commenti: commenti (1)(popup)

Incubi Immobiliari

venerdì, 06 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa
Pensavo di fare un lavoro di merda.

Non che non mi piaccia, beninteso. Mi riferivo all'immaginario collettivo che descrive questa professione di cialtroni arraffasoldi e rubatasse (in effetti fin qui torna) con una impressionante differenza dagli allegri e leali avvocati delle serie americane.

Questa settimana finalmente ho scoperto che la vera nemesi del cittadino è ben diversa.

L'Agente Immobiliare.

Con le case alle stelle e prospettive di vita minate dall'estinzione, l'agente immobiliare diventa infido come la buccia di banana sul marciapiede di Galway.

Svolgimento degli eventi:

Troviamo una casa su rivista specializzata o su casa.it
"Zona Piazza Duomo, 55mq, luminosissimo, camera bagno, cameretta, studio,cucina, resede privato"

Riferimento e numero di telefono dell'agenzia "MetroSardo". Chiamo.

MetroSardo: "Pronto, prosciutto ne vuoi?"
Simo: "Ehm no grazie siamo a posto. Chiamavo per quell'annuncio di una casa vicino al Duomo.."
MS: "Ahhhhh si, certo. Bellissima, luminosissima, fantastica"
Simo: "Ecco magari se potesse descriverla un po'.."
MS: "E' un vano grande di circa 50mq, c'è un cucinotto modello retrò a legna e un bel tavolino di una scuola da usare come studio.. una camera fantastica con una finestra un po' cieca ma comunque ariosa"
Simo: "Ah.. scusi cosa intende per cucinotto retrò?"
MS: "Beh ci vogliono degli intenditori veri.. roba di una volta, col fuoco e la legna.."
Simo: "Capisco.. e scusi quanto ha detto che era la casa?"
MS: "Mah.. sarà 40mq, 45 calpestabili.."
Simo: "Ma che piano è?"
MS: "Eh.. difficile dirlo.."
Simo: "Ci provi.."
MS: "diciamo che è un po' più basso del primo, ma solo di cinque scalini.."
Simo: "E' un seminterrato?"
MS: "Noi preferiamo non parlare di seminterrato. Trattasi piuttosto di un piano rialzato ma non troppo. In crescita.. eheh"
Simo: "Senta, c'è scritto che è vicino al Duomo. Dove di preciso?"
MS: "Si una parallela, una strada.. guardi giusto dietro, saranno dieci o quindici fermate di bus. A esagerare proprio.. al capolinea poi prosegue dritto per un trecento metri e praticamente è arrivato.."
Simo: "Capisco. Forse era meglio se prendevo subito il prosciutto. Arrivederci"

In realtà questa conversazione sarebbe già un grande passo avanti.
La realtà è ancora più subdola e meschina.
L'agenzia MetroSardo avrebbe confermato le indubbie qualità della casa, per fissarci un appuntamento al più presto.

All'orario prestabilito, troviamo di fronte alla porta il simpatico sig. Nerda (anagramma di un autentico leader del mercato immobiliare fiorentino..) che ci illustra i pregi di questa cantina riadattata con le volte in pietra e un ciocco di rovere venduto come forno retrò.
Ovviamente poi ci chiede l'equivalente in Euro della Svizzera.

Ci sono agenzie invece che lavorano con veri immobili, gente seria, che sa di avere per le mani l'affare del secolo.
Annuncio: "80mq dietro casa tua (sanno dove abiti) solo più luminosa, più bella e meno cara"

Stavolta il sig. Nerda non c'è.
Al suo posto c'è il rampante giovine con la camicia aperta che sorridendo ci mostra una bellissima casa, ci promette planimetrie e ampia trattabilità del prezzo.

Richiamiamo circa un'ora dopo la visione, interessati e pronti a fare un'offerta:
Pru: "salve chiamo per quella casa bellissimissia e praticamente gratis"
Agenzia Truffix
: "ah. siamo spiacenti ma è venduta"
Pru: "scusi come è possibile, l'abbiamo vista un'ora fa.."
Truffix: "hanno ricevuto un'offerta che non si può rifiutare.. (parte la musica del Padrino) farebbe meglio a non richiamare.."
Pru: "ehm.. bene arrivederci"

Contattiamo per vie traverse il proprietario, il quale parla balbettando e in preda ad evidenti tic nervosi dovuti alla tensione.
Pru: "pronto salve chiamo per la casa stramega che vende a uno sputo"
Sig. Gonzoni: "La linea è s-sicura??"
Pru: "non capisco.."
G. : "ahhhhh SONO OVUNQUE!!! senta, non so chi sia lei ma io non posso vendere. Non a lei. Solo a chi dicono loro. Arrivederci"
Pru: "loro chi?"
G. "sanno dove abito, quante volte vado in bagno.. quanti soldi ha in banca il mio cane.. mi spiace.."
Riattacca.

L'agenzia richiama un secondo dopo.

Un minuto di attesa, musica del padrino e urla di giovani trucidati.
Agenzia Truffix: " E così avete cercato di contattare il sig. Gonzoni per conto vostro, eh?" (la voce è quella di Jafar di Aladdin. Solo più cattiva)
Pru: "ehm si. volevamo fare un'offerta.."
Jafar: "la casa è venduta. Siamo noi che decidiamo tutto. Vero Gonzoni? (si sente la voce tremolante e disperata del Gonzoni che dice sisi,lasci stare la mia bambina la prego)"
Pru: "avete mica altre case come questa?"
Jafar: "uhm. forse. Chiami questo numero"

Richiamiamo fiduciosi e tenaci.

"Pronto, sono il sig. Nerda. Desidera?"
Simone, minimal 11:31 | commenti: commenti (popup)

L'adolescenza lascia segni

venerdì, 29 giugno 2007 in: casini di casa, orsa norvegese
Ieri l'altro il nostro piccolo orso norvegese è fuggito.
Come sempre con figli e animali, queste cose succedono solo quando i genitori non ci sono, in modo tale da poter incolpare i nonni o gli zii acquisiti (esseri infidi già solo dal nome).

Anche in questo caso, dopo neanche due ore in pizzeria, i nonni e zii acquisiti avevano provveduto a lasciar libera la belva, per poi accorgersi del piccolo errore circa tre ore dopo.

Ad oggi ancora non si è fatta vedere.

I genitori, al ritorno dalla cena, hanno affrontato nell'ordine: l'ansia per lo smarrimento, la rabbia per "lo sapevo, non dovevamo lasciarla sola coi nonni e specie con gli zii acquisiti", per poi lentamente trascinarsi nella serafica calma.

Ormai è adolescente, deve fare le sue esperienze, è giusto che impari da questi errori.

Il che, ne converrete, è una enorme cazzata, dal momento che stiamo parlando di una gattina di neanche due anni, totalmente casalinga, che non ha la minima idea di cosa sia la vita fuori da queste quattro mura.

E a quelli che mi dicono "sono gatti", ricordo che stiamo parlando di un orso norvegese.

La verità è che siamo preoccupati. Ho fatto il giro dei giardini attorno al nostro senza successo.
Oggi è la giornata dei cartelli per la strada.

La piccola adolescente ha un collarino rosa, il microchip al collo ed è socievole.
Spero non faccia brutti incontri e che si decida a saltare qualche muro verso casa.

Noi la aspetteremo con amore (le bastonate sulla schiena magari teniamole per gli zii acquisiti, che non si fanno mai i cazzi loro).

Comunque questa storia dell'adolescenza è ingestibile.
Simone, minimal 11:32 | commenti: commenti (2)(popup)

Come risolvere questioni complicate

martedì, 26 giugno 2007 in: romance, casini di casa
Da "Il Manuale del Marito Perfetto", capitolo II sulla convivenza, paragrafo "vita quotidiana".

"Il Giovane Marito si potrebbe trovare, talvolta, in situazioni che richiedono impegno, amore e un pizzico di abilità.
Poniamo il caso che vostra moglie sia di pessimo umore. Ovviamente non è necessario sapere il motivo del pessimo umore (anche perché spesso non c'è o non lo conosce neppure la moglie); è ugualmente necessario intervenire presto e bene.
Il Giovane marito appronti una cena leggera, senza eccessive pretese. Non è importante stare molto a lungo davanti al piatto, magari rimuginando sopra il nervosismo che così si accresce.
La moglie saprà apprezzare una cena comunque preparata da voi, che non sia una mela ancora da sbucciare, magari.
Subito dopo la cena, invitate la moglie ad uscire (vale solo per i giovani mariti che vivono vicino a luoghi carini. Ecco magari se siete di Campi o di Forlì (ma Forlimpopoli, per esempio, già va meglio) forse è meglio se state in casa).
Siate energici, senza essere bruschi. Non deve essere un ulteriore motivo di nervosismo. Casomai stimolatela pensando al clima fresco delle sere di prima estate.
Trasportatela, se possibile, con un mezzo di locomozione agile, come auto, motorino, camper, o jet privato.
Evitate il pattino o il salterello (tragico mezzo molto in voga nei fumetti degli anni 80).
Una volta giunti in Santa Croce (o in una piazza altrettanto bella)(no via, facciamo Santa Croce e basta), fatele una foto ai piedini, o mentre è distratta e non vede.
Se vede si imbarazza e dice "non so cosa fare".
Ah, dimenticavo: il Giovane Marito deve avere con sé una macchina fotografica.
Poi la portate in Piazza Signoria, dove casualmente un suonatore folk è pronto con gli accordi della vostra canzone, quella con cui avete aperto le danze al vostro matrimonio (il suonatore che suona la canzone del vostro matrimonio in una sera estiva non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è mastercard).
Fate partire il vento e il fresco promesso, unite la canzone e ancora qualche foto.
Condite di baci e abbracci.

Il nervosismo sparisce come uno di quei giochini rotanti con le luci che ancora svolazzano nelle piazze."

Visti gli ultimi giorni, sono andato immediatamente a consultare il fedele manuale.
Ed ora ne godo i piacevoli risultati, fatti di amore, relax e tanta tenerezza.
Simone, minimal 01:14 | commenti: commenti (popup)

IKEA FAMILY

domenica, 17 giugno 2007 in: scatti, casini di casa
Ci sono giorni in cui questo spazio tuttonostro è un piccolo maelstrom di vestiti e gatti.

E ci sono giorni in cui si piglia il metro, si spostano i mobili, si rimette in ordine il letto e si decide di fare alcuni impercettibili, ma fondamentali cambiamenti.

Questa è una piccola visione della camera. Disordinata, forse, ma solo in parte.

Nelle cose carine.


"Quanto sta bene! "

Sono un po' troppo fiorentino.. certo.. come Pupo..
Simone, minimal 17:19 | commenti: commenti (3)(popup)

Ecco tutto (diario)

lunedì, 11 giugno 2007 in: romance, casini di casa, fiorentinismi
Stamani ho pedalato fino al centro con la bici di mia moglie, una mountain bike piccola e carina, che mi teneva protette le ginocchia grazie ai miei stessi gomiti.

Ho fatto la mia solita mezz'ora di attesa, per poi farmi ricevere dal Giudice.
Una signora dai modi cordiali che alle 10:30 aveva davanti altre venti udienze e poco tempo per parlare.

Meglio, tanto io avevo ancora meno da dire. Due minuti di udienza. Più che sufficienti.

Mi sono fermato, appena varcata la soglia del Tribunale, dal biciclettaio: speravo di trovare una bici perlomeno della mia taglia.
Sorride e mi dice di ripassare domani.
Domani ripasso.

Poi a casa, dove mia moglie ha già chiamato un paio di agenzie immobiliari, fissato degli appuntamenti, e messo l'acqua a bollire.

"E' il secondo giorno di fila che cucino io" mi dice entusiasta.

Come si fa a non amare una personcina così?

Poi distesi sul letto, mentre vediamo in quanti modi nella vita di tutti giorni si può far uscire il numero 23.
Tanti, superenalotto escluso. Peccato.

Con il nostro consueto ritardo andiamo all'appuntamento per una casa poco distante.
L'agente è cortese e la casa perlomeno non è bugiarda. Una cosa da apprezzare al giorno d'oggi.

Bacio sulla fronte e torno a studio. Poco fa, complice la pausa caffè istituzionale, ho provveduto a ritirare le foto del Viaggio di Nozze.

480 foto. Carta opaca.
Le ho sfogliate con una certa soddisfazione. Si perché le foto sono belle e non annoiano.
E il merito è dei fotografi, che hanno gusto e occhio.

Saremo poverini come gli abitanti di Bornholm, ma abbiamo gusto e occhio. Il nostro ponte sarà il più figo di Firenze e la gente farà a gara per venire a passarci una notte.

Magari potremmo inventare un turismo alternativo: SottoUnPonte, l'idea vacanza del 2010.

Voglio un sincero parere: quanto ho scritto fino ad ora vi pare noioso? La solita routine di una coppia sposata, pantofolaia?

Perché io se rileggo trovo solo cose eccitanti, divertenti e inusuali.
No, il fatto che cucina mia moglie non è così inusuale.

Ma la routine è deliziosa e rassicurante. Come le coperte di quando eri bambino, quelle col buco nella risvolta e dai colori deliziosamente anni 70.
Basta carezzarle per ritrovarvi nella vostra cameretta, coi giochi sparsi sul pavimento e la voce della mamma ad intimarvi di riordinare, se vogliamo vedere il film alla tivvù.

Ieri abbiamo passato una giornata a riordinare gli armadi e stirare.
Poi, alla sera, sul letto, Pru mi ricuciva un bottone della camicia.

Trovo tutto questo affascinante. Di più: lo trovo figo.

Sono Innamorato. Ecco tutto.
Simone, minimal 18:51 | commenti: commenti (4)(popup)

seasons

mercoledì, 14 marzo 2007 in: romance, casini di casa
Mondo fatto di legno, scatto di un attimo con la regina della casa che non era certo sulla scrivania per farsi riprendere da occhi indiscreti, un tocco di photoshop quanto basta.

Cambiare la carta da parati fa sembrare tutto un po' nuovo. Con il conosciuto e familiare odore di vernice fresca (forse colla da carta, oserei) che invade le parole, si confonde tra la punteggiatura.
Rimane.

Cornice di parole.

Era ora di cambiare pelle? Non si tratta della muta opportunistica del serprente; siamo piuttosto di fronte ad un nuovo lenzuolo per il materasso conosciuto.
Non cambia la molleggiata semplicità con cui vi accoglie tra le sue pieghe, il tatto candido delle impunture sotto al coprilenzuolo.

Le federe, per non perdere la complicità delle vecchie pieghe sono state debitamente trattate in lavatrice.
Il risultato è un color seppia, una distesa di legno e sabbia.

Un piccolo preludio al cambio di stagione.
Mancano 6 giorni alla primavera.

Anche i migliori discorsi vengono sconvolti dai grandi amori..

E sia.
Simone, minimal 17:59 | commenti: commenti (popup)

AndTheNightsBefore

lunedì, 12 febbraio 2007 in: romance, casini di casa
Cena per due.

Un tavolo. Due piatti.

Una bottiglia di vino fresco. Se tutto tace, per un istante, insieme al ronzio sommesso del frigo lo sentite.
Pure lui, il vino.

Dicono che il vino respiri. No anzi è un dato di fatto.

Se chiudete gli occhi lo sentirete respirare.

..

Lume di candela.

E il fascino tutto italiano di non poter fare a meno di parlare di cibo. Di come nasce, di come muore.

Forse banale? Forse normale.

Ci sono giorni in cui ci sentiamo viziati, ansiosi, irrequieti.

E neanche il cuscino grande e blu che invade il nostro letto è sufficiente.

Allora lo stringi forte, non lo fai respirare.

Lo stringi e ti ci aggrappi per non scivolare sotto al letto.

Ma l'ansia rimane e non sarà il brutalizzare un cuscino che cambierà le cose.

Occorre più di questo.

E mi guardi, mi fissi e aspetti che sia io a fare qualcosa.

Non lo chiedi, non lo pretendi. Se c'è qualcosa da pretendere, quella cosa è che il cuscino non si ribelli.

E il cuscino non si ribella.

You're My first, my last, my everything.
And the answer to all my dreams.
You're my sun, my moon, my guiding star.
My kind of wonderful, that's what you are

Tutto questo ieri notte.
Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (popup)

La cura del tempo

mercoledì, 29 novembre 2006 in: romance, casini di casa
Sono le dieci e diciotto.
Capisco che sono adulto e vaccinato quando mi sveglio senza l'artiglio acustico della cubica gialla.

Apro gli occhi e non è un caso, non è stato un lontano rumore a tirarmi via le lenzuola.
Semplicemente sono riposato. E posso alzarmi.

Mi sveglio con tutto il tempo necessario per farmi la barba , per vestirmi con calma, senza infilare i mocassini dentro i pantaloni (mai successo in realtà, non ho mocassini); avrei avuto anche dieci minuti buoni per fare colazione.
Da bravo adulto avrei scelto il tiggì.

E adesso sono qui, seduto sulla sghemba poltroncina da lavoro in petrolio-catrame-piume di lontra-petrolio a scrivere di una normale mattinata, senza darkness dreams notturni.

Devo il risveglio perfetto alla serata meravigliosa.
Non so quanto ero vestito, dopo un pomeriggio di relax sotto le coperte; entrando in cucina (dopo i lavori di questi giorni fa più luce dello stadio Artemio Franchi, complice la mia ironia che da oltre un anno canzona mio padre e le lampade a risparmio energetico da 20watt. Adesso ci vogliono gli occhiali da sole. Di notte) mi ritrovo a volerla a luci basse.
Tecnicamente "lume di candela"

La nostra cena, talmente semplice da risultare perfetta, era incorniciata da tre candele che bruciavano sopra un piattino da dolce.
Ho resistito molto alla tentazione naturale di intaccarle fino a farle capitolare sulla tovaglia.
Sono adulto, non si fa.

Il tragitto tavolo da cucina letto non è mai stato così breve.
Ci siamo ritrovati sotto il piumone ancora. Luci di candela e qualche sottofondo, come quell'algido Black Dhalia in sottofondo al pomeriggio, di cui ricordo forse il motivetto iniziale.

Un lungo tuffo. Ma non gelido, non alto, niente mare burrascoso.
Tutto il resto era soltanto sfondo. E mentre fissavo l'unica cosa che è a colori, mentre il resto è in bianco e nero, chiudevo gli occhi e mi addormentavo.

Mattina, ore 9:20 apro gli occhi e tutto il sottile piacere di starti accanto è riposto sotto queste lenzuola.
apro gli occhi e rifletto per un lungo istante sulla cura del tempo. Non esiste rimedio migliore contro incubi, mal di testa, nervi a fior di pelle.
apro gli occhi e vado a lavoro.

mi volto e ti vedo, nascosta bene dal copripiumino. E sorrido.
Simone, minimal 10:32 | commenti: commenti (popup)

Dissapori

lunedì, 27 novembre 2006 in: scatti, casini di casa, valigie in tasca
Da qualche tempo abbiamo dei problemi con i treni.

Siamo sempre stati piuttosto rispettosi di quei bizzarri cosi lunghi che sbuffano trangugiando binari per miglia e miglia, perdonandogli qualche momentanea defalliance dovuta ad una indigestione di ferro.

Anzi più di una volta mi sono mostrato conciliante verso gli omini verdi (non quelli che popolano il mio cervello), che si danno aria da capostazioni e controllori. Hanno molto da fare, dicevo. E' un gran brutto lavoro.

Però però (però) il sistema ci è contro.

Prima ci rallenta, poi ci fa perdere le coincidenze, infine ci multa senza causa.

Per andare da Firenze a Riccione, cambiando a Bologna, si impiega 2:43
Lo dice Trenitalia, mica io.

E costa poco: 10 euro e spiccioli.

Il viaggio comprende l'onore di salire sulla leggendaria freccia del sud, diabolica mangiafumo che si inerpica verso nord dalle profondità della Sicilia.

La signora è anziana, ha i suoi anni. Gli si perdona un po' di affanno.
ma alla voce affanno non è menzionato "ritardo di 2:20".
Quello è coma etilico.

La povera tossica quando tutti la attendono con i fazzoletti a Firenze, si è presa un po' di respiro all'altezza di Salerno.
Noi, alzati di buon'ora per essere sabato, ci ritroviamo ad attendere fiduciosi a casa.
Plauso per le ferrovie, che finalmente su Internet comunicano i ritardi (approssimativi).

La freccia del sud arriva e parte da Firenze alle 12:30.
Questo ci permette di perdere la coincidenza a Bologna con l'espresso per Riccione.

E incide pesantemente sulla nostra alimentazione, costringendoci a McDonald (oddio, costringerci mi pare grossa..) e un'ora di attesa.

La mangia binari delle 14:40 finalmente ci riprende, portandoci alfine a Riccione che ormai è buio.

Le ferrovie ci hanno fatto incontrare, quindi io non ce la voglio avere con loro.
Però a Babbo Natale quest'anno il trenino non lo chiedo.

Trenitalia farà a meno dei miei soldi per un po'.
Rimettetevi in pari
.
Simone, minimal 17:58 | commenti: commenti (1)(popup)

Black(more?) Night

martedì, 07 novembre 2006 in: scatti, musicalmente, casini di casa
Silenzio.

Silenzio e poi suoni.

Don't shed a tear for me
I stand alone
This path of destiny
Is all my own
Once in the hands of fate
There is no choice
An echo on the wind
You'll hear my voice...

La senti? C'è aria di cambiamenti. Così salgono le alte scale ai bordi delle strade e tendono i fili di questo luminoso inverno. I suonatori diventano silenziosamente loro.

Prima una canzone distratta in fondo al pc. Poi due. Anzi tre.

Sfoglio riviste di agenzie immobiliari.
Carico (e non lo facevo da tempo, segno inequivocabile che non c'è vizio nel mio piacere) la mia canadese con dell'aromatico inglese.
Oserei il latakia stasera, tanto sono in vena di sentire l'autentico sapore del tabacco.

Sfoglio questa giornata al termine di un lunedì nato alle 8:30, con la fuga della mia gatta in cerca di non so quale libertà, salvo preferire un lungo riposo ai margini del letto nelle ore immediatamente successive.

(nota per simo: cessare, con quest'anno, l'uso e l'abuso degli avverbi)

Mio padre che miracconta entusiastico del matrimonio, dovendomi fare, da buon genitore quale è (l'ho assunto per questo, non mi aspetto nulla di meno), i conti in tasca e impormi un rigido controllo della mia gestione finanziaria.

Il denaro è un casino. Lo ammetto per me è ingestibile.

Ho dato solo due consigli finanziari nella mia vita.
a Callisto Tanzi.

E poi ho dovuto cambiare il numero di cellulare.

Non spendo eppure spendo.

Ma la cosa più soprendete è che non riesco più a percepire alcuna ansia da crack economico. ( non erogherò bond fiorentini pericolosissimi, nè tenterò la scalata della Parmalat dalle finestre sul retro)

Resto tranquillo a fissare la nuvola sottile di tabacco che si vaporizza per la stanza lasciando il delicato retrogusto di vaniglia e mango, forse un vago sentore di uvetta (ma devo leggerci proprio gli ingredienti nel retro della latta, per indicarli con attenzione).
Il massimo dell'ansia è un sospirone.
Che potrebbe benissimo essere generato da questa salubre aria di neve.

Ecco, la neve. Comincia adesso a mancarmi.
Appena ne viene anche solo la potenziale possibità.

Mi giro e vedo Neve ovunque. Seduta ai fianchi del letto o distesa sul pavimento a fissare la mia feroce gatta norvegese.
Sfidarla e correre in bagno a leccarsi le ferite.

La mia gatta adora la neve (non potrei aspettarmi niente di meno).

nevicanevicanevica?

non ancora, ma sarebbe ora di metterci mano, non credi?

Now at the journey's end
We've traveled far
And all we have to show
Are battle scars
But in the love we shared
We will transcend
And in that love, our journey never ends...
Simone, minimal 00:25 | commenti: commenti (popup)

4 novembre

Quarant'anni fa un'ondata improvvisa cambiava la vita di una città.

Un fatto cui nessuno voleva credere, fin quando non è piombato giù dai monti una fredda mattina d'autunno.

Silenzioso, senza preavviso.
Tutti, in un attimo, hanno visto la loro realtà presa e strappata, accartocciata, inzuppata di fango e gettata dentro una cascata.
Tutti oggi ricordano l'altezza dell'Arno nelle varie vie, le auto trascinate dalle ondate, i primi soccorsi, le catene umane.

Perfino chi, come me, non era ancora neanche in cantiere.
Vissuto di racconti.

Di come il negozio dei miei nonni fosse finito sommerso, in via del corso, con tutti i maglioni invasi di fango.

Mia madre era a Pisa in quei giorni, nella casa al mare, bloccata a Pistoia sulla via del ritorno.

4 Novembre.
Una fermata obbligata.
Rallenti il passo e rifletti perchè Firenze te lo impone.

E chissenefrega se è freddo.
Non importa se non c'eri. Sei Firenze quanto me, ormai. Sei Firenze quanto Firenze stessa.

Ti fermi e rifletti.

Un'ondata al mattino può cambiarti la vita, oggi come quarant'anni fa.

Può travolgere i destini.

Oggi è un bel sabato mattina.
Non si dorme perchè ci montano la porta della dispensa, dopo mesi di attesa, fin dalle 8:00.
Abbiamo un appuntamento alle 11:30, in centro.

Vestiti pesanti, ed io per eccesso di zelo, perfino con i guanti.
In bici. Un mondo nuovo. In bici, in due, in centro.
Solo conferme, solo per sapere che quello che abbiamo scelto è meglio di qualunque alternativa.

E foto. Foto.

Il mondo in bianco e nero, il mondo ritratto in un giorno, la vita di due persone in un Giorno che qualunque proprio non è.
Scatti, click, fotolibri, album.
Album. E immaginarsi le vecchie lastre di vetro e il fotografo che mette tutti in posa, settanta e passa anni fa;
magnesio e puf. (teneva il braccio col "flash" alto per non bruciarsi)

Il fascinoso mondo della pellicola, del vecchietto che stampa ancora a mano.
Scatti in grigio.

Un'ondata, ecco tutto.
Fissi a fissare le vetrine, ed ogni negozio espone scatti di quel 4 novembre.
Tutto collegato.

Un po' come fermarsi e non rendersi conto, non voler credere, di stare per cadere.
Ma se mi fermo col piede sbagliato si cade, c'è poco da fare.
Salvo ridersela su, perchè a parte una chiappetta dolorante l'orgoglio non è ben troppo ferito.
Il mondo in grigio, la vita che ti cambia e neanche te lo aspetti.

Sembrano frasi gettate così, non credete? Il vecchio Simone che sparla e mischia sacro e profano, con una punta di sacrilego, aggiungerei.
Può darsi, può darsi che tutto non si possa sempre riassumere in 4 righe, tanti punti e a capo.
Bah.

Sarà l'aria di natale, sarà il pensiero buttato agli addobbi. Sarà stato Arezzo. Tutto satinato dall'odore di caldarroste e da noi che andiamo sempre controcorrente.

Una giornata per ricordare che tutto può cambiare, ma che si può sempre e comunque costruire.

Costruire.

Forse, alla fine di questo 4 novembre ho capito una piccola cosa (non crediate chissacchè..):
L'inizio è sempre bellissimo.
L'odore di libro nuovo, una matita intera e la Primavera sono bellssimi non crediate.
Ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c'è tutto il resto.
E tutto il resto è giorno dopo giorno. La vera vita è Costruire, silenziosamente,

Costruire

Simone, minimal 20:58 | commenti: commenti (popup)