Settembre cadono le foglie, otto risuonano di già..

La segretaria bis, quella assunta per eliminare con il tempo e fisicamente la segretaria in carica, non è stata riconfermata.

Per cui sono rientrato al lavoro solo per scoprire che ancora dobbiamo subire la dimostrazione vivente che la fuga dei cervelli all'estero non provoca diminuzione della popolazione.

Oltretutto a quest'ora il cervello sarà un qualche bracciante dell'Illinois ed avrà giurato sulla bandiera.

Pace, almeno lui ora ha un presidente di cui non c'è bisogno di vergognarsi per sentirsi anche solo persone normali.

La sera rientro a casa e guardo una nuova serie chiamata Brothers & Sisters, storia di una famiglia di Los Angeles con problemi di alcolismo.

La sceneggiatura parla ampiamente della corsa di un senatore alla casa bianca. E' un repubblicano, quindi la sua fine è nota, ma l'interessante è vedere che anche un'unghia incarnita, un'ombra sul suo passato, tipo quando ha mentito riguardo all'avere un labrador, provoca un disastro sul suo elettorato.

Da noi la serie è classificata Fanta-fiction, ovviamente.

Ieri all'Esselunga una signora insisteva a dire che Berlusconi rimane comunque un bell'uomo. Beh, anche Provenzano non è male. Sono amici, magari potrebbe organizzare un'uscita a quattro con una sua compagna di ramino.
Ah, no.
Uno di loro è in galera.
No, sto parlando di Provenzano. Lo so, è incredibile, chi l'avrebbe detto.. sembrava una brava persona.

Di colpo penso che la parodia dei Soprano fu un enorme spreco di energie: che bisogno c'era di pagare sceneggiatori per inventare storie italiane inventate e paradossali, quando bastava un abbonamento a "Il giornale"?
Dal call center mi dicono che gli americano non si bevono mica tutto. Sono di bocca buona, ma non esageriamo.

Così mi ritrovo a scrivere di questo inizio settembre, in cui finalmente tutti dicono di essere usciti dalla crisi.
Siamo così bravi a raccontare cazzate che ora le esportiamo.

..una marcetta stupida.. 
Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (popup)

Dove sono finito?

Un piccolo personaggio immaginario, seduto nello sportello del mio frigo, mi sussurra che ogni, tanto, oltre a fissarlo immaginando insenature nordiche allagate da ghiacciai perenni, dovrei anche venire qui a scrivere due righe.
Così, giusto per rassicurare me stesso che si può scrivere di niente ancora piuttosto bene.

Abbiamo trascorso le vacanze attraversando un paese che non conoscevo: l'Italia.

I doveri parentali hanno infilato un numero imprecisato e piuttosto alto di magliette e calzini all'interno della borsa viola; abbiamo anche costretto il trolley rosa a trasformarsi in scarpiera ambulante, poiché, se proprio dobbiamo farlo, voglio potermi cambiare calzatura con la stessa frequenza delle mutande.

Dopo un breve allenamento al nord, nel trentino dei suoceri, di cui ricordo soprattutto una terrazza architettonicamente impeccabile sulla quale abbiamo visto "Si può fare" applaudendo sul finale, e dopo anche un allenamento virtualmente faticoso correndo sul posto innanzi alla Wii balance board, con la speranza di attutire il colpo di una settimana consecutiva pugliese, siamo partiti in una tarda mattinata strattonati dalla nostra navigatora satellitara.

Parentesi per la nostra navigatora satellitara: nell'era del digitale a queste macchine si concede un potere troppo ampio;
poi finisce che ti trascinano per paesini, attraverso viuzze in cui passano le galline ma i capponi si incagliano.

Il nostro navigatore (anzi, la nostra navigatora) è zingaro.

o forse solo le strade non le conosce.

potrebbe anche essere, non ci trovo niente di male, basta confessarlo: "alla rotonda, girare a destra. anzi no, a sinistra. no via, meglio chiedere"

Nel satellitare abbiamo trasmesso l'irriducibile resistenza ad ammettere che ci siamo persi e stiamo andando affanculo.

Quindi, dopo 500km in quasi 9 ore, siamo approdati ad una goletta (cala molinella, per i sospettosi che credono ci si sia inventato tutto) nei pressi di Vieste.

Camping. quello vecchia maniera, con la piazzola e la tenda con cui siamo quasi affogati in Irlanda.
Quella comprata all'Ipercoop.

Stavolta però c'era anche il materasso gonfiabile, i cuscini di casa e la macchina parcheggiata a mezzo metro: questa incredibile comodità ci ha permesso di trascorrere due giorni bellissimi, facendoci persino tentare dal sole, cui siamo vampirescamente refrattari da sempre.

Al terzo giorno abbiamo smontato tutto e siamo ripartiti in rotta verso Castellaneta Marina, pineta con villette nei pressi di Taranto, ospiti degli Zii.

Qui abbiamo messo le radici e soprattutto il trolley rosa portascarpe ha trovato respiro perché le abbiamo indossate tutte.
Non contemporaneamente, ma quasi.

Il soggiorno marittimo è stato una pioggia di cugini, parenti, mozzarelle e parmigiane di melanzane.

Abbiamo visitato Matera di notte, correndo tra i sassi (che ho scoperto non essere, come inganna il termine, solo delle banali formazioni di roccia; bensì delle casine tutte collegate tra loro) e mangiando cornetti anabolizzati e farciti di crema o nutella.

Abbiamo scoperto dove finisce l'italia: Che i leghisti ci credano o no, dopo il po' prosegue ancora per svariate centinaia di chilometri, fino a Leuca, dove c'è il santuario che era abbastanza in disuso, ma poi è arrivato il Papa e allora l'hanno rimesso a nuovo (altro che Silvio che va un giorno si e l'altro no a L'Aquila e non succede mai un cazzo.. mandateci Paparatzinger e state sicuri ricostruiscono tutto. Ovviamente dopo sembrerà un'enorme Oktoberfest..).

A Leuca abbiamo scoperto che lo Ionio incontra l'Adriatico ma non succede nulla, anche se tutti giurano di vederci gorghi incredibili e le colonne d'ercole.
Invece è la casa abusiva di un amico di Dollaro che dice ci hanno anche fatto i fuochi per il suo compleanno.

Abbiamo mangiato i ricci di mare appena pescati, mentre ancora si muovevano. La cosa incredibile: hanno continuato a muoversi anche da vuoti.
Cosa abbiamo mangiato?
Meglio non saperlo.

Siamo poi tornati a Castellaneta giusto in tempo per sentire Neffa cantare sbiadito da lontano: giunti in piazza c'era già il vecchio J-ax che faceva oh e ballava come Mauro Repetto.

Rincasati nell'afa fiorentina, concludiamo questa nostra vacanza e questo riassunto delle puntate precedenti confessando che ieri, il bastardo parassita immaginario che vive nel frigo è stato cestinato.
Ho pulito tutto ed eliminato quel gene mutato uscito da una cipolla.
Altro che peletti: quella infame si faceva la barba tutte le mattine occupandomi il bagno per ore e consumandomi il dopobarba.
Simone, minimal 21:44 | commenti: commenti (3)(popup)

(a)mo.ti.con (te)

mercoledì, 01 luglio 2009 in: divertissement, romance, astruse astrazioni
La realtà incollata di questi primi giorni di vera estate non riesco a lavarla neanche con due docce al giorno;

neanche indossando pensieri più leggeri, sorrisi meno affettati e affrettati.

Resta un adesivo permanente che vela i miei occhi e troppo spesso mi impedisce di vedere la fine.

forse odio l'estate perché appare silenziosa e pacifica, quasi un traguardo al termine di una lunga e faticosa maratona.
detesto l'insulsa sceneggiata del ferragosto che intorta le menti fingendosi una brezza climatizzata sulle sponde del mare, e invece è fatto di sedili sudati e canzonette impoverite, in attesa di qualcosa che non arriva perché è già qui, ed era anche a casa tua senza bisogno di andare a cercarlo come coglioni in coda verso una località marittima.

ma odio l'estate anche perché regala celebrità agli ottusi, oscurandogli la pelle con lo stesso fumo che aspiriamo dai giornali vuoti di pagine bianche tutte uguali.

odio l'estate perché mi rende emo-tivo ma in maniera fastidiosamente liceale. preferisco l'inverno che strozza i respiri gelidi dentro una sciarpa.

preferisco l'inverno perché non pretende di essere niente: è solo freddo e qualche volta neve. E allora puoi costruirlo come preferisci, farlo scivoloso e sciistico, farlo fantasiosamente romantico e naif.

persino il disordine, in inverno, è un delizioso e shakespeariano caos di forme belle.
In estate il disordine é disordine.

A luglio il disordine è sciatteria.

Così raffreddo l'aria e spero che si raffreddino i pensieri, per spingere il mio cervello a riscaldarsi di più.

perché l'afa mi rende astioso ed emotivo.

e luglio è l'araldo della mia astiosità.

fortunatamente non vado a cercarla in coda verso la sabbia nelle scarpe: mi basta allungare la mano e ritrovarti accanto.

mi basta un tuo sorriso. mi basta anche solo il tuo viso.

per essere un sorriso. per essere dicembre.

mi fai nevicare la testa.

mi fai nevicare i pensieri fino a renderli dolomitiche certezze di ghiaccio.

per il sudore della pelle c'è sempre il climatizzatore.

e se la meccanica non basta, vuol dire che sono bagnato di te.
il ché rende persino i miei pensieri offuscati una nitida certezza.
Simone, minimal 22:13 | commenti: commenti (popup)

La Scomparsa di Berlusconi

lunedì, 22 giugno 2009 in: divertissement, esperimenti letterari, termopolitica
Confesso di essere in ansia.

Il nostro paese (e non solo, pure gli altri.. la Gran Bretagna, la satira americana e buona parte della stampa spagnola) ruota attorno a Berlusconi.

Siamo coinvolti in una sottorazza di reality mischiato con la vera e cara fiction d'autore, quella con Vianello e la Mondaini, per intenderci.

E, come con Raimondo e i suoi tentativi di violare giovani e procaci ventenni, pure noi ridiamo e scherziamo con il nostro caro Premier, che organizza festini all'insaputa della moglie nelle sue ville sparse in italia.

Sul pais pubblicano le foto di Topolanek con il dott. Battiloca in bellavista, poi noi le censuriamo stile dittatura cinese e le ricerchiamo disperatamente su internet.

Infine ecco che tutta la nostra satira ruota attorno a Silvio, a quella ormai ricca cornuta della moglie (che i giornali di destra additano come gran bagascia ormai passata di moda, cosa peraltro che non sposta il fatto di dubbia moralità che il nostro premier frequenti mignotte da ormai tempo immemorabile) ed al dott. Battiloca di Topolanek, primo ministro della repubblica Ceca e prossimamente sugli schermi con "Mirek e Rocco sbarcano in slovacchia".

Insomma sono in ansia.

Perché temo la crisi economica quando il caro Silviolo lascerà la scena internazionale:
Grillo che muore suicida dentro la sua Prius;
Luttazzi che torna a studiare medicina;
I fratelli Guzzanti che fanno pace col padre e si scoprono anche un po' democristiani;
Santoro che se la prende con Franceschini e il suo fastidioso accento ferrarese;
Fede che viene trovato morto sotto la Prius di Grillo;

Comici tutti senza lavoro, Apicella che torna a novantanni a suonare nelle navi (le tonnare però), i comunisti che ormai non si ricordano neanche più cosa vuol dire "comunista": pensano sia solo "antiberlusconi" e quindi si sciolgono perché non hanno più uno scopo nella vita.

I tedeschi, che ce l'avevano quasi fatta a convincere il Trentino a passare la frontiera devono rinunciare a pochi metri..

La sardegna che ormai s'era venduta grazie a Tremonti ora la rivogliamo e dobbiamo pagare il doppio della caparra alla Germania (che così si rifà della perdita del Trentino)

La giustizia italiana incartata con tremila leggi salva premier, salva silvio, salva tutti-quelli-che-vivono-ad-arcore, non riesce più a mandare in carcere nessuno, neanche gli innocenti.

Improvvisamente tutti si ricordano un mattino che c'era anche il presidente della repubblica nella nostra costituzione e corrono a casa sua, salvo trovarlo morto in bagno. da un anno.

Fallisce l'azienda che produce cravatte a pallini.

Noemi festeggia il suo trentesimo compleanno in pizzeria con tre amiche.

Tutto questo perché Silvio se n'è andato.

Ecco perché credo sia necessaria una legge ad personam per Silvio: salviamo Silvio, mettiamolo in sicurezza, (non come a Villa Certosa che chiunque può sparargli..diononvoglia) tipo in una sfera artificiale con una città artificiale con attori e veline che lo assecondano, senza comunisti, senza giornali di sinistra, con i giudici che lo chiamano "sua Santità" e non lo condannano mai.
Lui sta sereno, tranquillo, ogni tanto lo mandiamo ad un finto parlamento europeo dove dice le sue barzellette razziste, poi gli facciamo credere di frodare il fisco e di usare i voli di stato per i suoi loschi traffici (in realtà vola con Alitalia) e così campa cent'anni.
Mills testimonia a suo favore tutto il tempo e su cose inutili (tipo che è stato in bagno, che si è rasato, che ha comprato mille cravatte a pallini).
A condurre questo meraviglioso reality ci mettiamo Grillo, Santoro e Luttazzi, così sfamano i figlioli.

I Guzzanti invece li lasciamo tutti in pace, che dopo anni di litigi è bello vedere una famiglia finalmente riunita.
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Sanremo 59

sabato, 21 febbraio 2009 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni
Gli autori si devono essere sbagliati.
Bisogna capirli, la matematica è arte astratta in un mondo che non conosce tutte le consonanti e ha perso l'uso di svariate coniugazioni.

Sicché quando hanno letto 59, han pensato di dover chiamare quelli del '59.. di Sanremo.
Fortunatamente la maggior parte è schiattata sennò la scala del palco dovevano attrezzarla con la poltroncina per disabili.

Nonostante tutto Al Bano è riuscito a venire: non è bastato recintare tutta la puglia e picchettarla con la guardia di finanza: deve essere uscito da un trullo, a notte fonda.

E' venuta pure la Zanicchi: le avevano dato un posto da Europarlamentare apposta, per disperazione; stai all'estero e restaci.
Ma lei nulla.

Oh, pure la Patty Pravo hanno riesumato: (il termine è perfetto visto che canta di lei che tra poco morirà e raggiungerà il suo amato nel Piper del paradiso) la patty che ormai sembra uscita dall'area 51, a forza di allungarle gli occhi arriveranno dietro la testa e ci fermerà i capelli.
La patty con le sue camicie vedo-non vedo-ocazzovedocheschifocopriti.
Va bene bruciare i reggiseni, ma fai scorta prima.

E il trio Ghinazzi-belli-Dour? ce lo volevamo infliggere proprio?
Questa è politica scorretta, ve lo dico io: dopo il primo ascolto ero un po' più d'accordo con Maroni.
Per non dire che sembravano una confezione scaduta di Ringo-Boys.

Fausto Leali. Ora, fausto porta una canzone in cui parla dei suoi litigi col figlio (che ormai avrà quarant'anni portati male); pensarci prima no?

Vabbé, uno dice c'è sempre una fetta nostalgica di Sanremo, ma poi ci sono i nostri autori attuali.

Ovviamente non consideriamo i musicisti bravi, tipo gli Afterhours. Quelli fate finta che non ci siano.
Difatti li hanno tolti subito; pareva un errore, un refuso di stampa.

Non consideriamo Tricarico, che hanno preso perché ancora non hanno capito se è di Al-Quaeda oppure no.
Nel dubbio lo prendono, per tenerselo buono.

Masini: considerare Masini giovane è come dire che il Parmigiano è un formaggio fresco.
Si è presentato con un look alla Homer Simpson, doppiato da Tonino Accolla e la pancia di birra.
Carriera musicale insolita: Le ragazze sono tutte puttane, vaffanculo tutti, l'unica decente ce l'avevo ma poi si è messa con uno stronzo (anche perché io mi drogo), l'unica amica è una che il babbo la pesta e io al massimo la porto al pronto soccorso.
Questo è Masini.
Oggi viene a Sanremo e cosa dice: è colpa dell'Italia. Mica sua che è un pirlone. No, è l'Italia che è una merda.
Piove governo ladro.
Non è una canzone: è un consiglio del suo terapista; Marco non è colpa tua, è colpa di tutto il resto del mondo.

E arriviamo alla nota dolente del festival numero 59 (quello presentato da Raimondo vianello): Povia.
Tanto per cominciare basta con la polemica su questo Luca: diciamo chiaramente che Luca ne ha fatte di peggio.
Faceva i festini con la Silvia Salemi a casa sua, si drogava, picchiava la gente.
Diciamolo: da quando era Gay si era fatto più garbato; puliva casa, si vestiva elegante e organizzava cene culturalmente interessanti.
Poi è arrivato il terapista di Masini a dirgli che invece era tutta colpa della Mamma e del Babbo che beveva.
Sicché Luca ha ricominciato coi festini, dove ha conosciuto una ragazza del Moige e ora vivono felici e contenti.
La canzone non è fastidiosa: E' Povia che non si tollera; lui con le faccette e la gestualità di un venditore di tappeti.

Chiudiamo con due note dolenti: Sal Da Vinci e i Gemelli Diversi.

Il primo, a dimostrazione che la camorra è ancora potente e ha in mano il televoto (i quadretti che scorrevano dietro Povia non erano suoi.. erano le foto dei familiari della giuria con un cartellone: serenità è meglio di felicità; vota Sal e stai sereno.)
Non a caso è intervenuto D'Alessio: lui non ci mette neanche più la faccia ormai, basta che si senta il suo nome, come Al Capone.

I Gemelli Diversi mi han fatto tristezza: Il fratello di J.Ax che tutti pensano sia quello biondo e invece è quello che ha 82 anni e canta col cappellino di Jovanotti degli esordi.
Ieri sono venuti con la banda di paese.
Guardate io, se fosse passato il loro numero di conto corrente, qualcosa gliel'avrei dato.

No, questo Sanremo si è retto solo sulle nuove proposte, che hanno osteggiato in tutti i modi, facendole cantare alle due di notte, in versione ridotta, con degli sponsor che volevano fare i presenzialisti a tutti i costi.
Ha vinto una svitata incredibile quale Arisa con sincerità.
ecco siamo sinceri: sotto quel trucco c'era il terapista di Masini.
Simone, minimal 12:13 | commenti: commenti (3)(popup)

Aperitivo con Peppone

martedì, 03 febbraio 2009 in: divertissement, scelte di campo, astruse astrazioni
Non sono mai stato un virtuoso dell'aperitivo, io.
Ale per esempio è un maratoneta della nocciolina: riesce a raggiungere l'arachide anche nei locali di soli dinosauri carnivori (sospetto sia una rotula di talpone-nano, ma lui dice è saporitissima, provala daidai)

Io al massimo ingollavo una patatina pai di quelle classiche, col solo 10% di patata e l'olio cristallizzato.

anche per questo ho sempre tenuto a bada questi incontri cerimoniali che avevano l'unico fine di rovinare la cena.

ammetto di aver dato una svolta rapida con l'innovazione (oggi la regola) di trasformare l'aperitivo in una vera e propria cena sontuosa.

la prima volta al Kitch (locale nei pressi di piazza beccaria) rimasi scioccato: c'era il branzino ai ferri e le melanzane sottolio.

pareva una comunione in Calabria.

questa scoperta ha trasformato i miei ultimi rintocchi universitari, unti con l'introduzione del White Russian (mescolone fantastico molto pubblicizzato da "The Big Lebowsky"): l'aericena era un must, un modo di aggirare la fastidiosa convenzione sociale della tavola apparecchiata.

poi, col senno del lavoratore e con la tipica pigrizia dell'alcova familiare, sono ritornato al piacere della tavola per due con la candela ad illuminare piatti piani.

Quindi ero scettico di fronte all'aperitivo di stasera, per la presentazione di un candidato a Sindaco di Firenze.

Sono però nella fase in cui gli incontri sociali vanno ripresi, foss'altro per portare a casa la pagnotta.
Discorso forse immorale, ma almeno commestibile.

La vera sorpresa è stato l'ambiente: un appartamento all'interno di un grosso condominio poco fuori dal centro, utilizzato da un sindacato lavoratori.

Dentro la stanza più grande (tipo trenta metri quadri) stipati come nel 14b la mattina, c'era il fior fiore della "vera" sinistra italica.

Gente che urlava perché ormai loro, un partito, non ce l'hanno neanche più.

Gente che festeggiava a pane casereccio e prosciutto crudo, presi colle mani.

Uno aveva pure il fazoletto al collo e cantava canzoni patriottiche.

Di fronte a questa folla di altri tempi, un giovanile candidato sciorinava frasi ad effetto (con l'amico che lo stemperava.. "è un po' democristiano.. capitelo..") sul valore che questa città deve ritornare ad avere.

Ed io, tra un bicchiere di vino versato dal fiasco e una fetta di salame buono, mi sentivo un po' a brescello.. e temevo arrivasse Don Camillo a farci una tirata d'orecchi.

Ma poi ho pensato ai miei aperitivi:
da quelli con le noccioline perdute a quelli con l'ammazzacaffé tuttoincluso.

oggi sono da pane e salame in un circolo arci.

cazzo se sono vecchio.
Simone, minimal 23:12 | commenti: commenti (1)(popup)

Natale Toscano

Ormai è il ventisette e si può tirare un respiro di sollievo.

anche due.

si perché il Natale Toscano 1.0 (si legge uno-punto-zero tipo le versioni di winamp) è un esperimento riuscito.

non ci ha fermato l'impresa colossale di trasformare il sacchetto di un bidoneaspiratutto in casa nostra, dopo mesi di inedia assoluta in cui anche solo piegare il pigiama era un'impresa eroica festeggiata da scoppi di petardini e urla in sala.

non ci ha fermato la station-wagon dei suoceri, carica a festa di cibi e un masso di 2x2 metri di lastre di polistirolo espanso usato per isolare una intera parete di camera.

non ci ha rallentato la messa in posa del sopracitato polistirolo con solo pochi chilogrammi di silicone, ché poi la camera aveva il profumo di una segheria polacca.

neanche il cano brutto, pronto per scalare la parete con piccozza e occhiali rubati a MI:2 ci ha impedito di arrivare indenni al 24 sera.

24 sera: vigilia di Natale in casa di mia mamma, con duo temibile di vecchine impreviste cui nessuno aveva fatto il regalo (e ci si sentiva tutti degli elfi bastardi perché loro, le dannate anziane, l'avevano fatto a noi!).

cena enorme, cui siamo giunti con solo un'oretta di ritardo causa preparazione dei doni natalizi (che necessitavano cottura a 180°).

cena condita da filmati improvvisati e imbarazzanti, flash impazziti anche quando la stanza era invasa da migliaia di watt di luce alogena al plutonio e grappa di cabernet.

siamo poi sopravvissuti scartando la "messa diabolica di Natale", che comincia il 24 sera verso le 22 e finisce in un giorno imprecisato del 2015. Con sermone di un prete catto-comunista che viene sostituito verso le 24 da una raffica di coteghini e lenticchie bollenti.

per non parlare (ma invece se ne parla) del 25, con pranzo qui a casa nostra (si, la sacca dell'aspiratutto del quarto paragrafo) a piatto unico e cucina tipica trentina, cui ha fatto seguito la scomparsa di suoceri e padri e l'improvvisa desertificazione della zona soggiorno.

festa grande a due, nell'oasi di silenzio che si chiama Animal Crossing, cui tutt'ora siamo fagocitati.

e festa ancor maggiore per tutta la notte con visione di imprecisati potter undicenni (e rancore per il potter adulto e vaccinato che avremmo potuto già vedere se non fosse per la Warner-Stronzi).

ventisei all'insegna dell'allegro fancazzo assoluto, mentre fuori c'era il vento che tirava di sotto gli armadi dalle terrazze (unica volta in cui sono contento di non avercela, la terrazza).

scoperta che il trentuno saremo una marea di gente e nessuno ha prenotato un albergo a ore, sicché gonfieremo anche i canotti per dormire comodi nei nostri dieci metri quadri.

Ora si pensa al pranzo e si tira un respiro di sollievo.

anche due.
Simone, minimal 12:27 | commenti: commenti (popup)

Inverno

L'inverno di ieri si è poggiato alle pareti di casa.

è scivolato lungo tutto il perimetro, sopra il tetto, scuotendo l'antenna di pasta di sale e stecchi che ci permette di vedere solo rainettuno.

è penetrato in cameretta, complice la mancanza di intonaco di una delle due finestre (di nuovo grazie all'impresa edile che aveva finito la malta e l'ha prontamente sostituita con il torrone agli asparagi, di sicura tenuta): la nostra belva norvegese ha trovato l'inverno sopra la sua coda ed è subito esplosa in una miriade di ciuffi bianchi.

poi la Guendalina dagli occhi blu ha protestato, perché lei è un gatto (quasi) normale e aveva freddo. e pure fame. e anche sonno.

in realtà protesta sempre. l'inverno è stata una scusa.

L'inverno ha trasformato i doni in regali. le scatole in nastri dorati.

persino andare a far la spesa sembra un regalo: ieri mi sono fatto incartare i mandarini al Carrefour.

ho ceduto anche al mio lato oscuro acquistando Animal Crossing per la Wii. L'inverno presto tornerà a farmi visita. sotto forma di ufficiale giudiziario.

un abbraccio a questo inverno. un po' semplice. un po' complice. un po' come sempre.
inatteso.
Simone, minimal 17:11 | commenti: commenti (popup)

Today is the day

giovedì, 11 dicembre 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
se non lo scrivo adesso non lo scrivo più.

adesso che sono incredulo.

adesso che sono stanco e distrutto.

adesso che fatico a crederci.

adesso che finalmente posso dirlo (eccerto, prima era impossibile).

adesso che è successo, contro tutti gli eventi, contro tutti i pronostici.

adesso. finalmente.

posso gridare ai quattro venti:

"ho perso due chili per questo esame"

altro che figurella.
Simone, minimal 19:08 | commenti: commenti (popup)

(non) è un paese per vecchi

All'interno di un qualche format mattutino (avete notato che ora i programmi mattutini terminano all'ora di pranzo? ai tempi "UnoMattina" io lo usavo come sveglia per andare a scuola: la sigla di chiusura era tipo alle 8:10..) emerge un sondaggio inquietante:

alla domanda: "i giovani di oggi stanno meglio dei giovani di ieri?" il 70% degli italiani ha risposto di no.

un dato inquietante e imprevedibile.

almeno quanto il sondaggio "il Papa è cattolico o usa solo troppo candeggio?".

peraltro, le stesse percentuali.

Dobbiamo confrontarci con questa drammatica realtà: i giovani stanno messi malino.

Ieri a Roma in tremila hanno fatto la coda per i provini di Xfactor. 300 erano convinti che dessero anche le tessere per comprare il pane.

Seduto sul divano ho fissato per un minuto e trenta la Carrà che parlava con Flavio Insinna: lei voleva fargli ballare il Tuca Tuca; lui si è negato perché gli ricorda quando guardava la Raffa in televisione e giocava coi cubetti colorati sul tappeto.

E sono passati appena cinque anni.

Su canale cinque c'è il "Ballo delle Debuttanti"; gioco di cui ancora non ho capito bene il senso, che ha un nome per vecchi appunto.
Chiamarlo "Sciampiste contro Troniste" sarebbe stato più chiaro.

La Maria De Filippi si è concessa una (meno) pausa ritardando la partenza di "amici della maria" a Ottobre; passa il suo tempo a fare gargarismi di acetone per stingersi le corde vocali intossicate dal Toscano Riserva che fuma nei minuti di pubblicità.

Mi sono consolato vedendo che siamo comunque rappresentati, se non in governo, perlomeno all'Isola del Famosi: c'è Vladimir Luzzuria in pantaloncini da calciatore e reggiseno che suggerisce metodi bolscevici per dividere la porchetta cotta dalla Marini (non ci vedete anche voi una forma di cannibalismo?).

Attendo l'inizio del Grande Fratello, sperando che Fausto vinca le selezioni.

Ma quest'anno sarà durissima, anche perché le prostitute tolte dalle strade di Alemanno da qualche parte devono pur lavorare.

O no?
Simone, minimal 11:05 | commenti: commenti (3)(popup)

Compiti a casa

La mia reclusione per motivi di studio, o il prolungamento delle mie ferie estive, a seconda dei punti di vista, ha qualcosa di grottesco.

Da quando resto a casa mi alzo prima, verso le 8:30.

Una roba inconcepibile per uno studio legale. Neanche la puntavo una sveglia, io.
Si, beh: non considero certo le udienze, cui preferivo presentarmi vestito di tutto punto e con le pantofole ancora fresche di bucato.

Dicevo quindi che mi alzo presto e poi vado in cameretta e accendo il computer.

Accanto al computer ho il libro o i libri con un lapis abbastanza appuntito nella metà di una pagina.

(nota: puoi capire quanto ho studiato il giorno prima dalla punta del lapis. praticamente finita, ho studiato parecchio; appena smussata, ho fatto giusto il minimo sindacale; nuova, ieri era domenica.)

Con la scusa pessima di dover comunque restare in contatto con il mio studio legale, accendo tutti i nuovi sistemi di comunicazione esistenti: telefono cellulare, msn, skype, accesso alla mia posta elettronica, google calendar, il solitario di windows, il poker online.

Attendo circa due minuti per accertarmi che nessuno, alle 8:35 si è ancora seduto alla scrivania.

Perfetto: coffe time.

Scendo in cucina e mi preparo il caffé; giusto per non perdere il ritmo con le mie abitudini lavorative, ordino ad una delle mie gatte di prepararmelo mentre sfoglio il giornale (vecchio di due settimane);

"ah, anche un cornettino grazie" recito

"gnagnagna"

"beh, se sono finiti basta dirlo.."

"e un bicchiere di naturale"

"°:°:;;;:::()"

"Cano sei di gran conforto a quest'ora del mattino"

sorseggio il mio caffé, poso la tazzina sul tavolo e me ne vado senza pagare.

torno al piano di sopra sicuro che qualcuno mi abbia contattato.

e infatti..

no, niente.

non riuscendo a trovare altre scuse, intorno alle nove mi metto a studiare.
studio bello duro fino alle dieci, quando lo studio comincia ad affollarsi.

il primo è ovviamente il dominus, che mi contatta subito per urgenti affari

"Simone, emergenza"

eh, lo sapevo. come faranno senza di me, dico io.
Ho il controllo di tutti i fascicoli, la gestione di cause scottanti e rapporti delicati con clienti scomodi: sono l'unico che può trattare queste cose..

"Devo aggiornare l'autovelox del tomtom e non trovo i file"
Simone, minimal 10:10 | commenti: commenti (1)(popup)

FaceCook

mercoledì, 10 settembre 2008 in: divertissement, tecnologie, astruse astrazioni
Ho serie difficoltà in questo periodo ad aggiornare la mia vita virtuale.

Avrei bisogno di ore aggiuntive (virtuali) in cui studiare (magari meno virtualmente) senza la costante distrazione del mondo esterno (virtuale e non).

Al contrario, cerco nuovi ed elettrizzanti pagliativi per imbrigliare la mia coscienza e convincerla che lo studio è soprattutto sedimentazione.

Recenti e professionalissimi esperimenti scientifici svolti in regno unito hanno provato che per studiare è essenziale distrarsi. (lo guardo anche io studio aperto, cosa credete?)

Ecco, semplicemente punto tutto sul distrarmi.

Per esempio ieri mi sono iscritto su FaceCook, nuovo sito dedicato al mondo della cucina.

Mi ha pure addato Suor Germana.

Per i più tradizionalisti, invece, mi sono registrato anche a FaceBook.

Pensavo fosse un circolo culturale; non mi fidavo.

Metti poi che mi invitano ad una serata-discussione sul Bernini.

Poi invece mia moglie ci ha trovato tutta la banda del liceo e allora mi è venuta la curiosità.

Ho scoperto con piacere che io praticamente non conosco nessuno.

Oppure li conosco, ma non ne sono sicuro (alcuni non li vedo da decenni) e hanno quelle foto striminzite che non mi dicono niente.

Va a finire che aggiungo uno di Brindisi convinto che sia il mio compagno di banco delle medie.

Allora ho contattato solo quelli sicuri. Quelli con la foto grandegrande e che ancora non si sono rifatti zigomi naso e gomiti.

Scoprendo che, dopo il riconoscimento, puoi andare nei loro profili e vedere le foto, i commenti.

Quanti ricordi! I tempi del liceo a Pescara!

Ehi ma quale Pescara?

Oddio e questo chi lo conosce?!?
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (4)(popup)

Cold Perfection

Sono uscito con la giacca.
E' tutto il giorno che, quando esco, metto la giacca.
Sono uscito con la giacca stamani alle 8:50. Avete capito benissimo, non ridete.
Era la mia giacca chiara, di quelle da penna nel taschino.
Quindi lavoro.
Alle nove in ufficio, per cominciare bene questo mio settembre.
Invece no.

Gnegnegne.

Si, certo. Ci sono stato, in ufficio.
Ho comunicato che devo ritirarmi per studiare. (stavolta seriamente)
Leo, manco a dirlo, mi ha capito al volo.
La segretaria matta, ma che velo dico a fare.
Ecco invece Federico.. Non so. Credo di avere seri problemi di comunicazione con il mio dominus.
Ma sono stato garbato e disponibile quel tanto che basta per far ritorno a casa entro le dieci e venti.
E con la spesa.

Mica male.

Alle dieci e ventuno sul portone mi attendeva "lo straordinario": la mia vicina di casa (l'unica, se non si conta il vicino "puzzone", che però è suo inquilino) voleva doveva assolutamente non poteva fare a meno di.

Parlarmi della pulizia per le scale.
Parlarmi del vetro rotto.
Parlarmi delle bici nell'androne.

Mettermi l'ansia per la bolletta dell'acqua.

Alle dieci e trenta con l'Haagen Dasz quasi sciolto sono entrato nel congelatore.
Alle dieci e quaranta ero in bermuda e infradito a riprendere i libri lasciati in auto.
La vicina mi ha squadrato come un prima e dopo la cura.

La seconda volta che sono uscito con la giacca era stasera.
Una giacca blu con il cappuccio abbottonato di cotone che ha fatto il mio stesso viaggio di nozze.
Con lei siamo andati prima a vedere quanto potevo spendere in un centro commerciale.
Ho scoperto di avere risorse limitate, ma ho la moglie oculata (molto più di me) e quindi abbiamo fatto un MacMenù con Cinema.
Kung Fu Panda.

Sono uscito col giacchetto e in macchina Pru mi chiede se abbiamo questa canzone anche a casa.

Come quale?
Questa.(e certo se poi uno il titolo manco lo legge..)

Simo in serata polemica. Con i Giardini di Mirò in sottofondo.
Simone, minimal 00:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Not (wii) st

Lista di cose da fare e fatte:

1. andati, tornati, andati e ritornati (varie volte) in una settimana a Ferrara.

fatto. sabato scorso per un matrimonio a tre e il sabato precedente per la partecipazione straordinaria al mio primo addio ad un nubilato (in veste rigorosamente femminile.. ero a mio avviso il miglior donnino della piazza)

2. visto concerto dei Notwist.

fatto. martedì in piazza Castello a Ferrara doppio concerto dei crucchi elettronici (i notwist) e degli italiano Yuppi Flu. I secondi mi sono piaciuti anche di più, come testimonia l'acquisto di maglietta e cd in loco.

3. Giocato alla wii.

strafatto. con partner Riga, venuto a casa con la scusa dei corsi di recupero goliardico organizzati dalla moglie ma con la segreta volontà di nerdizzare tutti, ivi compreso il cano che ora è un putentissimo stratega di Travian (sospetto acquisti milioni di punti con la mia carta di credito). Le freccette non hanno più segreti.

4. Andato agli Uffizi.

mi manca. però ci ho spedito il resto della ciurma (la moglie, che si è vantata del suo libretto di architettura entrando gratis; Riga che aveva la carta di identità da studente e Giulia che non ce l'aveva però grazie a Riga è entrata lo stesso; il Cano che invece ha atteso fuori)

5. Andato in braghe durante un durissimo scontro di boxe sempre alla wii.

fatto. con tanto di foto in possesso dei cavalieri. prossimamente nel prossimo numero del "Goliardia" con la nuovizzima sezione "Quando gli scacchi erano tanti" (facts pungenti sugli scacchi tra cui "quando gli scacchi erano tanti l'inno italiano era il bianche e nere casacche" e altre facezie)

6. Partecipato ad un matrimonio romantico.

fatto. con la sposa che arriva sulla due cavalli (e non su due cavalli..) con il pancione e il fratello della sposa commossissimo.
con lo sposo che abbraccia tutti stritolandoli di gioia. e un ricevimento in una delle migliori tavolate possibili.

7. Appassionato e drogato per due giorni da un server gratuito di Ragnarok.

fatto. con la complicità della moglie che ha accettato un mio riavvicinamento al mondo dei mmorpg solo a patto che fosse Ragnarok, abbiamo vissuto due giorni interi (senza alcuna interruzione neanche per mangiare) tra Prontera e altri allegri dungeon con il Monaco Fra anche lui attirato come un'ape col miele.

8. preparato le valigie in un'ora e già in ritardo per il Trentino.

fatto. ci aspettano alle due a Verona alla melablu. non so come arrivarci senza usare la Batmobile.

9. visto il cavaliere oscuro.

a momenti dimenticavo. visione fantastica del Batman moderno, alle prese con il terrorista Joker.

10. moglie sbuffante alla porta che dice "siamo in ritardo simo".

vado, via.

arrivedorci.
Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Bluetooth

<< ciao Guendalina, sono Simone, c'è Pru?>>

<< gnagnagna>>

<<si, sei affamata. capisco il tuo turbamento. ora mi passi pru?>>

<<gnagnagna>>

<<hai perso una pallina sotto al divano. una tragedia. ti sono vicino. ehm.. Pru?>>

<<gnagnagna>>

<< .*/,.*/.,*/..,,/.*,>>

<<oh ciao Cano. ora potrei parlare con Pru?>>

<<*/....,*/,*/.,,;;,.,.,>>

<<cano sei scurrile oltremodo e anche inopportuno. fermo restando che, alla faccia tua, non ho nessuna sorella>>

<<....:;,,:>>

<<questa conversazione poi prosegue a casa, ora basta: passami Pru>>

<<ciao amore, a che punto sei?>>

<<vicino. la Guendalina ha fame, ha perso una pallina sotto al divano>>

<<si, me l'ha detto. devi recuperargliela appena torni>>

<<e il Cano ha imparato una bestemmia che offende almeno quattro religioni in meno di tre parole>>

<<lo so: falananna che è buddista da quando ha sentito è in meditazione trascendentale>>

<<russa?>>

<<un pochino, ma poi lo spintono e si gira>>

<<sono quasi arrivato.. stasera cinemino?>>

<<siamo andati ieri a vedere Hellboy.. casomai aspetterei Batman..>>

<<see.. se aspettiamo lui si fa notte.. non può mai la sera..>>

<<.....>>

<<pfff...>>

<<simo, torno a stirare che è meglio.. finiamola qua>>
Simone, minimal 20:11 | commenti: commenti (7)(popup)

Discovering Merito

Due giorni di caldaia e ferro da stiro.

La terribile alleanza di panni ancora da stirare e panni appena lavati ha prodotto una palla di tessuti misto cotone/sintetico grande pressappoco come la Turchia.

e mentre stiravo le guglie di Ankara (notoriamente dure e refrattarie alla piega), mi è apparsa in sogno un'immagine della mia vecchia tata, la Dina, che irrorava tutto col Merito.

Allora pensavo che il Merito fosse un gas nervino progettato per uccidere gli acari e allontanare i bimbi-infami che ti staccano di nascosto il ferro solo per farti il dispetto.

tutto invogliato dall'idea di stirare le gatte con l'appretto, sono corso negli scaffali alti del salotto, quelli deputati al contenimento di materiale geneticamente modificato, radioattivo e comunque di provenienza sconosciuta.

nell'anta 51, assieme all'astronave dell'omino bianco e ai manubri di MastroLindo c'era il Merito.

Il Merito ha la forma di un normale insetticida, salvo per un manico più ergonomico, modello Colt Navy.
L'impugnatura permette di spruzzare il temibile gas con una mano e tenere il ferro con l'altra.

Col Merito sono tornato alle guglie di Ankara, beffarde e grinzose sull'asse da stiro Firenze-Istanbul.

Ho vaporizzato le torri ma niente. Non cadevano.
Poi ho fatto partire le truppe aeree.

Il Merito crea una nube tossica con un gradevole profumo di Meritonia (sostanza presente in numerosi pianeti della Confederazione di Star Trek, ma assente sulla terra); la nube si deposita sul tessuto e lo paralizza, costringendolo al volere del Ferro.

In poche ore la sfera turca era stata detronizzata e noi siamo tornati padroni della casa.

Per gli animalisti: tranquilli, non ho provato l'appretto sugli animali.
E comunque le nostre gatte hanno le pistole a ioni che davano col Dash (poi smisero quando gli Alieni, proprietari dell'azienda, reputarono pericolosi i gadget solitamente allegati negli altri pianeti).
Simone, minimal 23:33 | commenti: commenti (3)(popup)

Il fresco programma dell'estate

martedì, 01 luglio 2008 in: divertissement, teledipendenze
Dai creatori del geniale programma dedicato ai libidinosi della terza età "Uomini e Nonne"..

Dalla geniale creatività dell'autore de "l'isola dei canuti" e di "La Tappa", in cui una infiltrata sputtanava la vita segreta dei sette nani..

Dopo il fastoso programma culinario "La ruota della fonduta" e l'esperimento letterario de "La Prosa del Cuoco"

Torna la regina delle conduttrici (sua cugina) in un nuovo show, in cui la squadra dei bianchi si scontrerà con la squadra degli azzurri in una sfida all'ultimo sangue.

Dopo estenuanti prove, valutate dalla terribile giuria di quantità presieduta da Giuliano Ferrara, uscirà un solo vincitore.

38.000 puntate per venti anni.

Tutti i giorni.

A qualsiasi ora.

pure di notte.

anche se sei in bagno.

non importa se non lo puoi vedere: te lo spediscono a casa in dvd.

te lo portano i Cesaroni.

te lo porta quello dei Cesaroni che si ammazza di pippe.

no, non Amendola.

quello che suona la chitarrina.

si bravo.

quindi lo vedi anche tu?

non ti vergogni?

e magari hai pure registrato qualche puntata..

stai veramente messo male..

e quindi sei pronto per vedere..



un fresco programma di Marisa de Filippi (la cugina)
Simone, minimal 16:50 | commenti: commenti (popup)

Giornata piena

Oggi è stato un giorno pieno.
Io temo i giorni pieni perché nel più c'è sempre il rischio di trovarci il meno, ovvero quella porzione di più che non vorrei avere tra i piedi e che, nei giorni normali, non c'è proprio.

Oggi è stato un giorno pieno ed è cominciato alle 7:30.
Capisco di apparire banale, ma per me le 7:30 e tutto il giorno davanti mi mettono una grande agitazione.
Così grande che non ho preso il caffé, che già stavo agitato di mio senza bisogno di macinare chicchi tostati fatti apposta per eccitarmi.

Oggi alle nove stavo già in Tribunale e alle nove e cinque stavo già fuori dal Tribunale; alla faccia di chi dice che i processi sono lenti.

Sicché ho pensato di comprare il giornale, cosa che non faccio mai di solito; ma oggi l'ho fatta perché se deve essere una giornata piena anche di cose un po' brutte voglio leggere tutti i dettagli.

Difatti ho letto i dettagli di questo governo del ridicolo.
Così ridicolo che adesso pure loro si sentono un po' delle merde ad averlo fatto e non c'hanno il coraggio di parlare;
tutti tranne gasparri che non sa cos'è il coraggio: ché lui parla come i bambini che hanno imparato a parlare da poco e sono tutti eccitati e anche se ti ripetono caccacacca in continuazione sono felici;
difatti Gasparri è felice di saper perlomeno parlare e parlaparlaparla e dice caccacaccacacca ma sempre col sorriso.

E dopo aver letto di Silvio che vuole ricusare pure il suo cane perché una volta gli ha sotterrato il parrucchino (e lui certe cose se le ricorda, quando vuole) sono andato in banca con rinnovata fiducia.

Il giorno pieno è continuato con me che firmavo il mutuo per la casa.
Il notaio, un notaio afono che leggeva il contratto ma non lo sentiva nessuno, ha detto che fino al 2038 devo pagare ogni mese una somma.
Il notaio afono ha fatto due conti (e pure io) e ora so che quando avrò 59 anni avrò estinto il mio debito.

La bella notizia però è che si comincia a pagarlo dal 31 agosto.

Di talché ho ripreso a braccetto la mia mogliettina e s'è fatto shopping alla feltrinelli e poi pure da Promod.
Fino al 31 agosto si può, osiamo.

Poi lei è andata ad un appuntamento al buio, nel senso che aveva fissato per un caffé con una sua amica ma non sapeva di preciso chi pervia che non aveva registrato bene il suo numero sul cellulare nuovo (quello cinesissimo che, per gli invidiosi, non è ancora esploso).

Io invece sono tornato a studio a lavorare e poi a parlare di goliardia con gli altri fanti, specie con Riga che magari mi legge (ciao Riga, ricordati le borchie).
Già perché Venerdì sono stato fatto Fante.

Con i miei nuovi poteri da Fante, progetto leggi ad personam e un decreto salva-fanti.
Se passa, bene.

Altrimenti ricuso il connestabile.

E tu, cano: tira fuori il mio parrucchino o ti metto in una buca assieme al cane di Berlusconi.
Simone, minimal 00:23 | commenti: commenti (4)(popup)

tecnocina

giovedì, 12 giugno 2008 in: divertissement, tecnologie
Non so se lo sapete (se non lo sapete, sapevatelo!) ma da diversi anni su Ebay si vende soprattutto roba cinese.

Io ci rimango male perché della Cina ho ancora una visione bucolica tipo Sanpei (non state a spulciarmi col fatto che Sanpei fosse giapponese.. per me era cinese pure lui): gente che lavora nei campi e vive la vita in casette di carta.

(già lo so, qualunque cosa dica da questo momento risulterà inevitabilmente razzista; a nulla varrà la mia cieca fiducia nel mondo e la mia tessera del partito)

Ecco invece i cinesi sono specializzati nel costruire con pochi soldi roba altamente tecnologica che poi rivendono tramite le aste online.

Un classico esempio è la nota ditta CECT (chi non la conosce, la conosca!) che produce per poco più di cento euri telefonini in stile iPhone.

Questi e altri aggeggi, tipo il telefonino palmare da polso o lettori mp3 da 800giga che si inseriscono nelle trombe di eustachio per restarci fino ad esaurimento batterie (previsto a metà del 2040) costano pochissimo, comprendono accessori incredibili (c'è un cellulare che ti fa vedere il campionato del mondo gratis anche quando non lo giocano).

Diciamolo, i cinesi ci hanno surclassato.

Quelli della Apple per arginare le loro ingenti perdite mettono in giro la voce che tali marchingegni esplodano all'improvviso carbonizzandoti l'orecchio (mi auguro non facciate come la maggior parte degli italiani, che mentre guida tiene il cellulare tra le gambe..) ma a poco serve questa tattica.

Stamani l'avvocato anziano e smanioso di tecnologie si è fatto recapitare due di questi ordigni, concedendone uno a me a titolo di premio per aver passato lo scritto per esame di avvocato (grazie, niente applausi).

Ci ho un po' smanazzato prima dell'udienza (giusto in piazzetta, di fronte allo sguardo lubrico di altrettanti giovini avvocati che credono sempre sia oro ciò che luccica..) per poi donarlo a Pru, che da anni gira con un mulettino decisamente bistrattato.

Questo coincide con il giorno dell'installazione dell'aria condizionata (cinese) in casa, nonché con il giorno che segna la fine dell'estate fiorentina, visto il quantitativo di pioggia caduta.

La tecnocina mi sconvolge. Probabilmente da qualche parte Sanpei sta pescando con una canna Bluetooth e wifi che non tira su i pesci dal fiume; li scarica direttamente da Emule.

Ed io lo sto arricchendo.
Simone, minimal 17:02 | commenti: commenti (1)(popup)

Appunti per un blog 2.0

All'uscita della feltrinelli ci sta un simpatico ometto di colore che cerca di vendermi piccoli libretti.

Io dico sempre di no, che ho fretta, che non mi interessano.

Neanche lo so io cosa ci sta scritto dentro questi libretti. Sai mai possano essere vivaci e interessanti.

Ma il conformismo e la fretta che tutto macinano mi spingono sempre via, come mia mamma da piccino quando mi appropinquavo a banchi di giocattoli potenzialmente interessanti.

All'uscita dalla feltrinelli ci sta anche il caldo, oggi in formato afa/sole/sudore prendi 3 ti disidrati 5.
Tanto che lo sbalzo aria condizionata/aria normale ha provocato seri stordimenti in Pru, già provata dall'acquisto selvaggio di libri variopinti.

Già perché abbiamo comprato il libro della Profe (quello nuovo), tre libri da architetti e "la mano sinistra di Dio".

Insomma, fino a che non ci montano il condizionatore, sappiamo come sventolarci (le riviste da architetto in questo sono perfette poiché grandi e quadrate) e come distrarci.

Come sempre, all'uscita dalla feltrinelli, ripenso a cosa potrei fare per migliorare questo piccolo spazio virtuale.

Tanti hanno un sacco di idee carine e ironiche. Io nulla.

Tipo che potrei cominciare a dare dei nomignoli a tutte le persone che conosco: magari mio padre diventa El vecio, mia mamma la rinomino SudAmerica e il cano lo chiamo Il Cano.

E poi potrei parlare in terza persona. Ganzo.
Potrei smetterla di dire io io io e passare a:

All'uscita dalla feltrinelli Simone pensa sia ora di cominciare a parlare in terza persona.
Pensa sia una cosa molto avveneristica e decide di parlarne con Il Cano.
In quel mentre, giunge una chiamata di El Vecio per una grigliata in giardino.

Non pare male.
Potrei riuscirci.

Oppure potrei cominciare a disegnare fumetti, una mia versione cartoonesca e furbetta, un tipo con le bretelle e l'aria professorale ma che poi ne combina di cotte e crude.

Questa idea la scarto subito, ripensando all'ultimo mio disegno: una casa col sole e l'albero.
A cinque anni.

Potrei darmi al fotoblog e postare solo scatti con commenti surreali e ricolmi di concetti densi a tal punto da risultare incomprensibili.
Cavolo questo si potrebbe fare! Ora mi prendo il dizionario, scelgo cinque parole a caso e scrivo due righe usando solo le cinque parole.

INAVVERTITAMENTE il NUCLEO si è messo a BALLARE: tutt i contorni di un LUCIDO divenire mi paiono DISCRETI e fascinosi. BALLARE è DISCRETO, LUCIDO, INAVVERTITAMENTE NUCLEO.

non funziona. mi manca qualcosa.
e non conosco i giri dei pusher di Firenze.

All'uscita dalla Feltrinelli ora ricordo di aver comprato anche il libro+dvd di Ascanio Celestini "Parole Sante".

Ecco, uno come Ascanio è veramente da invidiare: ho visto alcune sue opere teatrali, in cui lui si siede, ti guarda e comincia a parlare.
Parla per due ore e non te ne accorgi.

Racconta cose allucinanti, tipo la strage delle fosse ardeatine, con lucidità ed una impercettibile ironia, senza apparire mai inopportuno.

Diamine potrei scrivere come Ascanio. Come parla, intendo. Cioè scrivere come parla lui.
Però con l'accento toscano, perché io l'accento romano proprio non sono capace a farlo.
Al massimo dico "aò". Si ma non mi viene bene come a lui.

All'uscita dalla Feltrinelli mi fermo, mentre l'ometto di colore tenta di vendermi un libretto e ripenso a cosa cambiare di questo spazio virtuale.
Mi fermo anche per riprendere fiato e acclimatarmi nell'afa fiorentina.

Poi ripongo tutti gli appunti per un blog 2.0 in un cassetto.

Va già bene così.
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (3)(popup)

Il killer di libri

giovedì, 05 giugno 2008 in: divertissement, teledipendenze, per una sberla di libri
Dopo la visione, in due giorni, della stagione 1 di "Dexter", sono entrato stamani alla Edison per procurarmi i libri di Lindsay dedicati a questo insolito assassino.

Ho girato tre diverse librerie, convinto di trovare "la mano sinistra di Dio" in bella posa all'ingresso.

Pensavo che una novità per me fosse una novità in senso universale.

In realtà è un libro del 2005.

Ogni volta che mi avvicinavo allo scaffale giusto, il libro di Pulsatilla mi assaliva in forma di valanga.

Compramicompramicomprami.

Una lunga illuminazione vedeva Giulietta Squinz distesa su un tavolo di metallo, avvolta nel domopak, pronta per diventare cibo per pesci.

Alla fine sono uscito  da tutte le librerie senza comprare niente.

Tornerò stanotte.

Con dei grandi sacchi neri.

Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (8)(popup)

Pisa Merda

martedì, 03 giugno 2008 in: divertissement, goliardie
Sfogliavo pagine (virtuali) in cerca di ispirazione per questo piccolo resoconto della giornata di sabato.

Oggiù, è difficile parlar bene di Pisa; io li capisco i livornesi che ce li hanno sotto al culo ogni moto di spiaggia.

E' difficile ma oggi mi tocca. Quindi bevo a pigiapigia una sorsatona d'acqua di mare, che fa parecchio cozzèvongole e mi accingo a tornare serio (ma anche faceto).

Sabato abbiamo lasciato casa e gatti per andare al parco di San Rossore, le cascine di Pisa.

Al Parco di San Rossore, spiaggiati come balene cui si fosse rotto il gps, stavano i resti dei Goliardi sopravvissuti alla cena precedente.

Difatti venerdì c'era una cena, che abbiamo saltato ma c'è mancato pocopoco. Tutti a dirmi oquanto eradivertenete lacenaprima doveviessercianchete.
No. Non c'ero. Puppa.

Torniamo quindi all'erba umida del Parco di San Rossore, dove ci stavano due tettoie e sotto due tavoli e sotto due panche per ogni tavolo e seduti parecchia gente colorata a festa.

Per rianimare la giornata sconvolta di sole ci siamo messi a suonare la chitarra.
Suonare la chitarra in un concerto di goliardi è come voler palleggiare a san Siro tra Italia-Brasile. Comunque la giri è sicuro che ci fai una figura di merda.

Ma c'è chi non si scoraggia, come certune che suonano i soliti cinque accordi in fila per tipo dueoredue, fintantoché i legittimi proprietari della chitarrina chiamano l'ufficiale giudiziario per farsela rendere.

Senza chitarra resta solo da imbarcarsi sul trenino, una splendida iniziativa tutta pisana: dopo secoli di Barroccio, finalmente una nuova tappa nell'evoluzione dell'uomo: 2008, i pisani scoprono il treno.

Ora gli manca solo scoprire i binari dove posarlo e poi siamo assistemati.

Io però non mi fidavo e gli sono andato dietro con la macchina (i pisani gridavano al prodigio, fissando il barroccio che li seguiva senza ciuchi). Ogni tanto clacsonavo pure.

Con questo sistema siamo giunti alla facoltà di nonsocosa, una roba tipo scienza delle carrube, dove i Pisani si iscrivono per mascherare le loro origini contadine (e soprattutto perché così possono fare goliardia).
Lo so: tutti pensavano di mangiare alla Sapienza o alla Normale.
Come sospettavo da anni, queste ultime due sono facoltà di Batman: nel senso che da sopra non ci entri, devi passare dai sotterranei.
Fino a che i Pisani non scoprono i sotterranei, alla Sapienza o alla Normale non ci si entra, figuriamoci mangiarci.

Comunque il posto era carino, faceva parecchio barricate, s'è speso un fottìo e mangiato un filino meno che lo schifo: insomma tutto regolare.

Come antipasto ho pure inculato (anche se la mano da borseggiatore era di un altro) un mulo appeso ad un goliardo genovese: un doge, mi pare.
A me i genovesi paiono tutti uguali.
Tranne Black che è uguale ma però invecchiato.

Alla fine ci siamo finiti perdavvero alla Sapienza (sempre col trenino.. devono aver rigato l'asfalto di mezza Pisa con le rote) o meglio.. di fronte.

E dopo un paio di girotondi hanno nominato un nuovo Torrione. Oddio.. questo pare più una torretta con un trombettiere in collo: è stretta, lungalunga e suona fissa..

Che vi devo dire.. a me questa cena è piaciuta.

Ma percarità non lo dite ai Pisani, per loro, valga il titolo a riassumere tutta la giornata.
Simone, minimal 17:09 | commenti: commenti (16)(popup)

umidità e ritardi

si sente respirare, questa umidità.

se ascolti puoi udire quel rimbalzare lieve di piccole onde, di piccole, tantissime onde.

le onde rimbalzano tra le particelle di ossigeno e un sacco di altra roba che forse non dovrebbe esserci, nell'aria.

e le onde divengono gocce sulla fronte. sono gocce piatte, scivolose.

le sfiori e si infrangono. le sfiori e si moltiplicano.

scendono, seguono il contorno degli occhi, diventano valanghe.

poi si radunano, si ritrovano sull'alto labbro, alle pendici del naso.

le togli, si riformano.

le togli anche dal mento. rinascono.

ed ascolti.

si sente respirare questa umidità.

la chiamano estate.

arriva in anticipo.

il condizionatore no: l'abbiamo ordinato il 2 di Maggio.

arriva in ritardo.

stronzi.
Simone, minimal 22:34 | commenti: commenti (6)(popup)

MontMartre

Alle ore 10:21, con 9 minuti di anticipo, l'aereo proveniente da Pisa atterrava all'aeroporto D'Orly, a 14 chilometri da Parigi.

Pochi minuti dopo i passeggeri ingombravano lo stretto corridoio tra le file dei sedili per scendere ordinatamente.

Nello stesso istante, in Rue De Trois Féres, al 18eme arrondissement, un gruppo di turisti si fermava all'angolo con Rue de Tholozé.
La guida indicava una casa bianca, con vetri puliti e senza tende.
Il gruppo di turisti con la bocca ovale per lo stupore, scattava furiosamente foto prive di significato.

Sono le ore 11:00 mentre due passeggeri del volo che da Pisa è atterrato ad Orly con 9 minuti di anticipo entrano all'hotel Confort, un due stelle afoso.
Il receptionist, pizzettato francese dalle gote rubiconde e il sorriso distorto dice di lasciare i bagagli in una stanzetta afosa quanto la hall.
La stanza sarà pronta verso le 14:00.

I due passeggeri, neanche 15 minuti più tardi, escono dal Confort Hotel, transitano sotto la casa bianca dai vetri puliti e passano oltre.

Nello stesso istante tre giovani ragazze francesi, con alcuni palloncini colorati bianchi e arancio, stendono tovaglie e vettovaglie sull'erba in declivio al centro della scalinata del Sacre Coeur.
E attendono qualcuno.

I due passeggeri del volo Pisa-Orly, Simo e Pru, giungono sulla Butte, la collina di Montmartre.
Dopo un Croque Madame (un toast con uovo in allegato) si stendono al sole del prato in declivio sotto al Sacre Coeur, felici di questo primo giorno a Montmartre.

Pochi minuti più tardi, tre giovani ragazze con palloncini legati agli spallacci dei propri zaini, raggiungono la tovaglia e le vettovaglie, salutano chi le stava attendendo e si stendono tra il verde di Montmartree i palloncini bianchi/arancioni.

Poco sopra di loro, Simo e Pru riposavano scattando foto bianche/arancioni di Montmartre.

E' la sera del 18 maggio, a Parigi c'è un fresco vento e odore di pioggia.

Sono da poco passate le nove, sono da poco passati dei turisti sotto la casa bianca dai vetri puliti.
Simo li vede, dal terrazzo del quinto piano della camera numero 54 del confort hotel.

Sono da poco passate le nove: Simo e Pru lasciano il Confort Hotel per salire sulla Butte.

Nello stesso istante un pianista squattrinato attacca a suonare al Tir Bouchon, piccola creperie dietro Place Du Tertre.

Pochi minuti più tardi, attirati dalle note squattrinate del pianista, Simo e Pru entrano nel locale rosso, avvolto di pareti di biglietti dei vari clienti, chiamato Tir Bouchon.

Un cameriere cordiale ricorda a Pru come si chiamano "Forchetta e Coltello" in francese.

Pru sorride e Simo ordina una Crepe ai tre formaggi. Anche una Leffe.

Fuori dal locale, poco distante, un capellone rossiccio verga un contrabbasso.
Ne esce Sound of Silence.

Dopo la delusione della cena del diciassette,  in cui un  locale ingrato li aveva respinti, Simo e Pru decidono che il giorno successivo avrebbero mangiato Fondue a la Bourgugon.
Non sicuri di come si scriva, ma abbastanza certi di come si prepari.

Il giorno dopo, alla stessa ora, Simo e Pru sono dentro la Butte de Ville; all'ingresso vengono accolti da tre generazioni differenti: una giovane cameriera di origini campane, sua madre e sua nonna, una tenera vecchina che spilucca prugne senza nocciolo, nativa di Montmartre.

Venti minuti più tardi, Pru frigge il suo primo pezzetto di carne nell'olio bollente della Fondue.

Venti minuti più tardi Pru scopre "la cottura perfetta" del pezzettino di carne.

E' il giorno 20.

E' martedì.

Sono le 16:10 mentre Pru e Simo escono con il loro bagaglio a mano dal numero 16 di Rue Tholozé, fissando con sospetto la casa bianca dai vetri puliti.
Pochi minuti più tardi il sospetto finisce dentro una fetta di Tatìn ed una di Flan.

Consapevoli di essere sulla rotta di rientro, Simo e Pru salutano la Butte, ci lasciano un foglietto, appeso ad una trave del Tir Bouchon.

E si dicono: torneremo presto.

Sono le 16:15 mentre MontMartre saluta i due strani abitanti del quinto piano del num.16 di Rue Tholozé: quelli che non conoscevano il significato della casa bianca dai vetri puliti.

Ma conoscevano ben altro.

Simone, minimal 17:19 | commenti: commenti (3)(popup)

Adulte Adolescenze

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Dice che è una cosa strana: ha atteggiamenti adolescenti su questioni "cresciute".

Le chiedo di spiegarsi e mi risponde che in adolescenza si estremizza tutto: un'amicizia è fondamentale, il primo amore è imprescindibile, una canzone pare sia il fulcro del nostro universo, fatto di scadenze fisse, di scuola, di dopo-scuola e di genitori.

Poi si cresce e passa, ma resta la tendenza all'estremizzazione, per cui è un dramma non avere la scarpiera (penso, non le ho chiesto un esempio preciso..) è un dramma avere la casa che esplode di roba e metterci due giorni a renderla appena presentabile, e metterci tipo un'ora a farla esplodere di nuovo.

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Lei parla e sullo schermo c'è una puntata di "Gigì" (credo si pronunci sgisgì), una bambina con un cane blu e un pupazzo rosa, figlia dell'ennesima principessa di un qualche pianeta lontano, con i capelli rosa e una bacchetta che la fa diventare adulta in un lampo.

Sgisgì con una giravolta e una magia salta a piè pari l'adolescenza inquieta e si trasforma in una ventenne.
Di colpo è posata, intelligente, matura e responsabile.

Sgisgì però tenta di risolvere grandi problemi con la magia: il cartone animato  ha funzione educativa e la narrazione ci fa comprendere che la magia è bella, ma per far girare il mondo occorrono altri valori e olio di gomito.

Allora Sgisgì torna bambina, e la principessa che la spia come una telecamera del Grande Fratello è contenta perché ha imparato un'altra lezione di vita.

Nessuno si preoccupa che a dieci anni la bambina dai capelli rosa parli con un cane blu.

Nessuno si preoccupa che il cane blu risponda.

Sono sul divano e, mentre Pru mi confessa le sue adulte adolescenze, guardo Sgisgì e penso che magari è così per tutti.

Magari la gente non lo dice, però, quando cresce, le inquietudini adolescenziali restano.

Magari diventano adulte, ma restano.

Solo a Sgisgì non resteranno. Lei passerà dall'infanzia alla menopausa in un baleno.
Lei e quel cane blu con l'aria saccente.

Chissà cosa è meglio: avere adulte adolescenze o essere adulti e basta.

Stasera ne parlerò col cano brutto.

E magari faremo una magia.
Simone, minimal 12:16 | commenti: commenti (6)(popup)

Un piccolo minuto di silenzio

venerdì, 09 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, termopolitica, scelte di campo
29 anni fa, esploso vicini ai binari di un treno, moriva un giovane che aveva dedicato la sua cultura, la sua intelligenza ed il suo amore per la libertà alla lotta contro una ipocrisia.

Questo ragazzo infatti non era giudice, non era un poliziotto incorruttibile o un vendicatore mascherato.

Era solo uno che vedeva le cose per come erano e non per come si dovevano vedere.

29 anni fa moriva Peppino Impastato.

Alla notizia, il ministro Calderoli ha detto: "chi?"

Simone, minimal 15:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Gite Domenicali

domenica, 04 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, fiorentinismi
Ci sono posti a Firenze in cui non sono mai stato.

Non me ne faccio certo un cruccio, tipo che non ci si dorme la notte e ci si sente in imbarazzo con i cinesi, ché loro magari li hanno visti tutti, i posti a Firenze.

Ci sono posti a Firenze che so. So che stanno a Firenze, li conosco.
Li ho visti in qualche film ad esempio.

Tipo che non sono mai stato in cima al campanile di Giotto, ecco.
E magari invece mezza Cina c'ha una foto con tutta la famiglia sulla torre.

Io no, non ci sono mai stato.

Dei giorni penso: oggi salgo sulla torre. Poi mi fa una gran fatica, vedo tutti quei cinesi in coda.
No, via. Mi passa la voglia.

Ci vadano loro, in cima alla torre. Poi semmai vado sui myspace cinesi e mi scarico le foto.
Però ci sono altri posti che è un peccato non vederli mai.

Allora aspetti il momento giusto, la giornata non troppo calda, quella in cui un po' fa fatica e un po' no.
Più no.

Sicché stamani, verso il tocco (ho scoperto su un blog che solo da noi si dice "il tocco" per dire "le una del pomeriggio") prendo Pru, gli dico "vestiti".
Lei non aveva tanta voglia di uscire; stava con le pantofole (io no e anzi gliele rubavo per non girare scalzo per casa) sul divano a guardare la tv.

Però sono stato particolarmente convincente stavolta.
Quindi ci siamo ritrovati in macchina, con la Nikon carica.

Oh, io non lo sapevo dove portarla, sul momento.
Volevo improvvisare.
Senza sfigurare, ché Pru è esigente: se la frego e la porto in un posto sfigato è carina, non mi dice "che schifo" però si capisce perché dopo un po' è subito stanca.

Allora mi è venuto in mente Amici miei.
L'atto secondo, quando il povero Mascetti, dopo una litigata con i suoi compagni di zingarata, usciva da un parco e si sentiva male.

Quel parco, a pochi passi da casa nostra io non l'ho mai visto.
Vai, ganzo.

Siamo atterrati in cima a via Trieste quasi per magia, incastrando la macchina davanti a un SUV grosso come la Cina (non me ne vogliano i cinesi, oggi mi vengono in mente solo loro..).

Ho portato Pru al Giardino dell'Orticultura. Io credevo lo avessero fatto i medici.
Di solito a Firenze è così: se una cosa è bella, l'hanno fatta i Medici.

Invece Pru, a cazzotto, dice "guarda, la serra sarà al massimo del 1870".
La didascalia infatti riporta "costruita nel 1860". Ha sbagliato di 10 anni.

Come farà, mi domando.

Abbiamo passeggiato in mezzo al verde, al silenzio, alle famiglie con il telo steso ed il libro aperto, a persone in cerca della tintarella cittadina, a bambini che ridevano.

C'è un drago in testa a questo parco.
Un drago di pietra con la barba di edera.

Ho fatto le foto, c'è perdavvero.

Ci siamo inseguiti a colpi di scatti.

Ad un certo punto Pru ha detto "non mi sento tanto bene" ed io ho pensato di averla portata in un posto un po' così..
Ma poi è rimasta, si è sentita meglio; le piaceva così tanto che vuole tornarci.
Magari con la sua amica GIulia, se viene il fine settimana; O forse da sola, con i suoi libri sottobraccio.

A fissare il drago e la serra dei Medici fatta nel 1860.

Prima di andare, all'ombra, ho scattato una foto verso il campanile di Giotto.
Ciao cinesi. Stiamo qua.

Italia - Cina 1-1
Simone, minimal 22:54 | commenti: commenti (6)(popup)

Primo Maggio

Aria di musica in casa.

Dopo il pranzo del Primo Maggio a casa della suocera di mia moglie (che quindi, tecnicamente, è mia madre) siamo usciti pieni di entusiasmo, con la voglia di camminare, di respirare la primavera, di sentire il respiro dell'erba, di ballare nelle piazze e gridare w fernandez.

"Simo, secondo me piove.."

".. mm.. tra quindici minuti comincia il concerto.. andiamo a casa e ce lo registriamo?"

"presa!"

sul divano, ballando e cantando, con i bluebeaters che abbiamo visto da pochi metri di palco, trenino con Piero Pelù che canta Revolution, emozionciona quando Santamaria intona "While My Guitar Gently Weeps".

Pru strofina il clarinetto, riportando a galla emozioni e ricordi.

Io strofino la chitarra, o meglio la strimpello, dietro al variegato palco del primo maggio.

Festa insolita. Non siamo in piazza, coi fazzoletti.

Ma siamo col cuore dentro questa giornata dei lavoratori.
Più di molte altre volte.

Ed ho incollato la mia busta di corde sul moleskine.

Ricomincia.
Simone, minimal 19:32 | commenti: commenti (2)(popup)

La cordata

mercoledì, 30 aprile 2008 in: divertissement, suono io
Il cortese signore che siede dietro al Bancone di Checcacci oggi l'ho stupito con la mia preparazione.

Da quando, infatti, ho questa assurda pretesa di suonare, il mio problema maggiore è discutere con i negozianti.

Mi manca il lessico, ecco tutto.

Memore delle precedenti sconfitte, guerre in cui credevo di partire slanciato e poi scivolavo su risposte che sfasciavano il mio ariete con uno stecchino da denti, oggi sono arrivato preparato.

Mi sono studiato diametri, marche, composizione degli strumenti, qualità.

Tutto su wikipedia, non disdegnando però anche i forum specializzati.

Ho visionato diversi video di YouTube che trattano l'argomento.

Mi sono anche scritto qualcosa sulla mano, che non si sa mai.

Dopo essermi rigato le guance con la cera da scarpe, sono entrato da Checcacci ed ho sfoderato il sorriso dell'esperto.

Quello mezzo di lato, tanto per capirsi.

"ciao" faccio per eliminare le classi sociali "avrei bisogno di un paio di set di corde per le mie chitarre"

parto bene, lo vedo attento, ma parto bene.

"di che tipo?" , ammicca insinuante, il bastardo.

"allora ho bisogno di un set da acustica" e mi guardo la mano destra, con le unghie lunghe, nel tipico gesto dello sberleffo, "ed un set da elettrica"

"bene, che misure vuoi?"

"mah, guarda, per l'acustica mi va bene un po' qualunque cosa" faccio per sottolineare che è la mia chitarrina da passeggio, quella che tengo in bauliera per ogni evenienza; tante volte si materializzasse un fuoco e una spiaggia in via del Corso. può succedere, eh.

"tipo?" l'infame vuole controllare se io so.

e io, cazzo, so.

"mah, dammi un 10-50" gliela butto tranquilla

"10-48, vorrai dire.." mi corregge, ma io so che esiste anche la 50

sicché mi impunto "no, dai è troppo fine.."

"in realtà sono praticamente uguali"

lo derido, il pressappochista.

"beh, insomma.." e faccio il gesto esagerato.

"vabbé.. " sorvola " e per l'elettrica?"

"l'elettrica la prendo della Ernieball, avevo quelle fucsia (della Ernieball fa figo dire solo il colore, l'ho letto da un tizio che le usa a pacchi da dodici; di quelle fucsia, proprio) però ora vorrei cambiare.."

ora pretendo il consiglio dell'esperto.

"dipende da che mano hai.. se preferisci una scalatura più dura.."

"magari si, la preferisco, sai, per gli arpeggi.."

mi guarda come se avessi un pescespada ficcato in una tempia.

"comunque si dai, prendo le verdi allora"

Sono già alla cassa, stavolta ho stravinto. Sudo soddisfatto.
Apro la confezione delle D'Addario acustiche e noto con sconcerto che anche queste hanno il capo colorato in fondo.

Nel video di Youtube non c'era capo.
L'infame si è sbagliato. Ma allora è un pataccone!

"ehi, ma queste sono da elettrica!" e le mostro spalancando gli occhi sopra l'iride.

"perché?" mi ribatte.

"hanno il pallino in fondo.." ma già sono poco convinto. il filmato di Youtube si vedeva sgranato.

"tutte hanno il capo in fondo.. ma se hai dei problemi, vieni qui, te le cambiamo noi.."

Set, incontro, partita.

Simone, minimal 17:16 | commenti: commenti (4)(popup)

Tempismo

mercoledì, 23 aprile 2008 in: divertissement, toghe in delirio
Questa mattina sono giunto in Tribunale con un anno e dieci minuti di anticipo.

Non me la sono sentita di attendere la controparte. Ho una vita, io.



p.s. questo blog potrà subire rallentamenti, dal momento che eventi incresciosi hanno disgregato i nostri due computer casalinghi nel giro di tre giorni.
ci restano solo la wii e il computer dell'ufficio.
Simone, minimal 11:06 | commenti: commenti (1)(popup)

La Clinica dell'amore

Portiamo le nostre gattine presso una clinica veterinaria 24su24.

Una piccola squadra di medici senza frontiere che aprono, ricuciono, affettano, diagnosticano.

Come referente abbiamo il dott. Ross, un simpatico dottore che fa un po' il piacione con l'orsa norvegese.

Il cano non si fidava del bellimbusto, sicché ieri, quando l'ho portata per la sua liposuzione all'inguine (questa pazza adolescente fissata con il fisico di certe modelle anoressiche senz'anima) è voluto andare anche lui, nascosto dentro la gabbia.

Verso mezzogiorno la lascio in clinica. L'operazione è prevista per le una.

I genitori a casa mangiano con apprensione, mentre lisa dagli occhi blu cerca in ogni dove l'orsa, convinta che si stia preparando per l'agguato del secolo.

Poco prima dell'inizio di Biutiful (giusto per avere riferimenti temporali sensati, mollando la pratica abusata di lancette minuti e secondi) squilla il telefono.

<<Pronto? Salve sono il Dott. Ross>>
<<Oh, salve; com'è andata l'operazione?>>
<<Benissimo, ehm.. si tutto bene, la piccola si sta svegliando adesso dall'anestesia>>
<<mm.. la sento dubbioso.. c'è qualcosa che non va?>>
<<nono, stia.. tranquillo. solo.. no, via nulla>>
<<Dottore mi dica, forza!>>
<<beh.. si tratta.. del cano>>
<<il.. chi?>>
<<il cano, sa quell'animaletto di pezza con la maglia di mcDonald.. che era venuto insieme alla Lory..>>
<<ah.. sisi.. che è successo?>>
<<beh, il silicone ha avuto un rigetto>>
<<il.. COSA?? che silicone??>>
<<mah come, non sapeva nulla.. il cano mi ha detto che era tutto concordato..>>
<<concordato un egitto! ma tu guarda.. ah ma quando torna.. no scusi ma che è successo?>>
<<beh.. niente di troppo grave, sa.. solo che l'imbottitura col silicone non funziona.. e quindi il Saratoga è andato a giro per tutto il corpo>>
<<ci mancava solo questa.. il Cano equivoco.. e cosa avrebbe, le tette?>>
<<nono, ahah.. anzi.. è piuttosto fisicato ora.. in pratica gli è venuto un corpo plasticissimo>>
<< vabbé li vengo a prendere>>

Tra il preoccupato e l'incazzato vado a ritirare la modella e il nuovo lou ferrigno del canile.

La clinica del Dott. Ross è abbastanza distante e si entra da una stradella privata.
Nel piazzale, mentre lascio la macchina, una scena agghiacciante:

Il Dott. Ross in abitino pizzatissimo su una scala di alluminio, con tanto di pennello in mano.
La Lory, scosciata e magrissima, sopra un'altra scala, che spennella seduttiva un cancello verde con la coda vaporosa.

Tra i due, con indosso una vestaglia di seta blu, il cano, che pare una controfigura di Siffredi nelle scene pericolose.

<< Cano, che minchia sta succedendo??>>

<<oh,>> risponde ammiccante <<la Lory stende il colore.. e il dott. Ross usa il pennello>>
conclude malizioso

Poi si rivolge alla Lory: << Brava Lory, brava!>>
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (3)(popup)

IndieSimo

lunedì, 31 marzo 2008 in: divertissement, musicalmente
Il termine musica indie (neologismo della lingua inglese derivato dalla contrazione del termine independent) è riferibile ad un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza, reale oppure percepita, dalla musica pop commerciale e da una cultura cosiddetta mainstream (cultura di massa), nonché da un approccio personale alla musica stessa.


Quando non so le cose mi documento.
Non abituatevici, eh.
Delle volte improvviso, invento, sparo nel mucchio: ve lo dico per non crearvi false illusioni. Sono, in certune occasioni, così abilmente cazzaro da risultare convincente persino per me stesso.

Detto questo, quando l'altro giorno davo l'anitra wc sull'hard-disk, ho scovato questa incrostazione indie di cui non ero a conoscenza.

E siccome io con le macchie non sono pratico, per usare lo smacchiatore giusto o anche solo per capire se era un'infezione benigna, sono dovuto andare sulla solita wikipedia, alla voce indie.

Si perché mica l'ho capito, così al volo, cosa volesse dire.

Parecchi si limitano a dire che tutto quello che non è commerciale, o supportato dalle grandi case di musica, è indie.

Una sorta di consolazione per tutti quei poveri cristi che non vendono (Frankie, coraggio! sei indie! è un sms che Zampaglione ha mandato al suo amico Di Gesù)(per sfotterlo, s'intende).

In realtà la definizione di wikipedia è migliore: se non sei riconducibile ad un genere predefinito, allora sei indie.

Poi su un blog ho scoperto che esiste l'indie pop, l'indie rock, l'indie folk, l'indie salsa e merengue.
Sicché a ben guardare siamo sempre dentro un genere. Anzi, parecchi generi.

Non che voglia per forza appioppargli un'etichetta, ma allora cosa deve fare uno per essere veramente indie?

Ecco il decalogo del vero artista indie:

1. Non aver mai collaborato con una casa discografica; neanche quella sotto casa gestita dal carrozziere che ti truccava il motorino.

2. Non amare visceralmente biagio antonacci, non volersi trombare la moglie di Paolo Conte, non invidiare i gran soldi di Toto Cutugno, non scrivere lettere di protesta al mucchio selvaggio per le due stelle date all'ultimo album di Tony Dallara.

3. Suonare strumenti classici, anzi pure vecchi, tipo la diamonica o il flauto di plastica arancio che sta dentro la collana "Anch'io come Van Halen" della De Agostini.

4. Gli strumenti di cui sopra suonarli in maniera anticonformista, tipo battere i tasti frustandoli col calzino o scoreggiare nel flauto (questo solo per i più esperti, o se si è almeno un duo e l'altro copre i fori).

5. Avere un abbigliamento tipo la roba dismessa di Ciaociao, usare la lavatrice a gettoni una volta l'anno per i calzini da frustata.

6. Scrivere canzoni in un linguaggio incomprensibile. Spesso inventato. In questo le flatulenze di cui sopra aiutano una cifra.

7. Essere politicamente impegnato. Dalla parte sbagliata.

8. Avere una recensione fantastica del tuo primo album, con tanto di plausi e grida al miracolo, nel blog di una vecchia conoscenza della polizia postale di vari stati europei. Che in realtà non lo ha mai sentito.

9. Fare "concerti" a casa di nonna, a casa di zia e comunque ogni qualvolta viene gente a cena.

10. Collaborare con altri grandi del tuo genere, l'amico sordo, il cane lillo, Loredana Berté. Ricevere assurde proposte da chi, come te, non sa suonare niente di diverso dalle posate sui calici.

Oh cazzo. Sono Indie.

Cara preparati, se Silvio vince si emigra in Islanda.
Simone, minimal 18:28 | commenti: commenti (7)(popup)

Questa mattina

mercoledì, 26 marzo 2008 in: divertissement, fiorentinismi, fantashopping
Questa mattina ero a spasso per il centro.

Non era propriamente una giornata di ferie.
Anzi, a ben guardare ho lavorato parecchio, solo che era un lavoro frammentato, un po' come fare il parrucchiere con i cocci di uno specchio rotto.

Un frammento era alle dieci ed uno alle tredici.

Avevo tre ore di niente intorno.

Questa mattina, per tre ore, ero a spasso per il centro.

Il centro di Firenze sembra piccolo. Figurarsi gli occhi di uno straniero che ha visto Firenze solo in cartolina o sulla cartella immagini di Google.

Uno se la immagina grande, tipo, piazza SIgnoria.

Ti immagini questa piazzona enorme, tipo piazza Navona con un sacco di turisti e le monetine in una vasca di marmo a fare pozza riflettente di Palazzo Vecchio.

In effetti la Piazza è piccina. Diciamolo, e parlo da campanilista, Firenze ha un centro piccino, per un turista.

No, spezziamo una lancia, non è affatto vero.

La realtà è che i Turisti vedono il centro come un quadrilatero, da un lato gli uffizi, dall'altro piazza santa maria novella, poi il Duomo e infine Santa Croce.

Su pianta non viene proprio un quadrato perfetto, a ben vedere, ma chissenefrega: la geometria m'è sempre venuta male.

Dicevo che invece c'è un sacco di Centro che i turisti non considerano.
Prendiamo San Frediano, per esempio.
Oppure Palazzo Pitti e Boboli.

Certo, tanti turisti vedranno pure quello e il ponte vecchio, ma sembrerà qualcosa da qualche parte un po' fuori dal quadrilatero.

Una roba smontata alla rinfusa.

Ero a spasso per Piazza della Repubblica, con una borsa pesante e poca voglia di fargli vedere quanta coda c'era all'ingresso del Duomo, così sono entrato alla Edison.

Tre ore davanti e niente da fare generano inventiva.
Così, mentre ieri ero a Prato a comprare Guide per Parigi (che serviranno, molto presto) oggi ero alla Edison a comprare Calvino.

Tra l'altro Calvino costa molto meno.

L'altra sera ero sul divano e mia moglie mi descrive questo libro di Calvino. Con lei non posso fingere di averlo letto, specie se si tratta di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

Non posso mica dire che conosco il finale, che il protagonista è figo o roba simile.

Sicché aspetto il momento bono, che per l'appunto era stamani.

Mi sono seduto sulla panchina libera di piazza della Repubblica, mentre orde di turisti consideravano che anche questa è tutto sommato una piazza piccina, e l'ho aperto.

Questa mattina, dentro una Firenze piccina e compressa di turisti, mentre il sole faceva finta di esserci, io sedevo sulla panchina a leggermi Calvino.

Ora posso dire di aver fatto anche questa.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (5)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Ricominciamo

venerdì, 21 marzo 2008 in: divertissement, tecnologie, wii
E' sempre la stessa scena, quella che scorre davanti ai miei occhi negli ultimi due giorni.

Un piazzale sospeso a mezz'aria o ancorato a malapena ad una spina di roccia sperduta in qualche continente pseudoasiatico.

Un tizio vestito da torero del settecento, o una tizia con un perizoma ascellare e due cosce da Mr. Olimpia che lo farebbe dichiarare estinto persino al vecchio Holmes (e non parlo del pipaiolo, parlo di quello che preferiva l'azione);

E un ragazzotto con un bastone e l'aria di chi lo sa usare parecchio bene.

Ok, diamoci una calmata, non mi sono abbonato ad uno di quei canali satellitari zozzi.

I due sono sul piazzale volante per darsele di santa ragione; calci, mozzichi, pugni, schiaffoni.

Tutto fa brodo.

Alla fine uno dei due vince e l'altro perde.

Se va bene torna a casuccia sua pieno di lividi, se va male cade di sotto e rimbalza sul corpo di Patrick de Gagliardon.

Ma anche su questo potrei soprassedere.

Il problema è che dopo una serie infinita di botte e mazzate, date ad una serie di illustri sconosciuti con i quali perlomeno potrebbe starci, che so, un dialogo, una birretta, una partita di coppa, si arriva alla fine, si gusta la vittoria, si festeggia con gli amici (non so quali siano e nel dubbio due legnate le vogliamo dare pure a loro?) e insomma ci si gode l'happy ending.

Invece no.

Il sipario cala e il giorno dopo tutto ricomincia da zero.
Quel simpatico signore grossissimo con l'ascia si è completamente ripreso dalla caduta, mastica il femore di patrick come fosse tabacco da sputo ed è forse più incazzato di prima.

E si riprende a rotear bastoni e calci e pugni e bambambam.

ora, mi domando: sarà il caso di comprarla questa benedetta memorycard per il Gamecube o no?
Simone, minimal 10:47 | commenti: commenti (4)(popup)

Insegnamo ai parlamenti a mettere le ali

Io non devo rivedere i film reazionari.

No, dico sul serio: vorrei una bella polverina che mi rincretinisce e mi rende uno di quei polemici da osteria, un borbottino, come li chiamava mia nonna.

Se la polverina costa meno di cinquanta euri a pizzico, sarei anche grato, che tengo famiglia.

Ero sul divano della cameretta, mentre mia moglie intagliava l'intero San Frediano dai piedi di balsa, quando abbiamo messo in visione "V per vendemmia", un film dove L'inghilterra domina e un tizio con la maschera e i miracle blade sotto la cintola minaccia di riportarla all'anarchia.

Che, diciamolo, è una bella cosa: forse un filino romanzato (da noi c'è chi vuole fare lo stesso, ma io Beppe Grillo con il mantello di Zorro non ce lo vedo bene, anche perché ha quell'accentone genovese che lo sgami subito) però di sicuro impatto.

Al punto che, all'esplosione della statua della giustizia, quasi mi commuovevo e volevo comprarmi i biglietti per un concerto di Silvestri.

Poi però sono sceso a bermi il caffé e sul terzo canale c'era il mago Walter che sputava fuoco sul circolo della libertà;
E c'era il circolo della libertà che ora ha organizzato le Feste dell'unità dei circoli della libertà, in cui si canta il folk della libertà e si mostra il pugno chiuso della libertà (sono tutti marchi registrati, non sapete che prezzi alla SIAE per riportarli in questo post..);

Al terzo sorso di Manaresi oro già mi era passata la voglia del vendicatore mascherato (e anche di quello mascarato).

Cerco i prezzi di un buon volo verso un'isola lontana, che vorrei si conoscesse almeno un po'.

E intanto penso a Fabi, ché lui la polvere deve averla trovata a buon mercato: quella sana magia che gli permette di scrivere canzoni leggere come una meringa.

Buon per lui.
Simone, minimal 15:52 | commenti: commenti (4)(popup)

Rieducational Channel

martedì, 11 marzo 2008 in: divertissement, scelte di campo, fiorentinismi
Dopo il diluvio, lentamente, riemergono tra le pozze d'acqua.

Drizzano le antenne, puntano il calore delle macchine parcheggiate da poco.

E, come le lumache, tornano a infestarle di foglietti verdi.

Maledetti ausiliari!!!!
Simone, minimal 14:29 | commenti: commenti (6)(popup)

Mii (non è Aldo Baglio)

Questi nipponici sono veramente perversi.

Non parlo di quelle cose zozzissime che disegnano nei loro fumetti, guarda.

Che pure, se pubblicassero loro Topolino, lui colerebbe sangue dal naso ogni volta che vede Minni.
E Clarabella sarebbe una sadomaso cui piace essere sellata.

No, la loro perversione è ben più sottile.

Prendiamo la Wii, ad esempio.

Tutti si logorano la vita ciucciando silicone per delle schede grafiche grandi come la Bielorussia, per sentire l'odore del Napalm durante una partitella a Call of Duty;

La wii invece è minimal.

Sulla wii spopola un gioco che si chiama Cookin' Mama. Dove non ci sono mitra, bensì padelle e battutini di carote e cipolle.

Così i giovini si avvicinano al simpatico mondo del "E' il momento di cucinare da solo, cazzo, che hai trentotto anni e la tua specialità è il pane imburrato!"

Difatti, Cookin' Mama, in giapponese, vuol dire proprio questo.

Poi c'è lo sport.
I Giappi, è arcinoto, non praticano alcun tipo di sport che non comporti dolore fisico.

A loro la fatica non basta.
Loro vogliono il sangue.

Li eccita (vedi topolino, poco sopra).

Sicché fanno il WiiSport, che ti fa durare fatica e sudare come un lama perfino nel salotto di casa tua.

Tutti che sognano il computer intuitivo, quello che non serve neanche usare il mouse o battere i tastini della qwerty.

Loro no.
Vuoi giocare a Tennis?
Devi impugnare il Wiimote e dare ceffoni ai tuoi vicini.

Perfino a panariello piace.

Ma la vera perversione erutta con la creazione dei Mii.

Il Mii è l'alterego virtuale della tua console.
Te lo puoi portare dietro, lo puoi far sfilare, lo puoi far frustare da Clarabella.
Quello che ti pare.

Dopo esserti affezionato, i cugini di Mazinga mettono su il canale concorsi; in pratica iscrivi il tuo Mii ad un concorso a tema (il MII viene appositamente creato per il concorso) e lui viene votato dagli altri utenti.

TIpo il concorso a Tema di Platone, pieno di omini con la Barba e la faccia sapiente.

Oppure, una roba veramente zozza, puoi fare il Mii che vuoi e farlo sfilare liberamente e la gente lo vede e lo riconosce.
TIpo che fai gli attori, i personaggi di South Park, Clarabella..

Ecco, detta così parrebbe una cazzata.
Invece gli infami riescono a generare dipendenza negli Artigiani Mii, che sfornano migliaia di ometti e donnette  al giorno.

Io ho creato De Niro.
Lui non cucina.
Neanche ce l'ha, una cucina, a casa sua.
Casa sua è un'armeria.
Non ha mai giocato a Call of Duty.
Si annoia.
Lo sport gli fa senso.
L'ultima volta che ha impugnato una racchetta era di quelle elettrificate estive.
La sua fulmina i bufali.
Ora lo mando a dare due o tre mazzate a Clarabella, che ci piace tantotantotanto.

Ovvediamo!
Simone, minimal 16:45 | commenti: commenti (6)(popup)

Cordata Meucci

Finalmente avere TrentaMarlboro tra i miei link serve a qualcosa!

Grazie ad una segnalazione scopro l'ingiusta ingiustizia fatta Meucci (peraltro, condoglianze alla moglie di Meucci: ho scoperto su wikipedia che è morto) da parte di quella manica di affogatori di the di Google.

Quindi mi unisco alla Cordata promossa da Corona e linko la verità storica quella vera.

Simone, minimal 14:56 | commenti: commenti (popup)

Pagherò

venerdì, 07 marzo 2008 in: divertissement, toghe in delirio
Per cominciare una giornata serena, niente di meglio di una promessa di pagamento.
Specie se la somma è consistente e proviene da personaggi con liquidità sicura.

Per terminare una giornata cominciata serena, niente di meglio che i soldi promessi in busta chiusa.
Specie se la somma proviene da uno sguardo spaventato per le tue dita protese sotto la tasca della giacca.

Adoro questo lavoro.
Quando mi pagano.
Simone, minimal 12:38 | commenti: commenti (2)(popup)

Big Brain e Dune Buggy

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, teledipendenze
un buon dieci per cento del mio cervello è in letargo.

si, sapete.. per le emergenze. tipo che mi sveglio di notte e vado in bagno, non sto a riavviare tutto il sistema.
basta quel 10% che mi consenta di scendere le scale e accendere la luce.
a volte uso solo il 7% e la luce la tengo spenta.
risparmio energetico.

poi c'è un cervello attivo, diciamo un buon 60%, che gestisce gli affetti, il lavoro, le patate in forno, l'uso di un touchpad, la forza da dosare in un gioco di golf, le marce della macchina, la frizione.

diciamo che lui è anche il cervello evoluto: quello che era bimbo, poi ragazzo, infine me stesso.
cioè un ibrido dei primi due con la memoria per le bollette da pagare.

il restante 30% è un antro cavernoso di cui non mi preoccupo, tipo l'anta del guardaroba piena di sacchi e ciabatte della doccia.
c'è, si sa. ma non occorre aprirla tutte le volte.

nel 30% si nascondono ricordi ed emozioni dimenticate.

a volte basta pochissimo per farlo ripartire.

tipo la sigla di superpiedi quasi piatti.

il cervello adulto pensa a Brecht.
ma nel restante antro cavernoso, si sente un grido: esce un ometto saltellante, con una vezzosa camicia hawaiana e un berretto da marinaio arrotolato in mano.
Canta Dune Buggy.
E dice: figofigofigofigofigofigofigofigofigofigo.

Poi, tutta la stanza profuma di toast a pizza, la mia merencena preferita del venerdì sera.
Quando avevo sopportato il bagno, lo sciampo (tre) ed erano finiti i muppets.

Come with me for fun in my buggy
Come along let's go for the hell of it
See the faces round they're all looking
Wonder if they'd like to come for a ride.

I'lI bet you anything now she's with me
There'll be no trouble
troubles around
Bet you'll never ever get away
Simone, minimal 22:01 | commenti: commenti (2)(popup)

500 pezzi

giovedì, 06 marzo 2008 in: divertissement, casini di casa, astruse astrazioni
Lunedì a Pistoia erano 21°.
Era giorno di mercato e si girava con la giacchetta all'indice e poggiata sulla spalla.

Oggi ci sono circa 5°, un vento astioso spazza le strade, ribalta i cassonetti, trita i parabrezza dei motorini e scompiglia i capelli, pure quelli impastati di gel.

Un bel giorno per cominciare un puzzle.
Simone, minimal 10:36 | commenti: commenti (popup)

La vendetta dell'omino di pane ninja

sabato, 01 marzo 2008 in: divertissement, wii , casini di casa
ieri mi scadevano i punti del marcopoloexpert.
avevo 12 euri di sconto.

allora andiamo da marcopoloexpert a comprarci qualcosa, una cazzata qualunque tipo un ipod touch da 32gb, che non vuoi prenderlo con ben 12 euro di sconto?

abbiamo preso uno spremiagrumi, perdipiù neanche wireless.

poi però ci siamo lasciati sedurre da lui.
affascinante.
con la sua fascia rossa attorno alla fronte.
lui.
seduttivo.
con la sua katana a tracolla  e lo sguardo di sfida.

trasforma i nemici in marmellata.
e compie salti da mal di testa.

tremate gente.

c'è ninjabread man.
Simone, minimal 15:00 | commenti: commenti (2)(popup)

Tricarico Facts

giovedì, 28 febbraio 2008 in: divertissement, teledipendenze, roba da bloggers
Tricarico ha vinto il festival di SanRemo con la canzone della Berté.
In finale l'ha cantata con un vestito fatto di capelli.
Della Berté.

Tricarico ha scritto "voglio una vita tranquilla"
Sottotitolo: "perciò non fatemi incazzare"

Scandalo al Festival.
Tricarico, durante l'esecuzione, ha ruttato il bambino pianista.
"non dovevo mangiare cinese" si è scusato.

Al dopofestival Tricarico ha cantato con Elio una versione alternativa di "Io sono francesco"
Dal titolo "tu no"

Durante l'esibizione di Frankie Hi-Nrg è sbucato Tricarico e ha vinto in due mosse.
Mangiandosi Cristicchi.
"non dovevo mangiare cinese un'altra volta" ha commentato

Tu.
Che vivi tranquillo, nella tua casetta di mattoni e pensi di essere al sicuro da tutto e da tutti.
Si proprio tu.

Che non hai vicini assassini, che tua figlia non sta con uno psicopatico biondo, che non sei in erasmus a Perugia.

Tu che pensi di averle viste tutte.
Tu che hai fatto la guerra da partigiano e ora paghi un botto di assicurazione sulla macchina perché alla RAS pensano che hai comprato il gippone per andarci nei boschi.

Tutti voi.
Tricarico esiste.

Scappate.
Sciocchi.
Simone, minimal 23:37 | commenti: commenti (popup)

Il diabolico Barbiere di SanRemo

martedì, 26 febbraio 2008 in: divertissement, teledipendenze, cinemini
Io me lo immagino, il povero Johnny Depp, col suo cotonato ciuffo bianco, con i suoi rasoi d'argento, che dispensa tagli alla moda durante il festival della canzone italiana.

Odierebbe Chiambretti, che, come me quando avevo cinque anni, ha bisogno dei cuscini sotto al sedere per arrivare ad altezza rasatura.

Lo odierebbe anche e soprattutto perché ha quell'umorismo pietoso da tavernello, che per ridere deve ironizzare sul fatto che è nano.

Ma non bastava Pupo?

Odierebbe Pippo Baudo per il problema opposto, perché troppo alto e dovrebbe stare in piedi sul tritacarne del piano di sotto.

Lo odierebbe anche perché non verrebbe di persona: manderebbe il suo parrucchino (come nei bei tempi del Drive In, al guinzaglio).

Odierebbe certi cantanti stopposi, che vengono a SanRemo non per cantare, ma perché il dottore gli ha consigliato lo iodio.

E loro, tra le cinque terre, scelgono proprio di rompere i coglioni da cinquant'anni sul palco dell'ariston.

Little Toni. No, per cortesia ma ne volete parlare?
Io no.

Toto che s'incazza nel dopofestival perché Luzzatto gli ha staccato il catere durante le prove.
Ne volete parlare?
Per cortesia, ho appena finito di mangiare.

Il diabolico Barbiere si spunterebbe le lame con la Tatangelo, la bambola gonfiabile di Gigi d'alessio.
Il tempo di avvicinare la punta e pfffffffff.
Se ne andrebbe svolazzando per la mansarda con tante pernacchie.

Si divertirebbe con Gazzé, uno che dà lavoro ai barbieri perdavvero.
Magari uscirebbe pure lui col ciuffo sbiancato e l'aria sinistra.

Scapperebbe di fronte a Tricarico.
Che è bravo, percarità.
Ma fa paurissima.

Io l'ho visto per ultimo e me lo sono sognato tuttanotte, col suo sguardo glaciale.

Il diabolico Barbiere riempirebbe pasticci per diversi mesi.

Poi se li mangerebbe in una bella sera d'estate, a piedi nudi, con lo sguardo un po' persò, durante una  piazza della Taranta.
Simone, minimal 15:16 | commenti: commenti (popup)

Crescere

lunedì, 25 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, orsa norvegese
Crescere è dare nuova funzione alle cose.

La palla da piccoli è un orso, un amico paffuto, un compagno di giochi.

Cresci e la palla è Holly e Benji, Mila e Shiro, il calcetto con i giacconi in terra a far da pali.

Cresci e la palla è l'abbonamento di sky.

Il comodone è una poltroncina da letto che serve a star seduti senza sforzare la schiena.

Cresci e il comodone diventa un truccone per avere un sacco di accessi sul blog.

Cresci e il comodone diventa il tetto della norvegese, eletto a rifugio naturale e nascondiglio supersegreto.

Anche le date cambiano di funzione.

Il venticinque è Natale.

Cresci e il venticinque è un Gennaio con le dita fredde e la passione per msn.

Cresci e il venticinque è il rogito dal notaio in una assolata giornata di fine luglio.

Ora sono qui, con un comodone come tetto, una casa, un troiaio peloso e una gatta che vuole un altro gattino.

E' il momento di fare l'abbonamento a SKY.
Simone, minimal 13:15 | commenti: commenti (3)(popup)

Digitare Terrestre

è un po' di tempo che la tivvù mi sta stretta.

non so, forse i programmi non riescono più ad appassionarmi come un tempo: una volta biutiful mi piaceva, lo trovavo rilassante come può esserlo il video di un'orgia all'ora di pranzo (perdipiù annunciato da Mastrotta e dai suoi materassi); mi stavano simpatici gli amici di maria de filippi, tutti, pure Gherrison che pare la maschera di V per vendetta.

Ora invece è tutto scialbo.
Doman l'altro comincia sanremo e già mi ha stufato.
Dice vince la tatangelo.

Sicché mi sono preso bene col digitale terrestre. Lo voglio comprare per vedermi tutti i canali tipo quelli con le serie tv.

E poi Raidue ha sempre fatto i bruscoli e il martedì non riesco a capire mai chi è il fantasma di ghostwhisper.

Invece il digitale mette in gioco tutta la risoluzione del nostro hdtv da salotto, e in più se voglio mi compro le partite.
Come Moggi.

A convincermi c'è quella pubblicità di premium gallery con la Thurman e il Hugh Laurie.

Sono forti.

Una cosa vorrei sapere però, giusto per non buttare il denaro: MA LI AVETE PRESI OPPURE NO?
Sono dodici mesi che li state provinando, neanche la Celentano è così fiscale!!
Simone, minimal 22:48 | commenti: commenti (popup)

Un Giorno in Pretura

mercoledì, 20 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Questa mattina si è presentata in udienza una rampante avvocatessa milanese.

Il soggetto, sulla trentacinquina, teneva nella borsa di Gucci un voluminoso fascicolo in similpelle marrone, con stampate a rilievo le parti della causa.

Il fascicolo era suddiviso con l'ausilio di post-it multicolori, tra atti, corrispondenza con il cliente, corrispondenza con i legali, documenti allegati da controparte, documenti allegati da loro.

Lei si è presentata con circa dodici minuti di anticipo e solo il caso ha voluto che fossi già in attesa.

Allo scoccare dell'orario, ha aperto la porta del Giudice, sfoggiando un sorriso luminoso, sicura di poter sedersi e concludere questo "transfer" il più brevemente possibile.

Dentro stavano ancora discutendo una causa di un'ora prima.
Le è stato fatto presente di uscire e cortesemente richiudere la porta.

Scossa, si è seduta ed ha impugnato un palmare, con il quale ha cominciato a registrare appunti personali tra cui: "richiamare per la conference call" "dinner per venerdì con dirigenti di Berlino" "prenotare ceretta all'inguine per ritorno di Fabrizio".

Preoccupato per l'inguine di Fabrizio cerco di instaurare un dialogo con Miss Gucci: è molto informata sulla Tramvia, sul nuovo tribunale, su tutta la giunta comunale.

Si dimostra anzi piuttosto interessata quando le faccio presente che il tram è una buona cosa.
E' partecipe e mi dice che il tram di milano fa schifo e lei gira solo in taxi.

Conversiamo per circa venti minuti, dopo i quali finalmente ci chiamano dentro.
Con uno squillo avviso chi di dovere di scendere a fare il proprio lavoro.

Entriamo e la svitata cambia, manco fosse un transformer, diventando un cane rabbioso.
Con toni da lager preannuncia di contestare tutto, pure quello che vuole dire il Giudice.
Mi limito ad una breve interruzione, silenziata da una rimbrottata del tipo "quando le sarà concessa la parola dal Giudice, forse, parlerà"
Faccio notare che a lei non è stato concesso un bel niente, che anzi trovo piuttosto maleducato il suo atteggiamento e mi ribatte che sono "poco signore".
Nel frattempo entra in gioco Federico, che sfoggia un gran sorrisone alla trentacinquenne.
Lei per un lungo centesimo di secondo si dimostra compiaciuta.
"Che ha da ridere? Si metta seduto, che qui abbiamo quasi finito" Ghigna l'istante successivo.
Il Giudice sottolinea che a malapena si sono messe le presenze, ma viene fulminato dall'arringa copiosa della svitata: "al briefing si sono trovati tutti, hanno sottoscritto ogni agreements e il business era concluso.. poi c'è stato un backup.."

Sembrava uscita da Tron.

Alla terza supercazzola metainglese, l'interruzione di Federico: "si, guardi, parecchio divertente, ma io le lezioni di ingegneria le ho saltate perché ero a trombare in costarica. Mi spiace per lei che non ha goduto di questa interessante alternativa, ma ora se si potesse parlare un po' terra terra.."

La svitata si bloccava irrigidita, balbettando.."ma..io..mai trattata così..è assurdo.."

Il Giudice generava un corollario automatico: "senta sposa, qui s'è fatto ora di desinare. Sicché mi riservo su tutto e andate a ruzzare fori, che ci sono cose più gravi nel mondo"

La svitata ha estratto il suo palmare e recitato, col cappotto in mano: "cancellare Firenze dalle mappe"
Ed è corsa via.
Simone, minimal 17:46 | commenti: commenti (popup)

Sai tenere un segreto?

lunedì, 18 febbraio 2008 in: divertissement, casini di casa, valigie in tasca
Sui monti si fa un gioco simpatico.

Si tiene i segreti.

Non ci deve essere un motivo specifico, lo si fa e basta. Per puro divertimento.

Così, tipo mentre siamo a far la spesa, passa il suocero e dice: "ehi, non dire a Pru che ho comprato le patate"

"..?"

"vaivai"

E poi

"ehi, non dire a Simone che ho cambiato la macchina"

"ma ci siamo sopra"

"vaivai"

E via discorrendo.

Spesso il divertimento è suddiviso tra la fase uno: tieni il segreto;
e la fase due: il segreto viene rivelato.

In mezzo ci sta la fase uno e tre quarti: perché ci deve essere un segreto?

Ma è un divertimento per pochi eletti.

Alcuni segreti poi non hanno un perché.

"ehi, non dire al gatto che la vicina coglie le pere"

"perché?"

"vaivai"

Altri segreti hanno scopi peregrini.

"stiamo andando a Trento"

"ma se siete a Mantova"

"non è vero"

"siamo in macchina con voi"

"ah si? e che macchina abbiamo?"

"la.. ah già, non lo so"

"vaivai"

Questa faccenda è simpatica, una sorta di twister in cui, dai oggi, dai domani, ci si intriga.

I miei suoceri hanno fatto una dieta segretissima prematrimoniale.
Di cui nessuno sapeva niente.

Neanche loro, che infatti continuavano a comprarsi vestiti di due o tre taglie sopra, salvo poi scoprire che gli stavano enormi.

Il giorno del matrimonio il segreto in realtà lo sapevano tutti, ma lo stupore c'era lo stesso.

Sono partito con la macchina piena, e un carico di segreti.

"al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere"

"e neanche al gatto"

"al gatto? ma se campa di tonno.."

"vaivai"
Simone, minimal 12:54 | commenti: commenti (popup)

Giochi in scatola

lunedì, 11 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, fantashopping
quando suonano il campanello al mattino ci sono due alternative:

o mi sono beccato l'ennesima multa.

o hanno sbagliato a suonare.

in entrambi i casi mi alzo malvolentieri e rispondo sgarbato.

se poi al citofono una voce mi parla di verità circa Gesubambino, divento scurrile.

e invece oggi ero festoso, perché in attesa di un pacco dalla TNT, proveniente da Giochinscatola.

ci sono tre scatole e un pacchetto di carte.

e stasera, dopo la cena-troiaio, è tempo di buttarci nella mischia.

alegria
Simone, minimal 21:07 | commenti: commenti (2)(popup)

Bianche e nere casacche

sabato, 09 febbraio 2008 in: divertissement, goliardie, fantashopping
Cena per cambio del Duca.

MI piacerebbe spiegare, limitatevi a immaginare una scena o una cena, con tanta gente di cui la maggior parte vestita a lucido ma con una casacca sdrucitissima sopra.
E taluni pure con un mantello nero.

Mi piacerebbe spiegare, limitatevi a immaginare il nostro shopping compulisivo degli ultimi giorni indosso (e cambiamenti dell'ultima ora perché manca l'orlo ai pantaloni col cartellino appeso) ma coperti e nascosti dalla solita casacca bianconera.

Lo sapesse mio nonno, tesserato fiorentina per trent'anni, dovrei cambiare cognome.

Lo sapessero in studio, tutti i mercoledì a coverciano in qualità di arbitri, perderei pure il lavoro.

Mi piacerebbe spiegare e mi limito a dire che non si tratta di una convention di juventini (va bene sbronzi, ma non esageriamo); al massimo ci saranno i soliti due o tre pisani (pisamerda) o congreghe di altre presunte città marinare decadute.

Mi piacerebbe spiegare, ma siamo in ritardo (e quando mai); Il Duca non aspetta.

Ma a me è già venuto a noia.
Simone, minimal 16:37 | commenti: commenti (popup)

Regali

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
E' quasi un mese che cerco di evitare questo momento.

Prendo tempo, fingo impegni, ritardi, problemi.

Dico che ci sarò, magari domani; però sentiamoci prima.

Oggi purtroppo era l'ultimo giorno disponibile.

Oggi dovevo farlo.

Così, dopo un riposo prolungato in pausa pranzo, mi sono fatto coraggio.

Ho guidato nervoso fino alla mia vecchia casa e suonato il campanello.

Mio padre mi ha aperto in vestaglia, visibilmente assonnato.

Un abbraccio e poi i regali.

Due pacchetti: uno anonimo, bianco, bustoidale.

L'altro infiocchettato con carta eccessivamente vistosa.

Apro il primo: dentro solo fogli e bollettini.

Tre multe da pagare.

Mio padre mi appoggia la mano sulla spalla: coraggio, vuoi fare il guappo in auto? ecco il conto

Scarto il secondo: contiene una cintura.

Una orrenda cintura finta e finta male.

Ma così brutta che per un attimo ho pensato di scendere in campania e barattarla con un sacco di pattume: così, per avere ancora il brivido dell'incertezza.

Saluto brevemente e risalgo in macchina.

Metto le multe sul sedile del passeggero.

La cintura vola dietro, nel caos dei sedili posteriori.

Avvio il motore, poi lancio uno sguardo alle multe imbustate: le carezzo lievi.

E sgommo di felicità.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (4)(popup)

Il Barista

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Il Barista è un tipo pelato, con i baffi.

Per chi volesse un'immagine, direi che si potrebbe ritrarlo come Ser Pilade de "la spada nella roccia".

Il Barista ha un sacco di targhe sopra la macchina del caffé: a Napoli ha imparato a fare il caffé, a Parigi il cappuccino, a Vienna ha fatto un corso da pasticciere.

Il Barista sceglie cosa vuoi mangiare: tu dici se deve essere dolce o salato.

Il Barista mi offre sempre sfoglie ripiene alle cose più strane: cioccolatino, rum e ananas, fragole candite.

Il Barista oggi mi offre una sfoglia al limone.

E poi un cappuccino.

Cortesemente ribatto che il limone a fette nella sfoglia fa veramente stracacare.

Lo faccio in modo ironico, fingendo di suggerirgli un'alternativa: "magari con l'arancia.."

Il Barista mi guarda serio e impugna i baffi minaccioso: "fai il tuo lavoro, io faccio il mio"

Per togliermi l'aspro della sfoglia mando giù un gran sorso di cappuccino.

Sento una colata di lava scorrermi in gola.

Spalanco gli occhi e grido "ATTENTATO!"

Il Barista mi guarda incuriosito.

Recupero il respiro: "Questo cappuccino sarà mica un po' troppo caldo?"

Il Barista risponde asciutto: "Il cappuccino deve essere caldo"

Fisso le targhe e le indico: "ora capisco perché stai a Firenze, nelle altre città non t'hanno voluto"
Simone, minimal 11:19 | commenti: commenti (2)(popup)

Destra o Sinistra

giovedì, 17 gennaio 2008 in: divertissement, termopolitica, scelte di campo
passiamo tutta la nostra vita o a destra o a sinistra.

appena nati (proprio freschi freschi di placenta) siamo di sinistra: ma parecchio! siamo un bene comune che appartiene al popolo.
Le infermiere ci sbatacchiano, le zie ci sbaciucchiano, chiunque si sente in diritto perlomeno di farci un versino.

Poi, dopo pochissimo, diventiamo di destra: ma parecchio pure qui! la mamma proibisce ogni contatto con noi, che diveniamo un bene esclusivo.
Incriticabili, personcine ariane e perfette prive del controllo dei propri orefizi (in realtà è una scelta di campo! siamo i capi e perfino i nostri genitori devono inchinarsi a incipriarci il sedere).
Con i primi anni restiamo a destra, con cenni fascisti (camminata dell'oca a braccia tese, specie nei primi passi) e cenni moderati (la zia riprende a pastrugnarci le gote, ma mai più di una per volta e comunque con timore reverenziale).
Restiamo di destra per parecchio, imparando che i giochi sono solo nostri (e tuo fratello nulla, può morire), che basta dire una qualunque cazzata che tutti applaudono incondizionatamente.
Ci piace anzi tenere comizi, recitando brevi e assurde poesiole che vengono accolte da boati di assenzi.

Finalmente, con i sei anni, riprendiamo a socializzare alla pari, imparando il piacere di donare (prestare, per qualche minuto) un gioco a chi non ne ha.
Presi bene per il sociale, ci prodighiamo in lettere al buon babbo natale, piene di richieste popolari, tipo salvare i bambini poveri, dare da mangiare a quelli magri e così via.
Ovviamente il tutto condizionato da una sottile richiesta in cambio (una robetta.. una ferrari elettrica, un pony, la casa di barbie con una filippina che la riordina il giovdì e il giorno dpo il giovdì).
Non è proprio sinistra sinistra, è qualcosa tipo ulivo.

Con i dodici anni si comincia a subire il fascino per la politica.
E' un percorso sottile: dapprima si comincia con le figurine del calcio, per i ragazzini e con gli attori del disneyclub per le ragazzine.
I ragazzini juventini sono di destra.
Quelli che invece tengono per la squadra di casa sono di sinistra.

Se la squadra di casa è la juventus, barate perché c'è anche il Torino.

E' un classico: tifare la squadra che non vince mai è tipico atteggiamento della sinistra.
Se tifi una squadra brava ma non ammanicata con gli arbitri sei della Roma.
Sei un qualunquista e non tene frega un cazzo della politica.
Quindi sei di destra.

Le ragazzine che (qui devo aggiornarmi) tengono i poster dei Tokio Hotel e li toglieranno tra due mesi quando telespallabob tornerà in carcere (ci avete fatto caso, vero? E' lui il cantante dei TH) sono di destra.
Quelle che tra due mesi ancora non hanno mai ascoltato i Tokio Hotel e piangono per un gruppo sconosciuto che suona solo nei peggiori bar di Caracas sono di sinistra.
E infine c'è anche chi sogna di essere la Tatangelo, sposata a Gigi d'Alessio.
Non importa da che parte stanno, tanto non avranno mai il diritto di voto.

Dopo i sedici anni la faccenda si complica.
Al liceo ci sono regole incerte: spesso un ragazzetto che va in giro con la maglia del Che (ma con l'audi) poi diventa di Forza Italia.
Spesso uno di Forza Italia che va in giro con la giacca di Armani (ma in 127) poi diventa dell'Ulivo.

Ci sono solo due regole certe: la prima, che vale per i ragazzi, è che di solito stanno dalla parte in cui ci stanno pure le ragazzette più carine e disponibili; la seconda è che "disponibili" e "carine" sono aggettivi difficilmente coniugabili.
Per cui i ragazzetti di destra staranno con le più carine.
Quelli di sinistra tromberanno.

E' forse l'unico caso in cui succede che vada meglio a sinistra che a destra, per cui la sinistra farà bene a ricordarselo.

Poi finalmente la gente cresce e diventa definitivamente di destra o sinistra.

Quelli che a sinistra non trombano più, diventano di Forza Italia.

Quelli che a destra ancora non trombano, a quarantanni fondano l'Udeur.
E a cinquanta finiscono in galera per detenzione di materiale pedofilo.
Simone, minimal 19:57 | commenti: commenti (popup)

2008

mercoledì, 02 gennaio 2008 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
Alla fine del 1999 tutti stavano con l'intestino peso pervia del famigerato millennium bug.

Per chi è nato dopo (e oramai è fuoricorso a ingegneria), il baco del millennio era un difetto per il quale i computer di mezzomondo non erano in grado di contare fino a 2000.
Dopo il 1999 avrebbero deciso che la data sarebbe stata l'anno Zero, che Gesù era nato da cinque giorni e che i Re Magi avevano la maggior quota azionaria di Google.com

Purtroppo i computer hanno dimostrato di avr imparato le tabelline e allo scoccare della mezzanotte nessuno ha potuto intascarsi tutti i milioni di miliardi delle banche svizzere.
No, rassegnatevi, neanche Sean Connery c'è riuscito.

E pure i Re Magi sono stati arrestati per via di certe rivelazioni fatte sotto natale nei loro Blog.

Il nuovo millennio ha comunque provocato danni ingenti: Chris Carter, l'inventore di X-files, si è ritrovato in mezzo ad una strada per via del fallimento di Millennium, serie che si poggiava gambe, braccia e pisello sul baco del 2000.

E il protagonista ha dovuto firmare un nuovo contratto per sfamare i suoi figli: "Alien contro Predator" con Raul Bova.

Solo per questo si potrebbe dire che il nuovo millennio ha provocato disastri enormi.

Di positivo c'è il fatto che, passato quell'anno, tutti i successivi sono un po' più leggeri.

Anzi, diciamolo: la gente questi ultimi capodanni li ha presi un po' sottogamba.
Che sarà mai festeggiare il 2002?
E il 2003?

Persino i botti si sono sgonfiati.
Nel 200 andava di moda un petardo chiamato Millennium Bug (si, erano fissati, lo capisco da solo): una sorta di bomba atomica familiare.
Distruggeva un quartiere e lo rendeva inabitabile per 10000 anni.

Ridete.

A Campi non ridono per un cazzo.

Quest'anno al massimo ce l'avevano con gli occhi di BinLaden, che, se non lo sapevate, è pure mezzo miope.
Difatti è una bomba carta nascosta dentro un portaocchiali.

Con questo clima calmo e sereno siamo arrivati a festeggiare il 31 Dicembre.
(prendete nota: da qui comincio a parlare dei cazzi miei)

Abbiamo invitato due coppie di amici, i quali hanno portato mangiare sufficiente a sfamare l'angola e lasciare qualcosa anche per il giorno dopo.

Ci siamo seduti ai bordi di una sciccosa tavola imbandita, per l'occasione, col servito buono della nonna.
Abbiamo scolato una bottiglia a testa di vino.

Non abbiamo sentito la necessità di sparare con la pistola al vicino.
Non ci siamo sentiti in dovere di gettare qualcosa dalla finestra (e poi non so come avremmo fatto, visto che non trovo più le chiavi delle sbarre)

Un fine anno tranquillo e, aggiugiamo, estremamente garbato.

Poi il primo dell'anno rigorosamente a letto. Abbiamo visto film leggeri e film pesanti.

E infine un ritorno leggero alla normalità quotidiana.
Oggi siamo tornati al lavoro.

Con la cravatta e il vestito buono sono arrivato con calma a studio, verso le dieci.
Ho acceso il computer e riavviato la caldaia perché c'erano circa 12 gradi.

La caldaia non è ripartita.
Il computer mi ha detto che oggi è il primo giorno del 1900.

E che il mio Blog, adesso, è su www.uomochesorvegliailcielo.Melchiorre.com
Simone, minimal 21:20 | commenti: commenti (popup)

Nei Botti piccoli ci sta il cano buono

lunedì, 31 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, il cano
Ci si prepara pure da queste parti a festeggiare la fine di questo 2007.

Il 2007 a me personalmente è garbato molto: ci ha dato una moglie, ci ha dato una casa, ci ha dato le bollette e il mutuo.

Ci ha resi normali.

Questa roba al giorno d'oggi è sottovalutata. No, invece è una cosa ganza e merita di essere festeggiata adeguatamente.

Il cano, noto terrorista e trafficante rifugiato politico in casa nostra, è stato sorpreso, stamani e dal sottoscritto, con tutta una varietà di botti illegali.
A domanda risponde che lui non ne sa niente, era un regalo, li stava buttando via e che la scatola da mille di fiammiferi era solo un'offertona dell'esselunga.

Nel sacco vi ho trovato:

Er Cipolla: noto anche come cicciolo-unto, è un petardo che detona cipolline sott'olio in un raggio di quindici/venti metri.

L'Urlo: versione riveduta del Fischione, è una testa ritratta secondo lo stilema di Munch, che appena la carezzi si mette a urlare oscenità invereconde con la tua voce; i vicini chiameranno l'esorcista; e l'esorcista chiamerà gli acchiappafantasmi.

Il naso di BinLaden: forse il botto più terrificante di tutti. esplode in un enorme starnutone, diffondendo virus influenzali per tutto il quartiere. Guerra batteriologica.

La carezza del soldato: botto inusuale che, dopo la detonazione, crea quattro soldati immaginari pronti a prenderti a ceffoni e calci. Il tutto su una coreografia viennese niente male.


Il cano ora sta espiando le sue colpe in una cella contenitiva di massima sicurezza, denominata: il cassetto del lettino.

Vedremo se farlo uscire stasera: forse giusti giusti per lo sciampagnino delle 23 e 59.
Simone, minimal 10:13 | commenti: commenti (popup)

Canzoniere Italico

venerdì, 21 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, suono io
Da quando ho questa assurda pretesa della chitarra (di suonarla intendo) mi circondo di canzonieri.

Fortunatamente il villaggio virtuale offre il cartaceo modello pdf, che semplifica le cose ed evita che casa mia assomigli a quella del chitarrista dei Village People.

Il canzoniere è una raccolta di testi con gli accordi disegnati sopra le parole.
E' comodo e regala pure soddisfazioni.
A chi lo scrive.

Nel canzoniere italico non manca mai Ligabue. Non dovrei dirlo, che poi ho pure il live di verona in dvd.
Però Ligabue mi sta sul cazzo.

Non facciamone un dramma. Mi sta sul cazzo pure vasco, dopotutto.

Ecco Ligabue pare un suo cugino.

Solo coi capelli più lunghi e una voce da transessuale bolognese.

La cosa che mi infastidisce di più di Ligabue è proprio che scrive degli accordi carini. Poi li canta e sembra sempre che stia cambiando l'olio alla macchina.

Io melo vedo con la latta da un litro in mano e la tuta unta a cambiare l'olio, tutto zozzo.
Poi piglia la latta, la batte con un chiodo e, così, ti suona un suo pezzo.

Vi dirò, almeno si fermasse qui, poco male. Insomma, l'olio si cambia una volta l'anno.
Ce la posso fare.

Però poi lui con l'olio vecchio ci scrive un libro.
E il libro lo apri e sa di sottiletta.
Come il terribile formaggio olandese.

Lui ci mette pure il titolo accattivante. Tipo "La neve se ne frega".
Si chiama così uno dei suoi libretti, no?

"il Sole si fa un mazzo così"

"il Carciofo fa il presuntuoso"

"il Salame è un pressapochista"

Ligabue non può scrivere libri. Ma l'avete sentito come parla?
Qui c'è di mezzo una roba alla Faust, ve lo dico io.

Luciano stava mangiando la sua piada al fritto di sugna, quando gli è apparso il diavolo, fuggito da un peperone ripieno.

"ciao untone, vuoi diventare ricco e famoso?"

"ghi? io? sgherzi?"

"no giovine distrutto dall'acne. mi vendi la tua anima e io ti faccio diventare ricco e famoso"

"fiiigo. gi sto. ehi berò brima finisgo la biada che mi si sguaglia"

"fai con comodo"

Poi il diavolo gli porge un canzoniere, con tanti testi e accordi.

Il Liga prende il canzoniere e una chitarra magica, che funziona a cipolle. (come la carrozza di cenerentola)
Il diavolo gli regala anche due libri e già che c'è (non sapevo a chi rifilarli) pure un paio di sceneggiature da film che non si sa mai.
Poi si sarebbe pentito dopo il primo film di Muccino

"cazzo.. potevo dare a lui perlomeno Radiofreccia" (dichiarazione resa di recente da Belfagor a "Porta a Porta")
Simone, minimal 22:27 | commenti: commenti (popup)

L'angolo di Babbo Bastardo

giovedì, 20 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
"Mi ha preso per la gola mezz'ora fa, dice mi voleva ammazzare perché non mi sopporta più.. parlo di continuo sono una rompiballe, sono lagnosa.. mi ha urlato.."

Caro Babbo Natale, la segretaria ha rischiato la vita neanche un'ora fa..

Cazzo, le raccomandate 1 funzionano sul serio!

Grazie posteitaliane.
Simone, minimal 17:37 | commenti: commenti (popup)

Il lato schifo della forza

martedì, 18 dicembre 2007 in: divertissement, cinemini, astruse astrazioni
Anakin è un giovine bimbo, biondo e orfano come hansel e gretel, ma senza gretel.
Lo trovano su un pianeta con tanta sabbia e punto mare, tipo le spiagge bianche di Vada.

Fa il meccanico a sei anni, e sogna di correre tra le dune e morire insieme a tanti mostriciattoli.
Ha un amico robot, che manco ha un nome vero, tipo teddy. si chiama C1P8, come il codice delle mie spazzole tergicristallo della Polo.

C1P8 è, diciamolo, un gran rompiballe.

Anakin viene prelevato dai Jedi e conoscerà Amidala, la regina di Naboo.
Lei ha già trent'anni e quattordici figli, se lo fa buttare nel caapranzi dal sig. Organa, un tizio di colore nerboruto.
E quando si trucca usa un cofanetto della Pupa intero.
Lo ingoia.

Chiaramente Anakin se ne innamora subito. a sei anni.
E gli regala C1P8.

I Jedi però gli dicono che se lui fa pensieri strani e qualche volta si sfiora poi diventa come Yoda.
Fa pure rima e se c'è una cosa di cui Anakin ha paurissima sono le rime.

Sicché diventa apprendista di Obi-Wan, un giovane di belle speranze che fa carriera approfittando del casco d'oro.

Anakin cresce in un clima di merda: tutti lo odiano. Il lato oscuro se ne frega, il lato chiaro lo teme e il Maestro Windu fa pensieri strani su di lui.

Poi il colpo di scena: Anakin ritrova la mamma creduta morta.
E' stata rapita e seviziata da un branco di nomadi del deserto per diversi anni.

Ormai è truccatissima, ha altri quattordici figli e conosce molto da vicino un certo senatore Organa.

Il solito complesso edipico che per questioni col Moige, Lucas decide di abbandonare facendo schiattare la povera donna.

Anakin la prende bene, si limita a sterminare la razza dei nomadi e a guardare torto il senatore Organa, soprattutto sotto le docce, con una punta di invidia.

Da qui in avanti si dipana una storia smelenza tra lui e la regina Amidala, ormai non più regina (Naboo è l'unico posto dell'universo in cui viene eletta democraticamente una regina. D'altronde Lucas ha imparato l'educazione civica sul Sapientino) e libera di fornicare anche con Anakin.

Lui nel frattempo ha di colpo quarantacinque anni, li porta discretamente di merda, tanto che tutti si preoccupano che è sempre pallido, ci vorrebbe un ricostituente, ma lo pigli il guaranà?

Obi-Wan gli è sempre a fianco, Windu lo odia, Yoda lo odia, Dooku lo odia.

Anakin cresce felice e spensierato fino al giorno in cui Amidala fa un test di gravidanza e scopre che può avere figli pure se lei è di Naboo e lui di Tatooine.
Basta il sudore, gli dice il ginecologo interstellare, sul tapiroulant.

Lui è disperato perché Obi-Wan è stato chiaro: tromba e la forza ti fa cadere il pisello.

Il Lato oscuro lo avvicina proprio in questa difficile circostanza, seducendolo con parole ricolme di significato come otorinolaringoiatra e abbecedario.
Anakin diventa cattivissimo.

Epperò Obi-Wan gli mozza gambe, braccia e lo lascia bruciare nella lava.
In ricordo dei vecchi tempi e degli scherzi che, da sempre, si facevano nelle loro scorribande.

La morale è che non sempre se da bambino sei orfano e poverello poi ti va tutto di lusso.
Quello succede solo nelle fiabe dei fratelli Grimm, dove la monarchia è una cosa seria.
Simone, minimal 12:15 | commenti: commenti (1)(popup)

Fine dei giochi

giovedì, 13 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
mai avuta la vera passione della bicicletta.

avevo un compagno di banco, al liceo, vero fissato col Giro e col Tour.

io no.

certo so pedalare, ma di salite e discese per i monti proprio non ne volevo sentir parlare.

Poi arriva questa lunga tregiorni di esami.

è un po' come fare due anni di bici leggera, magari giusto per andare in centro, la sera, con la moglie "in canna"; poi impazzire e decidere di fare il Tour.

si, per carità, il fiato magari te lo sei fatto e pedalare sai pedalare.. e per l'occasione ti compri pure la bici ultraleggera col cambio shimano.

però resti il panzotto di sempre, mica ti vengono i polpacci da rana solo perché ti sei iscritto.

la tregiorin di esami è uguale: una massa di panzotti, alcuni anche un po' ingrigiti, con la pretesa di scalare la vetta con tempi da velocista.

tra questi, pure il mio vecchio compagno di banco: quello fissato. e ingrigito precocemente in maniera impressionante.

beh, oggi è finita. quasi sono triste, se penso a queste mattinate fumose in duemila dentro il padiglione spadolini, al panico durante la lettura dei temi, agli urli quando qualcuno diceva "HO TROVATO LA SENTENZA!" e non era mai né risolutiva, né giusta.

beh, oggi è finita. un peccato.
anche perché in questi giorin sono stato coccolato come un orso di pezza da mia moglie, concedendomi il lusso di non piegare nulla, di lasciare i calzini spaiati uno sul divano e l'altro sotto il lavello di cucina; e poi farmi cucinare a cena (un leggendario coniglio divenuto subito suo cavallo di battaglia) e dormire alle otto.

beh, oggi è finita. ora sono sonno.
sicché dormo, il sonno dei giusti.

e la bici la ripongo in libreria, pronta ad un nuovo utilizzo, un giorno.

Fine dei Giochi.
Simone, minimal 21:12 | commenti: commenti (popup)

Un attimo di aggreggazione sociale

mercoledì, 12 dicembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Per la maggior parte delle volte sono uno stronzo asociale che non commenta nulla.
C'è solo una cosa a cui non so resistere: le rivolte sociali.

E il mio avatar sull'unghia del dito medio.

gna.

Splinder 
festeggia i suoi 500.000 utenti con un mega mosaico:



 Gli esclusi non ci stanno:

fuckyou

...e che non si dica che non abbiamo alzato un dito!

by Scatterhead
Simone, minimal 21:37 | commenti: commenti (1)(popup)

Via via, vieni via di qui (reprise)

mercoledì, 12 dicembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
Siccome ieri ero stanco, splinder mi ha fatto lo splendido regalo di cancellare un post lunghissimo serale, con il quale, tra l'altro, mi sfilavo l'incombenza della magnifica catena di san qualcosa passatami dalla moglie.

Oggi comincio presto, con la speranza di non dover fare tre versioni dello stesso post. Anche perché, vi avviso, dopo due pareri domani faccio l'atto.
Non so cosa possa venire fuori.

Allora, ricomincio dal copia/incolla.

Chiuderei il blog per:

Per farne un libro con tante figure colorate da colorare coi miei pennarelli  tecnocolor
Per un milione di dollari col ditino mignolo tra i denti e la giacca argento improponibile
Perché Mastella è SanRemo. ovvero un viale colle palme e i fiori. E canta. Si, potrei smettere dall'orrore.
Per un anno sabbatico no, ma per un anno di domeniche si.
Per fuggire alle tue fans neanche. mi farei fare una donazione per ogni commento e avrei due milioni di dollari. sempre col ditino tra i denti.
Perché stai con un VIP ed è un casino: no ma se stessi al casinò con un VIP gli chiederei un prestito. se fosse Lippi, un prestitò.
Per disintossicarti neanche, ma forse per intossicarmi potrei passare su una bella piattaforma olandese, piena di lucine colorate
Perché ti hanno preso per Grande Fratello: non mi prenderanno mai. sono troppo veloce.
Per causa di difffamazione: l'ho aperto per questo...
Per farti suora/prete, neanche. al massimo cambierei il template.
Per amore: solo per amoreeee..
Per odio, o per iodio o per sodio. (ma temo di averla già bruciata questa battuta..)
Per poter finire la tesi. di qualcun altro.
Per ospitarlo all’estero: chi? il blog? lo mando in Cina così parla mandarino. No, poi mi schizza i semi nell'cchio e bestemmio. non sarebbe bello.
Per darti alla macchia si potrebbe essere. delle volte neanche il vanish le toglie del tutto.
Per scrivere su Gioia Grazia Donna: la posta del cuore. no non lo farei. oltretutto non mi pagherebbero e i suicidi tra le donne in menopausa aumenterebbe in modo rapido e disarmante.
Perché splinder ha rotto il cazzo. certe notti fa un po' di cagnara, ma è un buon figlio
Per fare il vampiro su facebook: che cazzo è?
Per gravi impedimenti fisici. Mastella ha chiuso il blog? non mi pare..
Perché ormai sei grande, ehhh.. sarò uno e sessantacinque a starci larghi..
Perché è diventato troppo OUT.non lo so ma in compenso ad 1 contro 100 per me il mecenate era un politico
Perché … sono fatti miei. è il suo bello.

Allora a conti fatti chiuderei il blog solo per i soldi, per quella bella valanga di soldi che tanto eccita Richard Fish, il mio ideale di avvocato da sempre.

Visto che sono ganzo, metto un bel lucchetto tipo Moccia a questa catena e non la passo a nessuno. tiè tiè
Simone, minimal 19:10 | commenti: commenti (popup)

Dal pane di Pepo

lunedì, 10 dicembre 2007 in: divertissement, fiorentinismi
<<buongiorno signora, come la và? >>

<<mah, che vuole.. siamo sempre qui, si tira avanti..>>

<<certo, al giorno d'oggi si deve accontentassi.. si potrebbe essere tutti morti, o colle bombe tomiche, o col gàsse nirvino che dice i russi ce l'hanno, malidetti loro>>

<<sèè a me m'importa na sega dei russi, a me mi fanno paura i figlioli.. oh un li legge i giornali?>>

<<certo signora, questi ragazzi di oggi che s'ammazzano..  poi la polizia un ci capisce nulla.. io, per esempio, quella Merendit, si vede che è una c'ha il grullàio>>

<<lo scrissero: e poi gli uomini ammazzeranno gli altri uomini>>

<<ah, sulla Repubblica un c'era.. dove lo hanno scritto?>>

<<La Bibbia, signora>>

<<con tutti questi allegati ci riempio la casa..>>

<<comunque io, seddiovole sono zitella, così, niente figlioli! che poi mi doventano grandi e mi trucidano per la droga>>

<<io c'ho due nipoti grandi.. vedesse come vanno in giro.. ho una paura..>>

<<fossi in lei li ammazzerei nel sonno, brutti troiai>>

<<...>>

<< Guarda Paolina, questo giovine alla cassa.. son due ore che si gratta.. che schifo..>>
Simone, minimal 10:07 | commenti: commenti (2)(popup)

si fa l'albero!!!

domenica, 09 dicembre 2007 in: divertissement, sotto lalbero
Ora fo l'albero.

Chiaramente chi non regala nulla è parecchio ma parecchio merda.
Simone, minimal 00:33 | commenti: commenti (1)(popup)

sogno o son pesto?

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, astruse astrazioni
Vi faccio partecipi del mio sogno notturno.

Non abituatevici.

Ero insieme ad una task force di varia umanità, tra cui un parroco tipo l'esorcista e una tizia coi calzoncini e le pistole tipo lara croft.
C'era anche Fabio Canino, quello di cronache marziane (probabilmente convocato nel sogno perché ieri sera se n'è parlato a letto).

Dovevamo fermare un tizio chiamato "il risolutore", che io credevo avesse la faccia da bowling di Vin Diesel e invece pareva Guy Fawkes.

Lo inseguiamo fino ad una casa, la tipica casa di legno scuro un po' decadente e con il giardino in abbandono.

Mi immagino così New Orleans, ma Mivar, un altro della task force presente, con la voce di Bisio, mi dice che siamo vicino a Cosenza.

(tra parentesi, non ho la benché minima idea di dove sia Cosenza, quindi per me era New Orleans)

Entriamo furtivi, Lara Con le pistole in pugno e Fabio Canino con una guida tv arrotolata e le ciabatte da piscina ai piedi.
Il risolutore non è grosso ma è molto veloce; spara e scompare nella porta accanto.

Lara risponde al fuoco e io, impavido, mi tuffo fuori dalla prima finestra.
Sento la voce di Neo (in realtà Mivar) che dice di poter fermare le pallottole.

Mivar è il primo a morire.

Giro attorno alla casa e rientro dalla tipica porta sul retro, quella con la doppia anta e la zanzariera, che immette in cucina.

In cucina c'è fabio canino che si fa un caffé e mi chiede se ne voglio uno.
Faccio per rispondere ma con un urlo assatanato entra il prete, coperto di sangue.

Lo soccorriamo (anche se canino è visibilmente schifato): Don Lurio (io lo chiamo così) sta bene ed è convinto di aver ucciso il risolutore con una pistola di Lara.

Lara non si vede.

Improvvisamente torno coraggioso e vado a cercarla.
Varco numerose stanze: il salotto buono, uno studiolo verde e comincio a salire per una scala a chiocciola.

Finalmente apro la porta della camera da letto, dove siede il povero Guy Fawkes ferito.
Di fronte a lui c'è Lara, con l'altra sua pistola e il colpo in canna.

Li fisso e tento di dire una roba divertente, tipo scusate, cercavo il bagno.
Lara mi punta contro la pistola e mi spara.
Chiudo gli occhi e sento che è finita perdavvero.

Non c'è dolore e le mie gambe tremano ancora, quindi riapro gli occhi.

La pallottola è ferma a mezz'aria. Dietro di me, con le mani tese e tremanti, c'è Mivar.

Allora non scherzava, brutto figlio di un telefunken.

Lara, ormai allo scpoerto, si getta dalla finestra e si schianta su un leccio.

Salgono anche Fabio Canino e il Parroco, ormai più che semplici amici.

Guy Fawkes si toglie la maschera e si distende sul letto. Il Parroco gli fa il segno della croce e tutto finisce.

Mi risveglio turbato. E ripenso a Fabio Canino, con la sua guida tv arrotolata.

Era Teletutto, ne sono certo. Che ci faceva Canino con Teletutto arrotolato in mano??

Maledetti sogni, stanno già preparando un sequel..
Simone, minimal 14:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Fantastico (superfantastico)

sabato, 08 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, roba da bloggers
oggi abbiamo riorganizzato la cucina.

no, niente "ri".

oggi abbiamo organizzato la cucina.

in pratica la teoria dei vasi comunicanti è stata applicata a mobili e pensili, permettendoci di far defluire cibo e tegami, carta igienica e piccoli elettrodomestici, da luoghi assurdi tipo il bagno, ai più congeniali spazi della cucina.

così facendo abbiamo rinvenuto buste e pacchi di companatico vario, sufficiente a sfamare le truppe nascoste nelle boscaglie del libero stato di Bananas per svariati mesi e con tutta probabilità di poterlo rivendere per armi e munizioni sufficienti a superare le barriere del messico, diventando davvero pericolosi per gli Stati Uniti.

Dopo aver svuotato le casse di gallette, siamo passato al settore carta.

Subito dopo il rogito abbiamo comprato l'indispensabile per la casa, a luglio.

Come insegna il manuale del risparmiatore, si deve prendere la roba a sconto ed a offerta.

a sconto vuol dire che è una marca famosa, tipo i rotoloni regina e che però costa meno.

a offerta vuol dire che è carta già usata, dipinta di giallo perché la candeggina per scolorirla costava troppo.

Sicché a luglio si prese tanta carta igienica. E poi i rispettivi genitori pensarono che noi potessimo aver bisogno di beni di prima necessità.
(è noto che i genitori ritengono i figli capaci di acquistare due sole cose all'Esselunga: l'ovino kinder e la coca-cola)
Sicché, sempre a luglio, casa nostra aveva due materassi di carta igienica.

Nonostante una corretta igiene, ad oggi abbiamo ancora carta sufficiente per impacchettare il duomo e spedirlo col DHL in spagna.

Lo stesso dicasi per i detergenti intimi: c'è quello mentolato, (di questo ce ne sono altre due confezioni), che dopo averlo provato credevo mi costruissero una seggiovia dai piedi al sedere per fare le discese con lo snowboard.
Ci sono quelli delicatissimi. Al PH neutrino.

Abbiamo un certo numero di barattoli e casse intere di tonno e simmenthal, quando è chiaro che qui il tonno piace solo alla gatta e lei lo mangia vivo, ancora supplicante di restituire il corpo alla famiglia (cosa che la Lory non ha mai fatto, per terrorismo, dice)
La simmenthal ci ha nutrito quando la protocucina era pure priva di assi e caprette.
Ora però ne sono rimaste una dozzina di scatole, che muggiscono nell'angoliera della cucina.

Abbiamo tisane di ogni genere.
Così tante che posso fatturare anche a nome dell'Erbolario.

Abbiamo diverse libbre di the inglese; potremmo giocare alla guerra di indipendenza americana e gettarlo nella doccia.

Ci sono volute svariate ore di fatica per riorganizzare tutto: ora casa nostra appare pericolosamente vuota.
Il nostro senso estetico è appagato; il nostro senso consumistico però ci attira verso l'Esselunga.
E verso quintali di ovini kinder e litri di coca-cola.

La stanchezza ci ha regalato l'esenzione dalla cena, risolta alla vecchia maniera dell'est: ordinando il kebab a domicilio.

Ora ho una piantagione di cipolla in bocca e mi sono addormentato sul lato del divano proprio alla fine di zelig.

In vent'anni non sono cambiato: ancora non riesco a vedere la fine dei varietà.

Ma Fantastico che cazzo c'aveva di fantastico? (o di superfantastico?)

p.s. questo post supera le due facciate. non lo leggerà nessuno.

...

pisa merda.
Simone, minimal 00:20 | commenti: commenti (4)(popup)

'un si frigge miha coll'acqua

giovedì, 06 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
che però apparte il titolo parecchio toscano con l'idioma la smetterei.

primo perché certe robe le lascio volentieri alle profe con manie di grandezza, che allegano il dizionario stilistico in calce;

secondo perché io il dialetto lo pronuncio bene (sarà perché ci sono nato dentro? forse) ma a scriverlo è difficile.

per esempio io l'acca non so di preciso dove metterla e gli apostrofi mi sembrano sempre o troppi o ptroppo pochi.

il titolo richiama invece la cucina, quella cosa che tutti hanno e danno per scontata da piccoli, ma che si scopre per davvero da adulti, quando te la montano sotto gli occhi per nove ore circa.

ieri l'omone con l'orecchino al naso (di qui in avanti denominato "il montatore") e il suo collega filippino (non era Ariel, il tuttofare di Bisio; di qui in avanti però chiamato Ariel, perché non mi ricordo come si chiama perdavvero) sono arrivati alle noveettrenta con un camion pienopieno di roba.

Tanto che pensavo ci fosse un'offerta tipo tre per due e ci montassero una cucina in ogni stanza.

Invece no: il venditore (di qui in avanti chiamato Dino; perché si chiama così) mi dice che è tutta la nostra cucina.

Una volta sballata avrà le dimensioni di un tavolino da bambini: ma con l'imballo pare lo stadio meazza.

Tutti fermi perché senza l'idraulico non si toglie nemmeno il cellophan: arriva il duo trombaio, che predispone tutto perfettamente (a parte l'dore di gas che ora si propaga per casa e che ci farà morire tutti entro sabato) in pochi miunti e si allontana.

A mezzogiorno non siamo praticamrente a nulla: Alle una si va tutti a mangiare fuori.

Si ricomincia alle due: il montatore fora tutta la cucina, percorsa da una trave di ferro e per questo motivo, inforabile.

Dopo aver trovato una soluzione empirica di cui non conosco il percorso, ma che comprende l'uso di scotch e abbondante colla vinilica, finalmente si appendono i pensili.

L'angolo della cucina viene completamente ridisegnato perché il muro sembra un quadro astratto e va per i cazzi suoi ogni due cm (sento la voce del Geometra "muri perfetti.. ormai col laser.. sa.. tutto a novanta gradi"; ecco cosa intendeva per novanta gradi.. ancora frizza).

Con la pialla il fido Ariel riprogetta il ripiano, adattandolo perfettamente. Il montatore ringrazia Ariel con una maledizione irripetibile, ma capace di far inghiottire il popolo filippino dentro un maelstrom.

Verso le cinque di sera torna Dino, ci offre un crodino (dovevo dirla per contratto) e si unisce alle operazioni.

Montano i cassetti con l'ABS, capace di rallentare la corsa in maniera intelligente e sicura per le dita dei furbi;
Riallineano le ante facendole combaciare perfettamente e Arile lentamente rimette i ferri nelle scatole.

Si accendono i faretti, che consumano quanto il CERN, ma irradiano la stanza di una luce magnifica (merito dei protoni accellerati, mi spiega Ariel, smentito dal montatore che gli nomina Dio a più riprese).

E infine le cucina finita, come si può vedere in foto nel blog di mia moglie: una snaidero da esposizione.

Difatti, come nelle esposizioni, non funziona nulla: il gas puzza e basta, il lavello e la lavastoviglie non sono collegati, il forno manco si accende.

L'indomani (che poi è oggi) ritorna l'idraulico che deve colegare tutto: (ieri: basteranno dieci minuti, non si preoccupi).

Due ore di lavori.

Alla fine parte tutto. Epperò il gas continua la sua fuga. Comincio a preoccuparmi quando il numero dell'idraulico suona a babbo morto.

"L'utente da lei chiamato non è raggiungibile"

"L'utente non è al momento disponibile"

"L'utente non è un idraulico"

"L'utente se ne fotte"

Noi ce ne freghiamo e coi punti di circa dodicimila euri di spesa abbiamo quasi in regalo una bella pentola dell'Alessi.

Si torna a casa e ci facciamo i tortelli come Dio comanda (da ora denominato Snaidero)

Arrivederci.
Simone, minimal 16:25 | commenti: commenti (popup)

Delicate

martedì, 04 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze, toghe in delirio
Sono sveglio dalle 7:40, quando una sveglia, né cubica, né gialla, mi ha riportato alla realtà dominata dalla perdita completa del valore sociale dell'intellettuale.

Decisamente Passepartout mi fa male.
Credo si debba vietarne la visione a coloro che hanno irriso (come me) la cultura infilzata con lo spiedo da carne del liceo.
Si perché il popolo di finti istruiti, convinti che aver letto Jack Frusciante basti a definirsi letterati, (notare che non parlo degli estimatori di Moccia, che paragono ai pisani di comacchio) arriva un giorno e riscopre il gusto per i classici.
Come una spugna si impregnano di quel mastrolindo concentrato che è la nostra cultura in pillole di Passepartout, senza lasciarne scivolare via una sola goccia.
E diventa fastidioso, pesante nello scrivere e stupidamente saccente.

Terminata questa piccola parentesi, ritornerei al trillo della sveglia ed ai miei compiti di questo giorno campale, fatto di udienze, pasti frugali e una serata lunga come i dieci comandamenti visti senza audio.

Stamani ho raggiunto il mio record in Tribunale, con la mia presenza ininterrotta dalle 8.55 fino alle 12:15.
In Tribunale si ha un sacco di tempo per riflettere sulla piccola società degli avvocati, un popolo sulla carta numerosissimo, ma che si dimostra casta solo quando si varca le porte della giustizia terrena.

Ho cambiato tre diversi giudici ed ho ritrovato sei avvocati. Erano a tutte le solite udienze.
Ma gli altri millemila che cazzo fanno dalla mattina alla sera?
(ho una rispostina nella testa, che mi dice viareggio, coi piedi a bagnomaria)

Sono riuscito anche a trovare il tempo per ritirare il contratto di casa dal notaio, rimasto in giacenza da settembre.
Perfino mio padre aveva perso le speranze di riaverlo.

Dopo aver mangiato un panino in compagnia di mia moglie, anche lei distrutta per la replica di Pontedera e per la presenza nella leadership di un pisano con manie di grandezza, sono rientrato a studio con la convinzione di porre, finalmente, un punto di arresto alla mia attività forense.

Martedì cominciano gli esami di avvocato ed io, da sborone quale sono e rimango, non ho studiato una cippa.
I rimorsi mi spingono a chiedere ai membri anziani un breve congedo per motivi di studio.

Leonardo ovviamente è concorde, mi sorride e dice che dovevo pensarci prima.
Federico casca dalle nuvole: a momenti dubito che si ricordi dell'esame.
Mormora che ai suoi tempi lui dava lo scritto e poi via di corsa a ricevere i clienti alle sette di sera.
Poi i clienti non venivano perché erano stati divorati da un coccodrillo emerso dalle fogne.
Finge di aver compreso però, lasciandomi, con comodo, fare tutto il lavoro che avrei altrimenti fatto nei prossimi dieci giorni.

Alle 20:00 stacco, e comincio il giro di saluti.
Leonardo mi saluta e mi augura un in bocca al lupo sincero.
Federico ha improvvisamente dimenticato tutto e mi liquida con "tanto ci si vede domani"
Sottolineo che invece non sarà così, anche perché domani arrivano quelli a montarci la cucina.
Ah già. Ha un dono invidiabile della sintesi.
Sicché ci si vede Giovedì.
Forse non sono stato spiegato, io studio.
Studia qui.
Lotto per un compromesso sindacale e firmo per una udienza venerdì mattina "facilissima, una cazzata" che però necessita di istruzioni il giovedì pomeriggio.
Vabbè.

Torno alla macchina, al piano terzo sotto terra del Parterre di Piazza Libertà. Nove Euri di parcheggio.
Era meglio la multa, perlomeno ho il brivido dell'imprevisto.

In auto, c'è Damien Rice che canta e io mi sento nella testa la storia di questa giornata, epperò con la fastidiosa voce di Grace di Grace' Anatomy.
E mi vedo col camice imbrattato di sangue, con i capelli incollati e lo sguardo distrutto, fissare quella chirurga di colore obesa che mangia una ciambella trovata dentro l'intestino di giocatore di Hockey.
E la sento che gli dice qualcosa a proposito di un congedo per motivi di studio, anche breve.
Per l'esame.
La buzzicona con le gote zuccherate dice certo, ci mancherebbe.
Però domani vieni.
No, buzzicona, almeno fino a venerdì prossimo.
Ah, ok.
E Grace si allontana, con Delicate di sottofondo.

...

"Dopodomani però si, vero?"
Simone, minimal 21:03 | commenti: commenti (popup)

Cose da Fare

mercoledì, 21 novembre 2007 in: divertissement, casini di casa
A distanza di poco più di sei mesi, ancora non abbiamo trovato un giorno libero in cui andare dal parroco, ringraziarlo per la cerimonia e dargli quella benedetta pala d'altare in abete massello che raffigura la madonna col bambino a peso naturale.

Quando e se mai ci andremo, troveremo la perpetua che non voleva farci addobbare neanche le panche, corrucciata perché Don Mario si è trasferito tipo a Chiesina Uzzanese e ora fa messa agli Uzzanesi e ai Chiesini.

Oppure hanno scoperto che fornicava con la vedova del paesello e ora guida il camion pure lui.

O infine c'è, ma quando ci vede manco si ricorda di noi: Don Mario si ricorda? Ci siamo sposati qui il diciannove maggio!

..

Di che anno?

Beh la pala gliela scarico qui, eh.. le sospensioni della polo me le hanno cambiate ora..

Poi c'è il fotografo. Ghedina.

Ogni tanto lo sento via mail. Mi ricorda che uno di questi giorni, forse, dovremmo mandargli l'elenco delle foto che vogliamo dentro l'album.

Magari entro l'anno.

Non so, sto seriamente pensando di fargli rispondere dalla segretaria di Gmail (ammesso che ve ne sia una) con una frase pomposa tipo "l'avvocato è in riunione" "l'avvocato è impegnato all'estero" "l'avvocato è in aula bunker a difendere un parroco fuggito con una vedova di Pozzolatico.. sà.. la sacra rota.. no, non l'ordine dei camionisti.."

Abbiamo circa mille e passa foto.

Dopo una rilettura ed una censura pesante siamo giunti a tipo 500.

Direi che arrivare a cinquanta non dovrebbe impiegare molto tempo. Per il 2009 dovremmo essere pronti.

Poi c'è il tappeto.
La moglie vuole un tappeto tra il divano e la televisione, in salotto.
C'ha anche ragione.

Ora mi ricatta: dice che senza il tappeto l'albero di natale non si fa.
Per cui stasera ho fissato con mia madre per andare a vedere questo benedetto tappeto.
Se poi ci fa stracacare, si va a comprarne uno.

Poi sabato c'è una cena dell'ordine direttamente qui, a Firenze;
In contemporanea al concerto dei BlueBeaters;
In contemporanea all'apertura di Florence Noel;

E io voglio fare tutto.
Simone, minimal 16:52 | commenti: commenti (1)(popup)

Resoconto confusionario

venerdì, 16 novembre 2007 in: divertissement, goliardie, casini di casa, suono io
Sicché ieri, nonostante avessi a casa la Bambina (termine assolutamente tecnico che indica una Chitarra nuovanuova) e il Figlioadottivo (letteralmente tradotto in "amplificatore fender" in prestito), ho preso la macchina e sono andato fino a Ferrara, a fare lo splendido tra i ragazzi delle fanterie.

Che poi mi riesce anche bene, devo dirlo.
Cioé ci sono giorni in cui litigherei pure col bonsai, quello stronzo che vive sulla libreria nutrendosi della mia acqua senza apportare il suo contributo di foglie.
E poi giorni in cui sono molestamente litigioso, e questo mi rende pure simpatico, tipo che c'è uno alto due metri che magari oggi va in un bar e ordina una spritz invernale.
Come cos'è?
E' una bevanda calda, in bustina. Alcolica, ci mancherebbe.
Che con una spruzzatina di panna e un velo di cacao è una bomba, ve lo dice il pupo.

Si insomma ieri due ore per arrivare a Ferrara e avevo pure nella stiva questa bodda (altro termine tecnico, qui si mangia pane e devoto, mica sfinferli) che gracidava quanto sono avanti i pisani.
Ora è universalmente risaputo che, se c'è un popolo notoriamente indietro, quelli sono gli abitanti di Pisa e dintorni.
Dal ché se ne deduce che la bodda è più indietro di loro.
Forse è per questo che ci sono volute due ore per arrivare a Ferrara.

Nel frattempo, oltre a scoppiare bolle di plastica contenitiva nella mente (plop-plop-plop), ed a cercare di ricordare l'esatta sequenza degli accordi di Rootless Three, mi sono inventato un contrordine tutto mio.
Di cui però parlerò in un'altra sede.

Poi, lasciati i mantellati in via bolognese (ribattezzata così per l'occasione) e cercato a quel punto invano "panini d'autore" ma erano tutti laidi piadinari, ho raggiunto le fanterie in piazza.
Tra parentesi, con largo anticipo io o con grande ritardo loro, ancora devo decifrarlo.

Il resto della serata l'ho passato al freddo e al gelo, senza neanche il bue e l'asinello.

C'era la profe di educazione fisica (che se cercate bene ci deve essere il video su youtubedifalloppio dove gli palpano pure l'intestino tenue) che ci ha fatto fare i giri di corsa; a nulla è valso dirgli che non avevo la tuta.

Ho corso fianco a fianco con un tizio che si chiama tipo filo sganga della disney.
Siamo arrivati ultimi però c'è stata una falsa partenza secondo me.

Quando finalmente avevo imbastito un remake del gioco delle coppie all'aperto me l'hanno soffiato sotto la naso perché si poteva entrare dentro, al caldo.

Il caldo c'era, pure il vino. Quello che è finito subito sui miei pantaloni, ad esempio.
E' stato filo sganga, ma per la prossima volta conto di rovesciargli un secchio di cera bollente nelle orecchie.
In Germania va parecchio di moda tra i giovini liceali e si ammazzano dalle risate.

Poi pfff, c'erano un sacco di vecchi con problemi d'udito (ora dico, la sera, prima di andare a letto metti in carica l'amplifon, ti pare?) (io lo faccio) e pure Gangi con un diavolo per capello (difatti se n'è stato tranquillo tutta la serata).

Ora ne racconterei di cose, ma ad un certo punto ho trovato nel cervello una bustona ancora tutta da scoppiare.
Plop-plop-plop

Ma degli accordi di Rootless Thrre nemeno l'ombra.
Simone, minimal 11:57 | commenti: commenti (1)(popup)

Ballo Ballo

martedì, 13 novembre 2007 in: divertissement, musicalmente
Da un po' di tempo è tornato di moda ballare.

Io me ne stavo sempre al bar quando andavo in discoteca, a bere succo di pera (perché gli alcolici li servivano solo ai maggiorenni.
Pure a vent'anni, l'ultima volta che ho messo piede in una discoteca (che poi hanno chiuso perché abusivissima) ero al bar a bere succo di pera.
Perché mi ero dimenticato la carta d'identità e parevo uno scolaretto del ginnasio.

Poi il nulla.

Un salto temporale lunghissimo, durante il quale, silenziosamente, il latinoamericano germogliava.

La mattina di un settembre piovoso accendo la radio. C'è uno che dice quanto sono figo perché ho indosso una camicia nera.
Vai.. il revisionismo è arrivato, cazzo.

Invece poi vedo il video, dove lo squinternato suona in mezzo alla strada e la gente balla il latinoamericano.

Era meglio il revisionismo, cazzo.

Accosto al semaforo, abbasso il finestrino perché pure l'umido è meglio del tizio con indosso la camicia nera che balla il latinoamericano.
Dall'auto accanto proviene la stessa musica.
Dentro l'abitacolo, un signore di quarantanni o poco più fa dei brevi cenni di assenso con la testa.

Lo guardo come se avessi visto Freddy Kruger.

Esco dalla macchina e mi arriva un sms.

"vuoi ricevere gratis la suoneria della camisa negra?"

Spengo il cellulare con le mani sudate.

Ma è troppo tardi e il latinoamericano imperversa.

Durante i preparativi del matrimonio, tutti i parenti sono morsi da questo veleno: mio padre mette su dischi di salsa e merenghe e una roba che si chiama bachata.

Il sabato sera casa mia è invasa da una folla di nongiovani che sgombra il salotto dalle poltrone, si allinea ordinatamente e agita le mani.

Tutti credono che tutti vadano a scuola di latinoamericano.
Lo danno per scontato.

"ieri ho imparato un passo nuovo"
"dante?"
"chi? no Iglesias"
"tullio? è ancora vivo?"
"il figlio! ma dico mi prendi per il culo? non c'eri anche tu dalla signorina Dolores?"

La signorina Dolores me la immagino con un cesto di ananassi in testa e un vestito a fiori e boccoli.
Un vistoso rossetto e tacchi del dodici.

Sono trascorsi molti mesi.
Vivo in una casa dove si ascolta solo musica degna di questo nome.

tranne quando suono io.

Poi un guasto alla macchina. Arriva il pronto soccorso, mio padre.
Che riprende la macchina e dice per questa settimana usa la mia.

grazie pa'.

accendo, il sommesso motore diesel mi saluta.
Ma non è il solo.

si accende la radio..

"...tengo la camisa negra
 porque negra tengo el alma
 yo por ti perdí la calma.."
Simone, minimal 10:46 | commenti: commenti (popup)

Buona Domenica

domenica, 11 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, casini di casa
Seduto sul divano wi-fi, con il portatile sulle ginocchia e l'acqua che bolle.

La tv trasmette un programma condotta da una che si chiama come il mio asse da stiro.

Perego.

Il mio asse fa capolino da dietro la stufa, dice è sua cugina.
Lo ripongo al suo posto, tra le scope e i detersivi.

Il programma, di cui non voglio fare il nome sennò paio classista, è al suo culmine con un confronto mai affrontato.

Roba che Bonolis sta chiamando i suoi legali per fargli causa.

Il valore artistico del personaggi televisivi "minori".

Vorrei dire una battuta spiritosa, ma quando vedo che l'opinionista è Gegia capisco che l'umorismo di Zelig è lontano anni luce.

Tra i processati c'è il cugino piccolo di costantino, una tizia che dice di aver fatto un grande fratello (oggi se non ti conosce nessuno hai fatto un grande fratello; sempre meglio che dire "sono stato in galera per vent'anni") (anche perché di solito gli ergastolani sono famosi perdavvero..)

C'è un critico che tenta di provocarli con la recitazione di Totò, un'altro (che finge di essere giornalista di mediaset, mentre si vede il cartellino del prezzo che gli pende dalla giacca) che dice "siete il peggio della tv".

Ecco ora c'è pure Raffaello, l'uomo che ha comprato dalla strega dei mari la voce di Sandro Ciotti.

Guardo questo programma e dopo un po' mi sento di poter dire la mia.

Quando mi accorgo che mi sale la polemica, che potrei dire anche io qualcosa di intelligente come Gegia, spengo la tv.

(sento ora che c'è "l'intellettuale di un due tre stalla". Una manza con le tettone. Chiamata anche la Pupa secchiona. Ma non ce l'hanno un nome e un cognome pure loro??)
 
Il mio lcd merita di meglio. tipo uno schermo nero.
Simone, minimal 14:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Studio Illegale

giovedì, 08 novembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio, roba da bloggers
Lo studio è in cerca di un nuovo praticante.

In realtà il 100% dell'interesse su un potenziale nuovo oggetto di vessazioni è suddiviso così:

il 70% è appannaggio della segretaria, che ogni giorno dice sarà l'ultimo se non gli danno un facchino che faccia il suo sporco lavoro tra cancellerie e ufficiali giudiziari.

il restante 30% è dell'avvocato anziano, che rischia di dover andare per sbaglio a qualche udienza, a causa dei miei molteplici impegni.

Quindi l'altro giorno la segretaria nevrotica è rientrata a studio con una lista prelevata presso il consiglio dell'ordine, contenente nome, cognome e telefono di potenziali candidati.

Tra i pretendenti è stata scartata (non so ancora perché) tutta la crema, ovvero chiunque solo si avvicinasse ad un 110 come voto di laurea.

Monito per i futuri praticanti: a meno che non vogliate entrare in un brillante studio di top manager come quello di Duchesne, dove gli avvocati indossano tacchi a spillo solo per il gusto di bucarvi quando siete distesi di fronte alla porta di ingresso, evitate di indicare il vostro voto.
E' paradossale ma gli studi normali sono spaventati dai voti alti.

Almeno quelli che possiedono una segretaria con grossi complessi di inferiorità.

Dicevo, dopo la prima scrematura, sono stati estratti due nomi, uno per sesso, ed invitati ad un colloquio.

Vorrei raccontarvi di abili domande e test d'intelligenza per poter entrare a far parte di questo brillante studio.

Il colloquio verte su un solo punto: non pretendi nulla (in termini monetari) e sei pronto a fare di tutto.
Se il praticante non risponde affermativamente ad entrambe le domande, la porta è in fondo al corridoio.

Lei arriva per prima: ha un sospetto voto sul 103 (la segretaria già la teme); è del sud.
Fa una discreta figura, tanto che al termine del colloquio già gli viene detto di cominciare martedì.

Lui arriva dopo: fa un'anticamera di oltre 40 minuti, mostra disappunto, viene segato.
Non importa se ha la faccia intelligente.
Compie inoltre l'errore fatale: chiede la grana.

Io vorrei sapere chi diavolo ha messo in giro l'assurda voce che negli studi legali ti pagano.

Lunedì sera la segretaria è in preda all'agitazione: chiama due volte il cellulare della volenterosa giovine.
Non risponde.

Comincia ad agitarsi.

Martedì la ragazza richiama e dice che impegni urgenti non le consentono di venire.
Il ché tradotto significa "ci ho pensato bene e prima di farmelo mettere nel baugigi da sconosciuti consulto il mio ragazzo"
Siamo di nuovo senza praticanti.

La segretaria disperata ferma i mendicanti per strada chiedendogli di andare perlomeno a fare qualche notifica.

In coscienza gli ho suggerito l'alcolico di piazza Libertà, quello a cui devo ancora un pacchetto di sigarette.
Non so quale sia la sua preparazione ma mi pare volenteroso e si presenta bene (per lo standard qualitativo medio dei tribunali fiorentini potrebbe anche essere un po' eccessivo).

Nel frattempo vorrei prendere le misure per creare una parete di cartongesso che mi permetta di isolarmi da questa follia.

Ho l'esame tra poco più di un mese e voglio silenzio.
Simone, minimal 10:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Il catalogo e Bimbumbam

domenica, 04 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, sotto lalbero
A me manca bimbumbam.

Ma proprio tutto, non solo Holly e Benji o Mila e Shiro.

Pure Manuela e Paolo.
Uan e .. Uan e basta.

Che bello, il contenitore per bambini dove si faceva tutto in coppia.

Paolo a quei tempi ancora non aveva inghiottito un dizionario di italiano e la sua collezione di vhs di Albertone: si limitava a fare le facce disperate per le continue angherie di Brandolin, un cugino di berlusconi che anche lui deve lavorare, sicché era finito a dirigere bimbumbam.
Oltretutto lo faceva con la stessa voce di M'arrabbio di Kissmelicia: quindi tutto il pomeriggio di italia uno sapeva di involtini primavera.

Perfino i cartoni nipponici erano in coppia: Holli e Benji giocavano in un campo dove ora si corre la maratona di new york; non si incontravano mai perché uno stava in porta e l'altro correva per ore ed ore con la speranza di trovare la fine del campo.
Però si volevano tanto bene, eh.

Perfino Mila e Shiro si vedevano pochissimo. Un po' perché il babbo di Mila mi pareva uno di quei padri padroni di una volta, che se vuoi continuare a non fare un cazzo tranne che fare il bager e le alzate a rete non trombi fino a novantanni.
Ah e ti porti dietro pure il fratellino biondonordico (frutto di una fuga in norvegia della fu mamma di Mila).
Difatti pure mila si chiama come una marca di latte del trentino, un motivo ci sarà..

Poi c'erano le disgraziate.

Un'intero gruppetto di cartoni animati con protagoniste ragazze orfane e povere insultate e offese da figli di papà che la pssavano sempre liscia.
Tipo CandyCandy, l'animalista abusiva; oppure Pollianna e quell'altra del giardino segreto.
Da ultimo c'era pure quella che scappava di casa per stare con i ragazzini di colore nei campi di cotone.

Erano i messaggi di una volta: storie di amore e amicizia, anche contro il razzismo.

In questi primi giorni di Novembre Bimbumbam cominciava a fare la pubblicità ai giochi della Mattel, o di GIocheria.

Era il fatidico momento del "catalogo".

tale era un opuscolo, spesso diviso a metà, contenente tutti i giochi delle varie ditte, illustrati e descritti.
Una sorta di vademecum che io da bambino collezionavo e da cui prendevo spunto per le mie folli richieste a Babbo Nachele.

E Uan affermava di divertirsi moltissimo con quei giochi.

Io credevo a Uan, mentre sospettavo di Ambrogio, con quel suo fare da lecchino.
Four non lo nomino, mi faceva paura coi suoi occhi rossi.

Oggi di Bimbumbam neanche l'ombra. Quasi rimpiangerei BatRoberto.
Ho detto quasi.
Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (popup)

Milagros

mercoledì, 31 ottobre 2007 in: divertissement, teledipendenze
Da quando zelig ci ha fregato il nostro pittore feticcio, tappezzando italia uno dei suoi quadri (si tratta di Francesco Musante) mi stanno un po' sulle balle.

E' difficilissimo parlare male di Zelig:

non si poteva farlo prima, quando recitavano da un capanno con le assi di legno rialzate a far da palco.

ora che sembra una puntata sontuosa di SanRemo è ancora più difficile.

sfoderano la musica di Roi Paci, hanno i comici migliori e sempre nuovi (tra tutti, l'inquietante Mivar, e il poeta scalzo).

Mi sono dovuto ingegnare molto.

Sono finalmente giunto a Pablo, protagonista di leggendarie telenovelas argentine.

Me lo sento nella testa, quando si lagna della sua amata, che lo seduce e poi abbandona.

Mi sono tornate in mente le vecchie "novele" di una volta, quando i ricchi piangevano e Jei Ar poteva andare a lavorare con un cappello fuori ordinanza.

Oggi ci siamo dati una calmata.

Gli americani hanno Beautiful, contortissima vicenda familiare in cui c'è una donna ben oltre la cinquantina che scopa pure i mobili (questa fa quasi ridere) e figlia come i conigli di campagna.

I tedeschi gestiscono un hotel lussuosissimo in mezzo alla foresta nera, raggiungibile solo in elicottero ma ugualmente stracolmo di gente.

I francesi vivono a Saint Tropez, (ora non sono molto aggiornato) e ai tempi c'era una quarantenne che ancora tentava di fare la ballerina, anche se aveva un'ernia del disco grossa quanto Istambul.

Gli italiani stanno un po' a Como, ma è un'esperienza fallimentare, con la solita società che un po' va male un po' va bene. Siamo ossessionati dai consigli di amministrazione.
Perfino nel centro commerciale di CentoVetrine fanno dozzine di C.d.a. (l'ultimo in un bar con le spogliarelliste)

E non voglio ancora parlare della figlia di Elisa di Rivombrosa.
Come se facessero il cugino di un fratello del Commissario Rex. Un incrocio che cerca tartufi nelle langhe.

Quindi vedendo Pablo (pensavate avessi perso il filo, dite la verità?) e la sua Milagros, mi viene una gran noia. Non ha alle spalle quattro matrimoni e dodici figli, non è Dirigente d'azienda indagato dalla finanza, non balla in duetto con una cassa di legno.

Lui è rimasto al passato.
Quando le telenovelas si svolgevano nei campi, tra possidenti e contadini che raccoglievano il caffé.

Un quesito: ma anche a voi, immaginando le scene di "anche i ricchi piangono", viene improvvisamente voglia di stirare le lenzuola?
Simone, minimal 14:03 | commenti: commenti (4)(popup)

in cui parlo dei cazzi altrui

martedì, 30 ottobre 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Il trio medusa in una mattinata allegra d'estate aveva tentato il tormentone su Linus.

una roba unzunzunz in cui Linus con voce robotica descriveva la sua vita in radio.

in pratica, parla di jogging, dei cazzi suoi, poi di jogging, poi delle sue scarpe da jogging e in fine ancora di lui che fa jogging.

che poi è quello che facciamo tutti.

Tutti noi vanesi, sicuri che il mondo non attenda altro se non i cazzi nostri, ordinati in file di parole su blog dal facile accesso.

Splinder ha una home piuttosto caotica, ma dalla quale si può passare con scioltezza all'elenco delle persone online, ai loro media, ai loro ultimi post.

Confesso di farlo spesso.

Di solito faccio prima il logout, ché se per caso finisco sul blog del maniaco delle manette non voglio che mi rintracci per propormi gatto a nove code e palle di gomma giù per la gola.
Che diamine, ho pure la tracheite.

Gli utenti di splinder hanno un modo estremamente banale di descriversi.

Tutti partono dal presupposto di non interessare a nessuno, per cui la loro descrizione mira a smentire questo assunto.

Utenti online: 1818
Descrizione base:

"sono indescrivibile" (sic)

"Difficile dirlo, eclettico, perverso, sempre in cerca di qualcosa di nuovo"

"sono pazza, ke cazzo"

"ciao, non so scrivere"

L'effetto è opposto. Si scartano tutti quelli convinti di essere strani o diversi.
Chissenefrega se sei diverso. Diceva uno "se sei buco dillo" non ci giriamo attorno.

Ci sono le strane ragazze convinte di essere imprevedibili e imperscrutabili: il ché è pure vero, per circa 6 giorni al mese.
Gli altri giorni semplicemente hanno la comune difficoltà a scrivere in italiano corrente.

Ci sono i tizi in cerca di figa. Si volevo scrivere un termine più carino, ma la realtà è pulp.
Pure troppo.
Questi postano la foto di quando avevano tutti i capelli, al primo anno di scuola media.

Sono pericolosi perché non appena li commenti ti si attaccano come Centofanti, la figurina della panini.
Che non riuscivo mai a mettere nell'album: mi aderiva ai polpastrelli e ci voleva l'acetone.

La sezione media è più interessante.
Ho notato che la maggior parte delle persone utilizza metodi alternativi per inserire foto nei post.

Io per esempio mi appoggio a Imageshack.

Altri invece usano i media di splinder per attirare gente.

(ecco ora ho fatto una prova, da loggato)

la stragrande maggioranza inserisce immagini pornografiche, difatti a pagina uno un certo raffaelemilite posta una tizia convinta che il reggicalze basti e avanzi per entrare dalle orsoline.

Allora insisto e apro il suo blog, dove il primo post propone una foto semiartistica e una citazione di una canzone.

Niente tette, niente roba oscena.

In buona sostanza, col trucco che tira più un pelo che i soliti carri, raffaele tenta di attirare suoi simili dentro al vortice delle personali dissertazioni.

Tornando ai media, non mancano quelle "strane sempre diverse pazze imprevedibili" e con mostruose lacune in analisi grammaticale, con le famose foto "amici/amiche", in cui si fotografano descrivendo capo per capo la provenienza dei propri indumenti.

(apro di nuovo i media a mio rischio e pericolo)
(lo devo riaggiornare perché è pieno di cosce lunghe del solito raffaele)

ok ci siamo.
Becco una certa margot che intitola con coraggio il proprio spazio "semplicemente me..".
Alla terza riga ha già scritto varie volte centinaia di punti esclamativi e "xché" (ne conto un numero impressionante solo al primo post)

però la foto da cui sono partito era di (penso) lei e di una sua amica al Dams.
Imbarazzante.
Per il dams.

Torno indietro e scopro che una tale (o uno non si capisce bene) chiccadi ha fotografato il proprio armadio.
aperto e colle camicie.

Nel suo blog si dispera per la cancellazione di "Hereos".
Onestamente non so di cosa si tratti ma presumo abbia a che fare con sistemi operativi (appunto, os) dai poteri strabilianti.
Beh, sono anni che Microsoft boicotta Apple, non vedo di che stupirsi.

Aggiorno i media, solo per scoprire che chiccadi ha fatto nuove foto del suo armadio e che raffaele si sta giocando la sua visita medica per entrare in Alitalia come pilota.
No, mi imbatto nella foto di un bambino.

Un bebé, che tenero. Diamogli una chance.

Apro e scopro che trattasi del mediablog di una certa Melina2007.
Sarà una della valdinon.

Apro il blog e scopro che si tratta di una mamma della val di non alle prese con la piccola e la sua mania per le foto.

Devo ammettere che è carina, specie con una sciarpina rosa e cappellino.

La mamma in un post grida ai suoi tre mesi.

In buona sostanza qui tutti parlano dei cazzi propri. E il numero di accessi ai blog di questo genere parla chiaro: al mondo facciamo due cose:
1. parliamo dei cazzo propri.
2. ci facciamo i cazzi degli altri.

Splinder funziona alla perfezione, collegando domanda e offerta in un vero mercato globale di scambio.

A questo punto il tormentone di Linus potrebbe applicarsi benissimo a tutti noi.
Non mi fa più ridere.
Simone, minimal 16:39 | commenti: commenti (6)(popup)

Conversazioni Notturne

domenica, 28 ottobre 2007 in: divertissement, romance
..proprio non capisco perché non ti sia piaciuto ratatoile..

..mannò pru era carino..

..io ero sicura che ti avrebbe fatto impazzire..

..beh sai.. i ratti..

..si ma sono decontestualizzati, sono carini..

..daccordo, però insomma.. le scene dei ratti di massa.. bleaw..

..certo quelle fanno un po' senso..

..

..i ratti di massa..

.. con il loro orribile accento..

..pfffff..

..simo, andiamo a dormire che è tardi, và..
Simone, minimal 01:55 | commenti: commenti (2)(popup)

Il Divano Wi-Fi

giovedì, 18 ottobre 2007 in: divertissement, casini di casa
Il Divano Wi-Fi è l'ultimo ritrovato della tecnologia, gente.
Si, fate i ganzi coi conigli nababbiz, fate, fate.

Noi stiamo sdraiati nel divano di pelle chiara, con il portatile che naviga su internet.
Da solo.

Si certo, noi siamo spanciatissimi, mica si può sfogliare pagine e pagine di internet, aggiornarsi sui vari blogghi, commentare qualcuno, scrivere questo post.

Ah già, non ve l'ho detto: sono il Divano.

Si il Divano è comodo (gli sto dettando le cose da dire e lui.. bip bip)

Certo è un po' criticone, si sofferma su certi bloggoni famosi e critica.. dice questo mica scrive bene, questa mica disegna bene, questo mica è veramente nuda (divano.. ma che sito è? Beppe Grillo non ha mai avuto quelle tette).
Beh insomma il Divano interagisce.

E mica solo con internet.

No, lui accende la tv, cambia canale, si collega al digitale terrestre.
Poi, se vi trovate la lepre nabazza che canta storielle sconce non ci date la colpa, eh?
Ora per esempio vuole vedersi il calcio su mediaset premium.

Oh, a me fa schifo il calcio, ma lui è così (e tifa Livorno. Povero Divano amaranto).
Si però la carta di credito non gliela dò. Mica sono scemo.

Divano che fai su Paypal? Oh cazzo, divano no, quella poltrona non te la puoi comprare.
Pruuu, il divano si compra la moglie, manco fosse un cammello.. fai qualcosa, interagisci.

Troppo tardi, il divano compra e nel frattempo c'è il grande calcio sullo schermo piatto.

Divano, si fa che per stasera la connessione finisce qui. Per me sei ancora troppo interattivo.
Per carità, bella la Casa Digitale, ma io preferisco l'imbottitura di penne d'anatra.

Sicché forse domani il Divano Wi-Fi lo riporto indietro. Lui e quella troia di una poltrona.
E poi cancello i cookie.. che secondo me beppe grillo maggiorato ci rifila pure i vaffanculo-dialer.
Simone, minimal 20:36 | commenti: commenti (popup)

La Segretaria

martedì, 02 ottobre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
Ho provato (credetemi!) a scrivere qualcosa di simpatico e divertente circa questi due giorni di scuola.
Mi sono concentrato e ho scritto diverse frasi sconnesse a proposito di sveglie mattutine, di colazioni da mulino bianco e di fugaci incontri da McDonald.
Si perché sia io che la consorte abbiamo rispettivamente cominciato a studiare: lei certamente più di me; io, nel mio piccolo, seguo il corso di redazione atti e pareri, in buona sostanza una sorta di scuola radioelettra per sostenere l'esame di avvocato.

Insomma, mentre provavo (disperatamente) a mettere insieme almeno quattro pensieri degni di nota, sul retro del mio monitor una pazza continuava a violentare la fotocopiatrice.

Ora, piccolo preambolo: a me non piace parlare male delle persone.
Se uno nasce impedito, chi sono io per doverlo sottolineare?

Appunto per questo motivo vi ho taciuto uno dei fondamentali motivi di stress e di conversazione dell'ultimo anno.

Presso questo studio lavora una segretaria completamente fuori di testa.

Per cortesia non crediate ai soliti cliché che parlano di maschilismo e di presunzione.

Qui si tratta di veri problemi.

Ma con ordine, torniamo al mio post, alle mie simpatiche trovate.

Durante i quindici minuti di redazione, rilettura e stampa del post, ho dovuto assistere:

a) sproloquio prolungato, nel quale erano presenti domande rivolte ad un ipotetico auditore (ci sono solo io in questa stanza):
<< ma come si apre la fotocopiatrice?>>
<<oggi non è giornata.. se solo ci fosse qualcuno che si occupasse di questa fotocopiatrice..>>
<<certo che è un problema: anche questa della fotocopiatrice..tu che faresti con la fotocopiatrice che non va?>> (domanda non rivolta a me, ma a se stessa, fissando sempre la fotocopiatrice)

b) violenza privata
Thud (calcio alla fotocopiatrice) <<scusa sai.. (alla fotocopiatrice) ma, o io o te.. >> Thud (calcio alla fotocopiatrice)
Toc Toc (fotocopiatrice pungolata con un cacciavite, in un generico punto privo di giunture o direttamente sulla lastra aperta)

c) crolli emotivi
<< Non basta che sono sola come un cane! pure la fotocopiatrice contro di me!>>
(segue momento di isterica ilarità)
Suona il telefono, la segretaria risponde: <<Pronto? No guardi non è giornata, la fotocopiatrice poi.. non ne parliamo.. no certo a lei non frega nulla di questo.. certo.. e comunque guardi che è un dramma.. non poter fotocopiare.. si, certo, le passo l'avvocato>> (abbassa la cornetta con uno schianto)
<<Oh, ho riattaccato>>

Io nel frattempo cercavo di isolarmi in una sfera di silenzio, una sorta di mondo superiore dove la segretaria è di ceramica e va solo regolarmente innaffiata. E ad innaffiarla ci pensa una volta a settimana l'omino che pulisce le scale.

A questo punto, la disperazione cresce e mentre sono sul più bello, lei irrompe con le mani sul mio monitor: <<insomma! la fotocopiatrice è rotta!>>

Simulo autocontrollo immaginando il rumore di una sparachiodi.

<<Ne abbiamo un'altra, ti ricordo. Nell'altra stanza>>

<<Ma io ho bisogno di questa!>>

Mi sforzo di capire le ragioni mentre penso che gli spartani facevano bene a buttare qualcuno dalla rupe tarpea.

<<E perché, di grazia?>>

<<C'è un foglio incastrato! Devo farne una copia>>

<<Di cosa si tratta?>>

<<Di un foglio di una memoria, devo depositarla lunedì>>

Cercando di comprendere l'urgenza con un filo spinato, resto fermo e sorpreso:
<<Ma scusa, non puoi semplicemente ristamparlo dal PC?>>

Silenzio gelido.
Mi guarda come se un fulmine l'avesse attraversata, ma purtroppo avesse scaricato sui tacchi.

<<In effetti..>>

Trotta fino alla sua postazione e con un paio di gesti, stampa il documento mancante.

Ora, la questione della fotocopiatrice è partita questa mattina verso le 10:00, terminando verso le 17.

Sette ore di tormenti.

A cui sono sottoposto praticamente ogni giorno.

Questa follia ha avuto la meglio sul mio bel post.
Ed è un vero peccato, perché questo, di post, fa schifo.
Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (3)(popup)

Emergenza Rock

venerdì, 28 settembre 2007 in: divertissement, musicalmente, roba da bloggers
Una cosa che mi piace tanto tanto tanto (e coi "tanto" per questo post, abbiamo finito) è cercare musica nuova da ascoltare.

Di solito capita che compro qualche rivista di musica tipo Rolling Stone o XL e vado a leggere le recensioni.

Poi me ne frego se a uno gli hanno dato una stella e dicono che ignora la scala musicale. Se mi ispira, cerco di sentirlo.

Allora oggi non avevo sottomano alcuna rivista, per cui sono andato sul sito di MTV, alla voce emergenti, che riserva sempre sorprese.

In pool position, tra gli emergenti, un gruppo che sto ascoltando proprio ora: i KiddyCar.
Sono aretini e cantano in francese (e ti credo.. avete mai sentito parlare un aretino?)

Mi piacciono, la mia consorte già li canticchia, per cui, facciamo uno sforzo e se vi va, sentite l'album Forget About.

Sempre in fondo alla prima pagina degli emergenti, c'è uno sfigatissimo, tale Perkins, come Antony.
Difatti è il figlio del gestore dell'Hotel di "Psicho".
Ancora non ho capito se gli faceva anche da nonna, con la copertina e la voce gracchiante.
Fattostà che la mamma - modella è morta prendendo il volo diretto per le Twin Towers.

E lui parecchio triste ci ha fatto un album, che conto di ascoltare a breve. Anzi no.
Leggo ora che si chiama Elvis: con un padre maniaco del travestimento e una madre sfigata, chiamarsi Elvis non è la scelta giusta.
Mi gratto e corro a pagina due.

In seconda pagina colpisce un tipo barbuto, uno svizzero dal folle nome: Gionata.
Ha fatto un album che si chiama "Si può essere un'alba".

Oh, figo, solo il titolo già mi piglia, magari è un folle che scrive le canzoni colle partite finite male di scarabeo (sono i miei preferiti).
Ascolto "Vorrei essere la moda"

Resto di sasso.
Vorrei rendervi partecipi pubblicando il testo assurdo di questo Gionata.
Lo cerco con Google, ma il risultato più simile è "Vorrei essere picchiato da due ragazzine coi tacchi".
Lascio perdere, dubito si tratti dello stesso Gionata.

Comunque ve lo consiglio, solo perché non è giusto che lo ascolti solo io.

E poi la svizzera sarà neutrale, ma tra questo e la hunziker per me siamo in piena guerra chimica.
Poi non dite che non vi avevo avvertito.

La terza pagina non sembra regalare sorprese: c'è la nuova Catpower, il nuovo Steve Wonder, Il gruppo che emula Al Bano, i figli degli Arctic Monkey (cazzo, sono un gruppo dell'anno scorso.. hanno già figliato..)
Bah.
Comincio a disinteressarmi.

In quarta pagina ci sono Cyann e Ben.
Artisti emergenti che ascoltavo quasi due anni fa.

A questo punto provo a vedere se per caso La Pausini è tra le nuove scoperte italiane.
No, laura non c'è.

In sesta pagina troviamo i MatchBook Romance, che dicono di consolare gli orfani dei Muse.

Apro una scheda nuova di Mozilla per verificare che i Muse non fossero tra i monaci manifestanti.
Strano non ci sono.

Magari si sono sciolti.
Però il sito ufficiale dice che fanno concerti in tutto il mondo.

Forse questi MatchBook Romance sono dei killers e minacciano di ucciderli..

Mi fanno paura. Non li voglio sentire e penso che Muscle Museum resta una bella canzone.

Decido di riascoltare i finti Counting Crows.
Ho il singolino dei Fray e lo metto su winamp.

Poi penso anche che a Striscia La Notizia Iacchetti entra con una canzone della Bandabardò.
E mi passa la voglia di cercare artisti emergenti (anche perché temo a pagina dieci di trovare qualche mummia..) (ok, a pagina 8 è un artista emergente James Blunt..)

Per oggi mi sono aggiornato anche troppo.
Simone, minimal 16:38 | commenti: commenti (popup)

Snow (ehi oh.. oh cazzo!)

giovedì, 27 settembre 2007 in: divertissement, casini di casa, toghe in delirio
Allora ieri, quasi come un presagio o una percezione, sono andato nella vecchia casa ed ho caricato sulla macchina la bici.

Si perché, dalla casa nuova, per andare in centro, la macchina è comoda come una manta.
Dicevo che è stato un presagio, perché difatti, non appena sono rientrato a studio, l'estrazione sulla ruota dei praticanti di Firenze mi ha sorteggiato per un'udienza alle 9:00 in Piazza San Firenze.

Sicché mi sono sentito parecchio ganzo.

E mi sono sentito ganzo fino alla sera, quando invece il destino bastardo porco ha deciso che era un po' che non pioveva.

Durante la cena, lampi, toni (see magari.. ma questa la capiscono veramente in pochi) e fulmini.

La Gatta impazzita si è infilata con un salto nella scatola vuota del tritatutto (per fortuna, vuota).
Poi è uscita, ha preso il cano e ha portato in salvo pure lui.

Mi sono detto che vabbé piovi (si, proprio, "piovi") quanto ti pare, tanto non resisterai e domani mattina hai già finito l'acqua.

E mentre lo dicevo ridevo.

Lui ha piovuto tuttanotte. Peraltro facendoci pure dormire un po' di merda, per via della velux a tipo un metro e mezzo dal letto che suona come una batteria ad ogni goccia.

Però stamani (eheh) si apre il cielo e torna il sereno.

Mi vesto bello festoso e scendo con un paio di strappi di scottex per asciugare il sellino.

Dopo dieci minuti ero già in piazza Duomo; ho festeggiato l'evento inforcando gli occhiali da sole più scuri che tengo in casa.

Fatta l'udienza, esco e mi dico che è tempo di esagerare: si va pure all'ordine degli avvocati ad informarsi per l'esame.

E anche qui tranquillo come l'olio.

Rientro a Studio e dopo pochi attimi, ricomincia il diluvio.

Ma sono all'asciutto e il diluvio ci fa una pippa, tié.

Verso le 12:30 esco e rientro verso casa. Nel frattempo è smesso di piovere, per cui diciamolo: è culo.

A questo punto strafaccio: arrivato in Piazza Dalmazia, a poche centinaia di metri da casa, mi fermo all'Oviesse.
Massì, mi prendo pure il golfino di lana merino, così, in dispregio del clima (che comunque dopo pioggia e vento è decisamente diaccio).
Due minuti dopo, giusto all'estrazione dello scontrino fiscale, scoppia il finimondo.

L'acqua pare venire dalla Vodafone: è tutta intorno a me.
Pozze grosse come il Titicaca ospitano tornei di pallanuoto a squadre.

Ma io me ne frego.

Ho la bici, casa è a trecento metri.

Monto sulla dueruote, spavaldo. Tiro pure su il bavero della giacca, alla Cantonà.
E via di pedale.

Puttana miseria...LA CATENA.. questa è merda.. (comincio a pedalare come un forsennato, con la folla sapientemente in fila sotto il cornicione dell'Oviesse a deridermi).

CAZZOCAZZOSTRACAZZO.. (e pedalo ingranando le marce.. nella speranza di ripartire prima dell'onda perfetta, che poi mi arrotano i surfisti)

Dopo diverse bestemmione e mentre ormai sono umido financo tra alluce e indice la catena decide di riprendere il suo corso eterno.

Riparto a razzo, per poco non finisco contro un corriere Bartolini (fermo).

Rientro a casa con il maglioncino di lana merino che nel frattempo si è infeltrito e ora è grande quanto un ditale.

Mentre lego la bici, vedo il mio vicino: tranquillo e sereno, a dorso della sua manta domestica.
Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (3)(popup)

martedì, 25 settembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers, astruse astrazioni
.. Mi hanno trovato su Google con "Turiste Troie".

ora, va bene tutto, ma credo che stasera dovrò farmi due chiacchiere con Puccettino.
Simone, minimal 18:48 | commenti: commenti (1)(popup)

Rete Spot

lunedì, 24 settembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, astruse astrazioni
Nasce in Italia, finalmente, un nuovo canale tematico, dedicato solo agli spazi pubblicitari.

La pubblicità ha finalmente guadagnato il podio, dopo una vita di stenti che, per sommi capi, si desidera ripercorrere: (parte filmato tipo bianco/e/nero, con il countdown cerchiato)

Sulle reti fintamente gestite dallo stato, lo spot soffriva, compreso tra il primo ed il secondo tempo di un film di cui, a memoria d'uomo, nessuno ricorda titolo, attori, spettatori.
Non importa di quale film si stia parlando, sia esso Casablanca o 007-Moonraker.
Tutti ricordano quel patinato silenzio, rotto da fiochi bisbigli.
Una tavola imbandita e mani che impugnano forchette del servito buono.
Silenzio. Parla Agnesi.

Ci sono voluti anni prima che venisse sdoganata l'usanza barbara di limitare lo spazio pubblicitario.
Le reti mediaset, che comunque con lo spot ci campano, lo hanno dapprima liberato, regalandogli le fantastiche televendite (indimenticabile Mike Buongiorno che - all'interno della ruota della fortuna - si appartava per parlare dei piselli finissimi o dei sughi pronti)(tutti a guardarli, con la speranza di poter ricavare un'altra splendida gaffé del bisnonno di Fiorello)
<<Oggi ho proprio voglia di piselli!>>
<<Facciamoci questa pisellata!>>
<<Vieni cara Angela, ho qui il sugo che ti piace tanto!>>

Ma mediaset guardava oltre: Un programma interamente dedicato alla pubblicità come Ok il Prezzo è Giusto!
Tutti oggi credono che questo programma sia stato condotto solo da Iva Zanicchi.
E' il risultato di una speciale polverina che ogni italiano ha ingerito e che fa dimenticare qualunque apparizione televisiva di Gigi Sabani, perfino quelle grazie a cui ha vinto 2 telegatti.

E veniamo ai giorni nostri, in cui le poltrone Global Relax sponsorizzano praticamente il 40% dei programmi di canale cinque, retequattro e italiauno (pure qualche TG).
Gente come Mastrotta finalmente sarà ricordato per sempre. Non per aver fatto entrare clandestinamente in Italia quel gran tegame della Estrada; bensì per la sua incipiente calvizie causata dalle ripetute promozioni dei materassi Eminflex.
Che, è fatto noto, provocano il cancro.
Ma fanno riposare benissimo.

Ma è tempo di dire basta: perché la pubblicità, quella di classe, dei registi affermati, di musiche importanti e grandi talenti, deve sottomettersi alla fiction, ai varietà, ai "bellissimi" di retequattro?

Quindi è con grande onore che vengo ad illustrare Rete Spot, il nuovo canale interamente dedicato agli spazi pubblicitari.

Al mattino, dalle 8 alle 10 largo agli spot dedicati ai più piccoli:
dalla Chicco alla Foppapedretti (con i suoi lettini a doghe di porcellana e pasta di pane)
passando ai Gormiti (spot singoli per ciascun Gormita, che, si sappia, sono in totale due milioni e trecentomila) e ai cuccioli di gomma per le bambine.

Dalle 10 fino all'ora di pranzo, è indispensabile una lunga carrellata (mi si passi il termine ironico) sui prodotti per la tavola; brodi e sughi, pasta e riso, panatine e sofficini, contorni, caffé e ammazzacaffé.
Il pomeriggio è equamente diviso tra elettrodomestici da massaie e anticipazioni delle grandi serate, dedicate ai principi tra gli spot: le pubblicità delle auto.

Già dopo le quattro, infatti, passeranno le utilitarie, le macchine che ogni massaia vorrebbe guidare.
E dopo qualche caldaia a vapore e la lavatrice che lava,stira,piega e ripone nei cassetti fino a trenta chili di cenci, proveniente direttamente dalle filippine, è tempo del ritorno a casa dell'uomo che lavora.
Per lui, dopo una giornata di sforzi, niente di meglio che un mix raffinato di raccolte della DeAgostini sui grandi successi dell'Inter, vistosi Notebook in comode rate ventennali e poi loro: i SUV.
Le fantastiche auto che sfrecciano nel deserto, tra le dolomiti, dentro la ZTL; se ne fregano del traffico, dei pedoni, del Codice della strada.
Musiche Chill Out ed effetti speciali per un degno bacio della buonanotte.

E domani è un'altro giorno, nel patinato mondo dello spot
Simone, minimal 15:14 | commenti: commenti (popup)

E' una catena ormai..

giovedì, 20 settembre 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Le catene di sant'Antonio mi hanno sempre fatto paura.
Non so perché, ma mi vedevo questo santo, tipo fantasma del fu collega di Scrooge, che si lamentava in padovano stretto.

Incubi sicuri.

Però stavolta il colpo basso proviene direttamente da mia moglie, sicché ci si arrotola le maniche e si comincia con (rullo di tamburi):

Gli otto avvenimenti/fatti casuali della mia vita

1. Da piccolo, causa intolleranza al latte materno, mia madre mi nutriva di una miscela di miele e camomilla.
Se oggi sono (o sembro) una delle persone meno incazzose di questa terra, leggenda vuole sia per causa della mistura miele-camomilla che ingerivo a lunghe sorsate.

2. Da piccolo (un po' meno piccolo, ma comunque sempre "nano") adoravo girare per casa di notte.
Per impedire il mio vagare, i miei mi insacchettavano ogni sera dentro il leggendario "sacconanna": una sorta di sacco di cotone che mi veniva legato sopra la cintola, impedendomi l'uso delle gambe.
In realtà non funzionava bene; l'unico risultato era che dormivo gran parte delle mie notti sul marmo

3. Mi sono battezzato da grandicello. Mio nonno, comunistissimo tesserato, disse che avrei dovuto scegliere da grande in cosa credere.
Il mio "grande" è stato ad 11 anni, dopo il primo anno di scuola media.
I miei mi iscrissero ad una scuola privata, gestita da suore, in un convento.
Nel tragitto in auto per sostenere il colloquio di ammissione, mia madre mi scongiurò di tenere per me quel piccolo particolare del battesimo.
Lo tenni per me.
Per circa dieci minuti.
Nel bel mezzo di un discorso sbottai sentenziando che "Dio non esiste e Gesù è solo un uomo come tanti".
Ai miei la retta di quella scuola costò tantissimo.

4. Sempre alle medie, ma dopo la mia conversione, intrapresi una brillante carriera imprenditoriale.
Mi misi in diretta concorrenza con le suore, che vendevano panini sciatti ai bambini per 1000 lire cadauno.
Acquistai con una paghetta le confezioni da 5 di mars, kitkat e Lions, per poi rivenderli al prezzo subdolo di 800 lire l'uno.
Inutile dire che riscossi un successo immediato e sospetto: il calo repentino delle vendite a scuola, dopo un paio di settimane (settimane in cui avevo messo su dei gregari e una vera attività ramificata su varie classi) mi condusse dritto dalla preside, alla quale avevo l'anno prima confessato la mia avversione verso i suoi ideali.
Ai miei la retta di quella scuola costò veramente uno sproposito.

5. Nella mia prima foto di quarta ginnasio sembravo il figlio del peccato di una delle mie compagne: dimostravo a malapena dieci anni.
Il mio amico lorenzo aveva già la barba, e forse a me ancora non erano scesi bene i testicoli.

6. I miei anni di liceo sono stati molto rilassati: ho rischiato annualmente la bocciatura, ma la mia aria da bimbo sperduto mi ha sempre salvato il culo.
Beh, quasi sempre: sono pure dovuto andare a ripetizione di un po' di tutto.

7. Godo della sinistra fama che i miei accidenti arrivino. Sempre.
Ci sono fatti, di cui preferisco non parlare, che confermano con estremo orrore quanto sopra.
Sono stato tra gli ultimi fortunelli a fare il servizio civile.
Colpa di un infame professore che, all'ultimo esame prima della laurea, il 18 Dicembre, decise di buttarmi fuori.
Mi alzai dalla sedia e, tornato a posto per raccogliere le mie cose, sentenziai parole inequivocabili di morte.
"see, e chi l'ammazza quello" mi rispose uno dei tanti compagni di sventura di quella sessione.
Beh, quella materia non esiste più, nel nuovo piano di studi.

8. Sono iscritto ad un forum di videogames dal lontano 2002.
E non uno qualunque: il forum di TGM.
Eppure la mia prima console l'ho acquistata da sposato, pochi mesi fa (la wii).
Ho giocato per giorni e notti consecutivi.
Ma non sono mai stato allo SMAU.
Continuo a comprare la scheda grafica più figa del mercato, quando l'unico gioco installato sul pc è il campo minato.

Ehi.. ho già finito!

Sentite, l'ora è tarda e francamente di tirare fuori dal cilindro qualcuno a cui passare il testimone ho poca voglia.

Domani, prometto, mi occupo della faccenda.
(dico così a tutti i miei clienti e a tanti non miei. Voi aspettate, eh..)
Simone, minimal 23:11 | commenti: commenti (3)(popup)

C'era una volta il V-Day

lunedì, 17 settembre 2007 in: divertissement, termopolitica, roba da bloggers
Nonostante la tag a lato, raramente mi capita di parlare di politica.

Recentemente però mi rendo conto che la politica sta diventando troppo difficile.

Mi spiego: ai tempi di Craxi e Andreotti la politica non era difficile; era misteriosa.
Nessuno sapeva cosa succedeva e l'italiano medio era fondamentalmente disinteressato.

Craxi non avrebbe mai creato dei "circoli del socialismo", dove tanti giovini si potevano incontrare per discutere di politica e tendenze della moda autunno inverno di Jimmy Cho.

Gli unici circoli erano gli ARCI, dove si beveva il chinotto e l'orzata e poi si faceva un bel giro di briscola.

Con la discesa in campo di Berlusconi le cose cambiarono.

Dalla politica misteriosa si passa alla politica del contado: non a caso Silvio dice "Scendo in campo".
Una roba tipo l'aratro della politica, col trattore cabinato e l'autoradio.

Improvvisamente tutti parlano di politica. Quelli che prima associavano il termine "Giornale" con i fogli rosa della gazzetta, di colpo, cominciano a discutere della finanziaria e dei magistrati schierati.

Tutto questo lo fa anche la sinistra, non crediate.

Alla festa dell'Unità nell'ordine:
- via falce e martello, la gente neanche si ricorda più cosa siano
- via la ruota della fortuna col culatello
- birra irlandese sostituisce l'orzata
- c'è pure il baracchino dei preti, che tentano di convincerti a donare, sull'unghia, l'otto per mille.

In realtà il risultato è lo stesso: tutti parlano di politica, solo che non ne sanno niente.

E' fisiologico, quelli che ne sapevano qualcosa sono tutti in galera e non possono insegnare (qualcuno forse, tramite RAINETTUNO).

Si comprende perché Berlusconi volesse riaprire le carceri; aveva bisogno dei vecchi maestri.

Senza qualcuno che spiegasse all'attuale classe politica chi erano e che lavoro facevano, ben presto l'intera classe politica ha gradualmente perso la propria identità.

Oggi la sinistra ha adottato la tolleranza zero verso gli extracomunitari, mentre a destra gli dicono "razzisti!".
A sinistra sono tutti con la barca a vela quest'estate: a destra fanno i mercatini dell'usato per i libri scolastici.

Sono solo esempi, ma è preoccupante.

Poi viene fondato il partito democratico. Centro c'è di tutto, basta pagare e poi sei libero di pensarla come ti pare.

per loro democratico vuol dire questo.

E per la prima volta ripenso con toni nostalgici ad Andreotti che faceva saltare per aria i Giudici.
In fondo a tutto questo, gli italiani, che ormai sono convinti di saperne di politica (non è vero, fanno il paragone con i politici di adesso e dicono "se Gasparri fa una legge, posso farla anche io": questo non è sapere di politica, è essere ignoranti come Gasparri) si affidano ai comici.

Beppe Grillo per dirne uno.
Luttazzi per dirne un'altro.

Oh, brava gente, stimatissima.

Grillo , dopo aver tribolato per anni odiato da tutte le televisioni, sta vivendo una nuova giovinezza.

Ed eccolo di nuovo in sella, inseguito da migliaia di italiani a giro per l'italia.

Ha un Blog visitato da milioni di utenti al giorno.

Fondamentalmente dice cose giuste, le spiega chiaramente, magari a voce un po' sostenuta, ma d'altro canto è genovese: si risparmia pure sul megafono, se si può.
Ha organizzato questa manifestazione, in cui si promuove il parlamento pulito.

E' una cosa così semplice ed evidente che sta in piedi da sola: se sei pregiudicato, non puoi candidarti.

Ovviamente tutti i politici di adesso hanno paura, pure quelli che parcheggiano nei posti da handicappati sotto al quirinale.

Luttazzi,  intervistato sul V-Day, dice che Grillo è un po' eccessivo.

Come tutti i personaggi veramente di sinistra, non riescono a trattenersi dal voler criticarsi a vicenda.

E' una roba un po' da sfigati che fa però tanta tenerezza e simpatia.

Dunque vediamo un po' di tirare le fila di questo discorsone: tutti dicono che Grillo dovrebbe entrare in politica.
Lui dice che non lo farà, ma nel frattempo minaccia di invadere Roma con le sue potenti vecchine e i giovini internettiani.

La destra sta a vedere, tanto è tutto grasso che cola se gli cade il governo.

La sinistra litiga con Beppe Grillo.

Il partito democratico dice: Grillo, vieni con noi e puoi dire pure te tutto quello che ti pare.
C'è anche Gasparri.

Ecco perché non parlo mai di politica: questa rificolona di improvvisati si divide in due gruppi.
1. quelli che fanno i parlamentari: sono senza idee e senza le basi minime culturali per fare quel lavoro.
2. quelli che criticano dalla piazza, con tante idee ma nessuna voglia di mettersi in gioco.

Tristezza.

Da domani compro pure io la gazzetta, almeno Vieri non delude.
Simone, minimal 18:37 | commenti: commenti (popup)

Ammazza la Vecchia

venerdì, 14 settembre 2007 in: divertissement, casini di casa
Ecco la vecchia col gas non c'è versi di farla morire.

E non perché ormai è diventata refrattaria al caro metano, che in un modo o nell'altro riesce sempre a compiere il suo dovere.

No.

Il problema è che il gas qui non c'è.

Ma cominciamo con ordine.

Dopo neanche due giorni dal rogito, ci siamo attivati con l'azienda del gas per fare un sopralluogo e venire a fornirci perlomeno la possibilità di usare l'acqua calda.

Agosto è un tempo meraviglioso per fare queste richieste: tutti in vacanza tranne gli addetti del gas, che per l'appunto si presentano praticamente subito al portone.

Il signor Gas, con ai piedi le pinne e un vistoso boccaglio a fargli da collana, se la sbriga in tipo due minuti, farfugliando frasi prive di verbi e congiunzioni.

"Idraulico" "Muratore" "Certificazione"

Mi lascia due fogli, ne firma uno con lo pseudonimo "Alpitour", prende il trolley e si dilegua sgommando.

Traduciamo con l'aiuto dell'accademia della Crusca On-line il significato delle sue parole.
C'è bisogno di un idraulico che sostituisca la tubatura in piombo e piccioni morti con una nuova fiammante di rame e colla di pesce (che tiene tutto).
Il muratore serve per la tubatura incassata nel muro, ed entrambi devono rilasciarmi una certificazione di conformità.

Mentre spiego tutto questo sento la vecchia sghignazzare e prenotare le terme fino a ferragosto.

Gli idraulici sono sempre in vacanza, perché guadagnano quanto un killer venezuelano; hanno solo una cassetta degli attrezzi più pesante.

Fino a settembre non c'è speranza di vederne uno.

Il primo di settembre mi attivo con le famose "conoscenze" e contatto una ditta che mi promette di farmi avere l'idraulico in giornata.

In realtà non si vede nessuno per giorni, nonostante le ripetute chiamate.

Nel fratttempo la vecchia è tornata e sta benissimo: a conoscenza delle nostre disavventure metanoiche (che c'è? quelli di Forza Italia inventano una parola nuova al giorno e io non posso farlo??) è corsa a comprarsi gomitoli di lana per un'intero set di copriletti matrimoniali.

Alla fine e dopo ripetute minacce (ho pure mandato loro un video l'11 settembre con Bin Laden che diceva: Nemici di Allah, se non mi attaccate il gas, mando io qualcuno ad attaccarlo a voi") stamani con solo trenta minuti di ritardo si presenta un "collaboratore dell'idraulico".

Il collaboratore si scusa a nome del suo capo, che è rimasto in Venezuela a sbrigare delle commissioni per la Yakuza e dichiara che l'intervento si può fare senza problemi.
Non oggi però.

Torna lunedì.

Vabbè, la vecchia è comunque al suo ultimo Week-end di pasticcini.

Invece no.

Dopo neanche un'ora ricevo una chiamata da numero anonimo, con la quale l'idraulico in persona, con un forte accento colombiano, mi comunica che loro questo lavoro non lo possono fare: "E' di competenza dell'azienda del gas".

Riaggancio e contatto immediatamente quelli che erano venuti d'agosto con pinne fucile e occhiali.
Dopo un'attesa paragonabile ad una omelia di Ratzinger non sottotitolata, mi si risponde che c'è bisogno di un altro sopralluogo.

Solo che a settembre, vista la mole di lavoro e i tecnici tornati con l'insolazione, si deve aspettare minimo una settimana.

Chiedo lumi sui tempi globali di attesa.

Mi dicono che non si sa con precisione, ma almeno due settimane, prima di vedere la fine del tunnel, "salvo complicazioni".

Riaggancio, bestemmio ripetutamente ad alta voce, mi scuso con i clienti dello studio di cui mi ero dimenticato, richiamo mia moglie per avvertirla del ritardo ulteriore.

Lei è pacata e tranquilla: sicuramente lo fa per tenere comunque in preallarme la vecchia, privandola del suo senso di sicurezza.

Morale della favola: appena torno a casa smonto il cric dalla macchina, sfondo il cranio della vecchia e la derubo delle coperte di lana merinos.

Resteremo senza gas, ma perlomeno una soddisfazione ce la saremo tolta.
Simone, minimal 12:19 | commenti: commenti (1)(popup)

Vasco mi sta sul cazzo

martedì, 11 settembre 2007 in: divertissement, musicalmente, fantashopping
Oh, l'ho detto.

Non sapete che liberazione.

Oggi sono stato da CarGlass, quello che se hai una scheggia di diametro inferiore ai due euro sul vetro della macchina te la ripara subito.

Ma se ti hanno sfondato il lunotto posteriore destro per incularti l'autoradio, ci vuole un'ora e mezzo e duecento euri.

E un'ora e mezzo in via Baracca è come stare nel deserto, senza neanche il piacere dell'esotismo.

Ho passato 40 minuti all'Unieuro, provando di tutto, perfino i ferri da stiro e i sacchetti di ricambio degli aspirapolvere.

Poi sono uscito dopo che mi stavano additando come sospetto "feticista dell'elettronica" o "erotomane dei grandi elettrodomestici".

Mi sono risparmiato la visita da Divani e Divani, ho rinunciato a fermarmi al sexy shop (è accanto all'Unieuro..) e mi sono fatto un giro per l'esselunga.

Poi sono ritornato mesto da CarGlass, ho saldato il mio debito con l'ingiustizia e mi sono rimesso in strada.

Non ero il solo.

Circa 4000 personcine stasera vanno allo stadio a vedere Vasco.

Vasco mi sta sul cazzo.

Non tanto perché ho fatto due chilometri in mezz'ora, attorniato da orde di fanatici con l'autoradio a manetta che trasmetteva solo Vasco.

No.

E neanche perché da oltre un'ora si sentono urla selvagge provenire dalla strada, inseguite da clacson prolungati che vogliono dire "levati: c'è vasco"

Diciamoci le cose come stanno: Vasco ha il cervello in pappa dal novantadue, è incapace di articolare soggetto e verbo dal novantasei e porta i pannoloni dal novantanove.

Nel duemilatre lo hanno dato per clinicamente morto: questo di stasera non si chiama concerto.
E' accanimento terapeutico.

Sperano che le urla di 4000 persone riescano a risvegliarlo dal coma.

A me piange il cuore, dopotutto è un'artista conosciuto e affermato, ha pure scritto due canzoni carine (adesso non mi vengono in mente, ma ci sono).

Ma quando la terra chiama, si devono lasciarli andare.

Prendete Pavarotti.

Luciano a parte mangiarsi mezza Modena e ricagarne un quinto ormai non faceva da anni.

Per carità è stato l'unico con abbastanza soldi da imporre a tutti l'ascolto della lirica.
Riuscendo a vendere cd dove lui, Domingo e Carrera canticchiavano arie arcinote.

Capiamolo,gli serviva per sfamare lui e i suoi quattro stomaci.

Poi seddiovole se n'è andato e ora a Napoli dice sanno dove mettere tutto il pattume: ora c'è spazio vicino a Modena, appunto.

Sarà, a me l'undici settembre mette sempre un po' d'acido nelle vene.

Pure l'anno scorso se non erro scrissi qualcosa contro tutte queste allegre puttanate che ci raccontano in tv.

Oggi per la prima volta a Ground Zero faranno l'elenco di tutte le vittime dell'attentato.

Ma pensare un po' di più alle proprie responsabilità, invece di perdersi dietro questi ridicoli moralismi da barzelletta?

Mi immagino che coda per andare a Ground Zero, tutti a sentire questo elenco (chissà quanto dura..).

Bah.

Perlomeno non avranno la musica a tuttovolume di Vasco.

Amen.
Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (3)(popup)

Harry potter e i dedli ollows

lunedì, 30 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa, per una sberla di libri
Da una settimana stiamo leggendo l'ultimo Harry Potter in stereofonia.

Un po' per tirarcela e molto per curiosità.

Harry tutto in inglese è un ostacolo molto duro per chi, come il sottoscritto, deve pensarci un po' a visualizzare che il gatto sul tavolo quando un inglese glielo fa notare.
Nondimeno vado avanti, tengo il passo e divoro capitoli su capitoli.

In questo sono aiutato dal costante confronto con l'altra lettrice, alla quale mi rivolgo non soltanto per condividere ogni punto della trama, ma anche (e soprattutto) perché così integro le mie pesanti lacune.

Al capitolo due sospettavo che Harry fosse un travestito bisessuale e che Ron fosse suo figlio.

Già immaginavo Almodovar alla guida dell'ultimo capitolo cinematografico della saga.

In realtà avevo confuso un paio di avverbi.

La cosa positiva è che potete tranquillamente leggere questo post senza il rischio di incappare in dolorosi spoiler sulla trama: infatti sono assolutamente inaffidabile come traduttore, per cui potrei (come in effetti faccio) confondere eventifatticose;
Sembra però che la nostra lettura stereofonica non sia passata inosservata, tanto da diventare argomento di conversazione in nostra assenza.

Torniamo e tutti sanno che stiamo leggendo un libro in due.
E poi ci dicono che siamo scialoni: questa si che è prova di oculatezza.
Simone, minimal 17:14 | commenti: commenti (popup)

WhiteKen

martedì, 24 luglio 2007 in: divertissement, roba da bloggers
Un bel giorno, coi miei soldini nascosti nel porcello di terracotta, mi sono comprato un modem.

Era un coso che faceva suoni strani, come se sgozzassero un vitello nel retrobottega: un suono sinistro e ovattato.

Come Dinamite Bla con la doccia all'impiedi (episodio di cui parlerò in un secondo momento, forse), attaccai il modem al piccì e senza colpo ferire, avviai internet explorer.

Non successe nulla.
Oggi pare ovvio, ma al secolo non sapevo esattamente come "entrare in internet".

Feci allora il mio primo gesto da anziano: lessi le istruzioni del modem.

Le istruzioni dicevano che necessitavo di un provider, ovvero di un numero di telefono a cui collegarmi.
Tramite il numero, era evidente, sarei stato "in internet".

Figo.

Chiamai immediatamente il numero dell'ufficio di mio papà.
Rispose una signorina, a cui il mio modem confidò: FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII MIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII VIIIIIIIIIIIIIIIIII BIIIIIIIIIIIIIIIII

La signorina interdetta riappese.

Il sistema andava affinato.

Dopo vari tentativi, mi registrai a telecom.

E finalmente, fui in internet.

Fin da subito era chiaro che si doveva usare un "username".
Tutti i macellatori di vitelli ne hanno almeno uno, per non rischiare l'aggressione di qualche associzione animalista.

A quel tempo il mio gioco preferito era Street Fighter. Anche questa è una roba anziana, che ci volete fare.
Pigliavo le mille lire, le convertivo in 5 pezzi da duecento lire e ci facevo cinque partite.
Poi arrivava mia mamma, mi prendeva per un orecchio e mi riportava a casa.

Il nome WhiteKen era dovuto al personaggio di Ken, un tipo biondo amante delle belle auto, che quando combatteva contro se stesso, indossava la tunichetta bianca.

Ora, senza addentrarci sullo sdoppiamento di personalità del povero biondo, che non mi riguarda, il nick: WhiteKen è diventato il mio username(questa frase ancora per me non ha molto senso).

L'ho usato per la prima volta in un forum. Quello di TGMOnline.

Da allora uso questo nick per registrarmi a qualunque cosa.
Anche su splinder ho questo account.

Oggi, sono entrato nel sito di Enel.it e mi sono registrato per farmi allacciare la corrente elettrica nella casa nuova.
E mi sono registrato: WhiteKen.

Mentre aprivo la mia posta elettronica per confermare l'avvenuta registrazione, dentro la testa suonava un FIIIIIIIIIII MIIIIIIII VIIIIIIII.

Il mio vecchio modem mi stava parlando. Quel pazzo sanguinario sterminatore di bovini.
Simone, minimal 11:21 | commenti: commenti (1)(popup)

Incubi Immobiliari

venerdì, 06 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa
Pensavo di fare un lavoro di merda.

Non che non mi piaccia, beninteso. Mi riferivo all'immaginario collettivo che descrive questa professione di cialtroni arraffasoldi e rubatasse (in effetti fin qui torna) con una impressionante differenza dagli allegri e leali avvocati delle serie americane.

Questa settimana finalmente ho scoperto che la vera nemesi del cittadino è ben diversa.

L'Agente Immobiliare.

Con le case alle stelle e prospettive di vita minate dall'estinzione, l'agente immobiliare diventa infido come la buccia di banana sul marciapiede di Galway.

Svolgimento degli eventi:

Troviamo una casa su rivista specializzata o su casa.it
"Zona Piazza Duomo, 55mq, luminosissimo, camera bagno, cameretta, studio,cucina, resede privato"

Riferimento e numero di telefono dell'agenzia "MetroSardo". Chiamo.

MetroSardo: "Pronto, prosciutto ne vuoi?"
Simo: "Ehm no grazie siamo a posto. Chiamavo per quell'annuncio di una casa vicino al Duomo.."
MS: "Ahhhhh si, certo. Bellissima, luminosissima, fantastica"
Simo: "Ecco magari se potesse descriverla un po'.."
MS: "E' un vano grande di circa 50mq, c'è un cucinotto modello retrò a legna e un bel tavolino di una scuola da usare come studio.. una camera fantastica con una finestra un po' cieca ma comunque ariosa"
Simo: "Ah.. scusi cosa intende per cucinotto retrò?"
MS: "Beh ci vogliono degli intenditori veri.. roba di una volta, col fuoco e la legna.."
Simo: "Capisco.. e scusi quanto ha detto che era la casa?"
MS: "Mah.. sarà 40mq, 45 calpestabili.."
Simo: "Ma che piano è?"
MS: "Eh.. difficile dirlo.."
Simo: "Ci provi.."
MS: "diciamo che è un po' più basso del primo, ma solo di cinque scalini.."
Simo: "E' un seminterrato?"
MS: "Noi preferiamo non parlare di seminterrato. Trattasi piuttosto di un piano rialzato ma non troppo. In crescita.. eheh"
Simo: "Senta, c'è scritto che è vicino al Duomo. Dove di preciso?"
MS: "Si una parallela, una strada.. guardi giusto dietro, saranno dieci o quindici fermate di bus. A esagerare proprio.. al capolinea poi prosegue dritto per un trecento metri e praticamente è arrivato.."
Simo: "Capisco. Forse era meglio se prendevo subito il prosciutto. Arrivederci"

In realtà questa conversazione sarebbe già un grande passo avanti.
La realtà è ancora più subdola e meschina.
L'agenzia MetroSardo avrebbe confermato le indubbie qualità della casa, per fissarci un appuntamento al più presto.

All'orario prestabilito, troviamo di fronte alla porta il simpatico sig. Nerda (anagramma di un autentico leader del mercato immobiliare fiorentino..) che ci illustra i pregi di questa cantina riadattata con le volte in pietra e un ciocco di rovere venduto come forno retrò.
Ovviamente poi ci chiede l'equivalente in Euro della Svizzera.

Ci sono agenzie invece che lavorano con veri immobili, gente seria, che sa di avere per le mani l'affare del secolo.
Annuncio: "80mq dietro casa tua (sanno dove abiti) solo più luminosa, più bella e meno cara"

Stavolta il sig. Nerda non c'è.
Al suo posto c'è il rampante giovine con la camicia aperta che sorridendo ci mostra una bellissima casa, ci promette planimetrie e ampia trattabilità del prezzo.

Richiamiamo circa un'ora dopo la visione, interessati e pronti a fare un'offerta:
Pru: "salve chiamo per quella casa bellissimissia e praticamente gratis"
Agenzia Truffix
: "ah. siamo spiacenti ma è venduta"
Pru: "scusi come è possibile, l'abbiamo vista un'ora fa.."
Truffix: "hanno ricevuto un'offerta che non si può rifiutare.. (parte la musica del Padrino) farebbe meglio a non richiamare.."
Pru: "ehm.. bene arrivederci"

Contattiamo per vie traverse il proprietario, il quale parla balbettando e in preda ad evidenti tic nervosi dovuti alla tensione.
Pru: "pronto salve chiamo per la casa stramega che vende a uno sputo"
Sig. Gonzoni: "La linea è s-sicura??"
Pru: "non capisco.."
G. : "ahhhhh SONO OVUNQUE!!! senta, non so chi sia lei ma io non posso vendere. Non a lei. Solo a chi dicono loro. Arrivederci"
Pru: "loro chi?"
G. "sanno dove abito, quante volte vado in bagno.. quanti soldi ha in banca il mio cane.. mi spiace.."
Riattacca.

L'agenzia richiama un secondo dopo.

Un minuto di attesa, musica del padrino e urla di giovani trucidati.
Agenzia Truffix: " E così avete cercato di contattare il sig. Gonzoni per conto vostro, eh?" (la voce è quella di Jafar di Aladdin. Solo più cattiva)
Pru: "ehm si. volevamo fare un'offerta.."
Jafar: "la casa è venduta. Siamo noi che decidiamo tutto. Vero Gonzoni? (si sente la voce tremolante e disperata del Gonzoni che dice sisi,lasci stare la mia bambina la prego)"
Pru: "avete mica altre case come questa?"
Jafar: "uhm. forse. Chiami questo numero"

Richiamiamo fiduciosi e tenaci.

"Pronto, sono il sig. Nerda. Desidera?"
Simone, minimal 11:31 | commenti: commenti (popup)

Piccolo Manuale del Blogger occulto

lunedì, 25 giugno 2007 in: divertissement, roba da bloggers

All’improvviso, come un’epifania con la calza piena, mi è arrivata un’idea geniale.

Diciamo che uno non voglia perforza un blog. No dai, poi lo viene a sapere l’amico (perché glielo dici tu, laido narcisista) e lo dice a quell’altro e l’altro ancora o magari l’altra.

In poco tempo ti ritrovi il commento ridicolizzante della prof delle elementari che si ricorda di quando ti scaccolavi in classe. E poi ti ci voglio a fare il radical-chic citando una canzone degli Air.

Sei finito.

 

Poi mettiamo anche che non tutti sono avvezzi a template, colori e impaginazioni varie: va a finire che il blog di uno sfasciacarrozze di Campi si ritrova collo sfondo della Pucca, creato appositamente per lui da Artemista o da Pannarancida o quel che è.

Che poi il template va cambiato ogni tanto, come i pannolini che ti cambiava la tata (nel frattempo venuta a commentare il tuo post in memoria di kurt cobain con “ma ti ricordi i quintali di pomatine che ti dovevo mettere sul culetto arrossato?”).

Per non parlare dei milioni di blog che ci sono in giro: gente che parla di politica di sinistra, gente che mette le foto dei politici di destra, blog che fanno ridere e blog di denuncia.

Blog dei liceali, di quelli alle medie, di quelli all’asilo e dei professori del liceo che sgamano così i bloggers liceali che fanno sega a scuola.

Un’inferno.

Ma oggi c’è una nuova via, il sentiero del blogger occulto.

Perché perdere tempo a postare in un solo blog, quando è possibile farlo ovunque si voglia?

Il metodo è semplice: andate in giro, per i blog di amici e conoscenti (magari non troppo conoscenti, che poi se vi trovate scritto “pisamerda” con la chiave del dodici sull’auto io non c’entro nulla) e commentate.

Si avete capito bene.

Commentate un post, uno qualunque.

E il vostro commento è il vostro post settimanale.

Magari oggi vi va di commentare il blog www.ilcamperlaia.splinder.us (noto blog di un’amante della vita all’aria aperta) con un vostro post che parla della magnifica riuscita della torta coi pinoli alla festa di compleanno di zio michele.

E domani invece perché non descrivere la serata trascorsa con gli amici a giocare a calcetto sulle rive dell’Isonzo? Fatelo, magari commentando un blog di facts come www.migarbaparecchiobruceuillis.it

Dite che il commento deve essere pertinente al post?

Ma daiii

Parola d’ordine: Il Blog occulto. Veloce, pratico, un sacco di template a disposizione e divertimento assicurato.

Mai più con l’ansia di un’immagine che non vi carica, di perdere tutti i dati in una delle frequenti trombe d’aria di wordpress.

Da oggi, col Blog occulto, tutti vi cercheranno, curiosi di leggere il vostro prossimo post: magari lasciate qualche piccola traccia nel post precedente: scatenerete una fantastica “caccia al blog” di cui si parlerà nei migliori salotti di internet.

Il Blog Occulto, La nuova Frontiera del diario elettronico.

Simone, minimal 09:40 | commenti: commenti (popup)

Celibato, Addio

sabato, 12 maggio 2007 in: divertissement, fiorentinismi, il grande giorno
E' cominciato il weekend del mio addio al celibato.

E' cominciato presto.

E' cominciato ieri.

Ero già in pigiama, immerso in una caverna buia di Oblivion, quando mi chiama Ale.
Mi aveva detto che forse c'era. E in tutti questi anni il "forse ci sono" di Ale è sempre stato un "no, non ci sono".

Quindi ero in pigiama e clava, a picchiare Goblin.

Chiedo scusa al Goblin Sciamano con un cenno dello scudo. Mi guarda perplesso e si ferma.
Meno male, anche questi besti hanno un po' di educazione.

Rispondo al cellulare e Ale mi comunica che si esce.

Mi scuso collo sciamano. Guarda casomai ti chiamo domani.

Mollo pigiama e clava, tornando nei jeans e nella camicia.

Dopo venti minuti siamo a zonzo per il centro, e dopo altri venti stiamo cantando.

Questo oggi mi fa riflettere: sono vecchio e non reggo più l'alcool.

Dopo la terza bevuta e dopo un numero analogo di voli radenti in bagno, si decide di andare dal lurido.

Devo essermi fatto troppo fighetto in questi ultimi tempi, perché il lurido l'avevo sempre snobbato. Ti fa una roba che chiama hot-dog, con le melanzane piccanti e la salsa rosa.

Farebbe vomitare uno squalo; lo troviamo delizioso e passiamo il resto della serata a decantare le doti culinarie del lurido.

Mi addormento verso le 4.

Se una semplice bevuta mi fa questo effetto, domani potrei non tornare vivo. Vi lascio questo mio ricordo.

"ero un giovane ragazzo che voleva sposarsi"
Simone, minimal 19:42 | commenti: commenti (popup)

Macchie del passato (o era ragù?)

martedì, 01 maggio 2007 in: divertissement, scatti, cinemini
Sicchè, visto che il primo maggio siamo troppo furbi da ingabbiarci sull'autosole e troppo stanchi per pigiarci nella folla del concerto di Roma (a proposito, dice uno si chiama Ventura ha detto male del Papa e si sono scusati pure i sindacalisti..mah) ci siamo detti: andiamo a vedere L'omo ragno 3.

Così, col navigatore (perchè io fino al warner village non ci so arrivare senza il gps) acceso e i biglietti prenotati da internet, siamo giunti verso le 4 e mezzo al cinema.

Il quale cinema era parecchio pieno pure alle 4 e mezzo, per lo più di bimbi molesti, che io non capisco: portali a vedere Banbi 2 o Giu per il Tubo (nel senso di spingerli per lo sciacquone).

Sembrava la fiera del mais scoppiato. Babbi con le caraffe di cocacola e i sacchi da giardino di popcorn.
Mamme con i biNbi in collo, sperando di calmarli mentre loro gli tiravano i capelli per vedere cosa c'era sotto.

La carta di credito ci aveva riservato dei magnifici posti a lato, verso la fine, accanto ai genitori di Stan Lee che sono tanto orgogliosi del loro figliolo (e dire che quando diceva "babbo, mamma, faccio i fumetti!" gli tirarono certi schiaffi che nel mezzo poi non gli sono più ricresciuti i capelli, poveromo..).

Con queste meravigliose speranze, alle 4 e 45, è partito il film.

Per chi non lo sapesse, ma ne dubito, L'omo ragno è uno che vien punto da un ragno rossoeblu in un laboratorio e diventa un supereroe.
Proprio per questo motivo però ne passa di tutti i colori, la ragazza rossa non gliela vuole dare (e quando gliela propone suonano le sirene dei vigili) e il suo migliore amico lo vorrebbe morto appeso a un palo.

Finalmente nel terzo film il ragazzo ha il giusto riscatto. Tutti gli vogliono bene e la tizia che gliela promette poi gliela concede in esclusiva.
Perfino il suo migliore amico torna bono bono.

Lui in compenso diventa una vera merda, pare un nerd col ciuffo, colla camicia abbottonata fino all'ultimo e con un costumino nero che pare uno dei Kiss.

Ma però (che non si dice, guai!) è comunque pieno di cattivi, tra cui l'uomo sabbia che pare venga da rosignano solvay e la sua stessa nemesi: Venom.

Venom è uno simpatico e biondo, fa il reporter come lui e c'ha pure la ragazza. In lotta perenne per il posto fisso come tutti i giovani d'oggi, finisce col tentare la scalata sociale ai danni del nostro ragno di quartiere.

Purtroppo di ganzi nel film a cui è concesso di essere anche un po' stronzi c'è spazio solo per Peter Parker e il biondino si ritrova senza lavoro, senza ragazza e col costume nero.

E il costume nero a lui mica stà bello aderente sotto la camicia: no a lui gli fa un ghigno pauroso e i denti come uno squalo tigre.

Finale roboante e tanta sabbia nelle scarpe che pare essere a Vada.

Si sono divertiti tutti, compreso il sottoscritto. Poi siamo tornati a casa e c'era ancora il concerto del Primo maggio, colle Vibrazioni.

Che palle le vibrazioni. Infatti abbiamo mangiato in fretta e ora eccoci qui. Io a scrivere cazzate e la mia futura moglie a rimettere a posto la stanza.

Mi pare d'aver detto tutto. Arrivederci.

Simone, minimal 21:35 | commenti: commenti (popup)

Tutti parlano di auto e io no

giovedì, 12 aprile 2007 in: divertissement, il grande giorno
Perché il 13 febbraio, mentre dico ti faccio vedere un bel posto (Certaldo), ci viene incontro senza troppi convenevoli un signore sulla settantina.

Che così neanche mi sarei preoccupato troppo, se non fosse stato per via della Lada Niva glassata in ghisa e cerata di piombo che pilotava selvaggiamente.

Lui e la sua Lada Niva ci sono venuti incontro, ci hanno fatto la fiancatina, e tanti saluti a "ti faccio vedere un bel posto (sempre Certaldo).

E poi la Pulizia Municipale, il verbale, e lui che continuava a dire che era colpa mia.

Il Decreto Bersani(che dio l'abbia in gloria, mentre a me lo ha messo in culo) mi ha garantito una pronta risarcibilità in pochi mesi, difatti ad oggi neanche il perito s'è visto.

Così, mentre tutti si lamentano e fanno almeno un post per dire che la loro auto soffre, piange olio o fuma come l'arrosto della nonna (bell'immagine di controkarma), voglio unirmi nel coro delle anime pie ingiustamente vessate nel loro punto debole: la quattroruote.

La poverina mi guarda con l'occhio destro bendato, che ci ho dovuto pure cambiare il faro e mi sono tagliato un dito perché lei voleva usare il mio pollice come anabbagliante e io a dirgli "no, non funziona, non sono alogeno neanche un pochino".

La poverina è tutta ammaccata e procede a rilento. La porto a giro lo stretto indispensabile, in attesa che qualcuno si decida a venire a valutare i danni.

Il signore della gippona in Ghisa e Uranio impoverito, che per amore di sintesi chiamerò "LA MERDA", si è nel frattempo fatto vivo chiedendo a sua volta i danni.

Nello scontro infatti la merda dice di aver riscontrato una lieve breccia di qualche micron sul paraurti anteriore, e considerato che l'uranio costa e la ghisa è ormai un materiale storico, dice vuole soldi da me per il danno.

la merda (così chiamata assolutamente non per offendere, ma perché è la prima immagine che riconduco al soggetto quando cerco di ricordarlo nei lineamenti) insiste per aver ragione, e anzi si oppone fieramente al risarcimento.

E sempre grazie al Decreto Bersani che comunque secondo me tutta Europa ci invidia (stiamo attenti perché la prossima fuga di cervelli potrebbe comprendereil suo; e sarebbero cazzi) non posso neanche fargli causa.

Sfoglio così tristemente le foto dell'occhio rotto della mia macchina. Tutti a fotografarla nel momento del dolore. Io col cellulare, la pula, il carrozziere.
Tutti.

E nonostante tutto non ce l'ho con la merda. No.

Spero anzi che lui e quel caro autocarro rosso dell'est possano percorrere lieti ancora diversi chilometri.

In discesa a 90 gradi meglio.

(e arrivano tutte. tutte.)
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Old Boy

martedì, 03 aprile 2007 in: divertissement, musicalmente, goliardie
Sono ufficialmente vecchio.

Non è stata l'anagrafe a colpirmi, in un freddo 9 gennaio. No.

Ero riuscito ad evitarla radendomi costantemente e facendomi passare per "la mamma" quando fissavo la pizzeria al telefono.

"signora, per quanti?"
"due"

"a posto signora"

Purtroppo non basta.

Neanche sfoderare le vecchie felpe della fruit of the loom, fingendo che i favolosi 80 siano ancora qui, è sufficiente.

Fingo di non conoscere la canzone del tempo delle mele. E che i miei esami di maturità siano diversi da quelli narrati in "notte prima degli esami".

Tutte storie.

Oggi mi danno del lei tutti. Bei tempi quando entravo in un negozio del centro, al mattino, e mi chiedevano con aria complice "hai fatto sega, eh?" (termine che sta per "non sei andato a scuola", certe cose mica si notano così da una prima occhiata..)

Oggi mi chiedono "carta o bancomat?"

Perfino il blog è adulto. Luci soffuse, una foto artistica della gatta norvegese, parquet ai lati..
Sembro un redattore di CasaBella.

Fingo di esserlo mentre arredo le case dei Sim.
Ecco vedete? Mica gioco più a quel gioco violento "che tutti censurano ma noi ggiovani ci vogliamo giocare lo stesso non ci fermerete mai".
Mi annoia.

Terribile.

Sono uno dei pochi esseri viventi a non aver subito il fascino di World of Warcraft.

Sono vecchio.

Vesto le mie giornate in giacca e cravatta, la sera a letto alle 22. Col filmino.
Pantofole e giornale.

Delle volte perfino il nesquik dopo cena.

Sono così vecchio che sto regredendo allo stadio dell'infante.
Divento rievocativo.

Compro il formaggino mio da mettere segretamente nella minestra.

Ascolto Johnny Dorelli. E mi piace.

Così l'altra sera, mentre giocavo all'infiltrato tra 140 persone venute da tutta italia per festeggiare il compleanno dell'Ordine (sono così vecchio che non sto neanche più a nascondere le cose.. le dico e basta..) mi sono ritrovato a parlare di lavoro.

Potevo parlare di tutto. E invece sono finito a parlare di assicurazioni e cause.

Alla prossima cena potrei essere io quello che si incazza perchè non si rispettano le gerarchie mentre si serve a tavola.
E potrei farmi venire un'emorragia nasale per questo motivo.

Che schifo.

A casa ho un paio di AirWalk nuove. Molto fighe.
Le metto e vado a sbronzarmi. 2 birre e sono sbronzo.
Sono Vecchio.
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Verso Pasqua

giovedì, 15 marzo 2007 in: divertissement
Dal 6 di gennaio in poi non è più vacanza.

Voglio dire, non ho mai sentito la vacanza in qualcosa di diverso dal Natale. E intendo una vacanza legalizzata, non la fuga marittima dei mesi estivi.

No, la vacanza ufficiale, quella in cui anche i commercialisti dicono di commuoversi per le renne e gli elfi e corrono a comprare costosi profumi e pellicce (chiedendo però sempre la fattura, perchè sia mai magari è deducibile), è il Natale.

Tutto il resto è noia.

Così, dal 6 di Gennaio comincia una lunga apnea, senza pinne fucile e occhiali, verso il Natale successivo.

Il Carnevale per esempio io non lo vedo come vacanza. Niente, è più forte di me.

Per carnevale la scuola non chiude. Al massimo apre pure di sabato con la festa di carnevale.
Insomma, doppia inculata.

Andavo ad una scuola elementare denominata "Mary Poppins". Per cortesia niente battute facili.
(non ve ne vengono? nessuna? Guardate che aveva una targhetta con una tizia con l'ombrello aperto.. pure la carta intestata..)

Alla "Mary Poppins" si faceva festa? neanche per idea. Ci andavo pure il pomeriggio, figuratevi.
E il sabato, un sabato imprecisato durante il carnevale, c'era la festa in maschera.

Mi sono vestito da Goldrake, da Zorro, da Cow Boy.
Non durante la stessa festa però.

Il vestito di Goldrake me lo ricordo, anche perchè avevo conservato gelosamente la cuffietta rossa per diversi anni, usandola capovolta per simulare l'uomo ragno. Avevo pure disegnato i buchi per gli occhi e sotto ci portavo gli occhiali a specchio.

Però in realtà il costume da Goldrake faceva schifo. Avevo una testa grande quanto piazza Navona.
E avevo il 56 di piede. Il tutto poteva risultare affascinante, se non fossi stato alto 1 metro e 40.

Zorro era in realtà un travestimento mimetico: un bambino su due era vestito da zorro.
E con la stella della senna in tv, pure una bambina su due.

Insomma eravamo tutti zorri.
Tentavo di suscitare l'invidia del mio compagno di banco, descrivendogli il ballo con la ragazzina di turno.
La ragazzina di turno era lui però.

Finiva a spadate e quindi la scuola bandì il costume di zorro.

Rimaneva solo il cowboy.
Con le rivoltelle cariche di quei cerchietti rossi che facevano un gran botto e soprattutto puzzavano come fosse di nuovo bruciata la Fenice di Venezia.

La festa veniva interrotta per l'intervento dei Vigili del Fuoco.

A queste feste mi rompevo dannatamente gli zebedei (che forse non erano scesi, ma di sicuro giravano anche lassù).

E non c'era neppure la coca cola, bandita da quella vacca salutista della preside, che ci irrorava di succhi di frutta.

Sono stati gli anni del chinotto. Si perchè piuttosto che cedere ai ricatti del succo era meglio fingersi amanti del chinotto.

Insomma, un paio di martedì e il Carnevale me l'ero già fregato, con tanti saluti alle feste.
Ma che festa è?

E già il giorno dopo tutti erano tristi e contriti perché si avvicinava la Pasqua.
A Pasqua non ci si traveste se non sei al Gay Pride.

Ci hanno sempre gabellato la pasqua come una festa un po' triste.
Però se ci si pensa bene a pasqua le scuole chiudono perdavvero.
E poi c'è l'uovo di cioccolato.
La legittimazione a impiastricciarsi la bocca e le mani mentre si cerca lei: LA SORPRESA.
che spesso è una cagata pazzesca, ma è pur sempre misteriosa e affascinante.

A Pasqua insomma si festeggia più che a carnevale. Non ci sono i botti e non posso usare la maschera dell'uomo ragno con gli occhiali a specchio sotto (anche se, a dire il vero, l'idea di usarla durante una messa la domenica delle palme c'era..)
Però è un bel divertimento.

E dopo la pasqua via, basta. Davvero fino a Natale prossimo non c'è più feste.

(Goldrake, riposa tranquillo. Il mondo non ha più bisogno di noi)
Simone, minimal 18:48 | commenti: commenti (popup)

San Remo

mercoledì, 28 febbraio 2007 in: divertissement, teledipendenze, valigie in tasca
Era il 1990.

La camera dei miei, nella vecchia casa, era l'unica con il "televisorone".

Quella sera, sotto al "televisorone" venne messo uno strumento tecnologico avanzatissimo.

Il videoregistratore nero aveva dentro una cassetta da 240 minuti. Il suo primo utilizzo fu la registrazione del Festival di Sanremo.

Vinsero i Pooh con "uomini soli".

Ieri era il 2007.

La camera dei miei, nella vecchia casa, non è più camera dei miei. Neanche la vecchia casa.

Di ritorno verso Firenze, di ritorno da Bologna, ascoltavo Radiodue.

Rai dire Sanremo.

Diciassette anni dopo, i pooh non ci sono più (grazie a Dio)

C'è sempre Pippo Baudo. Azzimato, serio, controllato.

Poi c'è la tizia delle TicTac. Quella italianissima Hunzicher o come caspio si scrive.
Che intona "adesso tu" in barba al contratto firmato in sede di separazione giudiziale.

Pippo è sempre lo stesso.

Fermo sul palco. Scende la Hunzaker col suo abito di Valentino (pure il casco c'aveva).

<<Ehi Pippo!>> esclama

<< Eh?>>

...

<< PUPPA!>>
Simone, minimal 11:38 | commenti: commenti (popup)

Se scrivessi canzoni

martedì, 06 febbraio 2007 in: divertissement, teledipendenze

Verso i dodici anni venni intervistato per una rete locale senese.

Non ho mai visto il mio volto in tv, al contrario di molti conoscenti di mia madre, tutti residenti a Siena, ed evidentemente tutti sintonizzati a bella posta proprio sulla maledetta rete locale senese.

Ero seduto nello studio di questo programma, di cui non ricordo il nome.
La conduttrice mi faceva domande con una certa apprensione, temendo qualche mia risposta poco appropriata, o semplicemente un mio improvviso mutismo di fronte alla telecamera.

Fui invece molto loquace.
Parlavamo di cosa voleva fare da grande; o meglio, di cosa avrei fatto da grande in relazione alle professioni dei miei rispettivi genitori.

<<Mi piacerebbe fare l’astronauta, >>dissi
La conduttrice rise alla terribile banalità della mia risposta.

<<Scherzo, a dirla tutta non mi piacerebbe affatto stare nello spazio>>
A quel punto la conduttrice cominciò a temere le mie frasi.

<<Non vorrei fare il cantante, il pilota di formula uno o il calciatore>>

<<E non vorrei farlo perché già un sacco di gente vuole farlo al posto mio. Ed essere conformato a tutta quella massa di gente mi nausea>>

Devo ammetterlo, mi davo un certo tono che pareva un tantino ridicolo in un bambino di dodici anni.

<< Vorrei scrivere canzoni>>

L’idea mi era venuta sul momento. Non ci avevo realmente pensato prima di quell’istante.

<< Beh, lo scrittore prende la percentuale sugli album come il cantante, ma senza l’impegno di apparire, di farsi i concerti tutte le sante sere, di drogarsi e di fumare per sentirsi importante>>

La conduttrice voleva interrompere immediatamente la questione con un “va bene caro grazie e arrivederci semmai ti si chiama noi.”

Ma avevo tirato fuori un’idea buona all’improvviso e volevo sostenerla a spada tratta.
Ci voleva un’argomentazione forte, una roba che ponesse il punto, definitivo. E tutti avrebbero avuto la sensazione che avevo ragione e loro si sarebbero sentiti stupidi per non averci pensato prima.

<<Voglio il sabato libero perché alle 8 ci sono i Muppets>>
<< I cantanti non hanno mai un sabato libero>>

Era un giovedì.

Mia mamma mi attendeva appena fuori dalle inquadrature dello studio, per riportarmi a Firenze.

La conduttrice salutò lei e la mia follia. Ed io ero sicuro che non avrebbero mai trasmesso i miei deliri.

Come ho detto non ho mai visto quella performance, al contrario degli abbonati di telesienalibera o come si chiamava allora.

In compenso, due giorni dopo, di sabato, alle 8 in punto, Gabriella Golia con la sua vocetta stridula annunciò che al posto dei Muppet sarebbe andato in onda un altro cartone animato, di cui ricordo solo dei cani fastidiosi che vivevano dentro ai tombini per sfuggire ad una vecchia megera.

E non erano Dalmata.

Al liceo quindi sognavo di cantare canzoni e di sballarmi come Iggy Pop.

Sono sicuro che Mogol non si è mai perso una puntata dei Muppet. Maledetto.

Simone, minimal 15:55 | commenti: commenti (popup)

Tecnologie Alternative

mercoledì, 17 gennaio 2007 in: divertissement, tecnologie
Chiamano al Call Center della Microsoft.
L'utente spiega che il suo "porta-tazza", in dotazione al pc è rotto.
Ne chiede la sostituzione.

La voce sconcertata dell'operatore cerca di far luce sul misterioso accessorio.

Dopo una lunga incomprensione si scopre che il "porta-tazza" in realtà era il lettore Cd-Rom.

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Questa qui è una delle molteplici leggende ironiche che circolano fin dagli albori di Internet.

Non so se sia vera, ma ammetto di averci strappato una risata la prima volta.

E comunque il lettore cd del computer non era poi molto utilizzato.
Tutti erano schiavi del floppino.

Oggi le penne USB hanno completamente avvolto nella polvere il lettore di floppy disk, ormai in completo stato di abbandono.

Per cui suggerisco una campagna per il riutilizzo di tale lettore, un po' come il "porta-tazza" del call center.

E in attesa che pure il cd-rom finisca nel dimenticatoio, suggerisco un ottima alternativa:

Simone, minimal 12:16 | commenti: commenti (popup)

I fratelli Grimm e le belle fiabe di una volta

venerdì, 12 gennaio 2007 in: divertissement, esperimenti letterari
C'era una volta l'inverno.
Quello freddo, quello colla neve e il diaccio. Quello che ti potevi mettere ogni cosa sopra, pure il pelliccio di renna: ma lui nulla, un buco dove entrare lo trovava, e ti fregava con il temibile rino-virus e pure l'influenza.

L'influenza.
Ve la ricordate? Quella che ti viene la febbre e il comodino si riempie di fazzoletti appallottolati; Quella che ci evitava le interrogazioni e magari la nonna ci faceva un regalino, perchè gli si faceva pena, poverini.

L'inverno era ricordato solo per questo: la gente non voleva stare fuori, preferivano tutti le case, il riscaldamento, il letto con lo scaldasonno.

Allora l'inverno andò a parlare con Babbo Natale (è una favola pagana, la versione con il bue e l'asinello è comunque molto simile), per sentire se si poteva fare qualcosa.

Babbo Natale lo portava con sé, sulla slitta, spargendolo sulle città e facendole tutte imbiancare.
Gli faceva anche fare capolino nelle note località sciistiche, unici posti in cui era effettivamente apprezzato.

L'inverno chiese a Babbo Natale se poteva evitarsi 'sto giro.

<<resto a casa, non me la sento. Ho pure i brividini.. guarda, mi metto a letto e magari mi prendo un ghiacciolo che mi fa tanto bene alle ossa>>

(a chi non sta bene la storia dell'inverno con le ossa e la febbre, a chi deve protestare per l'efficacia del rimedio col ghiacciolo, suggeriamo di andare a pigliarselo nel prendisedani. Dice piace, dopo un po')

Babbo Natale ci pensò un po'. Poi disse che tutto sommato gli stava bene.
Con la slitta più leggera viaggiava spedito e magari per le tre le quattro era di nuovo a casina, al Polo.

Oggi è il dodici di Gennaio, ci sono 15 gradi e giro in giacca e camicia.
A Oslo, invece di nevicare, pioveva. C'erano 5 gradi.
Sono abituati a -20.

C'era una volta il lupo cattivo.
Quello di cappuccetto rosso, che dice di essere anche quello dei Tre Porcellini.

Il lupo di nome Ezechiele. Come il profeta ma con la passione per i boschi.

Ezechiele girava quest'anno nei boschi delle fiabe. Come ogni lupo furbo (ennò come i lupi pisani), al mutare della stagione adeguava il manto ai colori dell'inverno.

Il lupo era quindi bello chiaro, in modo da confondersi nella neve fresca.
Aveva pure comprato delle pattine per evitare di lasciare tracce.

Così, mentre tutti i genitori o nonni raccontavano la fiaba dei Porcelli alle prese con l'edilizia nei boschi, il Lupo faceva la sua parte.

Si nascondeva furtivo nei dintorni della casa di paglia, pronto a sorprendere il primo porcello, che con il purè di patate sulla brace dice viene bonobono.

Come sempre, bussava forteforte alla porta, fingendosi il fattorino con un pacco per il sig. Puppa (il porcello si chiama puppa, come studi recenti hanno confermato).
Puppa si era fatto recapitare da Oslo un completino di natale che a guardarlo da sotto si vedono pure le tonsille gonfie.

O almeno così sosteneva il fattorino, in realtà lupo.
Puppa sbirciava dallo spioncino.
Il colore del lupo, completamente fuori tema con il verde del bosco (a causa dell'inverno colla febbre), svela l'inganno.
Puppa scappa a gambe levate, in direzione della casa di Timmi.

Il lupo non si perde d'animo. Si accorge che il suo piano è fallace, a causa di questo Inverno infame, ma decide di ritentare con il secondo porcello.

Timmi vive nella casa di legno, gli costa solo 9 cent. al min. oltre scatto alla risposta.
Puppa entra in casa e chiede la portabilità.
Purtroppo ci vuole un sacco di tempo per ottenerla. Puppa resta fuori e il lupo arriva e se lo mangia.

La storia finisce qui.
Di Timmi non ci importa granché.
Gimmi ci sta sul cazzo perchè compie un abuso edilizio bello e buono senza permessi e anzi ha pure la mansarda.

La morale insegna che l'inverno deve arrivare: prima o poi.
E che il lupo però ci ha guadagnato a sto giro.

Ah. E che la portabilità è una fregatura.
Simone, minimal 17:39 | commenti: commenti (1)(popup)

Riassumi la tua vita in base a ciò che ascolti.

giovedì, 07 dicembre 2006 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni

Dunque ascoltavo i beach boys mentre innalzavo i libri su una perfetta verticale in vista del campionato regionale a squadre, sezione terza B, di Battaglia Navale.
I bagnini californiani mi mettevano di buon umore e mi aiutavano anche nei momenti di sconforto, quando durante l'ora di letteratura greca venivo chiamato a sorpresa alla cattedra, interrompendo la mia ora di "settimana enigmistica".

Sono le cattive compagnie che mi hanno rovinato.

Io al massimo sarei riuscito ad apprezzare Nek. E a trovare orecchibile Gigi D'alessio. Poi con la maturità li avrei derisi, ma fino a giovedì scorso potevo anche permettermi di canticchirli in bici.

Dapprima c'era lorenzo. Lui parlava quasi solo di musica.
Andavamo in gita e lui si fiondava nei negozi di dischi. Mi ha fatto comprare i dischi deegli U2 a Budapest, quando avevo già portato alla cassa il mio cd dei Kelly Family.

<<posa quella schifezza>>
<<ma, lorè.. a me piacciono..>>

<<a te non piacciono. tu non lo sai ma tra cinque anni al massimo ti pentirai del folle gesto che ti evito oggi. posa quella roba>>
<<e cosa compro?>>

<<Zooropa>>
<<si mangia?>>

<<farò finta di non aver sentito. e tu fai finta di averlo scelto consapevolmente>>
<<Ci provo maestro>>
<<la forza scorre potente. E ti evita accuratamente>>

Oggi lorenzo suona in una cover band degli U2 piuttosto famosa in toscana.

Quindi insomma di nascosto ascoltavo i kelly family, per poi mettere nel walkman gli u2, sting e the police e i queen.
Lorenzo al massimo mi passaava i fool's garden (anzi me li ha suggeriti lui a dirla tutta..)

Insomma la mia dolce metà ha trovato un terreno ancora tutto da sminare.
E' stata un'opera indescrivibile la mia rieducazione. A tutt'oggi un mistero.

Si è partiti con roba facile, tipo silvestri.
A dirla tutta qualche freccia al mio arco ce l'avevo. Avevo i Dire Straits.
Me li sono giocati la prima sera.

Già con De Andrè annaspavo. Me lo ricordavo mentre girava nei vecchi mangianastri di mio padre, il quale però, infame, mi aveva tappato le ali basandosi solo su bocca di rosa e carlo martello.
Insomma ne sapevo quanto prima.

Poi è venuto il Trip-hop.
Deve essere scivolato sotto la porta mentre ero voltato. Ma insomma un giorno sulla Firenze Bologna ho seriamente pensato che a questi Archive andava data una chance.
Di li la strada è stata tutta in discesa.

Sono seriale e faccio i compiti condiligenza se l'argomento mi piace. O almeno così diceva la mia maestra alle elementari.

Comunque diciamo che è un mistero insondabile come oggi riesca a sfoggiare una minima competenza musicale.
Fondamentalmente adotto la stessa inossidabile tecnica che funziona egregiamente da anni nei libri.

I libri che non leggo sostengo di averli letti lo stesso.

<<ehi senti qui se non assomigliano agli Smith>>
<<orco è vero.. d'altronde quando un gruppo c'ha un cantante come freddy mercury non può che sfondare..>>
<<come hai detto?>>
<<nulla. ruttavo>>

E poi la seconda tecnica.
Ascoltare roba che non ascolta nessun'altro.

<<l'hai sentito il nuovo dei Kooks?>>
<<chi? No però ti consiglio Isobell Campbell.. sai quella di Belle e Sebastien..>>
<<Eh? il cane?>>
<<Ma no.. vabbè lascia perdere.. non te ne intendi..>>

Il discorso qui si fa complesso, ma al momento in effetti non ascolto praticamente nulla che sia presente nelle web charts.
La qual cosa da un lato mi inorgoglisce.

E comunque l'ultimo nek non è poi nulla di che..
Simone, minimal 20:41 | commenti: commenti (popup)

La Minaccia Fantasma

giovedì, 30 novembre 2006 in: divertissement, tecnologie, roba da bloggers, astruse astrazioni

E' un animale strano.
Alla nascita è spesso insignificante, indistinguibile dalle migliaia di esemplari presenti in natura.
Non riesce mai a parlare, emettere suoni comporta una difficoltà notevole.

In compenso scrive.

Come tutti, nei suoi primi versi c'è tutta la semplice e genuina spontaneità che caratterizza gli infanti: non articola bene e allora soppianta con immagini ricalcate da altri.

Superata la prima fase, entra in un tumulto ormonale che lo trasforma rapidamente, cambiano i colori della pelle e il tratto si fa spesso più intenso, più deciso.
In questa fase conosce il desiderio di aggregazione: spesso si incontra con altri coetanei, condividendo la passione per una grammatica alternativa e reazionaria, costellata di k e puntini di sospensione.
Narra di serate passate in discoteca o anche di compiti da fare al mattino;

Non è raro, in questa fase, trovarlo in pose da bel dannato, citando testi di canzoni tristi spesso in contesti di forti delusioni amorose.

Il contatto con i coetanei lo aiuta nei rapporti sociali, ma di rovescio, lo inaridisce lessicamente.

La prima maturità avviene con la conoscenza degli adulti.
Quando il giovane scopre la passione per i testi letterari, per le poesie e il fascino che impregna questa nuova forma di cultura , avviene la seconda trasformazione:

si ripulisce di tutto il grasso da militari con cui si era imbrattato, diventa chiaro, luminoso.
Elimina i toni ripetitivi, attenua l'uso lessicale improprio, appoggiandosi a sistemi altrettanto alternativi, ma di impatto letterario decisamente superiore.

Comincia una fase creativa, in cui spersonalizza tutto e scrive semplici storie, allegorie talvolta goffe.
Continua a citare testi musicali, ma li rende affini al suo animo.
Non più la canzonicina leggera. Comincia in lui il fascino dello sconosciuto.

Per essere di moda, diventa alternativo.

Ricorre sempre ad immagini, ma spesso sono farina del suo stesso sacco.

A questo punto, ormai pronto a fare il suo ingresso nell'età matura, si trova di fronte ad un bivio: da un lato la facile via della tristezza, conscio che è molto più semplice scrivere cose tristi e belle, piuttosto che cose simpatiche e belle.
Dall'altra la purezza artistica, dove la parola prende il posto della trama.
Può quindi nascere un adulto con ramificati contatti, ma perennemente esiliato nella sua torre d'avorio di versioni acustiche e film dove tutto quello che può finire male lo farà;
Oppure può evolversi a scrittore di vario genere, con risultati altalenanti e spesso assolutamente ignorato dai coetanei, che lo ritengono poco affidabile, incostante.

In rari, rarissimi casi, diventa fenomeno artistico: allora suscita il fascino discreto di molti che lo osservano da lontano, in parte invidiosi, in parte solamente incapaci di instaurare un dialogo con lui, ormai troppo lontano dalla realtà.

Oggi ne esistono vari milioni e nessuno fa niente per fermarli.
Continuiamo a preoccuparci dei cinesi, bravi.

E intanto i blog spopolano.

 

 

Simone, minimal 11:51 | commenti: commenti (popup)

C'è Pesto per Te

venerdì, 10 novembre 2006 in: divertissement, musicalmente, per una sberla di libri
ecco me la gioco così.

tutti a dire che bello che figo uscire il sabato sera, vestirsi in tiro, giro di bevute e discomusic.

parenti di Disco Stu.

E poi in settimana via a prendere lezioni di ballo rumba bachata salsa e chachacha o come minchia si chiama.

Ecco sono pantofolaio. Lo dovevo dire? L'ho detto.
No per carità bellobello girare fino alle tre di notte per locali e poi fare mattina sbronzi davanti al Duomo.

Farlo l'ho fatto. C'avevo il fisico, si vede.
A momenti mi addormento alla televisione.
E ancora danno il tiggì.

Roba che mio nonno morto a 103 anni scenderebbe (o salirebbe) a darmene due. Ché lui figurati, sveglio fino alle una a tirar tardi.
E guai a schiodarlo. Mordeva.

Ora mi pianto davanti al piccì (tiggì, piccì.. ecco c'ho pure lo slang da vecchio madonnamia), piazzo la playlist con Doc House e via di lamborghini. (intendo il roboante russare di un bel 10 cilindri).

Questa è la vita: il giorno prima denigri gli anzianotti che si impigiamano alle 10. Il giorno dopo cerchi un bel completino di flanella.
Oddio ancora alla flanella non ci sono arrivato, ma i trentanni incombono come macigni.

Parrò vecchio come Daniel Radcliffe. Come chi è.. E' quello che in Harry Potter e l'ordine della Fenice sembra un  pluriripetente  cresciutello.

no come Potterino no. Ché mi sta sul cazzo per via che pare uno a posto, pure un po' bamboccino, salvo rivelare una vena maligna e nascosta, ma mai eccessiva.
E' uno stronzo senza palle. Si.
Pura Poesia.

Piton invece è il perfetto viscidone. (notare come dyvago..), sempre in vestaglia da notte pure a mezzogiorno. Ma canaglione fino alla punta del naso adunco.
Si lui è il mio modello comportamentale preferito.

Così, mentre mi immagino con la camicia da notte rosa della mia dolce metà (oddio l'ho detto.. cara sono ubriaco. Uhm.. forse è presto per essere ubriaco. Allora diciamo che sono fatto di coca. Certo che anche così.. Beh forse è melgio che la cancello questa parte), a scorrazzare per i corridoi del castello a seminare orrore e raccapriccio, già sbadiglio e penso ad una dolce serata in compagnia del centauro zoppo che cura la gente dal raffreddore, facendogli credere che si tratta di lupus.
o neurofibromatosi multipla.
o kushin.
o tuttettré.

Ma tutto questo che c'incastra con il titolo? Il sublime tytolo, gentilmente offerto da Tigullio, serve a ricordarmi che domani non potrò vedere Maria De Filippi vestito da donna che prende per il culo i poveri commedianti del sabato sera.
Ed è un peccato.

Spero almeno in un invito a cena. Perlomeno mi sbronzo e posso giustificare la quantità immonda di cazzate contenute in questo post. (che, diciamolo, è anche un po' volgarotto e di nessun luogo*)

Nessun luogo: trattasi di arguta metafora (cui resto e sono profondamente contrario) che colloca geograficamente su terra di nessuno i contenuti qui sopra trascritti. Ovvero il nulla assoluto e la camicia da notte rosa.

Queste notizie sono state accuratamente scelte per voi dalla redazione di Traiettorie delle Mongolfiere.
In alternativa potevo parlare di:
-politica
-guerra
-lupus
-crociera figa
-scatti in bianco e nero
-sadomaso ai danni della libreria
-Padre Pio
-la Madonna
-Gesù (al terzo posto nella classifica dei più pregati)

E invece no. Puppa.
Simone, minimal 17:40 | commenti: commenti (popup)

STREGHE

martedì, 31 ottobre 2006 in: divertissement, scatti, toghe in delirio
"dolcetto o scherzetto"?

stavo addentando qualcosa con molta rucola e poco salmone.

In realtà lo facevo più per Federico che per me. La sua dieta gli impone pasti regolari ogni tre ore.
Così mi trascina al bar e offre lui.
Beh, mica male.

Insomma stavo ingollando l'erbetta deniminata rucola (si decisamente ero in fase molesta/legalese) quando entrano le streghe.

Il capo delle tre era assai temibile: guance fintamente rosate e sguardo assassino. Vanna Marchi al confronto pareva una puntata moscia di Marzullo.

Era addobbata in nero e oro. Con un cappellone a punta che la faceva arrivare così all'altezza di 1 metro e cinquanta.

Dolcetto o scherzetto non significava alternativa giocosa. Significava "hai mai ballato col diavolo nel pallido plenilunio?"
E Batman chissà dov'era. Magari a letto con Robin.

Le altre due erano un passo indietro. Ma armate di diaboliche bacchette color amaranto da cui potevano sprigionare silenziose fatture.

Ci guardammo perplessi.

"Bei Costumi.."
"Dolcetto o Scherzetto?"
"Fede fanno sul serio.. "
"Simpatiche bambine lo volete un bacio perugina?"
"No. Vogliamo i Ferrero Roche!"
"Fai come dicono.."
"E va bene. Allora tre ferrero Roche per le streghe, via"

La benevola (ma terrorizzata) commessa del bar fece scivolare impietrita i tre cioccolatini nelle piccole e perfide mani delle malvagie fattucchiere.

Le quali, a dirla tutta, di fronte ad una resa così incondizionata, quasi si erano pentite di aver avanzato richieste così misere.
Potevano provare a intimarci la consegna del dolce di gianduja che troneggiava nella vetrina.

Ma ormai avevano suggellato il patto. E con il bottino in mano sono corse via ridendo e gridando frasi dal contenuto sicuramente nefasto.

Siamo usciti scossi dal bar. Eppure la caccia della Santa Inquisizione aveva ripulito le strade da quasta minaccia. I poveri contadini potevano tornare la sera alle loro case sicuri.
Invece, a distanza di secoli, il pericolo di nuovo incombeva.

"Sai, stasera mi hanno invitato ad una festa"
"Devi andarci vestito in maschera?"
"Si. Dovrei vestirmi da Diavolo. Mi ci vedi tutto rosso e con la coda?"
"No. Faresti un po' ridere, più che paura"
"ecco appunto"
"Fai così: rimani vestito così. Le streghe fanno paura oggi come tre secoli fa. Ma nell'età moderna poche persone terrorizzano più degli avvocati"
"E' vero."
"Scappa! C'è un commercialista che ci fissa!"
"AHHHHHHH"

Simone, minimal 19:48 | commenti: commenti (popup)

Carlo e i suoi piccoli amici

lunedì, 30 ottobre 2006 in: divertissement, il grande giorno

TUTTOSPOSI2006

Fortezza da Basso.

E' uno di quei caldi pomeriggi d'ottobre. Uno di quelli che ogni anno ci restiamo male perchè ormai il cambio di stagione l'abbimo fatto. E girare col maglione e venticinque gradi è un troiaio.

E' uno di quei caldi popmeriggi di Ottobre, anzi un sabato.
Avevamo sonno prima del caffè.

poi, CAFFE'.

E scopriamo che la fortezza da basso, circondata di giardini, è molto bella anche di giorno.

Troviamo facilmente parcheggio e osserviamo in silenzio il richiamo. E' sabato pomeriggio e attorno alla fortezza non c'è troppa gente.

Sono tutte coppie. Tutti mano nella mano.

Nessuno si vergogna di esternare quella paciosa felicità molesta di andare a vedere una vera fiera degli sposi.

Un enorme confetto bianco su cui poggia la fortezza, in uno sfondo rosa. Il logo.

Entriamo grazie ai passa gratuiti di Carlo.

In effetti, Tuttosposi è un po' la sua festa. Passeggiando per i corridoi della fiera si respira quell'aria da sabato del villaggio.

Sono tutti in attesa della festa.

La domanda del giorno non è "se", ma "quando".

Gli operatori del matrimonio dalla A alla Z offrono tutto: abito - confetti - partecipazioni - chiesa - viaggio - ricevimento. Non necessariamente in quest'ordine.

Ti fermano. Ci fermano. E chiedono.

"Quando"?

Scopriamo che la nostra "location" è molto conosciuta e apprezzata. Non ha neanche il bisogno di avere uno stand tutto suo.

Villa Montalto è negli stand di ogni operatore. Tra gli scatti dei fotografi, tra le pagine degli organizzatori di matriagi.

Poi ti fermano per il viaggio: l'agenzia turistica dietro casa, mai entrati, la troviamo qui.

E infine ci troviamo in un sacchetto con tanti biglietti/opuscoli/depliant/caramellegommose.

Ci offrono un Confetto al cacao bianco.

Propongono perfino la musica tradizionale irlandese. Uau.

ma parlo solo di metà di TUTTOSPOSI se non cito lui.

Carlo. Non aveva uno stand. No.
Aveva un campo da basket regolamentare. Lui, Carlo Pignatelli e tutti i suoi aiutanti che si chiamano come lui

C'era la sarta, quell'adorabile donnona che risponde al nome di Carlo Pignatelli. C'erano le standiste, le gemelle Carlo & carlo Pignatelli. L'addetto alle bomboniere, il cortese sig. Carlo Pignatelli.

E poi lui. Carlo. Simpatico come sempre nelle sue giacche improbabili.

Purtroppo mancava Carlo, ma aveva avuto un impegno all'ultimo. Al suo posto era venuto Carlo dicendo che ci teneva tanto.

La nostra Prima Fiera Sposi. Uau.

Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (1)(popup)

So Few Words

domenica, 15 ottobre 2006 in: divertissement, scatti
Alla fine della giornata fai il riassunto di quella dopo.

Perchè la giornata è troppo lunga e noiosa da doverla per forza ripetere. Come le tabelline.
Si sa che le sai, non vedo il motivo per ricordare a me stesso che 7x7 fa 49.

Poi il giorno dopo la maestra mi bacchetta le dita con veemenza per averle detto "54". Averlo bisbigliato, a dire il vero.

Ci vuole un capro espiatorio. Sono troppo lontano da Belville per infliggere una lavata di testa al povero Malaussène.

Fisso il calendario nella speranza di trovare una data, anche prossima, che mi renda il senso della brutta giornata storta. Me la giustifichi.

E scopro di aver appena trascorso un tranquillo venerdì tredici di merda. Ecco.
Già sorrido.

Tutta la spiegazione stava li.
Stava nel venerdì la levataccia verso Prato, verso le code interminabili della cancelleria.
Rintanato tra le pagine della superstizione, al riparo dai cornetti e dalle code di coniglio che mai possederò, si scatenava provocando incidenti a catena e distrazioni parzialmente involontarie.

Fino al tragico epilogo.
"devo alzarmi presto anche sabato" "devo tornare a Prato"

"Il Diavolo veste Prato" (questa mi faceva ridere l'altra sera. Adesso l'effetto è passato. Magari giusto un sorriso, ecco).

Non solo. Il mio sabato, riassunto sapientemente dal venerdì sera, mi vedeva in auto, con gli occhi celati da una montatura copiosa e lenti scure, direzione uscita prato est.

Ancora a vedermela con ufficiali giudiziari. Ahimé.

Magari pioveva, nel riassunto. Oddiomio. Qualcuno spenga questo temporale

La sveglia suona. La spengo.
La sveglia insiste. La spengo.
La sveglia infierisce. Hai vinto tu cubica giallona!

Solo che stavolta siamo in Due. Ecco, il sabato ha già una prospettiva migliore.
E il tribunale pratese pare simpatico.

Evidente montatura. Perlomeno non piove. E gli occhiali scuri sono tutti per te.
Che scopri il perchè delle lenti scure la mattina.

Poi Case. Una di quelle che ora vorrei scrivere l'indirizzo e dire (forse).
Ma non serve. Quando sarà quella giusta lo sapremo.

Ero nervoso, ancora postumi della sfiga del tredici.

Alle quattro. Alle quattro eravamo persi sul ponte all'indiano, in ritardo.
Appuntamento.

Ecco, il sabato è quell'appuntamento. Dove si incastona un'altra pietra di quell'anello. QUello che non cadrà nel tombino sotto ai nostri piedi.
Niente tombini.

Ti ho pure preso in giro per il vestito. Perchè ci pensavi dalla mattina alla sera. E la notte dormivi e parlavi nel sonno, descrivendo drappeggi di organza su cuciture di seta. Leggero e colore. Toni e dettagli.
Non risparmiavi nulla e sorridevo.

Mi vedo tutto blu che paio un puffo. Un puffo piuttosto elegante.
E poi tutti a commuoversi fuori davanti alla vetrina.

Son cose che ti fanno pensare.

Venerdì tredici è stato un discreto contrappasso. Ma c'era un buon motivo.

Sono proprio un sacco di parole. .
Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (popup)

Movimento Contro Le Metafore e Le Premesse (M.C.M.E.P.)(si pronuncia Emmecimèpi)

giovedì, 05 ottobre 2006 in: divertissement, astruse astrazioni

"Devo fare una premessa. Odio le metafore.

Mi fanno sentire come un truffatore che vende biglietti falsi al concerto dei Pooh"

La gente non sa mai in cosa identificarsi. C'è bisogno di un simbolo, di un ideale. Qualcosa che ti spinga a pensare "oggi sono migliore di ieri" ma non solo.
Anche qualcosa che ti spinga a rivalutare il passato. A guardarsi in faccia e dire "però pure ieri non ero malaccio.."

Ma chi vogliamo prendere in giro. Finchè Del Debbio continuerà a fissarsi con i suoi ridicoli sondaggi da ceto medio a 2800euri al mese (che ancora ci rido. al di sotto siamo la povertà, sapete? sono povero. da fare schifo da quanto sono povero. non guardate me. lo ha detto Del Debbio) noi saremo ammanettati e soli.

Allora sembra che da una ricerca scientifica condotta in Inghilterra, in una qualche università dove di lavoro fanno gare di canottaggio e per hobby intervistano la gente con domande inutili, il modo migliore per unire le persone è un simbolo.

Una bandiera, un dio, un nemico comune.

Difatti la religione funzionava con questo metodo. Perfino alcune dittature e ideologie politiche.

Ora, la solita università, in anni differenti, aveva elaborato un sistema per aumentare la superficie della pagaia senza che i giudici se ne accorgessero.
Felici delle loro truffaldine vittorie hanno quindi acclamato con gioia l'esito del loro nuovo e sconcertante sondaggio: E' impossibile identificare tutti sotto un nemico comune.
Il nemico - lo dicono loro, non io - non può essere nemico di se stesso, altrimenti, distruggendosi, eliminerebbe l'elemento di coesione sociale.

Del Debbio è corso ai ripari con un sondaggio in cui finge che il presidente del consiglio che oggi vorrebbe rimettere le tasse di successione sia il medesimo che ieri - vestito da Diabolik - vi aveva lucrato sopra: un nome che tutti conosciamo, un magnate della finanza.
Prodi.

E tutti si sono indignati. Soprattutto quelli iscritti a Forza Nuova. Anche se ignorano il termine "indignati".

L'unione è forse impossibile? Ci saranno guerre in eterno? Del Debbio vivrà altri 20 anni? Una di queste domande ha una risposta che mi toglie il sonno.

Perciò ho colto la palla al balzo (fuori in giardino, e ora i vicini dovranno richiedermela in ginocchio), fondando un movimento che, senza tema, ci affratellerà tutti.

Si, avete capito bene.

Esiste un nemico comune, anzi ne esistono due. (così siamo a posto in caso di defezione).

Il primo è chiaro come il sole. La PREMESSA

Siamo silenziosi a leggerci il nostro bel libro giallo. La soluzione è vicina.
Il killer suda freddo fingendo tranquillità nella sala dove tutti sono riuniti.
Il detective osserva gli sguardi di ogni presente, ciascuno silenziosamente colpevole.
E poi accende la sua pipa.
<<devo fare una premessa..>>

Mannò! Macchè premessa d'Egitto! Dicci "bam, è stato Carl!" ah, lo sapevo io, che era lui, non mi piaceva per nulla col suo fare lascivo e vacuo (a quelli di Forza Nuova: è stato Karl, quello che tagliava l'erba con la falce e leggeva di nascosto il quotidiano di informazione della Coop).

La premessa rovina tutto, accumula tensione e stordisce il lettore con fatti di cui non interessa a nessuno.

Proiezione dei grandi successi di Rocco Siffredi: si alza e vuole introdurre con una breve premessa, la visione.
Questa non la commento neanche, ché si commenta da sola. (e in maniera piuttosto volgare, peraltro)

Ecco, la premessa va combattuta, in una battaglia senza regole o religioni (oddio, l'ho sentita in qualche canzone, tessera stile american express platinum al primo che me la riporta). Non importa quanti dovrano cadere.

Ora, c'è l'evenienza che un giorno la premessa venga sconfitta. Magari uno di noi (ganzo, vedete? mi sento già solidale verso il nuovo "gruppo") sconfigge l'ultimo baluardo, ne interrompe la genesi.

O magari semplicemente muore Umberto Eco.

Ho già un piano. Un altro nemico verso cui fondersi come una sola anima. La Metafora

La metafora è un raggiro lessicale volto a visualizzare un'immagine in luogo di un'altra. Forse. Mi faceva fatica sfogliare wikipedia.

Insomma, quella robaccia là (la metafora, non la la magia, che esiste eccome) va combattuta per il trionfo della schiettezza.
Poi, se è il caso, combatteremo anche quest'ultima.

Non voglio porre limiti alla Provvidenza.

Certo, per combattere quest'ultima saremo costretti a sacrificare molti libri intelligenti. Ma dall'altro lato ci sarà un mondo intero, tutto unito e compatto.
Niente più distinzioni di razze o colore della pelle. Niente più contrasti per il petrolio e guerre sante.

Sarà la pace eterna, in luogo al massimo avremo una guerra dialettica. Assolutamente pacifica.

Il tesseramento è aperto. Vi regalo pure il laccetto di Caucciù con su inciso "Premessa e Metafora BUUU" oppure "Io dico no alla droga" a seconda della disponibilità.

Allora cosa aspettate? Iscrivetevi e combattete per "LA GIUSTA CAUSA".

(per quelli di forza nuova: può darsi che ci sia da mangiare gratis. iscrivetevi).

Clapclapclap.

 

 

Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (popup)

Il lato scuro della forza

giovedì, 28 settembre 2006 in: divertissement, scatti, cinemini

Luke è incestuoso.

Ma avete visto come la guarda, Laila? No ditemi. Ma che schifo.. sono gemelli..

Non mi fido di quelli del lato chiaro. Ipercontrollati, sempre ammodo, e niente donne.

Perlomeno i preti possono incazzarsi, di tanto in tanto. (questa mi sta costando la mia prima scomunica).
E perchè ce l'hanno poi tanto con i sith?

Ve lo dico io. Perchè i sith fanno quello che gli pare.
Uno gli ha fatto uno sgarbo?
via il braccio.
Gli fai i gestacci dalla macchina?
Ti fondono il motore con le scariche elettriche
Gli trombi la moglie?
Ti ipnotizzano convincendoti che sei Giorg Maicol.

E ti mandano ad un raduno di camionisti.

I sith si sposano, hanno bambini, partecipano alla vita politica, hanno la spada laser rossa (i jedi non possono averla di quel colore, e si sa, questo gli rode), sono tamarri, piacciono al popolo.

Ecco appunto. I sith piacciono al popolo.
Il capo del governo è il signore dei sith. Sto parlando di Star Wars.
E i jedi lo invidiano.
Yoda lo invidia perchè perlomeno lui quando è al distributore può prendere il caffè.
Il nano verde, invece, può solo prendere "tanto zucchero".

Difatti muore di diabete.

Insomma quindi il lato scuro della forza è più simpatico. E' per questo che Lucas, ben sapendo che uno come Luke alla lunga sarebbe stato sull'anima a tutti, ha inserito i droidi e Indiana Jones.

Sono le spalle comiche.

I sith non hanno bisogno della spalla comica. Sono perfetti così.
Perchè dovremmo odiarli? Ci sta forse sul cazzo Fonzie quando fa partire il Juke-box a schiaffi? (è un sith, sapete?)

Per cui unitevi anche voi nella campagna a favore dei sith. Liberiamoli da questa nomea di malfattori.

Sono rossi e sono grandi politici. Ditemi voi se non è un sogno ad occhi aperti.


Simone, minimal 18:02 | commenti: commenti (popup)

Della Coop, Degli Honey Ciuffy e Dell'Inno nazionale

mercoledì, 27 settembre 2006 in: divertissement, scatti, musicalmente, toghe in delirio

Si insomma, se questi sono gli special, dove sono i "K" normali?

Se lo chiedeva giusto qualche tempo fa Peter Griffin, a ragion veduta.

In effetti me lo chiedevo anche io. Poi ho scoperto gli Honey Ciuffy, che costano meno e sono più buoni.

E quindi mi appare in un lampo come l'alternativa italica in alcuni casi sia valida. Si perchè gli Honey Ciuffy sono italiani. Li fa l'Esselunga. Non si dovrebbe dire troppo che faccio la spesa all'Esselunga anziché alla Coop, ma che ci volete fare?
I punti Fidaty danno più regali di quelli da socio Coop. E anche se la Coop sono io mentre l'Esselunga è qualcun'altro mi va bene così.

Eppoi è sotto casa e i prodotti economici si chiamano Fidel. Ora finiamola o devo pure mettere il faccione di Ernesto a suggello di questo post.

Secondo voi perchè l'inno dell'italia che vince i mondiali di calcio è Seven Nation Army dei White Stripes?

Ma soprattutto: loro lo sanno che noi cantiamo PO-PO-Poroppò e via discorrendo da mattina a sera?

Perchè non ci fanno causa. Uno passa una vita a farsi fama di gruppo un po' da dietro le quinte, ricercato e poi, alla prima che sfonda nelle charts, subito ti inculano e la fanno diventare la suoneria del cellulare di ogni italiano.

Mica è normale.

Io come suoneria adesso c'ho la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi. E insomma mi suona il telefono a studio, manco fosse partito l'arrembaggio; si gira un avvocato e fa: come mai non hai il Po-po-porompopò (ocomeminchiasidice)?

Come?

Si dai, ce l'hanno tutti.. e mi squadra come se avessi su la maglietta della germania con su scritto "io odio gli ebrei".

Io balbetto e sorrido. Nessuna risposta pronta. Essì che quando l'ho messa nel cellulare, la sigla dei Pirati, pensavo chissà che figata quando suona..
Invece no. Mi si girano tutti e dicono: perchè non hai il Po-po-porompopò?

Allora ci ho pensato bene. Ora vado a casa e mi scarico la sigla della Coop. Si, quella anni 80 che faceva "la Coop sei tu.."

Quella deve funzionare. Evito di beccarmi un'accidente dai White Stripes e al tempo stesso resto fedele alla linea.

Si direi che così ci siamo. Va talmente bene che posso rimandare a dopo la consueta immagine in bianco e nero.

Parlerei anche di scuole materne del futuro, ma rischio che il progetto venga rubato, magari dai Francesi e poi ci ritroviamo, chessò, un multisala dalle sinuose corporature legno/vetro dove proiettano solo i grandi classici di Belmondò. Per cui acquainbocca.

 

Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (2)(popup)

...

venerdì, 15 settembre 2006 in: divertissement, teledipendenze

Già metterli nel testo, sparsi, è poco professionale. Inserirli nel titolo non ha praticamente scusanti.
A meno di non dover citare sottilmente Pennac.

Non è questo il caso.

C'è questa cosa, come si chiama, questa sottospecie di reality chiamato "la pupa e il secchione".

C'è a condurlo Papi senza basettoni e la Panicucci tirata a lucido (letteralmente "tirata" e "lucida").
Già questo dovrebbe giustificare i tre puntini di sospensione.

Potevo chiamarlo "senza parole" ma poi i fan di Vasco mi avrebbero dato del Criminale. E gli altri mi avrebbero preso per un fan di Vasco. brr.. (duepunti sono ammessi).

Allora c'è una schiera di tizi che sembrano nerds, salvo poi ricordarsi che i veri nerds sono a Stoccolma a ritirare il premio nobel con il portatile sulle gambe ché il loro Orco sciamano sta facendo strage a Wow.

Insomma questi presunti nerds, geni dell'enigmistica (ma si può!), ingegneri al 18esimo anno fuoricorso, e via discorrendo sono accomunati da un unico problema:
Unanimous.

Essì perchè la De Filippi gli ha chiuso omini e donne (non so se li avrebbe lasciati entrare). E loro non possono più passarsi il pomeriggio con la mano destra a risolvere sciarade e la sinistra nei calzoni.

Un dramma.

Sicchè han deciso di venire a questa sorta di Putan Tour mediatico nella speranza che la mano nei calzoni sia di qualcun altro. Magari possibilmente non Papi.

Insomma i finti nerds vengono accoppiati a delle Pupe.

Ora, mentre i primi sono al massimo simpatici nelle forme, magrissimi o cicciottelli, nella mente, con madri apprensive che non li lasciano uscire il sabato neanche a trentacinque anni (salvo poi dichiararne dieci di meno per apparire più fighi)(sic!), le seconde sono veramente il fulcro del programma.

Il regista forse pensava che avrebbero fatto da contorno, sapendo solo agitare i fianchi mostrando i miracoli di madre natura (celebre dott.ssa di Nip/Tuc).

Invece le tizie fanno a gara nel  provare come la scuola dell'obbligo possa essere facilmente aggirata.

Finito il linguistico o con le magistrali alle spalle ignorano le tabelline, si stupiscono dell'esistenza di una regione chiamata "Abruzzo", salvo poi riconoscere fieramente i confini della "Padania", scambiano Hitler per Mussolini e Andreotti per Prodi.

Si incazzano se vengono chiamate "pigne". Probabilmente perchè ignorano il significato e pensano alla forma della pigna, tipicamente larga di fianchi.
Si incazzano perchè credono di essere chiamate culone, insomma.

Il programma fa audience.

Tutti sperano che i finti nerds trombino con le pupe. Soprattutto ci sperano i finti nerds.

Io spero che ad un certo punto le tipe, che sono tutte finite in questo programma per la chiusura (mortacci sua) di omini e donne in favore di Unanimous - De Filippi maledetta -, cedano allo show business e decidano di concedersi ai nerds.

apoteosi: i nerds, intelligenti per contratto, comprendono che, da trombanti, non faranno più audience.

Monti è fantastico finchè resta vergine a vita.

Pertanto in massa si rifiutano di cedere alla tentazione.

Andrebbe così, se fossero veramente Nerds. Ma è tutto finto.

Finiranno in un'orgia spaventosa.

Applausi a scena aperta per un sms strisciato durante la puntata:

Mio marito ha il corpo di Monti e L'intelligenza di Silvia. Voglio Morire.

Simone, minimal 11:43 | commenti: commenti (popup)

gatto!

mercoledì, 06 settembre 2006 in: divertissement

ho una foto di me al mare.

veramente non si capisce bene che è il mare. Ci sono io nella mia maglia a righe rosse e bianche. Piccola, molto piccola.
Beh avevo 4, forse 5 anni, che pretendete?

La cosa che salta all'occhio, guardando dietro al vetro è un bel graffio sulla gota sinistra, appena sotto l'occhio.
La seconda cosa che colpisce nella foto è un bel gattone grigio che tento disperatamente di inserire nel mirino della Olympus di mio padre, tirandolo su come un coniglio.

E poi ci sono pure io, come detto, con la maglietta piccola (ma piccola) a rigoni bianchi e rossi.

Visto che si campa di deduzioni, la prima idea che salta alla mente è che il mio compagno di avventura sia anche l'autore dello sfregio che mi fa molto capitano Achab da piccino (ma piccino).

Difatti sono andato sbandierando a tutti gli sfortunati che hanno potuto osservare l'immagine l'infame accusa che il gatto, Pippo, mi avesse aggredito per tentare di farmi pure l'cchio da pirata. Oltre la maglietta a rigoni bianchi e rossi.

L'ho detto perchè ci credevo, mica vovelo infangare la sua memoria. Ci mancherebbe.

Anzi ho un bel rapporto con i gatti io. Mi piacciono. E tanto.

Prendete la gatta di mio zio ad esempio. Una siamese.
Chi la conosceva poco la chiamava "la killer".
Chi la conosceva bene, "Ebola".

In realtà si chiamava Biba. Morta a 17 anni.
Mengele diceva di lei: "E' la mia musa"

Si dilettava a colpire alla giugulare i cani lupo. Mio zio era spesso in tribunale a causa sua.

Non è bello vantarsi della ferocia del proprio animale; rivela insicurezza.
Riporto solo i fatti.

Beh dicevo che io con lei non ho mai avuto problemi. Docile come un agnellino.
Mi ubbidiva e andavamo molto daccordo.

Pure successivamente, i miei gatti sono sempre stati buoni con me.

Quindi, ogni volta che fissavo quella foto il ricordo del gatto Pippo assumeva un preciso significato:
Rivalsa.

Tutto questo senza tenere conto la belva che adesso gira per casa.
Non fa molta statistica, dato che di gatto (nel senso felino del termine) non ha molto.

Poi un giorno la svolta: a casa, cena da mia madre.
Salta fuori il discorso della foto e dello sfregio.

<<Eri andato a sbattere contro un banano>>
<<cosa? non era stato il gatto?>>
<<scherzi? eri tu con la bici a quattro anni che ti sei schiantato contro il banano>>
<<ah>>

potevo vederlo in quel momento.
In purgatorio il gatto grigio riabilitato. Convocato presso le alte sfere.
<<Pippo, allora non sei stato tu a sfregiare il bambino con la maglietta a bande rosse e bianche>>
<<no certo. Ma lo dico da quando sono qui e..>>
<<silenzio. see va bene. Allora ci siamo sbagliati e.. ehmm.. puoi andare in Paradiso.>>
<<uh che bello!>>
<<anzi, visto che siamo in vena puoi chiedere un altro favore. Così, per sdebitarsi di questa..mm.. svista>>
<<oh, forte. Voglio fare uno scherzo nel paradiso del gatti. Mi fai essere.. un cane lupo per un giorno?>>
<<strana richiesta.. contento te. Va bene>>

<<Evvai!>>

Chissà la Biba che fine ha fatto..

postilla: ho una bella foto sul tavolo. ho una bella foto di Te sul tavolo. ho una bella foto di Te sul tavolo che mi sorridi. niente graffi o sfregi. solo ricordi puliti e felici. E' un mondo migliore.

Simone, minimal 17:18 | commenti: commenti (popup)

Non ricordi gli Anni 90 perchè stavi in vacanza?

sabato, 02 settembre 2006 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze
Mi sfugge perdavvero.
Per buona parte degli anni 80 avevo solo una cifra a significare la mia età, scarsa interattività con il mondo esterno.
Eppure quando si parla del glorioso passato si finisce sempre per ricordare gli anni 80.

Negli anni 90 avevamo il raziocinio sufficiente per appassionarci alle serie televisive, il potere decisionale per imporre o quantomeno giustificare un certo abbigliamento.

Negli anni 90 abbiamo finalmente scoperto i nostri veri gusti musicali (anche se non ce ne vantiamo troppo).

Eppure gli anni 90 non se li incula nessuno.

Oh ma c'era X-Files!

Oh ma c'era Beverly Hills 90210!

Oh ma c'erano le Dr.Martens! (che non me le hanno mai comprate e le metterei ora, se non fosse che quasi non le vendono più).

Oh ma c'era Dylan Dog!

Oh ma c'erano i Jalisse! (vabbè.. era per riempire lo spazio musica.. casomai quasta frase la taglio in post produzione) (e, mi spiace, non ho foto al riguardo. No, non mi ringraziate)

Niente via, tutto inutile.

E non importa se abbiam passato serate a registrare le puntate di Baywatch o Melrose Place, a star dietro alle mille mila supposizioni aliene di Mulder e socia nella sola speranza che facessero una puntata intera di sesso selvaggio.

E non conta neanche l'aver comprato il primo cd, chè ce lo si dimentica perchè nella maggior parte dei casi è un Masini delle "ragazze serie".

E nella peggiore delle ipotesi è peggio: è Paolo Vallesi.

Ecco il perchè: ci si dimentica degli anni 90 perchè li abbiamo rinnegati.

Ci siamo scordati di aver visto e cantato Sanremo con i Pooh che erano Uomini Soli; aver apprezzato i Neri per Caso che cantavano a cappella (e tutti i maschietti che ghignavano in sordina per il ridicolo doppiosenso).

Abbiamo asportato il lobo frontale nella speranza di non rievocare Non è la Rai e Paolo Bonolis lo vogliamo solo associare a Bim Bum Bam.
Urka non se lo fila nessuno.

Ci siamo dimenticati il Bomber! Ma scherziamo??

Avrei ucciso mia sorella (se ne avessi avuta una) per quel giacchetto con l'interno disegnato dal C.I.S. viaggiare informati.

Ecco come stiamo messi. La verità è che gli anni 90 comportano ricordi troppo ignobili per riportarli con gloria alla mente.

Meglio gli 80. Così, alla peggio, si potrà dire che l'età della ragione ancora non ci aveva catturati;

Io negli anni 90 dormivo.

Con il Bomber e la sigla di Beverly Hills di sottofondo.
Ma non ricordo nulla.
Simone, minimal 13:12 | commenti: commenti (1)(popup)