Cold Perfection

Sono uscito con la giacca.
E' tutto il giorno che, quando esco, metto la giacca.
Sono uscito con la giacca stamani alle 8:50. Avete capito benissimo, non ridete.
Era la mia giacca chiara, di quelle da penna nel taschino.
Quindi lavoro.
Alle nove in ufficio, per cominciare bene questo mio settembre.
Invece no.

Gnegnegne.

Si, certo. Ci sono stato, in ufficio.
Ho comunicato che devo ritirarmi per studiare. (stavolta seriamente)
Leo, manco a dirlo, mi ha capito al volo.
La segretaria matta, ma che velo dico a fare.
Ecco invece Federico.. Non so. Credo di avere seri problemi di comunicazione con il mio dominus.
Ma sono stato garbato e disponibile quel tanto che basta per far ritorno a casa entro le dieci e venti.
E con la spesa.

Mica male.

Alle dieci e ventuno sul portone mi attendeva "lo straordinario": la mia vicina di casa (l'unica, se non si conta il vicino "puzzone", che però è suo inquilino) voleva doveva assolutamente non poteva fare a meno di.

Parlarmi della pulizia per le scale.
Parlarmi del vetro rotto.
Parlarmi delle bici nell'androne.

Mettermi l'ansia per la bolletta dell'acqua.

Alle dieci e trenta con l'Haagen Dasz quasi sciolto sono entrato nel congelatore.
Alle dieci e quaranta ero in bermuda e infradito a riprendere i libri lasciati in auto.
La vicina mi ha squadrato come un prima e dopo la cura.

La seconda volta che sono uscito con la giacca era stasera.
Una giacca blu con il cappuccio abbottonato di cotone che ha fatto il mio stesso viaggio di nozze.
Con lei siamo andati prima a vedere quanto potevo spendere in un centro commerciale.
Ho scoperto di avere risorse limitate, ma ho la moglie oculata (molto più di me) e quindi abbiamo fatto un MacMenù con Cinema.
Kung Fu Panda.

Sono uscito col giacchetto e in macchina Pru mi chiede se abbiamo questa canzone anche a casa.

Come quale?
Questa.(e certo se poi uno il titolo manco lo legge..)

Simo in serata polemica. Con i Giardini di Mirò in sottofondo.
Simone, minimal 00:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Giornata piena

Oggi è stato un giorno pieno.
Io temo i giorni pieni perché nel più c'è sempre il rischio di trovarci il meno, ovvero quella porzione di più che non vorrei avere tra i piedi e che, nei giorni normali, non c'è proprio.

Oggi è stato un giorno pieno ed è cominciato alle 7:30.
Capisco di apparire banale, ma per me le 7:30 e tutto il giorno davanti mi mettono una grande agitazione.
Così grande che non ho preso il caffé, che già stavo agitato di mio senza bisogno di macinare chicchi tostati fatti apposta per eccitarmi.

Oggi alle nove stavo già in Tribunale e alle nove e cinque stavo già fuori dal Tribunale; alla faccia di chi dice che i processi sono lenti.

Sicché ho pensato di comprare il giornale, cosa che non faccio mai di solito; ma oggi l'ho fatta perché se deve essere una giornata piena anche di cose un po' brutte voglio leggere tutti i dettagli.

Difatti ho letto i dettagli di questo governo del ridicolo.
Così ridicolo che adesso pure loro si sentono un po' delle merde ad averlo fatto e non c'hanno il coraggio di parlare;
tutti tranne gasparri che non sa cos'è il coraggio: ché lui parla come i bambini che hanno imparato a parlare da poco e sono tutti eccitati e anche se ti ripetono caccacacca in continuazione sono felici;
difatti Gasparri è felice di saper perlomeno parlare e parlaparlaparla e dice caccacaccacacca ma sempre col sorriso.

E dopo aver letto di Silvio che vuole ricusare pure il suo cane perché una volta gli ha sotterrato il parrucchino (e lui certe cose se le ricorda, quando vuole) sono andato in banca con rinnovata fiducia.

Il giorno pieno è continuato con me che firmavo il mutuo per la casa.
Il notaio, un notaio afono che leggeva il contratto ma non lo sentiva nessuno, ha detto che fino al 2038 devo pagare ogni mese una somma.
Il notaio afono ha fatto due conti (e pure io) e ora so che quando avrò 59 anni avrò estinto il mio debito.

La bella notizia però è che si comincia a pagarlo dal 31 agosto.

Di talché ho ripreso a braccetto la mia mogliettina e s'è fatto shopping alla feltrinelli e poi pure da Promod.
Fino al 31 agosto si può, osiamo.

Poi lei è andata ad un appuntamento al buio, nel senso che aveva fissato per un caffé con una sua amica ma non sapeva di preciso chi pervia che non aveva registrato bene il suo numero sul cellulare nuovo (quello cinesissimo che, per gli invidiosi, non è ancora esploso).

Io invece sono tornato a studio a lavorare e poi a parlare di goliardia con gli altri fanti, specie con Riga che magari mi legge (ciao Riga, ricordati le borchie).
Già perché Venerdì sono stato fatto Fante.

Con i miei nuovi poteri da Fante, progetto leggi ad personam e un decreto salva-fanti.
Se passa, bene.

Altrimenti ricuso il connestabile.

E tu, cano: tira fuori il mio parrucchino o ti metto in una buca assieme al cane di Berlusconi.
Simone, minimal 00:23 | commenti: commenti (4)(popup)

umidità e ritardi

si sente respirare, questa umidità.

se ascolti puoi udire quel rimbalzare lieve di piccole onde, di piccole, tantissime onde.

le onde rimbalzano tra le particelle di ossigeno e un sacco di altra roba che forse non dovrebbe esserci, nell'aria.

e le onde divengono gocce sulla fronte. sono gocce piatte, scivolose.

le sfiori e si infrangono. le sfiori e si moltiplicano.

scendono, seguono il contorno degli occhi, diventano valanghe.

poi si radunano, si ritrovano sull'alto labbro, alle pendici del naso.

le togli, si riformano.

le togli anche dal mento. rinascono.

ed ascolti.

si sente respirare questa umidità.

la chiamano estate.

arriva in anticipo.

il condizionatore no: l'abbiamo ordinato il 2 di Maggio.

arriva in ritardo.

stronzi.
Simone, minimal 22:34 | commenti: commenti (6)(popup)

Tecnologie Togate

giovedì, 10 aprile 2008 in: toghe in delirio, fantashopping
Il mio Dominus ha una passione sfrenata per la tecnologia.

Appartiene alla schiera di coloro che hanno veramente visto il primo computer come il vero conquistatore della Terra e, per assicurarsi di essere dalla parte del vincitore, continuamente lo onorano e lo celebrano.

E questo è piuttosto divertente, anche perché mi permette di provocare la vena consumistica smodata, in molteplici esempi che vado ad elencare.

Scena 1:
All'Esselunga:

Io: mm.. guarda che bello il 32" della Samsung.. quello si che ha una risoluzione della madonna"
Lui: naa.. io ho il 54" è grande quanto la saletta piccola del Warner VIllage.. e poi ci vuole l'impianto della Bose..

Io: beh in effetti.. carino è carino.. ma io pensavo di prendere un proiettore col blue-ray. No percarità.. bello il 54".. ma così mi faccio il drive-in

Lui (visibilmente interdetto): mmm

Dieci minuti più tardi - Ufficio

Io: che fai?
Lui: stavo guardando su Ebay i prezzi dei videoproiettori

Scena 2:
In auto:

Lui: guarda, ho lo stereo attaccato all'ipod touch da 8 gb.. una figata. tutta la musica che vuoi, cioè.. un'altro pianeta
Io: in effetti si sente benino
Lui: ...
Io: certo, magari un hd video e un monitorino potresti prenderlo.. magari ci metti sopra tutta la serie 24 e te la vedi in viaggio (stiamo parlando di una smart)
Lui (impensierito): mmm

Scena 3:
A Studio:

Lui: ecco figata! allora sul blackberry ho messo skype così posso chattare con gli altri utenti. Daidaidai, metti skype che si prova.
Io: ok, proviamo (installo skype sul pc)
Lui: (messaggio via skype) provaprovaprova
Io: (sempre viaskype) funziona! mi piace, io non spendo più soldi per mandarti sms
Lui: hai visto il vecchio, eh? che idee
Io: certo, ma quanto ti costa a te sul blackberry?
Lui: ma.. niente figurati!
Io: sarà.. a me pare una mezza fregatura

due minuti dopo

Lui: (su skype) stacca tutto, mi costa 50cent a messaggio
Io: (faccina bastarda di circostanza)

Lo shopping in questo ufficio regala tante gratificazioni.
Simone, minimal 18:13 | commenti: commenti (1)(popup)

Questa mattina

mercoledì, 26 marzo 2008 in: divertissement, fiorentinismi, fantashopping
Questa mattina ero a spasso per il centro.

Non era propriamente una giornata di ferie.
Anzi, a ben guardare ho lavorato parecchio, solo che era un lavoro frammentato, un po' come fare il parrucchiere con i cocci di uno specchio rotto.

Un frammento era alle dieci ed uno alle tredici.

Avevo tre ore di niente intorno.

Questa mattina, per tre ore, ero a spasso per il centro.

Il centro di Firenze sembra piccolo. Figurarsi gli occhi di uno straniero che ha visto Firenze solo in cartolina o sulla cartella immagini di Google.

Uno se la immagina grande, tipo, piazza SIgnoria.

Ti immagini questa piazzona enorme, tipo piazza Navona con un sacco di turisti e le monetine in una vasca di marmo a fare pozza riflettente di Palazzo Vecchio.

In effetti la Piazza è piccina. Diciamolo, e parlo da campanilista, Firenze ha un centro piccino, per un turista.

No, spezziamo una lancia, non è affatto vero.

La realtà è che i Turisti vedono il centro come un quadrilatero, da un lato gli uffizi, dall'altro piazza santa maria novella, poi il Duomo e infine Santa Croce.

Su pianta non viene proprio un quadrato perfetto, a ben vedere, ma chissenefrega: la geometria m'è sempre venuta male.

Dicevo che invece c'è un sacco di Centro che i turisti non considerano.
Prendiamo San Frediano, per esempio.
Oppure Palazzo Pitti e Boboli.

Certo, tanti turisti vedranno pure quello e il ponte vecchio, ma sembrerà qualcosa da qualche parte un po' fuori dal quadrilatero.

Una roba smontata alla rinfusa.

Ero a spasso per Piazza della Repubblica, con una borsa pesante e poca voglia di fargli vedere quanta coda c'era all'ingresso del Duomo, così sono entrato alla Edison.

Tre ore davanti e niente da fare generano inventiva.
Così, mentre ieri ero a Prato a comprare Guide per Parigi (che serviranno, molto presto) oggi ero alla Edison a comprare Calvino.

Tra l'altro Calvino costa molto meno.

L'altra sera ero sul divano e mia moglie mi descrive questo libro di Calvino. Con lei non posso fingere di averlo letto, specie se si tratta di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

Non posso mica dire che conosco il finale, che il protagonista è figo o roba simile.

Sicché aspetto il momento bono, che per l'appunto era stamani.

Mi sono seduto sulla panchina libera di piazza della Repubblica, mentre orde di turisti consideravano che anche questa è tutto sommato una piazza piccina, e l'ho aperto.

Questa mattina, dentro una Firenze piccina e compressa di turisti, mentre il sole faceva finta di esserci, io sedevo sulla panchina a leggermi Calvino.

Ora posso dire di aver fatto anche questa.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (5)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Discovery Catz

Invece di fare l'abbonamento a sky, per vedere da vicino il comportamento degli orsi e dei camion dei pompieri, abbiamo deciso di prendere un secondo felino in casa;

Intendiamoci, la decisione mia moglie l'aveva presa settimane fa ed ha poi usato i suoi poteri Jedi per farmela accettare passivamente;

Così oggi abbiamo risposto ad un annuncio (non esageratamente strappalacrime, però) e siamo andati a prelevare questa gattina piccola (in realtà parecchio chiappona, ma non dovrei parlar male delle signorine)(specie in loro presenza) in un paesino vicino;

La signorina si presenta molto bene: è assai socievole, coccolona e tranquilla: in macchina, al chilometro due, già l'adoravamo;

Al nostro arrivo lei era un trattore a benzina agricola ingolfato: ronfava tantissimo, ma non faceva un metro da sola.

Il discorso difficile è però partito col nostro ingresso in casa: eravamo fiduciosi che la nostra orsa prendesse bene una compagna per passarsi le serate a sorseggiare Thé al tonno (anche perché il cano brutto, animalo di pezza, in gonnellina e cappellone fiorito sembrava un trans invadente);

L'accoglienza è stata "TI SPIEZZO IN DUE": Lorelein si è gonfiata come uno Zeppelin e le ha ripassato il pelo a zampate (e, credetemi, Ivan Drago si sarebbe nascosto sotto la gonna della grandemadrerussia..);

Di talché la martire, con l'aria di "chi cazzo me l'ha fatto fare di venire qui, ma perdavvero" si è rifugiata nella nostra cameretta, sotto ad una libreria metallica, dove vive tutt'ora, vigilata da CaronDimonio in tenuta anti-sommossa;

Abbiamo contattato l'allevamento che ci ha venduto il grizzly norvegese, la quale ci ha rassicurato: ci ha detto, prendete panini e bibite e godetevi le botte.

Ho approntato una pozza col fango, ché se due donne devono menarsi, perlomeno che sia in un ambiente idoneo.

Tutto questo non ha prezzo.
Altro che parabola.
Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (6)(popup)

Mii (non è Aldo Baglio)

Questi nipponici sono veramente perversi.

Non parlo di quelle cose zozzissime che disegnano nei loro fumetti, guarda.

Che pure, se pubblicassero loro Topolino, lui colerebbe sangue dal naso ogni volta che vede Minni.
E Clarabella sarebbe una sadomaso cui piace essere sellata.

No, la loro perversione è ben più sottile.

Prendiamo la Wii, ad esempio.

Tutti si logorano la vita ciucciando silicone per delle schede grafiche grandi come la Bielorussia, per sentire l'odore del Napalm durante una partitella a Call of Duty;

La wii invece è minimal.

Sulla wii spopola un gioco che si chiama Cookin' Mama. Dove non ci sono mitra, bensì padelle e battutini di carote e cipolle.

Così i giovini si avvicinano al simpatico mondo del "E' il momento di cucinare da solo, cazzo, che hai trentotto anni e la tua specialità è il pane imburrato!"

Difatti, Cookin' Mama, in giapponese, vuol dire proprio questo.

Poi c'è lo sport.
I Giappi, è arcinoto, non praticano alcun tipo di sport che non comporti dolore fisico.

A loro la fatica non basta.
Loro vogliono il sangue.

Li eccita (vedi topolino, poco sopra).

Sicché fanno il WiiSport, che ti fa durare fatica e sudare come un lama perfino nel salotto di casa tua.

Tutti che sognano il computer intuitivo, quello che non serve neanche usare il mouse o battere i tastini della qwerty.

Loro no.
Vuoi giocare a Tennis?
Devi impugnare il Wiimote e dare ceffoni ai tuoi vicini.

Perfino a panariello piace.

Ma la vera perversione erutta con la creazione dei Mii.

Il Mii è l'alterego virtuale della tua console.
Te lo puoi portare dietro, lo puoi far sfilare, lo puoi far frustare da Clarabella.
Quello che ti pare.

Dopo esserti affezionato, i cugini di Mazinga mettono su il canale concorsi; in pratica iscrivi il tuo Mii ad un concorso a tema (il MII viene appositamente creato per il concorso) e lui viene votato dagli altri utenti.

TIpo il concorso a Tema di Platone, pieno di omini con la Barba e la faccia sapiente.

Oppure, una roba veramente zozza, puoi fare il Mii che vuoi e farlo sfilare liberamente e la gente lo vede e lo riconosce.
TIpo che fai gli attori, i personaggi di South Park, Clarabella..

Ecco, detta così parrebbe una cazzata.
Invece gli infami riescono a generare dipendenza negli Artigiani Mii, che sfornano migliaia di ometti e donnette  al giorno.

Io ho creato De Niro.
Lui non cucina.
Neanche ce l'ha, una cucina, a casa sua.
Casa sua è un'armeria.
Non ha mai giocato a Call of Duty.
Si annoia.
Lo sport gli fa senso.
L'ultima volta che ha impugnato una racchetta era di quelle elettrificate estive.
La sua fulmina i bufali.
Ora lo mando a dare due o tre mazzate a Clarabella, che ci piace tantotantotanto.

Ovvediamo!
Simone, minimal 16:45 | commenti: commenti (6)(popup)

Dio c'è ed è di sinistra

lunedì, 03 marzo 2008 in: musicalmente, astruse astrazioni, fantashopping
come quando tiene chiusi i negozi di articoli musicali grossi quanto il louvre, con chitarre scontate invitanti.

grazie Dio, per aver permesso a questa famiglia di arrivare, non dico a fine mese, ma perlomeno a fine di questa settimana.
Simone, minimal 13:46 | commenti: commenti (2)(popup)

Giochi in scatola

lunedì, 11 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, fantashopping
quando suonano il campanello al mattino ci sono due alternative:

o mi sono beccato l'ennesima multa.

o hanno sbagliato a suonare.

in entrambi i casi mi alzo malvolentieri e rispondo sgarbato.

se poi al citofono una voce mi parla di verità circa Gesubambino, divento scurrile.

e invece oggi ero festoso, perché in attesa di un pacco dalla TNT, proveniente da Giochinscatola.

ci sono tre scatole e un pacchetto di carte.

e stasera, dopo la cena-troiaio, è tempo di buttarci nella mischia.

alegria
Simone, minimal 21:07 | commenti: commenti (2)(popup)

Bianche e nere casacche

sabato, 09 febbraio 2008 in: divertissement, goliardie, fantashopping
Cena per cambio del Duca.

MI piacerebbe spiegare, limitatevi a immaginare una scena o una cena, con tanta gente di cui la maggior parte vestita a lucido ma con una casacca sdrucitissima sopra.
E taluni pure con un mantello nero.

Mi piacerebbe spiegare, limitatevi a immaginare il nostro shopping compulisivo degli ultimi giorni indosso (e cambiamenti dell'ultima ora perché manca l'orlo ai pantaloni col cartellino appeso) ma coperti e nascosti dalla solita casacca bianconera.

Lo sapesse mio nonno, tesserato fiorentina per trent'anni, dovrei cambiare cognome.

Lo sapessero in studio, tutti i mercoledì a coverciano in qualità di arbitri, perderei pure il lavoro.

Mi piacerebbe spiegare e mi limito a dire che non si tratta di una convention di juventini (va bene sbronzi, ma non esageriamo); al massimo ci saranno i soliti due o tre pisani (pisamerda) o congreghe di altre presunte città marinare decadute.

Mi piacerebbe spiegare, ma siamo in ritardo (e quando mai); Il Duca non aspetta.

Ma a me è già venuto a noia.
Simone, minimal 16:37 | commenti: commenti (popup)

Di tutti i colori

venerdì, 08 febbraio 2008 in: romance, goliardie, astruse astrazioni, fantashopping
La primavera è alle porte, i saldi sono saldati, è tempo di pensare alla collezione estiva, mandando in tintoria i maglioni, da recuperare imbustati e riscoprire a ottobre, dopo il primo temporale.

A marzo andrà di moda il blu, affondato nei mari del sud in un assolato pomeriggio di fine millennio.

Dopo la riscoperta dei colori da caccia, con i toni del marrone e il verde Fiuggi (che depura e fa sentire più vicini ai fringuelli) è tempo di riscoprire l'arancio e una strana tonalità di rosa antico.

E soprattutto un blu smorto che fa molto mar adriatico con grosse navi alla deriva.

Mi spiace soprattutto per il viola, grande favorito di questo dicembre, ma purtroppo rimasto indietro.
L'avrei dato per favorito.

Resta ancora il sabbia, che non passa mai  e che tutti preferiscono agli scogli perché è più facile scendere in mare.

Uscendo, questa mattina, è arrivata una ventata di ventuno marzo che ha stupito un po' tutti.

Fatevene una ragione, gli uccelli migratori torneranno presto a cagare sulle auto posteggiate, per la gioia degli autolavaggi.

E nonostante qualcuno continui ad apprezzare solo il caro vecchio bianco e nero, è bello sapere che c'è tutta una tavolozza di colori da cui attingere, per rallegrare le serate non trascorse sotto le coperte a fare l'amore.

Continuo a preferire le seconde, però.
Simone, minimal 16:50 | commenti: commenti (popup)

Causa / Effetto

domenica, 02 dicembre 2007 in: casini di casa, fantashopping
Ieri sera, mentre riponevo le stoviglie nella lava-medesime, mi sono accoltellato.

Lo so, leggerlo così fa un certo effetto.
Beh, non ero trapassato da parte a parte,
non mi è fuoriuscito il pancreas,
epperò la punta del coltello a seghetto (che Dio lo abbia in gloria perché io invece no) sotto l'unghia dell'indice fa malissimissimo.

E andavo a capo dopo le virgole per dare un senso di leggerezza alla narrazione.

Così, mentre la moglie mi diceva di porre il dito sotto l'acqua fredda ed io pensavo a Philippe Daverio che bestemmia per aver preso a martellate il proprio alluce nel tentativo di appendere un Tiziano (quello col cano rosso e bianco), si è rotto un bicchiere.

La nostra lava-medesime (le stoviglie di inizio post) si richiude da sola, con un rumore da mannaia, e stavolta ne fa le spese un bicchiere nero.

Così la spaiatura del servito ci ha costretti oggi a prendere la macchina e scendere nel girone dantesco degli Outlet.

Per la precisione quello di Barberino.

Il bicchiere costa 2,50 Euri, ma Barberino e i suoi diavoli ne pretendono non meno di duecento, con le offerte assolutamente irresistibili e l'aria natalizia.

Lo so, l'ironia sembra sempre sarcasmo e pentimento; invece no.

Abbiamo fatto bene a prvvedere ai primi regali di natale, occupandoci di suocere vere o presunte.
E parimenti è stato figo costringere la moglie ad un acquisto vezzoso da Pupa (è una roba da manuale del marito perfetto, pagina 13, se non erro, in cui si sorride interessati all'apertura di quei cubi di rubik ripieni di microciotoli contenenti creminidi multicolori,
C'è la trottola, il grande puffo, il dinosauro che apre la bocca e dentro c'è il fard; e dietro la coda lo specchio.
Ci sono le trousse da borsetta, fatte a forma di borsa pure loro.
Ci sono i profumi a forma di fiori e i fiori a forma di profumo.

Uscire da un negozio della Pupa è bellissimo, a patto di non avere un negozio della Bottega verde di fronte.
I prodotti della Bottega di Hulk sono concatenati da un filo invisibile, per cui anche se vuoi un campioncino da 2,49 euri ti ritrovi a comprare uno scaffale di creme da uomo per rinvigorire i seni.

Il capitolo successivo è l'acquisto di due trolley da viaggio, anche per contenere le creme per il seno che dice no alla gravità (si gonfia con l'elio).
Comodi se hai un esame da avvocato a breve o meglio se devi imbarcarti per un viaggio ai primi di Gennaio.

E poi vuoi non comprare quel paio di pantaloni di velluto color ruggine che cercavo dai tempi della quinta elementare?
Finalmente li prendo (anche se, senza le toppe degli exogini sulle tasche fanno meno effetto).

E poi si va via.

No cazzo, il bicchiere!

Torniamo da Bormioli e ci sono pure le insalatiere in coordinato che paiono perfette per mangiarci il gelato.
Che fai non le prendi?
E poi via a casa, immersi in un incubo musicale generato da un temibile cd-raccolta di one shot 80.

Per aperitivo, ci siamo fatti dieci fette di pane e nutella. E ora via, a cena dalla suocera.

I bicchieri però ora li impacchetto nel cellophan a tre strati: sarà impossibile berci, però si risparmia una sacco di soldi.
Si beve a boccia.
Simone, minimal 19:56 | commenti: commenti (1)(popup)

Ampli e Stronzi

mercoledì, 28 novembre 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri pomeriggio me lo sono preso libero.

Così, il bello del fancazzista professionista.

Verso le quattro, dopo il riposino, ho incontrato Lorenzo alla flog, da cui siamo partiti alla ricerca dell'amplificatore.

Lorè stava organizzando una data del suo gruppo per il cinque gennaio. Spero questa volta di andare a vederlo, anche perché è veramente una vita che non sento suonare un po' di U2 dal vivo.

Da quando Bono è morto, circa. (come, non è morto? ah me pareva.. l'ho letto.. )

Beh questo era per dare una spiegazione circa "perché ogni volta che compro qualcosa di musicale mi porto dietro Lorè.

Siamo andati fino a Nicolai, enorme negozione ai bordi di scandicci, un posto dove volano la spazzatura direttamente dal terrazzo (a momento un sacco bianco di pattume mi centrava il cofano).

Entro e ci saranno tipo duecento chitarre appese. Inghiotto forte sperando di non vedere la mia chitarra a tipo la metà di quanto l'ho pagata io.

Sul bancone c'è una gibson les paul lasciata così, quasi fosse uno scarto.

Inghiotto ancora.

Facciamo il giro e noto che l'ampli più piccolo è grande quanto il divano di casa.
Se fosse stato anche comodo potevo pure farci un pensierino.

Alla fine proviamo un Marshall da 15w con un po' di effettini e un Fender, il fratello minore di quello che Lorè mi aveva prestato.

Il Marshall suona molto bene e gli effetti sono gradevoli. La mia chitarra che tira guori il nu metal mi fa un po' paura però.

Oltretutto in mano a lorenzo non pare nanche la mia chitarra. Per questo, dopo che lui ci ha suonato di tutto e abbiamo già il capannello intorno di gente, quando me la porge io a momenti non riesco neanche ad inforcare un mi.
Allora vado sul sicuro e suono l'intro di more than words.

tipo al primo accordo non c'è più nessuno. e il commesso sbadiglia.
Inghiotto forte e proviamo il fenderino.

Ora, io faccio parecchio schifo, ma il fenderino mi batteva di parecchie lunghezze.
Usciva fuori una roba gracchiante orribile, peggio di quando ho provato ad attaccare le casse al televisore.

Non se n'è fatto di nulla e siamo ripartiti, sotto il lancio gioioso di sacchetti della nettezza.

Tappa successiva il solito Checcacci, dove ho preso la chitarra, come sempre ospitale e gentile.
"senta, le lasciamo un attimo la macchina davanti alla vetrina, tanto veniamo dentro a provare un po' di ampli.."

"no"

"scusi, ho comprato da lei roba sufficiente per rifarle l'arredamento, vengo a comprarne altra.. su, un minuto"

"..mmm"

"allora?"

"no"

indecisi se parcheggiare direttamente tra i suoi pianoforti, la accostiamo momentaneamente sul viale, sicuri che al primo carro attrezzi in transito saremmo dovuti tornare a piedi.

Proviamo per primo un ampli ipertecnosuper, dal nome spider 6, che fa praticamente tutto e poi su strumenti musicali punto net è al 40%.

Un motivo ci sarà.

Difatti suona come una diamonica scordata, quelle di plastica con cui si faceva fra martino campanaro dindondan.

Piuttosto delusi stiamo per abbandonare il campo, quando arrivano le supporter di lorè, due tizie che dice suonano e cantano anche loro.
Lorè, nei panni di mentore sente di dover andare in fondo al suo compito e cominciamo a frugare fino a trovare un bizzarro Vox da 5watt, che pare uscito dalla guerra del golfo.

E' mimetico. Assomiglia più ad una radio dei marines.

Per di più va anche a batteria.

Lo guardo scettico, Lorè invece pare molto interessato.

Comincia a suonarlo e devo ammettere che ne rimango colpito, soprattutto perché lo suona lui.
Ha diversi effettini, combinabili tra di loro e comunque quanto a volume va piuttosto bene.

Decido di prenderlo.
Il tizio di Checcacci comincia a diventare simpatico solo quando esce lo scontrino della carta di credito e solo dopo aver letto che la transazione era andata a buon fine.
Allora si prodiga anche in un giudizio positivo sulla mia chitarra, definendola un ottimo acquisto.

Usciamo, non prima che lorè abbiamo comunicato le date del suo tour e io abbia più volte sottolineato che siamo amici da sempre, che insomma conosco un divo, evviva.

Torno a casa verso le 19:30, e fino alle una metto a dura prova il nuovo bambino verde.

Stamani alle 7:30 suona la sveglia, non la sento.

Arrivo in tragico ritardo alle notifiche, dove Il mio collega anziano ma non troppo di studio mi aspetta visibilmente incazzato.
Tento una maldestra scusa, che però mi viene malissimo.

Dopo due ore tutto lo studio sa della mia figura.

E dopo due ore e trenta, all'arrivo del mio cliente che mi paga, Federico decide che "in questo studio si condivide tutto"

Inghiotto tre volte.

e il mio incasso si riduce del 45%

Qui ci starebbe una bestemmia. Ma bene, eh.
Simone, minimal 12:25 | commenti: commenti (popup)

Vasco mi sta sul cazzo

martedì, 11 settembre 2007 in: divertissement, musicalmente, fantashopping
Oh, l'ho detto.

Non sapete che liberazione.

Oggi sono stato da CarGlass, quello che se hai una scheggia di diametro inferiore ai due euro sul vetro della macchina te la ripara subito.

Ma se ti hanno sfondato il lunotto posteriore destro per incularti l'autoradio, ci vuole un'ora e mezzo e duecento euri.

E un'ora e mezzo in via Baracca è come stare nel deserto, senza neanche il piacere dell'esotismo.

Ho passato 40 minuti all'Unieuro, provando di tutto, perfino i ferri da stiro e i sacchetti di ricambio degli aspirapolvere.

Poi sono uscito dopo che mi stavano additando come sospetto "feticista dell'elettronica" o "erotomane dei grandi elettrodomestici".

Mi sono risparmiato la visita da Divani e Divani, ho rinunciato a fermarmi al sexy shop (è accanto all'Unieuro..) e mi sono fatto un giro per l'esselunga.

Poi sono ritornato mesto da CarGlass, ho saldato il mio debito con l'ingiustizia e mi sono rimesso in strada.

Non ero il solo.

Circa 4000 personcine stasera vanno allo stadio a vedere Vasco.

Vasco mi sta sul cazzo.

Non tanto perché ho fatto due chilometri in mezz'ora, attorniato da orde di fanatici con l'autoradio a manetta che trasmetteva solo Vasco.

No.

E neanche perché da oltre un'ora si sentono urla selvagge provenire dalla strada, inseguite da clacson prolungati che vogliono dire "levati: c'è vasco"

Diciamoci le cose come stanno: Vasco ha il cervello in pappa dal novantadue, è incapace di articolare soggetto e verbo dal novantasei e porta i pannoloni dal novantanove.

Nel duemilatre lo hanno dato per clinicamente morto: questo di stasera non si chiama concerto.
E' accanimento terapeutico.

Sperano che le urla di 4000 persone riescano a risvegliarlo dal coma.

A me piange il cuore, dopotutto è un'artista conosciuto e affermato, ha pure scritto due canzoni carine (adesso non mi vengono in mente, ma ci sono).

Ma quando la terra chiama, si devono lasciarli andare.

Prendete Pavarotti.

Luciano a parte mangiarsi mezza Modena e ricagarne un quinto ormai non faceva da anni.

Per carità è stato l'unico con abbastanza soldi da imporre a tutti l'ascolto della lirica.
Riuscendo a vendere cd dove lui, Domingo e Carrera canticchiavano arie arcinote.

Capiamolo,gli serviva per sfamare lui e i suoi quattro stomaci.

Poi seddiovole se n'è andato e ora a Napoli dice sanno dove mettere tutto il pattume: ora c'è spazio vicino a Modena, appunto.

Sarà, a me l'undici settembre mette sempre un po' d'acido nelle vene.

Pure l'anno scorso se non erro scrissi qualcosa contro tutte queste allegre puttanate che ci raccontano in tv.

Oggi per la prima volta a Ground Zero faranno l'elenco di tutte le vittime dell'attentato.

Ma pensare un po' di più alle proprie responsabilità, invece di perdersi dietro questi ridicoli moralismi da barzelletta?

Mi immagino che coda per andare a Ground Zero, tutti a sentire questo elenco (chissà quanto dura..).

Bah.

Perlomeno non avranno la musica a tuttovolume di Vasco.

Amen.
Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (3)(popup)

Ordinary Day

lunedì, 20 agosto 2007 in: scatti, malanni, casini di casa, fantashopping
Sono due giorni che mi sveglio sotto una tenda ricamata di rosso.

La tenda, secondo precise istruzioni di mia moglie (che sa quel che fa anche se gli altri sul momento non capiscono) appoggia su due bastoni di fintoferrobattutto, a loro volta arpionati a due travi sopra al nostro letto.

La tenda copre delicatamente la velux, impedendo al sole mattutino di svegliarmi alle sei, con successivo coro di bestemmie.

Sono due giorni che mi addormento sotto questa tenda.

La prima notte, comprensibilmente emozionati, non abbiamo riposato granché.

Si, è vero, la nostra tisana "sogni d'oro" che la moglie ritiene possa contenere sostanze vietate in molti stati, ci fa piombare in uno stato catatonico dopo pochi sorsi.

Però il materasso provvisorio, che poi diventerà la base del nostro divano letto, è quel che è: un nome incomprensibile dell'Ikea.

In attesa (impaziente) di un materasso cazzutissimo con 400 molle per cm cubo, la tisana "sogni d'oro" è una panacea.

La seconda notte, dopo un giorno passato a far diagnosi sul mio malessere (nella migliore tradizione da Dott. House, tutte rigorosamente sbagliate), abbiamo imparato dove si trova la farmacia che fa il turno serale.

Termometro e tachipirina.

Il 19 Agosto, dopo tre mesi di matrimonio, abbiamo festeggiato con un Simone delirante, coperto fino al naso e una Pru versione Candy Candy che mi curava e mi faceva misurare la temperatura ogni dieci minuti.

Alle sei del mattino, dopo un temporale irlandese che batteva forte sul tetto, ci siamo ritrovati a fare colazione: latte e cereali per la moglie, tortino ai fichi per il marito che fingeva salute.
La moglie Candy Candy mi ha però imposto una seconda tachipirina.

Sonno catatonico fino a mezzogiorno.

Mi sono svegliato iperattivo e gioviale. E anche parecchio affamato.

Dopo la consueta girata all'Ikea e una sosta ai Gigli, per mangiare dal Lupo (mangia sano, mangia Toscano, recita il lupo), siamo tornati tra queste deliziose quattro mura.

Ci attendeva il padrone di casa.

Quello perfido dei film, quello che vuole l'affitto oppure ti caccia.

E l'affitto andava saldato in tonno.


This is the beginning of our day..
Simone, minimal 20:33 | commenti: commenti (popup)

La Canzone del Padre

martedì, 14 agosto 2007 in: romance, casini di casa, fantashopping
Ristrutturazioni.

Besta. Che nome cazzuto.

Ma non solo.

Domani appendiamo una colonna idromassaggio nella doccia. Col seggiolino.
E con la speranza che ci regga, quel seggiolino.

Stiamo appendendo applique in bagno e ho pure preso un abat-jour con la lampada a risparmio energetico, ma che si accende subito.

Prenderemo una scrivania bianca. Ne siamo certi, e per mettere il punto finale, abbiamo già comprato un piano in cuoio nero per la scrivania.
In coordinato con il cestino e con un portacarte che non so se le porterà mai (le carte). Nè dove.

Dalla nostra camera si vedono le stelle.
La nostra camera non fa rumore, tranne un respiro lontano, ad intervalli regolari.
E' il treno che rallenta e si ferma nella stazione di Rifredi.

Ogni tanto, nel boato di silenzio che lascia il trapano a percussione dopo aver percorso i suoi 5-6 centimetri di muro, tendo l'orecchio.

E ogni tanto sento il treno che rallenta.

E ogni tanto, quel treno che rallenta, è proprio lo stesso treno che ti ha portato qui, la prima volta.

Tutto questo accade ogni tanto di ogni tanto. Ma, sempre, sorrido.

Siamo ad un passo dall'inizio.

E domani, mentre un anno fa noi stavamo giocando a scacchi su un'isoletta sconosciuta ai margini dell'Irlanda, e  i suoceri ci mandavano messaggi di favolose grigliate, tenteremo di svegliarci presto per montare e trapanare.
Ogni giorno un frammento di casa che si monta.

Pensavo fosse più semplice, il mestiere di padre.
Invece, oltre alla semplice assistenza, tra un bullone e un fischer da muro con la punta del 10, penso di dover immagazzinare questo piccolo bagaglio culturale.

Una sorta di "dote".

Mia moglie impara a pulire i rosoni, la raffinata tecnica del restauro.
Oltre a smacchiare le scale granitiche dalle macchie di bianco.

Ed io imparo a costruire muri di carton gesso, rimpiangendo i vecchi mattoni.

Un domani dovrò insegnare mio figlio come si fa.

Con il trapano e con lo stucco.

Sperando non si distragga troppo, ascoltando il suo treno che arriva in stazione ogni cinque minuti.
Simone, minimal 23:49 | commenti: commenti (popup)

La scelta

venerdì, 03 agosto 2007 in: casini di casa, fantashopping
Siamo entrati e ci aspettava, educatamente.

Sembrava una parata militare: tutti impettiti sull'attenti, neanche un fiato.

Li ho fissati a lungo, erano perfettamente allineati, erano sobri eppure vagamente eleganti.
Qualcuno eccessivo, tanto da occupare uno spazio doppio rispetto ai compagni.

Quelli bassi li abbiamo subito scartati. Sono rimasti in file scomposte, sulla sinistra.

Come in qualunque altra compagnia, i migliori stanno coi migliori: gli elementi più validi erano praticamente tutti fianco a fianco.
Si spalleggiavano silenziosamente.

L'europeo stava più in disparte; era tra gli ultimi baluardi alti, prima dei compagni bassi già rifiutati.
Solo per questo e poco altro, meritevole di simpatia.

Il Giapponese era decisamente eccessivo. Oltre alle medaglie degli altri schierati, aveva una menzione speciale a lui rilasciata per il 2007.
Era stiloso, ma aveva l'aria di tirarsela.

Scartato.

Fin da subito le nostre attenzioni erano per il coreano.
Non ho indagato se fosse coreano nordista o sudista.

Impeccabile.
Erano in realtà due fratelli - nota realistica e non razzista, credetemi - uno bianco e uno mulatto.

Quello marmoreo era più votato alla resistenza: fisico asciutto che consuma poco e rende molto.
lo scuro aveva il tocco esotico che lo rendeva un must have senza molto da aggiungere.

Nell'indecisione contattiamo uno specialista: un pisano grassoccio e col codino; poco militare ma allegro ed esperto.
Lo specialista simpatizza per l'europeo sinistrorso, non ne dubitavo e non ne dubito.

Ma il coreano ha un'arma segreta: sfodera una tecnologia superiore (maledetti orientali!!) che ci permette di stare tranquilli e senza acquose sorprese.

Un sorriso l'europeo lo strappa, ma é il coreano la nostra scelta definitiva.

Lui, con il suo display tecnologico e le maniglie ondulate. Lui, il mulatto.
Perché il marmoreo fa troppo Canova.

Lui.

Il nostro nuovo, fiammante, frigorifero.
Simone, minimal 00:18 | commenti: commenti (2)(popup)

Tutti hanno un piano. Noi, due

Sicché dal 25 siamo possidenti, come dice mio papà.
Il notaio, cortese amico di studio e quindi benevolo e ragionevole nei prezzi come uno scozzese con le braccia corte, ci ha confermato che siamo proprietari di un due piani.

Dal 25 sera la mia fantastica moglie vive nel nostro due piani, con il suo amico mocio e il fratello di questi, secchio.
A completare il trio c'è il frizzante Fabuloso, un tizio liquido ma perlomeno profumato (non come il vicino).

Ieri dopo svariati viaggi, siamo tornati dall'IKEA locale con svariati pacchi, ognuno dei quali contenente un oggetto (almeno potenziale).

Abbiamo preso:

Un sottolavello in ferrobattuto
Un comodino in ferrobattuto bianco
Un cassettone stramega.

A casa ci attendeva mio cugino, BOSCH TAVVITOANCHEISASSI.

BOSCH TAVVITO si è dato molto da fare e verso la mezzanotte era praticamente tutto montato.
Purtroppo, a causa dell'assenza di compare martello, prima di oggi non s'è potuto vedere il mobilio finito.

La nostra famiglia di oggi ha ufficialmente ampliato la gamma delle conversazioni.
Non ci limitiamo più a profonde dissertazioni sulla musica e sull'arte.

In auto:
<< La scala in bianco è magnifica, dà molta luce alla casa>>
<<Vero, con un paio di mani sarà pronta>>
<<Certo che la letteratura di oggi è molto diversa..>>
<<In che senso?>>
<<Beh, gli scrittori nati negli anni sessanta l'hanno stravolta..>>
<<E i Bloggers le hanno dato il colpo di grazia>>
<<Già.. e comunque ci vuole un aspiratore>>
<<In che senso?>>
<< L'aspirapolvere normale non basta, ci sono i calcinacci>>
<<Lo prendiamo>>
<<Già. I bloggers sono proprio i figli di questa generazione di scrittori. E praticamente tutti sanno scrivere bene>>
<<Beh, non esageriamo>>
<<E comunque mi sa che la tinta per la scala non ci basta>>
<<Domani si va da Leroi Merlin>>
<<Ah, volevo dirtelo. Harry Potter Muore>>
Simone, minimal 20:09 | commenti: commenti (2)(popup)

Arredare

mercoledì, 18 luglio 2007 in: casini di casa, fantashopping
Il parroco della mia chiesa ci dice: il matrimonio è una questione che coinvolge l'intera comunità.

Sorridiamo, ci alziamo, diciamo grazie, casomai ti si chiama noi.

Arredare casa è una questione che coinvolge l'intera comunità.
Questo non ce lo dice il parroco.

I fatti parlano da soli.

Tutti sanno tutto in materia di arredamento. Tutti convinti di possedere la perla di saggezza.

Diciamo le cose come stanno: i nostri genitori non hanno la benché minima idea di come si arreda una casa moderna.

Non è assolutamente colpa loro.

Nei tempi passati non esisteva il mobile su misura, se non presso costosi mobilifici che ti facevano pagare un armadio quanto un'auto sportiva.

A questo si aggiunga che le case di una volta erano diverse.

Il monolocale non esisteva neanche, come parola sul devoto oli.

Avevi una stanza piccola? era almeno 10 o 12 metriquadrati.
Avevi una stanza grande? era almeno 20.

Arredare con un armadio grande quanto un jumbo e capiente quanto una borsa della spesa era all'ordine del giorno.
Che problema c'è? Al massimo si compra un cassettone, o una cassettiera. Un secondo armadio.
Tanto lo spazio c'è.

Ecco perché i nostri genitori sono incapaci di arredare una casa moderna.
Non ne conoscono gli spazi.

In una casa moderna tra una libreria spessa 18cm e una spessa 30 c'è una differenza enorme.
Loro neanche ci fanno caso.

Questo è il primo problema.
Il secondo problema riguarda i costi.

Oggi, arredare completamente una casa di media grandezza (sto parlando di 60mq, non del loft di Mike Bongiorno a Cervinia), costa poco.

Una libreria che prima costava svariati milioni, oggi non costa più di 600 euro.

Solo che i genitori non lo sanno. E quando proponi un nuovo acquisto, sono pronti a rifilarti mobili già presenti in casa.
E questo è un circolo vizioso.
I mobili presenti in casa non sono compatibili con le case moderne.

Mio padre mi dice: spendi poco, riutilizza. Gli armadi costano cari.
Gli dico: ho trovato un armadio sei ante molto bello a 480 euro.
Mi dice: costa troppo poco..deve essere una fregatura.

Poi confessa che il suo armadio è costato quanto tutta casa mia.

Questo è quantomeno frustrante.

Proporre in casa di un architetto consigli su come organizzare i locali fa ridere pure me.

L'architetto studia e dice: in bagno si potrebbe mettere una porta scorrevole.
Risposta corale: no dai è brutta, no non serve, spreca spazio..

Il giorno dopo: ragazzi, mi è venuta un'idea: e se metteste una bella porta scorrevole in bagno?
L'architetto perde i sensi.

Arredare poi è una delle cose più divertenti che si possa fare nella vita matrimoniale.
Cavolo, lasciatecela fare in pace.
Simone, minimal 12:14 | commenti: commenti (1)(popup)

Nuove Frontiere di Design

domenica, 15 luglio 2007 in: astruse astrazioni, fantashopping
A due passi da Uppsala c'è un'area commerciale molto grande.
Ci sono grandi prefabbricati, c'è la sede della Skoda e della Smart, che è piccina e s'infila dappertutto.
C'è il negozio di divani, che da noi si chiama Divani & Divani.
Ad Uppsala c'è Divini Indovini, mentre provi il sofà il venditore ti predice il futuro.

Poi c'è un centro commerciale tutto BiancoRosso&Verde.
Si chiama Tégamè, è il maggior negozio di mobili e cianfrusaglie della Svezia.

Vengono pure da Stoccolma.

E' domenica e una coppia di allegri svedesi, freschi sposini, parte da Uppsala alla volta del famoso Tégamè.

Non è difficile trovarlo: la strada è tappezzata di cartelli (bianchirossieverdi) con la scritta Tégamè di qua, Tégamè di là.

C'è un grande parcheggio, dove un signore si fa dare mezza corona per dirti dove mettere la macchina.
Se non glielo dai, fa lo stesso.
Troverai posto comunque.

Fuori la Svezia di luglio è immersa in una frizzante arietta primaverile: dentro il Tégamè ci sono 35 gradi e un tasso di umidità del 95%.

Gli svedesi ci vanno apposta, stanchi della solita perfetta temperatura.
Dentro il Tégamè non ci sono corridoi. E' colmo di banchi, dietro ai quali uomini in canotta sudata e signore sovrappeso strillano la loro mercanzia.

C'è uno studio di design veramente impressionante al Tégamè.

Vendono la Lampada Torino, di vera calcina e sassi.
Ai saldi oggi c'è pure la coperta di lana sarda, la Cagliari.

Vari colori: bianca, grigia, nera.

I colori che vanno adesso.

In un banco, per poche corone (in svezia ci sono le corone svedesi), svendono porta cd Napulé, con dentro le copie artigianali dei principali successi del momento.

Ma Tégamè è soprattutto living innovation: camere da letto, in tek e sughero, in ghisa e terracotta. Materiali innovativi.
GLi svedesi adorano poi l'eccesso: stanchi del minimalismo che da secoli li opprime, cercano rifugio nella madonna con bambino e pomodori, in lastra di vetro colorato, da appendere in camera.
Adorano gli armadi sei ante col tricolore e la foto di Cannavaro colla coppa, special edition 2006.

Tutti gli svedesi, o comunque quelli vicino ad Uppsala, hanno la PadellàCard, una carta di fidelizzazione che ti permette sconti vantaggiosi e una corsia preferenziale quando si fa la coda alle casse.

La nostra coppia svedese ha tutta una casa nuova da arredare.
E hanno deciso: tutto italiano, il marchio di lusso dell'estate 2007.

C'è il letto roma, a baldacchino in turchese e verde Fiuggi, con i comodini fatti di pastina barilla e colla.
La bella scrivania Piersilvio, con il modellino della nuova 500 da usare come fermacarte.

I nostri sposini sono indecisi.

Perfino lo zerbino con le maschere è carino: si piglia Pantalone e Pulcinella?

Nel frattempo c'è venuta fame: beh, Tégamè sa come coccolare i propri clienti.
A disposizione un bel self service dove ti fanno la pizza espressa e gli spaghetti allo scoglio.

In offerta anche una bella napoletana di caffé.

Si esce da Tégamè soddisfatti. Gli sposini sognano una casa arredata in perfetto stile Tégamè.

Gli svedesi stanno cambiando.
Alla macchina una sorpresa: qualcuno ha sfondato il finestrino e si è fregato l'autoradio.

Forse sarebbe stato meglio dargliela, la mezza corona al parcheggiatore.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (1)(popup)

La fregola della settimana - parte seconda

martedì, 10 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri, dopo un'attesa di circa quindici minuti, seduti in auto sfogliando la rivista del nido del cuculo, si è sollevato il bandone del Music Rama di Sesto FIorentino.

Ieri, dopo altri quindici minuti, siamo usciti dal Music Rama di Sesto con una Chitarra Acustica della Eko.
Un modello tranquillo, economico e esteticamente gradevole.

Tornati a casa, dopo essermi dato malato o quasi, al lavoro, ci mettiamo all'opera.

Dopo circa venti minuti, Pru mi dice: "simo ti serve perlomeno un Diapason per accordare la chitarra"

Lista per la spesa in mano, bici sotto il sedere, pedalo fino al Ricordi Mediastore, dove compro:

n.1 Diapason

n.1 Metodo per Chitarra

n.2 Plettri (ne avevo preso uno al Music Rama, perso immediatamente dopo

n.1 Canzoniere di De Andrè

Torno a casa e accordo la chitarra, non senza aver trovato su internet migliaia di programmi gratuiti che ti aiutano senza il diapason.

Cominciano prove e sessioni.

Dopo un'ora ho le punta delle dita della mano destra, tenute in un quantomeno dignitoso "martelletto", in fiamme.

Letto, Sonno.

Stamani mi sveglio verso le 10.

Di soppiatto prendo chitarra e plettri. Vado in cucina.

Di soppiatto rientro in camera. Mi ero dimenticato il diapason.

Mi alleno per un'oretta stamani. Ora le dita a martelletto fanno proprio male.
Non nascondo una certa fierezza in questo.

Nel primo pomeriggio, mia moglie, presa benissimo per questa nuova aspirazione, mi rivela segretamente che si potrebbe pure prendere un basso.

Le rispondo che da Ricordi avevo visto un Basso Acustico a 89 euro.

Alle 15.00 siamo sul Bus n.6, direzione ricordi mediastore.

Già sognamo stupendi duetti e applausi della Lory e del cano.
Il cano con la bandana legata al polso.

Da Ricordi c'è il basso acustico. Un magnifico basso acustico.
Costa però 150,00 euri.

Decidiamo di dare a questo basso blu il volto e il suono della nostra prossima fregola.

In silenzio torniamo verso casa.

Simone, minimal 17:32 | commenti: commenti (1)(popup)

La fregola della settimana

sabato, 07 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
E' già trascorsa un'intera settimana da quando abbiamo comprato la Wii.

Siamo già a buon punto con Zelda e Rayman.

Il mio cervello, dopo aver sfogliato tutto o quasi lo scibile sull'algida consolle di casa Nintendo, ha deciso di prendere un po' di riposo.

E dedicarsi ad una nuova fregola (neanche troppo nuova, a dirla tutta).

Oggi mi sono (ri)svegliato con la fregola della musica.

Voglio comprarmi una chitarra e imparare a suonarla.

Mi sto trattenendo per svariati motivi. Vediamo di affrontarli con la logica che da sempre ci contraddistingue e superarli con l'irrazionalità del nostro amore.

1) Non devo assecondare tutte le fregole.

Perfettamente concorde. Dobbiamo fare i bravi e oculati sposini, che investono nel futuro e non inseguono desideri effimeri e passeggeri.
Fase logica conclusa.

A dirla tutta è una fregola sana. La musica non è un banale passatempo. Dopotutto è una forma d'arte.
Poi vuoi mettere suonare la chitarrina la sera, magari in duo col clarinetto per formare un'inedita coppia di musicisti?
Romanticismo e arte. Un connubio che sfonda ogni porta.

2) La Chitarra occupa posto.
Vero. Abbiamo la stanza che collassa su di sé da tempo. Ci muoviamo secondo binari precisi, per non far crollare le colonne di roba, le scatole, i regali di nozze, le mille scartoffie che non riusciamo a deciderci a buttare.
E la logica ha fatto il suo.

Certo che inserendo un elemento ingombrante come una chitarra, sicuramente saremo spronati a riordinare finalmente questo piccolo caos (oggi per esempio è bastata la fregola, senza cassa e corde, a farci rimettere tutto a posto).
Meglio tenere un solo oggetto ingombrante che cento fogli e scatoline inutili.
La stanza ne guadagnerebbe anche in stile. Ditemi voi se non è vero.

3) Non ho mai suonato uno strumento in vita mia. Magari neanche mi riesce suonare la pianola e voglio suonare la chitarra.
E certo! Simone, diciamoci la verità: sei sempre stato una chiavica con le note musicali. Gli spartiti sono cose da colorare e non sai distinguere il Do da un Fa.
Oltretutto in casa c'è già un pianoforte e non ti è mai riuscito finire Oh Susanna.
Chitarre.. sei matto!

Però ora hai la maturità. Una scelta ponderata, non come quelle che facevi da bambino, con la nonna che ti chiedeva se preferivi Commander dei Transformers o Goldrake (cavolo, non saprei decidere oggi.. figurati a dieci anni..)
Sulla soglia dei trentanni (usiamo la vecchiaia come arma di seduzione di massa per convincere) sei in grado di apprezzare la buona musica. Forse hai anche un orecchio diverso (tipo uno bianco e uno nero).
Secondo me oggi ce la puoi fare pure con Red Ronnie che ti parla dai filmatini di Youtube (confido che esistano ancora i video di Red che ti spiega l'abc della chitarra).

A questo punto vediamo: se la fregola avrà la meglio, a breve tenterò di far entrare una Chitarra (acustica) in casa.

In caso contrario, da qui ad una settimana ci sarà sicuramente un'altra fregola.
Simone, minimal 14:36 | commenti: commenti (1)(popup)

Non sono fissato

martedì, 03 luglio 2007 in: tecnologie, orsa norvegese, fantashopping
C'è voluto qualche giorno.
Eravamo stanchi e stressati per vari motivi, un po' la fuga dell'orso norvegese, un po' lo stress di varie intrusioni nella nostra vita familiare.

Alla fine di questo breve tunnel di malessere, siamo ritornati alla serenità; non senza una breve ma intensa sessione di shopping compulsivo.

Ora so che insieme siamo un temibile pericolo per il nostro portafogli: ci lasciamo tentare facilmente e ci appassoniamo rapidamente ad un oggetto.

Lo abbiamo sperimentato appena sposati, di ritorno dal viaggio di nozze, all'aereoporto di Amsterdam.

Un simpatico venditore ci ha stregati e siamo usciti dal negozio con la nostra prima reflex digitale, una Nikon D40.

Un acquisto comunque sensato, visto il prezzo e vista la macchina: le prime foto ci hanno subito confermato che noi siamo ottimi fotografi (sborone mode on) ma lei sa fare veramente il suo dovere.

E poi ci serviva una macchina che fosse solamente nostra e che cercasse di unire il fascino irresistibile della reflex con la semplicità della digitale (oddio sembro una pubblicità di Mediaworld.. ).

L'altro giorno s'è detto: andiamo ai Gigli (Centro Commerciale vicino a Prato) per comprare uno smacchiatore.
Siamo tornati con: uno smacchiatore, un mousepad per la mia scrivania in ufficio, una presa multipla contro gli sbalzi della tensione e una Wii.

A dirla tutta ci giravo attorno da diverso tempo.. complice un amico di vecchia data che mi aveva preannunciato un divertimento unico, specie giocando in due.

Il nostro shopping compulsivo ci ha subito riportato all'allegria, tanto che perfino la Lory ora è tornata molestina.

In due giorni abbiamo provveduto (ho provveduto.. diamo le colpe a chi ce l'ha) a comprare i gusci per i nostri Wiimote e per i Nunchak, oltre a possedere tre giochi.

Ma non voglio parlare solo della Wii (da noi si chiama Bii) (ma si pronuncia W2, non so perché).

Invece si, parliamo della Wii, tipo che c'è Zelda che ora si prende ma mica per noi.. E' la lory che vuole imparare a pescare i tonni.

Come dite? parlo solo della Wii?

No non è vero, lo dicevo pure sul forum di Wii Italia dove mi sono iscritto ieri. Non sono fissato con la Wii.

Per niente.

Ora per esempio sono a lavoro e ho solo altre due finestre di firefox aperte a pagine che parlano della Wii.

Come vedete sto bene.

Simone, minimal 10:58 | commenti: commenti (popup)

Pedalando senza fretta

martedì, 12 giugno 2007 in: scatti, valigie in tasca, fantashopping
Amsterdam è la patria indiscussa delle biciclette.

Nel 2007 ormai il fumo è out, roba da nostalgici di Woodstock, che suonano riff di Hendrix senza prima aver accordato la chitarra.

Ad Amsterdam il fumo è relegato in piccoli angoli, con teche di vetro. Espongono perlopiù funghetti.

L'unico primato che questa città riesce a detenere da anni senza cedimento è quello delle due ruote.

Le bici di Amsterdam sono diverse dalle nostre. La teoria evoluzionistica funziona anche su questi mezzi.
E' un fascino discreto della fantascienza anni 50 (qualcuno ha visto Gattaca? mi può capire), quello in cui ci sono auto d'epoca che viaggiano su cuscinetti d'aria e la gente si veste con le bretelle di Al capone anche se hanno la pistola a raggi gamma di Mazinga.

Le bici Amsterdam sono grandi. E' la prima cosa che si nota.
Non hanno problemi di spazio, non sono pieghevoli. Dubito che si smonti anche solo la ruota davanti per metterle in auto.
Le bici di Amsterdam se ne fregano.

Se devi andare lontano non carichi la bici in auto. Ci vai in bici.

Le bici di Amsterdam hanno il freno a pedale.
Una roba che da noi provocherebbe più morti del sabato sera con l'happy hour di funghetti.

In pratica non hanno i freni sul manubrio. Semplicemente, quando vuoi frenare, premi sui pedali nel senso opposto alla marcia.
Così facendo le bici frenano.

O almeno credo. Non ho visto nessuno ad Amsterdam in bici che frenasse.
Le bici di Amsterdam hanno la precedenza su tutti, Papa Ratzinger compreso. Se c'è il semaforo rosso ma non vedi macchine all'orizzonte puoi passare (bambini che ci seguite da casa, non fate queste cose senza la presenza dei vostri genitori).
Se c'è il semaforo verde per i pedoni ma vengono delle bici fermati o resterai solo un ricordo sull'asfalto.

Ad Amsterdam non ci sono parcheggi per le auto. Chi usa la macchina, quando deve fermarsi, semplicemente la butta nel canale, che per tale motivo è sempre privo di fastidiosi GuardRail che possano ostruire un pronto affondamento.

Al contrario, la città è letteralmente disseminata di parcheggi per le bici.
E dove non ci sono, è possibile parcheggiare la bici ovunque, anche di fronte a casa di qualcuno. Chissenefrega se questo non uscirà fino al prossimo inverno.

Ecco ad Amsterdam, se hai bisogno di una bici, un negozio su due la vende. Non fatevi ingannare dalla scritta "Cibo Cinese" o "Sexy Shop".
Se entri e chiedi una bici, loro ce l'hanno.

A Firenze nessuno vende bici. Neanche i biciclettai.
Non si fidano.
E' passato talmente tanto tempo dall'ultima volta in cui qualcuno è entrato a chiedere una mountain bike per il figlio che credono sia un trucco.
"VADA VIA E NON CI RIPROVI, MANIGOLDO!"

E io sono a piedi.
Uff.

Simone, minimal 11:44 | commenti: commenti (popup)

Dicembre

lunedì, 11 dicembre 2006 in: scatti, romance, sotto lalbero, esperimenti letterari, fantashopping

La bislacca temperatura che ci infila i cappotti per poi farci sudare nelle mani guantate non mi fa dimenticare che siamo a Dicembre.

E tutto sembra neve, perfino i petali che riscopro ogni mattina al bordo della macchina.
Assenza ingiustificata della brina, quella che dovevo grattare via se volevo vederci qualcosa, dal vetro.
Ma Dicembre è unico, stavolta.

E' un mese candito (anche nell'era in cui i canditi - è fatto nazionale - non piacciono più a nessuno); E' un mese croccante di zucchero e macchiato di vaniglia sui vestiti.
E' un mese di scoperte, un mese fatto di piccole cose.

Piccole come i biscotti dell'esselunga, ma dalla forma Plasmon; con il bambino sul cartone azzurro della confezione)

Piccole come le luci di natale, bianche (e fashion), che danzano sul nostro letto, poggiate al pannello rosso.

Piccole come una gatta (chenonèunagatta) (invece si) che stranamente si finge accomodante e soffice ogni giorno che passa, complice il timore che Gatto Natale (il babbo natale dei gatti, si sa) si rifiuti di portargli il tonno pinne gialle da 18 chili che ha chiesto nella letterina.

Piccole come il nostro primo albero. Quello verde, quello vero, quello che buca e dai chiapponi pesanti pure lui.
Quello che ci vorrebbe la moquette come da bimbi per riempirlo di palline colorate e fasciarlo nel suo abito di luci.

Insomma una roba che a dirlo ci vuole una parola sola: Natale.

Tempo di neve e di Romeo And Juliet, all'IKEA.
Tempo di scaldasonno e avventure mysteriose che poi ci sognamo un'isola deserta con casa figa e maggiordomi mysteriosi.

Tempo di sospirare che un passo e poi siamo a Gennaio. E Gennaio e Maggio sono non dico fratelli, ma cugini si.

E insomma un dicembre che non conosco. Io, quel freddo pessimista di sempre, che rideva alla conversione di scrooge (quel vecchio sentimentale finirà in rovina per colpa di un ridicolo bambino zoppo, che delusione!), che insomma a Natale bisogna divertirsi a tutti i costi e quindi non ci si diverte mai.

Un dicembre coi piedini. Balzato all'improvviso da sotto un cappellino bianco.

salto sulla prima altalena e sorrido.

Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (popup)