Eroi, nani, avvocati e critici d'arte

L'altra notte stranamente avevo meno sonno di Pru, il che mi ha permesso di vedere la puntata finale di Heroes.

Da allora il mio cervello registra un costante, impercettibile disagio nell'accostarmi agli orologi, per paura di sentire che sono in ritardo di pochi minuti, qualche ora o diversi giorni.

Disagio amplificato dalle costanti tempeste elettriche che investono casa provocando, veramente, il dirottamento delle lancette verso minuti e ore cui l'uomo non era mai giunto prima.

Così, rischiavamo di far tardi, ieri, alla serata in piazza santissima annunziata condotta da Philippe Daverio (neanche sto a spiegare a chi non lo conosce la sua identità: non è realmente importante; sappiate solo che non potrete mai essermi veramente amici).

Dall'alto del suo cravattino giallo su camicia rosa e imburrandosi continuamente la lingua di Vodka per darsi un contegno, Passepartout ci ha condotti attraverso le epoche in cui gli uomini ricchi pagavano gli artisti per dipingere il futuro: alcuni compiacevano i ricchi, ed erano artigiani; altri facevano qualcosa di assolutamente geniale ed incomprensibile, ed erano i guru; altri infine ritraevano realmente il futuro, ed erano sciamani.

Oggi a nessun ricco frega nulla di sciamani e guru (sicuramente comunisti e comunque perlopiù extracomunitari clandestini), cercando solo il compiacimento dal sapore unicamente artigiano.

Non si sottrae a questo assioma il nano divoratore di mondi, sopravvissuto grazie alle sue stesse forze ed alla sua ingegneria giuridica alla condanna dei Giudici di Milano sul processo Mills.

I Giudici hanno accertato che l'avvocato inglese avrebbe preso mazzette da Berlusconi (no, non è un omonimo, proprio dal nano) per testimoniare il falso; e l'hanno incarcerato.
Avrebbero incarcerato pure il nano e credo anzi vogliano farlo, non appena la Corte Costituzionale avrà detto che il Lodo Alfano è una scoreggia legislativa inaspirabile.

Silviolo si difende a modo suo: chi è contro è comunista. Lo ammiro molto perché ha il potere di vedere i comunisti laddove io non ne vedo (purtroppo) più da tempo immemorabile.

E così, mentre Daverio si dichiara fiducioso in una rivoluzione artistica e sociale (con l'Italia di oggi è già pure troppo avanguardista una puntata di Teletubbies, figuriamoci i Macchiaioli) e quindi in una nuova sinistra culturale, il Nano mostra a tutti il tagliauovo all'ingresso dei supermercati: la gente si ferma, si stupisce delle fette perfette pronte per l'insalata, e lo compra contenta.

In tutto questo non dimentichiamoci di Heroes: Nathan è Sylar, solo che non sa di esserlo. Ha i suoi poteri ma non i suoi ricordi.
Qualcosa affiora in prossimità degli orologi, come una vaga reminiscenza.

Così, mentre fisso la pendola che batte le 10:20 mentre sono (almeno credo) le 23:27, penso a Daverio, che magari un tempo era Porco Rosso (personaggio bellissimo di Miyazaki) che sorvolava l'adriatico lottando contro i pirati e oggi ha il cravattino e ci dice di aver fiducia nell'arte e nei suoi sciamani.

  Provo a crederci, perché la sinistra è fatta di gente che spera che le cose accadano, mentre la destra è fatta di gente che dirotta le cose perché vadano nel verso che dicono loro. quello sbagliato.
Simone, minimal 23:31 | commenti: commenti (2)(popup)

Natale Toscano

Ormai è il ventisette e si può tirare un respiro di sollievo.

anche due.

si perché il Natale Toscano 1.0 (si legge uno-punto-zero tipo le versioni di winamp) è un esperimento riuscito.

non ci ha fermato l'impresa colossale di trasformare il sacchetto di un bidoneaspiratutto in casa nostra, dopo mesi di inedia assoluta in cui anche solo piegare il pigiama era un'impresa eroica festeggiata da scoppi di petardini e urla in sala.

non ci ha fermato la station-wagon dei suoceri, carica a festa di cibi e un masso di 2x2 metri di lastre di polistirolo espanso usato per isolare una intera parete di camera.

non ci ha rallentato la messa in posa del sopracitato polistirolo con solo pochi chilogrammi di silicone, ché poi la camera aveva il profumo di una segheria polacca.

neanche il cano brutto, pronto per scalare la parete con piccozza e occhiali rubati a MI:2 ci ha impedito di arrivare indenni al 24 sera.

24 sera: vigilia di Natale in casa di mia mamma, con duo temibile di vecchine impreviste cui nessuno aveva fatto il regalo (e ci si sentiva tutti degli elfi bastardi perché loro, le dannate anziane, l'avevano fatto a noi!).

cena enorme, cui siamo giunti con solo un'oretta di ritardo causa preparazione dei doni natalizi (che necessitavano cottura a 180°).

cena condita da filmati improvvisati e imbarazzanti, flash impazziti anche quando la stanza era invasa da migliaia di watt di luce alogena al plutonio e grappa di cabernet.

siamo poi sopravvissuti scartando la "messa diabolica di Natale", che comincia il 24 sera verso le 22 e finisce in un giorno imprecisato del 2015. Con sermone di un prete catto-comunista che viene sostituito verso le 24 da una raffica di coteghini e lenticchie bollenti.

per non parlare (ma invece se ne parla) del 25, con pranzo qui a casa nostra (si, la sacca dell'aspiratutto del quarto paragrafo) a piatto unico e cucina tipica trentina, cui ha fatto seguito la scomparsa di suoceri e padri e l'improvvisa desertificazione della zona soggiorno.

festa grande a due, nell'oasi di silenzio che si chiama Animal Crossing, cui tutt'ora siamo fagocitati.

e festa ancor maggiore per tutta la notte con visione di imprecisati potter undicenni (e rancore per il potter adulto e vaccinato che avremmo potuto già vedere se non fosse per la Warner-Stronzi).

ventisei all'insegna dell'allegro fancazzo assoluto, mentre fuori c'era il vento che tirava di sotto gli armadi dalle terrazze (unica volta in cui sono contento di non avercela, la terrazza).

scoperta che il trentuno saremo una marea di gente e nessuno ha prenotato un albergo a ore, sicché gonfieremo anche i canotti per dormire comodi nei nostri dieci metri quadri.

Ora si pensa al pranzo e si tira un respiro di sollievo.

anche due.
Simone, minimal 12:27 | commenti: commenti (popup)

Today is the day

giovedì, 11 dicembre 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
se non lo scrivo adesso non lo scrivo più.

adesso che sono incredulo.

adesso che sono stanco e distrutto.

adesso che fatico a crederci.

adesso che finalmente posso dirlo (eccerto, prima era impossibile).

adesso che è successo, contro tutti gli eventi, contro tutti i pronostici.

adesso. finalmente.

posso gridare ai quattro venti:

"ho perso due chili per questo esame"

altro che figurella.
Simone, minimal 19:08 | commenti: commenti (popup)

Compiti a casa

La mia reclusione per motivi di studio, o il prolungamento delle mie ferie estive, a seconda dei punti di vista, ha qualcosa di grottesco.

Da quando resto a casa mi alzo prima, verso le 8:30.

Una roba inconcepibile per uno studio legale. Neanche la puntavo una sveglia, io.
Si, beh: non considero certo le udienze, cui preferivo presentarmi vestito di tutto punto e con le pantofole ancora fresche di bucato.

Dicevo quindi che mi alzo presto e poi vado in cameretta e accendo il computer.

Accanto al computer ho il libro o i libri con un lapis abbastanza appuntito nella metà di una pagina.

(nota: puoi capire quanto ho studiato il giorno prima dalla punta del lapis. praticamente finita, ho studiato parecchio; appena smussata, ho fatto giusto il minimo sindacale; nuova, ieri era domenica.)

Con la scusa pessima di dover comunque restare in contatto con il mio studio legale, accendo tutti i nuovi sistemi di comunicazione esistenti: telefono cellulare, msn, skype, accesso alla mia posta elettronica, google calendar, il solitario di windows, il poker online.

Attendo circa due minuti per accertarmi che nessuno, alle 8:35 si è ancora seduto alla scrivania.

Perfetto: coffe time.

Scendo in cucina e mi preparo il caffé; giusto per non perdere il ritmo con le mie abitudini lavorative, ordino ad una delle mie gatte di prepararmelo mentre sfoglio il giornale (vecchio di due settimane);

"ah, anche un cornettino grazie" recito

"gnagnagna"

"beh, se sono finiti basta dirlo.."

"e un bicchiere di naturale"

"°:°:;;;:::()"

"Cano sei di gran conforto a quest'ora del mattino"

sorseggio il mio caffé, poso la tazzina sul tavolo e me ne vado senza pagare.

torno al piano di sopra sicuro che qualcuno mi abbia contattato.

e infatti..

no, niente.

non riuscendo a trovare altre scuse, intorno alle nove mi metto a studiare.
studio bello duro fino alle dieci, quando lo studio comincia ad affollarsi.

il primo è ovviamente il dominus, che mi contatta subito per urgenti affari

"Simone, emergenza"

eh, lo sapevo. come faranno senza di me, dico io.
Ho il controllo di tutti i fascicoli, la gestione di cause scottanti e rapporti delicati con clienti scomodi: sono l'unico che può trattare queste cose..

"Devo aggiornare l'autovelox del tomtom e non trovo i file"
Simone, minimal 10:10 | commenti: commenti (1)(popup)

Cold Perfection

Sono uscito con la giacca.
E' tutto il giorno che, quando esco, metto la giacca.
Sono uscito con la giacca stamani alle 8:50. Avete capito benissimo, non ridete.
Era la mia giacca chiara, di quelle da penna nel taschino.
Quindi lavoro.
Alle nove in ufficio, per cominciare bene questo mio settembre.
Invece no.

Gnegnegne.

Si, certo. Ci sono stato, in ufficio.
Ho comunicato che devo ritirarmi per studiare. (stavolta seriamente)
Leo, manco a dirlo, mi ha capito al volo.
La segretaria matta, ma che velo dico a fare.
Ecco invece Federico.. Non so. Credo di avere seri problemi di comunicazione con il mio dominus.
Ma sono stato garbato e disponibile quel tanto che basta per far ritorno a casa entro le dieci e venti.
E con la spesa.

Mica male.

Alle dieci e ventuno sul portone mi attendeva "lo straordinario": la mia vicina di casa (l'unica, se non si conta il vicino "puzzone", che però è suo inquilino) voleva doveva assolutamente non poteva fare a meno di.

Parlarmi della pulizia per le scale.
Parlarmi del vetro rotto.
Parlarmi delle bici nell'androne.

Mettermi l'ansia per la bolletta dell'acqua.

Alle dieci e trenta con l'Haagen Dasz quasi sciolto sono entrato nel congelatore.
Alle dieci e quaranta ero in bermuda e infradito a riprendere i libri lasciati in auto.
La vicina mi ha squadrato come un prima e dopo la cura.

La seconda volta che sono uscito con la giacca era stasera.
Una giacca blu con il cappuccio abbottonato di cotone che ha fatto il mio stesso viaggio di nozze.
Con lei siamo andati prima a vedere quanto potevo spendere in un centro commerciale.
Ho scoperto di avere risorse limitate, ma ho la moglie oculata (molto più di me) e quindi abbiamo fatto un MacMenù con Cinema.
Kung Fu Panda.

Sono uscito col giacchetto e in macchina Pru mi chiede se abbiamo questa canzone anche a casa.

Come quale?
Questa.(e certo se poi uno il titolo manco lo legge..)

Simo in serata polemica. Con i Giardini di Mirò in sottofondo.
Simone, minimal 00:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Settembre

sabato, 30 agosto 2008 in: casini di casa, fiorentinismi
Sono le 12:09.

Secondo il mio fuso orario è mattina. Non tardissimo, diciamo le nove e trenta.

Da lunedì ricomincia una dura routine fatta di sveglie, di studio e anche di lavoro.

L'avvocato "minor" del mio studio mi ha inviato una mail in cui mi incoraggia per l'esame e si dichiara disposto a serate di dure interrogazioni.

Ho ancora i brividi su per la schiena.

La nostra realtà sociale di Ragnarok si è diradata leggermente.

Questi server poco ufficiali innegabilmente alla lunga stancano.

Una benedizione.

Attendo Settembre, con le camicie tutte stirate per il mese di assoluto inutilizzo.

Attendo il fresco naturale che mi sostituisca l'artificiosa aria condizionata di casa (e il suo carovita).

Attendo le prime foglie gialle che scricchiolano sotto le suole delle scarpe di cuoio.

Attendo i cappotti.

Attendo le sciarpe.

Ecco lo sapevo. Gìà ho voglia di Natale.
Simone, minimal 12:18 | commenti: commenti (2)(popup)

Not (wii) st

Lista di cose da fare e fatte:

1. andati, tornati, andati e ritornati (varie volte) in una settimana a Ferrara.

fatto. sabato scorso per un matrimonio a tre e il sabato precedente per la partecipazione straordinaria al mio primo addio ad un nubilato (in veste rigorosamente femminile.. ero a mio avviso il miglior donnino della piazza)

2. visto concerto dei Notwist.

fatto. martedì in piazza Castello a Ferrara doppio concerto dei crucchi elettronici (i notwist) e degli italiano Yuppi Flu. I secondi mi sono piaciuti anche di più, come testimonia l'acquisto di maglietta e cd in loco.

3. Giocato alla wii.

strafatto. con partner Riga, venuto a casa con la scusa dei corsi di recupero goliardico organizzati dalla moglie ma con la segreta volontà di nerdizzare tutti, ivi compreso il cano che ora è un putentissimo stratega di Travian (sospetto acquisti milioni di punti con la mia carta di credito). Le freccette non hanno più segreti.

4. Andato agli Uffizi.

mi manca. però ci ho spedito il resto della ciurma (la moglie, che si è vantata del suo libretto di architettura entrando gratis; Riga che aveva la carta di identità da studente e Giulia che non ce l'aveva però grazie a Riga è entrata lo stesso; il Cano che invece ha atteso fuori)

5. Andato in braghe durante un durissimo scontro di boxe sempre alla wii.

fatto. con tanto di foto in possesso dei cavalieri. prossimamente nel prossimo numero del "Goliardia" con la nuovizzima sezione "Quando gli scacchi erano tanti" (facts pungenti sugli scacchi tra cui "quando gli scacchi erano tanti l'inno italiano era il bianche e nere casacche" e altre facezie)

6. Partecipato ad un matrimonio romantico.

fatto. con la sposa che arriva sulla due cavalli (e non su due cavalli..) con il pancione e il fratello della sposa commossissimo.
con lo sposo che abbraccia tutti stritolandoli di gioia. e un ricevimento in una delle migliori tavolate possibili.

7. Appassionato e drogato per due giorni da un server gratuito di Ragnarok.

fatto. con la complicità della moglie che ha accettato un mio riavvicinamento al mondo dei mmorpg solo a patto che fosse Ragnarok, abbiamo vissuto due giorni interi (senza alcuna interruzione neanche per mangiare) tra Prontera e altri allegri dungeon con il Monaco Fra anche lui attirato come un'ape col miele.

8. preparato le valigie in un'ora e già in ritardo per il Trentino.

fatto. ci aspettano alle due a Verona alla melablu. non so come arrivarci senza usare la Batmobile.

9. visto il cavaliere oscuro.

a momenti dimenticavo. visione fantastica del Batman moderno, alle prese con il terrorista Joker.

10. moglie sbuffante alla porta che dice "siamo in ritardo simo".

vado, via.

arrivedorci.
Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Giornata piena

Oggi è stato un giorno pieno.
Io temo i giorni pieni perché nel più c'è sempre il rischio di trovarci il meno, ovvero quella porzione di più che non vorrei avere tra i piedi e che, nei giorni normali, non c'è proprio.

Oggi è stato un giorno pieno ed è cominciato alle 7:30.
Capisco di apparire banale, ma per me le 7:30 e tutto il giorno davanti mi mettono una grande agitazione.
Così grande che non ho preso il caffé, che già stavo agitato di mio senza bisogno di macinare chicchi tostati fatti apposta per eccitarmi.

Oggi alle nove stavo già in Tribunale e alle nove e cinque stavo già fuori dal Tribunale; alla faccia di chi dice che i processi sono lenti.

Sicché ho pensato di comprare il giornale, cosa che non faccio mai di solito; ma oggi l'ho fatta perché se deve essere una giornata piena anche di cose un po' brutte voglio leggere tutti i dettagli.

Difatti ho letto i dettagli di questo governo del ridicolo.
Così ridicolo che adesso pure loro si sentono un po' delle merde ad averlo fatto e non c'hanno il coraggio di parlare;
tutti tranne gasparri che non sa cos'è il coraggio: ché lui parla come i bambini che hanno imparato a parlare da poco e sono tutti eccitati e anche se ti ripetono caccacacca in continuazione sono felici;
difatti Gasparri è felice di saper perlomeno parlare e parlaparlaparla e dice caccacaccacacca ma sempre col sorriso.

E dopo aver letto di Silvio che vuole ricusare pure il suo cane perché una volta gli ha sotterrato il parrucchino (e lui certe cose se le ricorda, quando vuole) sono andato in banca con rinnovata fiducia.

Il giorno pieno è continuato con me che firmavo il mutuo per la casa.
Il notaio, un notaio afono che leggeva il contratto ma non lo sentiva nessuno, ha detto che fino al 2038 devo pagare ogni mese una somma.
Il notaio afono ha fatto due conti (e pure io) e ora so che quando avrò 59 anni avrò estinto il mio debito.

La bella notizia però è che si comincia a pagarlo dal 31 agosto.

Di talché ho ripreso a braccetto la mia mogliettina e s'è fatto shopping alla feltrinelli e poi pure da Promod.
Fino al 31 agosto si può, osiamo.

Poi lei è andata ad un appuntamento al buio, nel senso che aveva fissato per un caffé con una sua amica ma non sapeva di preciso chi pervia che non aveva registrato bene il suo numero sul cellulare nuovo (quello cinesissimo che, per gli invidiosi, non è ancora esploso).

Io invece sono tornato a studio a lavorare e poi a parlare di goliardia con gli altri fanti, specie con Riga che magari mi legge (ciao Riga, ricordati le borchie).
Già perché Venerdì sono stato fatto Fante.

Con i miei nuovi poteri da Fante, progetto leggi ad personam e un decreto salva-fanti.
Se passa, bene.

Altrimenti ricuso il connestabile.

E tu, cano: tira fuori il mio parrucchino o ti metto in una buca assieme al cane di Berlusconi.
Simone, minimal 00:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Gite Domenicali

domenica, 04 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, fiorentinismi
Ci sono posti a Firenze in cui non sono mai stato.

Non me ne faccio certo un cruccio, tipo che non ci si dorme la notte e ci si sente in imbarazzo con i cinesi, ché loro magari li hanno visti tutti, i posti a Firenze.

Ci sono posti a Firenze che so. So che stanno a Firenze, li conosco.
Li ho visti in qualche film ad esempio.

Tipo che non sono mai stato in cima al campanile di Giotto, ecco.
E magari invece mezza Cina c'ha una foto con tutta la famiglia sulla torre.

Io no, non ci sono mai stato.

Dei giorni penso: oggi salgo sulla torre. Poi mi fa una gran fatica, vedo tutti quei cinesi in coda.
No, via. Mi passa la voglia.

Ci vadano loro, in cima alla torre. Poi semmai vado sui myspace cinesi e mi scarico le foto.
Però ci sono altri posti che è un peccato non vederli mai.

Allora aspetti il momento giusto, la giornata non troppo calda, quella in cui un po' fa fatica e un po' no.
Più no.

Sicché stamani, verso il tocco (ho scoperto su un blog che solo da noi si dice "il tocco" per dire "le una del pomeriggio") prendo Pru, gli dico "vestiti".
Lei non aveva tanta voglia di uscire; stava con le pantofole (io no e anzi gliele rubavo per non girare scalzo per casa) sul divano a guardare la tv.

Però sono stato particolarmente convincente stavolta.
Quindi ci siamo ritrovati in macchina, con la Nikon carica.

Oh, io non lo sapevo dove portarla, sul momento.
Volevo improvvisare.
Senza sfigurare, ché Pru è esigente: se la frego e la porto in un posto sfigato è carina, non mi dice "che schifo" però si capisce perché dopo un po' è subito stanca.

Allora mi è venuto in mente Amici miei.
L'atto secondo, quando il povero Mascetti, dopo una litigata con i suoi compagni di zingarata, usciva da un parco e si sentiva male.

Quel parco, a pochi passi da casa nostra io non l'ho mai visto.
Vai, ganzo.

Siamo atterrati in cima a via Trieste quasi per magia, incastrando la macchina davanti a un SUV grosso come la Cina (non me ne vogliano i cinesi, oggi mi vengono in mente solo loro..).

Ho portato Pru al Giardino dell'Orticultura. Io credevo lo avessero fatto i medici.
Di solito a Firenze è così: se una cosa è bella, l'hanno fatta i Medici.

Invece Pru, a cazzotto, dice "guarda, la serra sarà al massimo del 1870".
La didascalia infatti riporta "costruita nel 1860". Ha sbagliato di 10 anni.

Come farà, mi domando.

Abbiamo passeggiato in mezzo al verde, al silenzio, alle famiglie con il telo steso ed il libro aperto, a persone in cerca della tintarella cittadina, a bambini che ridevano.

C'è un drago in testa a questo parco.
Un drago di pietra con la barba di edera.

Ho fatto le foto, c'è perdavvero.

Ci siamo inseguiti a colpi di scatti.

Ad un certo punto Pru ha detto "non mi sento tanto bene" ed io ho pensato di averla portata in un posto un po' così..
Ma poi è rimasta, si è sentita meglio; le piaceva così tanto che vuole tornarci.
Magari con la sua amica GIulia, se viene il fine settimana; O forse da sola, con i suoi libri sottobraccio.

A fissare il drago e la serra dei Medici fatta nel 1860.

Prima di andare, all'ombra, ho scattato una foto verso il campanile di Giotto.
Ciao cinesi. Stiamo qua.

Italia - Cina 1-1
Simone, minimal 22:54 | commenti: commenti (6)(popup)

Chiude il caffé

Ci sono entrato tante volte.
E lui puntuale mi offriva queste paste assurde, tipo quell'infamissima sfoglia con la fetta di limone dentro che aveva l'aria di una punizione.

Parlava di calcio, di scommesse, di giocatori forti: parlava e mi fissava a cercare un consenso, una bella risposta argomentativa;
Ignorava la mia ignoranza in fatto di palloni di cuoio.

Eppure lui non mollava e insisteva con le sue paste al glengrant e pesto, per concludere con i pronostici (tutti) del sabato, del lunedì, del martedì di coppa, del mercoledì da leoni, del giovedì grasso, del venerdì tredici.

Tanto che alle volte, devo  confessarlo, ero sollevato quando entravo e non c'era.
Oh, seddiovole riesco a scegliermi una brioche normale, a bermi un cappuccio tranquillo senza fingere di sfogliare la gazzetta.

I primi tempi ci si fermava a pranzo, coi soci dello studio. Faceva certi spaghettini colle vongole da limonare pure il piatto.
Ma il suo granbiscotto erano le penne all'arrabbiata (sarebbero stati spaghetti, ma il popolo dei cravattati ha paura della pasta lunga): ci si inginocchiava chiedendo la mano leggera sul piccante, ma lui si sentiva lo shumacher del peperoncino.

Dopo ci voleva una bottiglia di acqua a testa, per sciogliere il bruciore.

E certe altre sere aveva voglia di fartelo lui, il caffé: era una sorta di laureato in espressologia, per cui estraeva un nettare da quella macchina che non si beveva mai.

Quasi meglio di quello che si beve a casina (quasi).

E poi stasera si scende, io e il leo (il fede aveva da fare), si ordina il solito espresso con due acque, si passa alla cassa per pagare e lui ci stringe la mano.

"ragazzi, vi saluto"

ci guardiamo interdetti.

"tra un'ora sono dal notaio, se tutto va bene, lunedì non mi vedete più"

ma poi ci tranquillizza, ci dice che riapre una locanda fuori Firenze, uno di quei posti per amici, una vecchia stalla riadattata.
E già mi immagino l'inaugurazione, con quella feroce arrabbiata fumante nei piatti o le sue vongole vischiosamente legate alla pasta.

Ti saluto così, senza un cenno alle partite: seddiovole, da lunedì niente paste al limone.

Evvai!
Simone, minimal 18:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Questa mattina

mercoledì, 26 marzo 2008 in: divertissement, fiorentinismi, fantashopping
Questa mattina ero a spasso per il centro.

Non era propriamente una giornata di ferie.
Anzi, a ben guardare ho lavorato parecchio, solo che era un lavoro frammentato, un po' come fare il parrucchiere con i cocci di uno specchio rotto.

Un frammento era alle dieci ed uno alle tredici.

Avevo tre ore di niente intorno.

Questa mattina, per tre ore, ero a spasso per il centro.

Il centro di Firenze sembra piccolo. Figurarsi gli occhi di uno straniero che ha visto Firenze solo in cartolina o sulla cartella immagini di Google.

Uno se la immagina grande, tipo, piazza SIgnoria.

Ti immagini questa piazzona enorme, tipo piazza Navona con un sacco di turisti e le monetine in una vasca di marmo a fare pozza riflettente di Palazzo Vecchio.

In effetti la Piazza è piccina. Diciamolo, e parlo da campanilista, Firenze ha un centro piccino, per un turista.

No, spezziamo una lancia, non è affatto vero.

La realtà è che i Turisti vedono il centro come un quadrilatero, da un lato gli uffizi, dall'altro piazza santa maria novella, poi il Duomo e infine Santa Croce.

Su pianta non viene proprio un quadrato perfetto, a ben vedere, ma chissenefrega: la geometria m'è sempre venuta male.

Dicevo che invece c'è un sacco di Centro che i turisti non considerano.
Prendiamo San Frediano, per esempio.
Oppure Palazzo Pitti e Boboli.

Certo, tanti turisti vedranno pure quello e il ponte vecchio, ma sembrerà qualcosa da qualche parte un po' fuori dal quadrilatero.

Una roba smontata alla rinfusa.

Ero a spasso per Piazza della Repubblica, con una borsa pesante e poca voglia di fargli vedere quanta coda c'era all'ingresso del Duomo, così sono entrato alla Edison.

Tre ore davanti e niente da fare generano inventiva.
Così, mentre ieri ero a Prato a comprare Guide per Parigi (che serviranno, molto presto) oggi ero alla Edison a comprare Calvino.

Tra l'altro Calvino costa molto meno.

L'altra sera ero sul divano e mia moglie mi descrive questo libro di Calvino. Con lei non posso fingere di averlo letto, specie se si tratta di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

Non posso mica dire che conosco il finale, che il protagonista è figo o roba simile.

Sicché aspetto il momento bono, che per l'appunto era stamani.

Mi sono seduto sulla panchina libera di piazza della Repubblica, mentre orde di turisti consideravano che anche questa è tutto sommato una piazza piccina, e l'ho aperto.

Questa mattina, dentro una Firenze piccina e compressa di turisti, mentre il sole faceva finta di esserci, io sedevo sulla panchina a leggermi Calvino.

Ora posso dire di aver fatto anche questa.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (5)(popup)

Fratelli Fornelli

Sono nato e vissuto in una casa il cui centro, il cui polo magnetico, era senza dubbio la cucina.

Mia nonna era, come nella migliore tradizione "nonnesca", una vera maestra cuoca, una di quelle che poteva fare di tutto e farlo bene.

E, come ogni maestra cuoca, cucinava tutto e non mangiava nulla.

Mia mamma ha fatto una scuola durissima sotto mia nonna: basti pensare che io ero già ventenne quando mia nonna decise che per lei era venuto il momento di poter cucinare "qualcosa" durante i suoi pranzi.

Ciò nonostante hanno tutti imparato a cucinare in tarda età.

Un segreto che mia nonna narrava solo ai poveri sconsolati incapaci di cucinare anche un panino al prosciutto, era che lei aveva imparato l'arte dei fornelli solamente dopo il matrimonio.

Sua suocera (altro Topos) sancì che il figlio non potesse giacere nello stesso talamo di una donna incapace a cucinare un flàn come si deve.

Mia nonna a stento sapeva distinguere il sale dallo zucchero, e solo dopo ripetuti assaggi.
(almeno questa è la sua versione romanzata).

Sicché la suocera indossò la divisa d'ordinanza e la condusse, otto ore al giorno, all'interno dei meandri di impasti, tempi di cottura, forni a gas, elettrici, primi secondi e antipasti, passando dai dolci.

Dopo due anni mia nonna era diventata una "discreta apprendista" (grado inventato per dare corpo al romanzo);

Il disappunto nel veder nascere un unico figlio maschio a mia madre fu quindi presto colmato da mia nonna, che aveva la vista lunga in fatto di femminismo d'autore, invitandomi a casa sua, per pranzo, con largo anticipo rispetto all'ora della scodella.

Questo mi ha permesso (oppure era un metodo usato a suo tempo dalla suocera gestapo, non è dato saperlo) di incuriosirmi per le preparazioni, per la meravigliosa magia che si nasconde dietro la farina che diventa una schiacciata alla fiorentina, per dirne una.

Gli anni passavano e i lavoretti da universitario presso un ristorante piuttosto snob mi fecero intuire che forse, sebbene la Giurisprudenza sia la seconda grande passione familiare (trasmessa però dal sangue maschile, per la maggior parte), anche tra i fornelli avrei potuto offrire qualche possibilità di sostentamento familiare.

In ogni caso aveva ragione mia nonna: la tendenza di oggi dell'uomo figo che cucina è un asso nella manica che sfoggio con sincerità, anche se, nel caso di mia moglie, non è servito a molto.

La prima cena con lei ho voluto strafare improvvisando troppo, tanto che lei, inizialmente stupita dalla mia abilità col mattarello, discretamente decise che la salvia sarebbe stata bandita dalla nostra dispensa.

La morale di questo sproloquio dai toni vagamente edonistici risiede nella tre giorni di cene e pranzi che ci attende per pasqua.

Abbiamo già cominciato le danze, scaldato il forno, predisposto gli ingredienti all'interno di ciotole anonime, neanche fossimo alla prova del cuoco, e impostato menù e modalità di presentazione dei piatti.

I meravigliosi consigli di mia moglie arricchiscono l'estetica dei piatti e colmano eventuali eccessi d'estro.

Il risultato  lo vedremo al termine della terna pasquale.

Auguri
Simone, minimal 14:23 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Rieducational Channel

martedì, 11 marzo 2008 in: divertissement, scelte di campo, fiorentinismi
Dopo il diluvio, lentamente, riemergono tra le pozze d'acqua.

Drizzano le antenne, puntano il calore delle macchine parcheggiate da poco.

E, come le lumache, tornano a infestarle di foglietti verdi.

Maledetti ausiliari!!!!
Simone, minimal 14:29 | commenti: commenti (6)(popup)

Vita tranquilla

Certe serate vanno mangiate.

Come le verdure.
Passi un'infanzia a lottare contro le melanzane, poi non appena hai la patente vai al ristorante dove fanno la parmigiana migliore della zona.

Certe serate vanno mangiate, perché se rimandi ti parranno sempre più amare.

Rimandi e pensi che tanto anche le patate sono buone.

Si può vivere senza verdure, no?

Un vegetariano all'incontrario.

No è una cazzata.

Certe serate di ribollita e pappa al pomodoro vanno mangiate.
E' come il lampredotto.
Mangiatelo.

Non sapete cosa vi state perdendo.
Simone, minimal 00:57 | commenti: commenti (popup)

Un Giorno in Pretura

mercoledì, 20 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Questa mattina si è presentata in udienza una rampante avvocatessa milanese.

Il soggetto, sulla trentacinquina, teneva nella borsa di Gucci un voluminoso fascicolo in similpelle marrone, con stampate a rilievo le parti della causa.

Il fascicolo era suddiviso con l'ausilio di post-it multicolori, tra atti, corrispondenza con il cliente, corrispondenza con i legali, documenti allegati da controparte, documenti allegati da loro.

Lei si è presentata con circa dodici minuti di anticipo e solo il caso ha voluto che fossi già in attesa.

Allo scoccare dell'orario, ha aperto la porta del Giudice, sfoggiando un sorriso luminoso, sicura di poter sedersi e concludere questo "transfer" il più brevemente possibile.

Dentro stavano ancora discutendo una causa di un'ora prima.
Le è stato fatto presente di uscire e cortesemente richiudere la porta.

Scossa, si è seduta ed ha impugnato un palmare, con il quale ha cominciato a registrare appunti personali tra cui: "richiamare per la conference call" "dinner per venerdì con dirigenti di Berlino" "prenotare ceretta all'inguine per ritorno di Fabrizio".

Preoccupato per l'inguine di Fabrizio cerco di instaurare un dialogo con Miss Gucci: è molto informata sulla Tramvia, sul nuovo tribunale, su tutta la giunta comunale.

Si dimostra anzi piuttosto interessata quando le faccio presente che il tram è una buona cosa.
E' partecipe e mi dice che il tram di milano fa schifo e lei gira solo in taxi.

Conversiamo per circa venti minuti, dopo i quali finalmente ci chiamano dentro.
Con uno squillo avviso chi di dovere di scendere a fare il proprio lavoro.

Entriamo e la svitata cambia, manco fosse un transformer, diventando un cane rabbioso.
Con toni da lager preannuncia di contestare tutto, pure quello che vuole dire il Giudice.
Mi limito ad una breve interruzione, silenziata da una rimbrottata del tipo "quando le sarà concessa la parola dal Giudice, forse, parlerà"
Faccio notare che a lei non è stato concesso un bel niente, che anzi trovo piuttosto maleducato il suo atteggiamento e mi ribatte che sono "poco signore".
Nel frattempo entra in gioco Federico, che sfoggia un gran sorrisone alla trentacinquenne.
Lei per un lungo centesimo di secondo si dimostra compiaciuta.
"Che ha da ridere? Si metta seduto, che qui abbiamo quasi finito" Ghigna l'istante successivo.
Il Giudice sottolinea che a malapena si sono messe le presenze, ma viene fulminato dall'arringa copiosa della svitata: "al briefing si sono trovati tutti, hanno sottoscritto ogni agreements e il business era concluso.. poi c'è stato un backup.."

Sembrava uscita da Tron.

Alla terza supercazzola metainglese, l'interruzione di Federico: "si, guardi, parecchio divertente, ma io le lezioni di ingegneria le ho saltate perché ero a trombare in costarica. Mi spiace per lei che non ha goduto di questa interessante alternativa, ma ora se si potesse parlare un po' terra terra.."

La svitata si bloccava irrigidita, balbettando.."ma..io..mai trattata così..è assurdo.."

Il Giudice generava un corollario automatico: "senta sposa, qui s'è fatto ora di desinare. Sicché mi riservo su tutto e andate a ruzzare fori, che ci sono cose più gravi nel mondo"

La svitata ha estratto il suo palmare e recitato, col cappotto in mano: "cancellare Firenze dalle mappe"
Ed è corsa via.
Simone, minimal 17:46 | commenti: commenti (popup)

Regali

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
E' quasi un mese che cerco di evitare questo momento.

Prendo tempo, fingo impegni, ritardi, problemi.

Dico che ci sarò, magari domani; però sentiamoci prima.

Oggi purtroppo era l'ultimo giorno disponibile.

Oggi dovevo farlo.

Così, dopo un riposo prolungato in pausa pranzo, mi sono fatto coraggio.

Ho guidato nervoso fino alla mia vecchia casa e suonato il campanello.

Mio padre mi ha aperto in vestaglia, visibilmente assonnato.

Un abbraccio e poi i regali.

Due pacchetti: uno anonimo, bianco, bustoidale.

L'altro infiocchettato con carta eccessivamente vistosa.

Apro il primo: dentro solo fogli e bollettini.

Tre multe da pagare.

Mio padre mi appoggia la mano sulla spalla: coraggio, vuoi fare il guappo in auto? ecco il conto

Scarto il secondo: contiene una cintura.

Una orrenda cintura finta e finta male.

Ma così brutta che per un attimo ho pensato di scendere in campania e barattarla con un sacco di pattume: così, per avere ancora il brivido dell'incertezza.

Saluto brevemente e risalgo in macchina.

Metto le multe sul sedile del passeggero.

La cintura vola dietro, nel caos dei sedili posteriori.

Avvio il motore, poi lancio uno sguardo alle multe imbustate: le carezzo lievi.

E sgommo di felicità.
Simone, minimal 16:59 | commenti: commenti (4)(popup)

Il Barista

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Il Barista è un tipo pelato, con i baffi.

Per chi volesse un'immagine, direi che si potrebbe ritrarlo come Ser Pilade de "la spada nella roccia".

Il Barista ha un sacco di targhe sopra la macchina del caffé: a Napoli ha imparato a fare il caffé, a Parigi il cappuccino, a Vienna ha fatto un corso da pasticciere.

Il Barista sceglie cosa vuoi mangiare: tu dici se deve essere dolce o salato.

Il Barista mi offre sempre sfoglie ripiene alle cose più strane: cioccolatino, rum e ananas, fragole candite.

Il Barista oggi mi offre una sfoglia al limone.

E poi un cappuccino.

Cortesemente ribatto che il limone a fette nella sfoglia fa veramente stracacare.

Lo faccio in modo ironico, fingendo di suggerirgli un'alternativa: "magari con l'arancia.."

Il Barista mi guarda serio e impugna i baffi minaccioso: "fai il tuo lavoro, io faccio il mio"

Per togliermi l'aspro della sfoglia mando giù un gran sorso di cappuccino.

Sento una colata di lava scorrermi in gola.

Spalanco gli occhi e grido "ATTENTATO!"

Il Barista mi guarda incuriosito.

Recupero il respiro: "Questo cappuccino sarà mica un po' troppo caldo?"

Il Barista risponde asciutto: "Il cappuccino deve essere caldo"

Fisso le targhe e le indico: "ora capisco perché stai a Firenze, nelle altre città non t'hanno voluto"
Simone, minimal 11:19 | commenti: commenti (2)(popup)

Acqua e vino

Un tranquillo fine settimana.

E' piovuto venerdì.

E' piovuto sabato.

E' piovuto domenica.

E mentre fuori c'era l'acqua, in casa s'è vuotato diverse bottiglie di buon vino.

Complice un'amica e la solita ottima cucina di famiglia.
Simone, minimal 17:23 | commenti: commenti (popup)

Across the Florence

sabato, 05 gennaio 2008 in: romance, fiorentinismi
Molto spesso mi dimentico dove vivo.

Il fatto è che adoro starmene rintanato in casa; non sono un tipo eccessivamente socievole.
Garbato, magari.
Ma socievole, manco a pensarci.

Ieri siamo rientrati a Firenze. Non eravamo andati mai via, a dirla tutta, ma era come se ci fossimo un tantino allontanati.

Così, verso sera, coperti bene e col cappuccio su entrambi i cappotti, siamo partiti verso il centro.
Ho lasciato la macchina in piazza Stazione, al parcheggio sotterraneo.

Ci siamo fermati a mangiare in un pub chiamato "I cinque Tavoli" per via che ci sono cinque tavoli e basta.
Ho bevuto una Murphy's in suolo italico.

E un hot dog.

Il vecchio caro mangiar bene di una volta.
La cancellieri avrebbe i lacrimoni.

Siamo usciti dal pub (che, per i feticisti, sta in via del Sole) per entrare nel cinema di Essai più di Essai che conosca.

Si chiama SpazioUno e si trova a circa dieci metri dal pub.

Proiettavano un film che canta le canzoni dei Beatles come se non le avessi mai sentite.
Un film che parla di musica, di pittura, di voglia di esprimersi.

Siamo usciti dallo SpazioUno verso le ventitre.
Con in testa musica vecchia, nuova.

Il Duomo era ancora luminoso e brillante di luci natalizie; Piazza della Repubblica sfoggiava ancora il maestoso alberone di Natale, sponsorizzato ogni anno da un hotel diverso.

Avevamo come meta la Feltrinelli, dove, alla mezzanotte, avrebbero consegnato una copia speciale di HP e i Doni della Morte.

La Feltrinelli pareva la stazione di King's Cross, al binario 8 e tre quarti.
Ogni genere di maghetto, dal minuto occhialino con tanto di cicatrice al trentenne in maglioncino, cravattino e mantellina.
Maghi e streghe da ogni dove, di ogni casa.
Due odiosissime ragazzette di Corvonero e Serpeverde, con calzette coordinate, rispondevano ad un questionario sul sesto libro.
trentasei domande, divise in facili, medie e difficili (dove "facile" era il nome dei genitori di Piton).
Se rispondevi esattamente ad ogni domanda, il libro ti veniva regalato.

I bambini rispondevano alle domande, tutte, in coro: all'unisono e senza tentennamenti.
Credo la Feltrinelli sia fallita ieri sera.

Siamo tornati a casa dopo la mezzanotte, con in testa canzoni, un pub in cui rifugiarsi nei giorni di pioggia e una copia di un libro che abbiamo letto in inglese.
(tremendo il mago trentenne che aveva già letto hp7 in tedesco e inglese.. "no, io non lo compro.. non capisco più l'italiano da quando leggo solo in tedesco e inglese..sapete com'è.."

Deliziosa serata. Perfetta nottata.
Simone, minimal 12:39 | commenti: commenti (1)(popup)

Dal pane di Pepo

lunedì, 10 dicembre 2007 in: divertissement, fiorentinismi
<<buongiorno signora, come la và? >>

<<mah, che vuole.. siamo sempre qui, si tira avanti..>>

<<certo, al giorno d'oggi si deve accontentassi.. si potrebbe essere tutti morti, o colle bombe tomiche, o col gàsse nirvino che dice i russi ce l'hanno, malidetti loro>>

<<sèè a me m'importa na sega dei russi, a me mi fanno paura i figlioli.. oh un li legge i giornali?>>

<<certo signora, questi ragazzi di oggi che s'ammazzano..  poi la polizia un ci capisce nulla.. io, per esempio, quella Merendit, si vede che è una c'ha il grullàio>>

<<lo scrissero: e poi gli uomini ammazzeranno gli altri uomini>>

<<ah, sulla Repubblica un c'era.. dove lo hanno scritto?>>

<<La Bibbia, signora>>

<<con tutti questi allegati ci riempio la casa..>>

<<comunque io, seddiovole sono zitella, così, niente figlioli! che poi mi doventano grandi e mi trucidano per la droga>>

<<io c'ho due nipoti grandi.. vedesse come vanno in giro.. ho una paura..>>

<<fossi in lei li ammazzerei nel sonno, brutti troiai>>

<<...>>

<< Guarda Paolina, questo giovine alla cassa.. son due ore che si gratta.. che schifo..>>
Simone, minimal 10:07 | commenti: commenti (2)(popup)

'un si frigge miha coll'acqua

giovedì, 06 dicembre 2007 in: divertissement, casini di casa, fiorentinismi
che però apparte il titolo parecchio toscano con l'idioma la smetterei.

primo perché certe robe le lascio volentieri alle profe con manie di grandezza, che allegano il dizionario stilistico in calce;

secondo perché io il dialetto lo pronuncio bene (sarà perché ci sono nato dentro? forse) ma a scriverlo è difficile.

per esempio io l'acca non so di preciso dove metterla e gli apostrofi mi sembrano sempre o troppi o ptroppo pochi.

il titolo richiama invece la cucina, quella cosa che tutti hanno e danno per scontata da piccoli, ma che si scopre per davvero da adulti, quando te la montano sotto gli occhi per nove ore circa.

ieri l'omone con l'orecchino al naso (di qui in avanti denominato "il montatore") e il suo collega filippino (non era Ariel, il tuttofare di Bisio; di qui in avanti però chiamato Ariel, perché non mi ricordo come si chiama perdavvero) sono arrivati alle noveettrenta con un camion pienopieno di roba.

Tanto che pensavo ci fosse un'offerta tipo tre per due e ci montassero una cucina in ogni stanza.

Invece no: il venditore (di qui in avanti chiamato Dino; perché si chiama così) mi dice che è tutta la nostra cucina.

Una volta sballata avrà le dimensioni di un tavolino da bambini: ma con l'imballo pare lo stadio meazza.

Tutti fermi perché senza l'idraulico non si toglie nemmeno il cellophan: arriva il duo trombaio, che predispone tutto perfettamente (a parte l'dore di gas che ora si propaga per casa e che ci farà morire tutti entro sabato) in pochi miunti e si allontana.

A mezzogiorno non siamo praticamrente a nulla: Alle una si va tutti a mangiare fuori.

Si ricomincia alle due: il montatore fora tutta la cucina, percorsa da una trave di ferro e per questo motivo, inforabile.

Dopo aver trovato una soluzione empirica di cui non conosco il percorso, ma che comprende l'uso di scotch e abbondante colla vinilica, finalmente si appendono i pensili.

L'angolo della cucina viene completamente ridisegnato perché il muro sembra un quadro astratto e va per i cazzi suoi ogni due cm (sento la voce del Geometra "muri perfetti.. ormai col laser.. sa.. tutto a novanta gradi"; ecco cosa intendeva per novanta gradi.. ancora frizza).

Con la pialla il fido Ariel riprogetta il ripiano, adattandolo perfettamente. Il montatore ringrazia Ariel con una maledizione irripetibile, ma capace di far inghiottire il popolo filippino dentro un maelstrom.

Verso le cinque di sera torna Dino, ci offre un crodino (dovevo dirla per contratto) e si unisce alle operazioni.

Montano i cassetti con l'ABS, capace di rallentare la corsa in maniera intelligente e sicura per le dita dei furbi;
Riallineano le ante facendole combaciare perfettamente e Arile lentamente rimette i ferri nelle scatole.

Si accendono i faretti, che consumano quanto il CERN, ma irradiano la stanza di una luce magnifica (merito dei protoni accellerati, mi spiega Ariel, smentito dal montatore che gli nomina Dio a più riprese).

E infine le cucina finita, come si può vedere in foto nel blog di mia moglie: una snaidero da esposizione.

Difatti, come nelle esposizioni, non funziona nulla: il gas puzza e basta, il lavello e la lavastoviglie non sono collegati, il forno manco si accende.

L'indomani (che poi è oggi) ritorna l'idraulico che deve colegare tutto: (ieri: basteranno dieci minuti, non si preoccupi).

Due ore di lavori.

Alla fine parte tutto. Epperò il gas continua la sua fuga. Comincio a preoccuparmi quando il numero dell'idraulico suona a babbo morto.

"L'utente da lei chiamato non è raggiungibile"

"L'utente non è al momento disponibile"

"L'utente non è un idraulico"

"L'utente se ne fotte"

Noi ce ne freghiamo e coi punti di circa dodicimila euri di spesa abbiamo quasi in regalo una bella pentola dell'Alessi.

Si torna a casa e ci facciamo i tortelli come Dio comanda (da ora denominato Snaidero)

Arrivederci.
Simone, minimal 16:25 | commenti: commenti (popup)

Dieci Novembre

sabato, 10 novembre 2007 in: romance, per una sberla di libri, fiorentinismi
Ho voglia di scrivere da un paio di giorni, di aggiornare queste paginette da quattro soldi con idee e immagini.
Suoni, certe volte.

Eppure, ogni tentativo si riduce in volute di fumo che vorrei uscissero dalla mia pipa accesa e da un buon tabacco invernale.

Oggi rompo la teca e scarto la tastiera.

Da ieri abbiamo un libro in più dentro la nostra libreria virtuale (quella reale è già soffocata da troppi concetti): al momento riposa sul divano.

Trattasi della Grammatica di Dio, di un certo Stefano Benni che chi lo conosce si sdegna se lo chiamo "un certo"; e chi non lo conosce.. non esiste qualcuno che non conosce Stefano Benni.

E' un libro di racconti.

Da ieri ho di nuovo la moglie bionda.

Mi correggo, da ieri ho la moglie bionda. Avevo una fidanzata bionda.
Ma poi ho sposato la mora.

La bionda trasgressiva che scrive sul blog e che mi provoca con il suo cappottino rosso è tornata ieri sera, dopo diverse ore nelle mani di una parrucchiera.

L'ho accompagnata verso le tre e sono tornato a riprenderla per le sei.
Con un sms mi ha spiegato che aveva ancora quaranta minuti di tempo.

Ma io avevo già parcheggiato la macchina (che, lo avrei scoperto più tardi, sarebbe ripartita a fatica).

Ho percorso Borgo Ognissanti, pensando a chi canta canzoni fintamente fiorentine a proposito di "Borgo le croci" (durante questo episodio il mio spirito ghibellino voleva ribellarsi e dire che non esiste nessun borgolecroci).
Lascinado perdere le croci, Ognissanti è una via che da Porta al Prato conduce in centro, popolata di ristorantini turistici, finte salumerie dove il prosciutto costa quanto un visone e ambiziosi negozi di modernariato.
E' una via tutto sommato piacevole da percorrere, specie se tutto è un'attesa per la calda serata con la bionda.
E' una via ambiziosa ma non come via Tornabuoni coi suoi Cartier e Ferragamo ad ogni civico.

Arrivato all'istituto francese mi sono spostato sull'Arno, per respirare Firenze.
Un tizio sopravento fumava un toscano.
Non mi sono goduto molto quest'arietta frizzante.

Poi il cellulare mi ha riportato ai miei doveri. E una voce gentile ai miei piaceri.

Ora ho la moglie bionda.
E la macchina in panne.

Una casa calda e nessun posto dove andare.

Il primo regalo di natale è arrivato il Dieci di Novembre.
Simone, minimal 14:57 | commenti: commenti (popup)

disturbia mi disturba

mercoledì, 29 agosto 2007 in: musicalmente, romance, cinemini, fiorentinismi
L'altra sera siamo andati a mangiare la paranza in piazza Sant'Ambrogio.

C'è una sorta di ristorante improvvisato, con diversi tavoli e tavolini posti di fronte ad un palco.
Sul palco c'erano un paio di chitarre elettriche, una chitarra acustica, una batteria e un paio di tastiere.

Ci siamo seduti ad un tavolo proprio sotto al palco, come due fan accaniti (di chi, non era dato saperlo).

Una cameriera paziente ci ha consegnato tre cartocci di pesce fritto e una brocca di vino bianco ghiacciato.

(non dovevo scrivere vino ghiacciato.. mi sta venendo una sete dannata)

Al primo anello di totano, un gruppetto sale sul palco.
Sfoderano anche il basso. lo suona uno basso e pelato.

Il tastierista sembra uscito da Vivere e tenta di accattivarsi le simpatie del pubblico con uno strumento nuovo, una sorta di antennina in grado di captare le vibrazioni attorno e trasformarle in fischi parecchio fastidiosi.

Un artista.

Il gruppo suona bene, c'è da dire.

Ma noi, al terzo cartoccio, decidiamo di rifugiarci nel cinema trash, ovvero nella proiezione di Disturbia.

In tutta la sala c'erano 6 persone.

Disturbia è un filmetto girato nei tempi morti da Transformers. Stesso protagonista, stessa casa.

Il film si basa sui luoghi comuni del 2007: Ipod video da 60gb, Cellulari con suonerie mp3, Scaricare la musica, Fotografie digitali e Youtube per i filmatini amatoriali.

A parte questo c'è un serial killer parecchio disturbato dall'essere finito in questa mattonata estiva di basso livello.

Dimenticavo, c'è pure Trinity, quella che in Matrix sparava dentro una tutina nera di latex.
Volete sapere dove è finita?

Fa l'agente immobiliare a Disturbia e ha un figlio problematico che spia le ragazzette col binocolo.

Non fosse stato per Disturbia, sarebbe stata una magnifica serata.
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (popup)

Ecco tutto (diario)

lunedì, 11 giugno 2007 in: romance, casini di casa, fiorentinismi
Stamani ho pedalato fino al centro con la bici di mia moglie, una mountain bike piccola e carina, che mi teneva protette le ginocchia grazie ai miei stessi gomiti.

Ho fatto la mia solita mezz'ora di attesa, per poi farmi ricevere dal Giudice.
Una signora dai modi cordiali che alle 10:30 aveva davanti altre venti udienze e poco tempo per parlare.

Meglio, tanto io avevo ancora meno da dire. Due minuti di udienza. Più che sufficienti.

Mi sono fermato, appena varcata la soglia del Tribunale, dal biciclettaio: speravo di trovare una bici perlomeno della mia taglia.
Sorride e mi dice di ripassare domani.
Domani ripasso.

Poi a casa, dove mia moglie ha già chiamato un paio di agenzie immobiliari, fissato degli appuntamenti, e messo l'acqua a bollire.

"E' il secondo giorno di fila che cucino io" mi dice entusiasta.

Come si fa a non amare una personcina così?

Poi distesi sul letto, mentre vediamo in quanti modi nella vita di tutti giorni si può far uscire il numero 23.
Tanti, superenalotto escluso. Peccato.

Con il nostro consueto ritardo andiamo all'appuntamento per una casa poco distante.
L'agente è cortese e la casa perlomeno non è bugiarda. Una cosa da apprezzare al giorno d'oggi.

Bacio sulla fronte e torno a studio. Poco fa, complice la pausa caffè istituzionale, ho provveduto a ritirare le foto del Viaggio di Nozze.

480 foto. Carta opaca.
Le ho sfogliate con una certa soddisfazione. Si perché le foto sono belle e non annoiano.
E il merito è dei fotografi, che hanno gusto e occhio.

Saremo poverini come gli abitanti di Bornholm, ma abbiamo gusto e occhio. Il nostro ponte sarà il più figo di Firenze e la gente farà a gara per venire a passarci una notte.

Magari potremmo inventare un turismo alternativo: SottoUnPonte, l'idea vacanza del 2010.

Voglio un sincero parere: quanto ho scritto fino ad ora vi pare noioso? La solita routine di una coppia sposata, pantofolaia?

Perché io se rileggo trovo solo cose eccitanti, divertenti e inusuali.
No, il fatto che cucina mia moglie non è così inusuale.

Ma la routine è deliziosa e rassicurante. Come le coperte di quando eri bambino, quelle col buco nella risvolta e dai colori deliziosamente anni 70.
Basta carezzarle per ritrovarvi nella vostra cameretta, coi giochi sparsi sul pavimento e la voce della mamma ad intimarvi di riordinare, se vogliamo vedere il film alla tivvù.

Ieri abbiamo passato una giornata a riordinare gli armadi e stirare.
Poi, alla sera, sul letto, Pru mi ricuciva un bottone della camicia.

Trovo tutto questo affascinante. Di più: lo trovo figo.

Sono Innamorato. Ecco tutto.
Simone, minimal 18:51 | commenti: commenti (4)(popup)

Celibato, Addio

sabato, 12 maggio 2007 in: divertissement, fiorentinismi, il grande giorno
E' cominciato il weekend del mio addio al celibato.

E' cominciato presto.

E' cominciato ieri.

Ero già in pigiama, immerso in una caverna buia di Oblivion, quando mi chiama Ale.
Mi aveva detto che forse c'era. E in tutti questi anni il "forse ci sono" di Ale è sempre stato un "no, non ci sono".

Quindi ero in pigiama e clava, a picchiare Goblin.

Chiedo scusa al Goblin Sciamano con un cenno dello scudo. Mi guarda perplesso e si ferma.
Meno male, anche questi besti hanno un po' di educazione.

Rispondo al cellulare e Ale mi comunica che si esce.

Mi scuso collo sciamano. Guarda casomai ti chiamo domani.

Mollo pigiama e clava, tornando nei jeans e nella camicia.

Dopo venti minuti siamo a zonzo per il centro, e dopo altri venti stiamo cantando.

Questo oggi mi fa riflettere: sono vecchio e non reggo più l'alcool.

Dopo la terza bevuta e dopo un numero analogo di voli radenti in bagno, si decide di andare dal lurido.

Devo essermi fatto troppo fighetto in questi ultimi tempi, perché il lurido l'avevo sempre snobbato. Ti fa una roba che chiama hot-dog, con le melanzane piccanti e la salsa rosa.

Farebbe vomitare uno squalo; lo troviamo delizioso e passiamo il resto della serata a decantare le doti culinarie del lurido.

Mi addormento verso le 4.

Se una semplice bevuta mi fa questo effetto, domani potrei non tornare vivo. Vi lascio questo mio ricordo.

"ero un giovane ragazzo che voleva sposarsi"
Simone, minimal 19:42 | commenti: commenti (popup)

Marzo

mercoledì, 07 marzo 2007 in: scatti, toghe in delirio, fiorentinismi
Il giorno più freddo dell'anno.

In questo inverno fittizio, mentre gli alberi distratti già si mettono il costume e programmano le gite domenicali al mare, mi ritrovo con l'ombrello.

piove su Firenze.

a breve pioverà anche sulla mia postazione, poichè la velux posta direttamente sopra la mia testa non chiude bene: imbarca acqua e regge per circa 30 minuti;
poi, lentamente, apre gli argini e cola silenziosa sul mio monitor, sulla tastiera e sulla mia sedia.

ho posato l'ombrello sulla scrivania, pronto ad usarlo alla prima goccia, certo di poter salvare almeno il monitor.

Giornate, quelle di marzo, fatte di lunghe passeggiate.
Ci stiamo riappropriando del centro.

Il turismo che aveva invaso piazza del Duomo e della Signoria sta cedendo.
Lui si aggira come uno spettro (grande immagine) per le strade, ignaro che lo seguiamo.
Riscopriamo vecchie botteghe, facciamo acquisti incredibili (le scarpe! coprono i piedi!! anche sotto!!!).

Marzo.
Venerdì siamo alle prove tecniche di matrimonio.
Oggi in comune una signora panciuta e giocosa ci leggeva la formula denominata "promessa di matrimonio".

E noi silenziosamente ci tenevamo la mano.
Se fossimo stati sim avremmo avuto un fumetto sopra le nostre teste, con l'immagine del nostro letto in piena notte.
ricordi. ricordi?

beh, impossibile dimenticarlo. (anche perchè parlo di ieri sera..)

E poi pedalate in bici con i tuoi capelli che vanno ovunque, cappello o meno.

Marzo è profumo di zucchero filato.

E' vecchie e nuove canzoni. Come l'album degli Air.

Ecco. Ci siamo.

Apro l'ombrello.
Simone, minimal 16:35 | commenti: commenti (1)(popup)

Routard

lunedì, 26 febbraio 2007 in: romance, fiorentinismi
Ci sono due modi per vedere Firenze.

La città impone ritmi serrati se hai poco tempo. Per cui allacciati le scarpe e fatti il fiato già una settimana prima.

Con il sonno terribile di chi non dorme da giorni (perchè con le pedule col carro in kevlar non è che si riposi poi molto..) giungi armato di:

Guida di 458 pagine brossurata (che per feticismo hai pure rilegato in pelle, di modo che adesso pare uno di quei rari manoscritti del cinquecento, appena scivolato via da una mano imbarazzata in Laurenziana);

Altra Guida sui 100 ristoranti in cui merita fermarsi almeno una volta nella vita, sempre se hai la mastercard carica.

Pedule legate al collo con le stringhe, e scarpe coi tacchi del dodici, perché a Firenze non si viene vestiti come montanari fuggiti da una grotta della Valcamonica.

Ancora non sapete che volete assolutamente comprare:

L'ombrellino fatto a forma di cupola, che da chiuso non te lo caga nessuno; da aperto invece sembri Santa Maria del Fiore a spasso per i colli.
I suoi pregi sono di concentrare al massimo i raggi solari, in modo da creare una sottocupola di 45 gradi che ti ucciderà dopo pochi passi in via Roma; Però sotto il diluvio sembrerete perfettamente integrati con le lontre che abitano l'Arno.

Vorrete sicuramente indossare il grembiule "davanti nudo del David", anche in pubblico.
Anzi, al ritorno inviterete gli amici e cucinerete tutta la sera con le palle dello sfidante di Golia in bella vista.

Per stupire potreste anche scegliere il modello "boxer coi cogliony del David". Vedete di non fare brutta figura quando ve lo sfilate.

Il perfetto turista si dirige a fiamma verso una qualunque trattoria in cerca del buon Chianty e della cara "Fiorentina".
Di necessità virtù, dal momento che, dopo aver passato giornata a ghiacciarsi le natiche sugli scalini del Duomo (altra immancabile delizia che non vi farete sfuggire), volete scaldarvi con del rosso antico.
Quello della bistecca.

Se non erro a capo di tutto questo panegirico avevo accennato ad un'altra versione della GuardaFirenze.

Si potrebbe invece venire a Firenze per turismo distratto. Non per feticismo dei marmi, ma per assaporare i mille profumi che ti prendono all'amo mentre passeggi distratto per il Corso.

Non sapendo resistere, ti fermeresti per un panino al lampredotto (operazione impensabile se sei vestito come l'etichetta della Mafia russa impone da secoli), condito di tutto, salsa verde inclusa.

E dopo aver visto il ponte vecchio alla sera, burlandoti delle lontre in Arno (quelle con l'ombrellino a cupola, ovviamente) potresti decidere di provare la pizza in un affollato locale un po' fuorimano.

Certo, c'è chi preferisce il tacchinaggio compulsivo.
Quel fenomeno affascinante di chi si scoperebbe anche le vetrate di San Lorenzo, di chi attaccherebbe bottone anche col mimo di Dante di fronte a casa sua, con la speranza di scoprirci un grazioso ermafrodita sfuggito alla scienza.
Salvo poi ritornare pacifico e mite al primo squillo di cellulare. Quelli del display ocn su scritto "amore".

E invece di cedere al piacere della carne (la FIorentina, ovviamente), il turista attento finirebbe a gustarsi la sua pizza un po' partenopea, ma innegabilmente toscana.

Firenze ha un gran bel vestito. Di quelli da dama del seicento, con le gonne gonfie.
C'è chi pensa di infilarsi subito sotto l'ultima gonna, dimenticando che le dame di un tempo erano riservate. E finisce col non vedere niente.

La cosa migliore è godersi il bel vestito, portandosela a braccetto per i vicoli e le strade vecchie.
Chissà che allora non decida di concedersi un po' di più allo sguardo stupito e commosso dei turisti più intelligenti.
Simone, minimal 13:01 | commenti: commenti (popup)

9 crimes. 11 months

giovedì, 28 dicembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari, fiorentinismi
Passi attraverso una città che non conosco.

Incontri di tutto: le mura ruvide che ti parlano, ti sgridano perchè non le hai degnate fino a quel momento di attenzione.
Palazzi interi senza una facciata, senza una vera identità, senza un'anima.

Palazzi che ce l'hanno ma la via è troppo stretta e non si alza mai la testa, nelle strade strette.

Forse la cosa che meglio conosco è il porfido, quegli infidi ciottoli che fanno traballare la mia bici ad ogni pedalata.
Ecco, una cosa così e la disprezzo.

Firenze non mi merita.

Forse è il motivo per cui avevo deciso di lasciarla; Magari una fredda mattina di Gennaio, quando ancora le persiane stavano chiuse e nessuno avrebbe badato a me.
E i miei passi sarebbero stati ascoltati? Nessuno avrebbe sollevato la testa per vedere l'ennesima facciata scolorita di un palazzo in una strada stretta.

Soprattutto questa facciata.

Avrei potuto abbandonarla sul ciglio dell'Arno dentro un pomeriggio estivo.
Le avrei raccontato una storiella sui pescatori di pesci fatti col fango, ci avrebbe sorriso su e si sarebbe sentita screpolare un po' le vecchie mura di palazzo vecchio.

Avrei percorso i giardini ingialliti dal sole di Piazzale Michelangiolo, in cerca dell'ombra.

Nessuno avrebbe badato a me, alle mura ruvide di poco conto, troppo giovani per sentirne la mancanza.

Sarei sopravvissuto al rimpianto, sarei stato meglio.

11 mesi fa ci credevo davvero.
E ci ho creduto per molti anni, prima di quegli undici mesi.

Adesso il porfido ha un sapore diverso. Fa ancora un po' male alle giunture e i sobbalzi li digerisco poco, ma ad ogni minimo sussulto sorrido (almeno dentro): siete qui. Sono ancora qui.

Sono ancora qui per scivolare le mani sui vostri muri, per fissare la facciata di palazzi che non nota nessuno e sentire il brivido di una scoperta nascosta, della "X", del tesoro dei pirati.

Sono ancora qui.

Avrei commesso molti delitti e molti ne commetto oggi.
Peccati di gola, soprattutto.

Ma ti sono grato, anche per questo.
Simone, minimal 18:35 | commenti: commenti (popup)

Christmas is all around You

venerdì, 22 dicembre 2006 in: sotto lalbero, per una sberla di libri, fiorentinismi
Passeggiavo in bici lungo le vie del centro.
Sotto i festoni a pioggia, l mille luci natalizie di Firenze.

Mentre sfilavo accanto al nostro albero, di una giunta così povera da farlo sponsorizzare, pensavo ai libri.

Ieri dentro la Edison si è detto che un libro è forse il regalo più personale che si possa fare.

"Si è detto" nel senso che tu lo dicevi e io annuivo.

Nel regalare un libro si deve tener conto del gusto dell'altro o scegliere qualcosa che leggeresti tu?
O qualcosa che hai letto e che quindi, implicitamente, consigli?

Di colpo un regalo così semplice si è trasformato in una faccenda complessa.

Se il destinatario del libro legge solo Donna Moderna o Quattroruote (o, terribile, entrambi) cosa è meglio: Baricco o la Litizzetto?

Il primo ha dalla sua un recente scritto sulla mille miglia, la seconda una quarta di copertina in abito da cresima con occhi furbetti.

E, diciamolo, la seconda forse è un approccio alla lettura un tantino più lieve.

Però magari mister DonnaRuote ha la casa piena di Barzellette su Totti e quindi perfino la Littizzetto farebbe un'Eco terribile (è un carpiato, ma arriva).

Dunque niente per entrambe.

E io il libro "le barzellette spiegate ai calciatori" mi rifiuto di portarlo alla cassa, a meno di non portare un collant sulla faccia.

Certo che anche nel caso opposto non va molto meglio.

Il libro regalato al lettore appassionato risulta soggetto a gravi rischi.
Il primo, banale, è che ce l'abbia già. Lo conosca a memoria e anzi, non gli sia piaciuto poi molto. AAARGH.

Non te lo confesserà mai comunque.

(piccolaparentesi: non c'è cosa che mi faccia più incazzare delle prolungate interruzioni mentre scrivo)

Dov'ero rimasto? Ah si, i libri.

E precisamente i libri intelligenti.

Il succo è che ho capito nell'arco di una notte che non è quasi mai un'ottima idea regalare un libro.
Può anche sembrare un bell'oggetto sul momento, ma il più delle volte finisce non letto in fondo a qualche tavolo. ( o nella seconda fila della libreria, quella invisibile)

Ma perchè ho dato un titolo natalizio a quest'angolo della lettura che pare narrato con la voce di Neri Marcorè?

Uhm.. forse un motivo c'è.
(forse)
Simone, minimal 14:58 | commenti: commenti (popup)

4 novembre

Quarant'anni fa un'ondata improvvisa cambiava la vita di una città.

Un fatto cui nessuno voleva credere, fin quando non è piombato giù dai monti una fredda mattina d'autunno.

Silenzioso, senza preavviso.
Tutti, in un attimo, hanno visto la loro realtà presa e strappata, accartocciata, inzuppata di fango e gettata dentro una cascata.
Tutti oggi ricordano l'altezza dell'Arno nelle varie vie, le auto trascinate dalle ondate, i primi soccorsi, le catene umane.

Perfino chi, come me, non era ancora neanche in cantiere.
Vissuto di racconti.

Di come il negozio dei miei nonni fosse finito sommerso, in via del corso, con tutti i maglioni invasi di fango.

Mia madre era a Pisa in quei giorni, nella casa al mare, bloccata a Pistoia sulla via del ritorno.

4 Novembre.
Una fermata obbligata.
Rallenti il passo e rifletti perchè Firenze te lo impone.

E chissenefrega se è freddo.
Non importa se non c'eri. Sei Firenze quanto me, ormai. Sei Firenze quanto Firenze stessa.

Ti fermi e rifletti.

Un'ondata al mattino può cambiarti la vita, oggi come quarant'anni fa.

Può travolgere i destini.

Oggi è un bel sabato mattina.
Non si dorme perchè ci montano la porta della dispensa, dopo mesi di attesa, fin dalle 8:00.
Abbiamo un appuntamento alle 11:30, in centro.

Vestiti pesanti, ed io per eccesso di zelo, perfino con i guanti.
In bici. Un mondo nuovo. In bici, in due, in centro.
Solo conferme, solo per sapere che quello che abbiamo scelto è meglio di qualunque alternativa.

E foto. Foto.

Il mondo in bianco e nero, il mondo ritratto in un giorno, la vita di due persone in un Giorno che qualunque proprio non è.
Scatti, click, fotolibri, album.
Album. E immaginarsi le vecchie lastre di vetro e il fotografo che mette tutti in posa, settanta e passa anni fa;
magnesio e puf. (teneva il braccio col "flash" alto per non bruciarsi)

Il fascinoso mondo della pellicola, del vecchietto che stampa ancora a mano.
Scatti in grigio.

Un'ondata, ecco tutto.
Fissi a fissare le vetrine, ed ogni negozio espone scatti di quel 4 novembre.
Tutto collegato.

Un po' come fermarsi e non rendersi conto, non voler credere, di stare per cadere.
Ma se mi fermo col piede sbagliato si cade, c'è poco da fare.
Salvo ridersela su, perchè a parte una chiappetta dolorante l'orgoglio non è ben troppo ferito.
Il mondo in grigio, la vita che ti cambia e neanche te lo aspetti.

Sembrano frasi gettate così, non credete? Il vecchio Simone che sparla e mischia sacro e profano, con una punta di sacrilego, aggiungerei.
Può darsi, può darsi che tutto non si possa sempre riassumere in 4 righe, tanti punti e a capo.
Bah.

Sarà l'aria di natale, sarà il pensiero buttato agli addobbi. Sarà stato Arezzo. Tutto satinato dall'odore di caldarroste e da noi che andiamo sempre controcorrente.

Una giornata per ricordare che tutto può cambiare, ma che si può sempre e comunque costruire.

Costruire.

Forse, alla fine di questo 4 novembre ho capito una piccola cosa (non crediate chissacchè..):
L'inizio è sempre bellissimo.
L'odore di libro nuovo, una matita intera e la Primavera sono bellssimi non crediate.
Ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c'è tutto il resto.
E tutto il resto è giorno dopo giorno. La vera vita è Costruire, silenziosamente,

Costruire

Simone, minimal 20:58 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 02 ottobre 2006 in: musicalmente, fiorentinismi, il grande giorno

"fatti un giro nel quartiere, viene a vedere la situazione reale"

ogiùdili.

solo che loro (gli A31), intendevano parlare del degrado, della pessima influenza che droghe e alcool hanno su noi gioVini moderni.

Guardate JAx nel video della sua ultima canzone, ironicamente chiamata "ti amo o ti ammazzo" poi mi dite..

Ma dyvago.

Insomma ci facciamo un giro nel quartiere (si).
E si vedono casine.

Perchè l'amore va bene e cura tutto, ma due cuori esigono una capanna. No, non va bene neanche "sotto i ponti", anche perchè ho un amico sotto ogni ponte, e dovremmo pagargli l'affitto.

E poi ci sono le Nutrie che si passano ore in bagno al mattino e non mi piace.

Allora ci facciamo un giro nella speranza di trovare casa. Una roba tipo tetto e camere, anche da ristrutturare, ma che non sia grande quanto la cuccia del cane della vicina.

Avevo scritto un post un po' di tempo fa. Stesso argomento.

Giriamo e ci facciamo idee, meditando soppalchi e fienili, bilo-trilo, basta siano anche cali, meglio se in buone condizioni.

Non ci facciamo ingannare dalle distanze, vigiliamo anche sui borghetti limitrofi e pure meno limitrofi.

Non abbiamo fretta, sappiamo ciò che vogliamo.

Sono ottimista (che, come profumo, ha "vita", per un tragico contrappasso)..

Abbiamo trovato il posto dove fare il ricevimento, figuriamoci trovar casa. Una passeggiata di salute.

Simone, minimal 18:00 | commenti: commenti (1)(popup)

Non è un giorno delizioso?

domenica, 24 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, romance, fiorentinismi
Passeggiare un sabato pomeriggio per il centro.

Senza pretese di vedere, di viaggiare, di crescerci tra quelle mura.

Senza alcun desiderio di niente che non sia il passeggiare stesso.

Vita di un sabato qualunque, quando anche entrare in un negozio e trovare il "cappotto di Ottobre" rende tutti e due più molesti e felici.

Vita di un sabato saltellando da un locale all'altro, magari con uno sguardo imprescindibile a quel duomo Duomo, che ci guarda silenzioso, calpestato dal turismo settembrino.

Riprendersi semplicemente i nostri spazi, gli spazi di un NoiDue un po' separato questa settimana.

Distesi su questo letto ad ascoltare Diana Krall, per esempio.

Distesa a leggere "Il Profumo", magari immaginando la controparte cinematografica di quelle pagine.

Oppure con la borsa a tracolla e destinazione Siena.

Senza pretesa alcuna che non sia la mia mano nella tua. la tua nella mia.

Isn't this a lovely day
To be caught in the rain?
You were going on your way
Now you've got to remain


Let the rain pitter patter

But it really doesn't matter
If the skies are gray
As long as I can be with you
As long as I can be with you
As long as I can be with you
It's a lovely day
Simone, minimal 16:16 | commenti: commenti (popup)

Sigilli

domenica, 10 settembre 2006 in: romance, fiorentinismi
E non lo so perchè dice "una ragazza bruna ma carina"

Ma è roba vecchia, eh. Saranno passati quarantanni. Il mito delle ragazze bionde perchè allora mica potevi tingerti a comando.

Oggi che son tutte bionde magari direbbe "una ragazza bionda ma tinta", che ne so?

Forse divago leggermente. Il tema è un'altro. Semplice come quella bottiglia di vino rosso senza etichetta.
Altrettanto buona.

C'è che ci sono giri da finire che uno pensa non si finiranno mai.

Invece metti una serata qualunque, dopo un pomeriggio di allenamento e relax, dopo una cena sana.
Ti ritrovi in centro a pensare: "oddio, finiamo il giro del Duomo?"

Sono passati mesi. Avevo il cappotto di velluto e mettevi la tua mano nella mia tasca.

Quando il freddo ci arrese e ci fece tornare in casa.

E oggi niente freddo a darci contro, ma anzi un piacevole vento dell'ovest, che soffiava gentile come sotto quei cieli stellati dell'isola verde.

E oggi niente chiasso. Solo noi, silenziosi emozionati. Naturale e semplice, un passo davanti all'altro.

Fine del giro.

"simo abbiamo fatto il giro.. adesso?"
"ne faremo altri"

E' un po' chiudere il cerchio su una promessa. C'è, resta ferma, ma ce ne sono altre per il sigillo.

Il sigillo della serata:


"..CON QUESTA MANO IO DISSIPERO’
I TUOI AFFANNI,
IL TUO CALICE NON SARA’ MAI VUOTO
PERCHE’ IO SARO’ IL TUO VINO,
CON QUESTA CANDELA ILLUMINERO’
IL TUO CAMMINO NELLE TENEBRE,
CON QUESTO ANELLO
IO TI CHIEDO DI ESSERE MIA..
"
Simone, minimal 00:17 | commenti: commenti (popup)