MontMartre

Alle ore 10:21, con 9 minuti di anticipo, l'aereo proveniente da Pisa atterrava all'aeroporto D'Orly, a 14 chilometri da Parigi.

Pochi minuti dopo i passeggeri ingombravano lo stretto corridoio tra le file dei sedili per scendere ordinatamente.

Nello stesso istante, in Rue De Trois Féres, al 18eme arrondissement, un gruppo di turisti si fermava all'angolo con Rue de Tholozé.
La guida indicava una casa bianca, con vetri puliti e senza tende.
Il gruppo di turisti con la bocca ovale per lo stupore, scattava furiosamente foto prive di significato.

Sono le ore 11:00 mentre due passeggeri del volo che da Pisa è atterrato ad Orly con 9 minuti di anticipo entrano all'hotel Confort, un due stelle afoso.
Il receptionist, pizzettato francese dalle gote rubiconde e il sorriso distorto dice di lasciare i bagagli in una stanzetta afosa quanto la hall.
La stanza sarà pronta verso le 14:00.

I due passeggeri, neanche 15 minuti più tardi, escono dal Confort Hotel, transitano sotto la casa bianca dai vetri puliti e passano oltre.

Nello stesso istante tre giovani ragazze francesi, con alcuni palloncini colorati bianchi e arancio, stendono tovaglie e vettovaglie sull'erba in declivio al centro della scalinata del Sacre Coeur.
E attendono qualcuno.

I due passeggeri del volo Pisa-Orly, Simo e Pru, giungono sulla Butte, la collina di Montmartre.
Dopo un Croque Madame (un toast con uovo in allegato) si stendono al sole del prato in declivio sotto al Sacre Coeur, felici di questo primo giorno a Montmartre.

Pochi minuti più tardi, tre giovani ragazze con palloncini legati agli spallacci dei propri zaini, raggiungono la tovaglia e le vettovaglie, salutano chi le stava attendendo e si stendono tra il verde di Montmartree i palloncini bianchi/arancioni.

Poco sopra di loro, Simo e Pru riposavano scattando foto bianche/arancioni di Montmartre.

E' la sera del 18 maggio, a Parigi c'è un fresco vento e odore di pioggia.

Sono da poco passate le nove, sono da poco passati dei turisti sotto la casa bianca dai vetri puliti.
Simo li vede, dal terrazzo del quinto piano della camera numero 54 del confort hotel.

Sono da poco passate le nove: Simo e Pru lasciano il Confort Hotel per salire sulla Butte.

Nello stesso istante un pianista squattrinato attacca a suonare al Tir Bouchon, piccola creperie dietro Place Du Tertre.

Pochi minuti più tardi, attirati dalle note squattrinate del pianista, Simo e Pru entrano nel locale rosso, avvolto di pareti di biglietti dei vari clienti, chiamato Tir Bouchon.

Un cameriere cordiale ricorda a Pru come si chiamano "Forchetta e Coltello" in francese.

Pru sorride e Simo ordina una Crepe ai tre formaggi. Anche una Leffe.

Fuori dal locale, poco distante, un capellone rossiccio verga un contrabbasso.
Ne esce Sound of Silence.

Dopo la delusione della cena del diciassette,  in cui un  locale ingrato li aveva respinti, Simo e Pru decidono che il giorno successivo avrebbero mangiato Fondue a la Bourgugon.
Non sicuri di come si scriva, ma abbastanza certi di come si prepari.

Il giorno dopo, alla stessa ora, Simo e Pru sono dentro la Butte de Ville; all'ingresso vengono accolti da tre generazioni differenti: una giovane cameriera di origini campane, sua madre e sua nonna, una tenera vecchina che spilucca prugne senza nocciolo, nativa di Montmartre.

Venti minuti più tardi, Pru frigge il suo primo pezzetto di carne nell'olio bollente della Fondue.

Venti minuti più tardi Pru scopre "la cottura perfetta" del pezzettino di carne.

E' il giorno 20.

E' martedì.

Sono le 16:10 mentre Pru e Simo escono con il loro bagaglio a mano dal numero 16 di Rue Tholozé, fissando con sospetto la casa bianca dai vetri puliti.
Pochi minuti più tardi il sospetto finisce dentro una fetta di Tatìn ed una di Flan.

Consapevoli di essere sulla rotta di rientro, Simo e Pru salutano la Butte, ci lasciano un foglietto, appeso ad una trave del Tir Bouchon.

E si dicono: torneremo presto.

Sono le 16:15 mentre MontMartre saluta i due strani abitanti del quinto piano del num.16 di Rue Tholozé: quelli che non conoscevano il significato della casa bianca dai vetri puliti.

Ma conoscevano ben altro.

Simone, minimal 17:19 | commenti: commenti (3)(popup)

E vissero per sempre felici e contenti

lunedì, 21 maggio 2007 in: romance, il grande giorno
Scrivo distratto.
Distratto da un anello nuovo, al dito anulare della mano sinistra.
Gli eventi sono così grandi che le parole non bastano.

Dicevo un tempo che ci vorrebbe un vocabolario fatto di termini magici, da usare solo in occasioni rarissime.

Termini che riescono, soli, a fondere insieme i cinque sensi, riportandoti indietro.
Riportandomi a ieri.

Ieri mattina mi sono svegliato sul divano del salotto.

Dormire con mio padre era impossibile, visto che russa come un cesna.
Come un giorno qualunque mi sono vestito e sono andato in centro, pedalando in bici.

Sono arrivato dal parrucchiere, mi sono velocemente sistemato i capelli (per gli uomini sono dieci euri. certo, non ti vengono a casa, non ti riempiono la teta di forcine che ti ritrovi fino al cenone di capodanno.)

Tappa veloce in agenzia, dove ritiro la lista nozze.

Torno a casa. Piccolo brusio e sorrisini dalla camera della futura sposa.
Lei e la testimone, emozionate e divertite, erano visibilmente in ritardo (e a digiuno).

Tento di fare il seduttore piacione porgendo un piatto di frutta fresca appena tagliata.

Ma è commossa. Sorride ed è commossa.

Poi tutto diventa un turbine. Gente ovunque e di colpo mi trovo a fare venti o più caffè.
Ancora in jeans e maglietta, tanto che il cugino della sposa mi dice (a fine serata e con la cravatta slacciata): "io non l'avevo mica capito che eri te lo sposo.. non ti vestivi mai!".

All'arrivo del fotografo invece mi vesto eccome. Con la gente e la porta semiaperta, e con la testimone che entra in camera senza bussare (forse questo era meglio non scriverlo).
Ero già sufficientemente coperto, tranquilli..
Mica è una commediola con julia roberts questa. Siamo ammodo, noi.

Cominciano le discese dalle scale: dal piano di sopra scende la futura suocera: applausi e foto da ogni apparecchio elettronico.

Scende la madre dello sposo. Applausi e scatti si sprecano.

Arrivano gli altri testimoni, con Ale che non pò abbottonarsi la camicia perché ha il collo gro(a)sso.

Via.

In macchina mia madre mi regala l'ultimo dono da scapolo.

Al piazzale Michelangiolo scopriamo che questa bella giornata di sole sono in tanti a volerla vivere in festa: soprattutto quelli della 1000miglia.
Centinaia di auto d'epoca ci affiancano, ci superano.

Mi ricordo di quando sulla via bolognese, con mio padre, stavo ore a fissarle, cercando di farmi salutare dai piloti con i berretti più sgargianti.

E ora eccomi, sono quasi sposato, sul piazzale.
In coda.

Arrivo alla chiesa e già c'è il giro dei saluti. Siamo tanti.
E capisco che sposarsi, forse, è veramente un qualcosa che muove una intera comunità.

Ci sono gli Scacchi, nel complesso "estremamente garbati", perfino gli imbucati pentiti.
Ci sono i miei vecchi compagni di scuola, anche il mio solitario e musone compagno di banco.
Sorride.
(incredibile)

1000miglia di parenti della sposa e tutti che sorridono e sono felici.
Fotofotofoto.
Soprattutto ricorderò sempre la foto di Federico, con il cartellino dello sconto (50% mica bruscoli) ancora appeso alla giacca.

Credo che anche lui non lo dimenticherà mai.
(ci penseremo io e Leonardo, se anche si facesse rimuovere la memoria).

Nel caos siamo tutti dentro. Musica e arpa, canoni in D e poi mi giro verso l'unica fonte di luce della chiesa.

Dietro di me, pronta ad entrare, ci sei tu.

La mia parola magica, forse, non la conosco.

Quello che posso dire con le vecchie parole, è che l'amore ha due vite parallele.
La prima è fatta di binari, su cui, paralleli, corrono due anime. Talvolta incontrandosi.

La seconda è un nastro dorato. COn questo matrimonio ho imparato che con il nastro dorato puoi fare di tutto.

Si può impacchettare bomboniere, si può legarci stretti i libretti della messa.
Si può conservarne una manciata di centimetri e tenerli in un cassetto, tutta la vita.

Il nastro dorato è tutto ciò che penso del matrimonio. Bello a vedersi, elegante al tatto e versatile.
All'occorrenza può diventare una corda, legare e proteggere. E ciò che protegge, il pacchetto, lo rende bellissimo.

Ho imparato anche che nella vita non potrei mai dire di aver baciato, se non fosse per lo slancio dietro la nostra enorme e bianca torta di nozze, verso le tue labbra, verso mia moglie.

Forse ho trovato la parola.

Mia Moglie.

Meglio.

Mia Moglie Pru.
Simone, minimal 00:45 | commenti: commenti (1)(popup)

Come sto?

giovedì, 17 maggio 2007 in: romance, il grande giorno
E' giovedì.
Sono ancora in camicia e cravatta, sono ancora a studio.

E mentre scrivo, fuggo. E mentre scrivo, viaggio.

Mi trovo sull'altare ad aspettarti. In piedi con il fiato corto e le mani gelide e tremanti.
Tutti gli occhi addosso e un gran parlare. Rido e sono nervoso. Rido e fisso il punto luce: la porta.

Torno in studio al suono della porta.
Ci sono mail da leggere, persone con cui parlare.

Dettagli. Certo.

Mille dettagli e neanche un minuto per pensare al domani di un giorno come sabato.

Penso che svegliarsi sarà difficile come addormentarsi sarà impossibile.
Perché parlare con gli altri non è come parlare con te.

Respiro e penso a tonnellate di frutta che vengono caricate sulla nave. (come faranno a riempire giornalmente i cesti in ogni camera?)

Me lo domando.

Sono qui

Come sto?

Sono pronto.
Simone, minimal 17:54 | commenti: commenti (1)(popup)

Celibato, Addio

sabato, 12 maggio 2007 in: divertissement, fiorentinismi, il grande giorno
E' cominciato il weekend del mio addio al celibato.

E' cominciato presto.

E' cominciato ieri.

Ero già in pigiama, immerso in una caverna buia di Oblivion, quando mi chiama Ale.
Mi aveva detto che forse c'era. E in tutti questi anni il "forse ci sono" di Ale è sempre stato un "no, non ci sono".

Quindi ero in pigiama e clava, a picchiare Goblin.

Chiedo scusa al Goblin Sciamano con un cenno dello scudo. Mi guarda perplesso e si ferma.
Meno male, anche questi besti hanno un po' di educazione.

Rispondo al cellulare e Ale mi comunica che si esce.

Mi scuso collo sciamano. Guarda casomai ti chiamo domani.

Mollo pigiama e clava, tornando nei jeans e nella camicia.

Dopo venti minuti siamo a zonzo per il centro, e dopo altri venti stiamo cantando.

Questo oggi mi fa riflettere: sono vecchio e non reggo più l'alcool.

Dopo la terza bevuta e dopo un numero analogo di voli radenti in bagno, si decide di andare dal lurido.

Devo essermi fatto troppo fighetto in questi ultimi tempi, perché il lurido l'avevo sempre snobbato. Ti fa una roba che chiama hot-dog, con le melanzane piccanti e la salsa rosa.

Farebbe vomitare uno squalo; lo troviamo delizioso e passiamo il resto della serata a decantare le doti culinarie del lurido.

Mi addormento verso le 4.

Se una semplice bevuta mi fa questo effetto, domani potrei non tornare vivo. Vi lascio questo mio ricordo.

"ero un giovane ragazzo che voleva sposarsi"
Simone, minimal 19:42 | commenti: commenti (popup)

12 e 24

lunedì, 07 maggio 2007 in: romance, la cucina di suor bruno, il grande giorno
E' piuttosto vero che risulta sempre molto facile scrivere dolori e sofferenze;

Al contrario buttare giu' anche solo poche righe di una felicità solo felice non solo è impegnativo, ma si dimostra sempre un filo al di sotto delle aspettative.

Allora bisogna far conto sulle poche cose imparate i primi anni della nostra vita, quelli passati sui banchi alitando sulla bic nella speranza che da sola sputasse fuori idee mirabilanti e frasi degne perlomeno della sufficienza.

Tutto questo pesante preambolo per dire che non è semplice costruire a parole un'emozione tanto grande quale quella di un compleanno e di una brevissima attesa.

Ci vogliono parole piane. Come quelle sincere che ti risvegliavano da piccola, sotto le coperte.
Parole dal volto sorridente. Auguri che sistemavano ogni grigiore eventuale, anche piccolo, di una giornata.

Da bambini si vive il proprio giorno come una festa. Si pretende torta e regali.

E magari ci scappa pure un sorso di quell'acqua un po' frizzante e dolce che sono soliti versarsi gli adulti.
Quella del cincin e delle grandi occasioni.

Poi tutto sfuma e l'adolescenza violenta questo giorno. Lo si lascia scorrere infastiditi da quanti ti ricordano che sei un anno più seria di quello prima.
Allora esistono solo i traguardi ufficializzati e amministrativi. Il motorino ai quattordici, l'auto ai diciotto.

Dopo?

Dipende.

A volte si riscopre il piacere di questa piccola giornata in cui sei al centro di un microuniverso, fatto di sms, di regali (in)attesi e magari pure di torte.
Si condisce il tutto con una certa leggera superiorità, anche se sotto sotto il sorriso da fanciullo resta.

Così eccomi silenzioso e contento a fare una di quelle simpatiche microcerimonie che imbarazzano (ma anche no).

Così eccomi a ricordare che c'è un giorno in cui ci si ricorda di te e anche solo entrare in un negozio qualunque può procurarti sorprese inattese.

Lo faccio perché tutto questo non voglio sbiadisca di fronte al giorno successivo, quello che ti vedrà vestita di bianco.

Quella in cui ti dirò di si.

auguri, amore mio.
Simone, minimal 15:58 | commenti: commenti (1)(popup)

come mi sento

martedì, 24 aprile 2007 in: il grande giorno
Tra i sedici e i ventidue anni ho praticato equitazione. Salto ostacoli.

Ho fatto diversi concorsi, anche nazionali. Ogni volta che dal campo di prova passavo al prato erboso mi prendeva una gran fitta allo stomaco.

Mi sentivo tremendamente solo in mezzo al silenzio. Tutti tacciono in quel minuto.

Si sente solo il rumore delle falcate.

E nel silenzio assoluto, con gli sguardi tutti fissi su di te, qualsiasi errore finisce in un "ohhhhh" collettivo.

Uscivo dal campo di gara completamente sottovuoto.

Allora, per spiegare a me stesso questa enorme tensione, mi ripetevo che era colpa della mancanza di collettività.

I calciatori sono undici. I pallavolisti sei.

Si confondono. Perfino dentro ad uno stadio colmo di striscioni.

Così mi dicevo.

Mancano 4 sabati. Simone, come ti senti?

..

Credo sia impossibile rispondere a questa domanda. Mia Mamma ieri, mentre mi provavo l'abito, mi vedeva con il sacconanna, sdraiato nell'ingresso di marmo a dormire.

Simone, come ti senti?

Le persone continuano a ripeterci che è un attimo. Ci ritroveremo ai bordi del letto, la sera.
Con il vestito da sfilare e il cerchio di un anello.

Ci fisseremo, ricorderemo quando lo zio di turno ha dato spettacolo di sé, quando l'amico al decimo bicchiere ha reclamato la villa come suo possedimento;

Saremo polemici con quella frase che forse qualcuno poteva risparmiarsi e mi dirai che sono un troiaio perché non si ride di fronte al Parroco. Almeno oggi potevi essere serio.

In effetti la bestemmia quando ho picchiato violento sull'inginocchiatoio potevo evitarla.

E diremo che è stato tutto buono, con una buona parola per l'organizzatore della Villa.

Ti prederai i piedini, stanchi per l'intera giornata sui tacchi, ed io mi sfilerò il cravattone.

Ci verrà incontro la Lory, sbuffando per essere rimasta sola un'intera serata.

E le racconteremo tutto.

Poi saremo solo io e te.

Simone, come ci si sente?

Bene. Ci si sente incredibilmente bene.
Simone, minimal 17:07 | commenti: commenti (popup)

19 Aprile

giovedì, 19 aprile 2007 in: il grande giorno
Si può fare i distaccati quanto si vuole.

Si può dire che siamo pronti, che tutto è in ordine, che non manca altro.

Si può rispondere in ciclostile alle mille domande, tutte uguali: "allora come ci si sente?"

Mancano trenta giorni. E non trentuno, come ipotezzivo nella mia distorta visione di Aprile lungo.

Tempo di fermarsi. Di sedersi al lato del letto, noncuranti dei vestiti ovunque, delle mille carte sparse, dei capelli scompigliati.

Tempo di fermarsi.

Un bel respiro. Magari due.

Da qui in poi è tutta discesa. Non che prima fosse salita. Prima era piana.

Ora siamo sul vertice alto delle montagne russe. Nell'attimo in cui la carrozza si ferma.

Nell'attimo in cui ti godi l'altezza e deglutisci per l'ultima volta.

Perché l'istante successivo è frenesia. L'istante successivo è così intenso, così denso che ti travolge.

Quindi seduti, rilassati. Respiro.

19 Aprile - 19 Maggio.

Sai contare? Sai camminare? Contare.. Camminare insieme lo sai fare?

Contiamo.

(Perché cito i cento passi rivisto a breve? Forse per non dimenticare. )
Simone, minimal 17:38 | commenti: commenti (popup)

Accenti e Punti (Esclamativi)

sabato, 14 aprile 2007 in: scatti, romance, malanni, il grande giorno
MI sono svegliato da circa venti minuti

Una pausa della giornata di lenzuola, coricato su un fianco. Il tuo fianco seduto a sussurrare tasticol timore di far troppo rumore.

La torre di pisa sul telefono nuovo dice che è buio. Almeno a Pisa è buio e coperto. Qui non mi pare.

Filtra ancora sole dalle finestre, e senza le tende non passa un'ora intera senza che la gatta appoggi il suo musino al vetro. Sente l'aria, fissa fuori in cerca di qualcosa. Poi devia lungo muro verso il letto e si acciambella nell'angolo opposto.

Una pausa per tirare su con il naso.

Non è una bella visione, me ne rendo conto. Ma i fazzoletti hanno bisogno delle due mani, in questo momento impegnate a pigiare i tasti (sono rumoroso, non riesco a sussurrare con le dita. Mi applico)

Un piccolo (o grande) raffreddore che ci siamo scambiati in questi giorni.

Giorni di condivisione, impegnati a scegliere come terminare il nostro ciclo da Nubile/Celibe e cominciare una vita insieme.

Sfogliamo un piccolo opuscolo. Dentro, tra un "oppure" ed un altro, ci sono le frasi ed il rito. Un rito antico, forse poco in sintonia con noi, con le nostre domande, con la nostra comune avversità nell'istituzione.

Eppure, tra un "oppure" ed un altro, le spuntature ci sono.

Questo si. Questo è bello. Questo è molto romantico, mi piace.

Ci sono frasi che cominciano con N. e N. (dove N e N siamo noi).
Non si può non sorridere.

E poi ieri, dentro un centro commerciale dal nome impronunciabile per chi mangia pane e consonanti (da ieri però Yogurt e consonanti), il desiderio di dirti come sempre che Ti amo.

Che ti amo e sei tutto per me.
Una piccola frase, forse un gesto più forte con il braccio che ti stringe la schiena, ti schiaccia il seno contro di me.

Si certo.

Eppure sentire tutto questo, ogni giorno, ha un gran valore.

Ecco mi giro su un fianco. E di fianco c'è un vassoio, due tazze e tre bustine di varie tisane.

Come non sorridere?

Non ci sono grandi domande o risposte. E il silenzio è senza accenti.

Ma nel silenzio è pieno di punti. Esclamativi.

(!)

Simone, minimal 19:25 | commenti: commenti (popup)

Tutti parlano di auto e io no

giovedì, 12 aprile 2007 in: divertissement, il grande giorno
Perché il 13 febbraio, mentre dico ti faccio vedere un bel posto (Certaldo), ci viene incontro senza troppi convenevoli un signore sulla settantina.

Che così neanche mi sarei preoccupato troppo, se non fosse stato per via della Lada Niva glassata in ghisa e cerata di piombo che pilotava selvaggiamente.

Lui e la sua Lada Niva ci sono venuti incontro, ci hanno fatto la fiancatina, e tanti saluti a "ti faccio vedere un bel posto (sempre Certaldo).

E poi la Pulizia Municipale, il verbale, e lui che continuava a dire che era colpa mia.

Il Decreto Bersani(che dio l'abbia in gloria, mentre a me lo ha messo in culo) mi ha garantito una pronta risarcibilità in pochi mesi, difatti ad oggi neanche il perito s'è visto.

Così, mentre tutti si lamentano e fanno almeno un post per dire che la loro auto soffre, piange olio o fuma come l'arrosto della nonna (bell'immagine di controkarma), voglio unirmi nel coro delle anime pie ingiustamente vessate nel loro punto debole: la quattroruote.

La poverina mi guarda con l'occhio destro bendato, che ci ho dovuto pure cambiare il faro e mi sono tagliato un dito perché lei voleva usare il mio pollice come anabbagliante e io a dirgli "no, non funziona, non sono alogeno neanche un pochino".

La poverina è tutta ammaccata e procede a rilento. La porto a giro lo stretto indispensabile, in attesa che qualcuno si decida a venire a valutare i danni.

Il signore della gippona in Ghisa e Uranio impoverito, che per amore di sintesi chiamerò "LA MERDA", si è nel frattempo fatto vivo chiedendo a sua volta i danni.

Nello scontro infatti la merda dice di aver riscontrato una lieve breccia di qualche micron sul paraurti anteriore, e considerato che l'uranio costa e la ghisa è ormai un materiale storico, dice vuole soldi da me per il danno.

la merda (così chiamata assolutamente non per offendere, ma perché è la prima immagine che riconduco al soggetto quando cerco di ricordarlo nei lineamenti) insiste per aver ragione, e anzi si oppone fieramente al risarcimento.

E sempre grazie al Decreto Bersani che comunque secondo me tutta Europa ci invidia (stiamo attenti perché la prossima fuga di cervelli potrebbe comprendereil suo; e sarebbero cazzi) non posso neanche fargli causa.

Sfoglio così tristemente le foto dell'occhio rotto della mia macchina. Tutti a fotografarla nel momento del dolore. Io col cellulare, la pula, il carrozziere.
Tutti.

E nonostante tutto non ce l'ho con la merda. No.

Spero anzi che lui e quel caro autocarro rosso dell'est possano percorrere lieti ancora diversi chilometri.

In discesa a 90 gradi meglio.

(e arrivano tutte. tutte.)
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Due punti di sospensione

mercoledì, 11 aprile 2007 in: il grande giorno
Oggi è l'undici di Aprile.

Mancano 38 Giorni al Matrimonio.

Oggi, 11 aprile, siamo saliti verso la chiesa per parlare con il Parroco.

Si chiama Don Mario. Uno che sorride, con modi garbati e gentili; basta che lo si affronti dopo pranzo.
Magari non proprio nella pausa caffè.

L'incontro ideale si verifica circa un'ora dopo i pasti.

Oggi, 11 Aprile, eravamo seduti all'interno di una stanzetta dai soffitti bassi, a cassettoncini, decorata con simboli celtici (a me parevano celtici).

Fuori un bel sole primaverile.

Eravamo seduti a luci basse, intenti a sfogliare un opuscolo che la chiesa preparara per la celebrazione dei Matrimoni.

Vi sono raccolte le varie formule, le letture consigliate, i riti anche meno tradizionali.

..

Sapevate che in chiesa, con il consenso del Parroco, si potrebbe cingersi di una coroncina d'argento o di fiori come rito per le nozze?

Sapevatelo!

E' una pratica orientale molto diffusa (in Oriente, appunto).
Don Mario, riposato dalla digestione tranquilla, ci rispondeva tranquillamente che si può fare anche qua.

Disilludetevi. Non ci saranno coroncine.

Anche perchè, mentre Don Mario è disponibile e simpatico perlomeno dopo i pasti, la Perpetua, tale temibile Pina, è diffidente 24 ore al giorno.

Dubito che ci farebbe entrare con roselline che cingono il capo della sposa.
Scuoterebbe la testa, direbbe no, guardi, non è il caso.

Don Mario è stato accomodante e gentile sulle musiche. Certo, da evitare Kiss e Iron Maden.
Ma secondo me un Jimi Hendrix ci poteva pure stare.
Certo, a patto che suoni "musica di chiesa".

Forse sarebbe un problema anche Jimi. E non tanto perché è morto.

La Perpetua credo voglia solo gregoriani. Diffida persino di Amedeo Minghi.

Il nostro tentativo di introdurre violinisti pazzi secondo me riuscirà, ma sull'altare ci fisTierà un orecchio e sarà la Pina che getta su di noi anatemi.

E poi ci sono i fiori. Don Mario dopo il ruttino accoglie di buon grado ornamenti alle panche e sull'altare.
Secondo me, se portavamo una cuccuma di caffettino ci concedeva pure una treccia di rose a cingere il crocifisso.

La Pina no.
La Pina non vuole ornamenti. Niente fronzoli. Fiori? Al massimo un po' di margherite di campo.
Tipo due o tre.

Quando vedrà il letto di fiori ientrare in chiesa dovremo tenerla lontana, altrimenti ci s'incatena alla Pala e poi ci passiamo un'ora e mezzo a sentire l'indemoniata gridare Pisa Merda.
Ruotando la testa di trecentosessanta gradi.

..

Così, tra malanni vari e acconciature anni 80 attraversiamo queste giornate di sole. Ogni giorno è uno meno.

Ogni giorno è uno in più.
Simone, minimal 18:57 | commenti: commenti (popup)

Rosa, domani ti regalerò una Sposa

giovedì, 29 marzo 2007 in: scatti, il grande giorno
E tre.

Questo è il terzo post che si intitola così.

I precedenti sono tutti finiti nel cestino, nei giorni passati.

Non erano particolarmente brutti. Solo non riuscivo a trovare la calma necessaria per finirli in modo adeguato.

O forse, si. Erano brutti.

Manca poco. Sento già il profumo delle rose rosse nell'aria.

A dimostrazione della crescente emozione basta guardarsi attorno: nevica.

Non guardate me, io non c'entro nulla.

Io al massimo spruzzo un po' di acqua e vernice con l'aerografo, macchiandomi i pantaloni sul didietro (mistero come sia successo..).

Giornata di spese pazze, complice un ottimo fine mese lavorativo.

Regali, luci nuove, e una Rosa.

La piccola Pru, nel suo vasetto (no, non sono il dottor Frankestìn, parlo della piantina di rose comprata dalla corta Pru qualche giorno fa) ora ha anche una piccola compagna da passeggio.
Non dico altro.

Poi c'è quel troiaio di pelo che è tornato, molesto, tranquillo e con la voglia di esplorare nuovi, strani mondi.
E magari arrivare là dove l'uomo non è mai giunto prima.
Tipo il giardino di via Masaccio.

Se la prende perché le ho detto che sneza motori a curvatura se lo sogna.

Temo che ora tenda verso il lato oscuro della forza.

Sempre meglio che raggiungere il giardino attraverso uno Stargate (e così, tutti i vari Star-qualcheccosa li ho consumati).

Ora sta progettando i motori della nave col capitano Cano sulla scrivania.

Oggi, infine, è arrivata notizia della prima spuntatura sulla lista nozze. Una piacevolissima spuntatura, aggiungo.

Bene, visto che sono corto (ma non maltese), mi preparo e torno a lavoro.

Rotta 2-3-5 (questa è proprio di terz'ordine).

Sulu ci porti via. (magari non a Prato dai suoi parenti..)
Simone, minimal 16:07 | commenti: commenti (1)(popup)

RE_

martedì, 13 marzo 2007 in: goliardie, il grande giorno
Dante probabilmente aveva ragione.

Per la terribile ed inesorabile legge del contrappasso, ad una situazione positiva si deve associare una azione negativa uguale e contraria.

Dopo due giorni di mare e vento, dopo una sera a tingere gli alberi con il marrone-melanzana e a fare il sole giallo,
(MA sopratutto usando la sparachiodi, vero simbolo del potere assoluto) Ecco che puntuale oggi è arrivata la giornata storta.

Domani quindi dovrò recarmi in quel di mpoli a parlare di una causa di cui non so praticamente nulla.
Evviva.

Con questo bel viso-vaffanculo da ufficio, me ne rientro finalmente tra le mura domestiche.

Casa è una sfera. Una sfera di contenimento, che racchiude ogni elemento perfetto di questa mia vita.

C'è il mio antistress personale, sotto forma di una gatta lamentosa e innamorata a cui scompiglio il pelo carezzandola ripetutamente (sto parlando della lory);

C'è la mia metà, quella splendida creatura che adesso è in cucina a preparare la cena;
Ci sono risposte a domande.

Quella del titolo, per esempio, è una RE_ ovvero una risposta ad una mail inviata oltre un anno fa.

E d'improvviso non esiste altro. Non c'è traccia di tensione, di legalese insistente e della pessima consistenza della carta intestata.
Non c'è traccia del mio cappotto e la cravatta è solo un ricordo.

Mi guardo intorno e tutto è luminoso, lineare e pulito.

Allora penso alla facile ironia dei contestatori, di coloro che suppongono di avere esperienza e chiavi in mano in fatto di unioni.

I suggeritori della buca.

Non vi sposate. Dicono.

Noi siamo sposati da oltre un anno. Non portiamo la fede al dito, vero.
Ma siamo sostegno l'uno per l'altro ogni giorno. Ci svegliamo al mattino e ci salutiamo pronti a ritrovarci per raccontarci e discutere dei nostri problemi di ogni giorno.
Ogni giorno.

E siamo una famiglia per ogni circostanza. Perfino quando si tratta di dipingere un muro di carta.
Perfino se io non sono pratico di pennelli e tu di colori.

Pensiamo assieme e rispondiamo assieme.

Lo facciamo da oltre un anno.

Però il 19 maggio, oltre a tutto questo, ci sarà anche un registro firmato, carte in comune e in chiesa che testimoniano quanto è già una realtà tangibile.

Ogni cosa prova un profondo rispetto per tutto questo.

Chi ne dubita vive un proprio limite.

Dentro la sfera si sta bene, credetemi.
Simone, minimal 20:54 | commenti: commenti (popup)

Centogiorni

giovedì, 08 febbraio 2007 in: romance, il grande giorno
Volevo scrivere qui sopra "cento giorni di te e di me".

Ma neanche in questa romantica occasione trovo il coraggio e la spudoratezza sufficienti per certi riferimenti.

Eppure un tempo scrivevo titoli ben più compromettenti.

Dicono che il matrimonio ti cambia la vita.

Dicono che un figlio ti cambi la vita.

Dicono che un nipote ti cambi la vita.

Dicono che dopo la laurea ti cambia la vita.

Dicono che vivere da soli ti cambia la vita.

Lo dicono tante persone a cui è nato un figlio, che si sono laureate o sposate. Persone che vivono da sole.


Mi guardo indietro e scopro che la vita è cambiata con noi.
Non sono gli eventi a modificare il nostro atteggiamento.
Siamo noi che cambiamo le cose.

Per scelta.

Sfogliavo oggi un libro che parla di amore.
che "dice" di parlare di amore.

Un libro che parla di matrimoni falliti, di separazioni e di nuove consapevolezze dopo queste sofferenze.

Tutta roba vera, per chi ha divorzi alle spalle.

Tutta roba inutile per chi è qui, ora.

E non per facile buonismo, non perchè noi siamo diversi e blabla.

No.

Perchè non si cambia la vita sapendo che, tanto, alla peggio, si può tornare indietro.
E' un bel preconcetto del cazzo, scusate il termine.

Quindi questi Centogiorni li vivremo come i centogiorni successivi.

Uniti.
Innamorati.
Felici.

Tutto è chiaro, luminoso e pulito.
Simone, minimal 14:35 | commenti: commenti (popup)

Vigilia di Natale

venerdì, 02 febbraio 2007 in: scatti, romance, il grande giorno
C'era una sognatrice di un telefilm che voleva vivere in una perenne vigilia di natale.

L'attesa genera un cumulo di sogni, di speranze, di immagini spesso superiori alle reali consistenze del pacco.

La sognatrice voleva quindi vivere in uno stato di perenne attesa di qualcosa di felice.

Il mio strano regalo di Natale, giunti il 25 Gennaio dell'anno passato, prevedeva una lunga, lunghissima vigilia di Natale.
In attesa di.

Anche oggi, quindi, è la vigilia di Natale.

Ci sono i festoni e le luci colorate lampeggiano sopra il nostro letto.

La Gatta amoreggia con la mia cartella e tu disegni cartine con il David e la chiesina.

Poi ti chiedo di ritrarmi e mi disegni così:
  :)

Ed ora siamo ansiosi, siamo irrequieti, come se da un momento all'altro veramente scendesse Babbo Natale dal Camino che non abbiamo.
Come se Babbo Natale ci portasse le fedi che vogliamo metterci.
Tra 106 Giorni sarà Natale.

Ti aspettano 106 vigilie.

Ci aspettano 106 giorni di ansie, di sogni paurosi in cui è il giorno di Natale ma ci siamo dimenticati il panettone; incubi in cui Babbo Natale anziché donarci i trenini ci frega la macchina; Giorni in cui devono venire 100 persone a pranzo e ci svegliamo a mezzogiorno. E non abbiamo neanche il sale per l'acqua della pasta.

Ma ci aspettano anche 106 Giorni di preparativi. Di fiori e partecipazioni.

Stasera a mezzanotte, per un lungo minuto, ti guarderò e ti dirò: Buon Natale.
Forse già dormirai.

Nel minuto successivo sarà di nuovo la vigilia.

Nel minuto successivo saranno 105.


Simone, minimal 22:10 | commenti: commenti (popup)

Carlo e i suoi piccoli amici

lunedì, 30 ottobre 2006 in: divertissement, il grande giorno

TUTTOSPOSI2006

Fortezza da Basso.

E' uno di quei caldi pomeriggi d'ottobre. Uno di quelli che ogni anno ci restiamo male perchè ormai il cambio di stagione l'abbimo fatto. E girare col maglione e venticinque gradi è un troiaio.

E' uno di quei caldi popmeriggi di Ottobre, anzi un sabato.
Avevamo sonno prima del caffè.

poi, CAFFE'.

E scopriamo che la fortezza da basso, circondata di giardini, è molto bella anche di giorno.

Troviamo facilmente parcheggio e osserviamo in silenzio il richiamo. E' sabato pomeriggio e attorno alla fortezza non c'è troppa gente.

Sono tutte coppie. Tutti mano nella mano.

Nessuno si vergogna di esternare quella paciosa felicità molesta di andare a vedere una vera fiera degli sposi.

Un enorme confetto bianco su cui poggia la fortezza, in uno sfondo rosa. Il logo.

Entriamo grazie ai passa gratuiti di Carlo.

In effetti, Tuttosposi è un po' la sua festa. Passeggiando per i corridoi della fiera si respira quell'aria da sabato del villaggio.

Sono tutti in attesa della festa.

La domanda del giorno non è "se", ma "quando".

Gli operatori del matrimonio dalla A alla Z offrono tutto: abito - confetti - partecipazioni - chiesa - viaggio - ricevimento. Non necessariamente in quest'ordine.

Ti fermano. Ci fermano. E chiedono.

"Quando"?

Scopriamo che la nostra "location" è molto conosciuta e apprezzata. Non ha neanche il bisogno di avere uno stand tutto suo.

Villa Montalto è negli stand di ogni operatore. Tra gli scatti dei fotografi, tra le pagine degli organizzatori di matriagi.

Poi ti fermano per il viaggio: l'agenzia turistica dietro casa, mai entrati, la troviamo qui.

E infine ci troviamo in un sacchetto con tanti biglietti/opuscoli/depliant/caramellegommose.

Ci offrono un Confetto al cacao bianco.

Propongono perfino la musica tradizionale irlandese. Uau.

ma parlo solo di metà di TUTTOSPOSI se non cito lui.

Carlo. Non aveva uno stand. No.
Aveva un campo da basket regolamentare. Lui, Carlo Pignatelli e tutti i suoi aiutanti che si chiamano come lui

C'era la sarta, quell'adorabile donnona che risponde al nome di Carlo Pignatelli. C'erano le standiste, le gemelle Carlo & carlo Pignatelli. L'addetto alle bomboniere, il cortese sig. Carlo Pignatelli.

E poi lui. Carlo. Simpatico come sempre nelle sue giacche improbabili.

Purtroppo mancava Carlo, ma aveva avuto un impegno all'ultimo. Al suo posto era venuto Carlo dicendo che ci teneva tanto.

La nostra Prima Fiera Sposi. Uau.

Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (1)(popup)

ventidue

domenica, 22 ottobre 2006 in: scatti, romance, il grande giorno
è un po' come alzarsi presto al mattino e invece scoprire  che sono le due e mezzo.
del pomeriggio.

è un po' come restare tra le coperte al caldo, consapevoli della voglia di uscire. Restare sospesi tra una lunga giornata dentro al letto o una breve, fugace e intensa visita fuori dal nostro mondo.

è un po' ricordarsi di TIrrenia, di com'era quando la passeggiavo sempre tenuto per mano e avevo quattro anni.
Me la ricordavo lucente e vitale, un po' come Marina era silenziosa e profonda.

stupisce come addormentarsi nella scena più movimentata di Miami Vice, complici gli antibiotici, ma anche complice la noia di vedere un film da solo.

attraversa tutta una giornata come una nuvola di vento e sole, nel clima perfetto di Firenze, quando la città si fa sentire, ti ricorda che lei è li e non la si può ignorare solo perchè ci si vive.
Si deve fare i conti con le sue immagini, con la sua impetuosa presenza.
E vince, c'è poco da compattere.

ti resta nel cuore come ogni metro di strada fatta l'ultima volta a luglio. quando eravamo colmi di pensieri confusi e ancora poche concretezze; tranne una, tranne quella:

"mi sposi?"

"ti sposo"


Ti resta tutto dentro, ti piace da morire il solo pensiero e trascina via gli eventi. Mentre ci svegliamo coperti di lana e da una giostra di riviste di case, piene di cerchi blu, pronti a vederne e vederle.

Come per tutto anche questo è straordinariamente semplice. Il biscotto era già fatto.
Il genio sta nel glassarlo.

E la perfezione di vedere la nostra Data confermata su quell'agenda della chiesa è la glassatura che mancava.
Credo che in tutto ci sia una fiaba.

Le fiabe sono intrecci di magici eventi a cui diamo la fiducia concessa ai sogni.
Salvo restarne sempre ogni volta stupiti quando scopriamo che "E' tutto vero"

Lo dico da mesi. I sogni danno meno soddisfazioni di questa perfetta realtà.

(buon riposo, piccola mia..)


Al troiaio, quello vero, ci penso io.
E' il mio turno, se non erro.

Simone, minimal 19:00 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 02 ottobre 2006 in: musicalmente, fiorentinismi, il grande giorno

"fatti un giro nel quartiere, viene a vedere la situazione reale"

ogiùdili.

solo che loro (gli A31), intendevano parlare del degrado, della pessima influenza che droghe e alcool hanno su noi gioVini moderni.

Guardate JAx nel video della sua ultima canzone, ironicamente chiamata "ti amo o ti ammazzo" poi mi dite..

Ma dyvago.

Insomma ci facciamo un giro nel quartiere (si).
E si vedono casine.

Perchè l'amore va bene e cura tutto, ma due cuori esigono una capanna. No, non va bene neanche "sotto i ponti", anche perchè ho un amico sotto ogni ponte, e dovremmo pagargli l'affitto.

E poi ci sono le Nutrie che si passano ore in bagno al mattino e non mi piace.

Allora ci facciamo un giro nella speranza di trovare casa. Una roba tipo tetto e camere, anche da ristrutturare, ma che non sia grande quanto la cuccia del cane della vicina.

Avevo scritto un post un po' di tempo fa. Stesso argomento.

Giriamo e ci facciamo idee, meditando soppalchi e fienili, bilo-trilo, basta siano anche cali, meglio se in buone condizioni.

Non ci facciamo ingannare dalle distanze, vigiliamo anche sui borghetti limitrofi e pure meno limitrofi.

Non abbiamo fretta, sappiamo ciò che vogliamo.

Sono ottimista (che, come profumo, ha "vita", per un tragico contrappasso)..

Abbiamo trovato il posto dove fare il ricevimento, figuriamoci trovar casa. Una passeggiata di salute.

Simone, minimal 18:00 | commenti: commenti (1)(popup)