Accoppiare i calzini

giovedì, 03 settembre 2009 in: casini di casa, il cano, astruse astrazioni, lisa dagli occhi bleu
Disteso sul tappeto rosso di camera appaiavo i calzini.

Ad ogni lavaggio, infatti, emerge un numero imprecisato di calzini spaiati che affonda dentro alcuni sacchetti di carta, tipo erboristeria, in attesa di ritrovare il gemello.

La sistematicità di questo evento mi spinge a credere che sia la stessa lavatrice a trasformare il dna delle calze per spaiare anche le irriducibili, dal momento che ad oggi siamo fieri padroni di almeno tre sacchetti da erboristeria ricolmi.

Calzini di lana, calzini corti, calzini dei pokemon, calze grosse con la gomma sotto, calzini grigi da lavoro che sembrano tutti uguali e non lo sono mai.

Ho rovesciato le buste sul tappeto rosso cominciando a dividere i calzini per colore, per tipo, per sesso, per ideologia politica e per gusti musicali.

Se, a prima vista, i calzini da donna appaiono di semplice e rapida identificazione, vuoi per la foggia singolare o per i disegni colorati sempre diversi, in realtà proprio questi mi hanno dato del filo da tocere notevole.

Calzini grigi con delle buffe faccette disegnate, ma facce diverse tra loro e quindi non gemelli; al massimo lontani cugini.

Calzini dei Pokemon e calzini di gattini che sembrano pokemon e invece sono solo felini indifesi che non passano gran parte della loro esistenza chiusi nelle uova colorate.

Calzini a righe: righe grosse, righe strette, arancioni e gialli: sono tantissimi e tutti diversi. Diversi per insignificanti particolari, tanto che dubito qualcuno si accorga della differenza; oltretutto sono corti, stanno dentro la scarpa..
Ma no, decido di non voler forzare i legami parentali inesistenti.

I calzini da uomo invece sono divisi in due semplici categorie: quelli sportivi, facili e agili perché sono di spugna e spesso bianchi; e quelli grigi.

La coloreria del grigio genera ogni anno almeno 100 grigi diversi, assolutamente incompatibili tra loro e quindi destinati all'orfanotrofio delle calze dopo il primo utilizzo.

Dopo alcune decine di minuti trascorsi a passare in minuziosa rassegna 20 calzini grigi, appaiandone ben due (con alcuni dubbi), invoco a gran voce il garante del calzino grigio, organo che stabilisca una volta per tutte l'unico grigio, il colore definitivo quale nuovo standard cui tutte le case devono adeguarsi.

Purtroppo la lobby dei calzini voterà sicuramente contro alla proposta; calzino spaiato, calzino ricomprato.

Al termine della raccolta ho comunque riavvicinato diverse famiglie, rimettendo i singhiozzanti e infelici gemelli diversi nel sacchetto di cartone tipo erboristeria: verrà anche il voltro momento, non temete.

La Guendalina per tutto il tempo mi guardava assorta, indecisa tra rincorrere i calzini appaiati (che lanciavo in una palla unica sul letto) e mordere gli orfanelli che ancora giacevano sul tappeto.
Il tutto con aria indifferente, frutto inevitabile del suo passaggio all'adolescenza. Il fatto ha suscitato la reazione immediata di Pru: "prendiamo un altro gatto piccino!".
L'adolescenza felina è una fase della crescita che non l'attira, è evidente.

Ritengo invece che, ora, si abbia finalmente la possibilità di dimostrare che genitori siamo, ora che il gioco si fa duro e il cano è misteriosamente scomparso dalla vita della Lory: dobbiamo dare loro un'istruzione adeguata e instradarle nel mondo dei felini adulti e vaccinati.

L'ultimo baluardo infantile, perciò, resta racchiuso sotto le coperte, quando, a tarda notte, Pru invoca a gran voce una "storia del cano" (marchio registrato) per dormire sonni piccini.
E chi sono io per negarla?


P.S. taluni fatti storici, seppur verissimi, possono aver subito piccole varianti per venire incontro alla sensibilità del lettore ed alla querela fatta nei confronti di questo Blog dal Cano, a suo dire reo di averlo messo in cattiva luce agli occhi dei lettori.
Simone, minimal 17:20 | commenti: commenti (popup)

giorno perfetto

tiriamo le tende più scure,
vivendo nel tepore artigianale che l'oscurità regala alle coperte di lana.

indossiamo i calzini più caldi, quelli con la gomma per non scivolare anche in assenza di pantofole migliori.

leggiamo romanzi intelligenti,
guardiamo film musicalmente appaganti,
serie televisive coinvolgenti che regalano numerose pause da biscotto.

mangiamo cibo improvvisato, che si regge su un tovagliolo di carta e si prepara da solo.

ridiamo delle giostre feline che ruotano senza fine per la casa,
tra nuvole di pelo e lo sfrigolio dei tessuti attraversati dai loro passi felpati.

sbirciamo da una finestra il sole, e compiaciamoci immaginando di girare per le campagne a coglier girasoli.

facciamo un raccolti di tulipani con la mente,
in attesa che la tisana diventi tiepida.

facciamo scivolare il miele dal cucchiaio e ipnotizziamoci col suo lento movimento gravitazionale.

baciamo le nostre labbra ogni volta che ci va, senza alcuna interruzione.

facciamo l'amore con il massimo piacere, mordendoci le labbra senza farsi troppo male, ma soffrendo abbastanza da ricordare.

e dimentichiamoci l'ora e il mondo esterno, fino a domani, fino a lunedì.

anzi, scordiamo i giorni della settimana.

dilatare il tempo fino a privarlo di significato, se non l'astratta scadenzialità dei bisogni fisici e dei desideri imperativi.

e amiamo ogni giorno come questo, perché sono sempre troppo pochi.
e sempre più rari.
Simone, minimal 12:44 | commenti: commenti (popup)

Inverno

L'inverno di ieri si è poggiato alle pareti di casa.

è scivolato lungo tutto il perimetro, sopra il tetto, scuotendo l'antenna di pasta di sale e stecchi che ci permette di vedere solo rainettuno.

è penetrato in cameretta, complice la mancanza di intonaco di una delle due finestre (di nuovo grazie all'impresa edile che aveva finito la malta e l'ha prontamente sostituita con il torrone agli asparagi, di sicura tenuta): la nostra belva norvegese ha trovato l'inverno sopra la sua coda ed è subito esplosa in una miriade di ciuffi bianchi.

poi la Guendalina dagli occhi blu ha protestato, perché lei è un gatto (quasi) normale e aveva freddo. e pure fame. e anche sonno.

in realtà protesta sempre. l'inverno è stata una scusa.

L'inverno ha trasformato i doni in regali. le scatole in nastri dorati.

persino andare a far la spesa sembra un regalo: ieri mi sono fatto incartare i mandarini al Carrefour.

ho ceduto anche al mio lato oscuro acquistando Animal Crossing per la Wii. L'inverno presto tornerà a farmi visita. sotto forma di ufficiale giudiziario.

un abbraccio a questo inverno. un po' semplice. un po' complice. un po' come sempre.
inatteso.
Simone, minimal 17:11 | commenti: commenti (popup)

Natale nel sottoscala

domenica, 30 novembre 2008 in: romance, sotto lalbero, casini di casa, lisa dagli occhi bleu
Fedeli alla linea e anzi un po' in ritardo, anche quest'anno ci siamo adoperati alla costruzione dell'albero di Natale.

Alle sette, dopo lo studio pomeridiano e dopo aver masterizzato per tipo la diciassettesima volta un cd di musiche natalizie (che, credo, si smaterializzi subito dopo la befana), abbiamo cominciato le nostre feste di Natale.

Così mentre Maraia Cheri gorgheggiava in un inglese tutto suo (si capisce che erano canzoni natalizie perché una parola su tre era "Christmas"..) abbiamo montato il nostro albero di acciaio e plastica, aprendo ogni rametto metallico per dargli le sembianze di un vero abetino nordico.

Poi, dopo averlo legato bene bene con sette giri di luci, ciascuno con una pallina a testa (totale due; no ma poi se n'è riprese altre..) abbiamo cominciato il vero e proprio addobbo.

Due le novità di quest'anno: la prima è la Guendalina che, al suo primo Natale nel sottoscala, era letteralmente esaltata da questo ben diddio di roba da tirare e tirare e mordere e mordere e.. (non so, qualunque verbo che provochi danni va bene);
La seconda è il posizionamento diabolico del tubone colorato tutto attorno alla cucina, in basso.

Ora la nostra Snaidero sembra più una Toyota Supra. E ogni volta che accendo il gas sento uno strano rombo nei tubi..

Cena con sottofondo Love Actually.

Appeso anche il calendario dell'avvento, stavolta sopra al divano.

E da domani, Countdown.
Simone, minimal 23:46 | commenti: commenti (1)(popup)

Tempus Fugit

Tic Tac Tic Tac

L'orologio oscilla secondi, in un orario compreso tra le 10 del mattino e le 14:30 del pomeriggio.

una sinistra tempesta magnetica si è infiltrata dal sottotetto alterando la linea temporale di questa casa.

così, mentre i suoi abitanti impostano le giornate su rituali precostituiti e pizzichi di immaginazione, gli orologi tentano di distrarli, di sedurli con albe di mezzogiorno e tramonti notturni.

questa atmosfera contro cui neanche ci sforziamo di combattere dilata le sessioni di studio in vista di un esame ormai prossimo.
il magnetismo inganna anche il natale, il freddo e l'aspettativa della neve, sviando canzoncine americane tradizionali che - è la regola non scritta - di questi tempi cominciano a ballare per casa.

Inzuppate dentro questa follia bilocale mansardata, anche le gatte di casa si sono dovute adattare: la Guendalina, raggiunta una precoce adolescenza, improvvisa pessimi accenti del Nord-passo di calé (andate a vedere "Giù al nord"), accenti fatti di urletti acuti e immotivati, accompagnati da repentini balzi sul posto.

La norvegese, abitudinaria come da zodiaco, pare immune a questa frenesia alternativa: da tempo ha indossato il suo pellicciotto di Bergen, con tanto di barbona bianca: con il Cano sta mettendo su uno spettacolo musicale: "High School Cano".
Il cano con la Frangia Emo è una visione riservata ad un pubblico adulto e possibilmente non vedente.

Falananna è passato dall'aprile dolce dormire, all'estate del sonno, fino al letargo invernale: tranne rarissime eccezioni staziona in via permanente sul comodino di Pru, svegliato soltanto dal rumore di tazze che devono raffreddarsi.

Miffi, la coniglietta olandese un po' larga nei fianchi, è diventata rumorosissima da quando ha riscoperto i suoi zoccoli di legno.
Con il temperamatite ha pure appuntito due spietati tacchi da 12cm.

Il Pecoro è in comunità: ci scrive spesso ma in celtico; bella la cultura,eh. ma io non ci capisco nulla.

L'elettromagnetismo ha però giovato sulla qualità delle nostre visioni cinematografiche: oltre al nostro seriale filone di fiction importate USA (in proposito, ringraziamo quei santi di ITASA) si sono aggiunti i film francesi che fanno ridere (quelli che sono tristi dovranno attendere l'inverno) e gli acquerelli di Miyakazy.

La pendola dice che è ora di mangiare. non so se sia colazione, pranzo, merenda o cena.
Però ho fame.

E il tempo fugge.

Tic Tac Tic Tac

Simone, minimal 12:07 | commenti: commenti (popup)

Bluetooth

<< ciao Guendalina, sono Simone, c'è Pru?>>

<< gnagnagna>>

<<si, sei affamata. capisco il tuo turbamento. ora mi passi pru?>>

<<gnagnagna>>

<<hai perso una pallina sotto al divano. una tragedia. ti sono vicino. ehm.. Pru?>>

<<gnagnagna>>

<< .*/,.*/.,*/..,,/.*,>>

<<oh ciao Cano. ora potrei parlare con Pru?>>

<<*/....,*/,*/.,,;;,.,.,>>

<<cano sei scurrile oltremodo e anche inopportuno. fermo restando che, alla faccia tua, non ho nessuna sorella>>

<<....:;,,:>>

<<questa conversazione poi prosegue a casa, ora basta: passami Pru>>

<<ciao amore, a che punto sei?>>

<<vicino. la Guendalina ha fame, ha perso una pallina sotto al divano>>

<<si, me l'ha detto. devi recuperargliela appena torni>>

<<e il Cano ha imparato una bestemmia che offende almeno quattro religioni in meno di tre parole>>

<<lo so: falananna che è buddista da quando ha sentito è in meditazione trascendentale>>

<<russa?>>

<<un pochino, ma poi lo spintono e si gira>>

<<sono quasi arrivato.. stasera cinemino?>>

<<siamo andati ieri a vedere Hellboy.. casomai aspetterei Batman..>>

<<see.. se aspettiamo lui si fa notte.. non può mai la sera..>>

<<.....>>

<<pfff...>>

<<simo, torno a stirare che è meglio.. finiamola qua>>
Simone, minimal 20:11 | commenti: commenti (7)(popup)

Urban Legend

lunedì, 07 luglio 2008 in: il cano, orsa norvegese, lisa dagli occhi bleu
Il Cano, durante il campeggio estivo sul cassettone, ama intrattenere la Lory con storie di paura e terrore.



Il Cano ne parla con cognizione di causa: afferma infatti di essere parente di Scooby-Doo.

Durante una sera di luna piena, adagiato sul letto di rose, il Cano accende un fiammifero (in scala è un piccolo falò) e comincia a narrare.

"C'era una volta, tanto tempo fa, un paesino sperduto nelle terre del Soggiorno, vicino alla catena Montuosa del Divano; nel paesino viveva una famiglia di palline gommose, allegre, variopinte, scorrazzone.

La palline vivevano in pace, rimbalzando, di tanto in tanto, ma sempre con moderazione.

Purtroppo per loro, tra le torri SediediCucina, adagiato su di un morbido giaciglio, stava il terribile mostro della Baia.

.."

"scusa Cano?"

".. m. si?"

"ma quale Baia?"

"Baia? ho detto Baia?

Volevo dire Baja.. si certo! il terribile Mostro di Baja, che ballava il limbo e faceva tremare le case.
Insomma, il Mostro della Baja fissava tutto il giorno le palline rimbalzine e le bramava.."

"no ma scusa Cano.."

"che c'è?"

"no è solo che questo mostro di Baja non ballava il limbo? come faceva a fissare le palline tutto il giorno?"

"uff.. certo che voi norvegesi siete pesanti.."

"e poi a ben vedere io preferisco la Baia. Ci sono i tonni nella Baia. A me piace il tonno"

"see vabbé.. senti la storia la so io. quando mi vorrai allietare con la storia del tonno della Baia.."

"oh che bello! daidaidai raccontami del tonno nellaBaia e lasciamo perdere queste noiose palline"

"no senti, questo è il mio "momento pauroso del campeggio". sicché si fa a modo mio.
E quindi ora si parla del mostro della Baja e delle Palline rimbalzine, oh!

Dunque, il mostro della Baja attese la notte, quando le palline riposavano tranquille e...

AHHHHH! le assaltò"



".."

"beh non ti vedo spaventata Lory?"

".."

"Lory?"

"..eh?.. oh scusa Cano è solo che la storia del tonno mi ha un tantino distratta.."

"basta, spegni la luce che si dorme. La prossima volta in campeggio ci vengo con il Pecoro.
Lui si beve di tutto"

"pure alcolista ora?"
Simone, minimal 23:40 | commenti: commenti (5)(popup)

Discovering Merito

Due giorni di caldaia e ferro da stiro.

La terribile alleanza di panni ancora da stirare e panni appena lavati ha prodotto una palla di tessuti misto cotone/sintetico grande pressappoco come la Turchia.

e mentre stiravo le guglie di Ankara (notoriamente dure e refrattarie alla piega), mi è apparsa in sogno un'immagine della mia vecchia tata, la Dina, che irrorava tutto col Merito.

Allora pensavo che il Merito fosse un gas nervino progettato per uccidere gli acari e allontanare i bimbi-infami che ti staccano di nascosto il ferro solo per farti il dispetto.

tutto invogliato dall'idea di stirare le gatte con l'appretto, sono corso negli scaffali alti del salotto, quelli deputati al contenimento di materiale geneticamente modificato, radioattivo e comunque di provenienza sconosciuta.

nell'anta 51, assieme all'astronave dell'omino bianco e ai manubri di MastroLindo c'era il Merito.

Il Merito ha la forma di un normale insetticida, salvo per un manico più ergonomico, modello Colt Navy.
L'impugnatura permette di spruzzare il temibile gas con una mano e tenere il ferro con l'altra.

Col Merito sono tornato alle guglie di Ankara, beffarde e grinzose sull'asse da stiro Firenze-Istanbul.

Ho vaporizzato le torri ma niente. Non cadevano.
Poi ho fatto partire le truppe aeree.

Il Merito crea una nube tossica con un gradevole profumo di Meritonia (sostanza presente in numerosi pianeti della Confederazione di Star Trek, ma assente sulla terra); la nube si deposita sul tessuto e lo paralizza, costringendolo al volere del Ferro.

In poche ore la sfera turca era stata detronizzata e noi siamo tornati padroni della casa.

Per gli animalisti: tranquilli, non ho provato l'appretto sugli animali.
E comunque le nostre gatte hanno le pistole a ioni che davano col Dash (poi smisero quando gli Alieni, proprietari dell'azienda, reputarono pericolosi i gadget solitamente allegati negli altri pianeti).
Simone, minimal 23:33 | commenti: commenti (3)(popup)

La Clinica dell'amore

Portiamo le nostre gattine presso una clinica veterinaria 24su24.

Una piccola squadra di medici senza frontiere che aprono, ricuciono, affettano, diagnosticano.

Come referente abbiamo il dott. Ross, un simpatico dottore che fa un po' il piacione con l'orsa norvegese.

Il cano non si fidava del bellimbusto, sicché ieri, quando l'ho portata per la sua liposuzione all'inguine (questa pazza adolescente fissata con il fisico di certe modelle anoressiche senz'anima) è voluto andare anche lui, nascosto dentro la gabbia.

Verso mezzogiorno la lascio in clinica. L'operazione è prevista per le una.

I genitori a casa mangiano con apprensione, mentre lisa dagli occhi blu cerca in ogni dove l'orsa, convinta che si stia preparando per l'agguato del secolo.

Poco prima dell'inizio di Biutiful (giusto per avere riferimenti temporali sensati, mollando la pratica abusata di lancette minuti e secondi) squilla il telefono.

<<Pronto? Salve sono il Dott. Ross>>
<<Oh, salve; com'è andata l'operazione?>>
<<Benissimo, ehm.. si tutto bene, la piccola si sta svegliando adesso dall'anestesia>>
<<mm.. la sento dubbioso.. c'è qualcosa che non va?>>
<<nono, stia.. tranquillo. solo.. no, via nulla>>
<<Dottore mi dica, forza!>>
<<beh.. si tratta.. del cano>>
<<il.. chi?>>
<<il cano, sa quell'animaletto di pezza con la maglia di mcDonald.. che era venuto insieme alla Lory..>>
<<ah.. sisi.. che è successo?>>
<<beh, il silicone ha avuto un rigetto>>
<<il.. COSA?? che silicone??>>
<<mah come, non sapeva nulla.. il cano mi ha detto che era tutto concordato..>>
<<concordato un egitto! ma tu guarda.. ah ma quando torna.. no scusi ma che è successo?>>
<<beh.. niente di troppo grave, sa.. solo che l'imbottitura col silicone non funziona.. e quindi il Saratoga è andato a giro per tutto il corpo>>
<<ci mancava solo questa.. il Cano equivoco.. e cosa avrebbe, le tette?>>
<<nono, ahah.. anzi.. è piuttosto fisicato ora.. in pratica gli è venuto un corpo plasticissimo>>
<< vabbé li vengo a prendere>>

Tra il preoccupato e l'incazzato vado a ritirare la modella e il nuovo lou ferrigno del canile.

La clinica del Dott. Ross è abbastanza distante e si entra da una stradella privata.
Nel piazzale, mentre lascio la macchina, una scena agghiacciante:

Il Dott. Ross in abitino pizzatissimo su una scala di alluminio, con tanto di pennello in mano.
La Lory, scosciata e magrissima, sopra un'altra scala, che spennella seduttiva un cancello verde con la coda vaporosa.

Tra i due, con indosso una vestaglia di seta blu, il cano, che pare una controfigura di Siffredi nelle scene pericolose.

<< Cano, che minchia sta succedendo??>>

<<oh,>> risponde ammiccante <<la Lory stende il colore.. e il dott. Ross usa il pennello>>
conclude malizioso

Poi si rivolge alla Lory: << Brava Lory, brava!>>
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (3)(popup)

Ho voglia

Ho voglia delle spiagge bianche.

Di quella sabbia fine che si fessura tra i calzini, ché dopo tocca metterci MastroLindo per lavarla via;

Ho voglia del silenzio di quei rami secchi, di qualche bottiglietta vuota che rotola sul bagnoasciuga;

Ho voglia di stenderci il cappotto, sulle spiagge bianche, di sedermi sul cappuccio in qualche modo;
Non riesco a stare con le gambe incrociate, che volete farci;

Ho voglia di respirare i tuoi capelli, quelle mani bianche che toccano tutto come fosse un clarinetto;

Di prendere la tua vecchia reflex, quella che lo scatto non lo finge;
E di stamparti su carta opaca, dentro la cornice bianca vista in Borgo La Croce l'altro ieri;

Ho voglia di prendere le ciambelle alla Coop di Rosignano, di riempirmi le mani e la bocca di granella zuccherosa;

Ho voglia di vederti leccare le dita come un'ancia del clarinetto;

Di togliermi le scarpe e poggiarle ai piedi di quei rami secchi, per poi ripensarci e correre a riprenderle prima che un gabbiano le indossi e me le porti in mezzo al mare;

Ho voglia di quel tramonto, di berlo tutto fino all'ultima gozzata, di fissarlo riflesso nei tuoi occhi, verdi come la schiuma delle onde;

Ho voglia di ridere per l'arrivo di qualche strano turista pasquale, convinto che oggi si sarebbe fatto il bagno;
Di quelli che ormai l'avevano dato per certo e ora non si vogliono tirare indietro;

E perlomeno ammollano i piedi, sorridendo spacconi agli amici più pavidi;

Ho voglia di ridere pensando al lavoro del loro otorinolaringoiatra l'indomani;

Ho voglia di ascoltare vecchie canzoni in macchina e di sentirti cantare "Le traiettorie delle mongolfiere"o "Le cose in comune";

Ho voglia di ascoltare il tuo respiro emozionato, mentre parte "Romeo and Juliet" e ripensi a quella chiesetta a San Gersolè, al mese di maggio, al profumo delle rose bianche e di quelle rosse;

Ho voglia di tornare indietro, sulla superstrada, verso casa: di sentirti parlare a sfinimento delle nostre gattine, di quanto ti piace ogni singola piega del loro volto, ogni singolo atteggiamento;

Ho voglia del tuo stupore continuo;
dei tuoi occhi spalancati e di come li socchiudi lenta, mentre mi guardi;
del tuo fissarmi, del mio imbarazzo;

Ho voglia di leggerti quel rossore che mi pervade le gote e mi fa dimenticare le pareti delle cose;

Ho voglia di rientrare a casa, dopo una giornata come questa, di sentirti cadere sul divano, di vederti incrociare le gambe in quella posizione che io non riesco a tenere;

Ho voglia di sentirti sussurrare che hai fame, che hai sonno ,che hai freddo, che farai una doccia, magari più tardi, magari domani mattina alzandoti presto, magari subito ché non ne puoi più della sabbia delle spiagge bianche, magari con me, magari senza di me che in due l'acqua è sempre troppo calda, magari.

Ho voglia di te che ti infili sotto le coperte senza metterti il pigiama, o al massimo solo i pantaloni, che giuri di toglierti tra poco il maglione e la sciarpa e i guanti, che poi ti svegli alle tre con la sciarpa i guanti e il maglione e mi racconti che sognavi di essere un pupazzo di neve dentro una sauna svizzera;

Ho voglia di sentire le gatte placarsi dopo ore di rincorsini sopra sotto e attorno al letto, di chiudere la porta di camera nostra, di sentirti sul mio petto, di carezzarti piano;

Ho voglia di chiudere gli occhi dopo averti visto girare dal lato fresco del cuscino, dopo il bacio della buonanotte, dopo la promessa di svegliarsi presto l'indomani, per fare colazione assieme con il plumcake al cioccolato del mulino bianco;

Sicuro che al mattino ti lascerò riposare sotto la trapunta bianca, quella con le rose rosse;
Con il loro profumo.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Alpha & Omega

Alpha è seria, precisa, pulita.
Impassibile.
Poche coccole, cibo e acqua sempre pronti a disposizione, cano da lancio pronto.
Le piace essere spazzolata, con la messa in piega.

Omega è curiosa, provocatrice, un filino leccaculo, diciamolo.
Omega mangia: non importa cosa, basta quanto.
Omega non vuole essere spazzolata.

Alpha & Omega convivono da due giorni.

Sotto gli occhi stuporosi degli altri abitanti di questa casa.

Simone, minimal 12:45 | commenti: commenti (12)(popup)

Discovery Catz

Invece di fare l'abbonamento a sky, per vedere da vicino il comportamento degli orsi e dei camion dei pompieri, abbiamo deciso di prendere un secondo felino in casa;

Intendiamoci, la decisione mia moglie l'aveva presa settimane fa ed ha poi usato i suoi poteri Jedi per farmela accettare passivamente;

Così oggi abbiamo risposto ad un annuncio (non esageratamente strappalacrime, però) e siamo andati a prelevare questa gattina piccola (in realtà parecchio chiappona, ma non dovrei parlar male delle signorine)(specie in loro presenza) in un paesino vicino;

La signorina si presenta molto bene: è assai socievole, coccolona e tranquilla: in macchina, al chilometro due, già l'adoravamo;

Al nostro arrivo lei era un trattore a benzina agricola ingolfato: ronfava tantissimo, ma non faceva un metro da sola.

Il discorso difficile è però partito col nostro ingresso in casa: eravamo fiduciosi che la nostra orsa prendesse bene una compagna per passarsi le serate a sorseggiare Thé al tonno (anche perché il cano brutto, animalo di pezza, in gonnellina e cappellone fiorito sembrava un trans invadente);

L'accoglienza è stata "TI SPIEZZO IN DUE": Lorelein si è gonfiata come uno Zeppelin e le ha ripassato il pelo a zampate (e, credetemi, Ivan Drago si sarebbe nascosto sotto la gonna della grandemadrerussia..);

Di talché la martire, con l'aria di "chi cazzo me l'ha fatto fare di venire qui, ma perdavvero" si è rifugiata nella nostra cameretta, sotto ad una libreria metallica, dove vive tutt'ora, vigilata da CaronDimonio in tenuta anti-sommossa;

Abbiamo contattato l'allevamento che ci ha venduto il grizzly norvegese, la quale ci ha rassicurato: ci ha detto, prendete panini e bibite e godetevi le botte.

Ho approntato una pozza col fango, ché se due donne devono menarsi, perlomeno che sia in un ambiente idoneo.

Tutto questo non ha prezzo.
Altro che parabola.
Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (6)(popup)