Non è un post, ho solo tossito.

mercoledì, 23 gennaio 2008 in: malanni, roba da bloggers
Coff. coff.

Sto studiando il minimal. Se mi cade la concentrazione si smonta in una miriade di avverbi.
E sono cazzi.

Coff. Coff.
Simone, minimal 12:51 | commenti: commenti (2)(popup)

Buona Guarigione

lunedì, 21 gennaio 2008 in: romance, malanni
Dentro la tasca di questo qualunque mattino,

Dentro la tasca ti porterei.

Nel fazzoletto di cotone e profumo,

Nel fazzoletto ti nasconderei.

E con la mano,
che non veda nessuno,
Con la mano ti accarezzerei
.










Per Te, che riposi sotto il piumone, con le coperte fino al mento e quattro casalinghe disperate come pomeridiano passatempo.

Buona Guarigione.
Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (6)(popup)

La Febbre

venerdì, 18 gennaio 2008 in: malanni
Mercoledì ero a Prato, in Tribunale, a tossire in un corridoio assieme ad altri venti o trenta avvocati.
A volte si chiama Udienza Pubblica, altre (come questa) ufficio notifiche.

Al rientro, a casa (che è di strada, finalmente) mi sento strano.
Brividi, tosse (quella era la norma) e alla prova del nove, qualche linea di Febbre.

Ma io stoico decido che me ne fotto. Come i fascisti su marte.
Torno a studio e tossendo continuo a lavorare.

Anzi, non contento prendo accordi per una udienza del Giovedì.

Giovedì alle nove e trenta sono in centro, assieme a venti o trenta avvocati a tossire.
Stavolta era proprio un'udienza pubblica.

Sciolta la seduta, sono pure rientrato a studio in scooter e poi ho passato il pomeriggio a fare ricevimento clienti presso l'associazione proprietari di immobili.

Verso le sette sono rientrato a casa, tossendo.
Pru era sul divano, con la febbre.
Mi sono seduto sulla sedia, visto che il divano era occupato (la febbre se ne stava distesa e scosciata, con aria ammaliante).

Dopo una cena semplice, ci siamo rifugiati sotto le coperte, con il sottofondo delirante delle casalinghe disperate (ultimo arrivato in casa feticci televisivi).

Stamani ho aperto gli occhi alle sei. ho tossito alle cinque e tre quarti (ancora nel sonno, soffocandomi).
Alle sei e un quarto la casa era in fermento e alle 8:00 avevamo fatto colazione e una lavatrice.
Alle 8:30 entrambi febbricitanti, abbiamo chiamato il medico.

Diagnosi: la mia è la solita classica influenza con la tosse e il mal di gola.
Pru ha contratto l'influenza del 2008, fresca fresca e alla moda.
Con dolori alla nuca che non vanno via neanche col vicodin.

Pranzo: minestrone di verdure.

La suocera (o mia mamma, a seconda dei lati in cui la si guarda) è in arrivo con la spesa e tutto l'occorrente per il brodo di pollo.
Ha cacciato un urlo quando le ho detto che per il brodo avevamo il dado.
Non ho osato controbattere.

Pru, non appena ha saputo dell'arrivo della suocera, ha messo per cinque minuti a soqquadro la casa; l'ho arrestata mentre meditava di lavare i vetri del salotto.

La gatta è un demonio, felice come una matta di questa giornata cominciata prestissimo.
Io ho fatto la doccia, ho sputato contro il monitor di questo computer già quattro volte durante questo post.
E ora sono un cencio.
Simone, minimal 12:25 | commenti: commenti (popup)

martedì, 23 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
C'è un tempo per tutto, pure per il raffreddore.

Questo è il tempo del raffreddore, quello dei fazzoletti che finiscono appallottolati ovunque, quello delle notti insonni, quello delle medicine (di qualunque tipo, tanto nulla serve a curare il raffreddore).

Scrivo dall'ufficio. Si sono un fottuto stacanovista.

..

Manneanche per idea. In casa abbiamo 17 gradi quando va di lusso.
Perlomeno in ufficio c'è il riscaldamento.

Oggi è venuto IL TECNICO. E quando dico IL TECNICO, tutti dritti impettiti: parlo dell'omino del gas.

I veri centri nevralgici del potere.

IL TECNICO, con aria snob, ha dubitato di tutto e poi, con estrema calma, ha montato il contatore.

E' fatta!

Si, ti piacerebbe.

No, domani viene l'idraulico. Mi porta i documenti che attestano la sua qualifica per attaccare il tubo del gas al mio tubo del gas.

Con i documenti (e con l'attacco) devo tornare all'azienda del gas, la quale mi invierà un tecnico (stavolta uno generico) ad aprire la valvola del contatore.

A quel punto dovremo solo firmare un contratto e poi potremmo fare il primo collaudo della caldaia.
Ovvero la caldaia non posso accenderla fino a che non arriva Il Tecnico (che è una via di mezzo tra IL TECNICO e il tecnico) che provvederà a scongiurare la presenza di fastidiosi coccodrilli nella caldaia.

Infine potremmo godere anche noi di una doccia calda.

Fino a quel leggendario momento, continuiamo ad avere 17 gradi in casa, la cucina fatta di assi di legno e il raffreddore.

Ieri ci siamo dati malati, abbiamo vissuto sotto il piumone, visto praticamente tutta la seconda serie di millennium, cucinato il baccalà con le patate al forno.

Oggi, dopo la venuta del TECNICO, siamo tornati al lavoro, in cerca di un po' di tepore.

Pru, stordita dal freddo, ha dimenticato la balsa per il laboratorio di oggi nel vano posteriore dell'auto.

Quando l'ho vista, il primo istinto è stato cercare un bidone in cui bruciarla.
Al semaforo di piazza della libertà si è avvicinato il simpatico clochard che mi pulisce i fari e a cui ho promesso un pacchetto di marlboro rosse da mesi;
Domani giuro, a costo di fregarle di nascosto a Greenwich, gliele porto.

Con questo freddo fumerei anche io.

Vostro Simone, con in bocca una tachipirina rossa
ETCHI'
Simone, minimal 15:34 | commenti: commenti (popup)

Metti un pomeriggio con la febbre (e con i cubi da forare)

mercoledì, 10 ottobre 2007 in: malanni, casini di casa
Quando la mattina ci si alza
e si sta male
é già pomeriggio.

Succede a tutti, perfino a chi buca cubi forati per far entrare la luce nel cubo, restando però affascinato dalle zone d'ombra restanti.

Luci ed ombre.

E'  innegabile il nostro interesse per il lato oscuro delle cose: sono sinceramente curioso di sapere come funziona la Fiorentinagas, ad esempio:
cosa impedisce, quale vincolo ineludibile è presente tra noi e il gas.

Ma è solo un esempio, oltretutto banale.

Non nego che i cubi forati rappresentino senza dubbio una visione più artistica del problema.

Così, al mattino, ma un mattino di quelli che ancora la luce non c'è, ti trovi a star male.
Febbre, sudori freddi, pesantezza.

Non si è più bambini quando si smette di essere anche solo un po' felici per questi sintomi.

Oggi mia moglie si è svegliata così: si è girata, ha mugugnato qualcosa a proposito di malesseri vari e poi si è rigirata.

Gli ho proposto di restare a casa, di rinunciare alla lezione di matematica in favore di un Tachiflù e di una coperta spessa.

Lei, sulle prime, non aveva la forza di controbattere: si è lasciata curare, ha bevuto il Tachiflù col biscotto e si è rimessa in posizione fetale.

Poi, mentre stavo bevendo il caffé solitario, me la sono vista comparire in jeans e coltre di lana: libri e quaderni in mano.

Ammetto che sono rimasto sinceramente stupito: permettetemi di essere orgoglioso di mia moglie (in attesa di poter coltivare orgoglio verso nani simiglianti) che se ne fregava di due linee del termometro.
Lei voleva davvero andarci, a quella lezione di matematica.

E' stata necessaria un'intensa sessione argomentativa, con previsioni di giorni persi per poter salvare queste ore di corso.

Alla fine l'ho rimandata a letto.

E poi di colpo è pomeriggio.

Si perché la febbre funziona così: polverizza ogni attività della giornata, la sgretola fino a formare pochi istanti di coscienza.
Anche la mia.

Di oggi ricordo bene il risveglio, la colazione semisolitaria, l'interruzione argomentativa, il pranzo.
Ed ora attendo il ritorno a casa.

Mi sfilerò le scarpe, mi cambierò.

E tutto quello che resta fuori dalla porta sarà dimenticato.

Ora capisco che forare i cubi è bellissimo: ti permette di filtrare ciò che vogliamo vedere da dentro, da ciò che realmente ci affascina.
La sicurezza dell'ombra.
Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Ordinary Day

lunedì, 20 agosto 2007 in: scatti, malanni, casini di casa, fantashopping
Sono due giorni che mi sveglio sotto una tenda ricamata di rosso.

La tenda, secondo precise istruzioni di mia moglie (che sa quel che fa anche se gli altri sul momento non capiscono) appoggia su due bastoni di fintoferrobattutto, a loro volta arpionati a due travi sopra al nostro letto.

La tenda copre delicatamente la velux, impedendo al sole mattutino di svegliarmi alle sei, con successivo coro di bestemmie.

Sono due giorni che mi addormento sotto questa tenda.

La prima notte, comprensibilmente emozionati, non abbiamo riposato granché.

Si, è vero, la nostra tisana "sogni d'oro" che la moglie ritiene possa contenere sostanze vietate in molti stati, ci fa piombare in uno stato catatonico dopo pochi sorsi.

Però il materasso provvisorio, che poi diventerà la base del nostro divano letto, è quel che è: un nome incomprensibile dell'Ikea.

In attesa (impaziente) di un materasso cazzutissimo con 400 molle per cm cubo, la tisana "sogni d'oro" è una panacea.

La seconda notte, dopo un giorno passato a far diagnosi sul mio malessere (nella migliore tradizione da Dott. House, tutte rigorosamente sbagliate), abbiamo imparato dove si trova la farmacia che fa il turno serale.

Termometro e tachipirina.

Il 19 Agosto, dopo tre mesi di matrimonio, abbiamo festeggiato con un Simone delirante, coperto fino al naso e una Pru versione Candy Candy che mi curava e mi faceva misurare la temperatura ogni dieci minuti.

Alle sei del mattino, dopo un temporale irlandese che batteva forte sul tetto, ci siamo ritrovati a fare colazione: latte e cereali per la moglie, tortino ai fichi per il marito che fingeva salute.
La moglie Candy Candy mi ha però imposto una seconda tachipirina.

Sonno catatonico fino a mezzogiorno.

Mi sono svegliato iperattivo e gioviale. E anche parecchio affamato.

Dopo la consueta girata all'Ikea e una sosta ai Gigli, per mangiare dal Lupo (mangia sano, mangia Toscano, recita il lupo), siamo tornati tra queste deliziose quattro mura.

Ci attendeva il padrone di casa.

Quello perfido dei film, quello che vuole l'affitto oppure ti caccia.

E l'affitto andava saldato in tonno.


This is the beginning of our day..
Simone, minimal 20:33 | commenti: commenti (popup)

Quando non si dorme

giovedì, 28 giugno 2007 in: romance, malanni
C'è la volta in cui non si dorme ma è bello vedere sorgere il sole.

C'è la volta in cui non si dorme ma si fa una doccia alle 4 del mattino e poi si resta abbracciati fino alle 6.

C'è la volta in cui non si dorme ma si parla di tegolini (di quanto erano buoni un tempo)(oppure dei vestiti che c'era quello vestito male e quella vestita troppo di bianco)

C'è la volta in cui passi un pomeriggio a sentire un'agente immobiliare che si vuole giustificare, gridare che è onesto quando nessuno lo ha messo in dubbio. Lo grida così forte che il dubbio viene.


E dopo il pomeriggio viene la sera e la Lory se ne va a giro per giardini, con le sue sfuriate da adolescente che ormai si crede esperta nella vita.

E dopo il pomeriggio viene la notte, la notte in cui non si dorme nonostante camomille che non colorano l'acqua, nonostante il conflitto di interesse generato dall'aria condizionata accesa con la borsa dell'acqua calda sullo stomaco, nonostante venti puntate di Doc. House.

C'è la volta in cui non si dorme e basta. E non c'è niente da fare o da dire.

Che schifo lo stress.
Simone, minimal 17:20 | commenti: commenti (4)(popup)

Accenti e Punti (Esclamativi)

sabato, 14 aprile 2007 in: scatti, romance, malanni, il grande giorno
MI sono svegliato da circa venti minuti

Una pausa della giornata di lenzuola, coricato su un fianco. Il tuo fianco seduto a sussurrare tasticol timore di far troppo rumore.

La torre di pisa sul telefono nuovo dice che è buio. Almeno a Pisa è buio e coperto. Qui non mi pare.

Filtra ancora sole dalle finestre, e senza le tende non passa un'ora intera senza che la gatta appoggi il suo musino al vetro. Sente l'aria, fissa fuori in cerca di qualcosa. Poi devia lungo muro verso il letto e si acciambella nell'angolo opposto.

Una pausa per tirare su con il naso.

Non è una bella visione, me ne rendo conto. Ma i fazzoletti hanno bisogno delle due mani, in questo momento impegnate a pigiare i tasti (sono rumoroso, non riesco a sussurrare con le dita. Mi applico)

Un piccolo (o grande) raffreddore che ci siamo scambiati in questi giorni.

Giorni di condivisione, impegnati a scegliere come terminare il nostro ciclo da Nubile/Celibe e cominciare una vita insieme.

Sfogliamo un piccolo opuscolo. Dentro, tra un "oppure" ed un altro, ci sono le frasi ed il rito. Un rito antico, forse poco in sintonia con noi, con le nostre domande, con la nostra comune avversità nell'istituzione.

Eppure, tra un "oppure" ed un altro, le spuntature ci sono.

Questo si. Questo è bello. Questo è molto romantico, mi piace.

Ci sono frasi che cominciano con N. e N. (dove N e N siamo noi).
Non si può non sorridere.

E poi ieri, dentro un centro commerciale dal nome impronunciabile per chi mangia pane e consonanti (da ieri però Yogurt e consonanti), il desiderio di dirti come sempre che Ti amo.

Che ti amo e sei tutto per me.
Una piccola frase, forse un gesto più forte con il braccio che ti stringe la schiena, ti schiaccia il seno contro di me.

Si certo.

Eppure sentire tutto questo, ogni giorno, ha un gran valore.

Ecco mi giro su un fianco. E di fianco c'è un vassoio, due tazze e tre bustine di varie tisane.

Come non sorridere?

Non ci sono grandi domande o risposte. E il silenzio è senza accenti.

Ma nel silenzio è pieno di punti. Esclamativi.

(!)

Simone, minimal 19:25 | commenti: commenti (popup)