Didesideri

sabato, 07 novembre 2009 in: musicalmente, casini di casa, astruse astrazioni, suono io
Pru l'ha chiamata Tennant, perché ho tentennato come non mai,
indeciso se prenderla, come prenderla,
se comprare una sacca, se non comprarla,
se pagarla in contanti o offrendo in cambio il mio corpo alla scienza.

Pru l'ha chiamata Tennant, perché il Dottore un nome non ce l'ha, si chiama solo "Il Dottore".
E la mia potrebbe chiamarsi "La Chitarra", ma sarebbe inesatto visto che ce ne sono già 3 in casa e rischierei di fare confusione.

Così Pru l'ha chiamata Tennant, ma al posto del gusto vagamente british che ti aspetteresti da un nome così, Tennant è nera, suona volentieri anche qualcosa di rock tradizionale.
Occorrerà un po' di sana disciplina per convincerla a dedicarsi al folk e all'indie.

Quando gliel'ho proposto, ieri, mi ha suonato qualcosa come "WHat?!?" e si è richiusa dentro un riff di Angel of Harlem.

Oggi mi è parsa però già più ambientata e, come tutti qui dentro, ha cominciato a vagare per casa, in camera da letto, in salotto, in cucina (che poi sono la stessa stanza) e davanti, ovviamente al computer.

Tennant, a dispetto del nome maschile è femmina. Per urlare ha bisogno di un jack e un ampli.
E anche se può sembrare una volgarità gratuita, non lo è.

Per rendere giustizia alla mia elettrica, ho ribattezzato lei Rose. E' femmina pure lei.

Quindi in casa siamo 5 contro 1.

Altro che quote rosa.


p.s. il Basso Acustico, quello è omo. Si chiama Jack. Ma lo amplifico di rado, o ci prende gusto.
E questa, si. E' una volgarità gratuita.
Simone, minimal 14:26 | commenti: commenti (popup)

Lyrics

venerdì, 01 maggio 2009 in: musicalmente
Se avessi i vestiti del cielo
Coperti di oro e d'argento
Della luce del giorno
E del blu della sera
Verrei a posarli ai tuoi piedi

Ma io non ho nulla
E ho solo i miei sogni
E ho posato i miei sogni ai tuoi piedi
Allora ti prego cammina leggera
Perché adesso sei sopra ai miei sogni

(Cisco - I vestiti del cielo)
Simone, minimal 12:28 | commenti: commenti (popup)

Spirited Away

venerdì, 17 aprile 2009 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Vetri smerigliati di pioggia, sopra ruote sdrucciolevoli e una musica di carillon.

il mio ritorno ad una casa vuota non poteva essere più evocativo.

e così, mentre sognavo ad ogni tunnel di uscire sotto la calda luce di stelle sconosciute,sono caduto dentro una sorta di epifania dimensionale dove il rumore non esiste se non per essere risuonato in chiave acustica.

adesso mi stanco sulla sieda pieghevole delle una e un quarto, sicuro che qualunque cosa possa leggere non durerà una punteggiatura.

e allora mi rifugio tra parole sconosciute scrivendole e pensandole scritte da un'altro cuore (apostrofato, stavolta, con cognizione di causa).

pensare di leggerle come se avessero su ancora le sbavature di gelatina blu frutto di qualche pennino moderno e aereodinamico, nemico della carta ruvida, mi riaccende quel piccolo carillon di cartone che mi suonava nella testa quando il tergicristalli davanti al mio naso ballava un lento elettronico.

e sorrido di sonno.

(sotto l'effetto onirico delle note di Hisaishi, Music Box, Flying Express Delivery Service)

buonanotte a chi la notte non riesce a dormirla, come me stasera.
Simone, minimal 01:21 | commenti: commenti (popup)

Sanremo 59

sabato, 21 febbraio 2009 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni
Gli autori si devono essere sbagliati.
Bisogna capirli, la matematica è arte astratta in un mondo che non conosce tutte le consonanti e ha perso l'uso di svariate coniugazioni.

Sicché quando hanno letto 59, han pensato di dover chiamare quelli del '59.. di Sanremo.
Fortunatamente la maggior parte è schiattata sennò la scala del palco dovevano attrezzarla con la poltroncina per disabili.

Nonostante tutto Al Bano è riuscito a venire: non è bastato recintare tutta la puglia e picchettarla con la guardia di finanza: deve essere uscito da un trullo, a notte fonda.

E' venuta pure la Zanicchi: le avevano dato un posto da Europarlamentare apposta, per disperazione; stai all'estero e restaci.
Ma lei nulla.

Oh, pure la Patty Pravo hanno riesumato: (il termine è perfetto visto che canta di lei che tra poco morirà e raggiungerà il suo amato nel Piper del paradiso) la patty che ormai sembra uscita dall'area 51, a forza di allungarle gli occhi arriveranno dietro la testa e ci fermerà i capelli.
La patty con le sue camicie vedo-non vedo-ocazzovedocheschifocopriti.
Va bene bruciare i reggiseni, ma fai scorta prima.

E il trio Ghinazzi-belli-Dour? ce lo volevamo infliggere proprio?
Questa è politica scorretta, ve lo dico io: dopo il primo ascolto ero un po' più d'accordo con Maroni.
Per non dire che sembravano una confezione scaduta di Ringo-Boys.

Fausto Leali. Ora, fausto porta una canzone in cui parla dei suoi litigi col figlio (che ormai avrà quarant'anni portati male); pensarci prima no?

Vabbé, uno dice c'è sempre una fetta nostalgica di Sanremo, ma poi ci sono i nostri autori attuali.

Ovviamente non consideriamo i musicisti bravi, tipo gli Afterhours. Quelli fate finta che non ci siano.
Difatti li hanno tolti subito; pareva un errore, un refuso di stampa.

Non consideriamo Tricarico, che hanno preso perché ancora non hanno capito se è di Al-Quaeda oppure no.
Nel dubbio lo prendono, per tenerselo buono.

Masini: considerare Masini giovane è come dire che il Parmigiano è un formaggio fresco.
Si è presentato con un look alla Homer Simpson, doppiato da Tonino Accolla e la pancia di birra.
Carriera musicale insolita: Le ragazze sono tutte puttane, vaffanculo tutti, l'unica decente ce l'avevo ma poi si è messa con uno stronzo (anche perché io mi drogo), l'unica amica è una che il babbo la pesta e io al massimo la porto al pronto soccorso.
Questo è Masini.
Oggi viene a Sanremo e cosa dice: è colpa dell'Italia. Mica sua che è un pirlone. No, è l'Italia che è una merda.
Piove governo ladro.
Non è una canzone: è un consiglio del suo terapista; Marco non è colpa tua, è colpa di tutto il resto del mondo.

E arriviamo alla nota dolente del festival numero 59 (quello presentato da Raimondo vianello): Povia.
Tanto per cominciare basta con la polemica su questo Luca: diciamo chiaramente che Luca ne ha fatte di peggio.
Faceva i festini con la Silvia Salemi a casa sua, si drogava, picchiava la gente.
Diciamolo: da quando era Gay si era fatto più garbato; puliva casa, si vestiva elegante e organizzava cene culturalmente interessanti.
Poi è arrivato il terapista di Masini a dirgli che invece era tutta colpa della Mamma e del Babbo che beveva.
Sicché Luca ha ricominciato coi festini, dove ha conosciuto una ragazza del Moige e ora vivono felici e contenti.
La canzone non è fastidiosa: E' Povia che non si tollera; lui con le faccette e la gestualità di un venditore di tappeti.

Chiudiamo con due note dolenti: Sal Da Vinci e i Gemelli Diversi.

Il primo, a dimostrazione che la camorra è ancora potente e ha in mano il televoto (i quadretti che scorrevano dietro Povia non erano suoi.. erano le foto dei familiari della giuria con un cartellone: serenità è meglio di felicità; vota Sal e stai sereno.)
Non a caso è intervenuto D'Alessio: lui non ci mette neanche più la faccia ormai, basta che si senta il suo nome, come Al Capone.

I Gemelli Diversi mi han fatto tristezza: Il fratello di J.Ax che tutti pensano sia quello biondo e invece è quello che ha 82 anni e canta col cappellino di Jovanotti degli esordi.
Ieri sono venuti con la banda di paese.
Guardate io, se fosse passato il loro numero di conto corrente, qualcosa gliel'avrei dato.

No, questo Sanremo si è retto solo sulle nuove proposte, che hanno osteggiato in tutti i modi, facendole cantare alle due di notte, in versione ridotta, con degli sponsor che volevano fare i presenzialisti a tutti i costi.
Ha vinto una svitata incredibile quale Arisa con sincerità.
ecco siamo sinceri: sotto quel trucco c'era il terapista di Masini.
Simone, minimal 12:13 | commenti: commenti (3)(popup)

Not (wii) st

Lista di cose da fare e fatte:

1. andati, tornati, andati e ritornati (varie volte) in una settimana a Ferrara.

fatto. sabato scorso per un matrimonio a tre e il sabato precedente per la partecipazione straordinaria al mio primo addio ad un nubilato (in veste rigorosamente femminile.. ero a mio avviso il miglior donnino della piazza)

2. visto concerto dei Notwist.

fatto. martedì in piazza Castello a Ferrara doppio concerto dei crucchi elettronici (i notwist) e degli italiano Yuppi Flu. I secondi mi sono piaciuti anche di più, come testimonia l'acquisto di maglietta e cd in loco.

3. Giocato alla wii.

strafatto. con partner Riga, venuto a casa con la scusa dei corsi di recupero goliardico organizzati dalla moglie ma con la segreta volontà di nerdizzare tutti, ivi compreso il cano che ora è un putentissimo stratega di Travian (sospetto acquisti milioni di punti con la mia carta di credito). Le freccette non hanno più segreti.

4. Andato agli Uffizi.

mi manca. però ci ho spedito il resto della ciurma (la moglie, che si è vantata del suo libretto di architettura entrando gratis; Riga che aveva la carta di identità da studente e Giulia che non ce l'aveva però grazie a Riga è entrata lo stesso; il Cano che invece ha atteso fuori)

5. Andato in braghe durante un durissimo scontro di boxe sempre alla wii.

fatto. con tanto di foto in possesso dei cavalieri. prossimamente nel prossimo numero del "Goliardia" con la nuovizzima sezione "Quando gli scacchi erano tanti" (facts pungenti sugli scacchi tra cui "quando gli scacchi erano tanti l'inno italiano era il bianche e nere casacche" e altre facezie)

6. Partecipato ad un matrimonio romantico.

fatto. con la sposa che arriva sulla due cavalli (e non su due cavalli..) con il pancione e il fratello della sposa commossissimo.
con lo sposo che abbraccia tutti stritolandoli di gioia. e un ricevimento in una delle migliori tavolate possibili.

7. Appassionato e drogato per due giorni da un server gratuito di Ragnarok.

fatto. con la complicità della moglie che ha accettato un mio riavvicinamento al mondo dei mmorpg solo a patto che fosse Ragnarok, abbiamo vissuto due giorni interi (senza alcuna interruzione neanche per mangiare) tra Prontera e altri allegri dungeon con il Monaco Fra anche lui attirato come un'ape col miele.

8. preparato le valigie in un'ora e già in ritardo per il Trentino.

fatto. ci aspettano alle due a Verona alla melablu. non so come arrivarci senza usare la Batmobile.

9. visto il cavaliere oscuro.

a momenti dimenticavo. visione fantastica del Batman moderno, alle prese con il terrorista Joker.

10. moglie sbuffante alla porta che dice "siamo in ritardo simo".

vado, via.

arrivedorci.
Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Con un ronzio nelle orecchie suoniamo senza fine

mercoledì, 09 luglio 2008 in: musicalmente
solo oggi ho finalmente ascoltato il nuovo album dei Sigur Ròs.

che non vedremo domani, al parco di Boboli dove si esibiranno.

e sarà un concerto bellissimo, già lo so.

bentrovati.

(col caldo gli islandesi si ascoltano sempre volentieri..)

Simone, minimal 14:44 | commenti: commenti (popup)

Sunday afternoon

domenica, 25 maggio 2008 in: scatti, musicalmente, romance
here are times that walk from you like some passing afternoon
Summer warmed the open window of her honeymoon
And she chose a yard to burn but the ground remembers her
Wooden spoons, her children stir her Bougainvillea blooms

There are things that drift away like our endless, numbered days
Autumn blew the quilt right off the perfect bed she made
And she's chosen to believe in the hymns her mother sings
Sunday pulls its children from their piles of fallen leaves

There are sailing ships that pass all our bodies in the grass
Springtime calls her children 'till she let's them go at last
And she's chosen where to be, though she's lost her wedding ring
Somewhere near her misplaced jar of Bougainvillea seeds

There are things we can't recall, blind as night that finds us all
Winter tucks her children in, her fragile china dolls
But my hands remember hers, rolling 'round the shaded ferns
Naked arms, her secrets still like songs I'd never learned

There are names across the sea, only now I do believe
Sometimes, with the windows closed, she'll sit and think of me
But she'll mend his tattered clothes and they'll kiss as if they know
A baby sleeps in all our bones, so scared to be alone

(Iron & Wine - Passing Afternoon)

Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (2)(popup)

Visioni

lunedì, 12 maggio 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, astruse astrazioni
Abbiamo visto, di notte, quasi tutto Heima.

Heima, in islandese, significa "a casa".

E' una parola molto versatile, tipo che se ti chiedono "dove vai?" "Heima" "EH???" "Puppa!"

Si è una parola versatile e confortante.

Heima è un film, ma soprattutto una srie di concerti che i Sigur Ros hanno dato nel loro paesello natio dopo il tour mondiale del 2006 (tour con tappa a Ferrara, noi c'eravamo).

Heima è un film pieno di Islandesi che si radunano nei campi, accendono i fuochi e cantano le canzoni islandesi.

Tra l'altro deve essere bellissimo capire cosa dicono i Sigur Ros.

Gii islandesi sono biondi e coi capelli lunghi.

Uomini, donne, bambini, gatti, cani, alci.

Tutti biondi e con i capelli lunghi.

Pure quelli con i capelli corti hanno in realtà i capelli lunghi. Solo che a Settembre loro hanno caldo e li lasciano a casa.

Heima.

Di notte, con la velux di camera aperta e queste immagini scolpite nel vento e questo suono infinito, ci si sentiva anche noi un po' con i capelli lunghi e biondi.

Pru di più per via che lei ce li ha perdavvero, i capelli lunghi e biondi.

Voglia di Islanda.

Voglia di chiamarla casa.

Heima.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Primo Maggio

Aria di musica in casa.

Dopo il pranzo del Primo Maggio a casa della suocera di mia moglie (che quindi, tecnicamente, è mia madre) siamo usciti pieni di entusiasmo, con la voglia di camminare, di respirare la primavera, di sentire il respiro dell'erba, di ballare nelle piazze e gridare w fernandez.

"Simo, secondo me piove.."

".. mm.. tra quindici minuti comincia il concerto.. andiamo a casa e ce lo registriamo?"

"presa!"

sul divano, ballando e cantando, con i bluebeaters che abbiamo visto da pochi metri di palco, trenino con Piero Pelù che canta Revolution, emozionciona quando Santamaria intona "While My Guitar Gently Weeps".

Pru strofina il clarinetto, riportando a galla emozioni e ricordi.

Io strofino la chitarra, o meglio la strimpello, dietro al variegato palco del primo maggio.

Festa insolita. Non siamo in piazza, coi fazzoletti.

Ma siamo col cuore dentro questa giornata dei lavoratori.
Più di molte altre volte.

Ed ho incollato la mia busta di corde sul moleskine.

Ricomincia.
Simone, minimal 19:32 | commenti: commenti (2)(popup)

un certo signor G.T.

giovedì, 03 aprile 2008 in: musicalmente, romance
metti una sera un tavolino, quattro calici e del vino.

mettila in rima, pure baciata.

l'attenzione per la serata è al quartetto che si riunisce attorno al calice di brachetto, che sogna speranze e rimpange vecchie felicità.

una serata di chisciotte che ricordano i mulini a vento. ricordano di averli sconfitti.

ma il vino finisce.
e i calici vuoti restano a pigliar la polvere degli anni passati a rincorrere fantasmi di sogni mai realizzati.

chi cresce, chi resta sempre uguale.
chi diventa grande.
chi diventa piccolo.

ma loro si ritrovano sempre, quei quattro amici.
e il calice di vino diventa di cristallo, poi ci si mangia su anche qualche piatto di alta cucina.

e poi, quando il tavolino diventa stretto, si cercano spazi più intelligenti.
dicono ci sia un vecchio teatro, in un paese al confine con la maremma toscana.

ci pensano a Liegi, in una brasserie, con birra servita nel boccale giusto e un poster di Andrew Bird che fregheranno alle prime spalle del cameriere.

e pensano anche che magari si potrebbe portarsi una chitarra.
gli amici di sempre suonano.

e pensano che magari si potrebbe persino cantare di un certo Mr. William, che andava a prostitute nella tredicesima strada.
ed è morto.

Così radunano altri come loro, anarchici della musica, a cantare canzoni un po' inventate, a mugugnare sulla musica l'uno dell'altro.
"piglialo piano quel sol minore, non fare il tuo solito casino da jazzista di provincia"

Si lasciano coinvolgere da una rumba di applausi, e dal vino buono dei calici.
eccoli a improvvisare e dar gomitate solide al pianoforte a coda, che rimbalza sotto i colpi; eccoli a contorcersi nella sedia per soffiare la tromba e roteare il contrabbasso, accarezzarlo, schiaffeggiarlo.
per vedere l'effetto che fa.

La gente non li lascia più andare via, questi quattro fissati, tanto che il più grigio li apostrofa "ehi, non so da voi, ma da me quando le luci si alzano la gente se ne va.."
Ma poi ripiglia la tracolla della chitarra e suona altre note.
Le note del coraggio.

Così torniamo a casa con un bagaglio di emozioni che non mi entrano nel baule, tanta musica ho in corpo.
E penso ai quattro amici, al loro tavolino di un tempo, ai loro sogni, alle battute, alle loro realtà.

(liberamente ispirato dalle maree emozionali di un teatro di provincia e di una serata dedicata a Lèo Ferré)
Simone, minimal 00:48 | commenti: commenti (popup)

IndieSimo

lunedì, 31 marzo 2008 in: divertissement, musicalmente
Il termine musica indie (neologismo della lingua inglese derivato dalla contrazione del termine independent) è riferibile ad un insieme di generi musicali caratterizzato da una certa indipendenza, reale oppure percepita, dalla musica pop commerciale e da una cultura cosiddetta mainstream (cultura di massa), nonché da un approccio personale alla musica stessa.


Quando non so le cose mi documento.
Non abituatevici, eh.
Delle volte improvviso, invento, sparo nel mucchio: ve lo dico per non crearvi false illusioni. Sono, in certune occasioni, così abilmente cazzaro da risultare convincente persino per me stesso.

Detto questo, quando l'altro giorno davo l'anitra wc sull'hard-disk, ho scovato questa incrostazione indie di cui non ero a conoscenza.

E siccome io con le macchie non sono pratico, per usare lo smacchiatore giusto o anche solo per capire se era un'infezione benigna, sono dovuto andare sulla solita wikipedia, alla voce indie.

Si perché mica l'ho capito, così al volo, cosa volesse dire.

Parecchi si limitano a dire che tutto quello che non è commerciale, o supportato dalle grandi case di musica, è indie.

Una sorta di consolazione per tutti quei poveri cristi che non vendono (Frankie, coraggio! sei indie! è un sms che Zampaglione ha mandato al suo amico Di Gesù)(per sfotterlo, s'intende).

In realtà la definizione di wikipedia è migliore: se non sei riconducibile ad un genere predefinito, allora sei indie.

Poi su un blog ho scoperto che esiste l'indie pop, l'indie rock, l'indie folk, l'indie salsa e merengue.
Sicché a ben guardare siamo sempre dentro un genere. Anzi, parecchi generi.

Non che voglia per forza appioppargli un'etichetta, ma allora cosa deve fare uno per essere veramente indie?

Ecco il decalogo del vero artista indie:

1. Non aver mai collaborato con una casa discografica; neanche quella sotto casa gestita dal carrozziere che ti truccava il motorino.

2. Non amare visceralmente biagio antonacci, non volersi trombare la moglie di Paolo Conte, non invidiare i gran soldi di Toto Cutugno, non scrivere lettere di protesta al mucchio selvaggio per le due stelle date all'ultimo album di Tony Dallara.

3. Suonare strumenti classici, anzi pure vecchi, tipo la diamonica o il flauto di plastica arancio che sta dentro la collana "Anch'io come Van Halen" della De Agostini.

4. Gli strumenti di cui sopra suonarli in maniera anticonformista, tipo battere i tasti frustandoli col calzino o scoreggiare nel flauto (questo solo per i più esperti, o se si è almeno un duo e l'altro copre i fori).

5. Avere un abbigliamento tipo la roba dismessa di Ciaociao, usare la lavatrice a gettoni una volta l'anno per i calzini da frustata.

6. Scrivere canzoni in un linguaggio incomprensibile. Spesso inventato. In questo le flatulenze di cui sopra aiutano una cifra.

7. Essere politicamente impegnato. Dalla parte sbagliata.

8. Avere una recensione fantastica del tuo primo album, con tanto di plausi e grida al miracolo, nel blog di una vecchia conoscenza della polizia postale di vari stati europei. Che in realtà non lo ha mai sentito.

9. Fare "concerti" a casa di nonna, a casa di zia e comunque ogni qualvolta viene gente a cena.

10. Collaborare con altri grandi del tuo genere, l'amico sordo, il cane lillo, Loredana Berté. Ricevere assurde proposte da chi, come te, non sa suonare niente di diverso dalle posate sui calici.

Oh cazzo. Sono Indie.

Cara preparati, se Silvio vince si emigra in Islanda.
Simone, minimal 18:28 | commenti: commenti (7)(popup)

Asleep on a train

venerdì, 28 marzo 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, toghe in delirio
In viaggio.

Un piccolo viaggio a dire il vero.

Verso una piccola cittadina al confine tra il mare e la terra.
Una rassegna di case basse con l'intonaco sbriciolato e la gente goffa.
Così goffa da non sapere dove sono, da non riuscire ad indicarmi la piazza principale.

"Guardi è proprio questa"
"Scusi, ma il cartello dice che si chiama in un'altro modo"
"Beh, non so cosa dirle, è questa"
"Ma anche l'altro cartello dice che si chiama piazza Garibaldi. Io cerco Piazza Curtatone"
"Senta, se non si fida.. io sono di qui e questa ha pure la scuola media Curtatone.. voglio dire"
"Si, concordo ma la piazza è un'altra"
"Faccia come crede"

Un piccolo viaggio, su un trenino a due piani e pochi vagoncini.
Col mio calvino aperto a ficcarci il naso, con gli occhiali scuri calati, ché se mi addormento non voglio si noti troppo.

Poi per le dieci e trenta ero di nuovo tornato a Rifredi.
E ora in camera riordino la musica, in cerca di qualcosa di nuovo o di molto vecchio.

Scovo Radical Face - Ghost.

Un album di gabbiani e legno che si frantuma.
Un album di silenzi e vento.
Un album che sembra un concerto in lontananza.

Colonna sonora da viaggio. Magari di quelli lunghi.

Simone, minimal 11:47 | commenti: commenti (2)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Io non credevo che questa sera

martedì, 18 marzo 2008 in: musicalmente, romance
Al mattino, sopra un affollato autobus direzione centro, sfoglio il giornaletto di quattro pagine che mi ha donato un ragazzo mentre attendevo alla fermata.

E' una cosa carina l'esistenza di questi piccoli quotidiani gratuiti, pieni di informazioni compresse e perlopiù approssimative: a volte inutili, a volte sufficienti ad incuriosire per poi pretendere informazione vera quando la giornata volge a sera.

Tra le piccole finestre sul mondo, una nota triste, di quelle che non ti aspetti, di quelle cui non pensavo.

Un gruppo si scioglie. Un duo che cantava proprio di sere piovose e illuminazioni elettriche.

I La Crus sono arrivati al Crocevia.

Dopo l'ultimo tour, verso Natale, ognuno con il suo zaino di ricordi e le sue foto imbustate (magari alcune ancora appiccicose di nastro adesivo o colla) prenderà congedo;

Una di quelle notizie cui non rifletti, sul momento: oltretutto è parecchio tempo che non rientrano nel lettore della macchina.

E mi sono fermato a pensare che potevo guardarli di più quella sera alla stazione leopolda, quando accelleravano Paolo Conte;

E mi sono immaginato un dialogo con loro, che a momenti non li riconoscerei in viso: domande, perché, come diamine hanno imparato a suonare e perché fanno quel che fanno (facevano quel che facevano).

E mi viene voglia di rivederli, un'ultima volta.

Di applaudirli, almeno una volta.

Per poi fissare il pavimento del dopo concerto, quel letto di coriandoli e impronte umide;
Per dire che mi mancheranno.

Per sperare che tutti questi applausi li facciano risalire sul palco, almeno un'altra volta.


It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful
good luck my baby, it’s wonderful,
it’s wonderful, it’s wonderful, I dream of you…
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (5)(popup)

Insegnamo ai parlamenti a mettere le ali

Io non devo rivedere i film reazionari.

No, dico sul serio: vorrei una bella polverina che mi rincretinisce e mi rende uno di quei polemici da osteria, un borbottino, come li chiamava mia nonna.

Se la polverina costa meno di cinquanta euri a pizzico, sarei anche grato, che tengo famiglia.

Ero sul divano della cameretta, mentre mia moglie intagliava l'intero San Frediano dai piedi di balsa, quando abbiamo messo in visione "V per vendemmia", un film dove L'inghilterra domina e un tizio con la maschera e i miracle blade sotto la cintola minaccia di riportarla all'anarchia.

Che, diciamolo, è una bella cosa: forse un filino romanzato (da noi c'è chi vuole fare lo stesso, ma io Beppe Grillo con il mantello di Zorro non ce lo vedo bene, anche perché ha quell'accentone genovese che lo sgami subito) però di sicuro impatto.

Al punto che, all'esplosione della statua della giustizia, quasi mi commuovevo e volevo comprarmi i biglietti per un concerto di Silvestri.

Poi però sono sceso a bermi il caffé e sul terzo canale c'era il mago Walter che sputava fuoco sul circolo della libertà;
E c'era il circolo della libertà che ora ha organizzato le Feste dell'unità dei circoli della libertà, in cui si canta il folk della libertà e si mostra il pugno chiuso della libertà (sono tutti marchi registrati, non sapete che prezzi alla SIAE per riportarli in questo post..);

Al terzo sorso di Manaresi oro già mi era passata la voglia del vendicatore mascherato (e anche di quello mascarato).

Cerco i prezzi di un buon volo verso un'isola lontana, che vorrei si conoscesse almeno un po'.

E intanto penso a Fabi, ché lui la polvere deve averla trovata a buon mercato: quella sana magia che gli permette di scrivere canzoni leggere come una meringa.

Buon per lui.
Simone, minimal 15:52 | commenti: commenti (4)(popup)

Dio c'è ed è di sinistra

lunedì, 03 marzo 2008 in: musicalmente, astruse astrazioni, fantashopping
come quando tiene chiusi i negozi di articoli musicali grossi quanto il louvre, con chitarre scontate invitanti.

grazie Dio, per aver permesso a questa famiglia di arrivare, non dico a fine mese, ma perlomeno a fine di questa settimana.
Simone, minimal 13:46 | commenti: commenti (2)(popup)

Golconda Golconda ! ! !

sabato, 02 febbraio 2008 in: scatti, musicalmente, astruse astrazioni


Night was black was no use holding back
'Cause I just had to see was someone watching me
In the mist dark figures move and twist
was all this for real or just some kind of hell
666 the Number of the Beast
Hell and fire was spawned to be released


Quando un domani la polizia giungerà al mio blog, magari attraverso misteriosi canali pedofili, questo post occuperà un'intera puntata di Verissimo.
Simone, minimal 12:40 | commenti: commenti (popup)

Canzoniere Italico

venerdì, 21 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, suono io
Da quando ho questa assurda pretesa della chitarra (di suonarla intendo) mi circondo di canzonieri.

Fortunatamente il villaggio virtuale offre il cartaceo modello pdf, che semplifica le cose ed evita che casa mia assomigli a quella del chitarrista dei Village People.

Il canzoniere è una raccolta di testi con gli accordi disegnati sopra le parole.
E' comodo e regala pure soddisfazioni.
A chi lo scrive.

Nel canzoniere italico non manca mai Ligabue. Non dovrei dirlo, che poi ho pure il live di verona in dvd.
Però Ligabue mi sta sul cazzo.

Non facciamone un dramma. Mi sta sul cazzo pure vasco, dopotutto.

Ecco Ligabue pare un suo cugino.

Solo coi capelli più lunghi e una voce da transessuale bolognese.

La cosa che mi infastidisce di più di Ligabue è proprio che scrive degli accordi carini. Poi li canta e sembra sempre che stia cambiando l'olio alla macchina.

Io melo vedo con la latta da un litro in mano e la tuta unta a cambiare l'olio, tutto zozzo.
Poi piglia la latta, la batte con un chiodo e, così, ti suona un suo pezzo.

Vi dirò, almeno si fermasse qui, poco male. Insomma, l'olio si cambia una volta l'anno.
Ce la posso fare.

Però poi lui con l'olio vecchio ci scrive un libro.
E il libro lo apri e sa di sottiletta.
Come il terribile formaggio olandese.

Lui ci mette pure il titolo accattivante. Tipo "La neve se ne frega".
Si chiama così uno dei suoi libretti, no?

"il Sole si fa un mazzo così"

"il Carciofo fa il presuntuoso"

"il Salame è un pressapochista"

Ligabue non può scrivere libri. Ma l'avete sentito come parla?
Qui c'è di mezzo una roba alla Faust, ve lo dico io.

Luciano stava mangiando la sua piada al fritto di sugna, quando gli è apparso il diavolo, fuggito da un peperone ripieno.

"ciao untone, vuoi diventare ricco e famoso?"

"ghi? io? sgherzi?"

"no giovine distrutto dall'acne. mi vendi la tua anima e io ti faccio diventare ricco e famoso"

"fiiigo. gi sto. ehi berò brima finisgo la biada che mi si sguaglia"

"fai con comodo"

Poi il diavolo gli porge un canzoniere, con tanti testi e accordi.

Il Liga prende il canzoniere e una chitarra magica, che funziona a cipolle. (come la carrozza di cenerentola)
Il diavolo gli regala anche due libri e già che c'è (non sapevo a chi rifilarli) pure un paio di sceneggiature da film che non si sa mai.
Poi si sarebbe pentito dopo il primo film di Muccino

"cazzo.. potevo dare a lui perlomeno Radiofreccia" (dichiarazione resa di recente da Belfagor a "Porta a Porta")
Simone, minimal 22:27 | commenti: commenti (popup)

Delicate

martedì, 04 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze, toghe in delirio
Sono sveglio dalle 7:40, quando una sveglia, né cubica, né gialla, mi ha riportato alla realtà dominata dalla perdita completa del valore sociale dell'intellettuale.

Decisamente Passepartout mi fa male.
Credo si debba vietarne la visione a coloro che hanno irriso (come me) la cultura infilzata con lo spiedo da carne del liceo.
Si perché il popolo di finti istruiti, convinti che aver letto Jack Frusciante basti a definirsi letterati, (notare che non parlo degli estimatori di Moccia, che paragono ai pisani di comacchio) arriva un giorno e riscopre il gusto per i classici.
Come una spugna si impregnano di quel mastrolindo concentrato che è la nostra cultura in pillole di Passepartout, senza lasciarne scivolare via una sola goccia.
E diventa fastidioso, pesante nello scrivere e stupidamente saccente.

Terminata questa piccola parentesi, ritornerei al trillo della sveglia ed ai miei compiti di questo giorno campale, fatto di udienze, pasti frugali e una serata lunga come i dieci comandamenti visti senza audio.

Stamani ho raggiunto il mio record in Tribunale, con la mia presenza ininterrotta dalle 8.55 fino alle 12:15.
In Tribunale si ha un sacco di tempo per riflettere sulla piccola società degli avvocati, un popolo sulla carta numerosissimo, ma che si dimostra casta solo quando si varca le porte della giustizia terrena.

Ho cambiato tre diversi giudici ed ho ritrovato sei avvocati. Erano a tutte le solite udienze.
Ma gli altri millemila che cazzo fanno dalla mattina alla sera?
(ho una rispostina nella testa, che mi dice viareggio, coi piedi a bagnomaria)

Sono riuscito anche a trovare il tempo per ritirare il contratto di casa dal notaio, rimasto in giacenza da settembre.
Perfino mio padre aveva perso le speranze di riaverlo.

Dopo aver mangiato un panino in compagnia di mia moglie, anche lei distrutta per la replica di Pontedera e per la presenza nella leadership di un pisano con manie di grandezza, sono rientrato a studio con la convinzione di porre, finalmente, un punto di arresto alla mia attività forense.

Martedì cominciano gli esami di avvocato ed io, da sborone quale sono e rimango, non ho studiato una cippa.
I rimorsi mi spingono a chiedere ai membri anziani un breve congedo per motivi di studio.

Leonardo ovviamente è concorde, mi sorride e dice che dovevo pensarci prima.
Federico casca dalle nuvole: a momenti dubito che si ricordi dell'esame.
Mormora che ai suoi tempi lui dava lo scritto e poi via di corsa a ricevere i clienti alle sette di sera.
Poi i clienti non venivano perché erano stati divorati da un coccodrillo emerso dalle fogne.
Finge di aver compreso però, lasciandomi, con comodo, fare tutto il lavoro che avrei altrimenti fatto nei prossimi dieci giorni.

Alle 20:00 stacco, e comincio il giro di saluti.
Leonardo mi saluta e mi augura un in bocca al lupo sincero.
Federico ha improvvisamente dimenticato tutto e mi liquida con "tanto ci si vede domani"
Sottolineo che invece non sarà così, anche perché domani arrivano quelli a montarci la cucina.
Ah già. Ha un dono invidiabile della sintesi.
Sicché ci si vede Giovedì.
Forse non sono stato spiegato, io studio.
Studia qui.
Lotto per un compromesso sindacale e firmo per una udienza venerdì mattina "facilissima, una cazzata" che però necessita di istruzioni il giovedì pomeriggio.
Vabbè.

Torno alla macchina, al piano terzo sotto terra del Parterre di Piazza Libertà. Nove Euri di parcheggio.
Era meglio la multa, perlomeno ho il brivido dell'imprevisto.

In auto, c'è Damien Rice che canta e io mi sento nella testa la storia di questa giornata, epperò con la fastidiosa voce di Grace di Grace' Anatomy.
E mi vedo col camice imbrattato di sangue, con i capelli incollati e lo sguardo distrutto, fissare quella chirurga di colore obesa che mangia una ciambella trovata dentro l'intestino di giocatore di Hockey.
E la sento che gli dice qualcosa a proposito di un congedo per motivi di studio, anche breve.
Per l'esame.
La buzzicona con le gote zuccherate dice certo, ci mancherebbe.
Però domani vieni.
No, buzzicona, almeno fino a venerdì prossimo.
Ah, ok.
E Grace si allontana, con Delicate di sottofondo.

...

"Dopodomani però si, vero?"
Simone, minimal 21:03 | commenti: commenti (popup)

Ballo Ballo

martedì, 13 novembre 2007 in: divertissement, musicalmente
Da un po' di tempo è tornato di moda ballare.

Io me ne stavo sempre al bar quando andavo in discoteca, a bere succo di pera (perché gli alcolici li servivano solo ai maggiorenni.
Pure a vent'anni, l'ultima volta che ho messo piede in una discoteca (che poi hanno chiuso perché abusivissima) ero al bar a bere succo di pera.
Perché mi ero dimenticato la carta d'identità e parevo uno scolaretto del ginnasio.

Poi il nulla.

Un salto temporale lunghissimo, durante il quale, silenziosamente, il latinoamericano germogliava.

La mattina di un settembre piovoso accendo la radio. C'è uno che dice quanto sono figo perché ho indosso una camicia nera.
Vai.. il revisionismo è arrivato, cazzo.

Invece poi vedo il video, dove lo squinternato suona in mezzo alla strada e la gente balla il latinoamericano.

Era meglio il revisionismo, cazzo.

Accosto al semaforo, abbasso il finestrino perché pure l'umido è meglio del tizio con indosso la camicia nera che balla il latinoamericano.
Dall'auto accanto proviene la stessa musica.
Dentro l'abitacolo, un signore di quarantanni o poco più fa dei brevi cenni di assenso con la testa.

Lo guardo come se avessi visto Freddy Kruger.

Esco dalla macchina e mi arriva un sms.

"vuoi ricevere gratis la suoneria della camisa negra?"

Spengo il cellulare con le mani sudate.

Ma è troppo tardi e il latinoamericano imperversa.

Durante i preparativi del matrimonio, tutti i parenti sono morsi da questo veleno: mio padre mette su dischi di salsa e merenghe e una roba che si chiama bachata.

Il sabato sera casa mia è invasa da una folla di nongiovani che sgombra il salotto dalle poltrone, si allinea ordinatamente e agita le mani.

Tutti credono che tutti vadano a scuola di latinoamericano.
Lo danno per scontato.

"ieri ho imparato un passo nuovo"
"dante?"
"chi? no Iglesias"
"tullio? è ancora vivo?"
"il figlio! ma dico mi prendi per il culo? non c'eri anche tu dalla signorina Dolores?"

La signorina Dolores me la immagino con un cesto di ananassi in testa e un vestito a fiori e boccoli.
Un vistoso rossetto e tacchi del dodici.

Sono trascorsi molti mesi.
Vivo in una casa dove si ascolta solo musica degna di questo nome.

tranne quando suono io.

Poi un guasto alla macchina. Arriva il pronto soccorso, mio padre.
Che riprende la macchina e dice per questa settimana usa la mia.

grazie pa'.

accendo, il sommesso motore diesel mi saluta.
Ma non è il solo.

si accende la radio..

"...tengo la camisa negra
 porque negra tengo el alma
 yo por ti perdí la calma.."
Simone, minimal 10:46 | commenti: commenti (popup)

Ma il cielo è sempre più blu

domenica, 11 novembre 2007 in: musicalmente, teledipendenze
Stasera il solito Santamaria Claudio, ormai una muffa (di quelle buone, eh) della televisione italiana che una volta piantata ha fatto il presepe, si è infilato i panni e la tuba di Rino Gaetano.

Che poi molti si chiedono: chi cazzo sia questo Rino. Quello di GIanna che aveva il coccodrillo e un dottore.

E si fermano a lei.

Rino è stato molto di più.

Purtroppo però si chiama tipo Mino Reitano (ma è anche vero il contrario) e Mino perdavvero non se lo ricorda nessuno.

E per fortuna.

Beh, insomma c'era Rino che, corna alla moglie a parte, ha scritto un pezzo della canzone italiana. E non un pezzo qualunque.
Una bistecca nel filetto.
Simone, minimal 23:40 | commenti: commenti (4)(popup)

L'immagine di te

mercoledì, 24 ottobre 2007 in: musicalmente, romance, per una sberla di libri
La Feltrinelli ha una vasta sala, circondata da pareti di libri, affrescata agli angoli del soffitto.
Una vetrata scura, sotto la quale stavano ordinate file di sedie. Tutte direzionate verso un palco improvvisato.

Ore 7:30. nel gelido silenzio di casa, vibra un cellulare.
Vibra un cellulare e non è il mio.

Pru si avvicina a tentoni e legge il nome di una carissima parente acquisita.
Ma le fatiche e le malattie ci hanno resi incapaci di alcun rapporto socievole prima delle 9:00

Quando scendo per aprire la porta all'idraulico (l'ennesimo tour al nostro impianto di futuro riscaldamento), scopro che la parente acquisita non demorde.

Una vocina gentile mi saluta, si scusa per l'ora della chiamata precedente.
E mi parla della Feltrinelli.

Sicché tra quelle sedie, ordinate in file e dirette verso un palco improvvisato, c'eravamo anche noi.
Seduti fissiamo il palco, le persone che lo popolano.
Una di esse ci avvicina, ci saluta.

Ci sentiamo molto artisti, e sento la carezza di invidia della gente.
Michele è venuto a salutarci. Michele ha visto le foto delle nostre nozze.
Occacchio.

Siamo emozionati come due bambini.
E loro, Michele e Nabil, si piazzano sul palco improvvisato e suonano.
Suonano la loro musica migliore.

L'Immagine di Te è un album straordinario.
Al primo ascolto ti strega.

Durante l'esecuzione ci hanno raggiunto altri parenti.
Con loro e con Michele abbiamo inscenato una piccola rimpatriata, con tanto di dedica sul cd e promessa che al prossimo passaggio dei Radiodervish, sicuramente saremo presenti.

Abbiamo terminato il preserale nell'involocro storico di Firenze, le Giubbe Rosse.
Tanto antico fuori quanto sgradevole dentro.

E Pru si è ricordata di prendere il decaffeinato.

Infine, dopo molta acqua e impronte umide di piedini sulle scale di casa, di nuovo sul nostro piumone.
Ultima sera di freddo.
A parlare dell'Ordine, di quel piccolo mondo che abbiamo lasciato a Ferrara.
E che, in due modi diversi, ci manca.

Ora sono sul divano, con la coperta di lana sulle ginocchia.
E il pc sulla coperta di lana.

Dopo la pizza al volo, dopo mille starnuti, è tempo di chiudere la serata.
Una magnifica serata, come piace a noi.
Musica, vecchi amici, nuovi parenti e una cena calda.
Simone, minimal 22:23 | commenti: commenti (1)(popup)

Emergenza Rock

venerdì, 28 settembre 2007 in: divertissement, musicalmente, roba da bloggers
Una cosa che mi piace tanto tanto tanto (e coi "tanto" per questo post, abbiamo finito) è cercare musica nuova da ascoltare.

Di solito capita che compro qualche rivista di musica tipo Rolling Stone o XL e vado a leggere le recensioni.

Poi me ne frego se a uno gli hanno dato una stella e dicono che ignora la scala musicale. Se mi ispira, cerco di sentirlo.

Allora oggi non avevo sottomano alcuna rivista, per cui sono andato sul sito di MTV, alla voce emergenti, che riserva sempre sorprese.

In pool position, tra gli emergenti, un gruppo che sto ascoltando proprio ora: i KiddyCar.
Sono aretini e cantano in francese (e ti credo.. avete mai sentito parlare un aretino?)

Mi piacciono, la mia consorte già li canticchia, per cui, facciamo uno sforzo e se vi va, sentite l'album Forget About.

Sempre in fondo alla prima pagina degli emergenti, c'è uno sfigatissimo, tale Perkins, come Antony.
Difatti è il figlio del gestore dell'Hotel di "Psicho".
Ancora non ho capito se gli faceva anche da nonna, con la copertina e la voce gracchiante.
Fattostà che la mamma - modella è morta prendendo il volo diretto per le Twin Towers.

E lui parecchio triste ci ha fatto un album, che conto di ascoltare a breve. Anzi no.
Leggo ora che si chiama Elvis: con un padre maniaco del travestimento e una madre sfigata, chiamarsi Elvis non è la scelta giusta.
Mi gratto e corro a pagina due.

In seconda pagina colpisce un tipo barbuto, uno svizzero dal folle nome: Gionata.
Ha fatto un album che si chiama "Si può essere un'alba".

Oh, figo, solo il titolo già mi piglia, magari è un folle che scrive le canzoni colle partite finite male di scarabeo (sono i miei preferiti).
Ascolto "Vorrei essere la moda"

Resto di sasso.
Vorrei rendervi partecipi pubblicando il testo assurdo di questo Gionata.
Lo cerco con Google, ma il risultato più simile è "Vorrei essere picchiato da due ragazzine coi tacchi".
Lascio perdere, dubito si tratti dello stesso Gionata.

Comunque ve lo consiglio, solo perché non è giusto che lo ascolti solo io.

E poi la svizzera sarà neutrale, ma tra questo e la hunziker per me siamo in piena guerra chimica.
Poi non dite che non vi avevo avvertito.

La terza pagina non sembra regalare sorprese: c'è la nuova Catpower, il nuovo Steve Wonder, Il gruppo che emula Al Bano, i figli degli Arctic Monkey (cazzo, sono un gruppo dell'anno scorso.. hanno già figliato..)
Bah.
Comincio a disinteressarmi.

In quarta pagina ci sono Cyann e Ben.
Artisti emergenti che ascoltavo quasi due anni fa.

A questo punto provo a vedere se per caso La Pausini è tra le nuove scoperte italiane.
No, laura non c'è.

In sesta pagina troviamo i MatchBook Romance, che dicono di consolare gli orfani dei Muse.

Apro una scheda nuova di Mozilla per verificare che i Muse non fossero tra i monaci manifestanti.
Strano non ci sono.

Magari si sono sciolti.
Però il sito ufficiale dice che fanno concerti in tutto il mondo.

Forse questi MatchBook Romance sono dei killers e minacciano di ucciderli..

Mi fanno paura. Non li voglio sentire e penso che Muscle Museum resta una bella canzone.

Decido di riascoltare i finti Counting Crows.
Ho il singolino dei Fray e lo metto su winamp.

Poi penso anche che a Striscia La Notizia Iacchetti entra con una canzone della Bandabardò.
E mi passa la voglia di cercare artisti emergenti (anche perché temo a pagina dieci di trovare qualche mummia..) (ok, a pagina 8 è un artista emergente James Blunt..)

Per oggi mi sono aggiornato anche troppo.
Simone, minimal 16:38 | commenti: commenti (popup)

martedì, 18 settembre 2007 in: musicalmente, romance
Sarà..

Sarà l'insipido blu polizia,

Sarà l'arroganza che si spreca,

Sarà il senso di vaga impotenza,

Saranno le blindate paure,

Sarà il disordine interiore,

Sarà l'amaro tra i denti,

Sarà..

Ma in questi giorni di pioggia,

al gusto di pioggia,

in anni di pioggia,

tiro l'umido.

Voglio,

Disperatamente Voglio,

Il freddo,

La neve,

Il Natale.
Simone, minimal 18:14 | commenti: commenti (popup)

Vasco mi sta sul cazzo

martedì, 11 settembre 2007 in: divertissement, musicalmente, fantashopping
Oh, l'ho detto.

Non sapete che liberazione.

Oggi sono stato da CarGlass, quello che se hai una scheggia di diametro inferiore ai due euro sul vetro della macchina te la ripara subito.

Ma se ti hanno sfondato il lunotto posteriore destro per incularti l'autoradio, ci vuole un'ora e mezzo e duecento euri.

E un'ora e mezzo in via Baracca è come stare nel deserto, senza neanche il piacere dell'esotismo.

Ho passato 40 minuti all'Unieuro, provando di tutto, perfino i ferri da stiro e i sacchetti di ricambio degli aspirapolvere.

Poi sono uscito dopo che mi stavano additando come sospetto "feticista dell'elettronica" o "erotomane dei grandi elettrodomestici".

Mi sono risparmiato la visita da Divani e Divani, ho rinunciato a fermarmi al sexy shop (è accanto all'Unieuro..) e mi sono fatto un giro per l'esselunga.

Poi sono ritornato mesto da CarGlass, ho saldato il mio debito con l'ingiustizia e mi sono rimesso in strada.

Non ero il solo.

Circa 4000 personcine stasera vanno allo stadio a vedere Vasco.

Vasco mi sta sul cazzo.

Non tanto perché ho fatto due chilometri in mezz'ora, attorniato da orde di fanatici con l'autoradio a manetta che trasmetteva solo Vasco.

No.

E neanche perché da oltre un'ora si sentono urla selvagge provenire dalla strada, inseguite da clacson prolungati che vogliono dire "levati: c'è vasco"

Diciamoci le cose come stanno: Vasco ha il cervello in pappa dal novantadue, è incapace di articolare soggetto e verbo dal novantasei e porta i pannoloni dal novantanove.

Nel duemilatre lo hanno dato per clinicamente morto: questo di stasera non si chiama concerto.
E' accanimento terapeutico.

Sperano che le urla di 4000 persone riescano a risvegliarlo dal coma.

A me piange il cuore, dopotutto è un'artista conosciuto e affermato, ha pure scritto due canzoni carine (adesso non mi vengono in mente, ma ci sono).

Ma quando la terra chiama, si devono lasciarli andare.

Prendete Pavarotti.

Luciano a parte mangiarsi mezza Modena e ricagarne un quinto ormai non faceva da anni.

Per carità è stato l'unico con abbastanza soldi da imporre a tutti l'ascolto della lirica.
Riuscendo a vendere cd dove lui, Domingo e Carrera canticchiavano arie arcinote.

Capiamolo,gli serviva per sfamare lui e i suoi quattro stomaci.

Poi seddiovole se n'è andato e ora a Napoli dice sanno dove mettere tutto il pattume: ora c'è spazio vicino a Modena, appunto.

Sarà, a me l'undici settembre mette sempre un po' d'acido nelle vene.

Pure l'anno scorso se non erro scrissi qualcosa contro tutte queste allegre puttanate che ci raccontano in tv.

Oggi per la prima volta a Ground Zero faranno l'elenco di tutte le vittime dell'attentato.

Ma pensare un po' di più alle proprie responsabilità, invece di perdersi dietro questi ridicoli moralismi da barzelletta?

Mi immagino che coda per andare a Ground Zero, tutti a sentire questo elenco (chissà quanto dura..).

Bah.

Perlomeno non avranno la musica a tuttovolume di Vasco.

Amen.
Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (3)(popup)

L'uomo di vetro

mercoledì, 05 settembre 2007 in: musicalmente, romance
..silenzioso in quella notte di Piazza del Castello, è finito su YouTube.

E guardarlo oggi, con il pensiero di quella sera, toglie il respiro.
Simone, minimal 10:53 | commenti: commenti (popup)

disturbia mi disturba

mercoledì, 29 agosto 2007 in: musicalmente, romance, cinemini, fiorentinismi
L'altra sera siamo andati a mangiare la paranza in piazza Sant'Ambrogio.

C'è una sorta di ristorante improvvisato, con diversi tavoli e tavolini posti di fronte ad un palco.
Sul palco c'erano un paio di chitarre elettriche, una chitarra acustica, una batteria e un paio di tastiere.

Ci siamo seduti ad un tavolo proprio sotto al palco, come due fan accaniti (di chi, non era dato saperlo).

Una cameriera paziente ci ha consegnato tre cartocci di pesce fritto e una brocca di vino bianco ghiacciato.

(non dovevo scrivere vino ghiacciato.. mi sta venendo una sete dannata)

Al primo anello di totano, un gruppetto sale sul palco.
Sfoderano anche il basso. lo suona uno basso e pelato.

Il tastierista sembra uscito da Vivere e tenta di accattivarsi le simpatie del pubblico con uno strumento nuovo, una sorta di antennina in grado di captare le vibrazioni attorno e trasformarle in fischi parecchio fastidiosi.

Un artista.

Il gruppo suona bene, c'è da dire.

Ma noi, al terzo cartoccio, decidiamo di rifugiarci nel cinema trash, ovvero nella proiezione di Disturbia.

In tutta la sala c'erano 6 persone.

Disturbia è un filmetto girato nei tempi morti da Transformers. Stesso protagonista, stessa casa.

Il film si basa sui luoghi comuni del 2007: Ipod video da 60gb, Cellulari con suonerie mp3, Scaricare la musica, Fotografie digitali e Youtube per i filmatini amatoriali.

A parte questo c'è un serial killer parecchio disturbato dall'essere finito in questa mattonata estiva di basso livello.

Dimenticavo, c'è pure Trinity, quella che in Matrix sparava dentro una tutina nera di latex.
Volete sapere dove è finita?

Fa l'agente immobiliare a Disturbia e ha un figlio problematico che spia le ragazzette col binocolo.

Non fosse stato per Disturbia, sarebbe stata una magnifica serata.
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (popup)

Sleep, don't weep, my sweet love

venerdì, 20 luglio 2007 in: musicalmente, romance
Mi sento citazionista, di quelli molestamente britannici (anglosassi) che non resistono alla tentazione di prendere un verso e scriverlo come se fosse venuto in mente adesso.

E' mattina già da un po'.

E' caldo già da un po' o non ha mai smesso di esserlo, tutta la notte.

A breve rientro a casa. A breve saremo a Casa.

Buon riposo.
Simone, minimal 11:10 | commenti: commenti (3)(popup)

L'uomo di cristallo

giovedì, 19 luglio 2007 in: scatti, musicalmente, romance
L'uomo di cristallo sale sul palco verso le 22.

Sale tranquillo, quasi imbarazzato. Raccoglie la sua chitarra, si mette la tracolla.

E suona.

Dall'uomo di cristallo ti aspetti un leggero arpeggio, tasti fragili sul pianoforte e sussurri.

L'uomo di cristallo ti stupisce e dal suo plettro di vetro esce un suono melodioso ma potente. Riprende i pezzi magari più deboli di "9" e li graffia con lunghissimi riff che stremano il bassista e fanno ansimare il batterista.

In silenzio accanto a lui, la timida violoncellista, lo accompagna senza mai guardare il pubblico, di continuo incoraggiata dal suo presunto amante, il chitarrista elettrico. Sorrisi complici e baci sulle guance.

E' tutto tenero. Poi parte "Eskimo", e scende la neve.
Nessuno sente più la morsa di caldo. Ovunque le luci disegnano soffici gigli di neve che compiono circoli al tempo della chitarra dell'uomo di cristallo.

Quando si ascolta l'uomo di cristallo il tempo si ferma (il mio orologio si era già fermato, durante il tragitto Firenze-Ferrara); poi si ferma anche lui.
E così, senza ingigantire l'attesa, senza farselo chiedere, arpeggia "The Blower's Daughter".

Tutti applaudono commossi.
Ma lui è timido, passa la maggior parte del tempo sul palco a fissare la sua chitarra e i pedali sotto al microfono.
Damien è il classico ragazzo perbene, l'artista per caso, il piccolo genio che non ti suona dall'alto.
Il palco quasi non si vede.

Ci sono candele elettriche e un piccolo effetto che colora i pini dietro di lui. Non ha bisogno di altro per rendere magico tutto.
Perché non c'è niente di sbagliato. E' perfetto.

Si siede al piano e dentro una luce azzurra, l'uomo di cristallo suona una versione di Accidental Babies da svenire.
Davvero, ho i brividi solo a ripensarci.

Poi saluta e prepara un bis. Non aspetta che la gente urli a gran voce di ritornare sul palco.
Lui vuole tornarci, perchè gli piace suonare.
Si vede dalla sua band, un gruppo di amici che sembra a casa in salotto: scherzano tra loro, sorridono, si divertono quanto noi.

Dentro una luce rossa suona "9 crimes" e il tempo già sospeso, comincia a tornare indietro.
Allora insiste e conclude con una versione di "Sleep, Dont Weep" che sembra cantata da un padre al figlio, dopo avergli rimboccato le coperte.
Con le note ancora nell'aria, l'uomo di cristallo poggia la sua chitarra, si volta e cammina via.

Avremmo potuto applaudire tuttanotte.

La realtà è che l'uomo di cristallo è stato indimenticabile.


Oggi, sono due mesi che siamo sposati.
Un tempo avrei cercato parole nuove, per descrivere le sfumature della perfezione.
Di una felicità solo felice.

Oggi non ne sento il bisogno. L'amore ha un nome.
Non c'è bisogno di trovarne altri.

Pru.
Simone, minimal 13:34 | commenti: commenti (popup)

QuasiNotte

giovedì, 10 maggio 2007 in: musicalmente, orsa norvegese
I want to hold the hand inside you
I want to take a breath thats true
I look to you and I see nothing
I look to you to see the truth
You live your life
You go in shadows
Youll come apart and youll go black
Some kind of night into your darkness
Colors your eyes with whats not there.


L'orologio batte le una e qualcosa.
Quella famosa e ormai leggendaria sveglia cubica, sempre gialla anche se non lo è.
Gli occhi mi cominciano a bruciare, mi fanno pentire di aver trascorso troppe ore di fronte alla luce metallica del monitor, corcondato dalla luce metallica del monitor.

Respiro piano. Ci siamo.

Ho ritoccato il libretto per la chiesa secondo le istruzioni di Don Mario. Ho cercato in ogni dove le musiche per la chiesa, senza trovarle.
Ho recuperato la Lory con l'ennesima violazione di domicilio, stavolta notturna e in solitario.
Meno male che gli operai della casa accanto avevano approntato un bel cumulo di sabbia.
Più alto di quello dell'ultima volta.

Abbiamo giocato a nascondino, stavolta; si era infrattata dentro la casa in ristrutturazione.
Sono penetrato da una finestra che parevo Diabolik (ma in pigiama).
E nel buio più totale ho cominciato ad errare per le stanze vuote, piene di detriti.
La chiamo.
Figuriamoci se mi risponde.

Occhi fessuratissimi, nella speranza di scorgere quell'infame.
 Poi di colpo, come nei peggiori filmetti d'orrore, mi sento afferrare una gamba. Eccola.

QUel troiaio di gatta che mi ritrovo tenta un agguato. Con scarsi risultati.
ne faccio una pallina e la riporto nel mio giardino.
Con una mano la gatta, con l'altra la scala.

Per la spossatezza decido di farmi un panino in notturna, sperando nell'indulgenza plenaria che quest'aria festosa diffonde.

E ora eccomi qui. In sottofondo suona Mazzy Star.
Conosciuta e scoperta ripescando la soundtrack di Doc. House.

Per la precisione trattasi di "Fade Into You".

Trascrivo il testo, lo metto in corsivo.
Rileggo.

Buon Riposo

Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think its strange you never knew
Simone, minimal 01:23 | commenti: commenti (popup)

Old Boy

martedì, 03 aprile 2007 in: divertissement, musicalmente, goliardie
Sono ufficialmente vecchio.

Non è stata l'anagrafe a colpirmi, in un freddo 9 gennaio. No.

Ero riuscito ad evitarla radendomi costantemente e facendomi passare per "la mamma" quando fissavo la pizzeria al telefono.

"signora, per quanti?"
"due"

"a posto signora"

Purtroppo non basta.

Neanche sfoderare le vecchie felpe della fruit of the loom, fingendo che i favolosi 80 siano ancora qui, è sufficiente.

Fingo di non conoscere la canzone del tempo delle mele. E che i miei esami di maturità siano diversi da quelli narrati in "notte prima degli esami".

Tutte storie.

Oggi mi danno del lei tutti. Bei tempi quando entravo in un negozio del centro, al mattino, e mi chiedevano con aria complice "hai fatto sega, eh?" (termine che sta per "non sei andato a scuola", certe cose mica si notano così da una prima occhiata..)

Oggi mi chiedono "carta o bancomat?"

Perfino il blog è adulto. Luci soffuse, una foto artistica della gatta norvegese, parquet ai lati..
Sembro un redattore di CasaBella.

Fingo di esserlo mentre arredo le case dei Sim.
Ecco vedete? Mica gioco più a quel gioco violento "che tutti censurano ma noi ggiovani ci vogliamo giocare lo stesso non ci fermerete mai".
Mi annoia.

Terribile.

Sono uno dei pochi esseri viventi a non aver subito il fascino di World of Warcraft.

Sono vecchio.

Vesto le mie giornate in giacca e cravatta, la sera a letto alle 22. Col filmino.
Pantofole e giornale.

Delle volte perfino il nesquik dopo cena.

Sono così vecchio che sto regredendo allo stadio dell'infante.
Divento rievocativo.

Compro il formaggino mio da mettere segretamente nella minestra.

Ascolto Johnny Dorelli. E mi piace.

Così l'altra sera, mentre giocavo all'infiltrato tra 140 persone venute da tutta italia per festeggiare il compleanno dell'Ordine (sono così vecchio che non sto neanche più a nascondere le cose.. le dico e basta..) mi sono ritrovato a parlare di lavoro.

Potevo parlare di tutto. E invece sono finito a parlare di assicurazioni e cause.

Alla prossima cena potrei essere io quello che si incazza perchè non si rispettano le gerarchie mentre si serve a tavola.
E potrei farmi venire un'emorragia nasale per questo motivo.

Che schifo.

A casa ho un paio di AirWalk nuove. Molto fighe.
Le metto e vado a sbronzarmi. 2 birre e sono sbronzo.
Sono Vecchio.
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

Se il mondo finisse stanotte

lunedì, 26 marzo 2007 in: musicalmente, romance

Qualcosa di dolce e fatale, in attesa di ore recluso a pensare che il mondo finisca stanotte.

E intanto rifletto distratto sul giorno che manca e su quello trascorso e mal digerisco ogni istante passato a discutere di niente quando tutto è qui e non serve che manchi poco alla fine del mondo per sentirne il soffio caldo.

Un sorriso di pane alle olive e ripenso alla strada seduto col cane che stava a prendersi le macchine in corsa, fingendo che il mondo sia ancora in piedi; Pensavo all'attesa, al mattino, di un suono.

Prima una finta e poi una sorpresa e non ci credevo.

E se il mondo finisse stanotte poche ore ancora a pensare a noi tre, alle penne in stampatello che non scrivono e poi invece alla voglia di scrivere pagine e pagine su trine e merletti come non ci fosse altro nella vita.

E se il mondo finisse stanotte trascorri la serata in silenzio e parla di tutto quello che vuoi sentirti dire, per non scordare niente, per non dimenticare che domani dimenticherai e sarai dimenticato.

Ma se il mondo finisse stanotte parlerei così forte che domani ancora il silenzio sarebbe un timido bisbigliare di ogni rima riletta e riscritta in stampatello.

E se il mondo finisse stanotte ora le ore sarebbero veloci come il tempo delle attese inesorabili, come il tempo delle attese dolorose.

Ma se il mondo finisse stanotte quel cane distratto dalle auto sulla strada sarebbe felice, ricordando solo di essere entrato e rientrato, di averti visto prima di me, di aver trovato un luogo in cui fermarsi a riflettere senza auto che ti passino sopra.

Il mondo non finisce stanotte.

E domani sarà ancora ricordi in stampatello e pensieri in vetrina, con l'eco di tutto quello che comunque devo e voglio dire stasera. Perché tutto è sensato, tutto è composto senza essere artificioso.

Se il mondo finisse stanotte piegherei le coperte di tre quarti, coprendo giusto le gambe sotto la coscia.
Tutto il resto respira l'ultima aria, l'ultima pelle, l'ultima sensazione dell'erba tagliata di fresco, l'ultimo tuo bacio, l'ultimo silenzio e l'ultima frase.

E poi sentirei quell'odore di pane alle olive? Forse, non so.

Il mondo è fatto di canzoni tristi, non c'è ragione di essere tristi per esse.

(Bentornata tra noi)

Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (popup)

domenica, 18 marzo 2007 in: musicalmente


Chi arriva primo aspetta.

Difatti abbiamo atteso circa un'ora e mezzo.

Ambasciata di Marte, dietro casa. Avevamo sullo stomaco dei tortelli al gorgonzola forse poco cotti.
Non è un gran dettaglio, ma voglio ricordarmene, quando tra due o tre anni rileggerò questo post.
Per evitare di scolarli troppo presto.

L'Ambasciata di Marte è uno di quei posti di cui non si può non andare fieri.

E' un circolo, tipo ARCI. (già così 100 punti..)

Si entra gratis, con la tessera (sulla tessera non c'è la faccia di Fausto, meno 10 punti, ma poi niente meno perchè glielo perdono..)

La birra 3 euro: 50 punti (sarebero 100 ma a dirla tutta non era poi questa gran birra)

Libri gratis con un sistema di circolarità della lettura: 200 punti e mi tengo stretto.

Il concerto è gratis come l'entrata, direi altri 100 punti perchè, se non s'è capito, mi stanno simpatici.

I ratti della Sabina sono una formazione magari poco conosciuta qui a Firenze.

Li ho beccati grazie a Musante. Un artista di pregio già ospite in queste pagine e presenza fissa come calendario ufficiale di camera nostra.
(www.musante.it)

Sul forum di Francesco Musante scopro che i ratti si sono fatti fare la copertina di un album da lui.

Altri 100 punti per l'idea e per avere quindi uno degli album visivamente più fighi del mercato italiano.

I ratti si sono fatti aspettare, così abbiamo ingannato l'attesa con il merchandaising (che vuol dire: abbiamo comprato le spillette e due cd).
(le finanze sono ridotte, altrimenti avremmo anche le maglie, sicuro..)

Abbiamo anche fatto una foto davanti al palco con il cartello dei ratti in mezzo.

Insomma, dopo un'ora e mezzo spuntano, tranquilli e paciosi, questi 8 romani.

I ratti, bene dirlo, fanno una gran figura sul palco.

Roberto Billi, il cantante con la voce che oltretutto scrive i testi pare uno dei miei testimoni. Solo per questo, senza aver ancora pronunciato una sillaba: 100 punti.

Stefano, la seconda voce, pare l'altro mio testimone: 100 punti e il sospetto di essere al mio addio al celibato.

No, la birra è troppo maffa.

I ratti cantano e ci fanno sudare non poco. Siamo pigerrimi in questi giorni e dopo una giornata passata a letto, siamo comunque alle corde in poche soffiate di fisarmonica.

Non demordiamo e sudati e commossi ci abbracciamo sotto le note di "A Oriente". E praticamente potevamo andarcene a questo punto, l'apice della serata.

100 punti a stefano perchè lo credevo una mezza pippa dal vivo e invece fa la sua porca figura.

Passato il lento i ratti riprendono la furia di violini e fisarmoniche.

Siamo distrutti e guardiamo con anziana molestia i ragazzi scatenati che pogano (questi giovani che non rispettano gli anziani..).

Dopo quasi due ore di concerto sfrenato si congedano e siamo ben contenti di scoprire che torneranno ad Aprile, al sintetika.

Dovremo allenarci parecchio per allora.

Totale serata: 740 punti.

Ora faccio come il tg4, che infila il servizio del "se fossi" con il Berlusca che, se oggi ci fossero le elezioni, vincerebbe con il 78 per cento.

I ratti ieri si sono guadagnati un bel piedistallo, tra i vecchi modena (vecchia formazione s'intende), i sempregrandi della Bandabardò (il batterista dei ratti aveva la maglia della Banda, dimenticavo: 100 punti) e i salentini Folka e Apres la classe.

Totale 1000 punti. Si, in effetti ero ad 840, ma i restanti se li sono guadagnati facendomi completamente dimenticare l'assenza al concerto degli Apres di lunedì.

Ah dimenticavo i 10000 punti del pomeriggio a casa.

Cosa dicevo? Adoro il sabato..
Simone, minimal 18:26 | commenti: commenti (popup)

YouTubeSiaLodato

mercoledì, 07 marzo 2007 in: tecnologie, musicalmente, roba da bloggers
E potremo dire: IO C'ERO!
Simone, minimal 17:51 | commenti: commenti (1)(popup)

Soloungiorno

mercoledì, 14 febbraio 2007 in: musicalmente, romance
Oggi è solo un giorno.

E' solo una data sul calendario, E' solo una manciata di ore sull'orologio.

Oggi è solo un'altra alba e un altro tramonto, E' solo un pranzo ed una cena.

Oggi è solo ancora casa-ufficio e ritorno.

E' solo la chiave che gira nel portone e poi lo chiude dietro a sé.

Oggi è solo un'altra vigilia di Natale. E' solo un giorno in meno di ieri.

Oggi è solo coccole, e carezze. E' solo pensieri spettinati.

E' solo gatti che riposano al sole.






ma le vedi questa sera quante vele in mezzo al mare, ma le vedi quante stelle da guardare...
più di quanti sono i sogni ancora da inseguire più di quante sono le strade da imparare..
 stelle belle stelle chiare e se poi magari piove io ti aspetterò ogni notte al tuo portone..
 stelle belle stelle bianche stella che non so più niente e se perderai la strada ti cercherò.. all'orizzonte...
Simone, minimal 11:25 | commenti: commenti (1)(popup)

Sonata a 4 mani

giovedì, 04 gennaio 2007 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Cosa ci si aspetta all'inizio di un concerto?

Un incipit roboante di strumenti accordati assieme, una fanfara introduttiva di un qualche epico tema famoso, riconoscibile.
La sigla perfetta, la firma dell'artista.

Oppure un paio di note. Che magari solo i più attenti riconoscono.
E tacciono.
Silenzio in crescendo perchè, man mano, tutti si accorgono che l'artista è sul palco e l'esibizione è cominciata.

Certo, la maggior parte ha perduto le prime battute della canzone, e già meditano speranzosi nel cd live all'uscita.

Cosa ci attende nel concerto?

Una rullata di canzoni famose, con il tocco di genio e la citazione colta di qualche vecchia gloria.
Un passaggio lungo, una sessione acustica sul brano che nel cd è invece gestito da bassi e batteria.
Il momento intimista dove siamo troppo colti per estrarre gli accendini e farli volteggiare.
Ma tutti se li sono portati nel taschino. Tutti.

Forse è meglio una due ore sfogata, un lungo ballo a piedi uniti e sentire i cori della gente, con la bandana stretta sul polso e il cuore che ti batte all'impazzata.
E tutti ci conosciamo, e tutti siamo amici. E in quel momento la musica è coesione.

Un concerto è un sacco di cose. Forse nessuna di quelle descritte.
Magari chi suona non ricorda le note. Magari non le conosce.
Addirittura non c'è palco e il pubblico silenzioso è appisolato agli angoli della sala, svaccato sui tavolini unti di birra e mozziconi.
Eppure esci e dici: bel concerto. Mi piacciono quelli.

Chissà.

Nella mia vita ho visto poche cose. Niente di cui valga la pena ricordarsi.
Ad un concerto non ci sono neanche andato, poi.
Era l'anno scorso e doveva esserci Santana a Milano.

Nessun rimpianto.
Ho ancora il biglietto argentato nella scatola con i ciondoli da mare.

Ho saltato il concerto degli Archive, sempre a Milano, per problemi logistici. Quello magari lo recupereremo dentro qualche sala fumosa sotto i tetti di Parigi.
Una buona scusa per andarci. A Parigi.

Abbiamo perso il concerto dei Folkabbestia (sembra un calando, ma è un crescendo, credetemi) per mancanza di fondi.
Sono sceso al bancomat e il moralista si è rifiutato di farci entrare all'Auditorium Flog.
Erano solo 8 euro, cazzo.
Da allora il Bancomat non è più mio amico.

Ho assistito al concerto dei Sigur Ros nella piazza del castello di Ferrara. Eravamo ai bordi del fossato, ammutoliti a fissare le grandi ombre sulle facciate delle case.

Ho ascoltato il casino imbastito dagli Eels, che promettono roba acustica salvo poi buttarsi sul rock puro e crudo, rovesciando sulle loro canzoni un gran casino.
Bello ma sotto le aspettative.

Abbiamo ballato e sudato il concerto dei Bluebeaters, e riso tuttanotte.

Cosa ci si aspetta da un concerto?

Il più bel concerto non era in programma.
Ero nell'ingresso di casa, in pantofole.
Dopo cena come tanti, bellissimi, dopocena.

E nell'ingresso c'è il piano, e nell'ingresso c'eri tu. E, si, c'ero pure io, in pantofole.

Abbiamo suonato la musica di Big, imparata per l'occasione (oddio.. imparata è una parola grossa) e poi il Cielo in una stanza.

Concerto breve. Intimista.
Niente accendini.

Mi sono commosso.
Aspetto nuove date del Tour.
Simone, minimal 12:55 | commenti: commenti (popup)

Riassumi la tua vita in base a ciò che ascolti.

giovedì, 07 dicembre 2006 in: divertissement, musicalmente, astruse astrazioni

Dunque ascoltavo i beach boys mentre innalzavo i libri su una perfetta verticale in vista del campionato regionale a squadre, sezione terza B, di Battaglia Navale.
I bagnini californiani mi mettevano di buon umore e mi aiutavano anche nei momenti di sconforto, quando durante l'ora di letteratura greca venivo chiamato a sorpresa alla cattedra, interrompendo la mia ora di "settimana enigmistica".

Sono le cattive compagnie che mi hanno rovinato.

Io al massimo sarei riuscito ad apprezzare Nek. E a trovare orecchibile Gigi D'alessio. Poi con la maturità li avrei derisi, ma fino a giovedì scorso potevo anche permettermi di canticchirli in bici.

Dapprima c'era lorenzo. Lui parlava quasi solo di musica.
Andavamo in gita e lui si fiondava nei negozi di dischi. Mi ha fatto comprare i dischi deegli U2 a Budapest, quando avevo già portato alla cassa il mio cd dei Kelly Family.

<<posa quella schifezza>>
<<ma, lorè.. a me piacciono..>>

<<a te non piacciono. tu non lo sai ma tra cinque anni al massimo ti pentirai del folle gesto che ti evito oggi. posa quella roba>>
<<e cosa compro?>>

<<Zooropa>>
<<si mangia?>>

<<farò finta di non aver sentito. e tu fai finta di averlo scelto consapevolmente>>
<<Ci provo maestro>>
<<la forza scorre potente. E ti evita accuratamente>>

Oggi lorenzo suona in una cover band degli U2 piuttosto famosa in toscana.

Quindi insomma di nascosto ascoltavo i kelly family, per poi mettere nel walkman gli u2, sting e the police e i queen.
Lorenzo al massimo mi passaava i fool's garden (anzi me li ha suggeriti lui a dirla tutta..)

Insomma la mia dolce metà ha trovato un terreno ancora tutto da sminare.
E' stata un'opera indescrivibile la mia rieducazione. A tutt'oggi un mistero.

Si è partiti con roba facile, tipo silvestri.
A dirla tutta qualche freccia al mio arco ce l'avevo. Avevo i Dire Straits.
Me li sono giocati la prima sera.

Già con De Andrè annaspavo. Me lo ricordavo mentre girava nei vecchi mangianastri di mio padre, il quale però, infame, mi aveva tappato le ali basandosi solo su bocca di rosa e carlo martello.
Insomma ne sapevo quanto prima.

Poi è venuto il Trip-hop.
Deve essere scivolato sotto la porta mentre ero voltato. Ma insomma un giorno sulla Firenze Bologna ho seriamente pensato che a questi Archive andava data una chance.
Di li la strada è stata tutta in discesa.

Sono seriale e faccio i compiti condiligenza se l'argomento mi piace. O almeno così diceva la mia maestra alle elementari.

Comunque diciamo che è un mistero insondabile come oggi riesca a sfoggiare una minima competenza musicale.
Fondamentalmente adotto la stessa inossidabile tecnica che funziona egregiamente da anni nei libri.

I libri che non leggo sostengo di averli letti lo stesso.

<<ehi senti qui se non assomigliano agli Smith>>
<<orco è vero.. d'altronde quando un gruppo c'ha un cantante come freddy mercury non può che sfondare..>>
<<come hai detto?>>
<<nulla. ruttavo>>

E poi la seconda tecnica.
Ascoltare roba che non ascolta nessun'altro.

<<l'hai sentito il nuovo dei Kooks?>>
<<chi? No però ti consiglio Isobell Campbell.. sai quella di Belle e Sebastien..>>
<<Eh? il cane?>>
<<Ma no.. vabbè lascia perdere.. non te ne intendi..>>

Il discorso qui si fa complesso, ma al momento in effetti non ascolto praticamente nulla che sia presente nelle web charts.
La qual cosa da un lato mi inorgoglisce.

E comunque l'ultimo nek non è poi nulla di che..
Simone, minimal 20:41 | commenti: commenti (popup)

It's a wonderful life

domenica, 03 dicembre 2006 in: scatti, tecnologie, musicalmente
Esplosero così.

Erano le 23:30 ora di firenze.

Era l'auditorium flog (www.flog.it)

Erano (e sono) i Blubeaters. Con the king, Giuliano Palma.

Una specie di collettivo del divertimento, dove tutto si somma, niente si sottrae.
E se sommi il fanta raggae dei signori dagli occhiali scuri, con la sinistra dalla meno estrema (quella di Fausto) proseguendo verso est, il risultato è che ti trovi a ridere con tutta la faccia.
Un'espressione che mi si è tatuata sulle labbra, in uno dei tanti, mille baci dela nottata.
Quando sembra che neanche so dov'è la Flog; invece c'è eccome, scherzi?

Un posto dove neanche sanno che è vietato fumare. Non gliel'ha detto nessuno.
E se anche qualcuno lo facesse notare, lo guarderemmo con occhi stupiti, come a dirci che babbo natale non esiste.
Non scherziamo, il caro Babbo di natale c'è eccome, anche se si deve vestire con i colori della coca-cola per fare scena.

E gridare tutta sera "che cosa c'è? C'è che mi sono innamorato di te.."

Esplosero così, nella nostra wonderful life fatta di cioccolato bianco, di schiacciata della Consuma e di pecorino quello che sembra l'abbiano munto dai pecori giusto stamanE

Sono ricordi confusi, forse.
Forse tutto questo piccolo sogno, questo silenzio di musica e ballare seminudi in camera non dovrei stare qui a riportarlo in lettere.

Ma il dono è quello. La parola, il significato dietro ogni preposizione.
Significa che sono vivo, che sono qui, che ci sono con Te.

"Boia deh, come ci sta bene un bonjo dopo cena.
Ti dà una cARICA diocristo!
"

E son parole di un dottore, per cui fidatevi.
Simone, minimal 19:15 | commenti: commenti (popup)

Darkest Dreaming

martedì, 28 novembre 2006 in: scatti, musicalmente
Stay tonight
We'll watch the full moon rising
Hold on tight
The sky is breaking
I don't ever want to be alone
With all my darkest dreaming
Hold me close
The sky is breaking..

Simone, minimal 11:59 | commenti: commenti (popup)

agua

martedì, 21 novembre 2006 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Mi sveglio al di là della finestra.
lungo la strada, nel bordo tra il marciapiede e l'asfalto.

E piove sui vestiti sbagliati, quelli nati apposta per le giornate di sole d'inverno.
A loro non piace.

E piove sui miei capelli, ma soprattutto sul viso, scorrono gocce ai lati delle guance.
Ancora non mi sono svegliato del tutto. E questa doccia fredda mi sveglia male.

E poi il vetro della macchina. ma non è la stessa cosa.

Al di qua della finestra è tutto bello: l'inverno e la neve; l'autunno e la pioggia; Sono caldi, sono belli, sono silenziosi.
Fissi scendere la neve (anche finta, anche di sapone) e intanto aloni di vapore si disegnano sul vetro, a tempo con il respiro.
(acceso/ spento o soffuso, come il battito del cuore o come il respiro. Grande insegnamento. Semplice, come tutte le intuizioni di genio)
Al di qua del vetro è tutto splendido.

Al di qua del vetro della macchina, mentre si raggelano (fingendo di asciugarsi) le gocce pesanti su capelli e cappotto, l'unica cosa che si nota è il tempo sospeso, dilatato dalla fretta, dai clacson, e dall'inesorabile tuttofermo delle code di pioggia.

E ai lati della strada gradirei anche il tappeto di foglie secche incollate all'asfalto. Invece sono occupate da altre auto, ferme, in movimento (ma ferme).

Al di qua della finestra si fanno discorsi. Si parla si discute. E tutto gratifica, anche le piccole cose (soprattutto le piccole cose, le cose piccine).

Tutto questo non era in palinsesto, stamani.
Solo dozzinali parlottii con gente che usa le parole per lavoro. E non scrive.

Resisto molto, quindi. Fino alle 10:30.
Poi non ce la faccio più e Ti chiamo.

Al di là della finestra - Al di qua della finestra.
Attesa.

Ti svegli molti squilli più tardi.
E ancora piove.

Ma nel preciso istante in cui sollevi la cornetti, nel medesimo istante in cui il suono della Tua voce si propaga, fisso la pioggia e sorrido: sono di nuovo al di qua del vetro.
E tutta quest'acqua è una maledetta figata.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti darìa la vida,
si
confundo tu sonrisa
por camelo si me miras.
Razòn y
piel, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti mi perderia,
si
confundo tus caricias
por camelo si me mimas.
Pasiòn y
ley, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema…

Cuando uno tiene sed
Pero el agua no està cerca,
cuando uno quiere beber
pero el agua no està cerca.

Què hacer, tù lo sabes,
conservar la distancia,
renunciar a lo natural,
y dejar que el agua corra.

Còmo quieres ser mi amiga
cuando esta carta
recibas,
un mensaje hay entre lìneas,
còmo quieres ser
mi amiga
Simone, minimal 18:32 | commenti: commenti (popup)

Altra Fedeltà

Le porte scorrevoli di Melbook Storee di Ferrara mi mettono ansia.

Fanno un sinistro rumore, un soffio. Pare sia entrato L'uomo nero di guerre stellari (ho provato a scrivere il suo nome tre volte. Darth Vader. Lord Fhener. Lord Fehner. E potrebbero essere tutti e tre giusti. Ma non mi andava di passare per uno culturalmente a posto. L'uomo nero lascia spazio a dubbi sulla mia serietà cineculturale. Ammesso che tale parola esista).
Invece no.

Ero entrato io.

Vestito da Irlandese. Con il maglione bianco e il cappello. Non c'è niente che non vada quando sono vestito da Irlandese.
Anzi.

Avevo appena mangiato un menù medio da MacDonald e mentre il mio cervello rilasciava silezioso endorfine per farmi venire sonno, fissavo un libro.
Ero nella Mel che fissavo questo libro.

Se volete scrivo il titolo, ma visto che poi non l'ho comprato, che forse non lo leggerò mai, non ha molto senso dirvi che libro fosse.

Va bene, si trattava dell'ultimo libro di Nick Hornby. E questo include simpatya, ironia e tutte quelle cose che ho imparato guardando i film tratti dai libri.
(anche questo non dovrei dirlo. Dovrei fingere la sua collezione completa, leggermente grattata lungo la costola, sullo scaffale a portata di mano della libreria, quello delle letture frequenti. Ma oggi mi sento straordinariamente sincero.)

Ora, avevo una lunga serata di fronte. Per farmela passare avevo pensato a:

1) Visione di tutta la prima serie di House. Lo zoppo che ha finito le lamette del gillette nel 72'

2) Tentativo di sbronzarmi in solitario e poi vomitare su uno dei leoni del duomo ferrarese, magari fingendomi giovane cantante folk (ero pure vestito irlandese, in tema insomma)

3) Comprare un libro e impormi la sua lettura completa nella serata, accompagnata da musica adeguata

Mentre le prime due opzioni comportavano tutto sommato uno sforzo minimo, solo la terza comprendeva la mia presenza in libreria e dava un senso al mio vagare tra le pile di carta.
Ammettiamolo: Nick poteva essere un rifugio discretamente notevole. (e dagli.. vabbè entro fine anno gli avverbi li taglio. Giuro)

Le mie finanze mi hanno concesso una ristampa di un classico. Quello del tizio col negozio di dischi.

Ora, per completare l'opera, salivo le scale che portano alla sezione musica.

Mi trastullo per la restante ora con in mano due dischi:
Radiodervish - Amara Terra mia;
Niccolò Fabi - Dischi Volanti.

E anche questo potevo non dirlo, dal momento che, come per il primo libro (quello dell'ingresso), non se n'è fatto di nulla.

Avevo con me l'hard disk portatile, quello da 250 giga. E dentro c'erano i Badly Drawn Boy, che è come dire: Nick Hornby sceglie per me.
Insomma, una spesa in meno.

La serata costa 8 euro. Se non considero il Chicken Premiére (e anche qui non saprei dove vada di preciso l'accento). Altrimenti 14 euro.

Quindi entro in camera, accendo le casse e alzo il volume.

Pagina uno: classifica delle 5 peggiori fregature subite dal protagonista.

Stop. Il volume era troppo alto e finivo per ricordare Hugh Grant che fa il nullafacente in About a Boy.

Abbasso e riparto.

Verso le 2 e 40 faccio una pausa. Occhistanchi forse.

Metto su Superman Returns (forse non dovrei dichiarare così ai quattro venti il contenuto del mio Hd portatile). Penso: è Brian Singer, lo stesso di House. Diamogli una chance.

La Chance dura 17 minuti. Quando appare Marlon Brando tra i ghiacci del palazzo della solitudine decido che se volevo guardare la gente morta perlomeno Chaplin fa ridere.

Morte di Superman. Esco.

Sono le tre e fa freddo. La mia tenuta irlandese è estiva. Per l'estate irlandese. Un po' scarsa sull'inverno ferrarese.

Ma passeggio ostinato fino alla statua dello stregone. Fisso le vetrine e comincio a provare frustrazione perchè la mia idea primaria, la fine del libro è solo a metà strada.

Stavo dyvagando. Così torno spedito a casa e riprendo da quando Laura minaccia di chiamare la polizia e lui se ne frega.

No via, non si riesce ad andare avanti. Sono le 4 e venti.
Uhm. E' un po' tardi.

Comincio a chiamare. Segreteria.

Esco e metto quel disco di trip hop che in pratica gira in macchina ormai da diverse settimane.
Mio padre dice che ci dorme e preferisce Battiato. A me sveglia.
Mi pare verso Carnivores Unite scopro che non so dove sono.

E' così bello vagare per le strade senza macchine. Sento perfino la mancanza di qualcosa di tamarro, tipo i neon sotto le ruote.

Però la verità è un'altra: mi sto annioiando. Vivere tutto questo niente senza poterlo parlare con qualcuno alla lunga è noioso.

E mi ritrovo esattamente come da piccolo, quando mi invitavano ad una festa.
Una settimana di dstanza: ero felice ed elettrizzato.
Il giorno prima: mi prendeva il panico. tutta quella gente.. che vuole da me? sto bene da solo ,io.. nono, non se ne fa di nulla
E durante la festa mi rosicavo per aver voluto rimanere a casa.

Avevo 4 anni. E a 27 vivo questa cosa nello stesso modo.

Sono praticamente le sei quando rientro a casa e ripartiamo.

All'altezza di Bologna, mentre percorro lo svincolo che dalla A13 porta alla A1, albeggia.
Tre kilometri prima era buio. Tre kilometri dopo i fari non servivano più.

E ho visto le luci per le strade spegnersi. Senza uno sbadiglio. Mentre accanto a me riposava la mia piccola caballera.
Che dall'odio verso i ratti aveva già perso la coda di coniglio.

Tutto questo mi insegna due cose:
1) la prossima volta vinco le mie ataviche rimostranze e vado alla festa. Risultato: niente post e nulla da leggere per voi. Mica male.

2) Nick Hornby ne sa a pacchi. Ma neanche lui lo leggo in una serata, come facevo un tempo. E quindi, vino o no, anche io sto invecchiando.
Simone, minimal 15:26 | commenti: commenti (popup)

C'è Pesto per Te

venerdì, 10 novembre 2006 in: divertissement, musicalmente, per una sberla di libri
ecco me la gioco così.

tutti a dire che bello che figo uscire il sabato sera, vestirsi in tiro, giro di bevute e discomusic.

parenti di Disco Stu.

E poi in settimana via a prendere lezioni di ballo rumba bachata salsa e chachacha o come minchia si chiama.

Ecco sono pantofolaio. Lo dovevo dire? L'ho detto.
No per carità bellobello girare fino alle tre di notte per locali e poi fare mattina sbronzi davanti al Duomo.

Farlo l'ho fatto. C'avevo il fisico, si vede.
A momenti mi addormento alla televisione.
E ancora danno il tiggì.

Roba che mio nonno morto a 103 anni scenderebbe (o salirebbe) a darmene due. Ché lui figurati, sveglio fino alle una a tirar tardi.
E guai a schiodarlo. Mordeva.

Ora mi pianto davanti al piccì (tiggì, piccì.. ecco c'ho pure lo slang da vecchio madonnamia), piazzo la playlist con Doc House e via di lamborghini. (intendo il roboante russare di un bel 10 cilindri).

Questa è la vita: il giorno prima denigri gli anzianotti che si impigiamano alle 10. Il giorno dopo cerchi un bel completino di flanella.
Oddio ancora alla flanella non ci sono arrivato, ma i trentanni incombono come macigni.

Parrò vecchio come Daniel Radcliffe. Come chi è.. E' quello che in Harry Potter e l'ordine della Fenice sembra un  pluriripetente  cresciutello.

no come Potterino no. Ché mi sta sul cazzo per via che pare uno a posto, pure un po' bamboccino, salvo rivelare una vena maligna e nascosta, ma mai eccessiva.
E' uno stronzo senza palle. Si.
Pura Poesia.

Piton invece è il perfetto viscidone. (notare come dyvago..), sempre in vestaglia da notte pure a mezzogiorno. Ma canaglione fino alla punta del naso adunco.
Si lui è il mio modello comportamentale preferito.

Così, mentre mi immagino con la camicia da notte rosa della mia dolce metà (oddio l'ho detto.. cara sono ubriaco. Uhm.. forse è presto per essere ubriaco. Allora diciamo che sono fatto di coca. Certo che anche così.. Beh forse è melgio che la cancello questa parte), a scorrazzare per i corridoi del castello a seminare orrore e raccapriccio, già sbadiglio e penso ad una dolce serata in compagnia del centauro zoppo che cura la gente dal raffreddore, facendogli credere che si tratta di lupus.
o neurofibromatosi multipla.
o kushin.
o tuttettré.

Ma tutto questo che c'incastra con il titolo? Il sublime tytolo, gentilmente offerto da Tigullio, serve a ricordarmi che domani non potrò vedere Maria De Filippi vestito da donna che prende per il culo i poveri commedianti del sabato sera.
Ed è un peccato.

Spero almeno in un invito a cena. Perlomeno mi sbronzo e posso giustificare la quantità immonda di cazzate contenute in questo post. (che, diciamolo, è anche un po' volgarotto e di nessun luogo*)

Nessun luogo: trattasi di arguta metafora (cui resto e sono profondamente contrario) che colloca geograficamente su terra di nessuno i contenuti qui sopra trascritti. Ovvero il nulla assoluto e la camicia da notte rosa.

Queste notizie sono state accuratamente scelte per voi dalla redazione di Traiettorie delle Mongolfiere.
In alternativa potevo parlare di:
-politica
-guerra
-lupus
-crociera figa
-scatti in bianco e nero
-sadomaso ai danni della libreria
-Padre Pio
-la Madonna
-Gesù (al terzo posto nella classifica dei più pregati)

E invece no. Puppa.
Simone, minimal 17:40 | commenti: commenti (popup)

Black(more?) Night

martedì, 07 novembre 2006 in: scatti, musicalmente, casini di casa
Silenzio.

Silenzio e poi suoni.

Don't shed a tear for me
I stand alone
This path of destiny
Is all my own
Once in the hands of fate
There is no choice
An echo on the wind
You'll hear my voice...

La senti? C'è aria di cambiamenti. Così salgono le alte scale ai bordi delle strade e tendono i fili di questo luminoso inverno. I suonatori diventano silenziosamente loro.

Prima una canzone distratta in fondo al pc. Poi due. Anzi tre.

Sfoglio riviste di agenzie immobiliari.
Carico (e non lo facevo da tempo, segno inequivocabile che non c'è vizio nel mio piacere) la mia canadese con dell'aromatico inglese.
Oserei il latakia stasera, tanto sono in vena di sentire l'autentico sapore del tabacco.

Sfoglio questa giornata al termine di un lunedì nato alle 8:30, con la fuga della mia gatta in cerca di non so quale libertà, salvo preferire un lungo riposo ai margini del letto nelle ore immediatamente successive.

(nota per simo: cessare, con quest'anno, l'uso e l'abuso degli avverbi)

Mio padre che miracconta entusiastico del matrimonio, dovendomi fare, da buon genitore quale è (l'ho assunto per questo, non mi aspetto nulla di meno), i conti in tasca e impormi un rigido controllo della mia gestione finanziaria.

Il denaro è un casino. Lo ammetto per me è ingestibile.

Ho dato solo due consigli finanziari nella mia vita.
a Callisto Tanzi.

E poi ho dovuto cambiare il numero di cellulare.

Non spendo eppure spendo.

Ma la cosa più soprendete è che non riesco più a percepire alcuna ansia da crack economico. ( non erogherò bond fiorentini pericolosissimi, nè tenterò la scalata della Parmalat dalle finestre sul retro)

Resto tranquillo a fissare la nuvola sottile di tabacco che si vaporizza per la stanza lasciando il delicato retrogusto di vaniglia e mango, forse un vago sentore di uvetta (ma devo leggerci proprio gli ingredienti nel retro della latta, per indicarli con attenzione).
Il massimo dell'ansia è un sospirone.
Che potrebbe benissimo essere generato da questa salubre aria di neve.

Ecco, la neve. Comincia adesso a mancarmi.
Appena ne viene anche solo la potenziale possibità.

Mi giro e vedo Neve ovunque. Seduta ai fianchi del letto o distesa sul pavimento a fissare la mia feroce gatta norvegese.
Sfidarla e correre in bagno a leccarsi le ferite.

La mia gatta adora la neve (non potrei aspettarmi niente di meno).

nevicanevicanevica?

non ancora, ma sarebbe ora di metterci mano, non credi?

Now at the journey's end
We've traveled far
And all we have to show
Are battle scars
But in the love we shared
We will transcend
And in that love, our journey never ends...
Simone, minimal 00:25 | commenti: commenti (popup)

Solo un altro post (acoustic)

giovedì, 12 ottobre 2006 in: scatti, musicalmente, romance
 ..Does anybody want to take me on
..Does anybody want to hear the things i have to say
..I fear today
    ..Does anybody want to see me cry
..If i'm the only one i'd rather die


Mi sorride pensarci nel mese delle foglie cadute, a camminare tra le vie del centro.
Confusi nella folla saremo solo un numero, un microcosmo racchiuso tra due cappotti e un ombrello, quando i tavolini scoperti dei ristoranti si scopriranno rigati d'acqua e di pioggia.

Saremo uguali ad ogni altra coppia, ogni altra copia di questo astratto essere chiamato "famiglia".
Avremo i nostri sorrisi e i nostri pensieri tristi.
Terremo nelle tasche le isolate paure e consoleremo la nostra malinconia a lunghi sorsi di affetto e carezze.
 
Saremo capaci di essere ancora noi stessi.
Con l'aria vagamente superiore, soddisfatti dentro ad ogni vestito, appagati nel giro di note di ogni canzone, rilassati nelle frasi trascritte e sottolineate di vivaci racconti d'intelletto.

Saremo questo e mentre tutto starà fissando se stesso, saremo ancora capaci di sorridere per il conformismo delle scelte degli altri. Complici nel saper scegliere, per primi, lo stesso simpatico conformismo.

Saremo silenziosi nelle grosse chiacchere e parleremo a sfinimento nei piccoli discorsi dal significato troppo profondo per esserci.

E non perderemo di vista niente, così come niente vorrà perderci di vista.

Forse saremo invidiati. E magari invidieremo.
..Does anybody want to see me smile
..Does anybody want to open up and see what's vile
..Sometimes its like it's said
..Sometimes it's throw away

Poi, tornati dal lungo giro, allo spegnersi delicato delle luci celesti, riposeremo gli occhi sui primi striscioni di natale. Ci siederemo sul letto e mi chiederai di non buttarti "giù".
Ma sai che lo farò comunque.
Pronto a raccogliere i tuoi capelli un attimo prima del loro caldo atterraggio tra le piume del cuscino.
Pronto a raccogliere il tuo respiro e spingerlo tra i miei prima di farlo ricadere nel tuo cuore.

E saremo una cosa sola.

Forse banali e distratti, e magari privi del fascino di chi cicaleggia con l'interesse comune e fa dell'impatto visivo il suo marchio di fabbrica.

Forse così, semplicemente innamorati da non suscitare che sguardi perforanti di gente interessata alla vetrina alle nostre spalle.

Si, senza dubbio saremo così.
Così, alla fine, non credo vi sia nessuno che abbia la voglia di ascoltare quanto sto dicendo, che non sia Tu.


..Thoughtless baby
..I'd rather live
Simone, minimal 00:58 | commenti: commenti (popup)

lunedì, 02 ottobre 2006 in: musicalmente, fiorentinismi, il grande giorno

"fatti un giro nel quartiere, viene a vedere la situazione reale"

ogiùdili.

solo che loro (gli A31), intendevano parlare del degrado, della pessima influenza che droghe e alcool hanno su noi gioVini moderni.

Guardate JAx nel video della sua ultima canzone, ironicamente chiamata "ti amo o ti ammazzo" poi mi dite..

Ma dyvago.

Insomma ci facciamo un giro nel quartiere (si).
E si vedono casine.

Perchè l'amore va bene e cura tutto, ma due cuori esigono una capanna. No, non va bene neanche "sotto i ponti", anche perchè ho un amico sotto ogni ponte, e dovremmo pagargli l'affitto.

E poi ci sono le Nutrie che si passano ore in bagno al mattino e non mi piace.

Allora ci facciamo un giro nella speranza di trovare casa. Una roba tipo tetto e camere, anche da ristrutturare, ma che non sia grande quanto la cuccia del cane della vicina.

Avevo scritto un post un po' di tempo fa. Stesso argomento.

Giriamo e ci facciamo idee, meditando soppalchi e fienili, bilo-trilo, basta siano anche cali, meglio se in buone condizioni.

Non ci facciamo ingannare dalle distanze, vigiliamo anche sui borghetti limitrofi e pure meno limitrofi.

Non abbiamo fretta, sappiamo ciò che vogliamo.

Sono ottimista (che, come profumo, ha "vita", per un tragico contrappasso)..

Abbiamo trovato il posto dove fare il ricevimento, figuriamoci trovar casa. Una passeggiata di salute.

Simone, minimal 18:00 | commenti: commenti (1)(popup)

Della Coop, Degli Honey Ciuffy e Dell'Inno nazionale

mercoledì, 27 settembre 2006 in: divertissement, scatti, musicalmente, toghe in delirio

Si insomma, se questi sono gli special, dove sono i "K" normali?

Se lo chiedeva giusto qualche tempo fa Peter Griffin, a ragion veduta.

In effetti me lo chiedevo anche io. Poi ho scoperto gli Honey Ciuffy, che costano meno e sono più buoni.

E quindi mi appare in un lampo come l'alternativa italica in alcuni casi sia valida. Si perchè gli Honey Ciuffy sono italiani. Li fa l'Esselunga. Non si dovrebbe dire troppo che faccio la spesa all'Esselunga anziché alla Coop, ma che ci volete fare?
I punti Fidaty danno più regali di quelli da socio Coop. E anche se la Coop sono io mentre l'Esselunga è qualcun'altro mi va bene così.

Eppoi è sotto casa e i prodotti economici si chiamano Fidel. Ora finiamola o devo pure mettere il faccione di Ernesto a suggello di questo post.

Secondo voi perchè l'inno dell'italia che vince i mondiali di calcio è Seven Nation Army dei White Stripes?

Ma soprattutto: loro lo sanno che noi cantiamo PO-PO-Poroppò e via discorrendo da mattina a sera?

Perchè non ci fanno causa. Uno passa una vita a farsi fama di gruppo un po' da dietro le quinte, ricercato e poi, alla prima che sfonda nelle charts, subito ti inculano e la fanno diventare la suoneria del cellulare di ogni italiano.

Mica è normale.

Io come suoneria adesso c'ho la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi. E insomma mi suona il telefono a studio, manco fosse partito l'arrembaggio; si gira un avvocato e fa: come mai non hai il Po-po-porompopò (ocomeminchiasidice)?

Come?

Si dai, ce l'hanno tutti.. e mi squadra come se avessi su la maglietta della germania con su scritto "io odio gli ebrei".

Io balbetto e sorrido. Nessuna risposta pronta. Essì che quando l'ho messa nel cellulare, la sigla dei Pirati, pensavo chissà che figata quando suona..
Invece no. Mi si girano tutti e dicono: perchè non hai il Po-po-porompopò?

Allora ci ho pensato bene. Ora vado a casa e mi scarico la sigla della Coop. Si, quella anni 80 che faceva "la Coop sei tu.."

Quella deve funzionare. Evito di beccarmi un'accidente dai White Stripes e al tempo stesso resto fedele alla linea.

Si direi che così ci siamo. Va talmente bene che posso rimandare a dopo la consueta immagine in bianco e nero.

Parlerei anche di scuole materne del futuro, ma rischio che il progetto venga rubato, magari dai Francesi e poi ci ritroviamo, chessò, un multisala dalle sinuose corporature legno/vetro dove proiettano solo i grandi classici di Belmondò. Per cui acquainbocca.

 

Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (2)(popup)

Oddio sono diventato radical-chic!

martedì, 26 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, cinemini, roba da bloggers, astruse astrazioni
Ora, con questo bello sfondino grigio parquet tutti-dico-tutti s'aspetterebbero la fine di ogni seppur malcelata molestia.

Guardate, me l'aspettavo anche io.

Mi aspettavo di starmene serio e (scusate, destrutturo winamp, che ha rotto il c@zzo) postare simpatiche e argute riflessioni corredate anche e spesso da foto in biancoenero oppure virate a seppia.

E la cosa funzionava pure. Figurarsi, dopo la disintossicazione da libriminchia, da musicaminchia, da qualsiasicosaminchia, ero diventato radical-chic (oh, non lo dico mica io, sapete?).

Il che mi inorgoglisce, sebbene ignori il significato del termine e mi faccia fatica andare a ravanare nel dizionario Devoto-Oli.

C'ho un libro serioso e intrigante da leggere. Lo vedete in basso a sinistra, si chiama casa di foglie.
L'ha scritto un tizio dal cognome impronunciabile e intrascrivibile, mapperò di nome fa Mark.

E insomma Mark scrive questo libro in cui (cito la costola e non vi svelo nullanulla)(o quasi) a proposito di una casa che è più grande dentro che fuori.
Questo sogno erotico di ogni costruttore edile in realtà genera un rifrullo di terrore et raccapriccio in ogni suo ignavo abitante.
Indi per cui il nostro Mark scrive a proposito un sacco di pagine con rapidi cambi di font, dimensione di carattere e voci narranti sparse.
Il risultato è che lo apro in libreria e rimango attratto dalla multiforme varietà della lettura.
No, a dirla tutta vedo un librone bello alto ma senza costolaminchiona e perdipiù con un sacco di pagine bianche dentro.

Insomma già qui si capisce che il radica-chic in me è tutto fumo e niente arrosto. oggiù ,magari la salsiccia. (ché poi io l'ho sempre chiamata salciccia, per la gioia e il riso di grandi e piccini. e perchè fa più gola)
Ma dyvago.

Allora ad esplorare bene la situazione aggiungo che non sto più ascoltando i ragazzi di Galway, anche perchè sono rimasti incastonati nel vecchio lettore dvd della mia auto.
E chi riesce ad estrarli diventa re Artù.

No ascolto un sacco di Trip-hop. sapete,no? quella roba che dice l'ha inventata Tricky, anche se poi MTV.it attribuisce tutto agli Archive.

Insomma, come argutamente osservava la mia dolcissima metà, casa nostra pare la succursale di B-side.

Allora segnalo per i musicofili un gruppo notevole che risponde al nome di Blockhead.
Nonchè l'evento scoperto da settimane che gli Archive saranno a Milano a Novembre.

Tanto di questo non frega praticamente a nessuno.

Insomma essere radical-chic significa solo che non canto più le canzoni di nek in macchina.

Non importa se mi vedo il film degli Articolo 31 (si lo so. pareva incredibile anche a me. e invece è tutto vero. Gli articolo 31 hanno fatto un film che si chiama senza filtro. Quello che invece non è incredibile è che faccia veramente schifo): Resto radical-chic.

Pannella con una bella giacca di Armani è radical-chic? Mah.

Ma soprattutto Armani con una canna di Pannella che roba è?

Forse è meglio se vado perdavvero sul vocabolario a controllare.

E adesso? No via, la foto virata o in bianco e nero la metto da costituzione. Così poi posso vantarmi di quanto è radical-chic il blog.

Tiè
Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (1)(popup)

Non è un giorno delizioso?

domenica, 24 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, romance, fiorentinismi
Passeggiare un sabato pomeriggio per il centro.

Senza pretese di vedere, di viaggiare, di crescerci tra quelle mura.

Senza alcun desiderio di niente che non sia il passeggiare stesso.

Vita di un sabato qualunque, quando anche entrare in un negozio e trovare il "cappotto di Ottobre" rende tutti e due più molesti e felici.

Vita di un sabato saltellando da un locale all'altro, magari con uno sguardo imprescindibile a quel duomo Duomo, che ci guarda silenzioso, calpestato dal turismo settembrino.

Riprendersi semplicemente i nostri spazi, gli spazi di un NoiDue un po' separato questa settimana.

Distesi su questo letto ad ascoltare Diana Krall, per esempio.

Distesa a leggere "Il Profumo", magari immaginando la controparte cinematografica di quelle pagine.

Oppure con la borsa a tracolla e destinazione Siena.

Senza pretesa alcuna che non sia la mia mano nella tua. la tua nella mia.

Isn't this a lovely day
To be caught in the rain?
You were going on your way
Now you've got to remain


Let the rain pitter patter

But it really doesn't matter
If the skies are gray
As long as I can be with you
As long as I can be with you
As long as I can be with you
It's a lovely day
Simone, minimal 16:16 | commenti: commenti (popup)

Non ricordi gli Anni 90 perchè stavi in vacanza?

sabato, 02 settembre 2006 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze
Mi sfugge perdavvero.
Per buona parte degli anni 80 avevo solo una cifra a significare la mia età, scarsa interattività con il mondo esterno.
Eppure quando si parla del glorioso passato si finisce sempre per ricordare gli anni 80.

Negli anni 90 avevamo il raziocinio sufficiente per appassionarci alle serie televisive, il potere decisionale per imporre o quantomeno giustificare un certo abbigliamento.

Negli anni 90 abbiamo finalmente scoperto i nostri veri gusti musicali (anche se non ce ne vantiamo troppo).

Eppure gli anni 90 non se li incula nessuno.

Oh ma c'era X-Files!

Oh ma c'era Beverly Hills 90210!

Oh ma c'erano le Dr.Martens! (che non me le hanno mai comprate e le metterei ora, se non fosse che quasi non le vendono più).

Oh ma c'era Dylan Dog!

Oh ma c'erano i Jalisse! (vabbè.. era per riempire lo spazio musica.. casomai quasta frase la taglio in post produzione) (e, mi spiace, non ho foto al riguardo. No, non mi ringraziate)

Niente via, tutto inutile.

E non importa se abbiam passato serate a registrare le puntate di Baywatch o Melrose Place, a star dietro alle mille mila supposizioni aliene di Mulder e socia nella sola speranza che facessero una puntata intera di sesso selvaggio.

E non conta neanche l'aver comprato il primo cd, chè ce lo si dimentica perchè nella maggior parte dei casi è un Masini delle "ragazze serie".

E nella peggiore delle ipotesi è peggio: è Paolo Vallesi.

Ecco il perchè: ci si dimentica degli anni 90 perchè li abbiamo rinnegati.

Ci siamo scordati di aver visto e cantato Sanremo con i Pooh che erano Uomini Soli; aver apprezzato i Neri per Caso che cantavano a cappella (e tutti i maschietti che ghignavano in sordina per il ridicolo doppiosenso).

Abbiamo asportato il lobo frontale nella speranza di non rievocare Non è la Rai e Paolo Bonolis lo vogliamo solo associare a Bim Bum Bam.
Urka non se lo fila nessuno.

Ci siamo dimenticati il Bomber! Ma scherziamo??

Avrei ucciso mia sorella (se ne avessi avuta una) per quel giacchetto con l'interno disegnato dal C.I.S. viaggiare informati.

Ecco come stiamo messi. La verità è che gli anni 90 comportano ricordi troppo ignobili per riportarli con gloria alla mente.

Meglio gli 80. Così, alla peggio, si potrà dire che l'età della ragione ancora non ci aveva catturati;

Io negli anni 90 dormivo.

Con il Bomber e la sigla di Beverly Hills di sottofondo.
Ma non ricordo nulla.
Simone, minimal 13:12 | commenti: commenti (1)(popup)