giorno perfetto

tiriamo le tende più scure,
vivendo nel tepore artigianale che l'oscurità regala alle coperte di lana.

indossiamo i calzini più caldi, quelli con la gomma per non scivolare anche in assenza di pantofole migliori.

leggiamo romanzi intelligenti,
guardiamo film musicalmente appaganti,
serie televisive coinvolgenti che regalano numerose pause da biscotto.

mangiamo cibo improvvisato, che si regge su un tovagliolo di carta e si prepara da solo.

ridiamo delle giostre feline che ruotano senza fine per la casa,
tra nuvole di pelo e lo sfrigolio dei tessuti attraversati dai loro passi felpati.

sbirciamo da una finestra il sole, e compiaciamoci immaginando di girare per le campagne a coglier girasoli.

facciamo un raccolti di tulipani con la mente,
in attesa che la tisana diventi tiepida.

facciamo scivolare il miele dal cucchiaio e ipnotizziamoci col suo lento movimento gravitazionale.

baciamo le nostre labbra ogni volta che ci va, senza alcuna interruzione.

facciamo l'amore con il massimo piacere, mordendoci le labbra senza farsi troppo male, ma soffrendo abbastanza da ricordare.

e dimentichiamoci l'ora e il mondo esterno, fino a domani, fino a lunedì.

anzi, scordiamo i giorni della settimana.

dilatare il tempo fino a privarlo di significato, se non l'astratta scadenzialità dei bisogni fisici e dei desideri imperativi.

e amiamo ogni giorno come questo, perché sono sempre troppo pochi.
e sempre più rari.
Simone, minimal 12:44 | commenti: commenti (popup)

Inverno

L'inverno di ieri si è poggiato alle pareti di casa.

è scivolato lungo tutto il perimetro, sopra il tetto, scuotendo l'antenna di pasta di sale e stecchi che ci permette di vedere solo rainettuno.

è penetrato in cameretta, complice la mancanza di intonaco di una delle due finestre (di nuovo grazie all'impresa edile che aveva finito la malta e l'ha prontamente sostituita con il torrone agli asparagi, di sicura tenuta): la nostra belva norvegese ha trovato l'inverno sopra la sua coda ed è subito esplosa in una miriade di ciuffi bianchi.

poi la Guendalina dagli occhi blu ha protestato, perché lei è un gatto (quasi) normale e aveva freddo. e pure fame. e anche sonno.

in realtà protesta sempre. l'inverno è stata una scusa.

L'inverno ha trasformato i doni in regali. le scatole in nastri dorati.

persino andare a far la spesa sembra un regalo: ieri mi sono fatto incartare i mandarini al Carrefour.

ho ceduto anche al mio lato oscuro acquistando Animal Crossing per la Wii. L'inverno presto tornerà a farmi visita. sotto forma di ufficiale giudiziario.

un abbraccio a questo inverno. un po' semplice. un po' complice. un po' come sempre.
inatteso.
Simone, minimal 17:11 | commenti: commenti (popup)

Tempus Fugit

Tic Tac Tic Tac

L'orologio oscilla secondi, in un orario compreso tra le 10 del mattino e le 14:30 del pomeriggio.

una sinistra tempesta magnetica si è infiltrata dal sottotetto alterando la linea temporale di questa casa.

così, mentre i suoi abitanti impostano le giornate su rituali precostituiti e pizzichi di immaginazione, gli orologi tentano di distrarli, di sedurli con albe di mezzogiorno e tramonti notturni.

questa atmosfera contro cui neanche ci sforziamo di combattere dilata le sessioni di studio in vista di un esame ormai prossimo.
il magnetismo inganna anche il natale, il freddo e l'aspettativa della neve, sviando canzoncine americane tradizionali che - è la regola non scritta - di questi tempi cominciano a ballare per casa.

Inzuppate dentro questa follia bilocale mansardata, anche le gatte di casa si sono dovute adattare: la Guendalina, raggiunta una precoce adolescenza, improvvisa pessimi accenti del Nord-passo di calé (andate a vedere "Giù al nord"), accenti fatti di urletti acuti e immotivati, accompagnati da repentini balzi sul posto.

La norvegese, abitudinaria come da zodiaco, pare immune a questa frenesia alternativa: da tempo ha indossato il suo pellicciotto di Bergen, con tanto di barbona bianca: con il Cano sta mettendo su uno spettacolo musicale: "High School Cano".
Il cano con la Frangia Emo è una visione riservata ad un pubblico adulto e possibilmente non vedente.

Falananna è passato dall'aprile dolce dormire, all'estate del sonno, fino al letargo invernale: tranne rarissime eccezioni staziona in via permanente sul comodino di Pru, svegliato soltanto dal rumore di tazze che devono raffreddarsi.

Miffi, la coniglietta olandese un po' larga nei fianchi, è diventata rumorosissima da quando ha riscoperto i suoi zoccoli di legno.
Con il temperamatite ha pure appuntito due spietati tacchi da 12cm.

Il Pecoro è in comunità: ci scrive spesso ma in celtico; bella la cultura,eh. ma io non ci capisco nulla.

L'elettromagnetismo ha però giovato sulla qualità delle nostre visioni cinematografiche: oltre al nostro seriale filone di fiction importate USA (in proposito, ringraziamo quei santi di ITASA) si sono aggiunti i film francesi che fanno ridere (quelli che sono tristi dovranno attendere l'inverno) e gli acquerelli di Miyakazy.

La pendola dice che è ora di mangiare. non so se sia colazione, pranzo, merenda o cena.
Però ho fame.

E il tempo fugge.

Tic Tac Tic Tac

Simone, minimal 12:07 | commenti: commenti (popup)

Sguardi

martedì, 02 settembre 2008 in: scatti, esperimenti letterari, orsa norvegese, astruse astrazioni
Ciascuno ha dentro sé due sguardi.

uno (f)utile, attirato dal movimento.

perfetto col digitale terrestre e il mercoledì di coppa.

salvifico durante gli attraversamenti pedonali.

lo sguardo che non coglie i dettagli ma valuta l'insieme.

lo sguardo che si annoia dentro gli uffizi.

quello che sbadiglia.

quello che ci fa sentire in colpa e ci ingiunge di deglutire.

Siamo ben più orgogliosi dello sguardo adorante.

quello che ti fissi su una cosa, non sai perché e la tua mente vaga e vaga fino a giungere lontanissimo.

e però la cosa fissata è immobile.

magari è la zampa del comodino.

non si muove.

se lo facesse, il nostro volo sarebbe imbrigliato nel movimento.

e addio pensieri grandiosi.

pessimo durante l'anticipo del sabato.

ti fissi sulla luce azzurra del televisore e ti perdi il gol del portiere di testa.

da calcio d'angolo.

per non parlare delle vittime sulla strada.

è lo sguardo che non sbadiglia all'ingresso della sala trentadue, piano secondo.

al piano di sotto nota lo sbadiglio e prova disgusto per il futile.

adorante e futile. Due sguardi.

non è una prerogativa degli esseri umani. anzi, per noi è solo un dono.

Simone, minimal 23:38 | commenti: commenti (popup)

Urban Legend

lunedì, 07 luglio 2008 in: il cano, orsa norvegese, lisa dagli occhi bleu
Il Cano, durante il campeggio estivo sul cassettone, ama intrattenere la Lory con storie di paura e terrore.



Il Cano ne parla con cognizione di causa: afferma infatti di essere parente di Scooby-Doo.

Durante una sera di luna piena, adagiato sul letto di rose, il Cano accende un fiammifero (in scala è un piccolo falò) e comincia a narrare.

"C'era una volta, tanto tempo fa, un paesino sperduto nelle terre del Soggiorno, vicino alla catena Montuosa del Divano; nel paesino viveva una famiglia di palline gommose, allegre, variopinte, scorrazzone.

La palline vivevano in pace, rimbalzando, di tanto in tanto, ma sempre con moderazione.

Purtroppo per loro, tra le torri SediediCucina, adagiato su di un morbido giaciglio, stava il terribile mostro della Baia.

.."

"scusa Cano?"

".. m. si?"

"ma quale Baia?"

"Baia? ho detto Baia?

Volevo dire Baja.. si certo! il terribile Mostro di Baja, che ballava il limbo e faceva tremare le case.
Insomma, il Mostro della Baja fissava tutto il giorno le palline rimbalzine e le bramava.."

"no ma scusa Cano.."

"che c'è?"

"no è solo che questo mostro di Baja non ballava il limbo? come faceva a fissare le palline tutto il giorno?"

"uff.. certo che voi norvegesi siete pesanti.."

"e poi a ben vedere io preferisco la Baia. Ci sono i tonni nella Baia. A me piace il tonno"

"see vabbé.. senti la storia la so io. quando mi vorrai allietare con la storia del tonno della Baia.."

"oh che bello! daidaidai raccontami del tonno nellaBaia e lasciamo perdere queste noiose palline"

"no senti, questo è il mio "momento pauroso del campeggio". sicché si fa a modo mio.
E quindi ora si parla del mostro della Baja e delle Palline rimbalzine, oh!

Dunque, il mostro della Baja attese la notte, quando le palline riposavano tranquille e...

AHHHHH! le assaltò"



".."

"beh non ti vedo spaventata Lory?"

".."

"Lory?"

"..eh?.. oh scusa Cano è solo che la storia del tonno mi ha un tantino distratta.."

"basta, spegni la luce che si dorme. La prossima volta in campeggio ci vengo con il Pecoro.
Lui si beve di tutto"

"pure alcolista ora?"
Simone, minimal 23:40 | commenti: commenti (5)(popup)

Discovering Merito

Due giorni di caldaia e ferro da stiro.

La terribile alleanza di panni ancora da stirare e panni appena lavati ha prodotto una palla di tessuti misto cotone/sintetico grande pressappoco come la Turchia.

e mentre stiravo le guglie di Ankara (notoriamente dure e refrattarie alla piega), mi è apparsa in sogno un'immagine della mia vecchia tata, la Dina, che irrorava tutto col Merito.

Allora pensavo che il Merito fosse un gas nervino progettato per uccidere gli acari e allontanare i bimbi-infami che ti staccano di nascosto il ferro solo per farti il dispetto.

tutto invogliato dall'idea di stirare le gatte con l'appretto, sono corso negli scaffali alti del salotto, quelli deputati al contenimento di materiale geneticamente modificato, radioattivo e comunque di provenienza sconosciuta.

nell'anta 51, assieme all'astronave dell'omino bianco e ai manubri di MastroLindo c'era il Merito.

Il Merito ha la forma di un normale insetticida, salvo per un manico più ergonomico, modello Colt Navy.
L'impugnatura permette di spruzzare il temibile gas con una mano e tenere il ferro con l'altra.

Col Merito sono tornato alle guglie di Ankara, beffarde e grinzose sull'asse da stiro Firenze-Istanbul.

Ho vaporizzato le torri ma niente. Non cadevano.
Poi ho fatto partire le truppe aeree.

Il Merito crea una nube tossica con un gradevole profumo di Meritonia (sostanza presente in numerosi pianeti della Confederazione di Star Trek, ma assente sulla terra); la nube si deposita sul tessuto e lo paralizza, costringendolo al volere del Ferro.

In poche ore la sfera turca era stata detronizzata e noi siamo tornati padroni della casa.

Per gli animalisti: tranquilli, non ho provato l'appretto sugli animali.
E comunque le nostre gatte hanno le pistole a ioni che davano col Dash (poi smisero quando gli Alieni, proprietari dell'azienda, reputarono pericolosi i gadget solitamente allegati negli altri pianeti).
Simone, minimal 23:33 | commenti: commenti (3)(popup)

La Clinica dell'amore

Portiamo le nostre gattine presso una clinica veterinaria 24su24.

Una piccola squadra di medici senza frontiere che aprono, ricuciono, affettano, diagnosticano.

Come referente abbiamo il dott. Ross, un simpatico dottore che fa un po' il piacione con l'orsa norvegese.

Il cano non si fidava del bellimbusto, sicché ieri, quando l'ho portata per la sua liposuzione all'inguine (questa pazza adolescente fissata con il fisico di certe modelle anoressiche senz'anima) è voluto andare anche lui, nascosto dentro la gabbia.

Verso mezzogiorno la lascio in clinica. L'operazione è prevista per le una.

I genitori a casa mangiano con apprensione, mentre lisa dagli occhi blu cerca in ogni dove l'orsa, convinta che si stia preparando per l'agguato del secolo.

Poco prima dell'inizio di Biutiful (giusto per avere riferimenti temporali sensati, mollando la pratica abusata di lancette minuti e secondi) squilla il telefono.

<<Pronto? Salve sono il Dott. Ross>>
<<Oh, salve; com'è andata l'operazione?>>
<<Benissimo, ehm.. si tutto bene, la piccola si sta svegliando adesso dall'anestesia>>
<<mm.. la sento dubbioso.. c'è qualcosa che non va?>>
<<nono, stia.. tranquillo. solo.. no, via nulla>>
<<Dottore mi dica, forza!>>
<<beh.. si tratta.. del cano>>
<<il.. chi?>>
<<il cano, sa quell'animaletto di pezza con la maglia di mcDonald.. che era venuto insieme alla Lory..>>
<<ah.. sisi.. che è successo?>>
<<beh, il silicone ha avuto un rigetto>>
<<il.. COSA?? che silicone??>>
<<mah come, non sapeva nulla.. il cano mi ha detto che era tutto concordato..>>
<<concordato un egitto! ma tu guarda.. ah ma quando torna.. no scusi ma che è successo?>>
<<beh.. niente di troppo grave, sa.. solo che l'imbottitura col silicone non funziona.. e quindi il Saratoga è andato a giro per tutto il corpo>>
<<ci mancava solo questa.. il Cano equivoco.. e cosa avrebbe, le tette?>>
<<nono, ahah.. anzi.. è piuttosto fisicato ora.. in pratica gli è venuto un corpo plasticissimo>>
<< vabbé li vengo a prendere>>

Tra il preoccupato e l'incazzato vado a ritirare la modella e il nuovo lou ferrigno del canile.

La clinica del Dott. Ross è abbastanza distante e si entra da una stradella privata.
Nel piazzale, mentre lascio la macchina, una scena agghiacciante:

Il Dott. Ross in abitino pizzatissimo su una scala di alluminio, con tanto di pennello in mano.
La Lory, scosciata e magrissima, sopra un'altra scala, che spennella seduttiva un cancello verde con la coda vaporosa.

Tra i due, con indosso una vestaglia di seta blu, il cano, che pare una controfigura di Siffredi nelle scene pericolose.

<< Cano, che minchia sta succedendo??>>

<<oh,>> risponde ammiccante <<la Lory stende il colore.. e il dott. Ross usa il pennello>>
conclude malizioso

Poi si rivolge alla Lory: << Brava Lory, brava!>>
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (3)(popup)

Ho voglia

Ho voglia delle spiagge bianche.

Di quella sabbia fine che si fessura tra i calzini, ché dopo tocca metterci MastroLindo per lavarla via;

Ho voglia del silenzio di quei rami secchi, di qualche bottiglietta vuota che rotola sul bagnoasciuga;

Ho voglia di stenderci il cappotto, sulle spiagge bianche, di sedermi sul cappuccio in qualche modo;
Non riesco a stare con le gambe incrociate, che volete farci;

Ho voglia di respirare i tuoi capelli, quelle mani bianche che toccano tutto come fosse un clarinetto;

Di prendere la tua vecchia reflex, quella che lo scatto non lo finge;
E di stamparti su carta opaca, dentro la cornice bianca vista in Borgo La Croce l'altro ieri;

Ho voglia di prendere le ciambelle alla Coop di Rosignano, di riempirmi le mani e la bocca di granella zuccherosa;

Ho voglia di vederti leccare le dita come un'ancia del clarinetto;

Di togliermi le scarpe e poggiarle ai piedi di quei rami secchi, per poi ripensarci e correre a riprenderle prima che un gabbiano le indossi e me le porti in mezzo al mare;

Ho voglia di quel tramonto, di berlo tutto fino all'ultima gozzata, di fissarlo riflesso nei tuoi occhi, verdi come la schiuma delle onde;

Ho voglia di ridere per l'arrivo di qualche strano turista pasquale, convinto che oggi si sarebbe fatto il bagno;
Di quelli che ormai l'avevano dato per certo e ora non si vogliono tirare indietro;

E perlomeno ammollano i piedi, sorridendo spacconi agli amici più pavidi;

Ho voglia di ridere pensando al lavoro del loro otorinolaringoiatra l'indomani;

Ho voglia di ascoltare vecchie canzoni in macchina e di sentirti cantare "Le traiettorie delle mongolfiere"o "Le cose in comune";

Ho voglia di ascoltare il tuo respiro emozionato, mentre parte "Romeo and Juliet" e ripensi a quella chiesetta a San Gersolè, al mese di maggio, al profumo delle rose bianche e di quelle rosse;

Ho voglia di tornare indietro, sulla superstrada, verso casa: di sentirti parlare a sfinimento delle nostre gattine, di quanto ti piace ogni singola piega del loro volto, ogni singolo atteggiamento;

Ho voglia del tuo stupore continuo;
dei tuoi occhi spalancati e di come li socchiudi lenta, mentre mi guardi;
del tuo fissarmi, del mio imbarazzo;

Ho voglia di leggerti quel rossore che mi pervade le gote e mi fa dimenticare le pareti delle cose;

Ho voglia di rientrare a casa, dopo una giornata come questa, di sentirti cadere sul divano, di vederti incrociare le gambe in quella posizione che io non riesco a tenere;

Ho voglia di sentirti sussurrare che hai fame, che hai sonno ,che hai freddo, che farai una doccia, magari più tardi, magari domani mattina alzandoti presto, magari subito ché non ne puoi più della sabbia delle spiagge bianche, magari con me, magari senza di me che in due l'acqua è sempre troppo calda, magari.

Ho voglia di te che ti infili sotto le coperte senza metterti il pigiama, o al massimo solo i pantaloni, che giuri di toglierti tra poco il maglione e la sciarpa e i guanti, che poi ti svegli alle tre con la sciarpa i guanti e il maglione e mi racconti che sognavi di essere un pupazzo di neve dentro una sauna svizzera;

Ho voglia di sentire le gatte placarsi dopo ore di rincorsini sopra sotto e attorno al letto, di chiudere la porta di camera nostra, di sentirti sul mio petto, di carezzarti piano;

Ho voglia di chiudere gli occhi dopo averti visto girare dal lato fresco del cuscino, dopo il bacio della buonanotte, dopo la promessa di svegliarsi presto l'indomani, per fare colazione assieme con il plumcake al cioccolato del mulino bianco;

Sicuro che al mattino ti lascerò riposare sotto la trapunta bianca, quella con le rose rosse;
Con il loro profumo.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Alpha & Omega

Alpha è seria, precisa, pulita.
Impassibile.
Poche coccole, cibo e acqua sempre pronti a disposizione, cano da lancio pronto.
Le piace essere spazzolata, con la messa in piega.

Omega è curiosa, provocatrice, un filino leccaculo, diciamolo.
Omega mangia: non importa cosa, basta quanto.
Omega non vuole essere spazzolata.

Alpha & Omega convivono da due giorni.

Sotto gli occhi stuporosi degli altri abitanti di questa casa.

Simone, minimal 12:45 | commenti: commenti (12)(popup)

Discovery Catz

Invece di fare l'abbonamento a sky, per vedere da vicino il comportamento degli orsi e dei camion dei pompieri, abbiamo deciso di prendere un secondo felino in casa;

Intendiamoci, la decisione mia moglie l'aveva presa settimane fa ed ha poi usato i suoi poteri Jedi per farmela accettare passivamente;

Così oggi abbiamo risposto ad un annuncio (non esageratamente strappalacrime, però) e siamo andati a prelevare questa gattina piccola (in realtà parecchio chiappona, ma non dovrei parlar male delle signorine)(specie in loro presenza) in un paesino vicino;

La signorina si presenta molto bene: è assai socievole, coccolona e tranquilla: in macchina, al chilometro due, già l'adoravamo;

Al nostro arrivo lei era un trattore a benzina agricola ingolfato: ronfava tantissimo, ma non faceva un metro da sola.

Il discorso difficile è però partito col nostro ingresso in casa: eravamo fiduciosi che la nostra orsa prendesse bene una compagna per passarsi le serate a sorseggiare Thé al tonno (anche perché il cano brutto, animalo di pezza, in gonnellina e cappellone fiorito sembrava un trans invadente);

L'accoglienza è stata "TI SPIEZZO IN DUE": Lorelein si è gonfiata come uno Zeppelin e le ha ripassato il pelo a zampate (e, credetemi, Ivan Drago si sarebbe nascosto sotto la gonna della grandemadrerussia..);

Di talché la martire, con l'aria di "chi cazzo me l'ha fatto fare di venire qui, ma perdavvero" si è rifugiata nella nostra cameretta, sotto ad una libreria metallica, dove vive tutt'ora, vigilata da CaronDimonio in tenuta anti-sommossa;

Abbiamo contattato l'allevamento che ci ha venduto il grizzly norvegese, la quale ci ha rassicurato: ci ha detto, prendete panini e bibite e godetevi le botte.

Ho approntato una pozza col fango, ché se due donne devono menarsi, perlomeno che sia in un ambiente idoneo.

Tutto questo non ha prezzo.
Altro che parabola.
Simone, minimal 21:10 | commenti: commenti (6)(popup)

Crescere

lunedì, 25 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, orsa norvegese
Crescere è dare nuova funzione alle cose.

La palla da piccoli è un orso, un amico paffuto, un compagno di giochi.

Cresci e la palla è Holly e Benji, Mila e Shiro, il calcetto con i giacconi in terra a far da pali.

Cresci e la palla è l'abbonamento di sky.

Il comodone è una poltroncina da letto che serve a star seduti senza sforzare la schiena.

Cresci e il comodone diventa un truccone per avere un sacco di accessi sul blog.

Cresci e il comodone diventa il tetto della norvegese, eletto a rifugio naturale e nascondiglio supersegreto.

Anche le date cambiano di funzione.

Il venticinque è Natale.

Cresci e il venticinque è un Gennaio con le dita fredde e la passione per msn.

Cresci e il venticinque è il rogito dal notaio in una assolata giornata di fine luglio.

Ora sono qui, con un comodone come tetto, una casa, un troiaio peloso e una gatta che vuole un altro gattino.

E' il momento di fare l'abbonamento a SKY.
Simone, minimal 13:15 | commenti: commenti (3)(popup)

Once Upon a time

Pescando a caso, tra le carte, si srotolano storie diverse.

A tratti divertenti, a tratti affascinanti.

Spesso senza un senso e con passaggi logici imprevedibili e inverosimili.

Capita, ad esempio, un cane, che vive in una grotta, con una strega che poi è una fata.
Durante una tempesta, si ritrova di fronte ad una porta, con un medaglione per collare.

All'interno, un mago brutto lo trasforma in un pupazzo di pezza, con il nasone.

O c'è la gatta pelosona, che dorme tutto il dì tra cuscini bianchi, svegliandosi la sera al tintinnio di campanelli e croccantini, che rincorre un cane di pezza, che a volte riporta e a volte no.

Un gatta che prima scappava, fuggiva nel giardino dei commercialisti dove un canone gridava e lei mangiava l'erbetta e si arruffava.

Poi piangeva e due ragazzi la venivano a recuperare con una scala.

L'imprevedibilità e l'inverosimiglianza sono due caratteristiche di favole improvvisate e di vite reali.

I personaggi scomodi, le liti inaspettate, un tesoro nascosto, un'amicizia improvvisa.
Un telefono.

Una bottiglia di vino e parole a fiumi.

O grandi silenzi.

Pescare una carta.

Sembra un gioco. E invece è la vita.
Che pare non si sappia dove porta.
E invece c'è sempre una carta.
un personaggio.
un luogo.
un evento.

La storia va avanti.

Come nel gioco, il bello non è esaurire la propria mano prima dell'avversario.

Il bello è disegnare, con carte difficili, una favola meravigliosa.
Simone, minimal 21:01 | commenti: commenti (popup)

Nuovi acquisti

venerdì, 01 febbraio 2008 in: casini di casa, il cano, orsa norvegese
oggi la ricerca della cassettina ha dato i suoi frutti.

oggi siamo andati da Zoolandia (per i dubbiosi, non è un pornoshop perverso) ed abbiamo acquistato una cassettina enorme ed un grattatoio nuovo.

La cassettona, così ribattezzata e in attesa di condono, è piaciuta molto all'orsa polare.
soprattutto da vuota.

ha fatto basculare con maestria lo sportellino di plastica e si è rifugiata all'interno.

dopo averle fatto prendere confidenza con il nuovo oggetto, abbiamo provveduto a rimuovere il contenuto (la belva aveva preso residenza e cominciava a pavimentare con mattonelle di dubbio gusto) ed a riempirla con un sacco nuovo di sabbietta nucleare.

A quel punto l'orsa se n'è avuta parecchio a male: aveva capito che le avevamo preso una depandance, non un bagno nuovo.

A lei il bagno vecchio piaceva.

Con sommo rancore si è rifugiata in cima al grattatoio rosso sangue, modello "Vlad" con tanto di terrazzo coperto.

Ha chiamato il suo legale, l'avv. Cano, tramite il quale ci ha fatto sapere che non ha intenzione di avere un bagno coperto.
Lei vuole fare i suoi bisogni nel naturo, all'aperto.

E' una esibizionista.

E quel maniaco voyeurista dell'avv. Cano ci ha pesantemente redarguiti.

Tu vai a far del bene alla gente.
Simone, minimal 19:55 | commenti: commenti (popup)

La Cassettina

giovedì, 31 gennaio 2008 in: casini di casa, orsa norvegese
Da una settimana cerco una cassetta coperta per l'orso norvegese.

Non si tratta di un problema di odore: abbiamo la sabbia al silicio e plutonio che genera piccole reazioni nucleari polverizzando i lasciti della belva.

Non si tratta di estetica: la nostra cassetta è carina, in tinta con le tende, e di notte emette un lieve bagliore azzurrino agli ultravioletti.

No, è colpa della tigre, che agita la sabbia plutonica come se fosse una ruspa, lanciandola in ogni angolo del salotto.

Mi ha nuclearizzato la chitarra acustica, che adesso suona come la tastiera di Satomi;

Mi ha riprogrammato il portatile sul divano, che ora fa girare quattordici sistemi operativi (tutti della Microsoft, che si bloccano all'avvio);

E' tempo di porre un rimedio.
Simone, minimal 18:21 | commenti: commenti (7)(popup)

Per fortuna che c'è Bing

lunedì, 19 novembre 2007 in: sotto lalbero, orsa norvegese
(e no pic che scassa le balle)

una stramegacompilascion di natale, coi più grandi successi del natale ammerigano (diciamolo, gli americani non sono boni a un cazzo, ma col natale ci sanno fare.. bastardi).

E' pure accorsa la gatta norvegese col cappello a punta e ora siede con me sul lettino della camerina (si abbiamo un lettino e una camerina, si sa mai arrivasse la neve...) e canta Nat King Cole..

Oh Oh Oh
Simone, minimal 21:40 | commenti: commenti (1)(popup)

Non sono fissato

martedì, 03 luglio 2007 in: tecnologie, orsa norvegese, fantashopping
C'è voluto qualche giorno.
Eravamo stanchi e stressati per vari motivi, un po' la fuga dell'orso norvegese, un po' lo stress di varie intrusioni nella nostra vita familiare.

Alla fine di questo breve tunnel di malessere, siamo ritornati alla serenità; non senza una breve ma intensa sessione di shopping compulsivo.

Ora so che insieme siamo un temibile pericolo per il nostro portafogli: ci lasciamo tentare facilmente e ci appassoniamo rapidamente ad un oggetto.

Lo abbiamo sperimentato appena sposati, di ritorno dal viaggio di nozze, all'aereoporto di Amsterdam.

Un simpatico venditore ci ha stregati e siamo usciti dal negozio con la nostra prima reflex digitale, una Nikon D40.

Un acquisto comunque sensato, visto il prezzo e vista la macchina: le prime foto ci hanno subito confermato che noi siamo ottimi fotografi (sborone mode on) ma lei sa fare veramente il suo dovere.

E poi ci serviva una macchina che fosse solamente nostra e che cercasse di unire il fascino irresistibile della reflex con la semplicità della digitale (oddio sembro una pubblicità di Mediaworld.. ).

L'altro giorno s'è detto: andiamo ai Gigli (Centro Commerciale vicino a Prato) per comprare uno smacchiatore.
Siamo tornati con: uno smacchiatore, un mousepad per la mia scrivania in ufficio, una presa multipla contro gli sbalzi della tensione e una Wii.

A dirla tutta ci giravo attorno da diverso tempo.. complice un amico di vecchia data che mi aveva preannunciato un divertimento unico, specie giocando in due.

Il nostro shopping compulsivo ci ha subito riportato all'allegria, tanto che perfino la Lory ora è tornata molestina.

In due giorni abbiamo provveduto (ho provveduto.. diamo le colpe a chi ce l'ha) a comprare i gusci per i nostri Wiimote e per i Nunchak, oltre a possedere tre giochi.

Ma non voglio parlare solo della Wii (da noi si chiama Bii) (ma si pronuncia W2, non so perché).

Invece si, parliamo della Wii, tipo che c'è Zelda che ora si prende ma mica per noi.. E' la lory che vuole imparare a pescare i tonni.

Come dite? parlo solo della Wii?

No non è vero, lo dicevo pure sul forum di Wii Italia dove mi sono iscritto ieri. Non sono fissato con la Wii.

Per niente.

Ora per esempio sono a lavoro e ho solo altre due finestre di firefox aperte a pagine che parlano della Wii.

Come vedete sto bene.

Simone, minimal 10:58 | commenti: commenti (popup)

Da un lungoviaggio

sabato, 30 giugno 2007 in: scatti, il cano, orsa norvegese

"Allora Cano ti racconto: dunque io ero uscita in giardino, no? Certo che potevo! Mi avevano proprio detto: vaivai, tranquilla. E io mica sono una sprovveduta, ormai so come gira il mondo.
Sicché dopo aver gironzolato tra l'erbetta, con due balzi sono andata nel giardino segreto. Quello in cui non sei mai voluto venire.
Beh, peggio per te! Guarda si sta proprio bene nel giardino segreto.
Tanto per cominciare c'è l'erbetta alta e un sacco di roba piccina che si muove, quindi ho passato una giornata a inseguire le cose. C'era una roba tipo una moschina ma con le ali grandi e poi piccoli cosi che saltellavano dal terreno..
Si Cano, non racconto cazzate che ti credi?
La prossima volta vieni, invece di criticare adesso..
Poi è arrivato tipo un tuo cugino, uno però grosso che faceva BAUBAU.
Mi sono detta: questo ha l'aria incazzosa, meglio se me ne sto da una parte bella nascosta.
E difatti dopo un po' se n'è andato.

Ecco l'unico difetto del giardino segreto è la cucina: sono tipo vegetariani ma parecchio intransigenti.. insomma c'è l'erba, poi magari dei fiori.. insomma quella roba ma senza il tonno, capisci?

Oh, alla lunga mi è tornata fame, e mi sognavo il tonno di notte che mi diceva <<Dai mangiami, qui sulle pinne gialle!>>
E poi ero un po' sudicia. E faceva caldo.

Quindi stamani, mentre stavo pensando che forse eri in pensiero e non mi ero portata il cellulare, ho sentito la voce di quei due..
Per riflesso ho subito risposto, perché il tonno mi diceva dai vieni, vieni.
E poi però non sapevo bene come fare, quindi quello che mi sgrida sempre ed è molesto è venuto a prendermi e mi ha riportato nel giardino di casa.
Mi ha pure un po' sgridato e mi ha spettinata tutta.. a saperlo col fischio che gli rispondevo..
Poi però c'era il tonno e l'acqua.. ecco anche l'acqua dall'altra parte un po' scarseggia..
E c'eri anche tu, Cano..
Visto non dico cazzate.. il giardino c'è ed è carino: bisogna un po' metterci le mani, magarifare una vasca per i tonni e una cuccia un po' accogliente.
Mi faccio mandare la piantina dall'agenzia immobiliare, o magari sento al bar se vendono..
Ora però lasciami un po' tranquilla.. giusto cinque minuti.. zzzzzz"
Simone, minimal 15:52 | commenti: commenti (2)(popup)

L'adolescenza lascia segni

venerdì, 29 giugno 2007 in: casini di casa, orsa norvegese
Ieri l'altro il nostro piccolo orso norvegese è fuggito.
Come sempre con figli e animali, queste cose succedono solo quando i genitori non ci sono, in modo tale da poter incolpare i nonni o gli zii acquisiti (esseri infidi già solo dal nome).

Anche in questo caso, dopo neanche due ore in pizzeria, i nonni e zii acquisiti avevano provveduto a lasciar libera la belva, per poi accorgersi del piccolo errore circa tre ore dopo.

Ad oggi ancora non si è fatta vedere.

I genitori, al ritorno dalla cena, hanno affrontato nell'ordine: l'ansia per lo smarrimento, la rabbia per "lo sapevo, non dovevamo lasciarla sola coi nonni e specie con gli zii acquisiti", per poi lentamente trascinarsi nella serafica calma.

Ormai è adolescente, deve fare le sue esperienze, è giusto che impari da questi errori.

Il che, ne converrete, è una enorme cazzata, dal momento che stiamo parlando di una gattina di neanche due anni, totalmente casalinga, che non ha la minima idea di cosa sia la vita fuori da queste quattro mura.

E a quelli che mi dicono "sono gatti", ricordo che stiamo parlando di un orso norvegese.

La verità è che siamo preoccupati. Ho fatto il giro dei giardini attorno al nostro senza successo.
Oggi è la giornata dei cartelli per la strada.

La piccola adolescente ha un collarino rosa, il microchip al collo ed è socievole.
Spero non faccia brutti incontri e che si decida a saltare qualche muro verso casa.

Noi la aspetteremo con amore (le bastonate sulla schiena magari teniamole per gli zii acquisiti, che non si fanno mai i cazzi loro).

Comunque questa storia dell'adolescenza è ingestibile.
Simone, minimal 11:32 | commenti: commenti (2)(popup)

QuasiNotte

giovedì, 10 maggio 2007 in: musicalmente, orsa norvegese
I want to hold the hand inside you
I want to take a breath thats true
I look to you and I see nothing
I look to you to see the truth
You live your life
You go in shadows
Youll come apart and youll go black
Some kind of night into your darkness
Colors your eyes with whats not there.


L'orologio batte le una e qualcosa.
Quella famosa e ormai leggendaria sveglia cubica, sempre gialla anche se non lo è.
Gli occhi mi cominciano a bruciare, mi fanno pentire di aver trascorso troppe ore di fronte alla luce metallica del monitor, corcondato dalla luce metallica del monitor.

Respiro piano. Ci siamo.

Ho ritoccato il libretto per la chiesa secondo le istruzioni di Don Mario. Ho cercato in ogni dove le musiche per la chiesa, senza trovarle.
Ho recuperato la Lory con l'ennesima violazione di domicilio, stavolta notturna e in solitario.
Meno male che gli operai della casa accanto avevano approntato un bel cumulo di sabbia.
Più alto di quello dell'ultima volta.

Abbiamo giocato a nascondino, stavolta; si era infrattata dentro la casa in ristrutturazione.
Sono penetrato da una finestra che parevo Diabolik (ma in pigiama).
E nel buio più totale ho cominciato ad errare per le stanze vuote, piene di detriti.
La chiamo.
Figuriamoci se mi risponde.

Occhi fessuratissimi, nella speranza di scorgere quell'infame.
 Poi di colpo, come nei peggiori filmetti d'orrore, mi sento afferrare una gamba. Eccola.

QUel troiaio di gatta che mi ritrovo tenta un agguato. Con scarsi risultati.
ne faccio una pallina e la riporto nel mio giardino.
Con una mano la gatta, con l'altra la scala.

Per la spossatezza decido di farmi un panino in notturna, sperando nell'indulgenza plenaria che quest'aria festosa diffonde.

E ora eccomi qui. In sottofondo suona Mazzy Star.
Conosciuta e scoperta ripescando la soundtrack di Doc. House.

Per la precisione trattasi di "Fade Into You".

Trascrivo il testo, lo metto in corsivo.
Rileggo.

Buon Riposo

Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think its strange you never knew
Simone, minimal 01:23 | commenti: commenti (popup)