Eroi, nani, avvocati e critici d'arte

L'altra notte stranamente avevo meno sonno di Pru, il che mi ha permesso di vedere la puntata finale di Heroes.

Da allora il mio cervello registra un costante, impercettibile disagio nell'accostarmi agli orologi, per paura di sentire che sono in ritardo di pochi minuti, qualche ora o diversi giorni.

Disagio amplificato dalle costanti tempeste elettriche che investono casa provocando, veramente, il dirottamento delle lancette verso minuti e ore cui l'uomo non era mai giunto prima.

Così, rischiavamo di far tardi, ieri, alla serata in piazza santissima annunziata condotta da Philippe Daverio (neanche sto a spiegare a chi non lo conosce la sua identità: non è realmente importante; sappiate solo che non potrete mai essermi veramente amici).

Dall'alto del suo cravattino giallo su camicia rosa e imburrandosi continuamente la lingua di Vodka per darsi un contegno, Passepartout ci ha condotti attraverso le epoche in cui gli uomini ricchi pagavano gli artisti per dipingere il futuro: alcuni compiacevano i ricchi, ed erano artigiani; altri facevano qualcosa di assolutamente geniale ed incomprensibile, ed erano i guru; altri infine ritraevano realmente il futuro, ed erano sciamani.

Oggi a nessun ricco frega nulla di sciamani e guru (sicuramente comunisti e comunque perlopiù extracomunitari clandestini), cercando solo il compiacimento dal sapore unicamente artigiano.

Non si sottrae a questo assioma il nano divoratore di mondi, sopravvissuto grazie alle sue stesse forze ed alla sua ingegneria giuridica alla condanna dei Giudici di Milano sul processo Mills.

I Giudici hanno accertato che l'avvocato inglese avrebbe preso mazzette da Berlusconi (no, non è un omonimo, proprio dal nano) per testimoniare il falso; e l'hanno incarcerato.
Avrebbero incarcerato pure il nano e credo anzi vogliano farlo, non appena la Corte Costituzionale avrà detto che il Lodo Alfano è una scoreggia legislativa inaspirabile.

Silviolo si difende a modo suo: chi è contro è comunista. Lo ammiro molto perché ha il potere di vedere i comunisti laddove io non ne vedo (purtroppo) più da tempo immemorabile.

E così, mentre Daverio si dichiara fiducioso in una rivoluzione artistica e sociale (con l'Italia di oggi è già pure troppo avanguardista una puntata di Teletubbies, figuriamoci i Macchiaioli) e quindi in una nuova sinistra culturale, il Nano mostra a tutti il tagliauovo all'ingresso dei supermercati: la gente si ferma, si stupisce delle fette perfette pronte per l'insalata, e lo compra contenta.

In tutto questo non dimentichiamoci di Heroes: Nathan è Sylar, solo che non sa di esserlo. Ha i suoi poteri ma non i suoi ricordi.
Qualcosa affiora in prossimità degli orologi, come una vaga reminiscenza.

Così, mentre fisso la pendola che batte le 10:20 mentre sono (almeno credo) le 23:27, penso a Daverio, che magari un tempo era Porco Rosso (personaggio bellissimo di Miyazaki) che sorvolava l'adriatico lottando contro i pirati e oggi ha il cravattino e ci dice di aver fiducia nell'arte e nei suoi sciamani.

  Provo a crederci, perché la sinistra è fatta di gente che spera che le cose accadano, mentre la destra è fatta di gente che dirotta le cose perché vadano nel verso che dicono loro. quello sbagliato.
Simone, minimal 23:31 | commenti: commenti (2)(popup)

Eris Quod Sum

martedì, 14 aprile 2009 in: esperimenti letterari, per una sberla di libri
Ero un lettore di libri per finta.
Un assiduo frequentatore di librerie, tesserato Melbook, Feltrinelli, Giunti editore, corriere dei piccoli.

Compravo molto e leggevo niente. Un buon compromesso lontano dalla crisi economica e che riempie la tua libreria per gli ospiti a cena.

Poi sono arrivati  i blog, gli scrittori di blog, quelli che, dopo il blog, ci fanno anche il libro.
Quelli che ne fanno pure due, di libri.

E allora ho capito che leggere e scrivere sono due binari di un treno: vicini ma destinati a non incontrarsi mai.
Perché leggere ti rende consapevole, forse, delle belle sfumature consonanti e della vocalità distratta di citazioni intelligenti.
Leggere ti rende presuntuoso, un piccolo allenatore da fantacalcio rinchiuso nella cellulosa che odora di inchiostro.
Penso che potrei scrivere e scrivo, apro un blog e scrivo e credo sia bello. Penso che scrivo perché ho letto e leggo ancora di più.
Errata corrige: compro di più, libri che poi non leggo ma riempiono la libreria e la gente a cena mi crede più intelligente di lei.

Anche io, a cena, noto per prima cosa i libri sui comodini e sulle pareti: ho imparato, da tossico dell'acquisto vacuo, a notare i piccoli segnali che distinguono se lo hai letto davvero, il libro.
Un segnalibro, le pagine arricciate, una pagina allentata dai cardini della rilegatura durante una nottata molto lunga.

E immagino questi lettori fintamente tali che criticano i volumetti scritti male e poi aprono un blog per ostentare l'intelligenza che la stessa lettura ha provocato.

Scrivo e mentre scrivo credo che questo sia il massimo delle libertà possibili, come stampare una bestemmia cento volte e spedirla al Vaticano, nella speranza che susciti una risposta internazionale da telegiornale americano.

Invece la lettura è una cosa (buona o brutta che sia); scrivere è tutto un altro paio di maniche.
Pensare di scrivere perché si legge è un'utopia da stilografica.

Così, da sempre, non leggo. Leggo poco. Leggo male. Fingo di leggere perché le persone, se scrivi e non hai letto, pensano che tu sia un ignorante a prescindere.

Voglio l'analfabetismo in lettura. Una malattia autoimmune incurabile che mi impedisce di leggere, scrivendo senza poter rileggere ciò che ho scritto.

Restituirei tutte le carte sconto delle librerie, non mi sentirei attratto dai titoli intelligenti e dalle copertine che ostentano semplicità.

E sgombrerei la vista di tutti questi blog, che infognano i miei preferiti come la libreria del salotto.

Così, alle cene, si parlerebbe meno, si mangerebbe di più e tutti a letto presto.
Con cattiveria.
Simone, minimal 14:49 | commenti: commenti (5)(popup)

Il Gioco Dell'angelo

lunedì, 02 febbraio 2009 in: per una sberla di libri
casomai mi scordassi.

il gioco dell'angelo, Carlos Ruiz Zafon.

se non l'avete compratelo, prendetelo in prestito, rubatelo.

se l'avete leggetelo.

se l'avete letto, avete fatto bene.

tutto qui.
Simone, minimal 13:54 | commenti: commenti (2)(popup)

Giornata piena

Oggi è stato un giorno pieno.
Io temo i giorni pieni perché nel più c'è sempre il rischio di trovarci il meno, ovvero quella porzione di più che non vorrei avere tra i piedi e che, nei giorni normali, non c'è proprio.

Oggi è stato un giorno pieno ed è cominciato alle 7:30.
Capisco di apparire banale, ma per me le 7:30 e tutto il giorno davanti mi mettono una grande agitazione.
Così grande che non ho preso il caffé, che già stavo agitato di mio senza bisogno di macinare chicchi tostati fatti apposta per eccitarmi.

Oggi alle nove stavo già in Tribunale e alle nove e cinque stavo già fuori dal Tribunale; alla faccia di chi dice che i processi sono lenti.

Sicché ho pensato di comprare il giornale, cosa che non faccio mai di solito; ma oggi l'ho fatta perché se deve essere una giornata piena anche di cose un po' brutte voglio leggere tutti i dettagli.

Difatti ho letto i dettagli di questo governo del ridicolo.
Così ridicolo che adesso pure loro si sentono un po' delle merde ad averlo fatto e non c'hanno il coraggio di parlare;
tutti tranne gasparri che non sa cos'è il coraggio: ché lui parla come i bambini che hanno imparato a parlare da poco e sono tutti eccitati e anche se ti ripetono caccacacca in continuazione sono felici;
difatti Gasparri è felice di saper perlomeno parlare e parlaparlaparla e dice caccacaccacacca ma sempre col sorriso.

E dopo aver letto di Silvio che vuole ricusare pure il suo cane perché una volta gli ha sotterrato il parrucchino (e lui certe cose se le ricorda, quando vuole) sono andato in banca con rinnovata fiducia.

Il giorno pieno è continuato con me che firmavo il mutuo per la casa.
Il notaio, un notaio afono che leggeva il contratto ma non lo sentiva nessuno, ha detto che fino al 2038 devo pagare ogni mese una somma.
Il notaio afono ha fatto due conti (e pure io) e ora so che quando avrò 59 anni avrò estinto il mio debito.

La bella notizia però è che si comincia a pagarlo dal 31 agosto.

Di talché ho ripreso a braccetto la mia mogliettina e s'è fatto shopping alla feltrinelli e poi pure da Promod.
Fino al 31 agosto si può, osiamo.

Poi lei è andata ad un appuntamento al buio, nel senso che aveva fissato per un caffé con una sua amica ma non sapeva di preciso chi pervia che non aveva registrato bene il suo numero sul cellulare nuovo (quello cinesissimo che, per gli invidiosi, non è ancora esploso).

Io invece sono tornato a studio a lavorare e poi a parlare di goliardia con gli altri fanti, specie con Riga che magari mi legge (ciao Riga, ricordati le borchie).
Già perché Venerdì sono stato fatto Fante.

Con i miei nuovi poteri da Fante, progetto leggi ad personam e un decreto salva-fanti.
Se passa, bene.

Altrimenti ricuso il connestabile.

E tu, cano: tira fuori il mio parrucchino o ti metto in una buca assieme al cane di Berlusconi.
Simone, minimal 00:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Appunti per un blog 2.0

All'uscita della feltrinelli ci sta un simpatico ometto di colore che cerca di vendermi piccoli libretti.

Io dico sempre di no, che ho fretta, che non mi interessano.

Neanche lo so io cosa ci sta scritto dentro questi libretti. Sai mai possano essere vivaci e interessanti.

Ma il conformismo e la fretta che tutto macinano mi spingono sempre via, come mia mamma da piccino quando mi appropinquavo a banchi di giocattoli potenzialmente interessanti.

All'uscita dalla feltrinelli ci sta anche il caldo, oggi in formato afa/sole/sudore prendi 3 ti disidrati 5.
Tanto che lo sbalzo aria condizionata/aria normale ha provocato seri stordimenti in Pru, già provata dall'acquisto selvaggio di libri variopinti.

Già perché abbiamo comprato il libro della Profe (quello nuovo), tre libri da architetti e "la mano sinistra di Dio".

Insomma, fino a che non ci montano il condizionatore, sappiamo come sventolarci (le riviste da architetto in questo sono perfette poiché grandi e quadrate) e come distrarci.

Come sempre, all'uscita dalla feltrinelli, ripenso a cosa potrei fare per migliorare questo piccolo spazio virtuale.

Tanti hanno un sacco di idee carine e ironiche. Io nulla.

Tipo che potrei cominciare a dare dei nomignoli a tutte le persone che conosco: magari mio padre diventa El vecio, mia mamma la rinomino SudAmerica e il cano lo chiamo Il Cano.

E poi potrei parlare in terza persona. Ganzo.
Potrei smetterla di dire io io io e passare a:

All'uscita dalla feltrinelli Simone pensa sia ora di cominciare a parlare in terza persona.
Pensa sia una cosa molto avveneristica e decide di parlarne con Il Cano.
In quel mentre, giunge una chiamata di El Vecio per una grigliata in giardino.

Non pare male.
Potrei riuscirci.

Oppure potrei cominciare a disegnare fumetti, una mia versione cartoonesca e furbetta, un tipo con le bretelle e l'aria professorale ma che poi ne combina di cotte e crude.

Questa idea la scarto subito, ripensando all'ultimo mio disegno: una casa col sole e l'albero.
A cinque anni.

Potrei darmi al fotoblog e postare solo scatti con commenti surreali e ricolmi di concetti densi a tal punto da risultare incomprensibili.
Cavolo questo si potrebbe fare! Ora mi prendo il dizionario, scelgo cinque parole a caso e scrivo due righe usando solo le cinque parole.

INAVVERTITAMENTE il NUCLEO si è messo a BALLARE: tutt i contorni di un LUCIDO divenire mi paiono DISCRETI e fascinosi. BALLARE è DISCRETO, LUCIDO, INAVVERTITAMENTE NUCLEO.

non funziona. mi manca qualcosa.
e non conosco i giri dei pusher di Firenze.

All'uscita dalla Feltrinelli ora ricordo di aver comprato anche il libro+dvd di Ascanio Celestini "Parole Sante".

Ecco, uno come Ascanio è veramente da invidiare: ho visto alcune sue opere teatrali, in cui lui si siede, ti guarda e comincia a parlare.
Parla per due ore e non te ne accorgi.

Racconta cose allucinanti, tipo la strage delle fosse ardeatine, con lucidità ed una impercettibile ironia, senza apparire mai inopportuno.

Diamine potrei scrivere come Ascanio. Come parla, intendo. Cioè scrivere come parla lui.
Però con l'accento toscano, perché io l'accento romano proprio non sono capace a farlo.
Al massimo dico "aò". Si ma non mi viene bene come a lui.

All'uscita dalla Feltrinelli mi fermo, mentre l'ometto di colore tenta di vendermi un libretto e ripenso a cosa cambiare di questo spazio virtuale.
Mi fermo anche per riprendere fiato e acclimatarmi nell'afa fiorentina.

Poi ripongo tutti gli appunti per un blog 2.0 in un cassetto.

Va già bene così.
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (3)(popup)

Il killer di libri

giovedì, 05 giugno 2008 in: divertissement, teledipendenze, per una sberla di libri
Dopo la visione, in due giorni, della stagione 1 di "Dexter", sono entrato stamani alla Edison per procurarmi i libri di Lindsay dedicati a questo insolito assassino.

Ho girato tre diverse librerie, convinto di trovare "la mano sinistra di Dio" in bella posa all'ingresso.

Pensavo che una novità per me fosse una novità in senso universale.

In realtà è un libro del 2005.

Ogni volta che mi avvicinavo allo scaffale giusto, il libro di Pulsatilla mi assaliva in forma di valanga.

Compramicompramicomprami.

Una lunga illuminazione vedeva Giulietta Squinz distesa su un tavolo di metallo, avvolta nel domopak, pronta per diventare cibo per pesci.

Alla fine sono uscito  da tutte le librerie senza comprare niente.

Tornerò stanotte.

Con dei grandi sacchi neri.

Simone, minimal 16:40 | commenti: commenti (8)(popup)

Ci sono prigioni peggiori delle parole

Scrivere è un dono.

Ne sono certo.

E' possibile, con le buone letture ed una formazione umanistica di un certo rigore, riuscire ad impostare una lettera.
Affrancarla e via discorrendo.

Persino avere una buona calligrafia.

Ma scrivere, quella roba che non viene smanacciata per un paio di mesi nelle spianate d'ingresso di qualche libreria-fiume, è un codice del dna.

L'importante è che si trasmetta. Che arrivi, ogni tanto, qualcuno con quel dono singolare; che venga notato da un buon editore; che non abbia velleità politiche o moralistiche (o comunque non troppe); che riesca a trattenere il fiato di fronte al risucchio dei media, in cas di successo.

Autori così non ne conosco.

Però di recente ho letto un libro che parla di libri. Durante la mia impegnativa avventura nelle matrioske di Calvino, mi sono concesso una pausa romanzesca a Barcellona, dentro una biblioteca di libri dimenticati.

Una sosta di qualche giorno all'ombra del vento.

A questo punto ci si aspetterebbe una bella recensione ed un veloconsigliotanto.

Credo che questo libro non abbia bisogno di un consiglio. Lo abbiamo tenuto sullo scaffale per mesi.
Forse anni.

Poi una mattina ha deciso di farsi leggere. Ed è stato una gabbia di parole.

Ma, come il titolo suggerisce, c'è di peggio.

Nei due giorni trascorsi tra Barcellona ed una Rovereto calda ed accogliente come al solito, ho trovato analogie singolari.

Un cappellaio, un vecchio negozio con scuri gargoyle all'ingresso.
Passi nella precedente vita di colei che amo.

E' sempre una piccola emozione calpestare e percorrere quelle vie pensando a quando le percorreva lei.
Ai pensieri di oggi e quelli di ieri.

Volevo scriverne per catturarne il ricordo.

(almeno oggi, pausa dalla maratona politica italiana. tanto vinti e vincitori sono entrambi pessimi candidati)
Simone, minimal 17:34 | commenti: commenti (popup)

Professione blogger

domenica, 13 gennaio 2008 in: roba da bloggers, per una sberla di libri
Se c'è un mestiere che sei sicuro che non campi, quello è il letterato.

Si sa, è noto.

E' così noto che la prossima moratoria sarà contro la facoltà di lettere, che è considerata eutanasia.

Eppure non è sempre stato così, anzi.
Fino a poco tempo fa lo scrittore guadagnava; oddio, non era Donald Trump, però a fine mese ci arrivava senza problemi.

Oggi esistono due scrittori ricchi: Stephen king e la Rowling.

Fine.

Il primo vive con l'ansia di morire ventiquattrore su ventiquattro.

La seconda vive con l'ansia che gli muoia Potter ventiquattrore su ventiquattro.

E fin qui.. è risaputo che i soldi non fanno la felicità (fanno i soldi, che non è male comunque).

A margine della società della carta, però, esistono i blogger.

Ovviamente non parlo dei milioni di blog stracolmi di roba personale, vocabolari ristretti e immagini di fatine contornate di luci colorate.

No, parlo di chi scrive su un blog per professione.

All'inizio hanno cominciato per scherzo: uno sa di scrivere bene (magari ha fatto lettere antiche prima che fosse vietata), comincia in tempi non sospetti e ben presto si trova un folto pubblico.
Il passatempo diventa un impegno per chi ti legge.
L'impegno attira l'attenzione di editori senza idee che preferiscono pubblicare piccoli romanzetti digitali, piuttosto che le barzellette su Totti scritte dal piccione di Del Piero.
Che a farci due conti non hanno tutti i torti.

Sicché il blog diventa una professione.. e la gente (i lettori) ti comprano solo se sei famoso.
E se continui ad esserlo.

Ecco che entra in gioco la classifica.

Sapete, nessuno fa praticamente più nulla senza prima un'occhiata alla classifica.

Per i blog è lo stesso. Qual'è il blog in testa? E i primi dieci?
Scartando Beppe Grillo però.

Quindi il passo successivo è: non scendere dalla classifica.

La cosa figa di questa professione è che non ha regole.
Insomma.. gli scrittori hanno comunque regole e editori e gente che dice questo non lo scrivi.
Potter doveva morire e invece.. (o forse muore?)(o forse morirà?)(o forse è morto nel terzo libro e quello che c'è dopo in realtà è Seamus)(avete mai notato? dal terzo libro non compaiono più assieme..)

Dov'ero rimasto?
Ah, i bloggers scrivono quello che gli pare.
Hanno una classifica da scalare.
La gente vuole che parli di sesso? metto le foto della prima volta di mia figlia, se mi alza le visite.
La gente vuole che parli di Padre Pio scoperchiato? Cavolo, dammi la vanga che vado io a scavare!

E questi sono i modi corretti.

A fianco di queste tattiche regolari c'è tutta una serie di fuffe, come linkare la gente.
C'è un sordido meccanismo che permette di aumentare la visibilità di un post se lo riempio di link.

Certo, potrei semplicemente scriverlo in venti lingue, postarci foto porno e tutti i video di Bin Laden.
Anche questo darebbe visibilità.

Probabilmente, leggendo queste righe, qualche futuro stephen king sta già tentando qualche trucco per scalare la classifica.

Tiriamo le somme:
La professione di blogger permette, se hai culo, di pubblicare un libro.
Permette di garantire un certo numero di vendite del libro, una percentuale alta dei lettori del proprio blog.
E più gente legge il blog, più i libri vengono venduti.

Più soldi.

La cosa mi mette ansia, come stephen king che non esce la sera.
La Rowling vive in un castello, con i sue figli, un marito e l'ansia.
Neanche lei esce la sera.

Avrei ucciso Potter con una sassata filosofale nel primo libro.
Simone, minimal 21:58 | commenti: commenti (4)(popup)

Il mondo all'incontrario

giovedì, 03 gennaio 2008 in: romance, per una sberla di libri
Siamo in un piccolo mondo all'incontrario.

Al mattino, quando apro gli occhi e sono le nove, fisso per qualche istante la tenda sopra al letto.
Fisso oltre la tenda, fisso il cielo.

Lo fisso e mi pare di vederci, noi, come allo specchio.

Forse sono nuvole o forse bevo troppo la sera.

Non so.

Ieri leggevo di un orco, un omone grande e grosso di nome Francis.

Francis non fa un bel mestiere. Francis rapisce i bambini.
Lo fa per mestiere.

Viene pagato bene; non come il Trans-Vampiro, ma comunque bene.

Francis è un'orco vecchia maniera.

Oggi tutti ridono degli orchi, pensando all'allegra Famiglia di Shrek.

Siamo in un mondo all'incontrario.

Ieri vedevo un film, di una principessa che riordinava casa con l'aiuto di ratti e scarafaggi.
E con loro cantava.

E i ratti erano spazzini.

E gli scarafaggi disincrostavano la vasca.

Siamo in un mondo all'incontrario.

Così stamani, al mio risveglio, ho fissato la tenda sopra al letto.
Oltre la tenda, oltre il cielo.

C'erano Orchi cattivi e principesse che si innamorano al primo bacio.

E ho capito che vivo nel migliore dei mondi possibili.
Con una principessa e un Orco cattivo che russa tuttanotte.
Simone, minimal 11:50 | commenti: commenti (1)(popup)

Dieci Novembre

sabato, 10 novembre 2007 in: romance, per una sberla di libri, fiorentinismi
Ho voglia di scrivere da un paio di giorni, di aggiornare queste paginette da quattro soldi con idee e immagini.
Suoni, certe volte.

Eppure, ogni tentativo si riduce in volute di fumo che vorrei uscissero dalla mia pipa accesa e da un buon tabacco invernale.

Oggi rompo la teca e scarto la tastiera.

Da ieri abbiamo un libro in più dentro la nostra libreria virtuale (quella reale è già soffocata da troppi concetti): al momento riposa sul divano.

Trattasi della Grammatica di Dio, di un certo Stefano Benni che chi lo conosce si sdegna se lo chiamo "un certo"; e chi non lo conosce.. non esiste qualcuno che non conosce Stefano Benni.

E' un libro di racconti.

Da ieri ho di nuovo la moglie bionda.

Mi correggo, da ieri ho la moglie bionda. Avevo una fidanzata bionda.
Ma poi ho sposato la mora.

La bionda trasgressiva che scrive sul blog e che mi provoca con il suo cappottino rosso è tornata ieri sera, dopo diverse ore nelle mani di una parrucchiera.

L'ho accompagnata verso le tre e sono tornato a riprenderla per le sei.
Con un sms mi ha spiegato che aveva ancora quaranta minuti di tempo.

Ma io avevo già parcheggiato la macchina (che, lo avrei scoperto più tardi, sarebbe ripartita a fatica).

Ho percorso Borgo Ognissanti, pensando a chi canta canzoni fintamente fiorentine a proposito di "Borgo le croci" (durante questo episodio il mio spirito ghibellino voleva ribellarsi e dire che non esiste nessun borgolecroci).
Lascinado perdere le croci, Ognissanti è una via che da Porta al Prato conduce in centro, popolata di ristorantini turistici, finte salumerie dove il prosciutto costa quanto un visone e ambiziosi negozi di modernariato.
E' una via tutto sommato piacevole da percorrere, specie se tutto è un'attesa per la calda serata con la bionda.
E' una via ambiziosa ma non come via Tornabuoni coi suoi Cartier e Ferragamo ad ogni civico.

Arrivato all'istituto francese mi sono spostato sull'Arno, per respirare Firenze.
Un tizio sopravento fumava un toscano.
Non mi sono goduto molto quest'arietta frizzante.

Poi il cellulare mi ha riportato ai miei doveri. E una voce gentile ai miei piaceri.

Ora ho la moglie bionda.
E la macchina in panne.

Una casa calda e nessun posto dove andare.

Il primo regalo di natale è arrivato il Dieci di Novembre.
Simone, minimal 14:57 | commenti: commenti (popup)

L'immagine di te

mercoledì, 24 ottobre 2007 in: musicalmente, romance, per una sberla di libri
La Feltrinelli ha una vasta sala, circondata da pareti di libri, affrescata agli angoli del soffitto.
Una vetrata scura, sotto la quale stavano ordinate file di sedie. Tutte direzionate verso un palco improvvisato.

Ore 7:30. nel gelido silenzio di casa, vibra un cellulare.
Vibra un cellulare e non è il mio.

Pru si avvicina a tentoni e legge il nome di una carissima parente acquisita.
Ma le fatiche e le malattie ci hanno resi incapaci di alcun rapporto socievole prima delle 9:00

Quando scendo per aprire la porta all'idraulico (l'ennesimo tour al nostro impianto di futuro riscaldamento), scopro che la parente acquisita non demorde.

Una vocina gentile mi saluta, si scusa per l'ora della chiamata precedente.
E mi parla della Feltrinelli.

Sicché tra quelle sedie, ordinate in file e dirette verso un palco improvvisato, c'eravamo anche noi.
Seduti fissiamo il palco, le persone che lo popolano.
Una di esse ci avvicina, ci saluta.

Ci sentiamo molto artisti, e sento la carezza di invidia della gente.
Michele è venuto a salutarci. Michele ha visto le foto delle nostre nozze.
Occacchio.

Siamo emozionati come due bambini.
E loro, Michele e Nabil, si piazzano sul palco improvvisato e suonano.
Suonano la loro musica migliore.

L'Immagine di Te è un album straordinario.
Al primo ascolto ti strega.

Durante l'esecuzione ci hanno raggiunto altri parenti.
Con loro e con Michele abbiamo inscenato una piccola rimpatriata, con tanto di dedica sul cd e promessa che al prossimo passaggio dei Radiodervish, sicuramente saremo presenti.

Abbiamo terminato il preserale nell'involocro storico di Firenze, le Giubbe Rosse.
Tanto antico fuori quanto sgradevole dentro.

E Pru si è ricordata di prendere il decaffeinato.

Infine, dopo molta acqua e impronte umide di piedini sulle scale di casa, di nuovo sul nostro piumone.
Ultima sera di freddo.
A parlare dell'Ordine, di quel piccolo mondo che abbiamo lasciato a Ferrara.
E che, in due modi diversi, ci manca.

Ora sono sul divano, con la coperta di lana sulle ginocchia.
E il pc sulla coperta di lana.

Dopo la pizza al volo, dopo mille starnuti, è tempo di chiudere la serata.
Una magnifica serata, come piace a noi.
Musica, vecchi amici, nuovi parenti e una cena calda.
Simone, minimal 22:23 | commenti: commenti (1)(popup)

Harry potter e i dedli ollows

lunedì, 30 luglio 2007 in: divertissement, casini di casa, per una sberla di libri
Da una settimana stiamo leggendo l'ultimo Harry Potter in stereofonia.

Un po' per tirarcela e molto per curiosità.

Harry tutto in inglese è un ostacolo molto duro per chi, come il sottoscritto, deve pensarci un po' a visualizzare che il gatto sul tavolo quando un inglese glielo fa notare.
Nondimeno vado avanti, tengo il passo e divoro capitoli su capitoli.

In questo sono aiutato dal costante confronto con l'altra lettrice, alla quale mi rivolgo non soltanto per condividere ogni punto della trama, ma anche (e soprattutto) perché così integro le mie pesanti lacune.

Al capitolo due sospettavo che Harry fosse un travestito bisessuale e che Ron fosse suo figlio.

Già immaginavo Almodovar alla guida dell'ultimo capitolo cinematografico della saga.

In realtà avevo confuso un paio di avverbi.

La cosa positiva è che potete tranquillamente leggere questo post senza il rischio di incappare in dolorosi spoiler sulla trama: infatti sono assolutamente inaffidabile come traduttore, per cui potrei (come in effetti faccio) confondere eventifatticose;
Sembra però che la nostra lettura stereofonica non sia passata inosservata, tanto da diventare argomento di conversazione in nostra assenza.

Torniamo e tutti sanno che stiamo leggendo un libro in due.
E poi ci dicono che siamo scialoni: questa si che è prova di oculatezza.
Simone, minimal 17:14 | commenti: commenti (popup)

Tutti hanno un piano. Noi, due

Sicché dal 25 siamo possidenti, come dice mio papà.
Il notaio, cortese amico di studio e quindi benevolo e ragionevole nei prezzi come uno scozzese con le braccia corte, ci ha confermato che siamo proprietari di un due piani.

Dal 25 sera la mia fantastica moglie vive nel nostro due piani, con il suo amico mocio e il fratello di questi, secchio.
A completare il trio c'è il frizzante Fabuloso, un tizio liquido ma perlomeno profumato (non come il vicino).

Ieri dopo svariati viaggi, siamo tornati dall'IKEA locale con svariati pacchi, ognuno dei quali contenente un oggetto (almeno potenziale).

Abbiamo preso:

Un sottolavello in ferrobattuto
Un comodino in ferrobattuto bianco
Un cassettone stramega.

A casa ci attendeva mio cugino, BOSCH TAVVITOANCHEISASSI.

BOSCH TAVVITO si è dato molto da fare e verso la mezzanotte era praticamente tutto montato.
Purtroppo, a causa dell'assenza di compare martello, prima di oggi non s'è potuto vedere il mobilio finito.

La nostra famiglia di oggi ha ufficialmente ampliato la gamma delle conversazioni.
Non ci limitiamo più a profonde dissertazioni sulla musica e sull'arte.

In auto:
<< La scala in bianco è magnifica, dà molta luce alla casa>>
<<Vero, con un paio di mani sarà pronta>>
<<Certo che la letteratura di oggi è molto diversa..>>
<<In che senso?>>
<<Beh, gli scrittori nati negli anni sessanta l'hanno stravolta..>>
<<E i Bloggers le hanno dato il colpo di grazia>>
<<Già.. e comunque ci vuole un aspiratore>>
<<In che senso?>>
<< L'aspirapolvere normale non basta, ci sono i calcinacci>>
<<Lo prendiamo>>
<<Già. I bloggers sono proprio i figli di questa generazione di scrittori. E praticamente tutti sanno scrivere bene>>
<<Beh, non esageriamo>>
<<E comunque mi sa che la tinta per la scala non ci basta>>
<<Domani si va da Leroi Merlin>>
<<Ah, volevo dirtelo. Harry Potter Muore>>
Simone, minimal 20:09 | commenti: commenti (2)(popup)

Spiriti

sabato, 28 aprile 2007 in: roba da bloggers, per una sberla di libri
Allora due minuti fa stavo tranquillamente scrivendo di niente di importante, quando qualcuno ha avuto la bella pensata di venire a visitare il mio profilo.

Sono socievole di natura, quindi porte aperte.

In alto a destra mi è apparsa l'icona "ciao sono nonricordochi, clicca per chattare!"

Ero tutto preso a parlare di luoghi e libri, quindi ho proseguito dritto per la mia strada.

Finisco la frase, quella in cui parlavo di mancanza di radici e di case vecchie e nuove. Punto. Invio per andare a capo.

Splinder pensa che abbia voglia di parlare col tizio e interpreta il mio "a capo" con "via si va!".

Chiude la mia finestra di scrittura e mi riporta in home page. Perdo tutto.

Ora, scrivo cazzate, scrivo poco, mi leggono giusto tre o quattro persone. Per cui poco importa, ho perso un post.

Invece no. Stavo scrivendo una cosa carina. Almeno credo.

Perso tutto.

Sto leggendo un tale che si chiama David Madsen per finta. Ma che insegna letteratura inglese per davvero.

Ieri a Ferrara ho comprato due suoi libri. Amnesie di un Viaggiatore involontario e Memorie di un cuoco eretico.

Ora i libri riposano nella mia borsa. Ma sono sicuro che se corro a prenderli, se recupero il cuoco eretico, ci trovo tranquillo il suo bel segnalibro fermo.

Nessuno che me lo sposti. E se si sposta il punto lo ritrovo io. Sono al capitolo sull'anatra condita.

Qui invece è un troiaio, basta un invio di troppo.

Cazzo.
Simone, minimal 21:39 | commenti: commenti (popup)

Non mio

martedì, 13 febbraio 2007 in: esperimenti letterari, per una sberla di libri

Dall'alto delle cose vedo i colori fondersi e unirsi in forma dando aspetto ai miei sogni, dall'alto delle cose vedo la matita rincorrere i servi del tempo che fuggono cercando di fermare i minuti, dall'alto delle cose nascondo il bianco della tavola con segni e parole per fondere la memoria con l'oggi.

Seduto sullo sgabello, la matita o il pennello in mano incontro di fronte a me lo sguardo sorridente del grande Pablo che mi invita alla corrida, ma devo, seppur a malincuore, declinare l'invito per raccontarmi la notte e trovarvi una spiegazione.

Pablo continua a sorridere, a volte mi racconta della sua vita, dei suoi amici artisti e poeti, dei sui amori e delle sue avventure, è un gran narratore, resto incantato, ad ascoltarlo per ore e prendo spunti per il mio dipingere.

Marc ci raggiunge con il treno rapido Parigi-Vezzano delle 23.34, a volte con lui viene anche Paul, ognuno racconta qualche episodio della propria vita, anche la luna, ormai tagliata, ferma la sua corsa per ascoltare questi fantastici racconti.

L'omino volante dichiara il suo amore alla gentilissima Farfallina sotto lo sguardo curioso del Maestro Francesco Giuseppe Schenone, la Sirena canta la sua melodia per trasportarli nel suo Oceano e trattenerli prigionieri.

Dall'alto delle cose vedo tutto e vorrei raccontare tanto, ma la luna si spegne e nuovi sogni nascono disperdendo quelli precedenti ed io inizio nuovi viaggi fantastici verso mondi, personaggi, e amori nuovi tenendo per mano la mia amica Fantasia.

(Francesco Musante)


Simone, minimal 17:41 | commenti: commenti (1)(popup)

Christmas is all around You

venerdì, 22 dicembre 2006 in: sotto lalbero, per una sberla di libri, fiorentinismi
Passeggiavo in bici lungo le vie del centro.
Sotto i festoni a pioggia, l mille luci natalizie di Firenze.

Mentre sfilavo accanto al nostro albero, di una giunta così povera da farlo sponsorizzare, pensavo ai libri.

Ieri dentro la Edison si è detto che un libro è forse il regalo più personale che si possa fare.

"Si è detto" nel senso che tu lo dicevi e io annuivo.

Nel regalare un libro si deve tener conto del gusto dell'altro o scegliere qualcosa che leggeresti tu?
O qualcosa che hai letto e che quindi, implicitamente, consigli?

Di colpo un regalo così semplice si è trasformato in una faccenda complessa.

Se il destinatario del libro legge solo Donna Moderna o Quattroruote (o, terribile, entrambi) cosa è meglio: Baricco o la Litizzetto?

Il primo ha dalla sua un recente scritto sulla mille miglia, la seconda una quarta di copertina in abito da cresima con occhi furbetti.

E, diciamolo, la seconda forse è un approccio alla lettura un tantino più lieve.

Però magari mister DonnaRuote ha la casa piena di Barzellette su Totti e quindi perfino la Littizzetto farebbe un'Eco terribile (è un carpiato, ma arriva).

Dunque niente per entrambe.

E io il libro "le barzellette spiegate ai calciatori" mi rifiuto di portarlo alla cassa, a meno di non portare un collant sulla faccia.

Certo che anche nel caso opposto non va molto meglio.

Il libro regalato al lettore appassionato risulta soggetto a gravi rischi.
Il primo, banale, è che ce l'abbia già. Lo conosca a memoria e anzi, non gli sia piaciuto poi molto. AAARGH.

Non te lo confesserà mai comunque.

(piccolaparentesi: non c'è cosa che mi faccia più incazzare delle prolungate interruzioni mentre scrivo)

Dov'ero rimasto? Ah si, i libri.

E precisamente i libri intelligenti.

Il succo è che ho capito nell'arco di una notte che non è quasi mai un'ottima idea regalare un libro.
Può anche sembrare un bell'oggetto sul momento, ma il più delle volte finisce non letto in fondo a qualche tavolo. ( o nella seconda fila della libreria, quella invisibile)

Ma perchè ho dato un titolo natalizio a quest'angolo della lettura che pare narrato con la voce di Neri Marcorè?

Uhm.. forse un motivo c'è.
(forse)
Simone, minimal 14:58 | commenti: commenti (popup)

Di me in tre atti (con prologo)(ed epilogo in corsivo)

mercoledì, 15 novembre 2006 in: romance, per una sberla di libri
Prologo:
Ci sono cascato.
Intendo nella trappola del libro scritto bene. E parlo di Nick Hornby.

Mi ha fregato la copertina miniimalista, il prezzo adeguato, l'ironia e la assenza di pretese in merito ad una trama avvincente.

Ero entrato con l'idea di un libro che mi catturasse ma non fosse un romanzo. E ci ho preso in pieno.
Certo, avrei potuto essere più accorto. Più radical-chic di così. Potevo scegliere "Io sono un gatto" di quell'autoree giapponese, scritto nel 1905.
Effettivamente avrei fatto un figurone.

Invece no ed ora eccomi qui.

Con tre cose che devo segnarmi e venire a rileggere nei momenti luminosi. (bui credo ce ne saranno pochi, al massimo lici soffuse, ma sono comunque un buon compromesso)

1) Ora mi sento intrappolato in qualcosa tipo: ogni parola, ogni frase che scrivo è una sottile citazione al libro letto. E comunque imito pericolosamente e male il modo di scrivere di quel tomo.
Uno passa una vita a cercare e credere di essere originale e poi invece è tutta una bolla di sapone. Il segreto è letture intelligenti scritte male.
(ogni volta il segreto lo affino, questa è un'ottima incarnazione)
Il vernacoliere è intelligente ma non scriverei mai in vernacolo livornese.

Altrimenti libriminchia. Mica mi viene la tentazione di scrivere un giallo o un thriller solo perchè leggo roba inglese con la copertina pesante e la recensione di Dan Brown in culo al volumone, giusto?

E' una dannazione sottile, la stessa che oggi mi ha riportato alla Melbook Store d Firenze per prenderne un altro. AHHHHH

E invece si. Una vita da lettore. Tra l'altro qui si sfora veramente nel pericoloso: non solo compro un secondo libro di un autore che mi piace, ma addirittura prendo l'ultimo volume, così da fare il disinnvolto modaiolo nelle occasioni mondane.

<<ho appena finito l'ultimo Faletti e guarda, te lo consiglio>> (risposta infida che da un lato nega la deficienza di Faletti dopo il primo libro e dall'altro rivela che la tua passione per le librerie si limita al primo tratto, quello delle "novità" accaatastate subito accanto alle casse)

<<io invece ho letto l'ultimo Hornby, sai quello di febbre a 90°..>> (che invece rivela una lettura solida, ma ugualmete legata alla smania di leggere qualcosa che gli altri ancora non hanno letto, di poter dire per primo la tua senza timore di venire smentito)(capite il pericolo?)

2) Sono dannatamente seriale. Cioè io comincio una cosa con un entusiasmo veramente pernicioso. E per non sbagliare finisco col leggere tutto lo scibile sull'autore in questione.
Il che è orribile se penso che di calcio non mi frega nulla, non me ne è mai fregato nulla.

Invece adesso inaugurerò con lancio di chinotto il piano libreria dedicato a Nick Hornby.

Quando c'è qualcsa di nuovo vogio sapere ogni dettaglio. Questo fa di me un soggetto pericoloso. Assimilo, ma dubito di saper veramente rielaborare.
E conseguentemente sono una voce autorevole del coro che però canta completamente fuori tempo.

Nick Hornby scrive da anni e io lo leggo solo adesso. Figo sarebbe averlo scoperto su una qualche mensola di un sobborgo di Londra alle sue prime stampe.
Magnifico sarebbe stato leggerlo in lingua originale e tenere banco alle cene preparando gli italici all'evento della stagione: <<Quell'Hornby sarà una bomba, ve lo dico io..>>

Leggere Hornby adesso è come arraparsi su certi passi del Decamerone. (lo vedete?? questo non lo volevo diree e invece.. no davvero, mi ci vorranno mesi di Dylan Dog scadenti per riprendermi e riprendere in mano le parole come le voglio usare veramente)

3) Tutta questa fissa oltretutto è perrniciosa e mi porta ad essere diverso in ogni cosa. Mesi fa non indossavo mai la cravatta. Mi si diceva che andare a studio in jeans e maglione non era proprio l'ideale.
Ma me ne fregavo.
Semplicemente non faceva per me.

Questa mattina sono uscito di casa, da Ferrara e mi sono stretto la sciarpa attorno al collo. Non per il freddo (o non solo).
Per sentire qualcosa che mi stringe in modo vagamente simile.

Questo è grave. E' sintomo di qualcosa. Quando vai su un sito di nodi alla cravatta e lo metti tra i preferiti vuol dire che ti sei brindato il cervello con dello stravecchio annacquato.

Che vita di stenti e privazioni.

Se è questo quel che sono, beh allora sono un bluff: non so scrivere veramente, sono una arrangiatura di libri. E quando rileggerò questo post mi sentirò soddisfatto perchè è venuto esattamente come lo volevo.
Caotico e poco funzionale.

Parla di me ma con una voce che non riconosco. Non è molesto, non è poetico, non è incisivo.
Ma è quello che volevo scrivere.

Per tutto il resto, per ogni momento in cui io sono io e non questa rilettura di pagine già stampate, il blog non serve.
Incido su ben altri supporti.

La carne, il profumo, Un bacio, un letto grande che occupiamo sempre e rigorosamente a metà.
E non scriverò mai abbastanza quanto sia dannatamente perfetto tutto questo "me e te".

Posso sottolineare frasi di libri celebri ma saranno belle in quanto tali. Per questee descrizioni dei nostri attimi preferisco scrivere male, balbettare parole, fingere di non sapere la grammatica e ignorare le basi dell'analisi logica.
Ma essere ogni giorno me stesso.
Simone, minimal 13:08 | commenti: commenti (1)(popup)

Altra Fedeltà

Le porte scorrevoli di Melbook Storee di Ferrara mi mettono ansia.

Fanno un sinistro rumore, un soffio. Pare sia entrato L'uomo nero di guerre stellari (ho provato a scrivere il suo nome tre volte. Darth Vader. Lord Fhener. Lord Fehner. E potrebbero essere tutti e tre giusti. Ma non mi andava di passare per uno culturalmente a posto. L'uomo nero lascia spazio a dubbi sulla mia serietà cineculturale. Ammesso che tale parola esista).
Invece no.

Ero entrato io.

Vestito da Irlandese. Con il maglione bianco e il cappello. Non c'è niente che non vada quando sono vestito da Irlandese.
Anzi.

Avevo appena mangiato un menù medio da MacDonald e mentre il mio cervello rilasciava silezioso endorfine per farmi venire sonno, fissavo un libro.
Ero nella Mel che fissavo questo libro.

Se volete scrivo il titolo, ma visto che poi non l'ho comprato, che forse non lo leggerò mai, non ha molto senso dirvi che libro fosse.

Va bene, si trattava dell'ultimo libro di Nick Hornby. E questo include simpatya, ironia e tutte quelle cose che ho imparato guardando i film tratti dai libri.
(anche questo non dovrei dirlo. Dovrei fingere la sua collezione completa, leggermente grattata lungo la costola, sullo scaffale a portata di mano della libreria, quello delle letture frequenti. Ma oggi mi sento straordinariamente sincero.)

Ora, avevo una lunga serata di fronte. Per farmela passare avevo pensato a:

1) Visione di tutta la prima serie di House. Lo zoppo che ha finito le lamette del gillette nel 72'

2) Tentativo di sbronzarmi in solitario e poi vomitare su uno dei leoni del duomo ferrarese, magari fingendomi giovane cantante folk (ero pure vestito irlandese, in tema insomma)

3) Comprare un libro e impormi la sua lettura completa nella serata, accompagnata da musica adeguata

Mentre le prime due opzioni comportavano tutto sommato uno sforzo minimo, solo la terza comprendeva la mia presenza in libreria e dava un senso al mio vagare tra le pile di carta.
Ammettiamolo: Nick poteva essere un rifugio discretamente notevole. (e dagli.. vabbè entro fine anno gli avverbi li taglio. Giuro)

Le mie finanze mi hanno concesso una ristampa di un classico. Quello del tizio col negozio di dischi.

Ora, per completare l'opera, salivo le scale che portano alla sezione musica.

Mi trastullo per la restante ora con in mano due dischi:
Radiodervish - Amara Terra mia;
Niccolò Fabi - Dischi Volanti.

E anche questo potevo non dirlo, dal momento che, come per il primo libro (quello dell'ingresso), non se n'è fatto di nulla.

Avevo con me l'hard disk portatile, quello da 250 giga. E dentro c'erano i Badly Drawn Boy, che è come dire: Nick Hornby sceglie per me.
Insomma, una spesa in meno.

La serata costa 8 euro. Se non considero il Chicken Premiére (e anche qui non saprei dove vada di preciso l'accento). Altrimenti 14 euro.

Quindi entro in camera, accendo le casse e alzo il volume.

Pagina uno: classifica delle 5 peggiori fregature subite dal protagonista.

Stop. Il volume era troppo alto e finivo per ricordare Hugh Grant che fa il nullafacente in About a Boy.

Abbasso e riparto.

Verso le 2 e 40 faccio una pausa. Occhistanchi forse.

Metto su Superman Returns (forse non dovrei dichiarare così ai quattro venti il contenuto del mio Hd portatile). Penso: è Brian Singer, lo stesso di House. Diamogli una chance.

La Chance dura 17 minuti. Quando appare Marlon Brando tra i ghiacci del palazzo della solitudine decido che se volevo guardare la gente morta perlomeno Chaplin fa ridere.

Morte di Superman. Esco.

Sono le tre e fa freddo. La mia tenuta irlandese è estiva. Per l'estate irlandese. Un po' scarsa sull'inverno ferrarese.

Ma passeggio ostinato fino alla statua dello stregone. Fisso le vetrine e comincio a provare frustrazione perchè la mia idea primaria, la fine del libro è solo a metà strada.

Stavo dyvagando. Così torno spedito a casa e riprendo da quando Laura minaccia di chiamare la polizia e lui se ne frega.

No via, non si riesce ad andare avanti. Sono le 4 e venti.
Uhm. E' un po' tardi.

Comincio a chiamare. Segreteria.

Esco e metto quel disco di trip hop che in pratica gira in macchina ormai da diverse settimane.
Mio padre dice che ci dorme e preferisce Battiato. A me sveglia.
Mi pare verso Carnivores Unite scopro che non so dove sono.

E' così bello vagare per le strade senza macchine. Sento perfino la mancanza di qualcosa di tamarro, tipo i neon sotto le ruote.

Però la verità è un'altra: mi sto annioiando. Vivere tutto questo niente senza poterlo parlare con qualcuno alla lunga è noioso.

E mi ritrovo esattamente come da piccolo, quando mi invitavano ad una festa.
Una settimana di dstanza: ero felice ed elettrizzato.
Il giorno prima: mi prendeva il panico. tutta quella gente.. che vuole da me? sto bene da solo ,io.. nono, non se ne fa di nulla
E durante la festa mi rosicavo per aver voluto rimanere a casa.

Avevo 4 anni. E a 27 vivo questa cosa nello stesso modo.

Sono praticamente le sei quando rientro a casa e ripartiamo.

All'altezza di Bologna, mentre percorro lo svincolo che dalla A13 porta alla A1, albeggia.
Tre kilometri prima era buio. Tre kilometri dopo i fari non servivano più.

E ho visto le luci per le strade spegnersi. Senza uno sbadiglio. Mentre accanto a me riposava la mia piccola caballera.
Che dall'odio verso i ratti aveva già perso la coda di coniglio.

Tutto questo mi insegna due cose:
1) la prossima volta vinco le mie ataviche rimostranze e vado alla festa. Risultato: niente post e nulla da leggere per voi. Mica male.

2) Nick Hornby ne sa a pacchi. Ma neanche lui lo leggo in una serata, come facevo un tempo. E quindi, vino o no, anche io sto invecchiando.
Simone, minimal 15:26 | commenti: commenti (popup)

C'è Pesto per Te

venerdì, 10 novembre 2006 in: divertissement, musicalmente, per una sberla di libri
ecco me la gioco così.

tutti a dire che bello che figo uscire il sabato sera, vestirsi in tiro, giro di bevute e discomusic.

parenti di Disco Stu.

E poi in settimana via a prendere lezioni di ballo rumba bachata salsa e chachacha o come minchia si chiama.

Ecco sono pantofolaio. Lo dovevo dire? L'ho detto.
No per carità bellobello girare fino alle tre di notte per locali e poi fare mattina sbronzi davanti al Duomo.

Farlo l'ho fatto. C'avevo il fisico, si vede.
A momenti mi addormento alla televisione.
E ancora danno il tiggì.

Roba che mio nonno morto a 103 anni scenderebbe (o salirebbe) a darmene due. Ché lui figurati, sveglio fino alle una a tirar tardi.
E guai a schiodarlo. Mordeva.

Ora mi pianto davanti al piccì (tiggì, piccì.. ecco c'ho pure lo slang da vecchio madonnamia), piazzo la playlist con Doc House e via di lamborghini. (intendo il roboante russare di un bel 10 cilindri).

Questa è la vita: il giorno prima denigri gli anzianotti che si impigiamano alle 10. Il giorno dopo cerchi un bel completino di flanella.
Oddio ancora alla flanella non ci sono arrivato, ma i trentanni incombono come macigni.

Parrò vecchio come Daniel Radcliffe. Come chi è.. E' quello che in Harry Potter e l'ordine della Fenice sembra un  pluriripetente  cresciutello.

no come Potterino no. Ché mi sta sul cazzo per via che pare uno a posto, pure un po' bamboccino, salvo rivelare una vena maligna e nascosta, ma mai eccessiva.
E' uno stronzo senza palle. Si.
Pura Poesia.

Piton invece è il perfetto viscidone. (notare come dyvago..), sempre in vestaglia da notte pure a mezzogiorno. Ma canaglione fino alla punta del naso adunco.
Si lui è il mio modello comportamentale preferito.

Così, mentre mi immagino con la camicia da notte rosa della mia dolce metà (oddio l'ho detto.. cara sono ubriaco. Uhm.. forse è presto per essere ubriaco. Allora diciamo che sono fatto di coca. Certo che anche così.. Beh forse è melgio che la cancello questa parte), a scorrazzare per i corridoi del castello a seminare orrore e raccapriccio, già sbadiglio e penso ad una dolce serata in compagnia del centauro zoppo che cura la gente dal raffreddore, facendogli credere che si tratta di lupus.
o neurofibromatosi multipla.
o kushin.
o tuttettré.

Ma tutto questo che c'incastra con il titolo? Il sublime tytolo, gentilmente offerto da Tigullio, serve a ricordarmi che domani non potrò vedere Maria De Filippi vestito da donna che prende per il culo i poveri commedianti del sabato sera.
Ed è un peccato.

Spero almeno in un invito a cena. Perlomeno mi sbronzo e posso giustificare la quantità immonda di cazzate contenute in questo post. (che, diciamolo, è anche un po' volgarotto e di nessun luogo*)

Nessun luogo: trattasi di arguta metafora (cui resto e sono profondamente contrario) che colloca geograficamente su terra di nessuno i contenuti qui sopra trascritti. Ovvero il nulla assoluto e la camicia da notte rosa.

Queste notizie sono state accuratamente scelte per voi dalla redazione di Traiettorie delle Mongolfiere.
In alternativa potevo parlare di:
-politica
-guerra
-lupus
-crociera figa
-scatti in bianco e nero
-sadomaso ai danni della libreria
-Padre Pio
-la Madonna
-Gesù (al terzo posto nella classifica dei più pregati)

E invece no. Puppa.
Simone, minimal 17:40 | commenti: commenti (popup)

Casa di fogli

martedì, 17 ottobre 2006 in: per una sberla di libri

Al punto in cui sono credo che casa di foglie non lo finirò mai.

Occorrerebbero treni lunghi, lenti, in ritardo. E soprattutto niente ansia o fretta di arrivare a destinazione.

Forse, se andassimo ad oslo in calesse avrei una speranza.

Ringrazio l'autore, di cuore.
Per avermi permesso di ammortizzare il costo del libro in comode rate mensili.
Per avermi sfidato a singolare tenzone, consapevole di una sfida da lui vinta in partenza.

Ma lo ringrazio anche per avermi dato il lusso di sfoggiarlo in libreria, fingendo di averlo letto (oh, si. tutto due volte. un CA-PO-LA-VO-RO).
Te lo consiglio tanto.

Devo ringraziarlo per aver irrobustito la mia schiena mentre lo cullavo nella mia borsa a tracolla: ne ha viste tante (la borsa, non il libro), ma questa mattonata se la ricorderà per un pezzo.

Occorre ringraziarlo per il nuovo ottimismo nella nostra ricerca immobiliare: l'ampiezza dei vani assume inquietanti prospettive adesso, e non siamo così sdegnosi di fronte ai bilocali. A volte.

Devo ringrazialro perchè credevo di essere io quello ampolloso. E pensare che lui lo pubblicano.

E comunque è un libro che va letto. Perchè è un cult e se vuoi essere di tendenza, nei circolini del dopolavoro devi parlare di Casa di Foglie.

Devo aggiungere che se penso a cosa avrei potuto fare con ventidue euri mi vengono in mente solo cazzate: un paio di pizze da Pizzaman, un po' di benzina per la macchina, che così mi avrebbe portato quasi fino a ponte a Ema (forse), 3 whiterussian.

Beh, sto rivalutando le cazzate.

In compenso avrei potuto evitare: di urlarTi nell'orecchio. di pestarti le estremità. E senza neanche intaccare i 22 euri.

uhm. più ci penso e più credo che Casa di Foglie sia un acquisto inquietante in sè.

Però avrei potuto prendere la lonely planet della scandinavia.
Uhm.

ok, ho fatto una cazzata.

Simone, minimal 18:32 | commenti: commenti (popup)