una neve che commuove

venerdì, 18 dicembre 2009 in: scatti, romance, sotto lalbero, casini di casa, orsa norvegese
doveva scendere prima o poi,

come una lacrima del mattino, imprigionata da ansie notturne, si libera in messaggi deliranti e misteriosi.

doveva scendere la sera, al termine di una giornata pesante, fisicamente e mentalmente.

doveva scendere leggera, annunciata e non creduta al telefono, di una telefonata infinita in coda dietro centinaia di auto stressate da giornate pesanti.

doveva scendere ed è caduta come solo lei sa fare.
prima un breve sospiro, di quelli che non ci credi e pensi sia il solito miraggio che ogni dicembre fa credere ad un Natale norvegese ed invece si rivela una palla di fango.
poi però, presa la spinta giusta, si allarga la falda e la tesa ne rallenta la discesa, così da ingolfare l'aria e renderla glassa delicata. doveva scendere, come certe lacrime che, altrimenti, se aspetti molto, ti ritrovi i capelli bianchi. ammesso e non concesso di averli già.

fuori tutti (meno la Lory, spavalda a parole ma pavidissima nei fatti e ripescata a grattare la porta di casa.. per rientrarci) a provare il cigolio delle scarpe sul velo di panna che si stendeva in strada, circondati da altri come noi, increduli di fronte a questo piccolo miracolo dicembrino.

Noi siamo gente di città, poco avvezzi a questa caligine delle vette: ci meravigliamo di tutto.
Ed è bellissimo sapersi stupire di pochi tenui palpiti che ricoprono la notte e i nostri sogni.

sogni leggeri, di una notte silenziosa. una Neve che commuove, come da tanto volevo viverla con te.

Oggi posso scriverne e fissarla scendere dalla stessa finestra.

Fissarne la danza, e tu con lei..
Simone, minimal 22:36 | commenti: commenti (popup)

11 Dicembre

venerdì, 11 dicembre 2009 in: romance, toghe in delirio
Scrivevo seduto nella scrivania vuota di una stanza vuota di un ufficio vuoto.

Un freddo che frizza come acqua ossigenata.

Seduto qui a pensare che un anno fa, qualche ora fa, stavo seduto davanti ad una giuria di miei (non ancora) pari, in una stanza gremita di gente, rispondendo scompostamente a domande che frizzavano come acqua ossigenata.

Un tempo largo un'eternità oppure una manciata di minuti: ricordi e realtà non si allineano mai in certi casi, sintonizzati su frequenze diverse.

Ricordo di essere uscito, in attesa del verdetto, convinto di aver fallito ogni obiettivo, di avere davanti una strada in salita, la stessa dell'anno precedente.

Poi, una manciata di minuti o forse l'ennesima eternità distratta e il risultato mi contraddiceva navigandomi fino a questa scrivania.

Oggi seduto fisso la stanza vuota, scrivendo svelto con l'acqua ossigenata nelle vene delle dita e mi accorgo che mi scivola un anello.

E, sarà il freddo, sarà dicembre, che mette una strana emotività che giudicarla tristezza è un torto cattivo, mi ricordo di quando ero in una stanza vuota e fredda, cazzosamente fredda, a parlare da solo ad un monitor, lo stesso che fisso oggi, con l'altra metà di me.

Quella figura che allora era solo un nome con una immagine vga larga quanto un pollice: quanto la fissavo quell'impronta colorata!

Ed oggi, che mi sveglia nel sonno per cercare di dormire, tutto assume un contorno irreale e lontano.

Tutte le stanze fredde e silenziose che ho attraversato per arrivare fin qui; stanze che lascio ogni volta ben volentieri, sapendo che il calore mi attende a casa, dopo un corridoio di calzini e di gatti ingombranti.

Fisso l'anello scivolato e con un gesto lo rimetto al suo posto: l'indice.

L'altro Anello non scivola mai.
Simone, minimal 19:22 | commenti: commenti (popup)

Il Matrimonio è un piumone

lunedì, 09 novembre 2009 in: romance
Ci si infila dentro volentieri, e, anche se nato per tenerci al caldo,
In un primo istante è fresco e freddo.

Allora si sta stretti per generare calore.

Poi prende la temperatura giusta e allora si resta stretti perché ci si è preso gusto.
E diventa un rito.

Ogni tanto il piumone scivola nel sacco verso i piedi e, quando sopra ci resta soltanto un fazzoletto di lenzuola, si prende dalla coda e si scuote con forza, per gonfiarlo di nuovo.

Altre volte invece si cambia il copripiumone. All'inizio lo vogliamo algido e modaiolo.
Poi semplicemente intonato con gli altri arrredi.
Infine si viene trasportati da istinti misteriosi, lasciandosi tentare da colori tenui e rassicuranti.

Perché il matrimonio è un piumone, caldo se lo scaldi, dolce se non lo strapazzi tirandolo ai bordi, morbido nella sua imbottitura.

simo comincia a sentire profumo di natale.
Simone, minimal 13:23 | commenti: commenti (popup)

(a)mo.ti.con (te)

mercoledì, 01 luglio 2009 in: divertissement, romance, astruse astrazioni
La realtà incollata di questi primi giorni di vera estate non riesco a lavarla neanche con due docce al giorno;

neanche indossando pensieri più leggeri, sorrisi meno affettati e affrettati.

Resta un adesivo permanente che vela i miei occhi e troppo spesso mi impedisce di vedere la fine.

forse odio l'estate perché appare silenziosa e pacifica, quasi un traguardo al termine di una lunga e faticosa maratona.
detesto l'insulsa sceneggiata del ferragosto che intorta le menti fingendosi una brezza climatizzata sulle sponde del mare, e invece è fatto di sedili sudati e canzonette impoverite, in attesa di qualcosa che non arriva perché è già qui, ed era anche a casa tua senza bisogno di andare a cercarlo come coglioni in coda verso una località marittima.

ma odio l'estate anche perché regala celebrità agli ottusi, oscurandogli la pelle con lo stesso fumo che aspiriamo dai giornali vuoti di pagine bianche tutte uguali.

odio l'estate perché mi rende emo-tivo ma in maniera fastidiosamente liceale. preferisco l'inverno che strozza i respiri gelidi dentro una sciarpa.

preferisco l'inverno perché non pretende di essere niente: è solo freddo e qualche volta neve. E allora puoi costruirlo come preferisci, farlo scivoloso e sciistico, farlo fantasiosamente romantico e naif.

persino il disordine, in inverno, è un delizioso e shakespeariano caos di forme belle.
In estate il disordine é disordine.

A luglio il disordine è sciatteria.

Così raffreddo l'aria e spero che si raffreddino i pensieri, per spingere il mio cervello a riscaldarsi di più.

perché l'afa mi rende astioso ed emotivo.

e luglio è l'araldo della mia astiosità.

fortunatamente non vado a cercarla in coda verso la sabbia nelle scarpe: mi basta allungare la mano e ritrovarti accanto.

mi basta un tuo sorriso. mi basta anche solo il tuo viso.

per essere un sorriso. per essere dicembre.

mi fai nevicare la testa.

mi fai nevicare i pensieri fino a renderli dolomitiche certezze di ghiaccio.

per il sudore della pelle c'è sempre il climatizzatore.

e se la meccanica non basta, vuol dire che sono bagnato di te.
il ché rende persino i miei pensieri offuscati una nitida certezza.
Simone, minimal 22:13 | commenti: commenti (popup)

Spirited Away

venerdì, 17 aprile 2009 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Vetri smerigliati di pioggia, sopra ruote sdrucciolevoli e una musica di carillon.

il mio ritorno ad una casa vuota non poteva essere più evocativo.

e così, mentre sognavo ad ogni tunnel di uscire sotto la calda luce di stelle sconosciute,sono caduto dentro una sorta di epifania dimensionale dove il rumore non esiste se non per essere risuonato in chiave acustica.

adesso mi stanco sulla sieda pieghevole delle una e un quarto, sicuro che qualunque cosa possa leggere non durerà una punteggiatura.

e allora mi rifugio tra parole sconosciute scrivendole e pensandole scritte da un'altro cuore (apostrofato, stavolta, con cognizione di causa).

pensare di leggerle come se avessero su ancora le sbavature di gelatina blu frutto di qualche pennino moderno e aereodinamico, nemico della carta ruvida, mi riaccende quel piccolo carillon di cartone che mi suonava nella testa quando il tergicristalli davanti al mio naso ballava un lento elettronico.

e sorrido di sonno.

(sotto l'effetto onirico delle note di Hisaishi, Music Box, Flying Express Delivery Service)

buonanotte a chi la notte non riesce a dormirla, come me stasera.
Simone, minimal 01:21 | commenti: commenti (popup)

Dispensa di pensieri

lunedì, 06 aprile 2009 in: romance
ho una finestra piccola e rettangolare, sul tetto mansardato di questo mio studio.

una caligine fitta di pensieri che benda tutta Firenze, fuori dalla piccola e rettangolare finestra.

questo bendaggio stretto non lo sopporto più, un po' come il gesso dopo venti giorni, ché ti gratti con i ferri da calza e vorresti scorticarlo. e finisci solo per scorticarti.

ho bisogno di una vacanza da tutto questo. di fermare le ore, di portare un cestino con due piatti e una bottiglia di vino su un prato.
distendersi e distenderci.
senza cellulari che recitano sincopate monografie, senza scadenze scadute e dimenticate, senza mondanità obbligata.

solo noi e un prato di erba: disegnarci le mani, scoprirle più grandi, trovarle più grandi.

e dire solo cose che sappiamo già, per il gusto dei vecchi sapori di una volta, senza dover inventare niente e senza saper reinventare nulla.

poi rigarci le guance con la piega di un cuscino improvvisato, guardarci negli occhi senza aspettative, solo con certezze di carezze.

e sentirci sdolcinati e imbarazzati, ma non imbarazzarci per niente e ridere delle occhiate che ci lancia la gente di passaggio, su quel prato.
la gente che risponde alla chiamata di una suoneria stupida e intanto deride la meraviglia dell'ovvio, gelosa della semplicità e orgogliosa dei sofisticatismi che è riuscita a raggiungere con fatica.

un bacio. quelli che tolgono il fiato e lo soffiano dentro parole soffici, gonfiandole fino a farle volare su, in alto, in questo cielo grigio come la cenere del caminetto al mattino.

e come ogni palloncino, scoppiare per la pressione di tutti quei pensieri accalcati, liberando il respiro dei nostri baci in alta quota. fino a far sorridere lo spazio.

ho una finestra piccola e rettangolare, sul tetto mansardato di questo mio studio.

una caligine fitta di pensieri che benda tutta Firenze, fuori dalla piccola e rettangolare finestra.

guardo nel grigio e vedo una nuvola sorridere: il tempo si è fermato.
è meglio controllare di persona.
Simone, minimal 11:48 | commenti: commenti (2)(popup)

giorno perfetto

tiriamo le tende più scure,
vivendo nel tepore artigianale che l'oscurità regala alle coperte di lana.

indossiamo i calzini più caldi, quelli con la gomma per non scivolare anche in assenza di pantofole migliori.

leggiamo romanzi intelligenti,
guardiamo film musicalmente appaganti,
serie televisive coinvolgenti che regalano numerose pause da biscotto.

mangiamo cibo improvvisato, che si regge su un tovagliolo di carta e si prepara da solo.

ridiamo delle giostre feline che ruotano senza fine per la casa,
tra nuvole di pelo e lo sfrigolio dei tessuti attraversati dai loro passi felpati.

sbirciamo da una finestra il sole, e compiaciamoci immaginando di girare per le campagne a coglier girasoli.

facciamo un raccolti di tulipani con la mente,
in attesa che la tisana diventi tiepida.

facciamo scivolare il miele dal cucchiaio e ipnotizziamoci col suo lento movimento gravitazionale.

baciamo le nostre labbra ogni volta che ci va, senza alcuna interruzione.

facciamo l'amore con il massimo piacere, mordendoci le labbra senza farsi troppo male, ma soffrendo abbastanza da ricordare.

e dimentichiamoci l'ora e il mondo esterno, fino a domani, fino a lunedì.

anzi, scordiamo i giorni della settimana.

dilatare il tempo fino a privarlo di significato, se non l'astratta scadenzialità dei bisogni fisici e dei desideri imperativi.

e amiamo ogni giorno come questo, perché sono sempre troppo pochi.
e sempre più rari.
Simone, minimal 12:44 | commenti: commenti (popup)

un malato di cuore

venerdì, 13 febbraio 2009 in: romance, esperimenti letterari
oltre i silenzi di un mattino comune, si annida un malato di cuore.

E' un uomo come tanti, potresti essere tu, o un amico, un conoscente.
Quel simpatico vecchietto che ti sorride sul marciapiede.
Un venditore di rose tascabili.
L'uomo d'affari vestito coi suoi guadagni.

Lo immagini giovane e povero, sul traballante motociclo dei primi anni 90.
Coi capelli confusi come le sue idee.

Ma poi gli anni passano e lui cambia i vestiti e il barbiere: resta sempre un malato di cuore.

lui ti sorride e dentro ha una foresta di emozioni che ricorda talvolta, o che ha in testa troppo spesso per dar loro il giusto peso.

Il malato di cuore ha bisogno di un rituale.

A tutti i malati di cuore hanno regalato un giorno dell'anno.

Lo hanno reso chiassoso come la carta da regalo: musicalmente arrogante e forse pure pretestuoso.

Ma il malato di cuore è il vecchietto che ti sorride dal marciapiede, sordo allo stropiccio del pacchetto e malato del suo contenuto.

Persino l'uomo d'affari non bada al pacchetto, ricordando quando il tessuto del suo portamonete era ben più costoso del suo contenuto.

E il venditore di rose, beh.. lui vende la sua stessa malattia, ogni giorno.

Il malato di cuore vive tutti i giorni come quello stropicciante giorno di febbraio: li ama tutti e poi ripensa al suo motociclo scassato di desideri e sorride come un vecchietto sul marciapiede.
ti vende una rosa, ti vende la sua malattia, il suo stesso vestito: come un amico.

il malato di cuore non lo riconosci mai.

perché sei malato come lui.
Simone, minimal 18:45 | commenti: commenti (popup)

09.01.09

giovedì, 15 gennaio 2009 in: scatti, romance, valigie in tasca
trentanni e non sentirli.

sembra facile a parole, o parlando con i jeans scoloriti della mia università, quelli che non mi stanno più.

trentanni e non sentirli.

sembra facile con la borsa a tracolla, quella con una spilla per ogni paese in cui si viaggia; o con le scarpe da skater e la coppola di velluto.

trentanni e non sentirli.

sembra facile, passeggiando per le strade di un'Irlanda cittadina, con poca erba sotto i piedi a fine giornata.

volare sui trentanni sembra facile.

quasi come qualche anno fa, con lo zaino e la tenda sottobraccio.

di intatto c'è l'amore per questa rive gauche dell'Inghilterra chiamata "Irlanda".

di intatto c'è l'amore per il tuo sorriso. quello che si entusiasma per una fetta di torta,
quello che si allarga se beve una tazza di the per pranzo,
quello che sta sotto ai tuoi occhi lucidi per il sonno, anche se vorrebbe restare ancora un po' disteso sui divani della common room, guardando ostinatamente CSI:Miami pur non capendo quasi nulla.
quello pantofolaio entusiasta di volare con le pantofole,
quello che si incanta fissando il mare.

questo amore avrà sempre ventanni.

(per il resto basta una pipa accesa, una poltrona comoda e pochi stravizi)

(volare sbronzi però è ancora consentito. di più, un imperativo morale)
Simone, minimal 16:46 | commenti: commenti (popup)

Natale nel sottoscala

domenica, 30 novembre 2008 in: romance, sotto lalbero, casini di casa, lisa dagli occhi bleu
Fedeli alla linea e anzi un po' in ritardo, anche quest'anno ci siamo adoperati alla costruzione dell'albero di Natale.

Alle sette, dopo lo studio pomeridiano e dopo aver masterizzato per tipo la diciassettesima volta un cd di musiche natalizie (che, credo, si smaterializzi subito dopo la befana), abbiamo cominciato le nostre feste di Natale.

Così mentre Maraia Cheri gorgheggiava in un inglese tutto suo (si capisce che erano canzoni natalizie perché una parola su tre era "Christmas"..) abbiamo montato il nostro albero di acciaio e plastica, aprendo ogni rametto metallico per dargli le sembianze di un vero abetino nordico.

Poi, dopo averlo legato bene bene con sette giri di luci, ciascuno con una pallina a testa (totale due; no ma poi se n'è riprese altre..) abbiamo cominciato il vero e proprio addobbo.

Due le novità di quest'anno: la prima è la Guendalina che, al suo primo Natale nel sottoscala, era letteralmente esaltata da questo ben diddio di roba da tirare e tirare e mordere e mordere e.. (non so, qualunque verbo che provochi danni va bene);
La seconda è il posizionamento diabolico del tubone colorato tutto attorno alla cucina, in basso.

Ora la nostra Snaidero sembra più una Toyota Supra. E ogni volta che accendo il gas sento uno strano rombo nei tubi..

Cena con sottofondo Love Actually.

Appeso anche il calendario dell'avvento, stavolta sopra al divano.

E da domani, Countdown.
Simone, minimal 23:46 | commenti: commenti (1)(popup)

Will it grow

domenica, 16 novembre 2008 in: scatti, romance
Jakob Dylan - Will It Grow
Seduti a bordo di un the al gelsomino, abbiamo visto l'autunno farsi avanti anche quest'anno su Firenze.

l'Arno lungarno serristori, con la tracolla di una macchina fotografica troppo ingombrante per le serate goliardiche (serve ridurre le dimensioni).

poi Palazzo Pitti, visitato l'ultima volta che non arrivavo ai pedali di una bici.

e via Maggio, un tempo sede dell'Unità ed ora chissà.

Foto ad una piazza silenziosa, solo lo scrosciare della sua piccola fontana: non la ricordavo molto dall'ultima sera che ci ho passato.

Santo Spirito è come dici tu: semplice e austera. Restituisce alla piazza il suo valore.

Lo fa con sincerità.

Poi ancora quel fiume che a Pisa ha lampadine colorate a illuminarlo.

Per sbaglio, dico io.

Musica. Foto. Un dolce di riso (molto dolce e molto riso)

Ed eccomi a sorridere di poche cose, che mi bastano tutta la vita.

Tu, una tazza di the, qualche gatto a dormirci addosso, un inverno alle porte che profuma già di

no, stavolta aspetto. aspetto e ti amo.

aspetto.

e ti amo.

Simone, minimal 19:44 | commenti: commenti (popup)

Dis/tensione

sabato, 28 giugno 2008 in: romance, cinemini, casini di casa, astruse astrazioni
le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

io con lo sguardo fisso sul monitor.

tu con lo sguardo fisso su tavole e fogli trasparenti del tecnigrafo.

sottofondo: Short song for a short mind.

Distensione.

siamo da poco rientrati in casa dopo la visione del film: il Divo.

sorrentino non si smentisce mai e riesce a mettere una gran paura senza una goccia di sangue.

un lavoro pulito.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

oggi non sono andato in ufficio, complice il rilassato clima che accomuna studi legali e aule dei tribunali.

oggi, in accordo con i consigli dei telegiornali, a fine pasto abbiamo bevuto un integratore di magnesio e potassio.

Distensione.

poi Pru, su testimoniosa ricetta, ha preparato un caffé shakerato.

la miscela ha prodotto strabilianti resistenze al caldo.

il resto è merito del condizionatore.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.

è il momento di ammettere che il caffé shakerato unito ai sali di magnesio e potassio stanno avendo un effetto dopante senza limiti.

ascolto i girls in hawaii, ma in testa mi suona DaDaDa, capolavoro trash anni ottanta.

le una del mattino, silenziosamente in cameretta.

Distensione.
Simone, minimal 01:24 | commenti: commenti (popup)

Sunday afternoon

domenica, 25 maggio 2008 in: scatti, musicalmente, romance
here are times that walk from you like some passing afternoon
Summer warmed the open window of her honeymoon
And she chose a yard to burn but the ground remembers her
Wooden spoons, her children stir her Bougainvillea blooms

There are things that drift away like our endless, numbered days
Autumn blew the quilt right off the perfect bed she made
And she's chosen to believe in the hymns her mother sings
Sunday pulls its children from their piles of fallen leaves

There are sailing ships that pass all our bodies in the grass
Springtime calls her children 'till she let's them go at last
And she's chosen where to be, though she's lost her wedding ring
Somewhere near her misplaced jar of Bougainvillea seeds

There are things we can't recall, blind as night that finds us all
Winter tucks her children in, her fragile china dolls
But my hands remember hers, rolling 'round the shaded ferns
Naked arms, her secrets still like songs I'd never learned

There are names across the sea, only now I do believe
Sometimes, with the windows closed, she'll sit and think of me
But she'll mend his tattered clothes and they'll kiss as if they know
A baby sleeps in all our bones, so scared to be alone

(Iron & Wine - Passing Afternoon)

Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (2)(popup)

MontMartre

Alle ore 10:21, con 9 minuti di anticipo, l'aereo proveniente da Pisa atterrava all'aeroporto D'Orly, a 14 chilometri da Parigi.

Pochi minuti dopo i passeggeri ingombravano lo stretto corridoio tra le file dei sedili per scendere ordinatamente.

Nello stesso istante, in Rue De Trois Féres, al 18eme arrondissement, un gruppo di turisti si fermava all'angolo con Rue de Tholozé.
La guida indicava una casa bianca, con vetri puliti e senza tende.
Il gruppo di turisti con la bocca ovale per lo stupore, scattava furiosamente foto prive di significato.

Sono le ore 11:00 mentre due passeggeri del volo che da Pisa è atterrato ad Orly con 9 minuti di anticipo entrano all'hotel Confort, un due stelle afoso.
Il receptionist, pizzettato francese dalle gote rubiconde e il sorriso distorto dice di lasciare i bagagli in una stanzetta afosa quanto la hall.
La stanza sarà pronta verso le 14:00.

I due passeggeri, neanche 15 minuti più tardi, escono dal Confort Hotel, transitano sotto la casa bianca dai vetri puliti e passano oltre.

Nello stesso istante tre giovani ragazze francesi, con alcuni palloncini colorati bianchi e arancio, stendono tovaglie e vettovaglie sull'erba in declivio al centro della scalinata del Sacre Coeur.
E attendono qualcuno.

I due passeggeri del volo Pisa-Orly, Simo e Pru, giungono sulla Butte, la collina di Montmartre.
Dopo un Croque Madame (un toast con uovo in allegato) si stendono al sole del prato in declivio sotto al Sacre Coeur, felici di questo primo giorno a Montmartre.

Pochi minuti più tardi, tre giovani ragazze con palloncini legati agli spallacci dei propri zaini, raggiungono la tovaglia e le vettovaglie, salutano chi le stava attendendo e si stendono tra il verde di Montmartree i palloncini bianchi/arancioni.

Poco sopra di loro, Simo e Pru riposavano scattando foto bianche/arancioni di Montmartre.

E' la sera del 18 maggio, a Parigi c'è un fresco vento e odore di pioggia.

Sono da poco passate le nove, sono da poco passati dei turisti sotto la casa bianca dai vetri puliti.
Simo li vede, dal terrazzo del quinto piano della camera numero 54 del confort hotel.

Sono da poco passate le nove: Simo e Pru lasciano il Confort Hotel per salire sulla Butte.

Nello stesso istante un pianista squattrinato attacca a suonare al Tir Bouchon, piccola creperie dietro Place Du Tertre.

Pochi minuti più tardi, attirati dalle note squattrinate del pianista, Simo e Pru entrano nel locale rosso, avvolto di pareti di biglietti dei vari clienti, chiamato Tir Bouchon.

Un cameriere cordiale ricorda a Pru come si chiamano "Forchetta e Coltello" in francese.

Pru sorride e Simo ordina una Crepe ai tre formaggi. Anche una Leffe.

Fuori dal locale, poco distante, un capellone rossiccio verga un contrabbasso.
Ne esce Sound of Silence.

Dopo la delusione della cena del diciassette,  in cui un  locale ingrato li aveva respinti, Simo e Pru decidono che il giorno successivo avrebbero mangiato Fondue a la Bourgugon.
Non sicuri di come si scriva, ma abbastanza certi di come si prepari.

Il giorno dopo, alla stessa ora, Simo e Pru sono dentro la Butte de Ville; all'ingresso vengono accolti da tre generazioni differenti: una giovane cameriera di origini campane, sua madre e sua nonna, una tenera vecchina che spilucca prugne senza nocciolo, nativa di Montmartre.

Venti minuti più tardi, Pru frigge il suo primo pezzetto di carne nell'olio bollente della Fondue.

Venti minuti più tardi Pru scopre "la cottura perfetta" del pezzettino di carne.

E' il giorno 20.

E' martedì.

Sono le 16:10 mentre Pru e Simo escono con il loro bagaglio a mano dal numero 16 di Rue Tholozé, fissando con sospetto la casa bianca dai vetri puliti.
Pochi minuti più tardi il sospetto finisce dentro una fetta di Tatìn ed una di Flan.

Consapevoli di essere sulla rotta di rientro, Simo e Pru salutano la Butte, ci lasciano un foglietto, appeso ad una trave del Tir Bouchon.

E si dicono: torneremo presto.

Sono le 16:15 mentre MontMartre saluta i due strani abitanti del quinto piano del num.16 di Rue Tholozé: quelli che non conoscevano il significato della casa bianca dai vetri puliti.

Ma conoscevano ben altro.

Simone, minimal 17:19 | commenti: commenti (3)(popup)

In volo

venerdì, 16 maggio 2008 in: romance, valigie in tasca
pochi giorni dopo il matrimonio, con ancora il riso tra le coperte (colorato, oltretutto..) scrivevamo da un improvvisato internet point dell'aereoporto di Firenze.
direzione Amsterdam.

beh, sapete, la cosa ci è piaciuta. A me poi è sempre garbato parecchio quando si rulla sulla pista e poi l'aereo butta tutto il carbone nei motori.

anche questo ci ha spinti a insaccare tutti i vestiti e svolazzare sui tetti di Parigi per qualche giorno.

giusto il tempo per vedere Montmartre, per sfuggire agli improvvisabili pittori, per mangiare baguette senza scopo, deridendo les italiens.

o magari travestendoci da turisti infrattati ad Eurodisney.

insomma, tra alcune ore (non troppe) decolliamo per festeggiare il nostro primo anno di Matrimonio.

stasera metto riso tra le coperte (non colorato, magari..)

e attendo di buttare tutto il carbone nel mio cuore.
Simone, minimal 23:39 | commenti: commenti (6)(popup)

Adulte Adolescenze

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Dice che è una cosa strana: ha atteggiamenti adolescenti su questioni "cresciute".

Le chiedo di spiegarsi e mi risponde che in adolescenza si estremizza tutto: un'amicizia è fondamentale, il primo amore è imprescindibile, una canzone pare sia il fulcro del nostro universo, fatto di scadenze fisse, di scuola, di dopo-scuola e di genitori.

Poi si cresce e passa, ma resta la tendenza all'estremizzazione, per cui è un dramma non avere la scarpiera (penso, non le ho chiesto un esempio preciso..) è un dramma avere la casa che esplode di roba e metterci due giorni a renderla appena presentabile, e metterci tipo un'ora a farla esplodere di nuovo.

Sul divano Pru mi confessa di avere adulte adolescenze.

Lei parla e sullo schermo c'è una puntata di "Gigì" (credo si pronunci sgisgì), una bambina con un cane blu e un pupazzo rosa, figlia dell'ennesima principessa di un qualche pianeta lontano, con i capelli rosa e una bacchetta che la fa diventare adulta in un lampo.

Sgisgì con una giravolta e una magia salta a piè pari l'adolescenza inquieta e si trasforma in una ventenne.
Di colpo è posata, intelligente, matura e responsabile.

Sgisgì però tenta di risolvere grandi problemi con la magia: il cartone animato  ha funzione educativa e la narrazione ci fa comprendere che la magia è bella, ma per far girare il mondo occorrono altri valori e olio di gomito.

Allora Sgisgì torna bambina, e la principessa che la spia come una telecamera del Grande Fratello è contenta perché ha imparato un'altra lezione di vita.

Nessuno si preoccupa che a dieci anni la bambina dai capelli rosa parli con un cane blu.

Nessuno si preoccupa che il cane blu risponda.

Sono sul divano e, mentre Pru mi confessa le sue adulte adolescenze, guardo Sgisgì e penso che magari è così per tutti.

Magari la gente non lo dice, però, quando cresce, le inquietudini adolescenziali restano.

Magari diventano adulte, ma restano.

Solo a Sgisgì non resteranno. Lei passerà dall'infanzia alla menopausa in un baleno.
Lei e quel cane blu con l'aria saccente.

Chissà cosa è meglio: avere adulte adolescenze o essere adulti e basta.

Stasera ne parlerò col cano brutto.

E magari faremo una magia.
Simone, minimal 12:16 | commenti: commenti (6)(popup)

Un piccolo minuto di silenzio

venerdì, 09 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, termopolitica, scelte di campo
29 anni fa, esploso vicini ai binari di un treno, moriva un giovane che aveva dedicato la sua cultura, la sua intelligenza ed il suo amore per la libertà alla lotta contro una ipocrisia.

Questo ragazzo infatti non era giudice, non era un poliziotto incorruttibile o un vendicatore mascherato.

Era solo uno che vedeva le cose per come erano e non per come si dovevano vedere.

29 anni fa moriva Peppino Impastato.

Alla notizia, il ministro Calderoli ha detto: "chi?"

Simone, minimal 15:48 | commenti: commenti (3)(popup)

Gite Domenicali

domenica, 04 maggio 2008 in: divertissement, scatti, romance, fiorentinismi
Ci sono posti a Firenze in cui non sono mai stato.

Non me ne faccio certo un cruccio, tipo che non ci si dorme la notte e ci si sente in imbarazzo con i cinesi, ché loro magari li hanno visti tutti, i posti a Firenze.

Ci sono posti a Firenze che so. So che stanno a Firenze, li conosco.
Li ho visti in qualche film ad esempio.

Tipo che non sono mai stato in cima al campanile di Giotto, ecco.
E magari invece mezza Cina c'ha una foto con tutta la famiglia sulla torre.

Io no, non ci sono mai stato.

Dei giorni penso: oggi salgo sulla torre. Poi mi fa una gran fatica, vedo tutti quei cinesi in coda.
No, via. Mi passa la voglia.

Ci vadano loro, in cima alla torre. Poi semmai vado sui myspace cinesi e mi scarico le foto.
Però ci sono altri posti che è un peccato non vederli mai.

Allora aspetti il momento giusto, la giornata non troppo calda, quella in cui un po' fa fatica e un po' no.
Più no.

Sicché stamani, verso il tocco (ho scoperto su un blog che solo da noi si dice "il tocco" per dire "le una del pomeriggio") prendo Pru, gli dico "vestiti".
Lei non aveva tanta voglia di uscire; stava con le pantofole (io no e anzi gliele rubavo per non girare scalzo per casa) sul divano a guardare la tv.

Però sono stato particolarmente convincente stavolta.
Quindi ci siamo ritrovati in macchina, con la Nikon carica.

Oh, io non lo sapevo dove portarla, sul momento.
Volevo improvvisare.
Senza sfigurare, ché Pru è esigente: se la frego e la porto in un posto sfigato è carina, non mi dice "che schifo" però si capisce perché dopo un po' è subito stanca.

Allora mi è venuto in mente Amici miei.
L'atto secondo, quando il povero Mascetti, dopo una litigata con i suoi compagni di zingarata, usciva da un parco e si sentiva male.

Quel parco, a pochi passi da casa nostra io non l'ho mai visto.
Vai, ganzo.

Siamo atterrati in cima a via Trieste quasi per magia, incastrando la macchina davanti a un SUV grosso come la Cina (non me ne vogliano i cinesi, oggi mi vengono in mente solo loro..).

Ho portato Pru al Giardino dell'Orticultura. Io credevo lo avessero fatto i medici.
Di solito a Firenze è così: se una cosa è bella, l'hanno fatta i Medici.

Invece Pru, a cazzotto, dice "guarda, la serra sarà al massimo del 1870".
La didascalia infatti riporta "costruita nel 1860". Ha sbagliato di 10 anni.

Come farà, mi domando.

Abbiamo passeggiato in mezzo al verde, al silenzio, alle famiglie con il telo steso ed il libro aperto, a persone in cerca della tintarella cittadina, a bambini che ridevano.

C'è un drago in testa a questo parco.
Un drago di pietra con la barba di edera.

Ho fatto le foto, c'è perdavvero.

Ci siamo inseguiti a colpi di scatti.

Ad un certo punto Pru ha detto "non mi sento tanto bene" ed io ho pensato di averla portata in un posto un po' così..
Ma poi è rimasta, si è sentita meglio; le piaceva così tanto che vuole tornarci.
Magari con la sua amica GIulia, se viene il fine settimana; O forse da sola, con i suoi libri sottobraccio.

A fissare il drago e la serra dei Medici fatta nel 1860.

Prima di andare, all'ombra, ho scattato una foto verso il campanile di Giotto.
Ciao cinesi. Stiamo qua.

Italia - Cina 1-1
Simone, minimal 22:54 | commenti: commenti (6)(popup)

L'amore stupisce

venerdì, 02 maggio 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Perché l'amore è un segreto,

ma io non ve lo dirò.

Perché l'amore è un segreto

ed essendo un segreto io non lo so..


Simone, minimal 11:30 | commenti: commenti (popup)

Primo Maggio

Aria di musica in casa.

Dopo il pranzo del Primo Maggio a casa della suocera di mia moglie (che quindi, tecnicamente, è mia madre) siamo usciti pieni di entusiasmo, con la voglia di camminare, di respirare la primavera, di sentire il respiro dell'erba, di ballare nelle piazze e gridare w fernandez.

"Simo, secondo me piove.."

".. mm.. tra quindici minuti comincia il concerto.. andiamo a casa e ce lo registriamo?"

"presa!"

sul divano, ballando e cantando, con i bluebeaters che abbiamo visto da pochi metri di palco, trenino con Piero Pelù che canta Revolution, emozionciona quando Santamaria intona "While My Guitar Gently Weeps".

Pru strofina il clarinetto, riportando a galla emozioni e ricordi.

Io strofino la chitarra, o meglio la strimpello, dietro al variegato palco del primo maggio.

Festa insolita. Non siamo in piazza, coi fazzoletti.

Ma siamo col cuore dentro questa giornata dei lavoratori.
Più di molte altre volte.

Ed ho incollato la mia busta di corde sul moleskine.

Ricomincia.
Simone, minimal 19:32 | commenti: commenti (2)(popup)

Un Posto nel mondo

lunedì, 28 aprile 2008 in: romance, valigie in tasca
C'è un posto, nel mondo, dove qualcuno riposa.
C'è un posto, nel mondo, dove si posa una rosa.

E' un silenzioso viale di Maggio, dove la gente annulla i propri affanni.
E' un silenzioso viale di Maggio, dove la gente ricorda i ricordi.

C'è un posto, nel mondo, dove il tempo non ti riguarda.
C'è un posto, nel mondo, dove le stagioni hanno tutte lo stesso profumo.

E' un percorso di parole, quante ne vorresti dire e nenache riesci a pensarle tutte.
E' un percorso di serena tristezza. Non per l'addio; Per il ricordo dei ricordi.

C'è un posto, nel mondo, in cui si entra con i fiori.
C'è un posto, nel mondo, in cui si esce con la rugiada sugli occhi.
Simone, minimal 12:47 | commenti: commenti (popup)

un certo signor G.T.

giovedì, 03 aprile 2008 in: musicalmente, romance
metti una sera un tavolino, quattro calici e del vino.

mettila in rima, pure baciata.

l'attenzione per la serata è al quartetto che si riunisce attorno al calice di brachetto, che sogna speranze e rimpange vecchie felicità.

una serata di chisciotte che ricordano i mulini a vento. ricordano di averli sconfitti.

ma il vino finisce.
e i calici vuoti restano a pigliar la polvere degli anni passati a rincorrere fantasmi di sogni mai realizzati.

chi cresce, chi resta sempre uguale.
chi diventa grande.
chi diventa piccolo.

ma loro si ritrovano sempre, quei quattro amici.
e il calice di vino diventa di cristallo, poi ci si mangia su anche qualche piatto di alta cucina.

e poi, quando il tavolino diventa stretto, si cercano spazi più intelligenti.
dicono ci sia un vecchio teatro, in un paese al confine con la maremma toscana.

ci pensano a Liegi, in una brasserie, con birra servita nel boccale giusto e un poster di Andrew Bird che fregheranno alle prime spalle del cameriere.

e pensano anche che magari si potrebbe portarsi una chitarra.
gli amici di sempre suonano.

e pensano che magari si potrebbe persino cantare di un certo Mr. William, che andava a prostitute nella tredicesima strada.
ed è morto.

Così radunano altri come loro, anarchici della musica, a cantare canzoni un po' inventate, a mugugnare sulla musica l'uno dell'altro.
"piglialo piano quel sol minore, non fare il tuo solito casino da jazzista di provincia"

Si lasciano coinvolgere da una rumba di applausi, e dal vino buono dei calici.
eccoli a improvvisare e dar gomitate solide al pianoforte a coda, che rimbalza sotto i colpi; eccoli a contorcersi nella sedia per soffiare la tromba e roteare il contrabbasso, accarezzarlo, schiaffeggiarlo.
per vedere l'effetto che fa.

La gente non li lascia più andare via, questi quattro fissati, tanto che il più grigio li apostrofa "ehi, non so da voi, ma da me quando le luci si alzano la gente se ne va.."
Ma poi ripiglia la tracolla della chitarra e suona altre note.
Le note del coraggio.

Così torniamo a casa con un bagaglio di emozioni che non mi entrano nel baule, tanta musica ho in corpo.
E penso ai quattro amici, al loro tavolino di un tempo, ai loro sogni, alle battute, alle loro realtà.

(liberamente ispirato dalle maree emozionali di un teatro di provincia e di una serata dedicata a Lèo Ferré)
Simone, minimal 00:48 | commenti: commenti (popup)

come ogni volta

sabato, 29 marzo 2008 in: scatti, romance, casini di casa
Tu sei l'inverno in fondo al cuore
Sei l'estate che non c'è
Tu sei la via che passa dentro me

Simone, minimal 19:22 | commenti: commenti (1)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Fratelli Fornelli

Sono nato e vissuto in una casa il cui centro, il cui polo magnetico, era senza dubbio la cucina.

Mia nonna era, come nella migliore tradizione "nonnesca", una vera maestra cuoca, una di quelle che poteva fare di tutto e farlo bene.

E, come ogni maestra cuoca, cucinava tutto e non mangiava nulla.

Mia mamma ha fatto una scuola durissima sotto mia nonna: basti pensare che io ero già ventenne quando mia nonna decise che per lei era venuto il momento di poter cucinare "qualcosa" durante i suoi pranzi.

Ciò nonostante hanno tutti imparato a cucinare in tarda età.

Un segreto che mia nonna narrava solo ai poveri sconsolati incapaci di cucinare anche un panino al prosciutto, era che lei aveva imparato l'arte dei fornelli solamente dopo il matrimonio.

Sua suocera (altro Topos) sancì che il figlio non potesse giacere nello stesso talamo di una donna incapace a cucinare un flàn come si deve.

Mia nonna a stento sapeva distinguere il sale dallo zucchero, e solo dopo ripetuti assaggi.
(almeno questa è la sua versione romanzata).

Sicché la suocera indossò la divisa d'ordinanza e la condusse, otto ore al giorno, all'interno dei meandri di impasti, tempi di cottura, forni a gas, elettrici, primi secondi e antipasti, passando dai dolci.

Dopo due anni mia nonna era diventata una "discreta apprendista" (grado inventato per dare corpo al romanzo);

Il disappunto nel veder nascere un unico figlio maschio a mia madre fu quindi presto colmato da mia nonna, che aveva la vista lunga in fatto di femminismo d'autore, invitandomi a casa sua, per pranzo, con largo anticipo rispetto all'ora della scodella.

Questo mi ha permesso (oppure era un metodo usato a suo tempo dalla suocera gestapo, non è dato saperlo) di incuriosirmi per le preparazioni, per la meravigliosa magia che si nasconde dietro la farina che diventa una schiacciata alla fiorentina, per dirne una.

Gli anni passavano e i lavoretti da universitario presso un ristorante piuttosto snob mi fecero intuire che forse, sebbene la Giurisprudenza sia la seconda grande passione familiare (trasmessa però dal sangue maschile, per la maggior parte), anche tra i fornelli avrei potuto offrire qualche possibilità di sostentamento familiare.

In ogni caso aveva ragione mia nonna: la tendenza di oggi dell'uomo figo che cucina è un asso nella manica che sfoggio con sincerità, anche se, nel caso di mia moglie, non è servito a molto.

La prima cena con lei ho voluto strafare improvvisando troppo, tanto che lei, inizialmente stupita dalla mia abilità col mattarello, discretamente decise che la salvia sarebbe stata bandita dalla nostra dispensa.

La morale di questo sproloquio dai toni vagamente edonistici risiede nella tre giorni di cene e pranzi che ci attende per pasqua.

Abbiamo già cominciato le danze, scaldato il forno, predisposto gli ingredienti all'interno di ciotole anonime, neanche fossimo alla prova del cuoco, e impostato menù e modalità di presentazione dei piatti.

I meravigliosi consigli di mia moglie arricchiscono l'estetica dei piatti e colmano eventuali eccessi d'estro.

Il risultato  lo vedremo al termine della terna pasquale.

Auguri
Simone, minimal 14:23 | commenti: commenti (4)(popup)

Ho voglia

Ho voglia delle spiagge bianche.

Di quella sabbia fine che si fessura tra i calzini, ché dopo tocca metterci MastroLindo per lavarla via;

Ho voglia del silenzio di quei rami secchi, di qualche bottiglietta vuota che rotola sul bagnoasciuga;

Ho voglia di stenderci il cappotto, sulle spiagge bianche, di sedermi sul cappuccio in qualche modo;
Non riesco a stare con le gambe incrociate, che volete farci;

Ho voglia di respirare i tuoi capelli, quelle mani bianche che toccano tutto come fosse un clarinetto;

Di prendere la tua vecchia reflex, quella che lo scatto non lo finge;
E di stamparti su carta opaca, dentro la cornice bianca vista in Borgo La Croce l'altro ieri;

Ho voglia di prendere le ciambelle alla Coop di Rosignano, di riempirmi le mani e la bocca di granella zuccherosa;

Ho voglia di vederti leccare le dita come un'ancia del clarinetto;

Di togliermi le scarpe e poggiarle ai piedi di quei rami secchi, per poi ripensarci e correre a riprenderle prima che un gabbiano le indossi e me le porti in mezzo al mare;

Ho voglia di quel tramonto, di berlo tutto fino all'ultima gozzata, di fissarlo riflesso nei tuoi occhi, verdi come la schiuma delle onde;

Ho voglia di ridere per l'arrivo di qualche strano turista pasquale, convinto che oggi si sarebbe fatto il bagno;
Di quelli che ormai l'avevano dato per certo e ora non si vogliono tirare indietro;

E perlomeno ammollano i piedi, sorridendo spacconi agli amici più pavidi;

Ho voglia di ridere pensando al lavoro del loro otorinolaringoiatra l'indomani;

Ho voglia di ascoltare vecchie canzoni in macchina e di sentirti cantare "Le traiettorie delle mongolfiere"o "Le cose in comune";

Ho voglia di ascoltare il tuo respiro emozionato, mentre parte "Romeo and Juliet" e ripensi a quella chiesetta a San Gersolè, al mese di maggio, al profumo delle rose bianche e di quelle rosse;

Ho voglia di tornare indietro, sulla superstrada, verso casa: di sentirti parlare a sfinimento delle nostre gattine, di quanto ti piace ogni singola piega del loro volto, ogni singolo atteggiamento;

Ho voglia del tuo stupore continuo;
dei tuoi occhi spalancati e di come li socchiudi lenta, mentre mi guardi;
del tuo fissarmi, del mio imbarazzo;

Ho voglia di leggerti quel rossore che mi pervade le gote e mi fa dimenticare le pareti delle cose;

Ho voglia di rientrare a casa, dopo una giornata come questa, di sentirti cadere sul divano, di vederti incrociare le gambe in quella posizione che io non riesco a tenere;

Ho voglia di sentirti sussurrare che hai fame, che hai sonno ,che hai freddo, che farai una doccia, magari più tardi, magari domani mattina alzandoti presto, magari subito ché non ne puoi più della sabbia delle spiagge bianche, magari con me, magari senza di me che in due l'acqua è sempre troppo calda, magari.

Ho voglia di te che ti infili sotto le coperte senza metterti il pigiama, o al massimo solo i pantaloni, che giuri di toglierti tra poco il maglione e la sciarpa e i guanti, che poi ti svegli alle tre con la sciarpa i guanti e il maglione e mi racconti che sognavi di essere un pupazzo di neve dentro una sauna svizzera;

Ho voglia di sentire le gatte placarsi dopo ore di rincorsini sopra sotto e attorno al letto, di chiudere la porta di camera nostra, di sentirti sul mio petto, di carezzarti piano;

Ho voglia di chiudere gli occhi dopo averti visto girare dal lato fresco del cuscino, dopo il bacio della buonanotte, dopo la promessa di svegliarsi presto l'indomani, per fare colazione assieme con il plumcake al cioccolato del mulino bianco;

Sicuro che al mattino ti lascerò riposare sotto la trapunta bianca, quella con le rose rosse;
Con il loro profumo.
Simone, minimal 15:03 | commenti: commenti (4)(popup)

E' Primavera, svegliatevi Bambine

Oggi Firenze ha dipinto il cielo di un turchino vezzoso,
ha preso da parte i ciliegi e i mandorli, sussurrando con quel suo garbato accento dantesco, che è l'ora di rifiorire quei bianchi petali per le strade.
Con gioia dei pedoni allergici e delle auto in sosta, che si ritrovano il vetro ombreggiato di polline (porcaputtanaproprioierichel'avevoappenalavata).

I maglioni restano incollati al fondo del cassetto, mentre fanno capolino i cotoni colorati e le giacchette di pelle, quelle che uno compra pensando già di potersi permettere la moto e invece poi è grassa se ti pigli una mountainbike.

Perfino indossare gli occhiali da sole è più divertente: c'è un gusto tutto nuovo nel ripararsi dal sole primaverile.

E anche se sono un fanatico del natale, della neve e delle mani attorno al fuoco, mi commuovo di fronte a questa piccola rinascita, a questo caos di forme belle.

In casa ho un piccolo sole.

Di quelli gialli, di quelli che è un piacere da guardare.

Di quelli che non fanno solo luce per le valli e le strade del centro; Di quelli che ti vien voglia di disegnarli coi pennarelli turbomaxi, sulla fabbriano grossa.

E magari farci un bell'albero verde appena sotto, come se il sole giallo vi riposasse, o come se fosse un frutto enorme;

E magari farci una casa, di quelle col tetto rosso e le persiane marroni, di quelle col portone tondo.

Io quel sole ce l'ho dentro casa; con due vezzose gattine a giocarci, quasi fosse una pallina di gommapiuma;

E' Primavera.

Svegliatevi Bambine;
Simone, minimal 16:02 | commenti: commenti (9)(popup)

Io non credevo che questa sera

martedì, 18 marzo 2008 in: musicalmente, romance
Al mattino, sopra un affollato autobus direzione centro, sfoglio il giornaletto di quattro pagine che mi ha donato un ragazzo mentre attendevo alla fermata.

E' una cosa carina l'esistenza di questi piccoli quotidiani gratuiti, pieni di informazioni compresse e perlopiù approssimative: a volte inutili, a volte sufficienti ad incuriosire per poi pretendere informazione vera quando la giornata volge a sera.

Tra le piccole finestre sul mondo, una nota triste, di quelle che non ti aspetti, di quelle cui non pensavo.

Un gruppo si scioglie. Un duo che cantava proprio di sere piovose e illuminazioni elettriche.

I La Crus sono arrivati al Crocevia.

Dopo l'ultimo tour, verso Natale, ognuno con il suo zaino di ricordi e le sue foto imbustate (magari alcune ancora appiccicose di nastro adesivo o colla) prenderà congedo;

Una di quelle notizie cui non rifletti, sul momento: oltretutto è parecchio tempo che non rientrano nel lettore della macchina.

E mi sono fermato a pensare che potevo guardarli di più quella sera alla stazione leopolda, quando accelleravano Paolo Conte;

E mi sono immaginato un dialogo con loro, che a momenti non li riconoscerei in viso: domande, perché, come diamine hanno imparato a suonare e perché fanno quel che fanno (facevano quel che facevano).

E mi viene voglia di rivederli, un'ultima volta.

Di applaudirli, almeno una volta.

Per poi fissare il pavimento del dopo concerto, quel letto di coriandoli e impronte umide;
Per dire che mi mancheranno.

Per sperare che tutti questi applausi li facciano risalire sul palco, almeno un'altra volta.


It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful
good luck my baby, it’s wonderful,
it’s wonderful, it’s wonderful, I dream of you…
Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (5)(popup)

Crescere

lunedì, 25 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, orsa norvegese
Crescere è dare nuova funzione alle cose.

La palla da piccoli è un orso, un amico paffuto, un compagno di giochi.

Cresci e la palla è Holly e Benji, Mila e Shiro, il calcetto con i giacconi in terra a far da pali.

Cresci e la palla è l'abbonamento di sky.

Il comodone è una poltroncina da letto che serve a star seduti senza sforzare la schiena.

Cresci e il comodone diventa un truccone per avere un sacco di accessi sul blog.

Cresci e il comodone diventa il tetto della norvegese, eletto a rifugio naturale e nascondiglio supersegreto.

Anche le date cambiano di funzione.

Il venticinque è Natale.

Cresci e il venticinque è un Gennaio con le dita fredde e la passione per msn.

Cresci e il venticinque è il rogito dal notaio in una assolata giornata di fine luglio.

Ora sono qui, con un comodone come tetto, una casa, un troiaio peloso e una gatta che vuole un altro gattino.

E' il momento di fare l'abbonamento a SKY.
Simone, minimal 13:15 | commenti: commenti (3)(popup)

Lei

martedì, 19 febbraio 2008 in: romance
Lei si sveglia tardi e si addormenta per poco.

Lei si appassiona di tutto.

Lei vive di assoluti.

Lei si fissa, poi le passa.

In realtà si fissa ancora, sta solo temporeggiando.

Lei è assorta. Ascolta e pensa.
A volte più pensa.
A volte più ascolta.

Lei è sempre pronta al gioco, ma si stanca in fretta.
E' sempre pronta al riposo.

Lei dice tanto senza dire niente. Mi guarda e mi parla.
Ma parlo anche io e finisce che parliamo della stessa cosa.

Lei al mattino mangia cereali e dice: voglio svegliarmi ogni mattino con i cereali.
Poi le passa e restano scatole piene di cereali.

In realtà è ancora fissata, sta solo temporeggiando.

Lei scrive. Le piace scrivere su quaderni colorati, con carte bianche, con penne morbide.

Le piace rileggere.

Lei scrive. Le piace scrivere e rileggere, le pagine bianche, le parole morbide.

Lei è assorta. Ascolta e pensa.
A volte più pensa.
A volte più ascolta.
Poi scrive ciò che ascolta e ciò che pensa.

Lei ama la lettura. compra i libri e li rilegge.
Ed in ogni libro trova un po' di verità.
Poi ci pensa.
A volte ne scrive.

Lei adora le scarpe.
Le piace la punta, la attira il colore o la foggia.
Le indossa e si sente più alta.
Poi le fanno male e non capisce perché si ribellino a lei.
E allora ne cerca di nuove.
Che la capiscano. Che la facciano sentire più alta.

Lei adora le tisane.
Il calore delle tazze e la pioggia che batte sui vetri.
Zucchera poco, gradisce il miele.
A patto che non sia di castagno.
Poi beve fino all'ultima goccia.

Lei odia l'amaro.
Lo teme.
Capisce cosa è amaro prima ancora di metterlo in bocca.
Il cioccolato scuro è amaro.
Le verdure rosse sono amare.
I frutti troppo acerbi sono amari.

Lei ama il dolce.
Lei vive di assoluti e il dolce è dolce sempre.
L'amaro si evita.
Zuccherando poco, magari col miele.

Lei è solare. Calda d'estate e fresca d'inverno.
Come le case di campagna, con i fiori freschi alle finestre e l'odore del pane.

Lei ama i gatti.
Le piacciono quelli biondi, quelli con il carattere schivo ma sincero.

Lei è una casa di campagna, con i fiori freschi alle finestre, l'odore del pane e un felino acciambellato sul davanzale, che fa incetta di raggi del sole.

Lei ama il divano.
Riflette meglio nell'inerzia.
E riflette sulle cose a lungo, tanto che ormai non trova più nulla da farci.

Così uno passa e pensa che sia pigra.
In realtà ha lavorato a lungo, più a lungo di chiunque altro.
Solo che non si vede.

Perché lei pensa e ascolta.
A volte più ascolta.
A volte più pensa.
Poi è stanca e si riposa.

E si sveglia tardi e si addormenta per poco.
Nella casa di campagna, tra fiori alle finestre, l'odore del pane e gatti sui davanzali.
Simone, minimal 12:53 | commenti: commenti (6)(popup)

Once Upon a time

Pescando a caso, tra le carte, si srotolano storie diverse.

A tratti divertenti, a tratti affascinanti.

Spesso senza un senso e con passaggi logici imprevedibili e inverosimili.

Capita, ad esempio, un cane, che vive in una grotta, con una strega che poi è una fata.
Durante una tempesta, si ritrova di fronte ad una porta, con un medaglione per collare.

All'interno, un mago brutto lo trasforma in un pupazzo di pezza, con il nasone.

O c'è la gatta pelosona, che dorme tutto il dì tra cuscini bianchi, svegliandosi la sera al tintinnio di campanelli e croccantini, che rincorre un cane di pezza, che a volte riporta e a volte no.

Un gatta che prima scappava, fuggiva nel giardino dei commercialisti dove un canone gridava e lei mangiava l'erbetta e si arruffava.

Poi piangeva e due ragazzi la venivano a recuperare con una scala.

L'imprevedibilità e l'inverosimiglianza sono due caratteristiche di favole improvvisate e di vite reali.

I personaggi scomodi, le liti inaspettate, un tesoro nascosto, un'amicizia improvvisa.
Un telefono.

Una bottiglia di vino e parole a fiumi.

O grandi silenzi.

Pescare una carta.

Sembra un gioco. E invece è la vita.
Che pare non si sappia dove porta.
E invece c'è sempre una carta.
un personaggio.
un luogo.
un evento.

La storia va avanti.

Come nel gioco, il bello non è esaurire la propria mano prima dell'avversario.

Il bello è disegnare, con carte difficili, una favola meravigliosa.
Simone, minimal 21:01 | commenti: commenti (popup)

Giochi in scatola

lunedì, 11 febbraio 2008 in: divertissement, romance, casini di casa, fantashopping
quando suonano il campanello al mattino ci sono due alternative:

o mi sono beccato l'ennesima multa.

o hanno sbagliato a suonare.

in entrambi i casi mi alzo malvolentieri e rispondo sgarbato.

se poi al citofono una voce mi parla di verità circa Gesubambino, divento scurrile.

e invece oggi ero festoso, perché in attesa di un pacco dalla TNT, proveniente da Giochinscatola.

ci sono tre scatole e un pacchetto di carte.

e stasera, dopo la cena-troiaio, è tempo di buttarci nella mischia.

alegria
Simone, minimal 21:07 | commenti: commenti (2)(popup)

Di tutti i colori

venerdì, 08 febbraio 2008 in: romance, goliardie, astruse astrazioni, fantashopping
La primavera è alle porte, i saldi sono saldati, è tempo di pensare alla collezione estiva, mandando in tintoria i maglioni, da recuperare imbustati e riscoprire a ottobre, dopo il primo temporale.

A marzo andrà di moda il blu, affondato nei mari del sud in un assolato pomeriggio di fine millennio.

Dopo la riscoperta dei colori da caccia, con i toni del marrone e il verde Fiuggi (che depura e fa sentire più vicini ai fringuelli) è tempo di riscoprire l'arancio e una strana tonalità di rosa antico.

E soprattutto un blu smorto che fa molto mar adriatico con grosse navi alla deriva.

Mi spiace soprattutto per il viola, grande favorito di questo dicembre, ma purtroppo rimasto indietro.
L'avrei dato per favorito.

Resta ancora il sabbia, che non passa mai  e che tutti preferiscono agli scogli perché è più facile scendere in mare.

Uscendo, questa mattina, è arrivata una ventata di ventuno marzo che ha stupito un po' tutti.

Fatevene una ragione, gli uccelli migratori torneranno presto a cagare sulle auto posteggiate, per la gioia degli autolavaggi.

E nonostante qualcuno continui ad apprezzare solo il caro vecchio bianco e nero, è bello sapere che c'è tutta una tavolozza di colori da cui attingere, per rallegrare le serate non trascorse sotto le coperte a fare l'amore.

Continuo a preferire le seconde, però.
Simone, minimal 16:50 | commenti: commenti (popup)

Waffel

martedì, 29 gennaio 2008 in: romance, la cucina di suor bruno
Una pubblicità inaspettata ci ha fatto un regalo.

Da tempo sognavamo di avere in casa una piastra per le Gauffrè, o Waffel, in edizione crucca.
Trattasi di cialde, dalla forma semicircolare, da mangiare così o ppure da farcire con cioccolato, marmellata, cioccolato oppure cioccolato.
Anche col cioccolato sono buonissime però.

Ieri con la somma quasi vergognosa di dodici euro, abbiamo preso la piastra.
Dopo poche ore friggeva i Waffel, o Gauffré.
Dopo poche ore e qualche minuto le Gauffré o Waffel erano inondati dal cioccolato.

Cena.

Stamani alle nove e qualcosa mi sono alzato, sono sceso al piano di sotto e con un gesto automatico ho acceso in simultanea macchina del caffé e macchina per le cialde.

Alle nove e trenta, sul tavolo, erano disposti: caffé, waffel e succo di frutta.

Visto l'andamento della mia attività legale, è bello sapere che ho delle opzioni.

Simone, minimal 10:24 | commenti: commenti (3)(popup)

Saggezza e Tisane

venerdì, 25 gennaio 2008 in: romance
Scena Unica - Atto primo

Letto.

Coperta.

Tisana.

Beviamo.

Pru - mmm.. ora sono felice.

Simo - Vivo per questo. Per farti felice.

Pru - Sei saggio..

Simo - no, sei il mio stimolo ad essere più saggio. E a comunicarti le mie riflessioni. E quindi, a renderti felice.

Pru - Quindi tu sei saggio e io sono stupida.

Simo - al contrario. Io divento saggio grazie al tuo silenzio. Sei come uno di quei tizi che stanno nelle grotte..

Pru - Gli eremiti?

Simo - loro. Stanno li e insegnano senza dire nulla. Ecco tu sei tutta la saggezza e io imparo dal tuo silenzio.

Pru - hai detto una cosa bellissima, dovresti scriverla!

Simo - tu riesci a leccarti il naso con la lingua?

Pru - uh?.. mm.. no

Simo - (si avvicina al viso di Pru. le lecca il naso) io si.
Simone, minimal 00:56 | commenti: commenti (popup)

Buona Guarigione

lunedì, 21 gennaio 2008 in: romance, malanni
Dentro la tasca di questo qualunque mattino,

Dentro la tasca ti porterei.

Nel fazzoletto di cotone e profumo,

Nel fazzoletto ti nasconderei.

E con la mano,
che non veda nessuno,
Con la mano ti accarezzerei
.










Per Te, che riposi sotto il piumone, con le coperte fino al mento e quattro casalinghe disperate come pomeridiano passatempo.

Buona Guarigione.
Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (6)(popup)

Across the Florence

sabato, 05 gennaio 2008 in: romance, fiorentinismi
Molto spesso mi dimentico dove vivo.

Il fatto è che adoro starmene rintanato in casa; non sono un tipo eccessivamente socievole.
Garbato, magari.
Ma socievole, manco a pensarci.

Ieri siamo rientrati a Firenze. Non eravamo andati mai via, a dirla tutta, ma era come se ci fossimo un tantino allontanati.

Così, verso sera, coperti bene e col cappuccio su entrambi i cappotti, siamo partiti verso il centro.
Ho lasciato la macchina in piazza Stazione, al parcheggio sotterraneo.

Ci siamo fermati a mangiare in un pub chiamato "I cinque Tavoli" per via che ci sono cinque tavoli e basta.
Ho bevuto una Murphy's in suolo italico.

E un hot dog.

Il vecchio caro mangiar bene di una volta.
La cancellieri avrebbe i lacrimoni.

Siamo usciti dal pub (che, per i feticisti, sta in via del Sole) per entrare nel cinema di Essai più di Essai che conosca.

Si chiama SpazioUno e si trova a circa dieci metri dal pub.

Proiettavano un film che canta le canzoni dei Beatles come se non le avessi mai sentite.
Un film che parla di musica, di pittura, di voglia di esprimersi.

Siamo usciti dallo SpazioUno verso le ventitre.
Con in testa musica vecchia, nuova.

Il Duomo era ancora luminoso e brillante di luci natalizie; Piazza della Repubblica sfoggiava ancora il maestoso alberone di Natale, sponsorizzato ogni anno da un hotel diverso.

Avevamo come meta la Feltrinelli, dove, alla mezzanotte, avrebbero consegnato una copia speciale di HP e i Doni della Morte.

La Feltrinelli pareva la stazione di King's Cross, al binario 8 e tre quarti.
Ogni genere di maghetto, dal minuto occhialino con tanto di cicatrice al trentenne in maglioncino, cravattino e mantellina.
Maghi e streghe da ogni dove, di ogni casa.
Due odiosissime ragazzette di Corvonero e Serpeverde, con calzette coordinate, rispondevano ad un questionario sul sesto libro.
trentasei domande, divise in facili, medie e difficili (dove "facile" era il nome dei genitori di Piton).
Se rispondevi esattamente ad ogni domanda, il libro ti veniva regalato.

I bambini rispondevano alle domande, tutte, in coro: all'unisono e senza tentennamenti.
Credo la Feltrinelli sia fallita ieri sera.

Siamo tornati a casa dopo la mezzanotte, con in testa canzoni, un pub in cui rifugiarsi nei giorni di pioggia e una copia di un libro che abbiamo letto in inglese.
(tremendo il mago trentenne che aveva già letto hp7 in tedesco e inglese.. "no, io non lo compro.. non capisco più l'italiano da quando leggo solo in tedesco e inglese..sapete com'è.."

Deliziosa serata. Perfetta nottata.
Simone, minimal 12:39 | commenti: commenti (1)(popup)

Il mondo all'incontrario

giovedì, 03 gennaio 2008 in: romance, per una sberla di libri
Siamo in un piccolo mondo all'incontrario.

Al mattino, quando apro gli occhi e sono le nove, fisso per qualche istante la tenda sopra al letto.
Fisso oltre la tenda, fisso il cielo.

Lo fisso e mi pare di vederci, noi, come allo specchio.

Forse sono nuvole o forse bevo troppo la sera.

Non so.

Ieri leggevo di un orco, un omone grande e grosso di nome Francis.

Francis non fa un bel mestiere. Francis rapisce i bambini.
Lo fa per mestiere.

Viene pagato bene; non come il Trans-Vampiro, ma comunque bene.

Francis è un'orco vecchia maniera.

Oggi tutti ridono degli orchi, pensando all'allegra Famiglia di Shrek.

Siamo in un mondo all'incontrario.

Ieri vedevo un film, di una principessa che riordinava casa con l'aiuto di ratti e scarafaggi.
E con loro cantava.

E i ratti erano spazzini.

E gli scarafaggi disincrostavano la vasca.

Siamo in un mondo all'incontrario.

Così stamani, al mio risveglio, ho fissato la tenda sopra al letto.
Oltre la tenda, oltre il cielo.

C'erano Orchi cattivi e principesse che si innamorano al primo bacio.

E ho capito che vivo nel migliore dei mondi possibili.
Con una principessa e un Orco cattivo che russa tuttanotte.
Simone, minimal 11:50 | commenti: commenti (1)(popup)

Di Ieri e Di Oggi

sabato, 29 dicembre 2007 in: scatti, romance, sotto lalbero, astruse astrazioni
Nelle sere di soggiorno trentino vedevamo filmati di cene natalizie degli anni 80.

Negli anni 80 la tivvù festeggiava il nuovo anno con il discosamba e con gli spallini dei tailleur di cotonatissime ballerine.

Negli anni 80 c'era già Raf che pensava a cosa ne sarebbe restato.

C'era il tartufone motta di cui ricordo ancora la sigla e il povero cristo a cui lo scippavano regolarmente.

C'era quel brav'uomo dei biscotti Bistefani, che non era babbo natale, però ci somigliava parecchio.

C'era il vero Babbo Natale pianista che cantava la sigla del Pandoro Bauli.

E c'erano le tavole imbandite attorno a cui si sedevano decine di parenti/amici a festeggiare.

Oggi sto lottando da due ore per riprogrammare il navigatore.
La voce orrenda epperò alcune volte utile non si sente più e tutte le volte che lo connetto al pc mi dice che questa connessione non s'ha da fare.

Negli anni 80 c'erano le guide del touring: se le sapevi leggere bene, altrimenti andava avanti uno e gli altri lo seguivano.
Al massimo si abbassava il finestrino e si chiedeva.

Oggi nessuno sa più neanche dove abita: c'è il navigatore.
Io non sto in via taldeitali. Sto a Casamia. E' tra i preferiti.
Ci clicco, ci vado.

Dietro casa mia c'è piazza del mercato?
Non ne ho idea: fammi vedere tra i punti di interesse.

Andiamo al cinema?
eh.
Ok a quale?
al più vicino.
perfetto. quale?
aspetta che vedo sul navigatore.
ce n'è uno a 1km.
fico.
andiamo.

I parenti degli anni 80 con le spalline sovrastimate non avevano il telefonino.

In una ripresa si vedeva chiaramente una tizia cotonatissima con la mano vicino all'orecchio: è al cellulare.
No. E' impossibile.
Infatti si sta riaggiustando un orecchino delle dimensioni di un limone.

Oggi non si portano orecchini perché impedirebbero di parlare al telefonino.

In compenso abbiamo le fotocamere digitali.
Scattiamo, guardiamo.
Fa sempre schifo, ma perlomeno si sa e ce ne facciamo una ragione.

Ieri abbiamo mangiato ostriche, aperte con un coltello da ostriche, tenute ferme con un guanto da ostriche.
Poi abbiamo scartato un pecorino tartufato che lévati.

Negli anni 80 il Brie si chiamava camoscio d'oro e la buccia bianca la si credeva cattiva.

Difficile fare un paragone serio. Difficile.

Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (4)(popup)

il natalone

giovedì, 27 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Niente piagnistei: sui monti non c'è la connessione, quindi niente post natalizi, prenatalizi, postnatalizi.
Anche per questo ho insistito nel fare l'albero a Novembre.

Ricapitolando, sabato siamo partiti per i monti, dai suoceri, per festeggiare il Natale sulla neve.
La neve all'ultimo non è potuta venire, ci ha mandato al massimo un sms.
Pazienza, tanto ormai la conosco: parlaparla e poi..

In compenso abbiamo visto i veri mercatini di natale, che non so quali avete visto voi ma i nostri sono meglio a Prescindere.
Pure a Bolzano e a Trento però non erano male.
A Trento sono tutti trentini, mangiano uno stinco di maiale che lévati, bevono birra Forst nelle birrerie Forst (guai a chiedergli una Nastro Azzurro, ti spediscono a pedate in America) e hanno negozi di casalinghi della Madonna.

Difatti, ad uno di questi (per l'appunto "casalinghi della Madonna: tutto per la vostra umile stalla") ci eravamo imbambolati dietro a insalatiere a forma di pallone d'oro e calici dalla forma missilistica.

I mercatini di Trento sono tutti trentini, con tanto miele, tanti wurstel e tanti crauti (non necessariamente, ma anche, in quest'ordine).

Abbiamo scoperto che in montagna esistono befane moleste, che se gli tocchi il braccio si mettono ad urlare con gli occhi rossi agitando la ramazza.
Tranquilli, non ho scippato nessuno: diamine, siamo a Natale!

Poi ho fatto la polenta col formaggio, che, caso strano, i Trentini non mangiano.
Tutte quelle baite in val badia mi hanno preso per il culo nei miei anni migliori, bastardi.

Vabbé, occorre visitare l'altra faccia della medaglia.

Bolzano non è trentina e ci abitano i crucchi. E' tipo un'enorme puntata di Tempesta d'Amore, che io ovviamente fingo solamente di conoscere.
C'è un enorme parcheggio sotterraneo, a più livelli e stanze segrete: sembra un livello di Doom (questa l'ho scritta perché non si dica che non ho giocato mai col pc.. ).

Purtroppo mercatini chiusi perché i crucchi erano troppo impegnati a bere come spugne in una stradina stretta, tra banchi di peperoncini dolomitici e olive della valdiNon.

In compenso regali inattesi, come il mitico aspirapolverino di Alessi che ogni essere vivente vorrebbe almeno una volta nella vita accendere, o il leggendario Zelten, dolce per il quale il caro suocero ha sguinzagliato perfino le spie russe, in cerca di una pasticceria aperta.

Ma come dimenticare la spasmodica ricerca della tovaglia di Natale, che a momenti ci faceva perdere anche la giornata del venticinque (epperò per la befana vedevi che ricami!).

Non manca la tappa obbligatoria al negozio cinquepianidipresepiinlegno, dove Gesù è quotato un millino e (sorpresa!) il bue sta sui millecinque.
La carne costa cara, il pesce si regala.

Occhei, per il "prenatal" (che ha tanti significati, ma lasciamogli quello di prima del natale, per ora) siamo a posto.

Poi c'è stato il ventiquattro, con una cena pantagruelica, a metà strada tra il trentino (con un capriolo che diceva mangiaBambimangiaBambi) e il pugliese.
Dopo, per giungere svegli e saggi alla mezzanotte, visione di Pru formato tascabile che si incazza (sacrosanto) per quella befana bastarda che gli aveva portato il carbone.
Pure dolce, ma sempre carbone.
Pru però si è anche scusata per aver pensato male della befana (che gli accidenti ad una con le scarpe rotte e uno scialle di quarta mano è un po' sparare alla croce rossa).

Mezzanotte: scartare montagna di regali, set di pentole di Alessi (mica fuffa!) completi di vestiti, pigiami e libri di ricette veloci, scìc e da cambusa.
Delirio di carta da regalo ovunque.

Nanna.

Il venticinque verso le dieci trovo un post.it stellare sull'armadio che mi augura buon natale.
Doccia, barba e vestiti da inaugurare (sia mai che tenga vestiti nuovi.. non scherziamo!)

Pranzo enorme, con un capretto che dice tantoBambiémorta, mangiapureme.
E lo dice con gran gusto.

Dolce caffé e ammazzacaffé.

Pomeriggio passato a dormire, dormire sodo.
Sera leggera, con tentativo di cinema poi svanito nel nulla.

Il ventisei caricare la macchina è stata un'impresa: pacchi, pacchetti, pacchettoni.
Come una gigantesca lumaca, ci siamo portati dietro mezza casa.
Tessuti fesciòn divenuti cuscini, tende, copriletto.

Cibo per diverse generazioni.

Il mio adorato Roccolo (non un parente del protagonista di film di successo vietati ai minori), speciale rotolo pugliese che contiene combustibile per navette spaziali.
Fritto.

Viaggio tranquillo e rapido.
Ritorno con una lory pelosissima, causa riscaldamento spento e riacceso in ritardo (cenere sul capo al marito che calcola male. segnarsi in agenda: fidati dell'architetto).
Cena a lume di candela, sonno.

Sveglia del ventisette, vestiti nuovi (rigorosamente tutti) e lavoro (per modo di dire..)

Post che ho impegato tre ore a scrivere, ma con pause lunghissime.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Il mensilversario

mercoledì, 19 dicembre 2007 in: romance, roba da bloggers
durante la mia giornata capita di soffermarmi su alcuni blog di successo: li trovo ironici, divertenti e divertiti.
quando non lo sono, perlomeno scrivono bene.

per un qualche istinto finisco poi a scrivere a mia volta divertito o letterario.

tranne che in questi casi, il mio blog scrive per circostanze personali: dopotutto è una sorta di diario virtuale.

una di queste, direi anzi la migliore, è un "mensilversario".

termine molto carino, coniato da mio suocero questa mattina, con un sms di auguri.

stamani sorridevamo, in macchina, al pensiero del "mensilversario": ciascuno a suo modo.

Pru pensava a suo padre, romantico, in una vecchia foto che lo faceva parere Che Guevara (e che Pru non manca mai di farmi vedere, quando andiamo su a casa sua).

Io penso a mio suocero, quell'adorabile personcina che mi offre sempre il vino rosso a tavola mentre ride sotto la barba per un qualche strano marchingegno attivato di nascosto in giardino.

Pensieri felici.

Ecco, ora sapete: dopo una giornata di fatica, di fatica vera, non è un cazzo facile venire qui e scrivere una cosa simpatica e ironica.

Non sarò mai pubblicato da frittomisto su carta oleata.

E' in giorni come questi che si deve prendere e pretendere di tirare dritte le spalle e il collo.

Perché non permetterò che qualche compito o quache atto dell'ultima ora rovinino il nostro "mensilversario".

No.

E allora farò come mio suocero: metto un rospo di cartone in giardino, con un sensore, che gracida al nostro passaggio.

Magari non serve a nulla (anche perché siamo carenti di giardino);
Perlomeno avrò di che ridere sotto i baffi, pensando a qualche distratto che ci passa vicino e salta per aria.

E farò anche un po' a modo mio: accendo l'albero, accendo le luci e le candele.
Che sia una serata deliziosa contro tutto e tutti.
Simone, minimal 20:47 | commenti: commenti (4)(popup)

A Feast for me

venerdì, 14 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Well there's a party for me,
the last thing I wanted from you
I close the door behind me and there you are
you seem relaxed and quiet
but under yuor shirt you sweat
and these balloons around make me feel so sad.

A volte non so proprio da che parte cominciare.
Ci sono sensazioni, emozioni, o semplicemente espressioni del volto che non è sempre possibile codificare in lettere o parole.

vorrei una lunga parola onomatopeica per questa giornata.
qualcosa di pomposo e semplice, che in un attimo descrivesse un risveglio mattutino improvviso.

visto che non c'è, mi resta solo la fiaba, e visto che siamo a Natale o comunque nei pressi, non mi resta che fare come il vecchio Peter Falk ne "La storia fantastica".
inforcare gli occhialini stretti, aprire il libro polveroso dei ricordi più belli, e schiarirmi la voce.
giusto un po'.

era una dolce mattina, da qualche parte intorno al Natale.
le foglie erano tutte in cerca di neve, che però temporeggiava.

in compenso, il freddo, quello secco e pungente che fa evaporare i cappotti, beh, quello c'era.
era arrivato anche quella dolce mattina, assieme ad un sole azzurro e pulito.

suonavano le note di una canzone d'amore, da un prosaico cellulare impostato alle 7:45.
sulle prime, il protagonista, credette ad un errore, dal momento che per quella dolce mattina non era previsto alcun risveglio fino a ben oltre le dieci.

di non pari avviso era la moglie.
scesa dal letto con insolita lena, si mise a frugare tra i vestiti in cerca di qualcosa da infilarsi. e in fretta.

inutile dire che il protagonista rispose al meglio delle sue forze.
sprimacciò ben bene il cuscino e si girò dall'altro lato.

a nulla valse il tentativo, visto che la moglie fece ritorno in un baleno con caffé e decisione.

in breve si trovarono per la strada, senza che il protagonista potesse capire il perché, il dove e il come.
la macchina non suggerì nulla al marito, per molti chilometri; e a nulla valse il navigatore che indicava solo la strada prossima, ma mai la definitiva.

solo quando ormai mancavano pochi minuti si cominciò a schiarire le idee..
parcheggiarono verso le dieci in una piazzola assolata di un piccolo paesino del senese, abitata solo da un banco con formaggi e salumi; e da una donna che ne voleva due etti.

il marito prese costume e ciabatte, con un certo scetticismo.
la moglie lo accompagnò dentro a questo silenzioso casolare, dove lo stavano aspettando.
una signora, al loro ingresso, non lasciò loro neanche il tempo di presentarsi.
li condusse gentilmente ad una porta, al di là della quale stava uno spogliatoio.
i due si cambiarono in fretta.
il protagonista capì finalmente la natura della sorpresa.
la faccenda fu chiara quando si spalancò una porta piccola, con candele ai lati della stanza e una vasca quadrata, ricolma di acqua fumante.
dopo trenta minuti di coccole (e qui mi gratto il naso con imbarazzo, per non scandalizzare i più piccini)(ma rassicurando i maggiorenni che non successe niente di interessante da leggere sui giornaletti scandalistici) la signora venne a recuperarli, per portarli all'ingresso di una piccola sauna.
anche qui trascorsero trenta minuti, intervallati da docce ed effusioni.
infine, la solita signora presentò una sua amica, ed insieme fecero stendere la coppia su due caldi lettini affiancati, preparandoli per un lungo massaggio a base di cioccolata e sguardi complici.
fine.

forse ai più queste poche righe parranno poco favolistiche: dov'è l'elemento incrinante che poi fa gustare meglio il lieto fine?
non c'è.

a volte le favole migliori a raccontarsi non sono le più belle da vivere.
buona serata.
Simone, minimal 20:16 | commenti: commenti (1)(popup)

NevicaNevicaNevica

domenica, 25 novembre 2007 in: romance
Al mio risveglio di ogni giorno nevica.

Nevica sapone, quello delicato e innocente che sparano in silenzio, sotto gli occhi estasiati di piccoli troiai col cappotto bianco.

Nevica sui babbi natale che ricevono letterine portate da complesse carrucole, coi bambini che le timbrano, una ad una.

Nevica sulla renna Rudolph, quella dal nasone rosso che tutti vogliono accarezzare (anche a chi manca il coraggio).

Nevica sul trenino che ruota attorno a padri in panchina e padri disperati coi nani che non ne vogliono sapere di rimettersi il giacchetto, e piangono (padri e nani).

Nevica sulle olive pugliesi, quelle che non sai mai dirgli di no, sulla cioccolata calda alla cannella, sul pecorino al tartufo.

Nevica sui cuori di latta, che gli basta una candelina dentro, per scaldarsi.

Nevica sui baci, quelli di un pomeriggio al Florence Noel. Il nostro venticinque novembre.

NevicaNevicaNevica.
Simone, minimal 20:20 | commenti: commenti (popup)

Vigilie

sabato, 24 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Il natale è fatto di un albero, di luci da attorcigliarvi intorno, e di sfere di plastica colorata che si appendono ai suoi rami.

Il natale è fatto di pacchetti multiforme, con i loghi di negozi o case di moda, di librerie e antiche e rinomate erboristerie, con su grossi nastri rossi o dorati arricciati con le forbici.

Il natale è fatto di bambini in attesa e babbi natali fintamente veri, di lunghe code al supermercato e di pubblicità in cui, immancabilmente, nevica.

Si perché il natale è fatto di neve.

Certo, non nevica quasi mai in questi luoghi e quando, inaspettatamente, spruzza di bianco i comignoli di Firenze, è sempre a Gennaio.

Il natale è spesso piovoso, quasi sempre caldo e chi ha programmato la vacanza con gli sci si sente sempre fregato dall'agenzia.

Tutto questo è triste.

E' questo che ci piglia in un ventiquattro che non vigila sul vero venticinque.

Siamo al ventiquattro di novembre. Tra pochi minuti sarà il venticinque.

Ora si accantonano i falsi sillogismi, le finte confezioni e i pacchetti troppo grandi con dentro regali non voluti.

Il Natale è un desiderio. Come sopra le candeline, quelle sulla torta.
Si soffia, e un velo di zucchero ricopre il sogno.

Spesso non accade nulla.

Ma a volte, in circostanze che sanno di zucchero a velo, si finisce col trovarsi in un villaggio di carta, come quello di Jack, quello della zucca e di babbo nachele.

A volte ci si sveglia il venticinque e non succede nulla.
E si odia il natale.

Ma i desideri ci mettono tempo, ci vuole pazienza, ci vuole speranza.

Se vi annoiate, se il post vi pare un gran polpettone smelenso, ci sono tanti blog dolce & gabbana là fuori.
Andate pure.

Io resto qui, col mio Natale biondo, con la mia gatta che sale sul divano e medita di accolarsi vicino a noi, stupita e commossa del suo nuovo alberone zeppo di lucine e palline.

Per non parlare di un calendario di stoffa che indica i giorni che mancano.
Al prossimo venticinque.

Soffio le candeline, stendo lo zucchero: quel che resta è il miglior desiderio che potevo esaudire, un ventiquattro novembre di un lontanissimo 2005.

E attendo la neve. Che verrà, da qualche parte. Io la attendo.

Tutto qui.

Jack bacia la sua amata.
Il Natale è salvo.

Fine.

anzi no, parte il miracolo sulla 34sima strada.. sarà una lunga notte (lo spero..)
Simone, minimal 23:56 | commenti: commenti (popup)

Neve

lunedì, 19 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Scendiamo dalla macchina di mio padre.
Sotto casa c'è odore di legna che brucia, e respirarlo provoca nuvole di fumo freddo.

E' innegabilmente inverno, perfino dentro ai guanti rossi di lana, quelli di una volta che paiono da neonati e poi si estendono per tutto il prolungamento delle dita.

Le dita rosse che vogliono restare rosse. Neanche l'acetone le cancella.

E a me piace, come adoro i fiocchi azzurri di neve sul copripiumino bianco, e dormirci sotto le travi mentre la velux si appanna. (è un difetto. Non dovrebbe appannarsi, la condensa non va bene. E' adorabile la condensa, perché ci scrivo le parole e poi basta un alito e si rileggono, anche dopo mesi. Certo vuol dire che non si puliscono spesso i vetri. Chissenefrega, voglio rileggere le parole)

Poi c'è una scatola di cartone che contiene il natale. Quel natale di plastica che ormai non possiamo permetterci un natale di legno e aghi d'abete per la casa.
Non tanto per la mancanza di un giardino, quanto per il desiderio compulsivo dell'orso norvegese di dormire nel terriccio.

Il natale è una scatola di cartone, ancora chiusa.
Ed io, come da piccolo, non passo giorno senza tentare una spallata e convincere mia moglie a farlo, quell'albero.

Già mi vedo la scala decorata di mille luci intermittenti, e l'albero con il cotone e le palle rosse.

E poi il calendario dell'avvento, i pacchetti ordinati sotto l'abetefinto e la sigla di "alla scoperta di babbo natale"

Questo solo perché ancora non so suonare "Christmas is all around".

Sono un sentimentale, uno di quelli che da giovini odiava il consumistico venticinque dicembre.

Sono un romantico consumista che si emoziona all'outlet di barberino perché ci sono gli alberi colle lucine.
Perché venerdì apre il Florence Noel, il mercatino di natale.

Perché nevica. Poco, ma nevica.

Firenze sotto la neve è magnifica, vorrei vederla con i tuoi occhi.

I feel it in my fingers,
I feel it in my toes,
Christmas is all around me,
and so the feeling grows

It's written in the wind,
It's everywhere I go,
So if you really love Christmas,
C'mon and let it snow?

You know I love Christmas
I always will
My mind's made up
The way that I feel
There's no beginning
There'll be no end
Cuz on Christmas,
You can depend

You gave your presents to me
And I gave mine to you
I need Santa beside me
In everything I do

Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Dieci Novembre

sabato, 10 novembre 2007 in: romance, per una sberla di libri, fiorentinismi
Ho voglia di scrivere da un paio di giorni, di aggiornare queste paginette da quattro soldi con idee e immagini.
Suoni, certe volte.

Eppure, ogni tentativo si riduce in volute di fumo che vorrei uscissero dalla mia pipa accesa e da un buon tabacco invernale.

Oggi rompo la teca e scarto la tastiera.

Da ieri abbiamo un libro in più dentro la nostra libreria virtuale (quella reale è già soffocata da troppi concetti): al momento riposa sul divano.

Trattasi della Grammatica di Dio, di un certo Stefano Benni che chi lo conosce si sdegna se lo chiamo "un certo"; e chi non lo conosce.. non esiste qualcuno che non conosce Stefano Benni.

E' un libro di racconti.

Da ieri ho di nuovo la moglie bionda.

Mi correggo, da ieri ho la moglie bionda. Avevo una fidanzata bionda.
Ma poi ho sposato la mora.

La bionda trasgressiva che scrive sul blog e che mi provoca con il suo cappottino rosso è tornata ieri sera, dopo diverse ore nelle mani di una parrucchiera.

L'ho accompagnata verso le tre e sono tornato a riprenderla per le sei.
Con un sms mi ha spiegato che aveva ancora quaranta minuti di tempo.

Ma io avevo già parcheggiato la macchina (che, lo avrei scoperto più tardi, sarebbe ripartita a fatica).

Ho percorso Borgo Ognissanti, pensando a chi canta canzoni fintamente fiorentine a proposito di "Borgo le croci" (durante questo episodio il mio spirito ghibellino voleva ribellarsi e dire che non esiste nessun borgolecroci).
Lascinado perdere le croci, Ognissanti è una via che da Porta al Prato conduce in centro, popolata di ristorantini turistici, finte salumerie dove il prosciutto costa quanto un visone e ambiziosi negozi di modernariato.
E' una via tutto sommato piacevole da percorrere, specie se tutto è un'attesa per la calda serata con la bionda.
E' una via ambiziosa ma non come via Tornabuoni coi suoi Cartier e Ferragamo ad ogni civico.

Arrivato all'istituto francese mi sono spostato sull'Arno, per respirare Firenze.
Un tizio sopravento fumava un toscano.
Non mi sono goduto molto quest'arietta frizzante.

Poi il cellulare mi ha riportato ai miei doveri. E una voce gentile ai miei piaceri.

Ora ho la moglie bionda.
E la macchina in panne.

Una casa calda e nessun posto dove andare.

Il primo regalo di natale è arrivato il Dieci di Novembre.
Simone, minimal 14:57 | commenti: commenti (popup)

Fregolissima

martedì, 06 novembre 2007 in: romance, suono io
L'altra sera, mentre corteggiavo la bionda al piano di sopra, ho ripreso in mano la silent acustica e mi sono detto:
" stasera si impara shape of my heart "

sicché mi sono preso la tablatura e ho preso ad esercitarmi con rinnovata passione.

e' molto bello scoprire che se sospendo il mio strimpellare per qualche settimana, mi ritrovo a suonare meglio di prima.

non lo dico io ovviamente, lo dice mia moglie (se non ne potesse più troverebbe un modo carino per dirmelo, quindi presumo lo pensi sul serio).

in modo automatico, la rinnovata passione porta con sé la fregola.
questa volta cattiva e costosa.



Oh, non sono andato a scomodare chissà quale marca.. si tratta di una epiphone as73, una chitarra semiacustica.

è una fregola da trecento euri.

ora un bel respirone: passiamo oltre senza pensarci troppo, altrimenti non so come mi trovo in negozio con la carta di credito.
Simone, minimal 16:05 | commenti: commenti (1)(popup)

Cosine segrete

lunedì, 05 novembre 2007 in: romance, casini di casa
C'erano sedici gradi in casa e avevo il piumone singolo.

Non si parla di quando avevo dodici anni.

Si parla del duemilasei, di un freddo Gennaio del duemilasei.

La Lory era ancora grande quanto un pugno e io stavo prendendo confidenza con msn.

Pagavo ancora la palestra per uno scopo.

Conversavo con questa bella figliola bionda, con la quale progettavo di andare a vivere insieme.
Si pensava di riarredare casa in modo da avere un computer praticamente in ogni stanza, pure in bagno.

In questa maniera si poteva continuare a tenere msn acceso e scambiarsi frasi sdolcinate e moleste dalla cucina alla camera da letto.

Ehehe.

Certo se ne dicono di cazzate da giovani.

Oggi vivo in una casina di due piani.
A volte, mentre mia moglie armeggia tranquilla col portatile sulle ginocchia, stesa sul divano, salgo al piano superiore.

Accendo il pc fisso, apro il blog della bionda (che nel frattempo aveva pure un blog, pensate voi..) e la commento.

Lei mi risponde sempre felice, sdolcinata e molesta come un tempo.

Poi ogni tanto, facendo finta di niente, mi affaccio dalle scale e mi lamento:

< che fai laggiù? >

< le cosine.. e tu? >

<mm.. niente.. ti aspetto >

< allora? sali o no? >

< si, rispondo a uno sdolcinato che mi fa la corte e arrivo >
Simone, minimal 12:18 | commenti: commenti (1)(popup)

Pecorino e Miele al Tartufo

lunedì, 29 ottobre 2007 in: scatti, romance, valigie in tasca
L'autunno è una stagione decisamente sottovalutata.

le città poi, non l'esaltano come andrebbe fatto.
troppi pochi alberi e la maledetta abitudine di piantare i sempreverdi.

I sempreverdi impediscono agli occhi di vedere i colori dell'autunno.

Il giallo e il rosso.

così, per riempire le tempere, si deve uscire fuori dai contorni di case di mattoni e strade di semafori.

Abbiamo percorso la Milano-Napoli in direzione Roma.
Dopo una sosta all'autogrill per mangiare, convinti che fossero già le due del pomeriggio, abbiamo raggiunto la ValdiChiana.

La Val di Chiana e la sorella Val D'orcia sono piene di rosso e giallo.
Sono l'autunno.

Quello che profuma di castagne, ma senza brina.

Sosta a Pienza. Su un colle.
Città dal bucato fresco.

Si percorrono vie dai nomi romantici: via del Bacio, via dell'Amore, via della Fortuna, via Buia (davvero tenebrosa), vicolo cieco (davvero cieco).

Le case traboccano di fiori e di edera, la gente lascia i propri vasi agli angoli delle strade.
Sopra le piante, le mille terrazze e finestre con il bucato steso, a rapire i raggi del sole.

Con gli occhi fissi tra lenzuola e calzini, si scopre che è bello: i fili coi panni sono simbolo di vita.
In città non piacciono.

In campagna decorano.

Pienza dista pochi chilometri da Monticchiello: un paesino di duecento anime in rapida diminuzione.
Non s'è capito perché, forse per la tremenda salita (rigorosamente da affrontare a piedi) per raggiungerlo.

Poi ancora Montepulciano.
Dal castello della piazza grande tutta la vallata cambiava colore e mille foglie invadevano l'aria, impastandosi con l'azzurro del cielo.

E la terra pareva velluto.

Abbiamo passeggiato fino ad un piccolo giardino, dove le foglie secche riposavano sulle panchine e una suora si dondolava a bordo di un'altalena.

abbiamo scattato cento foto. E' così semplice fare foto all'autunno.

Sulla strada verso casa non s'è resistito: da una bottega siamo usciti con triangoli di pecorino e un vasetto di miele al tartufo.
La sera, nel tepore ritrovato di casa, bolliva una pasta strana, condita con burro e fiocchetti di pecorino.
Il miele in tavola sembrava una di quelle candele profumate.

Seduti abbiamo gustato l'autunno nella sua forma migliore.
La perfezione.

Simone, minimal 15:11 | commenti: commenti (8)(popup)

Conversazioni Notturne

domenica, 28 ottobre 2007 in: divertissement, romance
..proprio non capisco perché non ti sia piaciuto ratatoile..

..mannò pru era carino..

..io ero sicura che ti avrebbe fatto impazzire..

..beh sai.. i ratti..

..si ma sono decontestualizzati, sono carini..

..daccordo, però insomma.. le scene dei ratti di massa.. bleaw..

..certo quelle fanno un po' senso..

..

..i ratti di massa..

.. con il loro orribile accento..

..pfffff..

..simo, andiamo a dormire che è tardi, và..
Simone, minimal 01:55 | commenti: commenti (2)(popup)

Giorni Lontani di Noi domani

giovedì, 25 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
19,5 gradi.

Il termometro di camera segna 19,5 gradi.
Più caldo non s'è mai avuto, anche considerando le fonti di energia alternativa quali fornello per le zanzare e tisane bollenti.

La doccia calda.
Bollente da ogni singolo foro.

Sotto l'acqua abbiamo sperimentato tutte le posizioni.
La doccia ne ha 3. Il soffione centrale snodabile, la cupola di sanpietro (così detta per la sua ampia circonferenza e non per i sacramenti che ci ho cantato dentro nelle precedenti docce gelate) e infine gli otto augelli laterali.
Col tempo forse si potranno trovare altre interessanti posizioni, ma come base queste tre partono decisamente bene.

Al termine della sessione umida il nostro bagno è stato dichiarato nuovo polmone della Terra.
Dovremo chiedere l'autorizzazione per dragare la palude.

La lory per l'occasione ha indossato i suoi calzoncini da Crocodile Dundee.

Poi distesi sul divano di pelle, incapaci perfino di fissare la tivvù.
Cena frugale e "marandini" per dessert.

Con la giusta temperatura mi viene l'estro di riordinare un po', così faccio scoperte interessanti:

1. in ogni stanza è passato almeno un kinder-fetta-al-latte. in alcune ha stazionato più volte
2. il progetto della nostra terrazza a tasca è a buon punto. Dietro il tecnigrafo c'è balsa sufficiente per coprire l'Artemio Franchi.
3. Le scarpe (che, lo ricordo, coprono anche sotto) sono ovunque. Hanno figliato.
Dall'unione tra le mie airwalk blu e le nere di Pignatelli sono nate le Tiger verdi e gialle.
4. Le scarpe non rientrano nelle scatole d'origine. Mai.
5. in compenso, dentro una scatola di stivaletti, c'era un kinder-fetta-al-latte.

Ecco, sento che mi sto dimenticando qualcosa.
Merito dell'actigrip, medicinale a base di tutto che non fa niente per il raffreddore, però rincretinisce e anestetizza..
Quindi in effetti qualcosa per il raffreddore fa.

La chiudo qui, mentre ancora riesco a leggere distintamente la tastiera.

(e ora via la caccia all'uomo per la citazione del titolo)
Simone, minimal 22:30 | commenti: commenti (2)(popup)

L'immagine di te

mercoledì, 24 ottobre 2007 in: musicalmente, romance, per una sberla di libri
La Feltrinelli ha una vasta sala, circondata da pareti di libri, affrescata agli angoli del soffitto.
Una vetrata scura, sotto la quale stavano ordinate file di sedie. Tutte direzionate verso un palco improvvisato.

Ore 7:30. nel gelido silenzio di casa, vibra un cellulare.
Vibra un cellulare e non è il mio.

Pru si avvicina a tentoni e legge il nome di una carissima parente acquisita.
Ma le fatiche e le malattie ci hanno resi incapaci di alcun rapporto socievole prima delle 9:00

Quando scendo per aprire la porta all'idraulico (l'ennesimo tour al nostro impianto di futuro riscaldamento), scopro che la parente acquisita non demorde.

Una vocina gentile mi saluta, si scusa per l'ora della chiamata precedente.
E mi parla della Feltrinelli.

Sicché tra quelle sedie, ordinate in file e dirette verso un palco improvvisato, c'eravamo anche noi.
Seduti fissiamo il palco, le persone che lo popolano.
Una di esse ci avvicina, ci saluta.

Ci sentiamo molto artisti, e sento la carezza di invidia della gente.
Michele è venuto a salutarci. Michele ha visto le foto delle nostre nozze.
Occacchio.

Siamo emozionati come due bambini.
E loro, Michele e Nabil, si piazzano sul palco improvvisato e suonano.
Suonano la loro musica migliore.

L'Immagine di Te è un album straordinario.
Al primo ascolto ti strega.

Durante l'esecuzione ci hanno raggiunto altri parenti.
Con loro e con Michele abbiamo inscenato una piccola rimpatriata, con tanto di dedica sul cd e promessa che al prossimo passaggio dei Radiodervish, sicuramente saremo presenti.

Abbiamo terminato il preserale nell'involocro storico di Firenze, le Giubbe Rosse.
Tanto antico fuori quanto sgradevole dentro.

E Pru si è ricordata di prendere il decaffeinato.

Infine, dopo molta acqua e impronte umide di piedini sulle scale di casa, di nuovo sul nostro piumone.
Ultima sera di freddo.
A parlare dell'Ordine, di quel piccolo mondo che abbiamo lasciato a Ferrara.
E che, in due modi diversi, ci manca.

Ora sono sul divano, con la coperta di lana sulle ginocchia.
E il pc sulla coperta di lana.

Dopo la pizza al volo, dopo mille starnuti, è tempo di chiudere la serata.
Una magnifica serata, come piace a noi.
Musica, vecchi amici, nuovi parenti e una cena calda.
Simone, minimal 22:23 | commenti: commenti (1)(popup)

Perché certe sere è meglio appendere quadri

sabato, 20 ottobre 2007 in: romance, casini di casa
Ci sono sere in cui perfino 5 mesi di matrimonio sono perfetti in un McDonald.

Non importa se hai comprato tutto per la cena da Dio. (a proposito, la scusa "sai Dio.. coffcoff.. fa freddo e poi l'altitudine mi tappa le orecchie" secondo me non l'ha bevuta).

Alla fine contano due persone. Di solito sono il marito e la moglie.
Contano loro e due panini, uguali.
Uno magari sarebbe stato meglio senza la salsa piccante.
L'altro senza il pomodoro.

Ma chissenefrega.
Ci sono sere in cui è delizioso tutto, con facilità.

Perché poi ci sono sere in cui si prende il martello e a dispetto del vicino puzzone si fa sbamsbamsbam.
E il nostro ingresso diventa l'anticamera di un fumoso locale jazz.

Per cui, in queste sere, diventa naturale riaccendere le casse del pc, mettere su Cammariere,
immaginarselo a casablanca, mentre suona il piano dentro un pub con le luci da biliardo.

E mentre lui è seduto e strofina quei tasti, in queste sere di livelle e cornici chiare, viene da pensare come tutto sia perfetto.

Quasi mi vergogno a lamentarmi dell'ennesima doccia fredda, o della cucina che ora è formata da assi d'abete su caprette di legno.

Abbiamo veramente tutto.
Una casa.
Una famiglia.
Un gatto norvegese.

E i più famosi fotografi del mondo, nell'ingresso.

(grazie amore, siamo bravi, ma non ci conosce mica nessuno..)

(parlavo di Doisnau e Cartier-Bresson -_-)

(ahh.. si li conosco. Di nome.)
Simone, minimal 20:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Era un semplice 19 Maggio

venerdì, 19 ottobre 2007 in: romance
Era un semplice 19 Maggio.
Un sabato che sapeva di primavera, uno di quelli in cui ti svegli e come prima cosa pensi che oggi, perdavvero, la macchina si lava.
Sono sei mesi che lo dici e non lo fai mai.

Era un semplice 19 Maggio.
Un sabato da cambio di stagione, ché ormai è inutile tenere gli sci appoggiati in salotto, rassegnati.
Piuttosto è tempo di tirare giù gli scatoloni e ripiegare le maglie di lana.
Non si può rimandare.

Era un semplice 19 Maggio e la famiglia si impigliava in un ambizioso pic.nic sui prati dell'Olmo.
C'era il cestino,  i panini al lampredotto e il vinello di quel tuo amico dell'ufficio, che fa schifo ma non potevi dirgli di no.

Era un semplice 19 Maggio, il momento di fare nuove foto al pupo.
Lo vestivi come un piccolo Shumacher, colla tutina rossa e un cavallino giallo sulla schiena che pareva uno di una banda del Bronx.
C'era una scheda da 4gb sulla tua nuova digitale che non sapevi neanche accendere.
Ma ti eri dimenticato di programmare il passeggino, fermo in modalità "ruote bloccate".

Era un semplice 19 Maggio.
Tutti indaffarati con pic-nic e code all'autolavaggio,
con scatoloni gonfi di calzoni di velluto,
alle prese con il passeggino intelligente,
tutti tranne noi.

Era un semplice 19 Maggio per tutti, tranne che per noi.
Noi ci si alzava col fiatone, ci si svegliava alla fine di ogni progetto.

Era un semplice 19 Maggio e nella chiesa sommersa di fiori mi hai detto "si".
Di quel profumo di primavera, di quel cambio di stagione, di quel profumo di pulito, oggi si celebra tutto.
Perfino quel meraviglioso album fotografico,
frutto di una scelta accurata,
che non faremo mai.

Le migliori foto le abbiamo scattate col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
Simone, minimal 13:07 | commenti: commenti (2)(popup)

4 volte Diciannove

mercoledì, 19 settembre 2007 in: romance, casini di casa
Mi sveglio molto presto.

Saranno al massimo le 8:00

Per i miei standard è molto presto.

Ti guardo. Il primo sguardo, il primo da cosciente, è verso di te.

Dormi con le coperte tirate su anche d'agosto. Hai caldo, ma dormi con le coperte tirate su.
Anche d'agosto.

E dentro questo settembre d'agosto, ti guardo.
Sorridi.

Dormi e sorridi.

Se ti fisso, ti svegli. Se ti fisso mi guardi.

Dopo il mio primo sguardo, hai anche il mio primo bacio.

Mi abbracci. Anche solo una tua mano che afferra il mio indice è un abbraccio.
Vorrei restare con l'indice nella tua mano.

Mi alzo.

Esco piano in silenzio e sul pianerottolo mi giro: è tuo anche il secondo sguardo.
Pochi minuti e già piccoli ricordi.

Mi vesto nella cameretta, dove una gatta coccolosa si struscia.

Scendo piano le scale e accendo la macchina del caffè.

Poi vado in bagno.

Il terzo sguardo è per il mio viso.
Ho i capelli più lunghi.

E magari qualche chilo in più.

Mi sveglio per la seconda volta.

E nella cucina ancora provvisoria preparo la colazione.

Sono le 8:30 e coraggiosamente dispongo due tovagliette sul tavolo.

Preparo il caffè e bevo un succo di frutta.

C'è pure una fetta di torta.

C'era pure una fetta di torta.

Il quarto sguardo è di nuovo su di te.

Ancora con le coperte.

E ti guardo guardarmi. Ed è ogni volta come la prima volta.

4 sguardi.

Potrei elencarne mille di ogni giorno.

Ma ne bastano quattro.

Per descrivere il senso. Per ogni rintocco. Per i chicchi di riso.

Per sempre.
Simone, minimal 12:11 | commenti: commenti (popup)

martedì, 18 settembre 2007 in: musicalmente, romance
Sarà..

Sarà l'insipido blu polizia,

Sarà l'arroganza che si spreca,

Sarà il senso di vaga impotenza,

Saranno le blindate paure,

Sarà il disordine interiore,

Sarà l'amaro tra i denti,

Sarà..

Ma in questi giorni di pioggia,

al gusto di pioggia,

in anni di pioggia,

tiro l'umido.

Voglio,

Disperatamente Voglio,

Il freddo,

La neve,

Il Natale.
Simone, minimal 18:14 | commenti: commenti (popup)

L'uomo di vetro

mercoledì, 05 settembre 2007 in: musicalmente, romance
..silenzioso in quella notte di Piazza del Castello, è finito su YouTube.

E guardarlo oggi, con il pensiero di quella sera, toglie il respiro.
Simone, minimal 10:53 | commenti: commenti (popup)

Pens(ieri) oggi

martedì, 04 settembre 2007 in: romance
Tuck, Tuck Tuck.

Il temporale bussa alle finestre dell'ufficio.

un cliente scomodo, scostante e malintenzionato.

Non è servito evitarlo con la macchina; mi ha scoperchiato l'ombrello e costretto ad una fuga precipitosa verso il portone

Tuck, Tuck Tuck

E' il rumore che ha fatto la gatta stamani, nel goffo tentativo di "pescare" il ciondolo irlandese che Pru aveva lasciato sporgente da un pensile.

Si è sbilanciata e con un carpiato è atterrata sul mobile tv.
Di schiena.

Sarà di malumore per tutta la giornata.

Tuck, Tuck Tuck

Salivo le scale, con le scarpe, per salutarti, prima di uscire.

In camera era buio, silenzioso.
Tranquillo.

Nel buio c'era un fagotto, nel fagotto c'eri tu.

Tuck, Tuck Tuck

Ed ora piove e so che ti sveglierai.

Scenderai nel soggiorno, fisserai le finestre appese al muro un secondo e poi cercherai la gatta.

Credo si sia nascosta su una sedia, sotto al tavolo, ancora di malumore.

Tuck, Tuck Tuck

C'è il dolce sul tavolo.
Siediti e fai colazione. In silenzio, col solo ticchettio di questo piccolo autunno.

Tuck, Tuck Tuck

Forse è ora di farsi allacciare il gas, perché farsi la doccia gelata sta diventando una sofferenza.
Simone, minimal 10:06 | commenti: commenti (1)(popup)

disturbia mi disturba

mercoledì, 29 agosto 2007 in: musicalmente, romance, cinemini, fiorentinismi
L'altra sera siamo andati a mangiare la paranza in piazza Sant'Ambrogio.

C'è una sorta di ristorante improvvisato, con diversi tavoli e tavolini posti di fronte ad un palco.
Sul palco c'erano un paio di chitarre elettriche, una chitarra acustica, una batteria e un paio di tastiere.

Ci siamo seduti ad un tavolo proprio sotto al palco, come due fan accaniti (di chi, non era dato saperlo).

Una cameriera paziente ci ha consegnato tre cartocci di pesce fritto e una brocca di vino bianco ghiacciato.

(non dovevo scrivere vino ghiacciato.. mi sta venendo una sete dannata)

Al primo anello di totano, un gruppetto sale sul palco.
Sfoderano anche il basso. lo suona uno basso e pelato.

Il tastierista sembra uscito da Vivere e tenta di accattivarsi le simpatie del pubblico con uno strumento nuovo, una sorta di antennina in grado di captare le vibrazioni attorno e trasformarle in fischi parecchio fastidiosi.

Un artista.

Il gruppo suona bene, c'è da dire.

Ma noi, al terzo cartoccio, decidiamo di rifugiarci nel cinema trash, ovvero nella proiezione di Disturbia.

In tutta la sala c'erano 6 persone.

Disturbia è un filmetto girato nei tempi morti da Transformers. Stesso protagonista, stessa casa.

Il film si basa sui luoghi comuni del 2007: Ipod video da 60gb, Cellulari con suonerie mp3, Scaricare la musica, Fotografie digitali e Youtube per i filmatini amatoriali.

A parte questo c'è un serial killer parecchio disturbato dall'essere finito in questa mattonata estiva di basso livello.

Dimenticavo, c'è pure Trinity, quella che in Matrix sparava dentro una tutina nera di latex.
Volete sapere dove è finita?

Fa l'agente immobiliare a Disturbia e ha un figlio problematico che spia le ragazzette col binocolo.

Non fosse stato per Disturbia, sarebbe stata una magnifica serata.
Simone, minimal 12:06 | commenti: commenti (popup)

La Canzone del Padre

martedì, 14 agosto 2007 in: romance, casini di casa, fantashopping
Ristrutturazioni.

Besta. Che nome cazzuto.

Ma non solo.

Domani appendiamo una colonna idromassaggio nella doccia. Col seggiolino.
E con la speranza che ci regga, quel seggiolino.

Stiamo appendendo applique in bagno e ho pure preso un abat-jour con la lampada a risparmio energetico, ma che si accende subito.

Prenderemo una scrivania bianca. Ne siamo certi, e per mettere il punto finale, abbiamo già comprato un piano in cuoio nero per la scrivania.
In coordinato con il cestino e con un portacarte che non so se le porterà mai (le carte). Nè dove.

Dalla nostra camera si vedono le stelle.
La nostra camera non fa rumore, tranne un respiro lontano, ad intervalli regolari.
E' il treno che rallenta e si ferma nella stazione di Rifredi.

Ogni tanto, nel boato di silenzio che lascia il trapano a percussione dopo aver percorso i suoi 5-6 centimetri di muro, tendo l'orecchio.

E ogni tanto sento il treno che rallenta.

E ogni tanto, quel treno che rallenta, è proprio lo stesso treno che ti ha portato qui, la prima volta.

Tutto questo accade ogni tanto di ogni tanto. Ma, sempre, sorrido.

Siamo ad un passo dall'inizio.

E domani, mentre un anno fa noi stavamo giocando a scacchi su un'isoletta sconosciuta ai margini dell'Irlanda, e  i suoceri ci mandavano messaggi di favolose grigliate, tenteremo di svegliarci presto per montare e trapanare.
Ogni giorno un frammento di casa che si monta.

Pensavo fosse più semplice, il mestiere di padre.
Invece, oltre alla semplice assistenza, tra un bullone e un fischer da muro con la punta del 10, penso di dover immagazzinare questo piccolo bagaglio culturale.

Una sorta di "dote".

Mia moglie impara a pulire i rosoni, la raffinata tecnica del restauro.
Oltre a smacchiare le scale granitiche dalle macchie di bianco.

Ed io imparo a costruire muri di carton gesso, rimpiangendo i vecchi mattoni.

Un domani dovrò insegnare mio figlio come si fa.

Con il trapano e con lo stucco.

Sperando non si distragga troppo, ascoltando il suo treno che arriva in stazione ogni cinque minuti.
Simone, minimal 23:49 | commenti: commenti (popup)

Sleep, don't weep, my sweet love

venerdì, 20 luglio 2007 in: musicalmente, romance
Mi sento citazionista, di quelli molestamente britannici (anglosassi) che non resistono alla tentazione di prendere un verso e scriverlo come se fosse venuto in mente adesso.

E' mattina già da un po'.

E' caldo già da un po' o non ha mai smesso di esserlo, tutta la notte.

A breve rientro a casa. A breve saremo a Casa.

Buon riposo.
Simone, minimal 11:10 | commenti: commenti (3)(popup)

L'uomo di cristallo

giovedì, 19 luglio 2007 in: scatti, musicalmente, romance
L'uomo di cristallo sale sul palco verso le 22.

Sale tranquillo, quasi imbarazzato. Raccoglie la sua chitarra, si mette la tracolla.

E suona.

Dall'uomo di cristallo ti aspetti un leggero arpeggio, tasti fragili sul pianoforte e sussurri.

L'uomo di cristallo ti stupisce e dal suo plettro di vetro esce un suono melodioso ma potente. Riprende i pezzi magari più deboli di "9" e li graffia con lunghissimi riff che stremano il bassista e fanno ansimare il batterista.

In silenzio accanto a lui, la timida violoncellista, lo accompagna senza mai guardare il pubblico, di continuo incoraggiata dal suo presunto amante, il chitarrista elettrico. Sorrisi complici e baci sulle guance.

E' tutto tenero. Poi parte "Eskimo", e scende la neve.
Nessuno sente più la morsa di caldo. Ovunque le luci disegnano soffici gigli di neve che compiono circoli al tempo della chitarra dell'uomo di cristallo.

Quando si ascolta l'uomo di cristallo il tempo si ferma (il mio orologio si era già fermato, durante il tragitto Firenze-Ferrara); poi si ferma anche lui.
E così, senza ingigantire l'attesa, senza farselo chiedere, arpeggia "The Blower's Daughter".

Tutti applaudono commossi.
Ma lui è timido, passa la maggior parte del tempo sul palco a fissare la sua chitarra e i pedali sotto al microfono.
Damien è il classico ragazzo perbene, l'artista per caso, il piccolo genio che non ti suona dall'alto.
Il palco quasi non si vede.

Ci sono candele elettriche e un piccolo effetto che colora i pini dietro di lui. Non ha bisogno di altro per rendere magico tutto.
Perché non c'è niente di sbagliato. E' perfetto.

Si siede al piano e dentro una luce azzurra, l'uomo di cristallo suona una versione di Accidental Babies da svenire.
Davvero, ho i brividi solo a ripensarci.

Poi saluta e prepara un bis. Non aspetta che la gente urli a gran voce di ritornare sul palco.
Lui vuole tornarci, perchè gli piace suonare.
Si vede dalla sua band, un gruppo di amici che sembra a casa in salotto: scherzano tra loro, sorridono, si divertono quanto noi.

Dentro una luce rossa suona "9 crimes" e il tempo già sospeso, comincia a tornare indietro.
Allora insiste e conclude con una versione di "Sleep, Dont Weep" che sembra cantata da un padre al figlio, dopo avergli rimboccato le coperte.
Con le note ancora nell'aria, l'uomo di cristallo poggia la sua chitarra, si volta e cammina via.

Avremmo potuto applaudire tuttanotte.

La realtà è che l'uomo di cristallo è stato indimenticabile.


Oggi, sono due mesi che siamo sposati.
Un tempo avrei cercato parole nuove, per descrivere le sfumature della perfezione.
Di una felicità solo felice.

Oggi non ne sento il bisogno. L'amore ha un nome.
Non c'è bisogno di trovarne altri.

Pru.
Simone, minimal 13:34 | commenti: commenti (popup)

Quando non si dorme

giovedì, 28 giugno 2007 in: romance, malanni
C'è la volta in cui non si dorme ma è bello vedere sorgere il sole.

C'è la volta in cui non si dorme ma si fa una doccia alle 4 del mattino e poi si resta abbracciati fino alle 6.

C'è la volta in cui non si dorme ma si parla di tegolini (di quanto erano buoni un tempo)(oppure dei vestiti che c'era quello vestito male e quella vestita troppo di bianco)

C'è la volta in cui passi un pomeriggio a sentire un'agente immobiliare che si vuole giustificare, gridare che è onesto quando nessuno lo ha messo in dubbio. Lo grida così forte che il dubbio viene.


E dopo il pomeriggio viene la sera e la Lory se ne va a giro per giardini, con le sue sfuriate da adolescente che ormai si crede esperta nella vita.

E dopo il pomeriggio viene la notte, la notte in cui non si dorme nonostante camomille che non colorano l'acqua, nonostante il conflitto di interesse generato dall'aria condizionata accesa con la borsa dell'acqua calda sullo stomaco, nonostante venti puntate di Doc. House.

C'è la volta in cui non si dorme e basta. E non c'è niente da fare o da dire.

Che schifo lo stress.
Simone, minimal 17:20 | commenti: commenti (4)(popup)

Come risolvere questioni complicate

martedì, 26 giugno 2007 in: romance, casini di casa
Da "Il Manuale del Marito Perfetto", capitolo II sulla convivenza, paragrafo "vita quotidiana".

"Il Giovane Marito si potrebbe trovare, talvolta, in situazioni che richiedono impegno, amore e un pizzico di abilità.
Poniamo il caso che vostra moglie sia di pessimo umore. Ovviamente non è necessario sapere il motivo del pessimo umore (anche perché spesso non c'è o non lo conosce neppure la moglie); è ugualmente necessario intervenire presto e bene.
Il Giovane marito appronti una cena leggera, senza eccessive pretese. Non è importante stare molto a lungo davanti al piatto, magari rimuginando sopra il nervosismo che così si accresce.
La moglie saprà apprezzare una cena comunque preparata da voi, che non sia una mela ancora da sbucciare, magari.
Subito dopo la cena, invitate la moglie ad uscire (vale solo per i giovani mariti che vivono vicino a luoghi carini. Ecco magari se siete di Campi o di Forlì (ma Forlimpopoli, per esempio, già va meglio) forse è meglio se state in casa).
Siate energici, senza essere bruschi. Non deve essere un ulteriore motivo di nervosismo. Casomai stimolatela pensando al clima fresco delle sere di prima estate.
Trasportatela, se possibile, con un mezzo di locomozione agile, come auto, motorino, camper, o jet privato.
Evitate il pattino o il salterello (tragico mezzo molto in voga nei fumetti degli anni 80).
Una volta giunti in Santa Croce (o in una piazza altrettanto bella)(no via, facciamo Santa Croce e basta), fatele una foto ai piedini, o mentre è distratta e non vede.
Se vede si imbarazza e dice "non so cosa fare".
Ah, dimenticavo: il Giovane Marito deve avere con sé una macchina fotografica.
Poi la portate in Piazza Signoria, dove casualmente un suonatore folk è pronto con gli accordi della vostra canzone, quella con cui avete aperto le danze al vostro matrimonio (il suonatore che suona la canzone del vostro matrimonio in una sera estiva non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è mastercard).
Fate partire il vento e il fresco promesso, unite la canzone e ancora qualche foto.
Condite di baci e abbracci.

Il nervosismo sparisce come uno di quei giochini rotanti con le luci che ancora svolazzano nelle piazze."

Visti gli ultimi giorni, sono andato immediatamente a consultare il fedele manuale.
Ed ora ne godo i piacevoli risultati, fatti di amore, relax e tanta tenerezza.
Simone, minimal 01:14 | commenti: commenti (popup)

Non è mai troppo tardi per avere un infanzia felice

giovedì, 21 giugno 2007 in: romance, roba da bloggers
Salve e benvenuti. Ho ritinto le pareti con un bel color cachi.
Qui sopra una foto delle rose debitamente essiccate che adornavano la torta nuziale.

Per chi si fosse connesso solo adesso: si, sono sposato. Siamo sposati da poco più di un mese.
Il matrimonio è una gran cosa e tengo a mettere nero su bianco (metto molte cose nero su bianco ultimamente..) che non è affatto la tomba del sesso.
Casomai la bomba del sesso.

Deposto il simpatico gioco di parole, noterete come oggi sia gaio e molesto. Complice uno spiedino di giorni meravigliosi, senza troppo lavoro e senza preoccupazioni.

Domani termino il biennio di pratica forense. Credo che a nessuno interessi granché;
Tranquilli, l'ho detto solo per allungare il brodo e aumentare le possibilità di Google con cui trovarmi.

Dal momento che mia moglie è stata cercata (e trovata) digitando "Pru nuda", lo scrivo anche io.
La prossima volta il buontempone si troverà questo Blog fatto di rutti e latte di birra sul tappeto.

Poi scrivo anche "esami di maturità" (questa mossa è meschina, secondo me neppure GW ci ha pensato.. sono duecento accessi senza muovere un dito).

La prossima mossa è promuovere una campagna di fidelizzazione, tipo tessere a punti e premi come l'appendiabiti di stewie griffin e il coltello a serramanico di grattachecca.

Intanto ringrazio il meraviglioso post di Serena , non soltanto per le parole usate, ma anche perché ieri abbiamo totalizzato un numero incredibile di accessi tra me e mia moglie.

Dunque, rileggo: ho parlato un po' del template, senza essere troppo scientifico; ho accennato ai cazzi miei, cosa peraltro essenziale in un blog che si rispetti; ho affrontato scottanti temi di attualità quali le persone che usano internet per cercare immagini a contenuto erotico e l'esame di maturità.

Basta, ora parlo di quello che ho fatto oggi: stamani sono andato in udienza a discutere una causa che neppure Ally McBeal avrebbe accettato (beh, forse lei si):
un tizio ha fatto causa ad un'altro tizio perché alcune gocce di resina provenienti dall'albero del nemico si sono attaccate al suo muretto, provocando danni materiali e morali.

Non ironizzo molto, fa ridere già abbastanza così.

Poi sono entrato in libreria, dopo aver fissato un appuntamento con il parrucchiere.
Il pistolotto sulle librerie, però, lo rinvio ad un post successivo.
Ho comprato una guida in inglese sull'italia (non so se lo sapete, ma non esistono guide italiane sull'Italia) e l'ultimo libro di Luttazzi.

Poi sono entrato dal barbiere (mi sono ripreso.. parrucchiere fa troppo massaia) per la terza volta in tre mesi e sono uscito dimagrito di mezzo chilo buono buono.

L'altro mezzo chilo si è liquefatto nel tragitto barbiere-casa

Mangio schifezze e dimagrisco. Il sogno di una vita, da quando ho abbandonato il metabolismo da adolescente.

Ricapitolando, sto vivendo una seconda infanzia, piena di ironia, di giochi e giochini e di progetti per il futuro.

E visto che la mia prima infanzia non era meravigliosa, sono contento che non sia mai troppo tardi, per avere un'infanzia felice.
Simone, minimal 16:36 | commenti: commenti (3)(popup)

Un mese fa, un mese dopo

mercoledì, 20 giugno 2007 in: romance
Domenica mattina era un comodo letto, le coperte bianche, silenziose e dolcemente stropicciate.

Domenica mattina avevi forcine ai capelli e boccoli da cui sbucavano, ancora, chicchi di riso colorato.

Domenica mattina avevo le scarpe accanto alla scrivania, ancora impolverate per il lungo tragitto tra Santa Croce e i lungarni.

Domenica mattina di un mese fa.

Ieri era il 19 Giugno, Una piccola data, forse.
Un piccolo mazzo di edera, con al centro rose rosse e bianche, due calici di vino rosè e una cena a base di coperte e scoperte.

Tu sul letto avvolta dall'accappatoio bianco (regalo assolutamente spontaneo dell'hotel Roemer di Amsterdam); Il nostro vassoio d'argento, regalo della testimone di nozze;

Il piacere delle piccole cose e non solo.

Si scopre, ad esempio, che ad un mese di distanza si mangia più comodi sul letto che attorno ad un tavolo con altre 130 persone.
O che magari il tartufo è uno di quei sapori che travolge i sensi e stimola impulsi ben più simpatici della banale "fame".

Possibile che i festeggiamenti per il primo mese possano essere a tratti superiori ai festeggiamenti di un mese fa?

Non lo so.

Ma ora sono certo che chi sa essiccare le rose, le sa anche far sbocciare.
E farle innamorare da morire.
Simone, minimal 17:31 | commenti: commenti (4)(popup)

Ecco tutto (diario)

lunedì, 11 giugno 2007 in: romance, casini di casa, fiorentinismi
Stamani ho pedalato fino al centro con la bici di mia moglie, una mountain bike piccola e carina, che mi teneva protette le ginocchia grazie ai miei stessi gomiti.

Ho fatto la mia solita mezz'ora di attesa, per poi farmi ricevere dal Giudice.
Una signora dai modi cordiali che alle 10:30 aveva davanti altre venti udienze e poco tempo per parlare.

Meglio, tanto io avevo ancora meno da dire. Due minuti di udienza. Più che sufficienti.

Mi sono fermato, appena varcata la soglia del Tribunale, dal biciclettaio: speravo di trovare una bici perlomeno della mia taglia.
Sorride e mi dice di ripassare domani.
Domani ripasso.

Poi a casa, dove mia moglie ha già chiamato un paio di agenzie immobiliari, fissato degli appuntamenti, e messo l'acqua a bollire.

"E' il secondo giorno di fila che cucino io" mi dice entusiasta.

Come si fa a non amare una personcina così?

Poi distesi sul letto, mentre vediamo in quanti modi nella vita di tutti giorni si può far uscire il numero 23.
Tanti, superenalotto escluso. Peccato.

Con il nostro consueto ritardo andiamo all'appuntamento per una casa poco distante.
L'agente è cortese e la casa perlomeno non è bugiarda. Una cosa da apprezzare al giorno d'oggi.

Bacio sulla fronte e torno a studio. Poco fa, complice la pausa caffè istituzionale, ho provveduto a ritirare le foto del Viaggio di Nozze.

480 foto. Carta opaca.
Le ho sfogliate con una certa soddisfazione. Si perché le foto sono belle e non annoiano.
E il merito è dei fotografi, che hanno gusto e occhio.

Saremo poverini come gli abitanti di Bornholm, ma abbiamo gusto e occhio. Il nostro ponte sarà il più figo di Firenze e la gente farà a gara per venire a passarci una notte.

Magari potremmo inventare un turismo alternativo: SottoUnPonte, l'idea vacanza del 2010.

Voglio un sincero parere: quanto ho scritto fino ad ora vi pare noioso? La solita routine di una coppia sposata, pantofolaia?

Perché io se rileggo trovo solo cose eccitanti, divertenti e inusuali.
No, il fatto che cucina mia moglie non è così inusuale.

Ma la routine è deliziosa e rassicurante. Come le coperte di quando eri bambino, quelle col buco nella risvolta e dai colori deliziosamente anni 70.
Basta carezzarle per ritrovarvi nella vostra cameretta, coi giochi sparsi sul pavimento e la voce della mamma ad intimarvi di riordinare, se vogliamo vedere il film alla tivvù.

Ieri abbiamo passato una giornata a riordinare gli armadi e stirare.
Poi, alla sera, sul letto, Pru mi ricuciva un bottone della camicia.

Trovo tutto questo affascinante. Di più: lo trovo figo.

Sono Innamorato. Ecco tutto.
Simone, minimal 18:51 | commenti: commenti (4)(popup)

Un passo indietro

mercoledì, 06 giugno 2007 in: scatti, romance
Ci sono eventi così grandi, così colmi, così densi che non resta altro se non fermarsi e fissare esterrefatti.
Scrivere per giorni e giorni senza sapere di cosa parlare esattamente.
Perché parlare di cose, parlare della Torta e del vestito, della chiesa, della musica all'aperitivo e della cena appare quasi volgare.
E' come parlare di oro con toni da miniera.

Il matrimonio appare. Questo è un dato su cui nessuno può contraddirmi.
Forse una signora anziana che si sposò, per poi dirlo alla mamma per telefono.
Il matrimonio appare e come il velo della sposa, avvolge tutto.
Parliamo delle piccole cose.
Non si piange perché With or Without You nella versione dei Cellear55 è bellissima.
Si piange perché ascoltarla in un negozio, cercarla e trovarci, scoprirla e ballarla in silenzio, con una fede al dito è una cosa che non tira fuori altra emozione. Se non il pianto.
Ed è questo il matrimonio. Poi infiocchettiamolo quanto vogliamo e godiamo della splendida serata.
Quel che resta è molto di più.
E non se ne parla mai abbastanza.
Per cui mi fermo, faccio un passo indietro e lascio il posto alle lacrime.

Quelle di Gioia non sono salate, lo sapevate?

Simone, minimal 17:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Miele di Luna

martedì, 05 giugno 2007 in: romance, esperimenti letterari, valigie in tasca
Le favole hanno una struttura tematica standard.

Cominciano con un personaggio buffo, o romantico.
Il personaggio buffo o romantico ha un sogno.
Il sogno è ostacolato da un cattivo.

Scontro con il cattivo. Vittoria del personaggio buffo o romantico.

"E vissero felici e contenti"

Fine.

Non so voi, ma io a questo punto mi incazzavo. Cioè insomma, volevo sapere cosa succedeva dopo.

Dopo tanti tormenti, ansie e paranoie sarebbe bello vedere un po' di relax, godersi l'happy ending.

Invece i fratelli Grimm, eliminato il lupo cattivo, perdevano il filo del discorso e con un "E vissero felici e contenti" liquidavano il bambino e spegnevano la luce del comò.

Qui è dove si narra del seguito. Qui si parla del "E vissero felici e contenti".

Dopo il matrimonio, dopo gli invitati, la cena, il ballo memorabile con le note di Barry White e l'incredibile trenino del Disco Samba; distribuite bomboniere, baciato un'infinità di guance e sorriso per circa sei ore consecutive (per la felicità e per i posteri le foto sono disponibili sul sito www.nozzeinfoto.it);

Dopo gli ultimi saluti.

Bagagli e valigie (stavolta i nostri zaini sono rimasti in soffitta) imbarcate su un volo Meridiana, direzione Amsterdam.

Di Amsterdam potrei parlare per pagine e pagine. Con un profondo inchino per la meravigliosa Jacuzzi con schermo al plasma in bagno e con il coraggio di vedere Titanic il giorno prima di imbarcarsi su una nave da crociera.

Già, la crociera.

siamo da bosco e da riviera, si diceva un tempo.
No, siamo da bosco e da crociera.

Alla nostra Costa Atlantica possiamo rimproverare qualcosa, forse, ma dobbiamo esserle grati di almeno due cose: dei tramonti sul balcone della nostra cabina e del nostro primo visto sul passaporto; chiaramente Russo.

Dimessi i panni snob dei backpackers, abbiamo indossato giacca cravatta, tacchi e abito da sera per scendere nel salone della cena e rinnovare le nostre promesse al comandante della nave.

E vediamo di non negare: ci siamo emozionati come bambini.

Copenaghen, Stoccolma, Helsinki, San Pietroburgo, Tallin, Bornholm.

Vorrei potervele raccontare passo dopo passo. Vorrei descrivervi ogni respiro.

Ricordi pieni di luoghi. Ci torneremo, ma non sarà lo stesso.

Perché ci sono viaggi e Viaggi.

Questo è il viaggio dei viaggi.

Il viaggio di Miele e Luna.

Benvenuti nel secondo capitolo della Fiaba Infinita.
Simone, minimal 18:39 | commenti: commenti (8)(popup)

Amsterdam

lunedì, 21 maggio 2007 in: romance, valigie in tasca

Non ci siamo abituati.

Il viaggio lo si concepisce con lo zaino in spalla e quel minimo sindacale dei 15kg di vestiti e accessori che gravano sulle spalle.

Un viaggio fatto di ostelli e common room.

Un viaggio fatto di ingredienti che poi ci cuciniamo da soli.

Giorno 1. Amsterdam

Scrivo da un computer portatile compreso nella nostra suite. Un hotel che i Sims adorerebbero.

Cosi' finto da essere vero.

Da mordere.

Come il sandwich nel locale figo, dopo il terzo canale, dopo il terzo ponte di questa piccola citta'.

Chiudo e torno da Lei.

La parola che dona accento ad ogni nota della mia vita.

Mia Moglie Pru.

Simone, minimal 15:42 | commenti: commenti (2)(popup)

E vissero per sempre felici e contenti

lunedì, 21 maggio 2007 in: romance, il grande giorno
Scrivo distratto.
Distratto da un anello nuovo, al dito anulare della mano sinistra.
Gli eventi sono così grandi che le parole non bastano.

Dicevo un tempo che ci vorrebbe un vocabolario fatto di termini magici, da usare solo in occasioni rarissime.

Termini che riescono, soli, a fondere insieme i cinque sensi, riportandoti indietro.
Riportandomi a ieri.

Ieri mattina mi sono svegliato sul divano del salotto.

Dormire con mio padre era impossibile, visto che russa come un cesna.
Come un giorno qualunque mi sono vestito e sono andato in centro, pedalando in bici.

Sono arrivato dal parrucchiere, mi sono velocemente sistemato i capelli (per gli uomini sono dieci euri. certo, non ti vengono a casa, non ti riempiono la teta di forcine che ti ritrovi fino al cenone di capodanno.)

Tappa veloce in agenzia, dove ritiro la lista nozze.

Torno a casa. Piccolo brusio e sorrisini dalla camera della futura sposa.
Lei e la testimone, emozionate e divertite, erano visibilmente in ritardo (e a digiuno).

Tento di fare il seduttore piacione porgendo un piatto di frutta fresca appena tagliata.

Ma è commossa. Sorride ed è commossa.

Poi tutto diventa un turbine. Gente ovunque e di colpo mi trovo a fare venti o più caffè.
Ancora in jeans e maglietta, tanto che il cugino della sposa mi dice (a fine serata e con la cravatta slacciata): "io non l'avevo mica capito che eri te lo sposo.. non ti vestivi mai!".

All'arrivo del fotografo invece mi vesto eccome. Con la gente e la porta semiaperta, e con la testimone che entra in camera senza bussare (forse questo era meglio non scriverlo).
Ero già sufficientemente coperto, tranquilli..
Mica è una commediola con julia roberts questa. Siamo ammodo, noi.

Cominciano le discese dalle scale: dal piano di sopra scende la futura suocera: applausi e foto da ogni apparecchio elettronico.

Scende la madre dello sposo. Applausi e scatti si sprecano.

Arrivano gli altri testimoni, con Ale che non pò abbottonarsi la camicia perché ha il collo gro(a)sso.

Via.

In macchina mia madre mi regala l'ultimo dono da scapolo.

Al piazzale Michelangiolo scopriamo che questa bella giornata di sole sono in tanti a volerla vivere in festa: soprattutto quelli della 1000miglia.
Centinaia di auto d'epoca ci affiancano, ci superano.

Mi ricordo di quando sulla via bolognese, con mio padre, stavo ore a fissarle, cercando di farmi salutare dai piloti con i berretti più sgargianti.

E ora eccomi, sono quasi sposato, sul piazzale.
In coda.

Arrivo alla chiesa e già c'è il giro dei saluti. Siamo tanti.
E capisco che sposarsi, forse, è veramente un qualcosa che muove una intera comunità.

Ci sono gli Scacchi, nel complesso "estremamente garbati", perfino gli imbucati pentiti.
Ci sono i miei vecchi compagni di scuola, anche il mio solitario e musone compagno di banco.
Sorride.
(incredibile)

1000miglia di parenti della sposa e tutti che sorridono e sono felici.
Fotofotofoto.
Soprattutto ricorderò sempre la foto di Federico, con il cartellino dello sconto (50% mica bruscoli) ancora appeso alla giacca.

Credo che anche lui non lo dimenticherà mai.
(ci penseremo io e Leonardo, se anche si facesse rimuovere la memoria).

Nel caos siamo tutti dentro. Musica e arpa, canoni in D e poi mi giro verso l'unica fonte di luce della chiesa.

Dietro di me, pronta ad entrare, ci sei tu.

La mia parola magica, forse, non la conosco.

Quello che posso dire con le vecchie parole, è che l'amore ha due vite parallele.
La prima è fatta di binari, su cui, paralleli, corrono due anime. Talvolta incontrandosi.

La seconda è un nastro dorato. COn questo matrimonio ho imparato che con il nastro dorato puoi fare di tutto.

Si può impacchettare bomboniere, si può legarci stretti i libretti della messa.
Si può conservarne una manciata di centimetri e tenerli in un cassetto, tutta la vita.

Il nastro dorato è tutto ciò che penso del matrimonio. Bello a vedersi, elegante al tatto e versatile.
All'occorrenza può diventare una corda, legare e proteggere. E ciò che protegge, il pacchetto, lo rende bellissimo.

Ho imparato anche che nella vita non potrei mai dire di aver baciato, se non fosse per lo slancio dietro la nostra enorme e bianca torta di nozze, verso le tue labbra, verso mia moglie.

Forse ho trovato la parola.

Mia Moglie.

Meglio.

Mia Moglie Pru.
Simone, minimal 00:45 | commenti: commenti (1)(popup)

Come sto?

giovedì, 17 maggio 2007 in: romance, il grande giorno
E' giovedì.
Sono ancora in camicia e cravatta, sono ancora a studio.

E mentre scrivo, fuggo. E mentre scrivo, viaggio.

Mi trovo sull'altare ad aspettarti. In piedi con il fiato corto e le mani gelide e tremanti.
Tutti gli occhi addosso e un gran parlare. Rido e sono nervoso. Rido e fisso il punto luce: la porta.

Torno in studio al suono della porta.
Ci sono mail da leggere, persone con cui parlare.

Dettagli. Certo.

Mille dettagli e neanche un minuto per pensare al domani di un giorno come sabato.

Penso che svegliarsi sarà difficile come addormentarsi sarà impossibile.
Perché parlare con gli altri non è come parlare con te.

Respiro e penso a tonnellate di frutta che vengono caricate sulla nave. (come faranno a riempire giornalmente i cesti in ogni camera?)

Me lo domando.

Sono qui

Come sto?

Sono pronto.
Simone, minimal 17:54 | commenti: commenti (1)(popup)

12 e 24

lunedì, 07 maggio 2007 in: romance, la cucina di suor bruno, il grande giorno
E' piuttosto vero che risulta sempre molto facile scrivere dolori e sofferenze;

Al contrario buttare giu' anche solo poche righe di una felicità solo felice non solo è impegnativo, ma si dimostra sempre un filo al di sotto delle aspettative.

Allora bisogna far conto sulle poche cose imparate i primi anni della nostra vita, quelli passati sui banchi alitando sulla bic nella speranza che da sola sputasse fuori idee mirabilanti e frasi degne perlomeno della sufficienza.

Tutto questo pesante preambolo per dire che non è semplice costruire a parole un'emozione tanto grande quale quella di un compleanno e di una brevissima attesa.

Ci vogliono parole piane. Come quelle sincere che ti risvegliavano da piccola, sotto le coperte.
Parole dal volto sorridente. Auguri che sistemavano ogni grigiore eventuale, anche piccolo, di una giornata.

Da bambini si vive il proprio giorno come una festa. Si pretende torta e regali.

E magari ci scappa pure un sorso di quell'acqua un po' frizzante e dolce che sono soliti versarsi gli adulti.
Quella del cincin e delle grandi occasioni.

Poi tutto sfuma e l'adolescenza violenta questo giorno. Lo si lascia scorrere infastiditi da quanti ti ricordano che sei un anno più seria di quello prima.
Allora esistono solo i traguardi ufficializzati e amministrativi. Il motorino ai quattordici, l'auto ai diciotto.

Dopo?

Dipende.

A volte si riscopre il piacere di questa piccola giornata in cui sei al centro di un microuniverso, fatto di sms, di regali (in)attesi e magari pure di torte.
Si condisce il tutto con una certa leggera superiorità, anche se sotto sotto il sorriso da fanciullo resta.

Così eccomi silenzioso e contento a fare una di quelle simpatiche microcerimonie che imbarazzano (ma anche no).

Così eccomi a ricordare che c'è un giorno in cui ci si ricorda di te e anche solo entrare in un negozio qualunque può procurarti sorprese inattese.

Lo faccio perché tutto questo non voglio sbiadisca di fronte al giorno successivo, quello che ti vedrà vestita di bianco.

Quella in cui ti dirò di si.

auguri, amore mio.
Simone, minimal 15:58 | commenti: commenti (1)(popup)

Accenti e Punti (Esclamativi)

sabato, 14 aprile 2007 in: scatti, romance, malanni, il grande giorno
MI sono svegliato da circa venti minuti

Una pausa della giornata di lenzuola, coricato su un fianco. Il tuo fianco seduto a sussurrare tasticol timore di far troppo rumore.

La torre di pisa sul telefono nuovo dice che è buio. Almeno a Pisa è buio e coperto. Qui non mi pare.

Filtra ancora sole dalle finestre, e senza le tende non passa un'ora intera senza che la gatta appoggi il suo musino al vetro. Sente l'aria, fissa fuori in cerca di qualcosa. Poi devia lungo muro verso il letto e si acciambella nell'angolo opposto.

Una pausa per tirare su con il naso.

Non è una bella visione, me ne rendo conto. Ma i fazzoletti hanno bisogno delle due mani, in questo momento impegnate a pigiare i tasti (sono rumoroso, non riesco a sussurrare con le dita. Mi applico)

Un piccolo (o grande) raffreddore che ci siamo scambiati in questi giorni.

Giorni di condivisione, impegnati a scegliere come terminare il nostro ciclo da Nubile/Celibe e cominciare una vita insieme.

Sfogliamo un piccolo opuscolo. Dentro, tra un "oppure" ed un altro, ci sono le frasi ed il rito. Un rito antico, forse poco in sintonia con noi, con le nostre domande, con la nostra comune avversità nell'istituzione.

Eppure, tra un "oppure" ed un altro, le spuntature ci sono.

Questo si. Questo è bello. Questo è molto romantico, mi piace.

Ci sono frasi che cominciano con N. e N. (dove N e N siamo noi).
Non si può non sorridere.

E poi ieri, dentro un centro commerciale dal nome impronunciabile per chi mangia pane e consonanti (da ieri però Yogurt e consonanti), il desiderio di dirti come sempre che Ti amo.

Che ti amo e sei tutto per me.
Una piccola frase, forse un gesto più forte con il braccio che ti stringe la schiena, ti schiaccia il seno contro di me.

Si certo.

Eppure sentire tutto questo, ogni giorno, ha un gran valore.

Ecco mi giro su un fianco. E di fianco c'è un vassoio, due tazze e tre bustine di varie tisane.

Come non sorridere?

Non ci sono grandi domande o risposte. E il silenzio è senza accenti.

Ma nel silenzio è pieno di punti. Esclamativi.

(!)

Simone, minimal 19:25 | commenti: commenti (popup)

Se il mondo finisse stanotte

lunedì, 26 marzo 2007 in: musicalmente, romance

Qualcosa di dolce e fatale, in attesa di ore recluso a pensare che il mondo finisca stanotte.

E intanto rifletto distratto sul giorno che manca e su quello trascorso e mal digerisco ogni istante passato a discutere di niente quando tutto è qui e non serve che manchi poco alla fine del mondo per sentirne il soffio caldo.

Un sorriso di pane alle olive e ripenso alla strada seduto col cane che stava a prendersi le macchine in corsa, fingendo che il mondo sia ancora in piedi; Pensavo all'attesa, al mattino, di un suono.

Prima una finta e poi una sorpresa e non ci credevo.

E se il mondo finisse stanotte poche ore ancora a pensare a noi tre, alle penne in stampatello che non scrivono e poi invece alla voglia di scrivere pagine e pagine su trine e merletti come non ci fosse altro nella vita.

E se il mondo finisse stanotte trascorri la serata in silenzio e parla di tutto quello che vuoi sentirti dire, per non scordare niente, per non dimenticare che domani dimenticherai e sarai dimenticato.

Ma se il mondo finisse stanotte parlerei così forte che domani ancora il silenzio sarebbe un timido bisbigliare di ogni rima riletta e riscritta in stampatello.

E se il mondo finisse stanotte ora le ore sarebbero veloci come il tempo delle attese inesorabili, come il tempo delle attese dolorose.

Ma se il mondo finisse stanotte quel cane distratto dalle auto sulla strada sarebbe felice, ricordando solo di essere entrato e rientrato, di averti visto prima di me, di aver trovato un luogo in cui fermarsi a riflettere senza auto che ti passino sopra.

Il mondo non finisce stanotte.

E domani sarà ancora ricordi in stampatello e pensieri in vetrina, con l'eco di tutto quello che comunque devo e voglio dire stasera. Perché tutto è sensato, tutto è composto senza essere artificioso.

Se il mondo finisse stanotte piegherei le coperte di tre quarti, coprendo giusto le gambe sotto la coscia.
Tutto il resto respira l'ultima aria, l'ultima pelle, l'ultima sensazione dell'erba tagliata di fresco, l'ultimo tuo bacio, l'ultimo silenzio e l'ultima frase.

E poi sentirei quell'odore di pane alle olive? Forse, non so.

Il mondo è fatto di canzoni tristi, non c'è ragione di essere tristi per esse.

(Bentornata tra noi)

Simone, minimal 16:58 | commenti: commenti (popup)

Di Silenzi, di Parole, di Silenzi

martedì, 20 marzo 2007 in: romance, valigie in tasca
Di Silenzi che non so più dove ficcarli, di silenzi che ti guardano salire sui gradini di ferro.

Di silenzi noncuranti della pioggia e del vento, di silenzi che freddano il freddo.

Silenzi di ghiaccio, ché la neve è un silenzio di fiocchi e le nostre gote contro il vetro.

Silenzi che vorrebbero parlare, Silenzi di Parole.

Parole di continuo cercare, da non sapere più come fare a trovare espressioni nuove per stupirti.

Quando niente ti stupisce, quando tutto è emozione e persino morderti non mi basta più, allora ci vorranno parole sincere, quelle semplici.

Entro nel negozio delle Parole e rivolto al commesso richiedo le Parole base.

Con quelle impasto ogni tono, coniugo ogni verbo, innalzo i superlativi da relativi ad assoluti.

Parole di piacere per desiderio di mani, di sguardi e di non aver più nulla che mi manca da desiderare, di cui parlare.

E di nuovo quindi Silenzi.

Silenzio di sguardi complici e tutto si riconcilia. E mentre dormo sogno parole che non avrò bisogno di usare il giorno seguente.
Simone, minimal 18:06 | commenti: commenti (popup)

...

venerdì, 16 marzo 2007 in: romance, astruse astrazioni
E' venerdì. Un altro venerdì.

Ci sono pochi venerdì. Dovrebbero essere di più.

Vorrei almeno due venerdì alla settimana.

Che poi neanche lo voglio tutto. Non sono così smanioso di ore in più.

Mi accontento di un pomeriggio di venerdì in più.

Sarei col pensiero ai fornelli del sabato. Alle meraviglie piumose della domenica mattina, trascorsa rincorrendo sogni alla ricerca della posizione perfetta.
Il delizioso incastro di piedi, mani e collo tra le federe e il lenzuolo.

La domenica mattina il lenzuolo e il cuscino sono ormai note estremità irrinunciabili, come un braccio o un'orecchio.

Ci svegliamo assieme.

Vorrei un venerdì pomeriggio in più per questa sensazione di lenta felicità. Scorre piano, un minuto davanti all'altro ma ogni volta più disteso.

Ci sono respiri ansiosi ma diventano uno ogni tre. talvolta quattro.

Già cambia la musica. Non ricerco per forza il relax autoimposto, il chillout subliminale.

Anzi, occhieggio felice una canzone molesta. Penso al rock, alle sere in discoteca, ai Mojito.
Mi limito a pensarci, sicuro che questo mi basta.
Poi saremo solo cuscino e pantofole. Neppure il giornale.
Ma chissenefrega.

Si perchè il venerdì non c'è preoccupazione che non possa aspettare il lunedì successivo.

Allentiamo le cinture fino a farle penzolare dai pantaloni. Fino a farle sfilare in terra.

E pancia gonfia. Si.

Chissenefrega.

Oh.

Forse è una sorta di autoimposizione anche questa, immersi come siamo nelle mille frenesie che anche il più grande dei piaceri, comunque, ci consegna.

Forse il venerdì è un'anfora di speranze. Forse si.

Chissenefrega.

Adoro il venerdì. Perchè è l'inizio di tutto il resto. E tutto il resto, si sa.

E' giorno dopo giorno.

Silenziosamente.

Costruire.
Simone, minimal 18:33 | commenti: commenti (popup)

seasons

mercoledì, 14 marzo 2007 in: romance, casini di casa
Mondo fatto di legno, scatto di un attimo con la regina della casa che non era certo sulla scrivania per farsi riprendere da occhi indiscreti, un tocco di photoshop quanto basta.

Cambiare la carta da parati fa sembrare tutto un po' nuovo. Con il conosciuto e familiare odore di vernice fresca (forse colla da carta, oserei) che invade le parole, si confonde tra la punteggiatura.
Rimane.

Cornice di parole.

Era ora di cambiare pelle? Non si tratta della muta opportunistica del serprente; siamo piuttosto di fronte ad un nuovo lenzuolo per il materasso conosciuto.
Non cambia la molleggiata semplicità con cui vi accoglie tra le sue pieghe, il tatto candido delle impunture sotto al coprilenzuolo.

Le federe, per non perdere la complicità delle vecchie pieghe sono state debitamente trattate in lavatrice.
Il risultato è un color seppia, una distesa di legno e sabbia.

Un piccolo preludio al cambio di stagione.
Mancano 6 giorni alla primavera.

Anche i migliori discorsi vengono sconvolti dai grandi amori..

E sia.
Simone, minimal 17:59 | commenti: commenti (popup)

Cieli di Cobalto

venerdì, 09 marzo 2007 in: romance, esperimenti letterari, astruse astrazioni
Sera di pioggia, sera senza luce.

Avvolto dalle tenebre della camera, comunque, ti sento.

C'è un senso di te, c'è un senso di neve e primavera.

"c'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve;
e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.
Ma tanto, qui sotto,
nulla è peccato..
"
Simone, minimal 01:11 | commenti: commenti (1)(popup)

Routard

lunedì, 26 febbraio 2007 in: romance, fiorentinismi
Ci sono due modi per vedere Firenze.

La città impone ritmi serrati se hai poco tempo. Per cui allacciati le scarpe e fatti il fiato già una settimana prima.

Con il sonno terribile di chi non dorme da giorni (perchè con le pedule col carro in kevlar non è che si riposi poi molto..) giungi armato di:

Guida di 458 pagine brossurata (che per feticismo hai pure rilegato in pelle, di modo che adesso pare uno di quei rari manoscritti del cinquecento, appena scivolato via da una mano imbarazzata in Laurenziana);

Altra Guida sui 100 ristoranti in cui merita fermarsi almeno una volta nella vita, sempre se hai la mastercard carica.

Pedule legate al collo con le stringhe, e scarpe coi tacchi del dodici, perché a Firenze non si viene vestiti come montanari fuggiti da una grotta della Valcamonica.

Ancora non sapete che volete assolutamente comprare:

L'ombrellino fatto a forma di cupola, che da chiuso non te lo caga nessuno; da aperto invece sembri Santa Maria del Fiore a spasso per i colli.
I suoi pregi sono di concentrare al massimo i raggi solari, in modo da creare una sottocupola di 45 gradi che ti ucciderà dopo pochi passi in via Roma; Però sotto il diluvio sembrerete perfettamente integrati con le lontre che abitano l'Arno.

Vorrete sicuramente indossare il grembiule "davanti nudo del David", anche in pubblico.
Anzi, al ritorno inviterete gli amici e cucinerete tutta la sera con le palle dello sfidante di Golia in bella vista.

Per stupire potreste anche scegliere il modello "boxer coi cogliony del David". Vedete di non fare brutta figura quando ve lo sfilate.

Il perfetto turista si dirige a fiamma verso una qualunque trattoria in cerca del buon Chianty e della cara "Fiorentina".
Di necessità virtù, dal momento che, dopo aver passato giornata a ghiacciarsi le natiche sugli scalini del Duomo (altra immancabile delizia che non vi farete sfuggire), volete scaldarvi con del rosso antico.
Quello della bistecca.

Se non erro a capo di tutto questo panegirico avevo accennato ad un'altra versione della GuardaFirenze.

Si potrebbe invece venire a Firenze per turismo distratto. Non per feticismo dei marmi, ma per assaporare i mille profumi che ti prendono all'amo mentre passeggi distratto per il Corso.

Non sapendo resistere, ti fermeresti per un panino al lampredotto (operazione impensabile se sei vestito come l'etichetta della Mafia russa impone da secoli), condito di tutto, salsa verde inclusa.

E dopo aver visto il ponte vecchio alla sera, burlandoti delle lontre in Arno (quelle con l'ombrellino a cupola, ovviamente) potresti decidere di provare la pizza in un affollato locale un po' fuorimano.

Certo, c'è chi preferisce il tacchinaggio compulsivo.
Quel fenomeno affascinante di chi si scoperebbe anche le vetrate di San Lorenzo, di chi attaccherebbe bottone anche col mimo di Dante di fronte a casa sua, con la speranza di scoprirci un grazioso ermafrodita sfuggito alla scienza.
Salvo poi ritornare pacifico e mite al primo squillo di cellulare. Quelli del display ocn su scritto "amore".

E invece di cedere al piacere della carne (la FIorentina, ovviamente), il turista attento finirebbe a gustarsi la sua pizza un po' partenopea, ma innegabilmente toscana.

Firenze ha un gran bel vestito. Di quelli da dama del seicento, con le gonne gonfie.
C'è chi pensa di infilarsi subito sotto l'ultima gonna, dimenticando che le dame di un tempo erano riservate. E finisce col non vedere niente.

La cosa migliore è godersi il bel vestito, portandosela a braccetto per i vicoli e le strade vecchie.
Chissà che allora non decida di concedersi un po' di più allo sguardo stupito e commosso dei turisti più intelligenti.
Simone, minimal 13:01 | commenti: commenti (popup)

Soloungiorno

mercoledì, 14 febbraio 2007 in: musicalmente, romance
Oggi è solo un giorno.

E' solo una data sul calendario, E' solo una manciata di ore sull'orologio.

Oggi è solo un'altra alba e un altro tramonto, E' solo un pranzo ed una cena.

Oggi è solo ancora casa-ufficio e ritorno.

E' solo la chiave che gira nel portone e poi lo chiude dietro a sé.

Oggi è solo un'altra vigilia di Natale. E' solo un giorno in meno di ieri.

Oggi è solo coccole, e carezze. E' solo pensieri spettinati.

E' solo gatti che riposano al sole.






ma le vedi questa sera quante vele in mezzo al mare, ma le vedi quante stelle da guardare...
più di quanti sono i sogni ancora da inseguire più di quante sono le strade da imparare..
 stelle belle stelle chiare e se poi magari piove io ti aspetterò ogni notte al tuo portone..
 stelle belle stelle bianche stella che non so più niente e se perderai la strada ti cercherò.. all'orizzonte...
Simone, minimal 11:25 | commenti: commenti (1)(popup)

AndTheNightsBefore

lunedì, 12 febbraio 2007 in: romance, casini di casa
Cena per due.

Un tavolo. Due piatti.

Una bottiglia di vino fresco. Se tutto tace, per un istante, insieme al ronzio sommesso del frigo lo sentite.
Pure lui, il vino.

Dicono che il vino respiri. No anzi è un dato di fatto.

Se chiudete gli occhi lo sentirete respirare.

..

Lume di candela.

E il fascino tutto italiano di non poter fare a meno di parlare di cibo. Di come nasce, di come muore.

Forse banale? Forse normale.

Ci sono giorni in cui ci sentiamo viziati, ansiosi, irrequieti.

E neanche il cuscino grande e blu che invade il nostro letto è sufficiente.

Allora lo stringi forte, non lo fai respirare.

Lo stringi e ti ci aggrappi per non scivolare sotto al letto.

Ma l'ansia rimane e non sarà il brutalizzare un cuscino che cambierà le cose.

Occorre più di questo.

E mi guardi, mi fissi e aspetti che sia io a fare qualcosa.

Non lo chiedi, non lo pretendi. Se c'è qualcosa da pretendere, quella cosa è che il cuscino non si ribelli.

E il cuscino non si ribella.

You're My first, my last, my everything.
And the answer to all my dreams.
You're my sun, my moon, my guiding star.
My kind of wonderful, that's what you are

Tutto questo ieri notte.
Simone, minimal 18:24 | commenti: commenti (popup)

Centogiorni

giovedì, 08 febbraio 2007 in: romance, il grande giorno
Volevo scrivere qui sopra "cento giorni di te e di me".

Ma neanche in questa romantica occasione trovo il coraggio e la spudoratezza sufficienti per certi riferimenti.

Eppure un tempo scrivevo titoli ben più compromettenti.

Dicono che il matrimonio ti cambia la vita.

Dicono che un figlio ti cambi la vita.

Dicono che un nipote ti cambi la vita.

Dicono che dopo la laurea ti cambia la vita.

Dicono che vivere da soli ti cambia la vita.

Lo dicono tante persone a cui è nato un figlio, che si sono laureate o sposate. Persone che vivono da sole.


Mi guardo indietro e scopro che la vita è cambiata con noi.
Non sono gli eventi a modificare il nostro atteggiamento.
Siamo noi che cambiamo le cose.

Per scelta.

Sfogliavo oggi un libro che parla di amore.
che "dice" di parlare di amore.

Un libro che parla di matrimoni falliti, di separazioni e di nuove consapevolezze dopo queste sofferenze.

Tutta roba vera, per chi ha divorzi alle spalle.

Tutta roba inutile per chi è qui, ora.

E non per facile buonismo, non perchè noi siamo diversi e blabla.

No.

Perchè non si cambia la vita sapendo che, tanto, alla peggio, si può tornare indietro.
E' un bel preconcetto del cazzo, scusate il termine.

Quindi questi Centogiorni li vivremo come i centogiorni successivi.

Uniti.
Innamorati.
Felici.

Tutto è chiaro, luminoso e pulito.
Simone, minimal 14:35 | commenti: commenti (popup)

Vigilia di Natale

venerdì, 02 febbraio 2007 in: scatti, romance, il grande giorno
C'era una sognatrice di un telefilm che voleva vivere in una perenne vigilia di natale.

L'attesa genera un cumulo di sogni, di speranze, di immagini spesso superiori alle reali consistenze del pacco.

La sognatrice voleva quindi vivere in uno stato di perenne attesa di qualcosa di felice.

Il mio strano regalo di Natale, giunti il 25 Gennaio dell'anno passato, prevedeva una lunga, lunghissima vigilia di Natale.
In attesa di.

Anche oggi, quindi, è la vigilia di Natale.

Ci sono i festoni e le luci colorate lampeggiano sopra il nostro letto.

La Gatta amoreggia con la mia cartella e tu disegni cartine con il David e la chiesina.

Poi ti chiedo di ritrarmi e mi disegni così:
  :)

Ed ora siamo ansiosi, siamo irrequieti, come se da un momento all'altro veramente scendesse Babbo Natale dal Camino che non abbiamo.
Come se Babbo Natale ci portasse le fedi che vogliamo metterci.
Tra 106 Giorni sarà Natale.

Ti aspettano 106 vigilie.

Ci aspettano 106 giorni di ansie, di sogni paurosi in cui è il giorno di Natale ma ci siamo dimenticati il panettone; incubi in cui Babbo Natale anziché donarci i trenini ci frega la macchina; Giorni in cui devono venire 100 persone a pranzo e ci svegliamo a mezzogiorno. E non abbiamo neanche il sale per l'acqua della pasta.

Ma ci aspettano anche 106 Giorni di preparativi. Di fiori e partecipazioni.

Stasera a mezzanotte, per un lungo minuto, ti guarderò e ti dirò: Buon Natale.
Forse già dormirai.

Nel minuto successivo sarà di nuovo la vigilia.

Nel minuto successivo saranno 105.


Simone, minimal 22:10 | commenti: commenti (popup)

Ogni singolo giorno

lunedì, 29 gennaio 2007 in: romance, esperimenti letterari
Due sul treno.
Uno di fronte all'altro.

Il treno viaggia.

Due sul treno: lui legge, lei ascolta della musica.
Uno di fornte all'altro.

Si fissano.

A questo punto tutto può succedere.
Un solo sorriso accennato, d'intesa.
Magari lei che nota il libro e lo ha letto.
E lo dice a lui.

Una conversazione.

E poi parlare della musica e scoprire che hanno gli stessi gusti.
E poi scoprire che il treno va nella stessa direzione per entrambi.

Si fissano.

Dio, potrebbero non parlare. Potrebbero restare immobili nelle loro vite e non scambiarsi neppure quell'unico cenno.
Sarebbe un disastro silenzioso.

Potrebbe entrare qualcuno nella carrozza e interrompere il ballo.
Magari un personaggio ingombrante come una valigia, che ti si pianta di lato e si apre, lanciando ovunque cappotti e calzini.

L'idillio sarebbe finito.
L'ingombrante parla con lei e lei risponde.
E lui a quel punto non sa più se è giusto dire qualcosa.
Non la dice.

Il treno continua a rullare sui binari. Di stazione in stazione.
E finisce che loro non vanno nella stessa direzione.
Lui ferma duecento chilometri prima di lei.
Scende le scale del sottopassaggio.
E al terzo scalino la dimentica.

Fine.


Oppure no.
Niente ingombrante valigia di parole.
E lei nota il libro.
E lui coglie una nota della sua musica.
Si accordano.
Parlano.

Scendono insieme. La stessa stazione.
Sugli scalini del sottopassaggio già si tengono la mano.
E appena fuori dalla stazione lui la bacia.

Poi si trovano un anno dopo sullo stesso binario.
Sullo stesso treno.
E ridono del personaggio ingombrante che dispensa camicie e calzini.
Si amano.
E la mano di lui carezza il ventre di lei.

365 giorni se li conti sono dispari.
Forse sarebbe meglio festeggiare mille giorni, o cinquecento.

Non c'è una scelta per ogni giorno.
Si festeggia quella scelta di parlarsi. Di parlare del libro e della musica.
Di cominciare un dialogo e terminarlo con un (si).

Questo è il senso. Di tutto.

Ogni singolo giorno è il tutto.
Silenziosamente, costruire.
Simone, minimal 12:40 | commenti: commenti (popup)

e se per esempio (per esempio)

giovedì, 25 gennaio 2007 in: romance, esperimenti letterari
e lunghe ore a parlare di tegolini e soldini, di Montale e Silvestri, di viaggi e parenti.

e l'attesa alla stazione con ogni binario che si spera sia quello giusto, e sperando di sentirti e di vederti.

e il tempo è tiranno negli scioperi, due sorsi di vino e sgurdi contro il muro giallo.

e tu che guardi di lato con le gote rosse dal freddo e le gote rosse dall'emozione.

ed io che sciorino parole e parole negando di apprezzare cantanti e giocando col tuo cappello.

e poi ancora parole che si scrivono perchè non c'è la voce, perchè sappiamo contare fino ad uno.

e le cose in comune sono una canzone, ballando tra le rime, come un piccolo Romeo e una minuscola Giulietta poggiata alla finestra di una via coi sanpietrini.

e mi racconti del futon e di amici di cui immagino le voci, di cui ascolto le voci, a breve.

e si costruisce a piccoli sorsi interrotti, come i malati di cuore, un muro e poi altri tre
che diventano casa, che profumano di vernice fresca.

si spunta la matita intera, e la neve porta in sé l'odore di Primavera, tanto che credevo fosse il ventuno marzo.

suoniamo il piano a 4 mani e non osiamo pronunciare i nostri nomi.
Non ancora.

Ci limitiamo a fissarli, compiaciuti, sul telefono, accanto ad un numero.

Siamo ombre sul marciapiede della vita, siamo ombre della stessa figura, siamo foto in movimento, siamo cartoline di noi stessi, siamo sdraiati a mangiare pizza e poi a prendere il sole nel parco urbano;
siamo sonno e siamo fame, siamo gatti e siamo testi di vecchie canzoni, siamo Maggio e siamo Neve;
siamo un pensiero stupendo, siamo l'acqua calda e spiaggia e niente scogli;
siamo lunghe ore a parlare di Mafalda e Charlie Brown e la scuola, siamo la nostra libreria e i nostri nomi sulle prime pagine;
siamo viaggi e scarpe;
siamo nomi di bambini;
siamo silenzi;
siamo rumore;

E se per esempio (per esempio) volessi mettermi in contatto con te?
Simone, minimal 12:48 | commenti: commenti (popup)

Takk

mercoledì, 10 gennaio 2007 in: romance, valigie in tasca

Ultimo giorno.

La Norvegia: la si credeva bianca, fredda, un po` impersonale.

la si credeva coi cappotti da sci. Con lo stoccafisso venduto nei chioschi.

Oslo e´ diversa. Non fa freddo, la si gira in jeans e Dr. Martins.

Vendono i guanti e le sciarpe, ma loro girano dentro abiti usciti dritti dritti dai favolosi ottanta.

Si mangia la pizza, da Peppe. Si beve un ottimo caffe` espresso.

In Norvegia si dorme accoccolati nell´ ostello nella via malfamata, coi negozietti dalle vetrine colorate ancora cogli alberi di natale (no, a dirla tutta non sono alberi di natale.. si muovono tutti.. e babbo natale indossa una biancheria masticabile..)

In Norvegia si guardano film romantici, pure gli speciali di Casanova.

In Norvegia si fanno le cazzate. Come scoprire per caso che si deve ripartire domani, mentre si credeva di ripartire Venerdí.

Ci imbarazziamo per le foto, sorridiamo con tutta la faccia e talvolta si é malinconici, perché gli anni passano e il compleanno é finalmente giunto.

In Norvegia ci si ama, si sbuca dagli alberi, si beve il vino rosé.

E, si. Si mangia lo stoccafisso ed il salmone.

Un compleanno da baciare. Era un inverno? Non fa poi cosí freddo.

Grazie.

Simone, minimal 16:38 | commenti: commenti (popup)

Sonata a 4 mani

giovedì, 04 gennaio 2007 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Cosa ci si aspetta all'inizio di un concerto?

Un incipit roboante di strumenti accordati assieme, una fanfara introduttiva di un qualche epico tema famoso, riconoscibile.
La sigla perfetta, la firma dell'artista.

Oppure un paio di note. Che magari solo i più attenti riconoscono.
E tacciono.
Silenzio in crescendo perchè, man mano, tutti si accorgono che l'artista è sul palco e l'esibizione è cominciata.

Certo, la maggior parte ha perduto le prime battute della canzone, e già meditano speranzosi nel cd live all'uscita.

Cosa ci attende nel concerto?

Una rullata di canzoni famose, con il tocco di genio e la citazione colta di qualche vecchia gloria.
Un passaggio lungo, una sessione acustica sul brano che nel cd è invece gestito da bassi e batteria.
Il momento intimista dove siamo troppo colti per estrarre gli accendini e farli volteggiare.
Ma tutti se li sono portati nel taschino. Tutti.

Forse è meglio una due ore sfogata, un lungo ballo a piedi uniti e sentire i cori della gente, con la bandana stretta sul polso e il cuore che ti batte all'impazzata.
E tutti ci conosciamo, e tutti siamo amici. E in quel momento la musica è coesione.

Un concerto è un sacco di cose. Forse nessuna di quelle descritte.
Magari chi suona non ricorda le note. Magari non le conosce.
Addirittura non c'è palco e il pubblico silenzioso è appisolato agli angoli della sala, svaccato sui tavolini unti di birra e mozziconi.
Eppure esci e dici: bel concerto. Mi piacciono quelli.

Chissà.

Nella mia vita ho visto poche cose. Niente di cui valga la pena ricordarsi.
Ad un concerto non ci sono neanche andato, poi.
Era l'anno scorso e doveva esserci Santana a Milano.

Nessun rimpianto.
Ho ancora il biglietto argentato nella scatola con i ciondoli da mare.

Ho saltato il concerto degli Archive, sempre a Milano, per problemi logistici. Quello magari lo recupereremo dentro qualche sala fumosa sotto i tetti di Parigi.
Una buona scusa per andarci. A Parigi.

Abbiamo perso il concerto dei Folkabbestia (sembra un calando, ma è un crescendo, credetemi) per mancanza di fondi.
Sono sceso al bancomat e il moralista si è rifiutato di farci entrare all'Auditorium Flog.
Erano solo 8 euro, cazzo.
Da allora il Bancomat non è più mio amico.

Ho assistito al concerto dei Sigur Ros nella piazza del castello di Ferrara. Eravamo ai bordi del fossato, ammutoliti a fissare le grandi ombre sulle facciate delle case.

Ho ascoltato il casino imbastito dagli Eels, che promettono roba acustica salvo poi buttarsi sul rock puro e crudo, rovesciando sulle loro canzoni un gran casino.
Bello ma sotto le aspettative.

Abbiamo ballato e sudato il concerto dei Bluebeaters, e riso tuttanotte.

Cosa ci si aspetta da un concerto?

Il più bel concerto non era in programma.
Ero nell'ingresso di casa, in pantofole.
Dopo cena come tanti, bellissimi, dopocena.

E nell'ingresso c'è il piano, e nell'ingresso c'eri tu. E, si, c'ero pure io, in pantofole.

Abbiamo suonato la musica di Big, imparata per l'occasione (oddio.. imparata è una parola grossa) e poi il Cielo in una stanza.

Concerto breve. Intimista.
Niente accendini.

Mi sono commosso.
Aspetto nuove date del Tour.
Simone, minimal 12:55 | commenti: commenti (popup)

Gennaio

martedì, 02 gennaio 2007 in: romance, sotto lalbero, esperimenti letterari
Dunque niente neve.
Un Natale lieve, senza vento a scuotere i rami e ricordare che dopotutto siamo alle soglie dell'inverno.

Fine anno sotto il castello, a fissarlo commossi mentre bruciava il vecchio anno tra scoppi e tappi di spumante che volavano tra la folla.

Inizio anno al Castello. Quello del GrandeGiorno, per mostrarlo ai parenti.
Dopo una cena prova preparatoria della parentela. E se mia madre ha mentito peggio per lei.

Cene e Pranzi.

Adesso pausa.

Tornato a lavoro, in mezzo a scatoloni e rulli di vernice (avrei preferito casine coi rulli e salopettes; siamo alle prove generali comunque), medito di scendere al supermercato per fare scorta di verdure.
Dobbiamo rimetterci in sesto dopo aver prosciugato le cantine di due regioni.

Credevo di avere un alien dentro di me che mi parlava.
Era rosso e si muoveva a scatti nervosi nello stomaco, noncurante dei succhi gastrici, con cui si grattava allegramente la testa, per rinfrescarsi.

Mi diceva che l'ambiente è piccolo, ma volendo, coi soffitti alti, si può soppalcare.
Gli ho fatto intendere che il fegato è inaccessibile, ma può aprire una veranda sul pancreas.

Insomma, chi sei? Ho chiesto.

Mi ha risposto in ferrarese stretto.

La mia Salama da sugo personale, che si lamenta perchè ho commesso l'eresia di non prendere i cappellacci di zucca al ragù, preferendoli al sugo d'arancia.

Si lamenta. Anche io a dirla tutta, nella notte scura.

Ora le regalo dei fiori. Spero di addolcirla con le zucchine.
Speriamo.

Gennaio, tempo di stoccafisso. Oslo arriviamo.
Simone, minimal 18:21 | commenti: commenti (popup)

Fine.

domenica, 31 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero
Fine di un anno.

365 giorni non sono stati. sono stati un po' meno.

Sono stati intensi come 7 anni.

Come tutta una vita, come tutto un sogno, come un viaggio in Irlanda che duecento foto non ce la fanno a descriverlo tutto.

Ho imparato a sorridere con tutta la faccia.
Ho tentato di smettere con gli agguatini sotto le coperte (senza speranza; ma si sappia, ce l'ho messa tutta)
Ho tentato di smettere con gli avverbi e ci sono riuscito (finalmente)

Ho imparato frasi dei Griffin a memoria. Ho imparato frasi di dott.House a memoria.

Ho capito che una vita sola non basta se si è in due.
Che batte il cuore da tenerti sveglio la notte, anche se si dà la colpa alla cena.

Che tutto può essere riassunto nei pugnetti chiusi col pollice dentro. E che senza pollice non c'è storia.

Che è stato un maledetto, stupendo, meraviglioso anno.

Un anno del gatto. Si (dice)va.

Ma un anno del gatto vale 7 anni nostri. Per cui sono passati appena due mesi del gatto.

Va bene così.

E Damien Rice mi fa sorridere.

L'ultimo messaggio in bottiglia, l'ultima descrizione del'ultimo giorno dell'anno: Ci vediamo domattina.
Stesso letto. Stesse coperte. Stesso sorriso.
Magari verso mezzogiorno.
Simone, minimal 15:22 | commenti: commenti (popup)

9 crimes. 11 months

giovedì, 28 dicembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari, fiorentinismi
Passi attraverso una città che non conosco.

Incontri di tutto: le mura ruvide che ti parlano, ti sgridano perchè non le hai degnate fino a quel momento di attenzione.
Palazzi interi senza una facciata, senza una vera identità, senza un'anima.

Palazzi che ce l'hanno ma la via è troppo stretta e non si alza mai la testa, nelle strade strette.

Forse la cosa che meglio conosco è il porfido, quegli infidi ciottoli che fanno traballare la mia bici ad ogni pedalata.
Ecco, una cosa così e la disprezzo.

Firenze non mi merita.

Forse è il motivo per cui avevo deciso di lasciarla; Magari una fredda mattina di Gennaio, quando ancora le persiane stavano chiuse e nessuno avrebbe badato a me.
E i miei passi sarebbero stati ascoltati? Nessuno avrebbe sollevato la testa per vedere l'ennesima facciata scolorita di un palazzo in una strada stretta.

Soprattutto questa facciata.

Avrei potuto abbandonarla sul ciglio dell'Arno dentro un pomeriggio estivo.
Le avrei raccontato una storiella sui pescatori di pesci fatti col fango, ci avrebbe sorriso su e si sarebbe sentita screpolare un po' le vecchie mura di palazzo vecchio.

Avrei percorso i giardini ingialliti dal sole di Piazzale Michelangiolo, in cerca dell'ombra.

Nessuno avrebbe badato a me, alle mura ruvide di poco conto, troppo giovani per sentirne la mancanza.

Sarei sopravvissuto al rimpianto, sarei stato meglio.

11 mesi fa ci credevo davvero.
E ci ho creduto per molti anni, prima di quegli undici mesi.

Adesso il porfido ha un sapore diverso. Fa ancora un po' male alle giunture e i sobbalzi li digerisco poco, ma ad ogni minimo sussulto sorrido (almeno dentro): siete qui. Sono ancora qui.

Sono ancora qui per scivolare le mani sui vostri muri, per fissare la facciata di palazzi che non nota nessuno e sentire il brivido di una scoperta nascosta, della "X", del tesoro dei pirati.

Sono ancora qui.

Avrei commesso molti delitti e molti ne commetto oggi.
Peccati di gola, soprattutto.

Ma ti sono grato, anche per questo.
Simone, minimal 18:35 | commenti: commenti (popup)

Natale 01

lunedì, 25 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Il giorno di Natale è in fondo il più malinconico.
L'attesa è la vera, trascinante slitta delle feste, quella in cui si parte vuoti e man mano, di fermata in fermata, si raccoglie pacchi e pacchetti, dolci e scherzetti (tutti e due), baci e ferrrero roche, fino al gran finale.

Un po' come nei fuochi d'artificio, che partono lenti, per poi esplodere in un una miriade di stelle filanti, bellissime. Ma sono la fine.

Preludio ad un filo di malinconia.

O FORSE NO?

E in effetti è tutto così impeccabile da far sembrare perfetto il pranzo di natale, quello con i tizi molesti che avevano da ridire sulla nostra forma della felicità.
Invidiosi.

Siamo rotondamente felici, siamo glassati e confettosi come si conviene. Siamo zampognari con White Christmas e pure "alla scoperta di babbo natale". Che mi ha fatto venire i singhiozzini mentre guidavo.

Con le nostre letterine uguali, con le nostre fiabe moleste, molestamente felici di un nulla che a conti fatti è un sacco di roba.

E oggi, un giorno qualunque che però fa sorridere e mangiare a cuor contenti un po' tutti, sono 11 mesi.

A Gennaio si prova duramente il nostro diametro. Forse metteremo giudizio.
Forse no.

Siamo al Natale delle tisane, al tripudio del caffè.

Siamo al miglior caffè della nostra vita.

E il caffè è come l'amore. Quello perfetto non ha bisognodi zuccheri aggiunti. E' cremoso e dolce di suo.
Senza compromessi.

Un natale senza compromessi.

Il primo.

(uffauffa)
(uffa)
Simone, minimal 21:39 | commenti: commenti (popup)

canzone senza melodia

giovedì, 21 dicembre 2006 in: romance, esperimenti letterari, suono io
La prima volta che ascoltai una canzone senza melodia avevo tre anni.
Almeno credo. A tre anni non sapevo contare, quindi forse ne avevo 4 o 2.

Non cambia il succo della storia, però.

La canzone senza melodia proveniva da un lettino accanto al mio, durante la pennica pomeridiana imposta a tutti noi dall'asilo nido.
L'asilo nido "il girotondo" cui mia mamma fece carte false per farmi entrare.
Credo fosse un centro sperimentale pidduista o qualcosa del genere.

Non erano talebani, questo lo so per certo: erano tutte donne coi baffi, è vero. Ma appunto, i baffi si vedevano.
Quindi no, decisamente erano europei.

Peccato, oggi vorrei poter vantare un'infanzia antiamericana.

Insomma durante la pennica sentivo questa vocina, una sorta di gorgoglio inarticolato. L'autore credo dormisse o sognasse qualcosa.
Il mio registro cerebrale, simile ad una cassetta usata del commodore64 registrò il suono come "canzone".

Da allora, durante il sonno o nell'immediata vicinanza, ho il vezzo di cantare una canzoncina inarticolata.
Faceva simpatia a 5 anni.
E i miei si risparmiavano un sacco di ninnenanne. Me le dicevo da solo.

A diciotto anni mi rimproveravano le presunte sbronze che mi facevano canticchiare la notte.

A ventisette invece credo sia un danno cerebrale.
Un virus a lento sviluppo, trasmesso all'asilo dal gigi d'alessio del lettino accanto.
Il pidduista malavitoso oggi magari fa una vita serena, dormendo e magari russando da gomitate.
Ma niente di strano.

Io canticchio.

La cosa più strana è che nel dormiveglia in cui mi trovo le canzoni, avulse da una vera e propria melodia, riescono perfino ad avere un senso.

Se trovate un senso ad un papero di gomma che faceva "prr". Io lo trovo.

Vi dirò che quest'ultima vicenda, quella del papero di gomma, sommata ad un impressionante storia di una gatta che dice solo "gna" e terrorizza chiunque incontri, è diventata un piacevole quadretto famililare cui ricorro perfino da sveglio, ormai.

Insomma è una vicenda da fanciullino che è in me, faccio tenerezza, la trovo una cosa carina.
Il fatto che in realtà sia il sintomo che tre quarti del mio cervello siano panati e fritti in qualche self service attorno a viale dei mille invece significa solo che "il girotondo" come asilo non era un granchè.

Ma come take away ve lo consiglio.
Simone, minimal 16:30 | commenti: commenti (popup)

Dicembre

lunedì, 11 dicembre 2006 in: scatti, romance, sotto lalbero, esperimenti letterari, fantashopping

La bislacca temperatura che ci infila i cappotti per poi farci sudare nelle mani guantate non mi fa dimenticare che siamo a Dicembre.

E tutto sembra neve, perfino i petali che riscopro ogni mattina al bordo della macchina.
Assenza ingiustificata della brina, quella che dovevo grattare via se volevo vederci qualcosa, dal vetro.
Ma Dicembre è unico, stavolta.

E' un mese candito (anche nell'era in cui i canditi - è fatto nazionale - non piacciono più a nessuno); E' un mese croccante di zucchero e macchiato di vaniglia sui vestiti.
E' un mese di scoperte, un mese fatto di piccole cose.

Piccole come i biscotti dell'esselunga, ma dalla forma Plasmon; con il bambino sul cartone azzurro della confezione)

Piccole come le luci di natale, bianche (e fashion), che danzano sul nostro letto, poggiate al pannello rosso.

Piccole come una gatta (chenonèunagatta) (invece si) che stranamente si finge accomodante e soffice ogni giorno che passa, complice il timore che Gatto Natale (il babbo natale dei gatti, si sa) si rifiuti di portargli il tonno pinne gialle da 18 chili che ha chiesto nella letterina.

Piccole come il nostro primo albero. Quello verde, quello vero, quello che buca e dai chiapponi pesanti pure lui.
Quello che ci vorrebbe la moquette come da bimbi per riempirlo di palline colorate e fasciarlo nel suo abito di luci.

Insomma una roba che a dirlo ci vuole una parola sola: Natale.

Tempo di neve e di Romeo And Juliet, all'IKEA.
Tempo di scaldasonno e avventure mysteriose che poi ci sognamo un'isola deserta con casa figa e maggiordomi mysteriosi.

Tempo di sospirare che un passo e poi siamo a Gennaio. E Gennaio e Maggio sono non dico fratelli, ma cugini si.

E insomma un dicembre che non conosco. Io, quel freddo pessimista di sempre, che rideva alla conversione di scrooge (quel vecchio sentimentale finirà in rovina per colpa di un ridicolo bambino zoppo, che delusione!), che insomma a Natale bisogna divertirsi a tutti i costi e quindi non ci si diverte mai.

Un dicembre coi piedini. Balzato all'improvviso da sotto un cappellino bianco.

salto sulla prima altalena e sorrido.

Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (popup)

Il ciclo della vita

martedì, 05 dicembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari

Seduto sulla sbarra, mentre il treno passa.

E fisso in ogni finestrino, cercando lo sguardo, cercando anche solo un contorno, una linea.

E fisso i binari che si allontanano.

E mentre tutto scorre, mentre l'inverno resta caldo e le luci di natale si accendono lungo le vie del centro, resto in attesa.

Attesa che il treno torni.

Attesa di fissare ogni finestrino, ritrovando anche solo una linea, un contorno, cercando lo sguardo.

Attesa dei binari che ritornano.

Ritornano sempre. Come i libri.

Simone, minimal 11:11 | commenti: commenti (popup)

La cura del tempo

mercoledì, 29 novembre 2006 in: romance, casini di casa
Sono le dieci e diciotto.
Capisco che sono adulto e vaccinato quando mi sveglio senza l'artiglio acustico della cubica gialla.

Apro gli occhi e non è un caso, non è stato un lontano rumore a tirarmi via le lenzuola.
Semplicemente sono riposato. E posso alzarmi.

Mi sveglio con tutto il tempo necessario per farmi la barba , per vestirmi con calma, senza infilare i mocassini dentro i pantaloni (mai successo in realtà, non ho mocassini); avrei avuto anche dieci minuti buoni per fare colazione.
Da bravo adulto avrei scelto il tiggì.

E adesso sono qui, seduto sulla sghemba poltroncina da lavoro in petrolio-catrame-piume di lontra-petrolio a scrivere di una normale mattinata, senza darkness dreams notturni.

Devo il risveglio perfetto alla serata meravigliosa.
Non so quanto ero vestito, dopo un pomeriggio di relax sotto le coperte; entrando in cucina (dopo i lavori di questi giorni fa più luce dello stadio Artemio Franchi, complice la mia ironia che da oltre un anno canzona mio padre e le lampade a risparmio energetico da 20watt. Adesso ci vogliono gli occhiali da sole. Di notte) mi ritrovo a volerla a luci basse.
Tecnicamente "lume di candela"

La nostra cena, talmente semplice da risultare perfetta, era incorniciata da tre candele che bruciavano sopra un piattino da dolce.
Ho resistito molto alla tentazione naturale di intaccarle fino a farle capitolare sulla tovaglia.
Sono adulto, non si fa.

Il tragitto tavolo da cucina letto non è mai stato così breve.
Ci siamo ritrovati sotto il piumone ancora. Luci di candela e qualche sottofondo, come quell'algido Black Dhalia in sottofondo al pomeriggio, di cui ricordo forse il motivetto iniziale.

Un lungo tuffo. Ma non gelido, non alto, niente mare burrascoso.
Tutto il resto era soltanto sfondo. E mentre fissavo l'unica cosa che è a colori, mentre il resto è in bianco e nero, chiudevo gli occhi e mi addormentavo.

Mattina, ore 9:20 apro gli occhi e tutto il sottile piacere di starti accanto è riposto sotto queste lenzuola.
apro gli occhi e rifletto per un lungo istante sulla cura del tempo. Non esiste rimedio migliore contro incubi, mal di testa, nervi a fior di pelle.
apro gli occhi e vado a lavoro.

mi volto e ti vedo, nascosta bene dal copripiumino. E sorrido.
Simone, minimal 10:32 | commenti: commenti (popup)

agua

martedì, 21 novembre 2006 in: musicalmente, romance, esperimenti letterari
Mi sveglio al di là della finestra.
lungo la strada, nel bordo tra il marciapiede e l'asfalto.

E piove sui vestiti sbagliati, quelli nati apposta per le giornate di sole d'inverno.
A loro non piace.

E piove sui miei capelli, ma soprattutto sul viso, scorrono gocce ai lati delle guance.
Ancora non mi sono svegliato del tutto. E questa doccia fredda mi sveglia male.

E poi il vetro della macchina. ma non è la stessa cosa.

Al di qua della finestra è tutto bello: l'inverno e la neve; l'autunno e la pioggia; Sono caldi, sono belli, sono silenziosi.
Fissi scendere la neve (anche finta, anche di sapone) e intanto aloni di vapore si disegnano sul vetro, a tempo con il respiro.
(acceso/ spento o soffuso, come il battito del cuore o come il respiro. Grande insegnamento. Semplice, come tutte le intuizioni di genio)
Al di qua del vetro è tutto splendido.

Al di qua del vetro della macchina, mentre si raggelano (fingendo di asciugarsi) le gocce pesanti su capelli e cappotto, l'unica cosa che si nota è il tempo sospeso, dilatato dalla fretta, dai clacson, e dall'inesorabile tuttofermo delle code di pioggia.

E ai lati della strada gradirei anche il tappeto di foglie secche incollate all'asfalto. Invece sono occupate da altre auto, ferme, in movimento (ma ferme).

Al di qua della finestra si fanno discorsi. Si parla si discute. E tutto gratifica, anche le piccole cose (soprattutto le piccole cose, le cose piccine).

Tutto questo non era in palinsesto, stamani.
Solo dozzinali parlottii con gente che usa le parole per lavoro. E non scrive.

Resisto molto, quindi. Fino alle 10:30.
Poi non ce la faccio più e Ti chiamo.

Al di là della finestra - Al di qua della finestra.
Attesa.

Ti svegli molti squilli più tardi.
E ancora piove.

Ma nel preciso istante in cui sollevi la cornetti, nel medesimo istante in cui il suono della Tua voce si propaga, fisso la pioggia e sorrido: sono di nuovo al di qua del vetro.
E tutta quest'acqua è una maledetta figata.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti darìa la vida,
si
confundo tu sonrisa
por camelo si me miras.
Razòn y
piel, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti mi perderia,
si
confundo tus caricias
por camelo si me mimas.
Pasiòn y
ley, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema…

Cuando uno tiene sed
Pero el agua no està cerca,
cuando uno quiere beber
pero el agua no està cerca.

Què hacer, tù lo sabes,
conservar la distancia,
renunciar a lo natural,
y dejar que el agua corra.

Còmo quieres ser mi amiga
cuando esta carta
recibas,
un mensaje hay entre lìneas,
còmo quieres ser
mi amiga
Simone, minimal 18:32 | commenti: commenti (popup)

Fuoco

domenica, 19 novembre 2006 in: romance, astruse astrazioni
Da subito, fin dalla mia prima pipa,
la maggiore difficoltà è sempre stata tenere accesa la fiamma.
O meglio, tenere acceso il tabacco.

Ma non vorrei cominciare da metà.

Fin da piccolo ero inesorabilmente attirato dal fuoco, da ciò che lo genera.
Non dalla smania di generarlo grande e alto nelle foreste e nei parchi naturali, di talchè risulto membro esterno della setta dei piromani.

Semplicemente scuotevo la legna nel camino, la giravo e vedevo le scintille scoppiettare, magari alzarsi alte e vivide; oppure spegnersi in un alone di fumo, con coro di bestemmie di mio padre che già c'aveva pronte le salsicce e la brace stava andando ai maiali (anzi, "non" stava andando ai maiali).

Poi appunto negli anni venne la pipa, che si spegne spesso ma non è mai un problema, è uno scotto piccolo del mio usare tabacco aromatico. Più umido del normale.

Infine le candele.

Le candele hanno due componenti di gioco: la fiamma e la cera.
Ora, mentre la fiamma della candela mi riesce tenerla su anche per un'ora buona, con la cera i problemi sono molti.
La spargo, la rovescio, ci glasso la roba.
Spesso causando disagio nei preesenti che mi credevano uno ammodo.

La cera e le candele più son grosse più fanno troiaio in mano mia.
La candela che arde felice in alto, sulla sinistra, davanti allo sguardo curiosamente sornione della mia orsetta norvegeeese oggi ha rischiato più di una volta di sciogliersi sul vellutino del tavolo.

Ce l'ho messa tutta ma è ancora in piedi. Entro sera, vi garantisco, collasserà sul letto.

Di tutte le fiamme, dalla mia prima infanzia alla mia moderna molestia, l'unica che riesco a tener su, regolare e costante da quasi dieci mesi, sei Tu.

Ti stuzzico di continuo a dire il vero, roba che la brace era bell'è giocata ai tempi.
TI accendo e ti aspiro, il tuo essere così, il tuo fissarmi e imbarazzarmi, il tuo sonno di intere giornate.
Sei la mia cera, il mio piccolo fuoco segreto,
il mio fiammifero personale.
Guardarti curiosamente sornione mentre agiti i piedini in aria, sul letto, scivolando pagine di riviste, in cerca di hotel norvegesi.

La mia Fiamma.

E bruci.

E brucio
Simone, minimal 22:00 | commenti: commenti (popup)

Di me in tre atti (con prologo)(ed epilogo in corsivo)

mercoledì, 15 novembre 2006 in: romance, per una sberla di libri
Prologo:
Ci sono cascato.
Intendo nella trappola del libro scritto bene. E parlo di Nick Hornby.

Mi ha fregato la copertina miniimalista, il prezzo adeguato, l'ironia e la assenza di pretese in merito ad una trama avvincente.

Ero entrato con l'idea di un libro che mi catturasse ma non fosse un romanzo. E ci ho preso in pieno.
Certo, avrei potuto essere più accorto. Più radical-chic di così. Potevo scegliere "Io sono un gatto" di quell'autoree giapponese, scritto nel 1905.
Effettivamente avrei fatto un figurone.

Invece no ed ora eccomi qui.

Con tre cose che devo segnarmi e venire a rileggere nei momenti luminosi. (bui credo ce ne saranno pochi, al massimo lici soffuse, ma sono comunque un buon compromesso)

1) Ora mi sento intrappolato in qualcosa tipo: ogni parola, ogni frase che scrivo è una sottile citazione al libro letto. E comunque imito pericolosamente e male il modo di scrivere di quel tomo.
Uno passa una vita a cercare e credere di essere originale e poi invece è tutta una bolla di sapone. Il segreto è letture intelligenti scritte male.
(ogni volta il segreto lo affino, questa è un'ottima incarnazione)
Il vernacoliere è intelligente ma non scriverei mai in vernacolo livornese.

Altrimenti libriminchia. Mica mi viene la tentazione di scrivere un giallo o un thriller solo perchè leggo roba inglese con la copertina pesante e la recensione di Dan Brown in culo al volumone, giusto?

E' una dannazione sottile, la stessa che oggi mi ha riportato alla Melbook Store d Firenze per prenderne un altro. AHHHHH

E invece si. Una vita da lettore. Tra l'altro qui si sfora veramente nel pericoloso: non solo compro un secondo libro di un autore che mi piace, ma addirittura prendo l'ultimo volume, così da fare il disinnvolto modaiolo nelle occasioni mondane.

<<ho appena finito l'ultimo Faletti e guarda, te lo consiglio>> (risposta infida che da un lato nega la deficienza di Faletti dopo il primo libro e dall'altro rivela che la tua passione per le librerie si limita al primo tratto, quello delle "novità" accaatastate subito accanto alle casse)

<<io invece ho letto l'ultimo Hornby, sai quello di febbre a 90°..>> (che invece rivela una lettura solida, ma ugualmete legata alla smania di leggere qualcosa che gli altri ancora non hanno letto, di poter dire per primo la tua senza timore di venire smentito)(capite il pericolo?)

2) Sono dannatamente seriale. Cioè io comincio una cosa con un entusiasmo veramente pernicioso. E per non sbagliare finisco col leggere tutto lo scibile sull'autore in questione.
Il che è orribile se penso che di calcio non mi frega nulla, non me ne è mai fregato nulla.

Invece adesso inaugurerò con lancio di chinotto il piano libreria dedicato a Nick Hornby.

Quando c'è qualcsa di nuovo vogio sapere ogni dettaglio. Questo fa di me un soggetto pericoloso. Assimilo, ma dubito di saper veramente rielaborare.
E conseguentemente sono una voce autorevole del coro che però canta completamente fuori tempo.

Nick Hornby scrive da anni e io lo leggo solo adesso. Figo sarebbe averlo scoperto su una qualche mensola di un sobborgo di Londra alle sue prime stampe.
Magnifico sarebbe stato leggerlo in lingua originale e tenere banco alle cene preparando gli italici all'evento della stagione: <<Quell'Hornby sarà una bomba, ve lo dico io..>>

Leggere Hornby adesso è come arraparsi su certi passi del Decamerone. (lo vedete?? questo non lo volevo diree e invece.. no davvero, mi ci vorranno mesi di Dylan Dog scadenti per riprendermi e riprendere in mano le parole come le voglio usare veramente)

3) Tutta questa fissa oltretutto è perrniciosa e mi porta ad essere diverso in ogni cosa. Mesi fa non indossavo mai la cravatta. Mi si diceva che andare a studio in jeans e maglione non era proprio l'ideale.
Ma me ne fregavo.
Semplicemente non faceva per me.

Questa mattina sono uscito di casa, da Ferrara e mi sono stretto la sciarpa attorno al collo. Non per il freddo (o non solo).
Per sentire qualcosa che mi stringe in modo vagamente simile.

Questo è grave. E' sintomo di qualcosa. Quando vai su un sito di nodi alla cravatta e lo metti tra i preferiti vuol dire che ti sei brindato il cervello con dello stravecchio annacquato.

Che vita di stenti e privazioni.

Se è questo quel che sono, beh allora sono un bluff: non so scrivere veramente, sono una arrangiatura di libri. E quando rileggerò questo post mi sentirò soddisfatto perchè è venuto esattamente come lo volevo.
Caotico e poco funzionale.

Parla di me ma con una voce che non riconosco. Non è molesto, non è poetico, non è incisivo.
Ma è quello che volevo scrivere.

Per tutto il resto, per ogni momento in cui io sono io e non questa rilettura di pagine già stampate, il blog non serve.
Incido su ben altri supporti.

La carne, il profumo, Un bacio, un letto grande che occupiamo sempre e rigorosamente a metà.
E non scriverò mai abbastanza quanto sia dannatamente perfetto tutto questo "me e te".

Posso sottolineare frasi di libri celebri ma saranno belle in quanto tali. Per questee descrizioni dei nostri attimi preferisco scrivere male, balbettare parole, fingere di non sapere la grammatica e ignorare le basi dell'analisi logica.
Ma essere ogni giorno me stesso.
Simone, minimal 13:08 | commenti: commenti (1)(popup)

-1

giovedì, 26 ottobre 2006 in: scatti, romance
Manco a dirlo che mi ritrovo seduto, incapace di adeguarmi ad un letto vuoto, fissando il monitor per troppo, lungo tempo.

Questo unico sole in camera, privata senza senso da altre fonti di luce, mi trattiene sveglio e vigile.

In attesa.

In attesa di un volo, forse.

Migrare verso questa luna quadra fissandone i distorti contorni dal cuscino mi riporta come sempre tra le pagine chiare di questi ultimi mesi.

Quasi non mi ricordo. Quanto tempo?
Perchè si deve, si richiede sempre il bisogno di contare? Il vero fascino dela matematica non risiede nella precisa pochezza di una addizione;
piuttosto si annida tra le segrete virgole, le cose non dette o appena accennate.
O magari ha ragione Smilla: il senso di mancanza, il desiderio, dato dai numeri negativi.

Ne scriverei in dettaglio, ci rifletterei tuttanotte, cercando di tradurre in sensazioni l'algebra e in decisioni la geometria.
Consumando prese di tabacco dal delicato contorno di vaniglia.

Ma la mia condizione di mancanza, di desiderio contagia anche queste mura.

Le fisso e ricordo esattamente il punto del tavolo in cui ho poggiato l'anello, quella sera di un inverno passato: mi scivolava di continuo per il freddo mentre scrivevo frenetico le lettere di un'altra tastiera.

E pensare. vedi il quanto? il quanto non ha senso. Ha senso il quando, magari. Il dove, il come.
Certo se lo puoi spiegare.

Si può spiegare il miracolo di due sconosciuti innamorati in tre giorni?

Non credo. Neanche la matematica potrebbe, finendo per inalzare ascissa e coordinata verso sottili angoli di piani infiniti.

Fisso tutto questo e una sola cosa resta: un letto vuoto e la mancanza.

E' tempo di volare verso la vera luce.

Simone, minimal 01:05 | commenti: commenti (popup)

ventidue

domenica, 22 ottobre 2006 in: scatti, romance, il grande giorno
è un po' come alzarsi presto al mattino e invece scoprire  che sono le due e mezzo.
del pomeriggio.

è un po' come restare tra le coperte al caldo, consapevoli della voglia di uscire. Restare sospesi tra una lunga giornata dentro al letto o una breve, fugace e intensa visita fuori dal nostro mondo.

è un po' ricordarsi di TIrrenia, di com'era quando la passeggiavo sempre tenuto per mano e avevo quattro anni.
Me la ricordavo lucente e vitale, un po' come Marina era silenziosa e profonda.

stupisce come addormentarsi nella scena più movimentata di Miami Vice, complici gli antibiotici, ma anche complice la noia di vedere un film da solo.

attraversa tutta una giornata come una nuvola di vento e sole, nel clima perfetto di Firenze, quando la città si fa sentire, ti ricorda che lei è li e non la si può ignorare solo perchè ci si vive.
Si deve fare i conti con le sue immagini, con la sua impetuosa presenza.
E vince, c'è poco da compattere.

ti resta nel cuore come ogni metro di strada fatta l'ultima volta a luglio. quando eravamo colmi di pensieri confusi e ancora poche concretezze; tranne una, tranne quella:

"mi sposi?"

"ti sposo"


Ti resta tutto dentro, ti piace da morire il solo pensiero e trascina via gli eventi. Mentre ci svegliamo coperti di lana e da una giostra di riviste di case, piene di cerchi blu, pronti a vederne e vederle.

Come per tutto anche questo è straordinariamente semplice. Il biscotto era già fatto.
Il genio sta nel glassarlo.

E la perfezione di vedere la nostra Data confermata su quell'agenda della chiesa è la glassatura che mancava.
Credo che in tutto ci sia una fiaba.

Le fiabe sono intrecci di magici eventi a cui diamo la fiducia concessa ai sogni.
Salvo restarne sempre ogni volta stupiti quando scopriamo che "E' tutto vero"

Lo dico da mesi. I sogni danno meno soddisfazioni di questa perfetta realtà.

(buon riposo, piccola mia..)


Al troiaio, quello vero, ci penso io.
E' il mio turno, se non erro.

Simone, minimal 19:00 | commenti: commenti (popup)

Solo un altro post (acoustic)

giovedì, 12 ottobre 2006 in: scatti, musicalmente, romance
 ..Does anybody want to take me on
..Does anybody want to hear the things i have to say
..I fear today
    ..Does anybody want to see me cry
..If i'm the only one i'd rather die


Mi sorride pensarci nel mese delle foglie cadute, a camminare tra le vie del centro.
Confusi nella folla saremo solo un numero, un microcosmo racchiuso tra due cappotti e un ombrello, quando i tavolini scoperti dei ristoranti si scopriranno rigati d'acqua e di pioggia.

Saremo uguali ad ogni altra coppia, ogni altra copia di questo astratto essere chiamato "famiglia".
Avremo i nostri sorrisi e i nostri pensieri tristi.
Terremo nelle tasche le isolate paure e consoleremo la nostra malinconia a lunghi sorsi di affetto e carezze.
 
Saremo capaci di essere ancora noi stessi.
Con l'aria vagamente superiore, soddisfatti dentro ad ogni vestito, appagati nel giro di note di ogni canzone, rilassati nelle frasi trascritte e sottolineate di vivaci racconti d'intelletto.

Saremo questo e mentre tutto starà fissando se stesso, saremo ancora capaci di sorridere per il conformismo delle scelte degli altri. Complici nel saper scegliere, per primi, lo stesso simpatico conformismo.

Saremo silenziosi nelle grosse chiacchere e parleremo a sfinimento nei piccoli discorsi dal significato troppo profondo per esserci.

E non perderemo di vista niente, così come niente vorrà perderci di vista.

Forse saremo invidiati. E magari invidieremo.
..Does anybody want to see me smile
..Does anybody want to open up and see what's vile
..Sometimes its like it's said
..Sometimes it's throw away

Poi, tornati dal lungo giro, allo spegnersi delicato delle luci celesti, riposeremo gli occhi sui primi striscioni di natale. Ci siederemo sul letto e mi chiederai di non buttarti "giù".
Ma sai che lo farò comunque.
Pronto a raccogliere i tuoi capelli un attimo prima del loro caldo atterraggio tra le piume del cuscino.
Pronto a raccogliere il tuo respiro e spingerlo tra i miei prima di farlo ricadere nel tuo cuore.

E saremo una cosa sola.

Forse banali e distratti, e magari privi del fascino di chi cicaleggia con l'interesse comune e fa dell'impatto visivo il suo marchio di fabbrica.

Forse così, semplicemente innamorati da non suscitare che sguardi perforanti di gente interessata alla vetrina alle nostre spalle.

Si, senza dubbio saremo così.
Così, alla fine, non credo vi sia nessuno che abbia la voglia di ascoltare quanto sto dicendo, che non sia Tu.


..Thoughtless baby
..I'd rather live
Simone, minimal 00:58 | commenti: commenti (popup)

Del bucato e del Palio. Forse proprio in quest'ordine..

lunedì, 25 settembre 2006 in: scatti, romance, esperimenti letterari, valigie in tasca
Cosa vedete?

Vediamo Una città. Antica. Alte mura e una torre che dice ci fanno il palio attorno.

No, non attorno. Di fronte. Sul tufo.

Tufo? Che roba è?

Un terriccio per non far scivolare i cavalli.

Cavalli? Ci corrono i cavalli?

Si. Questo vedete, dunque.

Perchè, tu che ci vedi?

Io la guardo e vedo passi silenziosi, per le strade in salita e il cuore emozionato.
La guardo e vedo il bucato steso. Sono anni che non si vede.
La guardo e vedo il silenzio della vera quiete. Quella che magari cerchi tutta una vita e ti passa sotto il naso mentre sei stressato e incavolato perchè magari non la trovi.
La guardo e vedo tutto in prospettiva. Come la prospettiva di viverci, tanto da pensare che il motorino non lo saprei mandare, tra quelle strade strette.
La guardo e vedo le travi nelle case che sbirciamo sempre.

Ah.

Oh, io la vedo così.

E il palio? La torre? il Tu..terriccio?

Si ci sono anche quelli. Ma sono minuti in una vita di anni. Non trovate?
Simone, minimal 20:36 | commenti: commenti (2)(popup)

Non è un giorno delizioso?

domenica, 24 settembre 2006 in: scatti, musicalmente, romance, fiorentinismi
Passeggiare un sabato pomeriggio per il centro.

Senza pretese di vedere, di viaggiare, di crescerci tra quelle mura.

Senza alcun desiderio di niente che non sia il passeggiare stesso.

Vita di un sabato qualunque, quando anche entrare in un negozio e trovare il "cappotto di Ottobre" rende tutti e due più molesti e felici.

Vita di un sabato saltellando da un locale all'altro, magari con uno sguardo imprescindibile a quel duomo Duomo, che ci guarda silenzioso, calpestato dal turismo settembrino.

Riprendersi semplicemente i nostri spazi, gli spazi di un NoiDue un po' separato questa settimana.

Distesi su questo letto ad ascoltare Diana Krall, per esempio.

Distesa a leggere "Il Profumo", magari immaginando la controparte cinematografica di quelle pagine.

Oppure con la borsa a tracolla e destinazione Siena.

Senza pretesa alcuna che non sia la mia mano nella tua. la tua nella mia.

Isn't this a lovely day
To be caught in the rain?
You were going on your way
Now you've got to remain


Let the rain pitter patter

But it really doesn't matter
If the skies are gray
As long as I can be with you
As long as I can be with you
As long as I can be with you
It's a lovely day
Simone, minimal 16:16 | commenti: commenti (popup)

Mi guardi, Ti guardo.

giovedì, 21 settembre 2006 in: scatti, romance, valigie in tasca
Il tema è la partenza.

quella partenza con pochi bagagli, quella per lavoro, quella che non avrà foto al suo ritorno per i bei momenti.

il tema è la partenza.

quella partenza che non vedi l'ora di essere di nuovo al ritorno, col tema del ritono che mette allegria e progetti nella testa.

dovremmo insegnare ai treni a mettere le ali.

dovremmo imporre alle stazioni a togliere i binari.

dovremmo progettare solo partenze assieme.

non guardarmi così.
Simone, minimal 18:50 | commenti: commenti (popup)

Storie di giornate semplici

mercoledì, 13 settembre 2006 in: romance, esperimenti letterari

C'era una volta una giornata semplice.

si svegliava la mattina alle nove. Niente colazione se non nel bar sotto l'ufficio.
alle una o quasi usciva dal lavoro per andare in palestra.

pranzo per modo di dire e poi di nuovo lavoro, fino alle sette di sera.
usciva e tornava a casa/tornava in palestra.

c'era una volta una giornata semplice. sdraiata nel sanarium (ibrido di una sauna, sdegnato da tutti perchè, appunto, sauna non era) si dettava pensieri.
A volte li incideva. supporti virtuali di questa giornata semplice.

C'è questa volta una Giornata Semplice.
Da ricordarla quando Semplice sembrerà Banale.
Da ricordarla quando Semplice sembrerà Normale.

Me la ricordo Semplice come Felice.

Questa Giornata Semplice si alza se suona la sveglia.
Si alza a metà, solo il busto si issa sul bordo del cuscino.
Il lato del letto giusto per alzarsi è a sinistra. La Giornata Semplice si piega a destra e guarda la Semplice Metà.
Sorride. la giornata semplice non sorrideva. La Giornata Semplice sorride.
Come una piccola magia la Metà apre gli occhi. socchiude un attimo. e sorride.

La Giornata Semplice bacia con trasporto ogni suo inizio di giornata.
Si veste in silenzio per non far troppo rumore, salvo poi sbattere la porta a vetri - puntualmente ci ricade dimenticandosi - e va in cucina.

A volte non mangia, si limita ad un veloce caffè.
Se mangia la Giornata Semplice si siede con la sua Metà, rubata al sonno per pochi passi: brioche (salvo scoprire che è rimasta solo la scatola vuota), marmellata, yoghurt, caffè, latte.

Bacio prima di ogni pasto. La Giornata Semplice vive di semplici riti.

Esce e va a lavoro. Si siede e pensa a Lei e scrive. Ne esce la strana storia di una vecchia polverosa giornata semplice, che si sentiva a posto anche quando era solo una giornata semplicemente triste.

Per cui, scrivendone, sente l'abisso tra l'allora e l'adesso. La Giornata Semplice si sofferma, le dita sui tasti caldi, e sorride. Ripensa all'ultimo bacio della mattinata.
E sorride.

L'orologio muto gli comunica che è già ora di tornare a casa. La Giornata Semplice riparte e riarriva. Entra in casa con aspettativa.
E difatti Lei è sdraiata sul letto, la luce accesa dal suo lato, ché le piace prendere il suo posto quando non c'è.
La Metà sorride e bacia. La Giornata Semplice ricambia.
Il Pranzo è presente nella nuova versione di quella sbiadita giornata semplice di fine dicembre.

E c'è pure la palestra, con tanto di sanarium (quello che tutti sdegnavano e sdegnano anche adesso. Ma che la Giornata Semplice continua ad apprezzare). Solo che la Giornata Semplice si sdraia sul lettino e tende la mano al lettino accanto.

la sua Metà la stringe e sorride da sotto il cappuccio.

Questo è quanto: ci sono giornate semplici e Giornate Semplici.
Le prime resteranno impresse come banali giornate semplici.
Le altre saranno dolci routine, forse, conservando intatto quel trasporto e spirito che trattengono in ogni loro quotidiano gesto.

Possiamo porre attenzione alle nostre Giornate Semplici e scoprirle Perfette così.
Poi una mattina come tante, raccontarle.

- C'era una volta una Giornata Semplice.
- Mi piace questa storia, papà.

Simone, minimal 12:08 | commenti: commenti (popup)

Sigilli

domenica, 10 settembre 2006 in: romance, fiorentinismi
E non lo so perchè dice "una ragazza bruna ma carina"

Ma è roba vecchia, eh. Saranno passati quarantanni. Il mito delle ragazze bionde perchè allora mica potevi tingerti a comando.

Oggi che son tutte bionde magari direbbe "una ragazza bionda ma tinta", che ne so?

Forse divago leggermente. Il tema è un'altro. Semplice come quella bottiglia di vino rosso senza etichetta.
Altrettanto buona.

C'è che ci sono giri da finire che uno pensa non si finiranno mai.

Invece metti una serata qualunque, dopo un pomeriggio di allenamento e relax, dopo una cena sana.
Ti ritrovi in centro a pensare: "oddio, finiamo il giro del Duomo?"

Sono passati mesi. Avevo il cappotto di velluto e mettevi la tua mano nella mia tasca.

Quando il freddo ci arrese e ci fece tornare in casa.

E oggi niente freddo a darci contro, ma anzi un piacevole vento dell'ovest, che soffiava gentile come sotto quei cieli stellati dell'isola verde.

E oggi niente chiasso. Solo noi, silenziosi emozionati. Naturale e semplice, un passo davanti all'altro.

Fine del giro.

"simo abbiamo fatto il giro.. adesso?"
"ne faremo altri"

E' un po' chiudere il cerchio su una promessa. C'è, resta ferma, ma ce ne sono altre per il sigillo.

Il sigillo della serata:


"..CON QUESTA MANO IO DISSIPERO’
I TUOI AFFANNI,
IL TUO CALICE NON SARA’ MAI VUOTO
PERCHE’ IO SARO’ IL TUO VINO,
CON QUESTA CANDELA ILLUMINERO’
IL TUO CAMMINO NELLE TENEBRE,
CON QUESTO ANELLO
IO TI CHIEDO DI ESSERE MIA..
"
Simone, minimal 00:17 | commenti: commenti (popup)

Pensiero (continuato) Stupendo

giovedì, 07 settembre 2006 in: romance, esperimenti letterari

Perchè?

perchè cosa, scusa?

In effetti non ne ho idea. Ho un'idea su tante cose e opinioni che esprimo quando mi vengono richieste.

La mattina mi alzo e vengo qui, a sudare perchè l'aria condizionata ce l'abbiamo ma manca la corrente. Riceviamo i clienti al buio perchè non si paga la bolletta.

Roba che se la racconto mica mi credono.

E poi che domanda è scusa?

Quale?

No, dico. Perchè?

Perchè ci sono giornate che vorresti scrivere bene e non ci riesci. Neanche se inforchi la penna stilo con la punta larga, che fa i baffi alle vocali e irrobustisce le consonanti.

E perchè ci sono giornate in cui scrivi bene o pensi sia così. Ma non sai di cosa.
Non hai un programma, non hai niente da dire se non che le cose vanno così, punto. (e poi il punto ce lo metto perdavvero).

Allora perchè?

Non mi stressare. Sai com'è cominciata.

Era Gennaio. Era freddo.
Quel freddo che fa scivolare gli anelli dalle mani;
quel freddo che vorresti la copertina sulle spalle ma la copertina non c'è.
Quel freddo che ti viene voglia di lasciar perdere per oggi, di riposare sotto al piumone;

Ma non si lascia perdere qui.
Qui se c'è qualcosa da dire la si dice.

Era Gennaio.
Stavo fissando il monitor ricordando il freddo della sera prima sulla poltrona girevole blu.
Quella col gas che la fa andare su e giù. E bascula pure.
Uno di questi giorni ci casco, mi dicevo.

Era Gennaio e fissavo il monitor pensando a quello che scrivevo.
Scrivevo ed ero io. Eppure non capivo.

Un Pensiero Stupendo, a pensarci bene.
Ci trovi una stella cadente dentro se lo osservi da vicino.
E le stelle ti scaldano l'anima. Magari gli anelli scivolano, ma l'anima sta calda.
Un ottimo compromesso.

Era Gennaio. E il freddo tornava la sera sulla sedia basculante che un giorno ci cado.
Era Gennaio e avevo ancora l'alberino di natale sulla porta. E parlo del 25 Gennaio.
Uno di quei cosi con le fibre ottiche. Carino percarità. Ma diamine.. il 25 Gennaio..
Non volevamo lasciar andar via il natale.

Il freddo poteva andarsene. Ma il natale se rimaneva ci faceva piacere. Avevamo mangiato bene con lui.

Ma invece il freddo restava e il Natale ci aveva solo lasciato le lucette scivolose sulle punte dell'alberello.

Ma se c'è un pensiero stupendo è bene dirlo. E se a dirlo non ti ascolta nessuno, è bene scriverlo.

Era Gennaio. E siamo a Settembre.

Perchè?

Ora fa caldo e vorremmo che il caldo uscisse e tornasse il freddo.
Non siamo mai contenti.
Invece no. Si cioè il caldo può andarsene e venire il freddo dei cappotti e delle mani strette nelle tasche a pugno mentre tentiamo il giro del Duomo.

Di solito i pensieri vivono di istanti. Anche gli Stupendi.

Di solito.

Il solito per me era il White Russian. E non lo bevo più da quasi 7 mesi.

E sapete una cosa? Non mi manca.

E il solito ora è il Pensiero Stupendo, che dura 24 ore al giorno, che si addormenta sul mio cuscino (perchè il suo è troppo morbido.. o perchè preferisce dormirmi addosso), che mi bacia prima di ogni pranzo ed ogni cena.

Perchè?

Perchè, caro il mio dubbioso, il White Russian sarà anche buono, con quella cremina di panna sopra. Ma son 7 euri per circa 15 minuti di piacere.
E' come se la strega che vive nella casa di marzapane rimpiangesse il suo monolocale di Prato e vivesse di Oro Saiwa.

Simone, minimal 18:07 | commenti: commenti (popup)