una neve che commuove

venerdì, 18 dicembre 2009 in: scatti, romance, sotto lalbero, casini di casa, orsa norvegese
doveva scendere prima o poi,

come una lacrima del mattino, imprigionata da ansie notturne, si libera in messaggi deliranti e misteriosi.

doveva scendere la sera, al termine di una giornata pesante, fisicamente e mentalmente.

doveva scendere leggera, annunciata e non creduta al telefono, di una telefonata infinita in coda dietro centinaia di auto stressate da giornate pesanti.

doveva scendere ed è caduta come solo lei sa fare.
prima un breve sospiro, di quelli che non ci credi e pensi sia il solito miraggio che ogni dicembre fa credere ad un Natale norvegese ed invece si rivela una palla di fango.
poi però, presa la spinta giusta, si allarga la falda e la tesa ne rallenta la discesa, così da ingolfare l'aria e renderla glassa delicata. doveva scendere, come certe lacrime che, altrimenti, se aspetti molto, ti ritrovi i capelli bianchi. ammesso e non concesso di averli già.

fuori tutti (meno la Lory, spavalda a parole ma pavidissima nei fatti e ripescata a grattare la porta di casa.. per rientrarci) a provare il cigolio delle scarpe sul velo di panna che si stendeva in strada, circondati da altri come noi, increduli di fronte a questo piccolo miracolo dicembrino.

Noi siamo gente di città, poco avvezzi a questa caligine delle vette: ci meravigliamo di tutto.
Ed è bellissimo sapersi stupire di pochi tenui palpiti che ricoprono la notte e i nostri sogni.

sogni leggeri, di una notte silenziosa. una Neve che commuove, come da tanto volevo viverla con te.

Oggi posso scriverne e fissarla scendere dalla stessa finestra.

Fissarne la danza, e tu con lei..
Simone, minimal 22:36 | commenti: commenti (popup)

Natale Toscano

Ormai è il ventisette e si può tirare un respiro di sollievo.

anche due.

si perché il Natale Toscano 1.0 (si legge uno-punto-zero tipo le versioni di winamp) è un esperimento riuscito.

non ci ha fermato l'impresa colossale di trasformare il sacchetto di un bidoneaspiratutto in casa nostra, dopo mesi di inedia assoluta in cui anche solo piegare il pigiama era un'impresa eroica festeggiata da scoppi di petardini e urla in sala.

non ci ha fermato la station-wagon dei suoceri, carica a festa di cibi e un masso di 2x2 metri di lastre di polistirolo espanso usato per isolare una intera parete di camera.

non ci ha rallentato la messa in posa del sopracitato polistirolo con solo pochi chilogrammi di silicone, ché poi la camera aveva il profumo di una segheria polacca.

neanche il cano brutto, pronto per scalare la parete con piccozza e occhiali rubati a MI:2 ci ha impedito di arrivare indenni al 24 sera.

24 sera: vigilia di Natale in casa di mia mamma, con duo temibile di vecchine impreviste cui nessuno aveva fatto il regalo (e ci si sentiva tutti degli elfi bastardi perché loro, le dannate anziane, l'avevano fatto a noi!).

cena enorme, cui siamo giunti con solo un'oretta di ritardo causa preparazione dei doni natalizi (che necessitavano cottura a 180°).

cena condita da filmati improvvisati e imbarazzanti, flash impazziti anche quando la stanza era invasa da migliaia di watt di luce alogena al plutonio e grappa di cabernet.

siamo poi sopravvissuti scartando la "messa diabolica di Natale", che comincia il 24 sera verso le 22 e finisce in un giorno imprecisato del 2015. Con sermone di un prete catto-comunista che viene sostituito verso le 24 da una raffica di coteghini e lenticchie bollenti.

per non parlare (ma invece se ne parla) del 25, con pranzo qui a casa nostra (si, la sacca dell'aspiratutto del quarto paragrafo) a piatto unico e cucina tipica trentina, cui ha fatto seguito la scomparsa di suoceri e padri e l'improvvisa desertificazione della zona soggiorno.

festa grande a due, nell'oasi di silenzio che si chiama Animal Crossing, cui tutt'ora siamo fagocitati.

e festa ancor maggiore per tutta la notte con visione di imprecisati potter undicenni (e rancore per il potter adulto e vaccinato che avremmo potuto già vedere se non fosse per la Warner-Stronzi).

ventisei all'insegna dell'allegro fancazzo assoluto, mentre fuori c'era il vento che tirava di sotto gli armadi dalle terrazze (unica volta in cui sono contento di non avercela, la terrazza).

scoperta che il trentuno saremo una marea di gente e nessuno ha prenotato un albergo a ore, sicché gonfieremo anche i canotti per dormire comodi nei nostri dieci metri quadri.

Ora si pensa al pranzo e si tira un respiro di sollievo.

anche due.
Simone, minimal 12:27 | commenti: commenti (popup)

Natale nel sottoscala

domenica, 30 novembre 2008 in: romance, sotto lalbero, casini di casa, lisa dagli occhi bleu
Fedeli alla linea e anzi un po' in ritardo, anche quest'anno ci siamo adoperati alla costruzione dell'albero di Natale.

Alle sette, dopo lo studio pomeridiano e dopo aver masterizzato per tipo la diciassettesima volta un cd di musiche natalizie (che, credo, si smaterializzi subito dopo la befana), abbiamo cominciato le nostre feste di Natale.

Così mentre Maraia Cheri gorgheggiava in un inglese tutto suo (si capisce che erano canzoni natalizie perché una parola su tre era "Christmas"..) abbiamo montato il nostro albero di acciaio e plastica, aprendo ogni rametto metallico per dargli le sembianze di un vero abetino nordico.

Poi, dopo averlo legato bene bene con sette giri di luci, ciascuno con una pallina a testa (totale due; no ma poi se n'è riprese altre..) abbiamo cominciato il vero e proprio addobbo.

Due le novità di quest'anno: la prima è la Guendalina che, al suo primo Natale nel sottoscala, era letteralmente esaltata da questo ben diddio di roba da tirare e tirare e mordere e mordere e.. (non so, qualunque verbo che provochi danni va bene);
La seconda è il posizionamento diabolico del tubone colorato tutto attorno alla cucina, in basso.

Ora la nostra Snaidero sembra più una Toyota Supra. E ogni volta che accendo il gas sento uno strano rombo nei tubi..

Cena con sottofondo Love Actually.

Appeso anche il calendario dell'avvento, stavolta sopra al divano.

E da domani, Countdown.
Simone, minimal 23:46 | commenti: commenti (1)(popup)

Ponti di fine mese

venerdì, 31 ottobre 2008 in: scatti, goliardie, sotto lalbero, casini di casa, valigie in tasca
Gite o gitarelle (non oltre considerate tali) a cavallo tra Ferrara ed una riscoperta Venezia.

Complici impegni goliardici, anche giornalistici, e lauree cinematografiche.

Lunedì siamo partiti in direzione Città delle Biciclette (senza il fumo, quindi non era Amsterdam) per la mia seconda Riunione da Fante e anche per sfruttare la nostra base d'appoggio in direzione Venezia.

Infatti il giorno dopo, con poche ore di sonno sulle spalle, abbiamo preso l'agile regionale per la città lagunosa.

Nel tratto finale il treno ha planato sull'acqua con effetto Miyazaky "Città Incantata" (tanto che Pru adesso sostiene che tutta la Città del film sia ripresa paro paro da Venezia) (e però il Giappone è tutto isolette e fiumi.. non per rovinare l'immagine poeticamente campanilista, ma ne dubito).

Scesi dal treno ci siamo presentati al Ponte Calatrava, il Ponte dello scandalo, quello dove si scivola facilmente.

Già pregustavo risarcimenti in denaro e soggiorni dal Comune di Venezia.

Ma, come al solito, i giornali gonfiano le notizie: per scivolare sul ponte probabilmente si deve prima ungerlo come il pollo fritto e camminarci con le banane ai piedi.

Oh, sarò blasfemo ma a me è piaciuto.

(commento di un amico veneziano: "ma vuoi mettere col Ponte di Rialto?"; si grazie al.. volevo dirgli: "vuoi mettere col Ponte all'indiano di FIrenze?")

Poi, a suon di ponti e pontificazioni sulla vita degli autoctoni, siamo arrivati in Facoltà, giusto in tempo per la..

No, siamo arrivati in ritardo, Rob aveva già l'alloro calato: siamo giunti in tempo per infiltrarci nella foto finale.

E poi siamo anche giunti in tempo per il rinfresco. Bellissimo posto, tanto che pochi metri più giù ci stavano girando un film con la Gaia de Laurentiis.
(lo so, non fa molto curriculum. ma questo c'era..)

Ho sfogliato la tesi su Pupi Avati animato da sincero interesse.

Dopo le due ci siamo congedati per ritornare al treno di corsa, passando per tutti i punti di interesse di un ipotetico navigatore satellitare.

Ponti, Ponti, Ponti, Ponti.

E tanti negozi artistici (in proposito, dall'ultima volta Venezia è migliorata di qualità)
(anche vero che l'ultima volta avevo forse dieci anni)

Abbiamo litigato con il controllore (ti pareva) e preso il treno successivo.

A Ferrara pioveva sotto i portici di Mc Donald's; così abiamo fatto ritorno alla nostra dimora pelosa, fatta di gatti e calzini.

Oggi è il trentuno e dovremmo metterci le maschere di paiura per carpire i dolcetti dai vicini.
Io mi accontenterei di costringerli a risistemare l'antenna, ché si vede solo Boing ormai.
E la Talpa.

(in proposito è imbarazzante non capire in alcun modo i meccanismi di quel gioco..)

Oggi è il trentuno. Finalmente comincia a fare freddo.

Da sopra l'armadio sbuca il sintetico abetino verde. E ammicca.

Dai, tra poco ti si fa scendere.
Simone, minimal 11:15 | commenti: commenti (1)(popup)

Di Ieri e Di Oggi

sabato, 29 dicembre 2007 in: scatti, romance, sotto lalbero, astruse astrazioni
Nelle sere di soggiorno trentino vedevamo filmati di cene natalizie degli anni 80.

Negli anni 80 la tivvù festeggiava il nuovo anno con il discosamba e con gli spallini dei tailleur di cotonatissime ballerine.

Negli anni 80 c'era già Raf che pensava a cosa ne sarebbe restato.

C'era il tartufone motta di cui ricordo ancora la sigla e il povero cristo a cui lo scippavano regolarmente.

C'era quel brav'uomo dei biscotti Bistefani, che non era babbo natale, però ci somigliava parecchio.

C'era il vero Babbo Natale pianista che cantava la sigla del Pandoro Bauli.

E c'erano le tavole imbandite attorno a cui si sedevano decine di parenti/amici a festeggiare.

Oggi sto lottando da due ore per riprogrammare il navigatore.
La voce orrenda epperò alcune volte utile non si sente più e tutte le volte che lo connetto al pc mi dice che questa connessione non s'ha da fare.

Negli anni 80 c'erano le guide del touring: se le sapevi leggere bene, altrimenti andava avanti uno e gli altri lo seguivano.
Al massimo si abbassava il finestrino e si chiedeva.

Oggi nessuno sa più neanche dove abita: c'è il navigatore.
Io non sto in via taldeitali. Sto a Casamia. E' tra i preferiti.
Ci clicco, ci vado.

Dietro casa mia c'è piazza del mercato?
Non ne ho idea: fammi vedere tra i punti di interesse.

Andiamo al cinema?
eh.
Ok a quale?
al più vicino.
perfetto. quale?
aspetta che vedo sul navigatore.
ce n'è uno a 1km.
fico.
andiamo.

I parenti degli anni 80 con le spalline sovrastimate non avevano il telefonino.

In una ripresa si vedeva chiaramente una tizia cotonatissima con la mano vicino all'orecchio: è al cellulare.
No. E' impossibile.
Infatti si sta riaggiustando un orecchino delle dimensioni di un limone.

Oggi non si portano orecchini perché impedirebbero di parlare al telefonino.

In compenso abbiamo le fotocamere digitali.
Scattiamo, guardiamo.
Fa sempre schifo, ma perlomeno si sa e ce ne facciamo una ragione.

Ieri abbiamo mangiato ostriche, aperte con un coltello da ostriche, tenute ferme con un guanto da ostriche.
Poi abbiamo scartato un pecorino tartufato che lévati.

Negli anni 80 il Brie si chiamava camoscio d'oro e la buccia bianca la si credeva cattiva.

Difficile fare un paragone serio. Difficile.

Simone, minimal 15:38 | commenti: commenti (4)(popup)

il natalone

giovedì, 27 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Niente piagnistei: sui monti non c'è la connessione, quindi niente post natalizi, prenatalizi, postnatalizi.
Anche per questo ho insistito nel fare l'albero a Novembre.

Ricapitolando, sabato siamo partiti per i monti, dai suoceri, per festeggiare il Natale sulla neve.
La neve all'ultimo non è potuta venire, ci ha mandato al massimo un sms.
Pazienza, tanto ormai la conosco: parlaparla e poi..

In compenso abbiamo visto i veri mercatini di natale, che non so quali avete visto voi ma i nostri sono meglio a Prescindere.
Pure a Bolzano e a Trento però non erano male.
A Trento sono tutti trentini, mangiano uno stinco di maiale che lévati, bevono birra Forst nelle birrerie Forst (guai a chiedergli una Nastro Azzurro, ti spediscono a pedate in America) e hanno negozi di casalinghi della Madonna.

Difatti, ad uno di questi (per l'appunto "casalinghi della Madonna: tutto per la vostra umile stalla") ci eravamo imbambolati dietro a insalatiere a forma di pallone d'oro e calici dalla forma missilistica.

I mercatini di Trento sono tutti trentini, con tanto miele, tanti wurstel e tanti crauti (non necessariamente, ma anche, in quest'ordine).

Abbiamo scoperto che in montagna esistono befane moleste, che se gli tocchi il braccio si mettono ad urlare con gli occhi rossi agitando la ramazza.
Tranquilli, non ho scippato nessuno: diamine, siamo a Natale!

Poi ho fatto la polenta col formaggio, che, caso strano, i Trentini non mangiano.
Tutte quelle baite in val badia mi hanno preso per il culo nei miei anni migliori, bastardi.

Vabbé, occorre visitare l'altra faccia della medaglia.

Bolzano non è trentina e ci abitano i crucchi. E' tipo un'enorme puntata di Tempesta d'Amore, che io ovviamente fingo solamente di conoscere.
C'è un enorme parcheggio sotterraneo, a più livelli e stanze segrete: sembra un livello di Doom (questa l'ho scritta perché non si dica che non ho giocato mai col pc.. ).

Purtroppo mercatini chiusi perché i crucchi erano troppo impegnati a bere come spugne in una stradina stretta, tra banchi di peperoncini dolomitici e olive della valdiNon.

In compenso regali inattesi, come il mitico aspirapolverino di Alessi che ogni essere vivente vorrebbe almeno una volta nella vita accendere, o il leggendario Zelten, dolce per il quale il caro suocero ha sguinzagliato perfino le spie russe, in cerca di una pasticceria aperta.

Ma come dimenticare la spasmodica ricerca della tovaglia di Natale, che a momenti ci faceva perdere anche la giornata del venticinque (epperò per la befana vedevi che ricami!).

Non manca la tappa obbligatoria al negozio cinquepianidipresepiinlegno, dove Gesù è quotato un millino e (sorpresa!) il bue sta sui millecinque.
La carne costa cara, il pesce si regala.

Occhei, per il "prenatal" (che ha tanti significati, ma lasciamogli quello di prima del natale, per ora) siamo a posto.

Poi c'è stato il ventiquattro, con una cena pantagruelica, a metà strada tra il trentino (con un capriolo che diceva mangiaBambimangiaBambi) e il pugliese.
Dopo, per giungere svegli e saggi alla mezzanotte, visione di Pru formato tascabile che si incazza (sacrosanto) per quella befana bastarda che gli aveva portato il carbone.
Pure dolce, ma sempre carbone.
Pru però si è anche scusata per aver pensato male della befana (che gli accidenti ad una con le scarpe rotte e uno scialle di quarta mano è un po' sparare alla croce rossa).

Mezzanotte: scartare montagna di regali, set di pentole di Alessi (mica fuffa!) completi di vestiti, pigiami e libri di ricette veloci, scìc e da cambusa.
Delirio di carta da regalo ovunque.

Nanna.

Il venticinque verso le dieci trovo un post.it stellare sull'armadio che mi augura buon natale.
Doccia, barba e vestiti da inaugurare (sia mai che tenga vestiti nuovi.. non scherziamo!)

Pranzo enorme, con un capretto che dice tantoBambiémorta, mangiapureme.
E lo dice con gran gusto.

Dolce caffé e ammazzacaffé.

Pomeriggio passato a dormire, dormire sodo.
Sera leggera, con tentativo di cinema poi svanito nel nulla.

Il ventisei caricare la macchina è stata un'impresa: pacchi, pacchetti, pacchettoni.
Come una gigantesca lumaca, ci siamo portati dietro mezza casa.
Tessuti fesciòn divenuti cuscini, tende, copriletto.

Cibo per diverse generazioni.

Il mio adorato Roccolo (non un parente del protagonista di film di successo vietati ai minori), speciale rotolo pugliese che contiene combustibile per navette spaziali.
Fritto.

Viaggio tranquillo e rapido.
Ritorno con una lory pelosissima, causa riscaldamento spento e riacceso in ritardo (cenere sul capo al marito che calcola male. segnarsi in agenda: fidati dell'architetto).
Cena a lume di candela, sonno.

Sveglia del ventisette, vestiti nuovi (rigorosamente tutti) e lavoro (per modo di dire..)

Post che ho impegato tre ore a scrivere, ma con pause lunghissime.
Simone, minimal 12:42 | commenti: commenti (popup)

Feste di Natale

venerdì, 21 dicembre 2007 in: sotto lalbero, toghe in delirio, astruse astrazioni
Siamo a venerdì.

Fine della settimana, quattro giorni al Natale.

Perfino Harry Potter, a quest'ora, si metteva la sciarpa del natale.

Oggi è tutto un pacchetti/pacchettini, regali/regalini, d'ogni sorta.

Perfino la segretaria ha preso la tredicesima.

Postuma.

Mi sfugge qualcosa.
Simone, minimal 15:56 | commenti: commenti (2)(popup)

A Feast for me

venerdì, 14 dicembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Well there's a party for me,
the last thing I wanted from you
I close the door behind me and there you are
you seem relaxed and quiet
but under yuor shirt you sweat
and these balloons around make me feel so sad.

A volte non so proprio da che parte cominciare.
Ci sono sensazioni, emozioni, o semplicemente espressioni del volto che non è sempre possibile codificare in lettere o parole.

vorrei una lunga parola onomatopeica per questa giornata.
qualcosa di pomposo e semplice, che in un attimo descrivesse un risveglio mattutino improvviso.

visto che non c'è, mi resta solo la fiaba, e visto che siamo a Natale o comunque nei pressi, non mi resta che fare come il vecchio Peter Falk ne "La storia fantastica".
inforcare gli occhialini stretti, aprire il libro polveroso dei ricordi più belli, e schiarirmi la voce.
giusto un po'.

era una dolce mattina, da qualche parte intorno al Natale.
le foglie erano tutte in cerca di neve, che però temporeggiava.

in compenso, il freddo, quello secco e pungente che fa evaporare i cappotti, beh, quello c'era.
era arrivato anche quella dolce mattina, assieme ad un sole azzurro e pulito.

suonavano le note di una canzone d'amore, da un prosaico cellulare impostato alle 7:45.
sulle prime, il protagonista, credette ad un errore, dal momento che per quella dolce mattina non era previsto alcun risveglio fino a ben oltre le dieci.

di non pari avviso era la moglie.
scesa dal letto con insolita lena, si mise a frugare tra i vestiti in cerca di qualcosa da infilarsi. e in fretta.

inutile dire che il protagonista rispose al meglio delle sue forze.
sprimacciò ben bene il cuscino e si girò dall'altro lato.

a nulla valse il tentativo, visto che la moglie fece ritorno in un baleno con caffé e decisione.

in breve si trovarono per la strada, senza che il protagonista potesse capire il perché, il dove e il come.
la macchina non suggerì nulla al marito, per molti chilometri; e a nulla valse il navigatore che indicava solo la strada prossima, ma mai la definitiva.

solo quando ormai mancavano pochi minuti si cominciò a schiarire le idee..
parcheggiarono verso le dieci in una piazzola assolata di un piccolo paesino del senese, abitata solo da un banco con formaggi e salumi; e da una donna che ne voleva due etti.

il marito prese costume e ciabatte, con un certo scetticismo.
la moglie lo accompagnò dentro a questo silenzioso casolare, dove lo stavano aspettando.
una signora, al loro ingresso, non lasciò loro neanche il tempo di presentarsi.
li condusse gentilmente ad una porta, al di là della quale stava uno spogliatoio.
i due si cambiarono in fretta.
il protagonista capì finalmente la natura della sorpresa.
la faccenda fu chiara quando si spalancò una porta piccola, con candele ai lati della stanza e una vasca quadrata, ricolma di acqua fumante.
dopo trenta minuti di coccole (e qui mi gratto il naso con imbarazzo, per non scandalizzare i più piccini)(ma rassicurando i maggiorenni che non successe niente di interessante da leggere sui giornaletti scandalistici) la signora venne a recuperarli, per portarli all'ingresso di una piccola sauna.
anche qui trascorsero trenta minuti, intervallati da docce ed effusioni.
infine, la solita signora presentò una sua amica, ed insieme fecero stendere la coppia su due caldi lettini affiancati, preparandoli per un lungo massaggio a base di cioccolata e sguardi complici.
fine.

forse ai più queste poche righe parranno poco favolistiche: dov'è l'elemento incrinante che poi fa gustare meglio il lieto fine?
non c'è.

a volte le favole migliori a raccontarsi non sono le più belle da vivere.
buona serata.
Simone, minimal 20:16 | commenti: commenti (1)(popup)

si fa l'albero!!!

domenica, 09 dicembre 2007 in: divertissement, sotto lalbero
Ora fo l'albero.

Chiaramente chi non regala nulla è parecchio ma parecchio merda.
Simone, minimal 00:33 | commenti: commenti (1)(popup)

Vigilie

sabato, 24 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero
Il natale è fatto di un albero, di luci da attorcigliarvi intorno, e di sfere di plastica colorata che si appendono ai suoi rami.

Il natale è fatto di pacchetti multiforme, con i loghi di negozi o case di moda, di librerie e antiche e rinomate erboristerie, con su grossi nastri rossi o dorati arricciati con le forbici.

Il natale è fatto di bambini in attesa e babbi natali fintamente veri, di lunghe code al supermercato e di pubblicità in cui, immancabilmente, nevica.

Si perché il natale è fatto di neve.

Certo, non nevica quasi mai in questi luoghi e quando, inaspettatamente, spruzza di bianco i comignoli di Firenze, è sempre a Gennaio.

Il natale è spesso piovoso, quasi sempre caldo e chi ha programmato la vacanza con gli sci si sente sempre fregato dall'agenzia.

Tutto questo è triste.

E' questo che ci piglia in un ventiquattro che non vigila sul vero venticinque.

Siamo al ventiquattro di novembre. Tra pochi minuti sarà il venticinque.

Ora si accantonano i falsi sillogismi, le finte confezioni e i pacchetti troppo grandi con dentro regali non voluti.

Il Natale è un desiderio. Come sopra le candeline, quelle sulla torta.
Si soffia, e un velo di zucchero ricopre il sogno.

Spesso non accade nulla.

Ma a volte, in circostanze che sanno di zucchero a velo, si finisce col trovarsi in un villaggio di carta, come quello di Jack, quello della zucca e di babbo nachele.

A volte ci si sveglia il venticinque e non succede nulla.
E si odia il natale.

Ma i desideri ci mettono tempo, ci vuole pazienza, ci vuole speranza.

Se vi annoiate, se il post vi pare un gran polpettone smelenso, ci sono tanti blog dolce & gabbana là fuori.
Andate pure.

Io resto qui, col mio Natale biondo, con la mia gatta che sale sul divano e medita di accolarsi vicino a noi, stupita e commossa del suo nuovo alberone zeppo di lucine e palline.

Per non parlare di un calendario di stoffa che indica i giorni che mancano.
Al prossimo venticinque.

Soffio le candeline, stendo lo zucchero: quel che resta è il miglior desiderio che potevo esaudire, un ventiquattro novembre di un lontanissimo 2005.

E attendo la neve. Che verrà, da qualche parte. Io la attendo.

Tutto qui.

Jack bacia la sua amata.
Il Natale è salvo.

Fine.

anzi no, parte il miracolo sulla 34sima strada.. sarà una lunga notte (lo spero..)
Simone, minimal 23:56 | commenti: commenti (popup)

Per fortuna che c'è Bing

lunedì, 19 novembre 2007 in: sotto lalbero, orsa norvegese
(e no pic che scassa le balle)

una stramegacompilascion di natale, coi più grandi successi del natale ammerigano (diciamolo, gli americani non sono boni a un cazzo, ma col natale ci sanno fare.. bastardi).

E' pure accorsa la gatta norvegese col cappello a punta e ora siede con me sul lettino della camerina (si abbiamo un lettino e una camerina, si sa mai arrivasse la neve...) e canta Nat King Cole..

Oh Oh Oh
Simone, minimal 21:40 | commenti: commenti (1)(popup)

Neve

lunedì, 19 novembre 2007 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Scendiamo dalla macchina di mio padre.
Sotto casa c'è odore di legna che brucia, e respirarlo provoca nuvole di fumo freddo.

E' innegabilmente inverno, perfino dentro ai guanti rossi di lana, quelli di una volta che paiono da neonati e poi si estendono per tutto il prolungamento delle dita.

Le dita rosse che vogliono restare rosse. Neanche l'acetone le cancella.

E a me piace, come adoro i fiocchi azzurri di neve sul copripiumino bianco, e dormirci sotto le travi mentre la velux si appanna. (è un difetto. Non dovrebbe appannarsi, la condensa non va bene. E' adorabile la condensa, perché ci scrivo le parole e poi basta un alito e si rileggono, anche dopo mesi. Certo vuol dire che non si puliscono spesso i vetri. Chissenefrega, voglio rileggere le parole)

Poi c'è una scatola di cartone che contiene il natale. Quel natale di plastica che ormai non possiamo permetterci un natale di legno e aghi d'abete per la casa.
Non tanto per la mancanza di un giardino, quanto per il desiderio compulsivo dell'orso norvegese di dormire nel terriccio.

Il natale è una scatola di cartone, ancora chiusa.
Ed io, come da piccolo, non passo giorno senza tentare una spallata e convincere mia moglie a farlo, quell'albero.

Già mi vedo la scala decorata di mille luci intermittenti, e l'albero con il cotone e le palle rosse.

E poi il calendario dell'avvento, i pacchetti ordinati sotto l'abetefinto e la sigla di "alla scoperta di babbo natale"

Questo solo perché ancora non so suonare "Christmas is all around".

Sono un sentimentale, uno di quelli che da giovini odiava il consumistico venticinque dicembre.

Sono un romantico consumista che si emoziona all'outlet di barberino perché ci sono gli alberi colle lucine.
Perché venerdì apre il Florence Noel, il mercatino di natale.

Perché nevica. Poco, ma nevica.

Firenze sotto la neve è magnifica, vorrei vederla con i tuoi occhi.

I feel it in my fingers,
I feel it in my toes,
Christmas is all around me,
and so the feeling grows

It's written in the wind,
It's everywhere I go,
So if you really love Christmas,
C'mon and let it snow?

You know I love Christmas
I always will
My mind's made up
The way that I feel
There's no beginning
There'll be no end
Cuz on Christmas,
You can depend

You gave your presents to me
And I gave mine to you
I need Santa beside me
In everything I do

Simone, minimal 17:04 | commenti: commenti (1)(popup)

Il catalogo e Bimbumbam

domenica, 04 novembre 2007 in: divertissement, teledipendenze, sotto lalbero
A me manca bimbumbam.

Ma proprio tutto, non solo Holly e Benji o Mila e Shiro.

Pure Manuela e Paolo.
Uan e .. Uan e basta.

Che bello, il contenitore per bambini dove si faceva tutto in coppia.

Paolo a quei tempi ancora non aveva inghiottito un dizionario di italiano e la sua collezione di vhs di Albertone: si limitava a fare le facce disperate per le continue angherie di Brandolin, un cugino di berlusconi che anche lui deve lavorare, sicché era finito a dirigere bimbumbam.
Oltretutto lo faceva con la stessa voce di M'arrabbio di Kissmelicia: quindi tutto il pomeriggio di italia uno sapeva di involtini primavera.

Perfino i cartoni nipponici erano in coppia: Holli e Benji giocavano in un campo dove ora si corre la maratona di new york; non si incontravano mai perché uno stava in porta e l'altro correva per ore ed ore con la speranza di trovare la fine del campo.
Però si volevano tanto bene, eh.

Perfino Mila e Shiro si vedevano pochissimo. Un po' perché il babbo di Mila mi pareva uno di quei padri padroni di una volta, che se vuoi continuare a non fare un cazzo tranne che fare il bager e le alzate a rete non trombi fino a novantanni.
Ah e ti porti dietro pure il fratellino biondonordico (frutto di una fuga in norvegia della fu mamma di Mila).
Difatti pure mila si chiama come una marca di latte del trentino, un motivo ci sarà..

Poi c'erano le disgraziate.

Un'intero gruppetto di cartoni animati con protagoniste ragazze orfane e povere insultate e offese da figli di papà che la pssavano sempre liscia.
Tipo CandyCandy, l'animalista abusiva; oppure Pollianna e quell'altra del giardino segreto.
Da ultimo c'era pure quella che scappava di casa per stare con i ragazzini di colore nei campi di cotone.

Erano i messaggi di una volta: storie di amore e amicizia, anche contro il razzismo.

In questi primi giorni di Novembre Bimbumbam cominciava a fare la pubblicità ai giochi della Mattel, o di GIocheria.

Era il fatidico momento del "catalogo".

tale era un opuscolo, spesso diviso a metà, contenente tutti i giochi delle varie ditte, illustrati e descritti.
Una sorta di vademecum che io da bambino collezionavo e da cui prendevo spunto per le mie folli richieste a Babbo Nachele.

E Uan affermava di divertirsi moltissimo con quei giochi.

Io credevo a Uan, mentre sospettavo di Ambrogio, con quel suo fare da lecchino.
Four non lo nomino, mi faceva paura coi suoi occhi rossi.

Oggi di Bimbumbam neanche l'ombra. Quasi rimpiangerei BatRoberto.
Ho detto quasi.
Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (popup)

Gennaio

martedì, 02 gennaio 2007 in: romance, sotto lalbero, esperimenti letterari
Dunque niente neve.
Un Natale lieve, senza vento a scuotere i rami e ricordare che dopotutto siamo alle soglie dell'inverno.

Fine anno sotto il castello, a fissarlo commossi mentre bruciava il vecchio anno tra scoppi e tappi di spumante che volavano tra la folla.

Inizio anno al Castello. Quello del GrandeGiorno, per mostrarlo ai parenti.
Dopo una cena prova preparatoria della parentela. E se mia madre ha mentito peggio per lei.

Cene e Pranzi.

Adesso pausa.

Tornato a lavoro, in mezzo a scatoloni e rulli di vernice (avrei preferito casine coi rulli e salopettes; siamo alle prove generali comunque), medito di scendere al supermercato per fare scorta di verdure.
Dobbiamo rimetterci in sesto dopo aver prosciugato le cantine di due regioni.

Credevo di avere un alien dentro di me che mi parlava.
Era rosso e si muoveva a scatti nervosi nello stomaco, noncurante dei succhi gastrici, con cui si grattava allegramente la testa, per rinfrescarsi.

Mi diceva che l'ambiente è piccolo, ma volendo, coi soffitti alti, si può soppalcare.
Gli ho fatto intendere che il fegato è inaccessibile, ma può aprire una veranda sul pancreas.

Insomma, chi sei? Ho chiesto.

Mi ha risposto in ferrarese stretto.

La mia Salama da sugo personale, che si lamenta perchè ho commesso l'eresia di non prendere i cappellacci di zucca al ragù, preferendoli al sugo d'arancia.

Si lamenta. Anche io a dirla tutta, nella notte scura.

Ora le regalo dei fiori. Spero di addolcirla con le zucchine.
Speriamo.

Gennaio, tempo di stoccafisso. Oslo arriviamo.
Simone, minimal 18:21 | commenti: commenti (popup)

Fine.

domenica, 31 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero
Fine di un anno.

365 giorni non sono stati. sono stati un po' meno.

Sono stati intensi come 7 anni.

Come tutta una vita, come tutto un sogno, come un viaggio in Irlanda che duecento foto non ce la fanno a descriverlo tutto.

Ho imparato a sorridere con tutta la faccia.
Ho tentato di smettere con gli agguatini sotto le coperte (senza speranza; ma si sappia, ce l'ho messa tutta)
Ho tentato di smettere con gli avverbi e ci sono riuscito (finalmente)

Ho imparato frasi dei Griffin a memoria. Ho imparato frasi di dott.House a memoria.

Ho capito che una vita sola non basta se si è in due.
Che batte il cuore da tenerti sveglio la notte, anche se si dà la colpa alla cena.

Che tutto può essere riassunto nei pugnetti chiusi col pollice dentro. E che senza pollice non c'è storia.

Che è stato un maledetto, stupendo, meraviglioso anno.

Un anno del gatto. Si (dice)va.

Ma un anno del gatto vale 7 anni nostri. Per cui sono passati appena due mesi del gatto.

Va bene così.

E Damien Rice mi fa sorridere.

L'ultimo messaggio in bottiglia, l'ultima descrizione del'ultimo giorno dell'anno: Ci vediamo domattina.
Stesso letto. Stesse coperte. Stesso sorriso.
Magari verso mezzogiorno.
Simone, minimal 15:22 | commenti: commenti (popup)

Natale 01

lunedì, 25 dicembre 2006 in: romance, sotto lalbero, valigie in tasca
Il giorno di Natale è in fondo il più malinconico.
L'attesa è la vera, trascinante slitta delle feste, quella in cui si parte vuoti e man mano, di fermata in fermata, si raccoglie pacchi e pacchetti, dolci e scherzetti (tutti e due), baci e ferrrero roche, fino al gran finale.

Un po' come nei fuochi d'artificio, che partono lenti, per poi esplodere in un una miriade di stelle filanti, bellissime. Ma sono la fine.

Preludio ad un filo di malinconia.

O FORSE NO?

E in effetti è tutto così impeccabile da far sembrare perfetto il pranzo di natale, quello con i tizi molesti che avevano da ridire sulla nostra forma della felicità.
Invidiosi.

Siamo rotondamente felici, siamo glassati e confettosi come si conviene. Siamo zampognari con White Christmas e pure "alla scoperta di babbo natale". Che mi ha fatto venire i singhiozzini mentre guidavo.

Con le nostre letterine uguali, con le nostre fiabe moleste, molestamente felici di un nulla che a conti fatti è un sacco di roba.

E oggi, un giorno qualunque che però fa sorridere e mangiare a cuor contenti un po' tutti, sono 11 mesi.

A Gennaio si prova duramente il nostro diametro. Forse metteremo giudizio.
Forse no.

Siamo al Natale delle tisane, al tripudio del caffè.

Siamo al miglior caffè della nostra vita.

E il caffè è come l'amore. Quello perfetto non ha bisognodi zuccheri aggiunti. E' cremoso e dolce di suo.
Senza compromessi.

Un natale senza compromessi.

Il primo.

(uffauffa)
(uffa)
Simone, minimal 21:39 | commenti: commenti (popup)

Christmas is all around You

venerdì, 22 dicembre 2006 in: sotto lalbero, per una sberla di libri, fiorentinismi
Passeggiavo in bici lungo le vie del centro.
Sotto i festoni a pioggia, l mille luci natalizie di Firenze.

Mentre sfilavo accanto al nostro albero, di una giunta così povera da farlo sponsorizzare, pensavo ai libri.

Ieri dentro la Edison si è detto che un libro è forse il regalo più personale che si possa fare.

"Si è detto" nel senso che tu lo dicevi e io annuivo.

Nel regalare un libro si deve tener conto del gusto dell'altro o scegliere qualcosa che leggeresti tu?
O qualcosa che hai letto e che quindi, implicitamente, consigli?

Di colpo un regalo così semplice si è trasformato in una faccenda complessa.

Se il destinatario del libro legge solo Donna Moderna o Quattroruote (o, terribile, entrambi) cosa è meglio: Baricco o la Litizzetto?

Il primo ha dalla sua un recente scritto sulla mille miglia, la seconda una quarta di copertina in abito da cresima con occhi furbetti.

E, diciamolo, la seconda forse è un approccio alla lettura un tantino più lieve.

Però magari mister DonnaRuote ha la casa piena di Barzellette su Totti e quindi perfino la Littizzetto farebbe un'Eco terribile (è un carpiato, ma arriva).

Dunque niente per entrambe.

E io il libro "le barzellette spiegate ai calciatori" mi rifiuto di portarlo alla cassa, a meno di non portare un collant sulla faccia.

Certo che anche nel caso opposto non va molto meglio.

Il libro regalato al lettore appassionato risulta soggetto a gravi rischi.
Il primo, banale, è che ce l'abbia già. Lo conosca a memoria e anzi, non gli sia piaciuto poi molto. AAARGH.

Non te lo confesserà mai comunque.

(piccolaparentesi: non c'è cosa che mi faccia più incazzare delle prolungate interruzioni mentre scrivo)

Dov'ero rimasto? Ah si, i libri.

E precisamente i libri intelligenti.

Il succo è che ho capito nell'arco di una notte che non è quasi mai un'ottima idea regalare un libro.
Può anche sembrare un bell'oggetto sul momento, ma il più delle volte finisce non letto in fondo a qualche tavolo. ( o nella seconda fila della libreria, quella invisibile)

Ma perchè ho dato un titolo natalizio a quest'angolo della lettura che pare narrato con la voce di Neri Marcorè?

Uhm.. forse un motivo c'è.
(forse)
Simone, minimal 14:58 | commenti: commenti (popup)

Alla scoperta di Babbo Natale

lunedì, 18 dicembre 2006 in: sotto lalbero, astruse astrazioni

Girano tanti racconti su Babbo Natale.

Si dice che abiti al polo nord, che viva con gli elfi, una moglie (?), le renne e una slitta.

Fatti non pugnette. Di certo si sa che:
- Ha la barba bianca da sempre. Piuttosto folta.
- Indossa sempre i soliti abiti.
- Non è mai stato bambino. Ha questa indefinibile età sulla settantacinquina da sempre.
- Gli elfi di babbo natale non sono come quelli del signore degli anelli: sono dei nani verdi che passano le giornate ad intagliare il legno.
- Dal punto precedente se ne deduce che Babbo non abita al polo nord, dove non c'è neanche un palo del telegrafo da tagliare. Se non sta al Polo nord, per tradizione sta in Norvegia.
- Non è sposato con la befana. In tutte le icone in cui è raffigurato con la moglie (?) ella è pacioccosa e colle gote rosse. La befana è una laida dalle scarpe rotte e il naso aquilino. Forse è un'antica fiamma ma ora è tutto finito.
- Babbo Natale non ha figli. E gli elfi non hanno genitori. Non ci sono villaggi attorno alla casa di Babbo Natale. Ergo, anche gli elfi nani sono nani tutta la vita, per sempre.
- Pur non guadagnando una lira per ciò che fa da sempre, in casa respira un'aria di rarefatto benessere

Da queste poche deduzioni emerge che Babbo Natale:
- Non ha mai ricevuto regali per natale;
- Ha la pancia da Coca-cola, ovvero gassosa e potenzialmente instabile.
- Non tromba (mai avuto meno di settantacinque anni, così come la moglie paffuta; non hanno figli);
- Non si rende conto di averla presa in culo quando ha accettato questo mestiere;
- E' isolato dal mondo per 364 giorni l'anno e il giorno di Natale se lo passa a lavorare;
- Lavora da sempre, niente pensione e non lo pagano;
- Anche gli elfi lavorano da sempre, e non li paga nessuno;

In pratica è il fenotipo di un operaio della FIAT che avesse votato FORZA ITALIA ed è pure contento e gentile coi bambini.

Se permettete, preferisco credere a Babbo Natale.

Simone, minimal 12:08 | commenti: commenti (popup)

Dicembre

lunedì, 11 dicembre 2006 in: scatti, romance, sotto lalbero, esperimenti letterari, fantashopping

La bislacca temperatura che ci infila i cappotti per poi farci sudare nelle mani guantate non mi fa dimenticare che siamo a Dicembre.

E tutto sembra neve, perfino i petali che riscopro ogni mattina al bordo della macchina.
Assenza ingiustificata della brina, quella che dovevo grattare via se volevo vederci qualcosa, dal vetro.
Ma Dicembre è unico, stavolta.

E' un mese candito (anche nell'era in cui i canditi - è fatto nazionale - non piacciono più a nessuno); E' un mese croccante di zucchero e macchiato di vaniglia sui vestiti.
E' un mese di scoperte, un mese fatto di piccole cose.

Piccole come i biscotti dell'esselunga, ma dalla forma Plasmon; con il bambino sul cartone azzurro della confezione)

Piccole come le luci di natale, bianche (e fashion), che danzano sul nostro letto, poggiate al pannello rosso.

Piccole come una gatta (chenonèunagatta) (invece si) che stranamente si finge accomodante e soffice ogni giorno che passa, complice il timore che Gatto Natale (il babbo natale dei gatti, si sa) si rifiuti di portargli il tonno pinne gialle da 18 chili che ha chiesto nella letterina.

Piccole come il nostro primo albero. Quello verde, quello vero, quello che buca e dai chiapponi pesanti pure lui.
Quello che ci vorrebbe la moquette come da bimbi per riempirlo di palline colorate e fasciarlo nel suo abito di luci.

Insomma una roba che a dirlo ci vuole una parola sola: Natale.

Tempo di neve e di Romeo And Juliet, all'IKEA.
Tempo di scaldasonno e avventure mysteriose che poi ci sognamo un'isola deserta con casa figa e maggiordomi mysteriosi.

Tempo di sospirare che un passo e poi siamo a Gennaio. E Gennaio e Maggio sono non dico fratelli, ma cugini si.

E insomma un dicembre che non conosco. Io, quel freddo pessimista di sempre, che rideva alla conversione di scrooge (quel vecchio sentimentale finirà in rovina per colpa di un ridicolo bambino zoppo, che delusione!), che insomma a Natale bisogna divertirsi a tutti i costi e quindi non ci si diverte mai.

Un dicembre coi piedini. Balzato all'improvviso da sotto un cappellino bianco.

salto sulla prima altalena e sorrido.

Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (popup)