una neve che commuove
come una lacrima del mattino, imprigionata da ansie notturne, si libera in messaggi deliranti e misteriosi.
doveva scendere la sera, al termine di una giornata pesante, fisicamente e mentalmente.
doveva scendere leggera, annunciata e non creduta al telefono, di una telefonata infinita in coda dietro centinaia di auto stressate da giornate pesanti.
doveva scendere ed è caduta come solo lei sa fare.
prima un breve sospiro, di quelli che non ci credi e pensi sia il solito miraggio che ogni dicembre fa credere ad un Natale norvegese ed invece si rivela una palla di fango.
poi però, presa la spinta giusta, si allarga la falda e la tesa ne rallenta la discesa, così da ingolfare l'aria e renderla glassa delicata. doveva scendere, come certe lacrime che, altrimenti, se aspetti molto, ti ritrovi i capelli bianchi. ammesso e non concesso di averli già.
fuori tutti (meno la Lory, spavalda a parole ma pavidissima nei fatti e ripescata a grattare la porta di casa.. per rientrarci) a provare il cigolio delle scarpe sul velo di panna che si stendeva in strada, circondati da altri come noi, increduli di fronte a questo piccolo miracolo dicembrino.
Noi siamo gente di città, poco avvezzi a questa caligine delle vette: ci meravigliamo di tutto.
Ed è bellissimo sapersi stupire di pochi tenui palpiti che ricoprono la notte e i nostri sogni.
sogni leggeri, di una notte silenziosa. una Neve che commuove, come da tanto volevo viverla con te.
Oggi posso scriverne e fissarla scendere dalla stessa finestra.
Fissarne la danza, e tu con lei..



















