Didesideri

sabato, 07 novembre 2009 in: musicalmente, casini di casa, astruse astrazioni, suono io
Pru l'ha chiamata Tennant, perché ho tentennato come non mai,
indeciso se prenderla, come prenderla,
se comprare una sacca, se non comprarla,
se pagarla in contanti o offrendo in cambio il mio corpo alla scienza.

Pru l'ha chiamata Tennant, perché il Dottore un nome non ce l'ha, si chiama solo "Il Dottore".
E la mia potrebbe chiamarsi "La Chitarra", ma sarebbe inesatto visto che ce ne sono già 3 in casa e rischierei di fare confusione.

Così Pru l'ha chiamata Tennant, ma al posto del gusto vagamente british che ti aspetteresti da un nome così, Tennant è nera, suona volentieri anche qualcosa di rock tradizionale.
Occorrerà un po' di sana disciplina per convincerla a dedicarsi al folk e all'indie.

Quando gliel'ho proposto, ieri, mi ha suonato qualcosa come "WHat?!?" e si è richiusa dentro un riff di Angel of Harlem.

Oggi mi è parsa però già più ambientata e, come tutti qui dentro, ha cominciato a vagare per casa, in camera da letto, in salotto, in cucina (che poi sono la stessa stanza) e davanti, ovviamente al computer.

Tennant, a dispetto del nome maschile è femmina. Per urlare ha bisogno di un jack e un ampli.
E anche se può sembrare una volgarità gratuita, non lo è.

Per rendere giustizia alla mia elettrica, ho ribattezzato lei Rose. E' femmina pure lei.

Quindi in casa siamo 5 contro 1.

Altro che quote rosa.


p.s. il Basso Acustico, quello è omo. Si chiama Jack. Ma lo amplifico di rado, o ci prende gusto.
E questa, si. E' una volgarità gratuita.
Simone, minimal 14:26 | commenti: commenti (popup)

Primo Maggio

Aria di musica in casa.

Dopo il pranzo del Primo Maggio a casa della suocera di mia moglie (che quindi, tecnicamente, è mia madre) siamo usciti pieni di entusiasmo, con la voglia di camminare, di respirare la primavera, di sentire il respiro dell'erba, di ballare nelle piazze e gridare w fernandez.

"Simo, secondo me piove.."

".. mm.. tra quindici minuti comincia il concerto.. andiamo a casa e ce lo registriamo?"

"presa!"

sul divano, ballando e cantando, con i bluebeaters che abbiamo visto da pochi metri di palco, trenino con Piero Pelù che canta Revolution, emozionciona quando Santamaria intona "While My Guitar Gently Weeps".

Pru strofina il clarinetto, riportando a galla emozioni e ricordi.

Io strofino la chitarra, o meglio la strimpello, dietro al variegato palco del primo maggio.

Festa insolita. Non siamo in piazza, coi fazzoletti.

Ma siamo col cuore dentro questa giornata dei lavoratori.
Più di molte altre volte.

Ed ho incollato la mia busta di corde sul moleskine.

Ricomincia.
Simone, minimal 19:32 | commenti: commenti (2)(popup)

La cordata

mercoledì, 30 aprile 2008 in: divertissement, suono io
Il cortese signore che siede dietro al Bancone di Checcacci oggi l'ho stupito con la mia preparazione.

Da quando, infatti, ho questa assurda pretesa di suonare, il mio problema maggiore è discutere con i negozianti.

Mi manca il lessico, ecco tutto.

Memore delle precedenti sconfitte, guerre in cui credevo di partire slanciato e poi scivolavo su risposte che sfasciavano il mio ariete con uno stecchino da denti, oggi sono arrivato preparato.

Mi sono studiato diametri, marche, composizione degli strumenti, qualità.

Tutto su wikipedia, non disdegnando però anche i forum specializzati.

Ho visionato diversi video di YouTube che trattano l'argomento.

Mi sono anche scritto qualcosa sulla mano, che non si sa mai.

Dopo essermi rigato le guance con la cera da scarpe, sono entrato da Checcacci ed ho sfoderato il sorriso dell'esperto.

Quello mezzo di lato, tanto per capirsi.

"ciao" faccio per eliminare le classi sociali "avrei bisogno di un paio di set di corde per le mie chitarre"

parto bene, lo vedo attento, ma parto bene.

"di che tipo?" , ammicca insinuante, il bastardo.

"allora ho bisogno di un set da acustica" e mi guardo la mano destra, con le unghie lunghe, nel tipico gesto dello sberleffo, "ed un set da elettrica"

"bene, che misure vuoi?"

"mah, guarda, per l'acustica mi va bene un po' qualunque cosa" faccio per sottolineare che è la mia chitarrina da passeggio, quella che tengo in bauliera per ogni evenienza; tante volte si materializzasse un fuoco e una spiaggia in via del Corso. può succedere, eh.

"tipo?" l'infame vuole controllare se io so.

e io, cazzo, so.

"mah, dammi un 10-50" gliela butto tranquilla

"10-48, vorrai dire.." mi corregge, ma io so che esiste anche la 50

sicché mi impunto "no, dai è troppo fine.."

"in realtà sono praticamente uguali"

lo derido, il pressappochista.

"beh, insomma.." e faccio il gesto esagerato.

"vabbé.. " sorvola " e per l'elettrica?"

"l'elettrica la prendo della Ernieball, avevo quelle fucsia (della Ernieball fa figo dire solo il colore, l'ho letto da un tizio che le usa a pacchi da dodici; di quelle fucsia, proprio) però ora vorrei cambiare.."

ora pretendo il consiglio dell'esperto.

"dipende da che mano hai.. se preferisci una scalatura più dura.."

"magari si, la preferisco, sai, per gli arpeggi.."

mi guarda come se avessi un pescespada ficcato in una tempia.

"comunque si dai, prendo le verdi allora"

Sono già alla cassa, stavolta ho stravinto. Sudo soddisfatto.
Apro la confezione delle D'Addario acustiche e noto con sconcerto che anche queste hanno il capo colorato in fondo.

Nel video di Youtube non c'era capo.
L'infame si è sbagliato. Ma allora è un pataccone!

"ehi, ma queste sono da elettrica!" e le mostro spalancando gli occhi sopra l'iride.

"perché?" mi ribatte.

"hanno il pallino in fondo.." ma già sono poco convinto. il filmato di Youtube si vedeva sgranato.

"tutte hanno il capo in fondo.. ma se hai dei problemi, vieni qui, te le cambiamo noi.."

Set, incontro, partita.

Simone, minimal 17:16 | commenti: commenti (4)(popup)

Canzoniere Italico

venerdì, 21 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, suono io
Da quando ho questa assurda pretesa della chitarra (di suonarla intendo) mi circondo di canzonieri.

Fortunatamente il villaggio virtuale offre il cartaceo modello pdf, che semplifica le cose ed evita che casa mia assomigli a quella del chitarrista dei Village People.

Il canzoniere è una raccolta di testi con gli accordi disegnati sopra le parole.
E' comodo e regala pure soddisfazioni.
A chi lo scrive.

Nel canzoniere italico non manca mai Ligabue. Non dovrei dirlo, che poi ho pure il live di verona in dvd.
Però Ligabue mi sta sul cazzo.

Non facciamone un dramma. Mi sta sul cazzo pure vasco, dopotutto.

Ecco Ligabue pare un suo cugino.

Solo coi capelli più lunghi e una voce da transessuale bolognese.

La cosa che mi infastidisce di più di Ligabue è proprio che scrive degli accordi carini. Poi li canta e sembra sempre che stia cambiando l'olio alla macchina.

Io melo vedo con la latta da un litro in mano e la tuta unta a cambiare l'olio, tutto zozzo.
Poi piglia la latta, la batte con un chiodo e, così, ti suona un suo pezzo.

Vi dirò, almeno si fermasse qui, poco male. Insomma, l'olio si cambia una volta l'anno.
Ce la posso fare.

Però poi lui con l'olio vecchio ci scrive un libro.
E il libro lo apri e sa di sottiletta.
Come il terribile formaggio olandese.

Lui ci mette pure il titolo accattivante. Tipo "La neve se ne frega".
Si chiama così uno dei suoi libretti, no?

"il Sole si fa un mazzo così"

"il Carciofo fa il presuntuoso"

"il Salame è un pressapochista"

Ligabue non può scrivere libri. Ma l'avete sentito come parla?
Qui c'è di mezzo una roba alla Faust, ve lo dico io.

Luciano stava mangiando la sua piada al fritto di sugna, quando gli è apparso il diavolo, fuggito da un peperone ripieno.

"ciao untone, vuoi diventare ricco e famoso?"

"ghi? io? sgherzi?"

"no giovine distrutto dall'acne. mi vendi la tua anima e io ti faccio diventare ricco e famoso"

"fiiigo. gi sto. ehi berò brima finisgo la biada che mi si sguaglia"

"fai con comodo"

Poi il diavolo gli porge un canzoniere, con tanti testi e accordi.

Il Liga prende il canzoniere e una chitarra magica, che funziona a cipolle. (come la carrozza di cenerentola)
Il diavolo gli regala anche due libri e già che c'è (non sapevo a chi rifilarli) pure un paio di sceneggiature da film che non si sa mai.
Poi si sarebbe pentito dopo il primo film di Muccino

"cazzo.. potevo dare a lui perlomeno Radiofreccia" (dichiarazione resa di recente da Belfagor a "Porta a Porta")
Simone, minimal 22:27 | commenti: commenti (popup)

Ampli e Stronzi

mercoledì, 28 novembre 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri pomeriggio me lo sono preso libero.

Così, il bello del fancazzista professionista.

Verso le quattro, dopo il riposino, ho incontrato Lorenzo alla flog, da cui siamo partiti alla ricerca dell'amplificatore.

Lorè stava organizzando una data del suo gruppo per il cinque gennaio. Spero questa volta di andare a vederlo, anche perché è veramente una vita che non sento suonare un po' di U2 dal vivo.

Da quando Bono è morto, circa. (come, non è morto? ah me pareva.. l'ho letto.. )

Beh questo era per dare una spiegazione circa "perché ogni volta che compro qualcosa di musicale mi porto dietro Lorè.

Siamo andati fino a Nicolai, enorme negozione ai bordi di scandicci, un posto dove volano la spazzatura direttamente dal terrazzo (a momento un sacco bianco di pattume mi centrava il cofano).

Entro e ci saranno tipo duecento chitarre appese. Inghiotto forte sperando di non vedere la mia chitarra a tipo la metà di quanto l'ho pagata io.

Sul bancone c'è una gibson les paul lasciata così, quasi fosse uno scarto.

Inghiotto ancora.

Facciamo il giro e noto che l'ampli più piccolo è grande quanto il divano di casa.
Se fosse stato anche comodo potevo pure farci un pensierino.

Alla fine proviamo un Marshall da 15w con un po' di effettini e un Fender, il fratello minore di quello che Lorè mi aveva prestato.

Il Marshall suona molto bene e gli effetti sono gradevoli. La mia chitarra che tira guori il nu metal mi fa un po' paura però.

Oltretutto in mano a lorenzo non pare nanche la mia chitarra. Per questo, dopo che lui ci ha suonato di tutto e abbiamo già il capannello intorno di gente, quando me la porge io a momenti non riesco neanche ad inforcare un mi.
Allora vado sul sicuro e suono l'intro di more than words.

tipo al primo accordo non c'è più nessuno. e il commesso sbadiglia.
Inghiotto forte e proviamo il fenderino.

Ora, io faccio parecchio schifo, ma il fenderino mi batteva di parecchie lunghezze.
Usciva fuori una roba gracchiante orribile, peggio di quando ho provato ad attaccare le casse al televisore.

Non se n'è fatto di nulla e siamo ripartiti, sotto il lancio gioioso di sacchetti della nettezza.

Tappa successiva il solito Checcacci, dove ho preso la chitarra, come sempre ospitale e gentile.
"senta, le lasciamo un attimo la macchina davanti alla vetrina, tanto veniamo dentro a provare un po' di ampli.."

"no"

"scusi, ho comprato da lei roba sufficiente per rifarle l'arredamento, vengo a comprarne altra.. su, un minuto"

"..mmm"

"allora?"

"no"

indecisi se parcheggiare direttamente tra i suoi pianoforti, la accostiamo momentaneamente sul viale, sicuri che al primo carro attrezzi in transito saremmo dovuti tornare a piedi.

Proviamo per primo un ampli ipertecnosuper, dal nome spider 6, che fa praticamente tutto e poi su strumenti musicali punto net è al 40%.

Un motivo ci sarà.

Difatti suona come una diamonica scordata, quelle di plastica con cui si faceva fra martino campanaro dindondan.

Piuttosto delusi stiamo per abbandonare il campo, quando arrivano le supporter di lorè, due tizie che dice suonano e cantano anche loro.
Lorè, nei panni di mentore sente di dover andare in fondo al suo compito e cominciamo a frugare fino a trovare un bizzarro Vox da 5watt, che pare uscito dalla guerra del golfo.

E' mimetico. Assomiglia più ad una radio dei marines.

Per di più va anche a batteria.

Lo guardo scettico, Lorè invece pare molto interessato.

Comincia a suonarlo e devo ammettere che ne rimango colpito, soprattutto perché lo suona lui.
Ha diversi effettini, combinabili tra di loro e comunque quanto a volume va piuttosto bene.

Decido di prenderlo.
Il tizio di Checcacci comincia a diventare simpatico solo quando esce lo scontrino della carta di credito e solo dopo aver letto che la transazione era andata a buon fine.
Allora si prodiga anche in un giudizio positivo sulla mia chitarra, definendola un ottimo acquisto.

Usciamo, non prima che lorè abbiamo comunicato le date del suo tour e io abbia più volte sottolineato che siamo amici da sempre, che insomma conosco un divo, evviva.

Torno a casa verso le 19:30, e fino alle una metto a dura prova il nuovo bambino verde.

Stamani alle 7:30 suona la sveglia, non la sento.

Arrivo in tragico ritardo alle notifiche, dove Il mio collega anziano ma non troppo di studio mi aspetta visibilmente incazzato.
Tento una maldestra scusa, che però mi viene malissimo.

Dopo due ore tutto lo studio sa della mia figura.

E dopo due ore e trenta, all'arrivo del mio cliente che mi paga, Federico decide che "in questo studio si condivide tutto"

Inghiotto tre volte.

e il mio incasso si riduce del 45%

Qui ci starebbe una bestemmia. Ma bene, eh.
Simone, minimal 12:25 | commenti: commenti (popup)

Resoconto confusionario

venerdì, 16 novembre 2007 in: divertissement, goliardie, casini di casa, suono io
Sicché ieri, nonostante avessi a casa la Bambina (termine assolutamente tecnico che indica una Chitarra nuovanuova) e il Figlioadottivo (letteralmente tradotto in "amplificatore fender" in prestito), ho preso la macchina e sono andato fino a Ferrara, a fare lo splendido tra i ragazzi delle fanterie.

Che poi mi riesce anche bene, devo dirlo.
Cioé ci sono giorni in cui litigherei pure col bonsai, quello stronzo che vive sulla libreria nutrendosi della mia acqua senza apportare il suo contributo di foglie.
E poi giorni in cui sono molestamente litigioso, e questo mi rende pure simpatico, tipo che c'è uno alto due metri che magari oggi va in un bar e ordina una spritz invernale.
Come cos'è?
E' una bevanda calda, in bustina. Alcolica, ci mancherebbe.
Che con una spruzzatina di panna e un velo di cacao è una bomba, ve lo dice il pupo.

Si insomma ieri due ore per arrivare a Ferrara e avevo pure nella stiva questa bodda (altro termine tecnico, qui si mangia pane e devoto, mica sfinferli) che gracidava quanto sono avanti i pisani.
Ora è universalmente risaputo che, se c'è un popolo notoriamente indietro, quelli sono gli abitanti di Pisa e dintorni.
Dal ché se ne deduce che la bodda è più indietro di loro.
Forse è per questo che ci sono volute due ore per arrivare a Ferrara.

Nel frattempo, oltre a scoppiare bolle di plastica contenitiva nella mente (plop-plop-plop), ed a cercare di ricordare l'esatta sequenza degli accordi di Rootless Three, mi sono inventato un contrordine tutto mio.
Di cui però parlerò in un'altra sede.

Poi, lasciati i mantellati in via bolognese (ribattezzata così per l'occasione) e cercato a quel punto invano "panini d'autore" ma erano tutti laidi piadinari, ho raggiunto le fanterie in piazza.
Tra parentesi, con largo anticipo io o con grande ritardo loro, ancora devo decifrarlo.

Il resto della serata l'ho passato al freddo e al gelo, senza neanche il bue e l'asinello.

C'era la profe di educazione fisica (che se cercate bene ci deve essere il video su youtubedifalloppio dove gli palpano pure l'intestino tenue) che ci ha fatto fare i giri di corsa; a nulla è valso dirgli che non avevo la tuta.

Ho corso fianco a fianco con un tizio che si chiama tipo filo sganga della disney.
Siamo arrivati ultimi però c'è stata una falsa partenza secondo me.

Quando finalmente avevo imbastito un remake del gioco delle coppie all'aperto me l'hanno soffiato sotto la naso perché si poteva entrare dentro, al caldo.

Il caldo c'era, pure il vino. Quello che è finito subito sui miei pantaloni, ad esempio.
E' stato filo sganga, ma per la prossima volta conto di rovesciargli un secchio di cera bollente nelle orecchie.
In Germania va parecchio di moda tra i giovini liceali e si ammazzano dalle risate.

Poi pfff, c'erano un sacco di vecchi con problemi d'udito (ora dico, la sera, prima di andare a letto metti in carica l'amplifon, ti pare?) (io lo faccio) e pure Gangi con un diavolo per capello (difatti se n'è stato tranquillo tutta la serata).

Ora ne racconterei di cose, ma ad un certo punto ho trovato nel cervello una bustona ancora tutta da scoppiare.
Plop-plop-plop

Ma degli accordi di Rootless Thrre nemeno l'ombra.
Simone, minimal 11:57 | commenti: commenti (1)(popup)

Fregolissima

martedì, 06 novembre 2007 in: romance, suono io
L'altra sera, mentre corteggiavo la bionda al piano di sopra, ho ripreso in mano la silent acustica e mi sono detto:
" stasera si impara shape of my heart "

sicché mi sono preso la tablatura e ho preso ad esercitarmi con rinnovata passione.

e' molto bello scoprire che se sospendo il mio strimpellare per qualche settimana, mi ritrovo a suonare meglio di prima.

non lo dico io ovviamente, lo dice mia moglie (se non ne potesse più troverebbe un modo carino per dirmelo, quindi presumo lo pensi sul serio).

in modo automatico, la rinnovata passione porta con sé la fregola.
questa volta cattiva e costosa.



Oh, non sono andato a scomodare chissà quale marca.. si tratta di una epiphone as73, una chitarra semiacustica.

è una fregola da trecento euri.

ora un bel respirone: passiamo oltre senza pensarci troppo, altrimenti non so come mi trovo in negozio con la carta di credito.
Simone, minimal 16:05 | commenti: commenti (1)(popup)

Da grande voglio fare il barrè

martedì, 25 settembre 2007 in: astruse astrazioni, suono io
Ero a casa di lorenzo e aveva due grossi bulldog.

Visto che lui ha preso in mano la prima chitarra a cinque anni, ho pensato "beh, magari posso scroccare qualche dritta!"

Alla mia richiesta, mi chiede, come ogni buon maestro, una verifica delle mie attuali capacità.

Mi propone uno strumento suo, dal momento che ancora non giro con la chitarra a tracolla dalla mattina alla sera.

Lorenzo, quello coi due bulldog, ha tutte chitarre strane.

Mi propone un basso a due corde, che mi pare insuonabile e oltretutto ha una forma assurda.
Ovviamente, con disgusto, in mano sua il basso a due corde va che è una meraviglia.

Non si arrende e stacca dalla parete una fantastica chitarra a sei corde: solo che ce ne sono tre per ogni lato.
Di fronte al mio dubbio, lui mi mostra come usarla, impugnandola a tracolla e capovolgendola alla bisogna.
Al volo.

"Lore, non è che ne hai una normale?"

Lorenzo, con evidente aria di superiorità, mi sfodera una chitarra assolutamente normale.
Ha solo un difetto: è fatta di stoffa, con le corde di cotone grigio.
La cassa è un cuscino a fiori, da cui, ovviamente, non esce nessun suono udibile dall'uomo (ma i bulldog si agitano).

Garbatamente la restituisco al proprietario, che ci suona "Get up Stand up" e poi la ripone al suo gancio.

In evidente imbarazzo, faccio cenno a mia moglie, nel frattempo anche lei coinvolta con quel primo basso a due corde e anche lei in estrema difficoltà, che è tempo di andare.

Salutiamo e ci accomodiamo alla porta.

Sul pianerottolo, con noi, ci sono anche i due bulldog che tentano di rientrare nell'appartamento a testate.

In silenzio, scendiamo le scale, sperando di non essere seguiti dai botoli.

Fortunatamente dopo il secondo gradino, suona la sveglia.

Apro gli occhi e non ci sono bulldog (se si eccettua il cano tristo, ma ritengo possa essere una specie di Beagle venuto male);
In cameretta ci sono chitarre normali. Per sicurezza controllo: nessuna corda di cotone o bassi strani.

La Lory che gioca con le ombre cinesi, generate a mia insaputa.

Quel tomino con pancetta di ieri ha dato risultati devastanti.
Simone, minimal 10:29 | commenti: commenti (3)(popup)

la fregola terza

giovedì, 06 settembre 2007 in: casini di casa, suono io
Era un pomeriggio piovoso. Era una piccola isola irlandese.

Cape Clear.

Io e Pru stavamo giocando a scacchi (quelli bianchi e neri che non sono la dama né il backgammon)

Ad un certo punto a lei viene in mente di fare un puzzle.
Uno di quei cosi coi pezzi che si incastrano per far venire fuori un disegno.

C'era un puzzle da 100 pezzi.

Per me già dieci erano un'impresa, ma lei, stoica, mi dice che sono simpatici dal migliaio in su.

La guardo sbalordito e la assecondo.

In breve terminiamo l'opera e io provo una grande soddisfazione.
Ammetto che neanche la laurea mi ha provocato una sensazione simile.

L'altra sera Pru mi dice che io sono metodico e che porto in fondo tutti i miei progetti.

Che adorabile moglie!

Poi mi dice che invece lei non porta in fondo le cose, ha sempre la sensazione di lasciarle a metà.

Ci ho pensato e mi è tornato in mente quel piovoso pomeriggio irlandese e tutti quei pezzettini del puzzle.

Questo conferma la mia tesi: le cose si finiscono quando per noi sono finite.
Non alla loro fine oggettiva.

Per esempio non si smette mai di imparare a suonare: però viene un momento in cui non si suona più.
Quel momento si chiama fine.

Semplice, chiaro. Minimal.

Un enorme preambolo per scanzarvi la fregola del titolo.

Come ho detto ieri a Pru: "Non guardare nel sedile posteriore, ti prego"
Simone, minimal 19:10 | commenti: commenti (popup)

Riepilogo

martedì, 28 agosto 2007 in: casini di casa, suono io
Circa un mese e mezzo fa ho comprato, in preda ad una incontrollabile fregola, una chitarra.

Ricordate?

Io si.

Per i primi tre giorni ero assolutamente inabile nell'estrarre anche solo un suono passabile.

E, ora si può dire, mi ero un po' sconfortato.

Mi vedevo già con una chitarra piena di polvere, nello stanzino dei mostri (ogni casa ne ha almeno uno); sarebbe rimasta a scordarsi per molti anni, per poi saltare fuori con i figli già grandi a chiedermi spiegazioni:
<<Ehi non ci avevi mai detto che sapevi suonare la chitarra!>>

Il quarto giorno, invece, qualcosa è cambiato.

Ieri ho suonato Blowers Daughter.

So che sembra retorico, ma riuscire a fare una cosa del genere con lo stesso strumento che un mese prima emetteva solo l'imitazione del Tirannosauro in calore, beh, è una bella sensazione.

La nostra casa ha un mese di vita, circa.

E dopo solo un mese è già casa.
Ha già preso le sue abitudini, tipo lo stanzino dei mostri, che si è generato autonomamente dentro un'anta dell'armadio.

Ha già i suoi riti, come l'accensione della ruota di candele per la cena.

Ha i suoi peccati, come i panni che cadono inspiegabilmente dai fili, per finire nel pozzo senza fondo e disabitato del piano terra.

Ha i suoi ricordi.

Domani tornerò a lavoro.
Solo un assaggio, visto che il rientro vero è previsto per lunedì.

Ho portato qui i vestiti, ho comprato pure qualche camicia e cravatta nuova.

Ho stirato per quasi due ore, mentre mia moglie sperimentava un nuovo parrucchiere.

E domani partirò da qui.

Un nuovo inizio, forse.

O solo un altro passo.
Simone, minimal 19:27 | commenti: commenti (popup)

La fregola della settimana - parte seconda

martedì, 10 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
Ieri, dopo un'attesa di circa quindici minuti, seduti in auto sfogliando la rivista del nido del cuculo, si è sollevato il bandone del Music Rama di Sesto FIorentino.

Ieri, dopo altri quindici minuti, siamo usciti dal Music Rama di Sesto con una Chitarra Acustica della Eko.
Un modello tranquillo, economico e esteticamente gradevole.

Tornati a casa, dopo essermi dato malato o quasi, al lavoro, ci mettiamo all'opera.

Dopo circa venti minuti, Pru mi dice: "simo ti serve perlomeno un Diapason per accordare la chitarra"

Lista per la spesa in mano, bici sotto il sedere, pedalo fino al Ricordi Mediastore, dove compro:

n.1 Diapason

n.1 Metodo per Chitarra

n.2 Plettri (ne avevo preso uno al Music Rama, perso immediatamente dopo

n.1 Canzoniere di De Andrè

Torno a casa e accordo la chitarra, non senza aver trovato su internet migliaia di programmi gratuiti che ti aiutano senza il diapason.

Cominciano prove e sessioni.

Dopo un'ora ho le punta delle dita della mano destra, tenute in un quantomeno dignitoso "martelletto", in fiamme.

Letto, Sonno.

Stamani mi sveglio verso le 10.

Di soppiatto prendo chitarra e plettri. Vado in cucina.

Di soppiatto rientro in camera. Mi ero dimenticato il diapason.

Mi alleno per un'oretta stamani. Ora le dita a martelletto fanno proprio male.
Non nascondo una certa fierezza in questo.

Nel primo pomeriggio, mia moglie, presa benissimo per questa nuova aspirazione, mi rivela segretamente che si potrebbe pure prendere un basso.

Le rispondo che da Ricordi avevo visto un Basso Acustico a 89 euro.

Alle 15.00 siamo sul Bus n.6, direzione ricordi mediastore.

Già sognamo stupendi duetti e applausi della Lory e del cano.
Il cano con la bandana legata al polso.

Da Ricordi c'è il basso acustico. Un magnifico basso acustico.
Costa però 150,00 euri.

Decidiamo di dare a questo basso blu il volto e il suono della nostra prossima fregola.

In silenzio torniamo verso casa.

Simone, minimal 17:32 | commenti: commenti (1)(popup)

La fregola della settimana

sabato, 07 luglio 2007 in: suono io, fantashopping
E' già trascorsa un'intera settimana da quando abbiamo comprato la Wii.

Siamo già a buon punto con Zelda e Rayman.

Il mio cervello, dopo aver sfogliato tutto o quasi lo scibile sull'algida consolle di casa Nintendo, ha deciso di prendere un po' di riposo.

E dedicarsi ad una nuova fregola (neanche troppo nuova, a dirla tutta).

Oggi mi sono (ri)svegliato con la fregola della musica.

Voglio comprarmi una chitarra e imparare a suonarla.

Mi sto trattenendo per svariati motivi. Vediamo di affrontarli con la logica che da sempre ci contraddistingue e superarli con l'irrazionalità del nostro amore.

1) Non devo assecondare tutte le fregole.

Perfettamente concorde. Dobbiamo fare i bravi e oculati sposini, che investono nel futuro e non inseguono desideri effimeri e passeggeri.
Fase logica conclusa.

A dirla tutta è una fregola sana. La musica non è un banale passatempo. Dopotutto è una forma d'arte.
Poi vuoi mettere suonare la chitarrina la sera, magari in duo col clarinetto per formare un'inedita coppia di musicisti?
Romanticismo e arte. Un connubio che sfonda ogni porta.

2) La Chitarra occupa posto.
Vero. Abbiamo la stanza che collassa su di sé da tempo. Ci muoviamo secondo binari precisi, per non far crollare le colonne di roba, le scatole, i regali di nozze, le mille scartoffie che non riusciamo a deciderci a buttare.
E la logica ha fatto il suo.

Certo che inserendo un elemento ingombrante come una chitarra, sicuramente saremo spronati a riordinare finalmente questo piccolo caos (oggi per esempio è bastata la fregola, senza cassa e corde, a farci rimettere tutto a posto).
Meglio tenere un solo oggetto ingombrante che cento fogli e scatoline inutili.
La stanza ne guadagnerebbe anche in stile. Ditemi voi se non è vero.

3) Non ho mai suonato uno strumento in vita mia. Magari neanche mi riesce suonare la pianola e voglio suonare la chitarra.
E certo! Simone, diciamoci la verità: sei sempre stato una chiavica con le note musicali. Gli spartiti sono cose da colorare e non sai distinguere il Do da un Fa.
Oltretutto in casa c'è già un pianoforte e non ti è mai riuscito finire Oh Susanna.
Chitarre.. sei matto!

Però ora hai la maturità. Una scelta ponderata, non come quelle che facevi da bambino, con la nonna che ti chiedeva se preferivi Commander dei Transformers o Goldrake (cavolo, non saprei decidere oggi.. figurati a dieci anni..)
Sulla soglia dei trentanni (usiamo la vecchiaia come arma di seduzione di massa per convincere) sei in grado di apprezzare la buona musica. Forse hai anche un orecchio diverso (tipo uno bianco e uno nero).
Secondo me oggi ce la puoi fare pure con Red Ronnie che ti parla dai filmatini di Youtube (confido che esistano ancora i video di Red che ti spiega l'abc della chitarra).

A questo punto vediamo: se la fregola avrà la meglio, a breve tenterò di far entrare una Chitarra (acustica) in casa.

In caso contrario, da qui ad una settimana ci sarà sicuramente un'altra fregola.
Simone, minimal 14:36 | commenti: commenti (1)(popup)

canzone senza melodia

giovedì, 21 dicembre 2006 in: romance, esperimenti letterari, suono io
La prima volta che ascoltai una canzone senza melodia avevo tre anni.
Almeno credo. A tre anni non sapevo contare, quindi forse ne avevo 4 o 2.

Non cambia il succo della storia, però.

La canzone senza melodia proveniva da un lettino accanto al mio, durante la pennica pomeridiana imposta a tutti noi dall'asilo nido.
L'asilo nido "il girotondo" cui mia mamma fece carte false per farmi entrare.
Credo fosse un centro sperimentale pidduista o qualcosa del genere.

Non erano talebani, questo lo so per certo: erano tutte donne coi baffi, è vero. Ma appunto, i baffi si vedevano.
Quindi no, decisamente erano europei.

Peccato, oggi vorrei poter vantare un'infanzia antiamericana.

Insomma durante la pennica sentivo questa vocina, una sorta di gorgoglio inarticolato. L'autore credo dormisse o sognasse qualcosa.
Il mio registro cerebrale, simile ad una cassetta usata del commodore64 registrò il suono come "canzone".

Da allora, durante il sonno o nell'immediata vicinanza, ho il vezzo di cantare una canzoncina inarticolata.
Faceva simpatia a 5 anni.
E i miei si risparmiavano un sacco di ninnenanne. Me le dicevo da solo.

A diciotto anni mi rimproveravano le presunte sbronze che mi facevano canticchiare la notte.

A ventisette invece credo sia un danno cerebrale.
Un virus a lento sviluppo, trasmesso all'asilo dal gigi d'alessio del lettino accanto.
Il pidduista malavitoso oggi magari fa una vita serena, dormendo e magari russando da gomitate.
Ma niente di strano.

Io canticchio.

La cosa più strana è che nel dormiveglia in cui mi trovo le canzoni, avulse da una vera e propria melodia, riescono perfino ad avere un senso.

Se trovate un senso ad un papero di gomma che faceva "prr". Io lo trovo.

Vi dirò che quest'ultima vicenda, quella del papero di gomma, sommata ad un impressionante storia di una gatta che dice solo "gna" e terrorizza chiunque incontri, è diventata un piacevole quadretto famililare cui ricorro perfino da sveglio, ormai.

Insomma è una vicenda da fanciullino che è in me, faccio tenerezza, la trovo una cosa carina.
Il fatto che in realtà sia il sintomo che tre quarti del mio cervello siano panati e fritti in qualche self service attorno a viale dei mille invece significa solo che "il girotondo" come asilo non era un granchè.

Ma come take away ve lo consiglio.
Simone, minimal 16:30 | commenti: commenti (popup)