Un nuovo inizio

martedì, 20 ottobre 2009 in: toghe in delirio
Sono cominciati, in via ufficiale, i preparativi per la trasformazione del mio studio da piccola ed anonima associazione post-studentesca a MEGASTUDIOCONOSCIUTOINTUTTOILMONDO.

ci mancano ancora alcuni passaggi, ma nel frattempo abbiamo affittato due stanze in più, segno indistinguibile che siamo ormai una potenza legale che non si può zittire.

a breve quindi mi trasferirò in un ufficio, dotato di una porta (con l'onere per chi vuole parlarmi di bussare) e di una finestra.

l'ufficio dispone anche del modernissimo "riscaldamento" che tramite un marchingeno opera del demonio o forse di un angelo misericordioso è capace di erogare aria calda se richiesta.

l'ufficio dispone altresì dell'aria condizionata, altro marchingegno di dantesca fattura che permette di ricevere un fresco venticello gelato, sempre su richiesta.

c'è una fastidiosa burocrazia nelle richieste, pertanto credo che avrò il riscaldamento entro (massimo) la fine di luglio 2010.

per ovviare al problema mi garantiscono l'aria condizionata fino a marzo.

il nuovo ufficio, come dicevo, ha anche una porta con una maniglia e nell'ufficio posso stare da solo senza questa fastidiosa smania collegiale di condividere la stanza con segretarie nevrotiche che ogni minuto interrompono il mio lavoro sui campi di Farmville con domande assolutamente irrilevanti ed a cui - è chiaro - non so rispondere.

il nuovo ufficio ha anche un sottoscala, accessibile tramite una scala, manco a dirlo.

il sottoscala è bellissimo e luminoso come la grotta verde di amalfi, con gli stessi riflessi smeraldini nell'acqua alta causa minuscole infiltrazioni di nessun conto.

il sottoscala sarà interamente popolato dai praticanti che potranno così lavorare con profitto in un ambiente interamente dedicato a loro.

potranno appendere i calendari zozzi, metter su mediaset calcio per le partite e rispondere alle domande della segretaria con risposte ovviamente sbagliate e fuorvianti.

nel sottoscala c'è un bagno, molto pulito e munito di antibagno in cui un praticante, con un cestino di vimini, farà una colletta ogni volta qualcuno desidererà usare il water.
anche questo sarà un utile strumento per innalzare i profitti dei poveri praticanti, troppo spesso ridotti a fare lavori umili o mansioni inique per portare a casa la pagnotta.

a chiosa del nuovo ufficio, una piccola stanzetta senza finestre, proprio adiacente al sottoscala, che verrà usata solo in casi estremi e comunque con tanta benevolenza per punire gli inadempienti e le segretarie incapaci di eseguire ordini sbagliati.

lo studio, così riformato, potrà finalmente rivaleggiare con i blasonati top legal da copertina, finalmente adottando le stesse strategie aziendali interne che portano matematicamente alla ribalta queste targhe del simposio professionale.
Simone, minimal 18:23 | commenti: commenti (popup)

Compiti a casa

La mia reclusione per motivi di studio, o il prolungamento delle mie ferie estive, a seconda dei punti di vista, ha qualcosa di grottesco.

Da quando resto a casa mi alzo prima, verso le 8:30.

Una roba inconcepibile per uno studio legale. Neanche la puntavo una sveglia, io.
Si, beh: non considero certo le udienze, cui preferivo presentarmi vestito di tutto punto e con le pantofole ancora fresche di bucato.

Dicevo quindi che mi alzo presto e poi vado in cameretta e accendo il computer.

Accanto al computer ho il libro o i libri con un lapis abbastanza appuntito nella metà di una pagina.

(nota: puoi capire quanto ho studiato il giorno prima dalla punta del lapis. praticamente finita, ho studiato parecchio; appena smussata, ho fatto giusto il minimo sindacale; nuova, ieri era domenica.)

Con la scusa pessima di dover comunque restare in contatto con il mio studio legale, accendo tutti i nuovi sistemi di comunicazione esistenti: telefono cellulare, msn, skype, accesso alla mia posta elettronica, google calendar, il solitario di windows, il poker online.

Attendo circa due minuti per accertarmi che nessuno, alle 8:35 si è ancora seduto alla scrivania.

Perfetto: coffe time.

Scendo in cucina e mi preparo il caffé; giusto per non perdere il ritmo con le mie abitudini lavorative, ordino ad una delle mie gatte di prepararmelo mentre sfoglio il giornale (vecchio di due settimane);

"ah, anche un cornettino grazie" recito

"gnagnagna"

"beh, se sono finiti basta dirlo.."

"e un bicchiere di naturale"

"°:°:;;;:::()"

"Cano sei di gran conforto a quest'ora del mattino"

sorseggio il mio caffé, poso la tazzina sul tavolo e me ne vado senza pagare.

torno al piano di sopra sicuro che qualcuno mi abbia contattato.

e infatti..

no, niente.

non riuscendo a trovare altre scuse, intorno alle nove mi metto a studiare.
studio bello duro fino alle dieci, quando lo studio comincia ad affollarsi.

il primo è ovviamente il dominus, che mi contatta subito per urgenti affari

"Simone, emergenza"

eh, lo sapevo. come faranno senza di me, dico io.
Ho il controllo di tutti i fascicoli, la gestione di cause scottanti e rapporti delicati con clienti scomodi: sono l'unico che può trattare queste cose..

"Devo aggiornare l'autovelox del tomtom e non trovo i file"
Simone, minimal 10:10 | commenti: commenti (1)(popup)

Cold Perfection

Sono uscito con la giacca.
E' tutto il giorno che, quando esco, metto la giacca.
Sono uscito con la giacca stamani alle 8:50. Avete capito benissimo, non ridete.
Era la mia giacca chiara, di quelle da penna nel taschino.
Quindi lavoro.
Alle nove in ufficio, per cominciare bene questo mio settembre.
Invece no.

Gnegnegne.

Si, certo. Ci sono stato, in ufficio.
Ho comunicato che devo ritirarmi per studiare. (stavolta seriamente)
Leo, manco a dirlo, mi ha capito al volo.
La segretaria matta, ma che velo dico a fare.
Ecco invece Federico.. Non so. Credo di avere seri problemi di comunicazione con il mio dominus.
Ma sono stato garbato e disponibile quel tanto che basta per far ritorno a casa entro le dieci e venti.
E con la spesa.

Mica male.

Alle dieci e ventuno sul portone mi attendeva "lo straordinario": la mia vicina di casa (l'unica, se non si conta il vicino "puzzone", che però è suo inquilino) voleva doveva assolutamente non poteva fare a meno di.

Parlarmi della pulizia per le scale.
Parlarmi del vetro rotto.
Parlarmi delle bici nell'androne.

Mettermi l'ansia per la bolletta dell'acqua.

Alle dieci e trenta con l'Haagen Dasz quasi sciolto sono entrato nel congelatore.
Alle dieci e quaranta ero in bermuda e infradito a riprendere i libri lasciati in auto.
La vicina mi ha squadrato come un prima e dopo la cura.

La seconda volta che sono uscito con la giacca era stasera.
Una giacca blu con il cappuccio abbottonato di cotone che ha fatto il mio stesso viaggio di nozze.
Con lei siamo andati prima a vedere quanto potevo spendere in un centro commerciale.
Ho scoperto di avere risorse limitate, ma ho la moglie oculata (molto più di me) e quindi abbiamo fatto un MacMenù con Cinema.
Kung Fu Panda.

Sono uscito col giacchetto e in macchina Pru mi chiede se abbiamo questa canzone anche a casa.

Come quale?
Questa.(e certo se poi uno il titolo manco lo legge..)

Simo in serata polemica. Con i Giardini di Mirò in sottofondo.
Simone, minimal 00:22 | commenti: commenti (1)(popup)

Tempismo

mercoledì, 23 aprile 2008 in: divertissement, toghe in delirio
Questa mattina sono giunto in Tribunale con un anno e dieci minuti di anticipo.

Non me la sono sentita di attendere la controparte. Ho una vita, io.



p.s. questo blog potrà subire rallentamenti, dal momento che eventi incresciosi hanno disgregato i nostri due computer casalinghi nel giro di tre giorni.
ci restano solo la wii e il computer dell'ufficio.
Simone, minimal 11:06 | commenti: commenti (1)(popup)

Tecnologie Togate

giovedì, 10 aprile 2008 in: toghe in delirio, fantashopping
Il mio Dominus ha una passione sfrenata per la tecnologia.

Appartiene alla schiera di coloro che hanno veramente visto il primo computer come il vero conquistatore della Terra e, per assicurarsi di essere dalla parte del vincitore, continuamente lo onorano e lo celebrano.

E questo è piuttosto divertente, anche perché mi permette di provocare la vena consumistica smodata, in molteplici esempi che vado ad elencare.

Scena 1:
All'Esselunga:

Io: mm.. guarda che bello il 32" della Samsung.. quello si che ha una risoluzione della madonna"
Lui: naa.. io ho il 54" è grande quanto la saletta piccola del Warner VIllage.. e poi ci vuole l'impianto della Bose..

Io: beh in effetti.. carino è carino.. ma io pensavo di prendere un proiettore col blue-ray. No percarità.. bello il 54".. ma così mi faccio il drive-in

Lui (visibilmente interdetto): mmm

Dieci minuti più tardi - Ufficio

Io: che fai?
Lui: stavo guardando su Ebay i prezzi dei videoproiettori

Scena 2:
In auto:

Lui: guarda, ho lo stereo attaccato all'ipod touch da 8 gb.. una figata. tutta la musica che vuoi, cioè.. un'altro pianeta
Io: in effetti si sente benino
Lui: ...
Io: certo, magari un hd video e un monitorino potresti prenderlo.. magari ci metti sopra tutta la serie 24 e te la vedi in viaggio (stiamo parlando di una smart)
Lui (impensierito): mmm

Scena 3:
A Studio:

Lui: ecco figata! allora sul blackberry ho messo skype così posso chattare con gli altri utenti. Daidaidai, metti skype che si prova.
Io: ok, proviamo (installo skype sul pc)
Lui: (messaggio via skype) provaprovaprova
Io: (sempre viaskype) funziona! mi piace, io non spendo più soldi per mandarti sms
Lui: hai visto il vecchio, eh? che idee
Io: certo, ma quanto ti costa a te sul blackberry?
Lui: ma.. niente figurati!
Io: sarà.. a me pare una mezza fregatura

due minuti dopo

Lui: (su skype) stacca tutto, mi costa 50cent a messaggio
Io: (faccina bastarda di circostanza)

Lo shopping in questo ufficio regala tante gratificazioni.
Simone, minimal 18:13 | commenti: commenti (1)(popup)

Asleep on a train

venerdì, 28 marzo 2008 in: musicalmente, valigie in tasca, toghe in delirio
In viaggio.

Un piccolo viaggio a dire il vero.

Verso una piccola cittadina al confine tra il mare e la terra.
Una rassegna di case basse con l'intonaco sbriciolato e la gente goffa.
Così goffa da non sapere dove sono, da non riuscire ad indicarmi la piazza principale.

"Guardi è proprio questa"
"Scusi, ma il cartello dice che si chiama in un'altro modo"
"Beh, non so cosa dirle, è questa"
"Ma anche l'altro cartello dice che si chiama piazza Garibaldi. Io cerco Piazza Curtatone"
"Senta, se non si fida.. io sono di qui e questa ha pure la scuola media Curtatone.. voglio dire"
"Si, concordo ma la piazza è un'altra"
"Faccia come crede"

Un piccolo viaggio, su un trenino a due piani e pochi vagoncini.
Col mio calvino aperto a ficcarci il naso, con gli occhiali scuri calati, ché se mi addormento non voglio si noti troppo.

Poi per le dieci e trenta ero di nuovo tornato a Rifredi.
E ora in camera riordino la musica, in cerca di qualcosa di nuovo o di molto vecchio.

Scovo Radical Face - Ghost.

Un album di gabbiani e legno che si frantuma.
Un album di silenzi e vento.
Un album che sembra un concerto in lontananza.

Colonna sonora da viaggio. Magari di quelli lunghi.

Simone, minimal 11:47 | commenti: commenti (2)(popup)

Chiude il caffé

Ci sono entrato tante volte.
E lui puntuale mi offriva queste paste assurde, tipo quell'infamissima sfoglia con la fetta di limone dentro che aveva l'aria di una punizione.

Parlava di calcio, di scommesse, di giocatori forti: parlava e mi fissava a cercare un consenso, una bella risposta argomentativa;
Ignorava la mia ignoranza in fatto di palloni di cuoio.

Eppure lui non mollava e insisteva con le sue paste al glengrant e pesto, per concludere con i pronostici (tutti) del sabato, del lunedì, del martedì di coppa, del mercoledì da leoni, del giovedì grasso, del venerdì tredici.

Tanto che alle volte, devo  confessarlo, ero sollevato quando entravo e non c'era.
Oh, seddiovole riesco a scegliermi una brioche normale, a bermi un cappuccio tranquillo senza fingere di sfogliare la gazzetta.

I primi tempi ci si fermava a pranzo, coi soci dello studio. Faceva certi spaghettini colle vongole da limonare pure il piatto.
Ma il suo granbiscotto erano le penne all'arrabbiata (sarebbero stati spaghetti, ma il popolo dei cravattati ha paura della pasta lunga): ci si inginocchiava chiedendo la mano leggera sul piccante, ma lui si sentiva lo shumacher del peperoncino.

Dopo ci voleva una bottiglia di acqua a testa, per sciogliere il bruciore.

E certe altre sere aveva voglia di fartelo lui, il caffé: era una sorta di laureato in espressologia, per cui estraeva un nettare da quella macchina che non si beveva mai.

Quasi meglio di quello che si beve a casina (quasi).

E poi stasera si scende, io e il leo (il fede aveva da fare), si ordina il solito espresso con due acque, si passa alla cassa per pagare e lui ci stringe la mano.

"ragazzi, vi saluto"

ci guardiamo interdetti.

"tra un'ora sono dal notaio, se tutto va bene, lunedì non mi vedete più"

ma poi ci tranquillizza, ci dice che riapre una locanda fuori Firenze, uno di quei posti per amici, una vecchia stalla riadattata.
E già mi immagino l'inaugurazione, con quella feroce arrabbiata fumante nei piatti o le sue vongole vischiosamente legate alla pasta.

Ti saluto così, senza un cenno alle partite: seddiovole, da lunedì niente paste al limone.

Evvai!
Simone, minimal 18:18 | commenti: commenti (1)(popup)

La voglia di stare con te (magari a Parigi)

Giungere al Tribunale di Prato prima delle 9:00 è uno dei pochi piaceri che restano ben saldi all'interno di questa finta professione.

Scoprire che l'udienza era in realtà alle 11:40 è una delle terribili abitudini del mio studio.

Ingannare il tempo che avrei saggiamente dormito, specie se reduce da un'ultravisione no-stop-o-quasi de "Il Signore degli Anelli - Versione Estesa", è stata un'impresa ardua.

Ho cominciato con una colazione molto English, con tanto di dolce, salato, caffé, spremuta, pacchetto di gomme e lettura del Corriere di Prato, pieno zeppo di notizie indispensabili, tipo il tizio che nello stendibiancheria appende invece la carne per farla essiccare e viene denunciato.

(con tanto di foto della carne appesa, che purtroppo non sono stato in grado di reperire su internet)

Poi sono passato dal giornalaio, dove ho comprato Rolling Stone, gustando il momento in cui, in sala d'attesa, l'avrei estratto tra quei paperoni ben-vestiti che fingono di leggere soltanto il codice commentato della Tribuna (sbadigliando nervosamente).

Mi sono soffermato un buon secondo sul calendario della Pucca, pensando alla disperazione di mia moglie quando si è accorta, alle due di notte di un paio di Giovedì fa, di averlo dimenticato a casa della sua migliore amica a Ferrara.

Poi ho ripegato su un regalo più "costruttivo" (senza nulla togliere  alla Pucca, diociscampi): era uscita la Lonely Planet di Parigi.

Ora, io ho un rapporto molto conflittuale con Parigi.
La considero una mezza fregatura, poiché ci sono  meravigliosi mondi di Ameliè e French Kiss e gente che Fogert Paris, poi ci vai e i francesi sono sgarbatissimi.

Sarò stato sfigato io, ma su due volte, mi sono sempre trovato malissimo.
Arrivando ad odiare i parigini e le loro torri puntute e rugginose.
Credo di aver augurato pure un tetano collettivo.

Però.
Mia moglie la adora, e durante i suoi pomeriggi ad intagliare San Frediano, si rivedeva i film a sfondo erremoscia: glielo potevo leggere in faccia: simosimo andiamo a Parigi?

una roba subliminale.

sicuramente negherà tutto. ma credetemi, è così.

Allora intanto compro la guida e mi informo, anche per vedere se le volte precedenti avevo sbagliato qualcosa io.
Oh, ci sta.

E mi sono convinto a tornarci. Forse questa estate, forse prima.

Intanto, sfogliando Rolling Stone in sala d'attesa, sotto gli occhi invidiosi degli altri cravattoni, mi è tornata in mente una canzone di qualche tempo fa.

Così l'ho rimessa in playlist.
Simone, minimal 14:00 | commenti: commenti (popup)

Pagherò

venerdì, 07 marzo 2008 in: divertissement, toghe in delirio
Per cominciare una giornata serena, niente di meglio di una promessa di pagamento.
Specie se la somma è consistente e proviene da personaggi con liquidità sicura.

Per terminare una giornata cominciata serena, niente di meglio che i soldi promessi in busta chiusa.
Specie se la somma proviene da uno sguardo spaventato per le tue dita protese sotto la tasca della giacca.

Adoro questo lavoro.
Quando mi pagano.
Simone, minimal 12:38 | commenti: commenti (2)(popup)

Un Giorno in Pretura

mercoledì, 20 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Questa mattina si è presentata in udienza una rampante avvocatessa milanese.

Il soggetto, sulla trentacinquina, teneva nella borsa di Gucci un voluminoso fascicolo in similpelle marrone, con stampate a rilievo le parti della causa.

Il fascicolo era suddiviso con l'ausilio di post-it multicolori, tra atti, corrispondenza con il cliente, corrispondenza con i legali, documenti allegati da controparte, documenti allegati da loro.

Lei si è presentata con circa dodici minuti di anticipo e solo il caso ha voluto che fossi già in attesa.

Allo scoccare dell'orario, ha aperto la porta del Giudice, sfoggiando un sorriso luminoso, sicura di poter sedersi e concludere questo "transfer" il più brevemente possibile.

Dentro stavano ancora discutendo una causa di un'ora prima.
Le è stato fatto presente di uscire e cortesemente richiudere la porta.

Scossa, si è seduta ed ha impugnato un palmare, con il quale ha cominciato a registrare appunti personali tra cui: "richiamare per la conference call" "dinner per venerdì con dirigenti di Berlino" "prenotare ceretta all'inguine per ritorno di Fabrizio".

Preoccupato per l'inguine di Fabrizio cerco di instaurare un dialogo con Miss Gucci: è molto informata sulla Tramvia, sul nuovo tribunale, su tutta la giunta comunale.

Si dimostra anzi piuttosto interessata quando le faccio presente che il tram è una buona cosa.
E' partecipe e mi dice che il tram di milano fa schifo e lei gira solo in taxi.

Conversiamo per circa venti minuti, dopo i quali finalmente ci chiamano dentro.
Con uno squillo avviso chi di dovere di scendere a fare il proprio lavoro.

Entriamo e la svitata cambia, manco fosse un transformer, diventando un cane rabbioso.
Con toni da lager preannuncia di contestare tutto, pure quello che vuole dire il Giudice.
Mi limito ad una breve interruzione, silenziata da una rimbrottata del tipo "quando le sarà concessa la parola dal Giudice, forse, parlerà"
Faccio notare che a lei non è stato concesso un bel niente, che anzi trovo piuttosto maleducato il suo atteggiamento e mi ribatte che sono "poco signore".
Nel frattempo entra in gioco Federico, che sfoggia un gran sorrisone alla trentacinquenne.
Lei per un lungo centesimo di secondo si dimostra compiaciuta.
"Che ha da ridere? Si metta seduto, che qui abbiamo quasi finito" Ghigna l'istante successivo.
Il Giudice sottolinea che a malapena si sono messe le presenze, ma viene fulminato dall'arringa copiosa della svitata: "al briefing si sono trovati tutti, hanno sottoscritto ogni agreements e il business era concluso.. poi c'è stato un backup.."

Sembrava uscita da Tron.

Alla terza supercazzola metainglese, l'interruzione di Federico: "si, guardi, parecchio divertente, ma io le lezioni di ingegneria le ho saltate perché ero a trombare in costarica. Mi spiace per lei che non ha goduto di questa interessante alternativa, ma ora se si potesse parlare un po' terra terra.."

La svitata si bloccava irrigidita, balbettando.."ma..io..mai trattata così..è assurdo.."

Il Giudice generava un corollario automatico: "senta sposa, qui s'è fatto ora di desinare. Sicché mi riservo su tutto e andate a ruzzare fori, che ci sono cose più gravi nel mondo"

La svitata ha estratto il suo palmare e recitato, col cappotto in mano: "cancellare Firenze dalle mappe"
Ed è corsa via.
Simone, minimal 17:46 | commenti: commenti (popup)

Il Barista

martedì, 05 febbraio 2008 in: divertissement, toghe in delirio, fiorentinismi
Il Barista è un tipo pelato, con i baffi.

Per chi volesse un'immagine, direi che si potrebbe ritrarlo come Ser Pilade de "la spada nella roccia".

Il Barista ha un sacco di targhe sopra la macchina del caffé: a Napoli ha imparato a fare il caffé, a Parigi il cappuccino, a Vienna ha fatto un corso da pasticciere.

Il Barista sceglie cosa vuoi mangiare: tu dici se deve essere dolce o salato.

Il Barista mi offre sempre sfoglie ripiene alle cose più strane: cioccolatino, rum e ananas, fragole candite.

Il Barista oggi mi offre una sfoglia al limone.

E poi un cappuccino.

Cortesemente ribatto che il limone a fette nella sfoglia fa veramente stracacare.

Lo faccio in modo ironico, fingendo di suggerirgli un'alternativa: "magari con l'arancia.."

Il Barista mi guarda serio e impugna i baffi minaccioso: "fai il tuo lavoro, io faccio il mio"

Per togliermi l'aspro della sfoglia mando giù un gran sorso di cappuccino.

Sento una colata di lava scorrermi in gola.

Spalanco gli occhi e grido "ATTENTATO!"

Il Barista mi guarda incuriosito.

Recupero il respiro: "Questo cappuccino sarà mica un po' troppo caldo?"

Il Barista risponde asciutto: "Il cappuccino deve essere caldo"

Fisso le targhe e le indico: "ora capisco perché stai a Firenze, nelle altre città non t'hanno voluto"
Simone, minimal 11:19 | commenti: commenti (2)(popup)

Giustizia

mercoledì, 30 gennaio 2008 in: termopolitica, scelte di campo, toghe in delirio
Berlusconi assolto perché il falso in bilancio non è più previsto dalla legge come reato.

TG5 ci tiene a sottolineare che non è assolto perché il reato si è prescritto.

Solo perché l'avveduto presidente aveva provveduto a depenalizzare il reato per cui era imputato.

Berlusconi è innocente.

E' un peccato che i coniugi di Erba non abbiano un partito politico.

A quest'ora l'omicidio sarebbe legale e finirebbero assolti perché ammazzare qualcuno non costituisce reato.

La moglie di Mastella si è fatta sei giorni di arresti domiciliari (tipo che l'influenza di mia moglie è durata di più). Poi il giudice ha deciso che se fa la brava può tornare a fare la spesa al conad.
Mentre lei passava il Pronto sui mobili, Mastella si dimetteva e faceva cadere il governo, perché avere la moglie a casa tutto il giorno lo faceva uscire pazzo.

Più che giusto.

Giustizia.
Simone, minimal 13:28 | commenti: commenti (3)(popup)

Voglio parlare di lavoro!

lunedì, 14 gennaio 2008 in: toghe in delirio, roba da bloggers
no perché pare che io non faccia un cazzo dalla mattina alla sera.

e invece oggi sono arrivato in studio alle nove.

alle nove e cinque ha squillato il telefono. era la segretaria che dice sta male, ha la febbre e non può andare avanti così.

in sottofondo sentivo una canzone anni 80 tipo top gun. e una frusta schioccare.
quest'anno la cinese è una brutta bestia, mi penso.

alle nove e un quarto entra il socio minor dello studio, al quale comunico la prossima dipartita della segretaria.

e intanto gongolo: la giornata comincia decisamente bene.
decido di registrarmi ad un sito da cui si può ascoltare musica aggratisse senza scaricarla.
non ricordo come si chiama, ma ho messo una finestrella a lato (come se non ne avessi abbastanza).
se ci cliccate sentite gli stateless.

compiaciuto mi sono detto che è ora di cominciare a lavorare: alle dieci apro l'agenda e scopro che alle undici e venti avrei un'udienza.

nel frattempo arriva il socio major dello studio ed è pausa caffé.

durante la quale scopro che Pato (giocatore diciottenne neoacquisto del Milan) con le scarpe color papero, è una grande scoperta.

caffé, naturale, sigaretta del socio minor, rientro a studio.

dieci e venti, estraggo il fascicolo dell'udienza e controllo: l'udienza è per domani.
respiro di sollievo e festeggio con venti minuti di cazzeggio libero.

ore 10:45 torno sul pezzo, con un paio di telefonate e lo studio di una memoria di replica piuttosto complicata.

comincia a suonare il telefono.
la segretaria si starà facendo colare la cera bollente sulla schiena, tocca rispondere a me.

mezzogiorno come ridere.
comincio a buttare giù la memoria, quando mi ricordo che, nel pomeriggio, ho un briefing con il socio minor per le pratiche che gestisco con lui.

recupero dal mio archivio alcuni reperti storici e comincio con leggere i nomi sui fascicoli, giusto per sapere che gente è.

a mezzogiorno e venti decido che ne so abbastanza e mi preparo per uscire.

pausa pranzo fino alle 15:30

rientro a studio e faccio un paio di telefonate di sostegno.
così, per dire che ho chiamato.

alle 16:00 c'è il briefing che affronto sicuro e spavaldo.
Se io ricordo poco di certe pratiche, figuriamoci lui che forse non le ha mai viste.
Nel dubbio medito di inventare pure roba nuova, tipo un cozzo da diciotto milioni di euro.
un maxi tamponamento durante una festa della Ferrari con un jet supersonico.
per arrotondare.

poi scarto l'ipotesi.

torno a lavoro, finisco le cose lasciate in sospeso.
quasi tutte.

ore 17:00 parte il corteo sotto lo studio.
i lavoratori dell'ataf urlano che il loro stipendio fa schifo e che dominici è un tegame.
apro la finestra e vedo bandiere rosse ovunque.

in un impeto di nostalgia mi balza l'idea di scendere e dire qualcosa di sinistra.

poi vedo la tenuta antisommossa.

lasciamo perdere.

ore 17:30, l'avv. Major lascia lo studio per ritirare l'auto nuova, ma la scusa ufficiale è un appuntamento importante alla Mercedes.

fino alle 18:00 non rientra ed io, solo nella mia stanza senza il noioso parlottio della pazza, decido che è l'ora di una pausa.

zonzo per i blog che leggo ma non commento mai.
e concludo con il post della giornata.

postilla: a me technorati garba troppo. non tanto perché so chi mi legge, quando e da dove viene.
più che altro per i modi assurdi con cui mi trovano.
dopo '' Turiste Troie'' ora mi beccano con ''Pisello di cristallo boemo''

cazzo, vuoi vedere che mi legge la segretaria??
Simone, minimal 17:33 | commenti: commenti (2)(popup)

Feste di Natale

venerdì, 21 dicembre 2007 in: sotto lalbero, toghe in delirio, astruse astrazioni
Siamo a venerdì.

Fine della settimana, quattro giorni al Natale.

Perfino Harry Potter, a quest'ora, si metteva la sciarpa del natale.

Oggi è tutto un pacchetti/pacchettini, regali/regalini, d'ogni sorta.

Perfino la segretaria ha preso la tredicesima.

Postuma.

Mi sfugge qualcosa.
Simone, minimal 15:56 | commenti: commenti (2)(popup)

L'angolo di Babbo Bastardo

giovedì, 20 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
"Mi ha preso per la gola mezz'ora fa, dice mi voleva ammazzare perché non mi sopporta più.. parlo di continuo sono una rompiballe, sono lagnosa.. mi ha urlato.."

Caro Babbo Natale, la segretaria ha rischiato la vita neanche un'ora fa..

Cazzo, le raccomandate 1 funzionano sul serio!

Grazie posteitaliane.
Simone, minimal 17:37 | commenti: commenti (popup)

Fine dei giochi

giovedì, 13 dicembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
mai avuta la vera passione della bicicletta.

avevo un compagno di banco, al liceo, vero fissato col Giro e col Tour.

io no.

certo so pedalare, ma di salite e discese per i monti proprio non ne volevo sentir parlare.

Poi arriva questa lunga tregiorni di esami.

è un po' come fare due anni di bici leggera, magari giusto per andare in centro, la sera, con la moglie "in canna"; poi impazzire e decidere di fare il Tour.

si, per carità, il fiato magari te lo sei fatto e pedalare sai pedalare.. e per l'occasione ti compri pure la bici ultraleggera col cambio shimano.

però resti il panzotto di sempre, mica ti vengono i polpacci da rana solo perché ti sei iscritto.

la tregiorin di esami è uguale: una massa di panzotti, alcuni anche un po' ingrigiti, con la pretesa di scalare la vetta con tempi da velocista.

tra questi, pure il mio vecchio compagno di banco: quello fissato. e ingrigito precocemente in maniera impressionante.

beh, oggi è finita. quasi sono triste, se penso a queste mattinate fumose in duemila dentro il padiglione spadolini, al panico durante la lettura dei temi, agli urli quando qualcuno diceva "HO TROVATO LA SENTENZA!" e non era mai né risolutiva, né giusta.

beh, oggi è finita. un peccato.
anche perché in questi giorin sono stato coccolato come un orso di pezza da mia moglie, concedendomi il lusso di non piegare nulla, di lasciare i calzini spaiati uno sul divano e l'altro sotto il lavello di cucina; e poi farmi cucinare a cena (un leggendario coniglio divenuto subito suo cavallo di battaglia) e dormire alle otto.

beh, oggi è finita. ora sono sonno.
sicché dormo, il sonno dei giusti.

e la bici la ripongo in libreria, pronta ad un nuovo utilizzo, un giorno.

Fine dei Giochi.
Simone, minimal 21:12 | commenti: commenti (popup)

Delicate

martedì, 04 dicembre 2007 in: divertissement, musicalmente, teledipendenze, toghe in delirio
Sono sveglio dalle 7:40, quando una sveglia, né cubica, né gialla, mi ha riportato alla realtà dominata dalla perdita completa del valore sociale dell'intellettuale.

Decisamente Passepartout mi fa male.
Credo si debba vietarne la visione a coloro che hanno irriso (come me) la cultura infilzata con lo spiedo da carne del liceo.
Si perché il popolo di finti istruiti, convinti che aver letto Jack Frusciante basti a definirsi letterati, (notare che non parlo degli estimatori di Moccia, che paragono ai pisani di comacchio) arriva un giorno e riscopre il gusto per i classici.
Come una spugna si impregnano di quel mastrolindo concentrato che è la nostra cultura in pillole di Passepartout, senza lasciarne scivolare via una sola goccia.
E diventa fastidioso, pesante nello scrivere e stupidamente saccente.

Terminata questa piccola parentesi, ritornerei al trillo della sveglia ed ai miei compiti di questo giorno campale, fatto di udienze, pasti frugali e una serata lunga come i dieci comandamenti visti senza audio.

Stamani ho raggiunto il mio record in Tribunale, con la mia presenza ininterrotta dalle 8.55 fino alle 12:15.
In Tribunale si ha un sacco di tempo per riflettere sulla piccola società degli avvocati, un popolo sulla carta numerosissimo, ma che si dimostra casta solo quando si varca le porte della giustizia terrena.

Ho cambiato tre diversi giudici ed ho ritrovato sei avvocati. Erano a tutte le solite udienze.
Ma gli altri millemila che cazzo fanno dalla mattina alla sera?
(ho una rispostina nella testa, che mi dice viareggio, coi piedi a bagnomaria)

Sono riuscito anche a trovare il tempo per ritirare il contratto di casa dal notaio, rimasto in giacenza da settembre.
Perfino mio padre aveva perso le speranze di riaverlo.

Dopo aver mangiato un panino in compagnia di mia moglie, anche lei distrutta per la replica di Pontedera e per la presenza nella leadership di un pisano con manie di grandezza, sono rientrato a studio con la convinzione di porre, finalmente, un punto di arresto alla mia attività forense.

Martedì cominciano gli esami di avvocato ed io, da sborone quale sono e rimango, non ho studiato una cippa.
I rimorsi mi spingono a chiedere ai membri anziani un breve congedo per motivi di studio.

Leonardo ovviamente è concorde, mi sorride e dice che dovevo pensarci prima.
Federico casca dalle nuvole: a momenti dubito che si ricordi dell'esame.
Mormora che ai suoi tempi lui dava lo scritto e poi via di corsa a ricevere i clienti alle sette di sera.
Poi i clienti non venivano perché erano stati divorati da un coccodrillo emerso dalle fogne.
Finge di aver compreso però, lasciandomi, con comodo, fare tutto il lavoro che avrei altrimenti fatto nei prossimi dieci giorni.

Alle 20:00 stacco, e comincio il giro di saluti.
Leonardo mi saluta e mi augura un in bocca al lupo sincero.
Federico ha improvvisamente dimenticato tutto e mi liquida con "tanto ci si vede domani"
Sottolineo che invece non sarà così, anche perché domani arrivano quelli a montarci la cucina.
Ah già. Ha un dono invidiabile della sintesi.
Sicché ci si vede Giovedì.
Forse non sono stato spiegato, io studio.
Studia qui.
Lotto per un compromesso sindacale e firmo per una udienza venerdì mattina "facilissima, una cazzata" che però necessita di istruzioni il giovedì pomeriggio.
Vabbè.

Torno alla macchina, al piano terzo sotto terra del Parterre di Piazza Libertà. Nove Euri di parcheggio.
Era meglio la multa, perlomeno ho il brivido dell'imprevisto.

In auto, c'è Damien Rice che canta e io mi sento nella testa la storia di questa giornata, epperò con la fastidiosa voce di Grace di Grace' Anatomy.
E mi vedo col camice imbrattato di sangue, con i capelli incollati e lo sguardo distrutto, fissare quella chirurga di colore obesa che mangia una ciambella trovata dentro l'intestino di giocatore di Hockey.
E la sento che gli dice qualcosa a proposito di un congedo per motivi di studio, anche breve.
Per l'esame.
La buzzicona con le gote zuccherate dice certo, ci mancherebbe.
Però domani vieni.
No, buzzicona, almeno fino a venerdì prossimo.
Ah, ok.
E Grace si allontana, con Delicate di sottofondo.

...

"Dopodomani però si, vero?"
Simone, minimal 21:03 | commenti: commenti (popup)

L'oroscopo ci piglia

giovedì, 29 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Una roba assurda.

Il mio oroscopo di Igoogle diceva che oggi un collega mi avrebbe fatto fare affari (supperggiù)(che non è un supereroe con lo scaldaorecchie)

see.. dopo l'acconto di ieri lo ritenevo improbabile e improponobile.

Invece all'Asppi il tenero Lio mi ha presentato un cliente, a cui ho potuto dare uno dei miei biglietti da visita col nome in rilievo.

Per ora sono in perdita, visto il costo di tali biglietti, però conto di rifarmi presto.

Insomma, l'oroscopo ci piglia. Perfino mia moglie me lo conferma.

Stasera torno e mi faccio fare i tarocchi, che ci vuole una bella spruzzata di vitamina C.

E poi ci dormo su.
Simone, minimal 19:21 | commenti: commenti (4)(popup)

Studio Illegale

giovedì, 08 novembre 2007 in: divertissement, toghe in delirio, roba da bloggers
Lo studio è in cerca di un nuovo praticante.

In realtà il 100% dell'interesse su un potenziale nuovo oggetto di vessazioni è suddiviso così:

il 70% è appannaggio della segretaria, che ogni giorno dice sarà l'ultimo se non gli danno un facchino che faccia il suo sporco lavoro tra cancellerie e ufficiali giudiziari.

il restante 30% è dell'avvocato anziano, che rischia di dover andare per sbaglio a qualche udienza, a causa dei miei molteplici impegni.

Quindi l'altro giorno la segretaria nevrotica è rientrata a studio con una lista prelevata presso il consiglio dell'ordine, contenente nome, cognome e telefono di potenziali candidati.

Tra i pretendenti è stata scartata (non so ancora perché) tutta la crema, ovvero chiunque solo si avvicinasse ad un 110 come voto di laurea.

Monito per i futuri praticanti: a meno che non vogliate entrare in un brillante studio di top manager come quello di Duchesne, dove gli avvocati indossano tacchi a spillo solo per il gusto di bucarvi quando siete distesi di fronte alla porta di ingresso, evitate di indicare il vostro voto.
E' paradossale ma gli studi normali sono spaventati dai voti alti.

Almeno quelli che possiedono una segretaria con grossi complessi di inferiorità.

Dicevo, dopo la prima scrematura, sono stati estratti due nomi, uno per sesso, ed invitati ad un colloquio.

Vorrei raccontarvi di abili domande e test d'intelligenza per poter entrare a far parte di questo brillante studio.

Il colloquio verte su un solo punto: non pretendi nulla (in termini monetari) e sei pronto a fare di tutto.
Se il praticante non risponde affermativamente ad entrambe le domande, la porta è in fondo al corridoio.

Lei arriva per prima: ha un sospetto voto sul 103 (la segretaria già la teme); è del sud.
Fa una discreta figura, tanto che al termine del colloquio già gli viene detto di cominciare martedì.

Lui arriva dopo: fa un'anticamera di oltre 40 minuti, mostra disappunto, viene segato.
Non importa se ha la faccia intelligente.
Compie inoltre l'errore fatale: chiede la grana.

Io vorrei sapere chi diavolo ha messo in giro l'assurda voce che negli studi legali ti pagano.

Lunedì sera la segretaria è in preda all'agitazione: chiama due volte il cellulare della volenterosa giovine.
Non risponde.

Comincia ad agitarsi.

Martedì la ragazza richiama e dice che impegni urgenti non le consentono di venire.
Il ché tradotto significa "ci ho pensato bene e prima di farmelo mettere nel baugigi da sconosciuti consulto il mio ragazzo"
Siamo di nuovo senza praticanti.

La segretaria disperata ferma i mendicanti per strada chiedendogli di andare perlomeno a fare qualche notifica.

In coscienza gli ho suggerito l'alcolico di piazza Libertà, quello a cui devo ancora un pacchetto di sigarette.
Non so quale sia la sua preparazione ma mi pare volenteroso e si presenta bene (per lo standard qualitativo medio dei tribunali fiorentini potrebbe anche essere un po' eccessivo).

Nel frattempo vorrei prendere le misure per creare una parete di cartongesso che mi permetta di isolarmi da questa follia.

Ho l'esame tra poco più di un mese e voglio silenzio.
Simone, minimal 10:56 | commenti: commenti (2)(popup)

Di Prima Mattina

martedì, 06 novembre 2007 in: toghe in delirio, astruse astrazioni
Adoro essere in ufficio al mattino.

Soprattutto quando la segretaria è assente, probabilmente rinchiusa in qualche stanza della corte d'appello a parlare dei cazzi suoi con il primo sconosciuto.

Stamani dovevo essere in udienza alle nove.

Ma il Giudice ha pensato di prendersi una pausa caffé, rimandando il tutto ad Aprile 2008.

Così mi sono fatto due passi, mi sono regolato due volte le bretelle nuove, ho tossito un polmone e sono rientrato a studio.

Ho dato io le mandate, l'attico era deserto.

Ahh.. fantastico.

Ho acceso il pc, attaccato la penna usb che tengo in macchina.
Casse a medio volume e un nuovo album da ascoltare.
(The Good, The Bad and The Queen, per i feticisti)

Dopo aver fissato per un paio di minuti la scrivania, sono passato all'iperattività.

Da tempo volevo riorganizzare la mia postazione, renderla più funzionale e far sparire un chilo e mezzo di fogli inutilizzati.

Vuotata la scrivania, l'ho ruotata di novanta gradi. E la musica si è zittita.
Ho sbarbato la presa elettrica dal muro.

Il silenzio ha confermato la mia solitudine.
Con estrema tranquillità ho coperto la falla facendo scorrere di alcuni centimetri l'archivio ed ho spostato la spina ad un'altra presa.

Terminate alcune prove ho concluso con una piccola modifica, spostando il mio classificatore alle mie spalle.

Poi ho pulito il piano con una sottomarca del vetril trovata in bagno e l'ho quindi ricomposto con l'agenda aperta al giorno (e pure al mese) giusto, la foto di mia moglie in crociera e i miei biglietti da visita in bella mostra.

Ho quindi fatto ripartire il nuovo gruppo di Damon Albarn, con la loro History Song.

Sono le 10:31, ancora nessuno in studio.

Coffe Time!

Come the day
You see the sun
Hit the arch
A history song

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A ship across
The estuary
Sundays lost
In melancholy

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do

A storm of strings
Far away
The hangers on
Saved the day

If you don't know it now then you will do
If you don't know it now then you will do
And if you don't feel it now then you will do
Simone, minimal 10:29 | commenti: commenti (popup)

Il Cliente

martedì, 16 ottobre 2007 in: toghe in delirio
In sala ricevimento clienti, un signore anziano sta sbraitando.

Urla in faccia alla segretaria le colpe del nostro sistema giudiziario.

Urla perché è sordo. E anche perché è incazzato.

La segretaria si impietosisce. La conosco.

La prima regola di ogni studio legale è identificare il proprio nemico.

Non si parla della controparte. Con quella si tratta, si beve un caffé.

Ci si manda i fax e quando sono raccomandate, ci si scusa.

Il vero nemico di ogni avvocato è il cliente.

Purtroppo gli italiani si stanno ingegnerizzando, termine che sta per "pretendo di sapere di un po' di tutto".
Colpa degli allegati alle riviste.

Se al corriere della sera si comincia ad allegare i codici, la gente comincerà a leggerli.
Per carità, non che sia un male. Se si avesse il buon senso di non interpretarli.
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<<Avv. Buongiorno, senta io avrei un problema con una società.. occupano il mio stabile, non pagano.. >>

<<Vediamo se si può fare qualcosa>>

<<No, aspetti, in base al codice ho letto che>> BANG

<<Avanti un altro>>

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<<Avv. Buongiorno, ieri passeggiavo per strada e un tizio mi ha sputato addosso>>

<<Lo conosceva?>>

<<Mai visto prima>>

<<Beh, magari uno scambio di persona..>>

<<No, guardi, in base alla recente Giurisprudenza, potrebbero essere percosse..>>

<<E' in errore. Queste (TUMPTUMPTUMP) sono percosse. E le ecchimosi evidenti sono lesioni volontarie>>
<<Avanti il prossimo>>

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<<Avv. Buongiorno, ma quanto mi costerà questa causa?>>

<<Eh beh.. intanto si tratta di piccoli acconti.. per coprire le spese. Poi in caso di vittoria il Giudice potrebbe condannare la controparte alla refusione di tutte le spese legali>>

<<Senta, ma l'avv. Shimano mi regala pure la Muntain Baike.>>

<<Capisco. Io mi limito a slegare i cani>>

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<<Avv. Buongiorno, posso chiamarla Mike?>>

<<No. Ma può chiamare un Taxi>>

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Il Cliente è infido. Non dare loro il tuo numero di cellulare, o ti chimeranno alle 4 di notte per sapere come è andata l'udienza delle 10.
Si perché tanto loro fanno i giornalai, a quell'ora sono già al secondo cornetto caldo.

Il Cliente è pronto a qualsiasi causa, anche contro le multinazionali della droga.
Basta che sia gratis e che ci sia la matematica sicurezza di vincere.

Il Cliente è la carie che gli avvocati si meritano per tutte le caramelle ingurgitate.
E quando perderò tutti i denti, con la mia dentiera nuova, mi gusterò di nuovo il piacere del gelato.
Come me lo gustavo una volta.
Simone, minimal 10:26 | commenti: commenti (10)(popup)

La Segretaria

martedì, 02 ottobre 2007 in: divertissement, toghe in delirio
Ho provato (credetemi!) a scrivere qualcosa di simpatico e divertente circa questi due giorni di scuola.
Mi sono concentrato e ho scritto diverse frasi sconnesse a proposito di sveglie mattutine, di colazioni da mulino bianco e di fugaci incontri da McDonald.
Si perché sia io che la consorte abbiamo rispettivamente cominciato a studiare: lei certamente più di me; io, nel mio piccolo, seguo il corso di redazione atti e pareri, in buona sostanza una sorta di scuola radioelettra per sostenere l'esame di avvocato.

Insomma, mentre provavo (disperatamente) a mettere insieme almeno quattro pensieri degni di nota, sul retro del mio monitor una pazza continuava a violentare la fotocopiatrice.

Ora, piccolo preambolo: a me non piace parlare male delle persone.
Se uno nasce impedito, chi sono io per doverlo sottolineare?

Appunto per questo motivo vi ho taciuto uno dei fondamentali motivi di stress e di conversazione dell'ultimo anno.

Presso questo studio lavora una segretaria completamente fuori di testa.

Per cortesia non crediate ai soliti cliché che parlano di maschilismo e di presunzione.

Qui si tratta di veri problemi.

Ma con ordine, torniamo al mio post, alle mie simpatiche trovate.

Durante i quindici minuti di redazione, rilettura e stampa del post, ho dovuto assistere:

a) sproloquio prolungato, nel quale erano presenti domande rivolte ad un ipotetico auditore (ci sono solo io in questa stanza):
<< ma come si apre la fotocopiatrice?>>
<<oggi non è giornata.. se solo ci fosse qualcuno che si occupasse di questa fotocopiatrice..>>
<<certo che è un problema: anche questa della fotocopiatrice..tu che faresti con la fotocopiatrice che non va?>> (domanda non rivolta a me, ma a se stessa, fissando sempre la fotocopiatrice)

b) violenza privata
Thud (calcio alla fotocopiatrice) <<scusa sai.. (alla fotocopiatrice) ma, o io o te.. >> Thud (calcio alla fotocopiatrice)
Toc Toc (fotocopiatrice pungolata con un cacciavite, in un generico punto privo di giunture o direttamente sulla lastra aperta)

c) crolli emotivi
<< Non basta che sono sola come un cane! pure la fotocopiatrice contro di me!>>
(segue momento di isterica ilarità)
Suona il telefono, la segretaria risponde: <<Pronto? No guardi non è giornata, la fotocopiatrice poi.. non ne parliamo.. no certo a lei non frega nulla di questo.. certo.. e comunque guardi che è un dramma.. non poter fotocopiare.. si, certo, le passo l'avvocato>> (abbassa la cornetta con uno schianto)
<<Oh, ho riattaccato>>

Io nel frattempo cercavo di isolarmi in una sfera di silenzio, una sorta di mondo superiore dove la segretaria è di ceramica e va solo regolarmente innaffiata. E ad innaffiarla ci pensa una volta a settimana l'omino che pulisce le scale.

A questo punto, la disperazione cresce e mentre sono sul più bello, lei irrompe con le mani sul mio monitor: <<insomma! la fotocopiatrice è rotta!>>

Simulo autocontrollo immaginando il rumore di una sparachiodi.

<<Ne abbiamo un'altra, ti ricordo. Nell'altra stanza>>

<<Ma io ho bisogno di questa!>>

Mi sforzo di capire le ragioni mentre penso che gli spartani facevano bene a buttare qualcuno dalla rupe tarpea.

<<E perché, di grazia?>>

<<C'è un foglio incastrato! Devo farne una copia>>

<<Di cosa si tratta?>>

<<Di un foglio di una memoria, devo depositarla lunedì>>

Cercando di comprendere l'urgenza con un filo spinato, resto fermo e sorpreso:
<<Ma scusa, non puoi semplicemente ristamparlo dal PC?>>

Silenzio gelido.
Mi guarda come se un fulmine l'avesse attraversata, ma purtroppo avesse scaricato sui tacchi.

<<In effetti..>>

Trotta fino alla sua postazione e con un paio di gesti, stampa il documento mancante.

Ora, la questione della fotocopiatrice è partita questa mattina verso le 10:00, terminando verso le 17.

Sette ore di tormenti.

A cui sono sottoposto praticamente ogni giorno.

Questa follia ha avuto la meglio sul mio bel post.
Ed è un vero peccato, perché questo, di post, fa schifo.
Simone, minimal 17:27 | commenti: commenti (3)(popup)

Snow (ehi oh.. oh cazzo!)

giovedì, 27 settembre 2007 in: divertissement, casini di casa, toghe in delirio
Allora ieri, quasi come un presagio o una percezione, sono andato nella vecchia casa ed ho caricato sulla macchina la bici.

Si perché, dalla casa nuova, per andare in centro, la macchina è comoda come una manta.
Dicevo che è stato un presagio, perché difatti, non appena sono rientrato a studio, l'estrazione sulla ruota dei praticanti di Firenze mi ha sorteggiato per un'udienza alle 9:00 in Piazza San Firenze.

Sicché mi sono sentito parecchio ganzo.

E mi sono sentito ganzo fino alla sera, quando invece il destino bastardo porco ha deciso che era un po' che non pioveva.

Durante la cena, lampi, toni (see magari.. ma questa la capiscono veramente in pochi) e fulmini.

La Gatta impazzita si è infilata con un salto nella scatola vuota del tritatutto (per fortuna, vuota).
Poi è uscita, ha preso il cano e ha portato in salvo pure lui.

Mi sono detto che vabbé piovi (si, proprio, "piovi") quanto ti pare, tanto non resisterai e domani mattina hai già finito l'acqua.

E mentre lo dicevo ridevo.

Lui ha piovuto tuttanotte. Peraltro facendoci pure dormire un po' di merda, per via della velux a tipo un metro e mezzo dal letto che suona come una batteria ad ogni goccia.

Però stamani (eheh) si apre il cielo e torna il sereno.

Mi vesto bello festoso e scendo con un paio di strappi di scottex per asciugare il sellino.

Dopo dieci minuti ero già in piazza Duomo; ho festeggiato l'evento inforcando gli occhiali da sole più scuri che tengo in casa.

Fatta l'udienza, esco e mi dico che è tempo di esagerare: si va pure all'ordine degli avvocati ad informarsi per l'esame.

E anche qui tranquillo come l'olio.

Rientro a Studio e dopo pochi attimi, ricomincia il diluvio.

Ma sono all'asciutto e il diluvio ci fa una pippa, tié.

Verso le 12:30 esco e rientro verso casa. Nel frattempo è smesso di piovere, per cui diciamolo: è culo.

A questo punto strafaccio: arrivato in Piazza Dalmazia, a poche centinaia di metri da casa, mi fermo all'Oviesse.
Massì, mi prendo pure il golfino di lana merino, così, in dispregio del clima (che comunque dopo pioggia e vento è decisamente diaccio).
Due minuti dopo, giusto all'estrazione dello scontrino fiscale, scoppia il finimondo.

L'acqua pare venire dalla Vodafone: è tutta intorno a me.
Pozze grosse come il Titicaca ospitano tornei di pallanuoto a squadre.

Ma io me ne frego.

Ho la bici, casa è a trecento metri.

Monto sulla dueruote, spavaldo. Tiro pure su il bavero della giacca, alla Cantonà.
E via di pedale.

Puttana miseria...LA CATENA.. questa è merda.. (comincio a pedalare come un forsennato, con la folla sapientemente in fila sotto il cornicione dell'Oviesse a deridermi).

CAZZOCAZZOSTRACAZZO.. (e pedalo ingranando le marce.. nella speranza di ripartire prima dell'onda perfetta, che poi mi arrotano i surfisti)

Dopo diverse bestemmione e mentre ormai sono umido financo tra alluce e indice la catena decide di riprendere il suo corso eterno.

Riparto a razzo, per poco non finisco contro un corriere Bartolini (fermo).

Rientro a casa con il maglioncino di lana merino che nel frattempo si è infeltrito e ora è grande quanto un ditale.

Mentre lego la bici, vedo il mio vicino: tranquillo e sereno, a dorso della sua manta domestica.
Simone, minimal 18:36 | commenti: commenti (3)(popup)

Scoperte

venerdì, 21 settembre 2007 in: toghe in delirio, roba da bloggers
Ieri sera mia moglie mi ha fatto leggere un blog nuovo.

Studio Illegale

Si è anche molto stupita del fatto che non lo conoscessi già.

In effetti siamo solo poche decine di migliaia in tutta Italia a fingere di praticare questa professione.

Devo porre rimedio alle mie lacune.

A dirla tutta sono rimasto colpito dalla presenza di un avvocato con un blog.

Infatti, mentre di blog scritti da ingegneri è pieno il web, sugli avvocati non c'è poi molto.
Bisogna dire che gli ingegneri sono facilitati dalla loro onniscenza, impiantata come un gene nel loro DNA.

Ma la verità è che gli avvocati hanno seri problemi a gestire una cosa come questa.

Il primo scoglio deriva dalla limitata conoscenza della lingua italiana: il l(s)egalese è un dialetto derivato dalla supercazzola; un mondo parallelo in cui "ovvero" significa "oppure".

E se "ovvero" può voler dire "oppure" significa che le parole possono avere una valenza completamente differente.

Magari in questo preciso momento vi sto mandando affanculo e voi siete perfettamente inconsapevoli.
Gli ingegneri sono consapevoli, ma fingono ignoranza per essere accettati dalla massa, che li emargina.

Io stesso talvolta per parlare italiano traduco i post con Wordlingo.

Altro scoglio duro è la simpatia.
Gli avvocati sono noiosi.

Non fatevi ingannare: la segretaria di Venditti ha divorziato pochi mesi dopo l'uscita del disco.

Gli avvocati concentrano l'80% della loro simpatia sul sesso.
E non su ironiche allusioni e doppi sensi.

In realtà, come per il gene che rende gli ingegneri attratti dai giochi di ruolo, esiste un gene che rende gli avvocati fissati col sesso, nella sua forma più triviale.

Le persone con questo gene, o si iscrivono a Giurisprudenza o girano nudi con un impermeabile.

In molti casi fanno entrambe le cose.

Un recente difetto è quello che rende gli avvocati estremamente edonisti.
Ogni avvocato possiede almeno una camicia con le proprie iniziali.

Molti avvocati tengono i loro abiti ordinati per colore nell'armadio.
Si stirano le camicie da soli, incapaci di fidarsi anche delle lavanderie.

E parlo di cose che posso constatare personalmente.

Un tempo non era così: l'avvocato di una volta girava con la borsa di pelle sfondata, da cui fuoriusciva il becco del cappone, ovvero il pagamento dell'ultima notula.
(ovvero nel senso di "cioè")(grazie Wordlingo)

La scoperta del blog di un collega è quindi sufficiente motivo per farmi scrivere questo post.
Non sono solo al mondo.

Ci sono altre decine di migliaia nella mia stessa condizione.

Corro a sfogliare gli albi, per tenermi aggiornato.

Spero solo non sia il solito ingegnere che ha comprato i volumi della Guida al Diritto col corriere della Sera.
Simone, minimal 11:29 | commenti: commenti (3)(popup)

Marzo

mercoledì, 07 marzo 2007 in: scatti, toghe in delirio, fiorentinismi
Il giorno più freddo dell'anno.

In questo inverno fittizio, mentre gli alberi distratti già si mettono il costume e programmano le gite domenicali al mare, mi ritrovo con l'ombrello.

piove su Firenze.

a breve pioverà anche sulla mia postazione, poichè la velux posta direttamente sopra la mia testa non chiude bene: imbarca acqua e regge per circa 30 minuti;
poi, lentamente, apre gli argini e cola silenziosa sul mio monitor, sulla tastiera e sulla mia sedia.

ho posato l'ombrello sulla scrivania, pronto ad usarlo alla prima goccia, certo di poter salvare almeno il monitor.

Giornate, quelle di marzo, fatte di lunghe passeggiate.
Ci stiamo riappropriando del centro.

Il turismo che aveva invaso piazza del Duomo e della Signoria sta cedendo.
Lui si aggira come uno spettro (grande immagine) per le strade, ignaro che lo seguiamo.
Riscopriamo vecchie botteghe, facciamo acquisti incredibili (le scarpe! coprono i piedi!! anche sotto!!!).

Marzo.
Venerdì siamo alle prove tecniche di matrimonio.
Oggi in comune una signora panciuta e giocosa ci leggeva la formula denominata "promessa di matrimonio".

E noi silenziosamente ci tenevamo la mano.
Se fossimo stati sim avremmo avuto un fumetto sopra le nostre teste, con l'immagine del nostro letto in piena notte.
ricordi. ricordi?

beh, impossibile dimenticarlo. (anche perchè parlo di ieri sera..)

E poi pedalate in bici con i tuoi capelli che vanno ovunque, cappello o meno.

Marzo è profumo di zucchero filato.

E' vecchie e nuove canzoni. Come l'album degli Air.

Ecco. Ci siamo.

Apro l'ombrello.
Simone, minimal 16:35 | commenti: commenti (1)(popup)

Del perchè sono qui

martedì, 12 dicembre 2006 in: toghe in delirio, astruse astrazioni

Sono qui perchè mi piaceva questo lavoro.

No, forse sono qui perchè fin da neonato mi leggevano libri di diritto, invece di BaNbi. Sono qui comunque e sempre per colpa del babbo cattivo e cornuto di BaNbi.

Sicuramente non sono qui per colpa di fiorellino. Mai stato a catechismo.

Sono qui perchè non ho valutato attentamente le alternative. E la matematica non sarà un'opinione, ma in proposito il mio parere è che non ho opinioni in merito.
Anzi forse sono qui proprio per questo.

Sono qui perchè se fossi da un'altra parte adesso mi dovrei svegliare presto la mattina. O meglio, resto qui perchè non ci si deve svegliare presto la mattina. Non sempre.

Sono qui perchè ci offrono la colazione la mattina. Se arrivo presto. Ma se voglio dormire allora devo scendere al bar da solo e mangiare a spese mie.
E visto che non mi danno una lira alla fine del mese sono soldi.

Sono qui perchè mio zio fa l'avvocato penalista, e pure mio nonno lo faceva. E credo pure il mio bisnonno.
Di fatti io non faccio diritto penale. Lo evito come l'ebola o una cacca per strada.

Sono qui perchè l'anello che-cambia-colore-con-l'umore non diventa rosso (rabbia) se non per poche ore.
Predominano il blu (calmo) e il verde (sentimentale).

Sono qui perchè c'è la connessione ad internet. Sono qui perchè lo studio è vicino a casa, perchè ci posso venire con la bici, salvo avere freddo e cercare al buio della mia stanza alle 10 di mattina i guanti.
Anche a marzo.

Sono qui perchè c'è il riscaldamento che funziona mentre a casa mia delle volte ci sono sedici gradi.

E invece. E invece ci sono giorni in cui vorrei essere ovunque tanne che tra queste calde mura di mansarda.
Vorrei essere disteso sul pavimento di marmo-susine-muschio-marmo di casa mia a provocare lorelein.
Vorrei essere in bagno a lavarmi le ferite causate dall'aver provocato troppo lorelein.
Vorrei essere sul letto con il cuscino poggiato al muro senza il bisogno di avere una sveglia che indichi l'ora.
Vorrei non avere il bisogno di sapere l'ora.

Insomma, come tutte le persone di buon senso, non faccio un cazzo da mane a sera e mi lamento.
Bella roba

Simone, minimal 11:23 | commenti: commenti (popup)

STREGHE

martedì, 31 ottobre 2006 in: divertissement, scatti, toghe in delirio
"dolcetto o scherzetto"?

stavo addentando qualcosa con molta rucola e poco salmone.

In realtà lo facevo più per Federico che per me. La sua dieta gli impone pasti regolari ogni tre ore.
Così mi trascina al bar e offre lui.
Beh, mica male.

Insomma stavo ingollando l'erbetta deniminata rucola (si decisamente ero in fase molesta/legalese) quando entrano le streghe.

Il capo delle tre era assai temibile: guance fintamente rosate e sguardo assassino. Vanna Marchi al confronto pareva una puntata moscia di Marzullo.

Era addobbata in nero e oro. Con un cappellone a punta che la faceva arrivare così all'altezza di 1 metro e cinquanta.

Dolcetto o scherzetto non significava alternativa giocosa. Significava "hai mai ballato col diavolo nel pallido plenilunio?"
E Batman chissà dov'era. Magari a letto con Robin.

Le altre due erano un passo indietro. Ma armate di diaboliche bacchette color amaranto da cui potevano sprigionare silenziose fatture.

Ci guardammo perplessi.

"Bei Costumi.."
"Dolcetto o Scherzetto?"
"Fede fanno sul serio.. "
"Simpatiche bambine lo volete un bacio perugina?"
"No. Vogliamo i Ferrero Roche!"
"Fai come dicono.."
"E va bene. Allora tre ferrero Roche per le streghe, via"

La benevola (ma terrorizzata) commessa del bar fece scivolare impietrita i tre cioccolatini nelle piccole e perfide mani delle malvagie fattucchiere.

Le quali, a dirla tutta, di fronte ad una resa così incondizionata, quasi si erano pentite di aver avanzato richieste così misere.
Potevano provare a intimarci la consegna del dolce di gianduja che troneggiava nella vetrina.

Ma ormai avevano suggellato il patto. E con il bottino in mano sono corse via ridendo e gridando frasi dal contenuto sicuramente nefasto.

Siamo usciti scossi dal bar. Eppure la caccia della Santa Inquisizione aveva ripulito le strade da quasta minaccia. I poveri contadini potevano tornare la sera alle loro case sicuri.
Invece, a distanza di secoli, il pericolo di nuovo incombeva.

"Sai, stasera mi hanno invitato ad una festa"
"Devi andarci vestito in maschera?"
"Si. Dovrei vestirmi da Diavolo. Mi ci vedi tutto rosso e con la coda?"
"No. Faresti un po' ridere, più che paura"
"ecco appunto"
"Fai così: rimani vestito così. Le streghe fanno paura oggi come tre secoli fa. Ma nell'età moderna poche persone terrorizzano più degli avvocati"
"E' vero."
"Scappa! C'è un commercialista che ci fissa!"
"AHHHHHHH"

Simone, minimal 19:48 | commenti: commenti (popup)

Della Coop, Degli Honey Ciuffy e Dell'Inno nazionale

mercoledì, 27 settembre 2006 in: divertissement, scatti, musicalmente, toghe in delirio

Si insomma, se questi sono gli special, dove sono i "K" normali?

Se lo chiedeva giusto qualche tempo fa Peter Griffin, a ragion veduta.

In effetti me lo chiedevo anche io. Poi ho scoperto gli Honey Ciuffy, che costano meno e sono più buoni.

E quindi mi appare in un lampo come l'alternativa italica in alcuni casi sia valida. Si perchè gli Honey Ciuffy sono italiani. Li fa l'Esselunga. Non si dovrebbe dire troppo che faccio la spesa all'Esselunga anziché alla Coop, ma che ci volete fare?
I punti Fidaty danno più regali di quelli da socio Coop. E anche se la Coop sono io mentre l'Esselunga è qualcun'altro mi va bene così.

Eppoi è sotto casa e i prodotti economici si chiamano Fidel. Ora finiamola o devo pure mettere il faccione di Ernesto a suggello di questo post.

Secondo voi perchè l'inno dell'italia che vince i mondiali di calcio è Seven Nation Army dei White Stripes?

Ma soprattutto: loro lo sanno che noi cantiamo PO-PO-Poroppò e via discorrendo da mattina a sera?

Perchè non ci fanno causa. Uno passa una vita a farsi fama di gruppo un po' da dietro le quinte, ricercato e poi, alla prima che sfonda nelle charts, subito ti inculano e la fanno diventare la suoneria del cellulare di ogni italiano.

Mica è normale.

Io come suoneria adesso c'ho la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi. E insomma mi suona il telefono a studio, manco fosse partito l'arrembaggio; si gira un avvocato e fa: come mai non hai il Po-po-porompopò (ocomeminchiasidice)?

Come?

Si dai, ce l'hanno tutti.. e mi squadra come se avessi su la maglietta della germania con su scritto "io odio gli ebrei".

Io balbetto e sorrido. Nessuna risposta pronta. Essì che quando l'ho messa nel cellulare, la sigla dei Pirati, pensavo chissà che figata quando suona..
Invece no. Mi si girano tutti e dicono: perchè non hai il Po-po-porompopò?

Allora ci ho pensato bene. Ora vado a casa e mi scarico la sigla della Coop. Si, quella anni 80 che faceva "la Coop sei tu.."

Quella deve funzionare. Evito di beccarmi un'accidente dai White Stripes e al tempo stesso resto fedele alla linea.

Si direi che così ci siamo. Va talmente bene che posso rimandare a dopo la consueta immagine in bianco e nero.

Parlerei anche di scuole materne del futuro, ma rischio che il progetto venga rubato, magari dai Francesi e poi ci ritroviamo, chessò, un multisala dalle sinuose corporature legno/vetro dove proiettano solo i grandi classici di Belmondò. Per cui acquainbocca.

 

Simone, minimal 18:11 | commenti: commenti (2)(popup)